Google
This is a digitai copy of a book that was prcscrvod for gcncrations on library shclvcs bcforc it was carcfully scannod by Google as pan of a project
to make the world's books discoverablc online.
It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subjcct
to copyright or whose legai copyright terni has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books
are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that's often difficult to discover.
Marks, notations and other maiginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journcy from the
publisher to a library and finally to you.
Usage guidelines
Google is proud to partner with libraries to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the
public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we have taken steps to
prcvcnt abuse by commercial parties, including placing technical restrictions on automatcd querying.
We also ask that you:
+ Make non-C ommercial use ofthefiles We designed Google Book Search for use by individuai, and we request that you use these files for
personal, non-commerci al purposes.
+ Refrain from automated querying Do noi send aulomated queries of any sort to Google's system: If you are conducting research on machine
translation, optical character recognition or other areas where access to a laige amount of text is helpful, please contact us. We encourage the
use of public domain materials for these purposes and may be able to help.
+ Maintain attributionTht GoogX'S "watermark" you see on each file is essential for informingpeopleabout this project andhelping them lind
additional materials through Google Book Search. Please do not remove it.
+ Keep il legai Whatever your use, remember that you are lesponsible for ensuring that what you are doing is legai. Do not assume that just
because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other
countries. Whether a book is stili in copyright varies from country to country, and we cani offer guidance on whether any speciflc use of
any speciflc book is allowed. Please do not assume that a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner
anywhere in the world. Copyright infringement liabili^ can be quite severe.
About Google Book Search
Google's mission is to organize the world's information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps rcaders
discover the world's books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full icxi of this book on the web
at|http : //books . google . com/|
Google
Informazioni su questo libro
Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni è stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google
nell'ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo.
Ha sopravvissuto abbastanza per non essere piti protetto dai diritti di copyriglit e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio è
un libro che non è mai stato protetto dal copyright o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico
dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l'anello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico,
culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire.
Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio
percorso dal libro, dall'editore originale alla biblioteca, per giungere fino a te.
Linee guide per l'utilizzo
Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili.
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l'utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa
l'imposizione di restrizioni sull'invio di query automatizzate.
Inoltre ti chiediamo di:
+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo cotìcepiloGoogìcRiccrciì Liba per l'uso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo
di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali.
+ Non inviare query auiomaiizzaie Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti
invitiamo a contattarci. Incoraggiamo l'uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto.
+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file è essenziale per informare gli utenti su questo progetto
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla.
+ Fanne un uso legale Indipendentemente dall'udlizzo che ne farai, ricordati che è tua responsabilità accertati di fame un uso l^ale. Non
dare per scontato che, poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un
determinato uso del libro è consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe.
Informazioni su Google Ricerca Libri
La missione di Google è oiganizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e finibili. Google Ricerca Libri aiuta
i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed editori di raggiungere un pubblico più ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web
nell'intero testo di questo libro dalhttp: //books. google, coral
•
é \
j
2^
. Della: {mi tasioi
Beata
E forte I
SiecooK
NtAcere
Coèì noi
La beltà
Si consei
ScrÌTer
Qael che!
CoIqì^
. E gli a,
Non fui
lUaatri
E per
Fpiù ,
Félabc.^
£ chi ii<^
Non itali
Ma J'orgi^
Dal maref
E ehianqa
YoUa lit l
Ài dilettaT
f$tt cke taetumeote otti pat
commeAe: ic pare chiamine
il frtKO allora itampate : ( |
A me pia
10 ch'tg'
Ma corìota aomia è qacJ
jfMuJifi TergeHo ne paeian.
Koti apdatati , PUiro Fdolo
té : il ^oale AunlU mori m
matore , come ai vede dalie
W4 tuAcA era *tW ia *
ceacocao ed applawo: \wA
Il mio Y
Con Oda
Tenae 1'
Ckiadea
Di dae
Poiché 8
Chìadea
11 popoK
Ne atata
Bramaad'
QaWidi e
Vtga del
D'aapcftar
\
%
I
<
\
I
i i
I
.UX^
I
Ojt>
I
P
^^Hak\^^
^
!. •'
f <
Cy R/\ 0
7- < ■
r <- ■■:
' v
BIBLIOTECA
DELL'ELOQUENZA ITALIANA
DI MONSIGNORE
ARCIVESCOVO D*ANCIRA
CON LE ANNOTAZIONI
DEL SICITOR
APOSTOLO ZENO
ISTORICO E POETA CESAREO
CITTADINO VENiJZIANO
ACCRESCIUTA OI NUOVE ACCIUNTE.
TOMO PRIMO
PARMA MDCCCIII.
PER LI FRATELLI GOZZI
CON PERMISSIONE.
A spese di Luigi Mussi.
GIUSTO FONTANINI -;— 7
• .
r
wntmjff n'm - ■- ■'■ 'Ti yrfllf B e
rr ■>»>;»<»<
^'B. COM.
U8£RMA
S£FrfeM8eR 7928
17636
AVVERTIMENTO
DELL' £DITOMJE^
■ >
j[ljsseado glia priora ediziqne di qu^JiC Op^rcf uniti gl'indici del-
le note di monsignor FoNTANH^l, e di quelle di APOSTOLO ZENO,
ma compilati con tal negligenza, e trascuratezza, per cui oltre gli
errori di citazione, e poca chiarezza sonavi non piccole dimenti*
canze , risolvetti fin d* allora che ne feci il confronto di ricomporr
li^ e renderli così per quanto fosse possibile esatti» Ma la spesa
dall'una parte ^ unendoli a rispettivi Tomi, mi distoglieva da una
tale intrapresa, e dalV altra temeva d'esser confuso , facendone un
libro a parte , tra *l numero di quegli editori, che onesto sia o no
cercano soltanto appigli ptr trarre profitto dalle loro edizioni .
Pareami, che dir si potesse, che colla meschina scusa di rifon^
dere un indice avea risparmiato quattro , o cinque fogli di stampa
sì nel primo i che nel secondo volume aggravandone gli associati,
accusa, che tutt'ora valuterei se un numero d'amici, uomini lettera^
ti, non che onestissimi, non mi avessero dimostrato , che non mi si
poteva di simil taccia aggravar-e allorché in vece „ di correggere
j, alcune sviste occorse allo stesso ZENO „ siccome promisi nei ma*
nifesti d'associazione, avea arricchita la mia edizione di copiose ed
interessanti aggiunte , che ben con usura compensano i signori As^
sociati de' fogli degl'indici ^ e poter io conseguentemente senza tema
di giusto rimprovero compilarli e farne parte di un terzo oolume.
Un terzo volume adunque verrà aggiunto a questa Biblioteca ,
che conterrà» Primo tre indici accurati, uno delle annotazioni del
FONTANINI , un altro di quelle dello Zeno, e un terzo di quelle
dell'Autore delle aggiunte. Secondo essendomi pervenute, già inol^
trata l'edizione, altre aggiaate d'un illustre letterato di terra fer»
ma veneta, verrano collocate negt ìndici a luogo apportano. Terzo
verrà arricchita d'interessanti cognizioni intorno alla vita di Apo^
STOLO Zeno e fors anche del fontani NI. Quarto ^ corrispondendo
all'aspettazione le fatiche d'un letterato , verranno ad ogni capo
aggiunti que* libri che furono in questa Biblioteca trascurati, o
che nell'epoca in cui fu impressa n^onpoteano avervi luogo.
OAl
-j- •^-rcni- T\io-^rri ri'i 'i ' j
Siccome però tutto non i in pronto, e non essendo dijficU cosm
che tutto il sopra espresso non avesse luogo, così non {^olendo fissa*
re un prezzo maggiore o minore del i^alore del tomo igiene fissato il
prezzo per i soli signori Associati a soldi due e mezzo milanesi il
foglio.
Resta in oggi chiusa t associazione di quest'Opera, ni piìi si ri-
lascierh ad alcuno al prezzo d* associazione .
Si tralascia di precisare V epoca dell'uscita di questo terzo volu-
me , incaricandomi di farlo tenere ai signori Associati tosto che
sarà terminato, rimanendo ad essi libero il ritenerlo od il rimet-
terlo .
Affinchè nulla manchi di necessario a' due i^olumi usciti vi ho
nggiuuti i due indici delle Classi e Capi in essi contenuti .
Si darà per intiero il Catalogo de' sigg. Associati all'uscita del
terzo volume •
-w -
INDICE
DELLE CLASSI E CAPI
COKTEKVTl
IN QUESTO PRIMO TOMO.
c
LASSE PRIMA La Gramatica pag. i.
CAPO I. Le regole della lingua volgare '^'^
€APO II. Gramatici volgari per la lingua latina ^4-
CAPO III. Vocabolari e dizionarj della lingua volgare 64.
CLASSE SECONDA La Rettorica 9^-
CAPO I. L'Arte oratoria »^*
CAPO II. Retori greci volgarizzati ^ in-
capo III. Retori latini volgarizzati 1^9-
CAPO IV. Oratori in lingua italiana 1^7-
CAPO V. Orazioni funerali in lode di letterati 139.
CAPO VI. Oratori sacri in lingua italiana ^5o.
CAPO VII. Oratori latini volgarizzati i53.
CAPO vili. Oratori greci volgarizzati i56.
CAPO IX. Oratori sacri greci volgarizzati i58.
CAPO X. Oratori sacri latini volgarizzati 161.
CAPO XI. DeWnficio di scriver lettere i63.
CAPO xii. Lettere italiane i66u
(pAPO XIII. Lettere latine volgarizzate* aSa.
CLASSE TERZA La Pocsia a38.
CAPO I. L'Arte poetica ivi
CAPO II. Spositori volgari della Poetica greca d'Aristotela a56.
CAPO III. Spositori volgari della Poetica latina d'Orazio 266.
CAPO IV. Poemi epici. a68.
CAPO y. Epici latini volgarizzati 294.
CAPO VI. Epici greci volgarizzati 807.
CAPO VII. Poemi diversi 3 10.
CAPO vili. Poemi giocosi 3i3.
CAPO IX. Poemi sacri 3i8.
CAPO X. Scrittori incorno al Poema dell'Ariosto 334.
CAPO XI. Scrittori intorno al Poema del Tasso Hj*
CAPO ;cii. Scrittori intorno al Poema di Dante 36ir
CLASSE QUARTA DEAMHATtcì 333.
CAPO I. Commedie in prosa ivi
CAPO II. Commedie in i^ersi 416.
CAPO III. Commedie greche e latine volgarizzate 434.
CAPO IV. Faifole pettorali in ifcrso 442.
CAPO V. Scrittori intorno al Poema del Guarini 46-.
CAPO VI. Favole pescatorie in verso 483.
CAPO VII. Favole narrative e prose con poesie per entro 488.
CAPO VIII. Tragedie in prosa 5cc.
CAPO IX. Tragedie in verso oc 2.
CAPO X. Tragedie greche volgarizzate 533.
CAPO XI. Tragedie latine volgarizzate 536.
t.
AGLI AMATORI
DELK ISTORIA LETTERARIA
MARCO FORCELLINI.
Jr arra strano per avventura ad alcuno, che a queste
dottissime Annotazioni siasi posta una Prefazione fatta
da altra mano, che da quella del proprio autore. Per-
ciocché essendo state da lui compiute qualche anno fa,
mentre egli ancora riteneva il consueto uso degl'istru-
menti corporei, che oramai da più mesi non corrispon-
dono alla fermezza della sua mente; dritta cosa era e
convenevole, che negli scritti di sì grande uomo niuna
altra penna, lui vivo, si tramischiasse. Oltreché egli é
pur vero ^ che in questi di stessi ha dettata con dehil
voce e impedita, ma con saldo intelletto e con eguale
e pronta facondia tutta intera la Prefazione alle Dis^
seriazioni Vossiane^ incominciate dopo il fine di quest'
opera, e terminate a fatica in mezzo agli abbattimenti
maggiori della salute. Per la qual cosa altro motivo io
non credo aver lui mosso a far di queste altrimenti, se
non l'amore ch'egli mi porta per sua gran cortesia; ac-
ciocché nella maggiore delle sue opere con l'immorta-
le suo nome vivesse il mio, per sé oscuro e da nulla:
onde dopo tanti altri pegni delTamicieia di lui uno an-
cora ne avessi singolarissimo^ da pregiarmene vivo e
morto. Di che non dirò altro per ora. Ma poiché é bel-
la sopra ogni cosa la verità, e quanto sono per dire in-
torno alle presenti Anno fazioni flutto mi viene dal fon-
te stesso, onde elle uscirono; vogliasi e^li o non voglia,
farò che parli ai leggitori da sé, e si gli avvisi delle sue
cose, niente altro porgendo io del proprio, che l'obbe-
dienza e la mano*
Dico pertanto , che trovandomi un giorno, come ho
in costume assai spesso con infinito piacere, presso di
&'«
Il I ^wiiiiiiBBt ■ii|iTT>TTTiTrT'rT'rTTnnB^T»irTTTJJTnpcglrvai^^ — U~jTn~'^-rrW-r'rgc r.i
. -- •• ■
IV
lui, mentre ad" alcuni -snoi dotti amici ragionava fami-
gliarmente di quest* opera, che teneva davanti a sé già
compiuta e ritoccata ed a suo senno corretta; io fat-
to ardito dall'occasione ìnstantemen te il richiesi, per-
chè mai defraudasse sì a lungo l'espettazione comune,
e il disiderio de' suoi più cari. Alla qual mia richiesta
facendo applauso la degnissima compagnia, egli, guar-
datomi alquanto con quel suo modo piacevole tra il se-
rio e'I gioco, prese a dire così. Voi mi sforzate a parlar
di cosa, di che ho già scritto cotanto, che ne son sazio
oggimai. E ben sapete, ch'io era fermo e diliberato,
sin da quando posi fine a questi scritti nojosi, levarme-
li dinanzi gli occhi, e per ristoro della fatica passata
non ragionarne più altro. Fu pur talora, ch'io pensava
di torli affatto dal mondo, non potendo patir di vedere
fra le mie carte cotanti errori, benché d'altrui, e come
spero, da me svelati e corretti. Altra ragione con mag-
gior forza di ciò fare mi consigliava; ed era il dubbio
d'aver talvolta^ contro al proposito mio^ trapoi tato dal-
la materia, valicati i confini della moderazione in giu-
dicare d'altrui. Perciò ho voluto, che li miei scritti po-
satamente si esaminassero e correggessero da un savis-
simo religioso e dotto al sommo e fedele e sappia ognu-
no, che se pur tuttavia, come non credo per certo, vi
fosse cosa, che ingiustamente offendesse l'onor d'al-
cuno^ ora per sempre io la condanno e rigetto. E
qui volgendosi agli altri: ma poiché piace, ( ei soggiun-
se ) agli amici, che vivano dopo me le Annotazioni ^ le
quali ho fatte sopra il Catalogo de'libri volgari, che
Mons. Giusto Fontanini ha distribuiti in varie classi
nell'opera della Italiana Eloquenza; vuol ragione che
ognun sia chiaro, come, quando e per qual motivo io
m'inducessi a dettarle da prima, e al presente sia per-
suaso di consegnarle quali esse sono alle stampe. E voi
colà da quel canto, ch'avete dato motivo a un ragiona-
mento, che non può esser sì brieve, in pena della noja
che a sì gentili signori recheranno le mie paro le^ascol-
tate attentamente e notate.
V
Prima di tutto io ben conosco, che ai partigiani e ai
nemici di luì dispiaceranno egualmente; a quelli^ per-
chè più volte il riprendo, a questi, perchè non lascio
di commendarlo quando che sia. Ma sia con pace degli
uni e degli altri: che io solo intesi d'affaticarmi in ono-
re della nazione italiana^ e a benefizio comune degli
studiosi; al qual fine ho indirizzate tutta mia vita la
mie fatiche, e giunto essendo oggiraai all'anno ottante-
simo secondo, e vale a dire quasi toccando colle mani
la meta degli umani travagli^ non so pentirmene tutta-
vìa. Sappiasi dunque, che sin da quando il Fontanìni
diede in luce la prima volta la sua Eloquenza ; ciò fu
nel 1706; io come amico che. gli era, e sempre ancora
gli sono stato, postillato, secondo che mi parve neces-
sario, l'esemplare che mi donò, gliele diedi in man pro-
pria, che in Venezia si ritrovava di ritorno per Roma.
Profittò egli dell'amichevole diligenza, e levò parte de-
gli errori indicati, parte gli piacque di ritenere: anzi
in questo suo libro novello notò alcuni miei erroinizzi,
e ciò non sempre apponendosi al vero, siccome, se non
m'inganna l'affetto, sarà palese a suo luogo. Durò tut-
tavia fra di noi la familiare corrispondenza, già comin-
ciata in Venezia^ prima che egli passasse a Roma: ove
colla vivezza del suo talento e T assiduità dello studio
ascese a gradi onoratissimi, e si guadagnò la stima e la
riputazione a tutti nota abbastanza. Se non che dopo
parecchi anni essendomi io a Vienna portato donde per
le regali munificenze dell'imperador Carlo sesto ( la cui
memoria né io né altri, parlando o scrivendo, loderà
mai quanto basti ) io trassi quanto d'onore e dì bene ha
goduto la vita mia; il Fontanìni^ per le differenze in-
sorte fra le due Corti intorno la città di Gomacchio,
lasciò di scrivermi più. Nel qual tempo con tutto ciò
io non lasciai d'essergli amico, e lo scusai a mìo potere
presso l'Imperadore. Quindi avendosi egli ostinatamen-
te tenuti come inimici per cagioni diverse Lodovico
Antonio Muratori^ già morto, e'I Sig. marchese Scipio-
ne Maffei^ due maggior lumi d'Italia^ e i maggiori e mi-
VI
f^t^fi amiei^ di dbe io ori prep; in meno a eotmta
gn^er» on Mmo mantenuto oentiale. E con lo stesMi te-
n<i^re nso alla morUr di Ini è camminata la nostra ami-
eiaMr dm me in renm tempo non interrotta e coltira-
ta per ambìdne molti e molti anni con Ticendevole
eomnoieaaone di notixie negli stndj, che ci occonero
fàr^, E certameote io so d'avergli resa giostizia nel mio
Gwrmìe nominandolo con onore qnalnnqne rolta m'ac-
CMÓeiU^ fmr oso di Inmi avnti da lui; e il £o di nuovo e
volentieri nelle Diaertazioni Vosnane^ come redrassi
da Ojf^nuno* Ne benché egli facese grazia giammai di ri-
cordare fra cfoe^te carte il mio nome^ non so per qnale
cdt^iotie^ ma non già per mia colpa, o per mancanza d'oc-
cagioni; non so accasarmi d'aver corrisposto avaramen-
te nelTamiciaia: anzi quanto m'è stato possibile ho più
dato che ricevo to« Testimonio, oltre gli amici viventi^
ne sieno le mie lettere, se in Roma o altrove si conser-
vano piti*
Fra queste cose venuto a morte nel lySó. Monsignor
Fontanìnì, usci alla luce novellamente la sua Eloquen^
za Italiana, finita, e quasi del tutto stampata i giorni
ultimi della vita di luì. Benché più d'una edizione se
ne f'ofti»e veduta lui vivo, si rivolsero avidamente gii oc-
chi di tutta Italia a quest'ultima, che s'aspettava a per-
fezione condotta da molto tempo, non meno per l'im-
portanza della materia, che per la fama dello scrittore,
e r opinione comune, che quivi avesse riposto il tesoro
dftir erudizione acquistata collo studio di tutta intera
sua vita. E veramente in veggendola superare a più
dop|HÌ la mole di prima, cresciuto il numero de' libri,
e ciascun d'essi ampliato, s'appagavano a prima giun-
ta i pensieri degli uomini. Incfi in leggendo velocemen-
tOf corno si suole^ ffunsta novella produzione, magnifi-
oavttsi por un de'iibripiù necessarj all'erudizione ita-
liana, e più onorifici alla lingua volgare. Ed in fatti
Monniguor Fontanìni non solamente fu il primo, che di-
segnasse e a qualche buon termine conducesse un'ope-
ra di questa guiia; ma per vivezza d'ingegno, per lar*
VII
ghezza di cognizioni, per copia di mezzi e per affetto
alla nazione si potea credere acconcio a vendicare gU
italiani delPingiarie e de^biasimi, onde mostrava di ca^
rìcarli alcun forastiero poco esperto del valore della
lìngua nostrale, e delle scritture infinite, che noi abbia-
mo in ogni genere di dottrina. Tra' primi dunque ohe
procourassero aver'^i Roma la novella Eloquenza^ e la
voltassero prestamente dal principio alla iìne, io ne fui
uno per certo: e fui de' primi altresì a commendarne il
valore, confermandomi nel sentimento che avea più
fiate dichiarato agli amici, aver l'Italia perduto nella
morte di cotal uomo uno scrittore de' più eruditi, che
s'abbia all'età presente. Perciocché lasciando stare per
ora P opere pubblicate sopra altri argomenti, in questa
sola egli manifesta d'esser giunto a quel segno, ove -a
pochi è dato di pervenire; quanto abbia letto con infa^
ticabile applicazione in ogni genere di dottrina, quanto
meditato e notato e nella memoria riposto, ch« trovò
pronta ad ognora, di qual acuto discernimento e' si fos-
se a pigliare le guide sicure nel tortuoso cammino dell'
Istoria letteraria, e scoprire l'industrie, l'arti, i ravvo-
glimenti degli scrittori, e gl'inganni e le fraudi de'mecca-
nici, che vi hanno luogo. Siavi prova di ciò, per addur-
vene alcun esempio, quanto quivi si legge intomo a
Francesco Patrizio, intorno al Landò ed al Muzio^
sopra le lettere de' principi, e gli scrittori che s'occu-
parono in censurare, o difenderei poemi di Dante, dell'
Ariosto e del Tasso. A che aggiungete forza di stile, vi-
vacità di maniere, zelo della cattolica religione, che in
mezzo a cose basse e grammaticali sfavillando assai
spesso, avvisa a ogni tratto la disciplina e la dignità
deir autore. Tra queste doti, che risaltano agli occhi
per dir così al primo aspetto dell'opera, egli mi è for-
za dì confessare d'avervi pur ravvisato in moltissimi
luoghi il temperamento e l'indole naturale di lui, la
quale forse più che in ogni altra operazione, si manife-
sta nelle scritture di lungo fiato; e diminuite nell'uo-
mo con la vecchiaja le forze per affrenaria, domina e
TIII
re^a «enza riserbo o inifnra. Trorandosi Ini pertanto
natnralmeDte disposto airira e ad una certa alterezza*
che par talvolta s'accompagna coi generosi pensieri, ed
avendo avuto in sna vita risse e contese di lettere co'
primi indegni de' tempi snoi: da questi fonti io credo es-
serti derivato nelle sae carte i motti amari e piccanti,
che sparsi qua e colà* ai leggitori miti e discreti gua-
stano il gusto delTaltre cose. Non altro intendo con ciò
se non le eterne querele contro de' snoi nemici già no-
ti, il biasimarne ogni scrìtto, lo interpretarne i detti si-
nistramente, e dissimulando l'opere loro più celebrate,
e più attenenti alla materia, che avea per mano, man-
car per essi all'uffizio proprìo. Né solamente si mostrò
poco amico di questi colali, ma quasi pare di tutto il
resto degli scrittorì moderni; de' quali loda e fredda-
mente assai pochi, e gli altrì o del tutto mette in ob-
lio o sferza e punge senza riguardo, non perdonandola
ai corpi e alTacademie più chiare. Con si fatta acerbi-
tà di maniere ei produce in chi legge un'immagine si
meschina de' tempi nostri, che quanto spetta a lettera-
tura, a libri, a stampe, a radunanze studiose, tutto sem«
bra contra esperienza e ragione, o perduto oggimai o
vicinissimo alla ruina. Oltre che io non potea non ac-
corgermi come di tratto in tratto gli affetti privati mo-
vessero le quistioni e le difficoltà fuor di tempo: e co-
me s'aggravassero antichi e recenti autori senza ragio-
ne, e losser messi talvolta ancora in sospetto di poco
sana credenza; e ad altri o non giovasse, o nocesse Tes-
serpili stato amico, o l'aver cogli scritti prestato ajuto
a' suoi studj; e generalmente riuscisse dannovole il non
aver sentito con lui. Perciocché atteso quel naturale
suo fuoco non é da dire quanto egli si riscaldasse nelle
proprie opinioni, e fosse Termo in non voler confessare
d'aver appreso d'altrui. Al qual proposito mi ricorda,
die a sostenere non so qual suo sentimento, ardito cer-
to e presuntuoso, avendo affermato che il Betti non
era romano, si rivolse a pregare chi del contrario il
convinse, che almeno noi ridicesse. Di tali macchie
IX
trovando aspersa quest'opera, dolevami assai, che per
cagioni separate dall'argomento non lasciasse godere in
pace quel molto di baono, che in se contiene, e porges-
se occasione alle feroci apologie di chi vorrebbe a ogni
patto cercar riparo centra del libro fulminatore: da ciò
esser per avvenire, che io udissi novellamente lacerar
la memoria di lui, ch'io tenuto avea per amico ad
ognora, che m'ajutò ne' miei studj e che avrò sempre
in onore. Ed in fatti poco stette ad andare, che per
l'Italia si pubblicarono parecchie scritture d'alcuni il-
lustri letterati, che altamente se ne chiamarono offesi:
e quale in difesa della patria, quale dell'ordine, quali
delle persone lor proprie si risarcirono dell'ingiurie
sofferte; e tal fu il senso che n'ebbero, che alcun di
loro nelle maniere oltrepassò il costume suo naturale;
onde l'autore qual avea dato tal ricevesse. Parlo di cose
notCn stampate e lette da ognuno. Ma che che sia di
questo, quando mai fìa quel tempo, che l'Italia privile-
giata sopra tutte l'altre province nella fecondità degl'
ingegni eccellenti veda tra essi indistintamente fiorir
l'amicizia e la pace: talché stirpate le maldicenze, le
calunnie, le derisioni e le ingiurie, lasci l'un l'altro
senza astio nel cuore e senza sferza alla mano godere di
quel riposo e di quel buon nome, che gli hanno conci-
liato le sue fatiche e i suoi scritti? Questo sol pregio
e non altri, in tanti anni di vita, ho veduto mancare a'
letterati italiani, e ne ho compianto e ne compiango
altamente gli effetti. E pure a quel modo riducendósi
le contese letterarie, che già insorsero, e furon lecite
in ogni tempo, a una sana e discreta censura e ad una
onesta difesa, rischiarerebbonsi molti errori, e regne-
rebbe^ la verità unirò scopo di chi ama studio ed onore.
Ma il reo veleno trapassando oggimai i confini deir arti
umane penetra nelle quistioni della cristiana filosofia
e de' costumi, e facendo prova di guastar gli animi de'
disputanti, offende e discioglie la carità.
Qui il buon vecchio,
Dopo la tratta d'un sospiro amaro ^
X
eofTerniatosì alquanto pigliò riposo. Meravigliavano i
circostanti) qualmente in età cotanto avanzata^ con la
persona quasi finita per molti mali, che'l circondavano,
ei reggesse a parlare sì a lungo; e la mente chiara e vi-
yace trovasse ancora in quel corpo istrumenti baste-
yoli a bene esprimere suoi concetti. Indi altri dìsap-
• provava Fautore delPaver punto ed o£Feso cotanta gen-
te, altri mostrava di saper dire ove mirassero le paro-
le ultime profferite dal Zeno^ e tutti insieme a una vo«
ce condannavano le letterarie battaglie, che troppo
fiere e crudeli per lievi cagioni si commettono a ogni
tratto fra noi. Ma egli continuandosi al ragionamen-
to di prima, ripigliò tostamente. La maniera già di-
visata, con che il Fontanini procede contro degli
scrittori, mi mosse in cuore un sospetto, che potesse
essere incorso eziandio in molti errori di fatto. Per-
ciocché avendo egli per le mani una materia assai mi-
nuta, e assai varia e dispersa, richiedevasi a raccoglier-
la e maneggiarla un animo anzi tollerante e tranquillo^
che agitato e focoso. Per lo che avendo io già parec-
chie cose notate anche in questo proposito, nello scor-
rere la prima volta quest'opera, mi diedi novellamen-
te a considerarla, a dubitare di passo in passo, e porre
a confronto i libri e i fatti recati in mezzo da esso. Io
non avrei mai pensato, e tuttavia non so intendere, co-
me un uomo di tanto nome e di tanta dottrina abbia
traveduto si spesso. Perciocché lasciando le travolte
conseguenze^ ch^egli deduce per troppo amore alle sue
coughietture, che riputava infallibili, e le regole fal-
laci e le contradizioni, che non sono si poche; nella
parte più materiale, ciò é la relazione de' libri, in-
ciampa spessissimo, quando troncandone ì frontispizj,
e quando allungandoli, o alterandoli in altra guisa di
suo capriccio. Muta e confonde nomi e cognomi di
stampatori e gli anni delle edizioni e i luoghi e le
forme, e ne pronuncia il numero senza accertarsene e
ne sogna di false; e Io stesso governo fa degli autori
talvolta, e delle patrie loro, e de' tempi. La dibatten-
XI
zioiie vi regna per ogni dove^ e sono frequenti le ripe-
tizioni che annojano, e le omissioni di libri principali,
che talora appajono fatte ad arte, e il collocamento di
molti fuori del luogo loro, e il fantasticare ed il per-
dersi nella ricerca dì minutezze e di baje. L'incostanza
altresì v'ha le parti sue, or recandosi da lui* con lode-
vole esempio i nomi de'volgarizzatorì, or tacendosi, e
lo stesso adoperando in render ragione dell'opere e'
degli scrittori di quelle. Dalle quali cose provviene,
che la Biblioteca dì lui parte sia ragionata, parte non
ragionata, e mentre di per se stessa è commendabile e
fruttuosa, riesca per tai difetti mal sicura e disordina-
ta e mancante. Or conciossìa che F Italia altro libro
non abbia di questo genere, io non sapea comportare, .
che e spagnuoli, e francesi e tedeschi s'avessero a
trarre innanzi con le lor Biblioteche, e riproverare a
noi questa nostra, quale ella s'è; e sì per giunta beffar-
ci, che in questi ultimi cinquant'anni, quando noi an-
diamo gloriandoci del novello ristoramento delle let-
tere, nelle nostre contrade siasi oltre ausato secca la
vena degli scrittori e de^libri. Perciò avvegnaché l'età
e le forze non consiglia vanmì d'intraprendere l'intera
fabbrica d'una perfetta Biblioteca volgare, ho preso a
correggere i vizj di questa, e dove ciò non potessi, av-
visarli almeno e additarli: onde alcun altro Italiano si
movesse un giorno con migliore augurio, e con appa-
recchio più abbondante di talenti e di mezzi, che i
miei non sono, ed alzasse da' fondamenti la grand' ope-
ra, e guidassela a fine. Proverebbe senza dubbio chi no
pigliasse l'impresa di quanta utilità sìeno le fatiche di
mons. Fontaninij e troverebbe, se m'èlecitd dir tanto,
non essergli inutili affatto le mie, che altro non ho
avuto in animo, se non di render quelle più fruttuose.
A tal fine mi son proposto dal bel principio di niente
impacciarmi nelle brighe private di lui, lasciando a chi
ciò importa la cura di confutarlo: così credo aver gua-*
dagnato non poco tempo del molto, che Ai'era d'uopo
a CIÒ, che intendeva di fare. Ho cominciato pertanto a
\
XII
confrontare cogli esemplari, ch'io avea, ciascun libro
addotto dal Fontanìni^ e a non contentarmi d' un'oc-
chiata, fatto accorto dagli altrui sbagli. Ho sbandita da
me la fede a'catalogi pubblicati, e air altrui relazioni,
e posso protestare d'aver si di rado recate edizioni, ch^io
non avessi vedute, che alla decina non giungeranno, e
per lo più ne fo avvertito chi legge sul fatto stesso.
Una cotal diligenza, o vogliam dire ritrosìa, m'è costa-
ta assai cara, e forse da cinquecento scudi avrò spesi
in libri, i quali per buona parte fuor di questo lavoro
non sono d'uso, che vaglia tanto o quanto la spesa. Né
tuttavia m' è avveduto di trovar sempre il bisogno: e
in tai casi ho lasciato di giudicare l'opere, ch'io non a-
vea sotto gli occhi miei proprii. Ma non si creda, che
ovunque io taccio, il faccia appunto per questo: che il
fo assai spesso, perchè l'autore abbondantemente ha
supplito al dovere; ed io ci sono a correggerlo, ove sia
di mestieri, non già a contrariargli. Anzi spesse fiate
portato dal piacere di ciò che in esso ritrovo, mi fo a
confermarne maggiormente i pensamenti, e ad illustra»
re e ampliare i passi men chiari e troppo ristretti. Il
qual diletto'mi tira a segnar talvolta la patria d'alcu-
no scrittore non osservata, a toccar brevemente le cir-
costanze della vita di quello, e segnatamente alcun
fatto o importante o non conosciuto, non che a notar
la forma e i caratteri delle edizioni, spiegar le impre-
se de' librai, svelare le fraudi loro ed aggiungere si fat-
te altre notìzie, che nel soggetto presente reputo non
essere agli studiosi discare. Dal fine stesso procede, eh'
io alcuna fiata interponga qualche brevissimo estratto
de' libri e *1 giudicìo di essi: il che siccome talora, ben-
ché troppo di rado, si trova nel Fontaninii cosi vorrei,
che fosse sempre eseguito da chi imprendesse una biblio-
teca novella. Nella quale a riuscir con onore, sarebba
mestieri di pigliar per modello l'antica di Fozio^ cui
per quanto i critici trovino di più macchie segnata, che
però forse non vengono dall'autore, forza é chiamarla
prima e migliore di quante ne furono messe insieme dipoi.
XIII
Non sarebbe a ciò inutile il Ciornale d^Italia; e chi fos*
se vago d'esempi stranieri, a che (non saprei a qual fi-
ne, o con quanta ragione) sembra che molti traggono ia
questi tempi; nella latina e nella greca di Gio. Alber^
to Fabrìcìo troverebbe del bello e del buono assai da
imitare. Né si pensasse d'aver poco d'aggiungere a que-
sta nostra: ch'io per me credo restargli forse altrettan-
to. E questa fu la cagione, ch'io m'ho fatta legge e ì«
fttituto di non supplire alle mancanze del Fòntaninij
se non fosse alcuna fiata, e chiedendo scusa di farlo:
A questo modo voi ben vedete, cortesi e dotti signo-
ri, che il mio lavoro non poteva avanzare che a lenti
passi . Il ritardava parimenti il consultare di tratto in
tratto gli amici lontani, ove a me mancavano i lumi:
e sopra tutto il rendettero incerto, e più d'una volta
interrotto le malattie^ con che alla divina bontà (cui
ne sien grazie in eterno) è piaciuto di visitarmi a mio
prò. In tatti dopo nove anni ho veduto il termine di si
nojosa fatica: la quale se io chiamo col nome di An^
notazioni^ credo che le cose esposte fin qui ne rendano
sufficiente ragione. Allora fu ch'io più che mai avrei
tenuto per caro, che'l Fontanini fosse sopravvissuto al
suo libro e alla mia diligenza : della quale senza dub-
bio io avrei, come altre volte, fatta parte all'amico,
perchè potesse a comune utilità trarne frutto. Percioc-
ché (siami lecito di ripetere ciò che ho detto in prin-
cipio) a questa sola io ho avuto la mira, e non a mor-
dere la fama di lui. Ma dubitando che tuttavia paresse
ad alcuno altrimenti, soprassedetti di andar per le
stampe. Or mi c'induco animosamente, poiché oramai
son più quiete le cose; perchè son certo, che s'altri im-
prende a scriver di ciò, non terrà in freno la penna,
quanto io mi sono studiato di rattenerla; perchè l' ope-
re, qualunque esse sieno, morti gli autori^ soggiacciono
a troppo strani accidenti; e perchè finalmente tutte
queste ragioni nella bocca di tanti amici^ e sì savj e si
cari, che ogni dì me le fanno sentire, prendono cotal
foraa, ch'io non vi so più resistere* Già quanto a me egli
è diffìcile assai (a tal passo son ginoto) che mi tocchi
d'udire il giadizio del pubblico: e per niente affatto il
desidero, ben altro avendo in pensiero^ che il bene e
il miUe^ che dagPiudotti ed oziosi sisnol dire si faciU
mente delle scritture d'altrui. Due sole cose bramerei
che non mi fossero opposte dalle discrete persone :
Funa ch'io mostri vaghezza di seguir le minuzie cor-
reggendo l'amico; poiché io emendo le cose picciole
o grandi, come le trovo^ e in un soggetto per la più par-
te gramaticale^ com'è un catalogo di libri, le grandi
son rare, e le picciole son necessarie a curarsi. L'altra
che profferendo come nuova qualche notizia, che in
altri pur si ò veduta a questi anni, io avessi cercato di
Ianni bello con quel d'altrui. Io ho abborrito un tal
vÌ2Ìo tutta mia vita, e bene il mondo lo sa; non che io
mi voglia finirla ora con esso. Io non saprei certamen-
te, ove potesse nascere in cuor d'alcuno un sospetto si
latto: ma ben mi pare di saper dire, che a chi s' occu-
pa nella materia medesima, s* affacciano molte fiate gli
scoprimenti e i pensieri medesimi; ed aggiungo ancora
che non avendo io giammai tatto mistero de' miei studj
egli potrebbe avvenire^ che per la mia dilazione di pub-
blicare quest'opera, la cosa stesse affatto altrimenti. E
qui sia punto una volta a cosi lungo ragionamento: in
sul fine del quale, dopo i dovuti ringraziamenti alla tol-
leranza di voi sì dotti uditori, lasciate ch'io mi rivolga a
chi mi ci ha stimolato, e pena o premio ch'egli sei creda,
giacché ci è stato attentissimo, commetta a lui l'avvi-
sare di tutto ciò i leggitori per me; e per giunta gl'im-
ponga di tesser l'indice delle mie Annotazioni, nel qua-
le schifando a suo potere i difetti già noti di quello del
Fontanirti^ tenga in memoria, che s'* io avessi potuto ap-
parecchiarlo, io avea in animo, per quanto il fatto il
permette, di notarvi la patria di ciascuno scrittore.
A quest'ultime parole del Ze-zio, che con le risa ap-
provarono i circostanti, io che m'era sempre taciuto,
come volea ogni dovere, feci prova di contradire. Ma
indarno. Adempiendo pertanto allegramente ai carico
XV
impostomi, di questo solo priego chi ama l'istoria let-
teraria, e chiuncjue è stato amico di queir anima gran-
dpj di voler persuadarsÌ9 ch'avrei meglio adoperato, se
io avessi più saputo, o potuto.
Di Venezia il primo d'Ottobre 1750.
.^l/-
j4' LEOCITORI
LUIGI MUSSI
J. V ella ristampa che f^i presento della Biblioteca rfeZ/'Italiana Eloquenza
ho tentato di rendervi più agevole e pia pronta la conoscenza de' luoghi
acquali rìportansi le note fatte a quest'Opera , Ho procurato , od alme"
no ho inteso d'evitare le confusioni che spesso s'incontrano nella veneta c-
dizione . Non so se vi sarò riuscito ne* d' essermi ingannato maraviglie^'
rei ; dappoiché tante e sì varie sono le cotnbinazioM che in questa Bi-
blioteca si presentano , che dell' ordine da tenersi per maggior chiarezza
ciascuno può farsene un sistema a suo piacere. Se non avrò ottenuto
quanto m' era proposto coir allontanarmi dal metodo tenuto dallo stam^
patore Pasquali , se non sarò stato nulla più di lui felice , non perciò
esser voglio sì poco giudizioso di non avvertire del metodo da me adottato .
Tutte le note del Fontani ni verranno indicate da numeri arabici , tut--
te quelle dello Zeno colle lettere alfabetiche ; e siccome può esser di
maggior comodo al lettore il sapere quali fra le note dello Zeno allibri
appartengano e quali alle annotazioni di Monsignore , così abbiamo di"
stinte queste ultime col porre a lato delle lettere un * . Rapporto alla
così detta materia dell'Opera , la prima linea di tutti i libri dello stesso au^^
tore si è incominciata con due - -, /e edizioni dello stesso libro con * :
le nz^o(;e Aggiunte ^ le quali copiose assai più che non credeasi son riu'-
Scite^ vengo n chiamate da un * chiuso da {) .
La prefazione premessa dal sigM^rco Porcellini alla Biblioteca e da
me fedelmente ristampata mi dispensa dal far parola di quest' opera •
Sono le nuove Aggiunte che a ragione pretenderebbono la mia prefazione.
La modestia dell autore e l'amicizia che a lui mi lega, m'impongono di ta»
cere e lasciar così eh' ei gusti puro il piacere del pubblico accoglimento ^
piacere che d'assai diminuisce se pria gli elogi si riscossero di chi o cieco
può credersi per sentimento d'amicizia y o adulatore per proprio interesse •
Ma se la di lui modestia ^ se l'amicizia m'impongono di non tessere elogi
e di non dimostrare quant'esse sieno ed utili ed accurate , non ponno però
pretendere che , in qualunque conto possa tenersi il parer mio > non dica
..... — come da me si suole
Liberi sensi in semplici parole
Non indegne le giudicai di stare insieme a quelle del Fontanìni e del di
Im Annotatore e non credei soltanto d'aggiugnere novità alla mia edizio^
ne, ma di arricchire di nuovi pregi la Biblioteca dell' Italiana Eloquenza •
Avvertasi finalmente che le annotazioni e del Fontanini e dello Zeno e
deir Knonìmo hanno regolarmente progredendo in capo^linea le chiamate,
regolarità che non si potè ottenere ne' luoghi de' richiami atteso le innume-
r abili combinazioni delle note stesse; perlochè non fatta osservazione a det»
ta irregolarità, leggeransi le note da* richiami indicate .
Dal colto pubblico, dagli imparziali letterati attendo con impazienza il
giudicio di questa miafaticosa tipografica intrapresa, e tale il desidero che
mi determini ad accingermi ad altra più vasta ^ più utile e più necessaria •
L A
BIBLIOTECA
DELLA
ELOQUENZA ITALIANA.
CLASSE PRIMA
LA GRAMMATICA
CAPO I.
Le regole della lìngua volgare.
Il libro di Giambatista Palatino cittadino romano ^ nel
quale s'insegna a scrivere ogni sorte di lettera antica
e moderna con le sue regole, misure ed esempj, e con
un breve ed util discorso delle cifre. In Roma in cam-
po di Fiore per Antonio Biado i547. in 4 adizione IL
riveduta dalVautore[i) (a). L. 7.
(i)Uno de' pregj della Gramatica si riduce allo scriver bene e corretta-
mente, e consiste in quella parte, che i Greci chiamarono Gramatisticaj
(<t) La prima edizione di questo noro dei i^dianttut citttdinu romano per prifilegio,
ma Rossanese per nascimento, come si ricava dal sonetto di Tommaso Spica pò-
sto innanzi allo stesso libro; fu fatta in Roma da esso Biado nel if4o. munita
di un pri?ilegio di Papa Paolo III. e di un altro del senato veneziano, e dedica-
ta dall'autore al Cardinal ( Roberto ) di Lenoncourte ; nella qual dedicazione egli
nomina la sua accademia degli Sdegnati , i cui protettori erano Francesco Maria
Molina f e Claudio Tolomeì* li Biado ne fece una seconda edizione nel if4f* ^^
veduta dai Palatino^ e anche ampliata con una g'^unta, e con altra sua lettera ia
dtdxcb ^\ Cardinale Ridolfo Pio di Carpi. L'edizione pertanto del if47- riportata
da Monsignor F(7/7Mni/ii, viene ad esser ia terza , non la seconda, siccome egli as-
serisce. Una quarta poi ne fu data dal medesimo stampatore nel 1548. e due altre
nel'i5fo. e nel 1^53. alle qva!i succedertela settima fatta parimente in Rotfia per
Antonio Maria Guidotto mantovano, e Duodecimo Viotto parmigiano nel 15 56. e per
tacere di altre ci è qnella altresì di Roma per Valerio Dorico nel isói. tutte in
4», e con Teffigie del Palatino sul frontispicio, in legno pulitamente intagliata.
Avendo poi Gianfrancesco Cresci milanese, scrittore della capeila pontificia, e
della libreria apostolica, pubblicato nel ij6o. il suo Perfetto Scrittore ^ di là a
dodici anni ristampato, di cui si servì Annrbjl Guasco ^ti addestrare la Scrittura
di Lavinia sua figliuola nelle lettere cancelleresche , facendone fede egli stesso al-
^^ P^S* f* del suo Ragionamento za essa Lavinia indiritto; ciò fii cagione , che le
vecchie regole òtW acuto e del quadro carattere cancelleresco, usate dal Palati-
no , cedessero ti londetto corsivo introdotto dal Cresci , e che il Palatino , ajutato
Tomo J. i
poiché ^ssi, allo scrivere di Svetonio {DeGnÈmmatìcis cap. iv.) distinse*
ro i gramatici dai gramatistij esercitandosi qixastì secondi in docenda seri*
ptione et computatione , come va eruditamente mostrando Giovanni Vo^
vena { PolymatfUa cap. vi. ) nella Polimatia. Per questo innanzi a tutti
i gramatici noi abbiamo qui posto il libro del Palatino, che insegna lo
scriver bene, detto con greca voce calligrafia, la quale dovrebl)e esser
propria di ciascheduno, e particolarmente delTuomo dotto e civile, e non
de' soli segretari e copisti, essendo arte necessaria e utilissima alla re*
pubblica, per avviso ancora di S. Agostino, dal quale si chiama ( De or^
dine lib, II. cap. xi i . ) Grammaticae infantia, quam Varrò litterationem
vocat. Ma ella si vide nelle scuole moderne con molta barbarie general-
mente negletta, per non dire sprezzata, fuorché in quelle de'cherici re-
golari delle scuole pie, i quali per umiltà professano Tistituto di abbas-
sarsi a insegnar ai fanciulli, oltre alle primarie discipline, lo scrivere pu-
litamente e il computare: cosa degna di somma lode, alla quale seria-
da Cesare Moreggìo romano, riarmasse e r.ippezzasse il suo libro, e con titolo
di compendio io riproducesse nel i$6é. la qua! rappezzatura gli si rimproTcra dal
Cresci, come una ngura da due teste, e da quattro mani, alludendo con ciò al
Mareggio ajutante del Palatino, e principale artefice dì que' caratteri . L'opera
suddetta del Cresci ^ che è una perpetua censura del libro del Palatino, è incito*
lata: L'idea con le circostante naturali, che a quella si ricercano per voler legii'
limamente posseder Va^te maggiore e minore dello scrivere di Gianfrancesco Cre*
sci . In Milano per Giannangelo Nava i6ii. in 4. ( dedicata da Gianfrancesco
Cresci, figliuolo dell'autore già morto, al cardinale Federigo Borromeo ^ arcive-
scovo di Milano),
Il Palatino, di cui scrisse Bernardo Gotteijlo Siruviontì Fasciai- Tom,l.pag, io.
de* suoi Atti lltterarj , che Venetiìs ( anzi Romét ) varios modos , variaque ah
phabeta effingi curavi t , sed illa pUrttmqut temporum sunt recentiorum , non fu il
priiuo» ma ben de' primi, che si mettessero au impresa d'insegnare a scù««re con
libro a stampa ogni sorte di caratteri antichi e moderni . Fu preceduto da altri
• in particolare da Lodovico degli jirrighi vicentino , e da Giannantonio Ta*
glienie. L'Arrighi (q quel celebre stampatore, di cai si valse il Trissino nell'im-
pressione delle sue opere col mescolamento di quelle lettere, da lui nuovamente
■ggiu'ite ala lingna Ita iana : di che a luogo opportuno mi occorrerà di ragiona*
re. !• Tagliente, che nel suo libro si qualifica provisioaato da! serenissimo do-
minio veneziano per merito d'insegnare questa virtute dello scrivere, intitolò
la sua opera. La rara arte dello eccellente scrivere diverse sorte di lettere, stampata
in Vinegia pt* Gio. Antonio e fratelli ( NiccoUni) da Sabbio nel 1^19. in 4. f*)
y Al libro del Palatino, che oggidì non può esser di molto uso, potevasi aggiugner*
ne qualche altro di più fresca data che servisse di regola e di esemplare, non
tanto ai principianti, quanto a coloro, che aspirano alle Segreterie e ad a'tri pub-
blici impieghi , come quelli diMarcello Scalcini, dì Vespasiano da Ferrara, di
Tommaso Castelletti, di Fra Sisto da Siena , di Lodovico Corione , dì Don Die-
go Spagnu^lo, di Giambatista Pisani , e Marcantonio Gandolfi genovese * e di aU
{*) Un*altro,rli«> fort^ prAceHette il Palatino izt quest'impresa d*ÌBsegiiAr« a scrivere eoa
libfo A stampa fa Giumhattista Verino, rui piacque alla sna opera sorifta in Italiano
poi re il frontispizio latini», che è il seg^aente. Incipit libe' primus eJementorum ìittera^
TumJoannisBaptistaedrVerinisJi trentini nooiter impressus. Il libroè in 4 « qnanfan-
qae non siavi né luogo ne nome di stampatore né anno tntt&volta lo stile e i caratteri iniiì^
eano che e^^li sia e srrittoeH impresso non molto dopo il principiodel teroh» xvi. Il V«ri
no fa anche poeta aroenissimo e scrisse diverse cote ohe non tutte li diedero poiallalace*
filante in tatto le altre scuole sì dovrebbe pensare. Io ho vedute scritture
Ofiginali di celebri e gran J|etterati, distese con bel carattere, cioè intelli-
gibile (a*): e questi sono, iìSitpnofido^ il Petavio, YAleandro, ì\ Pìgnorìa,
lo Sdoppio (b*)i VOlsteniOj il Ùiustello, il Candeno, Gerardo, e Isacco
VòssiOt e altri moltissimi ( anche princìpi di alto seggio ) che luogo sareb*
he il volerli qui tutti annoverare. Le rime di mano propria del Petrarca,
serbate nella libreria vaticana, sono pure di bel carattere, in riguardo al-
la pratica di quel tempo: e il rinomato doge di Venezia Andrea Dando^
lo, amico del Petrarca, seri vea parimente con bel carattere. Chi vilipende
tal cosa, fa male, per esser ella di tal importanza, ohe Augusto^ il primo,
e più glorioso di tutti grimperadori, non ebbe a sdegno d'insegnare a seri*
vere a' suoi nipoti . Ss^etonio per cosa notabile registra il fatto con queste
parole a capo lxiv. pag. 269. della sua vita: nepotes et litteras, et natare
tri , registrati da 6. Marcello Francese nel suo libro de la sage & ieUetahU fo-
Uct ( a Lyon i6fo. 8. ) o?e ci dà notizia di Girolamo Rocchi Teneziano , che
nel i6o|. avendo presentato al duca di Savoja un suo libro ornato di varie fog.
gè ài caratteri e cifre» ne fu regalato di una collana di zpscudì d'oro. Ala
tutti costoro mi convien lasciare, per non mancare sul bel principio all'obbligo
che mi sono addossato, di non voler far giunte, se non di rado, a questa Bi-
àiioteca Italiana . Di Fabrizio Bedesio Romano Beneficiato di Santa Maria Mag-
giore, racconta Francesco Maria Torrigio nelle sue Grotte Vaticane psig, 556.
essere stato cosi eccellente in far lettere romane antiche, che di lui si servirono
Paolo y, Gregorio XV. e Urbano Vili, nel disegnare le iscrizioni sparse per Ro»
ma negli edinzj più nobili
(a*) Quando non fosse intelligìbile, non solo non saria bel carattere , ma appe-
na potrebbe dirsi carattere.
{t*) li carattere dello Sdoppio, da me pur veduto, è a grande stento intelligi-
bile. Io mi farò lecito di mentovare altri illustri c<f//i^M)?, tutti Italiani, ai qua-
li un tal preggio assai dcenamente compete; e Dante in primo luogo ('ricorda-
to anche da Monsignore ], rui Lionardo Aretino nel>a vita di esso da la lode di
perfetto scrittore per averne vedute alcune postille di sua propria mano; Carlo
Malatesta, signor di iti /irini, principe non meno grande che dotto, di cui lo stes-
so Lionardo nel Libro III. delle sue epistole attesta , ita venuste propria manu
scribere ut omneis litrarios vel aquare faciltter ,vel superare possit \ Alberto Lollio,
che dal Domenichi nel Dialogo della stampa pag^ 974. P. lì pag. 9 e dal Doni
ne' Marmi vien commendato del suo scrivere in bei caratteri; Francesco Alunno
dì cui io altro capo si dirà qualche cosa: Girolamo Ruscelli, eccellente nella pro-
fessione delle cifre, secondo la testimonianza del suddetto Palatino, da cui a'tri
letterati di grido vengono per quest'arte annoverati con lode: Bartolommeo Zuc*
chi, a detto del Curione nella prefdzione al suo modo di scrivere/ Alessandro
Tassoni; il cavalier Batista Guarini; Bernardo Tasso, del cui Floridante tengo
alcuni Canti originali , diversi non poco dagli stampati , in fine del qual codice
in foglio, esistente già tempo nella libreria ducale Gon\agt di Mtntova, egli è
curioso il vedere alcuni dialoghi originali di Torquato suo figliuolo, tanto nella
eleganza della scrittura inferiore al padre, quaoto nella grandezza e maestà della
poesia ad esso lui superiore. Se riputati, e va'enti nella pittura fossero Paolo e
Carlo Caliari , padre e figliuolo, e ri\iano Vecellio, non v'ha chi noi sappia;
e pure chi crederebbe che nella scrittura fossero cosi rozzi; qua i ce li dimostra-
no alcune lettere di mano loro, e quali io posso far vedere a chiunque ne aves-
se vaghezza? Erasmo , e il Budeo scrivevano di una maniera assai difficile a leg-
gersi : ii bello si è che il Budeo avendo rinfacciato ad Erasmo cotal difietto , que.
4
( forse n o tare (a"^) , aliaque rudìmentaper sepleramque docuit^ ne nihifaéfue
laborai^Uj quam ut imitarentur chirographum sumn. Questo luogo di Sveto^
nio con altro, che si legge a capo lxxxviii. pag. 269. fu di belle osser^
vazioni illustrato da Marco Zuerio Bossornio in una lettera, inserita nelr
Apologia di Daniello Einsio per le sue esercitazioni sopra il nuovo testa-»
mento centra Giovanni Crojo. Eusebio Friuli abate camaldolese del mo«
nisfero dHle carceri , nella orazione in morte del suo famoso generalo
Pietro Delfino^ dianzi pubblicata dal padre Edmondo Martene {b*), ( Ve»
sti oc Io ricon?enne con egaal rimproTero: di che il Budeo ebbe dipoi molto a
ridere in una lettera, che su questo proposito gli rescrisse, le cai parole trasia-
tate in francese vengono riportate nel tomo III. ótWIstoria dell* accademia rea*
le delle Iscrizioni e delle belle Lettere, pag. 544. della ristampa di Amiterdam
1751. in IX.
{a*) Naiare ( forse Notare). Non di monsignore, ma del Lipsio ( Elea. Ut, II.
e. 17. ) è la correzione , o più tosto la yarìa lezione impugnata dal Torren\io9
ma dal Burmanno approvata. Notare assolutamente, e senza foriti fa scritto ed
inteso, ^ tutto il contesto di quel periodo dà a conoscere che il natare non ci
entra per alcun modo . <^ucl dar poi ad Augusto il pregio del più glorioso di
tutti gl'imperatori, non su se gli verrà accordato da chi abbia lette le vite del
gran Costantino t del gran Teodosio.
{h*) Egli è vero che l'orazione dell'abate Eusebio Friuli fìi dian:^i pubblicata dal
padre Edmondo Martene nel tomo III. della sua' gran raccolta di antichi scritto»
ri; ma siccome egli pretende di darci nella medesima cose non prima stampate,
cosi tanto egli, quanto il Fontanini s'ingannano nella credenza, che l'orazione
suddetta fosse per l'addietro inedita, e solamente dianzi ^ cioè poco prima, stam-
pata. Se ne ha una vecchia edizione in 4. senza nota di anno, luogo e stampa-
patore , ma fatra probabilmente nell'anno medesimo, in cui dal Friuli fu recita-
ta, cioè nel ifif. che fu l'ultimo della vita del generale Pietro Delfino A\ dett«
Eusebio Frinii t di cui poche cose si sanno, fu figliuolo, ma naturale, di Giovan-
ni Friuli, gentiluomo veneziano. Vesti l'abito Camaldoiese in S. Michele di Miv-
Tétno ai zp. di Marzo nel lyot. Fu priore di quello di S. Martino à*Uder\o nel
xp j. e dopo due anni gli fu conferita l'abazia di $• Michele^ dalla quale passò
nel 15.18. a regger l'altra di S. Maria delle carceri. Essendo vacata per la mor-
te di Antonio Contarini la chiesa patriarcale di Vene^ia^ si fò scrivere fra i con-
correnti, ma non fu ammesso alla ballotcìizione , a riguardo del difetto del suo
nascimento; e ciò fu ai 7. d'Octjbre nel 1514. L'anno seguente recitò 1* Orazio-
ne «in morte del suo generale. Fuori di questa, non so che del suo vada altro
componimento alle stampe. Fu per altro in grido di molto sapere. Se ne ha la
testimonianza nelle rarissime Epistole del suo generale Delfino e nella dedicazio-
ne, con cui Marino Becichemo^ da Scutari^ pubblico professore di umane lettere,
ora in Brescia ^otà in Venezia ora in Padova, gl'indirizza tre orazioni panegiri-
che latine, stampate in Padova nel ifii. in 4. L'anno i$2%, essendo senza ve-
scovo la chiesa di Veglia per la rinuncia di Natale della Torre , ne fu conferi-
te il governo all'abate Eusebio il di 9. Ottobre, come si ha dagli atti consisto-
riali: ma egli non ne godette gran tempo; poiché, se prestiamo fede al cronista
camaldolese, ( Aug. Fortunii F, II. lib, iv. cap. 17. pag, 159.) datosi con molta
aelo a riformare i costumi del clero , epoto veneno Bublatus est e medio. Dagli stes-
si atti si può trarre indizio dell'anno delta morte di lui, poiché nel if|i- ai 14.
di Aprile gli danno per successore Giovanni Rosa da Zara» ?eK0T0 di Scarde^
na , trasferito alla chiesa di Veglia, per obttum Eusebii .
Le Regole gramatìcali della volgar lingua, di Cìan-
francesco Fortunio ( libri II. ) In Ancona per Bernardi--
no Vercellese iSi6. in I^ {a). L* 4»
* In Venezia nelle case de^ figliuoli di Aldo i5S2,AnQ. (1). 3«
teres Scriptores tomo III. pag. i23i» ) afferma , che per compimento de'
gran pregj di quel valentuomo , accedebat ad ipsius omatum mira quae^
dam in scrìberuUs Uterarus characteribus et suavitas^ et pulchrìtudo^ ut di^^
sertae ipsius editiones, tam praeclara litera descrìptae, wderentur cyclades
auro textae ac immensis monilibus ornatae. Al Cardinal Francesco Toledo
cotanto spiacque il veder nelle scuole guastarsi il carattere della gioven-
tù sotto alle dettature de* maestri, che nella prefazione a' suoi comentarj
sopra la Fisica di Aristotile ^ se ne dolse altamente co' suoi padri, attri-
buendo questo a molti altri non leggieri disordini al prurito, che aveva-
mo di dettare le specolazioni del proprio ingegno, non di rado tumultua-
riamente composte il giorno avanti, in vece di risparmiare a sé e ai loro
discepoli sì gran disagio, spiegando con maggior frutto, siccome prima
faceasi, i testi de^li autori classici , di già approvati e ricevuti per buoni
e sicuri: al qual hne prima dell'introduzione di tal corruttela si ritrova-
no tuttavia stampati in forma comoda per uso delle scuole e delle pub-
bliche accademie, senza eccettuarvisi la sacra Scrittura , il Maestro delle
Sentenze, i santi dottori, Tommaso e Bonaventura, il corpo del Diritto co-
nonico e del disile, Platone e Aristotile. In tempo del Toledo sì vide con-
correre nel medesimo sentimento l'Università di Padova^ come narra An^
ionio Riccobono nel libro iv. a capi xvi. de' suoi Comentarj (6*). Io ho u-
diti molti lagnarsi di avere con gran danno ( anche della propria salute )
guastato il carattere, scrivendo precipitosamente le consuete lezioni sot-
to l'altrui dettatura, sensa saperle poi leggere, né intendere dopo scritle,
oltre allo spesso frapporvisi jaUa cum veris, et illis ìpsis dubiaefidei mo^
numentis, per dirlo con le parole stesse del Toledo. Ora seguitiamo ad au-
noverare i gramatici della lingua volgare.
(i) Edizione bella, senza abbreviature e in carattere, che ì Franzesi
chiamano Italico, e Aldino da Aldo il vecchio, che ne fu il primo inven-
tore, e cfhe avanti ad ogni altro cominciò a praticarlo nelle sue stampe sul
(4) In catte rediiionì da me enervate di questo libro , che fuor di dubbio è
stato il primo che si Tcdesse stampato, a darne insegnamenti d'Italiana , non già
eloquenza, ma lingua » si legge od titolo d'esso, RegoU grammaticali^ e non Lt
Regole grammaticali t omettendovisi l'articolo, che di suo capriccio il Fontanini
TI appicca , per a??alorare una sua singolare opinione, la quale più sotto sarà da
Aie esaminata.
(Jb*) Il sentimento del cardinal Toledo in condannare k dettature, che faceaae
i maestri delle loro speculazioni nelle pubbliche scuole era principalmente , per-
chè si guastava il carattere della gioventù nello scrivere precipitosamente quan-
to i maestri dettavano. Il motivo, per cui dal senato veneziano fu proibito a*
pfofiessori della università di Padova il dettar dalla cattedra e nell'ora della lezio.
ne le loro speculazioni, non fii , perchè si guastasse il carattere de' giovani loro
uditori, m% per quelle ragioni » che adduce il Riccobono nei laogo soprallegato .
6
* In Venezia per Giovanili Garoné i5ift7» in 8. [a). L. 2.
bel principio del secolo XVI. in vece del tondo, sino allora praticato, che
fu il prìmieio, e che correa da per tutto innanzi, che degenerasse nel TeiM
tonico^ volgarmente chiamato Gotico^ sparsosi nelle stampe di Venezia^
e di Lione. I sommi pontefici Alessandro VI. Giulio II. Leone X. intesi
tra le gran cure del pontificato ali'onor delle lettere, diedero ad AUo
bellissimi privìlegj di privative, giustamente dovutegli per li suoi gran
meriti letterarj, e maggiormente per questo suo nobile e grazioso trovato
adcommunem emmumtiteratorum utilitatem, come dice GiulioII . presso
Andrea CheiHllier neìlsL eccellente dissertaaione isterica ( Gap. i.pag.
Ili, ) sopra Torigine della stampa nella città di Parigi. I brevi e privilo-
gj, che Aldo ebbe dagli accennati pontefici, si trovano in principio della
sua prima edizione del CorniM;oj9ia</iiVicco/òP6n>^/o arcivescovo diAfon^
fredonia, fatta nell'anno i5i3. in foglio (6"^). Noi chiamiamo corsivo il ca-
rattere Aldino^ perchè si accosta alla corrente scrittura della penna, tal«
che i volumi, in questo carattere Aldino stampati, calamo conscripta esse
videantur, dice il pontefice Giulio . E tal carattere fu ben ricevuto, non
solo perchè imitava lo scritto a mano, allora ben fatto, ma perchè ocea*
pava poco spazio. Però la sperienza avendo poi fatto conoscere, che que*
sto carattere Aldino per le opere grosse non era buono, che stancava la
vista, si riserbò ai libri di poca mole, ritenendosi per gli altri il tondo,
anche dal medesimo Aldo, Questa edizione del libro dèi Fortunio in casa
iìAldo, fa vedere la stima, che se ne faceva: e dall'esser fatta appresso al-
la morte del Bembo, accaduta nel i547* "^ v^de, che non seguì prima per
non disgustarlo (e*), quantunque pur avanti da altri stampatori (non però
(a) Nei libro dell* Eloquen\A fi producono diferse edizioni delle Rtgele del
Fortunio, e secondo l'ordine degli anni la più vicina alla prima del ifió- vien
ouìyì ad essere questa del 1527. ma assai più dappresso le vanno le due scgaentt.
*-••/» Milano per Giovanni Scin\en\eUr i^ij* in 4.
* - • • Ex oleina Minutiana ifi7* pridie Sancii Luca in 8.
In questa non si legge espresso il luogo della impressione, ma non è da por-
si in dubbio , ch'ella sia stata facta in Milano dove la stamperia Aiinuiiana era
allora assai nota,
li Garon€ , che riscampò queste regole nell'esemplare che ho sotto I* occhio ,
stampato in tal anno 1^17. ha il nome di Francesco ^ e non quel di Giovanni,
Esempi di sinrili sbagli abbondano nel libro deh' Eloquenza.
(^^) La prima edizione fatta da Aldo del Cornucopia dei Perotto, non fa quel-
la del ifi|. in carattere corsivo; ma quella del 1499 simiimente in foglio, nel-
la quale Aldo si valse del suo bel carattere tondo, aisai più comodo ali' occhio,
aassimamence ne' libri di prima graadezsa ; onde non è vero, né lo può essere
che nella sua prima edizione del Cornucopia sì trovino i suddetti brevi pontifi«
C| , che bensì nella seconda si trovano .
(e*) Quando il fatto parla in contrario, le con^hiecture, per quanto belle e in-
gegnose appariscano, sono chimeriche e false, e 8e:i vanno a terra. Due volte
ruroiio ristampate in S. le Regole del Fortunio nelle c^se de' figlinoli di Aldo,
non già appresso, ma avanti la morte del Benho acctdata nel ir47 la prima
nel i{4i. e la seconda nel ifif. onde n^n suisiste, che con co si temesse di
disgustarlo . Gli stampatori e libraj non si £iaao scrupolo sa &cilmente di recar
7
* In Venezia per Marchiò ( cioè Melchiorre ) Sessa
i534* ÌTi 8. (i). L. fi.
* In Venezia per Domenico Zio { cioè Giglio ) a istan--
za del Sessa i538. in 8. 2;
* In Venezia per Francesco Bindoni i55o. in 8. (a)(i), i.
comparabili ad Aldo ) aenaa tanti riguardi se ne fussero fatte le seguenti
edizioni .
(i) Edizione di libri III. interpolati e accrescinti da Niccolò Libur*
nio (a*).
{p) L'edizione ud/dSna AfìiFortunio potrebbe rinnovarsi con qualche pio«
cóla carezza di persona intendente, la quale riscontrasse le citazioni, e af-
finchè dessero nell'occhio a chi legge , le facesse di carattere diverso dal
testo, mentre ora« che il tondo è ritornato iu uso, il corsivo non suole a-
doperarsi comunemente , fuorché nei passi delle citazioni e in cose noti^
bili, e talvolta nelle prefazioni e dedicatorie de* libri .
ilisgotto agli aaceri, beochè Tirentì, nel^a ristampa dell'opera, cbd hanno gran
corso , quando ristampandole si tratta del proprio interesse e rantaggio.
{a*) Ho forte moti?o di credere, che qaesta edizione del Sessa non contenga
oè un terso libro, ne interpolazioni, né giunte fattevi dal Liburnio^ e attribui-
tegli dai Fcntanini . Il Sessa quattr'anni dopo, cioè nel if)^* f^^^ ristampare
a sue spese da Domenico ZiOt ossia Giglio, le medesime Regole del Fonunio ^
senza che y\ si veggano le suddette interpolazioni i e tanto cotcsta sua ristampa,
quanto le altre posteriori nulla di più cooteiigono, che i II. libri del primo au-
tore. L'opera bensì dei Liburhìo ristampata dal Sessa nel suddetto anno 1554-
divisa in tre libri, non ha che fare con le Regole del Fortunio ; ed è quella, che
porta il seguente titolo: Le ire Fontane di M; Nueolò Libnmio in tre libri di*
vife , sopra la grammatica ed eloauenia [ cioè , facondia ) di Dante , Petrarca e
Boccaccio. In Virtegia per Marchio Sessa ìfi4- in 8. La prima edizione di quest*
opera fu 'fatta altresì in Vinegia per Gregorio de' Gregorii ifi6. in 4.
(^) Non più di sei sono ie edizion* di quest'opera del Fortunio^ riportate da
monsignore. Eccone un catalogo più copioso ed esatto, che le fa ascendere al
numero di quindici; e forse ce ne saranno deli'a'tre, non mettendo in conto le
raccolte grammaticali del Sansovino , e àtW Aromatari dove la medesima sta inserita.
* I. • •- /il Ancona per Bernardino Vercellese ifi6- in 4.
* z, - • • /a Milano per Giovanni Scin\en\eler if 17. in 4.
* j. . . . (Mediolani ) ex officina Minutiana ip7 in 8.
* ^, • • - Jn Venezia per Benedetto e Agostino Bindoni 1^14* in 8.
* ^. ... 7/1 Venezia per Francesco (non Giovanni ) Garone i5&7> in 8.
* 6* • • • //i Vinegìa per Marchiò Sessa in 8. senz'anno •
* y» ' » ' In Vinegia per Pietro Niccoiini da Sabbio a instanxa di Melchiorre
Sessa if )5. in 8.
* 8. • - • £ ìtì per Melchiorre Sessa (senza ìnterposixioni o giunte) IJ54* ini*
* 9. . - • E ivi per Domenico Zio e fratelli Vene\iani 15)8 io 8*
* lo. - - - E per Francesco Bindoni e Mafee Pasini compagni ifip* in <•
* II. . . . E f«2 Vinegia nelle case de' figliuoli di Aldo i;4i. in 8*
* 11. - - . Ivi come sopra, if4f in 8-
* 13. - • . £ ifi per Francesco Bindoni e Mafeo PdsiMÌ iffo. in t.
8
(Le) Prose di M.Pietro Bembo (a), nelle quali si ragio-
na della^VoIgar lingua, scritte al Cardinale de^Medici,
che poi è stato creato Sommo Pontefice, e detto Papa
* 14. • . - E iti per Giovanni Padovano iff*» 5<^ ^•
* if. • • - £ ivi nelU case de* figliuoli di Aldo lyfr in S.
Gianfrancesco Fortunio, Schiavoae di nascita , ma non so di qual 1aog«, fu dU
scepolo di Marcantonio Sabeilico , La sua professione è stata la giarisprudeiiza.
Trattò cause per qiMLche tempo nel foro veneziano. L'ore oziose che dail'eser-
ciùo deilff leggi civili gli veniran concedute , erano impiegate da lai nella letta»
ra di Dante f del Petrarca e del Boccaccio^ e da Queste fonti trasse le regole ài
qaella grammatica volgare ch'egli pensava di stendere a cinque libri, ma per ti-
more di esser prevenuto dal Bembo e da altri , e di perder con ciò la gloria di
esser il primo, si affrettò a darne foori due soli , che poscia dai rimanenti noa
furono mai seguitati. In questi due primi libri è stato suo in tendi memto d'inse*
§nare il modo di dirittamente parlare , e di correttamente scrìvere . Oggidì è ca*
uta come neli' obblivione la sua fatica, o perchè lasciati imperfetta o perchè
oscurata da quegli, che meglio e più pienamente scrissero dietro a lai « L'anno
preciso delia sua compassionevol morte mi è ascoso : non cosi il laogo , né il
modo . Essendo podestà di Ancona , qua de causa mente captus ignoratur , si pre-
cipitò giù dalla finestra del palazzo pretorio nella pubblica piazza, se pure aci al-
tri non dee imputarsi i'esecrabil delitto. Gio. Pierio Valeriana \ De infellìcìu
litterat* Uh, /. pag 4;.) ne ha lasciata a' posteri dell'atroce saccesso la ricordaa*
za. Cam Fortunius anconitana civitatis préLtor esset, quod munus honestissime sa*
pientissimeque f ut Anconitani testantur, exequebaturt repente repertus est in prato»
ria platea de palata fene stris lapsus^ ignorato auctore^ cum tamen Anconitani pré^
dicent eum furore quodam concitum sponte sese dedissi pràcipitem,
(a) L'autore dell' Eloquenza Italiana mette le Regple del Fortunio^ e le Pro^
se del Bembo, come le due prime , che intorno alla grammatica e lingua volgare
•ieno state stampate, e come se le prose del Bembo non fossero state precedute»
je non dalle Regole del Fortunio. Con sua buona pace ci sono però di mezzo i tre li*
bri delle volgari elegante dì Niccolò Liburnio, dei quali egli non fa ricordanza ,
Suantunque il Liburnio siagli per altre opere conosciuto, avendo anc^e sapute
irci fino a tre e più riprese che questi non fu frate domenicano, ma prete se^
colare, e piovano di S- Fosca in Venezia: alla qual sua asserzione, che è veris*
•ima, aggiungo, qualmente questo dotto prete veneziano, che fu anche canonico
della ducale basilica di S. Marco morì ai 11. di Settembre nel 1^7* <lopo aver
governata per lo spazio di 14. snni incirca la sua parrocchia. Egli era nato nel
1474. poiché l'anno i f oi. in cui stampò le sue Rime, attesta d'esser allora nel
ventottesimo dell'età sua . Venendo ora alla sua opera grammaticale, ella è cosi
intitolata: io ne ho un esemplare stampato in pergamena.
Le vulga-ri elegan\ie di Af. Niccolò Liburnio In Vìnegia nelle case d' Aldo
romano e d'Andrea Asolano suo suocero ifii. del mese di Giugno in S.
La dedicazione del Liburnio è a Marco Molino, figliuolo di Luigi procuratore
di S. Marco, alla qual dignità anche il figliuolo pervenne. Questi è quel Marco
tanto lodato dal celebre Giambatista Egna^io, dopo la cui morte eg!i si prese
l'assunto di dare al pubblico i IX. libri, de exemplis illustrium virornm Veneti
civitatis ìT aliarum gentium, ( Venet. apud Nicol Tridentina iff4. in 4.) per li
quali V Egnaiio meritò il titolo di Valerio Massimo Veneziano n Dfce il Liburnio
nella lettera al Molino, che dopo i tempi di Dante, del Petrarca e del Bocc/tc-
ciò le cose volgari si stettero per qualche tempo in oscuro giacenti i ma che or-
;r.ai per diligenza di risvegliati ingegni erano in gran luce pervenute ; che ^ià
9
Clemente VII. divìdo in tre libri. In Vinegìa per Gìo^
vanni Tacuino i5%5. in foglio {i). L» 12,.
(i) Da quanto dicemmo addietro ( paff. a8o. ) si vede, che il Bembo im*
piegò piùdi trediciaiitìi in perfezionare la presente opera {a*)» Questa pri-
qaalche aaoo a?endo convcriato in molte città d'Iulis e ocUc corti di Tarj
principi e gra>i sigtiori praticato, notato aTca» che le loro lettere, i loro scritti erano
per la maggior parte Tolgarmente composti; e però si duole che la lingaa latina si
fosse come smarrita dagli occhi italiani; ma che più altamente era da dolersi,
che il Tolgare idioma sncced«to al latino, fosse così laceratamcnte adoperato. Io
dunque 9 soa sae parole» de* grechi t Ianni It dotte vestigia imitando, primo vengo
all' apoUneo e palladio tribunale ^ €uk al Muglio che per me si puote delle volga*
ri elegante nostre le regolate notti ìochUie'Oolmente offerisco. Nel primo libro, al
male premette il titolo di Amoroso Ricordo, dopo ater definito che cosa sia E*
ugan\at e prodottone molti esempi , dÌKenda alia dimostrasioae di molti voca*
boli volgari; in qaa( maniera siano essi stati uaati dai tre più eloqaenti scritto,
ri toscani; trattandovi in oltre di alcuni nomi proprj e verbi d'ano stesso signi-
ficato. Nel secondo libro insegna, in qnal maniera sieno stati roeséi in uso dai
medesimi autori alcuni Terbi e alcune preposiaiooi ; mostra, che molte parole or*
nate fieno state scritte e prononuate diversamente da chi in prosa e da chi in
verso le adopera; e chiude questa parte del libro con altre opportunissime regole
di nomi e veibi* Nel terso finalmente fa vedere, che gli uomini del suo tempo
variavano nel cotidiano parlare daUa pratica dei tre già mentovati maestri, e che
i Toscani medesimi non si accordavano nel pronunziare e nello sci vere tutte ad
un modo le medesime voci: dalle quali cose e da altre, che per brevità qui tra-
lascio, ognuno comprende, che se quest'opera del Liburnio non è un'intera e
ben regolata grammatica» ha però il suo mento per non rimaner esclusa dall'aver
luogo tira quelie che ci hanno aperta la strada per la nostra lingua a' precetti
grammaticali; e che però era a lei dovuto il secondo posto, giacché il primo e*
ra stato omipata dal Foritmiot delle cui RegoU eg4 n onorata mènaione ( Uh.
/• pagn a).) Con queste parole: leggesi al presente una hrieve grammatica di
Mm Francesco Fortknio , il quale veramente in picciol campo emmi paruto diUgeU'
te assali ma pure se il prelibato scrittore avesse potuto in pia di quattre par»
ti la sua grammatica dividere . e con fondata ragione . rimetto al d* altrui giudizio.
Non è credibile che un tal lavoro del Liburnio non fosse a notizia del Bembo t
ansi io stimo che anche di esso , non meno che del Fortunio egi intendesse di
parlare in quella lettera citata dai Fontanini più toprtLi perchi sono alquanti . di-
ce il Bembo (pag. léi.Jche ora ( cioè nel ipi. che è la data di essa lettera^
scrivono ielUs lingua volgare ec Quel suo dire alquanti noa si. può ristrignere
al solo Forttmio^ ma conviene tggiugnervi ancbe il Liburnio che poi usci per
secondo in wi fatto arringo e forse ancora quel Girolamo Claricio da Imola , che
ncir ir&o« e nel ifsi appiccò 9\i'Ameto e all' Amorosa Visione dei Boccaccio le
sue Osserva\iofù grammaticali : e qui pure dovrebbe aver luogo il Compen4io del-
la volgar grammatica di Marcantotùo Flaminio, stampato in Bologna per Girolam
tao de* Benedetti nel ifii. se questo Co^petidio mi fosse giunto alle mani,*-eiftle
potessi fondatamente discorrerne •
(tf*) Venticiaqae anni, non che tredici o poco più furono impiegati dal Bembo
nello scrivere e perfezionar le sue Prose» Nella parte IL delle sue Lettere giovai
ttUi ( /« Venezia tffz. in 8« pag« aoz. ) una se ne legqe. non osservata da Mon-
signore, lo data ai a. di Settembre nel ifoo» nella quaie egli afièrroa di aver i«-
re /fÌACuNa u alcuna notazioni della lingna. Nei ijiz* al primo di Apsile seri-
fx>
ma impressione è in fiel'Càratkere tondO|ia Carta nobile e con margini sp^i
ziosi da tutti i Iati. Le facce sono segnate da una soia parte con numeri
romani e per entro il testo del libro con lettere majuscole sono espresse
le voci, e le parficelie, sopra le quali il Bembo fa cadere la forza de' suoi
ragionamenti, affinchè il distintivo di quel carattere serva di avviso per
l'occhio di chi legge a riflettervi sopra: cosa in oggi assai praticata dagl'in*
tendenti: e la prima inveuzione dee riferirsi al Bembo j il titolo delle cui
?e di Roma a M. Tri fon Gabfuìt ( Leu. volg» Tom* Il lih»%. éàì\* di Aldo is\o.
fdg* 17* it* ) di a?cr terminaci i dae primi libri delie Prost, e di mandarglieli
nello stesso rcmpo, benché poco tivedati e ripuliti. Il Bembo adunque diede ma-
no a scrifere della Toigar lingua sedici anni avanci che il Fortunio pubblicasse
le sue Regoli, e quactr'anni avanti di questa pubblicazione ne avea torniti due
libri, e gli avea mandati a M. Tnfomt ^ ssn solo acciocché egli li vedesse e con-
siderasse, ma insieme li comunicasse tk Giovanni Aurilio , a Miccoli Tiepolo e ad
altri periti uomini per averne il loro parere • Ukìcc che furono le sue Prost alle
stampa nel ifif. fu avvisato il Bembo che PtlUgrino Moreno nianiovano le a*
^tiMt in alcuni luoghi segnate e quindi andasse spargendo» che egli avesse furate
alcune poche cose al Fortuito', il vero non è coii; Am^i le ho egli a mo fmrau
('se ne giustilìca il Bembo in una lettera a Bernardo Tasso ^ posta nel III. vo*
urne delle sue Lettere volgati iib. VI. In Venezia per Goalt. Scoto 15 fa* in ft.
pBg. loi.) con le proprie parole ^ con le quali io le avea scritte tm un mio li*
wretto , forse prima che egli sapesse ben parlare , non ehe^ male scrivere : che egli
vide t id ebbe in mano sua molti giorni* Il qunl libro io mi profero di mostrar^
gli ogni volta che egli voglia i e conoscerà se io merito esser da lui segnato a
lacerato in quella, guisa . Oltre a ciò io potrò farlo parlar co» persone grandi e
dignissime di fede che hanno da me apparate ed udite tmti^ ^««//«r ^oi#, della
quali costui f il Moretto) può ragionare di molti e melt*anni innan\i che 'l For*
tunio si mettesse ad insegnare altrui quello che egli non sapoa*\\ hkresto qui Qien«
covato dal Bembo è fàcil cosa che aitro non foase» se non quello ddie nocaiio«
ni della lingua da lui principiato in sua giovanti^» inaino dall' anno 1 foo« nel quai
tempo certo è che al Fortunio non era saltato in capo di scriver le sue Regole
grammaticali^ II Bembo era uomo dotto ed ingenuo, e tal non era che o meo*
tir sapesse o avesse bisogno di farsi bello con le penne altrui e tanto meno eoa
te tose del Féttunio , che in ogni conto andavagli di lungo tratto ti dietro • Al
'Fortuniot^ULiburnio lasciamo pertanto la nloria di aver primi stampate Regola
ed ^^^llttÈi^^ Volgar lingua; e al Bembo rimanga quella di averla perfezionata
e arriccniK^del solo suo proprio fendo, in maniera che egli dagli stessi Fiorenti*
ni e Toscani ne sta rttonosciBle e onorato per padre ^ studiandosi le Prose d&
lui, e allegandosi continuamente laddove le Regole e \tj£legan\e vulgari di quel-
li giaccion nel bujo e soo quasi in dimenticanza cadute.
(d*) Menisignor Fontanini sostiene che qui sia errore f vuole che io Uic^ di
Prose abbiasi a dire Le Prose^ preponendo l'articolo a questa parola» la quale è
la prima dei titoo del libro; Il Bembo adunque in un'opera, o^e ai pone. a dar
fegot* di grammatica volgare* commette o lascia correr un Allo sin nella prima
parola del titolo dellt sue Pp4$ei- e cotesto £iUo non fe avvertito, uè corretto
da Itti nella Hccmit cditione di esse, Atta dal MmnoHni^ e neppflv dal Fanki
nella tersa, benché da esso Vateài asaisdu» che h quella del romadm9. Io Uh
II
Cosimo, 91 trova aggiunto, ove dice, che il Bembo si pose a scrivere il det-
to sao Dialogo, intitolandolo, I/«/>ro*e della volgar lingua; donde si vede,
che per mera inavverteoBa nel titolo della terza edizione dei Varchi, e
nella prima del Tacuino, manca rarticolo(a*).Maegli non manca in quel-
la di Lodovico Dolce presso il Giolito, come vedremo dappoi (4*): e l'arti-
colo non manca né pure nella prima edizione degli Asolani del Bembo,
fatta assai prima di quella delle Prose da Aldo con questo titolo: Gli ^-*
àolani (e*); essendo assioma in gramatiba italiana , e propriaménte un pri-
scie considerare ai giodiciosi lettori • se ior suoni meglio all'orecchio il sentirsi
dire; Le Prose di In, Pietro Bembo^KelU quali ti ragiona della volgar lingua» e
OOQ piattosto Prose di M, Pietro Bemhot nelle quali si ragiona della volgar lingua:
che tsle è la continuszionc del tìtolo. A nessuno sino al presente è saltato in
fiintasia il pensiero di fare al Bembo un processo per sinni fililo, quantunque
nen gli siea mancaci avversar} e censori in maieria di Ungns, li Casulveiro^ il
più sottile graminatico e '1 più fino critico di quanti n' al£ia contati il guo se-
colo^ impugnando espressamente le Prose del Bembo ^ e mettendons al vagMo,
ma per altro verso, anche il titolo non ehbe vista cosi peoctraate, come quella
del nuovo scrittore étW Eloquenza Italiana, onde pei traiasciamento dell'articolo
gliene movesse querela. Aggiungeremo per confermare l'autorità dell'edizione
del TorrentinOt trovarsi fra i rari libri di lingua felicemeace raccolti dal signof
Bartolommeo Vetturi, gentiluomo veneziano, che nominiamo per onore delle iet.
ure , un esemplare coi titolo su la prima ficcia Le Prosa del Bembe , e T arme
de' medici e la nota della stampa e qualche altra diversità materiale in tutto il
primo foglio . V esser questo esemplare ratissimo e quanto a noi ancora unico mostra
forse che il Varchi correggendo l' arbitrio dello Stampatore io quel titolo, il facesse
mutare secondo la diritta norma dei Bembo nel modo che leggiamo in tutti gli
altri tseioplari , sfuggito questo di mano, prima che il VarM vi porgesse rimedio.
{a*) £ manca ancora nella seconda del Marcolini . Ma quanto al luogo qui ad-
detto, il Varchi non vi aggiunse quali' articolo , perchè si fosse accorto della sua
inavvertenza in averlo tralasciato; ma perchè così richiedeva la continuazione
del suo ragionamento nella prèfittUMie al duca Cosimo , do^e non solo eoa quella
picciola mutazione , ma con altra assai più notabile dà un aitro titolo a quelle
prose: talché, se ci appigiiamo all'opinione del Fontànitti, bisognerà cangiarne
il titolo intero, e dire col Varchi ^ Le prose della volgar lingua p e non più col
Bembo, Prose, nelle quali si ragiona della volgar lingua; cambiamento a mio ere*
dere che non piacerebbe nemmeno all' oppositore , ii quale in tal caso non più d*
inavvertenza avrebbe data al Varchi la taccia, ma bcntà di arroganza e di soverw
Chia arditezaa.
(t*) Lo stesso (u praticato in altre posteriori edizioni. Ma l'autorità del Dolce
in materia di lingua non è di gran peso appresso grinteadeati ; e tantomeno a
fronte di un Bembo e di un Varchi, e basta leggere quanto han detto di Lui il
Ruscelli ed il Mcr^ìe Oltracciò il Dolce medesimo non sempre ne' suoi libri pra*
ticò questa regola , canto religiosamente qui comandata e decisa , come si vede
nei due volumi delle suo^ Tragedie e Commèdia stampati dal GioliiO nel Kftfo*^ in-
titolando semplicemente e quelle e queste. Tragedie t Commedie senza equipaggio
di articolo, e senza articolo pure egli lasdò . le iliaie del Sauaa^arù da lui rive-
dute nel risnpresslooe de) Giolito ifrr* in la.
(V^)Nel titolo degli dsohni è diverso il caso da ouel delle Prose e peisò cor-
re auche diversa ri^la. Prosa è nn sostantiTO che da se susso si regge senz'al-
tro appoggio di articolo. Ma Asolani é un agijestivo, che da se solo n? può,
i|è dee stare, ma preceduto dal necessario amcoio £i che vi si fomnteoda un
IH
mo principio, non dm tatti tempre avTertito, ohe aranti ai titoli, e ai no*
mi de' libri ai debba porre l'articolo, quando anche i medesimi titoli fos«
sere nomi proprj , qual sarebbe il Dante, a cui sì trova preposto l' artico-
lo, non come alla persona di Dante, ma come a nome e cognome del li-
bro di Dante, perché in tal caso questo nome proprio dinota cosa appella-
tiva^ quale si è il libro (a*). A ciò non favori di riflettere chi diansi si pre-
sostanti to che 'i regga. E che ciò vero sia il Bembo stesso lo dichiara verso il
cominciamenco di questa sua opera, ove dice di aver raccolto alcuni ragionamen-
ti tenuti nel castello d'Asolo. Il dice adanqae, gli Asolani. a imitaxione delle
Quisiìoni Tatcuiant dì Cicerone ^ delle Notti attiche dì Aulo Gelliét delle Di»
sputa\ioni camaldeiesi di Cristofaro Landino Ve.
(a*) Assioma si definisce. Detto comunemente approTsto ; e ove si tratti di
grammatica italiana, è propriamente ana massima, un primo principio al quaio
anitbraiemente concorrono il consentimento e la pratica di que' Yalentuomini »
che in materia di lingaa (anno autorità, cui senza equivalente ragione contrariar
non si possa. Ora quando s'incontra, che da molti e molti lodatissimi scrittori
e maestri avanti ai titoli e ai nomi de* libri non sia stato posto l'articolo, pare
a me, che l'assioma fontaniniano dà ^ sé vada a terra, e ciascheduno sta in ii*
berti ed in possesso di non seguirlo. /
Oltre alle Prose del Bembo a sentimento comune della Tolgar lingua padre e
maestro, gli esempj di questa pratica abbondano in tal maniera che nella gran
copia non so , nò quali scegliere, né quali trasandare io mi debba • £ primiera-
mente produrrò que' titoli che sono di sole tocì sostantive e che da sé si sosteo*
tano senz'altro accompagnamento.
Proié ( non le Prose ) di M. Agnolo Firen^uoUt e cosi sta nella tdiaione unto
dt' Giunti 1549. ottanto in quella del Terrentino iffi.in 8,
Rime e Prose ij^oa le Rime e le Prose ) di ili . Giovanni della Casa^ si nella
prima edizione ai Veme\ia del Bevilacqua in 4. si anche in tutte le posteriori
de' Giunti di Firenze in 8.
Rime e Prose di Torquato Tasso nella buona edizione del Vassalini di Ftt»
tara in it.
Rima e Lettera dì Vincenzio Martelli in ameadoe le impressioni de' GÙNiri di
Fintf^e in 4«
Poesie di Lorenzo de' Medici nella nnica sumpa di Aldo io f •
Rime di Annibal Caro nella medesima stamperia in 4*
Rime dì Pietro Bembo in tutte le più approvate edizioni.
. Istoria dì Giovanni Villani , come pure di Matteo e Filippo Villani presso i
Giunti dì Firenze in 4.
Arcadia di Jacopo Sannazaro nelle impressioni di Ald9 e in altre delle mip
gliori .
i Lepoui di Benedette Varchi appresso i Gitutti di Firenze in 4.
Discorsi dì Vincenzio Borghini ivi in 4.
Orazioni e Discorsi dì Lorett^Q Giacomitti Tehalducci ivi in 4.
Discorso dì Mario Guiducci sopra le comete , Firenze in 4S
OrAs^ionit Diaioghidì Sperone Speroni, Venezia in 4*
Sanaglie di Girolamo Mm^iot iti Venezia in 8.
Satire di Bsnedoito Menotti in 4. e in t.
Non ne adduco esempj in maggior anmero» perchè gli addotti credo snficica-
tissimi a dimostrare che Paso , ilquale è la Mia (come dicono i Depmténi del
71 . Avvertsm. pag. 4*) ^ ragione eia regola stessa del parlare (io sggiagnerò,e
dello scrivere) il più delle voice e presso i minliorit non solo non cooferna i'assioflia
del/isiritfiifiis» ma io distragga, e 'i £1 naUo » ... «
i3
te la libertà di dar mala voce al titolo della impressione di Dante, fatta
in Lione da Giowmni ili Toumes nell'anno i547« ^° forma xvi . per easere
con questo titolo: il Dante. £ pure non il solo autore di questa edizione»
che m uno de' molti Fiorentini, in quel tempo fermati in Lione; ma altri
ancora prima di lui così appunto aveano intitolato il libro di Dante^ per
avviso dei deputati del lxxiii. i quali provarono» che ciò si fece ottimal-
mente. Celso Cittadini abbattutosi in una edizione del Galateo senza l'ar-
ticolo il, vi scrisse queste parole nel margine: senza articolo malamente si
può sostenere, perciocché i soprannomi e cognomi sempre vogliono Portico"
lo: e questo è chiaro per esempj, come io non leggo: Timeo, Decamerone;
La stessa pratica che s'incontra nei titoli paramente soitanti?i » occorre aii-
che nei composti » cioè in quelli , ove appresso il sostantivo tro?asi il suo soe-
ginnttTo • OTvero altro , che da esso sia dipendente , oadi afiàuo anch' assi di
vtico(o : come «
JRicstiMrie Fionntinot stampato più volte in Fire»ie in foglio.
Coltivazione toscana di Bernardo Davan\ati • Fir* in 4.
Prese Fiorentine , raccolte da Carlo Dati ivi in t.
Prose antiche , raccolte e pubblicate da Anton francesco Doni , ivi in 4.
Prese toscane • e prose sacre dì Antonio Maria Salvini «ivi in 4.
Opere toteane di Luigi Alamanni, In Lione , in Firenze e in Venezia, in t.
Documenti d* Amore di M, Francesco Barberini , in Roma 1640. in 4.
Rettorica di Aristotile t tradotta da Annibal Caro» Venezia in 4.
Apologia degli accademici de' Banchi ec. dello stesso, in Parma in 4.
Istoria dell'Europa di Pierfrancesco Giambullari > in Vernicia in 4*
Scisma d^ Inghilterra , di Bernardo D avanzati , in Firen\e in 8.^
^ Decameron , cognominato Principe Galeotto: che tale è il vero tìtolo della mag-
gior opera del Boccaccio » secondo la testimonianza dei deputati e del Salviate ;
che se volessimo attenerci al novello assioma, ne converreboe accompagnarlo con
l'ariicolo e dire , il Decameron , cognominato il Principe Galeotto*
Ma oramai egli è tempo di pasaare ai titoli di quell'opere» che si prendono dai
nomi propr) o dei loro avton o dei principali personaggi , che ne formano il sog«
getto: cioè, se abbia a dirsi Dante^ owTeto il Dante ; Virgilio, ovverei/ Virgilio', e
cosi pare» Goffredo, Morgante» Aminta; ovvero con l'articolo innanzi, il Goffredo, il
Morgante» V Aminta : sopra di che per Tuna e per l'altra jpsrte non mancano autorità»
ed esempj che ne stabiliscono la vicendevole pratica. Per ben deciderne la ouistio*
ne» dirò, cbe somiglianti titoli di nomi propr) possono considerarsi e prendersi in
due significati, o quando per essi nomi proprj s'intende qualche altra cosa, co-
me avverte il Salviati {Avvertimenti tom. ilf pag. 104 ): o quando si prendono
per que' veri nomi, donde il libro, come dal suo principal personaggio, che vi è
introdotto, viene denominato. Nel poema di Dante » impresso in F^nr^i <f nel ifil*
leggesi semplicemente. Dante, e ci sta benissimo, come nome proprio del poe»
ta. Nella ediaione di Liene» fattane dal Toumes 9 sta impresso, il Dante; e qui
pare il titolo cammina assai bene, significando il poema e non la persona di Dan^
ie • Cosi il Sacchetti nella Novella CXIV, dice di un £ibbro Fiorentino cantava
gante 9 il Filostrato, il Goffredo, intenderemo « che per tai nomi sia significato il
poema del Morgante» del Filostrato^ del Gofredo. Ma quando diremo nndamen-
se, Màrgante, FUestrato, Goffredo, intenderemo. sigaificarsi in ral guisa il nome
proprio di costoro» come di principali soggetti» djs' quali In que' poemi si trat-
i4
ma il Timeo, il Decamerone(Annotag. sopra il Decamerohe pag. 39. ) Pe»
rò in una edizione di Firenze presso i Giunti si leggo» il Galateo con Wv»
ticolo, e non senza. Così parimente dittiamo, il Virgilio del Famabio^tOf^
landò deW Ariosto, il Goffredo del Tasso, il Tasso del Castelli ^ il Dante del'
la Crusca: e se noi lo diciamo in voce, dobbiamo ancora scriverlo in car-
ta, per esser primo principio, che si scriva, come regolarmente si parla •
Queste cose parranno forse troppo minute; ma elle non parvero tali ai de-
putati {Avvertimenti tom. II. lib, II. e. xi 11, pag. io4* ) né al cavalier
Salviati, i quali si misero a divisarne espressamente ne' loro scritti. Il
Bembo in questo proposito insegna, ( Prose lib. II. p. io3. ediz. i. del
Dolce ) che simili avvertimenti comecché avuti sopra leggiere e minute co-
seppure son tali, che raccolti, molto adoperano, cioè servono.
ta« Lo stesso che si decide intorno si titoli dei poemi epici, dee applicirsi an*
Cora agli scenici, i qaali sooo intitolati dal loro protagonista^ o da altro parti,
colar personaggio, che ti h introdotto. Di quelli e di qaeiti eccone approvitis*
simi esempi .
Orlando innamorato dei Bìjario rìfiitto dal Berni, in tutte V ediaioni •
Orlando furioso dell'Ariosto nelle migliori impressioni •
CirUfo Calvanto di Luca Pulci ^ edizioni di Firenze e di Venezia in 4.
Goffredo di Torquato Tasso 9 nelle edizioni di Ferrara, approvate dal cavalicff
Guarini*
Morgantt maggiore di Luigi Pulci , nelle vecchie impressioni, e in quella cor*
retta dai DomenUki. Nelle dae Fiorentine del Sermarttlli leggeii verameote al
di fttori, il Morgaute maggiore , ma poi di dentro nel principio dell* opera sta
impresso » Morgante maggiore , senza l'articolo •
Antigone^ Tragedia di Luigi Alamanni.
Rosmunda, Tragedia di Giovanni Rucellai.
Aridosìo, Commedia di Loren^ino dt' Medici.
Clizia, Commedia di Niccolò Machiavelli •
Calandra 9 Commcdìz dì Bernardo Divitio da Bibìena\ e cesi moltissime altre.
i lor natara, e per proprietà di favella . Così troviamo costantemente scritto»
W Cello del Giambullari, il Cesano del Tolomei, V £ reo l ano dei Varchi, il Tura^
mino del Bargagli, La Cavalletta, t altri dialoghi di Torquato Tasso ec. Alcani
da non molti anni in qaà han cominciato ad allegar gli scrittori per via di soft
cognomi, senza prepor loro l'articolo, dicendo, Petavio, Scaligero, Petrarca ec.
Ma costoro peccano contro la regota» e non sono da imitarsi. Gregorio de* Gre%
^07, stampator veneziano, impresse il canzoniere del Petrarca nel ifi|. e altro non
tì pose per titolo, se non Petrarca-, ma non ebbe chi in ciò lo seguitasse, o '1 lo-
d'issa; poiché prendasi per titolo del libro o per co^ome del poeta , si dirà sem-
pre, il Petrarca.
Ma per finire una volta onesta oramai di soverchio funga, e forse anche stuc-
chevole annotazione, concluderò còl dire, che, se a monsignor Fontanini soft
pisciati, o a chi che sia dopo lui piaceranno i titoli dei libri, anzi di articoli
corredati, che privi, io non sarò per fargliene lite, awcrtcndofò solamente, col
parere dei Deputati {pag. y.) che le lingue son pia dalla natura e dntC uso, che
dall'elezione , e che non istà' a due e tre ii dare la cittadinanza alle parole , e ai
modi del favellare: e che spaia prendersi mólta briga per cose che poco mon-
tano, egli è bene lasdar eemr il timido céne V ethìiamo trovato.
Prose di Monsignor Bembo. In Vinegia per Francesco
Marcolini i538. in^.{i). L, 8.
(i)Non sono in ottavo, come parve a taluno, il che accenno, perchè non
8Ì creda, che io sbagli (a"^). Il ili^arco/im nella faccia seconda rimediò alla
mancansa dell'articolo nella prima , dicendo, delle Prose ( con quel che
segue) librili I, edizione II, (b*). Ella è rara , di carattere corsivo, e pro-
prio del Marcolini y il qual solo e non altri, ne avea le madri . Il signor
Gennaro GiannelU, letterato e medico insigne, ha un esemplare di que*
sta edizione II. con molte note nel margine, attentamente scrittevi da per-
sona fiorentina, intendente, spassionata e ammiratrice del libro del Bem*
ho. Una di queste note mi par degna di esser qui registrata. Il Bembo a-
Tea scritto nel libro i. pag. 36. edim. i. del Dolce non potersi dire, che
sia veramente lingua ( cioè nobile, secondo il Varchi ) alcuna faveUay che
tion ha scrittore . L autor delle note così la discorre nel margine: ( Erco^
lanopag. i6 1 . ediz. nuoifa ) Sicché lingua è qu/sUa, che ha scrittore, Adun^
que la toscana sola è lingua in Italia^ che ha scrittori. Non è adunqne in
Italia altra lingua , che la toscana . Dunque la toscana è la lingua i-
taliana» Questo galantuomo prende qui il nome di lingua per lo nostro
dialetto comune, adottato sopra tutti dal pieno consenso de* letterati d'I<^
talia: la qual cosa non è avvenuta agli altri dialetti italiani, perchè quan-
tunque 81 trovi, cho alcuno di essi abbia scrittori, questi sogliono essere
assai pochi, e fuori dell'uso comune, il che, in riguardo airuniversale^
è come se non vi fossero. E in ciò Fautore si accorda a quanto da noi fu
scrìtto ne'libri antecedenti . L'esemplare del Signor Giannelli apparten-
ne a Ottavio Abbioso, che lo ebbe da ilf . Pietro Giasio suo precettore, co-
me si legge notato in principio del libro. Un^altra edizione di dette Pro*
(d*) Monsìgitort ha ragione. H Tmlunp son io. L*edlaìoae è in 4. non in S.
Io allora la teoca sotto rocchio, come ora sul mio taf olino; e pare Io sbaglio
mi sfoggi dalla p^nna in una delle mie A/ott alla Fiia del Bembo, scritta latina,
mente dal Casa, e preposta alla Storia veneziana dì lui stampata qui dal Lovisa,
Me gli confesso tenuto deli' avermi fatto accorto di così grave errore. Non do-
▼rà pertanto ad alcuno parere strano, quando nel proseguimento dell'opera a me
avTenga riconvenirlo di simili sbagli, ne' quali tanto eli preme di non incorrere.
(^*) Jl Marcolini lasciò, come stava, il titolo nella Bicciaprima^ perchè sape»
▼a, che così il Bembo avea scritto : nel titolo poi della faccia seconda disse, Delle
Prose (con quel che segue) libri ///. edizione IL perchè così richiedeva, e non
altrimenti, la costrusione gramaticale. In £itti il dir quivi. Di Prose ec libri IIL
edizione IL per niun verso poteva correre senta gravissimo fililo. Ciò fece per.
tanto non prr rimediare alla mancanza dell* articolo : ma il fece con una varia-
zione necessaria per dinotare, che quella era la seconda edizione delle Prose del
Bembo, Che se una tal variazione avesse a concepirsi come an rimedio» conver*
rebbe dire, che il Bembo medesimo si fosse accorto del fallo corso nel primo ti«
tolo, e che vi rimediasse neil* altra faccia» ove alle sue Prose si dà comincii-
mento col porvi un altro titolo» che è questo: dì M, Pietro Bembo a rnousi'
gnor M Giulio de' Medici della volgar lingua libro primo : cambiamento impa-
tafogli a difetto dal sottilissimo Céutelvttro nella giante al libro I. pag* xif ««l*
le Prose suddette •
]6
♦ InFirenzeper Lorenzo Torrentino i549*ìn^. (i). h. i5.
se col medesinio titolo dì quella del Marcolini, fu fatta in Venezia nel!'
anno i54o. in 8. e detta ancor questa, ma falsamente, seconda (a"^). Ve n*è
un'altra simile del i547*
*(i) Questa è l'impressione III. in carattere tondo, procurata e dedicata
dal Varchi al duca Cosimo, dipoi granduca di Toscana, primo di questo
nome (&^).Ha in fìne una tavola di tutta la contenenza del libro, secondo
l'ordine deiralfabeto, la quale benché non pienissima, si vede fedelmen-
te copiata da altri. Dice il Varchi nella lettera, e credo, che dica il vero«
che questo dialogo del Bembo si accosta al Ciceroniano Oratore (e*), che
i Fiorentini bastevolmente non possono ringraziare il Bembo per aver e-
gli la loro lingua dalla ruggine de' passati secoli non pure purgata, ma in*
tanto scaltrita e illustrata, che ella n'è divenuta quale si vede con profit-
to non pur de'Toscani, ma eziandio delle altre provincie d'Italia, e an«
Cora de' popoli oltramontani, dati già a scrivere, mercè del Bembo, con
molta cura e diligenza: e aggiugne, che questa nuova e pia perfetta edi»
Bione del libro, riveduto, ampliato e dichiarato dall'autore , affinchè di
nuovo si ristampasse, fu a lui commessa da Girolamo Quirini e da Carlo
GuàUeruzzi esecutori testamentarj del cardinale (^).
{d*) Avanti le dae suddette edizioni ét\ Tf4o. e Tf47- ce n'è an* altri fitta
in Venc{ia nel Xfj^. tcnzi nome di sumpatore, e detti inche questa tecoDd»,
ai non filsamente , poiché gli sumpitori vollero tignificire con cale iggianto»
che le loro edizioni erin fitte sai piede di qaelli del MarfoUidp che in ordine
eri veramente li secondi, mi rigettiti dil Égm^o, come cittiTi e inferiore di
issii 1 quella del Tacuino^ che era li primi: il qnal esempio non è l' anico, che
si rìaconcrì nelle ristampe in simili casi, come in quello degli AsoUni del Bem*
io, non meno che in altri libri; il che i $vio luogo vedremo.
{b*) Di monifgnor Fontanini ? ien qualificati per tersa questi impressione del
Tof franilo (*), poiché delle precedenti , che ilmeno sono cinaoe (^^,egh' non hi in
considerizione, se non qaelli del Tacuino^ e i*" litri del marcoiimi: né qui sono
per dirgli li taccia di iverli filsamente chiimati terei in cambio di sesti; in-
li gliene fb ragione per quelli stessi considerazione, con la quale ho giustifica-
ti coloro, che hin dato il titolo di seconda impressione alle loro ristampe» fit-
te sul modello di quelli del Marcotinì,
{c*J £ Girolamo Catena nelle lettere libro III. pig. Sf. pirlindo pure dello stes-
so Dialogo dice, che per cèbo non abbiamo ad mvidiire a\V Oratori di Cictrem
n€, né 1 quilsivoglii litro componimento simile fri i Greci .
(d*) Non solo dal (^uirìfii, e dal Guatttna^^i mi di Torquato Bembo, erede
non meno (come dice il Varchi nelli lettera il duca Cosimo) delle sostante » che
degli affetti e servita paterne, lì detto Girolamo Quirini, gentiluomo veneziino»
eri figliuolo di Smerio: il che iccenno, icciocché egli non vengi confuso con
l'iltro Girolamo Quirini figliuolo di Francesco ^ imico inch*csso del Bembo.
. (*) Bdisione raritiima • citata dalla Crniea.
' C^^j.E tra ^aaita cinque y\ tara quella fatta dal Corain da Trino nel iS4f* in 8* I* qnate
da tW la tfoAotce non doTeaiiqnì pattare sotto tSlenaio ^aoohè un'altra dello ttampatoro'
medeiiirio» ma pottoriore a qmetta di dieei anni vien poi riferito da Konsignor Fonfa-
t
17
* In Venezia per Gualtiero Scotto i55a. in 8.(1). L.
* In Venezia per Comin da Trino i554. in 8.
* Le Prose del Bembo, riviste eoa somma diligenza
da Lodovico Do Ice • In Vinegia appresso Gabriel Giolito
de^ Ferrari iSSò.inifi. i55B: i56i. in isl. conpostille {a). 6.
* In Venezia per Francesco Rampazetto i56a. in m.
Impressione fatta da Francesco Sanso^ino {b). 3.
* Giusta la revisione del Dolce econ postille in mar-
gine. In Venezia per Girolamo Scotto i563. in la.(a). 6.
* In Venezia per Niccolò Moretti i586. in 8. (3). 4.
(i) Questa impres8Ìone è Bensa postille, e vi spicca a meraviglia il ca-
rattere corsivo garamoncino con bella penna , e proprio del solo Giolito.
In principio vi è la tavola, copiata da quella del Varchi e il ritratto an«
Cora del Bembo in legno ottimamente intagliato. Qui considero, che in
Jue'tempi gli stampatori principali ed insigni aveanoin proprietà le madri
e'ioro caratteri, co'quali essi soli, e non altri, usavano di stampare i li-
bri, come sobito si riconosce dal solo aprirgli e vedergli, anche senka ba-
dare alla data delle stampe , dalla varietà delle quali risulta tuttavia la
bellezza delle medesime , laddove in oggi le nostre son tutte simili , per^
che i fabbricatori delle madri gettano i caratteri per tutti gli stampatori •
Ma tali non furono in particolare Aldo^ il Marcolinij il Giolito, Ales»
Sandro Paganino^ Plinio Pietrasanta, e non pochi altri, ciascun de'quali
tenea da sé le madri de' suoi caratteri. Il Dolce dedica le Prose del Bem^
ho a Pietro Gradenigo, e dice di farlo, perchè egli più che altri e di giudi^
zio e di stile si avvicinava al Bembo. Indi per farselo maggiormente be-
nevolo, come stretto parente del cardinale, passa ad asserire, che quan-
tunque uscissero fuori le Regole del Fort linio prima ^ che queste Prose (del
Bembo ) nondimeno tutto quello, che scrisse il Fortunio, lo ebbe da M esser
Pietro, il quale p<?rò non disse mai questo, come addietro si è dimostra-
to. Proseguiamo le altre edizioni.
(2.) Questa edizione è di bel carattere corsivo antico, due gradi mag-
giore del garamoncino del Giolito.
(3) Edizione con postille, come altre del Dolce, le quali servono
a un bisogno per trovar presto le cose»
(«> Con le postilli del Dolce ne fu fatta aa'a!tra ristanrpa dallo stesso Gioii"
io nel I f éo. similmente in ii. la quale può aggiugnersì alte tre precedenti.
(^) Con le postille del Dolce riTedute dal Siìnsovino- Anche questa edizione^
^ in carattere corsilo garamoncino niente men beile di quelle del Giolito. L'inse*
gna del Rampazetto è di due angioletti, che 1* uno dirimpetta all'aJtro si stan.
no in piedi e alzano due corone di alloro, col motto, et animo et carpari. Cre^
do di poter qualche Tolta seguire, senza tema di esserne ripreso. Tese m pio del
Fontanini, che di quando io quando ebW la vaghezza di notare la forma de* ci.-
r^tteri nelle stampe, e le iofegoc degli stampatori e dc'libraj.
Tom. I, 3
i8
Le Prose del Bembo, unite con le Giunte di Lodo-
vico Castelvetro. In Napoli per Bernardo Michele RaiU
lards e Felice Mosca 1714* tomi II. in 4 (0 ^* ^^-
(i) Chi antepone questa ultima edizione a tutte le altre onorandola col
magnifico elogio di omnium praestantissirnam ha i suoi oppositori » non
mancando chi la tiene per la peggiore di tutte e per molto ingiuriosa al
Bembo^ come inondata^ e propriamente oppressa dal gran torrente de' so-
fismi ^el Castehetro {a^)^ talché si dura gran pena a ripescare per entro
questa edizione il puro testo delle stimatissime Prose del Bembo, ridotto
a brani senza alcuna consolazione di parole, e confuso in ogni pagina con
le viete e nojose cavillazioni gramatirali del CastelvetrOy a segno tale,
che cercandovisi le dette Prose, non ci è modo di venirne a capo nel fol-
to bosco di tante regole e acutezze scolastiche, il legger le quali è pro-
priamente un perdere il tempo e null'altro impararvi » che a non saper
mettere insieme due righe pulitamente è nobilmente distese. Degna in tal
proposito di esser yrduta è una lettera, che il chiaro ed insigne monaco bene-
dettino Fmce/iiBfO^orgAmi scrisse al Farcii nel vedere stampata la prima di
queste Giunte del Castelvetro: e dobbiamo averne obbligo particolare al si-
gnor canonico Sahini, che molto opportunamente ce l'ha data a leggere
ne'suoi Fasti Consolari della nostra accademia fiorentina. Dunque nelL*
anno iSò3. uscì dalle stampe di Cornelio Gadaldino da Modana il libro
in 4* delia Giunta del Castelvetro al ragionamento degli articoli € de^ver^
hi del Bembo, ma senza nome d'autore , di che per altro non vi era biso-
gno, palesandosi per sé abbastanza dalla superba impresa del frontispizio»
che é il Gufo di Minerva sull'urna , o bossolo rovesciato co' voti degli A-
reopagiti per terra, e col motto KEKPIKA giù basso, dinotante la senten*
sa già data. Appiè del libro si vede un fanciullo ignuda col giglio in ma^
HO a cavallo della testuggine, cose, che accennano l'iruiocenza, Isk flemma ^
è il ca/u/ore del buon Ca5^e/i;e/ro in riguardo al IVsser lui fuggito di JRoma, e
àsLÌ convento di 5. Maria in Via, datogli per carcere dal supremo tribu-
nale del santo Ufi*io, dopo scoperto di aver tradotto in lingua volgare il
libro eretico de' Luoghi comuni di Filippo Melantone, e sotto nome di Fi*
(a*) Tutti g'i oppositori , che tengono questa HUìma edizione per la peggiore di
tutte, si riducono ai solo monsignor Fontaninì» Una tale unione di Prose del
Bembo, e di ùiunte del Castelvetro ha mossa e accesa la sua bile, e maggior,
mente g'iel' ha attizzata il vedere, che le Giunte del Castelvetro fatte al secon-
do e al terzo libro del Bembo ^ le quali per l' innanzi non erano mai state im-
presso € conserTSvansi scritte a mano nella iucal libreria estense , erano state
comuoicate agli stampatori napoletani dal celebre signor Muratori* Nò centra
questa sola edizione di Napoli si è dimostrata la collora del romano prelato; ma
egli vedendo ancora, che te medesime Prose e giunte erano stare unite insieme
ne la edizione fatta u'timamente in Fene^ia, contenente in IV tomi in gran fo.
giio, da ui detti in forma di Atlante, tutte le opere del nostro gran cardinale,
si è rivolto anche centra lo stampatore veneiiano. Io già mi son dichiarato, che
io <|uelle cose ove €fi;li palesa la sua passione contra coloro, che per suoi privaci
motivi di buon occhio e' non riguarda, non è mia intenzione di volermene pi-
19
di Terranegra^ che vuol dir MelarUone^ averlo fatto stampare in Ve-
nézia^ e impunemente sparso per qualche tempo in Italia, e in /{omastes
sa, dove poi fu bruciato per mano del carneiìce. Di ciò parlano lo Scali-
gero (Scaìigeran a pag. 34^.) e il Cardinale Sforza Pallavicino (Istoria del
Concìlio di Trento lib. xv. cap. x, in fine ediz. 11%) che cita gli atti delle
deposizioni del Castehetro . Il Borghini^ veduta questa Giunta^ ne die par-
te subito al Varchi il dì 9. Maggio, avvisandolo, come il Castelvetro cor^
reggetta, biasimava o finiva le Prose del Bembo, e che al solito suo proce^
dea molto sottilmente , scrivendo nelle cose di questa lingua, come gli scolai
sticl in quelle supposizioni e logic/^di Pietro Ispano. Che la Giunta era
una .dottrina scolastica, e ciac se^rima esso Borghini avea riscaldato il
Varchi a scrivere sopra la differenza, nata fra il Caro e il Castelvetro; e
quando poi questi si fuggì di Roma con tanto pregiudicio della persona, e
dell'onore e nome suo, ve lo sconsigliò affatto, per non parere, che andasse
a ferire un morto, quale riputavasi il Castelvetro; ora considerate le cir-
costanze, mutava pensiero, riconsigliandolo a tirare avanti il suo Dialogo
delle lingue, non già per contradire al Castelvetro, se talvolta dicesse il
vero, ma per confutarlo dove insegnava il falso. Che il Bembo avea scrit-
to tanto gentilmente e con tanto gusto di questa lingua, che era uno stupo^
re, e tacessero pure i prosontuosi, che avevano avuto animo di tassarlo, non
meritando di nominarlo. Che il procedere del Castelvetro era molto incivile
contro alla persona di quelVonoratissimo signore: e che era stitico e sofista
nel modo d'insegnare; malizioso poi, o vogliam dir cavilloso in certe parti,
siccome il Borghini va dimostrando con aggiungere, che l'accademia ve-
neziana si sarebbe parimente fatta sentire. Questo ed altro scrisse il Bor^
ghini al Varchi, e assai pii\ ne scriverebbe ora , se fosse a vedere sì fatta-
mente rinnovati gli oltraggi del Bembo anche nella sua gloriosa patria con
altra edizione in foglio grande , in cui lo Prose si veggono caricate delle
vecchie contumelie, già stampate in Modana é in Basilea; e di altre an-
gliar fastìdio, né briga, e che ne lascio il carico a chi più di me vi ha inceres*
se: mentre altro scopo oon mi sono prefisso in qaeste mie AnnotA\ioni , se non
quello di correggere il libro di lai, ove mi paresse che bisogno avesse di emen-
da» ovvero d' iilastrarlo , ove più mi cadesse in acconcio. Il Castelvetro, ano
dei principali oggetti della sua collera, ma che tale non era un tempo, allorché
in altra sua opera (Aminta difeso pug. 110.) lo disse 1* incomparabile Castelvetro,
e dalla censura di Andrea Dacier lo difese, come uomo di vasto e gran fondo;
ha avuto un dotto scrittore della sua vita e un valente avvocato della sua causi.
Per quello poi, che concerne lo stampator veneziano, essendosi questi col pare«
re» e consenso di ugge e intelligenti persone messo all'impresa di pubblicare
in uo sol corpo non solo 1* opere tutte del Bembo si latine come volgari , le
quali andavano disperse ed erano assai difficili a potersi avere, ma quelle anco-
ra che sopra gli scritti di !ui erano state da più valentuomini composte: per sod-
disfar pienamente al suo impegno e alle comuni richieste, non volle trasandar-
ae alcuna che fosse stimata degna; e perciò vi ha opportunamente inserite le
Chiose, o sia Note di Celso Cittadini^ le osservazioni di Giamhatista Basile^
il Metodo di Marcantonio Flaminio, con la giunta di varie lettere e poesìe del
Bembo, che in varj libri andavano prima disperse. Doveva dunque lo stampator
venemao prevedere, e dar roano agli scrupoli dell'unico oppositore, escluder
Ù,0
Cora non più vedute» talché le Prose nettamente non si rinvengono, e par
proprio un disegno di voler di potenza, che prevalgano i sofismi dell'aT-
versario, e che non si legga il testo del Bembo, se non da pertutto smem-
brato e ingombrato dagli opposti comenti, ai quali di più in quest'altra
edizione in forma di Atlante, sono state soprapposte le chiose del Citta^
dirti, vaghe la parte loro ancor elle, e non forse dettate da livore contra II
Bembo, per non aver egli seguito il dialetto sanese, ma il fiorentino, il
quale per altro si vede abbracciato dai più tersi scrittori sanèsi. Altre voi*
te nel procurarsi nuove edizioni delle op^re d'insigni scrittori, si studia-*
va di onorarli; ma ora si fa tutto il^ntrario, con impedire che si leg-
gano da sé per disteso e separate dai mmenti, che sturbano la lettura dei
testi, sotto ai quali gl'intendenti si appagano di corte, poche e buone no-
te secondo il puro bisogno. Quindi è, che il famoso professore d'eloqnen*
za Qiangiorgio Grewo innanzi alla sua ristampa dell'epistole familiari di
Cicerone si duole, che da qualche tempo si affollino tante note sopra i te-
sti degli autori classici, in vece di rigettarle infinem librorwn; e passa a
dire, che questa nuova usanza ante non multos annos in his terris invaluit,
invìtis viris doctis, cioè in Olanda, donde ora si scorge volata in Italia. Le
note però contra il Bembo non doveano porsi né meno appiè del libro,
ma fuori alla lontana, e da non esser vedute per forza; ma solo ad ar-
bitrio di chi volesse vederle dopo lette le Prose» Questo gastigo bastava
a salvar Touore del Bembo, il quale die tanta luce a Venezia sua splendi*
dissima patria, alle lettere latine e volgari e a tutta V Italia. La nobiltà
poi delle impressioni non consiste nel farsi elle ia molti e gran tomi ia
loglio, alti due dita l'uno, e in caratteri, margini e sesti sproporzionati ;
4alla raccolta, con disgusto degli associati, le giunte del Cdtulvttro ^ alle qua*
lif per quaato di male ne dica il censore, non si potrà togliere, ne diminuire
quel pregio, in cui sono state, e tattavia si manteogono, senzachè ne soffra aU
can pregittdicio l'alta riputazione ai meriti dei Bembo doTUta ? Molte ossert a-
zioni e reg-ole del Castelvetro, chiamate dail' oppositore sofismi: che di cai vo-
ce bene spesso è' si abusa contra coloro, che non secondano i suoi sentimenti:
sono per Tcrità sottigliezze, le quali chiunque pensasse di Toier seguitare ne' suoi
componimenti, imparerebbe anzi a tacere, che a scriyere; onde di esse po-
trebbe dirsi quei tanto, che Cicerone ebbe a dire {de Finih. lib IV num. 7.)
delle Rettoriohe di Cleante e di Crisippo: si quis obmuttscere concupieritt nihil
*''f^ {'^S^''^ i^^tftff. Non si può non pertanto negare, che nelle sue giunte, e cor-
rezioni non si trovino molte cose alla volgar lingua utilissime. Il Sélviaù ( Av*
vertim. Voi. //. pgg, 4o ) cita esse giunte con lode di discreto divisamento . U
Borghesi asserisce ( Lett. discors. Voi. L pag. 1. ) che il Castelvetro ha recato
in più guise mirabile giovamento alla nostra lingua; soggiugncndo , che il suo
troppo assottigliare è alcuna volta cagione, che le opinioni e le sentenze di lai
si scarezzino , e che però egli sia più tosto giudice e riprenior delle altrui cootf*
posizioni, e correttor degli altrui insegnamenti, che donator di nuovi ammac-
«tramcoti. E finalmente il Nisieli { Proginn. Voi. III. num. ji.) ristringe il
giudicio, che ft di lui in dichiararlo /)r4f ito in questa lingua, ma non sicuro in.
tenditore dell'uso di essa..
Grida in oltre il Fontanini, che nella moderna edizione le Prose ('del Bembo)
nettamente non si rinvengano. E pur è vero, che le giunte non isturbano punto
la lettura delle prose , ma vi stanno sotto il testo e con altro carattere impresse:
^1
* Le Prose del Bembo, ridotte a metodo da M.
Antonio Flaminia. In Napoli per Giuseppe Cacchj
i58i. in i2.(i)(a). L. 4*
La Gramatica volgare di M. Antonio Ateneo. In Na-
poli per Giannes Sultzbac i5ó3. in 4* (c)^ 8.
ma neiret5ere in forma propria , comoda e bella , da potersi agiatamente
acquistare e studiare da chi vuole i libri per leggerli e istruirsene, e non
per inutil pompa di gallerìa. Concluderemo con un avviso a chi ha va-
ghezza di buoni libri, ed è che possedendo le vecchie edizioni se le ten-*
ga pur care, e non badi alle nuove prima di esser bene assicurato, che non
aieno peggiori delle vecchie»
'^ (1) Questo libro viene ad essere, come un Vocabolario delle Prose
del Bembo {b*)i e dopo tante edizioni, non serve addurne altre.
onde ogaano a suo piscicnenco pa& riscoatrar qaelle con questo, seQxs aver
rincomodo di andar a cercarle in altro laogo : pratica usata ia Italia e fuori ,
uè solaioente nelle nostre stampe moderne , ma altresì nelle vecchie , come ìa
quelle di Dante t del Petrarca ^ di Cicerone presso Aido il giovane e di altri ; e
però non è nuova usanza» né di fresco volata in Italia» qual oppositore la spac-
cia, portato da quello spirito di contradizione, che gli fa riguardare con occhio
torto e fosco unto gli scrittori, quanto gli stampatori moderni .
{a) Questa non è la fola, né la prima edizione che il Cacchj facesse delle
Frase del Bembo , ridotte a metodo dal celebre Marcantonio Flaminio . Dodici
anni addietro, cioè nei if6^. egli le aveva stampate: il che si coniierma con
la data della dedicazione del libro, indiritta da lui a monsignor Cirillo, commen-
datore di Santo Spinto in Roma e maestro di casa del santo papa Pio V. £ra
già morto il Flaminio in lUma d'anni 51. ai xviti« di Febbcajo nel if fo. e il
gran cardinale Reginaldo Polo , come suo esecutore testameourio, gli fé dar se-
poltura in S. Ivone , chiesa della nazione Britannica •
{ò*) In fine di un esemplare, ch'io tengo delle Prose del Bembo delia prima
edizione, sta un altro compendio, e come un Vocabolario manoscritto delle me.
desime ridotte a metodo da un valentuomo, che non volle apporvi il suo nome,
ma cde dal carattere apparisce essere stato coetaneo del Bembo e del Flaminio»
L'autore lo divide in tre parti, seguendo l'ordine delle Prose* Nella I. e' regi*
atra le voci stranieje mentovate nel I. libro, e dalla nostra lingua addottate e
fatte sue cittadine. Nella II. riduce a due tavole, e come per via di albero, la
somma di quanto si tratta nel II. libro delle Prose. Nella III. più diffusamente
disposta si pongono le regole de' nomi, tanto universali, quanto particolari, di.
notando anche quelli, che escono di regola; come pure gli articoli i segnacasi ,
gli afverbj , i pronomi ed verbi a quattro maniere ridotti , oltre agi' irregolari ,
usati qual da poeti e quale da prosatori • La prefazione insegna il modo facile
e utile per valersi dì questo metodi*
(e) Marcantonio Ateneo Carlino era napoletano di patria, beachè non mento*
vato nella Biblioteca dei Torpi^ la quale richiederebbe altra medica mano dopo
quella dei Ntcodemi a guarire le infinite sue piaghe. Costui, che forse prese il
cognome di Ateneo oell'accademia del Fontano, si pregia di essere stato il pri.
mo a darci una grammatica volgare, benché stampata otto anni dopo le Prose
del Bembo e diciassette dopo le Regole del Fonunio • Fabbricio Gesualdo , conte
di Consa, al quale l'opera è dedicata, si sforza di giustificare appresso il pubbli-
co la pretensione dt)ì Ateneo nella prefazione litiaavindiritu allo stesso, al qui-»
Regole Cramatdcalj di Jacopo Cal^rieilo (Gentrluoitio
Yen oziano) non meno utili, che necessarie a coloro, che
dirittamente scrivere nella nostra lingua sì dilettano. In
Venezia per Gioi>anni de' Farri i545. in 4- {a). L. 3.
E' un dialogo in hel carattere tondo tra lui, e Trifo-
ne ?uo Zio. 4*
Le Osservazioni della lingua volgare di diversi uo-
mini illustri. In Venezia per Francesco Sansoi^ino iSòfh.
inQ.{i)(b). 4.
(i) Questi uomini illustri sono il Bembo^ Jacopo Gabriello nipote di
Trifone, il Fortunio, Rinaldo Corso e Alberto Accansio, a ciascuno de' qua-
li premette il Sansovino una sua prefazione.
le scrife cosi; prius enim ìjaam ceteri tam pf^vincidm iuscepisiii tiquidém quia*
queanio antequam de fieiubi grammaiica quicquam audirctur. r«» qukm ^pmd
tiùs dgeres . tuam fere ahsolveras instiiuiionem . Amiì male starebbe la folgare
grammatica , se ftior di quesu dell' Ateneo altra non ne avessimo per maestra: pri*
mieramente, per essere cosa imperfetta, noa contenendo se non il primo rag OQi-
mento, che da altii doteta esser segairo : secondariamente, per esser dettata eoa
una locuzione cotaatoMntraiciata e strana, che a gran fatica si fa intendere,
onde più costo disgusta di quello che istruisca chi legge; e terzo, perche le
regole che propone, non reggono spesse volte a martello, oè in buona grama*
tica stanno salde. Ci è anche il pregiudicio di una cattiva ortografia » maltrattata
per soprappiù de' frequenti e grossi errori che nella fine del libro che non è giande,oc>
cnpano nove intere facce di stampa: colpo rovesciato dàW'Aianeo indosso a chi ne assi*
stette r Impressione, fatta in tempo che egli trevavasi in Bari e lootanoda l^apoli^ Il
più bello si è, che egli si dichiara di non far^ alcun conto dell'autorità di DsMte, nò di
quella del Boccaccio, ma rigettando Tuna e !'a' tra, stabilisce i suoi precetti sopra il Ctf/>K«-
nieràtì Petrarca,^ quale mette a fianco l' Arcadia del 5<t/i«itf^4iro,egli Aioiani del Bembo.
(tf) Il riferire le prime edizioni de' buoni Ubri sarà sempre gran pregio di un
ben ragionato catalogo; ma non pertanto non si debbono trascurare le susseguen*
ti, quando massimamente sono state rivedute e accrescmte dai proprj autori, ot-
Tero da altri illustrate. La sopraddetta impressione è veramente la prima della
grammatica del Gabriello o sia Gabriele^ che cosi egli si nomina, e cosi pure lo
nomina il Bembo nelle sue Lettere volgari ; ma la seconda è miglior assai della
prima, essendo stara da lui corretta e ampliata , siccome egli se ne dichiara , in-
ditizaandola a Marino Gradenigo.
^ • ' ' in Vene\ia per Giovanni Grtffio IS4^' in 8 edizione IL
. Nacque Jacopo Gabriele, per dir qualche cosa di lui, di un altro Jacopo ^ che
fu figliuolo dei cavaliere Albcrtuccìo in nostro dialetto Bertucci e fratello del
famoso Trifone» Mori ne' l' Agosto deiranno^ffo, e lasciò figliuoli , ne' quali con-
tinuò la sua discendenza. Il Bembo in una delle sue lettere volgari ( Voi. IL
PfS' M* ^di\- di Venex» iffi.) si rallegra con esso lui „ che del puro e limpidis-
Simo fonte dell' elevato ingegno di Trifone suo zio avesse la dolcissima acqua
bcyuta, onde fosse divenuto maestro della toscana lingua», la quale, die' egli, a
noi Veneziani non esser molto agevole ad apprendere, sicché si possa con essa
bene e regolatamente scrivere: la qaal sua particolar opinione trovasi esposta si-
milmente nelle sue Prose»
(bj E ìtì appresso Francesco Rampai^etto iy6f. in 8. edizione II.
:i3
I quattro libri delle osservazioni ( nella volgar lin-
gua) dì Lodovico Dolce, di nuovo da lui medesimo ri-
corrette e ampliate e con postille « In Vìnegia presso il
Giolito i56a. in la. ediz. viii.(i)(a). L. 4»
(1) Il Dolce nella prefazione ]oda molti scrittori illustri in questa lin-
gua delle parti di Venezia^ che a que' tempi Soriano : e sono, oltre al
Bembo, Bernardo Capello, Domenico Venterò, Bernardo Zane, Girolamo
Molino, Alessandro Contarini, Bastiano Erizzo, Pietro e Giorgio Gradenìr
go, Federigo Badoaro^ Giambatista Amalteo ed Ercole Bentivoglio, pareg-
giato dal Dolce nelle commedie , e nelle satire a Pianto, a Terenzio e ad
Orazio (A*).
Il Sansovinot raccoglitore di queste O sstrv anioni ^ tenne aperta per qualche
tempo una buona stamperia, e v'impresse molti libri» non meno d'altri, chesUoi.
Avea per insegna una lana crescente col motto» in ^/s.allusÌTO (orse alla mede-
sima sua stamperia, da poco già principiata, e di giorno in giorno vicina a cre-
scere. Le suddette osservazioni sono da lui dedicate a Paolo di Anna, mercatan-
te non meno facoltoso, ciie splendido. Fioriva allora il traffico in Venezia tra
persone, che si facevano pregio di coltivare le lettere e di beneficare i letterati: costu.
manza, a dir vero, lodevole, ma prcsencemence da pochi lor pari apprezzata e seguita-
{a) V edizione ottava delle Osserva\ioni del Dolce , fatta dal Giolito , sta in
alcuni esemplari marcata con l'anno if6i. e in altri, come nel mio, con Tanno
i^iy E questa n'è Tuitima del Gioluo^ che l'anno suddetto if6z. ne avea data
fuori eziandio la settima . ma in S. Nella prima edizione del ino* i<^ %' qnest'
opera è usciu con vano titolo cio^. Osservazioni (senza l'articolo^ nella voi*
gar lingua f divise in quattro libri. Va^iò pure nella seconda del lyfu in ix.
ove il titolo sta in questa guisa. Le Oiser\a\ioai del Dolce» da lui stesso in
questa seconda edizione emendate e ampliate. Piacque finalmente al Dolce di mu.
tare anche questo nella quinta edizione del 1557* in g. e la intitolò, / quattro
libri delle Osservazioni ec e così sta nelle tre altre seguenti. Ma nel solo titolo
non consistono i cangiamenti di queste Oiserva\toni.hdi prima volta uscirono
con una dedicazione del Dolce % Giovambatista d* A\zia , marchese della Ter{ti \
e questa dedicazione fu levata da lui nella quinta edizione, ove un'altra ne so-
stituì ad Urbano Fieschi^ pattizio genovese: ma nella settima leggesi un altra sua
dedicazione ad Ercole Faleti , fig iu jIo di quel Girolamo, i cui ,scritti latini e
volgari sono presso i dotti in alu riputazione: le quali cose mi è paruto bene
di riportare, acciocché si vegga, che l'abuso di mutarle dedicazioni de' libri non
è vizio di pochi anni, e non solo proprie degli stampatori e de'libraj ma dei
medesimi autori. Le otto edizioni del Giolito tàttc nello spazio di soli tredici
anni , omettendo le altre di Vene\ia e di Bologna , firn prova dell' applauso , che
incontrarono le Osservazioni . Sappiasi però the il Dolce a misura che si anda-
vano ristampando, ebbe l'avvertenza di corregerle e di ampliarle: e però la pri-
ma impressione , che è la più difettosa di tutte . diede campo al Tolomei di rar-
ne le risa, per testimonianza del Af«^io ( Battaglie pag. 56. i?* ) il quale accen-
na parimente alcune delle goS^.^rie , che a detto di lai , erano sparse in quel li-
bro ^ Vero è,soggiugne il medesimo, che poscia il Dolce ammonito da' suoi amici
raccolse, come il meglio potè que.lc prime stampe e si andò ritrattando „• Ciò che
cootralui correggendolo ne scrivesse il Rusiellit son pochi coloro che non lo sappiano.
(b*) Il Dolce non mette tra gh scrittori illustri delle parti di Venezia, Ercole
Bintiv9glio , ma tra qaelli che erano di chiaro nome in Italia al ^oa tempo» e
é
Modi afBgarati e voci eulte ed eleganti della voTgar
lìngua con un discorso sopra i mutamenti e diversi or-
namenti dell'Ariosto. In Venezia presso il Sessa i564*
i»8. {i)(a). L. 6^
Annotazioni della volgar lingua di Giovanni Filoteo
Achillino. In Bologna per Vincenzo Bonardo da Parma
e Marcantonio da Carpo i536 in 8. {b). 3.
(i) II presente libro cai falso titolo di Nuove osservazioni fu rimesso
fuora con la sola ristanapa del frontispizio e con la data del 1597. P^^^^
il Sessa^ ad effetto dì farlo passare per nuova opera dei Dolce {e*). Ma si
lo nomina in compagnia del RusalUt del Mu^io, di Bernardo Tasso ^ del Casap^
del Grraldi, del Domenichi e dello Speroni il quale però come padovano, do?e«
TS entrar nel ruolo di quelli delle parti di Vene\ia , siccome ri fece entrare
Giambatista Amalteo cbe era gentiluomo di Uder^o. Il Bentivogtio era patrìsio
ferrarese di quell'alto ceppo che è noto. Può dirsi però a discolpa del no*
stro Monsignore benchi contra rasseralone del Dolce ^ che dell' a?ergli Ini dato
hio^o tra quelli delle nostre pani siagli stato motivo il fregio della nobiltà tc«
neziana , a cui la famiglia Bentivoglio da lungo tempo era ascritta . Egli è cosa
notabile che il Dolce abbia qui mcncoTati con lode tra gì' illustri scrittori dell*
età SUA il Ruscelli ed il Mw^io quantunque acerbamente malmenato ne' loro
scrìtti , e che non ne abbia cancellato l'elogio, e toltone y\SL il nome almeno nelle
tante posteriori ristampe di queste sue Osservazioni: il quale rispetto però non fu poi
serbato da lui verso il Mu\io nella sua traduzione delle Trasformazioni di Ovidio . to.
gliendone nelle ristampe quel tanto, che quivi ne avea prima detto in commendaaione.
{a) Nel titolo noti si legge, voci calte, ma voci scelte. Non so rapir la cagio.
ne per cui sia piaciuto a Monsignore un tal cambiamento. Ma egli sì prende
bene spesso e si arroga quest'autorità , e questo privilegio di riferire i titoli de*
libri diversamente da quello che dicono, con animo forse di migliorarli: il che
però non credo che sempre gli riesca felicemente.
{b) V Achillino ave» composta un'opera intitolata // Fedele t lunga mille versi'
e più della Commedia di Dante ■ In essa avea sparse molte voci, tolte dal lìngnaggia
botognese , e da altri dialetti d''Italia, e molte ne avea usate diversamente da*
quello ». con cui- le scrivorro t Toscani: dtlla qual sua licenza sentendosi ripreso
e censurato e volendbsene pur difèndere scrisse- le presenti Annotazioni della volgar
Ungu^^ che altro, non sono,, se non una satira contra la lingua toscana e nna ditesa della
sua bofognese, o sia della comune, cosi chiamata da lui la praticata generalmente in
Italia,, che egli distingue dalla Toscana. Quivi molte strane proposizioni sono a-
Tanzate, come sarebbe a dire che cognosco abbia»! a scrivere, e non conosco ;
Oioanne t non Giovanni/ Gieronimo e non Girolamo*, olempo e non olimpo ec.
Biasima il levare la prima lettera o sillaba ad alcune voci latine e il dire, pisto^
la, storia, nimico, rena, in cambio di epistola, istoria, inimicc , arena.
Vuole che non si abbia a ristringnere la lingua vivente d' Italia a tre soli auto-
ri , Dante, il Petrarca e '1 Boccaccio , ad ognuno de'quali forma il processo, con.
dannandoli dell'aver adoperati vocaboli atfatto strani- e fuor dell' uso della lingua
comune, Conchiud'e che nel volgare è meglio imitare il latino che allontanarsene,
quando questo con quello si conforma. Le Annotazioni sono stese in dialogo, nel
quale entrano a ragionare Achille Bocchi , Romolo Amaseo , Alessandro Manzoli
f frate Leonandro Alberti.
[c^^ìW Scssa non si contentò di aver falsificato una volta il titolo dì questo
4
Le Osservazioni gramaticali e poetiche della lingua
Italiana di Matteo Conte di S. Martino. In Roma jper
Valerio Dorico i555 in 8. (a). L. 3«
Osservazioni della lingua Italiana di^l Cinonìo ( M,
Antonio Mambelli Gesuita) Parte L contenente il trat*
tatode' verbi. InForlì perGius€ppeSehai6Q5in la. 7.
convince il contrario dalla dedicatoria, dove egli cita le sue Osservazioni
intomo allo scrivere regolatamente: e di qui apparisce il secondo titolo
esser falso, e che per coprirlo si è apposta la voce nuove. Qualche altra
impostura simile a questa sarà più innanzi avvertita.
libro del Dolce che era morto astai prima ; ma eoo una naova ristampa del solo
frontispicio, io riprodusse, senx' aUra data con questo: Eleganti di Af> Lodovico
DoUt con v/i discorso sopraa* mutamenti é ormamtnti divwrii dell' Ariosto. Cosi.i
modi afflgbrati del Dolce Tengono sfigurati dal Sesia nella medesioia edizione «
ora in nuove osservazioni , ora in eleganze : cotanto sta a cuore agli stampatori
di spacciare a torto e a diritro le proprie merce , senza farsi scrupolo del mal
carpito guadagno che van facendo a spese de' poco accorti, e troppo corrifi
compratori .
(a) Non solo conte di S. Martino, ma ancora di Fische sta impresso nel
frontispizio. La contea di Virche , antico fèudo de' signori di 5. Menino ^ è si-
tuata ,, presso le rive della Dortt Bnuuca che dal monte Giovio dell*3dpi Graje àì-
scorre e quindi placidameate serrv-nd) per la pianura enti^ non lunge nel Poi »»
cosi ce la descrive il conte Mtftf^ nt^ll'altro suo libro, intitolato, Pescatoria ed
Egloghe i (In Fen. presso ti Giolito io g senz*<inno) opera mescolata di prose
e versi a imitazione dell* Am^to del Boracelo , deh' Arc^di^ del Sannazaro ^ e
degli Asolarti del Be^nbù, Questo gentiluomo pienBontc^e nacque l'anno i 94. lA
cui Carlo VITI, re di Francia calò in Icalia alla ciaqutsta del reame di Napoli :
la quii U'itizia n? ^jlnto qu\ riportare, poiché quanti -hin Fitta menfiione di lai
assai asciuttamente ne parlano. Dippoìcdè si è veduto , che un Dalmatiko è stato
il primo a dar regole di vol(];ar gramma^^ica » non dovea parere strano, ebe nit
Piemontr*sc si arrischiasse, dietro il Bembo e altri valenti u^^minr, ad esporre
in pubblico le sue Os^erv(s\ioni di lingua • siccome egli si querela , che un suo
confidente gli dicesse in faccia, che per estere egli confine d'oltramontani , non
poteva aver la Italica lingua propria ne limata, oè osservar bene le regole gram*^
maticali e poetiche; dalla quii opposizione egli si fa scudo coi- dire» che le Ot*
serva\ioni • accompagnate da un assiduo studio , giovano a dar perfezione ad ogfit
scienza, più che il natal sito di qualunque ragionasse; e che dò per Tappant»
lo a:iimò a metter fuora le sue Ostervaiioni , le quali vent'anni prima per sua
sola istruzione raccolte ave^a Tanto da lui si asserisce nella dedicazione del
suo primo trattato al cardinale Alessandro Farnese , ove rende giustizia al For-
tanto di essere stato il primo a divulgar le sue regole , assegnandone al Bembo il
secondo, e al Trtssino il terzo: i quali fitti e tre pareva a lui, che' non ne
avessero detto abbastanza e che in qualche cosa non dovessero estere segniti •
Quivi egli riconosce i due libri de vulgarì eloqientìa per opera legittima di Dan"
te(co%z sfìiggita di vists al Fontanini nel lungo ragionamento, che (a altrove nel
libto li. intorno ali* autenticità di quest'opera di Dante) e cammimi dietro b
scorta di esso, e di Antonio Tempo e del Tnssino nello stabilire la tessitura dei
vari componimenti poetici italiani; non molto. approva Tuso dei versi tciolti «e
stima le terze rime esser il metro più convcaiente alle cose eroiche » nei qua!
Tomo 7. 4
à6
Parte IL [in doi'si tratta dèlie particelle) In Ferrara
per Giuseppe Gironi 1644 i^ ^^(0 (^)' . L. 7,
Pierfrancesco Giambullari della lingua, che. si pania
e sòiiye in Firenze, e un Dialogo di Ciambatista Gelli
(inppìncipio) sopra la difficultà dell'ordinar detta lin-
gua, InFirenzep^r Lorenzo Torrentino 1 55 1 in 8 {b).. jc»
(1) Questa seconda parte, come piCi importante, fu stampata molti antii
avanti alia prima. Corsero dissensioni tra il padre Daniello BartoU com-
pagno del Mambelli e Carlo Datij per l'edizione della prima parte, prin-
cipiatasi in Firenze dal Datiy il quale non volle proseguirla per le accu-
se contro di lui sparse dal Bartoli, quasiché avesse avuto pensiero di
metro dice , che avea cominciato a tessere ao poema sopra gli amori e le gaerre
di Giulio Celare , intirolsto Giuliadi . In fine delle OstervaiioMÌ staaao' due let-
tere di lui a Claudio Tolomei $ nelle quali lo richiede del suo parere interno al
verso sciolto» alle terze rime e alle ottaTC , e in fine vi co a da oca destramente
l'oso de' tersi esametri e peatamctri , iacrodotci dal Tolomei nella saa nuo-
va poesia.
(a) Siccome questa parte seconda uscì molti anni avanti la prima, cosi dal
poco spaccio, che in quel secolo, non molto vago di scrivere beoe, aveva ia-
contrato l'opera del CinonU , argomentando il libraio, che un tal pregindicio
gii derivasse dal titolo di Parte seconda ^ maliziosamente pensò di mutarlo e eoa
KTarne quelle due voci , la volle far credere opera intera e perfetta. Videsi pet*
tanto comparire aueito trattato delle particelle col semplice titolo dì Osserva*
Xiomi t t con la falsa data dell'anno éf9- ma l' impostura ae fu svelata dal
Giornalista d'Italia Tom- I. pag, 171. Questo pertanto può aggiugnersi alle tan-
te fraudi degli stampatori » ci\e Monsignore ha scoperte, e a quelle ancora che
da me opportunamente verranno manifestate . Il Cinùnio vico qualificato da
«ioasig. Mou^ri ( Non alle Leu* di fra Guitone pag. 141. ) con Telogio dì accura-
iìssiaio e savio giammatico, elogio, che bea compete a chi lo riceve e a chi lo
sia maggiormente •
(b) Lopera è in Vili, libri divisa. Il Giambullari, il Gelli. Carlo Lers^oni , e i
fratelli Cosimo e Giorgio Barioli» g^ scritti de' quali intorno alla liogua
toscana sono da moasignor Fomauini in questo capo rammemorati « hau dato
gtaa nome e splendore a<la nostra accademia fiorcucioa Ano nel suo nasci men-
ao» esseadosi adoperati bravamente a ridurre a perfezione essa lingua co' loro iu-
ftgnaoiienti ad esemp>. Di ciò non possono essere a misora deloMxito commea^
4aci: ma ^oaoto eglino sono da studiarsi e da imitarsi nella scelta e proprietà delle
^oci tanto sono da afuggirsi nell'uso della ortografia e delia grammatica : del qaal
patere trovo estere stati , ( omettendo il Beitussi) i due celebri fratelli Salvini che
!q«antiloqiie fiorentini e accademici ne han giudicato senza passiooc ; e da uno di
M»ii( Sal9Ìit9 Saiviai)$t! ne reca in questo proposito la ragioae; ( Fasti Coas-j*
Uri pag. 70.) ed è che „ i Toscani fondati nel beneficio del Cielo , chi- do-
mò loao il. pie gentil parlare d'Italia, traKurano i loro stassi beni aoa c^
'Sosceodo perfettameore l' esatta correzione • e non curandosi dì agg^nere alla
flertiUtà dai lor terreno la ncceuaria coltura e a' loro componimcati l'ultimo pa-
Kmento», • 11 Las€a{Rime parte IL pag. 115. > oeUa XII. delle sue XVIII. Staa-
^ae dirette a* Riformatoli della lingua toscaaa» cosi seat^ùò gcatilmante su que-
sto ptoposito.
a?
rOrigiodi della lingua Fiotentina^ altrimenti U6W-
lo. In Firenze pressa il Torrenti no. f^S^^. in &. aÙMif*^
bar Pàpera del Cinonio, e pubblicarla per sua (a"*^.!! Dati di ciò risentita,
scrisse ai a6. di Gennajo i665. una lettera aliMnsigne amico suo Ottavia
FalcoHierì .^ Per altro tutta l'opera col riscontro de' passi dovrebbe ripu-
lirai e ampliarsi da mano p<»rita con più sorte di caratteri ia sesto e {^lj
ma più propria, e con indici copiosi.
' (i) L'edisione i. di questo >ibro col titolo di Cello fu fatta in Fìrente
dal Dóni nel 1546. in 4* (^'^)- H Giambullari per lingua/iore/i/ina intese
Vetrusca antica e già spenta, dalt^iqualeedalla ebraica, o ammeas'in*
gegnò di trarre il moderno dialetto della sua patria : nel che fu deriso da'
suoi coDcittadiai, e non solo da Alfpnso de" Pazzi ne' sonetti, ma dal
Varchi neìVEfcqlano. Giorgio Ickesio nella prefazione al Tesoro delle lin-
gue settentrJonali pag. iv. loda il GianAultari per avere intitolato il suo
libro ( pag; ai 3. a 14. aa3. ) dal Gello, da cui fu ajutato a farlo; ma poi
lo riprende pag. :txjv« per aver tratte daìVeòreo molte voci italiane, la
quali sono d'origine gotica o teotisca (e*). Io resto molto sorpreso in
M La iingjua noura i ben da forestieri » A noi par di saperla , e Toleotieri
n Scritu ataai pfà corretta e regolata , ,» A noi stessi crediam; ma chi beagasta»
9, Perckè dagli Scrittor pari e siaceri ,» Vedrà eli scritti nostri qnasi tatti
,, L*fcanno leggendo e studiando imparata. ,. D'errori e discordanze ^eni e brdtti
^ {a^) Il Dati scii^ndó al Mend'gio iosin nell'anno téf^. promette dimandar*
gli qnella p«*ima patte , sabito cbe fesse sumpata : e da altra sua lettera al aie^
desimo, scritta nel x66i.si ba che in Firenze se n'era incominciata la stampa* Il
i?4/4r a dir ve^o» noa era iioa^ da appropriarsi quello» che non era suo. Qua-
lunque fosse il moti? o » per cui fosse lotcrpaessa la ediajoae fiorentina,, il fatui
si ^.^hc il Pah aopeaa ne fu fìcbiesto dal eaValiere Alessandra M alitate Aid '^k
nome deiràccademia de' Filergln di Forlì saa patria , cui non piaceva , che f o-
pcxa fosse ia altro luogo stampata « cortesemente il compiacque e fecegli tenere
ioriginalé , nella cui impressione si leggano dopo il trattato del Cinoitia alcune
annotazioai dello, .stesso c^^ììliet JfaUraccani.
(b*) Era qui Accessario o almeno coafcniente 1' avvertire, ehe l'edizione I. (*) del
Qeito , fatt« dal Djfai è mancante di molte cose , che poi vi fiiroao aggiunte in
q^iella; i^l Torre^iiiiQ i di .ch^ fa ^de il Ciamhullari medesimo nella sua dedica-
zione al duca d<fsimo suo signore. Le périone introdottevi a ragipnamentò ,tfòtad
^ C^^i^ Capt^ Xl<«;^P'li tC^. uà. forestiere per nome Ctt/^ia. ■'
.^ (c^)^.. L'opinione, ipl GìambuUariyQht non già tutu la lingua toscana, ma ako^
ne voci di essa derivino dall' etrusca antica, noti 'è tanto straiha e rìdièàta'»
quanto a.Monaignore ella sembra e quale la giudicarono il Varchi tùSX* ÉrcoUnò
e Alfonso Pavj^i ne' sonetti » cui in compagnia si può mettere il Lasca . Le
belle . scoperte tatte ultimamente da molti valenti letterati sopra le tgroìe, Enguèr-
bine r e sopra t^i mo^omitntj etruschi giustificano io parte il sentimento dd
Giamhulìari.» Prcsentcsf^^te sei ne pu^ faùonarelpiù fondatamente^ di primaj; éi^
aea4osì messo quasi «n j^ieoi tforrip iSd^P^'? . f <^^*^P f pol^.'^^ó'ì P^^Vi^<^^H:
tespicgSfe coa.e^jp'^.fpci eie toc rai|ici; supplirne ;'^e quali/ J)cncnf 'àliw^f
' (*}B né» tari •«oWveùi»ttle l'^g^s'^n^^è che A H prinui sì hi Sevobdk «diSfi^M dSld&flUe
è4:it«Si;f(aiU CruMUi. : l'i.; ' ;'^ ■- !
» • «
a8
Carlo Lenzoni in difesa della lingua Fiorentina, e di
Dante con le regole di far bella e numerosa la prosa»
In Firenze presso il Torrentino i557 in ^, (i) (a). L, io.
Elementi del parlar Toscano di Ciorgio Bartoli. In
Firenze presso i Giunti i584< inJ^.{p). 6.
Ragionamento sopra alcune osservazioni della lingua
volgate, di Lazaro Fenucci da Sassuolo. In Bologna per
Anselmo Giaccarello i55i. in 8. /^). 4*
Regole della Toscana favella ai Vincenzio Menni. In
Perugia per Andrea Bresciano i568. in 8. 3.
Regole, osservanze e avvertimenti sopra lo scrivere
correttamente la lingua Toscana in prosa e in versi (di
Paol o del Rosso ) InNapoU per Matteo Canee 1 545 inJ^. 4*
Il Tesoro della volgar lingua di Regiiialdo Acceto
deirordine de' Predicatori. In Napoli per Giuseppe Cac^
chj iS^a^in 4. (3) (e). a.
leggere le seguènti parole negli atti di Lipsia del ìjSt. pag. a8i. Ongi^'
num Italicae linguae hodiemae conditor GiambuìUmus •',',.
(l)Popo morto WLewsoni, prese il Giambullari Tassunto di dar fuora il
libro; ma poi morto ancor lui, Cosimo Battoli^ uno degrinterlocutori^ il
fece stampare con Torazioue in fine, da sé recitata nell'accademia fioren-
tina in morte del Giambullari.
(1) Libro pubblicato da Cosimo fratello dell'autore, e mentovato da
Scipion Barbagli nel Turammo pag. 109. Y
•y {^). Quantunque il libro porti il titolo di Trattato I. nonae n'è veduto
- 1 • >*
vengano da varie lingae orientali, non pob negarti però chc^ i maggiori tomi non
se ne abbiano dalla greca e dall'antica Italiana o lia latina • nella quale gli teessi
Romani non pochi Tocaboli etruschi adottarono . A! Settentrione concediamo
con Monsignore la gloria di avercene conceduti alquanti come lo stesso obbligo
cénressismo alla Provenza , alla Gallia e alla Spagna «he tutte sono concorse té
arricchire il nostro italico idioma, che però sempre riconasceri per madre la liflu
glia latina , e per sua balia la greca .
^^^) }},^^ffl9'^^» vicn lodato da Antonmarìa Amadi nelle Annota\ìm sopra là
Ciin^ne rnoifaied' Incerto pag. 61. chiamandolo in questb luogo, il QuimilÌMno
itclUtoscéitàféicoltade.
{^l ^gioéamenti , sta nel frontispizio, i quali sono ditisi in due parti. Co*
mi prmcipale interlocutore, vi è introdotta Lodovico Castclveiro ^ cui il Fé*
^ttcci ^dèl la. lode di uomo dottissimo, e di uno di que* rari uomini , che sisero»
vino\ e di moltjo stimato , e molto per le sue molte virtirti per tutto codòscis*
^•.n soletto' dì '«Questi ragionamenti è. preso d^lla' soosi^ione di ere Soiretti ,
fi' incerto, autore ,' se perÀ non sonò dello stesso Fenuca JL'fmpVesa del Giacca.
filli/ s(i{diimoi^;VéeùrÌèo , 'ei i^^ che irdia^ la destra di clava .
mméuii a fati*
questo suo pri«
còmliacte contro deli' Idra. appostoW il motco^ Vìmcomm con wtà gli
(r) Accetto è 1 cognome di questo religioso , il quale dedica. q«
^9
Epistola di &iangiorgio Trìssinp intorno alle lettere,
nuovamente aggiunte alla lingua italiana. In Ficenz4^
presso il Gianicolo i5f^« infogL L, la.
* Il Castellano, Dialogo, nel quale sì tratta della lin-
gua Italiana. In Vicenza per Tolomeo Gianicolo iSag.
infogL la.
* In Ferraraper Domenico Mamarelli 1 583. i/i8. (i), 8.
''!,'*^'ta Gramatichetta. In Venezia^ ( anzi in Vicenza )
presso il Gianicolo iSaq. in 4-(^)* ^*
alcun altro. L'autore pag. 17» rammenta gli scrittori napoletani segna-
lati al suo tempo nello scrìvere in lingua volgare.
(i) La prima edizione di Vicenza è composta delle solite lettere in-
ventate dal Trìssino; ma non questa di Ferraray a cui precede la Fa/|^iirre
eloquenza di Dante. Questa seconda non baia pcefasión^?^ cTi^ si légge jo
quella di Vicenza^ ma riesce più comoda e meno fastidiósa. ,
na COR la ìv.a.iia. .^
{a\ Ho Tsriaco qui l'ordine, eoa cui il Fontanìnì r^Utrai '«luestf. uè ^
del Tris sino » e ne ho messa nel ari ano laogO ViEpistclat che da lai yiicfi
cata nel terzo; conciossiachi ella tu sumpata cinqae «oai pnmà del Cdstil
■10 e unico trattato a mons. Pa^lo Giovio , vefcoTO di NocerM . Tu^^ V operi
dovea contenere CLVIIl. regole grammaticali , ma questa prin^ Parte termi-
na con la XXIII.
opere
cata nel terzo; conciossiachi ella fu sumpau cinqae «oai prima del CdstflUftft,,
e delia Grammatichetia . Senza la coaosceaza della prima edizione dell' Ejnucld
non si paò ben intendere, né quello che si dice dal Gianicolo nella sua prefaaipatt
né come possano essere state divulgate alcune scritture, stampate avanti ii^.ifzy.
nelle quali s' impugna l' introduzione della nuoTC lettere • aggiunte dal Trisfino^^Wk
lingua italiana. L'edizione adunque itM' Ejfistoliis indjritta/aall' autore a .jp^/i^.C/^*
menu VII. fatta nel if 19. non è la prima . li Gidnicolo nella f^refazionc chiarirli cftl^
asserisce ^ esser la sua una ristampa . fatta in qualche particella dallo stessa auto-
re più lucida e più chiara • «, Alcune persone, le quali egli non normina ,. ma\c(ie
da me saranno più ba4so manifestate, aveano combattuto il ritrovamento^, de'
nuovi caraueri . alle quali il Trìssino non si era curato di rispondere;, ma già
per lui aveva risposto Vincenzio Ordiini perugino con un' opera latina ^ pubbli*
caca, Pérasié in ddihus Hitronymi FranciscL CdrtuUrii ,%%%%* . in ^ffL^^ diretfa.a
Témmnso Stverg degli Alfani, t%o compatriota. La priifia ^dizione dtìT.jEpisie^
•opraddecta è la segq«nte ) r . ' e."!.:
. * r • - In MomA per Lodovico degh^ Arrighi Vi^entinf Sefiitcr^ 1^14 iir ^-.{^
KeUp stesso luogo.- e ano :%. il Trisstno lasciò aspiro per ia. prima .incita la -.<S«^-
uisba , e altri suoi opuscoietti ^ impressi con le solite lettere ritrovate dar lui,» 'le
quali » sono state qui io Roma (son sue paiole ) » messe in opera per Li9do^y\co Fc-
centinOt il quale siccome nello scrivere ha superato tutti gl'altri d^U' età nost(i«
cosà avendo nnovameAte 'trotto qqejito beilr{ì^imo modo^dt .fare «00 la stampa
quasi tutto quffUo, che prin^a .C9Q la. pei^^a faceva^, badi belli caratteri ogni
altro, che stSirtipt/iaTana^^V» (a^nd^'ascrive'ji 4p%jH>ca (eliicità delle ,sue- nua^e
lettere, l'esser nella città di.i?^tf ,.e :da coli efceUentCì maestco JLàv^ate. Ig^
randosi pertanto la suddetta edizi.ona^(MBana.d4 (1 «4. « stando sorla aiipposi-
zipne della sola ric^ncina. del ifif.dissi>.49be 4|oQ\fì.potfebbe giugoecf. a^ 'Rapi-
re « cenat avanti j|«ast'a9M ^MStro . insorti gjia^fctiari dd TVi^siist,^'^'^'""*"'
•Si*
w<w^ mm0it f
3c
Risposta dP{ Ly^dòvicò Martelli /airE^istbla* del Ttìs^
sino dellé'iettbre nuov^fnente aggiunte alla lingua foU
gar Fiorentina. In ^. senza luoga^cunnùt, autóre e starna
patere {i)(a). L. 6.
. (i)Non disse il Trìssino di aggi ungerle al la lingua volgar fiorentina^ ma
tft^DSÌ filVIf aliarla*
• * V •
fc U ^jim^inieiita delle nao^e lettere da lai aggiunte all'alfabeto italiaaor» dklle
3UaIi egli dÌTalgò il primo saggio nella Cannone a papa Clemente VII. corì lai
tUstandolo nella Epistola allo stesso papa ìndiricca.
Ma atanti di tirare innanzi la narrazione di si fatte contese, stimo bene il
soggiagnere qualcbe cosa intorno u quel L§dQvicó Vicentino ^ di ci^i adimmo il
Trìssino con tanta stima arer £a?ellato . Questi , che era eccellentissimo ocil»
scrivere . diede anche an bel saggio delU sua aiaestjria nella stampa con que-
sta opetetta .
* La x)periaa di Lodovico Vicentino, da imparare' a ^critere Ietterà caacelle-
resca (e nella faccia dopo il frontispizio): 1/ ìro^^ e regola di se risene hittrs
corsiva, ovvero càncellerescoi HBwvameme eO'ispostà per Lodovico Vicentino scrit-
tore de' Brevi apostolici in Roma per invenzione di Lodovica Vicentino scrìi tare
{ t)t) ) in 4. Affi^iuntoTÌ alerò cratcatelio del modo di temperare la penna, eoa
k Tario sorti dt lettcrt. Il tutto Ai poi ristampato in Venezia per Niccolò d* ArL
stotile detto Zoppino 1^)3. ixi 4.
(tf) in ftflfe 'della ediaione eh' io tebgo , se puro^noa è diversa dalla rìpot^ta
dS sopra; si legge, stampato in Fiere nxa , <( 4 nome dt il' aoiorc sta ia.capo
•ddla*ffispo8ta'cc/a'^ne parole: ni rev. sig. Cardinale de*' Ridelfi Lodowcé dà
tfàren^h Martelli • tlìrctt Tanno dell' impressione parmi di poter dir con certe»-
•ìLt, ebt'elia fa fttca nd 1^14. o al più tardi 'nel ifif poiché il Lièmrnio cita
^Bésta riposta, come già- stampata , per entro il suo Dialogo compaivo la prioia
Vòlta' rtelFeb^ajo dell'anno ifié. Alla suddetta risposta del Martelli , aggiogne-
ih due altre censure pubblicate allora contra ti ritrovamento d^i T^ùiùio , omesse
'éèìr Fotti^niiA . .* ; . '
aoUj» liMoa fioscaaa.
diEkoeanSro in- 4. *•:
compariscaci! nome dell' autore; si sa aiidii
•Weao esser laròro dt Agnolo Firenzuola ^ tra le cui Prose va similmente instfi*
to. Osserrisì, che tanto il Martelli, quanto il Pirenutola bacino in parte alterato
41 'titolo dc^ Epistàloi del T/issino i poiché dotr egÌV*dice*» l^rf#r* aggiunte -iXtt
«agaa -t/ir^W.' l'uno di loro gli fa tfrrf alla lingua /Ppf»/iiia^i. e raftra:aU»v|iii.
gua toscana", del qual^ cangiamento , notato a vizio nel priNl^^a Mbasigi, credo
essere Wata la iaglbAe qtielle parole del «"^Tf^ufìio'! ciie se ^uessa' mlàova^ figure iion
Péseattéi 'ptojfesi.
'olaadd^esst leggere
dimenticare il k>r A^
tlvTo'^arlàrè'r ^
Qii^rgL .
'*iMo W^i'^oW ihi¥l''n«ìse'4lpFeltt»fajO' i fai: t&'^. •> .
3i
Il Polito di ÀdridoO Fr^.nci, ovvero delle lettere,
nuovamente aggiunte. In Vinezia per Niccolò Aristoti^
Ui53i in8. {i) (a), L. 4*
( I ) Il Slargagli nel Turamir^o pag.So. ne fa principale autore Claudio To^
lomeiy al quale il Varchi neWEràolano ( pàg. A02-. «dia. Ili; ) in tutto lo
attribuisce. LVdizioue I. di questo Dialogo del Franci fu fatta' in Roma
per Lodovico Vicentino in 4- seuza anno, che però fa il i53ò. • ^
te trattato, che va annesso alla unpressionc seconda di essa, (kta dal Gianitolo^
e non so per qua! cagioo? tacinto dal Fonianini , ^,
• Dubbj grainnnaticalì di. Af. Glovan Giorgio Trissino. - -'/« VUtn^d per
Tolomeo Gianicolo da Brescia lyt^ ÌQ foglio. •.-.•.
Non intese il Tris sino di rispondere con questi duhbj graminancàU af coloro ,
che 0 da cupidità di gloria o da invidia stimolati , avevano scritto Contro di lai ;
stia solo di mettere in miglior lume.ij suo peqsamento e titrovamento, e di farne co.'
noscer meglio U veiitàed^ll vantaggio, protesciódo, che se eglino aVesIrero'alcon suor
fallo ripreso, se ne sarsbbe volentieri emendato* .Soggiugne, che (la* pei st essendosi
avveduto di cosa. Che per avventura meritava riprensione, le ' a* tri ip questa
parte voluto correggere » mutaado il suo primo parare; ed if>'Chfe\ "tloVe Oellal
prima edizione dtu Epistola are va alsegnato ali* O chiaro ed a'cilì} ì\' carattere
dell' a grande de' greci » dai quali vKn applicato a quello del graVe éà ottuso «
eragli poscia paruto , che fosse più ragionevole il dare 1' ù al Ìììù sTifdcò elemen-
to» e l'altro all'altro. Coteno cambiameatq » €on»j:ché da lui grudicittó coitve»
acToIee giusto, credo» che molto dipoi. noc«9Se a stabilire la's^^ htftrV^ opinion
ro
SOOl
coikieliicile' mi sarebbe il mostrarlo: tanto è vero "che ir mut^ "parere non sem-
pre da buon consiglio procede .
la) La prima ediziqoe di questo Dialogo è intitolata :
T Delle lettere nuovamente aggiunte , libro di 4^na/to Franci da SU/ia , intx*
tolato il Polita t Ia Roma per Lodovico , Ftcè/itino e Lauti^io FèrugiAo In 4. sent'
anno, Monsig pe stabilisce i' ediùoQc nel in®; n>a io la giudico' più tosird
impressa avapti il ifjkS.
* . - • Il Polita Ji Adriano Franci da Siena » delle lettere aooramentt agp
giunte nella Tolgar lingua »^oa somma diligenza corretto e ristampato. In Kt»
n€gia per Niccoli d\AnuptiU detto Zoppino ini* in %, édiaù ÌI.
ilo volato riferjir di noovo il titolo di questa seconda edizioDe , per Vederi c(
poco accuratamente ^descntto nel librò dell' J^^^ii'riirtf . Se'dr quésto'' /)Ì^/^itd,^
{*) lo ho hefto rhe Slroìmmor Gigii «h»mt»no'idritfor« •«*<§• J&U f»^^* sSf àmìU «aa
Opera ÌAtitoUta Regole per la totaama fn^eili^ igipreita in Aom^ pf 1 JL'JM 17»! in S. •
r«t*M giià.rwr», ^a^èqi 4|[»eft^«4«f|iL&a|#iite «ute^e.cUl Polito non U .Ì?<ì4l'wf * V»* «^^''»•-
fio Fra/ict^U c|aaU • bob wlTriisino ftttr(biuAe« aneli* rinvoBsioBO Batt* Zf àVV^'^vMtfre.
Il Cesano, Dialogo di Claudio Tolomei, nel qual si di-
sputa del nome, con cui si dee chiamare la rolgar lin-
gua./n^Regiaj7frCadritf//o6io/ifo i555.in4Y'^/ ^* ^•
iino, pi& iodeiole nell'intenzione, che felice nella eieciizioiM . non i per^ rra-
fcìto affatto inutile in ogni iii> parte, poìcht caio ba dato Uogo all' uio , che
poi ai i introdotto dì legnare 1'; e l'v consonami dìietiameHte dall'i e dall'»
focali , e dì scrìTeic , locu\ioat, ^ch^m, Vtat\ia , e limili, in luogo di lacBiioae
gratta, Veneùa , ec>> Laonde non veggio con qual fbndagiento ne aia itati da
altiì attribuita la gloria a Ntti Dontlaia, atampitor fiorentino che nib qaeira
ortografia nel Ctmenio Tolgaie di Manilio Filino lopra il Convito di Plaitne,
atampaCD da lui nel if44' che fu vent' anni dopo la ptinia impreiiione àtl\' Epi.
naia del Trutiao , e quindici dopo la Mconda; e bencbi lo Retfo Donelaia
coafeiai nella tna prefazione di non cMctti ditcoitato motto dai trovati del Trìstiiio,
non però nominato eaprcHamente da lui; non veggio , come da altri tiiii votu-
u> defraudarne il vero e primo ritrovatore, nel quale terminò per altro la intro-
outione dell' «e dcll'c de' greci , lettere atraniere all'alfabeto Tohnre . Ma co-
me qaeatc due lettere hanno due suoni aeniìbilmencc diverti neUa pronancia
dall' e , e dall' o chiusi e aerrati , cosi fecero pensare a Giovanni Anirta Olito
da' Fabriano, che fotte neceiiario dar qualche distinzione nella acrittora % tal
dìveriità di moni: e però nel primo de' suoi Dialoghi ( ia Camtrino ptr Anton.
Giojoso I (64. ia 4- P'g- !'• ) propose un tuo «pedienfe . come infficiente al bi-
logao , ciò^ far majuscole le dette due lettere, quando larghe esser vogliono,
come uòmo pOrto farEHe ec. e quando stcettd, farle minori, come pomo, mol-
to ingegna, ec. Al defunto ab. Sahini parve più igevole all'uso, e meno
Itranio all'ccchio il legnare on accento circonSeiso sopra quelle sillabe, che «■
Tevano le vocali ì ed 0 aperte, seoaa aggiugnerc un nuovo carattere al nostro
alfabeto-, il che vedesi felicefflente da lui praticato nel volgarizzamento in ver-
si sciolti de' Potmi greci di Oppiano ( Fir per li Tartiià e Frairchi nit. in S.)
Comechi poco fortunato sia stato il aucceaso delle nuove lettere agginnte dal
Trillino aOa volgir lingua > akani CoKaoi nonpertanto dienc hanno invidiato
e contraiutq l'onore déll*invenùone , ptetcndendo (*il Tranci nel Folito) che
dodici e pili anni avanti la pnbblicatiose della ina Epi itela , fbne stato dispti«
tato in Siena, con rìnterveoto del Ceiaijo .del Sodino, del Tolomei e di altri,
incorno alla necessiti di ampliare il nostro alfabeto; ma che dopoavcrne tenn-
ti più fiate vatj risanamenti, l'accademia . perchè più savia , che ardita, giudicò
finalmente, che la coU font senza biiogno, e però non ne ffce altro: al qual
Sindici? dicasi , che ancor (i atterieve^ ja^ giovani fiorentini , ( il Firin\aii(a
iicéattam. delle /f(r«rf ) i quali tentarono la medesima impresa, ma più pere,
aercitate ì loro indegni, che per metterla in opera, ne parlarono . Mi qui si (èr-
ma ràacosa dèi fiorentino scrittore, ma ai avanza k dire ;- senz'aura prova ,; che
tali ragionamenti il Triiuno nascostamente leotends, poscia cume suo proprio
frovato , sema far di loto alcuna menziona, gli ave! mesai in tace .. si echi , se
pare niivià p ria ci foste, qaeici non ti dovea dare a Ini, ma «U'
Mcaitmlif m 'ani fiorentini, ai qaali egli cerco a* ea d'involarla:
accusai pare itente , e di niente maggior polso di'quéRa , con cui
■Icnpi.sì fon oscdrare II credito di ttn tane' nonio, che nulla ■>-
Tea T^i sogno' I nascostamente dalle altrui nati ,' col contendÀglt K
aento"aell''a lice rìtrovimenta , cioò di qoello del Terao- sciolti»,
«he celi primo in lunghi poemi introdosK; che che del Smrdi, del Ruttllai,
e Ae\f AÌamatini ne (ia stato dettolo coatrarìo.
'(<■) Q,qcit4 djipjiu intorno ti aoinc , c<m ori ckiastr ai dcbW la volgat linga«
33
Dialogo della volgar lingua di Giovanni Pierio Vale-
rìano Bellunese, non prima uscito in luce. In Venezia
per Giambatista Ciotti 1620. in ^.(i)(a). L. 6.
(i) Panfilo Persico il diede alle stampe , avutolo dal vescovo di Bol-
lare che il ii4 fatte telibre , ii€e Giuseppe Matatesta nel didloeo delle Dijcse
ielV Ariosto pag. f ). » più tosto dalla curiosità e dall'ozio di molti scrittori che
4alla saa propria importanza. » Se insino dalla saa prima origine ella fu appellata
volgare e se volgare la denominarono Dante » il Bembo , lo stesso Tolomei il
Castelvetro, il Citoliai, il Pierio e molti altri anche nel frontispizio delle opere
loro so questo proposito scritte, qual necessità procurarle un'altra denominaTÌo.
Bc che sol da pochi è accettata e dai più rigettata e volerla tor giù d^il suo au^
tico possesso per darle una cittadinanza fiorentina o sanese o toscana o anche
italiana! Volgare da principio ella appellavasi e volgar si continui a chiamarla :
che così sarà posto fine ai contrasti , non ancora affatto spenti e sopra cosa fi-
nalmente che a nulla monta , poco importando il sapere come ella abbia a chia*
marsi , purché si giunga ad intendere . "^ome bene a scriversi e a usarsi . Ma ve*
ncndo al dialogo del ToJ e/nei , il Cesano, da cui esso prende il suo titolo, fu Ga»
h rielle Cesano . dottor di leggi , uomo di lettere , ma più di maneggio e di cor-
te che » faceva professione di conoscere ognuao , e di sapere tutte le cose , e
«quello che e più, trovava chi gliele credeva : » che tale è '1 ritratto, col quale il
Varchi ce lo dipigne { Istor, Fior lib. XII. pag. 488,) Stette gran tempo al ser-
vigio del cardinale Ippolito de' Medici in ouaiità di segretario e a tutta sua poi-
sa ne sostenne le pretensioni ( Lett di diversi raccolte da Curzio Navo pag* 5^* )
contra il duca Alessandro , che poi se ne vendicò con una solenne burla, riferi-
ta dal Varchi (Istor, Fior, lib. XV. pag 609 J Ebbe un canonicato del duomo di
Pisa sua patria, e fu poi confessore di Caterina de' Medici regina di Francia, il
cui favore gli ottenne il Vescovado di Snlu^T^jo , dove ,morl l'anno 1^68. il di
%y» di Luglio in età d' anni 78. mesi 6. e giorni ti. come si ha dall' epitafio
postegli dietro ali* aitar maggiore di quella cattedrale , al dire di Francesco-Ago^'
Mtino 4eUa Chiesa nella storia de' vescovi di Saluto pag. jo. aggiunta alla vita
di quel S. Prelato Gtuvenale di Ancina . Il Giolito dedicò il suddetto dialogo al
medesimo Tolomei, che n'era l'aurore. Quivi si riportano le opinioni del Bemm
ào, del Tri s sino , del Castiglione, di Alessandro de' Pa^^i e per ultimo del Ce*
sano . Da Girolamo Gigli nel Diario sanese ( Parte /. pag- 1)9. ) si asserisce
che appresso il conte /Niccolò Piccolomini serbavuì manoscritta una grammatica
volgare del Tolomei ; de! cui Cesano fa un severo esame il Mu\io in una lette.
ra ( BattagL pag. 7 ) a Renato Trivuli^io, ove altra pur se ne legge ( /v/ pag. i.)
«1 Cesano e al Cavalcanti , nella quale con molta forza ei ribatte il parer del Ce-
sano, che fosse usai migliore e più vago lo stile del Machiavelli, che quello
del Boccaccio • e che il Boccaccio in maggior conto tenesse lo stile usato nel suo
Fìlocopo di quello , con cui scrisse il Decamerone .
(4) In questo non meno raro che curioso e dilettevole dialogo , il Valeriano ,
accordandosi col sentimento del Trissino dice ( pag. 17. ) che la nostra lingua è
-di genitura latina e di educazione greca i e altrove ( pag. 30.) per bocca del 7b-
lomei asserisce, che gli antichi grammatici dicevano ,. che Ennio, Lucilie, Pa^
n cuvio ed altri poeti di quel tempo proferivano le parole che terminano in buse
«» in mas senza la lettera finale del sibilo con pronuncia toscana : il che si vede ia
„ tanti lor versi . benché l'ignoranza de' nostri grammatici ve l'aggiunga . E pe-
«> rò dice Capro , che i Toscani appena avevano la s per lettera e la passivano
„ senza suono come il oìù fanno i francesi t' tempi nostri • Onde i Romani che
•t
»
w
34
Il Turamiuo ( Dialogo ) del parlare e dello scriver
Saiiese del Gavalier Scipioue Barbagli. In Siena per
Matteo Fiorimi i6o5ì. in 4- {b). L. io.
lìinoLuigiLolIino{a*),SL cui dobbiamo alcuni altri scritti latini di Pieno.
Nel Dialogo s'introducono principalmente a parlare Antonio Maro$tì^
^ da' Toscani sveTatio imparato, ipolte parole b^no declinato al »inodp |ocq ia
„ moici nomi della teraa declinazione , rifiutando la s ^nale nel caso geaicii:o
„ Bellum Peni maccdoouum, dice Sallustio, Persis Arconidi filiam , noa Arco^f*
dis 9 dice Terenzio', in Timarchiii potestaie , noa Tim^rchidis ^ dice CiceiQmt ^m
pure nel dativo disse, neque in prèsemi Timarchidi qttid resppndcre habuiii el
medesimo ómctfiiius Verri , non Verris , Carisio grammatico antico, liferiice
di aver osservato appresso Plinio nel libro eh** egli scrisse, de sermone dnhia^
Herculi invece di Herculis. Sicché vedete , conti nu<i il F^ileriano , la lingua tp»
scana essere stata molto innanzi (a latina, ed aveisi conservato langamente d^
pò» anzi essfre stata usata per eleganza ^ per bellezza; e cbc crescendo aempcc
„ di culto e d'orAament# , è venuta a tale, che orji trae a «è più che mai non
M solo i vicini , ma tutta Jtalia ad imitarla,,. Sin qui il Vnleriano ^ col cai piu
rere stanno ancora i sentimenti dì Lionardo Aretino ^ di Celso Cittédinif e dà
molti altri , contrar) affatto a quei tanto che il Foninnini pretende di sostenere
nel libro I. di coteiìta eloquenza a favore de' popoli settentrionali i quali amplif-
roae bensì di alquante voci la ooistra lingua, ma non mai le diedero l'estere, %&
la forma. Ma di quanti scrissero centra tale opinione, ni|ino eoa più di nerbo e
di forza ha trattato questo argomento, quanto il aig. marchese Scipione Majfii
nel volume 1. deiia fua Verona illMstrata •
(ai*) li vescovo Luigi di Paolo LolUnp pa(risio ireneaiano della colonia cret^ns^
morto ia Belluno nel Marzo dell'anno i4zf. fece il tuo rcstjimenfo ai f . di N^.
Tcmbre del X614. e con esso legò alla biblioteca vaticana tptti i suoi codici gif*
ci e Ialini : di che il giorno dopo la morte di lui diede parte s^ seuaco venczia«
no Giovanni 4a Pome , jillpra podestà e capitano di ,%9cliji cit^. U #eaa|o eoa
a^a ducale ai 19- dello stesso mese ^ommisegU • cbc dovesse allpi so^firtseoaa £»•
ae stender an esatto inventario da persona aiocera e iaceadcntc e di mandar *aia*
bito quello • e questi a Venexia , fjk>nde poi faronp fedelmeme ^tti ^raapoitare a
Mùmn in esecuzione del testamento, ia cui copia mi f|i foiD|ioìc|Ka dal padue
maestro Giuseppe Bergantini , erudito religioso e teologo deil'ordiae de* padri 4c*
Servi , e or^ lor meritissimo provinciale •
(jt) 11 Bargagli indirizza ad Adriano Politi questo ano diiil9g9 phc ì Sanasi di-
cono ^iif/<r^o come ì Fiorentini in luogo di prolpgp , talvolta scrivono ^«/«^ •
Dal cog Ironie d Virginio Turami^i , introdottovi a raginaart eoo Curilo ViganU
e con Jaeopo Qyidmi^ i denqmiiiato 4 T^r^minp > dcUa qual opera • che non va
per le mani di mniti, giudeo non es>«r instile il dir q«| qfi^bc cosa. Nel
tempri in cui più ^a^dimente si dispn^va del pome, (Oe dov^ darai aL
la volpar lingua, aicnni de* nostri accademici Jnirpnatà vepoeio io opioioac di
chiamarla sanese-, onde oltre a} fiirgaglit che qui ai sforaa di aoatenetlo , Celso
Cittadini nel titolo del suo Tr^unto dell^ vera fingine della vMgéf iingus, ai di-
chiarò di scriverlo in lingua santse ^ 9 Belisario B»lgirini nella riapoate d<ftSe a
Girolamo Xopp$($ e nellf Annai^%io9$i alla Difesa del Mintomi le aaacrè acrkct
ficU' idioma ^^s€anm di Sienn ma la loro opinione non okI dagli atrtfci eonfiqi
della lor patria e '1 loro particolare dialetto uot^ ai acese foora deg ì acricii loro^
e di p chi altri che in Stenu fi compiacquero di scgaitarlo , poco bene cadendo
sonato altrove all'orecchio quei sentini iut^UBpus^ dénqné, fp^s » aiopmréit ^
ésmattè , Ussdte e aimih s^M^mm.
35
ca, il Coloecìy il Tolomei^ il TrissitìOj il TebaldeOj Alessandro éUfPozzij
e il cardinal Giulio de' Medici^ che fa papa Clemente vii.
Venendo il Bargagii a ht menzione della tanto contrastata opera di Dant€ ,
di vulgdfv tloquenùa , di cui era già stato pubblicato il tette latino dal Cor^iurZ/i ,
la riconosce per fattura legittima di Dante , senza però attribuirgliene il volga-
rixaameoto » il quale « che che il Fomanini ne, dica > non ha il minimo carattere
di probabilità per esser creduto lavoro della medesima roano. Tale fa il sentimen*
to universale alla comparsa del testo latino, per cui si pose silenzio fino d'allora
a quasi tutti i litigi per ''addietro insorti su questo proposito: laonde non era necessario;
che modernamente tanti siòrzi impiegasse e tanca parte riempiesse dd secondo suo
libro per provare la legittimità di quell'opera il per altro erudito suo apologista.
Riconosce in oltre il Bargafli una manifesta contradizione in que' due luoghi»
ove Dante espone la sua credenza intorno alla primitiva lingua di Adamo » la
quale esso Dante nella sua opera maggiore vuol farci cf edere , che foise tutta'
spenta avanti la confbsione delle lingue e avanti la distruzione della torre di
Ntmhrottei la dove nell'altra sua opera de vulgari «/oftf^firitf asserisce , che quella
primitiva lingua parlarono Adamo e i suoi discendenti sino alla edificazione della
torre di Babele la quale s'interprttSL ia torre della confusloneAÌ nostro Monsignore
{Eloqu.ltal. lib. IL cap. XXIV. ) ha preteso di gittarci della polvere nejgli occhi
e di darci a vedere lucciole per lanterne , quando si è tanto faticato e beccato il
cervello per salvar Dante da una cosi patente e chiara contradizione «-stirandone
il concetto, e'I testo in* una maniera che non so . se a fastidio o a compassione'
più muova. L'unica difesa che può farsi a Dante ^ si è, che egli, uomo grande^
benal , ma però uomo, potè prendere sbaglio ed errore nella sua Commedia e'
che poi ravvedutosene » siasi volato correggere e ritrattare nell* altra sua
opera, scrìtta nell' età più matura, cioè in quella de vulgari eloqueniia. £
però molto bene lasciò qui detto il Bargagii su tal proposito (pagina ly. )*
» E chi sa , se i cieli gli avessero alangato lo spazio dèlia vita , egli avria
forse emendato quel suo detto nelle Rime ; si che si fosse molto ben concordiì-
to con qu<iSto nelle Prose, v Ma è egTi cosasi strana e sì rara che uno stesso aa-
tore corregga e ritratti in un* opera ciò che poco avvertitamente gli è sfuggito
di penna in un'altra? Per tralasciare gl'infiniti esempi che in simil caso qui aik-
§ar si potrebbono, altri non ne addurrò, se non i vostri o Monsig. arcivescovo
i Andra: che a voi pure è forza che questa volta il mio ragionare si rivolga, pòi*
che fi a voi tanta difficoltà il riconoscere in Dante una debolezza umana , a
tanti altri grand'uomini assai comune. Nel vostro Aminta difeso ( pag^ lé^*
deir ediz. romana) «voi asseriste, che l'autore del poema del Quadriregio sia sta-
to Niccolò Malpighi bolognese ; ,e poi avvedutovi dello 'sbaglio lo assegnante nel*
la ^o%itz' Eloquenza ( pag.. 70. e 579. ) a Federigo Fre\ii vescovo à\ Foligno ^ suo
vero astore. ìit\V Aminta altresì ( -pag i6f.jvi avanzaste francamente a dire,
che' il volgarizzamento della guerra- ai Troja di Guido dalle Colonne Messinése
era lavoro del medesimo Guido ^ il quafe latinamente assai prima avea dettata
quell'opera; e ^\ tktW Eloquenza (pag- 6^9 y non vi fate scrupolo di attribuirla
a un Cefi fiorentino, ovvero ad un Ventura %iììt%t. Nella prima edizione della '
vostra Eloquenza rp^j^* ^9') ▼i cascò dalla penna che la Tehaide di Stadio * tn-^
dotta da Giacinto Nini, fosse in ottava rima, e poi nella moderna inii pressióne**
(pag. 40Z. ) l'altrui amichevole avvito vi fé cangiar dì parere e dirla» com'è di
fait<», tradotta in verso sciolto;. Lo ttesao amico vi avverti dell'errore da voi
commesso intorno ai Setm&nì di S.Efrem Sifo, del cui volgarizzamento nella prima è^
dizìone/pag. 141. ) faceste autore AmhrogVò' camaldolese : ma poi meglio inuftoinató,*
vi correggeste ^ pag» 141. ). restituendone la storia al vero suo traduttore , £oi«vcc#
degli Oranuovi camaldolese , e lasciando air abate Ambrogio quella di averlt craala*^
36
L' Ercolano, Dialogo di Benedetto Varchi^ nel quai
si ragiona delle lingue, e in particolare della Toscana e
della Fiorentina. In Firenze presso i Tartini e Franchi
1730. in 4. edizione iii, (1) (a){^). L. 16.
(i)Noidobbiainoqnestanuoyaeripnlita edizione airindustriadel nostro
chiarissimo Sig. abate Giovanni Bottari^ il quale, oltre alla prefazione » e
alle sue note qua e là sparse opportunamente, vi ha aggiunto un breve
latati di greco in lati ao. Ma io quest'opera medesiaia òtìV Eloquen^s ^ secondo
la nuova impreifione , da roi riconosciuta sola per vostra , quante non sono le
cose avanzate in un luogo in una maniera e poi ridette in un'altra a voi stesso
contradicendo? Basterà qui l'accennarae due o tre soli esempj che poi a liiogo
opportuno saranno posti ad esame per vedere in qual d'essi vi appongbiare
al vero e in quale anche al falso . Ora ne date Matteo Villani per figliuolo
di Giovanni ( pag. ^4. ) ; ora per fratello ( pag. 6oo. ) • Ora volete , che
Girolamo Mu\io sia nato nel 1497. f pag* i^S.^-.ora ne fissate la nascita nel 149 f*
fpag. ^91. ) Ma intorno a moosig. Daniello Barbara , quali contradizioni non si
leggono nella vostra tanto sudata Eloquenza 1 In un luogo voi dite (pag. Jt9« )
che egli nacque nel ifi4* ossia nei 1)15. secondo lo stiie veneziano, e che mo-
ri d'anni jy. nel 1^69. Altrove poi (pag. ^$%. ) vi è paruto miglior consiglio
lo stabilire il nascimento nel xyi; dell'era volgare, e riferirne la morte tiranno
1574. in età d'anni 61. Ma quale di queste date i la vera? Nessuna; e lo mo*
strerò a tempo e luogo. Tralascio di mentovare il vecchio Alio da voi prima-
mente creduto ( pag. 50). ) da Bastano nel Tri vi giano e poi conosciuto ( ps^
485. e <9^0 ^'^^' 1^^ ^^ Bassiano presso a Semoneta nel Lazio: e questo basti
per ora sa tal proposito.
(a) Siccome il presente dialogo, detto V E nolano dal cognome di Cesare Er*
colano con cui Lelio Borni riferisce a don Vincenzio Borghini , che il Varchi
tenuto, lo avesse, e ciò fu nella sua villetta della Tepaja^ donatagli dal duca Co»
Simo i non usci alle stampe, se non dopo la -morte del Caro e oel Varchi ; cosi
la Correzione e la Varchina con le quali scritture impugnarono lo stesso Dialogo
il Castelvetro ed il Mu\io non furono pubblicate, se non dopo la loro morte*
Lorenzo Len\i vescovo di Ferm§ e don Silvano Ra^i , monaco camaldolese , e»
secutori testamentar) del Varchi , fecero stampare nel i ^70. l' Ercolano , ricor-
retto da lui medesimo avanti U sua morte. In esso, fra le altre cose ( pag 5S1.
e segg. dell' ediz 17)0.) egli nomina alcuni insigni letterati italiani «che aveano
preso a far guerra alla nostra e lor lingua, la quale con i' esempio del Bembo a*
vea cominciato a salire in tal credito , che £iceva ombra ai professori delta la-
tina • Alla testa' di questo battaglione mette li Varchi il celebre Romolo Amasia-
e gli dà per compagni Pietro da Barga , Celio Calcagnino , Francesco Florido,
Bartolommeo Ricci e Giambatista Gainio . Il nostro Monsignore ( Eloqu. lib. II»
pag, 191* ) fa entrar nella stessa schiera Lacero Baonamico^ Q. Mario Corrado ,
Rafael Cillenio e Gabriel Barrio . Ma non so come a lui , ohe era così attento
a mettere io campo i suoi dotti friulani, sia qui sfuggito di vista Girolamo Rora»
(*)l Signori TOcaboUrìati «il«aoUpriia& edici ose difetto libro fatta nel i570ÌiiFlreR-
se per Filippo Giunti e Frettili ia 4. aos meno obe qaetta del 1780. alle ^ali dal Bra-
vetti agfinneù la ristampa cbe ael 1744. mo £ece il Cornino di Pmdooa ia dae volami ijv
8. la qaalo oiceti dal medesimo essere migliore delle precedenti ediaioni, e veramente ao^
euratissima^ e ia cai all'A'rco/aao è stato aaita la Correzione d'alcune cose nel diala^
?'o delle linguìs di Benedetto Varchi per Lodovico Casteieetrm, e laVarchint^ di Giro^*^
amo Muaio. 1 •
5?
Dialogo anonimo sopra il nome della lingua volgare {a^)* Le due prime e-
dizioni AeWErcolano uscirono a un tratto amendue appresso alla morte
del Varchi per opera di Filippo Giunta in Firenze e in Venezia nell'anno
1570. in 4* Già è noto, che il Varchi dettò quest'opera in occasione de*
contrasti fra il Caro e il CastelvetrOy il quale avendo scritta la Correzione
di questo Dialogo^ Giammaria suo degno fratello, con lui rifuggito fra gli
rio ds Pordenone coetaneo àtW Amasio e già scolare in 5^^/^ di Francesco A*
Udniro dalla Motta e poscia in Udine di Marcantonio SabelUco ; il qual Rorario
nel libro IL del suo curioso trattato ( pag. 114. & seq. Helmstad* 1718. in 8.)
Qttod animalia bruta sape ratione utantur melius homine , pubblicato la prima volta
dai N audio ^ settant'anni dopo la morte dell'autore, e ristampato con le annota-
zioni di Giorgio Arrigo Riborio , declamò acremente coatra la volgar lingua e i
suoi partegiani. Anche il conte Lodovico Nogarola biasima l'uso delia nostra
favella nella lettera scritta al' Fumano intorno agriliusrri italiani, che scrissero
ia greco • N^ dovea tacersi Carlo Sigonìo che nella sua quinta Orazione recitata
ia Vene\ia de latina lingua usu retine ndo » biasima L'uso della volgar lìngua in-
valso in Italia ove dice che latino sermoni vulgarts hic noster successlt , qui cor-
raptus pronunci atione , atqae admis$is fonasse aliquot etiam barbarorum vocibus,
totus primum , aut magna ex parte latinus fuit ; e ha ragione di dir cosi , accre-
sciuto essendo H nostro parlare da qualche vocabolo straniero , ma non mai nato
da barbari* Non era finalmente da lasciarsi indietro Anastasio Germonio de' mar»
chesi di Ceva e arcivescovo di Tarantasia , le cai Pomeridiana quastionej ( Au*
gusta Taurinor. 1580. in 4. ) d'altro quasi non trattano ^ se non in esaltazione
della lingua latina e in abbassamento delia toscana. Merita esser ricordato sopra
questo argomento anche il gentil capitolo di Ercole Bentivoglio posto fra le sue
Rime piacevoli t stampate più volte dal Giolito e composto da lui per ischerzo ,
mentre per altro le sue cose volgari gli hanno stabilita fra gritaliani la riputazio-
ne d*uno de' più eccellenti scrittori •
(tf*) Il sig* abate , ora monsignore Giovanni Bottarì , ottica giustamente le lòdi
che qui gU vengono date da monsignor Fentauini , solito per aluo andar assai
ritenuto e guardingo in commendare 1 letterati viventi e in dare il suo voto alle
jnoderne ristampe sopra le vecchie edizioni : ma siccome il detto sig. Abate toc-
cò nella sua prefazione una corda che molto gustava all'orecchio del Fontanini
con aver favorita la causa del Caro centra il Castelvetro , cosi non è da stupire
che r amico suo siasi questa volta sviato dal suo consueto sentire , e abbia tatti
encomi di questa ristampa che anche senza di questo li meritava • Pricpa di pas-
sar oltre, mi si permetta di scoprire un picciolo sbaglio corso ia una delle nota
suddeue sopra quel luogo deWErcolano che si legge a carte Z97. Il Castelvctro
( nella sua risposta ) al Caro a e. f^ di quella in 4. che si stampò prima , e 148.
di quella in 8. che si stampò ultimamente (i) confessa ec. La nota è questa (i)
In Parma appresso Seth Viotte nel ifyz. ma come mai potea citarsi dal Varchi
morto nel if6y. in una sua opera postuma impressa ia prima, volta in Firenze .
nel xf7o< una edizione della risposta del Cauelvetro fatta nel 1571? La ristam-
pa in 8. di tal risposta, alla quale come fatta ultimamente» cioè dopo la prima
edizione ia 4. teneva il Varchi la mira, altra non fu certamente, se non quella
di Venezia per Andrea Arrivatene nel ij6o. in 8.
Quel valeutuomo fioreatiao , il quale ha preposta la vita di Luigi Pulci alt*
ultima impressione che col no iie di Firenze si fece in Napoli nel 173 1* in 4.
del Morgante di esso Pulci 9 venendo a far menzione del sopraddetto Dialogo
anonimo, lo attribuisce a Niccolò Machiavelli; di che nondimeno mi dà ^uaU
che moti^ro di dubitare il vedere, che ia esso (pag. 4|^*) si ragjaaa del bbro
^^^nruTyirr " ... - - ...p...^-^^ ,1^
3»
Correzione di alcune cose delle lìngue dì Benedetto Var*
chi, e una Giunta al primo libro delle Prose di Pietro Bem-
bo, dove si ragiona della vulgar lingua, fatte per Lodo-
vico Castelvetro. In Basilea iSyii. in J^.{i)(a). L. 6v
Fondamenti del parlar Toscano di Rinaldo Corso. Iit
Venezia per Comin da Trino i549 in 8. (e). 4*
Eretici ài Lione, dì Ginevra, di Chiiwenna e di Basilea, co' quali ebbero
entrambi particolar confidenza e genio di conversare^ la fece quivi stam-
pare col titolo come sopra ip*)»
(i) Senza nome di stampatore; e con la solita impresa del Gufo e delF
urna rovesciata con le fave» o palle bianche e nere de' voti giudiciali pex
terra. Per non mancare in questo libro motti ereticali alla maniera Cé»^
stelvetrica (pag. Sy. 147* ) in ludibrio del supremo vicariato di Cristo
nella persona del sommo pontefice ^ e in beffa della confessione auricola-»
re, egli entrò con tutte le altre opere del Caistehetro nelFindice de'libri
dannati 9 solennemente promulgato con le regole del Con^cilio di Trento
dai pontefici Sisto V. e Clemente Vili, dopo il primo di Paolo IV. del
r559. L'accennato secondo motto fu avvertito dal Muzio nelle Battaglie»
I^ ne parlo e ne parlerò di nuovo più avanti per difesa de' sommi ponte*
ficiy calunniati di fresco ( pag. 55. ) per via di figurette e di panegirici in
onore del buon Castelvetro, quasi non giustamente processato e convinta
d^eresie manifeste.
di Ùante di vulgarì eloquentìa , il quale noit essendo noto td aleUno avanti che
il Trissino lo pubblicasse Tolgarizzato.e la prima edinode non essendo coitfparsa;
se non nel 1^19, non poteva esser giunto a notizia • non che sotto rocchio del
Machiavelli ^ che per testimonianza del Varchi ( Ist. Fior, lib. IV". pag- S'^. ) ern
già morto due anni prima, cioè nel is^J* in cai neppure era insorta la strepito*
sa quistione intorno al nome da darsi alla lingua volgare •
(tf) Alcuni esemplari sono Tcram^nte senza nome di stainpatore; mt allatti
sono col nome di' lui , cioè con quello di Pietro Penta ; e uno di questi ri poò
veder fra* miei libri .
(^*) Qùs'ndo Ciaft^ar/tria Castelvetro kcc stzmpzr e la correzione di LoÌ0vìe& stto
fratello, non era rifuggito né in Lione^ né in Ginevra, né in Chiavenna , flè ili
Basilea , ma' in Vienna d* Austria , città cattolica-, e di Vienne la indfrUÒ eoa
sua lettera al duca Alfonso dì Ferrara II. di questo nome, principe rdigioslssi-
mo e della tempre cattolica casa d' Este tanto benemerita dellar Chiesa . Il Cat9
per la cui difesa il ^^rcAr prese a compor V Ercolano, scrisie al Sttviàti t come
già atea scritto anche al Varchi, che rolendosi srampare ft Diatégé era ài opiw
Dione che se ne dovessero levar le superfluità. Intese essere in Firenxe chi pensava
d'impugnare ì\ I>ìalt>g&, e che il Salviati era disposto a prenderne la difesa. Ptri>
ésstfré cne per qneH* oppositore si abbia ad intendere il Muxi9\ autore ddli^ Véif-
china. Non so che altri abbia impugniKo V E Scoiano .
{cy Non wttóhcf dopo fnrona ristampati i fondamenti A*/ C&rn, me primi ve-
iuti córrtHl e àccresdttti , centte» si leg^ liei" frontispizio df dtieitt rfiÓM^ • fat-
ta in Venezia: in i, setit* anno e stampatoit . Dietro al froimiìpiitfo ste* il segaert-
te aVfho.'M Alfa ò9rr«done di «acato libro tfgiA aom si attenga, e tfon' ad altra
ftè Scruta lièilahip^i. l&RùféÙ& C&rh ,. : Qo^ta" ìihpt^ixiM, odkM dé^ Fìmì'
39
* In Roma per Antonio Biado i564* ^^ S* L. 3*
Discorso di Ascanio Persio intorno alla couformìtà
della lingua Italiana con le più nobili antiche lingue, e
principalmente con la Greca, In Venezia per Giamba^
tista Ciotti 1592.. in^ (i)(a). j^.
* In Bologna per Gioi^anni Rossi nelVanno stesso iSQa;
in 8. edizione migliorata. 8.
Lettera di Alessandro Citolini in difesa della lìngua
volgare, e i luoghi del medesimo, con una lettera di Gi*
rolamo Ruscelli al Muzio in difesa dell'uso delle Signo-
rie. In Venezia al segno del Pozzo i55i . i/i 8. (ù,J(d). 3.
(1) Il Bargigli nel Tarantino pag. 65. loda il Persio^ che fa da Mate^
fa: e il loda parimente Andrea Scotto nel lib. v. delle Osservazioni a ca-
ro XXVI 1 1 . e Gaspero Sdoppio nelle Anfotidi pag. a43. e 266. Compose
indice de' poemi di Omero, e ne fu stampata una parte in Bologna da
GiovaarU Rossi nel 1597. in ^- (**)• Antonio Persio, altro uomo dottissimo^
fa fratello di Ascanio ^c*). Io ho voluto dir questo per non veder fatta
menzione alcuna di sì chiari fratelli nelle biblioteche Napoletane del
Toppi e del Nicodemi. *
(a) Costui^ che fu da Saravalle^ diocesi di C^ne^a nello stato di Venezia,
tdtiini , benché degna di esser rammemorata sopra qsaluoqac altra , porta impres*
sa nel titolo l' insegna della Gatta , asaca dal Sessa , e cai quale si Tede nell' e*
dizione del 1549. nscita col nome di Comin d« Trinò \ tua nel rimanente diver»
fa . Qai non ci è l' errata come nell* «'tra , essendone stati emendati gli errori .
Ahrove si averà occasione di dir aaakbe cosa di Rimaldo Corso.
{a) Iaconi parabil tesoro per la lin(^aa comune d' itali a sarebbe stato il Vècaho*
lario italiano, che Ascanio Perfio andava compilando con lodevole industria e fati*
ca ove con ia lettura «e col rincontro de' più accreditati antichi scrittori greci e la*
tini andava notando {pag u. ) le molte conformità del loro idioma con la no-
stra lingua it altana . e dice italiana per non essersi voluto ristringere demo i termini
troppo angusti delLi toscana» In quest'opera {ptg- 57) egli prometteva di mct«
ter in chiaro lume l'origine di multe voci della comune ^ che appresso molti e*
raro in concetta) di forcstìrrc , con obbligo di mostrare , che non derivano né
dai Gotico né dal f^and^tlìco , né da akro barbara idioma, come neppure dall'
Ehtjuo • o dall' Aramio , donde alcuni ( olue al Giamèidlari ) erano 01 parere «
che la nostra lingua ricevute le avesse, parecchie delle quali venuta, secondo
lui , certamente dal L^ito • io questo suo discorso leggousi registrate .
{k*) L* Indice di A-canio Pento de* poemi di Omero tkoa si stende oltre al
libro 1 deil*//iji^. E^li lo trava|^iò con molta dtligenta « e ben ragionato, a
imitazione di quello dì Firgilio fatto dall* £f«rr^0 . e per tal ^ua fatica vien egli
lodato dal (giovane Aldo con una lettera in latiuo , e da Mauimo Margunio»
^escov.) di Cerigo c^n altra in greco •
(e*) Antonio Persio fu accademico linceo ,€ di lai parla con gran lode Framcescù
StfiUtt d^'lla stessa dotta accademia nelle annotazioni ala sua traduzii^nc dal-
le Si tir' òà.Pgruo»
(d) Questi tic piccoii ttastau„ cbc coatituiKono il prcscosc ? ohuac » too ani*
40
e amico di Claudio Tolomei, abbandonata la fede» e Tltalia, ai rifuggì ia
Argentina, e poscia in Londra, come abbiamo dalle Lettere di Ruggeri
Ascamo, a cui fu caldamente raccomandato da Giovanni Sturmio per ea*
«er messo in grazia della buona reina Elisabetta, non senza indizj ga-
gliardi di aver egli involato dei plagiario solenne il famoso Teatro di Giiìp
Ho Cammillo, di cui vt^ggiamo stampata Videa sola.
ramente ìndiritti dal Ruscelli al conte Vinciguerra da CoUalto , ab. di Nervesa^
fratello del famoso conte Collaltino , e figliuolo del conte Manfredo che nella
sua giovanezza ebbe tanta parte nel favor di Leon X. La edizione suddetta
delia Lettera dei Ciiolini fu preceduta da un*alrra del Marcolinit ed è:
'**.-• I. Lettera di M. Alessandro Citolini in difesa della lingua volgare »
scritta al magnifico M. Cosmo Pallavicino . in Vinegia per Francaco MarcoUui
da Forlì 1540. in 4.
11 Ciiolini vien dal Tolomeì commendato in più luoghi de^e sue Lettere , cob
me pure dal Betussi nel Raverta ( pag* 86. ediz. del Giolito i 744. ) e dal Ru^
salii nella lettera al Mu\io {pag, 40.) ove lo dice, un miracolo della natura.
Ma tutti questi suoi pregi furono da lui sciauratamente oscurati e perdati eoa
h sua apostasia dalla cattolica religione .
11 I luoghi del Citolini , nato in Serravalle • o SaravaUe , come il Fomamimi
pretende {pag. 695.) che si abbia a scrivere» altro non sono, se non un sag«
gio e cominci amento d* altra maggior sua opera , nella qusle era suo iatendinen»
lo dì dare ajuti snirabili alla memoria , e di ridurre tutte le cose immaginabili
a certi luoghi comuni per poter discorrere ampiamente sopra qualan^oe soggee»
to . Ciò che qui in ristretto egli accenna , fu da lai diffusamente esposto e trat-
tato nella saa Tipecosmia stampata in Venezia appresso Vincenzio Falgrisi nel
1561. in 8. nella qua! opera, cne è un mescugiio ed un caos di tutte le cose
intelligibili e materiali » ridotte ad un sol luogo . come a ricetto bastante di
tutte, comprese sotto il termine di Mondo ^ egli non lascia di sparger destra-
mente qua e là alcuni semi di quegli errori, che in materia di £eae andava io.
teriormente nutrendo: in che non gli fìx certamente maestro, o^ gli servi di e.
semplare Giulio Cammillo^ dalla cui pratica e conversazione ai ha bensì motivo di
sospettare , che involasse la idea , cne ne' suddetti buoi libri egli ha spacciata per
aaa . L' uso e V altro vantavano certa loro arte e scienza » come misteriosa e mu
rabile , la quale effettivamente non era , te noa o/ia ciarlataneria maliziosa e (ar«
besca« con cui si oceano strada nelle corti e nel concetto de' principi e gran signori •
111. Passiamo ora alla Lettera del Ruscelli. {*) Verso la metà ael secolo XV L in-
sorse contesa fra i letterati intorno all'uso, che in Italia , e principalmeote sci-
le segreterie andava prendendo piede, di scrivere in terza persona, e noa ia
àeconda , come prima comunemente £acevasi , empiendo le lettere di titoli di si-
gnoria . di eccellenza, di altezza ec. Claudio Tol^mei in una lettera al Ctro, é^
ta in Rama nel if45. condannò come abuso la nuova usanza, e ne produsse l«
migliori ragioni che e* seppe* Col suo credito e col suo esempio tirò molti let.
terati nel suo sentimento, e fra gli altri Bernardo Tasso ^ Gianfrancesco Bini,
Luca Contile , esso Caro e Girolamo Mu^io , il qtule avendo inteso da Antonio
Rinieri da Colle , che a favor dei titoli , e contra chiunque ne sentisae in con-
trario , era risoluto il Ruscelli di pigliar la penna , volle prerenirlo con ana
lettera ( Leti* lib. III. pag. 117. ediz. L) dove prima di tutto asserisce, non di.
sconvenirsi , che da persone amiche si difendano opinioni diverse . U Ruscelli
non urdé a rispondere al Mm\io con la suddetta scrittura , che ansi trattato , che
lettera può chiamarsi. Quivi dopo aver ribattute le ragioni dei Tolomei e del
(*) Benché la lettera del Ruscelli nell'ediuone del iS5i. vada unita ali» altre due oy«ca
dei'Cittfiini, ha anlla di manco fr«nti»pizi«« anmeration* di pa^inf e registro a parte.
4'
Le Battaglie di Jeronimo Muzio Ciustìnopolitano per
difesa deiritalica lingua , con alcune lettere al Cesa-
no ^ al Cavalcanti , a Renato Trivulzio, e a Domenico
Veniero sopra il Corbaccio, e la Varchina, e con le note
sopra il Petrarca. In Venezia presso Pietro Dusinelli
i58i2b in 8. (i) (a) . L. 8.
(i) 11 Muzio volle sempre chiamarsi /arammo all'antica, siccome pur fece
il SasH>narola; e non Girolamo^ secondo l'uso più comune de* tersi e leg-
giadri scrittori italiani; sopra che basta vedere le Lettere del Bembo^ e U
opere del Ruscelli^ il qaale si disse ancora Jeronimo {p*)> Però Gerolamo
Mh\ìo f predace ferso il fiae mn lungo catalogo di uomini dotti ed insigui , che
•i accoffasTano col suo sentimento, il quale in progresso di tempo prcTslse all'al-
tro , e prete radici : talché oggidì pochissimi son coloro, che scrif endo a perso*
nag||i di conto , gli trattino alla buona , e famigliarmente col voi , e loro non ri.
empiano T orecchio de* titoli signorili al grado loro doruti . Un' altra lettera ti
l^gg^ ^c* quelle del Tolomei {pag. Sp. ediz. I ) scritta al Bini • nella quale e' con*
danna quel principiare, scrivendo a'gran signori, col moito magnifico o col revcrcndiss,
monsig. ec. i quali titoli mettefansi nella prima riga di ciascuna lettera, accocnr
pagasti spessissimo da un /e. perlochè, oltre al rimanere spezzata l' invocazione »
com' egli dice , del parlamento , generava fastidio , e facea parere, che » tutte le
lettere del mondo avessero un capo solo , quando per altro V ioTocaiione pò*
teasi accomodare or nella prima clausola , or nella seconda , e ora più basso con
grazia e gentilezza, secondo che all' orecchie facea migliore armonia . » Presente*
mente, si fatti titoli vengono collocati non più nella medesima riga, in cui pria*
cipia la lettera, ma bensì al di sopra separatamente: il che è segno di mag-
giore stima e rispetto ▼ei%o la persona, alla quale si scrive, e ne diversifica l'in-
vocazione, o sia il cominciamento , che al Tolomei era cotanto in fastidio, e
.pareagli » goffissimo e sciocchissimo uso, e segno dì grande inezia. » Il Sansovino
{ Segretar* lib. I. pag. loz. ediz. i f 84. in S. ) tuttavia osserva , che al suo tenu
pò. si mettevano i titoli , da chi sopra la prima riga nella cima del foglio , da
chi nel principio detla prima riga ; e da chi nel mezzo di essa .
(a) Nel frontispizio stampato leggesi Battaglie ^ non Le Battaglie, Monsignore
assai spesso è prodigo di articoli ai titoli deli' altrui opere , a fine di avvalora*
re. li sua opinione, ^lii sopra già pienamente esaminata: e l'aver ciò qui accea-
aato di nuoto , basterà per sempre in altre occasioni .
{è*) Al Mit^io piacque chiamarsi sempre Jeronimo all'antica * e in ciò seguir
volle non solo 1' esempio del Savonarola , ma quello ancora di Dante , che non
disse altrimenti, nei Canto XXIX. del Paradiso* Ma se Monsig. , e quanti prendon
per mano i libri dei Mu^io si avveggon subito, e giungono a sapere, che egli volle co«
si sempre chiamarsi alVant'fca-, non però tutti sanno, nò monsig. lo seppe, che a lui
piacque mutarsi cognome gentilìzio, che veramente non era Mu\io, ma Nu^io , comc-
chè egli si sforzi di dare a credere, che Cristoforo suo padre avesse cominciato a chia-
marsi Af«fio,e non Nu\io, che era il casato de' suoi maggiori. Monsig- non ha
nemmeno saputo , che Giovanni Nui^io , suo avolo , era nativo d< Udine , sua aa«
tica patria , e che di là passò a stabilire la sua Simiglia in Giustinepoli , o sia
Capodistria , ove di là a poco fu alle nobili di quel Consiglio aggregata. ff^Hf
chiesa de* P.P. Serviti di questa nobil città esiste anche a' nostri giorni la iscfì*
zione sepolcrale benché assai guasta dal tempo » di esso Giovanni Nu%io , il^ cui
nipote Girolamo , del quale parliamo» ebbe ,cii vaghezza del cambiamento de' ao«
Tom» /. •
amKmmmaBaQfommmaBoai
4^
è alla mercantili» in dialetto Veneziano. Il Mazio fu ingegno grande»
e difeasor della santa cattolica fede centra molti eretici e apostati del
tempo suo, come dimostrano altre sue opere, da nominarsi più avan»
ti . Nacque in Padova^ al dir di lui stesso in queste Battaglie: e ciò «e»
gui nell'anno i497' affermando egli di essere in età di anni 78. allora ncll'
anno 1576. in cui le scrisse (a*), e mori uellai P aneretta, villa di Lodo^
ini (lodato da lui. come cosa lecita per le ^eggi-, e parche non sta in
fraude, o in pregiadicio del prossimo) che a due suoi figliuoli naturali, chia-
mati al battesimo Cristoforo, e Pietro Paolo, volle che dipoi si desse il nome
di Giulio Cesare , e di Paolo Emilio , celebri neli' antica Roma , dove anche la
famiglia Mu^ia fu segnalata ed i'tustre. Anu egli r^ccon^a in una dele sue let-
tere manoscritte, favoritemi da mon»ig. Gabriele marchese Riccardi^ che !a
Duchessa di Urbino usava mutare il nome a' suoi famigliari onde ia fanciulla
scelta e destinata da lei in matrimonio a Giulio Cesare figliuolo di esso ill«f«#,
la quale per 1' innanii chiamavasi Lodovica si elesse dipoi li nome di Camilla
e con quisto altresì andò a marito*
(a*) OimcnticatL'si Monsig. » o pentitosi di aver così stabilita 1* epoca del ot-
scimento del Mu^io nell'anno 1497. 1* ritira ia altro luogo (pag. ifi) ali* aa-
no i49f. con questa annotazione:
M Mancò di vita nel i57f- d'anni 80. dicendo egli stesso nelle Lettere eatto-
% licke lib. ili. pag, i4f. di avere avuti 74. anni nel if69« e nelle Fergertame
9 pag, i8f. di averne avuti fo. nel if46- come nato nei i49(> « • e più batso:
» questa è la vera epoca della vita e morte de^ IHu^io 9 .
Questa non è la vera epoca né della vita • né della morte del Mii%\o • Kacqac
in Padova nel 1496. e '1 giorno suo nataliaio fa ai in. di Marzo. Moil nel
-Bf7é. in età d' anni lixxi. e- qui ne produrrò chiare prove £ quanto al giorno
e all'anno del suo nascimento, io fine di una sua lettera a'I' amico sno Lodovi»
co Capponi sta scritto: » di Roma agli zc. di Marzo del mslxzv. Domane che sa»
ranno zìi. con la grazia di Dio entrerò neirottantcsii#o . » £ ciò conicraasi aa*
Cora da un'altra sua lettera inedita aMo stesso Capponi in data di Roma a'xtit»
di Marzo del mdlzziv. Et io hieri finii il Lzzviii E se pur si vaole altra prova a
stampa, osservisi quanto e' dice nel lib III. dei e Vergtriane pag. 14^. z. in ana
lettera scritta di Érusselle ai zìi di Fcbbrafo del aaxLiz a Vituem\io Fedeit
segretario veneziano: » ora eh* io sono a finire il cinquantesimo terzo anno, il che
sarà ai zìi. di Marzo , io mi sento cosi atto ad ogni fatica ec.. • Chiunque sa ti*
rare un compaio giasto • troverà, che tutte le suddette d^te si accordano a fia*
sarc il giorno e Tanno de la nascita del Mu^io ai an. di Marzo nel 1496^ e
non nel i49f* ovvero nel I4v7* e che nel computo del Fontanini la vera epoca
da lui poco fondatamente a' è stabilita; e ciò per aver lai ignorato il giorno del
nascimento di lui .
Le Battigie del Muijio. cbismate anche da lai col nome di Duallt , unto e.
V* vsgo e intestato della saa scienza cavalleresca, comprendono diversi trattati
Kritti in diversi tempi ; onde poco agf^iusratamente dicesi da Monsig. ( pag*
éff.) averle lai scritte nel iJ7f. essendo però verissimo averle lui messe in or-
bine in casa Capponi .
I. La lettera ai Cesano e al Cavalcanti fa da Ini stesa in Ferrara • in tea-
fo che serviva il duca Ercole IL trentasei anni avanti la Varchina ( Bau. pag.
79. X ): il che viene ad essere vcrfo il ifff-
II. La lettera a Domenico Venterò fa scritta dal hiu^io poco dopo la impressione
del Co'tacciop fatta in Parigi nel ifif. contro la quale egli acerbamente inveisce .
Ili La Varchina fii composta da lai nel if7| due anni e mesi dopo la pab-
Witvtxùùt^WErcolano iM VateUiMau. p. 14. ^ segoiu nel 1570.
43
ìAeo Capponi tra Siena e Firenze ì a Valdelsa tre miglia I unge da Firenze {a*) ,
dove il Capponi suo strettissimo amico^ e generoso antenato del sig. mar-
chese Alessandro Gregorio , furier maggiore del sacro palazzo, per forza il
condusse, avendolo in sul far della sera incontrato a Poggibonzij mentre se
ne andava a Firenze j chiamatovi da Paolo Giordano Orsini duca di Brac-
IV. Le anootasioai sopra il Petrarca sttccedettero alla Varchina^ e probabilmca.
te nel if73« oryero nel sassegaence.
V. I tre libri o più tosto le tre Orazioni per difesa della vulgar lingua sono di
data più Tecchia-; poiché il Mu\io (ivi pag. iffO attestando di averle scritte con.
tra chi „ nen era gran tempe nel bel mezzo d* Italia erasi impegnato ed affaticato
„ di cacciar dal mondo questa dolcissima nostra e iulica lingua ,,6 dinotando con
queste e altre parole come sarò altrove per dimostrare di prendersela con Romolo
Amaséo che in Bologna l'anno i5)9' *^ca per due giorni di seguito dcc'amato
latinamente in disonore e vilipendio della medesima, dà indizio di averne piglia»
ta la difesa con queste tre orazioni non gran tempo dopo l'anno suddetto.
Non è vero pertanto che il Mii^io scrivesse le sue Battaglie in età d' anni
78. nel if7f* e invano se ne adduce in prova la testimonianza di lui, il quale so-
lamente nell'ultima delle sue lettere, ( Lett. pagf.ifx, edi\* //, Fir. 1^90. in 4 ^
scritta di Firenze nell'Ottobre dell'anno suddetto a Jacopo Buoncompagno , duca
di Sora , asserisce che in quindici giorni sperava di poter metter in ordine le
sae Battaglie con animo di pubblicarle. Il dire di metterle in ordine in quindi-
ci giorni non k un dire di averle scritte.
(tf*) „ Il Mk\io diecianni dopo, cioè nel if7(., senemoriin villa del grande amico
„ suo Lodovico Capponi alla Paneretta in Valdelsa tra Firenze e Siena ec. » (pag. 691.)
Che il Mu^io morisse alla Paneretta f e verissimo: ma non prima dei if7<«
poiché da una lettera assai risentita del cardinale Ferdinando de' Medici che poi
Fu granduca di Toscana» scittagli di Roma ai zxviii. di Dicembre nel if7f- la
copia della quale mi fii comunicata dal cavaliere Anton frane esco Marmi , si vede
che il Mu^io era allora per anco in vita. Una vaga descrizione della Paneretta
fa il Ma^io in una sua poesia in versi sciolti, indirìtta al Capponi t al quale
Maddalena Vittori sua moglie l'avea portata in dote. Ma seguitiamo il filo.
» Moti in villa della Paneretta non però come già ridotto all' estremo delle
« miserie, secondo che dianzi molto incautamente fa scritto, ma ben^l dal Cap-
A poni trattovi a fbrsa di cortesie, sue proprie e personali: e perciò da non do*
i> Terne egli dar conto ai malevoli del Mui^io, avendolo prima casualmente in-
]» contrato in Chiesa a Poggièon\i , mentre se ne andava a Firenze a trattar col
•ù granduca e col duca di Bracciano . »
Tanto incautamente t quanto Monsignore si pensa,. i|on fu scritto dianzi dal
signor canonico Salvino Salvini , cui tacitamente va a ferire il co'po, per aver
lui avanzato ne' suoi lodatissimi Fasti Consolari ( pzg. 491*) che il Mu\io fosse
fidotto ali estremo delle miserie* Una tale espressione può essere, che dica più
del dovere: ma nelle Lettere stampate del Mv^io non ci è cosa, di cui più so-
vente ei si iafi;ni che della sua estrema povertà: talché in una { Lett* pag. 17.
edix» del Giolito in 3. ) al marchese del Vasto si duo'e » esser gran tempo ch'egli
viveva dell* ajuto degli amici» e in un'altra (^pag. 49. j a Francesco Cif/vo soggiu-
5 ne: » infitto da' primi anni mi è sempre convenuto andare attorno, guadagnao-
offli il pane, se ho volato vivere;» replicando Io stesso (pag. i^* ^0 ^° quel-
la che scrìsse a Vincenzio Fedeli. Ma per tutte le prove che addur di ciò se ne
possono . basti i( sentire come il Mu^io in età di anni Lzzvii. parli di sé stesso
al duca di Savofa in questo cominciamento di lettera ( Lett. lib. IV, pag. zoé*
ediX' di Pir in 4«J: • Gran disgrafia è stata la mia in cinquantaquattro anni di
iervitd non aver potato acqtistaf ein§%antaquattro quattrini dì entrata Senna • »
44
cianoj al dire del Muzio stesso in una lettera al Duca (a*): il qual MwAo
in altra al Capponi si gloria di essere stato discepolo di due maestri fa->
mosiy Rafael/o Regio, e Batista Egnazìo (Z»*): e tali cose da me non si ram-
meutauo indarno \c*)* Si vede, che queste letterarie Battaglie del Muzio
(a*) V Se ne mori alla P aneretta - trattovi dal Cappgni a forza di corceiie sue
» proprie e pcrfonali— avendolo prima casualmente incontrato in Cbieia a Pog»
» gìhonii meucre se n' andava a Firenze a trattar coi granduca e coi duca di
» B raccianov . (p^ig, 691»)
La lettera del Mu\io al duca di Bracciano è in data dalla Paneretta ai 4. di
Novembre dei i ^74. dopo il qual tempo fra le lettere inedite di lui ne osservo
una scritxa di Romazx i8. di Gennajo del ijyf. in cui si lamenta che al suo ri-
corno in Roma dalla Paneretta aveva trovate occupate le sue stanze d'ordine
del Cardinal suo padrone» il quale similmente doveva mutar d'alloggio . Coaviea
pertanto credere cUe dopo quel tempo, ma in detto anno 157^* facesse il Mm\Ì0
un altro viaggio in Toscana e tornasse alia Paneretta dove trattenuto al solito
dall'amico Capponi, venne a morte Tanno seguente if?^.
» Trattovi dal Capponi a forza di cortesie , sue proprie e personali , e perciò
» da non doverne dar conto ai malevoli del Mincio, «("ivi j
Se il Capponi praticò amorcroiezza verso del Mu\io ed ospite il tenne in sua
casa non tanto il fece per effetto di sua propria e personal cortesia quanto per effetto
di sua personal gratitudine, poiché in un grave e spinoso affare, ove ai tribunali di Fi.
ren\€ e di Roma trattavasi della riputazione» delia libertà e forse ancora della vita del
Ctpp9ni, il Mu:^io e col consiglio e con la penna ne pigliò la difesa e operò in maniera^
che l'amico ne riuscì con salvezza ed onore; le quali cose saranno da me poste in chiaro
nella vita del Mu\io la quale ho in animo di scrivere e di pubblicare, se a Dio
Signore piacerà concedermi vigore e tempo di effettuarlo a gloria non meno del
Mu\io che della sua onoratissima patria , cui questo deggio e più ancora.
(b*) » Il Mu^io fu allievo e discepolo di due valentuomini » RafacUo Regio e
» Batista Egna\io , » (ivi)
Anche questa è una delle tante inutili repetizioni che spesso nella Elùquen\A
di Monsignore s* incontrano. Ma per qual cagione nell'uno e nell'altro luogo
lascia egli di mentovare un terzo maestro del Mu^io che in compagnia degli al.
tri due ne fa ricordanza nella lettera con cui indirizza a Vinceniio Fedeli, suo
già condiscepolo sotto gli stessi maestri, la prima edizione delle sue Lettere, £it*
ta dal Giolito nel iffi. in 8.?» Noi , così gli rammemora, da giovanile età in-
sieme demmo opera agli studj delle lettere: insieme fummo uditori del Regio
e appresso àtW Egna\io e del Fausto,,, Questi mentovato in terzo luogo, non
fu già quel Sebastiano Fausto da Longianocoa cui ii Afa^io ebbe quejle contese,
che note sono ; ma fu Vittorio Fausto , veneziano , uom dotto si in latino che
in greco al paro degli altri dae, come il dimostrano le aoe opere e in particola-
re le sue cinque Orazioni latine, stampate dai figliuoli di Aldo ( ken» if fi.in4. )
e famoso inoltre per la invenzione e fabbrica de. la Quinquereme ìodàU dal Sanso»
vino, dal Liòurnio , dai Ramusìo e dal Bembo che in una lettera al Ramusio ce
ne ha lasciata una esatta descrizione. Egli ai 16. di Ottobre nel ifiS era stato
eletto dal Senato alla pubblica lettura della lingua greca in Venezia in luogo di
Marco Mh suro di Candia che prima la sosteneva . De; Fausto fa onorevole me.
moria l'Ariosto nei canto xlvi. stanza xis. mettendolo fra molti uomini iliustri
del tempo svo.
(e*) Anzi|diconsi con mistero: ma questo rimarrà sviluppato opportanamente in
altra opera, 'nella quale renderò gittstizia a chiunque mi avrà somministrati lami
per non lasciarmi errare nel bufo, non volendo imitare in venia conto il sempce
biasimevole esempio ed abuso di cerei* i ^ uali di chi ad essi loro somminisua
45
t
De'Comentarj della lingua Italiana di Girolamo Ru-
scelli Viterbese libri vii. In Venezia per Damian Ze-
naro i58i. in^.{i){c). L. 4'
contra i sentimenti di persone particolari, dal Capponi, presso il quale
ebbero il lor compimento, non furono prese in mala parte, come altri poi
fecero con soverchia delicatezza . Anzi il Capponi trattò magnificamente
Tamico in vitale anche in morte, dandogli onorevole sepoltura nella cbie*
sa di «9. Rufiniano con l'epitafio, recitato dal nostro sig. canonico Salvini.
Le Battaglie furono date in luce da Giulio Cesare Muzio ( Fasti Conso^
laripag. 492. ) sette anni appresso alla morte del padre. Questi riprende
l'edizione del Corbaccio^ fatta in Parigi dal CorbinelU, difende se stesso
dal Varchi y e taccia nella locuzione il Guicciardini, Girolamo Ruscelli,
e il Castelvetro (a*). Nella giunta alle^a/^ogfie a capo oxix. pag. 119.
ragguaglia il pubblico, esservi chi scrivea centra la sua Varchina Qj>*) , a-
spettando, che se ne morisse; e dichiara, non esser lui romano, né tosca-
no, quantunque vivesse in Roma. Ninno avendo sinora scoperto questo
segreto avversario del Muzio, sappiasi, che ei fu (bruiamo Catena da
Norcia, per quanto si trae da una delle sné Lettere con la data di Roma
del j583. otto anni dopo la mòrte del Muzio; ma. con le altre stanipatt
solamente nel 1589. ed è la pr^ma del. Ijibrio vii. Nel^ atè^^ìnid ahi^p
i583. Girolamo Zoppio, già amico del Varchi, volle pariménte cimentiaiw
si col Muzio in uno de' suoi Ragionamenti pag^7a.che è in difesa del
Petrarca . Ma il Catena, e il Zoppio troppo indugiarono a divulgare gli
scritti loro centra il Muzio dopo lui morto. Ora qualanqae siatsi la forca
delle Battaglie y elle servono a più cose: e il 2/afi per cagiònè^'^fli es^
mette il Muzio tra i benemeriti della lingua ilella'sna prèfàzidne' alle
Prose fiorentine . Udeno NisiiU nel Proginhftsmo a8. del Vpliiin^ yl lè
chiama Battaglie di RoncisvaÙe; ma poi Se ne vale piii volte in buòna
parte. Laonde se ne dovrebbe fare una nuova edizione da chi sapesse ao*
carezzaile, come ha fatto il nostro sig. abate Bottari alV Ercolano del
Varchi.
(i) Il Ruscelli per molti e molti anni ebbe A trattenere il mondo con la
speranza di dar fuora questi suoi Cpmentarj, né mai si videro comparire''^
letterar) ed aroichcToli ajati; nonr si degnano di (àr aiotto , ma piottosto miste-
riosamenc^ ed a mena bocca ne parlano per motteggiare e anche per censurar-
le, ove ciò lor torna in «croacio:e tali cote, io pare dirotto, dà m/ non sì ram-
mentano indarno ^
(a*) E anche il Machiavelli e Lodovico DoUe^'totà^thh poi in alctin'e dose^ I#
difenda dalle censure del Ruf cèlli,
{b*j Ciò non istà a capo cziz. ma alia pagina ic^. La Vankina non compren-
de più di xxziii. capi, dprendosi però avvertire che nella stampa i numeri ttan
malamente segnati . La i«/i/tf che ne costitaisce 1' ultimo capo vi (il apposuca-
mente attaccata da lai nell'anno tao lkctici. due anni dopo aver composta li
Varchina •
{e) Nel téoi. ne fu fatta dallo tteiio Z^n^r^ una seconda edizione, coti sonai*
gMance alla prima, che a fatica e 'solo d^po aa. attento esame e ritcoatro mi
46
Della lìngua Toscana di Benedetto Baommattei libri
II. In Firenze per Zanobi Pignoni 1643^. in 4- edizio^
ne in.{i){b). L. 4.
se non molto dopo, che egli se ne era già passato di questo secolo; e ciò
seguì per opera di Vincenzio Ruscelli suo nipote, lì Pigna da 3o. annipri*
ma ne avea fatta precorrer la fama nel libro III. del suo Duello. Il jKtt-
scelli nella lettera preposta a quelle di xi 1 1 . uomini illustri della edisio*
ne di Venezia presso Francesco Lorenzini da Torino del i356. disse , che
questi suoi Comentan allora già uscivano alla luce: e come di cosa fatta»
ne parlò sovente nelle sue potè aìVOrlando deir^^no^^o. Ma poi compar-
.Tero astai dopo, e non corrisposero al grido (a*); onde il Borghesi nella
parte li. delle sue lettere discorsive, pag. 3o. ne parla assai male.
(i) Un'altra edizioUie ne ha fatta dianzi il signor abate Giambattista
Casotti.
«
son potoco «vvcdcre eh' dia ooo era la stessa • mutatone il frontispizio ed il
Jmnn foglio. Questo non dispregevole stacnpatore spiegata per impresa uaa Ss-
^maadra incorooaca che si riaaors nel rogo col motto, f^irtuù sic etdit invidia.
(it*) t^otcàsi perdonare al Ruscèlli V aver trattenuto laagamente il pubblico
nella speranza di questi suoi Cementar) , con la considerazione di tante beli' o-
pere, che egli di t^mpò in tempo andò producciido • Dieci e più anni avanti,
che si stampassero , prevenuto cialla morte , non potè dare agli steiii V aiti ma
lima • e perciò vi s' incontrano molte cose » che in buona grammatica non i-
stanao bf9 salde, aaUhè il Salvìan qM' Infarinato II. pag» $fi* ne parla con
disprezzo. Il librò per «laro ha la sua utilità» e non è degl* infimi, che in que-
sto genere abbiamo ; onde il Lombardelli , it quale però lo nota di stile asiatico ,
lo propone alla gioventù (ne* fonti toscani pag. ^9») come opera utile per la lingua.
(h) Le due prime edizioni di questa grammatica , che a parer di molti è la
ttiigtievé di quinte in nostra liàgua ne abbiamci , non erano , che un picciol ssg-
gio dell'opera. Ma la quarta fattane dall'abate Casotti^ impressa in Firenze per
li Guidacci e Franchi nei 17 14. in quarto, ha questo vantaggio sopra le pre*
cedenti, che, oltre al ritratto e a'Ia vita del Buanmittei , scritta da esso Cd-
sotti f ella è corredata di utili annotazioni dell' ab. Sahini » e in fine vi è ag*
f;ittnto un Discorso del Buommtttei , recitato nella nostra accademia fiorentina
ntorno alle Lodi della lingua toscana. {*) Quando da una ad un' altra impressione
Eassa notabil divario , o. per mutazione, o «per troncamento, o per giunta, non
asta dir seccamente prima» seconda, o terza edizione, ma per altrtii regola'e
ammaestramento convien notare le differenze, e i vantaggi, che l* una tien so-
pra l'altre. Per dar compimento a questa /rrammatica del Baommattei mancano
I trattati da lui promessi, degli affissi» ^ell* ortografia , e del modo di pun-
tcggiare .
(•) Araiétag^i'* « cdèforto di chi non potette *ianj<!re a |)o«*l?^iffre U quarta lmpr«*«%io<ifr
ai' ^«ft* «patA U arr«rtiri i lég-^ìtorS, oh« «ina ^ainta |»iif# tié abbiamo» U ^oaU eolia dav
tà iìFir^nzCi • di Verona fa fatta dal B9rnottf\ 1710 in 4. «d in coi ti trovano tutti qu^*
▼antaggi^ che preg^iabile rendono a pr«forpnxa delle antecedenti la edizione <fel i*iré.
fuor solamente il ritratto dell' Autore, in vece del quale tta immediatamfnte dopo il
/tohtispisio lo stemma de*Si^nori dèlia (?atzA.)'a, * cui dedicotsi dal Berno questo libro,
ohe è tt'aa d«IIe jirìtfr'e téfé da Itti iihj^ré^se.
^7
L^arte del puntare gli ^critti^ formata e illustrata da
Orazio Lombardelli. In Siena per Luca Bonetti i585. Ì7|
8. eia Firenze per Giorgio MarescottiiS86.in/^ {a). L; 4*
* De' punti e degli accenti. In Firenze presso i Giunti
i566. f/i4- 3.
^ Difesa della Zeta. In Firenze i588. in 8. ( ma nelle
giunte e correzioni pag. 696. vuol che si legga: inFiren^
ze appresso Giorgio Marescotti i586. in 4- ) (^)- 3.
(a) Il Lombardelli fece tre anni dopo di cotesto soo libro un rìstrettissimo
Compendio , e lo diede hiora col titolo di Memoriali dell' arte del puntare gli
scritti^ dalle stampe di Siena nel 1588. in 8. ristampato poscia ia Verona per
Girolamo Discepolo nel 15^4. similmente in 8. Ma Teot'anni prima de l' arte
suddetta lo stesso Lombardelli ci atea data sopra tale argomento la seguente
operetta .
* . . . De punti , e degli accenti , che a' nostri tempi sono in uso tanto ap-
presso i latini , quanto appresso i ? oigari . In Firenze per li Giunti if66 in 8.
Monsrg. nella Giunta pag. 69Ó. lo riferisce , ma in 4. ; e pur la forma e vera-
mente in 8. : errori minuti , ma frequenti nella sua Eìoq\iesizz, Egli una sola vol-
ta avendomi colto in falò, me oe ha corretto, e ha mostrato di farne gran
capiule A me occorrerà di riconvenirnelo spesso, e senza dire» cento per una, me
la passerò modefiiamente . Ma tornando al Lombardelli^ T approvazione d^ca uni*
versalmente al suddetto suo primo parto , gii fece cuore ad esaminare più atten*
taineote questa parte cosi importante delia scrittura, e a ridurre a mag^^ior peife*
xione r arte del puntare : sopra il quale argomento Jacopo Vittorio oà Spello »
scrisse dipoi un Trattato col titolo: ^
* Modo di puntare le scrittare volgari e latine • In Perugia per Vittorio Co-
lombardi téwt. m 8. ,
Motti stanapatori e correttoli «tao poco auenti alla buona collocazione de* pnn*^
ti: co«a Aff»uo aecessaria , e che spesso malamente osservata t rende guasta , e'
imbarazzata i* intelligenza delle scritture, e delle stampe. Di sette stampatori fa*^
cci in questa parte lì Lombafdeili { p^g* |i. 51. ) gran caso, i quali e' dice estef"
gli state guide per ^u^st* intricata selva, tra i quali mette de' nostri veneziani •
Aldo e Paolo M*iau^ , Gabriel Giolito • Giovanni Grifo , e Vincenzio Valftrisi ,
chiudendo il sno settenario con Bastiano Grifo da L/one, e con Filippo Giunti
da FirÉM^e • A £avore di quest' arte il Verino Secondo , o sia Francesco de* Vieri
pronunciò «in Giudicts^ che £1 molzo onore al Lombatdelli » il quale per altre
•de opere fiportò lolle da Diomede Borghesi (Lett* disiors^ toK. ìli. pag* ut*)'
e d4 Marcantonio Bonciario (Epistolare Centur. nova pag. fl.^* ,
(b) Si nel testo, come nella giunta, e nella conezionc egli prende errore.
Falla nel ceKo qmaiKo all'anno, perchè dee sure if86«. e non i (S8. Nella cor-
•eaione £illa quanto aila fosma del IìIko, che è in 8 , e non in 4 . Oltre ciò
non ha registrato il titolo come sta veramente » Egli legge . Difesa della Zeta^
e *1 Lombardeilif preponendovi l'articolo, tanto a trove favorito da Mosig , vuol
^^ 8* ^^W^« '<■ Dit<4a dal Zata^ e n«n, dtUa Zeta. La contesa, se gli eie.
menti dell' alfalKto debbano nsarsi nel genere maschile, .0 nel femminino, è sta*
fa altre volte agitata . Nello Jtesso tempo , in cui il Lombardelli sci isse La Di*
fesa del Zets , erano insorti in Vetoaa fièrissiini contrasti , come se si trat-
tasse della conqaista del vello d' oro , intorno ^U'uso di qnesta lettera Z , tra
Orlando Pesceui^ che per esMr toscano la aosteneva, e ira Ciandomemu^ Céts-
48
La Querela deli' Raccorciato, di M. Aurelio
In Napoli per Manno Cavallo . 1644* ^^ 4- (^)* ^* ^*
' Avyertinienti sopra le regole toscane ae* verbi, e
delle voci 9 di M. Niccolò Tani dal Borgo a S. Sepolcro.
In Venezia per Giovita Ripario i55c. in A. {b). 4*
Amplìazione della lingua volgare, fondata da Vitale
Pàpazzoni parte in ragione e parte in autorità. In Vene^
zia per Paolo Mèjetti iSSy. in 8. (e). 32^
- - Apologia in difesa della sua ampliazione centra le
opposizioni di O. P. (Orlando Pescetti )• In Padova per
Paolo Mesetti 1587. in 8. S.
Lettera di O. P. a Guiscardo Rinieri nella quale si
chiosa quella di Vital Pàpazzoni. In Verona per Girola^
mp Discépolo 1587. m 8. ' a.
iiÌ9 , che per esser lombardo la impagnaTi oell'uso di certe parole • eacciaftdo-
né quella , e ?olendo?i conserTare la T oel sao antico possesso • Il coatrast»
andò taat' oltre , cht , come iobie avTenire , si passò dalle ragioni lUe ingiaric •
Vi entrò di mezzo Valerio Palermo Tcronese professore di uasane lettere nel-
la sua pàtria , e con ana savia e moderata scrittura latina procurò di rimettere ìm
calma que' dUe intiperiti grammatici . Epistola Valerli Palermi ai Orlanium
Pesceiiium, et Jo- Dominicum Candidum.de usa litteré Z iisceptames . Ella è
Stampata in Verona presso Girolamo Discepolo nel iftS* in 4.
(a) A M. Aurelio Severino ^ filosofo e medico insigne di Napoli 9 piacque seri-
vere la .Querela dell* Se accorciata » e non , accorciato • Ma qui il Pontaniai cad-
de in altro maggiore sbaglio nel home dello stampatore, caiaoiandolii Marino
in cabalfio di Samillo . Fu Marino Cavalli un prestantissimo Senator 9ene\iano ;
t''Camltló'Citvallo e stato nu' sémplice stampatore napoletano.
(5)' Anche qui' Voti corsi due piccioli sbagli, T uno nella forma del -libro, cbe
è in' f. «J'aitro nel cognome dello stampatore, che è Rapario • £' ben Tcro, che
in altro mio esemplale della sressa edizione, questo stampatore, poco pratico
del suo rero Cognome, si chiama Rapirio , ma non mai Ripario. Oltre di ci^
if titolo" è riportato con qualche imperfezione , dovendo starei Awertimemi- sè^
fjà, te regole tojfane con la formazione de* verbi ^ e variazione delle voci te* Qoe»
stì àlteriimentt sonlodati da Annibale Fedeli in una sua lettera posta dietro le
Rime di Gaspero Torelli*
(cf 'Quest'opera va pihicipilmeiorte a ferire 'il CÈrtìiet Lionardo Salvigli 9 ' dì
cui vi s* impugnano gli Avvenimenti sopra il Dceamerone 9 estentfo ptrnto al Pih
pacioni t che non bene in essi si fosse cercato di ridurre a stretti fermHii la n>l«
gar lingua, e di mutare in alcune cose 1' antica scrittura • Vi fi meste in oltre
alla tortura il Decamerqne rifqfmatò dal Salviati , e a nie oggetto ti ai A l*esa<*
aiina delle due pti me tornate. Il Papè^énì fu botégrfese per liascha, aoa per %«
dózione chiannravaii figliuolo di Cenedà ( nella su* Apologia), doro pauò^ la me*,
ci de' sitoV -giórni • col ràiUttcTé^^fli iegfetariò di Michele -dtWt Tane 9 tcscoto di
quella, città , t dipoi càrdi rtal^ ;fr con Mo ihdò al concilio di Trento l'ultimo
tó^ta,'e anche in F^iincia^'tieì tekfa^^délla Nunziatura di- esso sotto il pontifica-
to'^ s. Pio V. Ottehnc dal avo padrone l' arciditconoto di Ceneda f del quale
K
49
di Avvertimenti della lingua sopra il Decamero-
ne, del cavalier Lionardo Salviati. In Venezia presso i
fratelli Guerra i584. Volume I. in 4* L. 7,
* Volume IL In Firenze nella Stamperìa dé^ Giunti
i586. m 4. (!)(*). . . 8-
Il Gapece, ovvero le riprensioni. Dialogo di Pierau-
tonio Gorsuto, nel quale si riprovano molti degli Av*
vertìmenti del cavalier Lionardo Salviati • In Napoh
per Jacopo Carlino 1 595^. in 4« 6.
Trattato della vera origine, e del processo e nome del
la nostra lingua, scritto in volgar sanese da Gelso Gitta-
àìni. In Venezia per Giambat. Ciotti lòoi ino. (a). 3*
* Le Origini della Toscana favella. In Siena per Erco^
le Gori i6ii8. in 8. edizione IL {^)(b). 3.
(]) Il Cambi nell'orazione in morte Atì Salviati ( pag. a5. ) mentova il
volume III . degli Aifvertimenti di lui, non messo in luce.
(SL) lì primo di questi due libri per distinzione suoi citarsi col nome di
fc' poi rinuncia ad un sao fratello , a fine di ritirarsi a vita privata» e a*saoi
studj nel bei suo podere alla Tiiia di Scomìco, posta fra Ceneda, e ConeglianOt de*
scritta da lui assai gentilmente in an capitolo , che ne. la sua AmpUa^iom sta
impresso (^tf^. 17). Dilettossi a«sai di poesia, tXtzvit Rime stampate in Vcne\ìd da
Domenieo Niccoli ni nel i f 71. in t.» col suo ritratto nel frontispixio. benché non ri.
cordate dal Fontanini, gli haa fatto tener luogo nel ruolo de' buoni poeti di quell' età*
(s) Il titolo non è riportato intero, essendovisi taciuto » il bccte trattatcUo degli
articoli e di alcune particelle della suddetta lingua.»
(70 Questa seconda edizione che fu riveduta e riformata dall'autore, e per^ è
miglior della prima , fatta in Siena per Salvestro Marchetti 1604. >n 8. usci po»>
ftuma al Cittadini che nato in Roma l'anno ijfj* venne a morte in Siena^ pa*
tria de* suoi maggiori, d'anni 74* nel 1617. Di oueste due opere del Cittadiai si
ha una moderna ristampa, assai più pregevole delie suddette co^ titolo di
^Operedi Cehù- Ciitadini gùntììuc.mo Sa^ese^ con varie altre del medesimo non più
stampate, raccolte da Girolamo Gigli, in Roma per Antonio de* Rossi 1711. in 8»
Questa edizione, oltre uWOrigine ed al Proc^sio^ contiene un trattato degl'i-
Homi tosiani ( pag 197. ), non però terminato; le ( note marginali alla Giunta)
del Castelveiro (pag* 30f. ) e le note sopra le Prose óoì Bembo (pag 538): le
quali cose tutte lavoro del Cittadini, non erano per t'addietro mai state impres.
se . In principio col ritratto dei Cittadini stanno copiose ivotizie della vita e degli
scritti ai Ini, raccolte dal Gigli, di cui Monsignore fu stretto amico, ma non
ebbe tal merito da poter esser almeno qui mentovato . L'unico difetto di questa
edizione romana si è, che il Tratatto dell'Origine tì è ristampato sopra l* edizio.
Ile del Marchetti 1604* ^ non sopra quella del Gori liig tanto migliore dell'
altra: ma la colpa venne dal Fontanim , che ne somministrò l'esemplare imper-
fetto al Gigli f il quale di ciò oc fa fède ocUe Notizie alla raccolta premesse.
( ) DalU Grntra si cita non tolo qaetta prima edizione degìi Ao^^rtimrnti ilei SaIoiar\-
aa anclit la ristampa, okt ■• fa fatta in Empoli pretto Bernardo MuhtU Ràillard nel
)7xa. in %. voi in 4.
Tom. I, T
So
Trattato della lingua dì Jacopo Perpatnini da Fossom-
brone. In Venezia presso i Giunti ib36. in 8. {b). L. 4*
Lumi della lingua Italiana del Fuggitivo Accademi-
co Indomito (Agostino Lampognano) In Bologna per
Carlo Zenero i65:i in 12, (r). 3.
L'Antìcrusca, ovvero il Paragone dell'Italiana lingua,
di Paolo Beni. In Pado\?a per Batista Martini ibi 3.
in 4- (d). 6.
Risposta di Orlando Pescetti alTAnticrusca di Paolo
Beni In Verona per AngeloTamo ìòì^in^ (i) 6.
Il Cavalcanti, ovvero difesa dell* Anticrusca, di Mi-
chelangelo Fonte (Paolo Beni). In Pado\^a per France^
SCO Bolzetta 1614. in^.^e). 7.
Processo. Il Cittadini, e Diomede Borghesi^ in materia di lingua , hanno
pre\ dizioni partrcdiari (a*).
(1) Francesco Cionacci nella vita di Udeno Nisieli pag. xiv. afferma^
che qut>8ti rispose al libro del Beni rol Frullone dell' Anticrusca; ma che
Bastiano de* Rossi ne impedi redizione a spese deiracrademia ; onde il
Nisieli Sì sfogò contro di lui con far le note al Vocabolario della Crusca
della sua prima edizione, e più ampiamente in molti Proginnasmi del
tomo V. ove spesso difende la locuzione del Tasso, e censura gagliarda-
mente quella dell'y^rio^^o^ propugnato dalla Crusca contro gli ammirato*
ri del Tasso. Per altro benché a\V Anticrusca del Beni non mancassero
parziali, tra questi non furono il Pignoria, né VAleandro- Ultimamente
{a*) Non ci è mai stato maestro e scrittore di gramatica che in materia di lin*
gaa non abbia avute le fue prevenzioni e anche i suoi pregiudizi* La opinione «
che ebbe il Cittaimi intorno alle Origini della lingua volgare t affatto contraria
a quella che il Fontnnini sostiene nei libro I. della sua Èlo'juenia, Que' falca*
tuomini, che dopo il Fontfininì hanno esaminato questo punto, si accordano cof
Cittadini e sodamente lo stabiliscono. Non so, se la loro sia prevenzione parti*
colare o quelU di lui.
^ {b) La prima edizione di questa util grammatica italiana merita di esser qui
ricordata, e la fecero in Veneiia i Giunti ^ ed il Ctotti ne' 16' ) . in S« Altra se
ne ha del Ciotti nel j6i6. nel^a medesima forma: e co»i pure la ristampò ia
Napoli Felice Mosca nel i7tf*con alcune osservazioni
(e) Dei medesimo autore, che fu gentiluomo milanese, monaco e abate bene»
dettino ci è al e stampe co' nome di lai una lettera ag'i accademici ln*.ogntti di
Venezia, ai quali era agt^rcgato, pubb'icata da Gia'nÒJt'tta Mignaipino ( Lamp4*
gn.ini) stampata in Bologna per Ntuo'ò Teb/tHint 1641 ia it Nel zvi. de*
suoi diporti accademici, stampati in Milano da Lodovico Mjn^a nei ié||* in 8.
egli tratta dei dialetti o sia dcg idiotismi di varie città d'Italia.
{dj Presso il signor canonico Stivili si trova un ese np!are dell' Antierasca del
Beni, tutta copiosamente ponillata dil fa abate Antonmaria suo firatello.
(e) h Pignoria in una lettera a Paolo GhiUo{ Lftr d'uomini illustri in Ve-
nilia presso il Baglioni 1744. pag. 165.) ià chhm^ tnorddce scrittura.,, TatUfia,
5i
Discono dell'obbligo di ben parlare la propria lin-
gua di G. D. (Carlo Dati^ Osservazioni intorno al par-
lare e scrivere Toscano di G. S- ^Giambatìsta Strozzi)
con le dichiarazioni de'verbi di Benedetto Buommat-
tei. In Firenze per Francesco Onofrj lóSy in la. L. 4*
Le Osservazioni dello Strozzi (a parte). In Firenze
per Francesco Livi 1674- i^ i^* 3.
Il Torto eM Diritto del non si può, dato in giudicio
sopra molte regole della lingua Italiana, esaminato da
Ferrante Longobardi, cioè dal P. D. B. (Danielo Barto-
li . ) In Roma presso il Varese 1668. in 12». edizio^
ne III. (1) (a). 4-
Avvertimenti gramaticali ( del Cardinale Sforza Pal-
lavicino) per chi scrìve in lingua Italiana, dati in luce
dal Padre Francesco Rainaldi della Compagnia di Gesù.
In Roma presso il Varese 1661. in 8. (b). 4*
In Roma per Ignazio de^Lazeri 1675. in la. 3,
in Padova si trovò a penna la seconda, terza, e quarta parte di detta AìIf-
ticrusca.
(1) Il titolo ha del singolare; ma il libro ha il suo pregio, benché vada
preso con discernimento, per insegnarsi in esso a difender gli errori di lin-
gua, i quali é meglio non fare, che avergli ostinatamente a difendere.
è soggiagne • il Pescetti s* apparecchia alla risposta che non sarà piacevole. Et
io per me credj cbe si veri6cherà il vaticinio del cavaiicr Giandomenico Tedeschi,
» che questa contesa si è cominciata con le penne e si terminerà co'pistolrsi • „ La
rissa però non procedette più oltre , benché il Ptgnoria tenesse affiso , che si
sarebbe risposto al Beniìn f^erona e in Firenze , ivi dal Pescetii a propria ditesa
e qui da jpersona incognita a difesa di D^nte, et ceterorum damnatorum Tentò il
Beni di nr proibire u Risposta dei Pescetii alla sua Anticrusta , ma non gli
nasci.
{a) Qaesta edizione si dice tersa non perchè altre in maggior numero non
rabbiano precedala • ma perche m essa per la teria folca l'autore fi pose mano
e a^iunsevi nuove c>se. La prima fatta in Roma nel i6n* i'' picciola forma,
non conteneva più che CL. osserf azioni . La seconda, dae anni dopo comparsa
in II. ascese a CLXXV. La terza del léé^ oltre a 1' essere stata accresciuta per
entro in molti 'uoi^hi, ne abbraccia CCLXX Più ristampe dipoi se ne becero in
Vene\ia e in Bologna; ma si distinse fra tutte quella di Napoli per Antonio Atti
nel 1717» in 8. per le copiose osservazioni di Niccolò Amento affocato napole-
tano, ofc la giunta è motto maggiore, come suol dirsi, che la derrata In esse
sì dà spesso eccezione a quelle del P. Battoli i ma in queste altresì dell' Amentm
trovasi «1 tuo diritto e'I suo torto
(M II mio esemplare, stampato. dal Varese ii((i. è in forma di iz. e non di
8. Può essere che il Varese ne abbia fatte Tanno medesimo due edizioni nell'aoa
forma e ncU* altra •
52
La Cramatica eli Cialìo Gammillo, che in tempù va
tra le prime, tu pubblicata da Francesco Patrizj nei to-
mo IL delle opere del Cammillo(a).
Il Discorso di Lorenzo Salvi va con le lettere di
Adriano Politi, al quale appartiene. Qui andrebbono
le Lettere ili Diomede Borghesi^ ma si troveranno più a-
vanti. (i)(6).
(i) Altre opere di qnesfa e della seguente Classe, tono inseri-
te , beu'-hè p*^T io più spezs^tamente , fra gli autori del ben parlare,
uniti Insieme da Giuseppe Aromatari , detto Subasiano da Suban^
sio monte , ap|iiè del quale sta Assisi saa patria (e*) , e stampati
{a) Non Ta tra le prime né io tempo, oè in merito, tante a^tre astai migi»
ri avendola precedata . Il tomo II. delU opere Jcl Cémmìlio fb pabUicato la
prima Tolta dal Punij con le stampe del Gi§lit0 nel iféo- in i&. e qaivi pag»
tSi leggesi questo trattatello del Cd/nmiilo col titolo di GrammaiiCd . il Patriy
però non fa il primo a darlo faori ma bensì il primo a pubblicarla col nome del
suo legittimo autore; imperocché Aniónfranctscà Domi nel terso libro delle sue
Lettere pafi;. aéi. dell'edizione dei Méif^olini ijfa in S. pubblicò doe Le\t9ni sor»
to nome del Perduto aecademieo Pellegrino intitolate Termine^ cioè Termiitd\ioite ^
iella, liagua toscana; e perchè non si credesse che fossero cosa saa. egli nclU let-
ter? , con cui le accompagna a ilf. Vincem\io de' conti di Camisàamo. si dichiarò
di aterlc cavate dal. a Tira voce dell'autore, grand' uomo e letterato. AltroTC poi
sicFa lettera Kritta di Noafe ai 17. di Maggio if 4f. psg< if 1. raccomanda all'ami*
Codi non lasciar l'opera in mano ad alcuno, perchè spesso som rubate le fatiche aU
irai t attriàtùtoseie a se medesimo < Indi siegne a dire: questa verameute moa i miai
vorrà ben sapere guanto sapeva chi i' ha composta. Che queste due Legioni del
Periato e la Crammatiea iti Cammllo fossero la medesima cosa ( trattone quaU
che piccio'a e aecidenul dificrenaa ) non è stato avvertito né dal Patrizi, ne da
altri ch'io sappia, e molto meno dai Fontanini^ siccome forò vedere in altro lao>
go con le sue stesse parole . Solamente (il Ruscelli parla di una Grammatica del
(Cammillo che era appresso il Doni ( e doveva esser questa ) nei secondo de' suoi
tre Discorsi centra 1! Dolce pag. 48. accusandolo che quasi tatù Tavesse Uasctit-
ta nelle sue Osservai^ioni , avutane dallo stesso Doni la copia .
(b) Il Politi in questo suo Discorso intorno alia vera denominaaione della lin-
gua volgare , osata da' buoni scrittori , mostra non doversi ella dcoom»aare né
porenuna , né toscana » né italiana , ma bensì volgare » col qaal nome 1' appella*
tono Dante 9 lì Petrarca ^ ìì Boccaccio ^ ì due Villania il Passavanti e altri scrittori
che vissero in quell' anreo secolo del i )0o.
(e*) Il ibonte» appiè dei ^nale sta Assisi . chiamasi propriamente Asio e cor-
rottamente Subasio. Oiconsi bensì Subasiani i popoli di Assisi e di quel distret-
to, perché stanno sotto esso monte, sub Asio, dal quale prese la donominaxione
la città stessa, detta da Tolomeo, Asision e ì suoi popoli da Plinio Asisinatesm
Veggasi il Cellario Gaogr. ant. lib. II. cap. ix. pag. 747. L'autore della Visiera
albata, che fu i' padre Angelico Aprosio , mascherato in essa con aUro nome,
parlando àtW Aromatari , e degli Autori iel ben parlare , lasciò acritto cosi ( pag.
^4-6f. )>,so<to la Maschera di Sub^siano si copre l'Aromatario ^ imperciocché es*
sendo egli nato in Assisi , città deli' Umbria , non mo'to distante dal monte e
dal fiume Asio, ai appellò Subasiano, n U flMiito pertanto di questa scoperta e
53
in Venezia nella Sattcata ( cioè Selciata ) nel i643 • tomi vii •
in 4* i^*) •
Qui 8i possono ridurre molti comentatorip critici , e apologisti d«*
prosatori, e poeti.
^▼oto airaatore della Fisiera stilata e non a Monsignore che qai e akrove fi degnò
di valersi di lai in occasione di timìli smaKhcramenti, ma non si degnò mai di citarla.
(a*) Questa è ona metamorfosi non più pcofata né intesa: ana privata stampe*
ria trasformata in una pabbiica strada nella Salicata cioè Selciata , Che ijiter-
pretaaione è mai cotesta f In qual linguaggio chiamasi Salicata ana strada la-
stricata di $eUi ? non nel greco , non nel latino , non ncU* ita iano e nemmeno
nel nostro veneziano • poiché qua ana strada di tal fatta dicesi popolarmente sa*
iisada ;e ce ne ha più d'una in Venezia ^ come ia «9 Antonina , in 5. Mósè , in
5. Liùne^ in 5. Luca ed altrove . Vero é che acla cronica veneaiana di Marino Sa»
mmiot pubblicata dal sig. Muratori leggcsi all'anno 1164. (coi. (4) ) che sotto il
doge Riniero Zeno fu salitata di pietre la piazza di «S. Marco e che di poi si andò qua e
là saiieando. sicché tutta la terra è salicata di pietre; ma di qui non si può dedurre cbe
«na strada abbia a chiamarsi con particolar denominazione la salicata , quando
tutta la città vedesi salicata di pietre, cioè ammattonata e selciata . Nella Sali-
cata che si legge appiè del titolo degli Autori dei ben parlare » nuli' aUro si vuol
dire, né si può intendere se non nella stamperìa Salicata; e cosi anche si dice nell'i^/-
dinat nel.a El\evinana ec. o come parlando di Biblioteche t nella Vaticana, nella Re*
fftf, nella Medicea, nella Strofi ana te, £ però anche ne' titoli d'altri libri usciti
dalla medesima stamperia, come in quella dei VII. S.tlmi penitenziali di Francesca
Petrarca 164^. in 16. sta impresso in Salicata, cioè in typographia Salicata: e
cosi appunto si legge in fronte alle Concordante della Bibbia nel 1618. in foglio;
e per recarne altro esempio in lingua volgare , nel Discorso di Francesco Coma*
rini intorno all'impresa degli accademici Immaturi si legge : in Venezia nella
Salicata i^iS. i»i 4. Anzi non che in latino e in volgare ^ cosi ancora sta ia
greco in fine delle favole di Esopo stampate in Venezia nel i654f in 4. con £•
fare, £N TH SAAHKATH. Egli è cosa notissima che Altobello Salicaio t€ntì€
in Vtnexia una buona stamperia, la quale fa continuata gran tempo dopo la
fliorte di lui appresso de* suoi eredi •
La raccolta dell' Aromatari non é veramente divisa in sette tomi , ma in eia.
que ben grosse parti, ognuna delle quali è divisa in più tomi che fino al nume-
ro di if. ai contano. La L parte , distinta in IV. comi, è intorno alla favella
nobile d'itaiia . La IL compresa in un sol tomo , tratta del barbarismo e del i«.
Udsmo, dei tropi e delle figure e d'altre virtù e via} del parlare . La IH. divisa
in V comi trarla deoli stilt e òtW eloquenza. La IV. che contiene i tratuti di Ret-
Monca, è distribuita in VL tomi. La V parte finalmente che é l'ultima, ridotta
ad nn solo tomo , ci da più ancori incorno all' eloquenza ecclesiastica . Ho stima-
to bene di dare una distinta notizia della divisione e del contenuto in generale di
tutta 1' opera a cagione della rarità degli esemplari che sicno inceri e perfetti •
Non vo* anche lasciar di dire che lo stampatore Salicato , mutati avendo i froa*
tispiz) delle cjuattro ultime parti della Raccolta, le ha date /fuori con altr'anna,
e con altro titolo come se fossero cosa diversa dagli Autori del ben parlare e le
ha ridotte a Vili, comi col sejj;uente titolo;
* Operum gracorum , latinorum et italornm nobiliorum Mhetorum tomi octo . Ve»
Milli in Salicata 1644 in 4.
IhìV Aromatari avrò campo di soggìognere qualche cosa in akra occasione e
di lui qu) basti accennare che egli non solamente ha uniti gli Atttori del ben
parlare , ma gli ha accresciuti , mettendovi varj trattati del sua e volgari e latini
e sempre aotto il nome del SitbasiaMO •
54
*
CAPO IL
Gramatici volgari per la lingua latinat
J? rancesco Priscìanese Fiorentino, della lìngua Roma-
na (Libri VI.) In Vinegia per Bartolommeo Zanetti da
Brescia i54o: in 4 (0^^/ ^- 4*
* De' primi principj della Lingua Romana. In Vinegia
presso il Zanetti i54o. in 4*
(1) In fronte di amendue queste opere si vede ilbel ritratto deirautore, il
quale nella lettera a Lodovico Becciy e a Lmgi del Riccio, posta in fine
dt*l libro VI. nomina per suoi amici Tiziano, Pietro Aretino, Jacopo
Nardi, e lo statuario Jacopo Tatti, cognominato ììSansovino, che fu pa*
(tf) Egli è da stupirsi • che il Prisciamse essendo stato pretenuto da ao* a*tro
in questo lodevol disegno d'insegnar la grammatica latina per metto della toU
gare, e ciò essendo seguito undici anni avanti di dar lui tuoia la presente saa
opera, non sulo non ne abbia fatta parola, ma l'abbia spacciata in pubblico, e
millantata come un pensamento a chi che sia non prima caduto in mente , e
che se ne abbu arrogato tutto il merito , e che mai non ne sia stato ricooTC-
nuto : talché persino a monsig Fontanini sia stato fona di andar dietro la fol-
la , e di mettere il libro e '1 nome del Pnseiamse in capo alla classe de' gram-
matici volgari per la lingua latina • Ma come al a Teriti o tardi o per ttnpo
spunta il suo giorno , cosà ora per discoprimento di essa io non mi farò il menomo*
scrupolo di oppormi alla comune credcnia , e di mostrare schiettamente la co-
sa , come If giudico •
* Grammatica latina in Tolgare . In Verona per Maestro Stefano Nicolini e
fratelli da Saòio adi x|. Deccmbre ift^* in 4 ( edizione citata anche dai Mait'»
taire ne' suoi annali tipografici Tom. II. P IL pag 719).
L'autore di questa latina, e insieme Tolgai grammatica non vi ha posto in
Terun luogo il suo nome, né l'ha dedicita ad alcuno. L') stampatore tì pre-
mette un breve avviso ai lettori , dove accenna di aver impresse „ altre opere nel-
la lingua così greca come latina, e l'una e l'altra cusl volgare» come DOd
Tolgare „. Quivi egli chiama questa sua grammatica Opera nuova La divide itt
IX. libri, intitolati ad imitatiune di Erodoto^ col nome delie IX.. muse. Nei
proemio asserisce, che avendo osservato csj&er due le d.fficoltà , le quali, allora
ritardavano anche i grandi ingegni» e gli sviavano dallo studio delle sciènte»
e dalle buone lettere. L'uia nel> arte grammatica, di cui niun'arte ha i prin-
cipi suoi più aspri e più odiosi; e 1' altra eziandio nella lingua così greca, co-
me latina, nelle. quali le arti e le scienze si contengono; Tenne in risoluzio-
ne di non più tener nascosta questa sua fatica , acciocché se non ambedue le
suddette difficoltà, l*ona almeno, cioè quella delia grammatica, ad té9\ loro non
più si affacciasse nel primo ingrasso agli studj , con isperanza di rimoverne con
•al soccorso in gran parte anche l'altra . Eg'l è notabile ciò che più sotto e* sog.
giungne : ,, avete già veduta rett^irica in vogare, aritmetica» geometria, astro-
logia, medicina, filosofia, teologia, ed a'tre innumrrabilì scienze: avete veduta
eziandio grammatica dciii lingua volgare: non tì rincresca tcdcr ancora questa
55
dre dìFrancescOj noto scrittore di molte opere (a*). I detti due libri, che
vanno uniti uisienìe, piacquero tanto al nostio Romolo Amaseo^ gran
professore di Eloquenza romana, che scrivendo all'autore una bella e
grave lettera latina, commendò ultamente l'assunto d'insegnare la lingua
latina con la gramatica volgare; e il Prìscianese ascrisse a molta sua glo«
ria il poter collocare la lettera ìMV Amaseo con la sua risposta in volgare
nella edizione II. della sua opera, fatta in Venezia da Niccolò Bevila^
equa nei 1567. ^^ ^* '^^ senza il ritratto dell* autore. In questa edi-
sione, dedicata, c.>me l'altra, al re Francesco I. ili Francia^ sì trovano co*
piosi in liei; ma le parole del titolo, lingua romana^ sono cambiate in
lingua latina^ uiBnche furse non s'intendesse trattai fautore della lingua
romana moderna, o romanesca. Nel titolo delTaltro opuscolo de' pjimi
pniiripj si veggono aggiunte queste parole, os>vero il Priscianello (b*)*
della lingua latina , oon forte meo necessaria di qae Taltra . E te per avventa.
ra • (continua a parlar di s4. come di terza persona, } troverete non «iver lai ser*
vate tutte le regole ed osservazioni dcKa lingua \Qlg>ire\ perdonategli, percioc-
ché non la volgare gramaiacica. ma la latina vuole insegnarvi in parlar volgare»,.
Da rutto ciò si raccoglie non essere stato il Priscianne il pruno, cui sia veuu*
co in pcnsicio d'insegnar la grammatica romana^ cioè latina, per via della vol-
gare, essendone stato prevenuto U'idici anni prima da questo anonimo, da cui
sembra, che non solamente n'abbia presa l'idea, ma ancora moltissime cose*
siccome può agevolmente accertarsene chiunque vorrà pig.iarsi la briga di con-
frontare r uno con V a'tro . Questa grammatica dell' anonimo , che forse tu ve.
ronese« e forse fu quel Bernardino Donato ^ che tanto si segnalò in quel tempo
eoo opere greche e latine da lui pubblicate , e scampate in bel caiattere dai fratelli
Ntcolini » I quali aveano pure in Venezia una nobile stamperia ; e in questa e-
dizione a imitasione delia prima deì:e Prose del Bembo , sono impressi a let-
tere maiuscole non solamente 1 titoli de' capi , ne' quali l'opera è divisa , ma
ancora per entro il testo le voci , sopra le quali l'autore ta cadere la forza delle
sue osservazioni .
(a^j Non solo statuario ma celebre architetto fìi Jacopo Tdfii • cognominato il
Satìsovtno dai monte San Savino sua patria . Ornò Vene\ia di bellissime fabriche
%\ pubbliche , si private . Essendo proto della chiesa ducale di s. Marco , mori nel-
la contrada di s, Bayso l'anno 1571. ai i6. o 17 di Novembre in età d'anni pi.
(Lio. de' morti nel M>tgi$tr, della Sanità A. M7i ) e seppellito nella chiesa di
s, Gemtniano 9 rifatta sul suo modello, dove in un mezzo busto vedesi l'effigie
di lui, e in altro quella di suo fig iuolo Francesco-
(h*) L' edizione di quiste due opere del Prìscianese , fatta in Ventala dal Be»
vilacqua nei 1567. in 8.. non è la seconda, come i) Fomanini asserisce, ma al-
meno la quinta Egli si in questa • che in altre citazioni di ristampe i solito
pronunciale con troppa franchezza ora prima, ora seconda 9 ora ter\a edizione,
lenza avere usata la necessaria diligenza per accertarsene. La seconda adunque
de* suddetti due libri del PfisciaMefe è la seguente, fatta 17* anni innanzi a
quella dA Bevilacqua nel ifé7.
* - - - I Francesco Prìscianese fiorentino della lingua latina libri sei , diligen-
temente ricorretti, e di nuovo riformati dal proprio autore: aggiuntavi nuova-
menu una copiosa tavola, io cui si contengono tutte le materie . delle quali trat-
ta etto autoie In Vinegia appresso Vincenzio Vnlgrisi i5fO. in 4.
• - - . De' primi principi della lint^ua latina, ovvero i. Priscianello 9 nuova-
mente dall' istesso autore riformato , aggiuouvi la tavola delie materie • ivi ap'
presso il Valgrisi 1550 in 4.
56
Concetti di Aonio Paleari per imparare insieme la
gramatìcae la lingua di Cicerone col snpplimeuto de^
concetti della lingua latina^ e col Dialogo delle false
esercitazioni delle scuole. In Venezia per Francesco
Franceschini 1567. in 8. edizione II.{i)(a). h. 5.
' (i)La presente edizione II. procurata da Orazio Toscanella,mo$tfa contro-
la sua parola di non essere accuratamente emendata , come la prima , da
me non veduta (b*). Il Dialogo fa ristampato già anni in Perugia, e a me
In qaeici seconda edisìone, fatta ansi pnlitaneote in bel carattere corsivo ^t^
prio del Falgrisit oltre al cambiamento delle parole nel titolo, lingua romandi
10 lingua latina, legecsi con la lettera del Priscianese al re Francesco /. e coa«
r altra a Lodovico Becci , #> a Luigi del Riccio , la lettera dell' Amasio con
la risposta del Priscianese , e di più la t«Tola delle materie : le quali cose mas*
csTano alla prima edizione del Zanetti , ma non mancarono alle susseguenti':
* • • • j. In Vinegia per Giammaria Bon^Hi iff)« in 4.
* • • • 4. E ivi per Niccolò Bevilacqua 1^64. in t.
"* • • • f. £ di noofo presso il medesimo Bevilacqua i|67* in %•
(4) Questa edizione « a parere del Fontanini , vien dichiarata per seconda in cam*
bio di quinta, se pur altre non ce ne sono di mezzo, oltre a quelle, che dipoi
se ne fecero, come quella di Venezia per Giammaria Leoni i^St. in t- : ma di
troppo fastidio , e di poco frutto sareboe il qui riferirle .
{b*) 1 Contetti t che si leggono nella prima edizione, sono di La\{er0 Buona»
mico: il Supplimento e *l Dialogo, che stanno per giunta nella seconda , sono del>
Paleario . Il non averne veduta la prima edizione può servire di scusa a monsig»
Fontanini, se ha ignorato l* autor legittimo dei Concetti che fu il Buonamico:
ma nulla può servir di discolpa al Toscanella , che ne ha tolto via il nome del
Buonamico per suktituirvi quello del Paleario, e attribuirgli la gloria di tutta l'o-
pera . lo stenderò qui il sincero titolo dela prima edizione, poco conosciuta, e-
da me fortunatamente acquistata.
* Concetti della lingua latina di un valente nomo letteratissimo ( ma poi
nel principio dell'opera. Concetti della lingua latina di M. Labaro da Bastano)
per imparare insieme la grammatica e la lingua di Cicerone, nuovamente a ati--
iità comune posti in luce • In Venezia appresso Bolognino Zaltieri i f4i. in t.
In Af. Labaro da Bassano' ud ognuno è agevoi cosa conoscere il Buonamico ,
idolatra imitatore di Cicerone, di cui si han poche cose alia stampa, e solamente
dòpo la morte di lui, avvenuta in Padova nel iffi. Pierfancesco Spinola mila-
nese , buon poeta latino , diede alla luce la prima edizione òt* Concetti del Buona*
mico , e ia ded*cò a Girolamo Attari cavaliere di Cipro con una ben lunga let-
tera che può dirsi una piena istoria di quella nobilissima famiglia, imparentata
con quelle dei conti de Nores , dei Podocatari , dei Costanti, e con altre prin-
cipali di quel regno. Il Toscanella levò via nella seconda edizione col nome di
M. Labaro la drdicatoria dello Spinola , e altra sua vi premise ad Alberto di
Vincenzio Malmignati , facendo a lui credere , e al pubblico che non solamente
il' Supplemento , e '1 Dialogo ma i Concetti ancora fossero parto del Paleario .
11 padre Giampietro Niceron , barnabita, che ci ha dati ultimamente in francese
40. e più tomi di Memerie spettanti alla storia degli uomini illustri della repub-
blica letteriria, facendo nel tomo §9. (pag. ity a Paris 171?. in la. ) l'elogio
del Buonamico , ha omtssa fra le opere di lui qaella dei Concettis e pure potè-
>a trarne qualche indisio dal tomo I. da lai quivi, esaminato e citato , della sto-
S,7
dedicato (a"*"). L'autore, che fa da FeruU, città del Lazio, nal corrispose
alle grafie, impartitegli largamente da Dio co' talenti di potersi a mare-
viglia segnalare nella Eloquenza latina, mentre poi cadde nel funesto pre-
cipizio dell'eresia (&*), come sTenturatamen te fecero il Casteheiro dà Mo*
denay Pietro Cameseccfu^ e Pietro Martire Vermilio Fiorentini, Francesco
Setti di quelle parti (e*), Girolamo Zanchi da Bergamo, Guglielmo Grata--
roto pure da Bergamo, Matteo Gentili con Alberigo e Scipione suoi figliuo-
li, da 5. Genese nel Piceno y Celio Secondo, Curione piemontese, e molti
altri infelicissimi ingegni italiani di quel tempo, che fu la metà del seco-
lo XVI. onde poi avendo essi ingratamente e con detestabile pertinacia
nel male fatto pessimo uso de'gran beneficj ricevuti dalla suprema bon-
tà, e rimasti per propria colpa abbandonati dalla divina grasia, perirono
con esito infame, chi per decreto della terrena giustisia, e chi volontaria*
mente in perpetuo esilio tra gli eretici, e in seno agli apostati dalla santa
Romana Chiesa, come il Casteli^etro, il Zanchi, il Curione, e altri non pò»
chi, imbrattati della medesima pece. Tra le opere di Marco Velsero si leg-
ge nna sua lettera a Roberta Titi da Borgo S. Sepolcro ( Epkt. XCVI. o-
perump. 078. ) nome chiaro nelle buone lettere, le quali egli illustrò con
le stampe, e professò pubblicamente in Bologna e in Pisa. Il Titi avea
scritto al Velsero, non esser del Paleario, conforme credeasi> i libri per
altro sani , de Immortalitate ammorum . Il Velsero a tale avviso rimasto
maravigliato, pr«»ga il Titi ad avvisarlo, se ne sa altro, e chi ne sia vera-
mente l'autore; ma noi non «tappianio poi quello, che in tal particolare il
Titi replicasse dX Velsero. Il cardinal Sadoleto, il Pigna ^ e chiunque ne
fece mensioue» mai non dubitò, che il poema non fosse del Paleario, che
ria Gymnesù Péttatitii , scrìcts dall' ab. Niccolò Commene Peppéiopmh ( T^a^s.
éipmd .S§bi CeUtum C7ié in foal. pafi^. joS- ) cbe *in< certo modo 1' Éccenna , ma
oacqmmcntc , come per lo più faccele , oipc i titoli de' libri d' uaa io altra
lingaa vengano tFasUtati : qaclle SinnntitL pertanilo, Sensnsqee memis de lingue Is^
tinn t che tono a stampa del Buùnamico , nuli' akro sono ,. se non qacici suoi
Concetti della tingud latina^ de' quali finora ti è ragionato.
(a*) li merito dei Dialogo ^ intitolato anche il Gr^OTintf rtro, ha dato aotifo al-
la ristampa di Perugia presso il Costantini 1717. in 9.\ e '1 nome di .niansi|*
Fontanini , che la ristampa medesima porta in firoate , le ha oiteauto U privir
legio di easer ricordata • oenchè recente , nel libro dell' Eloquente Itetiame •
(è*) II Paleario t a imitazione del Valeriane^ che, secondo il gusto de loca-
lo, di Pietro (è chiamarsi Pierio , caneiò p«re il suo nome baltesimale di An*
tonto in quello dì Aonio: il qual cambiamento gli tirò addosso dalla penna di
Latino Latini qae' fieri giambi , i qnàli si leggono nel volume II. delle sue Epi^
stole pag, i^é. ( Viterh. ex typogr. Brancatia lééj in 4.). Egli fii Tcrtoientt
da Ventli ; ma è cosa osservabile , che Ferrante Senseverino , principe di Salerà
no , scrivendogli una lettera, posta fra quelle di Vincenzio Martelli (Fir» Pr^H
i Giunti ifo6. in 4. edb. II. pag, x6. ) lo qualifica per cittadino e nobile di &s*
lerno , Caduco in Siena miseramente nell'eresia luterana, f« dall': inqulsisioae
&tto arrestare in Milano ^ e condurre a Rame , dote processato e continto, f^ea*
ne decapitato e poi arso nel xfStf. "*
(e*) Francesco ^^rri fu apostata dalla Cattolica Religione «come lo fiifon»
Pier Camefecchi t Pietro Martire Vermiho Fiorentini: aia cdi non era né fio-
reatino, come eglino» nh di quelle parti, cioè di Toscana. L'aknore dalla f6ii«
Tom, I. S
58
' Cìovanni Fàbrini da Fighine (Fiorentino) della Te<i«
rica della lìngua platina/ In Venezia per Marchiò Sessa
i566 in Q.(a). L. 4*
PrÌDCÌpj della lingua latina, praticati in Firenze neli^
Àecaderaìa degli Sviluppati ( libri liL ) In Roma per
Domenico Marciani 1643. in la. (i). 3.
lo diede fuora per suo. Ma perchè in questi affari di lettere non meno,
che in altri^ seguono pur troppo e piccoli e anche gran furti, i quali poi
dalle persone un poco esperte^ finalmente si riconoscono, ansi talvolta ai
fcoprono al fiuto^ non sarebbe mal £atto, che questo del Paleario si puri*
iicasse alquanto meglio: e potrebbe farlo chi dianzi scrisse eerte memorie
del TUi^ inserite in qualche giornale de* letterati dltalia. Jacopo Tom^
masloy uomo tedesco, ha fatto un libro de Plagio lUerario, il quale a lui
bisogno si potrebbe accrescer non poco.
(1) I reggelti di questa accademia dedicano il libro al padre Ouàseppe,
fondatore e generale dell'istitato delle scuole pie , esaltando il gran frut-
to^ che i suoi padri» a preghiere di detta accademia da lui mandati in Fi^
renzej per pia anni aveano fatto in educare i nobili giovanetti con questo
modo d'insegnare la lingua latina con grammatica volgare.
tà dee prevalere ad ogni rigaardo e Io xelo non dee giammai esser talmente
£ivorevole ad uno, che dica il fafso s carico e in pregiadicio di an altro. Il
Betti «idunquc non era fiorentino ^ né di quelle parti, ma beosi romano e di
patria , e di abitazione Stavasi in Rama in qualità di segretario del Marw
chcse di Pescara , dal cui ser^gio , e dalla propria casa fuggissi flirti vaniente
Con una fcmihina maritata e da lui sedotta per andarsene £rs gii eretici di 2»>
figo e poi di Argentina • Che il B^tii fosse romano , lo asserisce 1" spostata Fiefw
ferio suo deg;u> precursore ed amico ndUa sua Lettera agi Inquisitori • stampata
dierro al C«/4Ìsyo de' libri proibiti nel ifff. Jacopo Aconito da Trento 9 intetto
Mia Stessa pece, indiriaaa al Meiii il s\x9tr%ttno de Me thoda { BasiL apud Petmm
Pernam iffS. in 8. ) e la soprascritta alla ina lettera è questt ; /tf co3as Acondas
Tridentinus Framijeo Betto Eìomano . Cosi pure il Mu\io , che scrisse a lai e con-
tro di lai , lo dice espressamente romano nella Risposta alla prima lettera di ea-
$0 Beai al Marchese di Pescara suo sienore • Ma ciò eh' è pia» il medesimo
Betti dichiarasi romano tanto nel titolo della sna pretesa Ca/i/artf^ieji^ » qasoto
nella prefsiiooe alla snddeus Risposta dei Muiio»Dì lai si pa riera in altro hiogo.
{a) Fìgjkimef pacria del Fabrini , è an vecchio castello nella diocesi di Fiesole
fSmmemorato da Dante nel Canto XVI del Paradise. 11 Fabrini di là a nove
sani rifece qaesta Teorica , e avendola dedicata al sranduca Cosimo /. acciocché
ella servisse a oso del principe don Pietro , figlinolo di esso Granduca , bsciol*
la uscire di nuoTO dalle stampe del Sessa ^ntì if7f. in S. edizione rinaovau
tdafpoi Tanno if88 nella medesima forma. Ma assai prima che ascisse la sud»
detta Teorica l'autore atea divulgata altra opera di consimile argomento » non
IflèÀtovats da Monsignore , con questo titolo ;
'^* « ^ « Della interpetrasiooe della lingua latina per via delta toscsaa libri III.
- • In Roma nella contrada del Pellegrino per M Girolamo de' Cartolari i f44* ^n i*
' Il librò è dedicato dairautore al cardinale Ippolito d'Este arciveKovo di Milano^,
s in principio ci sono due lettere, l'uos di Lorenzo Amadio e l'altra di Gaspero
Mareteotti » ambo già precettori del Fahrini con le risposte dì lai*
59
Specchio della lingua latina di Giovanni Andrea Cri*
foni da Pesaro, professore delle lettere umane in Fer-
rara. Ih Vinegìà presso il Giolito i554« iSSginS /a/ L. 4*
Elocutiones ( volgari e latine^ quse in epistolìs farai-
liaribus Giceronis leguntur, a Dante Riccio excerpta.
Venetììs per Franciscun Zìlettum i583. in 8. {i)(b). 5.
Locuzioni (latine e volgari) di Cicerone, scelte daErcole
Giofano. In Venezia presso ilZiletti 1584. in%. 4*
Locuzioni di Terenzio^ ovvero modi familiari di di-
re, scelti da Aldo Manucci ( il giovane. ) In Venezia^
presso Aldo, i585. in 8. 3.
(i)AìdOy che per Ugo della gioventù raccolse anco raf^Zeganze di Cice/x^
ne, dedica il presente libro alla gioventù della Segreterìa della rep%tbbU^
ca veneziana (c'^).Qui ci conviene avvertire, che Aldo volle chiamarsi
Manuzio, Manucci, e anche Marnici, come disceso dalla famiglia di tal
nome di Volterra (d*^)\ benché Aldo suo avolo si chiamasse da Bassiano,
(a) La prima edizione ne fìi fatta dallo stesso Giclito oel iffo« e poi nel iffi-
in 8, con lettera di dedicazione a Gio* Jacopo Lion^rii da Pesaro , conte di Mon»
tt Lattate e ambasciatore del Duca d^ Urbino alla Repubblica veneziana • 11 Gri'-
foni professò primieramente lettere ornane in sua patria e poi verso il if)7* fu
chiamato a insegnarle in Ferrara.
(b) Questo libi iccinolo fìi impresso la prima volta in Venezia per Comin da Tri-
no nel lyéi. in 8. 11 Ricci era maestro di scuola in Veae^ia dove in età di 40.
anni venne a morte nel Marzo del 1576. e fii seppellito nella Chiesa di S. Bar-
naba , che era la sua parrocchia • Opera di consimile argomento taccjuta dal Foa»
tanini^ è ^cUa éctì^ Elegante toscane e latine di Orarie Lombarielii staoipaie ia Siena
nel I f 68. in 8. , e in 8- altresì ristampate in Fiorenza per Giorgio Martscom'ixtì 1587*
(e*) h' Elegan\e o sia Locuzioni di Cicerone più e più volte ristampate , come
opera utilissima per le scuole, comparvero la prima volta dalla stamperia Aldina
in 8. nel tyf8. nel qoal anno Aldo era in età di anni undici. Il Toscauella tras«
se dalle medesime l'idea e in parte ancora la materia di quel suo libr iccinolo in*
titolato , Elegante latine co* suoi volgari dinanzi , stampato in Veru^ia per GiO'
vanni Bariletto 1569. in 8. Nel 1577.. dopo la morte di Bernardino Feliciana
fa ad Aldo conferitm ia lettura della segreteria ducale» la quale decorosamente
e' sostenne sino al if8f. in cui si portò a Bologna chiamatovi a riempier la ca-
tedra di eloquenza per la morte di Carlo Sigonio ia quello stadio allora vacante.
Lucio Scarano , da Brindisi , fu i successore di Aldo nella lettura di Venei^ia .
{d*) Delia famiglia e del cognome di Aldo ho detto quanto occorreva nelle No^
ti^ie letterarie ( pag. I. ) intorno ai celebri stampatori Manu\j premessa alla ri-
stampa delie Lettere familiari di Cicerone volgariazate da autore anonimo e cor-
rette dal giovane Aldo fatta in Fetu^ia per Francesco Piacentini ij^é, tomi II.
in 8. pag. II. e III. Quiti ancora ho chiaramente dimostrato e provato, che Al*
do il vecchio si scriveva Bassianas^ perchè era da Bassiano t terra vicina a Ser-
Moneta nel Lazio: né mai mi era sognato che per cale denominazione alcuno po-
tesse Credere e tanto meno asserire che egli fosse da Bussano , terra nelle vicinan-
ze di Trevigi , poiché se Bussano Casse stata la patria di Aldo • egli si sarebbe
chiamato Bassanensis e non mai B d$sÌ4smas ^xomc si scrive nel tome I. delle ape-
*T
60
terra nelle vicinanze di Sermoneta (h*)^ e il Monnoje, oMoneta nel 9uo
Baitlet tomo y.P. II. piig. S7. sbaglia in asserire, che si chiami da Bas^.
sano, e non da Siissiano, che é di casa Gaetani nel Lazio: e per questo
Aldo pre$é il nome di Romanus; laddove Bussano^ terra nota, sta posta
nella marca Trivigiana, dominio di Venezia; e vi è ancora un altro Bus^
sano di casa Giustiniani ne\Y Umbria lungo il Tessere (e*) . Aldus Manulius
BassianaSj egli si scrive nella dadicatoria del tomo i. delle opere greche
di Arìstotile e di Teofrasto ad Alberto Pio principe di Carpi, da lui stani-
paté in Venezia nel i49?- ì^ foglio (a*). S'intitolò anche Pio^ dalla casa
re «eche di Aristotele . Quivi pure mostrai che Aldo aggiunse al sao cognome
quel di Romanus , perchè Bassiano sua vera paciis , era nel distretto di Roma e
che agli altri saoi nomi accoppiò qntllo di Plus, per concessione di Albino Pie
prìncipe di Carpi del qaale in Roma egli era stato maestro . Monsignor Fonianiai
a misura che si andava stampando la sua Eloquenza , avvertito dei grossi abbagli
che incorno al vecchio jlldo avea presi , fu a tempo di correggerli nel pregresso
dell'opera, ove non contento di averne avvisato ii pubblico la prima volta che
ciò gli venne in acconcio » volle ripetere le medesime cose anche nelle giante
postevi in fine. Per uscire ad un tratto di questa materia , registrerò qui seguita-
mente sì l'uno che l'altro luogo; ma prima noterò qui un altro sbaglio del Fontanin'u
(4*) Il tomo dell'opere greche di Aristotile, stampato da Alia in foglio nel
14^7. non è il prime , nn il second§ » ovvero il ter^o , poiché il prìmo che e
quello dell' Oi^tfiro» fu impresso da lui nel 149 f. al Principe di Carpii nel cui
primo foglio leggesi un epigramma greco, dove egli s'intitolai Bassianas •
M Essendosi ma scritto che Aldo ii chiamò Bassianas , il quale nome latino di-
M nota anche tassano, terra ntìììi Marca Trivigiana (pag* 4S5* )
Basianum e non Bassianum è '1 nome latino di Bassauo nel trivigiano , e ì
suoi cittadini dicoosi Bassanenses e non Bassianates.
M Qui si avverte in proposito d'Aldo , ciò doversi intendere di Bassiano , ca-
stello de'Gaetaai, già conti di Fondi e poi duchi di S<rmoneta e principi di
_ Caserta, posto nel territorio di Roma. Aldo il giovane in una lettera al car-
,» dinal Nieeolè Gaetano da Sermoneta . sopra il modo di stare a tavola de accum*
^ bendi et comedendi ratiene , chiaramente lo accenna rammentando al Cardinale
„ ayum ( Alda il viecchio ) ex eo loco , cui familia tua jus dicit , avitoque impe*
n'Ho praeUv^rl^noM ducere {de quétsitis lib L epist. IV* pag. $9* ^^i'* ^* ) H
»» luogo; preciso dai vecchio Aldo altrove, come si disse, nominatamente speci -
M ficato , si. chiama tuttavia Bassiano . E perciò essendo egli pusato a Venezia ,
v>. volle da principio non solo dirsi Aldus Manutius Pius da Alberto Pio, suo
v^iallievo e protettore ; ma come natio di queste contrade anche talvolta Bassia"
ff .nas^ e più sovente poi Romanus , essendovi però allo scrivere del movane Al-
n'^do in altro luogo ( Vita di Cosimo Granduca /. pag. 5' } la sua casa da xoo. anni
„ prima dell'avolo, venuu da Fo/r^rr^ ( pag. 48). )
{b*) Ma questa terra, mi convien ridirlo, Bassiano e nonBassano, si nomina
comunemente . Monsignore si vergogna di esser già caduto in così maiuscolo fa^
lo; e per quanto può, si va ingegnando di sminuirlo e di mascherarlo.
(c*)Dopo aver riportato fedelmente tutto quello che sta scritto acìV£loquea{a intorno
alla patria e ai varj nomi del vecchioil/ia, mi si permetta di aggiugnere. quanto sa qocseo
proposito.era stato da me precedentemente avvertito, e stampato nelle suddette notizie,
,» Siasi come si voglia ( dell'antica patria e de' maggiori del vecchio Aldo)
^ certo ò che egli, il quale né' saoi libri si vanta sempre romano, era nato l'an.
M no incirca 1447. in Basigane^ terra vicina a Sermoneta, posta.nel La\io, oggi
N campagna di Roma . in non molta distanza da VelUtri e dalla P allude Po»-
»t
•»
•f
f>
»
I»
•»
01
•t
6i
del medesimo Alberto^ suo discepolo e magnanimo bencHìttore ,e Roma'^
nit$ forse ancora per la cittadinanza avutane. Paolo Tossano, il quale nel
i6i3. essendo professore di lettere nmane in Eidelberga, pubblicò iti Oj^
peneim, città del Palatinato, la Fraseologia Terenziana, si maraviglia,
come sopra questo scrittore essendo tante castigazioni e varie lezioni, di
poco 0 niun frutto alla gioventù, alla quale Terenzio per la singoiar pu-
M una* Molti hanno avvertito, ma pochi inteso perchè egli in più d'una delle
i«e stampe ti sottoscrivesse col nome AaaOT MANOtKIOT BA221ANEOS /
come appunto si legge socto uà suo epigramma greco, posto nel principio de'i'
„ Orgxno di AristouU ^ da lui stampato in Venezia nel i49f. e cosi ancora ei si
chiama tanto nella prefazione del Lessico greco , intitolato Thesaurus Corna-
copid ei Morti Adonidis, impresso da lui nel 14^6. , quanto nella sua dedica-
zione ad Alberto Pio^ principe di Carpii di un'altro tomo, contenente diver-
se opere di AristoteU^ impresso nel I497. dove egli si sottoscrive , Aldui
9, Manutìus Bassianas, Ma che questo aggiunto di Bassianese a lui si convenga
„ come specificativo della sua patria , può essere che nuova o strana opinione a
„ taluno rassembri , quando non ne abbia un più sicuro riscontro • Migliore non sa-
„ prei addurgliene di quello che fortunatamente ho tratto dagli scritti di Aldo
,, //. Manuzio ^ nipote del sopraddetto. Egli indirizzando al cardiDal Niccolò Gae
n tano , de' principi di Sermoncta nel cui territorio è Bassiano, come sì è detto,
„ il quarto de' suoi primi Quesiti per epistolam ^ ove eruditamente egli tratta,
„ de accumbendi et comedendi ratione, dice al Cardinale che molte ragioni lo mo-
„ vevano a dargli questo contrassegno delia sua riverenza, ma principalmente,
„ perchè Aldo suo avolo traeva 1' origine da quel luogo , sul quale la famiglia
„ Gaetana tenea giurisdizione e comando; quod autem majus, egli è bene Tudir-
„ ne le sue stesse parole, quem avum ex eo loco* cui familia tua jus dicit avito
„ que imperio praest, originem ducere* £ però rallegrandosi egli con altra lettera
•• posta a e. 30. delle sue voleri col medesimo cardinale per V onore conferi-
„ togli delia porpora cardinalizia , gli dice, che in lui concorrevano e antiche e
,, nuove cagioni di allegrezza per tal promosione essendogli obbligato per natura
„ a volendolo essere per elezione ,
Nei tanti libri che. dopo il ifoo^ uscirono dalle stampe del vecchio Aldo ,
non trovo che egli usasse più l'aggiunto di Sassianese , quello bensì di Roma*
^ no \ e per due ragioni pare a me che egli potesse valersene prima perchè Bassia»
„ no sua vera patria, era nel distretto di Roma; seguendo in ciò l'esempio di
9, tanti altri, che essendo nati in luogo di poco nome, si denominavano da
M quella città, al cai territorio la patria loro appartiene; e in secondo luogo,
„ perchè Roma fu la città, dove fece i suoi orimi studj , e dove impiegò la
»: maggior parte degli anni saoi giovenili s talché alcuni credettero che egli avesse
quivi sortito il suo nsKÌmento ; onde Benedetto Tirreno , uno de' suoi dotti
amici e accademici , dedicando allo stesso principe Alberto Pio lo Stratone
greco impresso nella stamperia Aldina l'anno ifié. lasciò scritto di Aldo le
„ seguenti parole: de quo praclare dicere pò ssumus quod de Augusto dictum acce»
„ pimus , qui fuerit urbis Roma suet altricis atque matris anreus partus • Ai sud-
„ detti suoi nomi accoppiò egli di poi nel ifoj. quello di Pioi Aldus Plus Ma*
„ nutius Romanus ; e ciò per concessione del suddetto prìncipe Alberto Pio che
„ si compiacque di onorarlo del nome gentilizio della sua nobilissima insigne fa-
M mìgli.i 9 dopo averlo altresì tre anni prima beneficato generosamente con ricebi
doni, in limunerazione non meno dei libri a lui dedicati che in testimonian-
za «ti stima e di gratitudine verso di lui suo istitutore e maestro. „
„ Essendoci però allo scrivere del giovane Aldo in altro luogo ( Vita di Cosimo
„ Granduca /. p^g. y. ) venata ( la sua casa) da Volterra ( Eloq.ltal. pag. 48 1. )
»9
9»
9»
••^gmm
6a
Euphrosyni Lapìnìi Institationum Florentinae linga»
libriU.FlorentiiBapudJuncfasiS'j^.inS.edìtioIL L. 5.
Angeli Monosinii Floris Italie» lioguse libri ix. Vene-
tiìsper Jo. Guerilium ibo^in ^.(i)^ 6.
rità della favella dee meritamente essere a cuore, niun altro avesse pen-
sato a darci la Fraseologia Terenziana, stimata di grand' uso a'fancialli.
Però noi veggiamo» che Aldo avea composta simil fatica da xxvi 1 1. anni
avanti al Tossano^ con fornirla di due indici copiosi, un volgare, e l'altro
latino (a*).
(j) Il Monosim, che nella Pinacoteca III. di Giano Nido Eritreo^
num. Liv. è detto per isbaglio Morosim, tratta in questo suo libro, come
Ascanio Persio nel suo, benché in altro modo, della conformità della lìn-
gua volgare con la greca e romana (b*).
0
Scipione Mdnmucci nel tao libro delle Glorie del CUsentino , ove paria della
terra di Poppi saa patria , fu d'oDÌnioac che i notrri Manu^j o Mannucci (ossero
ntciti dai Mannucci di Firenze • In Volterra non si sa che vi siano suti i Man--
nucci , ma beasi i Minucci, principali gentìlaomini e ce ne tono ancora.
(tf*) Il Tossano a gran torto ti maraviglia , che sopra Terenzio ninno avesse
pensato di darci avanti di lai la Frateologìa Teretn^iana a beneficio della gio-
ventù , poichi non solamente Aldo avea pubblicate it anni avanti di lai le
Locuzioni di Terenzio 9 ma 7. anni dopo Aldo, e ai. avanti il Tossano era u-
scita dalle stampe di Lipsia nel if^i* iu t. un'altra Fraseologia Terens^iana di
Martino Eineccio \ e di là a 5. anni, cioè nel 1^97* Agostino Gambarelli ^ roi-
lanete , avea divulgate dalle stampe di Bergamo in t. le sue Osservaiioai sopra
il medesimo autore, aggiuntevi le Locu\ioai a imitazione di quelle di Aldo, il
quale contttttociò non fu il primo > che agli altri ne spianasse il sentiero, es-
sendo stato prevenuto da Giorgio Fabrizio da Ckemnit\ , piccola città della Mi-
snia 9 il quale sia nel iffo avea pubblicati in Lipsia in S. i suoi due libri
Elegantiarum e Plauto et Tereutio ristampati dappoi più volte, e particolarmen-
te in Praga per Daniello Adamo nel ts%f* in t. anitamente con le Setuan^e
di Publio Siro, e di altri antichi, e con la versione in lingua boama. Ad esem-
pio di Aldo anche Francnco Grossi da Bassaao , maestro de' chierici della chi^
sa ducale di s. Marco , raccolte e dedicò a Lucio Scorano le Elegante dei Cornea-
hsrj di Cesare, stampati in Veue\ia per Giorgio Angelieri z^S^. in t.
[b*) Don Placido Puccinelli , monaco benedettino , nel suo libro della Faie e
nobiltà del Notaio, stampato in Milano per Giulio Cesare Malatesta lifé. ia 4*
parlando di Raffaello Colombani (p'ag ii4«), gli attribuisce la maggior parte
dell'opera saddetta étì Monosini , chiamato anche da lui per isbaglio Morosini;
e soggiugne, che ii Colombani essendo morto d'anni ^j. quell'opera fu termi-
nata dal Monosini • già suo maestro , che poi la diede alla luce sotto il suo no-
me, e non del legitcirao autore, di cui solamente allegò le annotaiioni n eli' ag-
giunta del libro » e ne registrò il nome nel catalogo degli autori , ove pur diede
luogo a quello di Ascanio Persio . A Monsig. cotanto attento a scoprire i pl^i
letterari , convien credere , che questo sia sfuggito di vista • U Motsosimi ,
che fu prece , e priore di s. Donato alla piazta ne' vecchietti , era da Prato»
vecchio; castello un tempo de' conti Guidi nei Car^im^i^. Studiò kgp in Pisa»
ed ebbe per maestro in filosofia Francesco Mtt&iuanici • Fa aoaiMSO nell* accade-
' mia della Crusca , il cui Vocabolario era sofice citare , come cosa sua , il oosuo
Vocabolario onde il N audio , ed altri uedattcro , che fesse veramente di lui , il
63
Nuovo metodo per apprendere la lingua latina, trat-
to dal Francese nell'Italico idioma, a uso del Seminar
rio ( deirArcivescovado^ di Napoli, In Napoli per Fé-
lice Mosca l'jsifj^. volumill.inunsoltomoinS.(i). L. 6.
(i) Questa è la famosa grammatica, chiamata di Portoreale; nomo di
una badia di monaclie Cistcrciensi nelle ricinanee di Parigi^ dove essa
grammatica si praticara neiriatruire ì fanciulli, avendola composta Clau^
dio Lancelotto, dipoi monaco benedettino, morto in età d'anni 79. nel
monistero di Qiùmperlè nella bassa Bretagna ai i5. Aprile ióqS. A que-
sto Lancelotto mosse qualche lite gramaticale il padre Filippo Labbe pres-
so Egidio Menagio nelV Etimologico Francese . La fatica di questo copio-
so volgarizzamento è veramente grande; ma sembra a taluno, che ella sa-
rebbe stata forse minore, quando si fosse studiato di fare , che la dettata-
dello stile
Acursio a-
compose un libro de antìquitate et obsoleto sermone fugienda (a*) .
Vero è, che il traduttore nella prefazione adduce in iscusa il suo poco ge-
nio alla lingua italiana corrente, diversa ^ anzi divariata^ come egli dice,
da quella degli antichi . Ma perchè il valentuomo scrive per gli altri , e
non per sé solo^ pare^ che lasci desiderare qualche ragione più convin-
cente. Qui torna in acconcio il Trattato delle Sibille, che David Biondello
scrisse in antica lingua francese^ e diversa dalla corrente ( Dictionaire
Etymologigue pag. 027. col. a. ). Una dama di Parigi avendone lette al-
cune pagine seuza nulla poterne intendere, ebbe a dire queste parole: è
un peccato,, che questo libro per essere inteso, non sia tradotto in buona Un*
gua nostrale. Ciò racconta Gianjacopo Chifflezio nel libro centra il Blon*
dello, intitolato Imago Pranciei eversoris pag. 6 Nel rimanente all'udire
il nome di Portoreale, ninno si pìgli spavento, perchè se la grammatica
in sé non è cosa cattiva, in questo libro non ci è alcun male. Claudio fe-
ce tre altri Metodi sopra la lingua Greca, Yltaliana e la Spagnuola, e
scrisse ancora deiìVEmina di S. Benedetto. Antonio suo nipote, da me co-
nosciuto in Roma, ha illustrato il Testamento di Abbone Patrizio nella
edizione II. della Diplomatica del Mabillone in fine.
quale nella pre&zioae dcU* opera già mentovata dice essere stato confortato al
la? oro di essa da Pietro Dimi , che poi fu arcivescovo di Fermo , e da Bernar-
do DdvaM\ad é II fii ab. Selvim , giudice iq ti fatte cose , non meno che in
molte altre, autorevole e competente, laKÌò detto in certe sue note manoscrit-
te sopra il Pétisfo di se/^ Brunetto ^ che il Monosini era troppo vago di far venire
ogni voct e modo di dir volgtre dal greco •
(a*) Il vero , e non guasto titolo del libro dell' Accunio egli k, questo : Kfarii
Angeli Accmnìi Dtalogus de antiqnato (non. de anuguiuie) et obsoleto sermo
me fugiendo^ se» Osci et Fohei dislogns ludis romanis ^ctus. AurtlU Allobro»
gmm mpud Antonium Candidmm 1^98. in té*. Ce ne sarà probabilmente qualche
altra anteriore edizione, poiché l'autore fiori in tempo di Leen Xt di Clemen'
te Vii, e per opera di lui si ha una bella edizione dell' Epistole di Cassiodoro
col trattato de Anima dalle stampe di Angusta nel ini* ^* ^^*
64
CAPO III.
Vo cab alar j e Dìzionarj della lìngua volgare.
V ocabolarìo, Gramatica e Ortografia della lingua vol-
gare dì Alberto Accarisio. In Cento presso l'autore i543.
in4'[^)(a). L. 7.
(i) La terra di Cento, dove questo libro si vede stampato^ è dipendenza
del Ferrarese , e luogo degno di particcjar memoria per l'onore di aver a-
(a) lì noitro Monsis. dà comiociameoto al catalogo dei vetehoUrj della liagua
volgare con quello dell* Acarisio-, «opponendolo il primo . Egli è però cosa cer«
ta» che non metceado in conto quello di LueitU Minerhi, delle sole tocì osa-
te dal Boccaccio nel Decamerone ^ e già stampato nel ifjf. egli > diwi , è cosa
certa , che sette anni avanti il Vocaòotar'to dell* AcarUìo un altro ne (a dif ni-
gato col seguente titolo , e con. la sua medesima ortografia:
* Vocabolario di cinque mila Tocabuli toschi , non men oscuri che utili e ne*
cessar) del FuriùS9 • Boccaccio , Petrarca e Dante » nuoramente dichiarati e rac-
colti da Fabricio Luna per alfabeto ad utilità di chi legee , scrive « e £aTella : o-
pera nuova ed aurea. • In Nàpoli per Giovanni Sult\hacn alemaao apresso alla
gran corte della Vicaria adi 17. di Ottobre x^^* <^ 4*
Questo VocaboUrìo del Luna è superiore di tempo, ma inferiore di merito a
quello dell* Acarisio . Il suo maggior pregio è Taverne tentata la strada » lascian-
dola però tutta intralciata» a chiunque in tale assunto 1* ha seguitata. li loo Fa-
cabolario è pieno di voci cotanto strane, che ci vorrebbe un altro Vocabolario'
per intendere il sao . Le citazioni, con le quali accompagna la spiegfiaioue delle
voci , sono prese , oltre ai quattro autori nel titolo mentovati , da altri antichi
e moderni. Il bello si è, che separando questi da quelli» mette nel numero
degli antichi alcuni di essi ancora viventi» come il Trìssino il Libùrnio ec. e poi tra
moderni ne registra alcuni già trapassati, come l' Ariosto, il Castiglione , t( cardi-
nale Egidio te. • Tra i viventi vi nomina Pietra Aretina , premessavi contìnua*
mente la semplice lettera Z> , dinotante quel titolo di Divino » che dalh KÌocca
adulazione di molti venivaeli attribuito.
Fabricio Luna fu napoletano » e non palermitano , come alcuno ba creduto .
Nel Vocabolario alla voce Partenope , egli la dichiara sua patria . Ebbe per siae»
stri due celebri amaWisti di ouciretà, Pietro Gravina , e Pietro Summonte . Vìea.
iodato nelfe rime di Laura Terracina , e nelle poesie latine di Giano Anisio •
Per entro il Vocabolario inserisce qua e là varj componimenti poetici » tanto
suoi » quanto di altri » come di Luigi Tannilo , di Dragonetto È^tùfacio ec. e
ciò è forse il migliore di quest' opera , okre alla quale il Luna diede alìe sum»
pe un libro di poesie latine , intitolato , Sylvarum » EUgiarum , et Epigramn^a*
tum ( Mongitor Bibhioth. SieuL tom. I. pag» 191.) in Napoli per Matteo Cancer
xf)4. in 8.. Mori in sua patria nel tsS9* e ^ seppellito, nelle chiesa di /. Cri.
stoforo ^ come si ha da Pierangelo' Spera nel 4. libro De nobilitate professo rum
grammatica pag. ^f^ ( Neap. typ* Frane. Savii 1641 in 4,) Ma rimettiamoci in
cammino, e torniamo k\V Acarisio 9 che cosi va scritto il soo nome, e non
Accarisio •
65
Le Osservazioni di Francesco Alunno da Ferrara so-
pra il Petrarca. In Vinegia per Paolo Gherardo i55o.
in 8. edizione II«(i)- L- 3*
▼uta una stamperia, poiché Io splandore, che vieti dalle lettere , porta o-
Boravolezsa dovunque arriva (a*).
(i) In principio di questa opera, che è un indice alquanto ragionato
di tutte le voci comprese nel Canzoniere del Petrarca ^ si vede il ritratto
étW Alunno^ intagliato in rame, e a parte la sua impresa, che è Merciir'
rio in atto di solcare Vaonia campagna di notte a lume di luna , mentre
il cavallo Pegaséo vicino a una pianta di Lauro, da cui pende una lucer-
na accesa, va tirando avanti l'aratro. Giù basso è l'oriolo, guardato da una
gru e da un cane, col motto intorno a tutto il eorpo dell'impresa:
Nocte agii ad normam sulcos incurvus arator {p*) .
Ptre', che di questo Vocabolario sit stata &tta una seconda edixioae sette
anni dop<» la prima, eoo lo stetso titolo, ma in diverso luogo e da altro stam*
patere » Io qui la riporto tal quale sta nella stampa .
Vocabolario e grammatica con 1* ortografia della lìngua volgare d* Alberto
Acarisio da Cento , con i' esposizione di molti luoghi dì Dante , del Petrarca , e
dei Boccaccio • In Venezia alla bottega d'Erasmo dì Vincenzio Valgrisio r no in 4«
Ma questa apparente ristampa è una mera fraude , da riporsi anch' ella nei
ruolo delle tante altre praticate dagli stampatori , e scoperte dall' occhio perspi-
cace del Fontanini , Il Valgrìsi altro qui oon fece , se non mutare il primo e
i' ultimo foglio dell'impressione di Cento ^ a fine di spacciarla come una sua no*
velia ristampa , ponendo quivi nel fine la medesima errata , che in quella di
Cento SI legge : i quali errori egli avrebbe certamente emendati per entro 1' ope^
ra , se ne stesse fatta una seconda ediiione . Con questa occasione non lascerò
di avvertire , che la piccìola grammatica dell' Acarisio , stampati insieme col
suo Vocabolario^ k molto diversa dall'altra pubblicata assai prima dall'autore i^
libretto a parte , e non registrata da Monsig. tra le altre grammatiche nel ca«
pò I. Io supplirò qui al suo silenzio .
* I. La grammatica volgare di M. Alberto degli Acarisi da Cento . In Bol^
gna per Vinceni^io Bonario e Marcantonio Compagni in^* ^'^ ^•
''^ z • • • E in Venezia per Giovanni Antonio de* Nìcolini da Sabbio ad istanza
di M* Melchiorre Sessa if|8. i/i 8.
* 5 • - • E ivi per Giovanni Antonio e Pietrofratelli de' Nìcolini if4i. in f.
*• 4 . • • E ivi per Francesco Bindoni e Mafeo Pasini 1^43 in 8.
(<*) La Qobii terra di Cento , dipendenza dal ferrarese nel temporale , ma pela-
lo spiritaale dalla diocesi di Bologna^ h luogo degno di partìcotar memoria noi
tanto per l' onore di aver avuta una stamperia • non però pubblica , ma solo
presso l'autore, quanto per essere stata la patria dtW Acarisio , del Cremo nino ,
ed altri nomini letterati, come anche di Gianfrancesco Barbieri^ per sopra nno-
oie il Quercino , ano de' più valenti maestri nella pittura : e ben i pregj di lei
renderà al mondo pid^ conti la penna di mvnsig. Girolamo Barufaldif arciprete
dignissima dil quel luogo. Altre nobili terre e castella fosKÈtno vantar ; Tonare
di -aver avnu un* stamperiar; come Prat'alMno , 'Tùstnlano , Pì&ve di Sac^oi,
Soncu99 ec. ma se fuor di questo non avessero altro di che pregiarsi, poca, e
mescliifu comparsa farebbono di sé nella storia . ' ' ■■ y^ -
(b^) Il ritratto delif Alvikno è incagliato in legno, ma còsi delicatamente, che
può iaganaar l'occhio e parere ad altri, come a monsi^«. idtagliato in raiyc .
rolli. J. 9
C6
UAiun/^o in questa sue nuove Osservasioni , molto più copiose delle
altre, uscite la prima Tolta col suo proprio Petrarca^ stampato in Fene-
zia dal Marcolini neiranno 1539. in 8.^ citale carte di questa stessa edì»
zione^ e dedica il libro SiGioifanni Ronchegallo suo concittadino (a^). Indi
il Ruscelli no fa alt a dedicatoria a Giambatista iTAzzia Marchese detta
Terza. Qui debbo -iire, che VAlunnOy secondo Marcantonio Guarini nel-
le chì^^sp jJi Ferrara pag. 141. fu di casa Negri, e fu matematico provisio*
nato dalla nostra Signoria di Venezia^ secondo lui stesso nelle Ricchemzc
all.i V >c«* Francesco (A*). Adriano Giunto osserrò da una lettera dell'are»
tino ( Animadversa lib. i. cap. vi. infine ) esser lui stato ad miraeiUum
eccellente nello scrivere nùnutissimis characteribus con istupore di C/e-
mente VII. e Ai Carlo V. (e*).
Ma queir ngit ad normam , posto nel motto deli' impresi , come mai si poò chia*
ramente. capire , auando nella descrizione di essa venga tralasciato quello stru-
mento, coi quale I muratori, i legnaiuoli , e simili artefici aggiustano e dirizza*
no l'opere loro, detto volgarmente regolo e squadra, e non meno in volare,
che in latino, norma! E' appunto tale strumeato, pendente da on ramo di aoa
pianta secca a perpendicolo deiroriuolo a polvere» vedesi scolpito nell'impresa
dell' Alunno tra la fra ed 11 cane . simboli della vigilanza, con cui dee stare» chi
reg^e e splgne, anziché tiri avanti l'aratro, accioccni i solchi vadano giosti e di*
ritti. Ed ecco assai bene applicato quell'ai normam al corpo dell'impresa •
(4*) Tanto le prime » quanto le nu^ve osservazioni son dedicate dall' Almuao
al Dott. RonchegallOf non solo suo concittadino , ma ancora suo stretto congiun-
to: il qual nodo di parentela è da luì accennato nella suddetta dedicazione» e più
precisamente nella sua fabbrica alla voce Beatrice nam. 644. dal qua! luogo si ha ,
che Beatrice figliuola il Giovanni Ronchegallo , e Niccolò del Bailo furono i
genitori di esso Alunno. Le prime sue osservazioni, stampate dal Marcolini .
corrispondono al Can\oaier del Petrarca impresso nel inf* ^ qaeste ooove osserva-
zioni si riferiscono al Canxonier del Petrarca stampato da Paolo Gherardo nel
ISSO, il che ho stimato bene di metter in miglior lame, parendomi» che il Foit-
tanini siasi alquanto confusamente intorno a ciò dichiarato .
(h*) Nelle prime edizioni delle Ricchexxe egli ai qualifica scrittore unico . e ab*
kachista rarissimo » provvisionato dalla iliostrìss. signoria di Finegia . né si dà il
tìtolo di matematico, se non nella edizione fattane dal Gherardo nel in?- ^d-
la Fabbrica poi alla voce Finegia parla cosi di sé stesso : „ in questa rallegromi
ben meco stesso di avere speso la maggior parte de' miei più frattiiosi anni con
assai onorato stipendio del eccellcntiss. consiglio di Dieci per render disciplina*
ti i giovani delja loro cancelleria , e firgli adorni di bellissimi caratteri delik no-
itrt naove fi>ggie di lettere „ • Egli dopo esser vissuta molti e qk>Uì sani in questa
città» ammalatosi di fibbre li due Ottobre dell'anno 15^6. ci fenne anche a mor-
te nella contrada di #. Severo li 10. o 11. di Novembre. So» che akuni scrit-
tori ferraresi lipongono la morte di lui come avvenuta in Ferretrm saa patria
nel I fio. e che altri più rcceotementt l' han riportata ali* anno ifSo. ma la
mia assermiotie sta appoggiata e fondata sopra T autorità iucontrasuUIe dei pub*
Uici registri, in qae«to maaistrato della ssnità» doYc per mano di ministri aciù
deputati si vanno di di in di notando i nomi , e le condizioni delle persoue dew
fiinte » Kcondo le relazioni di ciascun piovano di queste chiese parrochiali • Nel
legistro adunque de' morti nell'anno saddetto iffé. legM la seguente memoria:
„ 9. Novembre Af. Pre Francesco Alunno della scuola della Pmou^ù provisio-
nato , ammalato di febre » in nota ai 1 di Ottobre . #• Severa »» •
-^f*) U Utteta deU' Arefino è posta nel libro 1. delle sue Uiure { Parigi i4of«
67
^Le Ricchezze della lingua volgare sopra il Boccaccio
con le dichiarazioni, regole, osservazioni, cadenze e de*
sinen/e di tutte le voci del Boccaccio e del Petrarca
per ordine d^alfabeto, e col Decamerone secondo Tori*
ginale, ^ ri ^stampato dairAccademia Fiorentina, e se-
gnato co* numeri corrispondenti all'opera, che sono in
margine del Boccaccio. In Vìnegìa per Paolo Gherardo
iSh^.ìn ^. ediz.\.{i). L. io.
( i) Anche c^ttXnì Ricchezze dopo l'edizione i • di Vinepa presso i figliuoli
éPAldo x55i • in foglio^ ora notabilmente ampliate (a^), hanno le suddette
iìgure in principio e nel fine, e sono pure un indice alquanto ragionato
del Decameron del Boccaccio, di cui V Alunno cita le carte corrispon-
denti alla 8ua propria edizione in4« che allora nel 1S57. P^^ cura
sua ne fece Paolo Gherardo co'numeri in margine , e conforme alle Ric^
chezze, sopra quella, che i Giunti di Firenze dopo Taltra loro del i5i6. e
quella di Niccolò Delfino gentiluomo Veneziano presso Gregorio Gregory
pure del 1 5 16. corretta sul proprio originale ne ayeano fatta nell'anno
1527. con l'assistenza di persone intendenti , comprese àoXV Alunno sotto
il nome collettivo di Accademia Fiorentina , con ciò volendo egli accen-
nare quella antica di Lorenzo dei* M edici . U Alunno in dedicare queste
sue Ricchezze al cardinale Alessandro Farnese, liberamente siduole, che
avendo a lui dedicata otto anni avanti l'edizione i. della medesima ope-
ra con fargliela presentare da Jacopo da Ferrara, medico del sommo pon-
tefice Paolo III» il cardinale non gli avesse dato un minimo cenno di ri-
sposta; laddove il duoa^ e poi granduca Cosimo I. con segni di magnani*
mo gradimento gli avea risposto, per avere a lui dedicato l'altro indice ,
in 8. pag. !•$') ove dàgraa lode z\V Alunno per la sua maestria nello scrivere ia
più maniere di caratteri e principalmente minatissimi , ne' quali trovandosi in B^*
logna , presentò scritto senza abbrefiatura il Credo e i' In principio entro lo spa-
zio di un danajo all'i mperator Carlo F. che a detto dell' Aretino » spese tutto il
giorno in coatemplarne il maraTÌglioso artificio. Suo valente allieTo e stato An-
ionio GlisslittOf ii quale , come scrittore e abbachista eccellentissimo, fu proTTÌ-
sionato dalla città di Udine sua patria , ote anche 1' Alunno per molto tempo fu
oaorevolmente stipendiato • affermando lui stesso nella saa Fabrica alla voce Udine*
(a*) Se il Fontanini risparmiau avesse nelle sue Giunte questa notizia della sup-
posta prima edizione delle Ricchewe ótìì' Alunno , avrebbe altresì me liberato dal-
la solita cantilena „ egli anche qui prende errore „ . La prima edizione delle Rie-
chei^i^e presso i figliuoli d'Aldo fa fatta otto anni addietro con questo titolo.
* Le ricchezze della iiogos volgare di Af. Francesco Alunno , In Vinegia in ca-
sa de' figliuoli di Aldo 1 541. in fòglio •
Anche questa edizione con breve e diversa lettera dell' altra , di cui più sotto
si dirà qualche cosa vien dedicata dall' Alunno al cardinale Alessandro Farnese ,
al quale protesta aver già seco stesso deliberato di mandar fuori quest* opera seQ«
za appoggio di verana persona e più tosto •• commetterla alla ventura , che cadere in
quache sotpizione d'avarizia, h quale si crede che talora occupi buona parte de'
OAO,» seggiftttgjefldo* ebeoosso poi dall'eseaspio di mot.
petti di Gom» «he scrivono
68
nomato la Fahrìca del Mondo (a*). Così veggiatno, che negli scritti degli
uomini illustri talvolta rimangono eternate anche le increanze de' gran-
di, benché forse involontariamente seguite per colpa de'segretarj, o di al-
tri loro ministri. Dice V Alunno di aver perfezionate le sue Ricchezze col
giudicio fra molti altri del Muzìo^ del Ruscelli^ di Paolo Manuzio, del
nostro rinomato Giureconsulto Tiberio Deciano e di Antonjacopo Corso,
le cui Rime, dedicate da Giuseppe Orologj ad Ercole Bentivoglio, furono
da lui messe fuora in Venezia presso Comin da Trino nell'anno i55o.. in
8. Sarebbe gran pregio di questi due indici AeW Alunno, se si potesse tro-
var modo di adattargli a tutte l'edizioni del Petrarca, e del Boccaccio, sic-
come quell'altro insigne, e furiere di tutti gl'indici, di Niccolò Eritreo,
Giureconsulto Veneziano, stampato la prima volta in Venezia da Gioi^an-
ni Antonio Niccolini da Sabbio nel i538. in 8., a cui nell'anno seguente
venne appresso l'edizione di Virgilio co' richiami , e con le chiose deir£^
rttrco, fatta dal medesimo stampatore, fu poi accomodato a tutte redisio-
iii delle opere di Virgilio fé similmente quello di Tommaso Tretero a tut-
te Tedizìoni di Orazio. Questi ìndici con quello di Oberto Gifanio a Litr'
crezio, e col Vitruiiano dell'abate di Guastalla Bernardino Baldi, sono i-
ti più saYJ e prudenti, ch'egli non eri, atea anzi voluco peccare, che lasciar U
saa opera senta patrocinio. Osserfisi , che questa prima edizione essendo seguita
Tanno medesime 1543. in cui si era stampato il VocaboUrio àM* Acarisio^ ciò
f\x cagione che le sue Ricchc\{e essendo stare più di quello universalmente ap-
provate, il Vocdbolario ne rimanesse quasi dimenticato e negletto.
Gii accrescimenti dell' Alunno alle sue Rìcche^\e sono comuai in gran parte
tanto alla ristampa del Gherardo t quanto z\V Aldina del 1551. e all' altre a ncora.
che se ne fecero avanti il 1557*
(<i*) Lo ftampatore Gherardo pose a pie' della lettera dell' ^/cfjiiis al cardinale
Farnese la falsa data degli 8. di Febbraio issi- ^ quindi fu tratto in *errore il
nostro Prelato per credere che la prima edizione delle Ricche{\e fosse V Aliinéi
del xjyi. ^' egli però avesse fatta attenta riflei>sione, che dal 1351 a! issi- noa
erano corsi gli 8. anni» ne' quali V Alunno asserisce di aver già .dedicato al Car*
diaale la prima tolta il suo libro sarebbe agevolmente entrato in sospetto, cke
quella data messavi dal Gherardo non poteva sussistere, poiché V Alunno esaui-
mente parlando, avrebbe detto di aver dedicata al Cadinale 1* opera sua sei anni
avanti e non otto. Oltre a ciò Moasìgaore si sarebbe meglio chiarito di tal fai*
sita dei Gherardo , se degnato si fosse di dare una semplice occhiau ali' edizio-
ne Aldina del iffi* poiché quivi avrebbe esservata la stessa scessissima lettera
dell' ^/tf/t/70 al cardinale F4irnese con la vera dau dei if. Luglio ifp* nel qual
tempo con tutta ragione e con giusto computo poteva dire di avergli dedicate
S. anni avanti le sue Ricche^ie \ tanti appunto essendone corsi dal ij45« in cui
gliele indirizzò la prima volta dalle stampe dei figliuoli di Aldo . Ed ecco il ma-
le e la confusione che cagionano gli stampatori e i libraj col mutar la prima da-
ta della dedicazione dei libri : disordine in altri simili casi e da me altrove ,noa
senza indignazione avvertito. Non così praticò Giammaria Boaelli onorato librajo
reneziano, nella ristampa da lai fatta l'anno ifff. ia foglio di queste Ri€che\ie
nella quale si guardò dall' alterare la sottoscrizione della lettera dell' AUnao , la-
sciandola tal quale la segnò l'autore nclU seconda impressione Aldine del ifji.
Quel Jacopo da Ferrara medico del sommo pontefice P^U ///• éA cui mezzo ù
valse V Alunno per far presentare le sue Ricckexxe al cwxAutXt Farnese . «Itri
R#a fu , se non Jacopo Buoa€co$si suo intimo anioo « lodato da lui nelb Fa*
69
* Della Fabrica del Mondo libri X. ne* cfuali si contea-
gono le voci di Dante, del Petrarca, del Boccaccio, del
Bembo e di altri buoni autori. In Venezia nella Stam^
periadiFrancescoSansopino i55Q. in foglio. (ì){b). L. i5.
strattivi , e nelle occorrenze molto opportuni agli studiosi (a*); e in som-
ma sono altra cosa, che i moderni, soggiunti agli autori ad usurn Delphi^
ni. Ma per giungere a fargli^ come gii addotti, ci vuole indugio, e non
quella gran fretta, che da molti si pratica. Passiamo ad altro maggiore i/?-
dice AqXV Alunno.
' {i)là* Alunno dedica la presente edizione (cioè quella del 1 568 •) a To/tz-
maso Filologo da Rawenna già professore di medicina in Roma, iu Bolo^
hrica alla Toce Roihs ore esso Jacopo Tenne a morte ai 4. di Geonajo nel* iss^»
come st ha daU'cpIràSìo postogli nella chieia di S. Pietro in Montorio ^ riportata
dal car. Prospero Mandosio ( The^e. Archiatror. Ponti/» pag. io}> ) L* Alunno più
volte andò a Roma , ma più con isperanza che con fortuna . La morte di CU-
mente FU, che lo area fatto tuo famigliare, tagliò la strada ad ogni suo avan-
zamento .
(a*) A norma dell'indice dell' Eritrèo attesta Ascanio Persio di aver layota-
to il suo greco del libra L deìV llUde . Ai suddetti indici, mcatofati dui Fonta^
nini fi possono accoppiare quelli di Voifango Sebero ad Omero , di Daniello Pa-
reo a Musèo e Lucrezio ^ di Orazio Toscane Ila a Catullo , Tibullo e Properzio t di
Giuseppe Langio a Marciale , Giuvenale e Persio , e di Pompeo Pasqualino alle
Metamorfosi di Ovidio : i quali tutti vengono rammemorati e approvati da mon-
signor Pier Daniello Ue\io vescovo di Abrinca nel Commentario della sua vita
pag. t88- e segg. ( AmsteL apad Henr* de Sau\et lyiS.in 11. ) dove mostra la
srande utilità che si ricava da somiglianti fatiche; il che lo indusse a promuover
la edizione degli autori classici che si dicono ad usum Delphìnl , al qual princi«
pe era stato assegnato per precettore dal Re Lodovico XIV. suo padre. Nod s'in-
gannò il buon Prelato nell'idea, ma bensì nella scelta di quegli che vi- poter ma«
no, alcuni de' eguali vel levius quam putabam , dice egli (pag. 190. ) tincti litte»
ris , vel impatientes laboris , guam mihi commoverant expectationem sui fefelU*
rum ; quid enim dissimulem'ì adeo ut nequaquam par fuerit Operum omnium, di»
gnitas. Gì* Indici del sig. professore Volpi a Catullo e t Dante sono mirabili*
[b) Passar non posso in silenzio la prima edizione di questa Fabrica. ,
chiamata dall' Arnigio nella VI. delle sue Veglie un «, laboriosissimo indice delle
voci toscane „ la quale in bellezza per li caratteri e per la carta avanza le altre »
ornata anch'essa del ritratto dell' Alunno ; e della sua impresa del notturno
aratore. .» . 1 ' .
*. .La Fabica del mondo ce. con la dichiaratione di quelleYvoci ) e con
le sue interpretazioni latine. In Vinegia is^t*{tsiz nel fine) per Niccolò de* Ba-
scarini i f 46. in foglio edizione I.
Questa è l'edizione che dall'autore fìi dedicata al duca Cosimo de* Medici in
data di Vinegia il primo di Gennajo 1^48. ( ma per erroresta nella stampi 155^0
lodandolo per la gran cura , che egli si prendeva di conservare e di accrescere
i pregi della lingua volgare e col tenere presso di sé que' rari e nobili ioBegni,
che nella sua corte fiorivano, Bernardo SefHÌ,ìì Varchigli GiambuUdri td t\ Gel-
li. Segue a commendazione dell'Opera, 6 dell'autore una' lettera ed aii sonetto
di Marcantonio Magno cittadino veaeziaflto , scrittore di vaglia e di cui ten^o
fra' mìci codici un luogo poeti!» Sa -tersi risu» intitolato. < séttc llkri Sibillini.
70
gnay e allora iti Padowt^ lodato di gran raagnificensa {à^) . Il loda pure
Giovanni Marinelli nel dedicargli la Pratica medica di Giovanni Arcolo'
no Veronese j ristampata in Venezia dal Valgrisi nel i56o, in foglio. Vedi
il Sansovino nella Venezia ( Lib. I -fogL 96. 2. ediz. II. ) Questa Fa^
brica. è ampliata di più di 5oo. 'vocaboli latini e volgari, e fornita in prin-
cipio di una copiosa tavola. In margine sono apposti a ciascuna voce i nu*
meri da citarsi, perchè talvolta l'autore stesso gli cita. Alessandro Tasso*
dove esalta la sua famìglia , discendente dalla patrizia di qaeita citti . L' Alunno
alla voce Magni lo chiama » uomo rarissimo nella professione delle buone lettere»
oratore e poeta non mediocre, aritmetico e scittore egregio e di qaesta liogna
diligentÌHÌmo osserTatore » ; e ne conclude l'elogio col dire» che traili divena-
to compagno nello stampare la presente Fahrìcai il che „ non poco gli era stata
di ajuto e maggiormente nella correzione di quella,,. Morì il Magne in patria
nel iffo lasciando dopo di sé due dotti figliuoli Celio e Alessandro ^ il primo de*
quali ne eternò la memoria in quella bellissima canzone che tra le sue rime si
^^^ ( ^^ ^^^* presso il Muschio 1600. in 4. pag. $.), Dietro alla lettera e al
sonetto del Magno tìco la prefazione àtW Alunno ^ nella eguale adduce le ragioni
onde fu mosso a intitolar Fahrica questo suo indice» aggiungendovi per appen-
dice nel fine quelle particelle tanto necessarie alla lingua volgare , alle quali non
ayea potuto assegnar luogo proprio nella sua Fabrìca . L'applauso e lo spac-
ciò, che incontro questo Vocabolario ^ fu cosi grande che net i fèz. fu ristampa-
to la quinta volta; e però la edizione del Sansovino del 1568. allegata dal Fonia*
nini viene ad esser almeno la sesta . Ci è anche un' altra lettera dell' Alunno a
Sebastiano del Bailo suo cugino» al quale dice di essere tenuto ad amarlo, per
non esser Jimasti altri della casa nostra ^he noi due senza più ,» e però anche
nel luogo sopraccitato avendo lui asserito » che Niccolò del Bailo era stato suo
padre» non giungo a capire , come Marcantonio Guarini nel suo Compendio isto»
rico pag. 141. e altri scrittori ferraresi lo dicano di casa Negri . Della sua Fahri^
ca si sono fatti beffe il Salviati e '1 Tasfni : ma con qualche ragione condanna
qai Monsignore il loro giudìcio. Tanto questo , quanto gli alui due Vocabolari
dell' Alunno han giovata d* assai azU studiosi della lingua volgare , talchi han
meritata l'approvazione del pubblico ne' tempi andati» e ne' nostri ancora non
manca chi sa farne buon uso « L'Aretino nelle Lettere {lib. III. ^ag. fi^*^» ^^
vecchio Doni nella Libreria prima f pag. 47. ediz. del Giolito ISS7* >" S* }• ^^^'f^'
batista Girardi tìt* Romanù ( pag. 75 e S8«) gli rendono più giustizia; e Adria ^
/ j9# Foltti nel Di^frso della lingua volgare (^pag. 46Z. } ne giudica fondatamen-
te » benché con qualche ristrignimento e riserva . Alla prima edizione della Fa*
hrica altra ne venne dopo » degna di esser qui mentovata » per essere più copiosa
e più corretta di qi^Ha.;
** - • La Fabrica del mondo ec. di nuovo ristampata e ampliau dallo stesso au-
tore e non solo nelle cose volgari , ma ancor più nelle latine e con assai miglior
ordine distinte e collocate. In Vinegks appresso Paolo Gherardo alla libreria dell'
Aquila ISS7» nia in fine per Comin da Trino di Monferrato ifff >^ foglio.
In questa ristampa» oltre alle lettere della prima edizione, altra se ne legse
dell' Alunno al duca Corinto in data di Vinegia ai 5, di Febbraio 1547* in coiTo
ringrazia del presente fattogli di dugento scudi d'oro per la dedicazione del libro
accompagnaiii da amorevoli e magnanime offerte; e con questa occasione corregge
uno sbaglio» che av.cra preso neHa prima lettera intorno al Qooae della duchessa
muglia gol àstSL.Conmo par averla chiamata Xm^sZ/^ in cambio di Lionora*
(«*) VAdunuo non è » né può essere quegli » dhe dedica la presente edixizione a
Témmaso (Ciénnoito) detto Filologo da Métvintut* i. Avendo egli dedicata la
7^
* E con UQ Vocabolario di TommasQ Porcacchi (^ senza
la dedicatoria deli^ Alunno. In Venezia per Gìambatìstik
Uscio i588. e per Paolo Ugolino i5gò.linfoglio.{i). L. 8,
Copia delie parole di Giovanni Maiinelii. In Venezia
per Vincenzio Valgrisi iSóìì. tomi lì, voL i. in 4-(^)* 6;
ni^ inclinato naturalmente al ridicolo, nelle sue Considerazioni sopra le
Rime del Petrarca^ 8Ì prende giuoco di questa Fabrica chiamandola di
mattoni malcotti. Il Sahiati fa il simile nelle sue CoTisiderateioni mìtto no-
me di Carlo Fioretti^ dicendola ancor egli, ecàelsa Fabrica. Ma i motti
sforniti di ragioni, riescon freddi, poiché non convÌDCono,e nulla insegnano,
(i) Prima di queste due impressioni ve n'è un'altra del 1 564* (*) come si
trae dalla prefazione e dalla dedicatoria nel fine(a^). Borgamccio Borga^
rucci ebbe cura delia stampa^ e gli autori nuovi , donde è tratto il Voca^
bolarioj sono il GioifiOj il Caro, il Firenzuola^ Ercole BeniìvogUo, VAla^
mannij Jacopo Nardi, il Varchi, il FortuniOj Jacopo Gabrielli^ e'I GulC"
ciardini,
prima edizione al duca Cosimo òz cui n'era stato largamente rimaoerato , com«
messa afrebbe una biasimefole e vile azione coi sostituire in capo allo stesso li-
bro il nome di una persona privata a quello di un tanto principe e suo ma^na-
nimo benefattore e molto più ancora vivente . z. Nella dedicazione al Filologo
non si legge punto il nome del dedicante . y £ quesiti come mai esser poteva
ì* Alunno, se e^li.» conforme si è già veduto, era passato di vita xi. anni avanti
il Xf68. in CUI fu ristampata la sua Fabrica dal Sansovino? 4 Basta date un'
occhiata alla stessa lettera, per trarne giusto argomento, che il dedicante non
to9$e- V Alunno ^ poiché in essa altamente vantancfosi» che il libro „ andava perle
mani di ognuno^ non solamente in Italia per l'utilità sua, ma in tutte le altre
parti del mondo,, queste parole, messe in bocca dell'autore dell'opera , lo avrebbe*
AO fitto incorrere nella taccia di borioso e miilaotatore . Sono di psircfrie per-
unto che quella lettera al Filologo sia lavorò dell'amico suo Sansovino 9 il quale
si era presa la cura di produrre ana ristampa della Fabrica pia corretta di prima
e con \a giunta di 5oa e più vocaboli s) latini , come volgari .
(tf*) Io qui per disteso riporterò la suddetta ristampa del i;84«
* • • - Della fabrica del mondo di M. Francesco Alunno libri X. di nuovo ri-
stampati e ricorretti da Af. Borgaruccio Borgarucci ^ eoa un nuovo vocabolario ec.
aggiunto da Tommaso Porcacchia In V^cnc^ia appresso Gio, Bamsta Porta 1584.
in foglio •
Questo stampatore nel (rontisplzio delta Fabrica si cognomina Porta e Usci9
in quello del Vocabolario f per esser voci sinonime ,' Pòrta té Cfrcì^. Lasna im-
presa è la Porta, mezzo aperta e mezzo chiusa di un Tempio con T Apostolo
S. Pietro all' ingreiso e col motto; Justi intrabmnt ptr éam- La Fabrica non è
dedicata ad alcuno* Lo stampatore vi premette una corta lettera a chi legge* Il
Vocabolario del Porcacchi è iodiritto da lui a monsignore Alessandro Pererti pa-
dovano ; e la sua dedicazione che sta impressa nel principiò del Vocatbolano ,
il nostro Prelato asserisce che sta nel fine. Ma egli forse ha volato dire che i(
Vaaab^ario è sumpato dopo là Fibnca,
(b) De copia verborum k il titolo di un noto libro di Erastno , utile per la
lingua latina » come questo del MariaeUo per la volgare • Ma il nostro FéttUmìm^
(^)Priaì««mMra4i qattta d«l 1S84. na'ftltra rift«am tv n'«n fatta b«1 1670 isf^fli* 4%
Jacopo Smnso9imo il Gi«VAa«4«lU c|aU« fotsadtVMi un •••Bplaradal caiahra Cr«TtMUU
7^
Tesoro della lingua volgar latina dì Monsignor Pietra
Galesini Protonotario Apostolico. In Vinegia per Alto^
bello Salicato i584. in 8. (a). L. 5.
Vocabolario delle voci latine con l'italiane, scelte da
migliori scrittori da Girolamo Ruscelli. In Venezia per
Valerio Bonello i588. in^.{i). 7.
«
(i) Altro Vocabolario di Lucilio M inerbi utti col Decamerone del Boo^
caccio di Venezia 'ptesBo Bernardino Vitali i535. in 8. (b*); altro del Ru»
scelti con la sua edizione del Decamerone , e altro di Fresino Lapini lati-
no e. toscano appiè de* Dialoghi di Lodovico Vives in Firenze per li Gian»
ti i&68.in8.
tanto amico degli artìcoli nel titolo de*jlibri, perchè da qaesto del Marinella tot
TÌa Tarticolo che di necessità gli compete? Egli scritendo, Copia delle parole ^
pecca contra il suo favorito assioma contra la scrittura dell'autore del libro , e
insieme contra la buona regola grammaticale . II Marinella non lasciò scritto Co*
pia delle parale , ma pane prima e seconda della copia delle parole . Queste due
parti hanno in fronte il nome di Alfonso d'Este IL di questo nome e V. Dt(ca
di Ferrara , lodato in particolare dal Marinella per tenere in sua corte illustri
e celebri letterati , fra' quali ei nomina Girolamo Faleti e Giambansta Pigna.
Ma qual mai è stato il tempo, in cui i principi Esterni non' abbiano onorate e
^Torite le lettere e beneficati e protetti i loro professori ? Tornando al MarìneU
ht egli era cittadino Tcneziano, filosofo e medico di professione: possedea le
tre lingue, greca, latina e italiana, e in ciascuna di e<se diede e lasciò saggi del
tuo sapere, massimamente co' suoi eccellenti Comentnrj sopra à* IppacrateTL.hbt
anche Ja gloria di esser padre di Curi^ìo, medico anch^esso e scrittore ài Tafilia e
di Lucrezia, che con le molte sue opere in prosa e Tarso Tolgare tra. le donne
letterate ha il suo grido. Teofilo Gallaccini ^ cittadino sanese, che molto scria.
se» ma nulla stampò o per povertà, o per timidezza ; lasciò tra' suoi manoscritti
un' opera di argomento conaimile alta Copia del Marinelli • col titolo di Sinonimi
della lingua toscana. ^ distribuita con ordine alfabetico, doTC si rede la copia del.
le parole che la atéssa cosa significano. Vi s'incontrano qua e là nel margine i
disegni, ma roczamente adombrati, di Torj strumenti delle arti, essendo parer
dell'autore che la.loro figura li desse meglio a conoscere, che la loro spiegàzio.
ne, diligenza praticata anche dal No r chi a ti ^ come si disse m appresto: di rado
cita esemp) ed autorità e per Io più si serve del dialetto sanese. Qaeff^opera del
Gallaccini in un grosso volume in foglio mi fu comunicata dal padre don An.
i^/iito CoiMioni monaco camaldolese e bibliotecario ài S. Michele di Murano^
dotto non meno che pio religioso .
(tf) Questo Vocabolario , promesso eran tempo innanzi dal Ruscelli , fii pub-
Uicato zxii. anni dopo la morte di lui da Pasaualino RegisJtmo prete rcnezia-
no, di cui Tarfe cose sono alla stampe. Questi lo dedica a monsignor Giovanni
Trivisitnp ^ patriarca^ ^ Venezia j fondatore del seminario /detto patriarcale, di S.
CJipriano di 2l^tff^^p|„^Te, oltre alle lingue greca e latina facea insegnare ' «bche
l'ebraica sotto la aiscipìina*((i Stefano Tagfiapietrà ^ *i • .
..... ._.i._:. .. , ... ^.^ ^inerbi cbM
fsctttó^'éartic— . - ,--_.-
Ejjti 8i*i^'afido in qàni
dèdale ipiegazioni di esse, tratte molte Tolte dal dialetto feneziaao; e pur egli
Delle Frasi Toscane libri XII. dì Giovanni Stefano da
Montemerlo gentiluomo di Tortona. In Venezia per Co»
millo e Francesco Franceschini i566. info gli o.{i)(a).l». isb^
(i) L'autore, che dedica il libro a Cesare Gambara^ vescovo di Torto^
na, nipote di Uberto, e casino di Giarrfrancesco, amendne cardinali, si
serve oltre agli antichi, delPautorità àeW Ariosto, At\ Sannazaro, àiA Sem"
bo, e anche di Pietro Aretino^ dalla sfrenata adulazione tenuto per meri-
tevole di quest'onore, « di altri maggiori, come udiremo piii avanti (i'^)«
si qaalifica gentiluomo romano in altro suo msggpor Votàhoìdrìo , omesso dal
Fontdmm • da me qui sotto riferito per essere a ootixia di pochissimi per? enato.
* l\ JKxionario di Ambrogio Calepini delia Ungiu latioa , nella irolgare bre*
Temente rtdotco per Lmtio Mimrhi gentilaomo romano • In V€n€%ia al segno
del Dioauintt \\^y in foglio.
Questo volgarizzamento del noto Di^ìomsM del Calepino 9 composto dal Mi-
mriit e dedicata da Marco Trivisano al gran cardinale Cristoforo M air ucci
vescoro e principe di Tnnto , ha qaesto di particolare che non solo vi si scorgo-
no i TocaDoli Tolgarì congiantl ai latini, ma aatorizxatl ancora dagli eiempj
d'autori iuliani approvati cioè di Dama, del Petrarca ^ del Boccaccio e dell'
Ariosto •
(a) Del medesimo Montemerlo va per le stampe opera di somigliante argomento
con qaesto titolo:
* • - Tesoro della lingna toscana, nel qnale con autorità de' più approvati
scrittori copiosamente s'kisefnano le più eleganti maniere di esprimere o^i con-
certo e sono confrontate per lo più con le basi latine. In Venezia per Giacomtf
Antonio Somasco i f ^ 4. in foglio .
Questa perù, che qnanto al titolo, sembra opera aflàtto diversa, non solo è
la medesima che l'altra già riferita delle Frasi toscane t ma, quanto all' edixion^
è la medesima ancora , avendone Io stampatore Somasco mutato il solo frontispi*
zio , e aggiuntavi una dedfcaxtone a Girolamo Cappello^ gentiluomo veneziano»
senza però levarne l'altra del Montemerlo a monsig. Cesare Gamkara^ vescovo
di Tortona*, ma non ebbe l'avvertenza di tor via dall'ultimo foglio dell'opera
avanti gì' indici, il nome di Camillo Franceschini ^ che n'era stato l'unico stan^
patore. Ed ecco una novella impostura da aggiugnersi a quelle molte maliziosa»
mente da^librsf praticate, che dai Fontantni son messe in vista, acciocché veru»
no non rimanga , come spesso accade, ingannato nel prender per due opere di-
verse quella cl^ veramente è una sol». Più di una volta mi occorrerà di accre-
scer nuova materia ai libro» che far %\ potrebbe, e ottima cosa sarebbe II farlo-,
de fraudibut bihliopolarum .
(>*) Quando il Montemerlo diede alle stampe le sue Fr^rir toscane, erano corsi
più anni dalla morte dell' Aretine. I motivi de!*a sfrenata adulazione, che lai vi^ea«
se aveano costrette, per cosi dire, le penne anche de* più gravi e accreditati scrit-
tori a parlar di lai con eccessi di lode e di ammirazione, erano cessati con la sua
vita, la quale non s) tosto fu spenta che molti e molti, che prima- ne parlavano con al-
rissima stima, mutarono tuono e linguaggio / e anzi con detestazione e disprei-
zo nell'opere loro ne lìecero ricordanza. E ta«ito più iiberamerUx: allora si die-
dero a dirne male, che il nonve , e gli scritti di lai da! tribunale Ss. Hell' inqui-
sizione proscritti , e ntW* indice romano registrati gè ti ^r4l mente w videro. Non
fvi pertanto effetto di adulazione ciò che mosse il Montemerlo a valleiSin^i '^
Vocabolario dell'autorità di Pietro Aretino già morto; ma ana'*f<?»"'ia opinione,
che gli scritti di lai fossero una miniera di buone voci, ' é di sortite frasi, ad
T9m,^, 10
74
Ortografia delle voci della lingua nostra, ovvero Di-
zionario Tolgare e latino di Francesce Sansovino, nel
quale s'impara a scriver correttamente ogni parola, co*
si in prosa, come in verso per fuggir le rime false e gli
L'opera del MorUemerlo è fornita di tre tavole, una de' capi, l'altra delle
frasi e maniere toscane, eia terza delle latine. I titoli di questa, e di altre
dedicatorie nella presente Biblioteca non ingombrano di primo aspetto,
come oggi suol farsi dalla vile adulazione, i frontispizj de' libri, anche
non composti da chi gli dedica, ma stanno a parte, e da sé nella carta se-
guente {a*)% Agli anni passati non fu maicaso, che io potessi persuadere a
certuno^ che nella, ristampa di un eecelleiite libro non suo, Gui egli de-
dicava ad un Grande^ non aggìniìgess» nel frontisphio subito appresso al
titolo del libro altra serie di.titoli, che a lui premeva di far comparite in
quel luogo sproporzionato/di ciii giustameate potea dirsi: $ed nunc non
trat his locus.
arricchire la lingua italiana giovevolissinic . Osservisi quanto egli ne dice nella
sua prefazione : „ del quarto autore ( esso Aretino ) per noi fra' moderai ciuto >
mi sarai^oo pexav ventura più cose opposte • Né per tuttociò ho pensato manca-
re di valermi di quello ne' modi del dire , sicceme né dubiterei di Yalcrmene an-
cora nell'uso delle semplici voci, e non meno nel regolato modo del favellare:
e questo non solo fenza meriteveLe riprensione di qualunque sano e ben qualifi-
cato giadicìo , anzi coafi^rma fede di riportarne al fine gran loda: come colai
che seguito avessi in cotali parti della toscana lingua uomo per nazione tosco ,
per iogegao acutissimo , e nello scrivere in cotale idioma per luogo tempo , e
per molta esercitazioae espertissimo ec. „ • Non ne trascrivo il rimanente « ckc
troppo (ungo parrebbe •
Giovanni Stefano Monumerlo , per dir qualche cosm di lui , nacque di nobil
lamijglia in Tortona ai 18. di Marzo nel I^^• ^^ buon poeta latino e volgare,
e.gU scrnti .suoi lo dimostrano. Spese vent' anni nel lavoro delie sue Frasi le.
stang. Lasciò oaaooKriuo in. 6, libri un poema sacro, De gisiis Apostolorum •
Mori d'anni 57. ai 19. di Settembre nel lyyi.. Tanto si ha dalia Storia di Tb/-
tona , scritta da Nic<olò M^ntcmtrlo , figliuolo di lui » stampata in Tortona, per
Niccolò Viola 161%, in ^.
(4*) Anche questa è una delle tante cose , che accendono la facile e pronta bile
dei nostro prelato, e delle quali e' vorrebbe vedere riformato il mondo, come di
abusi oggi solamente introdotti , ma ch«? però sono di si poca conseguenza ,
che niuno avaati di lui neppur ci facea riflessione , non che schiamazzo e remo-
re. £gU qui condanna T usanza d'ingombrare i frontispizj de' libri co* titoli delie
persone , alle quali son dedicati , e vuole, che questi stieno a parte, e da sé nei»
k carta seguente. Poteva egli nondimeno osservare, che si fatta usanza non t da
oggi e recente, e che era praticata da cento, e anche dugento anni più addietro.
In moltissimi libri nel secolo XVI. stampati leggo i titoli di dedicazione nel
frontispizio , e replicati in oltre nella carta seguente, talché è maraviglia , come
egli abbia potuto negare un facto , di cui gli era si facile il disingannarsi • Io qoi
ne produrrò var j esemp) • presi dalle sole edizioni romane , in questa sua stessa
Biblioteca aileaate. Tali sono la politica dello Scaino nel if7^.v t doe regole dì
prospettiva del Figaola nel if8}., le lettere del Catena nel ijS^»» ^ parallelli
militari del Pétrì^ atl ,is94*» e tale ancora qualche opera del Machiavelli nel
75
altri errori , che si possono comméttere favellando
e scrìvendo • Jn Venezia presso il Sansovino i568 •
in 8. (i)(a). L, 4.
L'Ortograi^a Italiana, trattato del P« D. B. ^ Padre
Daniello Bartoli. In Roma per Ignazio de'Lazeri 1670.
inQ.fb). ;3.
Dizionario volgare e latino di Filippo Venuti da Cor*
tona. In Parma per Erasmo Viotto iSga. in 8. edizione
accresciuta {^){c). 4*
Vocabolario Toscano dell'arte del disegno^ di Filip-
po Baldinucci: In Firenze per Santi Franchi lòQi^ in
foglio pie colo. [d). IO.
(i) Il Sansoifino scrive qaesto libro a Jacopo suo figlinolo* al quale ne
spiega l'uso, e ne promette un altro^ intitolato^ Tesoro della lingua volgare.
(a) II Venutila tempo, che fiorivano le buone lettere, le professò in
Venezia^ dove si ammogliò a una gentildonna patrìzia di casa Minio. Da
fanciullo io adoperava questo Dizionario^ Ai cui mi è rimasta la ricor*
danza.
1551.. Ma che occorre citarne altri, dove i nomi e ì titoli de* personaggi , ai
qaali sono indiritte , stanno egualmente nel frontispizio , e da per sé nelh carta
che vien dappoi ?
(tf) E* preceduto qaesto Di'^iondfio del Sansovino da una lettera a Jétopo suo
figliuolo , natogli in Venezia , per cui ammaestramento professa di averla scrit-
ta-, e da un bricTe Discorso intorno all' ortografia . Molte Voci del dialetto ▼#•-
netìano sono qui dichiarate col riscontro di quelle delia lìngua toscana e latina ^
I! dialetto Tenezi^no è ricchissimo di roci tutte sue proprie , ed è quello , che
ha piò di grazia e di vezzo fra quanti se ne parlano corrottamente in Italia*
Moltissime di queste nostre foci diri vano a dirittura dal greco, dall' illirico , e
dall'arabico, e da altre lingue orientali: il che provenne dal lungo e continua-
to commerzio , che ebbero i nostri con quelle nazioni . Chi si mettesse a fer-
mare espressamente un Vocabolario veneziano , ne farebbe conoscere i' anslogia
e la ricchezza .
{h) L'esemplare, ch'io tengo di questa prima edizione, é in xi., non \ti 9.
In tz. è similmente la seconda presso lo stesso stampatore nel 1(71. Ma qaesto
trattato , ove s' insegna V ortogratfia italiana , come entra nel capo dei Vocabohii>
rj ? Il capo I. era il suo luogo proprio .
{e) * E dianzi , in Venezia per Gìo» Antonio Bertani 15^1. in 8.
Lo stampatore in un avviso a chi legge, posto in fine del Dì\ÌMarìo volga-
re, vorrebbe farci credere, essere stato il Venuti il pfimo di ogni altro , che
sotto ordine di alfabeto avesse ridotte le voci toscane con la corrispondenza del-
le latine; ma come ciò possa stare con quello, che si è detto dei precedènèi-
vocabolarj , e di queHo in particolare del Minerbi , ne lascio formar giudicio^ a
chiunque si voglia .
(i) Quando tra 'l foglio piccolo, e 'i 4. grande non passi verna divario . che
pur vi passa , anche qur Monsig. sbaglia nella forma del libro , che per verità è
in 4* gran. A norma di qaesto VocaboUriOf util cosa sarebbe alla noHtt lìngaa
7^
VocabolistA Bolognese di Gìo» Antonio Bamaldi^O**
yidio.Moatelbanì. ) Jn Bologna per Jacopo Monti i66o.
in i%^(a). L. 3.
Mostra di tutti i verbi e deMoro particip] e gerundj,
adoperati nel Decamerone del Boccaccio, fatica del Ga-
valier ( Girolamo ) Ubaldino Malavolti. In Siena pressa
il Bonetti i65o. m4* grande. {i). a.
De' Dittonghi di Giovanni Norchiati (nomato in lati-
no Naclantus. In Venezia per Qio. Antonio Nicolini
1539. ^^ ^- (^^)* ^*
Discorso de' Dittonghi di Jacopo Maz:2oni. In Cesena
per Bartolomeo Ra^erio iSya. in 8. 3.
(i) Di questo libto, dedicato al principe Mattias di Toscana, non si
veggono stampate più di otto sole pagine^ cucite in principio delForigi*
naie a penna di colonne 1914* con l'approvazione deirinquisitore di aie*
na nel fine. La fatica è immensa perle citazioni; e il MalasHìlti impugna il
MueiOf il Ruscelli^ il Bergamini^ il Salifiati, e la Crusca: difende aicuni
luoghi del Tasso contro alla Crusca^ e chiama suoi maestri il Cittadina, e
il Borghese. Si trova nella cospicua libreria italiana del sig. Marchese
Cappon'ì: il quale ha pure un compendioso Vocabolario di maùo di hodo»
meo Femcci^a iVorcia^fratecappuccino, (ScriptoresOrdirùsMinorumpag:
%ifi.') del. quale ai contano altri componimenti presso il Vaddingo, che
ogni arte e scienza avesse il soo proprio: il cLe dì molto agevolerebbe la.
strada a scrivere in ciascuna materia . la latino molti ne abbiam 4i tal fatta ;
in ciò i francesi sono stati più attenti e felici degl'italiani. II Vùcabùlano del-
la Crtncap quello massiBianiente dell'ultima impressione, supplisce in parte al
nostro difetta» ma ci lascia ancor molto a desiderare • Ugo Caccioui compilò a
foggia di Vocaholario un Compendio di tutte le voci e maniere di dire dell' «r-
t€ militare si terrestre come marinaresca, che manoscritto su nella librerìa medicea.
(a) Non so per qual cagione piacesse al Montalbani mascherare in qnest'opc-
ra il suo vero nome , quando con questo area già lasciati uscire apertamente i
dae seguenti opuscoli sopra lo stesso argomento ; i quali altro non sono » se non
i primi saggi della suddetta sua opera , da lui nel Vocabolista hoUgntst notabil-
mente riformata e accresciuta:
* . . Dialog(a, ovvero delle cagioni, e della naturalezza del parlare, e spe-
cialmente del più antico e più vero di Bologna , Discorso di Ovidio Montalba-
ni. In Bologna per Carlo Zenero i6fa. in 4.
* - - Crenoprosttti Felsinea, ovvero le Saturnali Vindicie del parlar bolognese,
e lombardo , discorso di Ovidio Montalbani • In Bologna ptr Jacopo Mann
lésj. in 4.
I titoli strani, come son ^aelli dei suddetti due Discorsi , erano alla moda in
quel secolo, e solleticavano il gusto d'allora, come al presente lo irritano •
(b) Norchiati^ Jt Nacchianti son due famiglie diverse : 1' una da PoggiÌ9n\i , e
r altra da Fiorenza . Della prima fu originario Giovanni , -autore del trattato dei
Dittonghi , nomato dal Poccianti ( Etog^ Scriptor. Florcnt. pag* 100. ) in latino
'77
Il Gomento di Marsilio Ficiiio Bopra il Convito * di
Platone, con un discorso deirortografia, di Neri Dorté*
lo ohiama Femccino. Neiroperadel MalavoUi^ che è piena di osserva*
lioni» ti citano i gramatìci volgari ( Crescimbeni Isterìa pag. i^Si. ediz.
II. ~ Comentarj tom. ir.pag.no'^. — tom. r.pag.66./e talvoltas'impu-
goano, però non sensa suo prerensioni particolari. Sctìrefadiga per Zo-
tica^ alla SanesCy amaro per amerò, e foglio ^tt pagina, mentre il foglio
abbraccia due pagine.
«
Norchiatus 9 e noa Hdclantus (come Taole il Pontaninì\% il qualt essendo an-
cora in età ftnciallefca fo coodocco a Fiorenia » dote termo domicilio , e in
progretto fu fatto canonico di «. Lorenzo . Nella feconda famiglia ti segnalò qnel
Jacopo Ndcckiami, Tctcoro di Chioggid ^ teologo e scrittore di Taglia» ìnterTC-
nato al concilio di Trento, nomato Naclantus in latino dal Poccianti iloc. ciu
f^g* •;.). dall' Ugelli {itaU sacr. Tom. V. col. 13^4. ciit. Vena.) e da tutti.
Chi mai potrebbe immaginarsi , che naesti dae trattatela avenero ad aver Ino-
go tra i Tocabolar}, e i dizionarj della lingaa volgare? Meritavano bensì di es-
ser collocati tra i grammatici mentovati nel Capo !• sei nunc non crai bis locus*
lì Cintili nella Btbliofeca voìantc {Scansìa VJl. pag. 53.) riporu ma edizione
del trattato del Norchiati, £itta in Venezia nel I53X* in 8.; ma non veggo,
come ella possa sassistere , poiché dalla fine del trattato medesimo si raccoglie »
averlo l'autore finito di scrivere nel in^* Dedicollo egli all'amico suo GìamhttK
lari • ad istanza del quale attesta di averlo composto • 11 GiambulUri stava allo*»
ra occupato in correggere il testo , e in comentare la Commedia di Dante ; la
qual opera » dice il Norchiatì , era per riuscire in tal modo felice « che » „ dove
quel poema pel passato a molti è stato scuro e nascoso , col presente ;fia chiaro,
ed aperto non solamente agi* illustri', tea ancora ai deboli ingegni „• 11 comenf-
to però del Giamhallari h« il suo appartamento nella Bthliotheca promissa » iì
iatens , non essendo mai comparso alla luce*: come né pure vi comparve il gran
Vocabolario » per cui , a detto del Doni ( Libreria /. pag 6o. eii\* del Giolito
I s^o. in 8. ) il Marchiati avea raccolti più di dieci mila vocaboli , spettanti tut-
ti ai mestieri anche più meccanici, andando lui' a tal fine per tutte le professio*
ni dell' arti , e di bottega in bottega scrivendo i nomi degli strumenti dagli ar-
tefici adoperati* £ non contento di tal diligenza, -aveva in animo di far dise-
gnare i suddetti strumenti col proprio lor nome sotto ciascuno, notandovi il
loro uso , e di qual materia ne tosse la fabbrica • E' stata veramente comune di-
sgrazia, che un cesi util lavoro fesse da morte interrotto e reciso. Anche il
padre Daniello Bartoli usò diligenza simile a quella del Norchiatì , per com-
porre un Vocabolario dell* Arti , siccome lasciò egli scritto aella Giunta alla pre-
tazione del non si può : della qual notizia tengo I obbligo al sig. dottor Barotti »
di cui in più di un luogo mi occorrerà far menzione onorevole, non però mai
adeguata al suo merito • il famoso Leibm\ìo avea pure in animo di darci va
Di\ionari0 generale delle voci di tutte 1* arti , prese dalla bassa plebe nel me-
atier suo esercitata. Adriano Giunto non isdegoava di . familiarizzarsi con eoe-
cktcrì t e altra bassa gente , da cui potesse imparare i termini per arricchire il
ano Nomanclaiore . Il padre Carle d* Aquino gesuita ha non è gran tempo pub-
blicad tre dotti Voeabolarf in lìngua latina, spettanti alia guerra, all' arcDitetttt-
ra , e atta nautica . ne* quali , se avesK accompagnati i termini lati^ con le to-
ci corrìspoaieati della nostra Ungua, c^ molto più benemerito. Ae^iarebbe.
78
lata, e con Una copiosa tàvola in fine. In Firenze per
Neri Dortelata i544. in ò.(i)(a). L. 5.
Aicnne lettere piacevoli, una deirArsiccio Intronato
(Antonio Vignale ) in Proverbj, e l- altre di AleMantlro
Marzj. In Siena per Luca Bonetti 1587. i/t 4- ^*
(i) L'ortografia del Cemento, che riguarda la /m)/itt/zzÌA fiorentina, i
quella stessa del Discorso, il cui autore è Cosimo Bartoli ( fot. 88. a. ).
Parlano di quest'opera stessa Claudio Tolomeì nel lib. III. delle lettere
( pag. 109. 1 1 1 . ì, il Bargagli nel Turammo ( pag. Si 3 ), e il Varchi nell'
Ercolano (pag. oc. ). Si possono anche vedere i Fasti del signor canoni-
co Sahini, fi Uortelata nell'anno stesso 1 544- «tarapò Pieffranceico Giam^
bullari del sito, forma e misure dell'inferno di Dante, in 8 . con la medesi-
ma ortografia dell'accennato Comento.
(a) !(• Tero e siocero titolo di questo libro i assai diverso da quello che ne
reca il Fontaninì . Se a lui parea ncceisario istruire i leggitori di quanto in es.
so si coptiene, doyea riserbarlo , giusta il suo solito, alle aoaotazioai« senia
mutarne il titolo che è questo :
* .. - Marsilio Ficino sopra l'amore , ovvero convito di PImìobc* In Fir€n\e
per Néri, Portelani i ^44. in%* (*) • .
Oltre di ciò il nostro monsig. anche qui guasta e confonde il buon ordine
delia sua Bihliotecd* Egli si obbliga in questo Capo III. a darci i vocabolari ^t
i dixionarj iella lìngua volgare : e un discorso di ortografia , che serve di pre£i-
zione al^comento àt\ Ficino ^ distribuito in 7. orazioni, come gli 61 trovar luo>
go fra essi ? L' opera è dedicata al duca Cosimo àt medici da Cosimo Bartoli t
li duale ptestp il suo nome atlo stampator Dortelata, (**) non volendo lui compari*
re iritroq^ttore della strana oitograna, con cui.tuttia l'opera h impressa: la quale
stranezza vien indicata da quel verso 61 Dante •
' Z' acqua , eh* io prendo » giammai non si coru :
- - . . .. . (Pmd. II)
e serve questo verso di motto all'impresa stampata in principio, e in fine del
libro , dove si rappresenta una navt sul mare con una testa* a due facce 1 e i«
colomba al di sopra col r^mo di ulivo in bocca •
(*) Attcììé in Venezìaìo ftèn'atiTib 1644. ne fu fatta sensa nome di itampatore nn'altra
impTifoioA^ in 8. tiél Olii froMifjpÌBÌo ti legge „ Il Contento di Marsilio Ficino toprm. il
Conato di Piatone, et tiwaC^nmto tradotti in lingua tMcana few MercoìwBarbarara ée,
Terni ,, e dal tradnltore medetimo ti dedipa anche il libro a Gio.Bat. Grimaldi. ìHexìte,
questa ediiione di estere arginata ^Ua rarissima deIDor4e/afa e p«rc]|^ rara, molto «essa
pure, e perchè il Barharasà Tòlgarirzùin astai baona favella non solo ilCoif»enro,ma an-
ckfl ìlCohvito,tìhe non l^gg^ti nella edizione fiorentina, giacché in quest'ultima si diede
.alili lane la rradiiaiofee ehè ì^el Cemento suo fatta av€va il Ficino medesimo, il quale in
Ialino solranto, in# non apoh«:in italiano traslatar ToUe si Convito.
C^fj.Io non sa romprandere^come ììZeno dica che Cosimo Bmrieli prestò il iuo nome
allo stampator Ùortel aia, ÀmpcToccììè \\eìJBartoli non v*Ua in questo libro che la. ^mìe
dediratorja, ed il discorso sulla nuova ortografìa usata in qneata edisione è in nome dej-
lo staMpat&re ètétée^U qual^ fepertamente a se solo attribuisce tutto il merlCo di quésta
impresa». nella quale 'pefòMgiì dice d'essere gaidato da aitu che gli hm inst^nài^o- coìVe^
sptrienwMtua^ammirua^fk al medésimo luogo per vidi migliore» Qìiin Ai p^te eh* rAnjio*>
compiHd#tiÌ|r9èaUì^r« Aeììe strana ortografia coil cui tutta l*dp»ra ì impressa.
79
Proverbj Italiani di Orlando Pescetti In VeMeakUper
Lucio Spineda 16x8. in i^.{i)(a)^ . » * : .1*. "^ :%\
( i) Si portano molti Prop^r&jr nelfior»delIaUngtià itàliaURdel Monos^tìi]^
ntìVErcolano del Varchi^ e nel Malmaniile di Lorenzo Pucci, cementato
da Paolo Minacci {h*)> Il Lombardelli ne Fonti Toscani pag. 60 • scrisse,
che ci mancava uà Proverbiarlo, cominciato già dal Sodo Accademico In*
tronato (c*)f il qual Proi^rbiario spigato» potrebbe leasere quello sleMO*
che serba il Sig. Marchese Capponi in da« groasi tomi in fo^io a ponoji,
{a) Il Beni nel Cavalcami pag* xoo. sferza fieramente il Pascetti p^r cotefti^
suoi Proverò; italiani , dicendo , che ,, aè anco intende cosa &ia proTCrbio „ >
e che reca per proverbj „ molti semplici detti „ , i quali non hanno che Far
punto co' proverbj ; sicché nemmeno la quarta parte merita in modo alcuno di
▼enìr quivi annoverata e riposta: censura giustissima , se si prenda tal vóce nel
suo stretto significato . Avanti Tanno x6o|. il P^tcetii avea fatto sumpare iti Vi*
roaa un libro di proverbj, ma per la fretta» con cui fa stampato, e;»sei|do riu'
scito pieno di molte scorrezioni e imperfezioni , e '1 Pesceiti avendo inteso es-
servi Io Spineda in Venezia, che pensava di ristamparlo, applicò a rivederlo e
ampliarlo, e a ridurre i proverbj sotto certi capì e luoghi comuni con ordine di
alfabeto. Comparvero ivi pertanto nel 1603. migliorati di molto . e acconipa-
fnati con un libricciuolo di ,. Proverbj italiani e latini per uso de* fanciulli „ , de-
icato a Pierfràncesco Zini il giovane > nipote del famoso e dotto canonico di
questo nome •
{b*) Lorenzo Pucci non è stato l'autore del Malmenùlt, ma Lortn:^^^ Lippi^
dipintore e poeta fiorentino , sotto nome anagrammatico di Perlone Zipoli . Un
Lorenzo Potei fu xardioale , sepolto in Sìoitm con epitaffio • Ai raccoglitori di
proverbj italiani qui aaentovati possono aggingnersi Jacopo Peri genovese otU
la sua raccolta di proverbi e sentenze; Egidio Menagto nelle origini della Un-.
gua italiaaa ; g^i Accademici della Crusca nel ìoto\4^o cahoUfw. Nella libreria me-
dicca si conserva un bel codice in tre volumi diviso • conteointe V origino di
tutti i pxovcrbj fiorentini « opera di Frane esco Strdonaii , di cui dictsi \ che alyi
tro esemplare esista nella ^arberiha di Romn . Egli a ciascun proverbio appose la
saa spiegazione. L'opera sta allegata più volte inmlcune note fatte da un valea-,
te fiorcatino alle Novelle della seconda Cena, dei Latta » testo a penna della-
libreria Serau\p . Anche Jacopo Pergamini ( Lettere pag. zf8.) afferma. «di ater
per le mani un'opera di proverbj, sentenze», e motti, cavati da' greci • latini»
e volgari, e stranieri ancora» la quale doveva essere/ come un senunario di con.
certi e materie a chinn(|oc volesse scrivere . Passo Sotto silencio due raccolte di.
proverbi» 1' «na tradotta dal verso latino in 'prosa volgare, V altra in terze., rime:
tessuta» poiché ie loro laidezze ie rendono degne di essete i a pcrpetaa obUivio**.
ne sepolte; B^nifaào Vano\\i {Lwnere voh H» ìpag*.^i%) in>Kei9ce .ficrameate
contra certi ftoterb) e modi di dire scaodaiosi »- de'iqóalt ijbbondaao li coanne»
die tiKcane » e che sono in uso al parlar popolare * ' ;
(c*) 11 Sodo intronato (ti Marcantonio Piccolommif uno de' fondatori della na-
stra accademia dcgl* iAmute n • li suo proverbiarlo sarà.Hato, verifimilmeote con^
tinuato da altri, poiché per entro vi si £1 menzione della Stcria TVivigiana dtl .
Beoi/kcte e del Fiore del Motndnif opere stampate quasi en. secolo dopo - la
foadazione della suddetta accademia* va pieno» e beh rsg'u>afSto: proverbiarlo è
stato in questi «Itimi anni stampato in Venea^ia 1^€$to Simone Occhi 1740* in 4*
col titoie di M0di di Un §09eaai , ritarcati neSlaióro origitu Autore dell' o-
pera è il padre Sebasiia&b Paoli Ivcckesc dèlia coogrfgaciooe deHa Madre di
\
8o
Rimario ( di Benedetto) di Falco. In Napoli per Mai*
tea Canne {o Canee) da Brescia i535. in 4 {^)(^*) L« 4*
disposti per ordinedi alfkbe€o:e furono di Alessandro Pollini^ nobìl poeta
latioo in tempo del pontefice Alessandro VII. A quest'opera, che dalla
sillaba En giunge alla lettera z^ manca quello, che le dovea precedere
dalla lettera a; onde è difettiva del tomo i. La fatica è originale, bcslla al
mi^gior segno, e composta dopo l'anno 1591. nel quale fu stampata 1'/-
sSoria Trivigiana Al Giovanni BomfaciOy che è citato al proverbio, Him>-
mo della cappellina, esposto dal Bonifacio nel lib.vi. p. S^S. Alla voce
fummOy cioè fumo j l'autore chiama Vier Vettori, già mio maestro. E al pro-
verbio «/7iar/e/ d'argento, cita il Monosini, che diede il suo libro alle stanv
pe nell'anno i6o4*
. (i) A due.Qolonne, in corsivo, e senza alcun nnmero alle pagine, co-
me si usava nelle prime stampe. Il Falco promette un Vocabolario a par-
te, e thi^msL più saggia la seconda impressione del Poema q\(\ìV Ariosto,
perchè scrisse ventesimo, trentesimo, e quarentesimo in vece di vigesimo,
trigesimo, e quadragesimo, come prima avea scritto. Il Falco vedendo al-
lóra, per quanto dice, ii potentissimo Stato della Signoria Veneziana so«
pra gli altri fiorire d'uomini dotti, iv riebbe voluto, che ella „ con la con-
sulta de' medesimi avesse riformalo t i divi ma it&iiano* componendo una
sola lingua, comune a tutti, chr ;:rr>^f' ;i^i,.>{,v .«• pot^^sse usare senza bia-
simo, come n*era una latina per tutto ii \'\(^>ì(\o, .
Dio, istorrco e predlcscore di grido, nelle cui lodi atrei campo di fermarmi
langam^n te senza timore che il molto, ciie ne dicessi, mi fosse imputato, pia
che a coafessione di ferità a titolo di amicizia.
{a) A questo Rimario del Falco napoletano precedettero dae a<tri Ri/fi^rf 9 nott
però cosi copiosi come il presente : l'ano si è qae! o di tatte le Csdenxe di Dun-^
te e dei Petrarca 9 raccolte da Fulvio Pellegrina Morgio o Morato mantovano r
stampato in Viiugia ptt Niccotìk d* Aristotele detto Zoppino i^iS. e 1^19. e
poi per Alessétndro Biniom e Mafco Patini if|.|. in S. Fa egli padre di quella
Oliwtpia r ckc per la sua dourina a? rcbbc meritata gran lode , se eoa la sua apo-
stasia dalla fede Cattolica non si foue macchiata di nera infamia . Il detto sua
padre è stato uomo di molte lettere e in pronto tenea per la sumpa ,che mai
però- non si fece, una Dichiarazione dì tatti i Tocabjli oscuri di Ddtttg e éeì Pe*
ffitrfitf. messa per ordine di alfebeto e accompagnata dalla sposizione de* pia di£^
fiali luoghi che nel Ca,7t^oniare e ne' Trionfi dello stesso Petrarca s'incontrano •
Il secondo Rimario è qoelia di Giammaria Lanfranco parmigiano di tutte le
Cótt^rdant^e dei Petrarca vptv alfebeto> ancb'eAe ordinatamente disposte, sum*
paso iù' Brescia' per Jacopo Filippo da dgolt nel if)i. in 8. Questo Rimario
del Lanfranco vìen commendato per assai buono nel.'esser suo dai RMtcelli imo»
do di comporrò ec. pag. lxit. ediz. prima) il quale dà parimejKc il suo giudi-
aio intomo a' quello del Falco ^ dicendo di aTerio trorato tanto intrigato, che
all'autore medésimo e?a coàTcnuto premetterTi da dieci in dodici earre per éU
chiararld e eoo 't ama lc||gi e con tante regole ed ecceziooi fiior di proposito che
bisognerebbe stare alla scuola .qualche mese 'per poterle usare ; e dopo altre cen-
sore, tutte eittste, riprende il Falco di arer pieno qae suo Rimario di tocì ca*
labresi , pugliesi e d'altre si fette bruttissime e sconcissime In modo che agli sta-
diosi sia periciléso il leggerlo » ed il seriirseoe • U Falco ia qoesu saa apet
8i
Del modo di comporre in versi nella lingua Italiana,
trattato di Girolamo Ruscelli ( con un Vocabolario nel
fine.) In Venezia presso il Sessa i559. in 8. (i). L. 3*
(i) Il Ruscellini capo viii. pag. cxvii. nello stile piacevole antepone
il nostro Mauro d'Arcano al Bernina*),
Aon si è ristretto come il Morato e '1 Lanfranco alle sole tocì di ano o due au-
tori, ma a quelle ancora che gli hanno somministrato, oltre a Dante t^\ Penar*
ca e al Boccaccio ^ l'Ariosto, il Pulci , il Sannazaro, il Bembo , il Landini, fi
Machiavelli t il Castiglione* Gli ultimi tre non vi sono però citati per le lor«
poesie , ma per vocaboli peregrini e per nomi propr) sparsi nelle loro prose. Po-
steriore ai sopradetti è 'J Rimario dì Onofrio Bononi^io veronese di patria e cre-
monese di stanza» stampato in Cremona per Vincenzio Conti 1^6 in 8.
. (4'*') L'opinione ótì Ruscelli avrebbe del singolare se vero fosse che egli avesse
anteposto nello stile piacevole il Mauro ai Berni, Ma la cosa non è cosi, e
Monsignore ha poco attentamente considerate le parole del i^i<ice//i , il quale oon
aello stile piacevole e dimesso che costituisce il vero carattere delle poesie
Berniesche f ma nello stile alto e sollevato asserì che dalle persone intendenti era
tenuto il Mauro da più del Be^i» „ Chi userà, dice il Ruscelli , parlando delle
terze rime sopra soletti piacevoli e come da scherzo , stile non gonfio , né tu.
nido , ma ben leggiadro ed alto accora in esse, ne sarà tenuto tanto da più quanto
in questa parte (cioè dello stile alto) dagl'intendenti è tenuto da più il Mauro QÌit
flè il Bernia stesso né alcun altro che v'abbia scritto „ ; e poi quasi ritrattando
mn si fatto giudicio, soggiungne: „ se ben veramente il Bernia in quel capitolo
al cardinal òe' Medici mostrò abbondantemente che egli sapeva sollevarsi di sti-
le e abbassarsi e tenersi in mezzo, secondo che i luoghi stessi e le cose lo ricer-
cavano „ ; giudicio poco diverso da quello che ne diede il Varchi in una delle
sue Legioni pag. 5S7. decidendo che il Mauro in molti de' suoi capitoli si alza
più che non pare si convenga a quel genere di poesia , nel quale poco innanzi
avea detto che „ se sì potesse meritar lode , la giudicherebbe tatta del Bernia e
che se si nasce poeta per burla , esso BernÌ4 già nacque per quella poesia , onde
chi crede che egli non avesse saputo altramente fare , s'ingannava , perchè aveva
dottrina, ed ingegno e nell'altre cose buon giudicio,,. Il Mauro pertanto non
fu anteposto dal Ruscelli al Berni nello stile piacevole, ma nell'alto in cui il
Berni pur molto valse, secondo l'esigenza del soggetto : e però a ragione fu di
lui pronunaiato ( Salviaii Awertim, FoLI pag. 144*) che le poesie basse o gio«
cosC' nel solo Berni aveano avuta la. nascita e la perfezione.
Giovanni Mtfirro de' signori d' Arcano nel Friuli essendo segretario del cardinale
Alessandro Cesarmi mor) in Roma sgraziatamente nel 1^36. Girolamo Rorario
letterato anch'esso friulano da Pordenone aitcove citato ( Quod animalia ec, lib\ L
pig. tot.) ne ha conservata la memoria del lagrimevole caso; Mihi familiaritate
fftrquam junctus erat Joannes Maurus Arcanus forojuliensis , felix ingenio juvénis:
is a secretis aderat Alexandro Cardinali Clsarino : si quod negociis tempus t si quod
iiterarum studiis intercepisset , totum id venatìonibus impcndebat» Contigit sem^el,
ut fugacem eervum sectando , in altam foveam deciderete ut smiìi plerùmque in agro
romano alicuius veteris monumenti relieta vestig'a: aderat prider canem nemo ,
qui iomum reversus , cuncta metsto ululatu replebat , repetensque cursus atque re»
cursus , familiarihus t ut se sectarentur^ innuere videbatun quam rem animadvertens
Cardinalis, cognito nondum ejus dominum domum revertisse ^ injuxit , ut canem se-
q^eremur, 4 quo recta adputeum deducti altero crure debilitatum extraxere, cui
fata longiorem vitam dartnv, nam paulo post acuta febre cerreptus interiit: pò*.
Tom, /. II
8a
Il Rimario della Commedia di Dante ordinato ne'
suoi versi interi co* numeri» segnati in ciascun terzetto»
In Napoli per Gianjacopo Carlino i6oa. in^.{\). L,. 7.
Rimario e Sillabario di Udeno Nisieii. In Firenze per
Zanobi Pignoni 16^^. in lOi.(a). ^k.
Arte del verso Italiano del Cavalier Fra Tommaso
Stigliani. In Roma per Angelo Bernabò. i658.i/i8é {p). a.
(i) Sicché in questo Rimario sta tutta la Commedia di Dante; ondo non
occorreva raddoppiarla con ristamparlo di nuovo insieme con la medesi-
ma, e molto meno aggiungervi altro Rimario delle desinenze,, se tutte
queste si trovano nel detto Rimario del Noci^ il quale fu autore della
Cintia favola boschereccia: e questi non' diede il Rimario per suo; ma»
come opera altrui, lo dedicò al conte di Palma, primogenito del princi«
pe di Conca della casa di Capoa, d'ordine del quale, e forse da lui stes-
so, era stato composto. La bella stampa è tutta di soprasilvio corsivo, per
usare il termine nuovo, e con le citazioni de'panti fuora nel margine; ma
è inutile nella mole a cagione de' versi interi, quando bastava portare al
più le due ultime parole di ciascun verso^ che servono a un bisogne di
guida per trovare nella Commedia i versi interi, de' quali ti tien premu-
ra, né si ha memoria del luogo preciso, in cui sono (c^).
tendoii applicare a lai quel detto di Valerio Massimo (\'\\>, iz. cap. it* ) sopra
la morte infelice di Euripide: crudelìtas fati tanto ingemo non debita. \\ Mauro
fu compianto da molti letterati e in particolare dai Dolce nel suo capitolo a Da*
niello Buonrìcciot segretario fenezìano.
(4) Nel mio esemplare e in altri da me osserTSti sta impresso l' sano 1641.
Il 1641. ai )o. di Giugno fu quello della morte del Nisieii*
{b) Non so perchè si taccia da Monsignore qael di più che sta impresso nel
fìroatispixio deU'opera , necessario a sapersi ed è; con varie giunte e nota\ioBÌ di
Pompeo Colonna^ principe di Gallicano^ di cai sono ancora la dedicaiione a papa
Alessandro VIL sao insigne benefattore e la prefiitione , e che ebbe tanta parte in
^ qaesto Rimario , onde poterne dividere giastamente Is gloria col primo aatore di
esso. Le giunte e le notazioni del Principe si fan distinguere a prima occhiata
dalla diversità del carattere . Mori lo Stigliani in casa e in attuai servigio di
1 nel Signore, al quale in morte raccomandò i sooi scrìtti e in particolare la
iiplica air Aleandri del tutto perfezionata : ma la Grammatica Italiana , la Poa*
tica e il Vocabolario^ da lui allegati in altre sne opere non erano, se non in
idea» fuorché alcuni pochi annotamenti ed abbozzi e questi anche dìAcili a tu
levarsi. La predente edizione del Rimario è scorrettissima! come si può coooKere
dall'errata, la quale occupa 8. pagine intere e sta dopo la prefazione.
{t^) Tutta questa diceria va tacitamente a ferire chi ultimamente fece ristampa-
re m Padova la Commedia di Dante insieme col Rimario dei versi interi e con
l'altro delle desinenze . Il primo Rimarie si giudica inutile , perchè vi si raddop.
pia la Commedia: ma io non intendo come questo raddoppiamento sia inotiU •
La Commedia stampata per disteso serve a cai è vago di leggerla seguitamente ,
il che non si può far col Rimario : e il Rimario serve per a)ato della memoria
^(S molto più a comodo di chi volesse valersene per la tessitura di qualche Ce»-
« ione co' versi interi di Dante : la qnal cosa non potrebbe effettuarsi senu tedio
/
r>3
II Memoriale della lingua di Jacopo Pergaminì da
Fossombroni. In Venezia per Giambatista Ciotti i6oa«
in foglio. {j)( a). L. 8.
(i) Questo è il primo Vocabolario pieno e metodico, tratto da soli auto-
ri approvati (b*). Memoriali, secondo il Tasso nelle Differenze poetiche,
erano libri per memoria delle cose, che si doveano trattare più perfettamen"
te. Il Pergamini fu/segretario del patriarca^ e poi cardinale Scipion Gon»
^aga, amico del Tasso. L'impressione è molto bella, di carattere corsivo»
a due colonne^ e con le voci che vengono in discorso di majuscolette.
Un'altra a tre colonne ne fu fatta in Venezia presso i Guerìgli nel i656.
in foglio da Paolo Abriani, traduttore della Farsaglia à\ Lucano (e*) {^).
e 6itica con la sola Commiiid. Il Rimario p9Ì delle desinenze è anch'esso gio«
vevolisslmo a cbianqae brama di scorrere con una leraplice occhiata le praticale
da Dmau e farne uso ne' saoì componimcati • Ma due simili Rimari non si
teggano forte stampati uoitameote nel Canioniert del Petrarca'^ Non sono an*
che nelle Rim< del Bembo e in quelle del Casa? Chi mai sino ad ora se n' è
lamentato e ne ha fatto schiammazzo, come di un inutile raddoppiamento? Sene
abbia anzi grado allo stampatore Cornino ^ che onora le stampe d* Italia con le sue
eiegaoti e ben corrette edizioni •
{a) £ col supplimento» o eiunta d*autori moderni fatta dal medesimo in gran
numero di frasi e vocaboli. Ivi xéiy. in foglio, edizione II.
Convien dire che il Ciotti in questa ristampa si valesse dei caratteri di Fio-
ravante Prati , il cui nome si legge tanto in fine del Memoriale , quanto Oel
frontispizio del supplimento che è di pagine 156. e se di ciò ci avesse infermati
la Biblioteca del Fontanini ^ gli saremmo rimasti con maggior obbligo che dell'
averne ragguagliati che la prima edizione è fatta » di carattere corsivo, in due co*
lonne» e con le voci che vengono in discorso in majuscolette .« Or^^io Negri ^
nipote dell'autore che già era morto, si prese la cura di questa seconda edizio.
ne ampliata, dedicata da lui a Francesco Maria IL della Rovere^ duca VI. di
Urbino 9 laddove la prima era stata indiritta dal Pergamini al principe Ferdinand
do Gonzaga , con la cui famiglia da gran tempo teneva particolar servitù essendo
stato al servigio di tre cardinali, Francesco, Vincenzio e Scipione.
(Jb*) Metodici e tratti da soli autori approvati, se non canto pieni , quanto il
Memoriale t erano alcuni dei Vocabolarj già riferiti. Adriano Politi { Disc, dtììz
ling. volg. pag. ^6z. 46 fj si dichiarò apertamente a favore di questo talché lo
antepose ad ogni altro e inaino al Vocabolario della Crusca. Desiderava che per
renderlo migliore vi (ossero aggiunte le allegazioni e le autorità di alcuni mo-
derni piilli stimati, come ddTCasa, del C^tro , del Tolomei ^ dell'indirò, del
Tasso e dello Speroni ; e da questi appunto son tratte le citazioni del Supplimento*
{e*) E tradntiore altresì delle Ode e della Poetica di Orazio. Ma 1' Abriani in
questa ristampa del Memoriale fece qualche cosa di più di quello che Monsigno-
re ne accenna; poiché in fine del libro ci è una Aggiunta di mille e più voci»
tratte , come V Abriani asserisce, da' più celebri autori dell'età nostra , i quali pe-
rò a djr vero, non sono di egual peso e valore ai citati dal Pergamini, avendo
la maggior parte di essi perduto ai giorni nostri quel credito che al tempo loro
tenevano. Io fine ci è il Trattato oella lingua dello stesso Pergamini e se credia*
mo al frontispizio, ampliato e corretto.
(*) Nel Catalogo «lei Gravenna se ne trova riportata aikvlb* un'altra «dia. fatta in Ve-
naiia da Ciò. GaffnoUai nal lóSS ia fn^l.
84
(II) Vocabolario degli Accademici della Crusca con tre
ìndici delle voci, locuzioni e proverbj latini e Greci. J/j
Venezia per Gio\?anni Alberti i6ia. infogL{i). L. 8.
In Venezia per Jacopo Sarzina i6a3t in foglio^ edizio-
ne II. accresciuta. io*
•
(i) Atnend uè queste edizioni so n fatte da ^ajfia/zoé/e'jRojji^ detto Vlnfe'
rìgno segretario deiraccademia della Cn^ca^ il quale fu il primo, che per
inavvertenza non prepose Tarticolo alla parola Vocabolario {a*). Ij^^tàìzìo^
ne I. fu da lui dedicata al maresciallo à'Ancrè Concino Concini^ e la se-
conda al cardinale Francesco Barberini il vecchio. Sono amendue in bel
carattere tondo, a due colonne^ e con la medesima prefazione in entram-
be. Per venire amendue dal Rossi, già nemico di Torquato Tasso, non è
■aaraviglia, se per entro non si vede citata alcuna delle sue opere, come
poi si è fatto nelle due seguenti edizioni fiorentine, terza dell'anno 1691.
e quarta, che ora si tira avanti in pia tomi, essendone asciti già due. Non
pochi valentuomini postiUafono i margini di quelle due prime edizioni ,
come Giulio Ottonelli, Celso Cittadini, Alessandro Tassoni, Udeno Nisie^
li, Giambatista Doni, Tommaso Stiglìani e Pietro Pietri di Danzica (è)*,
in latino Gedanwn, e Dantiscum, città primaria della Prussia regale: il
(4*) Ritorna qui il Fontanìni alls vecchia saa cantilena del tràlasciamento dell'
articolo: sopra di che non farò altre parole, pareadotni di averne già ragionato
abbastanza. Ma che i signori accademici della Crusca abbiano lasciato il preteso
difetto nei loro Vocabolario ^ noa solo nelle due prime impressioni, ma nella
terza ancora e molto più oella quarta e che in cento e più anni che sono corsi
dopo la prima edizione sino all'ultima terminata in VI. tomi in foglio in FircH'
le nel 173 S. e dopo passata e ripassata l'opera per le mani di tanti ralentuomi*
ni, giudici tutti e maestri competentissimi di lingua toscana, niuno di loro sia
stato di vista cosi fina ed acuta per avvertire un cotal errore, egli sembra cosa
incredibile ; e la censura fontanlaitaa va non solamente a dar taccia d'inavvertenza
a B amano dt* Rossi ^ il quale fa il primo che non prepose l'srticolo alla parola
Vocabolario^ ma a tutta quella venerabile adunanza vecchia e recente, alla qua-
le egli ebbe ed io pure ho l'onore ài, essere ascritto . Anche monsignor Giovau-
ni Éotrari, soggetto quant'altri mai negli arcani e nelle fiaezze della lingua to-
scana versato, di tanto e sì strano ardire di Monsignore scandalezzato rimase;
laonde in una delle sue utilissime Noie sopra le Lettere di fra Guìttone d* Arei^.
\o se ne dichiara in tal guisa pag. I4|* Cosi monsignor Fontanìni nella sua Elo-
quenza italiana t dove pone un catalogo di libri di questa fatella , va apponendo
in qua e in là l'articolo a' titoli di que' libri che non l'hanno . £ questo serri-
zio ha fatto anche al Vocabolario della Crusca^ oltre ad altri innumerabili , ag.
giangnendo loro in parentesi l'articolo • (Parendogli &II0 la mancanza. Adessa
però, che que' signori accademici dal caritatevole avvertimento di Monsignore ne
sono stati opportunamente ammoniti , saranno a tempo di emendarsene nella V.
impressiene del loro Vocabolario^ da loro non mai perduto di vista: il che non
facendo, prora daranno più manifesta, non esser iri necessità di correzione do-
rè non è apparenza di errore .
(£*) Pare che anche Diomede Borghesi facesse note sorra la prima edizione,
poiché Girolamo Gigli diede speranza di renderle pubbliche nel tomo Vili, della
•\
85
qiial Pietri fu pure accademico della Crusca. Le postille del Cittadini
stanno in Siena; e parte di quelle del Tassoni furono stampate in Fena-
zia da Marino Rossetti nel 1698. in fog. (o*). Le altre del Nisieli^ di-.
Terse dalle sue Annotazioni parimente al Vocabolario, furono dal cardi-
nal X/«o/io/^o «fe^Me^b'ci insieme con quelle del Pietri donate all'acca-
demia della Cruica^ secondo il Cionacci nella vita del Nisieli pag. xxx 1 1 .
▼asta Raccolta degli scrittori sanesì y tratte da un codice àzWz Biblioteca Chigianà,
Ma io ho fondamento di asserire che il Borghesi essendo morto più anai aranti
la prima edizione del Vocabolario ^ qaelle sue note cadessero sopra un'altra opera
e non sopra la Crusca^ Adamo Luciani natÌTo di Rotenano ^ ma nato in Firenze ^
tra gli altri suoi scriui inediti lasciò una giunta considerabile a questo Vocahola^
fio, della quale parlando il Cinelli, si lamenta che fosse andata in mano di chi
pochissimo conto ne tenne, onde correa perìcolo che altri se la potesse appro-
priare . Pietro Dini fiorentino postillò anch'egli quest'opera e le sue postille ten-
gono citate da Carlo Dati presso il Menagio nelle Origini della lingua italiana
( pag. €s. alla voce asso ) , secondo l'attestazione del sìg. canonico Salvini ( Fa-^
sii Consolari pag. 359.) E finalmente alcune consid^zioni di Ottavio Magnani-
ni ferrarese, detto V Arsiccio intorno al Vocabolario, conservatansi già tempo in
Ferrara appresso il fu dott. Giuseppe Lan\onì.
(a*) Non le postille» ma le annotazioni » cose affatto di?erse, col nome del
Tassoni furono stampate dal Rossetti in Venezia » le quali però non sene parto
di lui, benché il pubblico per cento e più anni sia stato in questa opinione. Sotte
nome del Tassoni furono citate da Paganino Gauden\io nella difesa delle Poe^
sie del Marini da Egidio Menagio in più luoghi delle Origini della lingaa ita-
liana, dall'abate Salvini nelle Prose toscane, e nelle Note alla Fiera òt\ Buonar»
roti rp3§*497)> e dirò ancora dalla stessa accademia delia Crusca^ Persuaso io
stesso di ciò le feci qui stampar dal Rossetti nel 1698. tratte da un codice ÌA«
tero del dott. Jacopo Grandi modanese , che di sua mano vi avea notato il nome
del TVfio/if , riscontrato in oltre con altri due testi a penna , ma imperfetti, 1' uno
del dott. Lan^pni e l'altro del Magliabecchi, che con lettere mi confermarono
nel mio sentimento, al quale pure prestò il suo roto e fece applauso l'amie*
Fontanini , animandomi all'edizione dell'opera, come si conosce dalla sua lettera
stampata in principio del libro • Ma grazie e lodi al signor proposto Muratori ,
il quale nella vita del Tassoni da lui pubblicata in Modena per Bartolomeo So»
liani i73f. in 8. e poi riprodotta con giunte nella bella edizione della Secchia
rapita presso lo stesso Solìani 1744* in 4.; ha finalmente disingannato il pubbli*
co , e me parimente , dimostrando con ragioni incontrastabili , che le suddette
annotazioni son opera di Giulio Ottonelli da Fanano nel modonese, il cui Proe-
mio alle stelse, ritrovato fra i manoscritti della Biblioteca Estense, fini di chia*
rìrlo di questa verità. Il detto Proemio dell' Ottonelli fu anche intitolato da lui ,
Apparecchio degli aringhi per lo Vocabolario della Crusca , e sotto questo titolo
ne fa onorevol menzione Ottavio Magnanini nella seconda delle sue Legioni a^»
Cède mi<h e { Ferrara per Franceso Su^^i 1659 in 4. pag. 57. fg. ) le cui parole mi
piace qui riportare , si perchè sersono di novella prova alle cose sia dette dal
signor Muratori , si perchè accrescono nuovo lustro al nome deU' Ottonelli»
M hi A fatta intelligenza mi confirmò maggiormente l'autorità di Giulio Otto-
M nellif per lunghissimo studio direnuto si può dire arbitro della toscana faveU
t» la; e siccome egli ebbe ingegno, e comodità di farsene sicuro maestro, si eoa
,» la fatica» csme con averlo il gran duca Ferdinando liberalissimamente più anni
„ trattenuto in Firenze : cosi avesse prima del suo morire avute forze da pub.
M blicar li suoi pregiatissimi scrìtti ed in pacticolare gli Aringhi sopra il Vogah»
RQOooacoHeaBB
86
V Le altre dello StigUarU erano presso monsignor Marcello SeveroU, e quel-
le del Doni si conserravano dall'abate Angelo suo figliuolo^ già mio ami-
co,. Al rimanente il Vocabolario fu opera del solo Sali^iati ( Aweriim.
tom. I.pag. 66^ 129^ 212 ) per suo proprio attestato, e non già del Rossij,
allievo SUO9 ma di non gran talento, allo scrivere del Cionacci (a*)> Per
altro Angelo Colocci (pag, 71. ) ® Giulio Cammillo (pag. 60. 61. ) uomi-
ni peritissimi in queste materie, prima di tutti si applicarono a compor-
re Vocabolarj italiani, attestandolo del primo Federigo Ubafdini nella sua
vita; e del secondo Orazio Lombardelli ne*Fontitoscani,il quBle rammen*
ta ancora un Vocabolario pienissimo di Ascamo Persio. Il Colocci fu dell*
accademia del Fontano, di cui celebrava ogni anno il di natalizio per te-
stimonianza di Pierfrancesco Giustolo Spoletino in dedicare al Colocci le
opere da sé composte e stampate in Roma da Jacopo Mazocchio nel
iSio in 4* • cose ignorate dsAVUbaldini • Laonde come si voglia prò*
cedere per via di pontificati, fiori il Colocei da Innocenzo Vili- a Paolo
III, inclusivamente, il che si accenna per essere stato pur dianzi ristret*
to oon secondo fine, e contro alla fondata asseraione del cardinal NoriSj
al solo pontificato di Clemente VII. Se in questi Tocabolarj si fossero ci-
tate ancora le pagine de'libri stessi , come fu già praticato da altri , con
E remettere ancora una tavola esatta delle im{f^s8Ìoni seguitate^ ciò sareb-
e riuscito di molto comodo a chi se ne dee servire nelle occasioni. Ma il
dottor Sahiniy per altro cortese, una volta da sé , e non ricercato ebbe a
dire senza ninna forma caritativa, che l'accennato Vocabolario non era
fatto per altri, che per li signori Fiorentini. Non si sa il motivo di sì fatta
espressione, sua propria, e che ha molto del singolare. Però qualunque egli
ai fosse, allora in sul fatto gli fu risposto, che se così era, non occorreva
incomodarsi a stamparlo, poiché la stampa lo rende comune a tutti: e co-
sì la sua protesta si trovò essere contraria al fatto.
„ Urlo delia Cruscai cerco che autsto nobilissimo liaffnsffjpo un richissimo teso-
I, ro si goderebbe e gli tcudioti di molti eqoivoci e abbarotgli sarebbon fatti ay«
,. vedati „ . Il sig. Muraiori avverte saggiamente che l' cqaiToco di attribuire al
Tassoni le Annotazioni dell* Ononelli oaltro probabilmente non nacque , se non
dall' esterii saputo che il Tassoni avea fatte alla prima edizione della Crusca mol.
te brevi postille crìtiche , delle quali andarono attorno più copie ; e V originale
io ne vidi molti anni addietro m Padova presso il dottor Bernardino Kamai"
\init dalla cui gentilezza mi fu dato comodo di trarne fuora parecchie assai spi»
ritose , ma talune troppo libere e piccanti .
(4*) Sicché , a detto di Monsignore, il Vocabolario fu opera del solo Salvia ti .
Questo è un paradosso affatto incredibile e strano. Il Salviati mori nel f f^9* 11
Vocabolario fu stampato la prima volta nel léii. e per entro vi sono citate a
numero di pagine edizioni fatte e opere composte ed impresse nell' intervallo di
que' 1). anni, che sono corsi dall'anno della morte del Salviati a quello della
prima comparsa del Vocabolario. Come può dunque il Vocabolario esser opera del
solo Salviati? Se ne allega in prova il proprio attestato di lui fondato sopra al-
cuni luoghi de' suoi ^vv^m'/R^ari ( pag* 66» aia.)» dove parla del Vocabolario ^
Ma due di essi (pag. izp.) nulla concludoso» e il terso nonjiice altro , se non
che li Salviati si lusingava di poter forse paUJicarlo in brete tempo . Il fatta
Si i che egli qualche anno prima della sta morte si pose a faticare intorno jl
«7
Dizionario Toscano di Adriano Politi gentilnomo Sa-
nese In Venezia per Andrea Babà lóag. in 8. (a). L, 4-
laToro di un Vocabolario, fondato fu l'autorità de' testi antichi approvati, ma
ebbe poco campo a tirarlo innanzi , essendo stato nel cinquantesimo anno dell'
età sua da immatura morte rapito . Picrfrancesco Cambi nella Ora\ione delle lo*
di dei Salvia ti ^ recitata oell' accademia fiorentina, mette quel suo vantato Fo.
cabolarh tra le cose tutte finite nel suo intelletto e quasi abbozzate su per le
carte , eoa le seguenti espressioni : », ultimamente quel grande , opportuno e de.
u siderato Vocabolario dell* antica nostra favella, il quale, s'egli è lecito me.
»> nar doglienza di quelle cose , che non mai se non colla speranza si possedè.
„ fono , merita che per diffiilta di lui chiunque si pone a scrivere sempre si
»> dolga,,. Non è pertanto da attribuirsi al solo Salviati , non al Rossi, non al
Monosini , non a chi che sia in particolare , ma a tutto insieme il corpo di quel-
la doua adunanza il £imoto utilissimo Vocabolario della Crusca-, sotto il suo
nome pà quattro volte sumpato» lopra di cui ella non cessa t né cessarà in al-
cun tempo t coman beneficio di adoperarsi .
(a) Nel mio esemplare sta impresso l'anno i6z8. Ma questa non è la prima
edizione, il titolo della quale ò necessario a sapersi, per aver cagionati ai Poliii
non piccioli disturbi e contrasti .
* . . Dizionario toscano, compendio del Vocabolario della Crusca, con la nota di tut-
te le differenze di lingua che sono tra questi due popoli Fiorentino Senese. In Roma
appresso Angelo Ruffimlli stampato per Giacomo Mascardi 1614. in 8. edizione I.
* - - E con la giunta di assaissime voci e avvertimenti necessarj per iscrivere
perfettamente toscano. In 'Vene^^ia appresso Giovanni Guerigli e Francesco Boi"
\eita i6if. in 8. edizione II.
Da una ben lunga lettera del PoHù scritta al cavalier Niccolò Sacchetti , gen-
tiluomo fiorentino , e accademico della Crusca , si ha che egli occultandosi sotto
il nome di Ora\io Giannetti a lui famigliare in altra sua opera fé' stampare il
libro a proprie spese , e si valse dei caratteri di Jacopo Mascardi. Finita che
ne fu l'impressione » stimò bene il Poliii di cederne per via di conitatto tutti
SU caempiari al librajo Giannéngelo Ruffinelli , con la permìsiione ancora di de»
icario a chi più gli piacesse . 11 Rufinelli divenuto padrone del libro , ottenne
primieramente che il Poltti vi lasciasse correr il nome suo per vantaggio dell'
opera e stimò in oltre che fosse in suo pieno arbitrio non solo il dedicarlo, sic-
come fece al celebre cavaliere Cassiano dal Poi^^o^ ma ancora l'alterarne e accre-
acerne il titolo che al dir dei Politi , era semplicemente Dizionario Toscano : on-
de troppo arditamente, e contra l'intenzione, e il pensamento, anzi contra l'e-
spreasa volontà dell'autore, vi aggiunse per suo mero capriccio e per qualche
privato ano fine. Compendio della Cruscai la qual aggiunta dice il Politi ( pag.
)ff« ) non ci conveniva per due ragioni ; la prima per essere il suo Dizionario
differente dal Vocabolario ( pag. 358.) e per essergli contrario in molte cose; e
la aeconda fpag jff*) perchè doveasi molto considerare il diaffusto che avreb-
boao pototo concepirne i signori accademici , de'quali tanto nella lettera al Sac-
€hitti, quanto nell'altra a Curzio Politi suo nipote parla sempre con istima e
riapetto . Ma che che egli ne dicesse o &cesse il Ruffinelli stette fisso e ostinato
e il Dizionario uocì fiiora con quell'aggiunta di Compendio dalla Crusca . L' acca-
demia era già assai mal soddisfatta del Politi per quello che egli dieci anni ad-
dietro a £avore della lingua sanese» e a svantaggio della fiorentina avea scritto
odia prefinione al soo Tolgarbaamento di Tacito , e nella soa apologia . Non ai to-
sto pòtaoto osci fiaoni il Dizionano sostano che Basttan de' Rossi segretario della
CfBtca, nomo non so se di non gran talento % ma certamente di spirito torbido
e fieto, coat tiara piofo nt aMiaoM la occarfoae dei contraiti iniorti tra V ac-
88
Le origini della lingua Italiana di Egidio Mènagio
Gentiluòmo Francese con la giunta desmodi di dire Ita-
liani. In Ginei^ra per Già. Antonio Cko\?et i685. in fo^
glio.{\){b). L. nQ.
A questa edizione II. del Compendio del Vocabolario della Cmsca^ se*
'condo Tedizione I. precede una lunga prefazione dì Curzio Politi (a*),
(i) In fine vi sono sei pagine di errata. Altra edizione in 4* grande
ne èra stata fatta in Parigi, In margine a un mio esemplare della suddet-
cademia, e 'f Tasso^ diede eoa ìmpeto all'armi istigò l'accademia e ferisse amen,
signor Pietro Dini accademico che allora dimorava in Roma , dove pare er» il
Politi , acciocché operasse in mafiiera , che questi fosse corretto e se aaciie fosse
t>ossìbilegast1garo. La cosa andò tanto innanzi, e si procedette con tanto strepi-
to, che in reneiia e altrove si sparse roce » che \\Foiui compilatore del Vaca»
bolario, fosse stato messo prigione in Roma per certa falsità commessa nel suo
Ìyt{ionario , » che cosi scrisse Loreni^o Pignória ia una delie sue lettere a inonsi-
goor Paolo Gualdo {Leti, d'ucm. illuM. Ven. Baglioni X744* io S* psg. iJ4«) ia
data di Padova ai tt. Settembre 1^14. e in altra dei 7. Novembre dell'anno me*
desimo gli fa istanza a dargliene un qualche avviso con queste parole ( ivi pag.
170. ):„ del Politi f compilatore» ovvero espilatore del Vocabolario della Crusca^
come dicono i cruscanti , ella non me ne dice altro? Di grazia ch'io lo sappia se è
irato condannato o ho,,* E finalmente in un'altra dei zg. del mese suddetto
(ivi pag. 177.):»» qui «i vende il Dizionario del Politi ristampato a Venezia \
nemirtz contradicente; sicché gli accademici a poco a poco anderanno staccando-
si dalle loro pretensioni „. Erano il Pignória e il Gualdo poco favorevoli alla Crusca,
come da queste e da altre lettere, che dagli originali esistenti nella ricca li»
oreria di questi padri somaschi alla Salute sono state con fino giudicio , e rnatu*
ra scelta ultimamente tratte e stampate, si fa manifesto . 11 Politi intanto , udi-
te le persecuzioni che gli movea l' Inferigno , sostenuto dalle lamentanze dell' ac-
cademia, non istette con le roani alla ciotola , nva a propria giustificazione scria-
^e una lunga lettera alla medesima » la quale gli rispose risentiumente r onde in
vece di medicar le punture dategli òzìV Inferigno ^ ne veaac da essa malamente
sferzato ( Politi leti, al Sacchetti pag. 5^4. 3 f f* ) L'«sìco d» questa faccenda^ fu^
che dal frontispizio del Dizionario fosse tolto via, Compendia della Crusca-, il
cke vedesi praticato nelle posteriori edizioni , quantunque siasi di poi lascia-
to correre netta lettera d^I Paliti a Citr^io suo nipote che • il suo Di^iarraria cra^
un* abbreviatura dei' Vtcahotario , pretendendo però il Politi ^ che passi una gran
diS*erenza, la quale in questo caso io n«n so vedere, tra compendio ed abbreriatura •
{a*) Due sbagli in due righe, i. Da quanto si è detto di sopra» si vede chiara-
mente che l'edizione del 1619. non è la seconda» ma almeno la terza, z. La
luoga prefazione che si legge non è dì Curzio Peliti, ma dello stesso Adriano a
Curzio suo nipote che nel 1614. in cui fu stampato il Dizionario la prima volta»
tra ne' primi anni della sua adolescenza: onde l'autore suo zio mostra di averk^
compilato per ammaestramento di lui. Questo era luogo opportuno a dar qual-
che cenno del compendio del Vocabolario della Cruscai stampato la, prima volta
in Venezia nel 170^. ( per toren\o Baseggto tom. II. in 4. ) e quattro volte di-
poi ristampato; ma Monsignore ha stimato bcae di non nrne parola per essere»
quel 'compendio opera troppo recente e d* autore troppo suo amico ; o torse per-
che era poco disposto a favorire il Vocabolario^ compendiato , chi poco era tod^
disfatto del Vocabolario accresciuto,
(Jf) Chi mettesse a parte tutte i' etimologie deUà lingua italiana, cke il Mena*
89
Octavii Ferrarli Orlglnes lin^use italicce. Patavììtypis
Petri MaricB Frambotti lò'jò.infogLfi). L. 7.
ta edizione II. io ho notate altre origini e citazioni^ diverse da quelle del
Menagio^ il che ho fatto pure alla seguente opera.
(j) Prima di tutti iVicco/ò Eritreo dianzi rammemorato scrisse delle
Origini della nostra lingua volgare nello Stoico, suo Dialogo più volte
da lui citato neirindice Virgiliano^ e nelle chiose iìV Eneide («*). Filippo
Maussaco ne' prolegomeni alla storia di Aristotele de Animalibus tradot*
tain latino e arricchita di Contentar] da Giulio Cesare Scalìgero^ e poi
messa in luce in Tolosa da Raimondo Colomerio nel 1619. in fog. ragio-
na de' libri cxx. delle Origini^ compilate dallo Scaligero ytAcwne delle qua-
li egli ne sparse nelle sue Esercitazioni centra Girolamo Cardano. Il M^-
nasini, e ììPerseo ne spiegano alquante; ma perchè non guardando se non
alla Grecia^ ebbero il prurito di trarle solo dal Greco, siccome lo avea pa-
rimente il nostro dottor «?a/(;i/ii^ essi poco felicemente si apposero. Giof"
gio Ickesio con migliore avvedutezza ricorse al Settentrione, donde le po-
I colazioni vennero più volte ad allignare in Italia. Quindi è, che egli nel-
a sua Grammatica Franco^Teotisca tesse un catalogo di voci Ita-"
liane, passate a noi da quelle contrade, e un altro più diffuso ne recita
Giovanni Ceringskiold regio archivista delle antichità di Svezia nelle
sue note alla vita di Teodrigo Re degli Ostrogoti, e d'Italia fpag. 386.
4co. y già scritta da Giovanni Cocléo, e nell'anno 1699. ^^^^ altrove si
gio ha raccolte , per var} libri de' nostri autori qua e là disperse , e quelle , che
gli furono somministrate dai letterati accademici fiorentini , e in particolare dal Ridi
dal Datif dal Panciaùci e dal Chimentellit z^szì meno si stupirebbe in riflettere,
che un francese si fesse messo all'impresa d'indagare, e di scrivere le origini
della nostra fiirella , e troverebbe, che egli non ha corso un campo, che i no*
stri ayessero totalmente abbandonato e negletto . Egli è bensì da lodarsi lo stu-
dio e r industria di questo gentiluomo , che però in tutte 1' etimologie da lui
pensate , e prodotte , non à sempre stato felice ; onde per alcune di esse da*
suoi medesimi naiionali ne fu notato e deriso . Ma la stessa disgrazia è coma.
ne ad altri indagatori dell' etimologie e delle origini, delle lingue . Qualche vol-
ta .bisógna pericolarvi : disse non meno sinceramente , che gentilmente lo stes-
so Salvtni . Giovanni dériio ne ba recati esempi nella sua dissertazione etimolO'
gica , premessa al lessico di Mariino Martini ( Amst. apud Jo Ludqv» de torme
lyox. ia fogL ) Monsig. Fontanini asserisce di aver fatte postille a quest' op^ra
del Menagio , e che altri si sone intorno al medesimo affaticati col farne aeri-
var le voci del greoo » come il Monosini , e *l Salvini , ma che eglino poco feli-
cemente si apposero. Si sarà egli certamente apposto , che poco o mente sapeva di
greco. Appresto il sig. canonico S.tlvini sta la medesima opera con le postille
del fu abate suo fratello. Bisognerebbe a vrr queste e quelle per poter giadica-
re, chi di loro abbia dato meglio nel segno.
(d*) Prima forse del nostro E ri trio scrisse su questa materia Celio Cdlci^ntn»
ferrarese, il quale, benché nemico della lingua volgare, fece una specie di £ri-
mologiA della stessa intitolata, Seminaria linf^ue, vernacuU ^ monrovata da lui
nelle Epist^licà Qaéstiones ( liò, /. n. li. ). Ma V una e V altr' opera di costoro si
ripongano fra quelle molte , delle quali puossi più tosto desiderare , che godere
il possedimento.
arT|^arti*^-X^^J*i
gran numero delle origini, le quali con tanto studio si affaticarono di
trarre dal latino e dal greco. Darò fine a questo capo de* Dizionary con
portarne due altri di nomi proprj antichi ad uso de' poeti volgari: e sono
questi :
Elucìdarìo poetico, nel qual sono contenute istorie,
favole, isole, regioni,^ città, fiumi e monti più famosi,
con altre cose di questa maniera, opera necessaria a
tutti gli studiosi di Poesia, raccolto da Ermanno Tor-
rentino e di latino tradotto in volgare da Orazio Tosca-
xieW^i, InVenezìa perGiorgioCavalli i565,i/i8. (a), L. 6.
Li) ... E prima in Ven€\ia per Niccolò Bevilacqua iféi. in 8«
riella Biblioteca italiana spesse folte si fa menzione di Orazio Toscanella a
cagione delle molte opere da lui pubblictte » e principalmente per ammaestra-
mento de' fanciulli nella grammatica , della qaale fu maestro proTTÌsionato quasi
in tutto il corso della sua TÌta . Queste fiirono al suo tempo in gran voga , ed
erano adoperate assai nelle scuole ; ma oggidì ne sembrano affatto sbandite per
essersi ritrovati altri oaetodi più spediti e meno faticosi. Della patria di lui die-
demi motivo di dubitare una lettera di Pietro Aretino stampata nel libro VI.
delle sue lettere p. 14^. della edizione parigina , ove T onora con l'elogio ili » gio-
vane non pure cortese e splendido , ma di Castel Balio lume ed onore n : il qual
castello è situato nei territorio padovano verso il veronese , governato da un gen-
tiluomo veneziano, che vi è mandato dalla repubblica per rettore. Migliori però
e più accertati riscontri mi tolsero di mente ogni dubbiezza intorno alla patria
di Itti, la Quale sicuramente h, Toscanella ^ città della toscana ai confini dello
stato pontificio , donde la sua famiglia , che vi era nobile e antica » prese anche
il nome . Se poi 1* Aretino lo disse da Castel Balio , lo disse forse , perché
allora il Toscanella insegnava in esso le amane lettere » come dipoi le in-
segnò in Lendinara , e quindi più lungo tempo in Vene\ia . Si accasò in queste
|Uirti , e sua moglie chiamavasi Niccolosa Vampa » da cai non ebbe io dote
più che cento ducati Ebbe una sorella, per nome Angelica^ che a lui soprav-
vìsse , e fa moglie di an tal Francesco Belloccio , persona povera • ma dabMoe ,
cosi Ini attestandolo nel suo Applicamtnto de* precetti pag* sf* ( in Veu» presso
il Franceschi if7f. in fogl. ) Lo stesso Toscanella era così disagiato de' beni di
fortuna , che per la impressione di alcune delle sue opere ebbe bisogno , che Cri-
stina Mora sua fintesca ne contribuisse alla spesa , onde egli nel suo testamen-
to» fatto in Vene\ia ^ì 19. di Gennajoxfy - ne' rogiti di Girolamo Savina ^ com-
mette ai suoi due commissarj , Celio Magno » e Giamkatisia Reeanasi » che la
medesima ne sia soddisfatta, e loro altresì raccomanda 1* impressioae della sua
istoria universale , e che queèta sia dedicata al Graadoca di- toscana* appostavi la
condizione , che ricavandosi utì'e dalla dcdleaaioaa , avesse questo a dividersi per
metà fra '1 Recanati ^ e 1' Angelica La sadUasta istoria divisa in più deche non
fa mai certamente stampata , ma éttt di aasa deebe , cioè la seconda , e la ter-
za , sono presentemente appresso il sig. cavaliere e procuratore Marco Foscarini ,
9^
Indice degli uomini illustri, di Jeronimo Ruscelli. In
Venezia per Comìn da Trino i57a. in ^. {i)[a). L. 4*
•
(i) Dopo il principio vi ò il ritratto laureato del Ruscelli (i*). Un tale,
che 8i chiama L. Cellinì, dedica il libro a Colantonio Caracciolo Mar»
chese di VicOy avvertendo per onor del Ruscelli^ che in tanti libri da lui
stampati mai non si vide una sola parola , ohe fosse men convenevole a
scrittore onorato e cattolico (c^), tutto all'opposto di quanto in oggi da
taluni si pratica ad effetto di averne applauso dai pari loro, il quale an-
che non manca. Bernardo Moneta nella Menagiana tomo iv. pag. a36.
tenne questo indice per altro da quello che egli è, supponendolo tratta^
re di uomini illustri nfo<)emi, quando tratta di soli antichi, toltone 5. Bo*
naventura^ e forse qualchedun altro.
della cui ptdroaanza singolarmente mi pregio . Della sua libreria £a quattro par-
ti : due assegnate a due figliuoli del Recanad > la terza a Marcmni§niù MégH9
figliuolo di ^lio e la quarta a* figliuoli di Jacopo Rccdnati fratello 4i Giornèa»
lista •
(a) Questo indice fu stampato sei anni dopo la morte del Ruscelli accaduta iit
Fejiixia nella state del tjé6. dopo una malattia tormentosa di otto e più mesi,
cagionatagli da idropisia . Luigi Croio suo amico ce ne ha lasciata una yirt e
patetica descrizione in una delle sue lettere pag, ^9, della edizione di Venezia
iio6. in 4*
^{b*) In molti esemplari da me reduti di questo indice dei Ruscelli non mi
aTvenne mai di osseryarne il ritratto laureato , che forse in alcuno vi sarà sotto
messo posticcio, tratto da altra sua opera , e da quella forse che sta nelle pri-
me edizioni delle sue imprese •
{e*) li Celimi ristringe V elogio del Ruscelli nel dire , ,, che mai non preTari-
co n^lla cristiana religione pur in una sola parola di tanti suoi libri e scritti,
«ha ha dato fuori . Il Fontanini lo allarga in dire , che dì lui mai non si vide
una sola parala » che fosse men convenevole , a scrittore onorato e cattolico ,« •
Chi ha letti i discorsi del Ruscelli contra il Dolce non proserebbe così di lui ,
che usci fuori dei convenevole con tante parole ingiuriose maltrattandolo » e
lacerandolo , talché per l'interposizione di persone amiche e autorevoli , fii poi
costretto a sopprimere quel suo lungo discorso posto in fine del 6. libro delle tu
^1^ di diversi , da lui raccolte e pubblicate . Gli altri suoi tre discorsi non sons
meno oltraggiosi al Dolce , che pure quant' altri mai fu scrittore onorato e
cattolico .
1
I
ì
■■irìF^jm
CLASSE SÈCOJfDA
LA RETTORICA.
CAPO I.
r «
U Arte Oratoria.
Jua Rettorica di Bartolomeo Cavalcanti gentiluomo
Fiorentino divisa in vii. libri, dove si contiene tutto
quello, che appartiene airarte oratoria. In Vinegia ap^
presso Gabriel Giolito de^ Ferrari i56o. in foglio^ edizio-
ne HI. anzi IV. accresciuta. (i). L. i5*
'^ (i) lì Cavalcanti iikoxìxhcitoài Firenze, leiqyaXGittài ti chiama a//ora libc
ra patria, cioè quando il Cardinal di Ferrara, che fu Ippolito /• da Este,
a coi V Ariosto intitolò il suo Poema, (e che) commise all'autore di compor
questo libro nel farne l'analisi al Cardinale , asserisce di abbracciar la
dottrina di Aristotele, traducendo, accomodando, allargando, illustrando^
emiornando le cose con chiaro stile e conveniente alla medesima (a*).
(a*) li 6Ìg. dottor Baratti » il quale alcune sue osserTazioni sopra questa Bihili^
teca italiana mi ha' cortesemente comunicate, osscrra qui acutamente essere scap-
pato dì penna a Monsignore un errore di grammatica. Quando il Cardinal di Ft-
rara ec. Questo è un agente che manca del suo rerbo e non ha chi lo sostenga
e Io regga . Se dove però si legge , e che commise ec. si leggerà solamente , com^
iiiii^, levandone queir E che il quale ri soprabbenda , il periodo correrà benia e
^agfente non mancherà del suo verbo. Cosi l'errore non sarà piò di grammatica,
ma^ écÌTizyf'ftttcniz» Monsignore era in continuo pericolo d'inciampare in simili
sbàgli per roler intralciare i suoi periodi coù nuo?e e nuove materie intrusevi
a forza e straniere molte volte o almeno non afBtto proprie del suo argomento^
il che facilmente fa dimenticare le regole della grammatica , massimamente a
certi talenti veloci e focosi , quando confidano troppo di sé medesimi •' Ma la
correzione del suddetto errore grammaticale non rimedia adi altri, che s'incon.
trano nello stesso periodo» ove sono confuse stranamente le persone, i fatti ed
i tempi. Incominciamo dai tempi, i quali, posti che sieno in chiaro, daranno
meglio a conoscere gli altri che Intorno ai fatti e alle persone son corsi . ^-^
Bartolommeo Cavalcanti nacque in Firenze nell'pttobre dell'anno 1^03. Fu un«
de' più zelanti difenditori della libertà della patria contra la Simiglia àt' Medici,
Alessandro de* Medici essendo stato dichiarato capo primieramente e poi duca
della repubblica fiorentina, il Cavalcanti non fu proscritto ah confinato con gii
altri in qu/ésta occasione, e il suo nome non si legge nel lungo molo de* con.»
dannati prodotto dal Varchi nella sua storia ( lib. xii- pag- 4f8. 4f 9* ) 1^^ do^
pò Tassassinamento del Duca Alessandro^ essendo, suco maizaco col parere de'
pia savj e potenti cittadini Cosimo de* Media al sapremo governo dello stato» il
Cavalcatiti volle essere co' fuoras citi 9 non già per condannagione , ma per ele«
93
Il GioUtOy che prima ne avea fatta altra edizione» alle due tavole de'capi,:
e de'laoghi degli autori citati qui, aggiunse la terza delle cose notabi-»
zione, poìclii scrire il Segni (Istòr. Uh. VIIL ptg» ^)<0 all'anno in?* esseodoii
f9 partito col cardinal Salviaii » e accostatosi con quegli che favorÌTano la libertà,
„ ti elesse dà sé stesso un volontario esilio , potendo nel vero esser grande in ca<
„ sa con <]ueUo stato , ed essendo amato • e parente ancora del signor Cisìma, „
Morì egli in Padova nel lyéi. in età d'anni lix. e mesi x. e giorni zxv. e fu seppel-
iito in S. Francesco con iscrizione sepulcrale postagli da Giovanni suo -figliuole
( Tomasin. Inscrip Patavine pag. 13S. )
Ippolito 7. da Este cardinale morì ai i. di Settembre dell'anno ifio.
Ippolito IK da Exre fu creato cardinale da papa Paolo III. .ti xx. Dicembre
«ci if)8. ma solamente pubblicato ai t« di Marzo nel in 9*
Alessandro de' Medici fu dichiarato capo e duca 1« di Firenze nel ifl^* ^
15)1. e nel if)6* fu assassinato da Loren\ino de* Medici»
Cosimo L de' Medici i\i eletto duca II. di Firenze nel in^*
A tutte le saddette cose convien arer attenzione per yenire in chiara cono-
scenza degli errori che il Fontanini ha commessi in parlando della Rettorrca di
Bartolommeo Cavalcanti: le cui parole porrò qui distintamente airt^àme .
Il Cavalcanti fuoruscito di Firenze , la qual città ei chiama allora libera .pa-
tria, cioè quando il Cardinal di Ferrara, che fu Ippolito I. da Este, sl cui l'Ario-
sto intitolò il suo Poema, (^eche) commise all' autore di compor questo libro ec.
Se Monsignor» aresse letta più attentamente la dedicatoria del Cavalcanti al
Cardinal dì r*(frr4f« y avrebbe compreso che q\ie\V allora liBera patria, cioè Firen*
X^e, intender si dee della patria del Cavalcanti, non già allora libera, qaande
esso Cardinale gli commise di comporre il suo lìbto, ma quando esso Cavalcan-
ti, secondo le lego^ di Firenze, due Ora^ioncelle essendo giotane fece per recitar*
le solamente, non acciocché elleno restassi no scritte . L'una delle due suodette Or4-
\ioncelle fa quella, che ai in. di Febbraio nel 15x9. secondo lo stile fiorentjop,
e ino* secondo il comune* egli armato in corsaletto recitò in S. Spirito allp
milizia fiorentina: e questa Orazione a detto del Varchi (Istor. Uh. X- pag. 515^.)
si stampò , ma non riuscì a leggerla come a udirla • Oltre ad una ttccnia edizio-
ne che ne fìi fatta in S. senza nome di autore e senza luogo ella si trota inse-
rita nel Tolume I. delle Orazioni di diTcrsi raccolte (Jal Sanscvino ( pag. i6|.
àtWedixione di Ven. if6z«). L'altra Orazione M. Cavalcanti f% quella cn' ei pro-
nunziò ai ZYi. di Maegìo nel i ; jo. sopra la Libertà , dalla maggior parte di chi
l'udì grandemente lodata (Varchi lib. zt. pag. )66. ) Quando dunque il Cavai-
canti recitò quelle due Orazioni nell'anno is^o. aon era fuoruscito di Firenze e
allora sì chiamar potea Ubera la sua patria : e però quella commissione datagli
dal Cardinal di Ferrara non può aver giusta relazione all'anno suddetto'*
» Quando il Cardinal di Ferrara, che fu Ippolito /. da Este, a cui V Ariosto in»
titolò il sno Poema, commise all'autore di compor questo libro». Non minor ab*
baglio del primo si è quello» In cai cade qui il Fontanini col credere ed esseri*
re che il Cardinal di Ferrara , il quale commise al Cavalcami di compor queste
ybro , fosse Ippolito I. da Este, a cui l'^rioiio intitolò il suo Po^n^tf ; imperoc-
ché questo Cardinale era morto neve anni e cinque mesi prima del 15)0. cioè
ai 1. di Settembre nel i^io- nel qual anno i] Cavalcanti noir era in istato di
comporre il suo libro, trovandosi allora nel diciassettesimo anno dell'età sua* Il
Cardinal -di Fenrara , t q}x\ \' Ariosto dedicò il suo Poema^ fu Ippolito L d' Està e
il Cardinal. di Ferrara^ che commise al C4valcanù dì compor la Rettorica, bì Ip*
^o/i/O'//» il' vEic^ /il quale però non gli diede una tal commissione ^el tempo
della vasL adiofa Ubera patria, ma solamente di là a molto tempo, poic&è'.Ajei
1550. in cui Firtni^e fu spog^ta dalla sua libertà^ Ippolito //• non era ancor
94
li (a*). Qaesta ediBiona II. del .Giolito viene ad ^SHftiH i^v. 'conputan-
do le altre (fr"^)* In princìpio del libro ci sono ruxj componimenti in enco-
mio del Cavalcanti, cioè di Pietro Magno, di Lodovico Dolce, di Remi"
gio Fiorentino, di Michel Sojiano, di Felice Paclotti^ ài Achille Stazio, di
Lorenzo Frizolio, di Francesco Ambrogio e di Silviù Antoniano.
La data di qaesta edizione iv. di Vinegia qoì mi fa ricordare unaTol-
te per sempre^ che nelle stampe Veneziane di libri volgari, quasi uniche
yi Italia, e frequentissime sin verso la fine del secolo xvi. tutti quelli ^
che si pregiavano di bel dire, scrissero Vinegìa, e VìnizianOj dietro a Dan-
te, e al Boccaccio, del cai Decamerone per Teloquenza furono gli uomi-
ni dotti cotanto vaghi in quelle parti, e a loro esempio nellaivaUre, che
fu ristampato presso a cinquanta volte nella sola città di Venezia (c"^)»
Laonde fra' nativi Toscani, e specialmente Fiorentini, si destò per questo
si gran gelosia, che vennero in risoluzione di tentar propriamente di met-
tere in disper^tzione gli studiosi non Toscani di questa/at;e//a^ come il Ca-
stiglione graziosamente ebbe a dire nella prefazione al suo Cortigiano; e
di qui ne nacque, che i letterati T^oreA^m. senza avvedersene di comune,
che ella era fatta con sua gran gloria per istadia ed elezione de' letterati
d'Italia^ passarono a darla per municipale, mettendosi a sostenere, che la
lingua non potesse apprendersi perfettamente dai libriy ma che ngVitalia*
fU stessi per saperla fosse bisogno di esseve nati in Firenze, o almeno di
esservi stati lungamente per impararla non più. dai libri * ma dalla bocca
iél volgo; quasiché ella fosse piena di tanti* mister]^ che per uscirne a
•nulla o a poco servisse la lettura de' libri, anche eccellenti • Uno di que-
sti orgogliosi sostenitori di tal sentenza fu il Cavalcanti,')^ìeno di livore e
di mal talento contro dello Speroni, come già fu mostrato. Ma se cammi-
nasse il discorso, non si sarebbe dovuto ne anche scrìvere i libri, e né me«
cardinale, alla qual dignità fu promosso da Paolo IJL ai zz. di Dicembre nel
k^jS. Da ttitto ciò si raocoghe che il Cavalcanti ^ essendo già fuoruscito» po-
tè solameo tè dopò lì xf|8. ^aver carico dal cardinale Ippoliio JI. dì dar mano
a -qaen'opera , pòitihè il L di questo nome era morto niol^i: aaili avanci , e il IL
'Bòa fu bmatòdtUa |iorpora, se non otto anni dopo ia> morte del duca AUssnn^
aro e dopo t*iaaaisamento del duca Coùmo: il che fu cagione che il Cavalcari'
ti si appigliasse a quella generosa risolucione di firere più tosto volontario esule,
ma libero , che servo nella sua patria •
{a*) Nella prima edizione del Giolito non d è che una soia tavola^» ed è quel.
la de' capi • ln<]ueUa, qui riferita da Fontanini , \\. Giolito vi aggiunse tanto la
^seconda de' luoghi degli autori citati , quanto la terza delle cose notabili .
' f}^) 11 FontaHim pretende qui di correggere il Giolito coLdire che questa se-
"eoiida edizione siala quarta, computando le altre e non la terza. Più basso si
- ]porrà in chiaro» se il fallo sia del Giolito ^ ovvero del Fontanini,
(c*^ Non solo presso la cinquanta volte , ma ancora più dì sessanta , fa ristam-
'pato il Decamerone nella sola città di Veneiia: il caulogo delle quali steso in
'XittÈ disìtrtaiione t accompagnato da non inutili osservaaioni , sarà du me dato
^al pubblico t forse forse in fine delle presenti «toòtauoni* Tutti quelli poi» i
* quali SI pregiavano del bel dire nel secolo n^ik'Mon' sì* accordarono a scriver Ki •
.' negia e ViniT^iano » ma scrissero anche Von^^iti e V^pnexia^. Venezia leggesi repU.
natamente nei sonetti del Caia . Il CaPsUanti sa questa sua Rettcrica usa scrive*
'ìt Venc\ia't Veneziano. Il GrZ/i nella vita voilgariifuita del duca Alfonso dice Vi-
95
no stampargli. Però i Veneziani, e tanti altri famosi ingegni di quell#
contrade, non lasciaron per questo la magnanima impresa di ampliare e
illustrare la lingua con tante opere, e nobilmente composte e in parto
registrate nella presente Biblioteca, Questi dunque scrissero comunemen-
te Vinegia, e poi Dante nel Canto XIX. del Paradiso il mise in rima, per-
chè non potessomai dubitarsi dell'ortografia della Toce. Similmente si
scrisse Vinezia, e Vineziano^ e non mai VenetOj nom^ del popolo antico
della Venezia, che ne' secoli inferiori si disse in latino Veneticus àsdla Ve*
nezia, provincia marittima, e poi città di tal nome, per le ragioni tocca-
te da Galeotto Marzio nel libro de Doctrìna promiscua {pag. a83. 284.
Florentiae apud Florentiwm ) 548. ). Nell'antico dialetto popolare di Ve^
nezia si trova scritto Veniexia, perchè la lettera X in quel dialetto non
ha forza di doppia, ma di S tenue. I Provenzali scrissero Venecia, e F!^-
necian, che in virtù della pronuncia vuol dire Venesia,e Venesian* I
Franceù dicono Venise, e i nostri Friulani Vignesie, Vinizian, donde in
dialetto comune e Toscano ne nacque Vinegia,e VinizianOy essendo pro-
prietà di questo dialetto il dire adasio per adagio, indusiare per indugia^
rtf , Biasio per Biagio, valise per valigia^ e così fu costume di scrivere Ve*
ntesia, che poi Dante, e il Boccaccio con più dolcezza scrissero Vinegia.
Anzi in un mio codice a penna del Tesoro dettato prima in Francese da
Brunetto Latini, dipoi volgarizzato da Bono Giamboni, e scritto in CoAf
tona nel i368. da un Vanni, cioè Giovanni di Benedetto, si leggo Vinesgim
per proprietà e forza naturale di pronuncia . Il Cavalcanti por bocoa dol
Giolito nella prefazione a quest opera, che tutta, fuorché la dedicato-
ria, è di carattere chiamato soprasilvia corsivo, dichiara di non ricono-
seei'e per sue le tre altre edizioni , come stampate molto imperfettéiunente;^
essendovi anche stata aggiunta qualche cosa senza osservare in ciò quel rii^
spetto, che si debbe, e che si sude osservare nelle cas^ di altri: coi» lo quali
parole il Cavalcanti tratta la tua e anche la mia cauta • Io ho detto, eh*
l'edizioni precedute, a questa , furono tre, e non due, come il Giolito vol-
le dare a credere con farne di due una sola, per nonr pregiudicare alla pri-
ma sua del iSSp- che fa la terza innanzi a questa; imperciocché in tutto
elle furono quattro, e non tre: 0 appunto son queste (a*).
MixUni e Veniiia; e al Guicciardini^ solito dirCf *]I SinatQ yinìx}4n0t cadde ta^
Tolta di pernia» il Senato vcntt^. Prasenteniente Vincaia e Vinb(fanQ toa qail-
%\ addati io disaso , e lo stesso Fontanini scfìtc alla foggu cornane* Vcncxjia e F^-
nettano •
(<f*) Chi mai può giugnere a capir la cagione, per cai il Giolito Toletae,dirè
a credere , che due , e non tre fossero le edixloai (uecedute alia prima sua del
iS^p e che però di due ne facesse una sola? Questa ragione s'iagctgna Moo^ig.
di darcela col dire , che ciò facesse il Giolito per non prcgiudici^e alla prìm^
sua del iff9* Ma qual pregiudicio da ciò gliene saria prQf enoio ? No(i. fra ^gU di
maggior credito al libro il dirlo stampj^to anzi tre Tolte, che da^7^Xi^ scpUcat^
rittampe di un'opera contribuisco 00 ad accreócerne il Ptegio» e a im:i^erne pi^
in lista il merito, noo mai a diminuirlo, e in luogo di pregiudicio le rijtoada;
no a Taatagolo . Ma qui qoq isti il forte della risposta • Il Giolito ebbe' pirtico-
lar ragiant^iotitolare teru» e non quarta la soa ediaione del xs^io. e Moosig.
non ne ha peatuato il midollo* Per iatender (MUit U cosa, mi «i can^fde» che
* fnFenez. per Cammillo Franceschi i5fs6.in4*{^)(^)* L. 8.
(i) Pnò essere, che lo Speroni^ conforme a quanto osservammo, disprez-
zasse col titolo di seppellita^ cioè negletta e poco stimata questa Rettori"
in questa occasìoae io premetta una mìa oiierTazione intoriK) a tre maniere,
con cui ne' froncispizj de' libri si sogliono notar le edizioni. La prima maniera,
e questa è la più praticata, si è, quando di an' opera non più stampata si fanno
in uno , o più luoghi , da uno o più stampatori replicate edizioni , bielle quali
in fronte del libro si specifica il numero con la nota di seconda , terza o quarta
impressione. La seconaa maniera è quando T autor medesimo rifede, ricorregge,
o accresce, o fa altre mutazioni all'opera sua già stampata, e ce ne dà una se.
conda • o anche una tersa edizione » e con questo numero in fronte la lascia u-
icire di nuoro , senza aver riguardo alle precedenti impressioni fatte sul modello v
della prima, le quali egli non considera, se non per una sola. Tanto si prati-
cò nella seconda, e nella terza edizione delle Rìme^ delle Prose ^ e anche degli A-
solarli del Bembo » come pure in altri simili casi ad arbitrio e piacimento degli au-
tori. La terza maniera è quella, che ban messa la pratica, e praticano tuttavia
molti stampatori , i quali ristampando un libro da altri nella stessa città , o al-
troTe ancora già impresso, e facendone una, due, o tre , e più ancora nuore
ristampe, le ctiiamano prima, seconda e terza, senz^ mettere in conto le pre-
cedenti fatte da altri , e solo arendo , e mettendo in considerazione le proprie •
Passando ora alla Ratorica del Crnvalcanti , dì cui che che ne dica il Fontanini ,
non era comparsa ancora alcuna edizione , il Giolito prese V assunto di farla u-
•cir da' suoi torchi, e ciò fu nel ISS9* Nello stesso anno comparve la edizione di
Pesaro t e questa fu la seconda, il che mostreremo in appresso. Pochi mesi do.
pò si lasciò redere un'altra edizione del Giolito da lui pur chiamata seconda, e
poi quella segnata con l'anno i f éo« da lui detta terza . Ma come pu^ star la co*
sa ? Egli doveva dirla quarta in ordine a tutte le precedenti mentorate dal F/>/7-
tanini , l\ rero sì è, che nel tf^o. la chiamò terza di quelle, che col nome dì
lui l'avevano preceduta, e *l Fontanini a torto ne lo corregge. Neiravviso , che
dal Giolito si premette nelle sue seconda e terza edizioni , si legiire , che V an«
no stesso isS9 i<^ cui egli stampò questa Rettorica p thbe la sua impressione un
corso cosi felice , che tutti in breve se ne spacciarono gli esemplari : il che gli
diede eccitamento a farne 1' anno medesimo isS9' una seconda edizione, in coi noa
solo emendò gli errori corsi nella sua prima , ma vi aggiunse molte utili cose ,
che dall' autore non gli fit difficile 1* ottenere . Usci pertamto due volte dalla
stamperia del Giolito la Rettorica del Cavalcanti nello stesso anno ISS9' ^ ^°^*
ata i la ragione , per cui' negìì esemplari di lui , che hanno la data deli' anno
tféo leggesi ^rza edizioae: ton che va tutto a ferra il ragionamento, e Ja op*
posiiione mossa dal Fontanini al Giolito . Ma tiriamo innanzi , e veggiamo qua-
li sono le edizioni del libro precedute alle sopraddette .
{a) Con tutta franchezza asserisco , che la data di questa edizione non può
Sussistere, e che assolutamente ella è falsa. Il Cavalcanti imprese a scriver la
sua Rettorica a istanza del cardin. Ippolito d* Este^ al quale anche la dedicò, e pe-
rò' non prima del in^* i^ ^i » come si è dimostrato, questo principe fu promos.
so al'QArdinalato. Nel tfiS. nel qual si pretende essersi fìtta questa prima eiliz.
il Cavatcanìi nòli era sncor fuoruscito . Firen^ era alUra sua Ubera patria ; e
dei due tppoliti il L non era più in rita , e*l IL non era ancor cardinale . Ol.
traaciò cotesto srsoipatore Cammillo Franascki è afiteo sconosciuto. Non dirò
così di Cammillo Franceschini , che molti aani dopo il tfiS* fu in grido fra gli.
stampatori veneziani, t fra l'akre cote ristampò unitamente con Francesco suo
fratello la Rettorica del Cavalcanti : e ciò fis nel 1-^84. in 4. : onde non era for.
97
* In Pesaro per Bartolomeo Cesano i SSg. ìn^, (a). L/ ; 8.
* In Venezia per Gabriel Giolito iSSg infogl. ifi.
* In Venezia per Gabriel Giolito i56o infogL(b). la»
ca del Cavalcanti in riguardo ai difetti delle passate edizioni , i quali in
questa iv« e ultima confessa egli stesso di riconoscervi, mgyendosi perciò
a dichiararle tutte per non sue. E* notabile in questa edizione iv. che il
cardinal Diacono di S. Maria in Vìa lata Giudo Ascanio Sforza Camar»
/m^o' di santa Chiesa oltre al privilegio del pontefice Paolo IV. ne con-
cede altro con la privativa a parte al Giolito lihrajo e stampatore^le quali
due professioni andavano unite: e a tal privilegio registrato in Camera
Apostolica ai 3o. Maggio iSSg* sottoscrivono quattro cherici di Camera
con la formola, e già basso, Pietro Attai?anti.
se ancor nato nel ifiS. in cui il Fontanìni gli ascri? e la sognata prima edizione
di questa Rettorica •
(4) Con ie postille di M. Pio Portinafo giureconsulto » espresse nel frontispii-
aio di questa edizione , e non a caso qui da me , come giù basso vedrassi » raoi-
memorate .
(b) Sì riformi ora col fondamento delle cose già dette, e dell'altre da. dirsi,
ài catalogo di queste edizioni •
* In Vintgia per Gabriel .Giolito iS59' in fogL edizione prima,: non soto
del Giolito t ma di ogni altra. v v>:
* in Pesaro per Bartolomeo Cesano 1559. i/x.4* con le postille di M*J*i§
Portina/o amttcoDiVLÌto ì ... !.
^ In rtaegia per Gabriel Giolito i^f^. in /o^/. edizione seconda del Gia/iro.
* In Vinegia per Gabriel Giolito lyéo. irt fogL edizione terza òt\ Giolito..
Estendo comparse le Aie edizioni . una del Giolito , e i' altra del Cesano nel»
lo stesso anno iff9* può nascer dubbio , quale di esse sia stau all'altra anterìo»
re • Monsig. Fontanini senz' alcuna esitanza decide per quella di Pesaro , .nva osa
ne reca la minima prava* All'opposto io tengo per quella. di Venezia ^ e parrai
di aver ragioni alle quali contraddir non si possa . i. Il Cavalcanti esule da
Firen\e soggiornava allora in Vene\ia ,' ove avea modo di assistere e d\ correg.
fere l'impressione della sua Rettorica » z. La magnificenza e per la forma e per
t carta e. per li caratteri, con cui la impresse il Giolito ^ superiore di molto
io ogni parte a quella del Cesano , dà a conoscere la premura , che ebbe il Gioé
-lito di dar credito al libro» e soddistazione all'autore, che lo ave? a . scelto alla
pubblicazione dell'opera- )• Questa, benché stampata dal Cesano in forma aii*
more, corrisponde affatto a pagina per pagina , e a riga per. riga all' edizione' del
Giolito f dalia quale al Cesano parve bene di non dover punt9 fó'.oi4idis€oatassi.
4* Nella impressione del Gio/i/o icorsero parecchi ertoti; nouti distintamente; a
pie della Tavola de' capi , i quali errori trovansi tutti esattamente emendati'neL
la ristampa di Pesaro . f. Ma le postille del Portinajo aggiunte all' ediiione di
Pesaro servono di prova più valida al mio sentimento • Esse obbligarono. il A'o*
litù a dar fuori nella s«|a ristampa del i\^9» un avviso ai lettori' di et la alla dèdk
cazione del Cavalcanti^ ove dopo aver parlato del felice corso -^chei ebbcf^Ha
bcaylssmio tempo i volumi, da lui stampati, talché. non n'era rimasta :appfeiMi
dk\lÉir.par .un solò, e però vedendo quanto l'opera fòsse universalmente al* pvtM
iblico iao«isttai,.n» irrèa prontamcate richiesta,. e facilmente ottenuta dall' àuaov»
per ana .seconda impsessione la copia non solo corretta dagli errori* r dalla stàfni^
pa , ma anche di qualche bella e util cosa accrcKintt , e accompagnata %^tk ^é
Tom. /, i3
'^-^*'*^*^XÌ€tf '■ ^Tf-
■C;8
Della Rettarica di Ciason de Nares libri Ilf. ne-qaa-
ìi oltra i precetti dell'arte si contengono venti Orazio-
ni tradotte da' più famosi e illustri Filosofi e Oratori. //*
yenezìaper Paolo Mejetto i584* in /^.[a). L. 8.
ptrticolare e cop^o«issinna tafola ; passa fiaalineate a dire, •, che etsendo perve-
nuto alia notizia dell' autore , che questa tua opera era %i9it% stampata altrove
molto imperfettamente , e vi era stato anche aggiuote qualche xosa senza osser-
vare in eia quel rispetto , che si debbc , e che si suole osservare nelle cose d' ai-
tri , si era contentato per ora solamente » che esso Giolito dichiarasse , the egli
non accettava per suo , se non quello che era contenuto in questi libri prima
ttampati e ora ristampati da lui. Dopo ciò si dichiara il medesimo stampatore»
4lie egli non si era curato di porvi apoitilie, sì per lasciare Ketto e bello il mar-
gine delle carte , si per non togliere occasione agli studiosi di scrivervi quello »
che essi vorranno ec. „.
•* Ih Venezia ' lpt1 Gabriel Giolito iféo. in fogL „ *
Questa edizione vien dal Giolito dichiarata per terza nel frontispizio. Non
snette in tal conto qnella di P^j^ra » per essersi già mostrato, che questa era stat»
non solo da lui, ma dal Cavalcami medesimo riprovata. A chi poi avesse va-
ghezza di meglio accertarsi di quanto ho detto su questo proposito , ove forse
più del d«Tere confesso di essermi dilungato, ho modo di poter soddisfare col
porgli sotto rocchio tutt'e tre le impressioni del Giolito , le quali conservo pres-
•o di me : il che avendomi dato il comodo di esami'narie attentamente , e di con-
frontar rnna con T altra, giunsi chiaramente a conoscere, che la seconda e la ter*
ma^.dcl Gióliiù sono la medesima , anzi una sola edizione , senzachè passi alcun
divario fra esse . In amendue son le due tavole aggiunte degli autori citati , e
delle cose notabili, i Tarj componimenti in encomio del Cavalcanti , e insino gli
etrori medesimi della stampa , i quali fuor di dubbio avrebbe corretti il Giolito , se
veramente ne avesse fatta una terza impressione • Ne ?n questo libro solamente
egli non si è guardato dal segnar con diverso anno gli esemplari d' una stessa edi-
aione , ma in altri ancora si è abusato dell'altrui buona fede , seguendo 1' esempio
di unti altri della soa pro^ssione» il quale anche a* giorni, nostri bachi lo unita,
ftilo abbraccia • . i .
. {a}* • • £ ivi 9pptc»$o Giorgio Angelieri i$t^ in 4.
. i.' una e 1* altra però' sano la stessa edizione, muutont il solo frontispizio.
L' jingtliéri e 1 Mtjtuo stampacono anixamente quest'opera, e ciascuno* di es-
si pose il proprio nome nelle sue copie • Dieci anni prima il Nons avea pubbli-
cau altra sua £atica sopra V arte oratoria r degna anch' essa di esser qui ricor-
data ..i ■ I .
ficeve trattato deU' oratore alla studiosa e valorosa gioventù de' nobili dell''
illtticriss- repubblica viniziana con un discorso intorno alla distinzione, dcfi-
aiztone ,. e divisione delta retorica in più tavole a maggior facilità ordinataroen.
fib compartito alia nobilissima e illastre accademia de' Rinascenti . In Padova ap*
psesto Simon Galignani if74* in 4. Di lui ci è parimente •
' Introduzione ridotta poi in alcune tavole sopra i tre libri della rettorica di
ArUtotHt . Ift Vinexid appresso Paolo Mtjctti 1^78. in 4. .
:.iQttesce opere di ceteonca aono trattate dal N^Ns non solo j>cr tia di discorsi,
sa ai^cora dimoatrate' per via. di arbori, o aia ;di tturoLt:i il/ quii uso era a' suoi
tt:airpiiia8sai:aomaotiatUn scuole, come ai jvedè^AèMìbft del ToscancHa^ dei R^
k»tuàUf\'i\ìì%:Védmàtt9 Eriiriàu e ri' ilfrii ■■■>•«■ al in Italia che fuori! rfia
oggidì è qlia« • abbandonato, e dismessa ^«f et eattni trotti snctodi più agevoli
99
Di Francesco Sansovinoin materia deìP Arte (Or»to«
ria) libri IH. ne' quali si contiene l'ordine delle cose,
che si ricercano all'Oratore. In Venezia appresso Fran-
cesco Sansovìno \S(>\. in j^.[\). L. 6.
• - DeirArte Oratoria libri lILnella quale si contiene il
modo, che si dee osservare nello scrivere ornatamente
( r) Questo libro, che si dice di nuovo ampliato ^riveduto e corretto^ è il me-
desimo, che il precedente, mutato solamente il titolone aggiuntavi la
Toce oratoria^ corrispondendo nel rimanente il principio el fine^ e fino
i numeri delle pagine (a"^). WSansovino nel comìnciamento dell'opera Io-
Paolo Gualdo nella TÌta di Gìdnvìncen\ÌQ Pimllì mette la morte di Giéson it
Notti suo amico ncll' anno 1 570. in cambio dell' anno i f^o. e ciò non eia per
SQO sbaglio , ma per ^oca atteitxione dt chi ne soprastette alla stampa • fatta ìa
Augusta al segno del Pino, antica divisa di quella città, nel 1607. in 4.: nella
qusl edizione son corsi gravi solenni errori emendati in un mio esemplare cor-
retto , e postillato di mano del medesimo Gualdo . Lasciò Giasoni dopo di sé
due figb'uoli , una femmina maritata in Pola > e un maschio , che era tutta la
consolacìono di sua vecchiaja , ma che fu ancora la cagione delia sua morte ,
nimio dolori opréssus, sctiwc il JlÌ€cohoni'{ de Gymn* Patav. Ub* III. iap. 4t. /^•7f«)
pr§ptir unicum filìum sau/n Pitrum pisi morum nohilis cujusdam Vinai » quocum
idi rixatus f iterai , in ixilium pulsum . il suddetto Pietro de Nons fii persona
di molte lettere e di gran merito , benché a pochissimi noto . Egli dopo il suo
bando, di cui non so che mai fosse stato rimesso, si ritirò a Mantova t donde
nei if9i. ( Vaano^n Leti» voi. IL pag, 17^ ) trasferiui a Roma al servigio del
cardinale Sfondrati^ dopo il quale servi nelle lettere segrete al pontefice CUmut»
ti Vili ( ist. del Concil. di Trento toro. 11. pag. 417. edia. II. in 4. ) dei cui
due nipoti cardinali Aldobrandinì in varj tempi hi segretario, secondo l'attesta*
zìone del cardinale Pallavicino ^ che lo asserisce suo assai caro e virtuoso amico.
Dopo gli Aldobrandinì fu fermato in sua corte dal cardinal Mafio Barbitini,
che poscia fu lasciato da lui per andare in Francia col cardinal Bentivoglio , q
con ciò perdette la sua fortuna , poiché da 11 a poco il Barbitini fii creato po«.
tefice coi nome di Urbano VIIL , e '1 Bentivoglio, che per altro era in concet-
to d* esser papabile , entrato in conclave dopo la morte di Urbano » vi mori den*
r^o . Di Pietro de Nores non saprei dir di vantaggio , se non che il nome di
lui sarebbe più conosciuto, se fossero alle stampe gli scritti suoi , che sono «la
Vitit di Paolo IV, esistente in due grossi volumi in foglio nell' insigne libretift
dei senatore Jacopo Soran^Ot e la sua Storia dei Carafeschi , e delle guern, cke
ebbe Paolo IV col re di Spagna ^ e con ì' Impiradon, ditisa in IV. libri» che
sta fra* miei codici , scritta con uno stile da paragonarsi ai nostri migliori istori*
ci . Lasciò in oltre due volumi di lettere dal i)^!* fino al léj»* delle quali
monsig. Fontantni n)i comunicò la notizia, donde si viene in cognizione, quan-
to lo avessero in pregio il Pine Ili ^ il Pairi\}, il Peranda , il Vanno\:^i , il Mer^
curiale f monsig. Minucei ^ il X^atena', e aitri gran letterati, che allora in Roms
fiorivano . Dalla saddetta lettera di Bonifacio Vanno^i^i si ha qualche motivo di
sospettare , che Pietro de Nons avesse mano nella Relag^iom della corti di Rim0
. del cavai ier Luna doro •
I (a*) Se il Sansovino dice questo libro di nuovo ampliato, riveduto e eorretiv ,
tanto nelle due suddette edizioni , quanto in quella del i57f« in ^ al Sf^^deU
la Lunt, che è quello della stamperia Sansovina , lo dice in riguardo alla prima v#t
lOO
e con eloquenza così nelle prose, come He'vem volgari.
In Venezia per Jacopo Sansovìno i569*i»4* L' ^^
Di Giulio Camillo Delminio tutte le opere ( minori a
volgari. ) In Venezìap resso il Giolito i55i». i/i iìì* (i) . 4*
. * Ricorrette da Tomaso Porcacchi con la tavola e con
le postille. In Venezia presso il Giolito i566. tomo Ili
voi. I in 12.. (a). 6.
•
da due trattati del Cammillo^ i quali sono compresi nelle seguenti bello
edizioni delle sue opere, e vengono anche a parte (a*).
(i) Il Dolce le dedica a Iacopo Valvasorie già amico di Giulia ^ e stori-
co della comune patria» -^ .
. (2) Queste due edizioni sono le pia belle di tutte le altre (^*)^ e il Por^
cacchi dedica questa ssconda a JEJroj/Tio à,^' signori Jlì Vahasone (c^)y poeta
tà che da id fu dito fiiora lo stesso libro, if. anni STsarì l'edizione del 15*61.
Il titolo dells prima edizione direrso alquanto da quello* dell' altre k il se-
guente :
t»'arte oratoria » secondo i modi della lingua volgare , divisa in III. libri ,
iMT'qttali si ragiona tatto quello cbe all'artificio appartiene coti del poeta come
dell' oratore, con l'autorità dei nostri scrittori . In Keneiia per Giovanni d^ì Grif*
f$ e fratelli 15*46. in g. . «
Il Sansovino la dedica a Guidubdldo IL di questo nome duca di Urbino , allo-
ra governator generale degli eserciti veneziani . L^ dedicazione è seguita da un
proemio dell'autore omesso nelle suddette ristampe, nel quale egli si difende
da coloro, cbe avessero voluto biasimare questa sua opera come giovanile ed
inutile . Quifi egli non parla della Rettorica del Cavalcanti , né della Topica del
Cdmmillo , alle quali fa elogio nelle posteriori edizioni per non esser quelle in
detto anno 1546. uscite perancbe alla luce. Prima di dar fuora ques t ' i4rr^ ora*
torta pubblicò il Sansovino ( nel Segretar. lib. Fn.pàg, 110. ediz. di Venc\, 1534'.
in 8.} una pkciola Rittorica ^ la quale al dire di lui fu la prima che si vedesse
jitiit lingua volgare , stampata in Bologna per Bartolomeo Bonardi e Marcatonio
Grossi nei 15-43. in 8. e dedicata da lui a Pietro Aretino, da cui ne viene rin-
graziato e lodato nel libro III. delle sue Lettere pag. 67. dell'edizione del Gioii'
tu 1 546. Il SarHOvino attesta esser questa sua Rettorica un compendio d'altra sua
divisa in zztii. libri che però mai non si videro; ma fo.rse ne sono una porzio-
ae i IH. suddetti suoi libri deli' Arte oratoria .
•' (a^) Nella prima delle due belle edizioni dell' opere del Cammillo cbe è stata
quella del Giolito nel .1551. non sono compresi i due trattati che Monsignor sup-
pone esservi, per non averla lui veduta: i quali due trattati sono la Topica e il
Ùiscorso sopra le Idee di Ermogene , e non furono inseriti nel corpo delle sue
■opere, se non nel 1560. presso il Giolito , come in appresso diremo.
(b*) La prima di queste due edizioni è anzi la più imperfetta di tutte l'altre,
poiché oltre all'esser mancante del tomo II. in essa non si hanno né il trattato
de' Verbi semplici 9 né le Lettere del Cammillo, ac alcune delle sue Rimct aggiun-
te alle posteriori edizioni .
(e*) La seconda edizione deiropere del Cammillo non é quella del 1^66. ma
quella dtl'if 60. fatta altresì dal V^io/if^ ia ili. niente men bella e pregevole,
ael cuvtomo L si legge tuttavia la dcdLcatione del Dolce z Jacooo Vahasone nel
K^ft^ tolta poi via dal Porcacchi nella ristampa del 1566. a fine di sostituirvi
iCi
I
* Topica delle figurate locuzioni. In Venezia per Fran--
Cesco Rampazzetto i56o. in 8. L. ^
* Due trattati, Tuno delle materie, che possono veni-
re sotto lo stile dell'eloquente, e l'altro delPlmitazione
( contra il Ciceroniano, dialogo di Erasmo già suo ami-
co^ ma non in questo). In Venezia presso il Farri 1544.
in4.(i)(cj. 4.
illustre, e di famiglia diversa da quella di Jacopo^ amendue però nobi-
lissime^ pregandolo a fare uscire il Teatro del Cammillo, per non esserne
fuora, se non Videa. Il tomo II. ohe tra le altre cose contiene la Topica,
e la Grammatica, da Francesco Patrizj sommo stimatore del Cammillo
è dedicato al Conte Sertorio di Collalto Abate di Nervesa (a*).
Il Cammillo, per detto delTaccennato suo amico Jacopo Vahasone,fìX
da Portogruaro terra nobile del Friuli e residenza del vescovo di Concor-
dia indi poco discosta ; benché Girolamo Cesarini in un suo dialogo a
penna sopra l'origine della terra di S. Vito il faccia nato nel castello di
Zoppola, nobil feudo della casa di tal nome. Esso Cammillo dopo i Gre^
ci, e i Latini fu il primo a tentare l'impresa della memoria artificiale, al-
lo scrivere di Panfilo Persico nel Segretario libro i. cap. ix. Qui se ci
fosse luogo» si potrebbono dire di lui moltissime altre cose (£*).
(1) Il Cammillo trovandosi in Francia, chiamatovi dal re Francesco l.
manda questi due Trattati ad Ercole II. duca di Ferrara: e stanuo anchf;
fra le sue accennate opere.
\t sat t Erasmo de'sigaorl di Valvasone, la quale similmente si legge nelle im-
pressioni del 1567. e X568* riaoTate par dal Gioliti sul modello delle prece,
denti •
(a*) Tanto nella edizione del i$é6, quanto in quella del iféo. stanno i due
suddetti opuscoli del Cammillo e anche la dedicazione del Patriìj al cont-c
Seriorio di Collalto . Che il Patri\j stimasse sommamente il Cammillo fino a trat>
tarlo col titolo di divino , non meno apparisce dalla saddetta dedicazione, quan-
to dai suoi Dialoghi della lUitorica: ma non è da stupirsi di un t^l giudicio ,
uscito dalla penna di chi si compiacque più del mirabile che del vero . Il Pa^
uii^j e il Cammillo furono persone di gran sapere: ma al primo rimase il nome
di novatore, e quei di visionario per non dir d'impostore al secondo.
{b*) Io ne dirò rooltiisime nella vita del Mu^io , che con lui ebbe stretta amici-
zia, e che sei TÌde morir fra le braccia improyYÌsamente in Milano-, ma non so
se tutte saranno conformi ai sentimento che ne avea Monsignore. L'essere esti-
matore de* grand'uomini è giustizia: ma lodarli in tutto e dissimalarne i difetti
è Tizio • adulazione ed errore .
(e) L'anno i f44« in cui sono impressi questi due Trattati del Cammillo , fa l'ul-
timo della Tita di lui arrivato già oltre al sessagesimo , che che dell' una e dell*
altra particolarità sta stato da più scrittori asserito in contrario. Il primo di que-
sti due trattati è come una sposizione o un cemento dì quel sonetto del Ctf/n-
millo sopra U Tenuta di don Ercole nella signoria di Ferrara ^ il qual sonetto si
ritrova anche tra le rime di lui e comincia.
Della Retorrca, Dialoghi dieci di Francesco Patrizio,
ne' quali si favella deirÀrte oratoria, con ragioni ripu-
gnanti alTopiniono, che intorno a quella ebbero gli an-
tichi Scrittori. In Venezia per Francesco Sanese iSóa.
in4,{\)(aj. L. 5.
(i)Dti\ LambertOjDlalogo I ,ìiì questo libro, Tommaso Bumet prese con-
siglio (li formare il suo nuovo sistema, o sogno^ col titolo di Telluris theo-
Spérse i* or V arenose émhedne coma
Con la fronti di Toro il Re de' fiumi ec*
L'altro trattato, che nel principio è mancante, non è altro, fuorcfaè un* Or^f^/o-
ne% che così parimente la chiama il Cammillo ^ in difesa àt)Ximita\ione contra
il Ciceroniano di Erasma, che in qaesco sao dialogo 1' avea riprovata. Quivi egli
parla modestamente di lui, col quale era stato famliarissimo già molti anni in
casa del vecchio Aldo, persino a dormir seco nel medesimo let^o. Erasmo in una
lettera a Vigilio Zuichemo ( Epist. cqclxx. col. 17 f4* edit. Liigd* Bau) scritta
da Friburgo nel iSìh molto risentitamente parla di Giulio Cammìllo ^ supponendo-
lo, autore di nnì* O nazione stampata in Parigi ^ piena d* improperj contro di lui.
Egli è bene udirne le accuse per formarne più fondato giudicio: De Juli'i Ca^
milii libro miror istic mussitari^ quum Lutetié excusuT volitet per omaes regiones.
Non perlegi totum , tantum carptim degustavi : totus a capite usque ad calcem scam
tet impudentissìmìs mendaciist et plusquam furiosis convitiis , Neque sibi constai,^
ncque qnicquam coharet* Assumit me hoc egisse ut obliterato M. Tullii nomine^
mea unius scripta legerentur- Ai t libro s Luteiia publicitus fuisse exustos , ignem su*
bjiciente carnijice^ Aìt me apud Aldum servi hominis fuisse functum officio , hoc
ests lectoris t quum apud Aldum nìhìl legerem pràter penultimam formam, si quid
vellem addere . Aldus legebat post me , idque tantum in meis Adagiis » qua simal
et a me scribebantur et ab Aldo excudebantur . Ait vix temperatum a manibus ,
quod in ea mensa sederem, quum sedertm supra Asulanum et Aldum t quumqne
snmmo stadio hoc egerint, ut absolutis Adagiis me menses aiiquot ramorarentur ,
^ Qupdam in loco citans Aristotelem ait , hac tibi non dico , tu non legisti Aristo •
telem grace ac latine . Quid multis ? Omnia supérant quemvis Orestem atque Ajd'
€im , Est Lutetia {Naialis) Bedda tibinotus^ qui sic furi t odio t ut nikil sic tam
insulsum , aut insanum , quod non curet excudendum , modo male tractet Erasmum .
Is quadam venena addidit libello Julii . Titulus e rat Julii Casaris Scaligeri» Fin-
git se esse Gallum , et nominat locum quendam obscurum. Ex phrasi « ax ore et
loqutione eonvictus Aldini ^ aliisque compluribut mihi persuasi hòc épAS^ maxima
saltem ex parte, esse Hieronymi Aleandrit nam mihi genius iilius domestico conr»
victu adeo cognitus perspectusque est , ut ipse sibi non possii essi notiof* Ho stit>
mato bene di portar per disteso l'intero passo di Erasmo • acciocché rìscontran-
dosi con quello che di lui ne yien detto dal Cammillo nella taa operetta dell*
Imita\ione ^ comprendano i leggitori esser questa tutt' altra cosa da quella, che
tanto infiammò la bile del suo anticiceroniano avversario • Tutte le suddette ac-
cuse date 9d Erasmo stanno nella prima delle due Or^ioni di Giulio Cesare Sca-
ligero contro di lui , e non nella Orai^ione di Giutèo Càmmitioé Erasmo equivocò
in prender Pur Giulio per l'altro. La vecchia edisioflt parigina della prima O.
ragione dello Scaligero non mi è giammai capitata: ma bensì quella di Colonia
per Bernardo Gualtieri nel 1600 in 16. e nnttaayente con l'altra Orazione, stam-
pata nobilmente in Tolosa per Raimondo Célòmarìo nel léio. in 4.
{a) Non può negarsi da chi che sia , che Monsignor Fontanini fosse Ycrutis-
jo3
ria sacraj stsLmiySito in Londra nel 1681. preterideudo mostrare, che laf«ài>
eia della terra nella prima sua origine innanzi al diluvio avesse fctma d^
versa dalla presente; e che non vi ^steyo uè. mari ^ nò monti, ne valli, ni
fiumi; ma che tutto l'abisso dell'acque se ne stesse rinchiuso nelle visce-
le della terra; e che poi elle sboccate fuora da quelle immense voragini,,
e scrostando tuttalafabbrica della terra, cagionassero il diluvio universa-
le: e che dopo cessato questo, ne rimanessero fuora alcune porzioni, ri-
dotte in montiy isole, scogli e cose simili col rimanente guasto^ e mutato
in altro sembiante. Il Patrizio cognominato il Platonico^ il quale ebbe
del novatore in tutte le arti e scienze, finge tratto questo pensiero, che fa
suo proprio, dagli Annali di Etiopia^ e dipoi narrato da un filosofo Abi$*
sino in i spagna a Baldassar Castiglione • Il dottor Bernardino Ramazzi^,
ni da Mo€Ìana scoperse, ( i>e Fontium Mutinensium scaturigine fiap. iv.
pag, 4^. ) come l'autore inglese, nulla badando sAVapertura delle caterat^
te del cielo, (uTÒ al Patrizio questo ingegnoso, ma altrettanto assurdo tro-
vato, e lo diede per suo. Il Patrizio o Patrizj, che chiamò se stesso an-
cora Patrie] j non fu da Clissa, fortezza mediterranea in Dalmazia di ìk
da Spalato, e allora del Turco e non de* Veneziani prima del 1644* ^ ^^^
fu il Patrizio né anche d'Albania, uè sanese, né ferrarese, ne veneziano^;
mtkdaOssero, isola ecittà vescovale sotto la metro)>oli di Zara, e vicina all'
Istria(a*). Egli stesso nel Bidernuccio, Dialogo II ^deW Istoria, narra^che
Sr^te Antonio Patrizio Marcello tre volte generale de'frati minori, dipoi ve-
scovo di città nuova inlstria,t arcivescovo di Patrasso nel Peloponneso^ fu
sioio nella storia letteraria de* tempi antichi e de* nostri . Egli per istruirsene ft
fendo non si è lasciato portare, come f^a tanti, dalla folla comune solita uscir
di via clecameuce , ma dietro le guide più sicure, foraito essendo di acuto di-
sceraimeato e eoa infaticabile studio avendo letto assui e tutto arendo conside-
rato e aotato e ripostone anche nella memoria , che area pronta e felice, si è
braYamente atTaazato a quel segno ove a pochi è dato di pervenire. Questa giu-
stizia coariene rendergli a piena bocca; che se talvolta traviar li vade e smar-
tirsi , riftcttui che in un mar cosi torbido e vasto ejli è difficile per non dire
impossibile il non urtare ia secca ed in iicoglio, e il non perdere d'occhio la
bussola: e il lume. Nella sua opera dclV Elcquent^a Italiana s* ìncotìiTSitko tali e
tante cose, che ooa mi lascian mentire e queste non poche, né dozzinali, ma
in buoi» numero e peregrine • Quel tanto che qui egli scrisse intorno a Francar
scù Patri{ia , e uno di que* luoghi , ove, a mio pare«e , sovra quanti ne rs^iona*
rouo , si à segnalato e distinto . Due o tre sole cose parmi di dover notare a ti-
tok> d'dlastrazioae , più che di emenda .
(tf*^ Ansi che da Ossero , io lo affermo da Che rio. Xa prima di queste due vi-
cinissiou isole è quasi disabitau da gran tempo a cagione dell'aria cattiva*
che le rien dal monte che le sovrasta: il che non k di quella di Chcrio, isola
e città popolau» ove il Vescovo e il Conte, che sempre e un patrizio vene*
xiaao » ne stanno al governo e fermamente vi tengono residenza . Antonf rancete^
Marcelle fratello dell'avolo di Franauo » di fui qui si tratta , vicn cUiamat^.
dal Fdddinge t Chtrinits, cioè da Ck^rso e tvon Absqrcasis da Ossero* La «04
casa cca la Cherso, dove si ritirò verso la fine ideila, sua vita, e quivi anche- fU'
seppellito* Lodoviéo Zuccolo qoetaaeo. e conoscente di Francesco nella ptcfi^z^Mf'
a' suoi DiélùgkH ^^ ^^^' presso il Ginammi ììl^ m 4») chiama in aga. p9sc4'
U fratuesco puxìùo dà Chctso^, j . . ;ì
io4
f ratei dì suo avolo (a*) . Luca Vaddingo (Annales Ordinìs Minomm tomo
rjij.A.D. 1517. num. xxix. ) lo chiama Antonium Marcellum Chen-»
Hum^ cioè da Cherso^ congiunto a Ossero per mezzo di un ponte. Cherso in
latino Chrepsa^ e Ossero chiamasi Absorus. Giusta VUghelli\ Italia sacrai
tomo y.pag. aSi. edit, II. ) questo prelato, fatto arcivescovo di Patrasso
ai ai. Maggio i5ao. morì vescovo di Città nuova nel 1S26. e giace sepol<«
to nella chiesa de' Frati Conventuali di Cherso^ dove passa per Antonio
Marcello Veneto^ in vece di Antonio Patrizio^ con la giunta di Marcel'*
lo» Annibale Romei ferrarese, che conobbe il nostro Patrizio in Ferrara^
dove leggeva la filosofìa platonica, ne' suoi Discorsi {Giornata I.pag,
4* ediz, del Ziletti del i585. ) lo chiama Francesco Patrìzio nobile di JJaU
mazia^ e Ciro Spontone bolognese nel Bottrìgaro, Dialogo stampato in
Verona da Girolamo Discepolo nel iSSg. pag. 11. lo chiama Francesco-
Patrìzio da Ossero in Ischitwonia, cioè in Dalmazia: la qual citta è lxxx.
miglia di viaggio di mare lunge da Ancona, secondo il Patrìzio stesso nel*
lo Strozzi, Dialogo x. deìVIstorìa ( Hist. lib. CXIX.pag. 817. ) Il Sai"
viati ( Infarinato II. avanti allapag. i. ) procede alla larga, chiamando-
lo j!?er^ropna nascita del felicissimo Stato def Veneziani. Egli nacque neir
anno 1629. e perciò nel i58o. avea 5i. anno, come si legge intorno al suo
ritratto nelle Discussioni peripatetiche ( Piruicotheca i . ) stampate in Ba-»
silea dal Perna nel i58i. in tomi iv. che fanno un volume solo in fogl.
Io ho Voluto avvertir queste cose per gli errori commessi nello scriver di
lui dal Tuano, da Giano Nido Erìtreo, da Isidoro Ugurgherì {Pompe Sa^
nesi tom. i.pag. 53i. ), e da altri compilatori di biblioteche e di dizio^
Aarf. Egli mori in Roma nel 1597. chiamatovi dal pontefice Clemente
Vili, avendo nella perdita del reame àiCiprì patiti gran danni , Cyprìa
clade oppressuSp al dir suo nella lettera preposta al tomo iv. delle Discus^
sioni; ed essendosi ivi anche prima riparato presso l'arcivescovo Filippo
Mocenigo, col quale se ne tornò in Italia dopo lunghi pellegrinaggi per
mare e per terfa sino dall'età sua di nove anni, come asserisce nella let-
tera a Zackerìa Mocenigo in fronte, del tomo 1 • Cento anni prima vi .fu
un altro Francesco Patrìzio, ma sanese, e vescovo dì Gaeta,
(tf*^) Nel Bidernitccio , dialogo II. dell' iitoria , inatil cosa sarebbe ricercar la no-
tila di questo Vescovo. Nel Contarino bensì, dialogo III. della medesima' p. i/«
se ne legge Tonorefole testimonianza . - '
„ Tre' volte generale de* frati minorì . Non tre folte, ma tre anni segaits-
mente, frate Antonio Pattilo fa generale de* frali minori eletto una sol volta
net T517. e passato immeéiattniente dipoi alla Chiesa Arcivescovile di Patrasso
nel ijio. Di lui, al quale il suo pronipote Francesco forma T elogio à' uomo di
profonda selenica e di ammirahile eloquenza , eg'i racconta nello stesso dialogo ,
cbe andato essendo in Gerusalemme alla visita deMuogi santi, fii- portato da una
burrasca in Egitto, e che quivi si abbattè in un romito egiziano, dietà.iuolto
antico e di santa vita e di profeitdo sapere, chiamato Ammari, ^z\ quale * tali
€o^e intese intorno a due corruzioni e a due * rtnascimentf del mondo, che me^
riterébbofio dì aver luogd mai tra -le baj^ e 'fole dei Mondi t dèlia ZììCV^ 'del
Donii che tta gli scrittr ditin tanto dòtto' filosofe', quanto fu H Patrii'ro rf^nì
nendrm^tit) pìacqfue so vtr\tv singolarizzarsi eoo- narrazioni e ri iròtamen ti Intte-
dibili e strani, per sempre più stabilirsi nel concetto il novatore. '
lOJ
Dialoghi (dieci) di M. Sperone Speroni. //i Vinegiaia
casa de figliuoli di Aldo i54^. in 8. edizione i. L. 3;
* hi 1544. in 8. edizione IL rÌQeduta[i)(a). 4-
(1) Ci sono alcuni Discorsi anonimi in 8. di Marco Mantova Benavi^
des sopra questi Dialoghi (i*). Queste due edizioni, che possono riputarsi
una sola, furono fatte senza saputa dell'autore, e dedicate a Ferdinando
Principe di Salerno da Daniello Barbaro^ dipoi eletto patriarca d'yfyui-
leja (e*) .
(a) Dì mezzo a queste dae edizioni ne fu fatta un'altra dai figliuoli di Aldo
nel if43< in 8., la quale vi si dice similmente nel frontispizio riveduta e corret-
ta: laoade quella del 1544* ^^^ da Monsig. è stabilita per seconda» yìcae ad
essere la tei za . I medesimi ne replicarono tre altre nel 1546. ino*(^*)e 1551» e
sempre in 8. Dei suddetti X. dialoghi un solo è intorno alla Rettoricax il che
aon ispecificandosi da Monsig. , il suo silenzio potrebbe far credere che tutti
e dicci vct6a6Scro intorno sÀVArte oratoria .
(ò*) Il Mantova introduce se stesso a ragionamento in questi Discorsi con U"
lisse Bassiano bolognese suo scolare . Essi furono scampati in Ventala appresso
Franctsco Rampa\\€tto ifói. in 8.
(e*) Queste due edizioni , se si ha riguardo allo stampatore , non possono in
^erun modo riputarsi una sola: ma si bene, se si ha considerazione ali* autore,
fi quale verso il fine della t. parte della sua Apologia ( Apologe dei DiaL p.
541. «diz* 1(96. in 4 ) afferma espressamente, che quantunque i suoi Dialoghi
erano 'stati più volte stampati e sempre in forma assai bassa da Antonio e Pao*
io figliuoli di Aldo Manuzio f eglino né mai da lui li conobbero, né egli da lo-
ro mai pur un solo ebbe in dono di quei libretti : atto , a dir vero , scortese e
che fa poco onore ai Manuzi, ma che non lascia di essere imitato e seguito in
molte occasioni da altri della lor professione. Continua a dir lo Speroni che i suoi
Dialoghi appresso la prima stampa furono tradotti in lingua francesca prima in
Liont e poscia in Parigi stampati l'anno i^'* ^ dedicati altamente; e perché
nulla che gli onorasse , vi si avesse a desiderare , Marcantonio Mureio , il qua*
le allora soggiornava in Roma e regnava fra i letterati , senza altrimenti co*
noscerlo , ne fece in lode una graziosissima Ode , la quale però non sep-
pi rinvenire nei 5. tomi dell' opere del Mureto impresse pochi anni ad*
dietro in Verona . Lo Speroni cominciò a scriver questi suoi Dialoghi in eti
assai giovanile, cioè da quel tempo, in cui tenne la iettata ordinaria di Lo*
gica al primo luogo nello studio dì Padova l'anno 1510. ventesimo dell'
età sua fino al 1^14. in cui fu trasferito aila straordinaria di filosofia in se-
condo luogo . Luigi Moccenigo , senator veneziano , suo singoiar protettore
ed amico, in una lettera scrittagli il d) iz. di Ottobre 1574. lo, esorta a far
ristampare i suoi Dialoghi , i quali , dice egli • dopo le molte ristampe dei
Manuzi , erano capitati al. e mani de' librari comuni che gli aveano tutti ro-
vinati , onde gran compassione facevano a chi li vedeva così maltrattati •
Poco si scosse lo Speroni^ solito esser ritroso e difficile a dar fuori le cose sue,
ali* esortazioni e agli stimoli amorevoli di quel gentiluomo , né se ne pigliò
gran pensiero; e però essi Dialoghi mai non uscirono riveduti e' ampliati, ma
sempre dallo stampatore assai guasti , se non dopo la morte dell' autore, per
la cara, che n'ebbero i nobili signori Conti per lato materno suoi discenden-
ti ed eredi.
\*) L'eHì?ione 4el i55o. oitasì dalla Cratea*
Tom. J. 14
ic6
* E con altri non più stampati. In Venezia presso Rober^
to Mejetti 1596. in 4* edizione Ill.(i)(a}. - L. 7.
( I ) Ingolfo Conte de' Conti ^ di cui lo «peroni fu aTolo matern 0 , dedicò que-
sta copiosa edizione al csìxAxxìzì Pietro Aldobrandini; ma egli fu sì mal ser-
vito nella stampa, che bisognò fare una gran tavola Aberrata nel fine, là
quale né anche basta; e il Conte Ingolfo nel titolo di essa esibisce gli ori-
ginali per far vedere, che gli errori non sono dello Speroni^ ma della stam-
pa. Per la qual cosa è desiderabile, che i generosi signori Conti^ gentiluo-
uìini padovani, e anche veneziani, per propiìa onoranza , e di quel va-
lentuomo» di cui furono eredi, proccurino che si faccia una pulita e de*
coroia impressione ( in 4*>o ^^^ ^^ ^og- ) ^^ questi Dialoghi, e di tutte
le altre opere dello Speroni, esattamente collazionate da persona inten*
dente con gli originali, presso loro serbati (i*). Quelli poi;, che han-
no il prurito di ristampare, e per lo più malamente, le opere mille vol-
te stampate , si potranno occupare con maggior lode ristampando in
proprio e bel modo queste» le quali una sola volta, e malamente furono
stampate.
^ . . .
(4) Dalie cose dette sìoora si g'iugne a conoscere , non essere questa rediiione
terza, ma almeno la settima, computando solamente le Aldine e oon mettendo
in conto quella del Giglio , nò altre de' librari comuni ■ Nel titolo di questa del
Xfy6. sta enunciata V Apologia dei primi Dialoghi, la quale è distinta ia tre p?r*
ti , e sul bel principio dà a conoscere , che l'autore non avea scritti i suoi Dialoghi nel-
la forma con cui gli vennero poi stampati, e che dopo quel tempo noa gli avea
più riveduti, se non una sola volta francesi. Gli aggiunti a questa edizione sono
otto: ma i primi dieci vi Sono ridotti a nove, mancando quel dell' Usura f che
ita nelle precedenti edizioot.
{h*) A questi onctitissimi desiderj di Monsignore si è soddisfatto appieno , e
anche soprabbondantemente e come qui suol dirsi » sopra la brocca» nella im-
pressione di tutte l'Opere di Af Sperone Speroni degli Alvarotù tratte da'mss.
griginali, stampate ia Venezia presso Domenico Occhi nel 1740. tom. V. in 4.
e non in fogl. Il signore abate conte Antonio Conti patrizio Tcneziano, nome
per li suoi scritti poetici, filosofici e matematici già consacrato ali* immortalità,
avendo voluto aggiugoere a tanti altri suoi meriti verso la repubblica delle lettere
quello di collocare in più degna veduta il credito e il nome di uno scrittore, dei
cui manoscritti non meno che del sapere eragli l'eredità pervenuta * concorse gè.,
aerosamente a somministrare gli originali • che qual prezioso tesoro da' suoi mag-
Sìori e da lui pure si custodivano . Col riscontro di questi non solo si sono emen-
iti gli errori corsi in gran copia nelle precedenti impressioni , ma moltissimi di
più ancora non conosciuti , e qaesti di tal peso , che o per alterazione 0 per tron*
camento d'intieri periodi» oon che di voci» venivano a de&rmave straoamentr
la bellezza e l'aspetto dei componimenti. Quali e quante poi sieoo le scritture di
questo gran lume dell'italiana favella, tenute dalla moderajtiooe e ritrosia di lui
seppellite e nascoste » dalia lettura degl'indici a uu tratto d'occhio si scuopre .
Due persone intendenti, i signori abati hiatal iallt Lane ^ Uarco Forcellini le
han collazionate ad una ad una esattamente con gli originali e di annotazioni op.
portune e anzi di buon suco , che di parole ripiene» di qcundo in quando le
corrsdaroao . E accioc(?hè niuaa cosa mancasse « tcAdcff come volea Monsignore»
107
Quattro libri della Ungna Toscana di Bernardino To-
mitano,ove si prova, laFilosofìa esser necessaria al per-
fetto Oratore e Poeta, con due libri nuovamente aggiun-
ti, da' precetti richiesti allo scrivere e parlare con elo-
quenza. In Padova per Marcantonio Olmo 1570. i« 8,
edizione HI. {i)(a){*). L. 3«
Discorso intorno alT artificio delle Prediche e
del predicare di Cornelio Musso . Sta innanzi alle
Prediche X. del Musso. In Vinegia pel Giolito iSSy.
in 4* 4*
L'Oratore del magnifico dottore e Cavaliere M, Gio-
van Maria Memo (gentiluomo Veneziano. ) In Venezia
per Giovanni de^ Farri 1545. in 4-{^)- ^
Della Eloquenza, Dialogo di Monsignor Daqiello Bar«-
baro Eletto Patriarca di Aquileja, mandato in luce da
fi) Se le Prose à^\ Bembo in sentimento del Varchi si accostano air
tiratore di Cicerone^ questo Dialogo^ intitolato nell'altre e<lizioni, jR«-
gionamentOj con tutta proprietà e grazia lo esprìme; onde è meritevole di
una bella e pulita ristampa accompagnata da pieno indice .
(a) Altrove da se medesimo egli si chiama anche Memmo. Il Dialogo j
diviso iu libri III. è per un SeiuUor Veneziano, e fu da lui dedicato al car-
dinal Niccolò Ridolfi,
polita e decorosa questa impressione » vi ban messo io priocipio il riuatto dello
Speroni cavato dall' originale di man di Tii^iano esistente presso il sig. conte
AnnihaU Ca/fodilista f patrizio e canonico padovano, accompagnandolo con una
dotta lor prefazione al suddetto signor abate Conti indiritta e con le memorie e
testimonianze d' nomini illustri intorno alio Speroni, la cui vita finalmente dali*
abate Forcellini descritta , è premessa al tomo V. stesa con tal pienezza , fedeltà
ed ele^anM» che può servire di norma a chiunque si mette a scriver le vite di
«omini letterati (**) •
{a) QiKt' opera nelle due prime edizioni era divisa in tre libri. Nella presente
dicfndosì dal Tomiuno esservi due libri nuovamente aggiunti , ella dovrebbe con-
tenerat cinque e non quattro. Ma egli col ristringerli a soli Quattro, ha inteso di
significare che quel libro, il quale occupava il terzo luogo nelle due anteriori e-
dizioni, a'era stato da lui rimosso e levato, benché non interamente, nell' nltU
Ola impressione, e che in cambio di questa, vi avea nuovamente aggiunti due li-
bri .L'opera che, dall' autore fif indiritta al cardinale A iessandrpr arnese , co^«
ti^ne i csgio(iamenti tenuti ìm Padova da molti dotti uomini l'anno x;4i« lA
occasione che' sul cominciar di Novembre gli accademici Iflfiammati areanp.lp
Speroni a loro principe eletto •
(*) In fiB««t l«r|e per Lorenco PafVQ&ti 1669. ▼. il GreTemn*.
(**) L*edìs. d«lf 0K»cbi «gfla^Mti dal Brsvetti I. C aoI la» indie* ai LiJnridiCmtcA.
ic8
Girolamo Rascelli. In Venezia per Vincenzio Valgrìsi
1557. ^^4-(0r^>^(*)- ^* ^*
(i) là Eloquenza di questo Prelato, niente Barbaro (i*), il cui avolo fu
fratello del grande Ermolao, è diversa dalla presente nostra, che in buon
latino chiamasi eloquiuniy e non e/o^ae7i/ìa^ siccome l'altra (e*). Egli
nacque in Venezia ai 18. Febbrajo i5i4- che fu il i5i3. seconda lo stile
veneziano: e trovandosi egli ambasciadore della sua patria a Eduardo VI.
re d'Inghiltera, fu dato condjutore al patriarca Giovemni Orimani dal
pontefice Giulio III. nel i55o. Alfonso Ulloa nel dedicare al Grimani il
suo volgarizzamento della Somma di naturai tilosotìa di Alfonso di Fonte,
stampato in Venezia per Plinio Pietrasaata nel 1537. ^'^ 4* {Andreae
Mauroceni H istoria Veneta lib. vji.pag, 256. edit. i. ) esaltai! Grimani
per essersi eletto un tal successore^ che però morì assai prima dei suo
principale nel 1569, in età di anni lv. Tali cose da me si accennano qui
(a) (Quando oionsigQor Fontanini fece lumpare la prima volta che fa nel 1706.
il suo libro, lo intitolò a imitaxione di questo Dialogo del Barbaro, Della Fio-
quen^a italiana ^ Ragionamento di Giusto Fontanini. Da qaal ragione fosse poi
iDOiso a mutarne il buon ordine, tanto nell'edizione romana del lyió. quaato
in quest' ultima uscita dopo la morte di lui, dicendo, Della Eloquen\a italiana
a monsignore Giusto Fontanini libri due 0 libri tre, in luogo di dire , Della Elo*
quen\a italiana , libri due 0 libri tre di monsignor Giusto fontanini , confesso di
non poter giugnere a capirlo. Certamente e' lo fece con la opiaioae di migliorar*
lo; in che pero si è ingannato, come da altri fu similmente a?Yertito •
{b*) Non era dunque ncmmen barbaro di casato, se niente era barbaro. Que*
sto è un parlare che sente molto delle false argutezze del secolo passato» condan-
nate per altro e derise da Monsignore in più luoghi della sua opera •
(c*ì Quella, che in buon latino chiamasi eloquentia, in buon Toigare eloquen\a e
facondia si appella. L'eloquenza, che nel sentimento dei Fontanini chiamasi in buon
latino^/o^aiirm, in buon volgare dìàt$'i favella, lingua ^ parlatura^ loquela , e talvolta
dagli antichi eziandio eloquio. Non doveva egli pertanto scostarsi giammai dallegitti.
iBO,v)eroe comune significato di questa voce , massimamente nel titolo, ove tutto
deve esser chiaro e piano all*intelligenza di ognuno , e doveva lasciare a Dante •
*il quale non ebbe mai chi in questo lodevolmente lo seguitasse , tanto il dire in
^olgar^e eloquenza, quanto in latino eloquentia nel significato di lincva , che le
era affatto straniero . Monsignore , che si piccava di scriver bene in latino , non
Vivrebbe certamente usata eloquentia invece di lingua ; e perchè poi voler dire nei
'fuo^ buon volgare eloquenza italiana in luogo di lingua o favella italiana! E se
dairautorità di Dante volea pure lasciarsi portare , dovea riflettere ancora , che
'Dante si guardò dal valersene volgarmente, fuorché una sola volta nel suo Con-
yÌ9Ìo, e quivi ancora* se ne servì a fine d'indicare ii suo libro latino de vulgari
ìsloquentia , e non per introdurla nella lingua volgare: onde venne che il maggior
''Villani e il Boccaccio in occasione di citare ii suddetto libro di Dante , lo alle-
'^oÀò col titolo latino e non col volgare, de vulgari elùqtuntUti tanto loro ne
]parve"6trana e dannevole l'introduzione .
(*) Nel fine del libro le^^esi nn avviso ai lettori di Domenico àt* Farri y e scorsesi do-
po di (juesto la figura della tperanta in«e)(na pia volte u^ata dal Farri itetto , onde par»
oh« da/(4Ì e non dal Vulgrisi s'imprimeste ^«tt* opera ài Daniel Barbaro.
»»
f»
»f
19
*»
breremente, per essere occorsi non pochi sbagli in questo epoche, benché
non antiche ed astruse, come quelle de* Siromacedoni (a*). »
{d*) Dopo aver Monsig. stabilite niaestre?olmente quest'epoche non antiche
ed astruse, come quelle de* Siromacedónì, sarà qui ben fiitto osiervare , come
poi in altro luogo, quasi dimenticato, o pentito di quanto avea di già stabilito,
diversamente ne parla .
„ Il nome di si gran prelato Daniello Barbaro nobilmente risplende in que.
sta eloquenza , e anche neU' altra , come in più Ricolta sacre e cirili ugualmen-
te celebre , e nelle ambascerie per la sua patria , e nel grado ecclesiastico illu-
stre ; onde Alfonso Ulloa non si sazia di lodare il patriarca Giovanni Grimani
in occasione di dedicargli i Dialoghi della naturai filosofia di Giovanni dì Fon*
te , per essersi eletto coadjutore un tant' uomo , da lui chiamato principal lu-
me di questo secolo , essendo la sua elezione stata approvata dal pontefice
Cìk/ìo ///. ai 17. Dicembre ly^o. Egli poi mori nel 1574, d'anni 61. come nato
M ai 18. di Febbrajo i^i)* de\V €r,A comune, con le quali sicure date si emenda
„ chi ne scrìsse diversamente. Eloqu, ital, pagg» 657. 65S.
Prima eh' io passi all' esame di queste .epoche del nascimento , e della morte
di monsig. Daniello Barbaro t mi è fòrza correggere una patente innavvertenza
commessa dai Fontanini nell' aver voluto ripetere senza alcuna necessità la de-
dicazione di Alfonso Ulloa al patriarca Grimani della Somma del Fonte tradot-
ta dalla lingua spagnuola : poiché egli la prima Yolta avendoci dato il vero no-
me di quello scrittore spagnuolo , che fu Alfonso di Fonte , la seconda poi lo
chiama con errore Giovanni ; e a confermazion del suo sbaglio anche nell' indi-,
ce posto in fine della sua opera , di un solo autore ne fa àue , Alfonso da Fonte,
e Giovanui da Fonte •
Ma delle suddette epoche del Barbaro, in diversi tempi prodotte, quali son
le T«re , quali le false ?. Saria più facile il conciliare le siramocedoni , quantunque
astruse ed antiche • Ma in quelle il Noris e 1' Arduino ci perderebbono la trac-
cia e la bussola . Mettiamo le fontaniniane per più chiarezza a confronto V unei
dell' altre in queste due tavolette cronologiche •
Floqu. itaL pag, 319. Ivi pag» 6fS.
1^14. Dell'era cornane, e 1513 del- iP)* Dell'era comune, e i^iz. del.
io stile Teneziano ai z8* Febbrajo. Na- Io stile reneziano ai 18. Febbrajo. Na-
sce Daniello Barbaro . sce Daniello Barbaro .
if50. Vien dato per coadjutore ifyo. Ai 17. Dicembre vien appro-
al patriarca Grimani da papa Giù- rata la sua elezione al patriarcato da
lio 111. papa Giulio HI.
1^69. Muore in età d* anni n* xf74* Muore in età d'anni 61.
•■ ' •
Io sopra autentici e incontrastabiii documenti stabilirò le sicure epoche del na-
scimento , e della morte di questo prelato, acciocché confrontate con quelle , che
montìg Fontanini ce ne' ha date , come sicure, ne faccian conoscere la falsità, e
r insussistenza •
ifi4. Dell'era comune, 15 13* dello stile di Venezia (dove ne^li atti pubbli-
ci incomincia l'anno dal i. di Marzo) agli 8. di Febbrajo, nasce Daniello Bar^
baro . Tanto si badai registri del avTosherfa, in cui àon fedelmente notaci i nomi
dei nostri Patrizi col tempo preciso del loro nascimento, e col nome dei loro g^.
nitciri. Qnegli di esso Daniello furono Francesco di DdHiello Barbaro , td EUn4
di Lntgji Friuli :
if48. Ai II. Ottobre Daniel Barbaro fu eletto ambasciadore in Inghilterra. al
re Odoardo VI. e quivi nel Novembre del iffo. tuttavia si ritrovava , come si ha
da una lettera scrittagli da Pietro Aretino . Lett* lib, FI. psg. j^• edi^* 1^09.
■ B II »■■ I m ■^•«^^^^^^^^^^■l^Wtt^^^^^^^^^9ÌB^^^^^^^^^^^^^^V^n^i^^^^^^^^^^^^HB^H^^^>^i*-^^9^K^Mi^b^i^V^C^v — — --- ^P^^^^B^B^^^te^ft^^^H^^^i^h,^ «,
no
Il Doria, ovvero dell'Orazion panegirica^, Dialogo di
Ansaldo Ceba • In Genooa per Giuseppe Pavoni ifer .
in 8. L- 5«
Aforismi scolastici di Orazio Lombardelli. In Siena
per Saloestro Marchetti i6o3. in&.(a). 4*
if fò. Li 6. Ottobre Jatòpo Soran\o fa dato ptr succetaofv nelP «mbatciat» d'In-
?[hi1 terra al Barbaro • il qaaie poco prima era stato detto per coàdjiitof e di A^ui*
eja» benché lontano, dal patriarca Giovanni Grima/ri: e ai 17. Dicembre hi da
Giulio Ili» approvata la elezione di lai .
ly^t. Ritornato il Barbaro dalla saa ambasciata, presentò al senato la s«a Re^
Unione d' Inghilterra, e di Scozia, la quale è Ms e comincia:,, Getto è che chi
goferna sotto alcuno te. .
' ( f 70. Ai f. di Aprile fece il Barbaro il suo testamento rogato negli atei di
Vettor Maffei pubblico notajo di questa città .
if70. Ai 12. di Aprile il Barbaro Tenne a morte in Venezia e fu seppellito in
s. Francesco d^ila Vifna , e non già nella chiesa , ot* t la sepoltura de' suoi
maggiori , ma nel campo santo ( cosi avendo lai disposto e ordinato nel soo te-
stamento ) con gli abiti , e ornamenti patriarcali ifìdosso , mitra , anello , e ero»
certa al collo: siccome fe eseguito, stando anche al presente il avo corpo in
detto luogo per mezzo !' organo , non apparendo ouìtì alerò segno della sua se-
poltura , se nt>n un montìcello di terra alquanto elevato : la qual notizia mi fii
eomuHicata dal p. fra Giovanni de^i Agostini biblrokectrfo éì quel convento,
il quale sta ora compilando e sccÌTeodo con singolare esattezta la storia degli
scrittori veneziani . '
Danisilo B.irbaro fisse pertanto f 6. anni , i. mesi , e 4. giorni
Dì quanti sinora han cercato di mettere in chiaro le suddette epoche , niuno
ha meglio dato nel sdgno del Sìg. marchese Giovanni Pofent , gemma incompa»
rabile della nostra Italia, e insigne ornamento delle sientifithc ftalr società éì
Europa, nelle sue Exercitationes Vitruviana prima ( Patav. typis Seminar* '7^9»
1)1 4« mai') P' 7fT^^ f i^^UAO se q' è più allontanato, quanto Pietro Bayìe^ il cui
Dif{jionario-^vsn «d^ :f^ntì ^nsidcrato ciecamente « <;ome un pracolo in materia di
erudizione e un tesoro di peregrine incontrastabili verità. Égli di un solo Daniel
Barbaro ne fa due sccittori^cUversi senza verun fondamento (pag. 440» troisieme
adii. 17Z0}» e attribuisce ad un altro Daniello alcune opere del nostro prelato,
il quale , secondo lui, nacque nel iyx8. e mori d'anni 4o.nel i)6f Non mi avviene
giammai di aprir coul libro per vedere ciò ch'egli dice de' nostri leuerati ita-
fìani , che non mi si affaccino in copia massicci e palpabili errori, de' quali , e
molto pia delle eretìcbe td empie doctrine , ck» per entro aottilmente e' vi spar-
gi, si brebbe gran merito chi si prendesse la cura di ben purgarlo, per com-
^ssione dell' inoaau e afFascinau gioventà., die spesso è aolita £irne il suo stu*
dio favorito con grave pericolo e aanao della mente , e ciò che è peggio 9 dell*
anima.
(a) M»n solo contro la mente deiraotore^ ma ancp». contro la propria rego-
li , toglie Ijui Monsig^ l'articolo al eicoio di questo- Jìbro« che i , G>li Aforismi
sMàsiici , I -quali sono in ««meìo di 187. divHlinr cq«.iìbri • In Sat ài essi sta
k lista delle optrà pkbblitate dii ZpmèikrdtUi •ìAl^m'kam tkoM. Sé princi-
pio fra gli altri componimenti in lode di questi Aforismi leggeri un beil* ep4»
fattomi dritfi»»vififVMr» SswA^rli 4
Hi
^ * I Fonti ToscaoL In Firenze per Giorgio Marescatti
j5i)8. in 8. (i). L. 4^
(i) Questi Fonti della lingua sono diretti ad Arrigo Vottone inglese^ di*
poi tre volte Ambasciati ore del re Jacopo I . in Venezia («*). Costui fa
scolare del Casaubono, e passando nna volta per Augusta vi lasciò scrit-
to uno strano aforismo o definizione ùeìVAmbasciadore, ad ò questa: i^^
gatus estvir bonus ^peregre missus ad mentiendum Reipublieae caussa. Ca^
}>itata la carta in mano dello Sdoppio^ questi la stampò nell' Ecclesiasti"
co (cap, ly. pag. 1 3. ), rinfacciando al re Jacopo con suo gran senti-
mento la ribalda massima del suo ambasciadore^ e ne parlò anche nelle
Anfotidi, Anzi sotto nome di Oporino Grubinio diede fuora in Jngolstat
nel i6i4* p^- ^94* cootra il Vottone un libro intitolato, Legatus la^
tro (b^)' Per la qual cosa il Vottone temendo la minacciata disgrazia del
re, cercò scusarsi del malvagio aforismo con due^j9o/o^ìe stampate, nnft
a lui, e l'altra al Velsero, dieendo di aver voluto scherzar» neirequivoco
inglese del verbo latino mentiri, che in quella lingua significa dimorare^^
e anco mentire in luoghi esteri, cioè, to He abroad. Ma l'aforìsmo non es-
ibendo giocoso, ma serio, e non inglese^ ma latino, leva agni scampo ali*
equivoco. Del Vottone^ il quale in premio delle sue ambascerie ebbti per
grazia la prefettura d^l collegio à' Etona, picciol borgo della contea di
Eùckingam, àove se ne mori nel 1639. si apprendono altre particolaftlà
da' suoi opuscoli Inglesi^ ristampati in Londra la quarta volta nel i685'.
in 8.^ per quanto abbiamo dagli atti di Lipsia. Trovasi nna Relazione a
penna di congressi da lui tenuti in Venezia nel i6o5. col celebre padre
gesuita Antonio Posscvino, Il Lombardelli {Supplementa tomo I. Sect. II.
pag, 85. ), a cui Roberto Titi avaa fatto conoscere il Vottori'e, stampò an-
cora un libro della PraniM4:ia ToscarLa in Firenze pr<;soo il Marcscqtti
nel i568. in 8.
{a*) Aggluogaii , a due volte ancora a Carlo Emanuele diica di Sévoja, e pi^
altre alle provincie unite, e a' varj priacipi di (?^r/n«/7Ì4 , all' arciduca Lfopolde
d' Austria , e per ultimo al!' imperidor Ferdinando li» col carattere dì arobasciado-
re straordinario. La vita di lui è stata scrìtta da Isacco Valion di Staffordt h^sué
inerudite , tametsi in nonnuUis a veriiaie defieaai , lecondv» il giudicio Formato-
ne da Antonio da Food^ {Histor. et Antiqaitat» Università Oxon* hb> II, p» ti^. )
istorico della università di Oxford ; dalla qual vita aon ricopiate tatte quelli;
particolarità, che intorno al Vottone si riferiscono nel liliro di Monsig.
{b*) li libro dello Sdoppio contra il Vottone, in titolato • Legatus latro, fb
stampato in Ingolstat nella stamperia ederiaaa nel léif. secondo il mio esem-
plare, in II. . Scrisse egli questo libricciuolo , non solo per metter i^
fista e ia detestazione la falsa e iniqua definizione dell' an^basciadore uscita
dalla bocca, del calvinista Vottone, ma per divulgisre un vile asiassinamento , col
quale l'anno 161 ). il di il di Marzo il Vottone , stimando di far cosa grata al
re suo signore, dopo aver dianxl tentato di levar di vita in Milano Io Sdoppio,
cercò per mano di undici sicarj di farlo cracidare in Madsid » ia tempo cne
quegli disarmato, e quasi solo ritornava dalla Cbicsa di saati. iW^fiV » 4cM.dci
Rimedi , Fu da que' malvagi lasciato in terra per morto con più ferite f *na* egli
attribuendo da baoa cattolico alU ptotezioae deUa B.. V^rgjne la JMU s«Iv€ua,
w^m^ ' V
SFi^"[»»W#»ilg
I la
II Chiariti, Dialogo del Conte Silvio Feronìo, ove
trattandosi de' Fonti Toscani di Orazio Lombardelli, si
va ragionando di altre cose. In Lucca presso il Busdra-
gò 1599. in 8. L. 4'
Discorso di Girolamo Catena sopra la traduzione del-
le scienze e di altre facoltà,.//^ r inezia per Francesco
Ziletti i58i. in^.{a). 3.
•
campò da quel pericolo libero e illeso , non etsendoaegli tro? ato altro segno dei
colpi riccTUti , se noa nei drappi , e nel collue traforati in più luoghi . Il Vot^
ione morto d'anni 71. nel 1639. ordinò, che sopra la sua sepoltura fossero in-
cise le seguenti parole : Hie/dcet hujus sementiA primus auctor: disputandi pruritus
tccUsiarum seabus . Nomen alias quAre . Tanto si ha dagli atti degli eruditi di
Lipsia* Supplem* sect. IL pag. 84*
Questi Fonti toscani del Lombardelli aprono \% strada a formare una non me«
diocre biblioteca di buoni libri italiani e toscani. L'autore dì in ristretto sopra
ciascuno di essi il suo sentimento , ma ti tien sopra le^ermente la mano , e
troppo dolcemente pronunzia il suo parere a riguardo di alcuni degni più di
•ft rzate , che di carezze •
(tf) Questo discorso fu recitato dal Cauna nell'accademia degli afidati di Pa»
^ia . fra i quali chiamaTasi il Provveduto , tenendo per corpo d* impresa quel
maratiglioso animale acquatico » detto Nautilo • del genere de* polpi , col mot-
X^ ^^Tutusi per summa per ima, da Luca ContUt ingegnosamente spiegato (Ra^
gionam- sopra le impr. degli Affidati pag. 144. i.) Nel discorso, dedicato dal Cate-
na al card. Luigi d*Este , egli sostiene doversi interpretar g'i autori parola per paro
la, serbandosi le figure, e lordine delle cose, e non altrimenti, da chi va in trac-
cìSL di lode di fedel traduttore. Un tal sentimento sostenuto da lui con sode e dotw
te ragioni , lo porta a dire ,1 ( pag, 6.) che l'opera di Virgilio tradotta non sia
più di Virgilio, poiché alcuni non solamente hanno fariato, ma vi han fram-
messe tante sciocchezze, che lo fanno poeta di vulgo „• Di chi abbia egli in-
teso di parlare ce ne dà indizio in altro luogo (pag. 91), dorè esamina la
traduzione di due versi del quarto libro dtii* Eneide terso il principio, dal ri-
scontro de' quali si può renire in cognizione di chi ne fosse l' inrerprete, e se
quella traduzione fatu in versi sciolti dcbbasi riputar cosi buona che da essa si
abbia a prender la regola del ben tradurre. Virgilio avea detto:
Posterà Phmbea lustrabant lampade terras^
Humentemque aurora polo dimoverat umbram:
« *i traduttore lasciò scri^Bto-cosi: .
Didp lascia \ quando fu giorno , // letto •
' w lu questa traduzione , dice il Catena , non è osservata figura , né forza di
parole, né si son poste della medesima sorte, né vi si Tede ordine, non v'é il
medesimo ornamento poetico, e si dice quello che non dice Virgilio,,: tutte le
•quali cose ad una ad una eg-li va poi dimostrando . La censura va di rimbalzo
a cadere aopra la traduzione tanto decantata di Annibal Caro^ il quale traslatò
i suddetti versi con questo suo , parlando di Didone :
Sorgea V aurora ^ quando sorse ancb* ella. ■
Alla prima traduzione , volle il Catena sostituire la propria , che é questa :
' -Con la lampa di Febo V altra aurora Illttstrava la terra , e Vumtd* ombra
Toltét dal polo avea»
^ùto diveriameotc uadotto sta questo pasto nel volgarizumento dell' Eneide stam-
ii3
* Dialogo dì (Bastiano^ Fausto da Longìano del modo
di tradurre da una in altra lingua, secondo le regole,'
mostrate da Cicerone. In Venezia per Gio. Grifio i556.
infi.{i)(a). L. 3.
Le Idee, ovvero forme delPEloquenza, di Filiberto
Campanile, secondo la dottrina di Ermogene e di altri
Retori antichi. In Napoli per Giambatista Sottile 1606.
inj\.(^). 3«
Discorsi cinque di Orazio Toscanella ( sopra lo stu^
diare, tradurre e dìscorvere). In Venezia per Pietro Fran*
ceschi iSjò. in j\.{*). . 4*
• - Artincj oratorj e poetici, osservati in Cicerone, Vir-
gilio, Orazio e Terenzio. In Veneziapresso il Sessa 1597.
in 8. (b). 6.
(i) Il rinomato vescovo Pierdaniello Uezio, in latino Huetius, scrisse
un Dialogo latino divìso in libri II. sopra questo medesimo argomento;
il primo de optimo genere interpretandi, e l'altro de clans interpretibus.
(2) A questo capo si potrebbono ridurre i Dialoghi di Giovanni della
Fratta della dedicazione de^ libri, stampati in Venezia nel 1592. in 4*
pato sotto il nome di Ttoioro Angtlucci , il quale meriterebbe di esser più Co-
nosciuto :
Con la lempa Febta lustrava i campi GiÀ la seguente aurora , e r umida ombra
Tolta dal cielo uvea*
(tf) 11 nome dello mmpatore si legge aell* ultima pagina dopo l'errata. L*tìi<
segna acolpita, nel frontispizio, la quale è una Pallade armata, che appoggia la
destra ad un oli?o e la sinistra al suo sciMò posato a terra col motto Oiiva Mi'
nervàf non è la solita usata dal Grifio in altre sue stampe, ma è deli' Avani^if uà
istanxa del quale fu stampatoli dialogo. E' dedicato dal Fausto agli accademici
Costanti di Ftcen^a^ fira' quali ei si pregia di essere stato annoverato nella fon-
dazione della loro accademia e dà qui? i il ruolo de' primi fondatori di essa . In
un avviso posto dietro al Dialogo asserisce di tener pronti per la stampa i suoi
libri della lingua italiana, e il suo gran Di\ionaria\ le quali opete ìion si SòBb
mai pubblicate. * . .' . '
{è) Se Monsignore si fèlse compiaciuto df dare una tota occMau airultiniVi pa-
gina di questa edizione, ove in carattere totido si legge', in F/ffe^M appresso gK
eredi di Marchiò Sessa 1)69. si sarebbe tostamente avveduto della impostura,
con la quale i Sessa l'hanno rimessa in campo, mutandone il solo primo foglio
e con esso il suo vero titolo , il quale nella prima edizioae è il seguente :
(*| Il Montanini ha riportato un po' confa»ain«>nte il titolo dì «[oeit'opera, e Io J?#fi#
non ti è dxta la pena di togliere tale oicuriià lo danque credo che non sarà fuor di pro-
posito il ilare a' lettori una più esatta idea di «[uesfi Discorsi avvitandoli, che ,« il l.
serve per studiare un* Epistola di Cieeronty il a. per tradurre, il 3. per studiare direrti
autori di umanità, il 4. per ttudiare un poeta volgare e latino^ il 5. per trovar materia
da discorrere topra ogni oocorrente concotto ,> le quali «ose tutte ti leggono nel frontispi-
lio ttesto dei libro.
Tom. i. iS
\
114
Precetti neeestarj sopra cose 4i 0 rama tica^ Rettori ca,
Topica^ Loioa , Poetica e Istoria. Jn Vinegiaper Ludot^
i^ica Avanzo 1567. in 4(0* L* 6,
Trattato dello Stile e del Dialogo, composto dal Padre
Sforza Pallavicino della Compagnia di óesu. In Roma
presso il Mascardi 1 66a>. in i sk. edizione HI. {st). 5 .
Considerazioni .( del Marchese Oiaogiaseppe Orsi)
sopra un famoso libro Francese, intitolato, La maniera
di ben pensare ne* componimenti^ divìse in yii. Dialo--
gbi, ne* quali si agitano alcune quistioni rettori che e
poetiche. In Bologna per Costantino Pisarrl lyoa*
in 8. (3). 8.
(i) De*mottij in latino joca^ appartenenti airarte oratoria, hanno aerit»
fo il Castiglione nel libro II. del Cortigiano, Giulio Landi nelle Azioni
morali tonM> i. libro v., il Tomitano nel libro IT« , il Trissino nella divi-
tione TI. della Poetica^ il Casa nel Galateo: n de^ motti con esempj anti-
<^hiy il Cavalcanti nella Rettoricalih. y. pag. 3x6.
(2) Il cardinal Pallavicino j^ che scrisse quest^opera in sua giorentù, vo*
lendo lodare a capo ▼. pag. So. il cardinal Guido BentivogHo, dice, che
seppe illustrare la porpora con P inchiostro (a*) .
(3) Uscirono quasi nel medesimo tempo altri scritti » relativi al presente •
• • Libro primo degli artifioi oifciratt dàOfs\Ì0 Tascéuulh dalla fiunigUs di iiute*
atro Luca fiorentino » sopra le orsiiooi di Cicerone ^ sopra Virgilio f le ode di O-
raiia e le comaiedie di. ferendo * la Vemy^ sppresso gli ereai di Marchia Sessa
^4a. io, a* .
4«*): ÀAcka Mi0. ^uUìai^ni nella daficszioae delle£a(/i« del caiy^nafe ^JIÌMfr4u^
M MirMti ^ cardioslc Scifiosm Margbeie . yolfO^Q lodate tù^cud\wiX^fifif ranco, ^
m$fii^9 eoe in, fremo i^l sifo ^raàteau setwe trova la ^forpora^.^egF u^ì^tn^
JrO stesso cardiosl B^ifsive^iLo ^.Usói> turre dalla cpuefl.ta più il ana folca neU
k; sue opere e. priA^cipaUneatc neMe siie Memo$ie ( pàg. i%Si,> edix» dei Giiuui e
Mata)f. dofft recsado.gittdicia intosoo alla. Ctuerra di Fiandra t §QÙUà dà! jp*. Fa-
miauo Stfodst allodeo^ alcogaome di lai, disse, che iÌ.mi(ggioi; sao difietp «r
ra uscir tanto- di strada. SlmHi irgiuie» die soqo nel nostro secolp riprovate e
derisa 9. etano le de^aie del pr(;cedaate.*,U mostro. Pcelpc» i^og.rfgifu^e k coadaa-
^; au pure egli. ^esso noa se n'i sempre guardato*
\
Ii5
CAPO IL
Retori Greci volgarizzati.
Jje idee, ovvero forme deir orazione,' da Ermogeiie
considerate e ridotte in questa lìngua da Giulio Camillo
Delminio Friulano. A queste si aggiunge Tartificio del-
la Bucolica di Virgilio, opere mandate in luco da Gian-
domenico Salomoni. In Udine per Giambatista Natoli^
ni i594« i/14 (^)« ^* ^^
(i) La presente impreseione è ia bel carattere tondo, chiamato mnti^
chetto. Allora la città di Udine, in lattino Utinum^ aveva una copiosa o
nobile stamperi* di caratteri tondi , corsivi e anche greci: e la stampa
non molti anni dopo il suo ritrovamento vi fu portata da Gerardo di Fìan^
dra. Al detto libro fu mutato il frontispizio, non una, ma due volte sotto
i nomi di Bernardo Giunti e di Giambatista Ciotti, libraj di Venezia; pe-
rocché nel i6oa. il titolo fa rifatto in tal guisa : Artificio ù dello scrioerB
e giudicare le scritte oraùoni, come anco delPorare per la eia delPIdèa
iPErmogene ec. (a^). Dipoi nel i6o8. vi fu messo quest'altro: Modo del
ben orare j e del comporre le orazioni^ cavatadàUe Idee del dottissimo ErmO'
geneec. None mal fatto, che il prossimo ne rimanga avvertito, affinchè
non corra pericolo di prendere per tre libri diversi quello, che realmente
è un solo. Di tali imposture se ne incontrano molte. U libro do Melatia»
nibus medieorum di Fortunato Fedeli medico fiorentino, che fu stampalo
del i6o3. dopo ristampato in Lipsia da Cristiano Michde nel 1674. in 8.>
nel frontispìzio fu poi falsificato, e con la finta data dell'anno 1679. dal
medesimo stampatore cambiato in quest'altro: Schola Jureconsuàorum
medica, auctore Thoma Reinesio, medico e letterato famoso: e per mag-
giore inganno vi si mise Una prefazione, piena di menzogne, la quale gab-
bò Giorgio Abramo Mercklino nel suo Lindenio rinovatOp che tratta de seri-
ptis medieorum pag. ioa3. e similmente vi cadde il compilatore della ^Si»
blioteca Oiseliana pag. a5o.
Qui ò bene avvertire^ che ai sei tomi grossi del Tesoro critico di Gismo
Grutero, che è una raccolta di varj crìtici del secolo xvi. usciti dalle stam»
pe di Francfort dall'anno i6oi. al 1607. ^^ ^*> ^^^ i6a3. ne fu aggiunto
^éfi) Aigomcato del poco tpiecio che incontrò qaett' operi poltams dd C^mi-
millo^ sono le replicate roatazìonì del primo tìtolo, praticate dagli stsmpstoii
Ttaeiiiai , e credute un mexxo neceisario e gtOTCTole s fìiciiitare la Tendiu dei»
le copie ad essi loro cedute dalie sumpatore udinese • L'autore era di molto sca^
dato allora da quell'alto credito, in cui lo lostennero, quaad' era in tìm , i saet
«rtifizj e i laoi partigiani ; e dei suo ideato Teatro che avea tenuto il monde la
tana eipcttaaioBe non più si parlare, se noa con riso e diapresso •
ìffl >yjyT*«vyy^*ì*>~^*cgc '
1x6
nn altro col titolo di settimo; ma questo libro, il quale non ha che far col
Grutero^ non è altro, che una rapsodia di Gianfilippo Pareo , già col titolo
di Electa Plautina, stampata in Spira nel 1617. A Svetonio, senza gran
pompa di note illustrato da Carlo Patino^ e pubblicato in Basilea del
1675. in 4-9 già alquanti anni fu mutato il frò'ntUpisio. Così pure all'in-
signe opera Ortografica di Claudio Dausquio, stampata in Tomaj per A*
ariano Cinque nel i63:ì. in foglio, fu tolto via il frontispizio con gli em-
blemi intagliati in rame, rappresentanti i primi inventori delle lettere, e
vi fu messa la falsa data Ai Parigi presso Federigo Lionardo nel 1677. ^^
Luoghi teologici di Melchior Cono, stampati in Colonia da Arnoldo Mi'»
lio del i6o5. in 8. , il detto librajo Lionardo scambiò il frontispizio^ met-
tendovi il suo nome proprio, quasi di opera, da sé stampata in Parigi nel
1678. Ai libri delle cose di M agonza di Niccolò Serarìo, quivi stampati
nel i6ìq4« in 4*> ^^ mutato il frontispizio, e postovi l'anno 1624* ^^^ 1^
Slnnta di queste fraudolenti parole: Èditio postrema, priori auctior, quan-
o però l'edizione none diversa dalla prima del i6o4* Finalmente non
debbo tacere un'altra temerità, ed è questa. Monsignor Rafaello Fabretti,
già mio amico, se ne passò all'altra vita qui in Roma nel 1700* appena
terminata la stampa delle sue Iscrizioni da Domenico Antonio Ercole,
delle quali però il compositore fa il medesimo Fabretti in casa propria a
S. Pietro^ dónde |>oi rimandava le cassette delle pagine composte all'Er-
cole, perchè ne facesse tirare le stampe. Gli eredi vendettero gli esempla-
ri del libro a un tal* Galera, il quale vi strappò i frontispizj ad effetto di
riporvi il suo nome, levandovi anche il simbolo, o impresa dell'autore^
che era l'Istrice, o porcospino, sulle cui punte stanno infilzate alcune frat-
te col motto greco, che viene a dire in volgare: con le frutte regala gli a-
mici, e con gli strali offendè i nemici: il qual motto io già mostrai aver so-
migiianza con altro por greco, che dice in volgare: Pontico Virunio, abi'^
tante nelTApe, cioè a dire, che^a male ai nemici col pungiglione, e bene
agli amici col mele {Giornale de' Letterati d^Italia tom. xxiv.pag. 284.y.
Questi due motti, presi così adlitteram, hanno poco del Cristiano; ma si
può dire, che sieno diretti a minacciare, più che a far male^ Altri esempj
di falsificazioni di titoli e frontispizj si porteranno più avanti, per non es-
ser troppo nojoso in pottargli qui tutti, non lasciando frattanto di accen-
nsre^ come ai tomi III. de' Monumenti della Chiesa Greca dì Giambatista
Cotelerio,eom\n^9Ltì a stamparsi in Parigi à9^ Francesco Muguet nel 1677.
in 4*9 ^^ ^^ aggiunto un nuovo, che non è suo, benché degno di esserlo;
ma è di alcuni monaci di S. Mauro, dapprima intitolato Analecta Grae^
^a, e stampato in Parigi da Gabriel Martini nel 1688. in 4* Ii^ somma ci
sarebbe larga materia per un libro, de Fraudibus bibliopolarum (a"^).
''{^^) lo par siaora bo «om ministrati alquanti materiali per un tal libra. Altri
nel prosesuimento mi avverrà dì recarne,; e qai frattanto ne produrrò an quoto
esempio, Uu librajo di Utrecht { Niceron ^Memoir tom. xiu pag. jgf. )*v«*do nel
suo magazzino molti esemplari di un' opera di Merano Scrockio , stampaci da lai
nel 166). in 4. coi titolo, Exercitotionès varie de diversi s materiis, pensò di fa*
cilitarne Io spaccio col mutarne il primiero titolo in questo . Martinii Themidii
exercitationes miscellaHeé* Amsulodami léSS. Ssni^iante induitria, per non dir*
417
DemetrioFaleréodellaLocuzìonerVoIgarìzzatodaPler
Segni, con postille al testo ed esempli toscani, conformati
€LÌGrecì. In Firenzeper Cosimo Giunti i6o3i/i4.(^)(*).L. la.
Il Predicatore di Francesco Panigarola, ovvero para-
frase, comento e discorsi intorno al libro dell'Eiocuzio*
ne di Demetrio Falereo. In Venezia per Bernardo Giun-
ti 1609. in^. IO,
La Retorica e Poetica di Aristotile, tradotte di Gre-
co in lingua volgare Fiorentina da Bernardo Segni. In
Firenze per Lorenzo Torrentino 1549. in ^ (**). io.
Retorica di Aristotile, fatta in lingua Toscana dal
Commendatore Animai Caro (libri III.) In Venezia al
segno della Salamandra 1570 in 4- icl
la fraade , o impostura praticata dagli stiropatpri e libraj Yiene graziosamente
mena in boria da Francesco Charpenùer parigino in un genril Dialogo , intito-
lato y le Librain du Palais , posto nella saa Carpemariaaa p. 91. (.i Paris chc^
Nicolas le Breton X7X4« in xi. ) o?e l'autore fa dir nettamente ai librajo , quan-
do ai Tidt scoperto ^ ah\ ah\ vous. save\ tous nos secreis •
(tf) Non tutti i critici conTcneano in assegnare a Demcirio Falerio il presen-
te trattato . Le copiose postille di questa traduzione , citata 8«yente nel Vocabo-
lario degli accademici i^**) sono impresse dietro la medesima » e tendono princi-
palmente a dimostrare, quanto i «ostri buoni scrittori si fossero approfittati con
lo studio 6 con la imiuzione degli antichi maestri greci e latini. Nel catalogo de*
gli autori citati nelle postille egli è osservabile il nome di Torquato Tasso , ri-
spettato dal Segni» quantunque accademico della Cresca, in un, tempo , nel qua*
le ancora bolUtaoo le note controTersie tra i partigiani di lui e gii accademici
irritati • in. particolare dal lor segretario Bastiano de' Rossi . 11 Tasso yì è allegato
tanto per la Gerusalemme Liberata , quanto per la Tragedia , alla quale il Segni
dà il titolo di Rosmunda f in luogo di quello di Torrismondo* A questa traduzio.
ne del Falerio altra ne aggiungo fatta da un altro letterato fiorentino uscita uU
tiroamente alla luce e che però al nostro Monsignore non poteva esser nota.
Demetrio Falereo della locuzione, tradotto dal greco ia toscano da Marcello Adria»
ni il giovane, gentiluomo fiorentino, professore di lettere greche nello studio di
Firen\e , dato la prima volta alla luce. In Firenze per Gaetano Albii\int 17)8. in 8.
Il pubblico è ora in possesso di questo nobile volgarizzamento per la cura che
se ne prese il signor abate Anton fr ance sco Gori lettor pubblico di storili nello
studio fiorentino, il quale non si stanca di fargli parte di dotte opere, non me-
no altrui che sue proprie . Il libro è da lui dedicato al signor canonico Salvino
Salvini, fratello niente meno celebre di quella grand' aoima di Antonmaria . La
prefazione del signor Gori ci dà molte peregrine notizie intorno alla vita e agii
serirti del giovane Marcello Adriani , il cui avolo fii quel Marcello di Virgilio
Adriani, g\^ segretario deUa repubblica fiorentina; e '1 cui padre è stato quej
Giambatisia, che dietro al Guicciardini scrisse per comandamento del granduce
Cosimo L la Storia de' suoi tempi. Nacque il giovane Marcella ai z). di GiugQQ
(*) Fdixione Ji Crusca.
(**) Qnevta ^«dit. citata dalla Crntoa.
[***) Da' quali aocademiei allegati qneita stella edU. riportata dal j^enfaitìvli, che for-
te è unica, poiché nitia'altra ne ho vista citata in dÌTersi oatalogliè da me osserrati.
ii8
I tre libri della Retorica di Àrìatcfkele a Teodette, tra-
dotti in lingua volgare da Alessandro PìccoIoisìdì. In Fe-
nezia per Francesco Franceschi iSji.in 4*(i)(a)- L. 8.
m m Parafraso nel libro I. della Retorica di Aristotele. In
Venezia per Giovanni Fariseo iS6S. in 4* 4*
- - Parafraso nel libro II. In Fenessiùper Gianfrancesco
Carnozio iGóg. m 4* 4*
- - Parafra§e nei libro IIL In Venezia per Giovanni Va-
risco 1 572. in j^ 4*
(1) Mareantonio Majoragio nel comento sopra iiaesti libri nega ( ed
altri ancora) ohe Aristotile gli sorireme a Ted^Me {tiib. Ill.pag. S97.).
I f M. e fini i luci giorni ti ti. di Giagno 1604. lasciando tra gli altri laoi scritti una
Tintone dal greco di ratte l'opere di Plutarco, che in due grossi volami in fo-
glio stanno nella insigne biblioteca Riccardiana- Il medesimo sig. Gori ha inter-
pretato nobilmente dal greco il Tratuto iti sublime dì Dionitio Longino ristam-
!»ato dal snddecto AUi^iini nel 17)7. in t«f Is prima edidone essendone stata
atta in Wirona da Giannlherto Tumurmanni nel 17 )|* tn 4. uniteri col tetto
greco di altre versioni, Tana in latino e l'altra in francete. Dì qaesu traduzio.
ne potea far qai ricordanza il Fontanìnt ^ al qtuile non doveva almeno sfoggir
dalla Tista l'altra versione del medesimo greco autore • (ma dt Niccolò PinJlfi ,
prete (lorentino , dottor di leggi e primo lettore tt«U* accademia de' Nobili vene*
^léul in Pudovéf mentovato altrove dal nostro Prelato. Il titolo écì suo voi-
Sarliaameato è qaesto: Dionigi Longino fetore ielVdUe\\u del dire tradotte
ul greco. La stampa ne fa fttta in Padova per GiuHé Crivellari iin« in 4* ^i
ftt canonico Oiatmantonio Astori ne fece an altro rolgatfatameato , che con altri
suoi Kritti dopo la tua morte presso tài eredi è rimitto.
{a) Il Piceolomini nella pre&iione cuce dt aver vedute due cradozioni di que-
età hetforriea In lingua volgare, precedute alla sua • iha non dichiara qaai {osse»
r^t Io crederò di non allontanarmi dal vero asserendo, l'una estere stata qndla
di Annihal Caro uscita Iranno avanti a quella del Pùctleffrtm ; e l'altra che è men
conosciuta , astai prima stampata in Padova col seguente titolo :
Traduaione antica della Retorica di Aristotele » nuovamente trovata . In Pado-
1NB per Giacomo Faàriamo 1 f4S. in e.
Felice PiifHucci dedica quest'antica Tcrsione al cardinale di ÉUmta » legato al
concilio di IrVrere, e leijato anche di Bologna x e quivi ateerisce» che m era
aiata fatta già più tecoli da un dotto uomo» che conotcendola alquanto razzetta,
non ebbe ardire di pubblicamente palesarti : ma il Figliacei da molti modi di
parlare unti dall'interprete argomenta etter colui ttato tanetc; e opera di «n
aantae la eiudica similmente il Bargigli nel Turamino (pwg. 17. ) . In un ptccio-
In avviso dell* antico traduttore, preposto al libro III. e^i apeitamente dicJria-
tasi per toscano (pag i}t. ). E qui non sarà fuor di neopoeito il ricordare la
tereione dì quei libro, in cui Anst&tek dà ì precetti dette nraiioni ctyili e giudi,
dali ad Alessandro Magno suo discepolo . comedièpaja^ aMid vaAentnomtni , che
qicl libio aia opera più tosto di Anaseimene da Lampusn coetaneo di lui • Ci
è ancora questui ^storica di Aristonte ad Alessandra, fulgaiiiiata da Mattea
Fftnceschi . Cittadino veneiiano » e da lui indiriaiata a Niccoli Crasso il vecchio,
nno de' più eloquenti oratori, che nel nostro fero al tempo suo avesser grida.
BUa i nampau in Feaeiia preteo Jacopo Lcoacini 1 574* ùi a.
ii9
CAPO lU. .
Retori Latini volgarizzati
XI Dialogo dell'Oratore di Cicerone, tradotto da Lodo-
vico Dolce^ e nuovamente da luì ricorretto e ristampa-
to con una utile sposizìone nel fine. In Vinegia per Ga^
btìel Gialito i5&5. in i^« (a). L» 4^
La Topica di Cicerone col comento di Simon della
Barba, e té differenze locali di Boezia. In Vìnegìà pnes--
so il Giolito i556. in 8.(i)(b}, S«
(l)f Jl TosGuntUm nel libro da m^ntorarsi fra poco loda questo p^menr
to àmtJBmiim, e altea simil fatiaa di Bocco Cattaneo sopra le Partizioni
di Cicerone (e*) .
(a), Nei mio eiempUre di qae»ta ristampa sta impresso l*anao if r4* ^^ prima
adiaione, dedicata dal Dolce a Giovanni di Girolamo Lippomano gentiluomo ve.
«csiaaot fìi £icta dal Giolito nel 1^47. io S. In fine di qaesta prima edizione
leg^eai una lettera del Dolce., la. quale manca alla secooda ediziooe e in ets»; dv
chiarasi di avere aegoita la maniera di ecrivere uaata daib Speroni » che a lai
parete aver scritto io qoeata lingua meglio di chiunque allora^ Tivesse, benché
non in tutto si fosse dato a seguire il filo e le parole del Boccaccio* Ma la se-
conda ediaioae, che i hi di sopra riportata» ha il vantaggio di essere suta dal
Dolce ift più luoghi emendata , e ridotta a pia sana e chiara lezione . e correda-
ta^ ael fine di breid e aedi an^oia^ioai. • che servono ad illustrare il testo dì Cc-
cerone • Ella ^ iaointta da loà a M^ue^ Montenegro gentiluomo genovese e biioa
(imatoret itqoaledeile ricche^zt • che gli avea date^bi tiasciu e accresciute il traffico ,-
fiicera lodevole uso a£avore delle Lettere e dei loc professori: esempio quanto coma-
li^ ai cicchi merq^saoti di q^fl (empo . altrettanto straniero a quelli del nostre •
(t) FI titolo è mutilato e in certa nianiera ancbe faleo. Riportiamola qui per disteso:
La TòpicM di Cicerone col comento nel quale si mostrano eli esempi di tuttr
i luoghi cavati da Dante t dal Petrarca e dal Boccaccia, tradotto da M. Simon-
della Baròa da Pescis e le Differente locali di Boezio cavate da Temistio e da
Cicerone f ridotte i(i sru ^ tradotte e atbrevinte con- la tavola delle cose notabili *s
in. F^/ur^i'a appresso il Giolito iff6^ in a.
Chiaaqoe ieggfBri il primo titolo di questo libro • non vedendolo accompagóa»
to da iilcaoa osservaaiooe àt\ Fontamtd , crederà fermamente» che tanto la m-
duaioae della Topica, di Cicerone 9 e delle Differenie di Boexlo t quanto Jl eo^»
meoeo sopra la Tipica aleno lavoro e parto di Sin^tt della Barba : ma ciò cre-
dendo ingannerassi di molto» poiché quel comento» e quel volgafizaafl^ento^oi'
Bo€\io son opera di Pompeo, delia Barhét , fratello maggiore di Simone e medico
del pontefice Pio IV* La dedicaaione di tutto U libro ^ di essa Pompeo a Fraf*
Cesco di Lelio Torelli da Fano , di dotto padre non meno- dotto figliuolo ; e
Jaeeta è seguita da na non brieire proemio del comentatore al fratello* traduttore
ella Topica* Ed ecco quanto importa il solo fermarsi con una semplice occhia-
aa sul frontispiaio delubri , senza ben bene per entro considerarli .
{e*) Ecco ii titolo » e l'ediaioae di questa operetu di R^co Catanoo , detta
La Retorica di M. Tullio Cicerone a Gajo Erennio,
tradotta In lìngua Toscana per Antonio Bruciolì (li-
bri IV.) In Venezia per Bartolommeo Zanetti i538*
inÒ.{i)(a){*). . L. 4.
- - Ridotta in alberi da Orazio Toscanella, con tre ta-
vole* In Vinegiaper Lodovico Acanzi i556. in/^.(b). 4*
- - EsaminazJone sopra laRetorica a Gajo Erennio, fat-
ta per Lodovico Gastelvetro. In Modena per gli eredi
del Cassiani i653. f /^ 4* ^*
(i) I nostri gramatìci vanno d'accordo in non dar questi libri a Cicerone,
ma poi non convengono in assegnarne Tantore (e*). Il Brucioli Fiorenti"
nOp primo di qaesti tre ultimi volgarizzatori ^ mise mano a più. cose (d^),
qaale nuli' altro si dice da Monsig. fé non che è lodata dal Toscanella ìoiiexne
col cemento tfopra la Topica : il che fa esso Totcatulia nella pre£MÌoae alla tua
KiUorica •
Pialogo di Af. Tullio Cicerone dintorno alle partizioni oratorie con la sposi-
sibBe di M, Rocco Cataneo . In Vinegim per Cur\io Trojano dei Navò (e in fi-
ne . per Venturino RuffinelU) if4f« in t.
^Rocco Cataneo f prete reronese, dott. di leggi, e che fu auditore di monsig.
ddia Ctfitf nunzio in Vens\ia , non traslatò , ne espose tatto questo dialogo di
Cicerone, ma solo una picciolisfima parte > terminando la sua (tati ca in quelle
parole: nam auditorum aures moderantur aratori prude/Hi et -provido, etquod re»
s^uunt , immundum est • ' " .."...
(a) * £ di nuoto ristampata con le tarole . In Finegia presso il Giolito
'rj4i. in 8. '
{b) Un'opera ridotta in alberi non è un'opera volgarizzata • -Questa rettorica
pertanto del Toscanella era da tiporsi dietro a quella del Norès nel capo I. di
questa classe, e non nel III. La prima edizione di. essa , mancante di tre tavo-
H aniunte nella ristampa, fu £itta dallo stesso Avanci nel lyéi. in 4« '
(c^ Giorgio Valla piacentino' scrisse a favore dell* opinione, che attribuisce
!' oesti libri a' Cicerone : ma fii vigerosamente impugnato dà Jacopo Griffoli da
Ikctgnano in Toscana, il cui trattato sta nella seconda impressione della sua
^posizione sopra la poetica di Orai^io ( Fenei. ap Io, Vatiscum is^x. i/s S ) ,
'da lui ampliata, per le risposte date alle opposizioni fattegli dal Nores , Inter-
'prece anch'esso dì quell'aureo opuscolo del renustno poeta/ Il Castelvetro si
accorda anch' egli col sentimento dì coloro , che attribuiscono questa Rettorica
U Erehnio ad ogni altro , che a Cicerone^ o a M. Gallione f o a Cornificio , con-
fatando il MancitielH , Aldo il giofane , e Pier Vittorio: ma In ultimo conclu*
^•« non poter ini immaginarsi di ehi ella sia, ed ignorarseae il nome del vero
'ibtoVe . 11 Fahbricio {Biblioth. lat.) discute a lungo questa conrrotersia , e ià !■•
'fkh anch' egli indecisa.
' {d*) Già si è f eduto , che il secondo di essi, cioè il Toscanella, non può
cfalama(rsi propriamente volgarizzatore della Rettorica ad Erennio \ e molto meno
..C^f Oiarrhè \n <£u«tra Bibìiotfxa,, neìÌB. fanale si dovjrci'^f'' 9 ^^if^re anzi i libri più sin-
«plari che i oumuiti, ti h (Ìa Montigóor« taciura una fradasSóne «Iella Rettorica Cicero-
tutta eUe rariitiifid ti ilice Aaìì^ M'ujrm non «oìò, dia anche dal Crévènna, supplirò i« a
.|*lc liiietto (jui riportanilo un tal nbro - R/i&torìcu fci^va dm Marco Tullio Cicerone vol^
farta^^tuucifameritm* Venctio. per Jacoho di P«acc da Lecho iSoa. a dì 24. Septem^
rio in$0
e anche ai libri sacrosanti della Bibbia, traducendogll dall' ebraico^ e cflr
mentandogli alla luterana in piatomi, con daie tutti i segni pia certi e
palpabili di esser manifesto eretico , secondo la costumanza di non pochi
de' nostri infelici italiani di quel pessimo tempo, ad alcuno de' quali il
volere oggi arditamente dare la tessera di cattolico e Ai perseguitato, chia-
ma a sé tutta la più attenta ammirazione. Il primo di questi tomi, volga-^
rizKoti e cmnentati dal Brucioli, che soncK^ei in fogliofimpresàr dallo sles-
ao di Ini stampatore Zanetti da Brestia^époì nei resto da Francesco e
fratelli BnicìoU, fu da Antonio dedic^rfo à Rertàfa dì Francia,' figliuela,.
del re Luigi XII, moglie d'Ercole IT. duca di Ferrara, e discepol'a delll/^
buon'anima di Calvino: alla quale aucora servi di, segretario l'altro famo-
so empio e poeta derisore della fede catt«^lica. Clemente Maros.GM scrit-
tori italiani di quel tempo la chiamano .jRenéa alla francese, e Celio Cal^
cagnini Irenea in una lettera a Olimpia Aforofa^ figli noia di Fulvio Pelle*
grino Morato mantei?ano, nmkftistà ih Ferrara: la quale Olimpia ( Opera
Olympiae Moratae-pag. 8 1. 97/265. ) avendo snccfèita l'eresia in corte
della duchessa, e sposatasi al medico tedesc^o Andrea Gruntlero, andò con
seco a finire i suoi giorni tra gli eretici d' Eidelberga, dove mori nel i535«
Il BruciQli spaccia la duchessa Renata per una santa ^ ansi santini ma a^
nima; e per tale altri similmente la qualificarono, come sarebbe dire Giù-
seppe Betussi a capo xli. della Giunta alle donne illustri del Boccaccio,
può dirsene yolgarìaxatore il terzo , cioè il Casulveno » il cui Kopo nella ma
esami nazione altro non è» se non se andare qua e là scicgliendo , esaminan-
do, esponendo alcuni luoghi che a lui sembrarono più opportuni : laonde questi
tre volgarizzatori si riducono a un solo , che è il Brucioli • Quest' opera orato-
ria del Castelvetro usci molti anni dopo la morte di lui , pubblicata e dedicata
il duca di Modana da Giammaria Castelvetro , non già il nipote di Lodxiylco ,
ma uno de' suoi discendenti .
In due maniere mise mano il Brucioli , autor dannato di prima classe, ìlei
sacrosanti libri della Bibbia : 1' una col darne fuora il solo testo volgarizzato da
lui seaza il comento dalle stampe di Lucantonio Giunti fiorentino ià Venezia
nel if)z. in un tomo in fogl.: edizione prima, che poscia da altre in pochi an-
ni fu seguitata , con una dedicazione del Bruciali al re cristianissimo Fancesco /•
di Francia . La seconda maniera fu , quando accompagnò la versione di tutta la
Bibbia Con ampli coment! alla luterana , non già in sei tomi , come li numera
il Fontanini , ma in sette , l'anno f f 41. e i ^46. presso il Zanetti , e i fratelh BrucioU
in fogl. In questo luogo Monsig cerca di mettere in mala fede molti scrittori cattoli-
ci per aver lodata Renata di Francia duchessa di Ferrara che poi si scoperse infetta
dell'eresia di Calvino^ suo segreto maestro, e fa entrare in questo numero Cf-
lio Calcagnini , - Ldio Grrgono Girti Ji , e Giuseppe Betussi , gli scritti de' qua-
li mai non impressero sotpicione di avvelenata dottrina in materia di Fede. Se e-
glino lodarono di pietà e religione quella in ascoso eretica pri.icipessa, lo fece-
ro in teinp^ che la ipocrisia di essa aon era conosciuta • e però non potevano a*
vtr i lumi oppoituni per gtugnere a' penetrar l'interno de' cuori , che Iddio ha
solo riservati a se stesso, facendone parte a chi più gli piace, secondo l'econo-
mia delia sua in oìta provvidenza e sapienza. Anche il pontefice Paolo IJI- es-
sendo andato a Ferrara l'anno If4). ammise al sacro bacio del piede la duches-
sa Renata t di coi solo di là a molti anni si giunse a con.^scer la peste, ond*
era contaminata : sopra di che non mi fermerò maggiormente , non volendo en-
trare a por mano nell' alerai messe.
2'om. 1. x6
i»«PB^ia^=«asa*fc
«"^"«^iPrOT
a*W!»6K*OC-l
:iaiab>Hrii-rj^;;^jy V,.-.
l'JL2
ila lui volgarizsate, OmMìo Brunito medico da Pordenone (à^f laoga no-
bile delle nostre parti , detto in latino Portus Naonis, e Gianfrancesco
Virginio bresciano^ in dedicarle quegli le tue Lettere seminate di frasi
protestanti^ e stampate in Venezia all'insania del Pozmo^ cioè da Andrea
Arrii^d^eni nel iS4o. in 8. {J^*)^ e questi indirisaando a lei pure le sue Pa-
(«*) Se MoQsig. avesse detto . Orazio Brunetto • tntdico di Pùrdmt^ne ovvero
in P^rdtnene , ooa a? rei eiie ridire io contrailo ; ma dicendolo » da Pordenone ,
dà indisio di crederlo oatifo di quella nobii terra; e di (atto, avendoci* egli da*.
to in fine della sua istoria letteraria di AquiUja ( Romo ex typogr Péileorinm
1741. in 4. ) un catalogo degli uoiniai illattri per lettere della profincia del
Friuli, in due laoghi (pag, 4f7« 460.) assegns per patria al Bruneno la mede-
sima terra , Horatius Brunettus Ponus Naonìs • Con baona pace però di lai »
che iasin nel 1701. ausi oel tèff* ateta comiaciato a dar opera alia sua biblio-
teca friulana , aicconie si raccoglie da due sce lettere scritte al Magliobechi , ed al
Marmi ( CUror, Venetor* Epist» mi Mmglidhech. iom. /• Fior» i74f. in 8. pag.
%ij, 197* ) • i^ Brunetto ooa fm da Pordenone ^ ma da Porcia t dove nel cimite*
rio di s, Giorgio » Giovanni suo padre , e i suoi maggiori avevano sepoltura •
Molte delle tue lettere stampate sono Kritte da Porcta , e niana da Pordenone.
Nel primo suo tesumeato aei ). di Novembre if74. rogato in Berosso , luogo
del cootado di PonU^ negli atti di Filiee ée' Secanti pabblico aota)o di que*
•so luogo t egli si dice espressamente » Animm et medicina doctor D. Horatius
Brunetto civis purliliarum » e vi nomina sua moglie , che £u Ginevra del q. con*
le Alessandro di Porcta e di Brugnara « della quale lasciò discendenza , che a no-
stri giorni si i spenta • Nacque egli pertanto in Portia ai if. di Ma^io nei
a'SEt* Da giovanetto segai Is protessioae militare , ma fornito essendo di buon
•lagwno , ^piicò poscia alle lettere » e in particolare alla medicina , nella quale
sì sddottorò in Padova sotto la disciplina di Giambatista Montano veronese . In
età di tf. anni diede alle stampe il volume delie sue lettere, delle quali si ^.
là in appresso menzione • Dopo fatto il suddetto sao tesumeato si riebbe, o
sopravvisse sino al Marco del if87. in cui venne a morte in Pordenone, dove
sie'suoi ultimi anni avea esercitata la medicina, e quivi gli fa data sepoltura
siells chiesa de' pp. Francescani . Oltre le sue lettere a st^mps , si ha notixia
^dal sig. Ermeoio Mounso » geatiluomo dotto e cortese di Pordenone , che egli
Isscisssc mitre ofiere a penna, come un certo costituito di Ali Basta, e un ma^^
.noacrittointorau a materie filosofiche , nelle qaali molto vslcva . Poco prima della
atta morte fisce un codicillo negli atti di Domenico Hovim , ove conferma il suo
testamento , e lo regola nella parte , che concerne la eredità de* suoi figliuoli us-
iti dofo il testamento , e vi ritratta tutti i legati in quello istituiti : cosi ritrttta-
SO si fosse de' suoi eri ori in materia di fede , da lui » come ircdremo , molti au«
•ni prima adottati •
{h*) lì Brunetto » nel mentre , che studia? a in Padova per enoventarsi , com'
egli dice { lettere pag. IIL a.), in filosofia e medicina, ne fu, non so per qual
cagione « sbandito, e ritirossi a Venezia , ove da un suo caro compagno , e que-
•ad fii il medico Leandro Znrotei da. Capodistria , nao di que* miserabili , che
aedotti rimasero dal loro non piò amorevoli p«tQce , ma ii^po mickliale «Iella sua
•ffcggia » gU furono seiauraaameate istkUatc le £ilae massime della setcs iaterans .
Per mezzo di imi entrò in commerziodi lettere coi già vescovo, e allora apostata
Pietro Paolo Vefgerio % tootro del quale correva già il tcrao anno , die notoria»
«ente si procedeva in Otpodiuria, e àn FafM|i« dal* trikmal venerabile deJa
santa iaqaisiaione ; e in due lettere, che gU sorime » eoouo quelle dirette si V V. (ve.
scovo Vergeriop, (;^4, T«)«^ ^^ «isposu eriancBo vi si legge {pag, 141 )> gli
fende grazie , e gli dà lode per Is sposiziooe di U sopss s. Matteo , e insieme
rmfrasi sopra l'Epistole di S. Paolo, pubblicate in Lione ^ allora seggio
primario delVeresia, nel iSSi. in-forma la, : il qual libro con alcuni ap-
punto di questi del Bmcioii, di Bernardina Ochino, di Giovanni Valdes
e di altri della medesima farina, nello amurare una casa in Urbino nell'
auno 17^3. si troTarono insieme nascosti» e quivi murati per salvargli del
fuoco, in tempo che Paolo IV. pontefice aelantissimo, nel 1869. promul-
gò l'editto, mentoTato da Ascanio Centori^ { Commentari tom .Il.Iib.yii^
pag. asi.) contra simil peste di libri, onde era ammorbata la povera Ita*
lia. Io resto molto maravigliato, che Lilio Gregorio Giraldi, morto nel
iSSa. in fine della prefazione alla duchessa ilena/a sopra la sloria de'poe«
ti, e in quella sopra la dissertazione de annis et mensibus esalti ancor egli
in estremo la santità di Renata, anzi di pxx^pietaiem, et religionem ili
Deum: cose, che fanno orrore, considerando, come allora in materia di
fede oattolica si stava in Ferrara, e in Italia. RentUa dopo morto il duca
Ercole nel iSSg, sene tornò in Francia, dove morì qua! visse nel i565^
senza che si vedesse in Ferrara alcun segno di funerale o lutto cattolico.
Il nuncio, e poi cardinale. Prospero Santacroce, di cui scrisse la vita il
vescoTO d'Amelia Antonmarìa Graziane, di lei parlò non poco ne' suoi re*
gistri a S . Carlo Borromeo nel pontificato di Pio IV.{a*).'Sion dovrà ripu-»
lo conforta a sopportare patientemenfe la croce della persecuzione per la giusti»
aia . Paò trarsi altra prora della sua maWagta credenza da <]ucll' altra sua lettera
ad Alessandro Citolini {pag. 141* ) niente meno ipocrita e protestaote di lui»
il quale per altro accertar non pesto, che finisse i suoi giorni da eretico, per
non aver veduto il suo codicillo , fatto in Pordenone ^ e sapendo esser lui sfato
sotterrato nella chiesa di #. Franctseoz indizio, che notoitamente almeno non
era per tale riconosciuto • Coltivò per altro 1* amicizia di molti uomini segna-
lati , € in particolsre di Ercole Betuì'wogho , di Aator^acopo Corso , di Lodoi^ice
DoUe 9 di Lodovico Domeaichk * di Giamhaàua Ciraàdì » di Girolamo Paraèosco p
del coBSe Giamhatisim Brembato , dì Sp erome Speroni , e di Gaspara Stampa , da
lui altamente lodata ( P^g* tii* aif • e altrove ) . Ora\io Lombardelli ne* snoi Fon-
ti toscani pagk S) pare, che attrìboisca a Remigio Fiorentino le lettere di O/^.
fi» Bnuutto ; ma egli avrà forse inteso di qualcae altro scrittore dello stesso no*
me, poiché molta considcraaioM fanno credere fermamente , cbe il buon J^. Ra^
tnigio non le abbia dettate , e cbe il loe legittimo autore era un miserabile la«
teraoo •
(tf*) I Remstri di Prospero Santacroce stesi da lui in quel tempo , cbe essendo
▼escoTO di Ckisaate , città del regno di Candia , stette io Frsncia eoi carattero
di nancio pontificio dal ifii. al if<|< si trovano stampati alIT A'^a àsL Arriga
&Arar/#jr sul 17 tt. in 4» fon la versione frsncese a canto dei testo itaHano e com-
prendono |o* laetere ditette ai detto aanto cardinak, nelle quali in !tce laogbi ei
E ria della ducbessa Renata ^ pia cbe mai pertinace aeUa setta di Calvina* Nel
intispiaio si dice , cbe qiie* registri fotone fretti ààx manoKiitti originsli delia
libreria Féuicaaa e vi si tace il nome di cbi gli ba dati alle sumpe. La '^
" " nbli -
si è , cbe essi vengono da «a codice deUa biblioteca reale di Parigi^ rubati còte
molti altri da Giovanni Aj^mom o Aymont , prete un t emjfK> del Delfinato e poi
perfido caMmsiSt rifogiato in Olanda, dove prese moglie e divenne pubblico
a^ostatA. Con qual artificto costni fiiornatsein Francia, e a'insinuasK nella fo-
miliarìtà di Niecolb CUmento » allora ivi fcg^o sotsobibliotecario » si legge minuta-
mente nella prefimone del tomo L pas. ai»vi. dei libri smmpati di quella incom-
parabile e vetasnenu resi UMioseca» «liimamsnte impresso in i>tfrif if tefuìto p».
152^4
tarsi mal data questa brere nozione per ogni caso, che si Vedesse mai scap-
par fuora qualche arVocato anche di questa gente, importando moltissi-
mo alla religione cattolica^ che costoro sempre sieno conosciuti e che
mai non si lasciano uscire in maschera, poiché il non dire, che fossero
eretici , non è altro che un procurare di fargli passar per cattolici. Quin-
di è, che non merita alcuna lode il padre Donato Calvi ^ mentre nel suo
libro degli Scrittori Bergamaschi ( Parte I.pag. 807. ), a cui diede il co-
mico titolo dì Scena letteraria^ favellando del medico Guglielmo Grataro»
lOj tacque^ che fu disertore della santa fede cattolica. Ma basta il trovarlo
chiamato in religione purissimum et in arte medica excellentissimum, e il
sapersi, che in Bergamo furono confiscati i beni a sua moglie, come a se-
guace dell'eresia del marito. Queste cose risaltano dalle Lettere del suo
concittadino, e compagno n eli* apostasia , Girolamo Zanchi ( Libro 1 1 • .
pag. Sia. 3i3.),già canonico regolare Lateranense^ e indi pestilentissimo
Sacramentario, e forse anche peggio, di cui farono parenti e colleghi, ma
niente a lui simili, Basilio^ e Giovanni Grisostomo Zanchi^ e un altro Gi-
rolamo giureconsulto, tutti nel medesimo tempo. Al Calvi^ il quale cre-
dette gran prègio il potere inserire tra le opere.dei suo Gratarolo un libro
de notis Antichisti^ dovea bastare l'avviso, che fosse morto in Basilea, e
che non meritasse di esser lodato da altri, fuorché da' scrittori della qua-
lità del Tuano. Già pochi anni taluno/che nello scrivere de'due fratelli,
Scipio, e Alberigo Gentili da S. Genesi nella Marca d'Ancona^ volea te-
ner la medesima strada del Calvi^ fu^da mé'avvertito a dir candidamente^
che amendue con Matteo lor padre morirono apostati dalla fede. Nella
eilizione i . dell'indice de'libri proibiti, fatta in Roma da Antonio Biado,
scia da altri tomi di libri s) stampati che manoscritti , i qaali tatti sono come i
forieri dei molti che andranno uscendo in progresso . Io ebbi il piacere di a er
sott' occhio i già. usciti , comunicatimi dai 'sig. abate \^i7ro/72> Conti ^ al quale in
nome di. sua maestà cristianissima (brono-in nobil dono intiati da quel dignissi-
mo bibliotecario cibate Bimn^nt^tttdt sa deli' impiego, come del merito de' suoi
gloriosi antenati 4 In quella pre&zione sta con la relazione del ladroneccio fatto
àtiVAymott inel 1707* ia lisu dei codici perfidiosamente da lui rubati , tra i quali
sta mentoTato anche il sopradetto dei Registri àti Santacroce-, onde è falsissimo,
che egli lo abbia tratto dall'originale della Vaticana, ove non si sa che nemmeno
abbia messo pie, non che mano. Testimonio e frutto della ti bklderia da lui usa-
sa in Parigi sono parimente doe altre opete da esso pubblicate ria Olanda- ( ^na.
iter, S7tiw in 4. ); e sono gli Atti delhultimo conciliabolo di Gerusalemme, te-
nato socta il patriarca scismatico Dositio, ai quali aggi ivi se più cose, parte del
•eo, parte id' altri , che altro non sono» se non £dsità e impertinenze: e di più i
dde tomi delle Lettere di Carlo Visconti tcscoto di Venttmiglia ( Amst- 1719»
in li ) scritte anch'esse da Trento in tempo di quel sacrosanto concilio al
medesimo santo cardinalei. In proposìt? di queste Lettere. o. Registri del Vi'
sconti'^ -^ autori . ddl a prefazione parigina arTÌsano, .ohe V Aymon non ebbe
l'avvertenza di portarne via l'opera intera, la quale erf/^irtsa in due codici, on-
de il primo ne rimase alla biblioteca, mancandovi il secondo che. è il solo stam-
pato: del qual difetto io similmente mi accorsi co) rÌKàntro , di un buon codi-
ce, ch'ione tengo, ove ancora sono compresi i Registri de! cardinal Seripando,
presidente al concilio* La notizia di, questo fatto egli è ben che si sappia a in^
segnamcpto di chiunque ha Tobbligo di coftpdire cosi preziosi tesori , se pure ci
12.5
Instituzioni oratorie di M. Fabio Quintiliano, tradot-
te da Orazio Toscanella. In Vinegia per Gabriel Giolito
i58^. in j\,(b). Li. i5.
Retorica di Ser Brunetto Latini in* volgar Fiorenti-
no. In Roma per Valerio Dorico 1546. in ^.{i)(c). 6,
stampator camerale sotto Paolo IV. nell'anno iSSq. in 4- C^^)» ® poi fin-
che nelle altre edizioni di Sisto V. e di Clemente Vili, il Brucioli, di
coi parla scarsamente il Doni nella libreria 1. si vede annoverato con gli
autori ere/ici e dannati in prima classe. Egli, il quale avea prima volga-*
rizzato a parte il testo della Bibbia, e fattolo stampare in Venezia da Lu*
cantonio Giunti nel i532. in'fogl., visse in detta città co' fratelli stampa-
tori e libraj^ i quali usando bel carattere tondo, e particolare, costumaro-
no di porre in nne delle proprie stampe l'intaglio di una vite appoggiata
a un palo carica dì foglie e di grappoli. Dalle cose accennate può trarsi
non inutile avviso per li ministri delle due podestà supreme di quanto
importi ad entrambe per la salute pubblica vegliar seriamente al pruri-
to, che talvolta alcuni ipocriti , e semidotti pieni dì reo costume e di ma-
levolenza verso il rèome, e V autorità della santa romana Chiesa, per farsi
ammirare da^pari loro, sogliono aver d'imbrattare liberamente le carte e
le stampe di formole bevute negli autori da noi separati , ma a loro con-
giunti e assai cari^ senza averne la minima verecondia.
(1) Questo libro, che dal suo divulgatore Francesco Serfranceschi è in-
dirizzato ad Antonio da Barberino discendente da Francesco, autore di
quell'altro libro àe Costumi, intitolato Documenti d'amore, non è altro,
che un volgarizzamento cementato del libro i . delle Partizioni oratorie
di Cicerone, il quale da Lionardo Sahiati ( Avvertim.tomo /. libro II.
è diligenza che basti a guardarsi dalla fina indastria e malizia di simili truffi,
tori.
{a*) L'edizione àtW Indice fatta dal BUio nel iff9. non è la prima, ma la
seconda; poiché altra n'era gii^ uscita dalia stamperia del medesimo nel \SS7*
pure in 4. In questa edizione del 57* non si trova espresso , né proibito il libro
di alcuni importanti luoghi dell'eretico Vergerle, ma bensì in quella del 59.
(ò) * ' " E molti anni prima, ivi 1567. in 4.
Sappiasi però che solamente in quest'anno stampò il Giolito la presente trada-
zione di Quintiliano . In capo a 17. anni i figlinoli di lui trovandosene parecchi
esemplari, ne levarono il primo foglio e rifattone un altro affatto somigliante e
appiccatavi la falsa data del i f 84. vollero dare a credere di averne fatta una se-
conda edizione ; della qual frande , non avvertita da Monsignore , servono di
prova evidente ^\ errori corsi nella prima e non corretti in quella , che sembra
essere un'altra. Il ToscanelU traslatò Quintiliano, m0lK> dagl'impulsi che gliene
diedero i due nostri celebri letterati , Domenico Vanterò e Celio Magno .
{e) Valerio e Luigi Dorichi fratelli bresciani • i quali tenevano la loro stam-
peria e bottega in Roma in campo di Fiore* spiegano nel fine di qiicBtSL Rettori^
ca per unpresa il cavai Pegaso, chea grande stento ascende un'erta montagna»
tutta dirupata » mt copiosa di silori , coi motto, Nulla est vìa in via vinati .
ia6
cap. xii. pag. X0& is5.) si dà per fatto intorno tgli anni iSSo. (a*^.
Dietro iìVEtìca di Brunetto Latini, stampata in Lione presso GioQenni
de Toumes con le note del Corbinetli nel i5é8. in 4-» si trova una Retto-
ricaj già prima stampata sotto nome di Guidotto, o Galeotto da Bologna:
% ancor questa si sa esser di Cicerone* Sotto nomo di Rettorica Ciceronia'
114 di Galeotto Guidotti si trova modernamente ristampata in Bologna [b*).
(4*) Cbi ascolta troppo se stesso e senza esame decide, è facile, che spesso
iThiganni. Due notabili errori commette qui Monstg. cai dire, che questo lioro è
un Toègarizzamento del libro primo delle Pdrti\iéni oratone di Cicerone . Le Par-
ù\ioni oratorie di Cicerone non sono che un iolo libro, onde non bea si asserisce
esser qaesto il Tolgarizaamento del libro /fiato. In secondo laogo s'iogaaaa oelia
credenza, che l'opera di Cicerone Tolaarizzata e cementata da ser Brunetto^ sia
! lucila delle Partizioni oratorie ^ quando ella non è altro, se non aaa parte del
ibro primo dei due libri dell' Invenzione rettorica di Cicerone . Dissi una parte ,
poiché la traduzione toscana non arriva alla metà di esso libro e finisce in quel-
le parole del testo latino, Sin orario adversariorum etc* Se poi Lionario Salviati
ci dà per fatto questo rolgarìzza mento intorno agli anni X)fo> convien fargli buona
la sua opinione , per essere stata , come egli soggiogne, ritocca in tal torno quel-
la scrittura da chi che sia , al quale ella dovette in alcune sue tocì parer forse
Cfoppo antica , sapendosi per altro che ser Brunetto era morto nell'anno xz^4«
( óie. Villani Uh. riiL cap. x. )
(ò^) Chi fosse questo Guidotto o Galeotto da Bologna , non si è per anco giun-
to a saperlo. In alcjini testi a penna e anche a stampa egli è semplicemente qua*
iificato col titolo ora di maestro , ora di fira Gaidotto da Bologna : e il padre if-
chard, che ne' suoi Scrittori domenicani {tom. L eoi. 906. 1.) ne fa menzione «
conclude di etserne al ba)o: cujus familia legibms fuerit astrietas, disquiram in*
digena et hic addant. Da altri poi egli TÌen decorato del titolo di cavaliere e di
frate, che ugaalmcnte compete agU ordini militari de' frati gerosolimitani^ rem*
plari , gaudenti ed altri . Può essere che l' equivoco nasca daU'esKre preceduto il
suo nome dalla semplice lettera M. che ora significa Maestro ora Messere , e pe*
rè leggesi ne' testi a penna e nelle stampe , ore Maestro fra Gtùdotto da Bolo*
gita , ove Messer fra Guidotto cavalier bolognese. Le edizioni di tal Retterica , da
me vednca sono qaeste :
X. Rettorica nuova di M. Tullio Cicerone txuiztttt di latino involgare per lo
esimio mastro Galeouo da Bologna ( senza laogp e scampaiote in bel carattere
tondo j 147S. in 4. (*)
* • a. In Bologna per li fratelli dt' Campii 1490. in 4*
• . ). Senza nome di traduttore sta dietro 1* Etica di AristùuU ridotta io com*
pendio da ser Brunetto. In Lione ^t9 Giovanni de Totttnet 1541. io 4 pubblicata
dal Corhiaelli per cosa non prima stampata .
- . 4. Rtttorica volgare ciceroniaua del cavatier fra Galeotto Guidotti nobile bc
lognese. In Bologna ptt gli^aredi del D$i\a tifi, in xz. Qoesta è Tedizione detta
da Moosigoore, moderna ristampata 10 Bologna ^ e fu procurata e assistiu de
Ovidio Montalbani e di non inutili annotazioni margioaU da lui arriccliita .
(*>Uii' altra •aìaiom« >f neppure mkV HayM len tifa dal Cro^ommé, la qmulU a giadUia
ài ini è «ntarìata a (|a«tta « porta il talentate froi^tispiiia. •• La altf aatiiiiva doctrìna
la lo axcelantistinio Jf arco Tii/fla Cicerone ab i«« ata Jlat Wri«« nova tr^tlatata <li lati*
AO in vulvare per lo axiaiio maattfa Gateoto <!a Bologna epafa vtillitima • necessaria
agli oomeifi é talgari indocti, toMU^Onno, luogo e Hampat, (ctfoa i47a. ) in 4. - Egli
4Ato oU i edis. ^ astas btUa ed i» aatact^ti vacaadl timigKautmimi a qaelU di Nic^
eolm 7eiM«n/ ma oh^ l'apovA ^ fiuftatia «ke ama uadt^iena mm attraila di Cieorono p^
timamaata digarito « icritta .
* -
. • f . K ucimo od froatifpÌ£Ìo il nome del traduttore» sta dietro V EiUa di
AfistouU lopradetca, la Riuorica di Marco Tullio, la Firenzi appretto Domi;
meo Maria Manni 17)4. in 4.
Qjutt* ultima edixiooe è la più corretu e copiosa di tutte le altre (*)• Il
signor Manni eoa la tua lolita dìiigeoaa ne ha coilasionato il testo stampato ia
Lione eoa due aatichi codici a penaa . Dal prologo di alcuna di dette editioni
ai ha» cke il Tolgariuatofe fiorita in tempo dei re Manfredi^ al quale egli io*
drista la tua Tcraione; che se tal prologo • manca o è diverso in alcuni ma-
ascritti o testi stampati, e se anche nel corso dell* opera s*^ incontrano cambia-
nenti e accorciamenti notabili , ciò dee attribuirsi ai copisti ( Manni nel!»
pic&z. pag. XIV. e xt.J i quali gli trasfermarano e accomodavano a giist« loro
ali oggetto 4i fìugli suoi.
(*j GitMi d&lU Grusc*.
CAPO IV.
Oratori in lingua Italiana.
V/ razioni volgarmente scrìtte da molti nomini illustri,
raccolte da Francesco Sansovino(a). In Venezia per Ja-
copo San$09ino iSóq. tomi IL voi. i. m 4* (^)* L* 6'
(«) Alle Tartc raccolte di Orazioni italiani registrate in qoetto capo della Bi-
iHpiica premeuerò ia notiiia d'altra raccolta in esso capo non mentovata si per
citere a tatto Anteriore di tempo, si antora per la ina rarità ed eccellenaa, e pe.
rò degna d'etacr più conosciui»; della quale io pure' con molti altri sarei affatto
tll*oicuro« te non mi fbase fbrtonatamente riunito di vederne un esemplare nel.
àa Keltisvima ItiKerìa di Ciasst in Ravenna ove da qne* non meno dotti , che
corteii Relifioai wk fia benignamente comnnicau .
Óraiiomi «verte t nuove d'ccceKentisaiini autori • In Ftorem^a pretso i4 Doni
adi SI. del mete di Febraro tf47* in 4.
Sette tono le Orazioni che formano la presente raccolta fatta e atampata dal
Doni che in ^el tempo dimorava in Firenze tenendo in tua casa una ttamperin
dalli quale «Kirooo alquante opere » non meno d'altri , che sue . Gli autori e gli
argomenti di queste vii. Ora^ieni son questi ; I. di Bartolcmmeo Ferrini ferrare*
se agli Kcadtmici Mievsti (nag. |. )• II. di Pi^rra Paoio F/r^#ri# vescovo di
Caj^dristia { e poi apostata ) id prìncipe di Vinepa f pag. 7. ) Ili. di Crisiofo^
ro Landino fiorentino « nella morte di Donmf AeciajmoH ( pag. 13. ) IV. di Gio»
vanni Nesi fiorentino » della Cariti ( pae. 17. )• V. di Bentdeiio^ Varchi , detta
neH' accademia fiorentina ( pa^ ai.). Vi. di Albano Lollio fierrarete consolatoria
al m. Marco Fio (pag. 17* )• VII. di Remipo Manaini fioftntino, conaolatoria
funebre alla sinnora Alessandra {pz2» ||.)
(è) Questa è la edizione |* della inddetta raccolta, lo parler^qni delk due precedenti.
• - In Veneiia appretto Franteseo Sansovino i^ii. tomi il. voi. I. in 4. edit. L
• - E ivi apprvtso Francesco Rampale t io (m% in fine» per Fnmeesco Sansoni.
90) lyéa. tomi li. voi. 1. in 4. ediaione II. alla quale va unito il seguente:
• - "Delle Oraiiont recitate a* principi di F^arytf nella loro creatione dagli Am»
bateiadori di diverse città , libro primo ( solamente ) raccolte per Francesco Sasf^
sovioé . ivi i)ix. in 4.
Questo libro , che va unito alla prima raccolta nella teconda edizione • è ttato
omesso » uè ao pcithè , ndle posttc lori e però vien onaetto anche dal Fontani'
— ipi Iliaci ■ I ■■ ■ ■■ ■
ia8
In Venezia per Altobello Salicato iS^j^. tomi II . voi.
I. in 4« edizione (V.) accresciuta. {i)(a). L. 8.
(i) Fiorirono a questi tempi per lo piii in Venezia alcuni valenti Gra^
maticij lodevolmente applicati a volgarizzare, e a raccogliere le opere al-
ni . La edizione del iy6i. fu dedicata dal Sansoviho a Gtsmhdtista Gavardo gea*
tilaomo bresciano; e quella del i$6i, a Paolo Contarmi , patrizio veneziano.
Os5ervabil cosa mi sembra che il Sansovino facendo ristampare nella stamperia
cftl Rampa\etto, con cui l'aveva comune , nell'anno segaente la medesima raccol«
ta, trasferisce la dedicazione al Contarinit che prima era nel libro II. e la mette
nel I. e toglie in oltre dai I* la lettera al Gavardo e indirizza il libro II. a
Marcantonio Re^onico .
Nel libro II si leggono due Orazioni sotto nome ò^* incerto , per le qaali il
Sansovino si tirò addosso l' indignazione del vero autor loro che era lo Speroni^
il quale Tanno 1)36. avea recitata la prima in lode di Jacopo Cornavo capitano
di Piidova in occasione della sua partenza da quel reggimento: e la seconda nel-
la cattedrale di Urbino l'anno 154/. nell'esequie ò\. Giulia Varana della RovC'
te 9 duchessa di quello stato. Da alcune lettere dello Speroni stampate fra T al-
tre sue si raccoglie , che essendo capitate al Sansovino le dae suddette Orazioni
fece ricercarne l'autore, acciocché gliele lasciasse pubblicare col nome di lui, e
non avendone avuto l'assenso, gliele stampò, suo malgrado, col nome à*incerto; di
che sdegnatosi lo Speroni col mezzo di Luigi Mocentgo e di Domenico Vernerò
proccurò che non solamente quelle due Orazioni (Opere voi. V. pag.'iii. 1^3.
115.) fossero levate dalla raccolta , ma ancora , che il raccogiitoie oe fosse
gravemente punito, come reo di legge violata, la quale non vuole che opera al-
cuna si stampi senza licenza di chi l'ha composta , quando massimamente se
ne conosce l'autore; e perchè que' due savj senatori ricusarono in ciò di dargli
mano e favore e piuttosto cercarono di ridurlo a più ragionevole e moderato
consiglio, egli vieppiù esacerbato rescrisse al Mocentgo ai if. d'Aprile Xf6z.
( pag. 116.) che avrebbe tentata altra via , ma peggiore per quel furfante e per
me onorevole. La conclusione poi fu che tanto nella prima edizione, quanto
in tutte le altre furono lasciate e stampate le due Orazioni ^ come di prima si
•tavano, sotto nome d'incerto: col qual nome leggesi pure nel libro il. ( psg*
64.) un' Orazione a Ferdinando I. creato imperadjre • composta già e recitata m
latino da Bernardo Navagero, ambasciadore allora della repubb ica , e poi cardi-
naie, e qui volgarizzata dal Samovino . La prima edizione di questa raccolta,
benché meno copiosa dì qualche altra , è però da tenersi in pregio « perchè ne
comprende a'cuna che invanj nell'aitrc si cercherebbe.
£ ivi per Jacopo Samovtno veneto 1^69. tom. IL ^vol. L in 4. edizione III.
Jacopo Sansovino era Qgliuolo di Francesco, che trattone una fanciul a per no-
me Fiorenza, mortagli d'anni zi. nel. 1370 a'tri figliuoli non ebbe da Fiorenza,
che tal pure di sua moglie fu il nome, delia cui morte seguita nel 1568. amara-
mente ei si lagna con un sonetto, posto in fine di questa ristampa: nella quale
esso Jacopo si dà l'aggiunto di vene:^iano . prr essere stato il solo dei Sansovini cho
fosse nato in Vene\ia; imperciocché Jacopo T.itii,!i[io avolo avea sortito i( suo
nascimento in San Savino di Toscana e Fr.mcesco suo padre era ruro in Rom{t l'an-
no I fii. sottj il pontificato di Leone X. tcnut ivi alla fonte. da GiamMaria di Monte
che poi fu papa col nome di Giulio ///.siccome di se stesso egli narra nell' ulti-
ma lettera del suo Secretario, d>ve. anche ci ha lasciate varie particolarità de'suoi;
itudj e della sua vita e insieme un cata'ogo, ma non intero, delie molte sue opere.
* - - E ivi al segno della luna if7f. tomi 1. irol. 1. in .4. edizione 4.
(4} Il Sansovino poco prima della sua morte» cucceduca ferso 1' anao 1583. .in
1^9
Orazioni (XI. ) di Alberto Lollio,: Gentiluomo Fetra-
reaa tomo I. ( solamente). InFerr etra per Valente Paniz^
za Manto\?ano i563. in^. In bel carattere tondo e con
una lettera in lode della villa, (i) {b). [ L. 5.
troi ffii arricchirne le «tampe. Questi furono i. Fntncéico Sansovino. ii,
Lodovico Dolce* ni. Lodovico Domenichi, iy. Girolamo Ruscelli, v.
Dionigi Atanagi. ti. Tommaso^ Foròé^cehi, vii* Bastiano Fitusi^, viii.
Bernardino Pitto, ix. Alfonso Ulloa. x. Orazio Toscdnella. xi. Antoni
francesco Doni, xi i . Agostino Micheli (a*).
(i) Queste orazioni sono composte in pift generi. In principio vi è una
lettera al Lollio di GiambatistaGirahli Cintio. Nella Orazione XII. della^
lingua tosGaBa,.(/i»g2. 196. %. ), dice che questo è quel tanto celebrato parm
ìareytbiamtUo dik Dante fra tutti gtk altri, eorti^ano, ordinale e illustre..
••' * • >. . ■ . ■
VéMiiiéifnt patria per elezione» se non per natura, ore nella ckiesa di r. Qe-t
miniafro presso l'ossa del padre fii seppellito , rassettò ed accrebbe la presente
raccolta, dandole, avanti -che fosse impressa, an altro ordine e aspetto, poiché
nel libro i. riunì quasi tutte le orazioni , che nelle passate edidoai erano in due
libri dirise, e riserbò al .il. molte altre, che non peranche avca dirulgate . AU
Mobilio Salicéiio nelcTÒ la dedicazione del Sansovino e tì sostituì la sua, indiritta
a Filippo Pincio avTOcato veneziano , figliuolo di Paolo Pincio mantorano , che
fra l'altre cose scrisse in buon latino intorno all'origine dell'antico Timavo ^
col titolo : Pro vetanorum de Timavo fiumine opinione ( Venet. apud Stephan. Com-
ma ifSé. fA t.) e che (a discendente da auel Giano Pirro é cioè da Giampiero
Pietro Pincio , che le vite de' Tescovi e principi di Trento latinamente descrisse-
( Mant. àpud RufinelL 1 546. in fogL ) . Lo stampator SaUcnto prende <^tti per
impresa la figura simbolica della Fonema ^ che con grande sforzo mbbr accia una
cotoiifta, e tirandola a aè la spezza per mezzo , col motto , mauriem fup9MÌ opus.
(«*) Ne accresceranno il catalogo questi altri sei . ziii. Lucia Fano. xir. i^..
migio Fiorentino, xt. Francesco Turchi . xti. Pietro Lauro, xyci. Francesco MaU
delli. XTltt. Giulio Balline.
{h) Non zr. ma xii. sono le orazioni del Lollio in questo rolume stampate,,
non compresa in tal numero la lettera ad Ercole Perinato in laude della villa ••
A Ini, benché nato e allevato in Firenze, siccome edi attesta nella dedicaxioae
di queste orazioni al duca Cosimo /. e nella xii. delle stesse, piacque intitolarsi*
gentiluomo ferrarese (^r essersi da lungo tempo stabilito in Ferrara §0^0 U. p#o-
tetione dei principi Estensi, dai quali fu singolarmente favorito ed amaiio ; Crrsni^
ben^cio e lavore al pubblico recherebbe , se qualche valentuomo» raccogliesse e*
divulgasse le opere a stampa e a penna di questo bravo scrittore , e prrncipai*
mente i iv. libri delle sue lettere volgari, e gli xi. delle farine, esistenti appref--
so i signori Baruffaldi e Barotti. Sin dall'anno 1^40. fondò il Lollio in sua
casa l'accademia degli Elevati alla quale dall'orazione vi. si vede aver lui pt-epò*
ste per primo dittatore, o sia capo Marcantonio Antimaco mantovano» gii^ sno mae^
ttro nella lingua greca, della quale etano allora vent' anni , che questi sostens^«
ccn molta riputazione la pubblica lettura in Ferrara. Ortensio Landi ^a di que^
y^a accidemia , a detto dello stesso Lollio in una sua epistola a Giamhatista Sa*
Ionio posta nel libro vxi. delle sue Epistole latine manoscrihe , che sono in un
bei codice in 4. presso il sig^ Barotti , divise in xx- libri . Hortenslus Tranqnil*
lus (e questi è *1 Lande) nnus tn academicis nostris {eievatis) vir 4M ingfenia ac
Tom. 1. 17
i3o
Orazioni (IV. e discorsi di Lorflnso Ciacotaini Tebàl-
ducei Malespini. In Firenze presso il Sermartelli 1S97.
in^.{a)(*). h. IO.
Orazioni ^XV.^del Gavalier Lionardd SaWiati (rac-
colte da Silvano Razzi). In Firenze per li Giunti iSjS.
in ^. libro 1. solamente. {b){*^). lOi
non vulgati iiuréiMrs vàlie préiitust I>iafégmm fMMdum miM n$^mmi nuncm-
pavit » in quo honoriJUam ghvaioram M^itmitùmm auntiomm u ftcitsi afirmat •
Poco più di sei inni rasiiiteue ^QCtt' accademia , caduu in rovina per la morte
del celebre diìo Calcagnini , arrivata nel i f44. di che il Lollio prete mociTo di
.•onaolarti dall'aprimeoto di quella de* Pilareù eretta altresì per opera del conte
Alfonso Calcagnini in Ferrara » ove il Lollio terminò i saoi giorni il dì x f . di
Novembre i f 69 come ti ha dalla ìacciaione sepolcrale » postagli nella chiesa parroch.
di S. Pdolo , e riportata da ùSsrcdniomo CuMni ( Comptni. istor.pag. 18 ^ ). Ai-
cone di queste orazioni si trovano stampate separatamente : quella delia lingua
toscana insieme coA l'altra della concordui indixitta dal Loltio wà Aomo PaU
€mrio f usci io Vtnt^ia presso Sigismondo Bordogna nel iff^. io 4*: il Giolito
impresse nel 154^. quella in morte di Mèrco Pio ^ nel 1547* l'altra in morte
di Bésrtolommio Ferrini . che in più luoghi , se mal non mi appongo , e diffè-
reote da quella, che è nel volume stampato dal Pani^ié • Altra orazione del
Lollio f fatta nel ritorno del regno d' logniiterra alia ubbidienia della sede apo«
atolica, fu stampata dal Rossi in Ferrara nel iféo. in 4.; e sta col libro di
Giulio Jltaviglio Rosso » intitolato , / successi d' Inghilterra dopo la mone di
Odoardo yj • Lorenzo Torrentino stampò in Fiorenza nel iffi. 1* orazione r&.
citata dal Lollio odi' accademia degli Elevati ; e finalmente la lettera in lode
della villa si ha, ma in 8. dai torchi del Gio/iio nePi ^44. Giodchimo Camerario
traslatò in latino la medesima lettera • e con altri opuscoli de risa rusiiaa lo lé-
ce imprimere in Norimberga nel 1^96. in 8.
. (a) Nemmeno qui Moosig. dà nel seeno intorno al numero delle suddette o-
razioni « le quaK Aon sono più di %. siccome a. sono i discorsi, l'uno della
pUrgaifiosÈa Àalia $ragedia t 1* altro del furore pottico ^ recitati in Firen\e nell'ac-
cademia degli Alterati , come anche la a. e la j. delle orazioni: ma la i. fu det*
tji nella fioreotina, della quale tenne il consolato nel if8|. Del Giacomini trat.
ta.pienamente , e. da par suo il si^. canonico Salvino Salvini ne* Fasti 9 ove allo
tot diligenza può dirsi , che quasi ninna cosa degna di osservazione sia sfuggito
di vista •
'.{h) Non Xf. ma 14. sono queste orazioni del Salviati. non dovendoei cootor
^ else lo .14. siccome in fiitti neppur si conta nel libro* altro non essendo, eo
aon il volgarizzamento dell'orazione latina dì Pier Vettori delle lodi di Giovan*
oà d* Austria granduchessa di Toscana • Queste son cose minute , ma la frequeo*
ta aà indizio di poca attenzione .
)^) ^di«ion« citata dalla Crnsca.
**) Sonoyi pare alcune altre Orasiont delSa/piafi itampate separata m e Bte ed In ten»
•i diverti» le quali il Brmvetti ci atticara di aver vedale e|^U steste nella dovlvioeitiima
Ubreria Zeniana, e ch'egli riporta nel tao Indiee de' libri a stampa eitati Bel Vocaboli-
• ri« de' Big. Aeeademici della Crusca, poiché etti dicono d'averle adoperate ette pure
oltre a quetta Raccolta che dal Fontanini ti cita: le Orasioai tono le «pffuenti .
.1. Seconda Orazione sella morte dell' Illastritt- Sig. D. Cnrzia de* Medici alla Illu-
ttriit. e molto religiota Univertità de' Cavalieri di Santo Stefano. In Firenze appresso
i Oiunti i66a. in 4. Intorno a queita Oraiione À da avvertire ch'ella è diverta affa tto
dall'altra che sopra il soggetto nodasimo e eoi ttodestmo titolo ai trova nei priase lih ro
.i3i
''Quattro Orazioni di Bartolomeo Spatafora di Moi|$a-
ta ,, Gentiluomo Veneziano (pubblicate da Girolame
Ruscelli.) In Venezia per Plinio Pietrasanta iSS^^
in 4* L* ^*
; Tr0 Orazioni^ della lingua Toscana) di Gelso Gittadi-
ni. In Siena per Salvestro Marchetti i6o3. in ^.(a). 4*
Orazioni (IX. ^ di Sperone Speroni. In Venezia pres^
so Roberto Mejetti iSgó. in 4*(i)(b){^). t.
Orazioni civili (V.) di Pietro Badoaro Gentiluomo Ve-
neziano, secondo lo stile di Venezia nelPagitar cause.
In Venezia per Giambatista Ciotti 1 593. in^. (e). 6.
(i) Il conte Ingolfo decorai nipote dello Speroni le mise in lace, dedi-
candole a Francesco Maria della Roifere duca di Urbino^ al cai padre
Gmdobaldo lo Speroni fu caro. Ma il conte Ingolfo essendo stato ancho
qui mal servito nella stampa» si rende sempre pia desiderabile, che i si-
gnori Conti suoi posteri si risolvano di pensare a uua nuova impressione
di questa, e di tutte le altre opere dello Speroni, come ricordammo di so-
pra: e ciò tanto maggiormente, quanto noi veggiamo, che queste Orazio^
ni insieme co* Dialoghi sono citate per testi di lingua nel Vocabolario
de* nostri signori accademici della Crusca.
(4) Questo era il proprio laogo da ricordare le ere orstiaai di GiraUmo Afa*
lio in difesa della liogas volgare » le quali staone nelle sue Battaglie » col tito-
lo di tre libri ( pa^. i f j. ) •
(h) Queste orazioni oelta moderna edizione dell* opere dello Spgfonji, soa X.
essendo»! stata aegioata quella conua Ariedeno Bdrhercua ( topi. 5. pi^* ^4f* j*
Chi poi iniceise iTconfrooto delle orazioni stampate dai Majitti con le risum*
paté dall' Occhi » in queste riconoicerebbe tutto io Spironi 9 che di prima gli
xompariva difettofo e imperfetto •
{e) Giambdtuta Bonfaiini stampò in Veee^ia qn^te V. Oraitoni di Pietro Be-
doare nel i f 90. in 4. uì là a tre anni il Cioiti non le ristampò ; ma gli ea cm-
piari • che con l' anno iS9$» vanno sotto nome del Ciotti ^ sono i medesi-
mi , che gì' impreisi dianzi dal Bonfadini , ai quali il Ciotti le? ò le due prime
carte , mutandovi V anno , e mettendovi in fronte il suo nome • L' orrats « che
sta in fine dell' edUione del Boafadini » sta similmente oelk copie col nome 4f '
Ciotti % prova sicura di una sola ediaione • Il Fonisaim ^ , che altre somigUaa.ti
impostare ne ha discoperte, non si è avveduto di <|i|fpsta : di; chq merita scusai;
ma non gli si può rimettere il fallo , con cui egli ci dà Pietro Bòio^ro per fsn-
n>pracitato deU« Oraiioni del Salviati^ ed ^ indiritta tkJaOBpo Salolatt. QaMt'nltiaa
»* ha anche ffampata dai Giunti di Firenzt nel aS6s. in 4- col titolo di - Tersa Ora sioae
di Lionardo 8»fviati in mort^ del Big, D. Gorbia dm* Mèdici - ma aelU Raeoolta del
'Jlaxsi à alqaanto ritocca.
a. DeUe lodi di D. Luigi Cardinal d*E$t€ Orasiottf fatta ntlU morte di gaol Jfjgaa—.
J'irense approMo Antonio Padooani i5S7. in 4*
S. Dalle lodi di Donno Alfonsi^ d'Msto Orasioae reèitasà noli' accademia di P^orrorm
per la morfeo di qael Signore. Inferrar* nella ttamperia di Vittorio Bmìdini t5$f. ifi 4.
L* Orazione In lode di Fior TtMori ripotrtèràaM da M oniinSIre ttOMO pier iaa»ns£.
(*) U BruoHii tapino ohe ifmnu, Ma l'edis. di oai ti valsave ì Sif > Yosahelaristi.
Orazioni IIL di Torquato Tasso. StaiMo nel tomo IT.
delle sue Optre^ stampate in Firenze dai Tartini e Fran-
chi nel 17^4* ili foglio. L. 8.
Due Orazioni in lingua Toscana^ di Claudio Tolom-
mei,) Accusa contra Leon Segretario di segreti rivelati»
Difesa. In Parma per Set Viotto 1548. in^{i)(a). 6*
- - Orazione delia Pace. In Roma per Antonio Biado
i533. in ^.(b). 4^
- - Orazione in nome de'Sanesi ad Arrigo II. Re di Fran-
cia. Senza luogo e anno, e col ritratto del Tolommei nel
principio in /^^c) (0)4 4*
*Ein Veneziaper Francesco Mar colini senza anno m8. 3*
Due Orazioni di Qiambati$ta Grìspo professore di Fi«
losofia, per la presente guerra contra i Turchi deiran-
tio i594- a' Princìpi Cristiani. In Roma presso a Luigi
Zannetti 1 594. in 4* 5.
(i) danza nome d'autore; ma il Sansorìno Tel pose, inserendole nella
parte i. delle Orazioni. Il Tolommei j che le fece per esercizio , mori {in
Roma ai 23. di Marzo i555. Lucantonio Ridolfi nell*ÀretefiIa pag. J25.
(2) Queste due Orazioni si leggono pure tra quelle del Sansovino ( £/-
Ito y 11. pag. 46S. ); ma qui la prima della Pace, che è lodata dal Cavala
tiiaòmo renexiàiio ; e se avesse posto ben mente si titolo del libro non sì sareb-
be ingannato. Il titolo dice coti; „ Orazióni civili di Pietri Bàdoare- già del
clafissinio sig. DétnieU nobile Ttnesiano «, '. Daniele adanqat padre di Pietro Ba*
iio4f^9 èra geatihiomo Teneaiàno, e fu senatore , e mori ntli' Aprib dell'anno
XfSo. Il nome di Pietro suo figlinolo non si trova nel libro d*»f# » cioè nel re^
Sistr0 de' nobili di questa rapobblica • Agostino Michele ^ che sotto la direzione
i Ini nell' arringar cause approfittò grandemente , fece l'orazione in morte di
esso, sTTenuta nel tj^x. e da questa li rìcarano manifestissime prove che Pietro
fosse nòbile in riguardo di sua famieliat ma non del suo nascimento. Magistra-
^'ri'^ncta- esercitò' nel goVtrho, perchè n'era eseluso. Fu guardiano grande dtU
.là' i^SéoH della Carità /e comunemente qui è noto, non «i« conferirsi quel po-
etò à' ehi è ffitùtììMt^o^ ma solo à chi ècittadino.^L' orazione del Michele fu stampa-
-ti^ ¥eft^d^'èsìBonfaiim nel i^^x. in 4. Dalia persona , e delle orazioni ci-
'tSt dell' avvocato Badòaro fa iodeva) menzione il cavalicr Quarini nelle sue lettere.
(4). Qualche edizione porta l'anno 1547. Il Tolomei essendo in viaggio, e sen-
za 1ibx;i , compose , quasi per ischerzo , queste due orazioni in Capo di Monte
\Tplom.Mtf' lib* VII' pag> toS. z. edix- i») A Fabio Benvoglienti , compatrio-
ta e amico dell' autore , piacque farle stampare in Pamut dai Viotto , che allora
appunto usciva a gallo ( a galla ) nuovo stampatore .
\à) In fine dell'orazione si legge,, composta dall'autore nel hdzxiz. d'Apri-
'!lc , e .stampata jn Roma da Antonio Biado asolano nel icexzxiv. di Marzo ^ •
L'orazione fìi recitata e indiritta dal Tolomei a papa Clemente VIL
(e) * £ in Lioaa per Filiberto Roletto if$}, in 9.
^3
Orazioni XL diScipione Ammirato. Sfanno neltomòiì^
de^suoi Opuscoli» L. 6,
Orazioni(V.) e altre Prose di Giambatista Strozzi. In
Roma per Lodovico Grignani i635. in 4» 4-
Prose Fiorentine, raccolte dallo Smarrito (Carlo Da-
ti) Accademicoi della Crusca, Parte prima, contenente
Orazioni. Volume primo. In Firenze air insegna della
Stella i66i. in 8Yi/ la.
cimti nella Rettorica^ e dal Varchi anteposta alla seconda {Ercolino pag.
368. ), ha di più la* lettera del Tolommei a Vincenzio Buenviso {^*)*
(i) Son dieci Orazioni, le quali poi non essendo state proseguite dal lo*
ro primo raccoglitore Carlo Dati, che ne promise quattro altre partì , in
questi annf addietro vi fu chi proseguì con pia tomi in carta e stampa in-
feriore a questo primo, che è il migliore (£'^).Ma nella ristampa non si pen-
II Tolomà la recitò in Coropiegne nel Dicem. iTf^* Io ^QC ci stanno alquan-
tt faci sonetti in laade di madama Margherita di Francia .
{a*) La lettera a Vinceni^iù Baonviso gentiluomo lucchese , non è di Claudio To*
Umei ma di Giovanni Guidicctone , il quale in questa giudiciosa , e non brie?e ]«(•
tera , dopo aver riferite le diflScoIrà , che si afFacciano a chiunque si mette a
scrivere con dignità ed eleganza orazioni in lingua italiana • discende a mostrare»
quanto nobilmente abbia il Tólomti adempiute le parti di eccellente oratore in
questa sua della Pace • Ai raccoglitori delle rime e prose di moosig. Guidicelo*
ne i scappata di vista la presente sua lettera, la quale merita d'esser in mano
di tutti , e fa molto onore a «nello che la scrisse , ed a quello , per cui fìi scritta •
{ò*) Se il Fontaninà intenae qni per migliore degli altri questo primo tomo di
orazioni raccolte da Carlo Dati solamente a riguardo delia carta , e della stampa»
senza difficoltà mi sottoscrivo al suo sentimento : ma se egli lo decide per mi-
gliore degli altri anche a riguardo dei componimenti , che in essi sono raccolti »
confesso il vero • che non so indurmi a fare ai lor merito un sì gran torto . 11
Dati medesimo li riserba?a alla continuazione della prima parte , non avendo po-
tuto dar luogo a tutti in una sola*, ed è cosa osservabile, che alcuni degli auto-
ri, de' quali si leggono orazioni nel volume I. della pi^ima parte, come il Casa 9
il Davaniati, e *1 Giacomini ^ ne hanno altresì nel 11. e così ne' seguenti. Il Da*
ti promise di dare al pubblico quattro altre Parti di orazioni , e cinque ne so-
no uscite, incominciando dall'anno 1716. (*) Egli inoltre avea in animo di ac-
crescer la sua raccolta di prose tutte fiorentine con più parti , difisa in pia vo-
lumi ogni parte, che avessero a contenere lettere discorsi, lezioni ec* e al suo
nobile pensamento e disegno si conformarono i continuatori dell' opera , talché
se ne hanno presentemente zxfxi. volumi* cioè vi. di orazioni» v* di lezio-
ai , II. di cose giocose » o sia cicalate » e IV. di lettere .
{*) Qaeitx pochi v«rsì non lono del grtinàe Apostolo Zeno dirò qui le^aendo retenpio
di ^01 Greco il i^nale Homeri versus esse negabat quos non probabat. Il Dat«> dic'e^U»
ftotndo eoo ad an errore del Fontanini, promise di dare mi pubblico quattro altre puf"
ti di orasioni/e qui prima di tutto usando l'eiprestione quattro alirt parti moitra di
credere clie il Bali pubblicaste tutta intera la parte prima, eppure questi non diede alla
luce ohe il primo tomo soltanto delia prima parte . In secondo luogo il Dati promise di
dare in cinque parti diyiia la Raccolta di Prose Fiorentine» e non gii cinque farti di
Orazioni, ed teca U sao stesit parole: »| Ella (la Raccolta di Pr. Fior. ) sarà divisa in
/
i34
8Ò di ricominciare a numerar le pagine da quelle della/n^oxione, laqua«
le il Ihiti avendo preposta al volume dopo averlo stampato, non avvertì
di apporre alle molte pagine di essti prefazione i numeri imperiali, come
usano dire gli stampatori, o romani, come dichiamo noi, cioè diversi
da quelli del rimanente del libro: e questi » come arabici e volgari, non
dovendo per buona regola incontrarsi con la qualità egerie nuova di quel*
li della prefazione, perciò i primi sogliono farsi di altra maniera , cioè
romani. Tal diligenza, che serve per comodo di chi nelle occorrenze
vuol citare le pagine A^Wt prefazioni con numeri diversi da quelli del li-
bro, non cammina, quando in una seconda ristampa la cartolazione, o nu*
merazione sì ^\xò fsLV tutta seguita, incominciando da capo. Il Dati fu
scrittore insigne, e di molta e recondita erudizione; ma perchè non poco
pensiero si ricerca in far bene i titoli ai libri, pare; che questo suo di
Prose fiorentine, patisca eccezione, e che meglio avrebbe fatto in chiamar-
lo, JDelle Prose di a$itori fiorentini ec. Parte prima ec. (a*) perchè non si
(«*) Della difficoltà di far bene ì titoli ai libri ser?e di prora lo stesso titolo
dato dal Fomanini a questa sna operii , chiamaodola , della Eloquen:^a Italiana il
nual titolo se patisca eccezione , ai è già più aopra veduto . Ai Dati ^ parve bene
d'intitolare, Prose Fiorentine ^ la sua raccolta, non solo perchè tatti gii aotori,
che la cooipoogono • erano fiorentini , ma perchè quelle Prose erano scnate in lin-
gua fiorentina e perchè recitate in Firen^tt e perchè una gran parte di quelle ver-
sava sopra soggetti fiorentini: circostanze tutte che egli non credette pienamente
contenersi nel titolo , Prose di autori fiorentini , come in quello di Prese fioren-
tine le ravvisava. Gli autori adunque, gli argomenti T idioma e il luogo liberano
da ogni eccezione quei titolo, e danno a conoscere con quanto più di ragione il
Pati lo applicasse alla sua raccolta, di quello che a solo motivo del Inogo, Cict*
rone intitolasse que' suoi filosofici ragionamenti , Tusculanamm Qnàitiennm t e il
Vescovo di Abrinca, Ueiio desse ai suoi il titolo di Questiona Menane m Dì Xri'
pi& parti, ed ogni parte in più volumi. La prima conterrà Ora%ionii ^ «eoonda Letterei
la tersa Ditcorsi, Lezioni, Trattati e Dialoghi di scienze, d*arti e di varia letttratu-
aioni, e non ha fatt'ato di molla precision di parolej ot veramente ci tuoI far credere
che cinque parti alibiamo dell'intera Raccoltaj e allora ritponderogli ohe non ne ah-
•hiam più di quattro, le qukli formano appunto i XVII. Voi . da lui nii poco più innanzi
sientovati. Né può Talere a sua ginttificazio&e il dire ohe aplla rìitainpa fattene dal
ve foritie: ,,Ma nella ristampa non si pensò etc. „ si lasciò dalla peana sfuggire un non
leggier erroie perchè il primo tomo della Raccolta del Dati nom e'era mai ristampato
quando fu scrittii questa Biblioteca, e nel 1716. si protoni a darò al pubblico il seeoado
Tolume della parte prima, UTa non si fece ana seoonda •disioao del primo tomo, il qoa»
le solamente è stato per la seconda volta stampato alloroh) 16. anai dopo la morto «Ul
Fontani ni la Raccolta tutta ristampossi dal Remondinl ia Venoaia aef 1751. in 4« Ma
per non essere io pure accagionato di quel fallo medesimo, ohe ia altri riprendo, omette-
re non voglio che tanto il primo tomo delle Prose FiorontinOt fnaato gli altri che do-
po il 1716. si diedero alla loco vengono citati per testi di lingaa: al eke aggiugnerò an-
cora che i continuatori si dilungarono alquanto dalla distribnaione che della sua Rac-
colta divisò il Daii, perchè nella /^rimn jparf e si proseguì, egli è vero, a dare le Orazio-
ni, ma la seconda in vece delle Lettere eontiene le Lezioni, nella terza non i Discorsi
o le Lezioni ec. ma le cose |^iocoie Ti stanno, e nella quarta aoa leggonsi roie storiche,
ma leftert .
l35
direbbe, Ptoie sanesij o lucchési^ né bolognési^ o veneziane, intendendoti
di Prose non composte in dii^letti municipali, ma nel toscano^ e comu^
ne de'letterati d'Italia (a*). Certo né il Doni alle Prose^ da sé raccolte
(pag. i4- €éUz. IT. ), né il Firenzuola alle sue (/?a^. 3o. «diis. viii. ),
diedero il titolo ài fiorentine. Veggo che il Doìce nella prefazione alle sue
Oiservaxiàr^j parlundo del nome della molgat lingua^ ai duole, che tutto
il pregio della medesima si Teglia ristrignere alla sola ventura del nasci*
Xìiento^ e non all'arte, e allo studio; e che in tal guisa non senza ingiurìa
ella si voglia ridurre ad esser piuttosto lingua di volgo municipale, che
del comune d'uomini eccellenti in letteratura, anche dopo essere stata es-
sa lingua innalsata dal consenso universale di tante famosissime opere
«I grado eccelso, in cui si vede risplendere. Pare, che il Datìj benché per*
sona modesta, e stimatricfìe ancora degli altri, fosse inclinato a tal senti-
mento; poiché in questa sua prefazione, molto erudita, aderisce a Tana^
gmllo Fabbro ( Monumenta veferis Antìipag. iS e/ 64. edit. III. roma* -
nae ), che giunse a tacciar Tito Livio di aver, come Padovano^ ignorato
il senso nascosto della voce latina classes in significato non solamente di
navij ma di truppe a cavallo. Però nella vita del nostro monsignor Filip^
pò del Torre vescovo d'Adria di chiara memoria, si accena ( Tomovi.pag.
Q2. in notis ad libri iv. caput xxxiv. ), che il Fabbro, in ciò fu saggia-
mente da lui confutato, e con applauso di Tommaso Farne nella nobile
edizione di Livio, fatta in Oxford nel 1708. Di più il Dati fa gran case,
che Ottavio Rirmccini avesse dato del forestiero in faccia al cavalier ilf a-
rlno per avere a lui suggerito, che in un verso della sua Arianna trage*
dia, meglio avrebbe fatto in dire la misera, che ìb, povera Arianna. Ma
Dante non forestiero, come il Marino, che per altro non fu cinese, ne
tartaro, nel senso stesso, non voluto dal Rinuccini e dal Dati^ usa mi^
sero, e non povero nel Canto I. e nel X. del Purgatorio; e oltre a ciò vo-
lendosi pure fi supposto mistero di questa voce povero s diversa da miserò^
é assai triviale, e notissimo a tutti, specialmente poi nelle parti venezia-
ne^ nonché in Roma, dovBy povero, e per segno di maggior tenerezza, 7^0-
veretto, diminutivo, si usa comunemente non meno, che in Firenze, in si-
gnificato affetuoso e compassionevole, e non tanto di povero di beni di for»
tuna. Per la qual cosa il volgo fiorentino in questo particolare non ha ve-i
run privilegio sopra il volgo di altri paesf: e così ancora potrebbe dirsi df '
non pochi altri termini, quale si é quello di Colombella, usato per vezzo;;
dal Chiabrera, senza avvertire ( come il Dati suppone ) che significasse,
una specie di Colombe salvatiche. Le Colombelle, che altrove col solo di-
stintivo di torrigiane, si chiamano come le altre^ e che in Romani dicono
steferé Luniiné abbiano Dltputdiienis CémalMensiSi di Lmgi FérMsmiot NectÉi.
PaUdans a imittiioae delle Noni Attiche dìGeliie: e abbiam per fine del vive»t.
ti noasignor Giernhéuisfa Pasttri le dotte lettere RéWisglUsi: seosa cbe aÌGai)e
siiri diai afitcdafeo s dare a si fiuti titoli la oioere ccetMod.
{a*) La ragione addotta dal FotttMnini per criticare il titolo di Prose Fiorentine •
oiilicaconira ri slfteoia di lai chiamando il dialetto toscano, comune de* Letterati
d'Italia: il ebs riene a dire che la liagaa, ia cai i saddetti Letterati d' Italia
scrivono iioa è itaUdrté ma Toumté •
^«éet
i36
- - Panegirico in lode di Luigi XIV. Re di Francia,
In Firenze aW insegna della Stella ^469. in 4- gran*
de. (d). * L. 4.
Panegirico di Ciason de Nores in laude della Repub-
blica di Venezia, In Padova per Paolo Mejetti iSgo*
in 4* 3«
palombelle dal l^ììno palumhes, sono minori dt* palombéicci , e dimestiche
e cittadine assai più, che salvatiche (a'*^); oltrachè il CAioirera presso il
Dati fa forza solo negli occhia ì quali senza tanti misterj e uelle Colom-'
hcy e ntWe palombelle, 0 Colombelle ^ sono i medesimi. Bisogna però con->
fessare^ che il Dati, uomo sincero» nell'opuscolo sopra V Obbligo di bea
parlare la propria lingua, si risente cootra i suoi proprj nazionali, perchè,
iìdati del solo nascimento^ trascurino il parlar bene» e disprezzino lo sta-
dio interiore delle regole, da lui credute necessarie allo scrivere pulita^
mente» come quelle» che si apprendono con Io studiare» e non col nasce-
re^ altramente in questo non ci sarebbe divario tra l'nomo dotto» e Tigno*.
Tante {i*)i e pur ci ha da essere. Sembra finalmente, che il Dati metta la
lingua volgare troppo sopra la stessa latina, e forse non senza sofismi {e*).
(«*) Può essere , che ia Roma le Colombelle sì chiamino iorrigìsne , come ia Ve*
ne\ia chiamansi torresane: mg in Fireni^e , e ìa buona lìngua dicoosi torra/»ole (*) \
anzi propriamente in Toscana \t Colombelle essendo salvatiche, don sonò quelle
che stanno per le torri, e quivi dette Colombi, ovvero Piccioni torrajaoU» Il
termine di torrigiani, come ia altro luogo si fa Tcdere, piacque tanto ti FoHiaaini,
che egli ne investi di sua testa gli stampatori Torresani , chiamandoli Torrigiani.
(b*) Certo è, che i Fiorentini di due secoli addietro , quanto tersi e pari nella
scelta e nell'uso delle voci, e nelle maniere del dire, tanto furono trascurati in
non voler soggettarsi all' osservanza e allo studio di quelle regole che son neces-
sarie allo scrivere bene, e che riguardano principalmente la coniugazione de' ver-
bi Ve perciò caddera in errori grammaticali, chiamati da loro idiotismi: il qual
Tiftio e difetto intesero di sradicare i granduchi de' Medici con erigere in Siena^
in Firenze ec. pubbliche cattedre di lingua toscana , destinandovi'profcssori di va-
glia e di abilità conosciuta . I buoni scrittori toscani di questo aitimi tempi co*
oac oltre allo stesso />tf ri, WRedi^ il Segnert/\ì Buonarroti^ i due Salvini e parec-
c(ii altri. bau conosciuta questa verità e se ne sono approfittati, confessando che
non basta il nascimento a volere scrivere purgatamente, mi che bisogna sggin-
góervi stadio e fatica •
' (c^) Benedetti cotesti sofismi , che a diritto o a tòrto Etano ad entrare per
tatto! Il Dati non mette nò troppo né molto la iingoa volgare sopra la latina
per via A\ sofismi; ma solamente dice che in questa scriveremo sempre imperfet*
umente, con tutto che ci duras^mo grandissinu fatica; • cheia quella, cioè
acilt volgare, si trriverà fiiciimeote tilt perfezione.
'(i) Se è Panegirico, è certameate tnchc in lodai viwM.tk afmiunttvi di suo
capo dal Fontanini. U Dati lo ha intitolato, Paa^ginco eUié^ inSttstà cristianis^
C^) GUccbè rettttittimo Ì?tfno li% volatOiCorfegget*. ti F9ntnHÌni\\ Torrigiane da.
lai usato in V«ce di Torrajuole poteva eorréj^gerli aficort qutl Pa/omfraece parolaia qiu-
la egualmaate elia il Palotnhelli ti userà in Roma 'dal voTco mt non da quelli cbe vor*
rtBB9 parlare ia bnena lingua, da' quaii in vece Aimti ColomkBtU t Colombacci,
Orazione di Monsignor ^Ciovanni^ Cuidìccioni (Ve-
scovo di Fossombrone^ alla Repabblìca di Lacca, con
alcune Rime del medesimo. //i Firenze [pel Torrentino)
1 558. in 8. (i)(*). L, 3.
Orazione di Monsignor Giovanni della Gasa ai Vene-
ziani contro a Carlo V. Imperadore. Sta con le altre
nelle sue opere volgari delV edizione di Egidio Menagi^,
fatta in Parigi per Tommaso Ioli 1667. in 8.
Orazione di Ansaldo Geba nella incoronazione di A-
gostino Doria Duce della Repubblica di Genova. Irk
Genoi?a per Giuseppe Pavoni 1601. in ^ (2,) 4**
Orazione di Francesco Panigarola in morte di Garlo
Borromeo Cardinale di S. Prassede (dipoi Santo^. In
Firenze presso il Sermartelli i585. in 4- 4*
Orazione di Diomede Borghesi in persona ( o nome)
dello Studio Sanese. In Siena per Luca Bonetti 1590;
in 4- 4*
(i) Questo buon prelato piagne ne'suoi versi le disgrazie d'Italia. Il di*
Tulgatore è Lodovico Domenichi, e VOrazione sta puie con quelle àeXSan»
sovino.
(n) Questo titolo, Duce, in prosa non è b«^n detto per Doge, nome an«
tico e già ricevuto per Prìncipe, e Capo di Repubblica, e non pure dai più.
accurati scrittori veneziani, tua da altri similmente. E benché in carta si
dica talvolta anche Prìncipe; nientedimeno suol dirsi comunemente Do*
gè, e non Duce, almeno da clii si pregia di scrivere senza affettazione, o
con qualche maniera di pulitezza. Laonde essendosi letto un foglio di
certa accademia sopra il Doge San Pie/ro Orjeo/o^ dal solo vedervjsi scrit*
to Duce ben quattro volte, e non mai Doge, sì concluse, che la dettatu-
ra del foglio non potea venire da scrittor Veneziano,
simd di Luigi XIV, Re di Francia e di Savana \ e il titolo cosi sta bene , ma
il suo riformatore lo ha guasto . Daniel Cossonio» che fu consolo a •Smirne per
gli Olandesi , in una sua lettera al Magliabecchi , reca un giudicio poco favo-
re vele a questo Panegirico del Dati , dicendo ( Epittol, Bolgar. ad Magli akeeh.
tum. n. pag 509 ) che :' autore era stato maie informato di molte cose e che
scriveva troppo passionato, perchè era beneficiato da' Re di Francia. Nelle cen*
aure, poste in fine del Panegirico , il D ni vien però commendato per oratore
•passionato ed ingenuo: ma ad un O'andese , qua! era il Cos^oniOf non è roara-
viglia, che sia poco in grazia la memoria del Re Lodovico X/F. Negli aanali e
aell' /irofitf metallica del suo regno se ne veggono le ragioni.
{*) Il Guidiecioni avendo nella Repabblìca di Lucca conotcinti molti dìtordini i
<{uaIipoteTano arrenarle gran danno non queata Orazione che non fa però recitata , •
per cai riaU fa egli ric«nipen»ato interna a'Lnocheii a coafervarfi nella loro libertà.
i38*
- - Orazioueiutorao agli onori, e a'pregi della. Poesia
e deir Eloquenza . In Siena per Luca Bonetti iSgò.
in 4 iOf^)* L. 4.
Orazione di Bernardino Tomitano, recitata per no-
me dello Studio Padovano nella creazione del Princi-
pe di Venezia Marcantonio Trivisano. In Venezia per
Giovanni Grifio i554' m 4* ^*
Orazione di Pier Basadonna in morte del Patriarca
( di Venezia Pierfrancesco)Goutarini. /ri i^^/iezia al segno
del Pozzo presso Andrea Arrivabene i557. in 8. [b). 3.
Orazione di Baccio Baldini^ fatta nell'Accademia
Fiorentina in lode di Cosimo Medici Granduca (I.) di
Toscana. In Firenze per Bartolommeo Sermartelli 1574
in 4* 4-
Orazione di Vieri Cerchi delle lodi del Granduca di
Toscana Cosimo IL recitata nell'Accademia degli Alte-
rati. In Firenze presso i Giunti i6ai. in ^^ (a). 6.
(i) L'autore, ch^ la dedica a Luigi Ranieri, tocca per centro più cose
intorno alle antichità veneziane.
(2) Essendo&i fin qui registrate Orazioni in tutti i generi, e particolar-
Inente in lode di principi e gran personaggi^ ora^ poiché le vite d'uomi-
ni illustri in lettere si leggono volentieri, e le orazioni in lor morte ne
contengono buona parte^ di queste se ne porteranno alquante delle più
degne di particolar memoria, e potranno servire ad illustrar non poco l'i-
storia letteraria.
{a)'*Ora\ìone da lai medesimo recitata nello studio pubblieo di Slena nel priiN
cipio della stia lettura ( di iiogaa toscana ). In Siena per Luca Bonetti i y 8^. in 4*
La grande stima, in cui era generalmente il Borghesi, Ecce che a lui conferita
fosse dal granduca Ferdinando L nello stadio di Siena sua patria una lettura di
lingua toscana e questa fu la prima che in tal facoltà eretta fosse, sostenuta,
per quanto y visse , da lui con singoiar decoro ed applauso .
(^) L'Arrivatene nella dedicazione di questa Orazione a Pietro Quirini tcsco-
TO di Concordia, chiama il Basadonna, giovane di gentilissimi costumi e dottri.
sa. Questo gentiluomo veneziano, figliuolo di Luigi, mori nel Luglio dell'anno
If7a. A lui è debitore il pubblico della Oraiione funebre di Paolo Paruia in lau-
Ì€ de* morti nella vittoriosa battaglia con tra i Turchi, seguita a Cun^oiari f anno
Xf7i ai 7. Ottobre; che tale è il titolo d'essa stampata in Venexia appresso Bo-
Ugnino Zaltiero 1571. in 4. Le Orazioni del Tomitano e del Basadonna, ripor-
tate da Monsignore, stanno nella raccolta del Sansovino : il che doirera Monsl.
gnore avvertire , come avea fatto di quelle del Tolomei del Guidicciohi e di al-
tri • Quella del Potuta vi fu aggiuntataci volume I. della edizione del S alleato .
Idi)
CAPO V.
Orazioni funerali in lode di Letterati.
w razione di Frate Angelo Castiglione da Genova Car-
melita nell'Esequie del Vescovo ai Verona Giammatteo
Giberto, detta nel duomo in luogo di predica. Senza luo^
go o altro frontispizio in 6. (i) {a). L. 3.
(i) Fu recitata nel giorno di S. Sihestro del i54'3- subito appresso alla
morte di sì gran yesco.vo^ seguita nel giorno avanti, che fu il xxx. di Di-
cembre, essendosi poi fatte le grandi e solenni esequie con la deposizione
del corpo ai a. di Gennajo con sommo lutto e concorso di tutta la città,
per le sue alte virtù celebrate negli scritti de' valentuomini di quel tem-
po» e da tutti avute in somma venerazione. L'Orazione da un tale, che
sotto il titolo nella breve prefazione ai Veronesi^ dinota se stesso con la
sola lettera iniziale Z fu scritta furtivamente in tempo^ che il padre Cor»
stiglione l'andava pronunciando (6'^). Quindi è, che il medesimo divulga^-
tore chiede per grazia, che gli errori sì perdonino a lui, che la scrisse in
fretta, e che, per far piacere al pubblico, non ebbe, come dice, tutto il
dovuto rispetto al nome del dotto ed eloquente padre Angelo^ il qual die*
de il ritratto dell'animo^ siccome il pittore Antonio Badile vi aveva espres-
sa l'effigie del corpo. Altra orazione latina in questo medesimo argomento
fu fatta dal^canonico^Ja/TioFuma/zO^ il quale, per detto dìGirolamo dalla
Corte, a tutti cavò le lagrime. Ella si trova stampata negli opuscoli del Pa-
dre Luigi Novarini ( Istoria di Verona tomo II. lib. xx.pag. 723. ) . Ma
io credo, che questa del Castiglione in lingua volgare e in semplice stile
cavasse le lagrime, come atta a farlo generalmente assai più, che l'altra
latina dis] Eumano (pag. SLOÓ.num. ^6i>) délìtkquBl soia^ recitata due
giorni dopo^ il Corte ebbe notizia presso a cinquanta anni dopo il transi*
to del Giberto. "L'Eritreo nella Pinacoteca III num. lxxi i i . fa gran ma-
raviglie, che Silvestro Pietrasanta Gestita per comporre l'Orazione ia
(a) Quasi tatto quello che qui si dice da Monsi|(aore intoroo ali* Ore^iene di
frate Angeh Castigliem e alle lodi del vescovo di Verona Gibérti, è ana ripeti-
iMooe di quanto è stato , non ha gran tempo, pienamente esposto da chi rac*
colse e pubblicò in Verona presto Pitrantonio Bcrni nel 175). in 4. l'opere di
quel prelato , non to te più in bontà di vita , o più in dottrina eminente . Pare
a me che non sia cota oiolto lodevole, infingerti d'ignorarci libri modernameA«
te stampati , e poi tenu citarli, valertene, e farne uto, ove ciò gli torni ia
acconcio .
{h*) Nonto te m'inganni, ma può ettere, che qacg^, cai piacque qui dint*
tarsi con ia tola lettera Z , aia ttato Pierfrancesco Zini « sacerdote allora e poi ca-
nonico vcrooete, uno dei famigliari del Gitenii a onor del quale scrisse quell*
aureo opuKolo , Boni Pésuris txsmflam. Per molti libri il nome del caaontco
ZirÀ è tamoto •
*"■■■■ irjsa
I ■..* ^' ' ■'<■!■
morte deirimperador Ferdinando II. non aveste arato piil tempo di sei
ore del giorno antecedente al funerale, da farsi in capelia pontificia. Il
nostro Fabio Pdólini n*ebbe assai meno per far la saa in morte del Pa«
triarca à^ Aquile] a Giovanni Grimaniy poiché la compose la notte avan-
ti (a*): e Marino Becichemo n*ebbe forse meno del Paolini in farne una
nel solo spazio di xx. ore in morte di Qiambatista Scita ^ poeta illustre»
da lui tosto recitata a grande uditorio nella ghiesa di santa Maria For^
mosa di Venezia (b*)\ onde il Varchi fu più fortunato, che per fare la
sua in morte di Stefano Colonna^ ebbe tempo due giorni, e altrettanti
Fabio Paolini in compor Taltra de Doctore humanìiatis, nìa assai più.
Giovanni Vazmotta^ che in cinque giorni scrive di aver fatta la sua pel
cardinal Sirleto, Prima di tutti Celio Calcagnino ne fece una estempora"
le in morte di Ercole Strozzi. Da queste orazioni si vede^ che il Varchi
non ebbe quelle grandi strettezze, che spaccia per onor suo nella Vita di
Francesco Diacceto pag. 198. per questo capo di aver composta in meo
di tre giorni un'orazione in morte di Lorenzo dei' Medici duca di Urbino.
Il medesimo a un di presso può dirsi del Castiglione. Narra egli in que-
sta sua Orazione^ che ne' due anni precedenti erano morti due santissimi
Cardinali^ Fregoso e Centanni. Che ninno ardiva lodare il Giberto, per>-
che abborriva ogni umana laude, e che in cento prediche, da lui recitate
tre anni prima in sua presenza, egli non osò mai dargli un titolo di ono-
re. Che sotto Leon X. e Clenxente VII. faceva tutto, ma con raro esem-
pio di somma umiltà e moderazione. Che nella notte, in cui Clemente
Vii. suo Signore fu fatto Pontefice, non si commosse quanto una mura-
glia, e averglielo giurato lui stesso. Che non volea la dignità di Vescovo,
ma che glie ne fu fatta coscienza. Che visse in quella xvi. anni, e che in
tutta ritalìa e fuora non vi era uficiatura simile a quella del duomo di
Verona, e che Tabito del clero in tutta la Cristianità non era sì modesto^
come ivi. Che siccome santo Ambrogio nominò san Simpliciano per suo
tucoessore nel vescovado, cosi il Giberto^ senza che ninno il pensasse, vi
nominò Pier Contarini non senza gran confusione di questo, sperando
egli, che la Sede Apostolica lo approvasse per le sue gran virtù, esaltate
dall'Oratore. Ma non facendosene alcun motto nella serie de* Vescovi di
{a*) Per determinare , chi di lor dae , Pieirdsanta o Peolimì , avesse più tem-
po, biiognerebbe saperle stagioni, netlc quali ciascun di loro ebbe l'occasione
di compor VOrM\ione\ poiché se il Pietrasanta It fece di Giagnoe il Paolini di
Dicembre, la notte del Paolini sarà stata più lunga é. ore del giorno anteceden-
te. Anche da questo s'arguisce l'abito di Monsignore in chimerizzar sopra tutto.
Ma più strano è ciò che^ egli nella Ciunta ai detto luogo soggiagne .
. (^ V Nell'Italia non ci è notte cosi lunga in tutto il tempo deli' anno che ar.
rivi alle ly. ore, non che alle 10. Come dunque MI Becichimo ebbe meno di
tempo che il Paolini , se questi non n' ebbe più d' una notte e quegli n' ebbe zo
ore r L'osservazione è del dott. Baroni . Almeao Francesco Scandio , ^iuriscon-
sulto milanese , confessa di aver composta l'orazione in morte del cardmale Ro*
berto Nobili , nipote di papa Giulio III. in una notte e in tutto il giorno se-
guente» una nocte , aihihiia integra sequenti die* Per altro in somiglianti occasio-
ni suole meschiarsi ed entrare un poco di ciarlataneria e molti ne saran meco
di accordo ; poiché taluni hanno l'arte di farsi (festinare il carico deli' Orazione
i4i
Veroni presso TUghelli {Italia sacra tùm. V.pag. 988. tdit. no^ae ) do-
ve al Giherto segae immediatamente Pier Lippomano, io non saprei dir*
ae altro (a*). Parlano del Castiglione Raffaello Soprani e Michele Giusti^
niani negli Sprittori Liguri. Per colmo delle glorie del Giberto basti il
dire, che S. Carlo Borromeo nel governo della sua Cliiesa di Milano si
propóse di seguitare gl'istituti e le regole del Giberto ( // Giussano nella
Vita di San Carlo lib. 1 pag, 34- - cap. x 1 1 . pag. 4%. - libro II. cap. II.
pag. 53. ediz. I. di Roma ). Tra le Prediche de'Teologi illustri, divulga-
te da Tommaso Porcacchia n*ò un* altra del Castiglione, da lui fatta nel
duomo di Milano nel i553. per consolare alcuni, i quali subito dopo la
Predica doveono pubblicamente abjurar Teresia» nella quale in quella
funesta e pericolosa stagione erano sventuratamente caduti.
fbnebre» primachè sia spirato l'iafermo gii ridotto ali* estremo; e prevalendoti
di ^el tempo , milantano poi di averla compotu a precipìzio nel breve tratto
di aaa notte o di una mezza giornata . Quel curioso libro di Giovanni Burcardp
Mtnchinio^ intitolato, ig Charlauntriéi truditorum, di quanto sì potrebbe ingros-
sare . oh di quanto!
(à*) Io ne dirò qualche cosa. Carlo Gualurux^i dtFano, ano degli esecutori te-
stamentar) del Gibeni , scrivendo a Monsignor Lodovico Beccatelli in data di Roma
ai 10. di Luglio if6o. si duole primieramente della comune perdita di £«i^i Prìuli^
9» quando appunto , dice egli , sperava potermi rallegrar seco della promozione di
lui alla chiesa di Verona ^ secondo quello che già N^S.tiera lasciato intendere,,.
Parlando poscia della vacanza di quella chiesa per la morte , non del Gtkeno »
ma di Agostino Lippomano nel Luglio del iff^* >l ^^^^ ^ dato per successore
frt Girolamo Trivisano non prima del Gennajo if6i. soggiucne il Guaiteru\\i
nella detta sua lettera : ,• M, Pier Contarini volle tentare \ ahr* ieri sua venti^ra
„ e andò da N. S. con la copia di alcune lettere di monsignor Giberto avute da
„ me, nelle quali si facea menzione di averlo eletto successor suo io quella chic*
„ sa : ma sua Santità lo trattò in modo , che si pentì di esservi andato » dicea>
„ dogli di aver sempre avuta buona opinione di lui per lo passato , ma che per
„ i* avvenire ae crederebbe quello , ohe credeva degli altri Chietini : le quali pa«
M role furono cosi pubbliche, che egli n'è divenuto la favola di ognuno. Co^
„ fa chi mal si consiglia ec.„ Questa lettera sta alla pag. 159. di un testo a pen*
na nella libreria del senator /^ro^p Soran%p, contenente più lettere del medesimo
Gualterui^i all'arci v. BeccateliiM^, di là a poco il Papa per dar qualche consolazione ai
Contarini» lo nominò vescovo di Pafo ; della qual chiesa -non molto tempo e*godette »
poiché dopo ) anni nel i fé), venne a morte. Egli era d'una delle principali famiglie
della repubblica. Suo padre fu Zaccheria cavaliere e suo avo Francesco dottore ed isteri-
co . Al suddetto Pietro dedicò Pierfrancesco Zini la versione latina del Comentario
neWEsamerone e di alcune Orazioni dì S. Gregorio Nisseno ( Veneti apud Aldi fiUos
ifn* in t.): ove si diffonde nelle lodi del Giberti già morto, e in quelle del
Contarini* Quel Luigi Friuli ^ che morì in Roma nel iféo« destinato dal Papa
al vescovado di Verona^ fu insigne per letteratura e ^'leppiù per una soda pie-
tà, che regolava tutte le azioni della sua vita . Nella libreria Soran^o mi è occor-
so di osservare molte sue lettere, che per tutto spirano pietà e religione . Fu gran-
de amico dei cardinali Contarini, Bembq,^ Sadoleto e Polo, è con queat^nltl-
moandò in Inghilterra e vi sutte siao tìla morte di lui che lo istituì commis-
sario ed erède nel suo testamento d«l dì iv. d'Ottobre if^S. ma qui non è luo-
go di ripetere con qnal esattezza il PfiiiU soddiifàcesse ai legati e con qaal gran-
dczia d'aniao i'estdità licaiasse^
-f
/
14^
Orazione di Benedetto Varchi in Ynorte del Cardinal
Pietro Bembo (da lui recitata neir Accademia Fiorenti-
na). In Firenze presso il Doni i5^6. e i65i.in^.(a). L. 4»
• - E con quelle ancora del Sanso^^no.
Orazione di Sperone Speroni in morte del Cardinal
Bembo. «Sfa con quelle dello Speroni^ ma scorretta e man^
cante infine; onde ha bisogno di emenda in una nuo^a
impressione delle sue opere, (i).
Orazione di Cosimo Bartoli in morte di Carlo Lenzo-
ni. Sta dietro alla sua Difésa di Dante.
.. - Orazione recitata neir Accademia Fiorentina neir
Esequie di Pierfrancesco Giambuliari. Sta infine delV
Istoria del Giambuliari.
Orazione di Michel Capri Calzajuolo in morte di
Giambatista Buonarotti. In Firenze per Bartolommeo
jSermarteÙi iS6i. in 4* 3*
Orazione di Giammaria Tarsia nell'Esequie di Mi«
che)agnolo Buonarotti. In Firenze presso il Sermartelli
r564* in 4- 6*
Orazione di Benedetto Varchi nell' Esequie di Mi-
chelagnolo Buonarroti. In Firenze presso i Giunti i564*
in 4* ^*
(1) Questi due yaleatuomini, il Varchi e lo Speroni^ non credettero di
dover disonorare» ma onorare dal canto loro la chiara memoria del Car-
dinal Bembo, tatto, airopposto di quanto in oggi si Tede praticato da al-
jbriy con aUJbuirgli cose , che egli neirnltìma sua volontà non riconobbe
ner sue (i^). Le lodi dello Speroni lodatore del B^mbo^ furoiio poi cele-
brate in latino da Antonio Riccobom.
{a) Ls edizione del i ; 46. presto il Poai sta con firontiipizio a parte dietro la
^aa raccolta di Ord\iì»ni di diversi » impressa nei medesimo anno , e da me più
^opra rara memorata • La data di questa edizione è secondo lo stile fiorentino, poi-
che, secondo il comune, la morte del Bgmi^ aTYcnne nel Gennaio dell' i^nno
i{47. Non so poi che il />•«{ abbia ristampata la detta Ora^ìon< del Varchi nel
I5fz. In tal anno è bensì imptessa in Fireni^e na'Oraxione del Varchi ^ maquc.
Sta è io morte di GiamBatina Savetlo e non del cardinal BtmH , e la stampa
non è presso il /7#oc ma presso \\ Gittnti.
(b*) A sifo laogo si £ira toccar con mano, se veramente si sicno cose del car-
dinal ^4mh npMifitima sua volontà non riconosciate per sue , e ad onta e mal*
grado suo atrrìbuitegli in quaklie moderna risfa^ipa.
Orazione del Gavalìer Lionardo Salviati in lode del-
la Pittura in occasione dell'Esequie di Michelagnolo
Buonarroti. Sta con quelle del Sahiati pag. 87. (*)•
--Orazione recitata per l'Accademia Fiorentina
nell'Esequie di Benedetto Varchi. Sta in quinto luogo
tra quelle del Sahiati.{i).
- - Orazione funerale delle lodi di Pier Vettori, Se-
natore e Accademico Fiorentino. In Firenze presso i
Giunti i585. in4.{**). L. 5.
Orazione funerale di Pierfranceseo Gambi delle lodi
del Gavalier Lionardo Salviati Accademico Fiorentino.
In Firenze per Anton. PadoQani iSgo. in 4. (a). 4.
Orazione di Alberto LoUìo in morte di Bartolom-
ineo Ferrino. Sta con quelle del Lollio.{^){a).
(i) L'autore prima di darla in luce avendola mandata a rivedere ad
Annibal Caro , questi gli fece 1' amica e oltremodo saggia censura^ che si
legge neir ultima delle sue lettere di stampa à' Aldo ^ secondo la qual
censura il Sal\?iati corresse la sua Orazione ^ come dal confronto si rico-
nosce. Il Caro stesso rivide ancora YErcolana del Varchi , per quanto ap>
parisce dalla mt^esima lettera e da altra delle antecedenti (b^) i le qua-
li cose io non trovo , che sieno state prima osservate .
{2) Di fuori si dice dedicata a Sisto V, ma il Salviati per maggior atto
di riverenza la indirizza al Panigarola , acciocché egli la presenti al
Pontiefice. In principio vi è il ritratto del Vettori^ intagliato in rame .
(3) Appresso al LoUio , Bartolommeo Ricci parimente ne fece un' al-
tra j ma in latino.
(4) Leggo neifa prefazione del Dati alle prole fiorentine, che anche il Caro
soggettò alia ceogura del Varchi i suoi componimenti : nelle sue lettere osservo,
che la sua Apologia fu riveduta dal Varchi : cosi le rime del Guiiiccioni , e del
conte di Camerario passarono sotte la censura del Caro : e le lettere del Caro fu-
rono da lui rimesse al giudicio , e alla scelta di Paolo Manu\io . Non mancano
simili esempi. 1 grand* uomini , quanto più sanno, canto più modestamente
sentono di sé : i mediocri ingegni sono ì più prosuntuosi , e Se talvolta comraet.
tono air altrui giudicio le cose loro, lo fanno con animo di trarne lode: e quan»-
to a questa aprono e stendono pronti l'orecchio» tanto lo chiudoa ritrosi , e io
abbassano alia censura, che in luogo di ringraiiamentr, incontra spesso disgusti.
(Jb*) t\ Lollio la indirizzò ai cittadini ferraresi ; ma nella prima edizione, fat-
tane separatamente, e da me altrove accennata, cg(i la indirizzò a Lilio GregO'
{*) Qaesta non fa im^reiia tutta intera nella Raooolta- 4el jRass» come ci aiiicara il
Èravtttl il qukie tiene in ^ran cento un* altra edia. che prima se n'era fatta in Firenze
nella 8tam^ Ducale il 1664. >" 4- <!®^ titolo - Oranione di Lionardo Salviati nella mora-
te di Mìehotagnélo Buonarroti - In ^ uetta oltre alla dedicatoria del Salviati ìmf^^atì
un esordio pia lun|fO di quelle che è nell'altra edit., e i'Oraaion« .stessa ^pi& langa dir
^uasi sei carte.
C^*) Aapportui dU Br^vttti fra i libn di Groiea.
i44
Orazione di Pier Segni, Cognominato nel? Accademia
della Grasca TAgghiacciato, recitata da lui nella det-
ta Accademia per la morte di M, Jacopo Mazzoni. In
Firenze per Oiorgìo Marescottì iSgg. in 4. Sta pure tra
quelle del Dati. (i). L. A.
Orazione in lode di Torquato Tasso, fatta neirAccad.
degli Alterati daLorenzoCiacominìTebalducci Malespi--
ni. In Firenze per Giorgio Marescotti i SgS. in 4. {^){b). 4.
(1) Oltre a questa Orazione del Segni in morte del Mazzoni, un' altra
latina ne fu recitata in Cesena da Tommaso Martinelli suo genero , che
la dedicò al cardinal Pietro AldobrandirU , e fu quivi stampata da Fran^
Cesco RaQcriQ nel 1598. in 4* H Mazzoni^ al dire del Segni , fu neirAc-^
cademia della Crusca detto lo Stagionato; ma io leggo altrove , Stazzo-^
nato 9 in latino aitrectatus: cosa propria deìlei pasta (a*) . In essa Accade-
mia egli recitò due Lezioni^ mentovate dtil Martinelli e dal Segni, le qua-
li si trovano scritte a penna» e sono intorno al bere e ai brindisi degli an-
tichi sopra questo verso deir^no5/o nel Canto xxix. stanza 22.
Non era Rodomonte usato al vino .
I due cardinali Aldobrandini riputando somma lor gloria il favorir
la virtù ^ gareggiarono in esser protettori de' gran letterati ^ come Cintio
del Tasso , e Pietro del Mazzoni . Da per tutto , ma principalmente
in Roma, è desiderabile , che non manchino questi nobili esempj •
(2J Anche la presente Orazione si legge tra le prose del Dati ; ma in
in questa prima edizione ci è la dedicatoria a D, Giovanni dt* Medici p
rio Giraldi • Notabil divario passa fra V aaa e l' altra edizione : talché a chi si
fermasse sai solo esordio dell' orazione, potrebbe parere, che i] Lollio , non »na»
ma dne ne avesse* composte in morte del Ferrini. Molta» nu non tanta diver-
sità si osserva similmente tra l'altra orazione del £o//ia nella morte di Marco PiOp
stampata nel quinto luogo con 1' altre sae , e quella, che separatamente fu im*
prcMa dal Giolito nel if4f. in 4.: il che dà a conoscere, quanto dificilmente
si appaghino de' propr) parti coloro , che scrivono all' eternità •
(a) * ' • ' E ivi per Filippo Giunti 1596. in 4.
Un'altra edizione fatta in Milano in 8. ne vien riferita dal sig. canonico Sai*
vini ne' suoi fiisti consolari pdg. 167. Il Gincomini in questa orazione nomina
come maestri del Tasso nella eloquenza lo Speroni , e 1 Sigonio ; nella filosofia il
Pendasio : e nella poesia Bernardo suo padre, dicendo in oltre, che per lo stile
egli si compiacque grandemente nell' immitazione del Casa .
(h*) Stando il Fontaninf {ermo su questo suo pensamento, può essere, die* egli
in una sua al Mragliabechi , stampata con altre sue ( Claror. Venetor. ad Maglia^
hech, epist» tom, I. pag, )oé. Fior, 174;. ii 8 ) che il Segni prendesse nn home
per 1' altro. Ma il Segni dovei ben sapere , se il Ma^^oni si cniamasse nella Gru*
•ca lo Stagionato , col qual nome Io chiamò nella orazione redtau nella stessa ac-
cademia , dove il l^a^ioni erasi cosi nominato ; e do?ea ben saperlo anche Ba^
stiano de' Rossi , segret. della medesima, il quale ( secondo l'avviso , che ne tengo
dal sig. Baratti ) nel}a lista degli accademici della Crusca , mandata da lui a
Gianfilippo Mdgnanini in Ferr4r4 ^ 4ì^c ; M» Jacopo Ma^{oni cognominato lo
^y^
145
Orazione in morte di Torquato Tasso, fatta da Lorenzo
Ducei. In Ferrara presso il Baldini 1600. in 4. L* 4*
Orazione di Scipione Ammirato in morte di Torqua-
to Tasso. Sta negli Opuscoli delV Ammirato tom. II J.
P^g 499 (0- . ^ . 1.
Delle lodi di Piero degli Angeli da Barga^ Orazione di
Francesco Sauleolini Fiorentino, recitata nelTAccade-
mia della Crusca. In Firenze per Giorgio Marescottì
1597. i/^ 4- 4-
Orazione di Ciambatista Strozzi in morte di Piero degli
Angeli da Barga (recitata nell'Accademia Fiorentina nel
1598 ) Sta con le Orazioni dello Strozzi (0»).
Orazione funerale di Frate Giovanni dalle Armi, Mi-
nore osservante, in morte di Frate Francesco Panigaro-
la Vescovo d'Asti, In Firenze per Giovanni Antonio Te^
sta 1 595. in 4- (d)' 6.
con un poemetto dì Alessandro Rinuccini . Di questa Accademia degli
Alterati ci da' contezza il signor canonico Salvini ne' suoi* fasti consola-
ri pagina 2o3.
(j) Oltre a queste tre Orazioni italiane, fatte in morte del Tasso ^ an-
che Lellio Pellegrini^ pubblico professore di filosofìa morale nello studio
generale della sapienza di Ronuiy e lodato daìV Eritreo nella Pinacote^
ca 1. ne fece un'altra Ialina in obitum Torquati Tassi, poetae et philoso^
phi clariisimi^ quivi stampata da Guglielmo Facciotto nel 1597. ^^ 4* ^^1
ritratto del Tasso in principio, dedicata a Jacopo Davi vescovo ebroi^
cense^ e poi cardinal di Perrona, a cui per altro il Pellegrini Tavea già
data a penna in tempo del suo ritorno in Francia dopo seguita la ribe-
nedizione del re Arrigo IV. dicendo però il medesimo Pellegrini di te-
mere il paragone di quella, che il Perrona stesso avea fatta in morte del
famoso poeta francese, Pietro Ronsardo . Forse ni un letterato ebbe mai
cotanti pubblici onori di iunerali orazioni, come il Tasso.
(a) rie' fasti consolari del sig. canonico Salvini pag. 289. si trova la
Fìta latina dei Barga, detto anche Angeli AngeliOj e Bargeo, da lui me-
desimo scritta.
Stagionato : e nella Hita che tiegae de* nomi vacanti in nomerò di 41. non si leg-
ge mai . Siai\onato , cioè Malmcaato , in latino attrcctatui come lo spiega il Vo-
cabolario donde il Fontanim ne prese l'interpretazione latina. St poi questo ter-
mine, ovvero l'altro sia più proprio della pasta, non vo'qni entrare ad esaminarlo.
(4) Questo frate Giovanni daiU Armi era bolognese , e per lo spazio di anni
▼enti cl>bc per maestro U Panìgar^id , e ne fu indiviso compagno . Si possono
dunque prender dà questa orazione buone e sicarc notizie dcUa viu di quell* ec-
cellcave oratore e religioso prelato*
Tom, I, 19
i4^
Delle lodi di Filippo Salviati, Oraziani di Nicolò Ar-
righetti Accademico della Crusca, cognominato il Dife-
so da lai pubblicamente recitata in essa Accademia. In
Firenze per Casimo Giunti lòi^. in 4. (i). L. 6.
Orazione funebre in lode di Bernardino Baldi da Ur-
bino Abate di Guastalla, fatta da Marcantonio Vergi-
Ij Battiferri. In Urbino per Alessandro Carpini 161 7,
in 4- (^)- 4*
Orazione del Borioso Accademico Filomatoin morte
di Francesco Piccolomini, Filosofo chiarissimo. Sta con
la Narrazione delle sue Esequie^ fatta da Domenico Me^
schini^ e stampata in Siena per Sahestro Marchetti nel
160S. in 4. 5.
Orazione funerale dcll^Accademico Ardente (Scipio-
BeBuonanni) recitata in lode del Gavalier Batista Cua-
lini nelKAccademia degli Umoristi. In Roma per JacO'»
fo Mascardi i6i3.m4 (3)-
Orazione per l'esequie del Dottor Celso Cittadini^
recitata nelKAccademia de'Filomati da Giulio Piccolo-
(i) Meritò poi VArrìghetti di esser giustamente ancor egli lodato eoa
altra Orazione da Carlo Dati .
(2) Il canonico (e di poi arciprete) Crescimheni in tempo della santa
memoria di Clemente XI scrisse diffusamente la vita del Baldi^ rimasta
nella libreria Albana .
(3) Segue da sé la Relazione deWApparatOy scritta da Vincenzio Bu^
zio, e stampata in Roma dal Mascardi i6i3. in 4* * Giano Nido Eritreo,
eioè Gianvittorio de* Rossiy nell'Epistola x. del libro II. tra quelle a' di-
versi, ringrazia Alessandro Tassoni per avere insieme con monsig. Anto^
nio QuerengOy preferita V Orazione latina di- esso Eritreo in morte del
Guarirli a questa del Buonanni, da lui con anagramma chiamato Nabon»
nuSy siccome per Valsianus ^ intese Gaspero Sahianiy gran lodatore dell'
eraeion del Éuonanni. Quella AbW Eritreo è la x. tra le sue xxi i. lati-
ne* Il Guarinl è da lui detto Guerrinus^ e Guerini da Udeno Nisieli: nel
qual modo i Provenzali^ e i Toscani, particolarmente Fiorentini, per pro-
prietà di dialetto scrissero Nerbona, Loterìngo, e Catelano, per Narbo^
luij Lotaringo e Catalano, e Lazero pure o Lazzero, per Lazaro» Indi all'
opposto, Sanese per Senese, sanza per senza, saàuUico per selvaggio, o
eome suol dirsi ancora, selvatico: e Salvestro pei Silvestro. Ma un altro
per fare la scimia di questi ha ridicolosamente affettato di scrivere con
nuova t\eg2iXìzsL , feudetariOy e non feudatario , come si dee scrivere, e si
•crive anche dall'accademia della Crusca t
147
miai, lettor pubblico della Toscana favella, ai xv. Mar-
zo lònj.ln Siena presso il Bonetti i6a8. in 4* (i)' L. 4-
In morte di Girolamo Aleandro, Orazione di Oaspe-
ro de Simeonibus, detta in Roma nell' Accademia degli
Umoristi ai xxi. di Dicembre i63i. In Parigi per Seba^
stiano Cramoisì Stampatore del Re i636. in 4* 6.
Delle lodi del Commendatore Gassiano del Pozzo, Ora-
zione di Carlo Dati. In Firenze alVinsegna della Stella
i664- ^^ 4* (^)* ^*
(i) Monsig. Agostino Mascardi , il quale nella sapienza di Roma lodò
pure il nostro Aleandro^ morto ai ix. di Marao del 16^9. con la vi. del-
le sue DissertaziofU romane^ stampate in Parìgi dal Cramoisì nel anno
i63q. in 4* dedicò la presente Orazione a Francesco Augusto Tuano^ pri*
mogenito di Jacopo Augusto lo storico (tanto ammirato dai protestanti)
{a^)^^ consigliere, esegretario de' memoriali deiredi Francia Luigi XI H •
il qual Francesco Augusto dianzi in Roma area conversato con l'Alean*
dro: e questi prima essendo in Parigi col cardinal legato apostolico Fraa*
Cesco Barberini^ vi avea ricevute grandi onoranze dai principali personag*
ffi, e specialmente dal suddetto giovane Tuano^ come dice VOraziona
{Il Mercurio di Vittorio Siri tom. II. lib. lll.p. 1201 . e segu.).ìllsL que-
sti poi nell'anno 164^. insieme con Arrigo Coiffier dC Effusi marchese di
Cinqmars fu fatto decapitare in Lione per aver tralasciato di rivelare una
congiura, benché solo in parte e leggermente a lui confidata dal marche-
se, e fortemente dal Tuano stesso impugnata, la quale con la Spagna era^
si ordinata da Gastone duca £ Orleans^ da Federigo Maurizio duca di J3tt-
glione e principe di Sedano dal Cinqmars ^ e da altri. Però fu gran ventu»
ra di entrambi i condannati, che con animo eroico, e veramente cristia*
no incontrassero la morte •
(a) Oltre a un epigramma di Ezechìello Spanemio in principio, e al ri-
tratto di CassianOf morto in Roma ai xxii. Ottobre i658. vi è un albe*
JTO, spartito in diramazioni o classi delle Antichità romane, fatte disegna-
re per cura sua da due famosi in tal professione, Niccolò Passino e Pie»
tro Testa e disposti in tomi xxiv. in fogl. grande (i"^), i quali col rima-
(d*) Non è qaetto il fol laogo, ove si spargono destramente certe sementi per
render sof petto di mala fede lo storico Tuano , il quale certo è» che se scrÌMe da
uomo politico, Tisse e mori da buon cattolico. CAurum ( seri fé cosi di lai ali*
anno 1617. che fu quello della sua morte» Banolommeo Gramondo $ presidente
nel Parlamento di Tolosa^ Histor GalL lib. III. p/tg. 191. Totoss ì,^$i. ìm f.)
prtviiegia eccUsU GalUcaiUf et Regum autoritAUm dum acrius vindic^t vie poli*
ticut ^ Roma suspectatar: iniqua suspicio ^ quam mtnddsii manifistam fa€Ì$$ jm-
dum rita qaam txegit in fide ckaioliia ti romana. , magno virtutis Christiana axtm»
pio • std €t iptius tettamemum , quo patam profiteretur fidem orthodoxam .
{b*) Oltre air epigramma dello Spammio in principio, né sono in fine dae. al-
tri , l' ano di VaUrÌQ CUmsntiUi fioicnùno » pubblico lettore i* Pisa , e T si-
f48
nente deirinsigiie libreria pateana passarono in quella del sommo pon-
tefice Clemente XI. Ultimamente andò in dispersione anche il museo
ricco di medaglie, particolarmente di uomini illustri, essendovi a gran
{»ena rimasti in casa Lancellotti, erede di quella del Pozzo^ i ritratti de'
etterati, amici di Cassiano^ sopra i quali Gabriel Naudeo fece gli epi-
grammi, pubblicati in Romane in Parigi con le stampe del Cra/noisìie vi
è ancora il ritratto di Gaspero Sdoppio^ di cui fu scritto, che. non volle
mai lasciarsi dipingere; ma Burcardo Gottelffio Struvio {Ada litteraria
tom. II . Fascio . v.) poco fa ne diede l'effige, presa nei i6oa. nell'età sua
giovanile di xxvi. anni, e perciò molto diversa da questa di cui parlia-
mo {a*). Lo Sdoppio mori in Padova ai xix. Novembre 1649* if^*) J^^
tro del mcdeiirao Dati . La grsn rsccolu delle Antichità Romane disposte e fat-
te dileguar da Castiano , era in i). e aon ia 14. graa tomi, come si rica?a
dall'albero, e anche dall'orazione del Dati. I disegni furono ricopiati in forati
parte dai manoscritti di Pirro Ligorio , i quali si conservano ne U rcai libreria
di Tonno • patria di esso Cassiano . Questa copiosa raccolta di anticbità mi ri-
mette in memoria quella della aobii famiglia Fendramina , disposta e descritta in
lé. volumi ìa 4. (AmsteL 170&. 1*114. P. %• pag, iii, ), il contenuto de' quali
Sta registrato nel catalogo della biblijteca detta henteùana dal sao moderno pos-
seditore Adriano Bentes olandese , cui fortunatamente era venato in potere
qvel codice, intitolato: Mutaum iiluttr. Domini Andrea Vendrameni , artificio^
i4 €t tleganter delineatum et depictum^ addita descripttone ^ XVi voluminibus,
ikeca affabre facta , inclusisi Constant etc* Chi sa in quai altra mano sia poi
caduto un sì prezioso tesoro , che alla lettura del solo titolo svegliò curiosità, e
maraviglia io Guberto Cupero, onde in una sua lettera a Giovanni Clerico ^ po-
sta fra l'altre sue ( Lettres de critique . Amst. 1741 in 4. pag )6f ), lo incaricò
di ben bene quivi osservare , se le materie vi fossero inanelliate io maniera •
che corispondcssero ai titoli, i quali certamente promettevano molto? Quando
si fatti libri , conclude quel gran letterato , son bene eseguiti , egli è gran dan-
no che non sieno dati alia luce • Ma tornando alla Orazione del Dati , fra le
molte lodi date giustamente da lui ai cavalier Cassiano, una si à, che dopo a-
Terlo rappresentato grande amatore e veneratore degli antichi , ciò tuttavia non
fi^cva , che egli vilipendesse i viventi : che anzi ali' opposto sopra ogni altro li
tenne in pregio , non essendo in lai 1' estimazione regolata dall affetto , ma si
dal merito : la qual savia massima sarebbe desiderabile , che fosse abbracciata , e
seguita da coloro , che si mettono a giudicare dell' opere degli autori passati , e
presenti. Se in questa Biblioteca Italiana ella sia praticata, si è già veduto, e
fi vedrà più chiaramente in appresso •
{a*) Anzi io stesso Sdoppio in due luoghi delle sue Anfotidi p. fC* e ifo. £a
menzione dei suo ritratto intagliato in rame, a pie del quale Filippo Ltngravio
d' Assia lasciò scritte di sua mano alcune espressioni della stima e dell' affeiio-
oe • che gli portava . Quegli , che asserì , che lo Sdoppio non volle mai lasciar-
si dipingere, fu Tommaso Bartolini il vecchio ( Niceron. Memoir. tom, ^S'P' ^77* )
nel suo trattato de legendis libris pag. 6$,
{b*) Mori in Padova ai 18. di Ottobre, e fu sepolto nella chiesa pa^rocch. di
i. Tommaso Apostolo, e lo ricavo da una fede autentica tratta dal libro de* mor-
ti • esistente nella cancelleria episcopale di essa città .
„ Adi 18 Ottobre 1649.
M Morse l' illustriss. sìg. cavaliere e conte Gasparo Sdoppio con tatti li sacramen-
,» ti di età d' anni 74. gentiluomo thedesco di Franconia della diocese di Bam-
M berga, conte di Chiara valle e Gorizia. E fa messo ia deposito ia questa ciiiesaN*
i49
cobi PhìUppi Tomasìni Gymnasiam Pataoinum libro iv.pag. 464- )• Al
P0ZZO9 in proposito di questa Orazione^ si può con piena giustizia appli*
care roloj^io, scritto da Plinio il giovine sopra Virginio Bufo, quando
Cornelio Tacito^ datogli per successore nel consolato^ gli fece l'Ora»
mion fuuerale: hic supremus felicitati ejus cumulus accessit ^ laudator elo-*
fuentissimus. Il Dati (Lib. II. epist. i. n, 6.), rapito dalle virtù di Cas*
siano^ si dimenticò di numerare le pagine della sua lunga, ma altrettan-
to egregia Orazione. Qui per fine potrebbe, a ragione di compimento, a-
ver luogo r Orazione dì Scipion Bargagli in lode delle accademie (e*):
poiché tra le molte disgrazie deUltalia si annovera ancor questa di ve-
der si bello' istituto di esercitare la sana eloquenza volgare e latina, an-
darsene quasi generalmente in disuso, non senza gran minaccia al rima-
nente delle buone arti e nobili discipline, le quali con immortai gloria
tra noi fiorirono. Piaccia a Dio, che non abbiamo a dire un giorno anche
in quello che ci rimane: heafuimus Troes: (a*) .
Con ch« sì mette in chiaro l'abbaglio del Tomasìni » e di chi 1' ha seguitato •
Lo Sctoppio visse pertanto 74. anni e più mesi , essendo nato ai 17 di Maggio
If7é. Lasciò erede delle bue robe e in parcicolar de' suoi scritti GiammichelePe"
rucci , da ColU di Valdelsa in Toscana , che in Padova era di l^ggi pubblico pro-
fessore . Hic Puruccius (così egli ne scrive in una sua a Daniele Tossano ia
data di Padova 8* Luglio 1640.) quoddnm est natura prodigium , ut vix guen*
iam ei similem putem invenin • In rerum certe naturaltum scieniia non facile ere*
iiderim , quemquam ei parem ulto in seculo fuisse inventum ; talché nelle mate*
matiche gli dà il secondo luogo dopo il Galileo . Lo Sdoppio , di cui è stato
scritto tanto di bene , e tanto di male , fu levato nella setta luterana , e i suoi
primi maestri parte furono luterani , parte calvinisti . La lettura del tomo l. de*
fli annali ecclesiastici del cardinal Baronio gli fece aprir gli occhi alla verità
Amphoiid. pag iif. ixó ): e però d* anni xx. trasferitosi a Roma, vi abiurò
l'eresia, e abbracciò la cattolica religione, nella quale, che che in contrario ne
abbiano sparso i suoi malevoli , costantemente visse sino alla morte .
(a*) Come pure 1' altra orazione dello stesso Bargigli , detta in occasione del
rìaprimento della nostra accademia drgl' intronati di Stena , ai 14. di Dicembre
160). la qual si legge nella descrizione dei riaprimento suddetto ( Siena per
Matteo Fiorimi 1611. in iz pag. 4^1, ) L'orazione in lode delle accademie fa
stampata in Firenze nel if69 tn 4.. Non vi é nome di stampatore; ma Luca
Bonetti, che la dedica al principe, dipoi cardinale, Scipione Gonzaga, quivi si
sottoscrive stampatore veneziano. Egli fu, che dopo qualche anno piantò 10 5f#*
ma una buona stamperia .
{b*) Giuste sjrcbbono state già qualche tempo queste dofirlianze. e ben fondati
questi timori del nostro zelante prelato- ma presentemente bisognerebbe essere o a&
tatto straniero , o assai cieco, per ignorare le tdute iiisi^ni accademie, che nella
nostra Italia in vigore e lustro la sana eloquenza volgare e latina mantengano •
Questo lodevole istituto, cosi necessario alla conservazione, e ali* accrescimento
delie buone arti , e delie nobili discipline , tanto è lontano che sia andato , o
se ne vada in disuso, che anzi da non molti aftni in qua esso, quasi fertil
pianta e ben coltivata , ha gittate nujve radici e prodotti novelli frutti • osta
che alle antiche o sia che alle di Fresco istituite letterarie aduianze si voglia
fare avvertenza . E per tacere la fiorentina , e (juella della Crusca , sua iUostre
figliuola ed allieva, e la intronata sanese , che in riguardo all'età può conside-
rarsi per madre di tutte , e così molte altre non logore dalla recchiezaa , aa più
i5o
tenta e ci apre strade finora inacessibili giadicate ; e per non andare in langc,
come agerole ne sarebbe, qaella dtW Istituto dclU sciente in Bologna è già sali*
ta a tal grado di ripataaione e di merito , che non lascia invidiare all' Italia le
reali società di Parigi , e di Londra . Gloria per tanto sia a Dio , che né abbia»»
mo , né ayiemo a dire : luu fuimus Trots 1 ma ben consolarci , e andar lieti
dicendo :
Che V antico 'valore NegV italici tor non i ancor morto •
Petr* Milla Can\* Italia mia •
•
CAPO VI.
Oratori sacri in lingua Italiana.
Jr rediche di diversi illustri Teologi, raccolte da Tom-
maso Porcacchi. In Venezia per Giorgio Camalli i566.
Parte 1. (solamente) in S. {a). L. la^.
Prediche (XV.) di Girolamo Scripando, Arcivescovo
di Salerno, e poi Cardinale, e legato al Concilio di Tren-
to, sopra il sìmbolo degli Apostoli, dichiarato co' simho/*
li del Concilio Niceno,e di S. Atanasio. In Venezia al
segno della Salamandra 1667. in 4* (0(^)' ^*
(1) Non è lode, che non si debba a queste poche, ma gravi e istruttive
Sedicbe, recitate dal Seripando al suo popolo dì Salerno. Le mise in luc«
arce Ilo suo nipote , il quale nel dedicarle al cardinale Marcantonio
Amulio^ amico ed esecutore testamentario del Seripando y per cura di lui
psomosso al cardinalato dsiPio JV. per due qualità esalta VAmidio^ i.
per etaar auto maiaempr« fautore degli uomini dotti, a. per aver nella
(4) Il mio «seoiplare 9 canto ael ftontispiiio , quanto nel fine porta Taanoif^f.
a ael Mario deli' anno medcsìino sta segnata la dedicazione del Porcacchi al pa-
dre Raffatl Maffei veneziano, dell'ordine de' Servi , scrittore di molte opere» a
allora priore di S. Jacopo della Giudccca . Dieci soa gli aatori'di qaeste xtv.
prediche; e sono AUssio Stradclla, eremitano agosciaiaao ; Angelo Casùglione»
fenovcse» carmelitano; Francesco Fiiiomi/zi , ferrarese » francescano; Francesco
forgia t gesuita» indi generale della compagnia e poi gran santo; Giovanni del
BenCt sacerdote veronese: Giampaolo Cardello, novarese; Girolamo Quaino, pa*
dovano^ lettore di sacra scrittura; Girolamo Franceschi, veneziano, tutti tre dell'
oidine de' servi; Ippolito Chi^uola^ bresciano, canonico regolare latteranese e Si*
sto da Siena domenicano.
eoo le medirazioai di Antonio Cicarelli da Foligno sopra lo steuo slna.
Momaott Domenieo fiasa i f%é* in I.
Dalla lettera di Marcello Seripando al cardinale Amulio» ha preso Monsignore
quel unto, cbe qai Krisse intorno al cardias! Seripando; t da essa si viene an^
bolo, m
i5]
Prediche di Cornelio Musso, Minor conventuale, o
poi Vescovo di Bitonto, fatte in diversi tempi, e luoghi.
In Venezia per li Giunti i58a. tornì IL in 4. (i). L. la»
- - Prediche quaresimali. In Venezia per li Giunti iSqo,
in 4. la*
- - Prediche non più stampate. In Venezia per li Giun*
ti i5()o* in 4« 8.
-- Prediche sopra il simbolo degli Apostoli, In Fe/^e-
zia per li Giunti 1 590. in 4- S.
prospera e neiravversa fortuiMi beneficati gli amici . Francesco MauroU^
€0 a luì con replicata e diversa lettera dedicò il suo Martirologio in a«
mendue l'edizioni^ in 4* > e in 16.
(i) Ve ne sono altre edizioni, fatte primo in Venezia del famoso Gioii*
to, il qual« tra le altre ve ne stampò x. col Discorso del Tomitano sopra
l'artificio del predicare del Musso, posto nella classe li. cap. I. (a*).
che a sapere, che quetci meoò' «na santa vita di lxx. anni, quasi tutti nella re*
ligione agostiniana, da lui eoa mirabile ^integrità governata. Fece e scrisse di
propria nuino il suo testamento ai z. di Marzo del if65. avendone avutala facoltè*
da P'iQ IV. Lasciò la sua biblioteca ai padri Agostiniani di Napoli in S. Giovéin*
ni a Carhoiura^ ove si trovano molte sue opere inedite.
(d*) Il Giolito non impresse tutte le suddette prediche del Afi/jia, poiché qucK
It sopra il Simbolo d€gli Apostoli, predicate in Rom^ l'anno 1541. in S. Lorertm
1(0 in Damato, fittono stampate dai soli Giunti nel lyi^o- Egti è però bene, che
si sappia, qualmente oltre alle xix. Prediche sopra il simbolo, altre ne sono com»
prese nello stesso volante stampato dai Giunti , il cui titolo è imperfettamente ri-
portato dal Fontanini ; e sono li. delle dilezioni di Dio e del prossimo, ivirt. sopra
il Decalogo, e i. sopra la Passione. Il Discorso del Tomitano fu stampatola prima voU
ta dal Giolito nel iff4. in 4 insieme con le x, prediche ristampate poi nel lyyj»
in 8. Quel Discorso non è, se non una parte d'altra maggior opera del Tornita^
no, intitolata, dei chiari Oratori della lingua italiana non mai uscita alla luce;
e di là egli lo cavò fuori per far cosa grata a Lodovico DoUe , suo amico, che
gliene fece istanza a o|y^tto di darlo a stampare al Giolito. Il Musso non tard6'
guari a ringraziare il Tomitano di un cosi favorevol giudicio con una lettera, im*
pressa dietro al Discono . Non è poca g'oria del Musso l'essere stato cosi ampia-
mente lodalo da uomo di tanto grido, come il Tomitano, che per dar maggior
peso alle sue parole, volle quivi chiamarne in testimonianza quelle due grand' a-
nime dei cardinali Contarmi t Bembo, lumi chiarissimi, come egli dice, l'uno
della filosofia, l'altro delle lingue, i quali, udendo il Musso, eran soliti dire»
che egli non parea loro né filosofo, né oratore, ma Angelo, che persuadesse il
mondo. La li. parte di queste prediche, fatte in diversi tempi e luoghi, ne ab»
braccia altre x. e i'una e l'altra, dopo varie edizioni , fu pulitamente, e con beU
ic tavole in legno ristampata nel if9f« in S. e dedicata z Francesco Maria IL dì
Montefeltro e della Rovere Duca VI. di Urbino da Giampaolo Giolito (*), v^t\v^^
superstite di sua fiimiglia, con la cui vita, spenta di là a non molti anni, ebbè^
(*'jll CreQmnna possedevi un esemplare Helle Prediche del JHuijo stampato ia earte ai«-
fturrA da Gabriel Giolito d9* Ferrari e Fratelli l654*lS63. voi. 3. piccoli ia 4*
i5a
Prediche quaresimali di Francesco Panigarola, Mino-
re osservante, e poi Vescovo d^Asti. In Roma presso Ste-
fatto Paolini iSgò toinill. voi. i. in j^ L. 6.
Prediche di Gabriel Fiamma Canonico regolare La-
teranese, e poi Vescovo di Chioggia. In Venezia per
Francesco Sanese xS^g. in 8. (a). 3.
• - Discorsi sopra le Pistole, e i Vangeli di tutto l'an-
po. In Venezia presso il Franceschi i58o. ino. 3.
Prediche fatte nel Palazzo Apostolico da Girolamo
Mautini da Narni Cappuccino. In Roma nella Stampe-
ria Vaticana i63a. infog. E ivi lóS^. in 4 (^)- 6.
fine la stamperia della Fenice, che per lzz. anni incirca era stata ano dei prin-
cipali ornamciiti di quelle di Venezia. Il Musso t per dire ancne di lui qual-
che cosa, tra stato creatura della casa Farnese, e col favore di questa, ma più
col suo mento, giunse ad esser VescoTO prima di Berttnoro e poi di BitoniOt
trasferitovi da Paolo Ili- Morì in Roma ai xz. di Gennajo nel 1^74 che era
dell' età sua il LXiit. come si ha dalla dedicazione di Gioiefjo Musso, erede
degli scritti di lai, premessa al libro it. delle prediche di esso Cornelio, e indi-
ritta al duca Ottavio Farnese, secondo l'impressione di Tonno per gli eredi dei
Bevilacqua iS79' in 4* Hiù medaglie fiHono battute, lui vivente, in suo onore,
tre delle quali presso di me si consertano , una di qneste ce lo rappresenta con
faccia barbuta, con cappa vescovile e col cappuccio francescano: Cornelius Mus*
sus Episcopus botunt .... e nel rovescio sta un cigno in mezzo l'acque, con
l'ali aperte e ha per motto ; Divinum siti canit et orbi . Questa medaglia gli ftx
fetta dal suo amicissimo Vomitano . Ne paria il Ruscelli nelle imprese pag- )88.
e dopo lui il Cammini ed Ercole Tas>o nei loro trattati altresì delle Imprae.
(a) Anche di questo eloquente prelato, cittadino originario di Fine^^ia, figliuo-
lo del cavalier Ginnfraifcesco Fiamma e di Vincen^ia della patrizia famiglia Diedo ,
ù ha una bella medaglia, battuta in tempo, che non era ancor vescovo, nel cui di-
ritto si legge, Meminisse juvabit. Egli vi si scorge effigiato col suo abito di ca-
nonico regolare, in atto di contemplare una testa di morto. Nel rovescio poi
Vha una lunga leggenda, la quale ci dà notizia di varie circostanze della sua vi-
ta e delle opeie da lai stampate , e di altre che in pronto tenca per la stampa •
Era allora il Fiamma d' anni zLv. Nella sua casa fiorirono altri letterati e scrit-
tori,, tra' quali Gianfrancesco suo padre, Fé rrandino iao fratello, due Franceschi ^
due Carli e un Paolino crocifero.
(^) ** . . £ anche ivi 165;. in 4. grande, edizione II.
Le Prediche dei padre Mtutini furono tradotte in francese e stampate in Ptf-
figi nel 1647. in S. La traduzione comparve sotto il nome del P. du Bosc; ma
il padre Giampietro Ntceron{ Memoir T. VI. pag. 5JO«) Barnabita, ci scopre,
che il Tero suo traduttore fu Niccolò Perotto d Ablancourt, fiimoso per tante al-
tre sue traduzioni francesi, it quale essendo amico del suddetto padre , che era stato
frate, ma che avea lasciato l'abito, onde era ridotto ad angustie, e non avendo
danaro con cui jufF. agarlo , si pensò di fargli un dono della suddetta Tcrsione , accioc-
ché se ne approfittasse con la Tendita della stampa, dandogli anche facoltà di porre in
fronte dell'opera il proprio nome. Qoetto fìitto però vien messo in dubbio dallo stesso
9adre Niceron nel tom. z. p. 171. ami dall'abate le CUrc TÌen considerato come una
favola, tostcaendo che il padre iu Base ne ti^ stato il Tcrp interprete. Il cardinale /a-
1
' 0*^^^'®^^'^^^^^^ Paola Segaeri della Compagnia di Ge-
sù. In Firenzeper Jacopo Sabatini r679.i^ybg.(i)(*).L, a5.
(i) Gli autori dì prediche/e di quaresimali, oltre a quegli, che si son
mentovati nei libro HI. essendo in grandissimo numero^ si sono scelti
questi pochi, senza pregiudizio degli altri {a*).
nìco Caracciolo t Vcscoto di Avcrsé morto ia Roma l'anno tyjo. facea taf caso
delle prediche del Mautinit che solea d:re, che volentieri avrebbe impiegato il dopo
pranzo in sentire predicare il Maunnu dopo aver la mattina sentito predicare an
5. Paolo . La vita di questo sacro oratore è stata scritta pienamente in latino
dal padre fra Marcellino da Pisa Cappuccino , stampata in Roma jptt Manclfo Mn'
nelfi 1647. in 4
(4*) Siamo nel libro III. ove questo unico vi Capo della M, Classe è destina^
to da Monsignore agii Oratori sacri in lingua italiana* In questo capo egli OQtt
ne mette in registro, se non tei o al più sette, e poi attesta di aver mentovati
altri autori di Prediche e di Quaresimali nei libro III. scelti da tanti, che
iOQO in grandissimo numero. Io non credo, che per questi egli intenda coloro
che tian tradotti Sermoni e Omilie dal greco e dal latino, perchè eglino non so-
no autori di prediche e di quaresimali , ma sono meri volgarizzatori . Pretende
poscia, che il suo silenzio abbia ad essere senza pregiudicio di quelli che non ha
mentovati . Con tal pretesto è facile ricoprire le imperfezioni e mancanze di un
buon catalogo letterario, e in questa maniera si abbozza , e non si torma una Bi-
èliote^ap ove, non già tutti alla rinfusa, ma debbono aver luogo almeno i mi-
gliori, tra' quali non a me solo, ma in gran numero a molti è paruto assai stra-
no che Monsignore , indotto forse da qualche suo privato riguardo, abbia messo
in non cale o scordato nella gran folla ano dei sacri oratori , che a' giorni nostri
ha dato non meno all'eloquenza italiana, che al sacro collegio un gran nome*
Benché non sia mia intenzione di far nuove giunte a questo suo III. libro, tea*
ka esser costretto da qualche forte motivo, spero che mi verrà fatta ragione, te
qui mi allontano dal mio istituto , per render questa giustizia ai merito del per»
sonaggio eminente
* Delle prediche dette nel palazzo Apostolico da fra Francesco Maria Casini
ài Are\\o Cappuccino, oggi cardinale S. Prisca, dedicate alla santità di N. S.
Clemente KL tomo I ( II. e III.). In Roma per Giovanni Maria Sai vio ni 171 1«
in foglio.
(*) Questo libro non solo è citato dalla Crusca, ma di un'edizione bellissima, • rarìaii*
movien detto da un dotto bibliografo.
CAPO VII.
Oratori Latini volgarizzati.
JLie Orazioni di M. Tullio Cicerone, tradotte da Lo-
dovico Dolce. In Finegia presso il Giolito i56a tom.
III. in 4. (a). L. 4S.
{a) Lodovico Z>o/c^, figliuolo di Fantino cittadino feneziano, preoiisi a que-
sta sua tradazione un ristretto della yita di Cicerone e un breve niscorso ift ma-
teria di rettorica , oltre alle tue tavole a ciascun tomo : circoatanze espresse oai
frontispizio e dal Fontanini caciate . La fiimiglia DoIéc t AAa delle più aoticlie 4i
Tomo /. »o
r
•n/^
i54
- - Di latine fatte Italiano^ e ^ÌTi5e per lì genftrì in giù*
diciali, deliberative» e dimostrative (dal Fausto da Lon«
giano). In Vìnegia i556. tomi UT. in 8. fi). L. i8.
• •Le Filippiche centra Marcantonio, latte volgari per
Girolamo Ragazzoni. In Vinegia presso Paolo Manuzio
i556 in 4* (^)« 6.
(i) UalberOy insegna dello stampatore, che tacquril ano nome, dinota
Ladowco Auanzo. 11 Fausto in fine del tom. Il^tratta de* Sesterzi (à^) ,
• seguono le sue Ànnotasioni per alfabeto , dìrem ad Anastagio Mentii
4ùU da Udine suo amico » al quale dà conto del suo Tolgariziamento, e ol-
irò al dedicare questo tomo III. a Niccolò Savorgnano, rammemora altri
•noi amici udinesi, partioolarmeiite Jacopo Vahasoney e Floriano Anto^
nifii, ffentilnomini e letterati cospicui di UdìnCy doTC esso Fausto cora*
pose la sua operetta delle Noame di Tarie nasioni {b*). Palesa i nomi
ai quelli, che Vajutarono a tradurre le dette Onuùonij e sono Ottaviano
JBara da Monopoli , Bastiano Cavalline Pietro Renusson francese. Lo
sollecitarono a pubblicarle Antonio Manta da Monopoli , e Girolamo
Bianco modanese frate aerrita , Consultato » e ammirato in Vicengat do-
ve il Fausto dimorava, coose oracolo di molta e santa dottrina. Promet*
te un'opera della lingua, e un disionario. Più sotto a' capi xit. sarà meii-
tOTato di nuoTo .
(a) n RagaMMoni^ che fu discepolo di Carlo Sigonio^ scrisse ancora un
kroTo comentario latino, da lui dedicato a Vincenzo Ricci , uomo dottia-
aìmo, e aagietario del consiglio di X. di Venezia, sopra l'ordine • le serie
4e* tempi, in cui (uroBO scritte le lettere famigliari di Cicerone (e*). E^
M Rmgaamonit prelato insigne, e famoso nel concilio di Trento {JP)^ fu
fem\^ • Uà ttald» di essa aatkameate avea laogo ael maggioc consiglia ma si
spease ia an Fdi^pe verso il xx^t* Altro nmo ne rimase escluso nei tcmoo dei
doge Pitr Gr^itmige^ socto cai si diede naora regolaxioae ai gofcroo. I oiscen*
dead di questo secondo ramo Iccero sempre enorevol finra adi' ordine cictadi-
nteco» e priacipalmeate fra i segretari. Da aa B^eUtnttUo A Leievico son
derivati i viventi sigoori Dolà^ ali* ordine patrizio ^gregari,
(a*) E aaclie delf ertefrujEtf italiaaa « da lai osata in questa
soa tradaxione .
{è^S Vi rammemora ancora Amdrts PmImììo • famoso arcliitetto riceatiao e de-
di^ il tomo L a Fr^mctsce TVsaie dottor di leggi , e geatilmomo di Vìcem^d ,
coaM pare il IL ali* aliate Siefsmé Semiit geatilaoaio genovese» ore anche nomi-
na Menemieme Fiemimié da imela. nato peti ie Semi^Méi ma tatti qacsti non
isssado odinesi, aè ftiolani » il Femiewuù stimò bene di dover trasaadarii .
(e*) Questo Cerni t< rie fu stampato in r«M^preno P^elm Mmam^ ad tfff.
in t« n segretario Fiacea^te Mìccia al quale lo dkdìcò GimUme it^«n#«t • era
coufiuato m sangue allo stesso» poiciiè Elismkett^ Misd e Mtmeèiue R^ai\9%ì
fctane I genitori del eodditsa Ctieleme*
(i^ Ove con una ehqntnaa ^hea^emt » cke aia aBa stampe» ne dUmse 1' ultime
n Sessioni » fceenduwt come nn epilugo dì qnantn per opeta deUn ^pcrìm Semi»
ti uso saam fcUcemtit doMumnaiu e condtuan%
amico di s. Cado Borromeo^ e pieno di molti e gran meriti con U unta
aede apostolica* Dal tao vescovato di Bergamo^ chiamato a Roma da In^
nocenzo IX. e {ìermatovi dal successore Clemente Vili, vi mori ai v • di
Itanio iS^a. sepolto nel titolo di s, Marco ^ dove gli fu posto Tepitafio dal
cardinal titolare Agostino VaUero suo amico (a*). I Ragazzoni^ ora spen-
ti, furono conti del castello di s. Odorico in Friuli, e aggregati al nostro
general parlamento, dove nell'anno i58i. accolsero in un loro palagio
nella nobil terra di Bacile Maria t Austria^ figliuola di Carlo r • mo*
glie di Massimigliano II. e madre di Ridolfo II. imperadori, destinata
dal firatello Filippo li. re di Spagna al governo di PortogmOo (i^)e
(a*^ Con qtRtca sicura data della morte del Teicovo Jt^f^^^oin si coaftif a ^oel*
h che gli astegna ad iftf. Giuseppe Gaitticci, scrittore della viti del coirte cca-
wÈfiJdtt^ Jacopo RagdMtti^ firatello del TefcoTO.(la Venezia per Ciorgio Bi^nrio
xé-io. in 4* ptg. io6. ;
[h*) La faminja Ragéin^ni » originaria di Valtorta nel territorio (ereamafco ,
pusò a stabilirti hi Venexjiéi^ ore m tosto aggregata all'ordine de'cittacnaf origi-
nar}, e per wh dì traffico marittimo, coltitato allora anche dalla persone più no-
bili, giante-ad arer tenute e fondi considerabili, fdco^o e ^Aicii^ fratelli del ve.
scovo Girolamo , segretar) del consiglio di X. essendosi segnalati in rile?annssimi
impieghi e dentro e fuor della patria, ottennero dalia repubblica Tanno is7l*
per tè e discendenti loro il nobtl fendo del castello di S. Odorico nel Friuli con
giorisdisionc di mero e misto imperio, per cui furono ascritti a quel general
parlamento . Diedero alloggio per tre g^irni nel loro palagio di SacHe non solo
nel rySi. alla imperatrice Af^n^ i' Austria t ma ancora sette anni prima nel i $74.
al XVI ri. di Luglio ad Arrigo Ili. re di Francia e di Polonia : dal quale in se-
gno di gradimento e di stima furono privilegiati con la concessione di aggiugnerc
nel loro stemma gentilizio alia Rosa d' Ingnilterra due Gigli di Francia •
Dopo i volgarizzamenti dell' OAf^ionì di Cicerone mento?ati dal Fontanini^ mi
farò qui lecito di ricordare.
• - - I sette libri conuo Gajo Verrct tradotti dal latino nella lingua volgare
da M. Giosefo Tramenino. In Veue\\a per Michele Tramenino 1^4* ìa S*
In fine tì è la dichiarazione di quelle voci le quali dal traduttore non si erano sa-
puta con una sola Tolgarizzare • Michele Trame\iino è suto uno stampatore assai
diligente , e si è servito per Io più di bei caratteri corsiTi nelle sue stampe. In
principio di oucste Verrine vi è un privilegio di Giulio III. per tinti i Hbri che
di nuovo ttscisero dai torchi del Tramenino • Elleno furono anche ttadotte da
Antonio Renullo ^ che nel 1547. le diede a stampare al medesimo Trame\\inOmSt la edi-
zione ne sia poi uscita in ìmì anno, come si potrebbe inferire dal privilegio allora
cooccdmogli dal senato, e preposto %\\% istoria EceUsiastica di Eusebio ^ volgariz*
asta da incerto e in detto anno stampata dal Tramenino ^ non saprei affermarlo.
Avendoli nostro Monsignore ritento nel capo viti, di quests Classe alcune
Orazioni di orstori greci volfl;arizaate , benchi separate dalle altre dei medesimi
autori, poteva anche in questo capo rammentarne alcune di Oratori latini in
velgar lia^a tradotte, benché drselante dalle rimanenti; delle quali nominerò
le segoenti da unirsi con Taltre di Cicerone.
. • . Orazione a C. Cesare per la quale lo rìngra^a di aver perdonato a M.
Mértoilèf tradotta in lingua toscana (da Jacopo; "^ifarii ). la rìnegia per tfia*
vannamtonio àe'Nieolini tj^é. ( in^*^ '" •• -1 V'- *
Il iVmlf la traslatò ad istanza di Giovanfranàèèéo^ Mia stufa, al qnafe fa in-
dirizza, prcfpadola di presentare questa sua versione a Tullia f Aragona^ eU«.
mfita da M, aisica e i^eré erede ietta ttiUmtaetofuen{€.
i$6
li Panegirico di Plinio a Traiano, fatto volgare dal G.
G. U. M. (Gavalier{Cirolamo Ubaldino Malavolti) Sane-
$e. In Romaper Bartolommeo Zannetti 162.8. i/i4'(0*^ -^*
(1) Fu volgarizzato ancora insieme con gli aìtri panegirici antichi, e di
brevi note e medaglie illustrato, col testo latino a rincontro, da Lorenzo
Patarolo veneziano, già mio amico. L'edizione II. da lai riveduta, fu fat*
tft in Venezia da Niccolò Pezzana nel 17 19. in 8. (a*).
• • • Filippica seconda, tradotta in Tolgare per Giovanni Giasriniano» la Fif-
fig^ia per Vémurino de' Ru fine Ili ifjS. in 8.
Pietro Aretino nel dialogo dei Giugco umìì&ci il Gims ti niano .che eri nativo di
Candia; per mirabile tradattore delle Commedie di Terenzio, de' libn dì Virgilio e
delle Orazioni dì Cicerone»
• • • Oratione in dlFcia di Milo ne , tradotta da Jacopo Bonfadio. In Ven€\ia
in caia de'ngliuoli d* Aldo 15^4. in t.
• • • Granone contra Valerio ( malamente creduta di Cicerone ) tradotta di la*,
tino in Tolgare per Marcantonio Tortora^ nobile pitarioo (pesarese). In Vene»
\ia per Niccolò d' Aristotile detto Zoppino if57* in $*
(a*) Questo degno amico di Monsignore, e anche mio venne qui a morte ,
par la sua probità e dottrina universalmente compianto , ai xzv. di Novembre
ranno 1717. che era il li. dell'età sua, da lui sempre tra la pietà e lo studio esem-
plarmente vissuta. Di tutte le sue opere impresse e manoscritte fu fatta molti
anni dopo, per la cura che n'ebbero i figliuoli di lui, una diligente raccolta, la
quale ornata di nuove annotazioni e medaglie pulitamente .intagliate in rame,
osci fuori in questa città dai torchi di Giambatista Pasquali nel 1745 tom. IL in 4.
CAPO Vllf.
D
Oratori Greci volgarizzati.
uè Orazioni^ una di Eschine contra Tesifonte, Tal-
tra di Demostene a sua difesa^ di Greco in volgare nuo-
vamente tradotte per un Gentiluomo Fiorentino. In
Vinegia presso i figliuoli d" Aldo i554 i/i 8. 5.
Orazione di Demostene contra la legge di Lettine,
la quale tdgliea via tutte l'esenzioni. In Vinegìa presso
i figliuoli ai .'lido i555. in 8, senza traduttore (a) 4.
(a) Orazioni cinque di Demostene ("con una di Eschine ) tradotte dal greco . In
Tintfia presso i figliuoli di Aldo 1^57 e iff^. in 8. senza nome di traduttore.
£ ivi per Giorgio Angelieri iS97» in t.
In questo tolume sono comprese le due suddette Orazioni di Demostene, e
queMa ancora dì Eschine, e di più tre atre di Demostene, cioè quella della falsa
Ambasceria , quella contra Media e la terta contra Aniro^one» Il tradattore non
ba voluto manifestarsi t ma dal Sansovìno (nella Vtne{. Ut z/// pag 17 r cdiz.
^•) gli Ytcn Icfata U mascherateci fiea Utto conoscere per Girolamo Ferro,
l57
^ - . Undici Filippiche con una lettera di Filippo
agli Ateniesi, dichiarate in lingua Toscana da Feli^
ce Figliucci. In Roma per Vincenzio Valgrisi i55o.
in 8. (a). L. 4-
Tutte le Orazioni d'Isocrate, tradotte in lingua Ita-
liana da Pietro Garrario. In Vinegia per Michel Tra-
mezzino i555. in 8. (b). 6.
Orazione di Galeno, nella quale si esortano i giova-
ni alla cognizione delle buone arti, tradotta per Lodo-
vico Dolce. i/lFmegia/>re550Ì/(?io/i*ai 648. mia Y^>^- 3.
senator Tcnezìano. uno de' rìforoiatorì dello stodicf di Padova, il qirale eiiendé
bailo io Cosiaannopoli , vi mori di peste i'anao if6i. Jacopo Costantini recitò
in Capodistria 9 dove il Ferro qualche anno avanti era stato podestà e capitano»
una Orazione in S. Domenico nell'esequie di lai celebrategli il di xi. di Gcnnajo
ijér. ftampata in Venezia per Domenico Farri nel 1561. in 8.
{aj Nel Olio esemplare leggo ifp (*) Giordano Ziletti , librajo e stampatore
veneziano, fece stampare queste Filippiche in Roma a proprie spese dal Valgrisi,
siccome ricavasi da una lettera di lui a Bernardino Vaneti romano; e quivi asse-
risce di essere stato a ciò mosso dal giudicio hvorevoie , dato a questa traduzio*
ne da Niccolò Ma/orano e da Augusto Cocceanv uomini dottissimi.
(t) Di Pietro Cartario f dottor padovano, fa V elogio Bernardino Scardeone , bqo
coetaneo ed amico ( lib. II. C/. XI. pag. 159.) e quivi tra le altre opere di lai
rammenta una Orazione latina in morte di La\e>o Buonamico. Non passerò qui
in silenzio la traduzione di un'Orazione d'IsBcrate, della quale altrove trovati
fatta di rado menzione .
La prima Orazione a Demonico, tradotta dal greco idioma nell'italico per Bet'
nardino Crisoljo ( gentiluomo Zaratino ). In Vinegia presso Battuta e Stefano com-
pagni al segno di Santo Moisé 1548. in 8*
Giovanni Brevio prelato veneziano traslatò di greco in volgare la Orazione
d' Isocrate a MicOile e dalle stampe di Venezia la dedicò in data dei xv. di Mag-
gio 1(41- al duca di Mantova. Egli di poi la inseri nel volume delle sue Rime
e Prose, stampate in Roma dal Biado nel if4f. in 8. Otto anni dappoi Frosi»
no Lupini iiorcntino volgarizzò la medesima e quella insieme à' Isocrate a' DemO'
nic0 i. ma questo volgarizzamento del tapini non so che sia stato prodotto in lu-
ce , se non di là a molti anni per benctìcio di Francesco Favilla, che altresì lo
rivide e lo miglioiò ; e /edizione ne fìi fatta in Firenze presso Volcmano Timan
nel 161 !• in 4 indiritta da quelito stampatore ai padre don Emilio Pasolini ca«
maldolcse • abate di .^. Maria degli Angeli di Firenze •
(e) Nella lettera . con la quale il Do'ce indirizza questa sua traduzione a Fran*
Cesco Longo, nipote del famoso professore di medicina Gabriello Zerbo, scrive
essere opinione di alcuno cbe la presente orazione non fosse composizione legit-
tima di Gtleno, principe , dopo //^/'Ofrtfr^ , de' medici antichi , ma di un altro me-
dico <Ìello stesso nome ; ma i moderni critici 1* attribuiscono concordemente al
(*i Sì in Qn esemplare ch^ ho fralle mani , ti in on altro di' cai ho «icnra notizia stampati
tnttidoe dal Vaìgrixi leggesi come in qaeile dal Fontanìni l.^'ìo Io tuttavolta non o-
serò Hi asserire che il Z9nn abbia il torto» ma dirà piuttosto ch«> essendosi questa impres-
sione terminata molto presso alla fine dell'anno iSSo, come' il Giostra la data de* ao No-
Teni))re posta appiè della dedicatoria del Fi'g/iucci al cardinal di Monte perciò non è
«lifficile che alcuni frontispizj nel iSSo alcuni nei i55i sieno stati stampati.
i58
Orazioni militari raccolte da Remiaio Fiorentino da
tutti gli Storiai Creci e Latini, anticni e moderni. In
Vinegia presso il Giolito i56o. inj^. edizione IL accre^
sciuta* L. Ufi.
- » Orazioni in materia civile e criminale, tratte da-
gli Storici Greci e Latini, antichi e moderni, raccolte
e tradotte per Remigio Fiorentino, In Vinegìa presso
il Giolito i56i. in 4* im-
primo e perk tra k foe opere tu inseriti ael tomo IL pig. |. delU megiifict e*
disione greco-latina» fattane onitamente con quelle ètippocrau da JUnété CartC'
9U ( Chdruip) in Férigi nel i4|9« tonù x&ii. in ibgUogjraade»
CAPO iX.
Oratori sacri Greci volgarizzati.
XJe Prediche (XXIV») del gran Basilio ArcivescoTO di
Cesarea di Cappadocia, già raccolte da' suoi scritti per
Simone^ Maestro e Camarlingo del sacro Palagio, e ora
nuovamente trasportate nella Toscana favella da Giu-
lio Ballino. Jf2 Venezia per Gio» Andrea Valvassori i566.
in 8* i4«
Sermoni di Sant'Efrem, tradotti di Greco in latino
da Ambrogio Camaldolese, e in Italiano da Lodovico
deffli Orcinuovi) Canonico regolare. In Vinegia al segno
del Pozzo 1545* in 8. (a). 8.
I>ue Granoni di Gregorio Nazianseno Teologo , in
una delle quali si tratta quel che sia Vescovado, e qua-
li debbano essere i Vescovi; neiraltra deli^amore verso
i poveri: e il primo Sermone di San Gecilio Cipriano
sopra l'elemosina, fatte in lingua Toscana del Commen-
(tf) l Sirmcni di ujkt^Efrem^ contenuti nel presente Tolnme» tono n. ina non
tutti furono tradotti di ereco in latino da Amhrogh éamaldolcie , né tutti di
latino in italiano da LoÌ9VÌ€9 degli Orfinwovi. I dne nttuiii fiirono t tastatati
ed aggiunti da nn altro caconico resolare anonimo, direttore spirituale delle
monache dello Spinto Antro di CMtp^ a beneficio delle quali il detto Lodo-
vico area pure Tolgariaaati i zfiii. ^ecodeati.
1%
datore Annibal Caro. In Vinegia j^resso Aldo Manuao
iS6g.in4.{i)(aJ. L. 6.
(i) GiambatistaCaro nel dedicare questa opera del zio, tre anni soli dopo
esser lui morto^al cardinal Tice-cancelliere Alessandro i^am^^e, dice, cno
il detto suo zio fece questo volgarizzamento a requisizione di papa Mar*
telìo II. allora cardinale di s. Crocty benché il commendatore fosse tù^
talmente occupato, e del continuo in servigio di casa Famesey alla qua«-
le aveva dedicato Tingegno e la persona. In fatti egli morì nel palagio
{m) Nel molo generale de' csTalieri gcrosolimiuni raccolto da Fra Bénol&m*
m49 dèi P^^i^t bill di Napoli, tino al 1699 (In Torino per Gio. Fr. Maires*
Sé 1758* in fogl») e continaato da Fra Roberto SoUro , priore di Lombardia,'
sino al 17|8. sta registrato pag* 91. sotto l'anno ifn* il nome di Annibal Caro
da Civita nuova nella Marca , come caTalier di grazia e commendatore di Mon»
stSascone . La graùa e la commenda gli ftx impetrata dalla casa ducal Farnese»
alla quale sura in qoei tempo » e continuò a ttarri in attuai servìgio sino alia
sua morte t seguita in Roma ai ii, dì Novembre nel 1564. in età d'anni S9*
mesi f. e giorni 1. siccome molto fendatamente ba dimostro il già mìo amico
Anton- Federigo Seghei^^i nella Vita ben ragionati » che di lui scrisse • e che si
legge in principio del volume IIL delle Lettere familiari del Caro, impresse dal
Cornino in Padova nel 173 f. in 8. {*) Le cose dette qui dal Segheni in difesa
del Caro , si rincontrano con quelle dette poscia dal Fontanini •
{*) lì Séghtzmi aelU Vita del Caro citata dal Zeno non di€« oh« Anniòmlo eoAtinaaa^
te sin9 alla ma morte a stare all'attuai servtgie della casa Farnese, rea (pag. 18. ) cbo
dopo la morte di Pivr^Luìgi ,, si fermò in Roma dove serti in grado di segretario primi
a Ranuccio sino al 1548» poi dal 1648 fino agli ultimi anni della sna vita (e non fino alla
sua morte) ad Alessandro Farnese ,9 . Indi soggiugne (pag. 4i*) *» la veeohiafa e lastitt**
chesaa per le fatiolie tafferte in tanti inni lo aTeano rondato ristucco fuor d'ogni ore^
dare dalla Carte» e veggendasi oltraooid cagionevole della persona rivolse l'animo (pag«
41. ) alla tranquilliti d'ana vita mene angosciosa» e delibero di Toler fuggire le molestia
di Jftoina . . . Perciò invitato dal cardinal Ranuccio Farnese prese una TÌlletta in Fra-*
scafi . . . Quivi trovandosi libero da'fastidj dogliosi della sna strvitiiL» e ripìeao d*«ii
plaoidissimo osia oa« liberti di ditpotra a tua TogUi di si medesimo ito.,, le ifoaU col»
tutte dimaitraao oke auohe giusta il parer del Soghe%9Ì negli ultimi anni dèlia sia vita
ai ritrovossi libero interamenta da ogni servigio. Di fatto a ciò desiderava egli di poter
giagnere^ beacliò molto non sen lusingasse fin quando s'acconciò con Alessandro, poicb^
in una sua lettera scritta al Varchi il dì 16 Mag. i548. si legge „ stento volentieri pei-
non istentare tempra» a con tutto ciò non veggo cbe ciò sia per riuscirmi „ Ma aie pi!
gli riescisse si seorgo anobi dalla sua lettera indiritta a monsig. Commandone il dà Sw
par
eoa
tre 1
nel tuo Frascati itteudeado inaiati a tutto a stir taao» od •iènp'àndosi pai anchi aiU*
agrieoltum, a noi taffisza^ssato^ oom'agli dite» io sue ciarpe* Ohe «e» come il Fontani^
ni atseritoe» e come seguendo il Toieaao anche il Seghezzi medesimo inoliai a credere»
aiorì il Caro ia Roma appresto il Farneee ciò all'opinione del Muratori si oppone tioa.
alla mia» avvegnaché Ouato aoa ò meraviglia che da quel prelato si toutiUUilk« id alna-
re aaohe dopo che li ffotsi con buoni gvatla da lui coagidito un *\ (Wdoli od antico Mi-
vidoro di lui e della sua famiglia, e l'accogliesse in sua casa, o qualunque volta ck'egl£
patuviil a iliivMi, od aaoka sol .^uaàéo fa da gtave iialitti# sep#appreaa. Al Fontanini
poi, eba dice o^ero stato dallo stesso cardinale eretto al Caro il depositi, giacché non
ha fatto alcuna riapotta il tuo ^luiofaf ora» risponderò io ohe dall' iscrizione stessa so->
?ravi inoliala ciba dal SSUiàti uofììk viti di lui vien riportati» rioctkglieii elle ^umló gli
a fatto ergtro tiaSi Pubbli da FélèC^ « GietoMiii èloi IfitiUi; e iaO<## SSéèUtà ma
nipote.
"7
°ss^sssss^^
i6o
S('rmoQÌ di San Cìovanni Glimaco, tradotti da
Pier Mariaelli. In f^enezia presso Pier Bertano .1607.
in 8. (a). L. 4-
dell4 c^acelleria in corte del cardinale, che gli eresse ancora il d<>posito
nell'ai^iuuu sua diaconia, o titolo di s. Lorenzo in Damaso: il chp sia^
detto per confondern l'impostura d«*l novello avvocato del Castetvetro, it
quale ha finto e siiacciato, che il Caro io grazia del Castelvetro^ uomo
al suo dire, innocente e perseguitato da casa Farnese^ e dal santo Uffi-
cio a requuizione del CarOy dipoi cadesse in disgrazia* restando privo del
glorioso carattere di attuai servidore di quel gran cardinale. Il giovane
Caro qua^i replica le medesime cose nel dedicare al duca Alessandro le
seguenti Rime del zio, della cui tundra servitù con la casa Farnese egli
chiama se bte»bo erede, e successore. Ma se prima il zio stesso ne era sta-
to disfei edato, come mai il nipote poteva esserne erede per successionef
Alili particolari, ugualmente graziosi^ udiremo più oltre e del Carole,
della gran religione e innocenza del hvLon Castelvetro .
(a) Pier Marinelli , che era an librajo Teneziano , non ha altro merito ia
qacsto volga ri zza meato dei Sermoni di /. Giovanni Climaco » te non quello di
averli riitampati l'anno ifSf in 8 , e di averli dedicati alle monache di s, Ca»
renna di Maxorèo , lenzachè nella lettera di lui si osservi alcuna espressione ,
che lo' possa Far credere tradatcore dell' opera , ristampata poi dal Bertani nel
1607. insieme con ia stessa dedicazione del Mannelli. Se il Fontanini avesse
presa per mano un' anteriore edizione , che assai più pulitamente ne fu fatta in
Venezia per Pietro Deuchino nel if7a in 8., sarebbe venuto in conoscenza,
che questo volgarizzamento era lavoro di mano più antica , e che Agostino Fc^
renùlli ne avea riveduta, e raffazzonata a petizione di Bernardo Giunti la vecchia
sdizione , che per la sua rarità era nelle tenebre affatto sepolta, e dagli errori,
che v' erano corsi , assai maltrattata • Tanto si ha dalla lettera del FerentilU a
monsig. Troiano do* Pani , dei cai meriti AUo il giovane aveagli tenuto più
volte ragionamento . Qualunque sia stato il volgarizzatore di questi Sermoni , e-
I^li non li traslatò immediatamente dal greco nell' italiano , ma dalla versione
itina , che un secolo addietro n' era stata fatta dal celebre Ambrogio camaldo-
lese. Altro, e più antico volgarizzamento di i. Giovanni Climaco era in un te-
sto a penna del 144^* nella libreria del fu Giuseppe Valletta in Napoli , e altro
se ne trova stampato in Vene\i.t per Cristoforo da Mandeìio nel 149Z. in 4.,
Atto da un Frate anonimo, che non ha voluto renderne informati né del suo
mome , lìt del suo istituto religioso; onde altro non saprei dirne, se non re'
Suietcat in pace* A maggior chiarezza riporterò qui i precisi titoli delle tre sud-
lette edizioni .
Sermoni di s. Giovanni Climaco, abate del monte Sinai ( rìvedoti e corretti da
Agostino FerentilU). In Vinegia per Pietro Deuckino Franzese i $70 in S. sen-
sa traduttore •
* In VinegU per Pietro Marinelli {risumpati t dedicati ^mm Mom tradotti) 1^85.
in 8.
* E di nuovo in Venezia appresso Pietro Bortano 1(07. ia 8* ( con la stes-
«4 dedicazione del Marinellii it che ha; tratto it Fot^oMmi » e qualche altro Jn
errore ) .
sòl
CAPO X.
I
■»
Oratori sacri Latini volgarizzati.
1 Sermoni di S. Leon Papa, volgarizzati da Gabriel Fo-
resto da Brescia. In Vinegia al segno della Speranza
i547* in 8. (i). • L. 4'
Omelie di S. Gregorio Papa sopra gli Evangelj. In
V ine già per Frartcesco Sindoni i5J^. in 8. senza tradut^
tore.(a). ' là.
Sermoni di S^n Bernardo, ridotti in lingua Toscs^na.
In Firenze per Lorenzo Margiani i49^* ^^ 4* ^^^^^ ^^^^
duttore.(b), i8.
- - Sermoni sopra le solennità di tutto l'anno (tradot^
ti da Giovanni da Tussignàno Vescovo di Ferrara) Ih
Vinegia al segno della Speranza i558 in 8. (e). io.
Sermoni di Santo Agostino, e di altri Cattolici ed an-
tichi Dottori^ utili alla salute dell'anime, messi insie-
(i) Furono assai prima volgarizzati da Filippo Corsini; é ttflmpati ih
Firenze nel i485. in 4* , senza nome di staiupàcore (<i*).
i.
(tf) ^ ^ *> E aSMiì pfima ia Milano yet Lìénatio Pa^l « VUefÌ€Q
ceilér dà AUmmgnm i47>- «f /•^'•('*) - v . . .'. v
* • ..£ poscia. ia K^ffq;Ì4 pe^ JNi€€olò Brenta ifof* in S.
La crusca si scctc di qaesco ? olganzEamcaco , e ^la un'edizione di Fir4n\€
dei i^oi, io rogl. , e anche quella dei Sindoni soprallegata in S.
(b) Se in Tccc di Margiani leggasi Morgiani» e per compagno della stampa
gli si accopp) Giovanni dì Magjn^a , i quali unitamente fecero questa edizione
ad istanza di scr Piero do i escia, non ci sarà che ridire (**^ • '
(e) E prima in Vene\ia i$tj in fogi. , senza-nome di stampatore". '-'
Questo venerabile vescovo di Ferrara che prima era dell'ordine de'Gesóti^»
fece il presente voigarizzamcnto nel i4ft0* 'Xo fccer^ipbi stampare .i padri del-
lo stesso ordine, e alla regina Isabella ^xJ^ragoma e ai Napoli pia loro protet-
trice e beifefattrice lo dedicarono.. Altro .ic4gsrizzaoieQto dei Sermoni di.i. Jlff-
nardo più* antico e scricro a mano si allega nel Vocabolario deUa Crusca •
{i*) Questa edizione Fiorentina non è in 4. ma in fogl . Filippo figliuolo (fi
Bartolommeo Corsini » e (rateilo di Amerigo , vien iodato da Marsilio Ficmo
per questa sua traduzione con una ietterà , premessa allo stesso volgari azamtttto-
Di lui parla similmente con lode il Fitino ia alcaiU deUe sue Epistole itdttè
ad' Amttigo » che fd juno.de' sooi: dotti accademici • , ; ij : j
f*) I»'*él«>4^1 1479 noti krfofU^yteV'iB 4* e fatati Ate^'AaSCrvaenfin^-ehe ovak fava
pur nota q«will« del i6e» • iMp.- • **> . . • . ai 1. .1 .. . e.
(* *; Pcrrhi non vi fo%t« ck« tìéif SÌX9Ì dovem Sor Piero Pooìmì àfPoeoim, ' . 1 .
Tom, I, ai
N.
me^ e fatti volgari da Monsignor Galeazzo (Florimonte)
Vescovo di Sessa. In Vi ne gì a prèsso il Giolito i556. /i-
hro primo in ^. L. io.
- - hi presso il Giolito 1667. in 4- io.
- - /pi presso il Sansot^ino i568. in 4- {*) io.
» • Libro IL con alcune Omelie del Florimonte. In
Vinénaper Girolamo Scotto i564* in 4- (i)* 6.
-•Libro III. di altri Scrittori, fatti yuigari da Raf-
làello Gastrucci monaco della Badia di Firenze, a imi-
taaione di Monsignor Galeazzo Vescovo di Sessa. In
lìrenMe per li Giunti iS^^. in 4- 8-
(t) Il celebre Florimomie TetooTO di Aquino, e poi di Sessa, con sua
lettera eorìtu in Romm %i x. Laglie iSSa. dedicm il libco, o tonto 1. di
ipMati Sermoni al gran ourdinal mmrcMo Cervini^ che fa poi pepa M^y*-
mUs //• per eoli juiii. fionii: il ^oale fli avea impoeto di rolgarinar*
gU» eiooooie al duo ftee medesimaasente Tolgarìasare le OrrnMÌomi^ ad-
Sane di topca. Dice il JFhtimomtt, che il Cervini eieendo in Boifgnm le-
galo al coaoUlo» Iraelecilo da TVeato in quella città» venoa pi4 volte a
ai||ioaata ia paliblieo a ìa privato dello proTTiaioai da fatai ìa aalate e
Mi<o dal MP^1<^ emtiaiio» e cIm fa parer sao e deii'aluo legato ed
Jf alile» dipoi uafio III. e di molti prelati^ che ai faceaae on libro voi*
gaia di RmgJommm^mH sfiriimmU per uao privato de* laici e de'padn di £i*
aaif lia» e ancora de* preti e frati» che non intendeano il latino; ma cha
poi altro non te ne fece» perchè il concilio nou ebbe il ano compimento
M Jlaànaa Sqni^oge pèi^ «he egli trovatoai ia vìUa con Vaiai
XodkKvco SecMM/o X^macìo apo«toUoo in Frerrie»
al fratto» che da opera aale aaMMe eefnaio» egli ai aaiaenveIgMnmieda
dtW»Jkfateafdt#. J^ftitiiiib»*! %lttadottorir tettali eefaaem alni pay-
vaio pia atti a indnne IHmma all^oniore e al timor di Dio. Che in pia
>NAte gtt «avi» A ltomn> e a CblliV a) cardinal Cervina. U qaale Mn
Àe ti cnadinal BegmMi^^ iMa» avendogli ndiaà Ia|g«« «Da «b
il Fbmmemt^ a ooo^nnàaarzlì al p^p^h^
- « Libro IT. di altri Sermoni, tradotti in lin^a To-
scana per Serafino Fiorentino, monaco della Badia di
Firenze. In Firenze per li Gtiuntì iSy^. in 4* L. 8.
predicare nelle parrocchie; che il J^orimon^tf particolarmente cercava i ser-
moDÌ»che trattavano de'buoni co8tumi,delle opere di oarità,e che ripren-
deaoo i yisj. Che la sua fatica area fatto gran tratto per tutta Iltalia, td
ffm stata rìcevata allegramente e con desidèrio da tutte le persone spi-
ritaali: la qual cosa arrerteodo il Castruccij si era posto a imitare il irlo*
rimonte con farne una nuova scelta; ma che essendo già vecchio, né do-
po il tomo III. potendo tradurne altri, fece stampare il tomo iv. de*5en-
moifft , volgartssati dal padre D. Serafino da Firenze. Gli scrittori delle
cose del concilio di Trento non ebbero contessa di questi particolari.
CAPO XI.
DelVuficio di scriver Lettere.
JL/el Segretario di Francesco Sanaovino libri VII. con
molte lettere di Principi, e a Principi. In Venezia per
Cornelio Arri^abene i5o4* in ti.(a)m 3k
Il Segretario, Dialogo di Batista Gnarini, nel cpale
non solo si tratta dell'uficio del Segretario, e del mòdo
di compor lettere, ma sono sparsi molti caneett», alla
retorica, loìca, morale e politica pertinenti . In Vene*
zia presso Robertg Mejetti 1600. in 4 {^)(bj^ 4*
(i)Qai sono introdotti a parlate di oose ìstmttive . quattro gentilnemi-
ni veneziani, Girolamo Zeno, Bastian VenierOyJaeepoCùmtarmi, e Fm^n^
M Qtictu k slmsno dottava isif retsioae del Signhtrio del Séuueme* 8|li lo die-
ie roori la priaia Toits dalla sua sismperia drlla Lama nel i féSi. in t. ms Vefe^
la alioia aioa eoattaava pia cke 4. libri. N^i ifif» ielle lat credere di arrss*
ae teta tuia tcQ^dia edisiooe 4icefi<fela tiumnpam, e cairrcat: ma a die vsfO«
non tì fece akro canJiiaaieBto * se non qatUo delia prima e dell^alrinw carte*
Nel i|9i. acaebbt 1* opera con la gianea di tre aitovi libri e <}acsea eo fia la ss»>
sima isipfetsione. Nel lySS. ne osci la a#oa pretto AttoètUe^ Sshoém in t. li-
maotado: tempre con raro esempio in tette le taddettc ritum^ la prima ésdi^
Ptzi^f del £giu««Me ad QuAvuuuk VmUrimt geatilaomo veoeanmo* ampliata se*
lameote oen b namerasioae deal' impieghi, de* quali di eempe ia tempo ^ecst»
grta leoaeore Tenia dalla repabbiica decerato. GMio Césart C^paeeh aella prstsaio*
ne al siie Segréisnó^ sumpaiu per la tersa vaUa in Fem^jie da Nueelò Memm i fp |u
jtp 1« che beo meritata il sao laogo ia qaetta biblioteca » dà Ja. aloria al «&f aseaùtf di
ettere auto il prìmo a ridurre al nostro idioms la meminm delio scriver i lettere )
toggiaonciido cbe il Tasso ne diede tacciati precetti» ti GeerUsi più «Rwi • e
che Vlngigmeri aa nuovo modo vi sggiaate per ridarre ii ecfretsttoa perfcsiene»
(^) B la prima folu, ivi 1/94. in 4-
i64
Del BvLOn Segretario libri IIL di Angelo. Ingegneri. In
Roma per Guglielmo Facciotto 1694 if^4'i^)(^)'^' 4*
Il Segretario di Torquato Tasso. In Venezia per Ja^
copo Vincenzi i588. Parti IL in 8.(b). 6.
c^$CO MórosinL Mostrandosi in un laogo {pag. 160.), che i legisti, coniè
tali, non sono atti a bene scrìvere, né a trattar negosj importanti, s'in*
tendono i puri legisti forensi e contenziosi, e non i giureconsulti degni
di tal nome, i quali, come versati nella interiore giurisprudenza^ ed e*
sperti ancora nel diritto pubblico, e pieni di ottime cogniaioni, sono at-
ti sopra gli altri a maneggiar le materie gravi, e gli affari più rilevanti,
e questi, oenehè in numero veramente non corrispondano agli altri^ pu-
re non mancano.
(i) Ulngegfèeri, che fu veneaiano, e per questa e per altre sue opere
chiaro, dedica il libro nobilmente stampato al cardinal Cintio Aldo^
brandini, di cui fu segretario: e l'amico Torquato Tasso, con un Sonetto
loda l'autore, il libro, e '1 cardinale.
La* seconda cditioae k corredata di postille 'asarginsli; che msotaao nella prina.
11 IStkmmi • aon molto amico di Giemkmnuà LeSù paris in questo sao libro con
molto disprcuo delle lettere di toi . Basti qui 1* averlo accennato • In altro luogo
se ne dirà qualche cosa più circostanaiata •
(a) £ in V€»9\im appresso Gimmhékùstm Cìoni ijPS* in S. cdiiione di gran trat-
to, iafèriore alla prima.
I moderni tearctar) dovrebbono aver sovente per mano questa operetta dcir/n-
gfgmfri e leggerla attentamente e studiarla in particolare nel capo I. del IL libro
dove i'auiore protesta di non poter fioir di marafigliarsi» come alcuni abbiano di
gran segretar) gran nome* i quati mom san formar jjuattro righe sen^a '/ doppio ii
off^ti, continuando a nnetterae in vista alenai» che par troppo sono anche og»
gid) frequenti ed in uso.
J^) £ per io stesso VinternH ( non W컀e9\i ) iffa* io t« Va anito col L libro
le Leit€M famkhari del Taao .
• « E i?i appresso Lmci0 Sptmeda léof. ia a. {*)
II Piece«ii io dedica ad Àmomm Cèsiamitmi. intimo amico del Tasso i e qniTi
fff de i* opofftuaità di lodare Mii^ie Manfredi e ▼arie sae opere e particolar«
aae^tct ia oemiramu tragedia che per anco non era uscita alle 4«ce » aM che già
avaa ripostala l'appi ovaaiooe di Framceuo Pairiy e di dasom da Noret • Rara e
pac% uosa è la priuM ediaioae di questo opuscolo dei Tasso dedicato da lui a
éom Casésrt à* Essa eoa una brieve lettera omessa nelle nstaoipe. L'edisione è di
F^rrmr^ appresso Gimlio Casaro Cagna€im e fratelli nel i^ST* i* t* Qaivi nel
traesato 1. pag» 15. ragionando il Tasso delle lettere, che sono scritte dal segrc>
tmko^ a peoprM» nome agli aeùci e bmit(iiari suoi , dice » che ia questa sorte di
imseio •• i pcoverbf « i leggiadri motti sono coavenieatissiiiit: de* quali il volgar
^ fiorenti ao e pie ricco e più copioso- che alcun altro . Laonde i FioraMni , o
M^ colon» che léogaaaease sono vissuti ia FìAram^ • sanno mordere e paogere più
m yaaiosaiaeate de^i alui» ed aag^ parimente. Ma ii mocteggiare non si fii
\
{*) Si Sarassi fra r^disioni d«l $«(t««t«rio di Torquato non r«f iitra quatta «lei i6oS. »
ma UA'aitcA iatfm, dallo atttaAO Spinèìda «el i6ii. oh« è ìa ««ti: ma, ed la cui v' ha aaok* il
XI. liJbro dèlie Lettera familiari, eào tta pure ia quell* del Vincenti fatta il !5fa.
i6&
' £ nel tomo III. delle sue Op^re , stampate ini^i*
renze pàg. i5(j.
Trattato del Segretario di Tommaso Costo. In Na^
poli [per Costantino Vitale) 1604. in 8. (a). , L. 3.
Del Segretario di l^aofilo Persico libri IV. In Venezia
per Damian Zenaro 1620. in 4* (i)- ^*
L'Idea del Segretario dì Bartolomeo Zncchi Oetitil-'
ùòmo di Monza, città Imperiale , rappresentata in un
trattato dell'Imitazione, e in lettere di ecGi^llentissimi
scrittori* In Venezia presso Pier Dusinelli i6i4' P^^^^
V. tomi II. in 4* edizione iv.(ift). • '8.*
(1) Edizione bella^ e da lui dedicata al cardinale Alessandro OrHni^
fratello del duca di Bracciano^ del quale il Persico fu segretario in Fl^
renzcj come dice egli stesso nel dedicare al cardin/M. Cfirh de!Medk;h^ il
dialogo della volgar lingua del suo concittadino tfié^o VaierianOj ,d^^ me
collocato di sopra nella (classe 1. cap. li * : « -
(a) Gran parte di queste lettere son prese da altre raocolte, e qui in nud-
vi ordini e classi disposte. La città di Monza fu detta in latino con più no-
mi, il più comune de'quali e il più ricevuto si è Modoetia. In toscano an-
tico, e anche in latino- barbaro si disseilf o/tcìA^e poi 3fonza, giusta la prò*
nuncia lombarda, secondo la quale si scrisse ancora Alzatus per Alciatus,
Gonziàca^e poi 60/iJBaga, per. Gonci^n^di' che non serve portar le giusti-
iìcazioni, perchè si paria di cosa chiara. Parimente in qualche libro lati^
no di Lilio GiraUisì vede stampato 2ira/<&«5 per Gyraldus. Talunp^on fi-
nezza particolare in cognizione di lingue scrisse Franzia^ e altri Frkhza
alla lombarda per Frància: cosa piacevole dopo fidato dal consenso uni-
versale il vero modo di parlare e di scrivere in questa lingua. Nella Ba-
silica del Batista in Monza sì serba la famosa corona di ferro» la quale»
benché interamente sia tutta d*òro, nientedimeno mai non fu detta an^
rea, né d'oro, ma sempre /errea, o A^ì ferra da un cerchietto o lamina) ap-
punto ài ferro ^ la quale, formata druncAioifo di quelli di N. S. Geifà
Cristo j si stende in giro nella parte, interiore d^ essa corpna d'oro, da me
propugnata con una X>werràzio/ié' cóntro alKardiré di 'chi mendicando
senza alcuna verecondia tutte le occasioni » anche mercenarie di far crael-
lo, éhe non dovrebbe, si fa gloria >ìmilm^nte , di opporsi con pubbliche
stampe ai più venerajidà e solenni decreti pfòmolgaiti da questa.santa lO-
mana Chiesa contra i anni loUiidivisamenti in ma teriftsi^ delicata» quale
• r
*• '.li
p con tsnet «isia, né' con jtaàti vincita dai £eM^mfó o dagli -iltti the' leiio
., nati oeli' altre parti d'haha,,. .\ \\ ^ ■ ' .»; . . .'^
{d) E U prima volta, ivi léoo. in t. *'*'■'
La edisioaé seconda è ampliaca . Qaesce trattato non h da se volarne a (wÀ,
ma sta impresso dietro le attere d.-l Celio pag^. féy e della posteriore edizione»
il Olii froncti(>iaio «udito imperfeitaoieéte vita ripoìfutl> dll n^iémM^* '-''*'
JsòniiqpSr^
i66
Ci è ancora il Segretario^ dialogo di Viaoemxo Gra-
migna, stampato in Firenze da Pier GeccoBCeUt i6ao»
si è il culto di reliquie della passione diCiiifo» e A^* Santi La Dissertazio^
neftt espressamente composta per la sacra congregasione de* Riti, a cui fu
dedicata dall'uno e dalTaitro numeroso cleio, dai magistrati, e dai citta»
dif ì di MofkMa, con pficj ancora in nome dell'imperadof CWiio Fi. ben-
ché gli. ufi^i fieno imitili dove non può entmre 1 arbitrio. Indi col voto
uniforme di jlti. eminentissimi caraniali» e per decreto dipòi confer-
miiìto dial somimo pontefice Clemente XI. fa restituita la detta corona all'
àìitiao su^ eulto e «eneFauìone. Nei libro et di^BiuleaBoom il Zm€cài (pet
cui lode basta dire, che fu amico del Baronie) eome si vedrà nella nuo*
va edizione contro a chi per suoi fini particolari non sa scrivere senza sto-
machevole profiiaione di lodi o dispreoaii^che vuol dire aensa scrupolo di
.mentire {Pergamini letiempAg. ao6.}.
(«) Del Cremìgitaf che fii da Prete te Toscana, riferisce Piem Pironi ds Pw
Mm aells saa jigimnm ùtArM i$t09èem del MoHétrM pag. So. che il padre 7Wj«.
Sime Ceile^i Gesoita k> stimaTS sopra tatti gli sieri sctittori del teaspo soe^
i lai ci saoo aisse cose Mt staaips^ ma qai mm occorre aicoiovarit.
CAPO XIL
Lettere Italiane.
Xjettere yolgari di diversi nobilissimi uomini ed eccel-
leiitia$imì ingegni, scritte in diverge materie , libro I.
( raccolto da Paolo M annaio ). In Finegia in casa de'fi-
gHuoH d^Aldo i^j^. in S^.(i)(a). L. 4*
( j) Baelo dedica a Federigo Bmieeora^ o a Domenica Verniero queste let-
>tore, Qome un esemplare di aana eloquenaa italiana (b*).
•
S4) I ^Uaoli à^AUe et (eccro in pochi soni tltre jcin<|ae editioni , l' ultfms
^ le qosh.'è diel 15^4. sensa no* altra di Domenico Giglio nel tf^t. aclfa mede-
lima forma : tale e tanto fu Tapolanso » epa cui fa dal pobUico ricerata <|aesta
nutoìta che h itata la prima di ouene Lttttre italiane 9 che si fesse veduta. PaO'
tir Mìnmu;^ chf ae hs tatto il merito e che siea qael ino gtadicio , che si ti*
.oerof per hea diiccmerr. iTostimo mm che il bfeumot ne vko perciè coaiavoda-
to dal Mol\a con una lettera .che in questo lihro Lai legge (pag. iff. edis. Cf44*^
on^)HVettii fdjjùeiae Aidioa éd^uka^ « 144^ ti l«g^e la «t^ dedicaaioae di
Paolo al iolo Domenico Venterò^ seoaa che punto n compSfiica il eome del B4.
iearox e ciò forte per li ditgutti corti tre Va^ e Paolo che era atste il principal
.4NiKftv«lMllk .smnj^ ieWAt^Umie veeeiiaee delia Fame . foodata dal Baioa-
fV tsMn iM^o Ffyoil, Ip JK)f|^f sAoi nMMets* UOHiieeM .^gfavìo del tue bn-
decere. N^^^p» lficw.«il'A.etfeifif!e* «Miii. tlqMfTd^lt posceiion e<|i-
10/
- - Libro IL In Vinepa nelle case de^ figliuoli d^Aido
i5^. in S.{i) (a). h. 4.
- - Libro IIL /pi 1564 <» 8- (^)^ ^•
Lettera di diTeni eccelleatissimi uomini « raccolta
{ da LòdoTÌco Dolce ). In Vine^a presso il Giolito 15541
in 8 (e). 4i
fi) Antonio M amato fratello di Pmoh dedieaado il pièienio libro II.
a Paolo Trono^ afferma di aver oon gran hAtà wtAtt qneftto Ietterei 0 ^
mandarle in Ince „ a comnoe nfilìtà , aecioeehè quelli, ohe non powond
serivere in latino, con TeMnipio di tanti nobili ingegni seriiranOi e^eon**
lioni, A del ìikto 1k cobm dd IL di qactta raccolit » m croraao oaicite alqaiate
lettere, sampace nelle precedenti, per etfcce etate «critt^ da ekani aatori djaaii
deonati della CIùeta e per la tteeta ragjioae |ie vennero tolti via andbe i nomi di
coloro , a' qnali erano tcrìtte . Gli ftaiopatori Manuxl furono aliai dilicati in non
lasciar correre aelU loro acampe coea cnajpoeeMe offendere la rdig^one a fi^rori-
ce i settari : di che io più rincontri aunifibstissicne prove ce ae han lasciate .
(4; L'edizioaC; L ne osci presso i medesioii nel if4f. C^) replicata nel 4t. net
fi. nel ft. nel 6o. e nel 64. sempre in t. Amtoaio Manuzio ^ iiratello di P^olo ^
raccoglitore di questo libro li. in asaai attento nel metter a pie* della maggior
parte delle Lttuu in esso contenute il laogo e il tempo in cui Airone acrute .:
in che Paolo non area praticata la stessa utinssima diligenia*
{h) Alio il giof ane , a ìmitazioae di sao padre e di ano uo , raccolse quetto li*
bro Ili. di Ltncn , e io dedicò a CoUntonì§ CardccMo marchese di Fico . Esso
è alquanto più raro dei due precedenti, perchè non (a ristampato , ae aoò una
aola volta nel 1567. Le date delie lettere vi sono, per Io più accuraumeoco
nouu.
L) - • E ivi if fS. in t. ,
1 titolo intero di questa bella raccolta dice. molta di pie: „ Lettere di diverti
M eccellentissimi uomini \ raccolte ( da Lodorie^ l^oUt ) tra le quali se ne leggo-
„ no molte non più stampate» con gli argomenti per ciasctina delle, materie di
M che elle trattano e nel une annotazioni e> tavole delle cosé/più..aotaDÌli, a utile
M degli studiosi,». Il Dolce dedicando il libro a Silvio di Ca^itf' g^rntituomo na«
poletano ,di cui stanno impresse più lettere nella presente raccolta • dice, che dap.
poiché il dottissimo Paolo Manu\iò mandò fuori 1 libri delle Letitrè di diversi
da lui raccolte ^ subito s* è veduto per le città d'Italia fiorire una copia grandii^
n tima di scrittori nobili; e che Teaen^pio di^ lui fii poi Mgaitato da molti «^
Sognugnè qhè f. pr^i di parecchi amici e signori e^ suto indott<>. a iar^ da
moni voteli ftn solo; marciò non seoaa il cuosigiio e U gjodicto di color .ckè
sanno» e in particoTaré dì^GiamBatistM Amatiio,^ giovane che non . pure;^ha. pìéf
I» na contezaa. dellf t^e lingjoe più Jbelle , ma è^ ;i|lorna di .tatto le ^duttrtnar piii
,» nobili e Mencissimo in <|ualaivoglia softe di poema» cost Tuiiaò^ ^me. grecar e
M volgare,,. ' • «»
Con lo stesso titolo ristampò il Dolca questa raccolsa rcar^. appressò Cahriet
QìfilUa àn^terrfn ijff* in t.e la dedicò, al chiarissimo e prestantissiiho signot
Ptipico B^ioaroi dicendo , dlver accresciuto il libro di alcàne poche altre lette,
re degne di «i onorata
è
(*) Nel qn&l «ano il ristampa aaohs U^ott. r« etlUdédioetdrlt il Badovró^ 4 «1 K^
LAM ■% >ii,iNW.j^^
:^J
i68
Delle Lettere di xiii. uomini illustri, (raccolte Ja
Dioaigi Atanagi) libri xi 1 1. In Roma per Valerio Do^
rhco i554- i/i 8. edizione I.{i)(bJ. L. 4-
dochè occl>rrerà^ i loro concetti In volgare, e quelli, che posseggono la
lingua rohiànà. Tacco tnpàgni no con questa ,, . Ve n'è altea edizioue di
libri IV. del i56o. (a*). .. •
(i) h'Atanagiy che fu da Caglia e cittadino romano, come dice il bre-
re di Giulio IH. posto in principio, dedica il libro al cardinal d'Urbino
Giulio delia Rovere. Giambatista Palatino nei suo libro del modo di scri^
yere mette V Atanagi con Gerolamo RascelU, con Trifone Bencio. e con
altri periti di cifre. A qnesU edizioue df^ir^/onagi l'infame apostata Fisr^
gerio fece le sue insulse e del pari indegne note col titolo di Giudicio al-
trove da me rammentare (e*)* ha medesime lettere poi, ridotte a*libri xv«
furono ristampate iti Venezìa'iz. Francesco Lorenzini da Torino nel i56o.
in fi. , e dedicate a Tommaso Hfarini marchese di Casalmaggiore. Manca
•
(4*) Che TÌ sia ita qusrto libro di quetu raccoltt di lettere» è faltissioio . Il
Fontanini pig-ia qài sbaglio sicaramente, ed equivoca coi quattro libri delle Lct^
tnt f/ilgàn di Paolh Manutio\ stampati appatito nel 1560 cbe tutte sooo dt lui
e antiìl ttin cbi^.'lire^èoii la'fuddetta raccolta .
^^(^/ (RoAifgùofié aVea detto nel librò f; della ina Eloquen\d pag. 91. (9^) che
^^t\lt'L%tì)try' vwkoìit'àtXV Aia'fiif^vhiotìo da lui pabblittte la prima volta
nel 1544* ma dovei Mire 'ancbe in quel luogo if|4. o almeno, per torre dagif
Iknidit ogni dubbfetifj^ ,- corregger !o sbaglio titW* errata detr opera. Io fine di que.
Ita prima edidonre si legge:,, stampati in Roma per Valerio Dorico e Luigi fira-
^ téili nel me^e di Marzo 1^54. ad instanzia di M. Dionigi Atinagi con pririle-
„ gìo del sommo Pontefice^, che niuno possa queste lettere scampare , nà srampa.
„ te vendere , sotto le pene che in esso privilegio si contengono ; se i\oa coloro,
M a'^uali da! p reietto Af. Dionigi espressamente sarà ciò permesso ,, Moti ostan-
te il detto privilegio, ni 'in' f^«/itf^itf cbr lo ristampò arditamente l'anno medesi-
1^0 ìf f4 lu jf^ma non yi pose ti suo nome; e questa seconda edizione è non
Aleno rara delRi' priiìiz'; 'Dissi itecUfidà (jjàesta dt* Ke/i^^Zif , sì perchè il pri ilegio
dapale quaUfica'pètpìliha quella di' /to/fitf, si perché V Atahagt raccolse quelle
ìhtere nel tempo dei èuO''so4gìornò ini Roma , dove continuò a far dimora per
^halthe annopriiiia di venire a stabilirsi in Fir/i«^M,che fu verso il lyfto. poiché
i'Tar) libri , che in questa città furono da lui pubblicati, o assistiti, non portano
id"'ffòntc'aQnb iffter'iote af suddetto. In queste due isole' edizioni legiresi il notde
à^V Atànagi z ^p\h*àt\\z lettera, con cui indiriaLu il libro a àoii^GialiQ F'eìtrio
ikWiL Roveri car!dlnal di Vfhino , legato aMora di Perugia cdaca'di Séra . il qua-
fé' era figliiislo éV Francescù^Marii £ dì questo nome efiratèilodi Guidataldo II*
dd<Jhl di Vrbino.
(e*) Ciò re^gesr(iib' I. cap. xxxi. ) p 91. (8f.) nelle seguènti parole: », Al ri-
manente 1* indégno 'apostata Pierpaolo Vergerlo nei suo GìbUcìo . stampato sen-
M za nome e luogo nell'anno i^ff. soprale lettere di ziti, uomini illustri pubbli-
«, cate la prima Tolta da Dionigi Atanagi in Venezia nel 1^44. credendo ec. „ .
Ma come? Il Fontanini pag. ci. (85.) dice queste Lettere pdbblicatt dall* Atanagi
fa prima volta in Venezia e poi a e. 546. ()i8.j le asseriste^ stampate in Roma.
Ivi ne mette la prima edizione nel 1(44 e qui nel i f f4'.'l.e 'giunte e le correzio-
ni dellVipera non ne traggono di questo imbarazzo e non uè tanno parola . Il
si è, che nell'uno e neir altro luogo dee stare Ul prima volta in Roma %sii
II.
tf
vero
74-
-«
169
il nome dcirautor della lettera dedicatoria, data in Veneziani vii* di
Giugno i556. ma questi è il Ruscelli^ perchè vi nomina i suoi promessi
Comentarj della lingua italiana (^*). Il Porcacchi ne fece altra edizione
in libri xvii. che è la più copiosa di tutte, m Vìnegia per (forgio Co»
valli i565. m 8.: e ve n'è anche un'altra, ivi pur fatta da Giammaria Bih
ne/li i57i. in 8«
• .....
(tt*) Se il nome dell'autore di quella dedicatoria manca neii' ediaione fatta in
Vem€\ia dal Loren^ini ad tféo. non manca aelia seguente, la quale fiene ad es-
ser la terza io ordine alle due più sopra rammemorate e però anteriore a quella
del Loren\im .
• - Lettere di diversi autori eccellenti, libro primo , nel quale sono i tredici au-
tori illustri, e il fiore dì quante altre belle lettere si sono vedute fin qui; con
molte lettere del Bembo del Navdgero del Fracasioro e d'altri famosi autori non
più dati in luce ( raccolte da Girolamo Ruscelli e in xv. libri diyise). In f^ent»
^ìtf presso Giordano Ziletn all'insegna della Stella iff^* i^ 8. edizione IH.
Siccome il Rutcelii appose qui espressamente il proprio nome in capo al-
la dedicatoria al marchese di Casalmaggiore , cosi vi tacque quello dcìV Atanagif
primo e vero raccoglitore delle Lettere dei primi xiit. libri stampati in Roma e
in Venezia nel i ff 4.. silenzio per verità assai biasimevole e lontano dal costume
onorato e sincero del Ruscelli che in tutti i libri , tanto suoi , quanto d'altri da
lui assistiti, fu sempre solito render giustizia a ciascuno . Avesse egli almeno men-
tovato VAtanagi nella suddetta dedicatoria , ove anzi all'opposto a sé dà merito e.
gloria di aver qui fatta una scelta di tutte le più belle lettere , che fino ad allora
eransi Tedute in confuso ed a Biscio ; e pure nei ziti, primi libri non altro avca
fatto il Ruscelli se non seguitar la distribuzione delle Lettere disposte innanzi
òtW Atanagi e riportarle nella edizione del Ziletti , dalla quale solo alcune poche
ne IcTÒ via t che a lui non parvero degne di star con l' altre , riformatane io ol-
tre qua e là l'ortografia e la locuzione a suo piacimento, con la giunta in oltre
di due nuovi libri dì lettere, da lui veramente raccolti. Qual poi fosse il motivo»
per coi dall' edizioni posteriori a questa del Ziletti fosse abolito il nome del Ra*
scellt , non saprei dirlo accertatamente , se forse non fu per dar qualche soddisfjit*
zione zWAtanagi , che verso il 1 ^4o. trasferitosi da Roma a Venezia, si sarà g^ci-
stamente doluto del torto fattogli dal Ruscelli nelie due ristampe del is^é. e del
Iféo. Ma seguitiamo l'ordine delle impressioni delie Lettere sopradette.
- - ■ Lettere di ztii« uomini illustri ( senza il nome del Ruscelli o d'altro
racco(^lìtore , divise io xv. libri.) In Venezia per Francesco Loreniini da Torino
I f 60. in 8- edizione iv. •
Qui l'insegna del Loren\ini si è un Toro giacente e presso a lui una manf^. »
che impugna e alza una spada nuda, alla quale sta avviticchiata una ^rpt cmi
una corona di alloro in bocca e vi è questo motto: His Duciàus.
* In Ven€\ié per Cornino da Trino di Monferrato 1544. in 8. edizione ▼•
Questa edizione ha di più dell' altre le Lettere di Vincenzo Martelli » le quali
fanno un libro coiffe da se , avendole il detto Cornino stampate con nuovo regi-
stro e con nuova numerazione di fogli.
* £ con^ altre aggiuntevi di nao¥0 da Tommaso Porcacchi ( libri xvii.) Ui
Vinegia per Giorgia Cavalli 156^. in 8. edizione vt. più copiosa.
* In Venezia per Giammaria BonelU ijyi. in 8. edizione vii.
* In Vene\ia appresso Fabio e Agostino Zoppini fratelli 1 584. io 8. ediz. vi 11.
Tutto quello che fu ag^unto dal Porcacchi a queste ristampe , consiste nel
XVII. ed ultimo libro, poiché il zvi. comprende le sole lettere del Mandili dì
già stampate. Esso Porcacchi, levata la dedicazione del Ruuellit altra invece Ile
sostituì a don Gregorio Macigni ^ monaco camaldolese.
Tom. /. ti
K"-.
Nuova scelta di lettere di diversi nobilissimi nomini
in diverse materie (libri IV.) con un discorso della co-
modità delio scrivere di Bernardino Pino da Cagli. In
Vinegia i574* ^^ ^- senza stampator€^{i) (a). L. 8.
Lettere di Principi, le quali, o si scrivono da Princi-
pi^ o a Principi, o ragionano di Principi, libro primo
nuovamente mandato in luce da Girolamo Ruscelli.
Airillustrissimo e Reverendissimo Cardinal Carlo Bor-
romeo. In Venezia presso Giordano Zilettial segno del-
la Stella iSSsL. in 4- edizione 1. {^){b)^ &»
(i) L'insegna èdijRo/na amata con ìtLLupa^che allatta IZamo/o e Remo.
{2) Il Ruscelli nella dedicatoria a s. Carlo discorre del &uo volgarizaa-^
mento della geografìa di Tolommeo^ pubblicato Panno passato i56i« in,
{é) * E ia V€ni\ia ifSr. uk %\ sensa aoAe ik stsoipatore.
£ qui l'ifuegiu è di an Basilisco , o sit di un Dragane coroaato ed alato, ia
aeco- di spirare il suo venefico fiato Terso un rongnuola^ che sta per calargli ia
booct, col motte; Terrena Cadettibus Ohsunt» 1V& più di queste ootiaie cae a.
pochi filfte gusteranno ». sarà di piacere al pubblico il sapere ciò, cbe io altra laa
opera iaiciò* scritta lo Messo Pino iatorao a questa, nuova Sciita di Uueri\ a luì
comunemente attribuita. Egli nel libro IlL del suo GaUntuomù pag. ^f. r. ( la
9^M. appresso i Sessa 1S04. in 8-. ) si dichiara di aver sempre avuta in odio
rindastria di coloro , che han posto ia luce Tolumi e raccolte di lettere altrui :
onde fi era lagnato amaramente che a cagione di un suo Discorso della comodi*
èà dello scrivere 9 da lui già. indiritto ad Antonio Puteo Arcivescovo di Bari^ ab-
bia fatto errare alcuni ne! credere, che i tre (anzi quacttro ) libri di si fatte In-
tere fossero stati da lui raccolti : „ cosa , che non m mai vera • né pure v etisia
H mile : perchè io non vidi mai tali lettere , né so di quale autore siano , né di
,; qual materia si trattino „ : così il Pino che era proposto della cattedrale di
Cagli sua patria e che cosi eccellentemente ci ha data l'idea del vero e onesto
aSànmomo : e però merita ogni fede per cotesta sua spontanea dichiaraaione .
• (>) Monsi^.- Fontanini nel darci qui la notizia di questa cospicua raccoka di
lettere di principi, ideata, e incominciata dal Ruscèlli ^ e continuata da altri,
cOttie- anche di tutte 1' edizioni , che di tcnifo in tempo ne furono fatte , e del*
iK^j^iveisiià da iuii osscsvate nelle medesime ,. tratta la materia da brava letterato
con molta diligeoaa ed etadizione • Una sola cosa notabile pare a me , che egli
abbia messa in^ noa cale nel riferire i tre libri della ristampa fattane da Prajicisco
{Bi§Hilf nel xf&t. ed è , ci&e questa è la sola, nella quale sieoo state acconio-
élgtf tattile lettere dalla prima all' ultima secofMlo l'ordine de' tempi» in cui
fiyirono scritte: talché cileno in questa n»aatera disposta ci danno una tal qua-
le Istoria^ contiaueta de' tatti , che per eotiio vi ai trattano-, coerenti fra io.
ro , se non in tauo , quanto alle matecie , almeno quanto si tempi» calie
persone , sbe vi ebbsr parte . Cosi il librai I. prende coaHadameata dalia
lettera del SokUnoi di Babilonia al Re di Ci/ire nel i4(|f e fiaiscc- con uii» di
dtolémo Negri a Marcrtnionio Michele nel t(i6. U libro U. prioci^ dalla let.
tara dei vescovo di Bajiua ( Lodovica Canossa ) al Re cristianìssimo Francese^}- L
nel tfeé* e termina eoo* quella di Giamàaiisu Sanga ai gfiaa Maestro nel if |o.
U libro 111. finalmente ci dà pec prima, la lettera del Mreie^a^ dtJl' India a pa.
^7^
-• Tomo I. In Venezia per Giordana) Zitetti i564* in
4* edizione II. (i). L. 8.
Venezia presso Vincenzio Valgrisi inJ^.^ e da lui dedicato all'imperador
Ferdinando I, [a*). Qui non sarà forse mal fatto il notare alquante cose
ffltonio «Ile varieedizioni del corpo di queste lettere de' principi. La let-
tera I. di questo libro, o tomo l, è scritta al pontefice Leon X. dal car-
dinal Gaetano da ViOy e l'ultima è di Aurelio Porcelaga a Vincenzio
Ooagaza prior di Barletta. Dopo morto il Ruscelli^ nelle seguenti edizio-
ni di queste lettere, già tutte scritte sopra negozj importanti, non sensa
molta ingratitudine, fu tolto via dal frontispizio il nome di luì, che ne
fu il primo raccoglitore, siccome egli attesta parimente nel corpo della
lettera a s. Carlo. In oltre si passò nelle seguenti edizioni a turbar l'or-
dine delle lettere, da lui tenuto in questa prima, e sua propria, nella
quale perciò ninno, fuor di lui solo, avea ragion di per mano (i^). Ora
proseguiamo a disporre Tedizioni di questo, e degli altri tomi.
(i) Il Zilettl nefla prefazione avvertisce Tiitilità principale di queste
lettere per la cognizion dell'istorie, ,, qni molto più vere e più chiaìre.
y% Clemenu VJL nel xn^* '^ P^' aldma quella di Agostimo VéVurn vescoro di
Verona (e poi cardinale ) a (Jacopo ) Foscarini^ eletto profTeditor geoeraic iit
CéMnliSf in d^m dei xxiii. di Giygao if7^ Lo spazio perunto , che occupano
le Lettere di tutti e tre questi libri, preso dal i4f|.smo al 1 574. è per Tappa n-
to d'anni cxxi. Una tal circostanza rende pregevole questa edizione del Xftr.
sopra tutte Tal tre da Monsignore rammemorate e descritte.
{a*) Il nostro Monsignore prende qui un grosso equivoco , per non nver
letta e considerata attentamente la lettera del Ruscelli al santo cardinale Cmt-
io Borromeo y nella quale il Ruscelli non discorre del suo volgartwmmemto 9
dianzi già pubblicato, della Geognefia ài Tolomeo , ras ditfasainefue si. «Sita-
le a scader codio di una fiena e universétl Geografia di tutto il mondo « che
avea eletto di foler fare , divisa in quattro gran volumi , tre de' quali comprea«
dessero ie tre parti principali conosciute e descritte dagli antichi e '1 quarto con-
tenesse la quarta e si gran parte novamente dagli Spagnuoli o da* Portoghesi ri»
trotata e scoperta : ornando l* opera tutta di tavole e ngure unirersali -e pertico-
lari , in modo che ogni volume fosse per eontcntre almen <enm Tavole^ iàwot
in Tolomeo con orari, sole si vede pia accennata col dito in uniifetsaU % the d#*
scritta nel particolare tutta la terra : la qaal opera del Ruscelli , non menò che
l'altra, da lui qaiiftoihessa, delle Istorie de' suoi tempi » gli sono rimaste odia
penna scasa mai lasciarsi vedere . NeJb stessa lettera egli inoltre discorre dell*
atilità che possono trarre coloro che si mettono a scrirere Istorie , da questa sua
raccolta di Zertere ; essendo cosa certissima , dice egli , che le particolari aarra-
•«1011$ aiirafarmaMfii ideile -tiweib cito yh)i siciwfcnwftte-e con meiso insag^or ^fa-
Offra e tditigtaza ^ei^firaao tU,, coloro che scriwaov^che da qsci che farUao»^
,, che molto pie salde e «vere si xoffsermano nelbe s cri t tare che oeUls lingue» atU^
,, Ofecchie e arile merooric de' posteri . Talché • egli xoacàìade » le Lotterò ioh>9
V» aerine come per narrazione o inibrmazione da quei, che «visono stati prete»*
ti ai , si dabbon'dire il vero e più sicuro fondaiaieato e la niglior vìe di vt«a-
1, Tv-ia paeticatar cogoiiioae delle cose che<si ;veiigoa# riMendo di oompo im
M-tempeiec." . ■ c_
(;^'*>L« mone del '^Ruséelli^ «v venne come altrove si ^ detto, 1 nel ffé<. €.ki
seconda edizione del libro I. di queste Lettere fa fatta vivente lui dal SUtooù «tri
s
nF^^«*w^«*#^i^K
i£atk''ji'u'^«v'yjviìir<
- - Tomo !• />^ Venezia per Giordano Ziletti iS^e. in
4- edizione III. (i). L. 8.
- 'lomol. InVenez.per Frane. Toldi iSyS. in4(a). 8.
- -TomoL InVenez. per Frane. Ziletti i58i.i^4(^). la.
- - Tomo IL In Venezia per Francesco Ziletti iSyS.
in 4* senza prefazione, sommario e note. (4)- 8.
chiare^ che non sono nel GioviOy e nel Gmceiardino ^ e in altri molti scrit*
tori de' tempi nostri. », Soggiunge il Ziletti^ che le presenti lettere ,, si so-
no avute la maggior parte proprie e vere originali: ne dice bene, perchè
10 ne ho trovate parecchie in un registro del sig. marchese Capponi, tra-
scritto da persona accurata in Assisi, e in Perugia nel 1575. e iSyS. da-
gli originali di propria mano del Sanga segretario di Clemente VII. e da
copie dettate da Jacopo Salviati cognato di Leon X. e passate in mano
di Trìfon Boncio d'Assisi^ segretario della cifra, e rinomato per entro gli
scritti d'uomini illustri. Segue la dedicatoria del Ruscelli a 5. Cario con
le note qua e là sparse di carattere tondo per entro il corpo del libro,
che è di corsivo^ come nell'antecedente prima edizione. La lettera I. è
del ctAintiVBessarione a Cristoforo Moro doge di Venezia, e finisce eoo
i}aella à^VPorcelaga.
* (i) Coó la prefazione del Ziletti, con la lettera del Ruscelli a s. Carlo,
è. in principio con una tavola de'nomi di quelli, che scrivono^ e a' quali
sono scritte le presenti lettere, e con un sommario di quello, che in lòr
si contiene. La lettera I. è quella del cardinal Bessarione al doge Cristo*
foro Moro. Il Ziletti dichiara di non avere aggiunto nulla a quanto sta-
va nella edizione I. Finisce con un discorso anonimo sopra la vita di Au»
gusto, preso dal libro I. dell'istoria di Tacito.
{%) Edizione simile all'antecedente con la lettera del Ruscelli^ s. Carlo
^i carattere tondo, e con tutto il rimanente del libro, compresevi anche
le note, di corsivo,
(5) Il Ziletti dedica il libro a Carlo Emanuel duca di Savoja, senza la
•liKttera del Ruscelli a s. Carlo, e senza il sommario in principio, il quale
io questa e nelle seguenti edizioni è ridotto in ciascun tomo a semplice
e ))aro indice de' nomi, e con le note per entro il corpo del libro di ca-
)Tittere tondo. Comincia dalla lettera del Soldano di Babilonia al Re di
l(7(pn\ e finisce con una di Girolamo Negri a Marcantonio Michele.
^ .(4) II Ziletti lo dedica a Emanuel Filiberto duca di SaQOJa. Comincia
I f é4. Non è vero per tinto che dopo morto il Ruscelli, fesse colto via dal froa.
tilpizio nelle segaenti edizioni il nome di lui • e turbato 1' ordine delle Ltnere •
poicbè il Zilem li arrogò sì fatta licenza nella ristampa del libro I. nel ifé4
.cioè in un tempo che n Ruscelli ancora vigeva e stata in Vene\Ì4i, dove sltresà
venne a morte • Niuno certo fiior di lui solo , avea ragion di por mano in un'
opera propria di lui : ma nemmeno il Rutcelli avea ragion di por mano in un'
•pera prepria dt\VAtàn4egi , della quale li è favellato . il torto fatto dal Ruscelli
M' Aunésgi unì di esempio a taluno o forse di stimolo àìV Atéitéigi medesimo
t» fiiroe un altro al Ruscelli, poco dissomigliante. Chi /j/r» i' esperta , dice
IMoverbio.
173
- • l^omo IL In Venezia per Francesco Ziletti i575:
in 4. (i)- L* 8.
- • Tomo II. In Venezia presso Giordano Ziletti i58i.
in 4- simile aW antecedente. isb.
--Tomo III- In Venezia per Giordano Ziletti iS'jj.
i/i 4* (^)* 8.
- - Tomo III. In Venezia per Giordano .Ziletti 1577.
in 4« (3). f ' . 8.
--Tomo III. In Venezia per Giordatio Ziletti i58i.
in 4. {4). la.
da nna lettera di Lorenzo de' Medici alla Signorìa di ^ren«f , e finisce
con altra di Girolamo Diedo a Marcantonio Barbaro htkWo in Costami'
nopoli, sopra l'arniata dp'turchi, rotta da* cristiani nel 1S71.
(i) Il libro comincia da una lettera di Lodovico Canossa vescovo di
Bajusa a Francesco 7. re di Francia^ e finisce con una di Giambatista
Sanga al duca Alessandro de* Medici, ^el resto è simile alTantecedente.
(2) Comincia dalla lettera I. di Lorenzo d^ Medici alla signoria di Fi-
renze; e finisce oon quella del Diedo al Barbaro.
(3) Con la dedicatoria del Zì/ef^i a X#iif^iiHricAe/«. Comincia da lettere v.
scritte da Urvieto^ cioè Orvieto^ nel iSfiQ, a Paolo Crescenzio nuncio a-
postolico presso Odetto di Ltoutrec generale de* francesi in Napoli^ dopo
la liberazione del pontefice Clemente VII. assediato in castel Santange-
lo. Finisce con una di Antonio Tiepolo, scritta da Costantinopoli a Sci^
pìon Costanzo. Poi segae la Relazione di Gabrio Serbellone della presa di
Tunisi, dedicata da Orazio Toscanella a Giantommaso Costanzo colonel-
lo de* Veneziani, e governatore della nuova fortezza di Coffa,
(4) Dedicato a Luigi Michele. Comincia da una lettera del Pretejanni
a Clemente VII. e finisce con altra di Agostino VaUero vescovo di Vero-
na a un Foscarini. Il corpo di queste lettere, a cui manca una tavola co-
piosa delle materie, non si trova in alcuna di tante edizioni, tutto insie-
me stampato in un anno, fuorché in questa ultima del i58i. e petciò chi
le cita, bisogna^ che si compiaccia sempre di esprimerne Tediziòne.
Il Ruscelli primo raccoglitore nelTesser suo fu benemerito della let-
teratura italiana per tante opere, che mise alle stampe; laonde sarebbe
degno di molta lode ch^ di tutte bene istruito, ne formasse una piena, e
ben ragionata ricognizione. Marcantonio Poppa nella prefazione al dia-
logo di Torquato To^^o, intitolato il Mintumo, in cui tratta della£e//tftf-
za {Opere postume tom. i.pag- a5i.) parla con poca stima del Ruscelli^
inisurando il merito suo dal Rimario^ e da qualche piccola sua raccolta^
di brevi n.ote fornita (cose nientedimeno, che hanno il lor pregio), onde
il Poppa mostra di credere, che Torquato in quel suo Dialogo non abbia
seriamente introdotto il Ruscelli a parlare con qnel prelato. Ma il Tasso^
anche senza le sue particolari obbligazioni al Ruscelli^ già allora passa-
X74 ^
to di quesTfk tità» iMm fu H»pace di tanto, essetkdo petfooa l%dk^ e non
finta. E poi quanto al MintumOy questi dedicò al Ruscelli il suo libro
latino de Poeéu, stampato in Venezia da Francesco Rampazzetto nel
1S69. i/I 4«« ^ ^Ji pii^ Bernardo il padr« di Torquato nel tomo II, delle sue
lettere con istima particolare ne scrisse parecchie al Ruscelli: e questi ne
fece una ansai lunf^a al re cattolico Filippo II. in discolpa di esso Ber-
nardo per aver egli servito a Ferdinando Sanseiferino principe di Salefno
prima della sua ribellione. U Ruscelli in questa sua lettera loda it poe-
tila AfiWAmadìgiy dedicato dal ^asso al medesimo re, e loda amcorà il
fanciullo Torquato^ di lui figliuolo, allora (nel i56i.) in età di^^oli an-
ni 'f 7 Tncomincimti. Tal lettera del Ruscelli si Itgje nel tomo I..( Bdiz, IT.
pus. 219.) di queste de* principi; fra le quali ne sono molte del famo&o
OioertOf e di Girolamo Negri veneziano (Ediz^ III. pag. aai.) segreta-
rio del cardinal Luigi Cornaro («*), in tempo, che nelle corti essendo in
gran pregio Iutificio del segretario, questo solea conferirsi a valentuomi-
ni, i quali con la loro Tirtù^e per glorioso istinto de'lor signori, proprio
di que' tempi ftèquen temente salivano ancora a posti più ahi. Il Negri^
diverso da un altro Girolamo N^griy pubblica professore di medicina nel-
lo studio di Pa^fot^, fu poi canonico della cattedrale di essa eittà. Le
lettere e orazioni latine di questo nostro, dopo lui morto, furono da
Marco Matttoi^ Benavidesìàtt^ stampare iii Padoi^apex Simon Galigna'
ni nel 1579. ^^ 4*» ^ traesse vi è una Apologia n.* principi cristiani per la
traslazione del c07ic//fo di Trenèù ^ Bologna {pag, ^^,) opera sfuggita
nHa notizia di coloro, tbe scrissero di quel sagrosanto concilio. Nel nne
*pb\ si ttova Hna> Orazione in morte del Bernuùdes, fatta dal Negri in tem-
po, che, trovtftolo in istato di salute disperata, ei tenne per fermo, che
YiOn ^ote^ìBe campare; e intanfo \\ Negri nel rSS^. se ne morì nelTetà
oua di anni Ljtiii. lasciando risanato l'amico d'anni lxxxviii. il quale
poi diede in luce il libro 4el Negri {b^)^ meritevole di auova impreasio-
(4*^ Nofn ttKpro i^t'QiroUmo Negri m stato tegrettrìo dd cardinal Luigi Or-
H>f9,'mà bensì del tarditi ad Pranctsco Ccrnaro, in morte dei quale recitò alla
^reseoaa delwnato veneiitne ai zvit. di Maggio if46. una Orditane latina, la
quale non si trova odia raccoka delle EpiuoU tSOraiioifi del Negri , fiitta dal Bena-
^idesi fflM fu starepafta a parte in Vent^ia da ViaC€n{io Valgrìsi in detto anno
if44. in 4*11 Negri fa anc^ al servigio del cardinal Qaspero Conurini nei set«
te ultimi anni che questi risse, dopo la cai morte si ritirò a vita privata e ai
geniali abbi stadj ih Venezia ed in Faiova.
'{h^)'Qtfin&Q \\ Nìegfi venne a ihc^te, che fii tiel ifjj. il Befntrides non era
d'aedi i.iéi^t^iti.<'g;iwta il colixpaco di Monsignore. Eks benrì d'anni i.xzKvifi.
qoando tUeée ih iuce il libro del Negri ^ cioè nel if7p. Visse il Beir^M^ sino
al ìfl^i» e éiori d'anni xcxi. mesi éy. e giorni vi 11. che cosi ^tà icolpito nel
magaifiQo acDolcro, erettogli in P^devé nella chiesa de' padri rpniuai afiesunia-
ni sol modello di Bartolommeo Ammàitnati , celebrb scultor foréntìaò # t^I 'vola-
me It. delle Oraiioai latine di Antonio KiccòBono , ana se ne légge pag. ^t. in
tìotteiéì Benavides reicitatìi nella' chWsa suddetta ai iv. di 'Aprvt lySi. ^ nel
Tff^.an^o ^Ifa htoHe itì^^Négri 'iX Bèìiavides fàsst statò d'antli Lictrvtii.
^etrife vuoM il -FofiwMtk , quegli- ^àteilòe igi^ilso >aU*atà» «M di -toii. anni , asa
*di'Offiii.
*7^
Lettere IV* del Cardinal Caspero Gontarini^^ ]f le due
prime a TrifoB Gabriello , la terza al Vescovo Fiori-
monte', e la quarta a Vittoria Colonna', Marchesa di
Pescara), /n Firemse per Lorenzo Torrentino i558.
inQ.ii}(b). ^ h. 4.
Lettere di diversi a Vitello Vitelli raccolte da Le-
lio Garani). In Firenze per Lorenzo TorrenSiino i55i;
in S. 4*
ne, ancbe per tmeiidarein questa opera postuma gli ertorì di stajsìpa. Tiro^^
'¥asi a parte una Onurione latina del Negri m- morte di Lazaro Buonami^
co (a"*^). Ma sarebbe maggior ventura^ se si trovasse i suoi< Camentarf, ém,
lui chiati>aSì> Rerum memorabilium^ cella lettera II. al Be/uundes^ ìì^
quale, eome dissi, fu autore de' discorsi, sopra i dialoghi dello «Speroni, e
ancora delle annotazioni sopra le rime del Petrarca^ delle quali parlerò
poi. Il Sansowio dice qualohe altra cosa del Negri (. Venezia libco xiil*
pag. 400.).
{i) La teì%a di queste lettere sopra Vutilità del Concilio, è scritta al Fio*
rimonte (e*) ( Libro II. foglio 44* a* ^^- H' ) Oltre alL\ vita latina dc|
(tf*^ Questa Orazione fu stampita in Veneiid. dal Valgrìsi nt\ i^^yìvL 4. dcdi-
eata al cardinale Alessandra Campeggi , e ancbe rista cnpat» lo steaao anno in S.-
tenza nome di stampatore, con aoa Consolatoria in rersì esametri a Francesco*
CapviiUsta^, gentiteomo padovano, per la laoru di A/mè^0Ìo i«e %ii««l».
\b) Antonmaria Garoso \t lit pubblicate', e dedicate al cardinal di Ferrara' {Ipi
polito II,) A c|ne«te xt. Lettere iwlgari ne tanna eoite altre II. lacioe del me»
desimo cardinale a papa Paolo ///. Vanti de potosta^^ ponà^is in, msu clavium {
l'altra de potestate pontificis in compositionibas { e queste ancora con aisra letcera^
latina indirìtte dal Faroso- al cardinal di Ferrara,
(r*) Questa terza lettera noftk assolatamente, ne può estere del cssdinal Con^
tdrini , al quale è stata sinora erroneamente attribuita ; e ti sarebbe ancora in co*
s) falsa credenza se non ne aretse disingannati il aig. cardtAale Angelo Maria;
Q^tirini ve-scoro di Brescia; aeggetco quant* altri mai, di perapicacUaiifte ingegna
e di Tasca dottrina e lettefatura- «fornito • Egli psiocipalmeate nella sua erudita
pref airone aMa vita del cardinal Contarini (pag; icav» aaavi*) scritti> da monsìg.
Lodovico BeccitteUt stampata in^ Brescia da Qiamn^oM BHn^arM nel 17^ in 4»'
grande, ha dimostrato ad eridenza e con rsgioai ìacantraK abili , cb« autore cdi
qaella terx^a lettera none mai stato il cardinal Contarinh^ anzi ék piik ^\ ha so»-
srenoto con probabilisatme congbiettote che ia medéSTaHu* Ei scritta da Marears»
tonto Flaminio airamice suo moofignuee GaUa\{ù Ftorìmmntfi «eseeio* dì A^aine^
in tempo che quest» si erotara ia 7>S9iro« c#aM uae de'qaastip giudict .depeeari
pc*r lecose ét\ Cone'rlìo: eiecettanee a dir f ero cb« esser ne» pote«ano< a Aotnca*
dd Car^crafe , perchè già metto hi Bologna il di f runa di Settembre £f4s-* a*
▼anti la j^KMiiockme ét\ Florimoeste alk chiesa di Aqaim e alla sua «leputaaione
al Concilio . Queste a akre non mene forti e giodiciose conatderazioai eoa. prò*
dotte dair emtaentissinM Qui/ini aells suddetaa prelaaioaet alla quale» c^
fonte iuìrpìda e ehisrtt rimetto i teggitoci.
^^^mmmm . _. _ . _ 9 ■ ^t^ ^^^^^^ifW^^^^^^^^^^^^T!^^^^^^^^^^^^^^ ' ^^^^^^^^^^^^^^^^^H^^^3?^
Lettere di M. Pietro Bembo (Cardìaale): a Sooiini
Pontefici, a Cardinali e ad altri Signori e persone Ec-
clesiastiche ( volume I. libri XII.). In Roma presso Va-
lerio e Luigi Dorico i548. in 4* edizione I.(i). L. i5»
ContarìrU^ scritta da Monsignor della Casa^ un' altra pure latina ^oomi^o*
sta da Niccolò Bafharigo, vien mentorata da Paolo Manuzio nelle sue
Lettere volgari: e ben sarebbe, che sì trovasse (a*y* • .• '
(i) In questa nobile impressione si veggono le carte numerate in en-
trambe le facce, cosa non comune in que' tempi, benché vedremo più a-
vanti, come sino nel iSiy. Aldo in Venezia^ e il Frobenio in Basilea a-
tevano già cominciato similmente a ntÉmerarle, ma setiza esser poi segui-
tati (b*). A questo tomo di lettere del Bembo precede un Breve del Pon-
tefice Paolo III. in cai si narra, qualmente Carlo Gualteruzzi da Fano^
come esecutore testamentario del Cardinale insieme con Girolamo (^ui^
rini gentiluomo veneziano, avendo esposto di avere special commissione
Xer la sua ultima volontà di dare alle stampe ad publicam literatorum
òminum commoditatem^ varie opere sue, latina et Greca, ac etiiwi mater*'
no sermone scripta^ esso Pontefice gli concede il privilegio della privati'-
(MI per io spasi^o di xv. anni sotto Te solite pene ai contrafattori. Valerio
Doriàd dèdica' a Otddo Ascardo Sforza Cardinale di santa Fiora, e Ca^
marlingo di S. Chiesa il tomo, dove il Bembo nel libro vii. pag. 205. ai
3. di Luglio del iSaS. partecipa al Sadoleto di aver data a stampare /'o-
pera della lingua volgare^ cioè le sue Prose, che prima in quel medesimo
' A
(4*) E perchè qui si omette la Fim» che in volgar lingus ne scrisse moniigaor
Lodovico Beccitullit famigliare intimo di lui sinché risse, la quale era pur be-
ne, che sì stampaise? Ai pubblici ?oti si compiacque di soddisfare, come più
sopra accennai» il sempse beacmerito sig. Cardinale Quirini, il quale a ragione
itapisce, che il Fomtantninow l'abbia qui mentovata con quelle scritte dal Casa^
e dal Barbargù. Oi quella scritta da Niccolò Baràarigo, che nel 1^79. mori hal-
lo in Cosiantimopoli^ fa menaione anche il Sansovino nella sua Vene\ia ( iib. xi 1 1. pag.
410* deUa tdis. II. ), ove in oltre lo afferma scrittore della Vita del doge An-
irta Crini, t di èìchùù Orazioni : ma per diligenza usata non si ha traccia di
quinto è uscito dalla penaa di questo gran senatore , che ha riportato lodi dal
cardinale Agostino Faliero, da Aldo il giovane, e da altri ancora.
{b*) Il nostro Monsignore è stato assai più curioso nel ricercare i principi di
certe particolarità spettanti all'arte della stampa» che felice nel xiuovarli , di che
si daranno in altri luoghi opportunamente le prove . Io qui non intendo di sta-
bilire in qual tempo, e da chi sia stato la prima volta introdotto l'uso di nu-
merare le carte in entraosbe le (acce: mi basta solo di ht vedere, che Monsi-
gnore si i ingannato, tanto in dire» che da Aldo uel ifiy. si fosse cominciato
• cosi numerarle, quanto in soggiugnere, che sino al 1548. AUo^ e 'i Froienio
non fossero in ciò seguitati . Alio primieramente non potè averne inuodotta l'u-
sanza nel 1^17. poiché avea finito di vivere nel 1515. Andrea Asolano suo suo-
cero, che era sottentrato alla direaione della stamperia Aliimst continuò a prati-
care la detta numeraaione, di cui' Aldo mM anni prima gliene avea dato i'e-
•cmpio: imperocché iosia «el t^of. c^!i sumpò in tal goita unto SalUstio in
t.» quanto in greco le opere mordi di Plutarco in foglio ;aaai in questa guisa si
anno santo ^gli stesso avea portate, in Roma al Papa Clemente VII. a
pui le avea dedicate. Di qui si confernìa, che T impressione I. dì dette
Prose si è appunto quella del Taciilno, da me riferita, e'ìn tal anno fatta
con assistenza di Cola Bruno Siciliano che non fu Prelato ma scmpli-i
ce famigliare del Bembo (^*)y che a lui scrive più lettere nel libro xi.
cbber da lai rtel 1504. le Ora\ìchì greche di Dimotum* Fu egli poi segakattf
oon solo. dal suocero Andrea, e dal figliuolo Paolo, e da altri in ycn€\ia , 't in
particolar dal Marcol'tni^ che nel 1$}$- stampò il Petrarca òAV Alunno in 8., e
le sue Finu S§pi nel IH^* infog. , e 'i I. e 'i II. libro delle. Z///^r^.deli'^r^r//zo
nel IS4B* ^ if47* ^^ S*: ^^ anche da Roberto Stefano in Parigi neirimpressio-
ne delle Casnga\ioni Virgiliane di Pierio Valeriano ifi^ in fog. , é da Seha^
stiano Grifio in Lione nell'Opere Toscane dcW Alamanni if^i* in' 8.: e ad e^cnt*
pio di lui, nella ristampa fattane lo stesso anno in Firenze dù^iunti. Tale e il
Petrarca del Tournes di Lione if4f* e anche il suo Dante if47- in 16. Le due
belle edizioni in greco fatte in Verona di S* Giovanni Grisostimo, tdì Ecumeni^
dai Nicolini.di Sabio nel iyi9. e if5i- in fog. han numerate le carte ' in en-
trambe le facce. Il Doai in Firenze ci diede pure in tal modo \\ G^l lo dcltiiam'
bullari 1)46. e le Prose antiche if47* >a 4*: da' quali, e altri inifumérabili libri,'
che addur potrei, sì vede, che l'uso di cosi numerare entrambe le facce , introdotto
da Aldo nel i f 04. era srato seguitato da molti , e che nel i f 48. era già quasi
comune. Terminerò questa Annotazione con ciò, che ho osservato nello Stobéo
greco-latino dei Gesnero, scampato in Zurigo da Cristoforo Fiscoviro l'anno 1^43,^
in fog., dove le carte son numerare in entrambe le facce sino alle 500. segui.
tapdo poi il rimanente di. quella edizione ^09 la. segnatura' dei aameri da ttna so^
la £iccia: il che aon so cbp sia stato. in ,^1 tra opera praticato. . / . ^
(«*) Il Brnn», nomato Co/tf alla siciliana 19 luogo di Niccola ^.nqa bastava dir-
lo &ciii«/i# / ma bisogna? a sptcificaroe la patria «Egli Ai da Messina ìdo^t iq c(d^
quasi £iacittllesca veduto ^ai Bembo p che colà erasi trasferito per apprender il
greco dal Lascari ^ ravvisata in esso un'ottima indolcì e unaiSelicf .di|posizione
agli stttdj, propose di averlo seco. Il ^rìcc«#d//iVnella^- IKm rdeU^iit^o^fCl,^,^
lo condusse a Venezie; ma due lettere latine dei ì?^«bÌ!o , acritte i)'una jq Settem*
bre da ,Veiuiìa, e l'altra da Padovai nell' Qtrobre del.i494y.j( fij^ìstolar. fornii .
lib. L ) %Qiapibaù$t^ 5itfi^» che era allpra in Af^iWiMt per affi^ del cardina^^ Ciif*
liane della Rovere, che poi fnPapa Giulio IL fnostraa<^ )|di t^tdenza il contr^.
rio: Colampueruntt dice cpsl nella prima, cum veneriti tecum addu^^iio 9 aut si non va*
nerisj, ad nps miititoi mihi enim gratius facere nihil potes, Ille si efu mecum, facultatis
ad discendum tantum habebis # quantum volei \ nequa sibi qìùcquatn di^rii , non pracepith
rum copia t if»n,lib$^n$m.siipill4Jf^ non fitifimic pcll'altra gli raccpt9anda eAcacementc
la stessa'cosa ; Cave ne Colam puerum nMs .diiffau4^s .- i^Mil ei de^erit ad b^nas HtcrffS
perdiscefnUs I qiuod ^ptrf ipst mihi m^stmejtìdeb^mti sHi m .ipse-, non de^tit . I -pro
fressi £mù da CoU nalie bornie kitcce mosiMoo» cb^rili Bemibo non gli .mancò
ii aasisteflza. Scfiveva assai puliuimciiie.la^ipctìt. rolgaia.t^^ oc^ meno ia v^rso,
chela prosa* Ai j(ittdiicia-.di lui lo-, stesso J?tf^^» non si' iriptgQgaaTa di\sogg«tq|«
re i propr} coAponimeati« de' quali cgU solca chiamarlo U *far\a, e ip. parti-
colare i poetici» siccome alla sperienza e fedeltà dello scesso appoggiò sempre
k cura die' iupi , domestici a^ri , e iosino la educazione di Torquaio^, e di J^U;
fuii suoi figiittoli* JFrtfii«#ic« Qui fini ii| una sua lettera a Gìoyaièfii Cornarp^^/^
allora fca princifCh4cU'aC$ademia.jde^'i|i/4MJp4fi;'d4.P«4^^i PPmpiaAge , i^p^a-
»eiitc Ja f^rdiia.di jCpla JRniMi^» cbliMtp da lui col ^tfilt^M.r^vegenf^ e di
mentissimo padre della suddetta accademia. La lettera del Quirini sta nel libr«.^
delle Xir/^/^ lii isvrrii, «.raccolte da Paolo-. Mdntu^io pagi j 41,. •ecQBdpla> ristam-
pa del 1545. io I. La mortf di W atTcaac io Padova f o^ tempo che vi dimo*
Tomo I. a3
J78
- ^ Delle Lettere volume i. ( libri xi t • èoii nn resìduo
del libro I. prèsi dalla edizione di Roma) . In Vìnegia
{per Gualtiero Scotto) 1 55^. in 8. (a). L. 6.
- - Volume IL (libri xii.) In Finegia ad istanza del
Gualt eruzzi presso i figliuoli di Aldo i55o.i;i 8.(i). 6.
* In Finegia {per Gualtiero Scotto) i55d» ino. 6*
del volume o tùmotil (M). E questo t>uò iervlr di lame a ohi itette dub-^
bioso in dar questa edizione per Imprima di tutte. II commissarìJ^Criia/-
tensMzi non prosegui in Mopia Tedìzione degli alirì tomi delle Lettere del
Semto; ma in Veme%i^ si fecero le seguenti ediaioni, ordinate in diverso
modo da questa prima di Roma^ la quale, come sta e giacer non fu mai
ristampata.
(1) Dunque il tomo primo dell'ediaione di Roma^ eqnesto secondo di
stamptfd*^/^o, munito altresì A^\ Breve di Paolo III. in principio, e
dedicato da Antonio Manuzio a Girolamo Quirìni d^Ismerio^ diterso dall^
altro, che senaa tal distintiva, fu esecutore testamentario del Bembo (e*).
Tengono soli dal Gualteruzzi^ commissario dichiarato insieme col QtUrini
B#l testamento del Bembo.
rtfs fl Benfddi¥^ fra Is cai lettere aaa le M trèrs* ma* senta dstt, «dh «osle,
([tiene significa il feltcs pasiag|ie, t iwiSÉieaieftte il consola, sytissndosldei do-
érs. ^b-ègfi ut sf rtbbe seftiifo. AU« làemom di C«/« distinsvasi di Ciré aiu^ o-
hitioiie Aintbfe . Ors ti parlerà- del itiUfkeete del Bimhàt et nt dirà qtialibe al%
Sfseofs. Ebbe CeU au Csaoaicsco ia Méssi/ta sai pttrii» è altri beaeficj eccie%
litstici. Oggidì' con assai nstao <Ì è ctd si (a trattare col tiielo di prslHe^ e di
meàtignàf9. farlo 4a ^aerate, e (ttor di soggetto, e lo dito» aceioccbà non sa
ne faeeié da takia^'aaa £ilsa sppUcatiofie, « oaa aMligaa luterpretaaioae.
{e) Nella pinate fìMaaipa aoa li ritrof a il residuo del libro I. preso dairedizìone
di Anm . Mlsadi^ Mfè. aelte aiuv ristfenspe ^ai appiesso aoialaate tessa solamente
ia'-afMdli fiilta ^o ^Scene ael-iS^^a aeB'aWma di r<ra»(j« in iig», taato eoa*
émaata ds Mouiliabfe . il deti» residuo no» ooashte se «oa io a>piaiiie lette.
tè péste oel libro 1. deli^ediaìuae di Reme , la |[ttale oerb negK altri eegiieasi li«
M Ite eoacieile dWctse, mon so percbò «ralsKiMe nelle ristampe ; e was il Cmal-
IIHSM*'4a ^fae|^i,<cbe le pobblic^, prese dagb >orìgiiiÉli del Membe. wù penaato
IVitVolaWB Iv sùai^asoi» RóMm^ ut tenga caro. v . •. . . . s.
\i^) Akre paté gUeae ^rife-aet fibto vt . dille' litiue) v«a«t4<isi^qaeite^ f;èt«^
ta^^'ief^qsMe perla apsÌaodr^4ai,^e «o« taeao eon Jladti 0b#«o«^#nefesiSi e tiaif
tfMMftiéHte ia toaa^'s V^t^ep» S^is/sia ,"#eseof o «rtioia 4\ XaffHmmus^^^m'ftà:<u^
Mi9ikf,^-FèmUiB¥.4i^ ^L): ^ta meè^ , '«#^ ^petliii no^iePi - éki igàéhié$ «^ i «^aajC
de èif tàm hohèrifiic ^)tntiai, Èffe #• >s(c:inarv tlTOTfCtfsS' MW(y^ sit
hèMntm dilige f ut nìhU mikl sii tàvite lèsqee'Cétnui^^e^usjèeiuiAmiimqmn^
M¥ Mhi rtx éìsé, qui iUem keheam; eem tfjas fidem, ^ìfei'49Ì'tne''mmÈHèe*io^
%ÌaenMt^r'tén tuì^HMùrèòei-miis Migeeiiem: ^cum' JifiPmiem^ ìmgéiMm.^^<feéi$ium\
^milit, HtUfMiqttè ifi0èee$iié¥is aiaadiMvfir» t/ititvt»^. Sdoghi iSt^eardÌaài« e pie
tfao^etND^e di qaesio, "Mfso'apaaaotttaffigllaia ed^auNcos «bo icmIv:^ tbfe > possa
-"^) qtiàGiràladlè'QkMnfmffdtàrì^^^t^vàlk ìimènU M^ìr- decNtò^ ib ^
iftlii«f>setotttto deft' AtHr^ «blìPMM ««i^ltsiiipà 4fAtÉ^k^ a-4a«ll ùi^emé^'iQei^
«79
- - Volnme III. ( libri xi i. ) In Vinegìa ( presso QuaU
iìéro Scotto^ che lo dedica al Cardinal Giulio della Ro^
9€re) iSSsL. in8.(a). L. 6.
Hjiì» clic ta etecQtorc tettamenttrio del Bembo, non sono due persone dÌTerit,
mi oo» fcesu ani sola persona. Se il Fontanìni atesse letto il Testamento del
Bembo ^ che pie Imisso mi conterrà metter sotto l'occhio dei pobbUco, si sareb-
be chiarito afFatto deirìogaono, in cai era» col creder dirersamette* Majaellead*
dotte parole di lai qualche altra cosa più degna di ofsertaaiooe raccbiudesi .a Onq-
» qae, dic'cgli, il tomo primo deU'edixiooe di Roma^ e qaesto secondo di stam«
9 pa é'Aldo, monito altresì del breve di Paolo II J in principio - Tengono soli
# iél ^Méitièn^ ^ éomraiisario dichiarato ìnfioae^CdhQadrim ael. Tlesumemmiéi
» Bembo »• Non vccgo da qaai premesse deridi ^rrtcera .'ferxa óimI dirjafsrif* Jn
mano del Cuaìuru^ erano tatti rii originali deU^epore del Ben^Mt^ Sut a in' suo
arbitrio sceglier da essi, e dare alb sumpa ^oelli» che a lai ^99ù piaciuta • .Nel
^eve» di 'cai sono muniti il primo e'I secondo volarne delie Xc^r^^» nom fi
tpcct€ca, ^utli opere ne afesse scelte per l'impresione , e qaei ri|pttaae* Xaraiif«
plica da lai presentata dice generalmente, diversa opera Laiitut^ & Gtdca^ se
ttimm mstemo sermone seripia. per bo, me» Petrum Cardinalem Bemèum compoM'
ta. Il breve di Paolo HI, gli accorda il prifilegio, che niano, senza eàpnssa
licenza del Guhlieru^xi^ ardisca per zr. anni imprimere ^ atte ùnpr^eisavenàere^^ rei
venalia kahere qnelté' òpere de! Bembo, le quali ipse Carolus imprimi feisrii. Q)ii
non «i parla né di primo, né di secondo volerne. £ pare non passano cìnqu'an*
ni , non che quindici ; dopo ia concessione dfel breve , segnato in MiÈma ai \»'Dì'
cembre 1547. che si T^ono uKire in Vene\ia per Cualnero Scotto nel in>- ì^
t,, tanto il primo e'I secondo Toinme delle Lettere del Bembo, quanto anche il
terzo e'I qn^rto, e tatti e quattro nel tnedestmo anno iffo. Sì sarà fiirse fiicta
questa ediiipfc in contraTveniione e io diapregio del ifvfw papale ? No, perchè
questo vi «rà impiesto nel primo, e nfel fecondo Yolamein nrincipio . O vftét si
sarà cHa Atta dallo Seotto senza consenttmenf o e saputa del Cmaisemìi:^? Ciò
tanto meno : primieramente perchè niuno fuori del Cmstliérui^i , potè?» aoasuij-
nistrare atto oéotto \t Lèttere dei téno, e del quirto "roitime; 4cU* q^li fg^t
^on meno che^ degli altri scritti del Bembo , era ditenuto il solo depositario e
custode dopo la morte di lui: secondariamente, perchè in questa seconda imprea^
fio ne del ▼ofome secondo si legge dopo il breve di Paolo III» un prtrilegio del
ioge Francesto Donato, e del senato veneziano eocto il di 8« di 'Gennajck tf4<«
o sia if4^« ote si concede a Cario CuaUertiX^i , cko fiiotio pei anni «• poise
ftaropare senza permissione di lui, uè fiiff etampanei, né tendere in P>m^*;jO
in altro luogo del Dominio fi 4. volumi di Letttto dei q* ' Hverendtsnsm Bembo ,
ovvero alcun d^esti, né le Prou del medesimo nlfimémeme per usa fisv- sigaorU
torrette et. Dunque, dirò lo con più di ragiona t 4ì feria, come mai si poè
asserire, e tanto meno sostenere dal Fontaninit che il tolome primo deib edi-
zione di Roma , e '1 secondo di quelfm é^Aldo, tengono aoéi ad Csusètemxii^ Dal
Cualteru^i tengono tutci e quattro i toluml di <<|tteete Lettere, dati 4<f 'ai a
stampare allo Scotto nel if ft. ed è maratiglia» che ti FontanM nma abbia osser-
tato il pritiicsio del doge e del senato veneziano , cbe sta e bei caratteri im-
presso nella emzione, da lui per altro esaminata, of« eépreasameott ai accorda al
Gmahersti^i la facoltà di pubblicare i 4. tolumi delle Lettere del Bembo : e «mi-
to pie è da f tupirsi , se atendolo osservato, abbia poi oeato ii opporsi a una ve.
rità cosi manimta , e cosi autorizzata •
{a) Lo 5cerro dichiara nella sua dedicazione, esseigli stato imposto, chedotes-
fé raccomandare a Giulio della Rovora tariinai d'Ùrbitio queasotolume terso.
- - Volume IV. (Parte L solamente) Tn Finegia presso
Gualtiero Scottò (cheto dedica a Lisahetta Qùirina)
iSSi^.m 8.(i)(a). L. 6.
(i) La Parte li. con alcune delle ultime lettere antecedenti^ non è del
,JBiembo^ ed è indegna di esser sua ^ e di qualunq^ue per9pna onesta: nèsen-^
ma grave ingiuria gii si può attribuire contra l'ultima sua/ f)olontà;henchè
lo Scotto, o altri, nella prefazione (tralasciata però da Francesco Sanso^
ìfino nell'altra sua edizione) cerchi stoltamente di darle qualche onesto
colore, che propriamente può dirsi Mtiopem lavare{i*)*
•da altri non prima tumpato benché egli non esprimai ;da. chi aDjS tal com ;
'mitfione foiacgli stata incaricata, si comprende però dalla Ictttra i <;he tì si par-
ia del Otiaitenixi ^ che solo avea giarisdiiione mi manoscritto datogli a stampare.
' (a) Lisahtttd Quirina, figlinola di Francesce, e lorelia di un altro Girolamo •
diverso da quel Girolamo i^liaolo à'Ismtrio , di cai più sopra si è ragionato > fu
gentildonna di rara beUezaa, di magnanimo cnore e di gran talento, lodata dal
Xdss dal Bembo e da molti altri . Fu maritata a Lorenzo Massaio, gentiluomo
^«neziano, e n'ebbe an figlinolo per nome Pietro, in cui fini sua famiglia , poi-
'chè dono fatti i snoi stndj .sotto Giovanni Rapido t e dopo lo sgraziato suo ma-
trimonm, iresti in S. -Beneituo di Mantova Vihito casinese col nome di Loren-
• ^•; U Bembo amoUo grandemente , e tìvc il nome di lui lie'suoi scritti, e mol.
to più nelle Rime morali ds lui composte, le quali nella qoaru impressione,
iettane in Ven* ptrGiannanionio Rampa^ietto nel XfSj. in 4., ▼cnnero illustrate
con un àmpio cemento da Francesco Sansovino. Tanto a Lisabeitat quanto a
Francesco suo padre si son battute due belle medaglie in bronzo: su la prima
delle quali sono da vederti il sonetto «zziv. delle Rime del Bembo ^ « 1* lettera,
cb'eeli scrive ad Antonio Anselmi, posta nel libro zi. del volume ni.
(^*) Più cose mene qui in campo il nostro zelante Prelato. In alcuna convea*
go con essdluiiin altra non- mi dà l'animo di entrare nei suo seotimeato . Ap.
-poYo essere stata indegna- cosa e sconveniente aUa riputazione del Bembo la pub-
oHcazioae di questa seconda patte , che co;itiene le sue Lettere giovanili : in che
poco pradentetncAte si ^ diretto il suo testamenurio esecutor Gnalteru^'. : ma
non posso mai in venia modo risolvermi a dire che questa seconda parte non sia
:ét\ Èemho • Ella pur troppo è sua. Nega vasi a n tempo da alcuni che i due libri
■•tbnvulgari elòcUentia. é\ Dante fossero di Dante. Monsignore prese a farne bra-
svamente la dìCpsa e i suoi più forti >argoflieati egli stabili con l'esame della me-
deaima opera, facendo iredere incontrastabilmente .che in que'due libri tal cose
. si comprendevano., che. noa potevano da altri , se non dallo stesso Dante esser
«dette. A<.nie pure con Ib stesso metodo è facile il dimostrare, che il solo Bembo
è l'autore di onesta seconda parte. Quivi si fi spesso menzione di Cola Bruno.
comedi suo famigliare e di alcuni de' suoi più intimi amici, cioè del Saranno ^
di Jacopo Gabriele t e anche di Marcella Bembo sua nipote. Vi si allega il libro
.11. degli itfso/tfjfi , che allora stava scrivendo e le notazioni iella lingua o sia del-
le P/v/r'v-alle-qaali aveà dato cominciamento . Non .vi mancano caa^eni e altre
■ rime, cbe sono' sue e non d'altri. In un solo senso può dirsi, che queste Ler-
.iere tìoa sieno ^cì Bembo, cioè di lui fatto uon>o grave , canuto, io dignità cecie-
• slastiche costituito» e io una parola del Bembo vescovo e cardinale: ma nen cosi
■ dei Bembo. tineo€ |povanetto • secolare, in privata condizione e in tempo che at.
tendeva a trattar cause nel foro veneziano . Basta osservar le date di queste I^r-
rere gÌ0v^/zi/r , e* ognuno si accorgerà, averle lui per la maggior parte composte e
.scritte t spinto da una forte e.ciecn pMiipnCt che n impazzire inaino i più graduati e
i8i
4 fnk tecchi» negli ^nni ifoae ifoi.e alcune poche oegH anni sussegnenti. Quelle
poi «che sono in fine iklla pàrit prima ^ sonoscriue ad EUna sua figliuola; e que-
sto e ti solo motivò /per cui elleno sono riprovate dal Fontanini ,11 quale aveva
ugual inotivo per condannarne anche alcune poste nel Yolume III. scritte a Tot'
quéio fratello di Elenu»
„ Ne (questa parte 11.'^ gli ài può attribuire contra Vultima sua volontà,^»
Si è già mostrato che duesta Paru secónda è uscita dalle marM del Guai tentigli, ese-
cutor testamentario del Bembo e da esso e non da altri comunicata a Gaali'uro Scotto^
perchè la mettesse alla stampa senza tema di contravvenire in tal guisa all' ultima vo*
ionia del defonto. Ma questa ultima volontà non apparirà altronde più chiaramente che
dal r^iM/nenro medesimo del ^^m^o. Egli fece due testamenti, nel primo de' quali
scritto di sua mano in Padova ai xzv. di Novembre 1 53 f . raccomanda a Cola Bruno •
tra l'altre cose i suoi scritti e componimenti latini, volgari e greci : „ dandogli piena
^» libertà di pubblicar quelli di loro che ad esso parerà , che sieno da pubblicare ,
a, pregandolo di aver cura che escano emendati e fedelmente „. Di qui si scorge
ja stima e la fede che aveva il Bembo al suo Cola, nel cui solo arbitrio » e giu-
dicio rimetteva la riputazione» che dopo morte gli doveva venir da' suoi scritti.
Cola qualche anno prima del Bembo venne a morte in Padova , siccome si ha
da una lettera del Bonfadio al Bembo allora cardinale, posta nella raccolta di
Paolo Manuzio : e però non fu nominato nel secondo testamento , scritto dal
Bembo in Roma ai v. di Settembre if44« nella sua abitazione in santi Apostoli.
Egli per aver facoltà di testare area già ottenuto un breve da Leone X. ai ). di
Aprile ifii. confermatogli poscia da un altro di Paolo HI. ai xx. di Agosto
.if4Z. Quivi fra gli altri legati lascia a M. Trifon Gabriele trenta ducati d'oro
ogni anno sua vita durante . Oltre di ciò ordina e costituisce suoi commissari il
magnifico M, Girolamo Quirìni fu del magnifico M. Smerio e..Af. Flaminio To'»
maroi'{o suo segretario e Af. Carlo ( Gualteru^^x ) da Fano suo compare , ai quali
unitamente raccomanda i suol » scritti e componimenti e rolgari e latini e greci ,
,, dando loro piena libertà di pubblicar quelli di loro , che ad essi parerà , che da
^, pubblicare sieno» pregandogli, ad aver cura, che emendati escano; tì aggiun-
,, gè la condizione » che non potendo alcun di loro trovarsi dove bisognerebbe
\f per fa detta esecuzione, posta colui cedere le sus ragioni e darle agli autri o ad'
,, uno degli altri , che vi potesse assere , e che a fare per sé e per loro avesse ,,.
1,* ultima volontà per tanto del Bembo per l'impressione de' suoi scritti e compo-
nimenti, volgari , latini e greci era rimessa nella piena libertà de' suoi commis-
sari , i quali giudicarono che ^i dovessero pubblicare anche quelle Lettere gioveni-
li, e però furono date dal Gualteru\\i , uno dei commissari dei Bembo, allo Sc^t'
to^ da cui furono stampate in Venezia sotto l'occhio e con l'approvazione per
conseguenza di Girolamo di Smerio Quirini, dichiarato anch'egh esecutore testa-
mentario del Bembo e non già dell'altro Girolamo senza tal distintivo, come
monsig. Fontanini ha erroneamente supposto e asserito , citando francamente il
testamento del Bembo senz'averlo veduto. Quanto a Flaminio Tomaro\\o, jiomi»
nato pure dal cardinale (ira' suoi commissari , se eg'i non ebbe mano nella esecu-
zione dtìì* ultima sua volontà, ciò non è stato; perchè dopo la morte del Bem*
bo non gli fossero a cuore le sue disposizioni ; ma perchè nel Masgio dell' anno
K54é. „ essendosi partito di Roma per fare esperienza di guarir del suo male»
che era idropisia, giunto il secondo di a s. Lorenzo alle Grotte f la notte gittò
fuori tatto il sangue del corpo suo e appresso l'anima Insieme,, : con queste pa«
role ne partecipa il Bembo la funesta norella all'amico Quirini , soggiugnenSo
( Leit. voi. IL lib XL ): „ Questo fine ha avuto il più accorto e savio • pru-
„ dette uomo e più dotto ed eloquente della sua patria ( che era Roma ) non
«, ne traendo (ìiori nessuno e Ja me amato non meno di figliuolo e in questo tem-
^, pò • nei quale io più bisogno avea di lui » che io giammai avuto abbia „ •
LVdiKioni di questi tomi IV. fu poi rìnnoTata a P^^a
dal Saqsovióp» il qual vi premise una sua Vita del Bem-
bo.^ In Venezia presso lui stesso i56o in 8. L, i6.
Altra edizione, simile a questa del Sansooino^ pari-
mente fu fatta in Venezia da Girolamo Scotto i56a. in
8. [a). 14.
Altra simile ne diede Contini da Trino. In Venezia
1564. ^^ ^* la.
£ finalmente altra simile Gualtiero Scotto. In Vene--
zia 1575. in 8. (i) (b). 1%.
(i) Qaesta ultima edizione dello Scotto si cita dall'accademia della
Crusca nel Vocah.\ ma però il Montemerlo con somma prudenza ne* suoi
libri XII. di/ro^i toscane non ammise altre lett. AeXBembo^ fuorché quel»
le de'due primi volumi, perchè questi due soli, e non altri, erano legil-
timamente usciti in luce a tenore dell'ultima disposizione del Bemho^ e
da lui riconosciute, per sue proprie nel testamento, e come sue raceo-
mandate elle sole, perchè si stampassero, ai due suoi commissarj, Qtiinni
« Guaherwszi (c^), a'qusSi il Varchi nella dedicatoria delle Prose al du*
In più luoghi delle lettere Tolgari e latine del Bembo si esaltino Tingegno e fa
fedeltà di questo suo segretario .
{a) Questa edizione ai Girolamo Scotto non è in 8. ras in xa.. Tale io 1* ho sotto
l*occhio e tale vien allegata dai Segheni nel catalogo esatto che egli ci diede di
tutte le edizioni di aueste Lettere t stampato in fine del Tolume HI. delle opere
del Bembo: catalogo tedelmente ricopiato da Monsignore, benché egli dici poi
tutto il male, che ha potuto della edizione, dote lo stesso si legge , che è quel-
la di Feneiia presso Francesco Eri\attser lyi^» Tolarai. IV in fegl. grande.
(bj la nessuna di aueste edizioni sono state omesse le Lettere gioveniti del
Bembo • le quali costituiscono la parte IL del volume IV. il che non senza ragio*
ne ho Qui doTuto ripetere .
{e*) Tutta la diceria che fé Monsignore sopra queste lettere del Bembo ^ è una
chimera, ed un sogno, ed egli per sostenerla si aggira come aa srcolajo , e si va
rsmpicando su per gli specchi. Le prore che egh ne adduce, sooo sopra ttn*aerea
immaginazione e sopra un falso supposto. Kon ha letto, neppor veduto il' restftken'
40 dtìBembo e se lo figura, non già qual è, ma qual vorrebbe che firase . Sin ora ha
combattuto contra la sola parte II del volume IV. che è quella delle Lettere
gìovenili. Ora che il Montemerlo ^\ mette in mano un'arma apparente, egli
poco badando all'autorità dtWaccademia della Crusca che nel suo Vocabolario
ciu indifferente4i]ente col primo e secondo volume delle Lettere del Bembo an-
cora il terzo, si avanza a dire ^ che non la sola parte II. ma i due ttitlm) 7o-
tnini si dovevano rigettare ^ conM^hpn riconosciuti dal BenAà ftt tàoi é che
per questa ragione u KtontemerU gli ha esclusi d'alte ine Trod tostoie . ^ que-
su fosse (a ragione , per cui il Montemerlo ha dato loro eccaciana ^l se ne sa<
-.-.i^L^ ^y II- i__p_^! ^_f*_ -M . »* X -j
quel privilegio e di quella libertà, che han praticata e godhta, quariti si sono
i83
et Cosimo perciò dkdt il titolo di/€ifoli dtlPubimm sua volontà esecutori.
Le altre lettere del Bembo ^ indi stampate in Milano nel ]554* e in JBre-
scia o Bressay come dice la data, nel j563. non furono mai dal Bembo
riconosciute per sue: né da' suoi commissarj ed esecutori fedeli ^ come gli
chiama il KdrcAi(a^)ynè elle per legittime si debbono a verun patto rico-
noscere da persone onorate: e perciò né pure si doToano in esse con ri-*
cercamenti troppo affettati chiaramente spiegare tante cose oscure e de*
Sue deiroblÌTÌone, in cui se ne stavano, come indegne di esser sapute
opo tanti anni da persone di buon costume. Delle seguenti ultime let-
tere ciò non si dice, per esser prese da carte originali (b*). Monsig. Mar^
co Oirolamo Vida cremonese, vescovo à^Alba, fece una piena edizione di
posti a cessar voctbolarj ? Noa ci partiamo dai Monttmirlo • Egli in detta las
opera ha ciuti i cinque primi libri delle Lettere di Pietro Aretìao e non si è
vaiato del sesto. Dunque il sesto libro delie Lettere òcW Aretino non è di esso
Aretino t perchè il Montemerlo non ha citato anche questo, come i precedenti?
Se pertanto l'argomento preso dal silenzio del Montemerlo centra il sesto libro
delle Lettere dell' Aretino , non è di alcun vigore in pregiudicio del loro autore»
non lo sarà parimente in pregiudicio dei d«ie ultimi volami delle Lettere del
Bembo i e questi scrittori rimarranno nell* intero e fermo possesso dell'opere loro
appresso i letterati che per tali le han sempre riconosciute . Non occorre poi
eh* io soggiunga di vantaggio intorno ^Wultima volontà e al Testamento del Bcm*
^o, avendone già favellato abbasunza per ripulsare l'opinione di chi non ha letto
quel Testamento e che ha creduto d'indovinare qual fosse qaeira/rioiit volontà ,
meglio di quello che l'abbian saputa il Quirini e il Guédierux^i suoi comsaissar)
nélPeseguirla •
(<!*) Queste noti ben dette akre lettere del Bembo» stampate in Milmto pressa
Attsomo degli Jntoaj ael tn4^ ovvero nel %$$%• e anche in Brescia nel i|6|«
e anche per Jacopo Britannico nel 1557. in I. altro non sono, se non le sue Let»
tare giovanili^ sopra le quali non occorre replicar nuove cantilene riconosciu-
te per legittimo parto del Bembo dal Sansovino, che nel I. dei IX. libri di Let»
tere amorose di diversi nomini illustri ^ stampate dalai nel tf6|* in I. e poi co-
sì ristampate presso gli Eredi di Alessandro Grifo ifSj. (*) collocò le suddette
giovanili del Bembo non però tntte , ma qaclle, che a lui parvero le più belle
e migliori dell'altre ; e a queste assegnò il piimo luogo, per rispetto^ cont egli
dice . della dignità dello scrittore .
{b*) E da carte originali presero il Gfr^/r^ru^^i e il Quirini ancor quelle, contro
le quali tanto si è riscaldato il pio xelo di Monsignore- Se il Bembo non vote-
va che si stampassero • perchè noa lacerarle in vita o oerchè non riprovarle in
mort/e, dichiarando ciò nel suo Testamento , e imponendolo a voce a' suoi com«
missarj ed esecutori fedeli? Gli esempj, che poscia ntìV E loq ne n^a si allegane,
del Vida , dell* Olstenio e del Noris non sono al caso ,• imperocché il Fida dir
chiaro espressamente, quali delle sue Poesie tnint approvava per sue e quali ae
{") Qne«te Lettera Amorose raccolte dal Sani09inù furono ristampate n^I 1X74 dt^U
Eredi del BoneTlo in 8. e questa edisione sembra essersi dairaeearatisiimo E^eno o dim«ft*
tirata -o ignorata, pvreM xpia-ivttifiqtM «laa antarìora a Iti» ed urna p<>ti«riu«« se citi di
•ssa^OTèaon fa aioun motto. i^%\ cnde pure im 'aeooacio di avvertire i lettori che evvi
del5«it«»#JRoaB'altra raccolta di Uttere amorose intitolata. Delle lettere amorose di da*
nobilisttmi iagegni libri dae con naoTa giunta del terso e del quarto Venezia nelle ca-
%é di Trmnteiteù San^gino \U^*-^ S..GotiYÌeii dire che rarieeimo^sia anetto libro,|^*c-
citèaol trovo -riportato in alcaa oatalqro, ed io ne ho tratta U notiiia^a utia ìftrt»*«TT*ì'
sta di proprio paiano al ino etiknptarto dell'fta^iHIdia óa iitft% VEUioftsafé« ^« ipidiAo#
comperollo. - * ' ' \
i84
tutte le sue poesie latine in Cremona presso Giovanni Muzio e Bernar-»
dino Locheta ntl iSSo, in 8., dichiarando esser elle tutte sue proprie;
ma le altre, non comprese in questo volume, volle, che si tenessero per
adulterine: e lo espresse con queste assertive e decretorie parole in Hne
del libro: si quid forte praeterea idlo unquam tempore adjectum fuerit^ a-
dulterinum censeto, ab aliquo aiU maligno y aut in re aliena nimis officioso
ac diligente y adinventum. Ora dopo una tal dichiarazione del Vida^ chi
sarà mai sì temi^rario di attribuire per forza a questo degno prelato una
egloga latina n:istorale sopra la morte di Giulio II, in nome suo dedicata
al cardinale Lionardo della Rovere vescovo Agennense in formai ^ ^
senza luogo , né anno^ benrhè si riconosca stampata in Roma da Jacopo
MazochioP Sotto nome del rinomato monsig. Olstenio uscirono al suo
tempo alcuni fogli di pagine io. con questo titolo: dissertatio lucae HoU
stenii in Ubellum Christophori Roncami ad sanctissimum dominum nostrum
IJrbanwn Vili. Romae ex typis VcUicanis 1640. superiorum permissu in
4.. L* assunto èdi provare, che gli ambasiadori, i quali ne'luoghi del
principe, a cui sono mandati, commettono scelleraggini, non possano es-
ser puniti dal principe stesso^ come gli altri^ il che sosteneva il Ronconi»
Questi fogli nel Catal. della biblioteca barberina si dicono essere impo-
stura larvati nebulonis. Ma sarebbe cosa molto curiosa, che ristampando-
si tutte in un corpo le opere deirO/5^emo, vi si metesse ancor questa
per sua, e che similmente in quelle del cardinal Noris s'inserisce la fìn-
ta Palinodia^ la quale^ come sua propria, si vide sparsa da' suoi malevo-
li, ma da lui rifiutata. Questo discorso in favore del Vida, dAV Olstenio,
e del Noris ^ cammina ugualmente in favore del Bembo, dappoiché si
trova nel suo Testamento^ citato nel breve di Paolo III. aver lai nomi-
natamente espresse a' suoi commissari le opere sue, le qaali intendeva,
che si dessero in luce, ovvero che si ristampassero, siccome realmente
cominciò a farsi in Roma presso il Dorico, e in Venez. presso il Manti'
zio con la privativa del breve di Paolo III. Ne al certo, a parer mio,
senza gravissimo oltraggio a lui si possono attribuire componimenti o la-
tini o volgari, diversi da questi, e per sentimento di tutte le persone o-
norate, scandalosi, e obbrobriosi al suo grado, e di natura loro in ogni
luogo e tempo biasimevoli per diritto di legale e cristiana onestà: che è
chiamata santa dal Tasso: santa onestà {Gierus. Can. lI.St. Sy.): e qui
cU* particolari ne rimane ancora violato ììjus gentium. Qualche simii cosa
4irò altrove del Petrarca, del Casa, del Sannazaro, e del 7Vfw/no. Deb-
bo parimente avvertire, che in regola non solo di buona morale cristia-
na, ma civile ancora, le cose malvagie, e in un secolo corrotto eziandio
jtve, ma poi giustamente seppelite, non s\ deono con reo pretesto di fare
edizioni compite (ma scandalose) rimetter fuora per buone in tempo mi-
gliore,e in onta ed infanlia di chi non è in istato, né in luogo di poter par-
lare, e che, se ci fosse, arrossirebbe in vederle a sé attribnite, dovendo
■
condannava ; e quanto alle dné opere attribaite zìVObtenio ed al Noris , il pab-
Uico era <d è già pertaaso, che qocUe non erano loro parti , ma impostare di
persone malevole-
. Nuove iettere'&mì^liarrdi Pietro Bembo a iS^iaftimat-
teo suo nipote (pubblibàte daErancesco Sansò.vìiK), che
Je dedica a Cuidubaldo della Rovere Duca d'Urbino).
InFenez. perFrances. Rampazetto iS(>é^in8.{i)(a). L. J^
Delle Lettere di divelli Re e Prìncipi, Cardinali e -al-
tri uomini dotti, .siorìtte.a{JBenlbo9 P^^.^ iroltnnè (libri
y. solamente ). In Venezia per Francesco Sahsonno
i56o. in 8. (b). (y.
Lettere di Bernardo Tasso ( con gli argomenti a cia-
scuna lettera ). In Vinegia presso il Giolito i56iì. in 8«
Parte i. edizione lì. (e). 4*
con neeetsario pentimento arrossirne chi yuol salvarsi, mentre le colj^
nel supremo tribunale non si rimettono per altra via, che pier questa, di»
mili stampe, dalle quali non, ne na#ce mai bene^ ma sempre danno e-pre*
giudicio alla religione, nonché al decoro d'intera e illustre nazione, ser-
vono^ con disgusto de' buoni, a dar corpo alle iilale Tooi dagli eretici, già
sparse in libri, pur troppo noti a chi ha senso di leggere per istruirsi nel
bene, e per avere in orrore il male^ e il pericolò di ctìrttittela n^n^.fi*
cattòlici, potendoci qui molto a proposito dimanthiife àqh -Giòvahki vS^
resberìense, vescovo insigne^ nel libro i. del suo PolicratìcQ in fine àfìi
capo V 1 1 ] • nempe qid nequitiamfovet, esine honùsl Perciò non par degno
di scusa chi frettolosameate corse il primo a dar pronta approvazione p^t
la stampa dì cose tali, né chi malisiosamente la estorse • Ma ora non ea-^
aetidoci altro rimedio, che quetto^ il qciàle dirò più avanti^ questa aia
detto per una tal quale difesa deiro^or/^u^/jdd, ]tL ttd sàlvetfea dèe j[yfé^'
mere a ogni galantuomo. -mi..:. u\ * t . ;>
(i) Ve ne aoho altre edizioni, del Giolito^ del Valgrìsij ^àì Pràficescì,
{a) Il RampmxettOf di cui molto si Ttlse il Saatovino nella-.imprusioiie di va^
rie sue opere, se pur seco non ebbe coniane la stamperia, mutò qui in patte
l'insegna usata dal Sansovino. Vi ritenne ìz. Lund , non già crescen.ce , oa rifok
ta ali ingiù irerso Endimione, che giace a terra supino. La Vita dì GiammAiitù
Bimbo ^ prestantissimo senatóre, ra scritta, .ina nOn difalgata» da \C9itf viro ^X^jo/.
ic t che per essa ne f ien lodato da Orsano Giustiniofio icopc ap ^^oaf|to iaspiei^
•o 6a le sue Ride Da una lettera del Sai^vìaQ, poH^ nel pegoieotèN libro piag.
S55* si ha» che anche Lodovico Démenithk andaise scriv^do la mcfdMima Vimy
{h) Il raccoglitore di c|tteste lecure al Bembo fa similnfeote Framceéco SoMséh
vinOt il quale dichiara di averle arate da monsignor Torquato Bembo t e verso U
fine del libro promette di- dare alla luce un quinto Tolame di Jettete, non mai
stampate, del cardinal PUiro Bembo. Guai, se avesse posto in esecusione tal suo
pensamento. 11 nostro Monsignore avrebbe messole ciclo e terra sossopra*
(<) Pei. giustificare che questa edizione • del i^^t» %\9i la.sfconda , era aeccssa »
rio Aggiagnere, II del Gio/iro, che già avea data la !• nel i f 60. A queste due'
del Giolito il Valgrisì sTéa ^tto precederne un'altra ilei 1551. in S.,(*)con bel
carattere, ma senza gii argomenti.
(*) Se rc(liti«n<» «iel i55i. verament* etitt* errò Apost. Zeno dicendo che », e «foett*
due del GioUio il Valgrisi *Tea fatto precederne uo**ltr* „ e dir dote?* altre due, pero-
Tom. /• «4
i86
n * Parte IL In Vimegia presso il CrioBt» iSjS. in 8. coL
ritratto dèi Tasso in principio (b). L. 6.
Delie Lettere familiari di Torquato Tasso libro L
(e II* ). In Bergamo per Comin Ventura 1 588. in4.(i) (e). 4*
. -«Lettere (fanailiari) non più stampate ( messe in lu-
ce da Giulio Segni) , In Bologna per Bartolommeo Cochi
i6i6. in 4* 7«
Larenzini (tf^)*
(i) Il Ventura promette il libro III. di Lettere poetiche^ o discorsive,
ma queste già erano uscite l'anno avanti in Venezia a istanza di Giulio
V^salini librajo in Ferrara insieme co* Discorsi dell'arte poetica. Si sca-
sa il Ventura di non avervi messe le date , perchè non vi erano» e promet-
te di darle ih altra edizione» la quale poi non fece.
(a^ Il Xor^n^iat Is pabbUcò ne! rj'é). o tis xr64. e nel frontiipiuo ^i si dt-
ct» nuovamente éggÌMmo il funrtù libro \ mt Tevredato Ssgh€\\i ne rende &▼•
vettitit cke qacsco prereso hkn quéirio non abbraccia» se non le qaatuo ultime
lettesa» stsmpate ^ià 4sl GMiio nel if6t. psg. 545. e segg. e che quella difisi^
|ip in qoattre libri k an inf^anao dolio staaipatore Lorsn^uù*
vii) ^acsta pore i la edizione IL di qaesta seconda parte. Il Gistito Vtiu
m^^ ad giorno nel i(60' ìa S. Alcuni esemplari son seeoati dell'anno 1574* ma
niènte differiicòno da quelli, che hanno nel frootispixip fsnno if7f* essendo
ff& «ni e gli ihri la stessa impressione. Qaesta seconda parte, benché al pari
pfege?ole della prima, non h pie ristampata, laddove dell'altra se ne hanno
«oite ristampe • G>niechè ii Faareiiiaf aia stato poca favorefole alle impreaiio-
su fiitte in questi «kimi tempi* dotale almeno accettuirne alcane» che per pie
capi sono sute ricoooKiaie migHori delle. passate • E ule comancmente si giadìca
quella di Padova presso Giuseppe Cornino I7H* volumi IL in t». aMistiu d'otti.
ma correzione» e di bel carattere corsivo dai fratelli Volpi . e arricchita di nuo-
re lettere del vecchio Tkste^ e iltosuata con la Vite dì lui • descrìtta eoa la
■MBgbsesÌMCS^Mi'e piensna daL^bàon 'AfArrfi; per hi cui morte ss è perduto
mwSfà ia qnesta data. In-^finn del IL mdnme ieggesi il Augiouemeuto della Poe^
sl#ì -desta dil Tesso tielh accademia veoetìana» e stamperò dal Cieiisa nel i$é%*
sa* *-A ■
*;o(a)'4 •- S^ insieme crt DsWsga del SegHuma. le Fsasfhs eppsmsm Gi^seom»
9im^9mi i^to^-e (i>f^»'4i» •• .' ... #
•^>it Vàssenìt^'^ «n avvisa e ohi bjraè, piemesso al libio I. dieiiaaa il vantaf»
mV^ho be^te-sna edisieim sonrà quclb «^ Bergmmo^^ alla qmda pee aUti capi è
Sb>'m#ltO'i«lètk>re ): ed k <ptlnc)palmeitte pei avet aTuca in migUoc ferma la lun*
ffk lesrera coasolatorìa d^^^TWea a Doreipem Geremia ^ per k motte di Cammkllo
Atéi^i, ambasdadore del Grandnoa di TVscmU al Osca di Ferrerà^ rimasa
sedeva. Il mccoglifeore dt queste lettere fii Qiumkeéstà LieinOt peete bcrgama.
SCO, uomo dotte e grande amien dal Tétsso. il FenteuM^ che ha antta l'asver
SOM» di dirci il nome di cokitot ohe haacoo pobUseati i daescgacati tt>au d*
4M >^1^ «i»nt<l> eU^ii^ìTS yi^»^ Itale IMA a' 4 ci^pitUA dtUo ^^sapa^r» istauo» oh»
porta U data del 1649. ^n •»* B^rn, Tèsso intitofa a Monsim, à-'Arms quatte sue lettere
le ^aali egli diede alla luce perchè il Priaoipe di SaUmo aTtora ttto tl^noro glielo co-
«aajid^ oooie raocoglieii dairapiaitola a gufala ìndiritta dall'autaro ntdaiioio^e posta im-
aM^iatamtata dapa la dadicat9cia#
;^^ LetMrft familiari noti ^lù stamp&te^ (mess»iÌQ'W
ce da Antonio Costantini) con un Dialoga àelVifnprepf^
del quale in esse Lettere si fa menadone/J/t Praga per
Tobia Leopoldi i6i^. in 4^ {q){*). L« io.
{ì) <2iiefrte due tilfbfee dUs. wn kàttno dtikfàsn iNmii. wh lUtf» i^^
Et non ito qaanto vi è rèpllMtft ifMlèlie ietMm a>iMlgidii^ éi^iViver Taù^
tore di qaelU di Pragay igtioratà neito tba asbiefiatà raltm di^jBolpgiM^
nella quale pag. S^. ai troTa la lettera ^Scipion Gonmiga^ oka in qneiia
di Praga è in primo luogo. L'ediaione I. di BùlognM fu dedicata a jFM)*
nandù Gongaga duca di Mantova da Oiiàh Segni bolognése, amico dèi
Tasso (a^), il qua! Segni dice, che le lett. in qunata sua odia, compresa»
furono raccolte in buona parte da Antonio Costmntinif altro grande ami»
co del Tasso. Ciascuna edia ha in principio un indi, diselli, ai qui^ la
lett. sono scritte: ma in questa iìSologna non Te n'è alcuna , die aia aariCCa
al Costantini; laddove in quella di Praga re ne sono 106. Questo basta a
farci comprendere^ che Tanto re della edia. di Pnl^a,dedieata in aame dell'
Zéttéfi del Tasso t era ia dtbito di non ometterà il oome del Zisiao^ dbe rac*
colse, e sommiaiftrò le presenti silo stsmpatoic Ventura»
(^) Non dice qui il Fsntaninit di ^as( patria foste Antsnlo Costantini^ coinè
rr altro ci dichiara. quella di Giulio Segai: ma poi per sapplire al difettò ,J oel-
tavòta posta in fioe àelVEloqttenta lo dice ferrarese: dì che tfii dà oiètita
di dnlritare, il vedere che il Tasso la dae lettere al Csf/Aiiiiarii atauipiia 'otHli
edisioiM di Praga, e ristampacè ael tosso ▼. delle eoe opere in Firenze iTi4» hk
fog. ( fsg. té. • %s ) io dice Mardtigiano^ Qadla gpand'aaiiaa di Domemip
M^XantUt che sapeva a fondo, qaai fossero Èli aooiioi iikistri della soa oatria»
mi aMÌcarò« euendoae da me richiesto» che u Costaudai era ^eatiiaomo.ai AfjC-
cerata^ e per coasegaensa sao canpatrìota. (*^ M'a pare insioa a t'snta ch'io
non abbia sopra di ciò più chiari e sicari lami, noiì, oserò di atférmarto e non
tralascerò d! avvertire, che il raccogKtore delle JtìMr stette M Poèti ferntttsi
( P^g* r^^') l'annovera tra i saoi , e nota che fa sepolto nella Chiesa di S. Fr^
eeseo. Qaesto valentaomo oltre airessere stato grande amico del Tasso ^ il qaalé
essendo vicinissirao a morte» scrìàsegli di Roma dal convento di & Ottofrho^ de»
ve anche morii e fis sepolto» ^aell'altima compassionevole lettera (Ivipsg.70»)
da non potersi leggere ad occhi aKiutti; fa anche particolare amico di Marcami
Monto Matéioi a se ne* ha! hk tastfailaàiaosa' dette HiedO^voii lera epMt9le ^|ÌM^
stampate fra qaelle dì esso àimnio. di cai lliltio iUalir^,j(K)ineauf, dipana ;peih
aia eoa sae aote. Alle altre aotiaie riportate %oi da Maasìgaora. iatarao al Óki>
staosinif aggiogpierò, che egli andò a Ferrara 'fer.feg^etarip di <^4si//e JiHìpjik
ambasciadore a nooM del granduca di Toscana FfMoesso JL a (sba dopo la aior»
te dtìVAihiii^ , segatta nel tempo della sua aasbSscaria « rimaw al Costansini sas»
to il carico degl'i mportaatlssimi affari» che allora ir| qae'dae jifiafipiiisji tatta-
vaoo; il cìm ni da lai sostenuto eoa maturo senno e TigerOt sacioahè fosse
P) Qaeita edizione riportati dal J9rop«rei fra qnelU di Cmieo*
^ EdlìSvfOf^i aU'oppotto 4lcé clie Questa édiiioasi l|aaal là' stessa ehè fletta ilJb*
lognt^
r *^) Oli» il CoffoitHiti fotte ttavchigf^ano lo afferma \éno 11 Fopj^m aeU*avf elMSiée'd«l
diàlogo intitolato il Co#S«nfiiio ovvero della C/emeneo (eptr. pottnm. vol.f.pef.|ti/|
ove dio» .. f m Antonio Costantini ài patria ssarehieiano, aia visse il aih detta saa eiff la
lomliaraia.
h I
i88
Lettere. di Antonio Miotarno« //» Vènetia per Qirola^
mo Scfittó iS^éìn^. L. 3^
Lettere di Luca Contile ( libri IV. ) In Pascià per Gi-^
rolamo Bartoli i564* tomi IL volume i. in 8. 6.
u4gJ/«#(» al principe élettoral Palatino Volfango Guglielmo, {*) faiì Costi
tini, che preM tal nome dall'accademia degli Olimpici di Vicenza^ in
poi egli era aggregato; e il quale appunto in quell'anno stesso 1617. ritro-
Tavàsi in Praga^ speditovi da Ferdinando duca di Mantova come suo se-
gretario» col titolo di consigliere a trattare affari importanti con l'imper.
Ferdinando II. allo scriver del Foppa nella prefasione al Costantino,
dialogo della Clemenza, nel tom. I. pag. ^isk. delle opere postume del
Tasso. Tutte queste lettere stanno con le altre del Tasso nel tom. V. del-
le opere sue dell'ultima edisione di Firenze. A me però molto più como-
do.riesce averle a parte, benché senza indici di materie, e senza numeri
alle lettere» oltre nU'essere ancora le scritte a una sola persona» quasi tut-
te seguentemente registrate alla fila» di rado ripetendosi il nome dopo la
prima volta» o frammettendovisi lettere di altri; ma quasi sempre dicen-
dosi^ al medesimo» e in tal guisa obbligandosi il lettore con suo disagio a
tornarsene in dietro per molte carte a cercare qual sia il nome di quel
medesimo, frequentemente notato: e così veggo farsi anche in quelle del-
ìfi SperqrU. lì povero Tasso in una diqueste «u(( lettere (Pag, lai.A.ecb'z:
di Praga) confidentemente partecipa all'amico suo Costantini^ come a-'
▼endo fatte due canzoni» una al granduca Ferdinando, e l'altra al duca
Virginio Orriiil» ciascun di loro gli donò So. scudi» e che nonfurd^oro\cO'
me supponeva il Costantini. Soggiunge poi queste parole: ,» dogliomi
itonditneno» che in tanta disuguaglianza di grandezza, e di ricchezza, il
granduca abbia voluto della liberalità esser pari a D. Virginio, non a-
Teiuloàlcuiit Riguardo alle oomposizÌQni»che(no/i) erano eguali »».Co8Ì le
Miine de*>v|kleiitapmini sanno, anche modestamente parlando» eternare i
fitti piccoli ») ma' poco onorevoli ai grandi . Si potrebbono estrarre molti
# notabili panrticolari da queste lettere; sed ohe,jam satisf Chi proccuras*
ienna nuova edizione a parte di tutte le lettere del Tasso, ma ben di-
. ti '
riDviiie; còme ri ricsva dsUa dedicszione del Seerecsrio fatugii dsl Vimctnn, t
mi iÀhto \j' àt\}» ■ Leiteri f€miiÌMri del Tasse. Dilcttofii particolarmeoce di poe-
sfbHtÉlrtttt.e'ia essa scrtise asssi beae, mericandoae in più occstioni le lodi
dell*ailifco TerqeatoX Tom. X. Fene\ia presso Stefano Monti 17)^. in 4. pag. ).
74* ), di cui cdmplW^ro ttltimamente alla luce cziix. Lettere familiari noa più
ftaiapàce» tratte dai codici della libreria ducale ettente, e comanicate dal f em-
pi^* benemerite sig.' ilftffjisfì allo stampatore Stefano Monti ^ a fine di giovare al
féMjM^-e di kedlrascere credito e lattro alia copiosa ed sione di tutte l'opere
del Tasso, dal Monti già terminata assai nobilmente in Vene{ia^ compresa in
fl^.{fjrpffi^ ia.i*« fCÒA u direaioae del Seghei^i, e di qualche altra persona.
'^l^Xl^ «disio a« di Frog^ ohe anche preseatem«nt^ sta tal mio tavolo mon è %\ certode-
«loaia al piTncipft eUttoral palatino volfatifo GugUólrno, ma beai» al s^reuiss Duca,
^lffrÌ4Ì9^ dxì Costantino fte|io, il. Qui vero aome» e no* quello AM'Agitatn^ le^geti ap-
piè della dedicatoria.
i89
*^ * Em Venezia 1 564- tomi IL voi. i . in 8. senza Stampato^
re^ che però è Comìn da Trino di Monferrato ( i ) (a). L. 6.
Lettere volgari di M. Paolo Manuzio, divise in libri
IV. In Venezia (al segno d'Aldo ) 1 56o. in S. ediz. IL (a). 6»
• Lettere volgari di Aldo Manucci (il giovane). In Ro^
ma presso al Santi iSga. in 4. {^)(d)* 8.
sposta in 4* f e fornita del bisognevole /?ro morehodiemo cultioris typagro'
jffdae^ per dirlo con le parole di un intendente , renderebbe singolàr be-
neficio al pubblico.
(i) L'insegna è nn fascio di frecce col motto unitds^ e fuora d'intorno:
frescunt eàhcàrdia parva (ft"^. Simile insegna porta l'edizione II. degli
Annali di Pdpirìò Massone-
(2) La prima fu fatta da Bartolommeo Cesano in Pesaro nel i556. in
8.,^ e tra esse vi corre qualche diversità {e*).
(3) Già notammo, che il giovane Aldo chiamò se stesso Manuzio^ Ma*
nucciy e Mannucci. Il vecchio Aldo parimente in alcune delle sue edi-
•
(«) Ci è chi sggtogne a questa seconda edizione an terzo tomo: ma con erro*
te, perchè qneito terzo tomo non si è mai veduto né mai fìi stampato.
• {h^) li motto intero airintorno è : Concordia parva res crescunt . L'i/iscgna ci
dà a conoscere lo stampatore, che fu, come ben lo asserì Monsignore, Comim
da Trino , il quale la usò anche nella sua edizione delle Letterw del Btmho V an-
no medesimo 1564. ed in altre. Più strana è rinscgna , spiedata dal Bartoli neK
la prima edizione . Vi si rappresenu un cerchio attorniato da zvc. stcUe e yotm
ael mezzo; di sotto al di fuori vi stanno disposte in figura piramidale le ziii*
prime lettere dell'alfabeto , e più basso il motto Sciemiarum JEtemitas • Del ComtUa
AÒ veduta una bella medaglia di bronzo nel museo cesareo. Dal diritto intorno all'
a/figic del Contile si legge , Lucas Contilis Ciionius Si dice Citonius da Cetona sua
patria nel sanese antico feudo della sua casa, per colpa de' suoi maggiori, sicco-
me egli stesso se ne querela, dall'antico lustro e splendore gii decaduta. Nel
rovescio, per quanto me ne ricorda , vi sta un monte erto e scosceso, nella cui
sommità scorgesi una figura donnesca, e quella forse della Virtà, col motto ali'
intorno, Ardens ad jEtera Vinus .
(e*) La prima edizione non fu fatta in Pesaro dal Cesano % ma dal medesimo
Paolo Manuzio nella sua stamperia di Venezia iffé. in 8. (*) e \t Lettere vi so-
no divise in tre libri. La diversità pertanto che passa tra la prima e la seconda
edizione manuziana , non è si poca come Monsignore la suppone ; poiché la pri-
ma non contiene, se non tre libri e la seconda ne ha quattro . Le £^f//r« del quar-
to libro furono scritte dal Manuzio dopo l'anno iffé. e però non potevano esser
comprese nella prima edizione di Venezia , né in quella di Pesaro^ uscite I* anno
medesimo. Paolo dedicò l*una e 1* altra impressione ad Antonio d* Avila o De*
vila , gran contestabile del regno di Cipro e padre del fomoso istorico Arrigo^Ca*
tcrino-'Davila , siccome nella viu di lui ho chiaramente mostrsto .
(d) Questo stampatore avea per insegna Roma galeata , sedente sopra un muc-
chio d'armi, con l'asta nella sinistra e una figura ài* Mercurio alato e petasati ,
(*) Però eiiste sicuramente, ed io l'ho veduta l'ediiione fatta dal Cedano Tan. x556. in
8. colla dedicatoria del Menagio al «ig. Antonio à'AQlla dalla quale tcor^eai ebe allora
per la prima volta ei mandava aUa luce queste tue lettere .
Lettere volgari di Monsignor Paolo Gìotìo da Como
Vescovo di Nocera, raccolte da Lodovico Domenichi.
In Fene zia presso il Sessa i56o. in 8. (a). L. 3.
Lettere (civili) di Cirolamo Muzio Giustinopolitaao
libri IV. In Firenze per Bartolo mmeo Sermartelli 1590.
in 4. edizione IL (b). 8.
8Ì00Ì9 registrate negli Annali tipografici Ai Michele Maitfaire tolte chia«
marsi in latino MtMmtius^ e anche Manucius. Così Boccaiiùs, Coloiius^
Allatius in latino, A dissero in volgare Boccacci^ Coloc€Ì^ Alloca.
adii destra» e la su a piedi b Lufd^ che allatta Romolo t RgmQ» Questa mede*
sima insegna ti è Tedata dìanxi nel frontispizio della nuova scelta di Lettere di
diverti sotto nome di Bernardino Pino , stampate nel 1 574. e oacita ancora si
Tcdrà nei doe tomi delle Lettere facete ^ raccolte àzWAtanagit dal Turchi ifti.
e ij7f« e tanto quelle , quanto queste, ia Fene^ia (senza nome di stampatóre)
ia t. Non sa , se dairnnifermirà dell'insegna si abbia ad arguire l'identità dello
stampator veneaiano eoa quella del romano che fu il Santi •
{a) Nel libro primo delle Lettere facete^ ^ raccolte àM Atdnagi pag. ^4. if|.
scaano xaxiT. mtere di moosìg* Gtovio ( edia. L ia Van. pet Éotipiittù ZalAa^
ri tfSi. ia $•} oiona delle quii si legge nel prescate Toliime, pubblicato dal
Domamcìd • Le iettate dal Giovio , scritu in tarlo «enera assai puticaoiente » sono
la ma^ior parte sparse di varie notizie, ora istoricbe * ora letterarie » che interes«>
sano i leggitori» nitssimameute nelle cose in quel tsuipo oBaoeggiate e a? Tenute.
Molte anche sertono a dar più lume ai libri della sua storia % Quelle che sua
dettate ia istile faceto e piacevole* iiuramischiate di quando in qàando» con
Aolu grazia, di ceru maniere latine popolari e barlescàe, haa difficilmeote chi
ié pattggi. la akoaeperò rautoit bi scritta oscuramente » e per non essere in»
teso p se non da coloro che seco erano la relazione di qu^i affiiri e di quelle
persone» alle quali e'teaea foccUo e la mira.
(k) U Alalia nelle lettera • con la quale iadirìxza questo volume di lettere ali*
antico Stto uodovUo Capponi ^ non k chisma cifilif ma sacolari; e Monsignore
non fece bene ad alterarne raggiunto contra l'intenzione di lui* Nel mio esem*
piare di questa tecoada edizione non leggo il nome di Bariolommeo Sermarteilii
l*) ma ben vi si dice » che l'opera fìi quivi impressa a stanca di Matteo Galas*
.ai. e tompa^ Lihramin Zucca ai Fato Jtoro. La insegna di costoro è uà rara,
ahe va iaacquando alquante piante di fiori , col motto» a pocé a /eco • Il itoaie
del StrntanéUi non vi è in verua luogo, ma egli può esserne stato l' impressore
H spese dal Galacri di Lucca • Non è però da trascurarsi la prioMi ediaione del-
le lettere del Mm^io , la quale» benché contenga un libro di ,meno , ha però \
suoi vaoSMg^» non eomuai alk seconda. Ella è stata fatu ia Fiaegia presso il
Gialiìo atiSHi» ia 8» e fu assisti ts nella correzione dal proprio autore; e però
vi^è .osservaM ia sua ortografia, assai alcersM ucUa ristampa* Vi ^è di pia qual«
che lettera»^ eòe h stata 0 atfattò kvsta o in parte manza un'altra adieione;
e oltracciò vi sta in fiaeiiB cummériot che oi dò gli argoaaaati di eisscnna let-
tera, daiv^aali si t^aegono cftolti lumi di Mssbili dioostaaaat.Mili 4^^^ inten.
.derla. La prima edlaioae fu indiricta dat Mutria a I7acsaf<> Fedeli ^ segretario
del senato e suo amico fin dalle scuole sotto gli stessi maestri • L'edizione norenti-
(*) Eppure quttto nomt li Bmtt. SowmmrtwUi il ÌMit Bai tua atasplare il celebre Cre-
vnnm.
»9I
Lettere cattoliche (con le Malizie Bettine) libri IV«
In Venezia per Giovanni Andrea Fahassori i57i* in
4(0W- L. 7.
Lettere (famigliari) di Diomede Borghesi. In Pade--
va per Lorenzo Pasquati 1578. inJ^.(b) 6.
(i)Nefii fatta in Roma un'altra edizione in 4* piccolo; ma perchè
ix*ebbe la cura Francesco Nazari bergamaaeo» dipoi morto ai 19, di Ot-
tobre del 17 14. ella non riosci conforme airanimo signorile di ohi l'ave-
Ta ordinata; onde chi ha la prima te la tenga, perchè è migliore dell'
altra (e*).
na Bicica fiiori più aoai dopo la morte del Musalo p vieii con dae lettere dedica-
ta a Lodovico Cappottii la prima da Cianframesco Luccki in data di Roma ai
XXII. di Luglio 1585. e l'altra dal Mu\io, scrìtta dalla Panertna ai xzxy. di
Ottobre lf7^ un f;roiso Tolume di lettere del Muiìo, tutte inedite, ch*io feei
trascrirere daifa insigne libreria Ricardians di Firem^e , contiene molte particola-
rità ebe-per altro non si sanno, spettanti a illostrart la ?ica dell'autore, e in-
sieme la storia letteraria del ano tempo • Ne parlerò di vantaggio ia altro lae-
go ed in altra occasione , se Iddio mi concede vita e salate •
(4) Il primo libro di queste Lettere , dette Cattoliche , perchè quasi in tutte si
trattano soggetti di dogma o di disciplina cattolica , è come una cootinnazia-
ne , 0 sìa un auinto 'libro delle Vergeriaae del Mu^io . In una di esse ( pag.
141.), che è l'ultima del terzo libro scritta a Domenico Venterò ^ dà egli «n ea*-
ttlogo dell' opere sue , si stampate che maaoKrkte e fra queste tì nomina vn d»
tre suo Telarne di Lettere mandate al sacro concilio di Trento per risposta del-
le eoM» che tì si trattavano, deUc quali per ogni corriero glie n'era data ialer*
aMzione da Antonio Elio » suo eoocittadiao • patriarca di Gerusalemme e prime
prelato nel concilio dopo i cardinali; notizia sfuggita all'occhio del Fontanìni,
che per altro non avrebbe mancato di darsene vanto . col dite che gli scrittori
delle cose spettanti al detto concilio , hanno ignorate oneste Lettere del Mayo^
delle quali avrebbono potuto assai utilmente servirsi . yeesta lettera al Veniero
( P*g ^4f* ) è in data del primo di Settembre ijé^. nel quel tempo,, da tre ae-
I, ni in qui , dice egli , ia benignità di nostro Signore (Pio V.) mi trattiene eoe
t^ onesta provvisione , senza aggravarmi di cosa altra : acciocché io possa atten-
„ dere allo scrivere,,. La morte di quel santo Papa» gran protettore dd Mn^io,
lo fé* ricadere nella sua prima indigenza, per essergli atata sospesa dal auccesaore
quella provvisione che erai^ tttù onesto • prietpaleaosteotameato. Verso «n letce-
fita cosi benemerito e dento a <utt*altto aver doveas» riguardo , che ad un m&
schine risparmio .
(^) Did Borghese nono dedicate con una lettera e con IIL sonetti a Bianca
Capello t non ancora gran duchessa di Toscana, dei cai strani avvenimenti leg-
gonsi due curiosi racconti tra le dugtnto Novelle di Ceiio Malespini ( ?« IL pag.
t7f. 179. ) stampate in Venera al segno dell* Italia 1^9. ia 4*
(e*) Il Naxan non tiovette esser molto in grazia del Fomamim , il quale , iscw
come rappresenta gli svantaggi della seconda ediaioae, ha passati in silenzio i
Taiftaf^, che iella tiene sovra la prima ; e sono che la feconda ha rimedhifie al-
la difficoltà di aver l'altra Stampata in tre diverse città , e insieme ha faciliuee
il ritrovamento delle cose più importanti contenute nell'opera con nM ioyoU
soia • laddove bisognava andarle con più fastidio ricercando in tra divecsi indk^
ei separati .
19^
- - Lettere (discorsive). In Padova presso il Pasquati
i584« Parte l. in^. L. 5.
--Farteli. In Ven. per Francesco Franceschi ih^^in^. 5,
-- Parte III. In Siena per Luca Bonetti i6o3 in 4. 5.
Lettere di Sperone Speroni. In Venezia per Giamba-
tista Ciotti 1606. in 8. [\)(d). a.
(i) 11 Tasso (discorsi del Poema eroico libro II. iafinepag. 54*)» u^""
ino onorato, colmò sempre di sincere e gran lodi lo Speroni^ gloriandosi,
come suo privato discepolo, di aver frequentate in Padova le sue stanze»
e da lui appreso molto dell'arte poetica. Di più il Tasso nel passaggio,
che Timperadrice Maria d* Austria fece per Padova nel i584' a cui egli
scrìsse allora un memoriale, che si vede scampato nelle sue lettere della
edizione del Segni pag. Sog. disse in un sonetto, che in tale occasione
compose, bastare, che Tltalia per mostra della sua gloria, presentasse all'
imperadrice due suoi personaggi in valore e in sapere più rinomati de-
gli altri, Alfonso II. figliuolo di Ercole II. duca di Ferrara, e lo Spero^
ni, amendue i quali allora si trovavano in Padova,
D* Alcide il figlio^ e degli studj il padre. .. '
Maggior lode al certo non potea mai darsi allo Speroni , che in chiamar-
lo, degli studj il padre. E pure l'invidia della gloria del Tasso^ benché sii
grato e ossequioso, fece cader lo Speroni in tal debolezza di tacciarlo in
queste sue lettere (pag. iSo. i5^.) di arrogarsi le cose di lui(i'*').Lò Spe^
rohi ci serva di documento per andar cauti nello scriver certe cose eoa
lusinga di star segreti, perchè le lettere si conservano, e il tempo le fa
Scappar fuora. Il cardinal Noris mi disse una volta di non iscrivere, né
risponder più alletterati, perchè stampavano le sue lettere, le quali ben-
ché dottissime e degne di luce, pure alla sua modestia non piaceva, che
ai stampassero. Questo però va inteso con distinzione, essendo alle volte
ben fatto, e propriamente disposizione divina, che di certuni se ne con*
eervino, perchè la divulgazione delle medesime, unita ad altri particola-
■
(a) Edizione scorrettiisiroa e raccolta impet fetta . Lo Speroni fa sempre reni*
cente a dar fuori le cose sae , e fino a tanto che visse • non permise che uscis-
sero dal tuo gabinetto, né egli le comunicò, fuorché a pochi e coofideatissimi
amici . I suoi x. Dialoghi e la sua Céuact gH furono carpiti e sumpati senza
sua saputa, anzi centra il suo proprio volere, e si sa , quai doglianze ne fece e
qaai auerele ne mosse • Ma se ai alcuna cosa d6l suo fa geloso che stesse ascosa
e sepolta , lo fii in particolare delle sue Lettere , siccome può ricavarsi dalla pri-
ma di questo picciol volume scritta a Benedetto Ramherti • letterato veneziano ,
il quale avéalo più volte solleciuto a vincer cotesta sua ripugnanza . In essa let-
^Èm lo Speroni si avanza fino a riprender generalmente ogni pubblicazione di let*
ieri famigltari» come,, opera perduta, cioè che non giovi, ne diletti, oè onori i
Mmpoffitocii né dia favore o. autorità alla lingua volgare m cojitiaaaado poscia a
dar prove 'dì tal suo parere , che a pochi parrà plausibile . .
Lettera di Niccolò Martelli. In Firenze a istanza deW
autore 1546. m 4- Parte ( solamente ) (a). L. ^.
Lettere e rime di Vincenzio Martelli. In Firenze pres^
so i Giùnti i563 in 4« (^)- xo.
E ivi^er Cosimo Giunti 1607, ^^ 4 (*)• 6*
ri^ possa còl tempo istruirci, e far conoscere, «he furono, diversi in segre-
to da. quello, che per secondi fini si studiarono di farsi credere in pubbli-
co: anzi ipocriti ancora e talvolta eretici clancularfj per dirlo con voce
latina espressiva: e gli esempj non mancano.
da quel giusto sentimento, che si eccita anche negli animi più moderati e composti in
vedersi da altri nsarpate le cose soe. Le lodi date allo SptrwmiàiA'Taisé e la confessio-
ne fattagli da esso di aver frequentate in Padova le sae scarne e di aver appreso da
lui molto delVarte poetica , non gli parevano ^un compemo equivalente al torto «
che pretendeva aver ricevuto dair altro , il ouale aoo svet specificato quai, fosse-
ro iti particolare le molte cose appreié » ma dettolo cosi a mena bocca e in ter-
mini vaghi e generali: di che scrive lo Sperona et averlo rimproverato ( Lettef
eccLXfttJ, tom v. pag. 430. ) essendo in Roma alla Minerta ; e n chi di ciò du-
bitasse, nota qui il moderno scrittore della vita dello Spetém ^psg. zLvi.) ìeft»
ga i pochi pexzi delia poetica che si sono dati nelle sue opere e poi leggendo le
cose del Taito ( Tom. v. psg. fts. fai*) sopra il poema eroico ( s Scipione Coa»
Kàga\ vedrà a quali fonti s'ihAìs egli btffttto„« Anche il Ceèm nel suo DimtégQ
de! Poema eroico pag. \$. fa dire s don PHipim MartiniMgo 9 che il Tasso a-
veva udite le regole e i termini della pdcticd nelle scuole dolo Sjperoai. Sa fittta
gelosia delle cose proprie è naturale a ciaicnnò • e mal volentièri ai sofie , che
altri le usurpi . Da questo (atto il nostro Monsignore conclude, che lo Sparom d
serva di documento per andar canti nello scrivere certe cose eoa lasiogp di star
segreti, perchè le Lettere si conservano e il tempo le £1 Ksppar (oota: du tfari
da questo fiitto meglio concluderebbe che il Tasso ci serva di- documento per da^
re ad 'ognuno il suo convenevole, perchè il tempo fii scspptr inora Is venta del-
le cose , in cui taluno si lusinga di star seareto •
{a) ir pnmo librò delle lettere di Niccolo M^rtelUi cosi nel firootispisio , dove
pur si vede il ritratto di lui . Non ci è nome di stampatore , umi questi fu il
Doni : di che è facile il riscontro con gli altri libri sumpati da lui neglii unni
1544 e if47- Il Martelli da giovanetto sedò a Roma^ io tempo che vi era ^m^
tro Aretino d'anni iiviii. il quale postogli affetto « compose in sua. lode un ca-
pitolo e insieme lo confortò a entrai^è nel dilettevole campo dello poesia tosas»
Éa. fu tni poscia riùsd piò che metfaanamente felice*. ^
(^) Nel mio esemplare della seconda 'edixiooe sta téoói Cénsio Iriaati Is dedica
o- rinceniió 'Martelli , nipote dc-irautoiC: liis h prima fii dcAcaca da Boccio
Martelli suo fratello a Ferrante San everino principe di Salerno , nel cbi' sewigio
stando Vincenzio scrisse gran parte di queste sue Lettere e Rime • A Coumo Cioth
ti naila ristampa piacque di variare con 1* ortoarafia e col titolo l'ordine primo ,
mettendo le Lettere avanti le Rime e tanto dall'une, quanto da'l altre levò<wvia
h tavola^ che prima vi stava impressa ^ Sotto esso Cisisio la stamperìs A^QiBn-
n decHuò molto dal suo sntico lastra cf iplendore* '- ^ ' -•
'.'; *i
(^) 8i cit%»« ddlU Criiioa.
Lettera ex fAunéèo TalMfteL 1% Vimeti^ frts^z^ iiCc^
I j) Vi «cH&v •It»' mium ^riió^vi itti GttBim^eéj DmmBckmCS^tB ii^^i
#;c«4r v>4-du<r « i^fj^tUTe %k? ffìs^rmmKw^ del ai««Lr» OftAn» isiUn», i» òri
4<i»4i» • wa ^nhèig pfiy>ifiìrfi^»ta principe éeepanigMC]
e4i»v«^ pr'umM lkUa»e i« Psngi 4m CmHm Siffmmm UMmtjmMam dd n adT
MM»<^ I SS3 MI 4^ # à^^c*^^ reciuu dbiraatofe ia Coa^p^^v^ nel I>jce-9d»rs
(4r> AMè* fii «Mi fMt «Man fiM lifflitjio 3 «ab dcLa pni
dk f«Mi# i«iior«» il ifgdb 4wr €mi m ééU Lcttca» di Jl CUmJìs T».
^ m^ «#••••. ton» dMiÉHiMMa# imtmmià csoo rof£ae ^dTortognia di
M #frrà«# Mi ai 6p0«# iMMte # itfir MMipve da ##iw Bcx^v^ian,
^Sti^m» imfm.ÉÈtm étmmt b mA anérin » ocavs da asa ktscxa £ oaa
• M. Mi«# i2iW fM» M fM di MW.
(i>^ E «M tiMM» di Ehmgmf e CanMfi# òdìfutiuà di Vcnes^ ari Hl^
(^j i# tliw mmm eéimoài dd tfi^fii» ìom ddifn. 1551. e iftf» oiteia
t^ Da yetrt m^imiì idiÓMÌ è itala ktaaa la ftrafla crwgr^, iaovdam dal
TéUmsi aaiU fff«a# cona aofità di smIio wLanao ricoaoariata, e dì oiaoa «
• paca aciiifà<# la caia — ar joliarai e 1? iacaiuiaao gli a Tocali e coninaaati y
MM fcr6 difCfluniaait db ^^ailo, cW aaolli il Trisùrns, ai qaali ac valla agia-
fMrc ae cerai , da lai deci» lèqnidéi flMdì pia il A/c^mì v'iatrodaiM r« aper»
U éV g cUai»/ daaMcali i , l'aaa daru /ifaiia a Taltca para; dac { diirctae,
Vm^kt ff»$$d^ rricra #acif7#) la t smù€4 a la aaaiw; a finilnirnir la f /an^ e la
fffgiuàM. Oaai a. aai# ca attaiMa ni loqparaca e ad anca, aa alEdwto, iatnl.
ciafa é^mmm caiiricliwii a coniditftr , ccosa le ^uli aippiaai bggefc e prò-
#MCÌiffa» m Sm^^mmftiàm éi tam a.prihada e iccivcadb. La, iccoada cdkioaa
del Gi0lii0 fiomHU aai aaora nprn^^ di istufg alla prioia; aia qaect'agg^io»
la caoiicia oalla cola' atiioia laccare dd TaUrnsi , icriia id Miuawdro Gmi^U
ai/ ^ geatiiaaaia iiaeic • ocila qaile ci diciiiara clie coeciccto dag^i aaùci e eoa
aaimo iMaara picao di riaiora e ii gelaaia « atea tacciata correr ia pabbitco ù
a^aia iella eoa latterà „ aaa mai iif edace « ooa aBuaeodaect aoo rip9rgs#tef»
aooldiadola a tea aaUci eaoi » dlT qitcU icau ci £dàTp », acciocché. ^'no n pigfiaa.
•ero II Mae 41 li vederle adi Fipalirla, ricconn>MÌidgIffrp ìf gfrùcolate ronoc
laa e che niani ptrfe vi fene ,. la «ila. iiOwaUM A ¥^fmMta^i tuiu la quii
pratCNiliaiia ti duetc» l' ligiiifiaeia.r laiiiian fh" oUie ^dau'aTer o^rfjiia aclU
primlMdAiioiia Mie Mie leMeae éaeUa MjHH»* y.a.G^hM Cwma ^ è^x.
IA cai vi>diiigni(ida la miaiara AgofMmo^o^ «i P^t0|M iotrodarre in Siémt
•Mipeirii» cmIi m ai avana a epereia- lanfi darcjroleua.Qaciu letteroichc poi
k Mite omaNa aeUa.mioari edliiooi.« coaviao credere e|ia toMe e Diiciuta li eigno-
il deUa BdÌ4 dk^fieoaiakcbe enMdoieM* Umaaiati ooa. ùii^cio lo iveue ob-
Miglio a leaiaiiim M aMoUo cU iippt»«4 Ma to£ vii^ilLi poiufiori imprea-
iioni tre le qaili e li primi pmanrt |lin rtiffirpnTr^TOi/^ -^j.^^-^ importia-
Il I con iiviatiggio di quille •
(^) Il Oreieaaa ei «fvtru eht ia fiat ii patito liJ>ro il ^ ocH ) Tira» lèfpni, sf6e.
l^s
HeUe Lettere fumiliari del Commendatore
Qaro» volume I'(eII.) Jn Venetia presso Aldo Manuzio
i57A' .1&75. in4' (i)* I^> 8*
dall'attBO antecodtoté i5ft|. L'aptttteta IP'ey^m^ accrebbe ^lia ti To«
tomnui^ scrifrnJp enaie oHiitra qaette eiie lettere oatiolìcfae. •
^ (1) Bkiiiione |mù belLi éeUe «kxe, iiendìè V>emUM tìa I0090 nel ^
nt(a*). U BÌpote Giamhatista nella btttra prkna ni cacéinal 4^rolam^
{^*) « ]E Ì7i jmtip BtnutràQ fiiftnti e fotdU i|9x. i^, 4* c(b*fd^e ^ei^t» nd
f^ffithl/$no d^ly^c^^itmìtL 4ella Crusca* ,..'*..,
'^ E ili Padova prfsto Giuupp€ Cominfi tyif. T^lomllL là' t. 'conta tlu ddl*
astore fcritta da MasMiro Zìiioli e eoa le tefdmoohfizè di direrii e con la
Cfyola delie cose notabìflì : editìone rifau aoch'caia a4 FW^M^trle.^
* B ivi i7ir- folMÌi III. ia a.
Qite«o volarne «ano , compilato dai diligeoce Seghoffà * reade ia preaesaa «adi»
aìone pregevole aopra l*. altre « poicbè oltre alia novella FiudelCfriP» acciua eoa
molta ciateua e politezza da esso Segkqx^ ^> ^ molte lettere del Caro p d'Iattri
a loi, non comprese a^dae precedenti vojQi^ipCoa Ug^OfTita^Sì cz^^rii. flette-
re di monsignor Giovaci Gtudiccioni 9 perla maggior parte lìon pift stampate e
acritte forse dal Caro ipedetiiÉp die |dipra ^a sao eeemurici (^) . T$ni^a^o ora
aHa edizione del Manii^ht'VA ne teiigò hn esenaolare lei isfi* e timi ^s) ne
ho vedati e catti aeaza il longo arrata amI fine cmc il FontMéim ka aaiervzco in
JaeUa dei if7&. il rfcua mi fii .peÀaan» clic Uaa eaaer poaaaii» le ediaioai JUdimt
I qawfe lettere del Cene • Avsò med# di asaieorarmene col riac^Atr^ • Dgai ^qal
volta mi dia per mano ^^palla ctn nsi aw^^Nar Oa qaeite Lftun ctuBaono atiiRa-
tissime^ li f^d« W^^9 ^ ^"^ &«K jatpadej^lK AlÙ'afte di| formar vagli^^^ Ijp.
dev^i ifjpsiritf e )aaot4 aoche fi>ése perito àélTf conoscenza delle afuicb maa*
fS4 9 delle noafi' ^on sofo area rapcoftp un cofrioiò iqdsifp , ma cbinf^to^ahèòra
i|a ampio brattato , dlapoaiD e 4Ìviso in tv. volami e agrasiatadieate peritò in ma»
le, sèeoada la relaaioo^ «lie ae ae ka da aa¥ iniìcf'éi.Mté^l^ ÈlnM %■ ^fe^
Sagmimo reg[iacraf a nel toaio Y. deUa Sylhgfii €pmoUamm , aaecoiaa ' é pai>Uicata
4m,Pi^r Burm^m (lekh ^^ $$mfl€l JU^m^ùu 1747. .i#. aO PAg* 7ìpf Hfdfmi
ante ieeennium Roma , cosi racconta il facto l' Einsio » a librarlo ^aodap ^^iuar
volwuina m49ft Wancièaiii Cari/^rAf^^ in,^ufè^f yir ^f,U^f}VfWl ff/m ucfia-
riam magno eonaiu ìUustrab^ti prim^ijn yptùmtn circa famiti'as/iltustrfd u^ìf'of^
aipatttr: stcumiim nummof Augé$torum\ 'J^miÀruM tenìùm OffiipéÈàfx' fiatiuài
in Gracis iilastraniif armÈ' iòtum .Eà ftm ìu^ufràpé fkrìM^
U smperiofit umfgarimù faM## Mr f^hHé • in pUii»fUe% '^ua ai fantìiià^^vète^
ptrtintham • f/nlniamm ^omgrms ^sirwmnotàhu mmngui^f at altarmm aiterimw 'un»
mU snhUgissé sit vtresimiU» autquoi magis cniUertm ex Dclphinì Gentilit seri-
mas ntrmnfna pf^fftiiu» Mam Mam^tMis Cmii i^cnimm im Aae H9k4iarmmr §ent9m
mdii pUna i§n0U «se, aa thfiwm ÀmpaedMofUi askùihs Miiaér hataarit .opi»H
i ì:"v
«al
•i
mùUff
iman vAsoam ia B. cem* le anteo^dnitt sm lece il 1714. dalla aaiùoComlwe «Im l'anBoep*
nfsfo U altri tf TolaesUa •.4i«4v par UifMriie^ v#lta eUa laM U •a^l^# 4«9i4eaate !•«*
196
Lettere di Adriano Politi. Tn Roma per Jacopo Ma^
scardi 1617. il» 8. Parte l. {solamente), (i) L. 4*
da Correggio si scusa di non poter dar fuora le' lèttere di negozj , a fine
dì non pregiudicare al senrigio de' padroni». per li quali dal zio furono
scritte. Il commendatore dice il medesimo {JLU^o secondo jH^f. 84- i55.
a^S.) a Paolo ManwUo, al Ruscelli^ e a Lama BaUiferra^ che gliele a-
Teano dimandate: e pur elle sarebbono ora le più gradite* Da queste let-
tere si vede, che il Caro fu in alta stima de'niaggiori personaggi in dot-
trina e in dignità, «che fiorissero allóra: opta, la quale non può riferir-
ai ad altro y che. alle sue Tirtù.e qualità personali. Egli mai non parla
di sé con vanti grammaticali, come Vavrersario {Apologia del Caro poF^
gina i9% Libro seco/alo pagina i38. i5^.); ma sempre con umiltà e mo-
destia. Fu fatto commendatore^ e cavaliere di Malta dal papa , ma
scrivendo al gran maestro deirordine, dice, che volle esser,, legittimato e
riconosciuto per dipendente dalla religione,,. Col Ruscelli si esprime eoa
oato del Coiteheho^ asiierendo, obe il Caro prima fu dì povero e'basso sta-
to. Chi parla in tal guisa, verrà certamente dalla casa Anicia. Ma la guer-
ra offensiva, incivilmente mossa dal Castéhetro al Caro^ fu ella forse di
quarti di nobiltà, e non di cose letterarie, ansi della gramatica più ca«
irillosa e ridicola, che siasi mai sentita? Come dire che il Petrarca non
avrebbe usato il verbo eede\ che le voci simulacri^ inviolata^ illustri y tar^
pato^ propizia, amene^ e simili» non son buone; ma bensì quest'altre» leg«
giadramente usate dall'^/irtorco del Caro {Apologia del Caropag. i55.):
farteficij Mtea, dea, gueA, adasHare, riottose ^ abituri^ sozzare, rinome. Al
Caro poi bastava di. esser onesto, e di famiglia onorata e distinta della
raa patria Ciiriià iuiocmi nelle vioinanse di Macerata^ doro poco fa rima-
ta spenta.
(ì) Furono ristampate anche in Venezia dal PinelU (a^,con attribuir-
si. iU Potùiy a cui veramente appartiene il Discorso intorno alla denomi-
naiione della linffua, il quale nella stampa di Roma va sotto nome di
tiOrenzo SaM. Il Politi fece vedere Ul suo discorsa a Jacopo Petgiunino,
il quale sopra ciò gli risponde nelle sue lettere pag. 193. {b*).
Kimmen émms ed minimum izoismi mzte pnhlicdwm-hujes opus tram congeste.
pera in (atti di Fmivie Orsini iatorno alle Medaglie anticiis delle fimig'ie ro-
mane . (a i umpsta la prima volta in Rema presso Gitueppe degli Angeli nel
ff77. {q foglio fAe fa si. anni dopo la morte del Cnro^ accadau ai xxi. di No-
. ..|>f*) Nd iéi4' Ìq I. Il libra è dedicsto dalPsatore aMooiigoore Ulpiano
Velpi arciveicovo di CMet i , e nipote di quel gran Yescava éì Cerno Giannan-
temo Foipi, cfcf tanfo ai aegaalè aeUa nnnaìacora agli SvIsKri, e nel lacro con.
e(Uo di Trento , g dì coi si leggono bellitt imi componimenti poericì , latini e
tfdjntri nelle vcccblf tUiPsAu-
tat.scrittaiai a Jla UJiteerso fiitia . veder dai ifalifì al Pergemini. ti
197
Lettere di Jacopo Pergamino da Fossombrone. In Ve-
Venezia presso il Ciotti 1618. i/i 8. (a). L. 4-
Lettere di Giuliano Coselinì . In Venezia per Paolo
Mejetti 159A. m 8. 3.
Lettere di Girolamo Catena (libri XII.) //i Roma per
Jacopo Tornieri 1589. in 8. tomo i. (solamente). 4.
Lettere di Francesco Peranda, Parti IL In Venezia
presso Giambatista Ciotti i6oi. in^. edizione accrescine
ta{ì)(bj. 3.
Lettere del Cardinal Lanfranco Margotti, scritte per
lo più in tempo di Paolo V. a nome del Cardinale ( oci««
(i) Del Peranda %ì trova nn tomo a penna./di lettere di Degoaj, scritto
al patriarca e poi cardinale Arrigo Gaetano ki tempo delle sae legazioni»
liftringeTa a dae capi principali: Tano» di scnvtre Ma sanéSé sitila ohhligarsi
mila favilla Fiùrtmnnax 1* altro» di aceomodani alt idioma dilla sua patria^ € alV
wo comunt* ngoiaiù però dal giuduio: tanto dichiara il Pergamiai nella risposta
al Politi^ impressa fra le sae Latirt pag i^j. Ora di ninno di qnesti due capi
ii ragibna principalaentt-nel aaddetto discorso della denomina\ioo€ dilla lingas,
ma solamente, del nome da darsi alla medesima, qaistione allora assai dibbattata»
Si è ingannato pertanto il Fontaaini nel credere, e nell' asserire, che il ^iicerio fat-
to vedére dal PoHti al Pirgamimi^ fosse quello della denominazioni. Ma quale sarà
stato mai tal discorso? Quello appunto, che serve come di prefazione al volga*
filamento ài Tadto composto dal Politi^ e pubblicato in Roma nel lio). oto
Mincipalmente egli si ristrigne a dar le ragioni, dalle quali fa indotto a aerritrf
la oael suo volgariiaamento della fivella sanese, scasa obbligarsi alla fiorentina»
e ad accomodarsi iXV idioma dilla sua patria e all'aio cimane.
(a) Il Pirgnmini fu Segretario del cardinale Scipione Gonzaga ^ a nome del
quale scrisse molte di queste 'ettere. U Gosilinit il Catino^ il Piranda^ e 'I Mar*
gottit le littin de' quali sono in appresso riportate da Monsignore , furono secre-
tar) anch* ciii di gran personaggi; il primo ai Firranu Gonzaga, di cui scrisse
anche la Vita: il secondo, dopo altri servigj, ebbe in Roma quello di segretario
della Consùtia di Staio: il teno servi in casa dei duchi e cardinal Gaetanix a
l'ultimo appresso il caidiaalé Borghise, col fàiot del quale fu promosso alla
Porpora.
— {i) IT nome del Peranda non è solamente Franeeseo» ma Giovanfranc* Beli era di
queste nostre parti, e d^ Bartolomeo B'irchilatì tìcu ripósto fra' suoi scrittori trivigia^
ni • Mons. qualifica la detta ediz. del Ciotti per idip accnsiuta* Ma come può dirsi «-
di\* accncsiota , s'ella è stata la prima? Per accertarsene, basta legger la dedicazione»
che ne fa Giovànjacopo Tosi a donna Cornelia Orsini^ duchessa di Ceri e nipote
del cardinal Gaetano, della cui segreteria esso Peranda era capo. L'ediaione ac-
cresciuta dì queste lettere, che poi distinte per capi furono più volte ristampate,
è «ella, che ne fu fatta in Vind{jta presso gli eredi deir AaMfii nel i>47* io t*
nella qaàle sono cento e pia lettere, che nèlte precedenti adiaioni mancavano» (^
(*) N«l CaiaUgn a«l Saliceti ripartasi un'^ditioBa Helle Uttere del Formmdaéàtf la
Vtn9%ia il ié3«. in 8. ed ìtì pare ti Uffge che „ meritemeate Trofano Boooàlimi dà il
primo Incgro a queite lettere tra tatti i colami delle tiampAta a*aaai t«Bfcpi»«dal Pernfi-
da il primo poitatra tutti i se|^retarj.
198
pion) Borghese. In Roma nella Stamperia camerale
1627. in 4- (i)< L. 5.
Lecere di Tooimaso Costo ( libri V. ). In Napoli per
Costanzo Vitale i6o3. in 8. ediz. accresciuta (a). 4*
Lettere di Giulio Brunetti ìd aome dì Francesco Ma-
ria (II.) PucaVI. d'Urbino. In Nap0li jxer Giandpmeni-
CO jk^ncagliolo I05a. in 4- (a) (bj. 5.
il) In queste lettere, e in molte di quelle del Peranda^ e dì nHt^t P^'
ìnBTTerteou si tralasciò di metter le date^ aiccoine pqr fece il Ve/ititra
in qtietie «lei T*UiOì co» i>3>l fatta, percbi le date Benrono talvolta a più
e«te importanti.
f9) Nelle lettere de* segretari de'principi non «ogiiooo ritrovarli cote
recondite, perchè non danno fuora qnelle di negozj. In queste del Bnf
netti, come in quelle del Margotti, maoeano le date, perchè ne'r^atrì
fMAm^ pttfluvie ili Dotvi! ìfumi dt'l|j9|l)i.^U«niii t> i qjeaiiit prinià-
[i{i9,^ Rfuiin èf9, wcAdo poij fihi wl tiof^^A* •> tnJauiap t«]j pom
fUW datili. Q«ie«t« atile v« «f» \tfitfftio UMfa d^^xagittrj; « «wtM *U«
Tfgola, anobadt civiltà, da taluni ai fisfittea nell'as» aemaBe, alla fran^
Mac, e eone «Ila mercantile) «ob pere 4à eU aorive een qoalebe «wer-
vanza . f n naa di queste ]jBtt«r« d^l Bmnefti HI dqcfi di Uréino lodando il
Cpptmto, mandatogli da Ptiob JBeni copra il Goffrfidfi del Ttitso, affer-
ij^, ffhe questi „ può dirsi slUvi\o con «eco, sin da' pjjm suoi «uni «•-
IKqdo a^to Ju^gMfepte ia s#a i^avi ., t Pi fim AOi r«gqi«m9 « pompreu-
4«e 1« «agio&e, per U qiulii ^a' «oditi ivbioati dell* U)»r«n« v«ti«an«
•i 4rora ano ctraef^io origliale dal prime larena di tjmtii pniMa, dedicate
dfl Tatto a Guidaialde duca di Urìino : ed (, pert^ì dapprima ei le com-
(«J I) ii9«e ^ nttno St^mfpttnt «40 t Cp*'fnf> m* Ciw'affiw. e i' ann« ^
fS^K» vt:ptUU impteiffonf f t(«4. ri«l mi? cicnpluc. Dìetto slU £en«tt m il
'rf tMTP de) Stgnt^r'^, di f:w ■> ^ f>tM 9i(a»Ì99e ad cipp ; ifcedeatp,
ft) B ^ffgiiph |tt|Bpò MKtnenu qacftr 4#/vw del finmem «cj i^jj». ja fpi
Crocio »9c^ d^dic^fi» 4a ^#*if fr<It< d»ca ir/^itrp ti «rdinfl^ j/fifhftt, Xhi'
la riitanipa fanaae l'anno tifi, la sola ttieniane del F«Mtawd *t & nUM If
ptÌMy Ai>ÌW in pia »IP) I lo 9gVlii}i) de'
ri ' ' >e «pUa
^^t rig» fltn
lode, ; acconm , _ _
va i«dÌiywililN» Nedi aluiai auj dalb »■ tìu riiiiaw a ÌVv«/i. e vi godette
U «itole di mtthimMirité iti ■oassttm di & Oioraatf Jfi Atfo, peste ndU Ca-
hWla. di vai parliae il H*n, • 'i Z^tet.
199
hetHete ieì Gar. Bfttistft €^ilatntii, raccolte ria Agostino
Michele. In Ven. presso il Ciotti ib^6. in ^.edi:ù. III. L. 4.
E hfi 1598. e 1604; ^^ ^- (')• 3-
pose anoor giovanotto in quella Ctflebi^tissiioia corte. Qnetta è cosa da
me avvertita già molti anni (a*).
(i) Il Michele nell'cMittàr qneite lettere^ alqfuànTo Verbose, pàleSlit U
grande amidzte, ette atea col GiuiXffi (4*).
(4*J II Nmpo» clit il Tèsso ftcttc dt gioTanetio tilt Corte <F turbino» (n ^ aa-
AC tf f^. ior dtti hi li ((lame l' itfitfcf ddoroib della tàtìtùi di l^ard^ iàa iftadre,
cke c6i hi Al fitnta ren ioìu e anefUslmo snle. a detto deb i9/ai rfd citalo
Comemo pag. ii. Allora certamente il Tasso noa diede comiociamenco al sa6
Gùfrtdo in Urbino. Se dappoi qaiti lo cominciasse, mi rimetto a qaattiò il ÉoH^
sammi ne acrisie qui, e nel sao Amimto difeso.
{h*) tà irofSbne dlt^tlitl; dhtr «"incontra nelle molte ediiìorfi di queste Ittu^
rtu esaltate dal MichiU per la loro eccellenza, e però riceTute dal pabblico tìoà
l^adkietttb^ Nonostante la sAppostìi v/f^0fir«i, di ciri le ha notate il F^oniaràni,
poco fiiToreroIe alla memoria, e agli scritti del Cavaliere^ mi obbliga à produrne
\A tnt ftdtfe ié^ìétrù.
£eflcte ed ci^àli^ Barista Qugtìni • nobile ferrarese , da- Agostino' Miékèté
iftMIIte» é ti ^e^enistimb 4lgato¥ dttea d^ &rBitto (da é§$o'' Afhheiè) òtàkìtit. In
WiUt^é ÉfpteHo Oià^ Béttist^ Ci&tti ry^y. in 4* edizióne h
V& (Mliijjlaref df ^«ktir ^itàt éiìtìót^ tutto pdstllUtò d^ itfinb di «fì^sMiMtt
Pmì;X^ Mrrartst, « quale iF OugfM indirizza o^ fnltlnte leltens TaigMaiMo
dèRar sifll Nfi^picét; ìà tbWdo ehe egli «i^ddeafà snl«frtl#/ scé^ t/»t€$tt^ il'^^f #«*
mtii è* le* suddette fottlttV ^àftltlo' it^to è bete kltMddlt ifteiAitf ceneir SPf»' al
Guétrim H&A (AlrVe Iftfif fitto ésSef rMtéò da fiMì
"^B Ivi tòtf li gitt ;ta dì alciinr lèttela tf^ijl. hk #i edlztoM IL
La giunta consiste :n quelle che stiftitio dieéh/ alta lettere al ^an9^{afi pwp ifftW*
^ ìnr Mant&ita far Fréneesco Osarhiii rf^f. in ^. edltK>n# HI.
In qaesta t€r\a edizionf* il titoio promecte lettere di naoTU accfesrfoeet nfc il
libro notf né- Ka par mir sdtìto^ artincio degli' éceirtpatoiìf pev dar cveditcs aSlé lo-
tti ristampe Élla é per altro in ilh bei corsi vt^ e iir é^ttì- taóglii' piò: cotrdtta
A Vltoèlli dd' &fim:
* 0f tt€Sfù aggttrnniyi h sbcemda Parte". Iit Veffeì^a appressar il Ciotii- rf^
eéRzione IH.
Cfòmptctaffdòsì redlztòQfé dieirO^tffMtf, qw^stt T^rAbe ad esser la 4«ana? ma
li'Ciòtri.U éhiarix» ccfirta Ni ofdine sofantetfte iHè stfev Lo ttesao abUaiù gì* te.
dttlto {MtieatSi dkl Giò!ìt&^ tiMr Metwi'Cir iti Oé¥ékdht%. DI cpkttt^ secoirdM aaréa
H*'MktM MMMgtfore: doti» filttfff dotte ittotto^» dà MgiH» d(> eMetne stato aflatcfor étt^
oiiMtài li^i^t M\ fràmìipti^o A qjMtir tèr^d «miéne- cf|flt poteva diiapranienté
oa^tervdtls'. » '
* Tutte sotto capi difise ( da Agostino Michele ). Iti ifjS. in r. edWbn^iV*
Il pirt^itténtcf dérhf lètt^fe; sottc^ é^tf céf>\ ri&ttie, eN stalo iatrodoeté c|dal«
cVr iitho (^rtfàia, € ^ttdiàrtò mMto^bàW, ad u^^ iMASÉlIfaisUiéair delle seaveterfct
cH^ftin^ il Miìtm t rfdufèe arttbf^ qtfeite id" «Uff t^l^ dMyioMe , eke in pret
g^r^tli(^iA^ ttdlb'st^ ttùH plxttlgiklil, daàdti seHttoK di'lìettére. A tavpefk
?eni(ìV'p!fl jtHte é pM Id^dUr P arfdatle disponendo p«r via di anni, r di tea».
pi, come iretjé itl^ plr'adcò V Aretina, e^cbote i^tiniameinte ai è^ (atto im quelle
dtllo Speróni, Ti ctfedo. che il primo, cil saltasse fH pensiero^ di dWds» ilo li-
bro di lettere swttWcdfii^ fosse coloi, che sc^to nooflc df Gid0nénàHM' M MìéÌ£m
ilOO
Lettere di Ansaldo Geba. In Genosoa per Giuseppe Pa^
toni i633. inJ^ L. 4*
- - Lettere a Sarra Copia (Ebrea). In Genova presso il
Paooni 633. in 4- (0(^)- 4*
Lettere di Muzio Manfredi, scritte tutte in un anno^
una per giorno ad ogni condizion di persone in ogni u-
sitata materia (e tutte in Nansk). In Venezia per Giam-
batista Pulciany i6o6. in 8. (b). 3.
Delle Lettere familiari di Ciainbàtista Leoni, Parte L
(II. IIL). In Venezia presso il Ciotti 1593. in ^ edizio^
ne lì. {f^)(c). 6.
(i) In principio di amendue questi libri si vede espresso il ritratto del
Ceia.
(a) Il Guarini nel suo Dialogo del segretario introduce taluno a parla-
fMMù riiumpò l' anno i f Sy. i dae rsgionsaieoti dell* Antino. V ano delle cord» e
alerò del^ff«^<», e quivi nella prefazione, dopo aver detto di Toler dare ìt^ÉUtU^
• le Léturt dell' AnùnOt siegae poi a dire » Aoti mi vo io disponendo di darvi so*
M sto i sei libri delle predette lettere in an sol voK, con l' aggiunta di dae altri libri
M di bellissime lettere di molti nobili e gravi personsggi scritte a lui, le quali tutte
IP saranno poste sotto a' generi loro come le consoisnti sotto al genere di consolare» le
M coofbrtsnti sotto quello di confortare, e cosi l'altre di mano in mano, cosa bella e di
H gran giovamento e non mai pia fatta „• Poco male al pubblico , che non si sia Te-
dato r effètto di così bella promessa , pur troppo di poi mcMa il pratica^ ..
* E ivi con qualche giuNU i6oo. in t. ediaione Y • alla quale sono in tutto
conformi la VI. del 1604. « l> VII. del i6oé.
* E accresciate e corrette» ivi per Giovanni Alberti a istanaa del Cìorri liij*
In 8 . edisione Vili .
Quesu • che è 1* ultima e insieme la più copiosa di tutte le precedenti •
: («) Tanto nell'uno, quanto nelV altro volume delle lettere del Ceka o pius»
tosto Cehà^ leggo a caratteri romani l'anno dell'i tu pressione Msesztii.e non
Séf|. come porta il Fontaninì • Quella Sarra Copia ^ con cui il Cebà ebbe com-
mercio di lettere , era ebrea del ghetto di Vene\ia • Per quanto egli ai adoperas*
se per farle aprir gli occhi al lame delle verità evangeliche , ella persistette nella
sua cecità L'anno létt Baidassar Bonifacio da Rovigo che poi fii vescovo di
Capodittria • svendo inteso e creduto che ella sentisse poco sanaoKOte dcirisuivor-
iaiità dtVamma, le indiriuò un Discorso intorno a questo proposito, al quale
io stesso anno ella rispose a propria giustificazione con un manifesto stampato »
che ben subito le tirò addosso una risposu dal suo accusatore : con che il con-
trasto ebbe fine .
'(b) Bisogna credere, che il Pnlciam sumpasse oneste lettere del Manfredi u-
nitsmente con Roberto Meglietti o Mejettit poiché nel mio esemplare sta im.
presso il nome di questo e non quel del Pnleiani . Il Manfredi scrisse tutte que-
ite lettere Tanno if^i. da Nansì ìa Lorena ^ dove si era trasferito con h Ducbes.
sa di Brunsuic io qualità di suo searetario. Ella era Dorotea.àì Lorena figliuola
del duca Francesco e di Cristina di D^r^imarca e sorella del duca Carlo IL la
quale neJ if7f. fìi data in moglie ad Ottone Enrico ÓQCà di Brunsuic.
{ej La parie L e la IL alle quali vanno nniti dne sermoni spirituali e tre ora-
Lettere di Spinello Beaci « In Firenze per Amador
Massi 1648. in ^. L. 4*
Lettere di Monsignor (Francesco) Paoigarola Vesco-
YO d'Asti, in Milano per Giambatista Bidelli 1629.
in 8. (e). , 3.
■
re dì queste lettere senaa lode, ne biafiimp, perchè Pautore vivea. Ma e-
gli.poi <;ontra la vita di Francesco Maria 7. duca dì TJrbinOy composta
dat 'Leonia seuza riguardi scrisse una diffusa censura (a*), serbata nella
famósa libreria del nostro monsìg. arcÌTesc.d*Efeso Domenico Passionei^
Nuncio apostolico alla corte cesarea (6*), nella qual libreria io dispon-
go da capo la presente italiana ip*).
lioni del medesimo aatore, fìirono riftampate dal Ciotti nel if$)* ma non coti
la 111. che da lui non fu impressa, se non nel if^i^. Qaesta HI. parte fu rac*
colta e pabblicata da Vincen\ìo Lodovici-, segretario della Repubblica. Ad essa
precedono tre componimenti poetici latini, cioè un'egloga di Utiste Colando t
gentiluomo udinese , un' elegia di autore anonimo e un'altra del Lodovici. Al-
cune lettere di questa parte III. furono scritte dal Lgoni » come segretario del
cardinale di LcMoacourt » con cui era in Parigi nel 1587. e poscia in tioma. X>i
4)K^te.tre partì delle sue lettere fii facta ana ristampa in uo sol volume dal Ciotti
ti nel 1600. in S. col titolo di edizione ter\a . . ' -^
{a*) La poco baona intelligenza che passava tra .'l Guarini e *l Leoni » rtoo al-
tronde credo che avesse origine, fìiorchi da una segreta sarà ed emulaiione i^l*
lo stesso genere di stadj . L ano e l'altro erano ascritti ali' accademia nuova ve-
ocaiana • Si servivano egualmente dei Ciotti per l'impressione de' loro scritti /Qua*
si nello stesso tempo pubblicarono le loro Leture • Entrambi cercarono di segna-
l^fsi in compor libri di Rime e principalmente di Madrigali* U Oaannl ne par-
lava anxi con disprezzo che con riguardo ; e 'i Leoni guardandosi dal nominarlo ;
in ttoa * lettera scritta a un amico in Siena ( Leti* parte liL' pag. z6. ) si ' dnole
di una censura che centra le sue Lettere andava attorno per le mani di molti »
tra i Qiiair nomina il Pigafetta » composta da un gentiluomo » ma a lui che n'e-
ca l'ofteso , tenuta artificiosamente nascosta:,, carità pelosa, dice egli andar mo*
M strando gli errori miei , e l'avvertirli ad ogni altro che a me , che dove dell'
M avvertimento lo ringrazierei , di questa ingiuriosa increanza contengo giusta-
M mente stomacarmi , e dire , che egli abbia voluto più tosto soddis&re alla ma-
,9 lignità dell'animo» che alla verità delia cosciensa ec
(t*) £ ora dignissimo Cardinale, gran letteiato non meno che gran protettore
dc'Jetzerati •
(^*; Qacst' atto di gratitadine» praticato da monsignor Fontanini verso il ge-
neroso prelato suo amico per avergli conceduto i? libero uso della sua famosa li*
breria , mi fìi risov venire di quello, con cui Eusebio Cesariese ( Hist» Eccles. lib.
VL e 16) dichiarò pubbùcaintnte la sua obbligazione verso Alessandro vesco-
vo di Gerusalemme , nella coi biblioteca avea tiotatì i materiali da scrivere la
ana storia ecclesiastica • .
(e), Forono raccolte e pabUicate da Alessandro Pétmigaroia , nipote del.vcsco»
TO» dopo la marte di lot. sesoìta li kzsi. di Maggpo nel if94- Niella dedicazio«
ne , che esso Al- ssandro ne n a Curio EmauueU dnca dì Savoja » prìncipe, àon
meno dotto che valoroso, £1 onorevol menzione di alcune opere da qaesro gran
principe scrìtte, cioè il PuralleU dt' Principi , il Discorso dtiV armi o aia aopra
Tomo /. a^
Lettere del Cardinal (Caido) Bentiroglio, icrìtte in
tempo delle sue Nunciature. In Parigi presso Pietro Re-
colei i635. in 4* (0* (^^ ^' ^'
Lettere del Gayalier Fra Tommaso Stigliani. InRomcb
per Domenico Manelfi i65i. in la. (b). 3.
Lettere dì Sertorio Quattromani (con altre sue opere).
In Napoli ver Felice Mosca 1714- ^^ 8. (e) (a). 6-
Lettere tacete e piacevoli ^ raccolte da Dionigi Ata-
nagi. In Venezia per Bolognino Zaltìeri i565. in 8. edi^
zione IL (d). 6.
- - Libro IL raccolto da Francesco Turchi ( Carmeli-
tano da Trivigi). In Venezia iSyS. in 8. senza Stampato^
(1) Di questo cardinale ci rimangono altre lettere non mai stampate,
(a) Le ha pubblicate il sig. Matteo Egizio, ma per entro vi sono delle
cose. false e sofistiche, come io quelle dello StigtiarU.
il BUuom e le BiùUdttMÉ s^eré : delle quali eeere e di qatlcke altta d Jm
il catalego il padre Aninm RéscQtn wA soo ubro latino degli Scntmn del Pie.
aonte pag. iik* ( Monungal typ* GisUnii x^ij. in 4*
Ìtf) ^ E {)niBa in Colonie i^jt.in 4. secua acme di icampilort*
Fraocesi sopra tatte le lettere italiane stimano queste del cardinal Bentivo*
gUo • Intesi io stesso molti di loro parlarmeae con gtan lode e il padre Gùumbm^
tista Ldhéit domenicano nel tao tomo IIL dei Viaggi ài Spsgm^ e i* Atalia oag*
jo. dopo averle grandeoMnte esaltate , conclude che n sai modello di esse ocb«
l>ono pcrfìeaioaafsi coloro che voeliono riuscir eccellenti nello stile epÌKolsre m-
Tutti però non Torraano sottoscriTcrsi a si &tto gindicto •
(i) * £ ìwì per Angelo Bernabò ad ìstaose '& Gregorio e Giovanni Aadreoli
lié^ in ir* edisionc IL ^
Entrambe l*ediaioni non sono pere che «na sola» toltone il primo foglio, do.
▼e V Andreolip levata la dsdicatioae dello Stiglisni al Prindpe di Gallicano » né
sestttufce uaa sua a Giambatista Cerioli* Alcune strane notiaie e certi paicicolari
gindicj dello Stigliani £iaao che qaeste lettere si leggono con piacere » se non
con frutto.
^ (e) Matteo Egidio , il qaals le ha raccolte e pid>blicate » %i ha pcemeasa eoi
ritrmo del Qnanromanl aocke la ¥ita di lai . scritu con mcJta eleganaa e dili-
genza e piena di rare notizie . Ai nostro Monsiaaore non soddis&ceTaao in tut-
to queste lettere del QMattromani , né qaelle deUo Sagtiam. e qoakke cagione del
sue esserne disgustato si è ta altre loof e prodotta e ventilata •
• - (i) Delle letceee facete e piaceroli di durerai grandi nomini e chiari ingegni •
libre primo , raccolte per IL Dionigi Atat^agi e ora per la prima vola posta in
luce «la Venezia fot Bolognino Ealiiofi ifii. in t.
Questo è il preciso titolo della prima edizione della presente caeeelta * che è
in mn bd corsi ro , fatta e dedicsM ddi^AianMgi a iteaim d# ma»hesi del Mon^
tet conce di Montokmtmccio ad dacato dT Urbino » al ovale apparteneva anche
CngU , patria dell' Aianagi « desedtta àn lui ndla spesinone di alcnne vod e ce»
se diffiali che md Uhao degjU «éminì ilhtstra f ciednte ) di Ce/e PUnio Cecitìo d
A»3
r«j aWinsegna di Roma con la lupa, che allatta Romo^
lo e Remo (a). L. 6.
- - £ ivi presso Aldo i58x tornili, in 8. {i)(b). io.
Tre libri di Lettere del Doni. In Vinegia per France^
seo Marcolini i55a. in 8. {^)(cj. 5.
(l) In qoeati libri •'incantraiio 6«rla taame oo'piintini, quali •• ne teg*
gono pur« nel disconò del Tmsso intorno aIU vita sua dato alle itaape
in Pado^ da Martìnò SamUU ; • nelle opere del Casa deiruldma Wtk.
pressione di Flrmmé. Ma sarebbe stato assai meglio tralasciare affatto Si-
«ili componimenti» che dargli foora cosi pertugiati, mettendo sospetti in
chi gli Tede^ che io qnei pertugi ti fossero cose empie o disoneste^ le qni^
lì al certo non Verano. Nella Tita di Dante di Uom^fdo Brume , detto
con altro nome Ardine, messa in lace dal ReM, si troYa uno di qnèsti
pertn^ co'pnntini, dove il Bruno scrisse {pag. 73.) che il libro della mo-
aarchia di Dante era composto fratescamente, che Taol dire scolasticar-
mente, e come poi lioMudo segue a spiegare, ^ sensa ninna gentilezza
di dire ^ : libro in Tcro non solamente barbaro^ ma indegno al sommo,
oome fatto per secondare il furioso e mal genio de'Oibellini, e perciò giii«
slamente dannato, né da altri stampato, ^e dagli eretici. E pure Mam^
fio Ficino ToUe sporcar la sua penna volgariazando (Fasti conselan del
SuMnipag. 19.): ndla qnal cosa fece conoscere ancor egli la sua mala
intensione. Dunque si potea tralasciare di mettere i puntini a quella pa-
rola della Tita di Dante, scritta dal BnmOp per non rinnofare Tistoria
di Romolo Paradiso, narrata da Giano Nido Eritreo {PinmeoAeea lì.
nmn.Liv.).
(a) In principio dd libro IIL è una lesione di gramatiea ?oÌga-
(tf) Di qaetu isasgas di Meme ten Is Ispa ho detto pia sopra qaslcke cets i
mi qui scoprirò il ooom delio steiipscore » cKe 1' hi asata ; e «jesfti fé Anéwea
Mas€hie , sTeodooe oaiemte il aeoic i pie delia detta ìnaegni nel firontispislo
é* ani CewxeiM d'Iocerte latoie s pipi Pie V. atiaipau da dsie Muittàe io i^
aspra la vitcorii ottsaou ceatn i carchi nel 1571.
V) I^ risiMipi del libro I. frtu in qam*iaae è maacanie di fsélte Jstsm^
ehi oeUs prima edkieiee dd t^Ki. ai «eateaooao e aaolae eecoie iji^eono fro«.
ckc e ilMCiie. dlào Mummie il gietaae disM sdoiole si psdre Tenki di mette-
le insieme questo lihro U. il qesle oaeritioicnte ceafiesss che 1' Atamégk ivsi
peiu mano 1 leccorle » sai che seppnggittafe òe iaiaiatars moree , ippeei ieeo-
miocìato H libero , le iteve lasoeto iaipeféetco: deverai pcrtaotodi* Auimmip ann
pOEsàene di qeella lode che 1 chi le reniisfs pdbUtchc » derivar oc potcase • Il
Amh fa più oaoieto terse Vditemegi dsfiaato che il BmeeUi verse l' Atenégi èèm
eente.
(e) Qaeita per venti è la più copioss edixiofic delle Letun del Demi . Nea
eoao PUÒ da tacerri le precedenti . poiché io esse s' iecootrs ootabil dlveriitè ,
esaeadovi loche più lettere che oeUs tiscsi^ps diA Msteeliei lavano si ccrche-
rebbono.
ào4
re (O* ^^^^, parte r di quMt» lett^r^ tono •erìfle .ito PiagiMMM "(>*) : dtl
qual soggiorno del Doni parisi Giuseppe BetusH nel Roi^erfa dialogo, trat-
tandolo come prete, dopo uscito ,o scacciato .dall'ordine de* servi . Ma
ivi il Betusii esce poi del seminato favellando di Roma. I libri segaenti
fi accennano, perchè vi. si vegga il carattere dell'autore.
^* Lettere ( libro L^ di Antefrancetco Deni .la l^ftigié appretto Gìrolame Scei
io 1544* in i- edizione I. (*) •
L' impreta che qai espone lo Scotto nel frontitpisio, è ana Fama ^ cht saona
la tromba e ciea la sinistra topra ano scado tv ìt giaocdiia appoggiato , nel qaa-
le sono impresse qaeste tre lettere O. S. M* Calpeara vane figare moscraose rap-
pfeseatanti 1 tìsj domati e da ambo i lati le stanno akani tr<»ei nitiuri : il mot-
to. Est Virtmis Opus Famam Exteoitrt Faciis. QaeUe tre lettere pc§te nello
scado sono le inixiali del nome di Ottaviano Scotto da Moti\a , il qaale aperse
in Feneiia verso la fine dei secolo xv. aaa nobile stamperia e (a padre di Ci'
rolémo •
* £ con altane lettere naovamentc alla fincaggiante, ivi if4f. in t. cdia. IL
. Lo Scotto ci dà qui an'altra impresa ed è aa' aurorm fra ana patais e an ttii"
fO » col motto » /a tenehris ftdmet .
* Lettere dei Doni ^ libro IL In Fioun\a appresso il Doni 1^47* in 4. col
suo ritratto.
! poco noto-
Bemacei are-
esser anche
qaeirordinc, ovvero d'esserne aKito: dì che al trote mi verrà occasione
idi favellare . •
r, -• Tre libri di Lettere, e i termini della liogaa toscana. In Viaegia per
Fr nasco MarcoUni 15^1 i/i 8.
Monsig. Fontanini^ cbe in più luoghi della tua opera si manifèsta aelantissi-
ino in notare, quai sieno i libri, e gli aatori .dannati, non ha atvertito, che le
lèttere del Do^it stanno registrate insinb nei prrhiì indici de' libri proibiti, stam-
pati in Roma da Antonio Blando^ e poi da Paolo Manuzio,
' --ie^ì Alla pi|;. ^oié-itj si è già avvertito, qoaifcnevte qoei^ lesione o trattato
di gramatica volgare , pubblicato dal Doni , non già per suo , ma d'altro scrit-
tore, opera di Gialio Camillo.
.i{^*) Cioè di quelle, che sono'scritCe ntL i^^yye molte di esse sono' indiriz-
iiSSte a gentilaomioi • e letterati di quella cic^. fra* quali principal luoffo di sti-
4gìM 9 e d& aScuò tenne di prima appressa di (ni Lodovico Domcfvchi , il cui no-
fé si .vcde'.in pia lettere delle pruno edaioni; ma.da quella del hiarcoUni iffA-
tolto affatto il nome ^cl QomiMÌcki , stfiadovi pcc altro W. Ifiùtece a Jui jdk
^icte • con soprascritta pvrò ad altri, e taluna, con queiju • alVui^eUente iiips Jnn-
00 Amieùi e delia sfonda lettera , coti cui il Dom gì' indir isH*^ il primo libro,
egli ne fece ana prefaaione ai lettori • Cii^ chi(« cagionasse ta' q^e^ìttà fra di loro,
non mi è avvenuto di penetrarlo; aia certo è, che ciò accadde nei if fo. poiché in
qaett* a ano essendoti due voi te stampata dal Gi^/i/a la prima libreria dti Doni 9 egli
ivi.fece la prima voka onorata > mcnaione dei. O^at^/ii^Af e dell'opere di lai tino
.A quel tempo divolgate: ma nella ritsaHipa ne cancellò interamente il nome» né
•dkgU scristi di lai lasciovvi cercò:, la miaima ricoffdxnta • Oiitce 4» dòi, Àelk aa-
c ^) Io fk$$9vtt6'£ttmo^mmnto,9U9t ^oJUSft U aftC^ndA •disioap ta^viimdos^ r«gittrat« ana
anteriore nel Cataloga 4el Cwev€nna, \a V^^j* forse per la rarità taà nta^gì anche aU'
ÌMaym ed è laieguente. „Lettere*di SI Àntonfraneefào DomiUtiveemùno ran sonetti d^aT-
«noi gentili hoomi&i piacenrini ,,^n't«a lod« Filicene* adimsfantia del tig. Bm,rhm$90ro
peiacipe dell'accademia per G-io. Maria Simonttm oreincneie i^^Z. in 4*
ODfS
Lèttere di M. VìetroATetint)'. TnFinegèaj^reiso il Mar-
colini 1537. i^ foglio (libro primo solamente) (ì). L.*aa.
* E di nuovo. Ivi per Niccolò d^ Aristotile ^ detto Zop-
pino i538. f/i 8. edizione lì. ' 6.
* Al magno Duca d'Urbino. In Vihegià per Giovane
ni Padovano a istanza di Federigo Torrigtafii da Asola
1539. in 8.. edizióne III. * '. , . . 6^
,1
I
(i) In prinoipro e in fine yi è il ritratto deirantore, ornato di una col-
lana'gìgliaftì SfVpra le5palle e innanzi al petto, e con queste parola giù
basso: vèrìtdyomiìmpàrit.'liiì giro si legge: />. Petrus Aretìmts flagellum
principwn (à*)l II libro'non si chiama /^nmo 9 perche' l'u^refi/io allora non
dovette pepsare 'di faine altri.
. ' • . ' .1
conda librerìa» impressa primieramente dal Marcpliai nel ifH* e quindi nel iffr
Tolendo pare il Doni registrare alcune cose dei Domenichi , non ancora stampa*
'^e, lo. mascherò sotto il nome an^actraramatico di EchinimeDo CovidoLo , appic-
candovi sotto nna diceria, ove senza nominarlo espressamente^ e mostrando di
^IjpirUr di ti^c' ajfj(9L.^^i{ie:di itti .Iq ooii id^igno^Aitlf^ .di pl^$!^9 \ massimamente
nelle txàdazioni e dì arroganza in métter; mapiO neilf opere dei dotti.; a tintolo 4i
▼ole ile r^suiia/M^^c^uggire^^accrtiue^et t miatùre , ponendo i nomi moderni in
enmhiq degli amichi, cosi delle città come degli uomini , sen\a vergognarsi: alla-
deodo qui fbfse al Mof gante del PfJei e n\V Q riandò innamorato dei'.SojardffyMÌ
Inali a detto dello stesso .Doni (Marmi pane L pag. i)f-) attendefa allora }1
ìonunicbi , il qaale ne fieo pur beffeggiato tacitamente dal medesimo in altro
Jiuogp. ( //i/<riii pag. 176!.}.,, Che yaol dir che J'^riaiio non si messe a rappezafr
„ Morganu . coinè certj altri goffi, chp.Vj'hanno fatto attorno. ponile fraicbe?,e
,, non ba tocco U ^f/tf/io,,? Chiude poscia il Doni ia sua diceria con queste, pa*
role , le quali tendono a giustificare il suo aver levato dalla seconda edizione dell
prima Libreria il nome del suo avversario : „ Io Ipderò sempre coloro che si tdl
9, ghino dalla memoria colui che l'hfi ofh:so e nel ristampar delie loro opere, ^do-
„ ve l'avevano lodato a torto lo cancellino a ragione, perchè quello è ii vero |[|i-
,. stigo d'uno eh' è nel numero de' morti, di torgli quel poco di vita, che gli
99 era stata accomodata per virtù della penna d* un ingegno, (elevato „ • Il Douie*
nichi a questi strapazzi non istette muto, né sordo, e seppe rèndere» come t^-
.dremo, pan per focaccia. Credo però che- in progresso di tempo, questi due let-
terati 41 rappattumassero, mentre il /7i»/ii. nella ristampa della Zi^r/ntf , fatta dal
Giolito nel iff?. in 8 non solo ripose il nome del Domenichi^ osa permise ail«
Cora • che fosse ornata quella nuova edizione col ritratto di lui •
(4*) La collana gigliata 0 più to^to fatta in forma dt linone , è la .figura di
quella, di cui V Aretino fu regalato l'anno tff). dal re di Francia Francesco L
che era dì peso di cinque libbre d'oro , benché in qualche luogo egli la millanti
di otto e che dal Dolce amico di lui si afferma nel dialogo de' cereri ( Vem^id
per li Sessa tféf. in t. ) pag. ff. essere stata di peso eoo. scudi.' Ella era figpi-
rata àl^ lingue d'oro smaltate di vermiglio e con breri » nel ^.cai biaACO, era
scolpito, lingua ejus loquetur mandacium: motto interpretato a córr«(ÌQf|e..deU'
Aretino . che essendo stipendiato annaslmenu dall*imperador Carlo JT. età ia so-
spetto di parlar poco bene del re Fratcese^* - • * •.•.*i' -o». . .
* In Fin^gim^esto il Marcùlini <S4i* in S. tdizio^
■ ..- ■■ -.v. .-. ■
{mì Q5MM catalogo ddle eiìiionì^del libro primo ielle Lettere étW* Arenfi9 è
atiai diìbctoto e maaca di molte cose Aeceuane a aaperti . Eccotie perunto uà'
1I10O ^ ragiooato.
E M pciteo luogo il vedere che la dedicazione di qacato primo libro al méga0
daca étUrkin» è in data di Veneiia il x. di Dicembre if |i. la quale ìa tutu le
fiaaampe che ac ne aon fatte» costantemente ai ioggCt e ToaierTare ftl olare, che
nel primo libro delle Lettere di diversi , scritte ali w<r»riiio pag. ift. a' è una di
Bernardino Teoiolo da Foriti scrittagli ai iii. di Maggio if||. nella quale gli
rappieoentt la moltitudine e la (uria delle persone che in Rétma ai erano aboliate
per Gir compra delle sue Ltture stampau in Venetfjim e c^ capitate / ciò può far
credere o sospettare, che in detto anno ii%%,%t ne fosse (atta *.ÌA Fetuiis •••
impressione anteriore di cinque anni alla prima del Marcolini e in conseguenaa
a tutte le altre . Ma , siccome la sojpradetta non mi è arri? ata mai sotto l'occhio»
uè ho trovato alcuno che me ne abbia saputo render conto ; e siccome ancora nna
delle tante virtù deir^r^rino è stata quella d' imponere al pubblico , quando l'im-
postura tornava a aua lode e vaotasgio: di che ;aoa mancano esemp) nelle ane
lettere e in qutlle delle scritte è lui ; còsi laKerb di dir ahrò intorno olla ptttt«
aa edisiont del ky |a. fondata aopra quelle due leture deir^lneriao e del Tìmdolo
con date ^^oatcti probabilmente ad arte e maliaioaamente ; e paaaerò aUa liatn dcU'
fediaioni k Me tiors •
..Letttrt di .M Kettt jàfMtiù* In FSMfM preaio il MsrtòttMi 15)7* ^^ t^
glio Mibn> pyf imo lòTamente) edizione I.
.'^ E ivi pet Niccolò d^Aristàtih detto Zvppiné if}8. in t. ediaione IL (*)
* E riltampatt tiuovanrentte con giuOta d' altre xxv. Impresso in Finegim per
fféWteseù Marcarmi da For/i alla chieaa deUa Ternetm ( cosi ) nciranno del Signm^
ret^}%- il meie d'Agosto in foglio ediaione III.
Nel froìntlspiaio di questa ediaione seconda del Mmrcolitù non aentOTita da
Mottlignort e die è notabile per la punta delle aav. lettere ctie il titolo yì pt#-
snetlt'; ita Sgnrata in bel disegno ed intaglio la tacciata di nn tempio» coi ri«
tfaifto dh!ll'^>'^iào tfel metao. Al di aopra vi si legge a camtttii naajuKoli : P,
iJthtìMt' jàceMmiBS ^inntam Ac Fitrierem Demonstrmtor.
. '^ EtK mWfò «onle^ionta dcìle ftav. lettere, ivi per Cttr^ié Navp e fratelli
ì^^)f;'ttA in fine |fer omarino éc' RofiaelU del mese di Decembre in^* io >•
* E ì^ ^er dbPéinei^toék in luogo di Ciovannì ) Padovano m iattnn di Fede-
itèt9 1%rreskk^ \ non Torrigiitni) da Asola i;)f* il mese di Ghtttto in 4» edi-
' ' * Dèi ^rittro libro deile lettere di M. Pietri Aretino ediwone seconda con «na
'jRvItM éÀ l^^iittre ziit. Scrittegli dai primi spirti del mondo, iii ptcHo il Mar-
wM' tyi^* '^l ^<^ di Agostt) in g. ediaione VI.
Questa è veramttice la itna ediaione del Mgrcotim s ma tg^ la chiama aecon-
tda^ Muta far conto della pfima , uscita da fui nel if|7. e solo riforendòd all'ai*
^■MS l^into* «t«i«o tSM.'ìft 8. oel rìtratv* dell'autore ntl Ai«liti»piaio» • eolU dedicato-
* tila«èl meèveioM aft t>uea A^Urhino* 9%r f uMito ett^nteaiaate ia abUa dfoemineta qn«-
et«'-e(W*®*^^<>'^ to'i AVTcìiute di potevvi toorfere data aè di Ivecoynèdi ttampatore» ck«
Aur trvvMÌ aell'aatre qai riportat.e» «al «he apparifce ette? ella «tverta affatto da esse.
' i(^Dài Cmeiinia ri^eh^tail nei Jnó'Col Jrfof o noa solo ^aetta ediaiotie ^atla Aal Padù0a»
Ha nik tlM. nra tfadli^ la iurtiMite,.. li* lettene di JT. Pietro Mrètino di a««To .*oala ^eii-
^ Msvwnpi^e. Pitokèf^Èm ìialìa eaea. di Gèooamni Pmdomtmo md^etufìttim e a{o» \ di Jf . ^«.
Iberico 2Wrasoiio à'AsoU i63f. sa $.,, eha dal f^n^nnini si dita «dia. aerta
oc?
* - Al sacratissimo Re d'Isghilterra il seconda libro
delle Lettere « In Vinegìa presso il Marcoììnì i54a« e
1 547 •ìn^. col ritratto delVJretino inprincìwio(a). L. i o.
- - Al magnanimo Signor Goaimo de' Medici il terzo 2i-
bro delle Lettere. In Vinepa presso Giolito i546. in
%B(b). IO.
- » Al magnanimo 8Ìg. Cìoyan Carlo Afiaetati il libro
quarto delle Lettere, in Vinegia presso il Cesano 1 SSoi
in 8. IO.
- - Alla bontà somma del magnanimo sìg^ Bali^ovioo
del Monte il quinto libro delle Lettere di M. Pietro A-
retino^ per divina grazia nomo libero. In Vinegia per
^ in da Trino i55o. in 8. (i)* io.
(i) Anche questo ci tocca sentire, TAretino, uomo RbefV, cioè indipen-
dente, e per divina grazia, come appunto i principi sovrani .
ttasoidtlifiS. tal maiieHp 4clla «tic fa fgttt da lai in firttn formg là grf*
qatato la secoada giaau ddus zi.it. lettere di diTcrii àiVArnin^^ tiampate t^tU
la cdiatoae del M^rcolud ia t. Fra le dae impreitioni in fbalio paiaa in oltre
aa aotainle divario ; ed ( • cke » otc ia più taogU eraao nclif prima aomtaaci
Miu0Ìi e Vimc€^}§ Pratichi fratelli eoa eapr^sfioai di acioia e di heoeToleaaa «
▼eaaero aeila aecoada cancellati dappertutto i lor acmi ^ e le Jk^tere e l'cmreaiio*
ni, eoa qaalche camUamenCQ « iaroao trasferite ia altri aoggecti. L* im.tcìsifi trf
VÀntÌM e i Franchi era 4^eaerata in fiera aaimotitji e ia aperta nemicizla ; e
più sotto se Ae iateoderi la cagione • ove lat occorrerà dì parlile delle Più^tc
di Niccolò Franco . Nò questa e la sola matazioae da me esser rau nella suddct*
ta riatanpa i$ì%» del Marcollni , essendori qaalche altra lettera con raria sopra*
scritta iccm 9 per esempio, la lettera primameate scritta ad Agostino Ricchi , al*
licTO an teoipo dell' Aretino • nella risumpa è Indiritta a Michelangelo Biondi
medico reoeziano scrittore di molti libri 9 che appena ne vagliono un solo. Son
di parere » che io grazia di cotesto odio coatra i due Franchi , l' Aretino fec^sf
sopprimere la prima edizione e accelerar la^ secQada , esseadq qaella assai più r^riì
di qaeat^t comechè l'aaa e Tahra siano di aoa somma rarità e di uaanonoirdj«
natia beUena* ^ ' \
^a) E epa lo stesso riu^ttp anche in fiae . L'edizione iA if47* non ha H no»
me del Marcolino, né d'altro stampatore: anzi nepimeno tì sì specifica il ìnó-
89 della sumpa » ma cerqtmeate i di Feneita • Osserrisi , che come i due prioil
bri delle lettera iM' Aretino 9 e1 primo singolarmeate , furono ristampati dopa
la prima loro cpmparsa , co# ei quattro , che Teanero dopo » non (a fatto lo stes-
so onore cessatane di molto la , callosità e la stima, e giacquero mezzo diqié<iti.
cati e negletti, sino a tanto chip tfittt e aei fiirono riprodotti , come sefqbrf ^ in
Parigi nel Uo5- in >. ^ ^ »;.'!.
(^) Al magnanimo signor Coùmo de* Medici, principe di buona rotoiitsde'» sta*
nel frontispizio • L' Aretino chiama il duca Cosimo , principe di buona rolonta*
ao8
f- - Ecco^ chelal^'Ootaie ma^no, magnanimo Ercole E-
stense,( ha dedidato Pietro Arentino per dwìna grazia,
uomo lìbero^ it sesto delle scritte Lettere volume. In Vu
negia presso il Giolito iSSj. in 8. L. 9.
. Lettere scrìtte al sig. Pietro Aretino da molti signo-
ri, comunità, donne di valore, e altri eccellentissimi
spiriti, divise in due libri. In Finegia ^pr^sso il Marco^
lini i55a. tonti lìl. s^oL 1. i/i 8. (\)(^)* '; » • i6«
(i) De' suddetti tomi vi. ne è un'altra edizione di Parigi presso Mat^
teo il Maestro (le Maistre) 1609. ^^ ^' ^* Aretino in una delle sue lette-
re a Niccolò Martelli nel tornò III. (/og/. 19. a. edixMi Parigi ) vanta di
essere stato il priin'o a stampar Lettere volgari con quella sua edizione j«
del iSSy. Ma erra , perchè le Lettere di S . Caterina da. Siena stampate
da Aldo nel i5oo. in foglio (*) , sono volgari (4*); e un altro libro di
Lettere di Francesco Filelfo col titolo di Epistole vulgari e latine , fu
stampato in Milano dsi Giovanni da Castigilone nel j5io. in 4* (e*)» Sono
li II finito di' Labili/, il II. di Ottobre: Monsignor^ ^i lasciò' inj^iinare da uaa
delle solite fraudi degii stampatori, perciocché il Marcollni nel. ^j* fi. 'dedicando
il secondo libro a Lodovico BeccdttlU • allora nunzio in Vgne\td , altcìato ti pri-
mo foglio, volle* dar ad intendere d'aver fatta nuova, edizione' di tucti e due i
non già d* altri; ma sue: in che quasi subito fu seguitato da Niccolò Franco, e
. ^, . :- --,- — .. dopo it' SUO fclfce' p^É^a^io
óiu òhe fuiai*'! d'Apnté i.)9o^ Spno';aAzl TV^rMfi spirituali \ che Lettere. Da
àa antico scrittóre soci cìiumM,' divini ^éìoq'uii ! ì^èttate da qoesta'gran Santa /
in cui, come esprime il poatefice Pio JI. nella bolla della sua canonizzazione,
(a la dottrina infusa, non acquisita: e però elleno servir non possono di
«scmplarc'a chi si mette a scriver lettere familiari a' suoi conoscenti ed amici;
e'cKé se* fossero di tal caràttere « 'condizione il Fànianiài otéfieBÌmo le avrebbe
ricordate per prime in questo capo*, dove non ha giudicato bene di registrarle ,
come né purè vi ha mentovate quelle 'del beato GiovàunlàiiW 'Celti , né queK
lé.'ii tti Gttittone dì Arcalo, piS é piTi 8ecóli\àir>l«fi}ió éihcìlotl r •
' {€*) Mi h maraviglia né intender posso' coifie fògl^alt ift>it^o' Predato conce-'
dcre il primato in questo genere di scrittura «He pretese Epì%tole vulgari e latine
■ (*) Edizione di Crusca, • rara molto.
ai4- Lettere , tutte numerate e nell'una e noll'altra lingua , Pìetro'SàUo
da Vercelli tii ti'ne de'versi messi in principia, dice tra altre ooBe che il
Filelfo,. ' ■
Neforet ulta suo sìne munere quae studet, àetas,
Dìscipuiis scripsit quod modo cernìs, opus.
Sicché il Filelfo scnsie questtr brevi lettere vulgarì e latine per uso de'
suoi discepoli, di Inj Ir^gciidosi nella prefazioncella: quo duce , non so~
btmlatinae linguae floùculos decerpent adoiesceiituli verum-ttiam ipsius
linguae vemaculae quod non ai re fuerit elegantiàm Sihitìòniparabunt,
tptoniam utroque mirifice poetam nostrum polluisse, doctorum aMiigit nt-
mo. Il testa latino si vede tolto da Cicerone. Ma quando anche V Aretino
fosse stato il primo a stampar lettere volgari, non fu già egli per questo
di Francttiù Filtìf» , morto rotc anni ivinti la prima irapiesiiaiie delle mede,
sime, le c]ua'i aliro non tono, faorciii parecchie brcTisiime EptiioU e formolt
latine di Ciceront io numero di ccsit. *olgatiiute dal Ftlelfo per eserciiio^e'
fanciulli da scuola e dà lui non già chiamate '£fùte/« , ib^ ÉxeifiUiiuntBlà col
qual ritolo appumti ttaiiTi}' hells p[ima loro, ediiibnè , fiita Meitnilanì ft^ Anto'-
miarn Ztroium Mcccctxxx'ix\ i'u xXir. Julii in 4. £' di fatto ^ ifn'chc ad breié
■TTeitimenio del FiUlfa'il lertcrc , .preitfMlo alle it£ue, li teggit' "colli Ltgaat
aviit O* tdiit^m iligtMur imnes adolttctntuli elogueaiU capidThoe cxtrùtaiiun-
eélarum geam Francuci fhUtljfht &c. Ntllé poittridri iiiiainpe «ì'perti6 dl'mutar-
s(! il iègiirrmo lirolo è di ^Virtuirvi quello di Epitiule vulgari e Utmt , come
ti pratirt in qoella del ifio. alligala da 'Monirgnore e nell a'tia' ^u'f «ti. Miiaào
per Gio. Aagtto Sci^itnieUr nt\ ^^if.ìa 4. e^' questo cangiamento' dt' lifojp'abi^
pei alito ai fiìcc, le lioa acciocchi ìl letiort ìnganilató da Csid tcniise i 4iede>
te che in qaeiie Eputolt , vate sAtfo dr ^'udiuune , ti ttattaMC jS{. cose :fìmiglta>
li e che tra privati Decorrono ala giòrnan .'Per estete il libri'ccitlolo iiìai taro e
(onoteiifta poco, ma liccicatO aUteil poehit'imo , iti'mo eisi'/e nod Ìriut|l (pota,
e qua» Aeceitatìa pcr'^éitér pili cliiaiarnciite in ti^iaila veriti y.ìl" darne cjui' u^
picciJl taggto , itaictivénAone con ta stetti ortografia del Fililf» U'^prinla £pi.
iioilitta, astante' dà tè a far conolc'ere il rimaneatc dell' bpehi ,'^c 'la poca, anzi
sulla ragione che' ba Móniigiióre' dì voler togliere con cs^jl il pi'i'ttiiVa' la keniV^
di /««« to/^-ari i-quelle deli-^<i(jiO-. ■ ' '' ■ ^"^ ''.,..''■'
, ccttarai mai daffatìgirti prit ^c 'fini a tanto ìthc lt «t A HJfi V - jinaa f
„ £c cote come paNate'tiènb''io'li'à atsai bene intóo tH j^rsS^IbV
,, lórìa combatte coatra di nie allapcr^a con looi danari "^^uf^^
., haiàsnita fia tanta chc'iatitfèVa a fialcuao circa là mia (Z^fM^l'i '
„ Qnamvit m^iittndo meórqiii cvga'te 'knéritornni QÀn tanta' fuirìt pto'nndn^
, faii'nta prKitantique Viriate: noh^st tant^n «erendum dìbi (ore in naaqoSlìl'^
. de me conquiettat, nisi meo perfccto deaidciio. Ut tet te habucrint laria m*
, F'^qne acccpi: pixtcìtim qaod S>.-Tt.i[Jai aperte pecuniis me oppuguat. Spm).
, laoien pio magniiadiae taK luuDanMatM te omaibat ne» in canta iiririì.i
t Gtutnm. „
rem. /. B7
it primo « •crivcine (a*), perchè in qaell* dA'priaoipi ne mbo molte,
•critte priow delle sue; oltnicchè il panura di lut^ fra CuittOHé, un pie-
no Tolame ne area tcrìtto tre lecolì prima di esso Aretino (b*). Questi fu
bastardo di Luigi Baed, gentiluomo A'ArtzxOy al dire del Crescimheni
{Istoria e Contentar/ tomo IV. p. J^.t»Ì^.t^*. II. di Venezia), che
10 apprese dal suo amico Jacopo Maria Cenai nel libro a penna, intito-
lato le Glorie letterate «li VaUichiana. li Cenai, che fu da Siaaiongaf
terra chiamata Atinalunga dal geografo Antonio Magiai, e situata nelle
parti A'ArezMO in VaUicUana, dagli antichi detta Ciusina paius , mori
gii 4o- anni io Napoli segretario del cardinale Jacopo Caatelmi, dopo
Averne ìq questo uficiq serTitt degli altri. Scrisse la vita di Mecenate,
che è staiBpata, lasciando altre opere, non date in luce: e gran parte de'
suoi libri, specialmente vo1s;ari, fu venduta a inon»ig. arciv. Passioaei.
Se-fosM in tuee qWliodel Cenni (che non iscrisse per opinione) si a-
Ceo tutta rsgione pertanto potè vantarsi l'Aretino nella lettera a Nieeali Mmr-
ull't, qaando £jic: Lt prìim* Lttltrt, eht i» livmd mtfira tieno %iate imfrtitt,
MI»* da mt: alla qàal ^tiera il Martelli liipoÌM { l^ttete pag. ty. a. ), dicen-
dolo frima ievintere àella 'ùif" »o*tra apabblicare tenere, e ia og»i aite ttcouio
11 soggetto. Dciranìcim tra VAretiao. e1 Martelli contratta io Roma, sì k éa-
fo.qeaklic cosa più sopra: e qai non lascerò di soggiogntte, ckc l'aDOo ■f44>
■vendo otiennto il Martelli i( consolato dcUa aosira attadcmut f^rentiiM, me-
Bore delira mi co e dell' obbligo cbe gli sverà per aTcrlo iatrodotto oel dilettelo)
Smpo della nobii posila toscana e per eiier stato da lui onorato eoo qnd capì-
. lo cbe comincia , Duoi \aSr vivi, ami duoi Sol fultrnii (it\ pag. (6. ) lo ìt.
te aggrsgstc nel Kgiienie Genna|o a cjuella cp^icua adunaou: di cbe lo lìi^n^
£b VA'reiino ( Leti. Ut- Ut- pag- s(< i> cdii. di Parigi ), pregiandosi di poter-
li aneti' egli connamcrate io quell'onorato conciitoro
' (d*^ Sciocchesu grouolana e itopìdnsi farebbe il penavló . non cbe il credei-
fb'^ molto più l'^iàetitl». L'idmifloii ^ attribnito il finto 4; estere itato il ^rmo a
iì/impare, Itòp i i'crivere Lttiert volgari. Voo toif tosto s'iott.oduiK il parlar lol-
HÌte', che. l'^'sncbc dello scriver lettere volgari *\ Ao^ttt* ioirodutre per la ae-
«àritk del comeisio. Ha cóbtnttociA stri sempre vero, cbe^i'^rciiop (b U ptim^
a stamparne,
(<) Le molte lettere, cbe si trovano fra (jnclle de' /'rìnct^i, scritte avanti quel.
le dcir^ntiae , hirono itaoipate dupo le ine . Il volume delle lettere di fra Gait-
goere ouelle del beato Giovanmi delle Celle mo-
I Coiaio Salntati , segretario della signoria di
narlf' è. quelle Bi Seneca, volgkriiute nel se.
' n^I yotai^rària delta CrMsea (*j» niente fan-
ancoi^ msapjurìtte,o (iiroiio impune dopo quel-
.'•feiK. I*oppcMÌÌftore , gìÀ toito che il libretta del
, . II Epiitoìe di'SèWcd, fatta da Sebattiano Manilio
romano cbe fa ano dell'accademia di Pomponio Leto, stampata in fene^ia pres-
to Stefano e Btrnariiao Dìnali fratelli nel 1494 in fb|;lio , ovvero qael Formo-
'^i.ì!*'.*ft'V/"^* V^drt" d\ ^^niffhmp Vfm'V^ irooreaao ia F/uiffùt per 3er-
«flK«'*.i,ffM7'y''V ■"* '*«7'!«:l*V»:<'VÓ,5H«aiVt(Or^ lettere, da.
B t'tieiiMi ròéaÌioI«ir(»fi'cìt«no r^Jìtiana Àttuittitr. i\ [^r» ÌÌui(iàni Ì««».in «o-
•*Ì1ii»\U%tÌimfp»rìiif'Anto«!/p:aÌ- £0-i'Ìin i^ii 'la A.'O'AiP» W'ifmtoTfSA Giooannl
*émOéU»'ttl^ mmllk^ttthamiiimttìPh.ìy: TkltS^ti^,itm^a-PVroitx*»el ii»tt. p*r T^ar-
■ tini arranchi, in 4. sbava baoh'»» f» t libri di Cruica. ■■ ■'•'
mi
▼rebbe maggior contezza del primo essere deìVAretino per lume di chi,
dietro al Moneta, il quale non osservò citarsi dal Crescimteni VJstoriu
letteraria del Cenni {Menagiana tom.IV.pag. ^4^.) desiderava saperne
di più. Nelle accennate lettere, scritte 9ÌIV Aretino, se ne trovano diverso
dei Bacci à* Arezzo, il cognome de' quali ei non volle pigliare; ma quel-
lo della patria, come avea fatto il Bruno (a*). Nel secolo degli scandali,
che fu il XVI. egli venne ad appestare il mondo con le sue stomachevo-
li ribalderie, facendosi temere e lodare da tutti, e sino chiamare non aq*
\o flagello de^ principi, ma divino^ e divinissimo ancora. Anzi all'ardir suo
«i^ff .composto fcr Andrte Zwfwte da Gubbio scampato in Ctsena per Gire-
tema Soectno 1517. io i%. o fioalmcote qacl Compenimente di periati, cioè di
Jtcture di Gisnnantenio Taglienti , pubblicato ia V€ne\%é per Pietro Niccolini nel
if)f. in 8. (*): cke forse qualche Ternicc e colore di apparenza avrebbe J'oppo-
sixione: ma ia tradiuÌQoe del Manilio non serre al caso, e gli ultimi libricctaoli
so|io bajc. e bazxccolc da non tenersene conto e ninno le prenderebbe per esem'
pfari ^ ficchè seaipre sussiste V onore ìÌX* Aretino di aver primo stampate , ma non
gjià scritte , Latterà 'volgari .
" (4t*X Senza cicorrcrc M Istoria letteraria del Cenni ^ che essendo a penna non
può consultarsi da tutti si hanno altronde ( non iKrivendo per opinione) prove
incontrastabili del priioa essere di Pietro Aretino . Egli fu ngliuolo nacarale di
Litigi à\ Baccio ò\ Francesco Bacci nobil famiglia di Are\\o , 11 padre abate Eli*
genio G a muretti { Jstor. geneaL delle famiglie toscane voi. Ili* pag, 32.1. ) ne fi-
porta l'albero genealogico, provato con autentici documenti. Di Luigi padre di
Pietro non fa questi menzione espressa nelle sue Lettere > né se ne incontra ai-
cuna ia quelle di diversi a lui scritte: ma da quelle che ejzli indirizza. a Gna/ri^n
e a Francesco Baccio figliuoli legittimi di Luigi e da quelle, che questi due fra-
telli scrivono a lui» si vede mani festa niente la comune lor fratellanza e che lo
trattavano da vero fratello e come tal l'onoravano, quantunque bastardo » I Ro^
selli, altra no^l casa Aretina, pregiavansi di esser con essolui congiunti di san-
gue. Nel ifp* morirono quasi nel medesimo tempo. Luigi suo padre e Fran-
cesco sua ftatello: della qua! perdita cosi egli scrive a Cammillo Alkergotti suo
paesano ( Lett- itb. VL pag. f o. ediz. di Parigi ) : entro non in la morte del
mto padre ( imperocché la sua pia che parte ci visse ) • ma in quella del fratello
Cecco Bacci, che i suoi giorni non ha fornito di viverci • Contuttociò egli non si
facea bona di nobiltà , ma modestamente parlava del difetto del tuo nascimento ;
e però acri vendo al fratello Gualtieri ( Lett. lib, IL pag' 78* ) > ^^^ *i adopera-
va per ht entrare nel convento nobile di S. Caterina d' Are\\o «na nipote di
Pietro, dopo avernelo ringraziato, continua a direi Non conviene a me noma
infimo e ignoto il tentare di mescolarmi con le dàgniti a con le gnuùlei%e ; pascle
dhc avrcbboao fatta ingiuria alla nobiltà di sua stirpe e di GnaUienw si ff^
scriveva, se asuk fesse stata la coadixione dettb spano saa nasckncaato. lllFrmn*
(*) folio pr«tji« di moon'edisione <li qocftto libre d«l Tmf^liéot&tLjafTÌor^ a qtieUa ^él Jffo.
OùliiU e fatta <\k Bernnrdino de* Vitali l'anmo iS3a. in S. col titolo. „ ForninkH»iMOT«
olia imegiiA dittare lettre xoi«tÌTe e responsive con le sue man»ioiie et SQttotcrittiQne imtàr^
folate Conponimento de' parlamenti nuovawante stampato. „ Dejpo le lettere Rosovi de*
ftariaìnenti ossia compliménti dia farsi in Tore a persone di Tarie classi. Che se di questo
ibrò dae ediaSoni ti fecero nel breVe tpaaio di tre anni in non picciol conto 9' fa ^n»<-
qnoteuBto- altior^oando si di^de aila >uce, ed anoke al di d'ofg» quantonqne nom tia ài-
f^ta^de USO pe' molti e laólto. pstgli/vri ch^ in qveeto f^noi^ ahlièamo» tnttaviélt% fjoM
sem.pce il conoscerlo ffli non fhro p^r |»otere infeaso consideraire iqnale CoMf V '^Mf).^".
stolare di qnef di pia stimato, ed ammirare i progressi cbo* anche ia 4ipesto.g.«pe^f Ì><)i,7<^
ce il bellissimo nostro idioma» onde- non parmi ohe sia da riporti ira le fa/e «"/e ^4K*
K eco/e da noi» tenersene conto*
ara
Cd, «no capital nemico ( Vita ietV Aretino MS.), la apaccib falsamente rt/tr» in
una villa, di padre villano e di madre schiavona e puttana; e ne' suoi "Sonetti
satirici lo dice, noft meno falsamente, figliuolo di un cai^oUjo xtm più sfaccia-
tamente ancora mentisce il Doni nei Terremoto^ dorè non si rergogna di asse-
rirlo/g/i^o/0 di un frate del ter^o ordine, e di una madre pinzochera, da ciò
conchnidcndo , che colai fosse un Anticristo, braccio del gran demonio. Degno
è V Arettino di essere in abominio a tutte le persone oneste; ma per quanto taluno
meriti d'elsere detestato e vituperato, non credo che sia lecito e giusto il fargli
processo con falsità ed imposture. Al vizio del nascimento di lai non ebbe tu
gttardo la comunità di Are\\o , Nel i^o* lo aggregò annobilì del sao consiglio,
e in due lettere che gli scrive f Lett. z\V Aretino lib. I. pag. ^4. ) l'onora del
•titolo di£ccellente magnifico suo pairiiio: e non contento ii eiòt gfi'<ebff^#i, «••
w proprio, nel iffi. il grado del Gonfaienieraté ; prtmìncnz^, com'egli cfì ce nel-
la lettera di ringraziamento (lib. ti. pagt fé*) a rirrr^ t altre superiore in la
patria . / •
Dell'anno deUa «oa nascita e di quello pare della tua morte debbo dire qual-
che cosa. £ quanto al primo, scrìvendp egli al Giovio nel maggio del 1545'.
(lib II*, pag 141. 1.) attesta di essere allora in età d'anni liv. « in un'ak^
al Domenichi ( ivi p. Xf).) data nel Luglio dello stesso anno si dice d'anni lift*
già passatr. Nacque pertanto nel 1491* e ciò fii la notte precedente z\ 'Venerai
santo, che in quell'anno cadde ai xx. di Aprile: e di ciò ricavo argomento dal
primo dei cinque Sonetti di lui, che si trovano impreasi nel libro I. dc'le ^<*
me spirituali di diversi, stampate in Venezia al segno della Speranza nel tffo*
in lé. Jl padre Riccioli gesuita nella Tavola pasquali della sua Cronologìa nota
la Pasqua di queU'anno i49i« ai xii.di Aprile, onde il Venerdì santo sarebbe
stato secondo lui ai x. dello atcsso mese. Il suo computo però non va giusto.
L'aureo numero del 1491^ è xi. ciclo del sole xvii. lettera domenicale A G aie-
che ir no»iiun io pasquale cadde ai IL di Aprile; la quartadecima pasquale ai zt.
segnato G, e perciò giorno di Domenica: onde la Pasqua dovette celcbravei la
Domenica susseguente, che fu ai xxii. di Aprile: e però il Venerdì santo, feria
IV. in Parascevej corse ai xx. dello stesso mese, giusta epoca della naKita dell'
Aretina» '
' In qofi an^ko poi egli venisse a morte/ non saprei (ondatamente accertarlo, ma
solo pvr- coAghict tura. Sino airOttobrc del- ifff. in vita ce lo assicura il libro
vi. delle .ane Zrrr^re*. stampate. Il Ruteelli nel Vocabolario che ata dietro ai suo
Modo di comporre in versi iialiani , stampato la prima volta in Venezia dal Ses^
sa nel'iff^; in S. alla voce Rosta pag. 711. parla dell'amico Aretino, come di
pefaovia:già morta. La morte di lui non potè dunque essere avvenuta, te non
entro lo spazio che córre tra ia fine del lyff. e l'anno iff^. Per mettere que-
ato.punto in buon lume "^ ho .tòlti per mano e letti diligentemente ì, libri de*
niorti intf^flhi^ri^i.cfte abcastodiacono n«i magistrato della sétùtÉ^, giucche «ella
8iiicre8tià..de}la.ìòhiéÉa ipartochiale di S, Luca \ jorc mori e in «epUto V Aretino r non
at«'aeibaào ocgiatrt di: quel tempo . Ne'.iibri di caao magiatrato, aegmti anno i f 55*
iff6. iffS. e iff9. non si ritrova descritto tra'morti il nome dell' ^r^rino. Il
libro del iff7 è gran tempo che si è perduto, come da - altre registro antico,
contenente il ruolo de'soli nobili defanti , mi avvenne di ricavare. Ciò non 6-
ftànte argomento che I' Aretino non essendo mentovato tra* morti in Venezia
negli anni de'l|bri pubblici , da me veduti, dal ifff. ^^^^ * tatto il isS9 ì(i
^^^• P^ 4|i ,]Kea^i,monianza del. RusfJttli egli non ^a più ia,vi^. l'^r.rrÌAa prrtan.
to dovfUeaiTar termioati i sani ^giorni nel iff7. che era il Ùvi- in cirea dell'
età ' aaa. 'iaa^BCCo anno tff^. Loàuvico Dolce pubblicò 'il wào- Dialogo àtWu Pit*
tkrudsMb 4timtk''dc^ ?Qtùltto in - 9 ''dedrcato da lui a Girolàito toredano, geitil-
aa/ao,te(lf^iÌMio» la data di VeneiU li zit« Ag^to e lo intitolò 1* Aretino , per
«? i.t
riuscì dì mettere in contribuzione i principi della terra, talché Scipione
Ammirato fece conto {Opuscoli tomo II. pag. 265.) che di questa ragio-
ne gii capitassero in mano più di settantamila scudi, tutti da lui gittati
nello sfogo de' suoi vizj {a*). Non si può bastantemente ammirare la vil-
tà di tanti grand'uomini, abbassati a incensare questo idolo di Baal ne'
detti due volumi di lettere, a lui scritte, e da lui serbate per prove con-
Tinceati delle sue glorie, e poi stampate dall'amico e compare suo Mar^
colini (i*), il quale con lettera da lui dettata consacrò il primo al cardi-
nale Innocensio del Monte, che per li suoi meriti fu privato di tutte le
tue rendite ecclesiastiche, e condannato da S. Pio V. in carcere a Mon»
tecasino^ essendo poi morto in Roma^ e privatamente sepolto, come i rei,
senza alcun segno d'onore.
tiserc appaino esso Piitf Aretino il principale del Dialogo i ma egli non fi dà
ìodicio che VAruino fosse ancora trapassato di rita, come segui in quell' anno
probabilmente dappoi: che se prima aell' Agosto ne fosse accaduta la morte, il
Dolce non arrcbbe mancato di farne cenno o nella dedicazione o nel proemio
dell'opera.
Le Lettere àtW Aretino sono per Io più distribuite e registrate secondo l'ordi-
ne de' tempi in fondo di ognuna esattamente notati, con la specificazione del
loogo donde sono scritte. Cominciano' dall'anno 1^14. e vanno sino ail'Ot-
tobre del iff j* Siccome da lui è stata aperta agli altri la strada di stampar Let'
fere volgari, còsi eglino ne avessero seguitato l'esempio in questo necessario non
meno che lodevoi uso di marcarcene il luogo e il tempo , poiché con tal gmida
4 soccorso si avrebbono molti lumi ed ajuti che per altro ne mancano , nella sto.
ria lerteraria, e si spiaaerebbono molte difficoltà che ci £inno arrestare per
viaggio •
(m*) I principi e gran signori han fatto , che V Aretino non tenesse un pie in
bordello e l'altro allo ipecule. Che più di settan$a/nila scudi fossero gittati dall'
Aretino nello sfogo de* smoi vi\j , é interpreuzioue del Fontanini , non asserzione
AtW Ammirato f il quale solamente ci lasciò detto che „ con quella facilità che
„ gli acquistava con la medesima li gittata , per dir meglio che spendeva,,; e
più basso soggi ugne , che egli „ sovvenne uomini di lettere e il Franco si riparò
„ non picciol tempo in casa sua , comeché mal merito ne li rendessero „ . Egli
in più luoghi delle sue Lettere confessa di essere prodigo e mendico . Avea tra'
suoi viz) mescolato questo di buono, esser caritatevole senza risparmio. Maritò
civilmente due sue sorelle , che onestamente anche vissero , benché i suoi ma-
levoli ce le abbiano bruttamente dipinte in tutt' altro aspetto. Dotò del suo una
nipote in Are\io e diede ci vii manto a tua figlinola Adria con una dote cK
mille scudi d* or*» che in que' tempi non era poco . Delle carità poi che esercita*
va giornalmente, non solo versogli amici ei coogianti , ma verso i pezzenti e
i più bisognosi , basta legger qael tanto che di se stesso egli scrisse al duca Co-
simo /. suo signore^ Lettere Uh. V. pag. 71.^ e quello ancora che ne riferisce il
Doni ( Lett. ^i* Aretino lib. I. pag. 414. ) io tempo, che gli era amico. Non è
vero pertanto che i settantamila e pia scudi sieno stati rirm gittati da lui nello
sibeo de' suoi vtzj , i quali per altro elicne assorbirono ana gran parte.
(^*) Gran turba di adulatori è quella di coloro , che riempiono in gran psrte
qae'dae volami di Lettere, sericee ^\V Aretino fra le quali si ha fondamento di so-
spettare che n' entri Qo alcune con date fìilse o di pianta fabbricate o in parte alterate,
essendo scappate foora degli scrigni dello stesso Aretino , nulla men sobrio di essi
in attrìbairsi titoli ampollosi » ed elog) esorbitanti: ma niente men grande è la
folla di que' tanti , che por craa grand* semiai » i quali osile opere lore han ca*
Tom. /. a8
f2.l4
Non mancarono però alcuni, i quali, sdegnando di eaixare nella folta
schiera di tanti e siffatti adulatori dell'arenino, in Teoe di sporcare 1^ car-
te con le sue lodi, ne scrissero col dovuto ludibrio. Di questi si conta-
no cinque italiani, quattro in volgare, e uno in latino, co'quali concor-
se il sesto, di nazion francese, parimente in latino, e per suo maggior co-
modo, non in versi, ma in prosa {a*).
I. Francesco Berniy segretario del Giberto^ allora datario di Clemenr-
te VII. nel Sonetto contro oìVAretino in difesa dal papa^ che comincia.
Tu ne dirai^ e farai tante e tante ^ Lingua fracida, marcia, e senza sale;
lo trattò qual meritava, ricordandogli ancora le coltellate, dategli in fac-
cia da Achille dalla Volta bolognese {b*)^
ricau la penna con alzarlo alle stelle e col dare al sao nome un'aria di divinità
fiiToiosa o dedicandogli i loro scritti o per entro esagerandone oltre ai credibile
il merito o per tema che si lasciassero vedere ia pubblico senza un passaporto
di lui , mendicandone approvazione e suffragi • Le accademie eoa avean lustro,
se i' Aretino non era del loro corpo . Le gallerie de' principi e gran signori noa
éran nobili, senza V Aretino in istatua o in pittura o in medaglia. Davano gli ar»
tcfici credito e spaccio alle cose loro con l'intaglio dell'effieie écìV Aretino • L'A-
retino in somma faceva Tornamento dei gabinetti , delle biblioteche , e anche ,
siccome egli se ne vantava , dei pancbi de ciarlatani e insino delle bettole e dei
lupanari • L'adulazione era giunta a una mania universale . Non ne reco esempj
particolari, perchè troppo in lungo e fuor di strada mi trarrebbe l'impegno. Ad»
oarrò questo solo di Ferdinando d'Adda , patrizio milanese , cavalier del senato ve-
neziano e rettore dello studio di Padova ( Venet, apud Aldi filios i|4>6. in 4- p.
40. ) , il quale in un epigramma stampato con altri suoi dietro la sua Orazione
latina in commendazione e difesa della giurisprudenza non si fa "scrupolo di col-
locar l'Aretino al di sopra di Carlo V* e di Francesco /. e più sfacciata fii anco.
ra , non meno che empia , l'adulazione di chi chiamollo il quinto evangelista
{ Letti z\V Aretino voi. II. pag. 4^ j • L' epigramma del d'Adda è questo:
Ad Petrum Aretinum.
Non solum antìquas potuistì vincere gentes •
Cedit & hac atas namque , Aretine , tibi •
Sunt etenim duo , qui reliquis prestare videntur ,
Sed libi non p»ssunt viribus esse pares •
Carolus haud Regi Gallo dedit ulla tributai
Attamen iUe tibi mille tributa dedit.
Haud Rex Gallorum Carolo dedit ulla tributa ^
Attamen ìlla tibi mille tributa dedit .
{a*) Ristrigne qni Monsignore a soli sei il numero di coloro • che scrissel'o
con derisione e strapazzo dell' ^miito • Poiché egli di questi sei è conunco, io
seguirò la sua traccia e lascerò di mentovarne qualche altro , che if]ì^ Aretino dis<
se ogni male •
{b*) Io esporrò*
il PapatCQnut il
gli tirasse dalla peana quel sanguinoso inètto m vituperio di lui » come ancne
%d Addile dellSf Folta armasse la- nMuao. per dargli Quelle fiere coltellate, delle
q»|li ti parlò molto e si flcris4e . Staa<kt l'Aretino ia Ra/na fino al ttmpo di pa-
' I , .■.'.' ' '
t^qui la cagione, per ctti^nell'^f^fi/io si accendesse labile contra
il Datano , e nal Berm contra l'Aretini mo a tal segno che
^niia quel sanguinoso Sonétto in vituperio di lui » come anche
ì
pa Leon X. diedesì eoa la voce e con la peana a dir male or di questo or di
uel cortigiano , non andando nemmeno esenti i prelati dalla sua maldicenza ,
ella quale però fecegli applauso Agostino Bea^iano con un epigramma stampato
in fine del suo libro di Poesie volgari e latine fin Vene\* presso W Giolito 15 yi*
in 8. ) ; ed è questo sopra un ritratto di lui :
Hac Aretini vatis , quam cernis , imago est ,
Qui nullnm sceleri Hquit in Urbe locum •
Qttisquis es , h^nc vites » moneo , fugiasqtie tabelUm ,
Cui uepiiami eulpA conscia corda metu •
Si juveni p ut uasit passurum extrema paventem »
Expressit justus verta negata dolor :
Insigni si quem vitto flagrare videhit ,
Hunc ego nec pictnm posse tacere poto.
Per cotesta , cosi sfacciata libertà di parlare , due volte in Roma fu in pericolo
^ " -^ i- ^ • 1 ^^ . £^^^arat gentiluomo
dati! posteriormen-
, . . Belforìe ncW Albero
genealogito de* signori Lax^ara^ Padova 16 Jo. in 4. pag» 104-^; né lasciò an-
cora di rafFerìóargli la sua' vecchia ribonoscenza in altra sua lèttera dei txv. Ot*
tobre iT37-( Aret. Lettere lib I. pag. 168.). Non cosV felicemente gli andò Mn-
contro con Achille della Volta in tempo di Clemente TIL a cui per altro da
qualche anno era in grazia . Uno dei domestici del datario Giberto era il Volta
{Franco Vita MS, dell' ^ ferino ) , il quale spinto da gelosia a cagione di certo
suo amoraccio con una fantesca di casa, avendolo trovato solo , lo accoltellò brut-
taraente, non già in faccia, Come vuol Monsignore, ma con cinque ferite nrel
petto, nel capo e nelle mani come^sta nel sonetto del Berni , e nel manoscritto
del Franco, il quale per questo ne^loda M. Achille con quel sonetti) che sta fra
gli altri di lui contro T^r^» no e principia
Achille della Volta Bolognese ,
Le man ti baccìo delle man reine, ec.
L'offeso Aretino fece ricorso aì I^apa e al Datario , acciocché gastigassero chi coti
acerbamente lo avea malmenato; ma vedendo che le istanze sue non erano ascol-
tate , mosso da Collera lasciò correr fuori componimenti satirici contfo dell' uno
e dell'altro. Il Berni che era segretario del Giberto e amico del Volta, scrisse i
loro difesa quel famoso Sonetto in ludibrio dell' Aretino . Tutto questo ajccadde
qualche tempo innanzi al gran sacco di Roma, nella qual città V Aretino non
giudicandosi ben sicuro, se ne fuggi di nascoso e primieramente presso z Giovan-
ni de' Medici che di li a poco in Mantova a lui mori fra le braccia e dopo la
morte di questo venne a fermarsi in Venezia nel i;t7. donde con* linterponimen*
to del doge Andrea Gritti procurò di placar Tanirna/^del Pontefice giustamente
irritato, al quale di là a tre aàni scrisse' ùnà lettera t Ivi p. 19. 1. ) COOi^pata
non so se più con sentimenti di umiiiazfóne o pur d'insolenza^ 'ad. ùria penna
aretinesca sol convenienti :„ Mi pento , die* egli', di aver biasimato, quel Papa»
„ la gloria del quale mi fu se m pie più cara che la vita»^ tergognoihì che voleit-
„ dolo pur biasimare, l'ho fatto nell'ardore dégit infbrtuni suoi. Ma non sarta
stata pessima la sorte che vi serrò In cartello (Aon crddo che andar possa più
^i^__ - I « /'?_.■_•_* _^ ^ ìi^'^ì -1^1. r.* ikiJL^
E' fermo indjzio del voi esser booqo;
Conservò tuttavia, ed esercitò U sua animosità conì/a il Bernim e coatra il ilftfs-
* «• ." I . ■ ' . é T
filo
II. Il nostro yiaruo \V Arcano (così detto dal feudo antico della sua
oasa) nel capitolo delle bugìe onorò V Aretino con questi versi in conso-
nanza col Bemi (a*):
Sono in Italia de' poeti assai.
Che darian scaccomatto all'Aretino,
Ed a quanti Aretini fur giammai;
Se volessero andar per quel cammino
Di scriver sempre male, e dir« il Tcro,
Come insegna la scuola di Pasquino.
Chi brama esser poeta daddovero.
Così vada dal ver sempre lontano.
Come da scogli un provvido nocchiero.
ro, che Io avea diffamato in dae suoi capitoli, e qaantaaqae morti non li ri-
iparmiò ne' taci scritti. Per vendicarsi adanqae dell'ano e dell'altro, prese, i«
spediente di metterli in burla in quella sua lunga lettera ( W\ pag. iji. }, scrit-
ta nel if)^ * Giovanjaeopo Lhnardif ambaaciadore del duca di Urbino ia Ve»
ttg^iat ove in sogno si finge d'esser andato in Parnaso, e dopo a^er quivi tre-
▼ati, e iodati alcuni letterati ed amici, dice di esser entrato in cucina, e allo*
ca, sieeue a dire, saluto il cuoco ^ che s'ebbe a disperare t perch'io gli ruppi uà
capitolo dello Sbemia , o de ser Mauro, che si fosse, biscantato da lui al suoao
del .ifoltaMte schidone. Fu allora che provocato da questo novello insulto, fatto
alla memoria, e alle ceneri di que' due famosi poeti, o da ciò prendendone ap«
parentemenre il motivo, si dieoe a tessere sotto nome del Bemi la Vita dell'
Aretino, o uà libello più tosto da non potersi leggere senza stomaco e bile, es-
sendo questo una continuata narrazione, per via di Dialogo tra '1 Bemi e'I Maum
IV, e di nefandità, e di laidezze, non peiò tutte vere e credibili in bocca di un
capital suo nemico: il quale, son di opinione, altri non esser stato, se non Nic-
colò Franco, cui potea meglio che ad altri esser nota la domestica e scapestrata
vita dell'^r^rino, essendone stato ospite, e familiare più mesi addietro, e veden-
.dojii gran conformità di fatti tra quello, che in essa Vita, e quello, che ne' 5«-
netti àA Franco contro V Aretino se ne racconta. In fine di una copia, che io
Aci. bo scritta a mano, ma assai scorretta, si legge: Stampato in Perugia per Bian-
ehi(i'4^l Leone in la contrata dei Carmeni li 17. di Agosto if|S. anno per l'ap-
pan^o posteriore alla prima edizione del libro primo delle Lettere àtW Aretino, il
qoa.U anche nei libri seguenti si fa beffe più volte del Bemi, chiamandolo talo.
rt lo Sbernia, e facendovi ,. frequenti risate àtWOrlando del Bojardo, detto alla
sua maniera vituperato, e non rifiitto da lui, contro il quale scrive ancora una
lunga lettera nel 1^40. a Francesco Calvo milanese ( lib. II. p. iii. ^ sconsiglian-
dolo dallo stampar quel poema , che però poco dopo nel i f 41* fìi ristampato da
ts|o Calvo io Milano, essendone gii seguita la prima edizione presso il Giunti
nel 1^40., in Venezia. Dalla stessa lettera si ha ( ivi pag. laa.}, che era stato
^o pensamento emendare lo innamoramento del conte di Scandiano „ cosa in
M tao genere di eroica bellezza , ma tessuta trivialmente ed esplicata con le pa-
,9 role dell'antichità plebeja:„.e per altro di poi non si era distolto da tale im-
presa se non „ per conoscere di meraìnfitmia il porsi ai viso del nome la ma-
„ scara del sudor dei morti ^ parendo à lai che,,, chi pone là peana nelle carte
w non sue, acquisti la lòde che merUa un sarto nel rappezzare je sfèrre vecchie.,.
(«*} Il Mauro punse altresi ì'Afetinif nell'altro juo capitolò a, Ottaviano Salvi
con quatti versi;
Mcsser Carlo da Panò ha un grave affanno ,
Perciò che *l' iao vicin mastro Pasquino
Non ha raccolto il suo dritto qucst anno .
AI7
L'Aretin p«r Dio grasia è vivo e sano.
Ma il aioilaccio ha fregiato nobilmentei
E più colpi, che dita, ha in una mano.
Qneito gli avviene per esser elicente
Di quelle cose» che tacer si denno»
Per non far gire in collera la gente.
Egli ebbe il torto, e non quei^ che gli donno,
jPerchè dovea saper, che a gran Signori
Sensa dir altro, basta fare un cenno.
Altri, che sono incorsi in tali errori^
Han finiti i lor di sopra tre legni,
E pasciuti gli corvi, e gli avvoltorì.
Qui pare propriamente che il Mauro ^ mostrando parlar di cosa passata^
profetasse di Niccolò Franco beneventano , ajutante di studio, e poi ne-
mico deir^reUno (a*), siccome di questo profetò veramente Giuseppe B^
tuiri nel Dialogo amoroso pag^ a3. diverso dal Raveria altro suo JDiala-»
go d* Amore. DtìV Aretino in altra guisa avea profetato il Boccaccia^ pof
quanto sentiremo dal Muzio.
III. Benedetto Falco nel suo Rimario^ alla voce Metafora^ dice, non
esser metafora Tappropriare la parola divino a' maledici, dicendosi il «S-
vino Aretino^ e spiacergli, che i modestissimi Veneaiani permettessero,
che tal prepostera metafora si stampasse. Però bisogna considerare, che a
que' tempi certe cose non faceano specie più che tanto, almeno al più
della gente, conforme si riconosce da molti libri stranissimi, liberamene
te allora stampati: e tanto poco si badava alle stampe, che le prose di Jffic^
colò Machiavelli si videro la prima volta uscire dalla stamperia came-
rale di Antonio Biado da Asola in Roma nel iSSi. e iS3a. in 4* <son nn
breve di privativa^ conceduto da Clemente VII. e scritto da Blossio Pài*
ladio {b*). Il Biado dedica i Discorsi del Machiavelli a monsignore Gio»
vanni Gad£^ cherico di camera, dicendo, che furono estratti dal proprio
originale, serbato dal cardinal Niccolò Ridolfo. Il Principe fu da lui de-
dicato a Filippo Strozzi^ e le Istorie j prima dedicate dal Machiavelli stea-
so a Clemente VII. qui furono dedicate dal Biado a monsignor GadJR.
Perchè né di volgar , né di Istino
Non s' è vedoco socor verso né prosa
Che fosse degns par òtMtArtnno*
(4*) Qoctts e propriamente una fiintastics spplicaaionc dd Fetiumm e non a*
Bs prefeiia del Maure incorno «I fine mitcrabile di Niccolò Franco . Profesis me-
no impropriaanence poò dirsi quella che di lai fece V Aretine nedctimo , qaand»
gli Krisse; „ si , sei destinato da* tooi stessi peccati alle forche, al fiioco , al palo;^
jBis simili profezie e ▼sticinj passano ftcilmcnte dal coorc alla bocca delle perso*
ne che odiano •
(^*) Tardi si pensò fersmente s impugnare e a cendannare i libri e le mi
me peRìlenaiali di questo segretario delta repabUica fiorentina . £ pare asciti ap»
pena alh lacc e sparsi per Rùmm^ e per le corti de* principi, si trofò chi gl'im-
pagQÒ bravamente e ne scoperse il morul veleno ,* e questi (a il gran Megizel-
io PolOf non ancora cardinale, il quale ùtìV ApologiM de'suoi IV. libri» de 1^-
nitMte EcsUsis , indiritu allT imfetator Cerio V. impugna • la Msa e paiiceleai
IV. Il Muzio ^ il qual pare dopo il Falco non fa della schiera di quel-
li, che 9AV Aretmo.fstctzo credere, non esservi salate fuori della saa buo-
na graziala capo xiv» delle sue Battaglie, ripiglia il Ruscelli per avergli
dato il titolo di divinissimo con esaltarlo sopra molti, da sé nominati,
quando egli in sé non ebbe veruna eccellenza, ma fu un ignorante e u<-
na sentina di vizj. Rammenta di avere scritto a Giulio Camillo, che quan-
do il Boccaccio nella novella II. giornata iv. (non però neiredizione i •
del Sahiati, fatta in Venezia nel i58a.) diede a Vinegia il nome di rice*
vitrice d'ogni bruttura, egli, profetò di Pietro Aretino^ che in quella cit-
tà doveva aver ricetto: e aggiugne di avere alla saa divinità renduta te-
stimonianza nel mandare a: /{cvTia il %vio libro della umamtà di Cristo,
aonoverando V eresie net medesimo contenute; onde allora furono dan-
dottrina dd Machiavèlli , caismsto da lai hostis generis kumani , soggìugaendo
iifsre icriteo costai Satana digitis ^ notandone in particolare il libro del Principe»
Il signor cardinale Angelo Maria Qniriai con l'occhio sao perspicace scoperse
3oesu tferità , non ancor da altri aTvertita • nella sua Diatriba ai tomo primo
eli' Epistole del cardinal Polo da lai raccolte e pabblicate in Brescia presso
Giatnmaria Ri\iardi w\ .1744» in 4* grande , ove fra l'altre cose dice cosi iCap.
Ili. pag. %6^S' J ^ Disumus entm ex eo Poli script^ (cio^ dell'Apologia saddetta)
impiam ejusdem libri doctìinam (e parla del Principe del Machiavelli) tam sero
ah aliis animadversam , eidem constitisse post paucos tantum annos quam editus
fuerat , talemqne- in ipsum censuram tuliste , quam in eo Scripto quisquis perUge*
Hit tttultum pfofecto aberìt ab intentanda in Polum ea criminatione , cui plures
Possetinutn sub/iciunt perinde & si tragaedias in librum a se minime lectnm exéi»
$€tMix e più basso ^pag. i6c.): Utique praclara Poli laus est» quod omnium
primus adversus pravum & impiam Machiavelli doctrinam classicum cecinerit ,
primo Florentia . deinde in Anglia ■ ubi patronum iltius ( Tkomam ) Cromuellum
pubUco oato dignissimum proclamaverit . G aspe ro * Sdoppio f stando in Milano ^
scrìsse nell'Aprile del |6if. «n'opera intitolata, Machiavellico rum opere, pretium ^
dlTÌtfa in due parti , ore nella I. egli intende dì provare che la chiesa romana
Operò giustamente e prndentemente , si nell'aver dapprincipio tollerata e permes-
sa da divulgazione a la lettnra del Machiavelli, si ancora nell' averlo poi condan-
aafH e registrato nel primi Indici de' libri proibiti tra gli aatori di prima classe.
Ncfla parte II. si sforza lo Sdoppio di fostenere, essersi coloro sviati dal diritto
e dai giusto, i quali confutarono il Machiavelli coi loro scritti, tra i quali no-
mina in primo luogo Francescot altrimenti Innocen\io Gfniillétto , ugonoto fran-
cese, nativo del Delinsto» nemico deUa regina Catterina à^t Medici e per conse-
guenza de' fiorentini , autore ieXl* Antkmackiavellox e quindi passa ad alcuni aU
tri» n)ji ^i ferma iq particolare nel padre Antonio Possevmo gesuita, di cui rac-
c$M|ta, che evendo Utto qufl libro del Gentilletto , senza legger punto l' origina-
le del Machiavèlli, prestò intera fede ai primiero autore, .e cosi alla buona ne
tlfflSffr finora (ut/o quello che il crifinists avea riportato nel suo Antimachiavellùt,
e.|q trascifiise.4i pianta nella Itti fiib.li4theca selecta . Quest'opera dello Sdoppio .
persnco inedita, st4 in più librerie di Napoli, di Venezia ed in altre: ma l'ori»
gUuIe io. 4119 conKtii.iq^ 4. sa oe-xaasarva pre«so il sigaor GugUeimo Càiftposan-
piéro t gfotilttomfl psdovaoo » dei eai merito e sapere sarebbe poco quel molto ^
che potrei dirne* i gesuiti d'ÌMoUtat, si dir dello Sdoppio» abbruciarono ia.
pabi^tjce l'anno 161 f* la statua dei Machiavelli» apponendovi questa iscrizione :
Qupn^m fuerìt Ap/*f ipafer ac stMotUs» diabolicarum togitationtm faber. optimus
» • . ■•
nate tutte le sue scritture, senza far mensìone di lui, come di omaccio^ che
peccasse per ignoranza. Nel rimanente il Muzio si rimette a quanto so-
pra quella sna Umanità di Cristo avea rappresentato al cardio, di Trani
Giovanni Bernardino Scotto y dipoi vesc. di Piacenza^ in una delle sue
Lettere cattoliche, scrittagli da Pesato il di 3. Maggio i558. {Libro III.
pag. a3o.) mentre il libro era stato ai Muzio trasmesso, e accusato dal
Doni {Lettere deW Aretino tom. II. pag. 2.oa. Jio5. ao6.), come pieno di
cose non tollerabili^ affinchè ne informasse i cardinali del santo uffi-
zio {a*)n Esso libro, sopra materie di sì alta importanza, è composto alla
poetica e in guisa di effettivo romanzo tutto pieno di folli e strani rao*
conti. 11 Muzio facendone la censura della metà da lai letta vi trova
la rea dottrina di Vicleffo^ di Giovanni Us, e di Lutero , aggiungendo,
che tali cose non erano in lui nuove, essendo egli fuggito di Arezzo per
aver composto un sonetto contro alle indulgenze. Indi appiedi e senza
altro arnese, che quel solo che avea indosso, passò a Roma nel pontifi-
cato di Leon X. allo scrivere dell' Ammirato per bocca dello Speroni^ il
quale però ancor egliruii te^po fu.de'suoi adulataci» Qui poi V Aretino^
secondo Giorgio Vasari , { Vite de* pittori parte III. voi. I.pag. 209. 3o2.
335. "^parte III . voi. Il'ipag. Sio.% dopo fatti xx. infami sonetti se-
ra XX. abbominevoli disegni di Giulio Romano^ intagliati in xx. rami
a Marcantonio Raimondi bolognese^ se nefando con Giulio a Mantova,
donde passò a stare in Venezia. Clemente VII. di ciò sdegnatissimo, fe-
ce carcerare l'intagliatore; ma il cugino cardin. Ippolito de* Meteci fai
salvò la vita. Ll^ Aretino nella lettera I. del libro !• ringrazia il doge Anr
dreaGritti per averlo ricevuto in Venezia, e salvatogli I-onore e la vita
dalfo sdegno di Clemente VII. benché in quanto all'onore non glielo sak
vò certo. Questi xx. scandalosissimi rami passati in Frància, furono con
fine santo comperati per cento scudi da un altro intagliatore, uomo dab-
bene e insigne in pietà e di costumi veramente cattolici, chiamato Joh»
lain, il quale gli distrusse a fine di levar dal- mondo per sempre quell'ob»
biette infernale. Della notizia di questo glorioso fatto siamo debitori ad
Andrea Chevillier^ dottore e bibliotecario della Sorbona, nella disserta^
%\Kint isterica, altrove citata, delTòrigine della stampa in Parigi {Parte
i
■1
I.:
{d*) I cardintli del santo nido sìnieh^ prima' dei ift^* <> erano infermati del.
le cQse non fólle f abili t che \* A reiino pKl ì>tfr ignorania^ che per eialiaia area spane
in ottel suo libro della Uméniià di Cfiuoi poiché nelli prima edizione dtW Indi-
ce fatta in Roma da Antenio BUdo nel iff7« in 4. alia claase lì- tirterum euae-
rum libri prohihin oag. ft. lett. P' sta impresto coti: Petti Aretini Dialo fi ^Cef-
tegiana , Humanita di Crino , Tré Giornete , Vita della Madonna ; \^ qtuA «o*
tizia mi è stata cortesemente eomaniiafJ dal p. fira Mariano ReeU eantitlitaabs
da me ricercatone. Nella seconda edizione dtW Indice stampato in 4V senza litt^
go , anno e stampatore, ma sicuramente in^^^Mir 'dal Biado nel ^fft'-f
S9' al foglio H/ nnm. tf. lettf.'F setto la chme II; iéermAim aitctotum HM prò-
hibiti • si legse : Petri Aritini Opera omnia\ le qaall precise ptffoM stanno inein
ntW Indice tridentino .approvate da Pio IV. e stampato in Roma da Paot¥ Mf^
nuxio nel ifé4 in 4. t ton pure In qiMilo ^dl Clemente Vili, e In tatti gli àk
tri dappoi .
II. cap. iz. p^* ^^4-) d^^* tratta V Aretino da tmpio^ e aieOj parlao-
done in modo di far comprendere, che i sonetti fossero intagliati ancor
essi insieme con qaei disegni: e ciò pur si raccoglie da una lettera dell*
Aretino a Oesare Fregoso {Libro I.pag. i3. a. oiUz. III.). Non ci man-
cano prove da far vedere, che egli ebbe commercio di lettere con TOcAi-
no desertor della fede^ anzi inventore di nuove eresie^ passato in Qine^^ra
nel iS4^. E pure gli anni passati ci toccò vedere addotto per iscrittore
autorevole un mostro sì detestabile^ in menzogne poi notorie e manife-
ste, da chi non arrossì di citarlo contro alla santa romana chiesa (Difo*
sa I. di Comacctuo cap* lxxxiv. pag. a85.) Andate a credere* simil
gente in altre materie. Egli è notabile, che il Doni^ benché di lui pane-
girista, di cui nella Zucca promise di dar la Fìta^ chiamandolo anche
per onoranza l'illustre sig. cavalier Pietro Aretino^ fosse poi racciisato-
re del suo Jibro (a*), il quale, dedicato all'imperadrice, era uscito la pri-
ma volta^ come la Zucca del Doni^ dalle stampe del MarcoUni sin dal
(4*) Se fosse gianto a notizia di Monsignore » che nel i$$i. eraao insorti fie-
ri diigaiti tra VArtnns e'I Doni^ egli non si sarebhe stupito, come di cosa no-
tabile, che il Donif sino ad allora intrinseco» e panegirista deil'^r^iiao , fòsse
dÌTcnato raccosatore del suo libro, e dato lo aresse al Mu\io, acciocché lo de»
nnnciasse, come pieno di cose non tollerabili» al tribunale delia sacra Inqatsiiio*
ne e lo facesse proibire; e se Monsignore STCSse in oltre saputo» che il Doni
dÌToIgò nn sanguinoso libello centra il medesimo, lo avrebbe messo in registro
con gli altri cinque Italiani, che in ludibrio scrissero» e in tituperasione mini.
L*anno 1^4* ^^endo il Doni dedicato nn suo libro delia MnsicSf diterso dal
Dialogo stampato dieci anni prima sopra lo stesso argomento» al duca GmduknU
do IL Òl Urbino 9 e da questo principe essendone stato ricoaosciato con un buon
regalo di scudi per mano di Giovanjraneesco Agntone suo segretario in Vem^uit
venne in .risoluzione di entrare al servigio del duca» e di porsi sotto la soa pro-
tetione, che, a fine di poter continuare a viver con sicurezza fuori del chiostro^
dond'era uscito» stimava essergli necessaria e opportuna. Prima però di cffettna-
te la sua deliberazione» stimò bene di confidarla all'amico Arotino^ come a per*
•ona osai cara al duca» da cui spesso era visitato con lettere» e con regali • VA^
satino o per tinuire» che il Doni sundo all'orecchio del principe, potesse soar-
Jar di Ini» o per sospetto» che la pensione assegnata all'altro, avesse a ridonnait
in suo Kspito; non solo sii sconsigliò, ma gli proibì quell'andata, minacciando-
lo altrimenti della sus coUera: di che non fece il Doni gran caso. Riavutosi pefw
santo d'una quartana ^ andò a Peserò t e quivi ricicveue iifr lecsera insoientitsi-
flM dall'emine » nella quale nominandolo Gi^enfrmncsuo in luogo di Amonfrnn^
osseo 9 gli protestò» che tali cose avrebbe scritte di lui al duca di Urtine^ che
Igiene sarebbe venuto di danno, e di vergogna per tatto { Terremoto del Doni
fogi. A I )» poiché lo avrebbe dipinto» come custode di ogni ribalderia» con ai-
cvesaa» che sarebbe accettata la sua scritmra»,» se non per amore, almeno per
rimore della tsfnso mia famMi penna, ,11 Doni 9 cosi provocato» non istrttt più
et le mosse e ne^ gangheri, ma laKÌato a parte ogni rìgcarde» saltò ftora in
pubblico ion nna feroce investiva» intisolata:.
* TirienBOto dei Demi fionnitiiio^i fton la ro? ina d'an gca« Colosso bestiale ,
Aaticrisio dtUa nostra età» Opera scritta a onor di Dio» e della santa Chi^,
par difesa non nuno de*^elasi« che dc'bnoa cristiani e ulute: divita in sette
libri; Librp pmM ( satasaanse )• Sumfese ì'émmo MDITL di fnme di Mst-
V «i4.
SL3LI
x538. in 8. col ritratto della bestia in principio {Frutti della Zu€capag.
66. ediz. II. del i55a.) Dicendo il Muzio nella sua lettera del iSSS. che
il libro dell'Aretino^ mandatogli dal Doni^ era venuto in luce pib di x.
anni primà^ non può avere inteso della edizione prima del MarcoUni,
fatta XX. anni avanti, ma piuttosto della seconda, uscita da otto anni
prima in casa d'Aldo ornata di questo bel titolo: ,, Al beatissimo Giur"
ìio III. papa, come il aeoondo^ ammirando, il Genesi^ VUmanità di Cri-
sto^ e i Salmi^ opere di M. Pietro Aretino^ del sacrosanto monte umil
germe, per divina grazia uomo libero ,, • In Vinegia in casa de'figlinoli di
Aldo j55i in 4* i^*)* Anche qni egli torna a chiamarsi, uomo libero. L'è*
dizione veramente è bellissima, in carattere tondo, e non mai degno di
Non ci è laogo di stampa, né nome di stampatore, il qaais poi si palesa set.
to quello, aon $o se vero o fiato, di Conomelo^ in una lettera proemiale al Do-
ni t ditta di Roma ai 7. di Mario ijfé. Nel frontispizio y\ sono trentasei 0 di-
sposti io sei filari a sei a sei, e un I. majascolo innanzi al primo, con questa
leggenda all'intorno. Hoc per se nihil est, sei si minimum dddideris, maximum
erit. Questo primo libro dovera esser seguito da sei altri , tutti in favore dell'
AreuMQ divino, cioè la Rovina, il Baleno, il Tuono, la Saetta, la Vita e la
Morte f le Essequie e la Sepoltura', ma di questi sei libri altro non se ne vide,
e ciò verisimilmente per la morte dc\V Aretino, Tanno seguente avvenuta. Nella
protesta ai lettori si dichiara il Doni di aver risposto ^\V Aretino con tante Lette-
re 9 quante esso gli ha scritto parole: il che mi fa congetturare, che una lunga
scrittura, intitolau, Vita dello infame Aretino, Lettera CI. e ultima ^ ch'io ten-
50 a penna in carattere di quel tempo, sia una .delle tante Lettere, minacciate
lai Doni nei suo Terremoto, per la cui rarità mi sono steso a dirne più dei do-
vere. Sòggiognerò per altimo, che il Doni avendo si acerbamente inveito con-
tra VAreuao, or fu anche per questa cagione vituperato dal Domenichi nel dialo-
flo delia stampa pag* 990 ove dice essere stata cosa., empia e scfleratSi e propria
da lui . il dir male degli uomini morti , come ha fatto quell'empio ( cioè il Do-
ni ) d'un gentiluomo onorato, quale vivendo fu Niccoli Martelli, e d'un uomo
famosissimo, come fa in vita Pietro Aretino,,. Pubblicò il Domenichi i suoi Dia*
loghi nel 1561. cioè più anni dopo la morte dcW Aretino, cui sempre si conservò
Imon amico: ma il suo esempio fu seguitato da poebi«
{a*) Io non so intendere questi maniera di argomentare. Il Mu\lo nella saa
Lettera del 1558 dice, che il libro dell'yl/'^ii/ja ( ['Umanità di Cristo ) mandai
togli, o più tosto datogli dal Doni in Pesaro, dove l'uno e l'altro allori sì ritro-
vavano, era venuto ìa luCe più di scanni prima. Monsignore di qui arguisce,
che il Mui^io non può avere inteso deUs'prìma ediz^ne, fatta dal Marcàlini tt^
anni avanti , ma più -to^to della seconda «scita da otto ( anzi da sette ) annr
priiba in casa di Aldo- Ma etto, o sette anni prima de) iffS. Come faranno
sai i dieci e più anni assegnali dal Mu\io aventi l'anno suddetto? Se il Mn\ió
avesse detto della edizione Aldina del iffi. che ella fosse stata fatta dieci e pid
anni pcima del n f 8. avrebbe sempre asserito il (àlso: ma se ha inteso di dire,
che r<;dizione del Marcolini, benché uscita da ^x anni avanti, era stata fatta pi£v
di s. anni prima, ha sempre assento i( veto. I tre libri della Umanità di Cristo.
uscirono la prima volta nel tf )f. in 4 , e li fe*rttampare ìi Mareolini a sue 0^"
se- per Giovannantonio de' Nicohni da Sahió. Nel frontispizio v' è un bel ritratto
dt:\V Ahtino Con la collana gifl;liata . Qaattr'anni dopo il Attfcolrni ne fece una
secjndd edizione in 8., cioè nel if)9 creduta prima dal ITo/fifiiiif e altra tene
vide nel 1^41 Qaeste due son o'\ù copiose di quella ia 4 . essendo in quittio ,
e non p:ù in tre libri divise. I figanoli di Aldo , che nobilmente stamparono in
Tom. I. 3o
esser disonorato con le scritture délV Aretino^ il quale in questa impres-
sione II. tolse via la sua prima dedicatoria all'imperadrice per surrogar-
vi quest'altra a Giutio III. Il buon Muxio^ autore di tanti libri centra i
nemici del pontificato romano, e i desertori della fede cattolica^ fa com-
patibile, se nella sua lettera al cardin. di Troni si dolse» che V Aretino
riportasse in Roma un cavalierato. Ma questa grazia venne da Baldovino
del Monte^ il quale, senza badare al decoro pubblico, e alla riputazione
sua propria e del pontefice suo fratello, per farsi merito col paesano Are^
tino^ la estorse a Giulio III. E V Aretino poi con farne buon uso a gloria
del benefattore, la palesò a tutto il mondo stampando poco appresso le
due lettere, sopra ciò vilmente scrittegli da Baldovino, e anche dedican-
dogli il libro, o tomo v. delle sue proprie.
Il cavalierato^ che il DorU nel promettere la Vita di questo suo eava-
lier malvagio, cercò di spacciare per una riguardevole dignità equestre,
altro non fu, che la rendita vitalizia di un uficio venale e Oacavile col
nome di cavalierato di s. Pietro^ fondato sul capitale di scudi i5oo. se-
condochè si raccoglie da Girolamo Lunadoro nella Relazione della corte
di Roma {pag. 68. ediz. del 1664* in Roma presso il Falco); onde il frut-
to potea montare a sei in sette scudi il mese (a*), i quali veramente sa-
rebbono stati assai meglio collocati nel Muzio^ difensor della fede, e fla-
gello degli eretici del suo tempo, se V Aretino lo era de* prìncipi. Un si-
mil cavalierato di s. Pietro fu dato^ secondo il Vasari ( Vite de^ pittori
parte II. voi. II. pag. 4^9. infine) da Clemente Vii. allo scultore JBac*
ciò Bandinellif per aver disegnato il martirio di alcuni santi da porsi nel-
la capella maggiore di s. Lorenzo in Firenze. Baldovino del Monte ^ì 7.
di Maggio i55i. impaziente di crescere in grazia dell' Aretino, gli spedi
sollecitamente col gratis la bolla del cavalierato, e con espressioni pie»
ne di alta stima (Lettere deW Aretino tomo II, pag. 353.) affinché vi co-
stituisse un procuratore a pigliarne i frutti (b*). Per compimento delle
carattere tondo nel iffx* in nn. sol volarne le tre suddette opere àAVAreutto;
stsmparono l*anno tegaeote nella stessa forma in an sol volarne le tre altre sae
opere , la V'ud di Maria Vtrgine, di Caterina santa , e di Tommase Aqtdnaté htà^
M , dedicate anche qaestc al sommo pontefice Giulie III.
(«*) Avendo V Aretino composto un sonetto per l'esaltazione di GUdio ili. lo fé*
presentare al Papa da Baldovino del Monte , fratello di saa santiU » il qoa'e es^
sendo protettore di lai e suo paesano presentò il componimento e gli riascl facil-
mente d'impetrargli an Cavalierato di 5. Pietro t cambiatogli dal Doni nel Ter-
remoto in an Cavalierato di S, Paolo, ma con error manifesto, poiché V Aretino
medesimo s'intitola Cavalier di S Pietro io ana lettera a Giuseppe Orologi ( Lett»
lib. V* pa^. i8o. ) . So^iagne il Doni che l'Aretino Tendesse ad an pesarese il
sao Cavalierato e che m Pesaro ne tenesse i danari ad asara ; e però scrire al
pontefice Paolo IV. saeceMore di Giulio III. acciocché protegga che „ qael ser.
t, pente Torniti ciò che ha inghiottito e renda il rubato onore,, eKlamando poi
con indignazione „ o papa Giulio o Baldoino toì atterraste ben la gloria àt' Monti.
„ quuido Testiste il cerbero di pelle d' agnello „. Di quest'accusa del Doni io
non entro malIcTadore •
{h^) La data di quella lettera con cai Baldovino del Monte spedi z\V Aretino la
boUa del Cavalierato , non è ai tix* di Maggio/4el if f t. ma ai xf ii. di Maggio
fortanate indignità di costui, aggiungeremo qui la notizia di, tre meda-
glie di bronzo, battute in onor suo {a*). x
I.
DIVVS . P . ARRETINVS .
FLAGELLVM . PRINGIPVtC •
La testa barbata.
iSSy* VERITAS • ODIVM . PARCT .
del ISSO» Questo ciTilierato pentificio fa accettato òM' Afitin» 9 perchè tì era
anesja quella • benchi mediocre , annaai rendita ; ma così non area ntto deiraltro
che gli fa offerto da Cèrio V. insieme con una ricca collana • „ Accetto » cosi e-
9»
9»
eh risponde ( Lat. Iib. L pag if. ) * GiroUmo da Vicenza Tescovodi]
fa catena, ma non ii vostro farmi cavaliero per metto del prifilegio impc-
9, riale, perchè io ho detto nella Commedia del Marescsiio che an cavaliero s^n*
,, za entrau è aa moro senza croci , scompisciato da ognuno „• Oltre al cavji-
lierato, procuratogli da Baldovino ^ da lui pure gli fìi atsesnata una pensione di
dieci scudi al mese. Ma a Questo pallon di Tento il caTalierato, che pur non
era gran cosa, serti come di mantice a più gonfiarsi e a roler salire più alto*
talché nulla meno si tolse di mira che un cardinalato . Fondatasi sul favore di
papa Giaiic III. e di Baldovino dei Mbhu fratello di sua santità. Andò la cosa
sì avanti che egli vantavasi pubblicamente di esser chiamato a Roma e per fiirlo
più iogalappiare in cotesta sua chimerica persuasione , un certo Medoro , suo
compatriota ed amico , gli ordì una burla ; e fa che avendo inteso che papa Gi«-
lio avendo £itto bando di creare una dozzina di cardinali, ficcò una poscritta
nel mezzo delle lettere di Carlo dalla Foresta , il quale con queste nuove di Ro*
ma andò a rallegrarsene con l'^r^rino e eli fece festa » la quale gli costò vancotm
parecchi scudi , cosi per Tuomo da bene nlsamente informato , laonde non glìeoe
rimase alcun dubbio e si nominò la fiimi^lia e insino al maestro di stalla iettg
Muse • scrivendone anche a T^i^iaao , acciocché con una saa credenziale ne ■ pre-
gasse rimperadore » perchè S. M. ne scrìvesse al papa » onde questi lo iocappellasM*
Né qui si fermò la scempiaggine óth' Aretino , poicliè credè tanto chiara la sua pc^y-
mozione che se ne andò a casa Tlmbasciadore di Urbino a pregarlo che gli prestai^
se il palazzo ducale , perchè d'ora in ora aspettava la beretta rossa . La berta ros.
sa e non la beretta rossa , soggiuene qai l'autor della Lettera et, e ultima ' dell*
anonimo autore che io dissi probabilmente essere il Doni sopraccitato , da cui
Presi quel tanto che ne ho qai su la Mt di lai rìferito . La conclusione fu , che
Aretino , gonfio di così alte e vane speranze , avendo composto un capitolo in
lode del Papa e dedicategli tutte le sae opere di sacro argomenta , ma non • già
sacre, stampate da Aldo nell'Aprile dei xff). in 4. aodosseoe z fLoma \ti\' xtimt'
pagnia del duca à' Urbino ^ eletto allora generale delle armi pontincie-;^- ma-^ansRi
che gli eftetti avessero corrisposto alle accoglienze che Tonoraroiioi^ anzf pabbKf
cando che al Papa era stato,, di pochissima laude la- miseria che «.nella? 'paiteo^l
,, gli diede,, tornò a Venéxia con le mani quasi vote, e con l'atiìnio esacetbaàfc
e ciò che fa peggio, non woXo Baldovino gU'levò in capo a cinque mesi la pen«
sione dei dieci scudi: ma in oltre il Papa veder non volle, non che accettare i
libri ( W\ pag. 144.) che di Cristo e dei S^iiri esso gli aveà rifili ifolafti : della qua!
sua disgrazia son di parere che non la volubilità degli animi, solita regnar nelle
corti, non la malignità e l'invidia degli noteioi la cagion se ne fiMsev 'ina beitt
la conoscenza che in quegli scritti di lui cose si contenessero non tolerabfttìf
provveoienti da confusione, da ignoranza, e da £ilaa dottrina »^£ quesu alsresl
fu la cagione che dopo morte tanto scarsi lodatori avesse* la saa memoria » quanti
in vita ebbe innnmerabilt adulatori la sua persona. ^
{a*) V Aretino ebbe non solo la vanità di farsi batter medaglie da' pift eecaUeiK
Entro una corona di lauro, come quella delle antiche medaglie col
oivos . ivLivs, e di altre specialmente di Augusto. la Aretino nella lette-
ra già citata, a Niccolò Martelli^ dice di sé queste parole: „ del mio sa-
pere fanno fede le gerarchie de* principi, i quali non solo mi rendo be-
nevoli, sebben non resto di pubblicare i lor siz], ma gli sforzo a interte-
nermì con Toro de' continui tributi „ •
II.
DIVV8 . PETRV8 . ABETINV8 •
La testa barbata •
YERITA8 • ODIVM PAJtIT • .
.La verità, in forma di donna ignuda sedente, appoggia il destro piede so*
Era le gambe di un satiro, e guarda Giove su tra le nubi, che stringe con
I destra i fulmini, e con Taltra addita il satiro. La fama alata alandola
dietro, la incorona. Queste medesime figure sì veggono àrtcom intaglia-
te in legno nella Zucca, ne^ Marmi e ne* Mondi del Doni^ delle edizioni
del Marcolini, Il Doni capapava alle spalle délV Aretina}»
III.
D1TV8 • PSTRT8 . ARBTI1?T8 •
La testa barbata.
I PMNCTPt . TRIBVTATI . DAI . POPOLI ,
. / ' n. SERTO . LORO .TRIBVrANÒ-. ,' . -
IXn armato "pi^esénta un ysLSOtìtV Aretino, sedente in trono con Un libro
nella destra,, e un altro gli rende ossequj in conspa^óJ^ di due togaW.
iNelle più laide adulazioni con medaglie in ogni aorte ii metalli, eain»
•«1^, statue, pitture, e altre cose, non può andarsi più là di quello» che
ae Vii' il Doni nelTultima delle lettere, scritte SiWAtBtinm^ dorè anche il
ìùdii di aver trattato òùn riverenza delle cos&di Dio^ fCitto 41 eotiitrario di
Ideilo, che il j?om' stesso a. patte confida aF jMiùjrf^. . Ma bisogna poi
lèggere quanto centra ll,vizi6 dett'atdulazlone scris^feil Dóni nel suo Can-
offerii dèlPéÌQq^ufl^ ò« Di qui fa mestieri concludere, che gli adu-
](iU*ón pey U.l9£ finiraenaoa alcuxi segno di verecondia sono capaci di pas-
tai* 0g9Ì teraiÌAe,.ì[o tul particolare Terenzio mettealounì bei versi in
ti «ariififli del suo. tempo; ma la petalaota ancora di regalarne i monarchi ed i
principi che o6gii chiamaTa. sooi tributérj; uè a lui bastò eternar ne' oietalli la
aeiDoria dello'-liie tfaceiataggiùi che di più si alante a-. . permeture che si scei-
pìsltffo io essi i trofei delle sae-'dissoluteue. la prova di che produrrò ora una
MSfta inedslglia » la qaak in bcllitaimo conio e in mestano bronzo ho veduta in
PU4b0 sei ffiotUssimo imperiai museo , omrssa dal Fonianini .
CATTERINA M-iTlR
Tesiti dì donna avvenente .
JBADRIA DIVI P£Tft.I ARETINI FILI A
Te$M di ' ifiovinetta .
Dì «tufiifig^iaere. eheebbé. r^rerió»*. dalla Cataùkà Saniélla sua fantesca, Adria
fi ohia^ la aiag^iore: itfati/ritf la. arìnoré . Quella gir nacque nel Giui^no in7-
f'.ic» acàdVufnilsiv. fa di Ini collbcata in matrimonio a DiotaHfvi Rota da Ur»
liaoi .oriqiildu(|ict6 di famiglia onofeada Bergtmax e in occalione di quelle n^z-
se , pìer la figliuola non molto fiawtaaate , paò csaaic che fosse bsttuca la sopra-
4aiaa «Milàgnà.. .
bocca dì Gnatone: ed io per non allungarmi ne ridirò tre soli ( Eum^
chus Aduli. Se. II. V. 20.).
Quicquid dicunt, laudo. Id rursum si negant, laudo id quoque:
Negai quis, nego. Ait, ajo. Postremo imperavi egomet mihi
Omnia assentari. Is quaestus nunc est multo uberrimus.
La bestia, io dico V Aretino ^ col talento naturale, e con Tajuto della
farvella e loquacità paesana, si ajutava a imbrattar le carte con un dire
iperbolico, e pieno di vituperosa audacia. Il Toscanella nella Rettorìca
ad Erennio (fogl. 4^2.) taccia il suo stile di gonfiezza, e similmente il
Guarini nel segretario (pag. 14^.) lo rappresenta per frequentissimo nelle
sterminate iperboli: e si può dire in versi e in prosa sull'andare del Ciant-
poli. Ora dai nostri italiani, che largamente gli fecero giustìzia in volga-
re, come doveva fargliela anche il Montemerlo in vece di allegare nel
ano Tesoro per testi di lingua i libri di costui, quando non ne mancava^
no di mifiliori , noi passeremo a quelli, i quali gliela fecero in latino.
V. Gabriello Faemo cremonese, per la sua gran bontà e virtù, stima-
tissimo da s. Carlo, senza pigliarsi veruna suggezìone della somma teme-
rità delVAretino, gli diede una solenne spelliccìatura con un epigram-
ma^ il quale nell'ultima edizione de' suoi versi latini, fatta in Padova,
non fu ravvisato per quello, che egli era. Ma si ravvisa bastantemente
dal titolo antonomastico, in maledicum, mentre egli così dìnotavasi, e
tuttavia nelle parti di Venezia per esprìmere un maledico, si dice pro-
verbialmente, egli è un Aretino; oltre a che nel corpo stesso dell'epi-
gramma, degnamente asperso di tutto il fiel d'Iponatte^ sì accenna il suo
elogio di flagello de* principi . L'epigramma, che allude al verso del Bemi^
Lingua fractda, marcia, e senza sale;
si è questo:
Impura Ungua^ quae eenenis illita,
Jmbuia felle noxio,
Graves susurros spargìs^ et sermonibus
Amara misces toxica:
Conviciorum quis tuorum unquam modus?
Quis terminus probrìs erit?
Quae finis impudentibns calumniis;
Quibuf impium wrus vomis?
In omnium aures^ inclytamme Principum^
Scelesta ^famam ^elHcas?
Jam nulla legum te rrfrenant wncula,
Nulli coercent obices
Timoris, autpudorìs, aut aequi et boni^
Quae cunctapro nìhiloputas.
Homines, deosque sperrUs, etfas^ et nefas
Eodem kahes in ordine,
i^sid impreeer, virtutibus dignUm tuis,
Oj vipem omm saevior,
Nisi^ mi erueniaj seeta camificis manu,
Teirumfue/imdms sanguinem
Tomo J. Si
. X. ì
>• L
226
Mtstum veneno, et ultima edens sibila ^
Humi supremum palpi tes?
Però VAfetino ebbe fortuna di scapolare le imprecazioni del Faerno; ma,
non cosi il Franco quelle del Betussi. In fine della suddetta edizione di
Padova si legge una lettera volgare del Faerno con tra V Emendazioni li-'
inane di Carlo Sigonio, non però nuova, ma altre volte stampata, e che
il trova con YEfemeridi pado\?ane di Francesco Robortello (a*). Sentia-
mo il sesto autore, non italiano, ma francese, il qual pure in latino, e
itiìtò, cerimonie, didse il fatto suo b\V Aretino.
VI. Questi fu Giovacchino PeHonio, famoso monaco benedettilo, gran
filosofo, e teologo dell'università di Parigi (è*), il quale mosso dalla in-
dignità delle stampe dell'^refi/zo, e forse ancora dal vederlo cominciare
aver luogo distìnto in quelle di due altri Luciani della Francia, Clemente
Marot, e Francesco Rabelais (Menagiana torno Ill.pag. 38 r. 384.)» ^^t
religioso e zelante del buon costume, venne in risoluzione di pubblicare
contro di lui la seguente Orazione, diretta a tutti i principi cristiani, e
principalmente al re di Francia Arrigo II,
Adtlenricwny Galliae regem clarissimum ac potentisslmum^ ceterosque
chtistianae religionis principes, Joachimi Perionii benedictini cormoeria'^
ceni in Petrum Aretinum Oratio. Parisiis apud Nicolawn GuingarU i55i.
in d. Segue appreso un'altra breve orazione in lode di s. Qiambatìsta (c^).
{fi*) Né il defanto abate Domenico Lanarini , né il vivente Gievannamoaie
Votpi , saccessore di lui nella cattedra di eloquenza nello studio di Pdiova, fece-
ro stampar quivi dal Cornino, come cosa nuora .cioè come ndù più veduta, ma
come cosa rara e da pochi veduta , a paucis omnino visam « quella Uttera volga"
re del Faerno , che si legge in fine della suddetta edizione .
{b*) Egli era da Cormeri , borgo situalo neUa Tureaa # celebre per una ricca
badia di monaci benedettini*
(e*) Anche questa seconda Or^iJLone in lode di San Ginmhanisia fu scrìtta
dal Perionio in detestazione ed infamia itW Aretino . ÉgB ae prese il motivo da
un ternario del empitolo ài lui al KéTfdhcesco L nel qi<at ternario parve al buon
monaco, il quale plà^ s^'nt^etfddttf di httlitd, e di greca, Àt d'italiano, che U
maldicente lingua àtìV Aretino ntiàM%%t a ferire empiatticoft quel gran profeta»
anzi masfimo de' profeti: itta con sua buona pace egli non (^netrò il fondo del
vero sentimento di que* versi». ne' quali l'Aretine non intèse d'insultare alla san-
tità venerabile del tUiute, ma bonsà di aotara, e d'ingraadiit la ipocrisia di un
prelato del suo tempo, per altre assai rispettabile, e per qffello, che era allora ,
e per quello che fu dappoi. Avvedutosi, o avvisato poscia il Perionio del gran-
chio solenne , che aveva preso , si Córresse » i<^v6 affatto da quella seconda Or/t-
Itone il nome àtW Aretino , e così eMetìdatS hi ftte Httanlpare unitamente con
l'altra ad Arrigo //. diedro le ViKcit. DtèÌdmìà{è&ni (logiche di don Floriano
Treflero, monaco della $te$se eMfut^flkì($(M[ , ift f 0(#a«# pts Materno Colino nel
X/^i. in 8. > .
Ai sei scrittori, mentovati dal fe/Hémnif^ l ^^\i ooa concorsero con tanti al-
tri in adular V Aretino g. ^wìtò pejr.iiUiiDe. il settimo , che & gran poeu. e gran
cancelliere di Francia, Miichet e ìelV ospitalo {ht. tunpitnU^àr) , il quale in uno
de' suoi Sermoni t posto net libfo v. pag.' joy. ( ÈiÙióMr* ìèu Sermonum Uh. VL
^ !/. apuà Patisson. ifis^tkfég.) ^ f^tisolitvi )ie fiàéHéeio lofuandi , h ca-
la. sua penna su l'ilrc/fììtfVè'lbttdÉeéil'iil^i^ili^ AM! fomore, che $i era
Paris
der
Qui il Perìonìo con tutto il maggior zelo invoca il braccio (le*pri|ici»
pi riisnaiii rontra V Aretino. Dice, cìi^leges omnes divinasi humanasque
non solum violai, sed etiam lahefactaty et abrogat, quarum vos Deus cu"
stodes, defensores et vindices voluit. Lo chiama coenum^ monstruniy porten»
tum, non solum ex nostriSj sed ex barbarorum finiius ejiQendutn. Dice, pa-
rargli impossibile y che egli mandasse al re Francesco I. padre di Arri"
go II. certi versi, colmi d*impietà, che si veggono stampati, essendo
troppo offensivi della religione de*buoni francesi di quel tempo; altra-
mente esso Arrigo^ e il padre, avrebbonp proccarato, ut Veneti, quorum
in imperio iste pivit. et apud quos plurimum vales amicitia et gratiUy de eo
supplicium, quo dignissimus est, vel sumerent ìpsi^ vel eundem ad vospri"
mo Quoque tempore vinctum mitterent. Che i suoi nefandi componimenti,
tranucendosi dall'italiano^ faranno gran male ip Francia^ nisi mature,
ne id fiat, prudentia tua provideat . Per la sua, come dice, nefariam, 6J^
scoenamque libidinem, lo chiama Arietinum in vece di Aretinum^ in con-
foimità di che Gaspero BartiOy che dallo spagnuolo tradusse in latino u-
no de* perversi dialoghi àtW Aretino, prima tradotto dall'italiano nello
spagnola onora l'autore con questo elogio: prodigiosae impudicitiae et in*
famis liòidiais demonstrator egregius. Dionigi Lambino ( Adversaria libro
apaiio» qoalmeatc costai fosse «tato inpiccato io F^«r^M»ne fa trioafi» < plau-
so con questi tersi, che qui mi par bene di riferire.
^ Nopicr ArjtMus Vcneu se dausera^ ^ihip
„ Moeaibos , ande Tclut ceUa mblimis in acce
^ Omoes Eurppfk B^6<s jEgcbat, tcutìs
, ^ l/iftsscos Ifculi^. {ì 4Jr« YCcb^ECi liogQx;
^ Ati^n^ illuin msftìf oianji resone Tyrduni , .. ,
M Lwiea^ fotcst: atei daijetmela ncc arpia , ...'^
a, Pfo£(^it » Jonpo loii^^ fcgQaojtjs in alto :
Noa ctrcuinfasac miaerum teucre ^aludcs »
Qain ipfritas beto pge/ias exsQlYer«t orbi
Tcrrsram , dignum tcI bab^jct paripine f«4ieai •
AUri che ban sapposto , o finto aa fine violento , e luiserabilc alla yita dell'yf-
tttinù t non haa trovala crede nas . I suoi più fieri acmici ne ayrfbbqiiip ^^^^
altaascnte la tromba, laddo^ie il loro iuii(axme4ÌIci|zi^.^ piQ^a* eoe egli dì^ffs-
te naaoralc» e cristi^n^iQCat^ abbia .i^rf|io#KÌ i sooi f^pr^ , ^T<eQi|ò avu^a q|ii ff-
foUara in i4« Ztff4« ^ . , ; • " t ->
, Qaeste oiic Annotaiiam aoioino air^//ri/ro fi.irovai^o {>Cf,Ia oaggipr P^r^e^ji^.
ferm a quanto é pìeoamcnte» e si tsa^aioeji|e ^e scrisse of^l/^ Vit^ diJk'-^l
Mfl;nor co^tt Giammaria Ma\{tuJuUit gentilipmo irgs^efie^ stampata. in r^f-
va per Giustppe jComin^ ^A >74l« in S. Io le ayera ^tt%i da capo a piede » i^e
quali ora sono, avanti la pabblicaaione della medesima Viu , che ne! sup ge.iHyfe
è per of|oi fersp o^'^era ecceUeote • ed prigioale t Se co^. qi^esta. goida. a ii^nb
ifi «ù fossi approfittato ia acc/escetle » 9 io eipendiMle^ mi f urei utto scr^ajr{^#
4; tve^ib., e ,4iii^ipiMi|flo . fsseado sitato^ ^lai sej^ipfc ibiq is^it9tQ, e qovH.'^Ì»
leodesa a ffucano qin^a g^f tip^a ^c|^ p^Ue «0K4O¥>i9(9* ep«>e SQQ.cart^rfepf
me l# «coderebbe io q«ca(p tw> iJfieli^onQraMSiimo cayalifxe ^ o^ni qualvolta .^.
ipr^eise qiulche maleyolo e notarmi di artrae apUsti gK tccigQt, $tmJk tf$ptffiiÀ^
ne prcTea^vaoieate g^oiufiqito. . ,, ^, ^ ^ , ^ , ^ ;^,
n
Le Pistole vulgati di Niccolò Franco ( libri tll.) In Ve-
nezia per Antonio Cardane iSSg. infog. L. io.
* E ivi presso il Cardane i54^. in 8- edizione \\. più
bella; ma non diversa dalla printa^ fuorché nell'ammen-
da dell'errata [i)(aj. 6.
III. cap. IX.) trovandosi in Roma col cardinal di Tumone nel
i55i. avuta notizia da Giovanni Maludano di questa orazione del Perio»
niOy in una sua lettera fra quelle che raccolse Giamnuchel Bruto^ rispon-
de di averne riso (Lìb. Ill.pag. 377.); nam quod argtut, illum esse im^
purum, sceleratum^ impiwn; quid tumpostea? Tales homines non veriis aut
scriptis castigandi, sed legibus etpoenis coercendi. Qui dice bene il Lam*
bino; ma, per gran fortuna delV Aretino^ questa seconda parte non tocca-
va al Perionio: e se fosse a lui toccata, V Aretino forse non avrebbe riso^
come rise il Lambino.
(1) Queste lettere, le quali vennero fuora subito appresso al tomo I. in
foglio di quelle AtW Aretino ^ contengono pure di stranie cose, ma ser^
vono a dilucidarne dell'altre. Del Franco^ amico, e pòi nemico deir^re-
tino^ ve«;ga8Ì Francesco Nicodemi nelle giunte alla biblioteca napoleta-
na di Niccolò Toppi (i*), le quali da Firenze qua a Roma ^fkfr^no sorit^
(a) li Fonumini dicendo , che „ It fecondi edizione non è diversa dalli prima,
fuorché nell'ammenda dell'errata „ mostra di a?er poco attentamente conftonuta
l*una con l'altra • La prima edizione contiene quattro Pistole t che nclU seconda
sono state omesse . scritte all*.^^^ r^ Anisio , ad Aluigi Anichino , al Borgio pe-
dente, e a Valerio Nigrone» La seconda ne ha ana sola di più, ed è qaella a Mar-
cmntonio Passero, ultima del libro secondo: sicché oltre all'ammenda dcirerrata
passa chiaramente diversità più notàbile dalla edizipne in t.'a quella in fog.. la
quale , che che al Fontanini ae sia paruto , è di lungo tratto più bella , e più pre-
gevole dell'altra • h* Abate Anisio . e *l Forgio pedante / cootra i quali il Franco
tanto nelle suddette due Pistole, quanto in 'altre ha fierameate ioveito, sono
Giano Anisio , e Girolamo Borgio , o Borgia , che poi (n vescovo di Massa Lu-
orense , entrambi napoletani di patria, poeti latini, e letterati di miglior conta
'iti Franco . Lo Stampatore Gariane era di ' naècimentò Francese» intendente , e
tbinpositore di' musica, molto stimato al suo. tempo. £tsefido dedicate queste
' PihoU àtl Franco a monsignor Leone Orsino elètto vesin>vò dl^ <F/v/W# in Frta*
eia, Tcdesi in ambe le edizioni un'imprefa allusiva .aj nomèV'è éìt AiiifgHa cti
éhacl prelato, come pure alla rosa, steJnma sito ^ehtflfttoV^ ti ^'^io reale dì
rxattcii . Un leone e un orso, ritti in due pijbdi» Tino di lìncontro all'altro',
{ìoltengono con le zampe datanti una rosa aperta, nel citi metzo sta un giglio-,
^e's&Ao attraversati da .un cartello, ove si 'le^e, Concàràes Virtute & tlatan
Mìràculis , X
^■,C^*yii Nicodemi nelle Qinnte dice qndche cosa dell'inimicizia insarta tra 1'^-
»r un M-rauQv% vav w^VàM uapprcno. la cuixionc aci iioro primo acne i^cacrc ucii
Strettilo, h stata la ptecra di scandalo, eoe ruppe afitto la buona intelligenza,
^é'ttVfbro passava. E*accioccbè'fI fatto meglio si giunga a conoscere, piglierò
qui a narrarlo dal suo comladamento • li Frmsco^ Uogua maidica, ma non fo-
tA eia Antonio Magliahechi (pag- 179-) a Stefano Pignatelli in tèmpo
della reina di Svezia: e poi, mandata in Napoli a Pietro Valero Diaz^
questi le diede a Francesco Nicodemi; onde ivi uscirono sotto nome del
fratello di lui, Lionardo^ secondochè una Tolta mi scrisse il medesimo
MngUabechi. Nel Peplo d Italia di Giammatteo Toscano si legge, che il
Franco Odysseam homeri etruscis carminibus inchoaverat {Libro iw.pag.
ic6.) In conferma di ciò già anni vendendosi certi libri, venuti da Urbi''
nOy di ragione del arcives. Santorio, de' quali io ne presi alcuni, si trovò
VUlissea di Omero in ottava rima di propria mano dal Franco in un tomo
in foglio, che fu portato con altri libri alla santa memoria di Clemente
XI. e da me venne la prima notizia di questo particolare.
tunata ti par di quella àtW Aretino t si tolse un Tolontario esilio da Benevento sua
patria, dove era nato di famiglia civile, ma non molto ben provveduta, e dove,
non meno che in Napoli^ la sua maldicenza aveagli suscitati molti nemici. Ri*
fttgiossi in Venezia appresso Benedetto Agnello ambasciadore dì Mantovd , e eie
fu nel Giugno del in^* Qi^into Gherardo, di cui sono alquante Rime alle stam*
f e, fu il mediatore» onde il Franco stringesse amicizia con V Aretino ^ e poi di«
tenisse suo ospite » e suo ajutante di studio , ricevendone alloggio , e tavola ,
e vestito, non altrimenti che se fosse stato un uomo da bene ( Lett* del^
Aretino lib. IL pag. 9S. ). Non molto dopo V Aretino diede fuora nel 1537* il
libro primo delle sue Lettere, nel quale in più luoghi portò alle stelle il nome^
e '1 sapere del Franco , fino a degnarsi di stampare in esso quattro Sonetti di lui ^
il quale non si tosto vide comparir fuori e aver plauso quel libro I. di Lettere
àelV Aretino , che di ajutante di studio divenne suo emulo , e postone insieme
un volume delle proprie , lo diede ad imprimere al Cariane suo amico , che gli
prestò il danaro per l'edizione in foglio ; ma , soggiugne qui V Aretino , che col
non rendersene pare una copia, la spesa fatta dal Cardane lo avea rovinato: co*
•a • che non è vera , poiché nel i f 41. se ne ficee dallo stesso Cardane una secon*
da edizione , e quesu in 9. Quindi scorsesi chiaramente , che come il Aiareolini
lasciò uscire la prima e la seconda volta in foglio le Lettere dtìV Aretino , il FrMitm
€0 a gara , se non ad onu dell'^r^rino , diede a stampar quasi subito nella stes*
sa grandezza le sue Pistole al Cardane ; e come il Marcolini ristampò l'altre nel
if4X. in 8., il Cardane ancora nel medesimo anno , ed in egual forma diede fno-
ra una nuova edizione di quelle dei Franco , il quale por yolle alle sue Lettere
il titolo di Pistole vulgari , parendogli questo più nobile , e roen dozzinale dell'
altro : di che V Aretino ( Lett. Uh, IL pag. iiz. 1. ) si rise in una sua a Frante»
SCO Calvo milanese : Un Franco di Benevento , capitatomi innanzi ignudo , e seat»
\o , come andrà sempre , dopo i segnalati ' benefici da m< ricevuti , volse concorrer
meco, e per aver detto Pistole, e non Lettere, ne va altero ^ quasi vincitor di quel
Mio ionoi e tanto più a lui dispiacque l'insolenza di^colui, quanto che avendo*
lo egli lodato nelle sue Lettere , l'altro non si degnò neppure di nominarlo nelle
sue Pistole % u%ìz\ nell'ultima, diretta u\V Invidia pare, che abbia voluto dipigne.
xe bruttamente chi poco prima lo avea cibato e Testito: laonde cacciatone tiior
di casa, e dicendone dappertutto ogoi male, una fante dell'oratore Agnello, a.
vcodolo preso pel collo d'una caroiscia • datagli duW Aretino ( /vi pag 98. ), éb.
be.il coraggio di dirgli : quando sparlate di. colui , che vi donò questa; cawateveìé
di dossoi e più malamente ancora lo riconvenne Ambrogio Eusebi milanese, eréi^
co òM'Aretino , queidi ohe poi gli truffò e giocò in una notte in Parigi i'édò;
^ 1: -- .— I : -I I . J«i Al «•_, r*. _ 1 ,1^ • j • 1. ^j^i --^ .
a3o
mente ingiuriando: azione » che V Aretino fé* TisCa di etiergli rificretciata > se 5e.
ne , dic'egli , la carità che se gli usa, è una ingiufia fatta all'opere della mise»
ricordia ( Ivi pag, py, ). Alcune circostanze di tal sua disgrazia rica?aDfi da una
lettera del Franco a M, Francesco Alunno , posta nella prima edizione de' cuoi
tremendi Sonetti centra {'Aretino , impressa in Torino ^ se si vuol credere al fron.
tispizio delia medesima, nel if4T. Quivi egli dice, che V Alunno tu il solo era'
suoi amici, che lo avesse piì^ volte visitato a letto, quando iii assassinato, e che
andasse a dirgli , che quel rìbaldaccio non era neppur egli mal contento del ca-
so avvenutogli, ma come uomo non colpevole sarebbe ito a visitarlo, e voi sa»
pese ( son parole del Franco ) che io vi risposi t che delle sue visite, e
delie sue offerte non mi curava, soggi ugnen doli in oltre: io non sapendo met»
eermi al niego di ciò che mi dimandate , vi promisi di non prevalermene con la
penna , solo che s'avesse tolto di casa quel hoja suo beccarello : ma la condizione
non fu accettata: anzi V Aretino^ secondo l'espressione maledica del Franco ^ fa*
cendo più conto di un suo marito, che d'altro, non pur non volle dargli lioea-
u p ma gli porse ,, ogni ajuto nei tribunali , e fello passeggiare dinanzi la casa mia,
mentre io ero in Ietto ec. e di più , vedutomi oltraggi to da' suoi, compose noia
to che sonetti, ridendosi del mio non uscir di casa,,. Il pover uomo pertanto
considerando , che in Venezia non avea modo di vendicarsi , nò di guardarsi »
determinò di andarsene , dic*egli , in Francia ; ma prima di ttscir d'Iulia • vollo
lasciarvi an segno del suo risentimento con lo scrivere in dae foli gtor*
ait aiccome se ne vanta, qne' tanti mordacissimi Sonetti contra l'Aretino che poi
insieoie con l'infame Pnapea uscirono per la prima volta nel tf4i. indi ìm fe-
conda nel I f4^. e finalmente la terza nel i f 4S. sempre senza nome di ftampa-
tODt in 8. Di questa terza edizione „ con la giunta di molti tonecti nuovi, oltre
la vera ed ultima correzione » che a tutta l/>pera ha data l'autore istesso , per
non averne più cura , come colui , che ha <;ià rivolti tatti li Kudj «d imprcte
di lai più degne „ ci rende informati il Giornalista Olandese nel tomo xviii*
delia sua Biblioteca Francese pag. 1^7. - 147. stampato in Amsterdam, nel 1751*
io 8. 1 Sonetti contra l'Aretino contenuti in questa terza edizione sono cglvci*
seosa queili della Priapia, che ascendono a ce. fra i quali ve ne ha pareccki
eoaiTA il suo capitale nemico • Lo stampatore di tutta l'opera £1 Gianuantonim
Guutona, al quale il Franco la indirizza con una lettera, che principia : TuttO'
eh^'.ie tristi^ di P* Aretino sieno infinite, finito che avrete d^imprimerle , so§^
^unifineièci ia Pnapia irolgare^ perchè i Comentarf latini foni sopra quella di
MàfigtUo s'imprimeranno eoUe cose latine. Attesta, che allora atova componendo
•lue Ai me in morte elei ribaidaccio , benché sia vivo, essendosi proposto ^i -ri-
Hsb^rie per le seconde Saette, che aggiano a trafiggerli talmente l'igm^ranxa delC
Afiinka\ iiccbè d'infame , viste Vinfamie della sua vita, veggia mltimamemte tese»
%ukfi della sn$, mprta ec.Mz ritornando al luogo del l'rm pressione enddetta» io i^oa
la ^redo fatta io Torino ^ come vi si legee nella stampa» aia beasi in Casal di
ff^ferrato 9 éowc ^Itre opere si trovano impresse dal Guidane ^ e in particolare
tt OMoga.ài Niccolò Franco delle Belle\\e ^ in fine del quale a lettere majusco-
If ^ Legij^: in Casale di Monferrato, ne le stampe di Gioanantonio Guidone dal
m4ie d'Aprile del mdxlh. ia 4. E a dir vero il Franco, ricaduto in miseria » e
paiffito di Venezia , non passò già in Francia , ma bensì a Mantova , e dì il a
CasaffitQfC eoa l'appoggio di Sigismondo Fantino, che n*era governatore , e dt
-dfòffto del Carratto , tìoa ài stancò dal vituperare a voce, e in iscritto il nome
Qtiy4retÌ90i dandone anche fuori ia f^èta sotto aooae del Memi, e qne' laidi
Sl^Vki ,^^k mwìtQVUx 9 che insieme con la sue ia£ime Priapéa ù trovano coo-
4ffKn|ti.^«MitttiartUce romano della seconda edizione del Biado \ e che stampaci aU
)f in4f!<^i|iv|SniAaiko nel numero di que' libri , che si legi^ono a ecampa, e son dae*
MHafi d^l buon Vonunteòì sidrokimo de' fluoi dìeloghì pag. #•#• |#o. come C0
I.
a3i
Lettere di Scipione Ammirato. Stanno nel tomo HI.
de'suoi Opuscoli.
Consolatorie ( di Ortensio Landi in nome ) di diversi
autori. In Venezia al segno del Pozzo (per Andrea Ar^
rii^abeni ) i55c. in 8. (a). L. 3.
- - Lettere ( di Ortensio Landi in nome ) di molte va-
lorose donne. In Venezia presso il Giolito i548. in8. (b). 3.
* - Lettere ( di Ortensio Landi in nome ) di Lucrezia
Gonzaga da Gazuolo. In Venezia per Gualtiero Scotto
i55a. in 8. {i)(cj. 3,
(i) Questi tre ultimi libri sono di Ortensio Landi^ medico milanese, il
quale ne scrìsse molti altri e latini e volgari senza suo nome, o con no*
mi finti, rovesciati, retrogradi o abbreviati: e de* due primi ne vien fata-
to alatore anche dal Doni nella libreria I. Egli, che in più cose fu simi-
le al Doni^ ma ne seppe assai più, nelle dedicatorie di questi libri, tut-
ti di un medesimo stile, tace il suo nome: e molte delle ultime lettere so-
no da lui scritte a se stesso. In fine del libro antecedente a nome di molte
yalorose donne, egli afferma in una lettera latina, che eas ex varìis ita'
u infami e vituperose , contenenti tanti disonestà , !t quaH converreBhono co' mo*
struosi libri di EUfésntide, o- di quale altro infame autor antico si vedesse mai .
In princìpio » e in fint del t'acidetto Dialogo delle Belle\xe %i^ il ritrattcr del
rran€0. intorao al qaale sì Tcggc: N. FRANCU^ BENEVEN. AT. SVkJt AHff.
XXVII. dal che si tiene in cognizione deiranno del sao nasciroentor iftf. in
circa • Sopra \\ ritratto del frontifpiaio si ba , difficile est satyram non ittiÙerì i
e di sotto , oui soluè viiium secuit • quia vitìum horruii : ma sopra il ritratto , int-
f presso nel fine, leggesì » oderint , dum meiuant • Lo stesso Dialogo fu riftairtrpa«ò
o stesso anno ìnKeneiia pressa il Cardane in 8., con alquante attere del
Franco, alcune delle quali tanno a ferir ? Aretino .
. (a) Senza porvi il suo nome e senza accompagnamento di lettera , il Landi con*
sacra questa sua raccolta a Galeoto Pico , conte della Mirandola e cavaliere di S.
Michele . Alcune di queste Consolatorie son di argomento bizzarro e fantastico
alla maniera del Landi . Ad an poeta , cbe temeva di morirsi di £ime , minaccia,
per consolarlo ( pag. 47. ) cbe » Se non si stesse cheto , farebbe che V Albicante lo
saettasse , il Britonio gli darebbe il malanno co* suoi tersi e *i Malatesta gli fa-
rebbe un capitolo contra .
(^)*£ di nuoto stampate t coit lómmo stadio retiste, e in molti luoghi cor*
rette. Ivi if4f* in S edizióne IL'
Nell'ultimo f«»glio di quesu seconda ediaion e, cbe teramente è diversa dairakra»
benché paja la stena, si ha la tavola aifabstica dei nomi di quelle valorose do^w
ne t sotto i quali il Landi le scrisse, dicendola Tavola del primo .Li^ra dille Leé*
tere delle donne : con che diede indizio di volerne produrre un secondo 9 che mai'
però non si tide.
(0 Queste lettere sono indiritte sent^ il dome del Laìidi che n'è l'atftortft a
Pietro Paolo Manfronegoiettìttót dì Verona, parente àtWi Gon;^^ga , d^Ilfe* ^al-
le il Landi fk grandi elogi in altre sue opere, siccome Mattea BandeUo, Giro-
larfto Ruscelli e Giammaria Bortétdo ne fecero nelle loro •
liae locis multo sudore^ mulioque ìmpetuUo Hortensius Landus coUegit, Se-
gue un sonetto del Dolce a quelle valorose donne, ove dice (i*):
A lui^ per cui sì ricche al mondo sete
Di beltà, di valor, d'ingegno e d'arte.
Non tanto e così vivo obbligo avete,
Quanto al buon Landò, che ogni rara parte
Di voi consacra; onde chiare vivrete
Nel vago stil delle sue dotte carte.
Le ultime lettere a nome di Lucrezia, moglie di Giampaolo Manfrone
romano^ si fingono venir quasi tutte dal castello della Fratta nel ferrare-
se: e il Landi in una di esse fa, che ella scriva al Ruscelli d*aver letto aa
Panegirico^ (p^g* 7^-) tessuto^ al suo dire, non so da cui, in mia com^
mendazione. Ma questo panegirico, il qual si finge traslatato di lingua
latina in castigliana,epoi nella nostra volgare, e appunto del Landi^e in*
sieme con un altro in lode della marchesana della Radula di casa d*Est6
fu stampato in Vinegia presso il Giolito nel iSSa. in 8. senza nome dell'
autore, che dedica amendue quei panegirici a Bernardo Micas, L'autore
però non fu altri, che il Laruti, ivi dal Ruscelli in una lettera a Lucre^
Mia datone per autore. Di questo Laudi, il quale per altro compose an-
che de* libri, che meritarono di esser dannati in prima classe, ci riparle-
remo più avanti* Qui si tralasciano molti altri volumi di lettere, affin-
chè non si dica,
Scriptus et in tergOj necdumfinitus orestes.
(h*) Oltre al sonetto del DoUt ce n'è un zitto del SansoniM allo stesso Landi
autore dell' opera, la qaal vìea similofiente lodata con altri sonetti dal Parabosco,
e dgìVAniino e per altiino con an madrigale da Niccolò degli Alhcrn da Bormo.
A questi componimenti precede ana breve epistola latina di an certo Bartolom'
meo Pcstalossa grigione , la qaale ci fa sapere , qaalmente il Landi raccolse
( anzi scrisse J le presenti Lettere a istanza di Ottaviano Bavetta , vescovo di
Terracinai ma la. dedicazióne del libro che è anonima f però del Laudi) è diretta
a SigisMondó BovìUq, 'ambasciàdore del re d'Inghilterra a Vcn^^in •
CAPO XIV.
Lettere Latine volgarìzzate.
JEj pistole famigliari di Cicerone, tradotte secondo i
sensi delPautore^ e con figure proprie della lìngua vul-
fare. In Finegia presso i figliuoli d^Aldo i545. e i549* in
^ edizione \\. riseduta {\). L. io.
(i) Sema nome del traduttore, che però fa Aldo il giorane* il qual poi
lì mite il suo nome neirediaioni da lui fatte nel i563. e i566. forse per
aTerne onore dal confronto della sua versione con la seguente del Fcutr'
itOp mentile Aldo nella dedicatoria a Francotco Cusano parmigiano, dove
a3ì
tr&U9 ^^^ moderi tradurre^ promise di scoprirsi dopo udit\ sopra ,Ul|^ao
Tòlgariizametftò i'gludicj altrui (a*), '* «i. r>.,!iiT;
^^ • • ■••;•.■.. i • '^? 'yr:\':,\^\\ V-, ■:>•»
. (^ MooèigQqMi JPtt^^iiótr era solito dar- molca hié sUe suc^ cof gliin^e ^-per
lo più le itifDSTa infallibili . In più lao^&i ir^ tedata e in altri si '/ara accora
Tcdere la fallacia di tòteno tao seatimeato : ed eecont <)QÌ-'mia oiaiiifieftiitiÉil
proTa , unti quasi ^pssc'i^do i si^i abl^gii , quante qui, sono le sue parple .
I. SeVira nomVda ftadattore^hé però fa Aldo il gtoWné ) é'iAMMdaione sud.
detta dell* Epistole f^iàìUari di CieetmtitL iumpau.la priflSaroIffa'iietxfHp Jift
do il giovane qacqae nel .1547* ai zìi i. di Febbrajo: di che ho recati sodi e aa*
t^ticf'Ibfi^mAitFVièlld Ifièt^r Z'èHÌràrie\ (^ehesse aìr«ltMaIeÌlisSM%cdi'kiMa
sto T(^mttzraifdta*^tU'ito 9^<f»*<iiC'pVé»so frÀucéiifo-^étiàtM ti^^X^'^Smì Ili
in f. (^)/Comé paò dunque eiier di^ Aldo il giotaac li pMfnit tmiatioac,
stampata due anni prima nel suo nascitteiiso? . . : .;
1, Il qua! Aldo pòi ?i mise il suo nome nelle ediaioni da lui fttia- nel.tf^fi
é if6é.) Anti ?el mise' qaattr*anni -prima, cioè iiell^edisk>aa'-de( iffl^ytla focte
quéste ristampe edi'peròr mise il suo nome noa già cornea 'eradatiò#e';«aa come
correttore 9t\ suddetto roIgirizEamentó , che saó Terameniè non era % .nta df^^Jitl
Nel titolo dì queste' ristampe sta impresso, Le Epistole fidmtìUpi ec. quasi Ha iaif
éniti luc^hrr^frfff da <i</Ìo ilf «fusaio. ÀTcado io coafirontacè-la ▼ersioae sfarne
para ne! ty^f c^yn ijucHa del iffy. e del ifé^i assicnrar posso ciascuno] che Ah
do non ha il merito di averla composta, ma qaello aaicameote di avella quasi
io infiniti luoghi corretta.
|. Forse per averne' onore ds^ confronto della sua versione con la seguènte del
Fausto)* La edizione del volgarizaamento del' /^arsii^ asci titi\^^$^ Ald^ nella
eotreaione ddl'ai^ro volaariaiBameiito /intrapresa^ da la» nel ifffv^onpfeèe -alcuna
menzfooe di quello del Fausto \ e 'sol gli fi a càbre di oiiglitifareOn Ub4o «ssita
dalla propria stamperia , e fine di procourargli «n maggior eorso, 'Seaìu<'aver ia
mira di traritè onore dal e^Mifronto della non sua versione eòa qèella òtVFaust^
4. Mentre Aldo nella dedicatoria a Frauceseo Cusame par miglino , do^e -tratta
del modo' di tradarre» promise di scoprirsi dopo aditi sopra tal volgariszamenco
i g^adicj altra! } . Non Aldo , che non era aneor nato , ma' T anonimo tsadattora
promise io qoelta sua dedicatoria al Csr<fffo di acòprirsi : il che pof6^ mai non fa*
ce, onde il soo nome è stàtb sioofa'occult». A me è sbrtiso felicemantedi^^riris
tracciarlo e Sccpri^fo in parte da ana kttara ^ Lodovico Dèloè-%' Paulo Mautu
uo\ data in Prei^^ di Saeeo ai xix. di FebbfifdTdell^mno appunto ff^f. in cut
dal Manuzio fu stampato la prima volta il detto volgari tzamen to . Essa- lettera sta
nel libro lì. delle lettere volgari di diversi , raccolte da Antonio Manuzio pag.
t$. della ristampa di Venezia appresso ì figliuoli d' Aldo nel 1^64.10 g. „ He n*
cevuto, così scrive il Dolce a Pa^io manui^o; già alcuni di il dono delle JE/t^
stole f amiti ari éi Cicerone % traifttè da'M.'Gkido i'yyÀtn\\tt\ per segno della
vòstra cortesia;, e poco dof»o:„ C^to'ehe ette Ait piaceiooo . e comr TVtfisf i#»
' He di Mi. Guide p còme approvate dal vdstro gthdiak>i,:'^ 'Ffiù*b;is9o ancora: », or
ecco che fo qa'dlo che dissi-, che non" aspeitSffé da iucche y^ofì Solo vi se. ivo
„ il mìo parere, ma lodo là fatica deli^ifiaicd ,;. Ora Se altro voloariitamento di
quello Epistole non fa fatto, né stampato nel t$4% ^ non il suddetto sensa no*
me di stanipatore, chi mai potrà negare che il nome di chi le tradusse fosse an
•>
à*Alfio il. , il loro albero geneAltf^ieo, v H inttgae d» Uito at«t#
I Tom, I. ' ' . * Sif
*34 , _
* Tradotte dal Fausto da, Xiòpgìadd, /}i. VjLfieg\a pres*
so il Valffrìsi i555. i/i 8. {ì)(a){*). L. 4*
;ì^ QvttiSntiiM' m ììngù^ ^cH^are^o^eaiié da Gìtfvtiti-
lil'j^#l)iHni ( 4^ Righine Fio^Àti^o ) à utilità dé^ nobilis-
: i^yjì JtwM9,mf^]h ddctic^torìii èj( Q|L«riq,^,R^^^ Farnese, annovera
ftttte^ta tUt'OpMe/ttQo «llora compoita*
|ltiraaAm»fl^t M Wfl f^r rvia di 4»QMima»\^iorvM( wi>bf|e qael G«iib 2p/.
<ifiiO:)(l#(i, #i:.^a«)« Ut Mmmuiif il^icMVk t ■Pi4€09l4i U lettera xx? fit. cM Ubco
II. delle tue Epistole Utiae: il qa4 (Mdìi! «€»i|TÌeri ^ridere che fi)sae pcrtòiu di
fiq<^ ^mdicio ^ di. m«trd crtdfiip , p^cbè Atuèihai Cmì^xìxt il Igdt ^ fléoilllifi.
ai«kgiataii^.e*per!t9a aioltcì cmo amico ( leit. toÌ; I» pag. i4i. edix. m P^Ìqva
%7%4»y ««MÒfido eDUeciMio da* Ini* acciocché. mandiMa a ftampare al À^iaii^io le
%wt tiiupitt tciÌTe il M<tffii^f^^( Z^i/r «ol, IL pag. I9*) che per compiicere ali*
«Ao ed airaitfo aadrtbbe ruioìaàdo '.cuui i taoi fcartafacci e poi lascerebbe io
arbiiKÌo dì M. Gaida. di^ftcoe la aock* a teoao 190 ; e t|o ftcsao poro acriVe al
itKic#//ì ( if i pag.* iffkj a riguardo delle aoe iliaK che a.M* Gm4Q Zùllio^ il
foala gliene atea parlato a nome di Paoh Méinu\io , le avea cooaegoate con reaem»
pio di alenante Z^/f^r^, tratte da* taoi registri» permettendogli di £ire. foelfa
eiie #laJi .A4 pareiiOM: dal che ai vede» che oon è poca l'obbligaiiotte chia^ tiene
il pabWicf àlJLùlliù per ayer M^proccocaca la ^ raccolta e. promoaaa la ediaione
é delle jUfftff^^cha ideila Aime del Cm» -« Del nedeaiaio Xo//io è la prefasione »
fOA la ^«ile.Hendo egli ai aervigio di Of^\ió Farnittt dedica al duca GuiMai-
44 il^ à! t/fèinp qnell' elegante opotcolo latino di Pitéro Bemté intorno atte Io*
di dai daca Qmì4^m140 L e della dachetia BlÌHihùUé^ , ristampato in Romit per
Félirìé DurifQ. nel 1544- ia 4; asaai migliorato da <|Olllk che g^àoorreya io altre
<di«Ì0QÌ« fMir.^^edo fMiO dal M& oiiainala datogli, dal Qaiftoi . a dal ^udtte*
amili •.4MC5tPri wniaioat^rj del Ataila « Mi rinHka^ « if^dajppe ^ f acop^W qóat
ftaat la pairJadi q»Wo Cciji^ £af/iè,<a <^acftà mi aia/u iadiì^au 4^ nnà istni*
mae la Httaaigom di QkUM il di' prima di Giugno ifi5« ragjUtra^k fra^ ^ lettere
daltXbfr ^vfli 4i fUMPiU i^,f4fion0t far Qitmppe C^miao . ^7^f, in t. p^jh < t*
kb VteUv^po naao ^««a 4Vi» urgAftan^ 'dal cardioik 4U9»^t0,X'^rn/$e,.ik cni
aanae>k fcriift . M «ardi^aio Mccomauda ia eaaa iatraxloaa dulci aq^etti « pvthir
fipaaera «UKoinati par aatumUdi Francia e. tra ^aeaii mette in otaafo .li^ogo H.
McdlPt togfh., g4gktiMp tn daoqae da Jt^gfia il detto >Ì. (Saida* di cai diaA«
ni to paliaio e proratpio uadattore delle fa^ii^aii di Ciceronkr /
• 1 (ó) Il fifimo iradvttora di «qneaie ^i$9gU di ^ìceroiu at<y(. 4etio. àer titolo
da^aSJllla ▼«cfioae , Zt MpinoU f4migliari;' il tF^asianel^tgla delle ane ne Ictò
tia l'uticolo a piaoMegli diaa, &^H^ « A ini- la mossa mÌvw fes
piaoq«e|li diaa, JUpìHpU « A ini- la oiossa .«qa^rclà fes qifesto tra.
lastìamaotot a par^^ agb -^ l^^lt^e f^sa dJHMita/|« naL ;fuo ' l>ia2#gp del modo di
llkfdMfrVé va riaeraaaés» sa il stira a^Laitaìo, Efufolf spfl|iplìcemente« più tostò'
aha Jtg £>ca#a/#iaia staio orrofAifC c^nchiade che no, dandone per .ragione ^icbe
iuj qaasèo iiiogo aan ìmpar^A 4^0 q.pja l^r^ifolp», perchè.^ j^on ha reUxioae a
cosa antecedente , non ha IVa/aii e non ha* bisogno di segno diroostratiTÓ di
gaoere: la qoal aa« dostfioi^ Ailit^ cpntra l'opinion del foiir^niai» già da me e-
aaminata.
(*j Di fasito ToYfaritiamtiikla ^ if aaifo p9iiedtTMÌ ^ì Sà!ie9H on'cdisione ririiiì-
ma fatta dallo stano Fattisi poi 1544» 4àcni toorgè^i che maUineiito chUmaii dal Zel-
ilo », il primo tradattoro,iU.qaasl|p ooistolè di (fi§9r0i909M rononimo.ottimil £o^/io,U cui
tradntioaa non esci alla loaa eka sol iS4$,
«ss
fimi figliuoli deT generoso e magnanimo signor Corne-
lio Bentivogli. In Venezia per Gìambatìsta e Marchiò
Sessa i56i. infog. (i). L, 7*
- - Epistole ad Attico, fatte volgari da Matteo Sena*-
roga. Jn Vinegìa presso Paolo Manuzio i553. ihS.faL 5.
Epistole dxPlinìpt del ì'^trarca, e di.Ì;^tri eccelleo-
tissimi uomini, tradotte da Lodovico Dolce. In Vihegia
presso il Giolito . i ^^^^ in 9; (l^)^j . .1 Ot
Epistole di S^necf tradotte in lingua Tosean^ da Àx£^
ton»ancésco Dòtti />i ViìièÉììLpir Aù^di^'Pffltìo l54ò.
(I) Oiflo il FmhMmi di 0U%m 4t«t#'Cottr6ttOiM Bmtì^ffUQ ittfare^que-t
«te IVuigfaiisima • fatioosifiimt^pcrs p«r li flgtìitoU mi linpe foìtieiM^»»
i^r «fll^'dprerÉi tii80|^Daré ta tfnj^é latilia «on k 0faft»atioa tolgala,
come Éf dmè nei capò II. della ciatsal. La stahim aéì libro A molto l>ep
t%f fltojItQ tafino j|n la^zzpj^iti^^^^ eìlyoì^
xa,d?foeU^^^ ''V'/ '
'A^ lf1hhi9^ini9mwchi:ìt9ÌzTM^o^o dAiU ^twVA (j^g^ ^4>i) Myi-gM
idtti Moi(deU'04Ufeione dflkCidfiMrdttl fii6i^in>a«>oi»Qacari«eBdo*lJÀMf
ì ' " • • ' L ■ ' : j I . : ì •' . • . :■."•••« 'i 1 1 i 4 I ■ "^ . • » •• • Jl
• • f .
^ X« Mach di Ckerowi-àè Jukb^ aca- wl «itola 4rUa cdiaiaiic chat saa^
atSiipLltoaolhiOtatamMta da PÌ9h M^iuÈfim^ m^'tsfh Aal ^uil aaaaiè .aota»
aóiUtàia AnlkaKdiia dd Sinanga a la^atiMor ( Cimiamo) S^i/f adèiactcow li
4ANfaitf«:jreifeia'parca«fOt die il Animlnf'l'iaMUR ae)l*anfia'deir dipLiaiMi Afifi^
im dfBtfMyAfid'^4ifccpalo<a:otpicadf: l^aala #iwi«(fa»t^^^aaiaalibiuiaaéallattat%
IKamma aMa {^nma^edlatoair di^ SBogi immk et^ro^mm SMgmmmtàk MéNa n,
^Imm4.( paew i«9^«)t là ikigratia per avar -posto Aa aiti iMiobe - qdclUa dASemff^
ga 9 diceoMlo mlummim 4i$ciplim MHé^ , pràsunfi mrum biginio , némm m^xMs
rtbuSf iocenii scrìheniiqttt facuUate nemini prortus étau nostnrùimóeitntemjr^
Se/utfigM inhttd ti évcidte giMidf naau nallt ioi' ftpobblioa » otv éàcifc jaU al-
Ja dsgaìtà del principa^. i . .«
L'EpidicU A àL Tùili9 Gc4Hfi9^ icritec a M. Bruto oaovameota Atte tot
gerì da Otia'piéino Màggi 0 ^a^Vem^ fiO$$ùt fij^aoK d*Jtf/Ìa. t/f^. in a*« r-^
Ho aggìaota alia eapiadettf ^et9ìtmì''4àéV^H9oU*MViiMtk ^ìbaata deHotaaa
Mi Mnto, nott primft'di aktftio TOlgaiiaaata t <a graala Ma mano )M1* a^ga^
flnaao ciie deli opera t deH^iiite#pMie; il qoale i' anno imo de^ piò Hdotti aagw^
cai^. di qiM«m dooiiaio a aapd ttimato al ano «empo • Scrìtse alcre cote inw xfSfp-'
fé a in Jaiioo, fatte aceatlairti e ne im ceMxito i%1^s9Ìo Msnonio^dtL Mokìw^
p§OuUémdim0^i^'O^Pt\, -^ • *' '^ "■ •»''^ 'i ■" * " ■- ./V.v
'^ Po^lriffhnt eoa «ftfi Y FpmoN'ÀV Pltnié, valgariuate dtfl iDaifiee» ookkkA^
eMaoona alla pa^. 50. Non •MOimakiattJiVdia ta^e le'M trailatdba' l'aiata A'#a
«aaaaaiiaio' 7f^4#i^i«c-fiiwr tien^ ^nui far Oiamimària»Sl^$àm nai-tufa^
. :('t)4M4ai7tOf#a. oiaa4i%»»>tai»4rtiéaaa 4è(yif*at ^fgMO^ 4amrff|aii^ 4'irwiM(f«l«^9f
•iaaor Bottari^
Ijeitere di Maisilio Ficino, tradotte da Féliaè IFigEnc^
còli poco onor «no. ìo accasa d'i plagio, volendo, the questo Tol^ari
sneiuo «ia antico^ e noa ^uo'di lui («*V ^ 1^)^ *ì ^ poi, cbe il Òoni uf^'
«tioi Frutti della Zucca pag, 3. rl^liV^iftonc del jlfarro/i/M de^ i5S2 in
8. . avea molto Iodato il Domenichi; pode qaesti j^co beue gli corrispo-
se, qaando pure tra loro non vi passò altro di fneczo {b*).
In 4* e Io tteito pochi assi dopo ka aocora pobblkata ta tsa tradnziooe dcfle
Liuen di Q. Amnlié SimmMiù laprcaM tu mÉmm prcaM Gifoismm M^inardi sci
1714;; io 4» flM l'afte «.l'altre» per esacr vcitioai rcceaò, aoo kaAvaMnttto A
a;iEÌr laogo io iftiuu Kàttwcm ttmUmmé*
• •(«'*) Qael »on smé di Iti ^ tumpato a distiiuiooe io cotsito t j^^, del Fmm^
ismni • noa del Domtmthi , il qaale io due altri Inogki dello ttesM Dial^
f*- ( P*g- ìtt* e.ffOr^ airootctivo' il 2>#«t aeoaa Boaùaario e aparia A lai e
4i'a«oi fcritti Cam. TéIcsibo loAhrio e diipimu» ckiasaodolo Mtwtm a Bmiko*
La accote di plégi0 cke a qaeato a a qoeUo'n addottaoo • mtmt alla corcsia àA
vero 000 reggono sempre : ma oel caso presente dell* accasa data dai IHmtmuhi
4 Dom di STcr troTtte YEpisiole di Seuecm mmnuumtmu irsdotte e stsm^mu è
ifA solo metcerfi sopra il eoo torio noìme ., aver lai pensato di . poter fiv crede*
re a coloro che non lu conoscono, di^ averle esli tradotte •• aoo peiinso» càe
l'accosa sia vera e racc^Mto sia •rcorpofebèaveMo qoà e là cosfiontat^ il voi-
garnsamento antico itt'qiKaae EfiiiéU UL'*Sraec«» iirto da S«^aj|l#oo Mmmdim^
aumpato io Vene^ui per li fratelli DìbmIì nel 1494. in foglio e da me dìù sofnra
occeooaco , venni' in cogniaione » olio si J?09i «. tSratione qoaltii» pktiola varia»
«ione» era » a dir vero , on piétgttri^ di qaàllo del. Aismiim , cooiecliè oeUe prime
EpismU a fine di non 'essere ieoperto di.pffimo landò; aia andato rdkaecluando
-eoa mano pia rìtÉonta e pia •canta» lo eoa ao» se.Jo. scoprimento dL ^oesto /la*
^.dd Honiv. disseminato. a voccfLprimiefamènte e poi /divnlgieo . in- issami^ dal
«HbmraidU, sia istato là ?cca cafe^^e dtlk l«>r rottnra» di coi altrove .ko assai
ai^poflDititi/ ma^lr^ cesa non è antto in verisimile • pokkè il seddetto volgariaaa-
aDCOio-del\JDiaet escl:fiKita nel if4f. e g|i:odj e le iogiofie inserKro è.oomin-
darono Oal tffOk
. (^) IlHaai . cervello biaaarro e fiiotastico, osa beoe spesso certe maniere di
dire, che non lascia chiaro discerncrc, quando biasimi e qnando lodi: quando da
Anrla e qpando parli da senno . Pare a me che oel laogo alkgao della Ztuca non
sia mollò .lodato, il Dùmenicki^ ma più tosto acconaneoat.dsffìao* lì^D^ni gli
dàiqoM il.titolo di €€€iUemte't cook a, '>{#rrefr > e poi lo dìpe non. mepo dorrò
aella leggio che snficiente in aaper eleggere Mnaie ; e lo dice io occasione » che
£aono ff4S- ^^ irato stampt0 in Ffrttiim du Fairvaiìoaia 8. nn libro intito-
lerò • PdcexU € m0iti mrguti di mUmni mékilUtim imgegm • tetlu » cori aggiogne il
ano avversario • €0msidermi€ e appr^wmié dmi mstuf gimdicìm e mirahil initlUn»
delteccelUnu $ign0r L^dmvieo Domtmchi ; e di ciò Inisce di parlare , asserendo
che ^nel ut9to hbrO sumpato gli mise nel capo alcune pa^ie e che imprimendo-
la chiamò enei ano libro la Zmccìb, tali é da notarsi che il />aaf nella tavola
oiwncisa alla 2arcai tease nn cau^sgo i£gU aeatiai om^téui • io essa mentovati da
Ini f ma non vi ammette fra loro il D^mtmcki , acciocché si venisse a capire, che
le tpene ff^^i «gK lo avea ibentovatOt non intendeva perciò di averlo onor^f . La
léira 'IflVettM' latina che si legge vw. $^ dei Frutti sopr allegati con quanto
magie mo a ia- è scritta contrai! Domenidà . tanto è lontano che ^U dal D§ni
in quelropera fesse molto lodato'.
a3- ■
■
ri Senese (libri Xll.\yln,l^inpR,ifl presso il Giolito i563,
tomi il. in S. edizione ll.\i) (aj. ■ - L. 8.
Lettere del araq JI|^aiiinetto Imperadore de' Turchi,
scritte a diversi Re^ Principi, Signori e Repubbliche,
non le Risposte loro, ridotte nella volgar lingua da Lo-
dovico Dolce, insieme :cóù le' Lettere di'Falaride. In
Vinegia presso il Giolito i563, in 8. {2)(b). 4-
Le Lettere di San Girolamo, tradotte da Gianfrance-
SCO Ceffi. Stanno fra ^li Scrittori ecclesiastici latini
volgarizssativ Ctaese Vili.: Capo vi.
Ci
9
(i)lQttj' il Figliucci no» si ohiahia sanese alla provensale^ ipa senese,
nome ìì^Tolornmei, che^ per detto del Cittadini nelle note mss. alle Bai^
taglie^àeì Muzio presso il sig. marchese Capponi^ fa il primo a chiamai^
si in tal gnisa.n Pigliucci a oneste Lettere diede il titolo di divine^ che
in i|uel bel tempo correa per le piazze a buon mercato.
(à) Darò fine a questi dne capi di lettere con accennare» che della ma-
niera di sigillarle ha scritto GiOTg^io Lungo prefetto della biblioteca am-
brogiana nel suo libro de *Anuli$ signatoriis antLpiorum^BìampaLto in Mif
tano da Pacifico Ponzio nel i6i5. i/i 8. , dove pur tratta della indigniti
di aprirle furtivamente, la quale a' capo ix. ei chiama nefariam et turpis-
simam,. Il Dolce dedica questo ultimo libro a Giantommaso Costanzo di
Cwri^ i cui maggiori da lui si fanno di un sangue stesso con quelli di
PfapoU.
• ■ ■
fa) II tomo I. a queste tiitere (a stàospato' dal Giùlif la prima volu nel i/4é.
e'I tomo II. nel i f 4S. io 8. Il Figiiucei nella dcdicaxione di esse al duca Cosimo » non
ancora grandaca , & Tclofiio del Ficino come del •» maggior uomo , che abbia msi
M afttto Fiorvu^tf e forse «el pia profondo platonico che sia stato'della scuoia acca-
H deroica per ino ai nostri tempi •
(è) Non sì sa chi abbia volganstate le dubbie Lettere di FaUnie» Il loro toU
garinarocato , £itto ht dal Giolito » sensa informarne del nome del loro inter-
prete • osci ia prima volta dalle sue ^stampe nel if4f* in 8. Egli dipòi le ani con
qacMe che cofrono sotto nome di Ménmìttto li* non meno saspatae di quelle di
FdUfide e le fece «olgarinare o correggere AtHDohe. Se ne ha un più vecchio
voigsriuamento di Banolommeù Foa\io fiorentino • Il quale però. trsslatoUe dalla
versione latina di FrsneeMeo Arenno e dedicate a Frdueesàù Baromcimt le pubbli*
co ia Firenze per ser Fratteesco Muonéecorsi e pei Antonio di Framceseo Ven^^
xidno nel Mcocoutizvi i u ai avsi. iB M*ffiìo '^^ 4* ediaione sagniu da qoaialM
altra» che qui non occorra di ÌBiento?ara (^)»
(*) N«n tar^ però male ài m^afevna fiitU» da eoi fò pteaaiiiita^ m èhm ai A mal t/^iiia^
4 lasaa ttAflipatora « • lQa|f« , ,^
GLASSE TERZA
LA POESIA
CAPO L
U Arte poetica.
XJa Poetica di Bernardino Daniello Lucchese, /m- Ven.
per Giovanni Antonio Niccolini 1 536. in 4* (^)- L« 6.
Della Poetica di Giangiorgio Tris^ino, Diviaioiii iv.
In Vicenza per Tolommeo Gianicolo i563. in fog:(b). sk^.
" - Divisione t« e ti. la Venezia per Andrea Arri^a^
bene i564* i^ 4* (0 (^)* ^^*
Della Poetica di Francesco Patrie] la Deca iiteriale
{eìfi Disputata ). In Ferrara per Vittorio Balchi i586.
tomi |I- voi. i. in 4' i^y 6«
(i) L% stampa di Vìcénsui dellt prime it. dÌTÌ«ioni è fatta con le n«»-
ve lettere, introdotte dal Trissino nell'alfabeto italiano: e qneste due al-
tre divisioni sono stampate in lettere correnti,
t (5) IJ, (i^Va 9h in ^iirati, libri iqUfr c^tì^p;^ /VMn^'» wp^e sos-
• • •
— • <
fia)llk«JiUsiia«JiI>HlL««àà^^Tia 4) diélopi* U J(l«wnp. aUktf
di Trìfon Gdh nelle ^ chiamato da lai sao dottiasiaw ^fWCiKaiei ri^cmceia %wm'
«mra s fàgioBiMooti atom toi hmiÈ^én nei laif» SOfra tutti postica dà<iNMQM.
SW/àM con !ihe saoi aipoti . Amànm t. J(Mo^a ìGjAriiAi .-^ ai iuù\ fsgiaaainafi
fii.Mli psocsdoiiMi a^ ^tro adito da i«ft.fli9lsa^al^lp|itèmtMi!^al4M«iaj essa
éeltìlasqoTb> éf€^m^ mn% iaaanreaaerQ^inMafhafafM^ iÌigiWMia-4fc/aiiai > A«i-
gl^'Fmlr ti BamdMo.Ldoiiffriéiù^'V open k da ini indwiilil a aaaasigiiof JiBérém
tfbèaitV^Matwo allora di Pad^fm e poi tasdiUala *
al^'anao sa osi dal^iaaihy/a (b aiaaipafa i* JS1ktfa|# qaaila PoÉtiia, che poi
«R>aè Jk altriib pie riitampau, m «ali. okiiaaAf ate ia VerMs con L'alirc
agaiappra» à a«si» aionaiiMot^ il i f ^ aè iè TSiaa aioda fmà asare l' aano i fé^.
assegnato le con grofsiiaimo errore dcFfaasaaéafc<.Pafgiaiaìagalaradi ^eméP0fémt
è TaTerci conserfate molte poesie di varia tcsisitara e maaiera, tolte dai poeti
«DCiakiwIgaii^Avaatidal TVÌMMa Mssaao:, dM fÌMsa aocb, avea di cpieat'arte
tratuco , se aon Dsnu e Anfmo di Tempo t ( pag. II.) i' aaall „ «piasi in una
^ medesima età oe scrìssero io liagna latina; ma io, dic'egU, ne fcrWerò nella
M nostra t«.
{e) Anche qait ma eoa minor Allo, va errato I' anno dell'impressione che nel
OMO esemplare è il i;6f«
a39
9opra la Poetica crìstoteUca (a*), aiceome fece di inìte le aiti e facoltà,
pasiando per novatore nelle eose letterarie» in rettorica, poetica, fìloao-
fia, e geometria. Fu egli amico di Ùlemente Vili, che da cardinale gli
scriTeya in latino; e in una lettera de'S. di Ottobre del 1S9T. lo ringra*
aia di ayergli dedicato il libte iciv. della PùM^bsmia, compreta nella snà
Nova de unit^ersis phihsophia^ stampata di carattere tondo Ftrrafiae 4-
pud Benedictnm Mammareilt^m 1591 . in fogl. e dedicata al pontefice Gre»
gorio XIV. Il loda molto per aver composta una filosofia* quae cum Chri-
stiana pietate congruere et convenite Udetur^ scartando tntté le altre. Lo
invita a Roma, o£Perendogli la propria casa: e in un*altra del tegnente
mese, dice di avere avuto ragionamento di Ini con Orazio Capponi^ e
trattato co' cardinali, e col papa Gregorio XIV. per farlo venire a lègget
filosofia nella sapienza di JliOm^. Appena eletto a sofnaio pontefice, il
eliiamò da Ferrara per farlo professore di filosofia platonica in ^esta n-
Diversità: e ci venne d'Aprile 1592. Il cardinal Beltarmini, prevenuta
a favor A* Aristotele, non approvò questa lettura, e la forza delle sue ra-
gioni si può riconoscere presso il Padre Jacopo Fuligatti accapo %r. nel-
la vita del cardinale. Intanto il Patrizj ebbe la cattedra, ma poi se ne morì
ai 7. di Febbrajo 1597. «^ome notò Niccolò Angelo Caferri, {Synthé-^
ma vetustatispag, 3i.) sbagliando però in chiamarlo da CUssa^ quando
ei fu da Ossero (i*). Nel pubblico studio di Ferrara vi spiegava Aristo^
tele, e con metodo opposto al praticato sino allora, impugnava i suoi li-
Cd*) TI fairìij titXiz prima di queste Deche ha tutt^'altro ia disegno e tatt' altro fa»
che rivolger sossùpra la Poetica Aristoteticdì mentre in cMa con apparato di tasta
emditìone ci dà notìaia degli antichi poeti, greci e latini, e de' loro poetai e ne
istruisce di tutte le cote, compagne e seguaci^ delle antiche poesie, dei varj loc
generi , delle loro specie diverse. Quanto alla Deca dispiaaia , sì avvera bensì it
giudicio dei nostro Prelato e sì conforma a quello che ne pronunziò Paolo Beni
nella Oru\ìoaè premessa alla sua Poetua pag. 7. ove dice ooti : Certe Franeiicns
Pdtritius iam multa notavii in Poeti , lam frequenter a Madia ac cateris explana^
toribns illis ditceuit\ tisane adeo varias torum opinione* & interpreta Uones excita^
M f ut verius ( ti ei credas) operam illi suam lusisse ^ quam poetica Arisiotelis
decreta illustrasse dicendisint. La prima Deca è dedicata dall* tutore a Lucrezia
d'Este^ sorella del duca Alfotuo IL di Ferrara e moglie del duca H prhinf
Francesco Maria il. e ia «uciau dedÌ€|2Ìoaa egli ci espone istoiicamtrtte ia i*
soretto le grandi obbligaatoai .che hanno le buone lettere* e fnassi piamente la poe-
sia italiana ai nriacipi Esiutsi^ Hfiùfìi^ ì/i Ferr4ra,$oif^ il, 4^cz.,£rcQle /. rinata
la scamca £er«k Commadit del :CoUemtK€\p e dell? Arie^to ; e^sotr^ U duca Srcqìc
IL per la Trétggdiiii Gioatt^t'Hta-Giraldi * Quiti pure risorse If ^tfrirf. pe^'ópe-
ra deli'^rrojiro, a vi fiasà Vepèfca, per sette {ó fiù tosto sei ) poeipl ^i^i^;» che
prodotti ri fiiroaa, è cosi ì'Arttpoftiaa.^t sette altri scrittofi^ cjhe ft VMfS^^'
reno. La Decm disputata parta mi froaie il noma di Ferr^ft^do ^^'Ht^^ l'VAjlF
di Guastalla e principe di Molfetta che di xv..anni,Kriv^va mfri^bilffi^Cjifì.&oMta,
taaaadb di 4ootinilo'(Wtsse41lì^ Aoailoila- questo stadio eccelier^iji^ U^q^Aai^ TI
PatH;^ iitaiiVia r^Mte
se qui riprodotto il prwie s<imi l€i^cÌ4iCAi*.i^«9ieaio pMififtaifo
Vi 1 i» i »
Discorso di Giasou de Nores iàtoroo a quei priacipj;
cagioni, e accrescimenti, che la'Goramedia,la Tragedia,
e '1 Poema eroico ricevono dalla Filosofia morale e civi-
le e da* Governatoli delle Repubbliche» In Padova per
Paolo Mejetti 1587. i/»8. (a^. L. 6.
- - La Poetica (parti tre, I. della Tragedia, II. del Poe-
ma eroico. III. della Commedia}. In Padova per Paolo
Mejetti i588. 1/^4* (^)* ^^•
bri, talché per questo capo i devoti à^ArìstotUe^ ai quali aderisce VEri»
treo nella Pinacoteca I. il guardavano di mal occhio. Il Tuono (Xi&. /•
^. D. 1S73.) ne di contessa ne' comentarj della sua propria vita, essenr
^o stato a que' tempi in Ferrar».
(i) Il Nores nel bel principio del capo I. professa di continuare in
questa sua Poetica ciò, che avea cominciato a trattare nell'antecedente
discorso» che fu l'origine de' contrasti intorno alla tragicomedia del Gko-
rìmj allora non peranche uscita in luce^ mentre il Nores generalmente
impugnò le tragicommeMe pastorali. Nella prefazione del libro, da lui
dedicato all'abate Girolamo Conte Martinengo (fogl. 18. a.) loda il Fi^
do Amante^ poema di Curzio Gonzaga, il Goffredo del Tasso, V Elettra^
tragedia dal nostro Erasmo di Valvasone, la Semiramide di Muzio Man^
fredi, YErifile di Vincenzo Giusti da Udine e VEudossia di Attilio Bai"
lantini. Non sono queste tre ultime nella DramaturpaAélV Allacci; on-
de può essere, che non sieno stampate (b*): e in fatti il Nores dice in
genere di questi poemi, che di ,, breve usciranno ,, siccome realmente ne
uscirono alcuni; ma non tutti, che io sappia.
(a) Là formi del libro è in f. oon io S. Il dottore CieHàicolò Panniwdri Fer-
rarese Iafd6 scritto nelle sae postille mss a'ie Lettere dei Gtutrìni , tao intimo
tmico, Goalmente il Nores fa indotto a scrifercil suddetto Discorso cotittt ti Pd»
storfdo oa Sperone Speroni, nella cai aatoriti egli stesso confèssa nella dedicato-
ne della saa Apologia cbe assai confidava/ e però se lo credette il Guerini.
Qaal ci^ione avesse potato alienar Tanimo dello Speroni dell' amiciaia , che prima
svca col Gmarins , parmi che si raccolga da «na lettera di Quésto a lui ( Lett. par-
ie /• pag. i| edit. II. tff4.), nella quale egli proccuia di giustificarsi dà certa
Ministra voce , per la quale era auto dato a crc«lese atta .irrisili cIm il Guarini
parlando della Caneee, avette asserito che all' autore di essa n u^Mi era bastato
ranimo di fàire i Cori,^. La lettera è concepita e stesa io ouaiera da poter di»
legnare ogni ombra dall'animo dello Speronii ma di certe siaistre impressioni,
che toccan sul vivo, alle quali una volta si è prestata credensa, massimamente
dalle persone di sapere e di ^rido dificilmente si scacciano i priou stucchi , e
Eoa mai bene si saldano le cicatrici •
(^ La Sétmirsmide p Semirrnmis. tragedia di Mufio Manfredi^ benché noti
iMUtovata nella Dramimmittrgia ( che cosi va scritto e cosi scrisse V Allacci ) è stata
oon solo.sumpata ma, ristampata ancora ed è una di quelle che fino a' nostri
giorni onorano U Teatro itaIUàù •> Il beilo e gtasioso ai è cbe Monsignore , di-
menticatosi <fi quanto oui lasciò scritto, in altro luogo ce la À per bnosa «
stampau, a oc dta rcdn^ooe A Bergamo 1$$^. f pag. 494. )
a4i
L'Arte poetica di ( Sebastiano ) Antonio Minturno
(Vescovo di Ugento, libri IV, ) In Venezia per Gios^anni
Andrea Valvassori i564« in 4* (i)^^^O* L. 8.
L^Arte poetica del Muzio Giustinopolitano libri UT.
In Vinegiaper Gabriello Qiolito x55i.m8. {p)(b). 6»
(i) Il Minturno scrìsse ancora in latino lìbrì vi. de Poeta in dialogo,
da lui dedicati a Girolamo Ruscelli, con indirizzare ad Ettore Pignatelli
duca di Monteleone ( Vìbonensium in latino) tutta l'opera, stampata in
Venezia da Francesco Rampazetto nel 1559. ^^ 4* l^ovandosi al conci-
lio di Trento^ dedicò Tarte poetica airaccademia Laria di Como^ con di«
acorso, in cui tratta delle accademie d'Italia risto tatrict-d-elle lettere.
(a) Questa poetica in versi sciolti, de' quali il Muzio fu parziale^ co-
me si vede ancora dalle sue egloghe {Lezionipag. 647* 648.), vien loda-
ta dal Varchi {Lib. I.fol. 70. a.). Per qualche poco di saggio della me-
desima riporterò alcuni versi, che trattano della lingua toscana de' lette-
rati, al senso del qual saggio si accosta il Dati nell' obbligo di ben par-
lare la propria lingua.
Né di molti di lor, che han pianto in fasce
In riva al fiume, che toscana infiora^
Lodo ^opinion. Fra lor non manca y
Chi si crede d'aver col primo latte
ebbe oome Aziome e di casato (n Sebastiani . Montigaore ^li
: qai l'ano e rakro, e però in luogo di dire Antonio Sebasuz*
mi Mintnmot lo chitoii Set astiano Antonio Mintnmo. Poteva por egli tgevolmeii*
te saperlo dalla maaiera » eoo coi il Minturae . nome da lai adottato io g^azi^
della soa patria si aomina nella dedicaxiooe , che h al Rusctlli dei saoi libri i^
Poetai Antonius Sehustianus Mintumiu* Nella tavola posta io fine dell' Eloqnetr
Xa è però corretto Io sbaglio.
{h) Per ammaestraoieato di chi noi sa doveva avvertir qui il Fontanìnit che
qaest' Arte poetica del Mu^io ooo costi taisce un librò da per sé , ma sta con le
altre Rime di fai impresse io detto anno dal Giolito* Qoest'opera è ona delle
migliori, che siaoo uscite dalla felice penna del Mu^io e contiene molti insegna*
menti , degni d' esser più in vista agli stodiosi delia volgar poesia . Nel libro L
parlando dei Boccaccio (pag 75* )< ^'^^ ^^^
. • • . molle volte sciolto
Da oomeri di rime, k jpiè ppeta»
Che quando a p'ietar si mette in rima •
Vi loda altamente la Coltivazione dì Lui^ Alamanni ( pag. 74. ) ,
Cui rimesso ha Silvano e Ciparisso ,
La veuoaa Pomona, e '1 padre Bacco t
Il dìo d'Arcadia e Cerere e Vertnnno
E piante e viti e gregge e biade et orti •
K poi soggiunge, che il poema epico non era stato ancora degnamente trattato (ivi):
Né infino ad ora a la tromba di marte
Post' ha la bocca alcun eoo pieno spirte ;
(*) Nel G*falo^o Saliceti riportati an'altra edision^ di quatto Uhro fatta dallo ttetto
Vahatsori il i563. in S. colle poitillo del dottor VaUastorL
Tom. t. . S3
(4) Il Minturno
e confonde
. Della, Imitazione poetica di Bernardino Partenio ( da
Beati d'eloquenza i chiari fonti,
E forte yan però talor men emiri.
Siccome a' greci» e uccome a'iarini
Nascere assai non fa greci, o latini.
Così non baéta il nascimento tosco.
La beltà» la nettessa delle lingue
Si conserva tra i libri, e da scrittori
Scriver sMmpara, e non da vulgo errante.
Quel che cantò i pastor, le ville, e Tarme;
Colni^ che scrisse Tarte, che ora io sccivo,
E gli amanti di Lesbia e di Corinna
Non far Romani, e la lingua di Roma
Illustrar più, che i cittadin del Tebro.
£ per tacer degli altri « qual latino
E' più latin di chi col falso eunuco
Fé la beffa all'amico di Trasone f
E chi ne die costuif non latin suolo,
Non italica piaggia, e non Europa ;
Ha l'orgoglioso Bagrada, e la terra.
Dal mare e dal vol^r da noi divisa.
E chianqae de'ndftri t! inon de KsHne
Volta ha la mente» parioi esiere intento
Al dilettar le Temine e la plebe.
I^sre che tacitameote ani panga V Ariosto « al quale però ds il primo seggio nelle
commedie: te pare chiamandole uidme non ha io mira quelle del Memivogiio f
a frt$co allora stampate: (pag. 7).)
A me piace lo ftil del ferrarese,
10 ch'egli Krisie Tuhime commedie.
.Ma corìosa nociua è quella che egli ci dà di uat Fd9oU uenUd ^ compofta da
^Mrélio Tergetio sao paesano « prelaco della corte romana e fratello dei due ve»
scoti apostati « Pietro Pdoto e Glàmbatistd^ l'ano di CéPodUtria e Taltro di Po*
l#: il quale Aurelio mori io Ronu cattolico nel fiore dell'età sas; e (a baca ri*
«latore , come si vede dalle poc|i6 cote che di lai et sono rlmsste* Ls detta /«•
ifoU scenica era divisa in £ atti e si reciu? a in due sere di wtg^t^ , eoa gran
concorso ed applaafo: ^ifi^
11 mio Vergerlo gii felicemente
Con Oda s<Ma &vola due fiotti
Tenne lo spettator più volte intento .
Chiadean cinque e cinqnc atti gli accidenti
Di dae giornate : e^l quinto» ch'era in prima »
Poiché area 1 caso e gli animi totpeti»
Chindea fa scena ed ammorsava i lami.
Il popolo infiammato dal diletto
Ne stava il giorno che veniva appresso»
Bramando '1 fuoco de^ secondi torchi •
Quindi correa la calci a tutti i seg^ »
Vaga del fine et a pena soffriva
D*aspettsr cb'skri ae levasse i relt.
SpiHmbergo* ììhtì V. )• Ih Finegia presso il Giolito i56o.
Ragionamento dì Agnolo Segni sopra le cose perti-
nenti alla Foetìca. In Firenze per Giorgio Marescotti
i58i.m8. 8.
Dialoghi di Alessandro Lionardi, della Invenzione
poetica, e insieme di qaanto all'istoria, e airoratoria
appartiene, e del modo di finger la favola (Dialoghili.).
In Venezia per Plinio Pietrasanta i554- in^ (d). j\.
Lezioni del Varchi sopra materie poetiche. Stanno
nella Glasse VII. Capo II. 6.
La Topica poetica di Giovanni Andrea Gilio% In Vé^
neziaper Orazio dé^ Gobbi i58o.i/» 4- (^)"
(i) Il ParteniOj autore di molte opere, prese il soprannome di Spilim»
hergiOy come nativo della nobil terra di Spilimhergo in Friuli lungo il fia«
me Tagliitmenio; donde ha il nome l'antica famiglia de'feudatarj del luo-
go (a*). Questo libro, prima diretto dal Partenio a Melchiorre Biglia mi*
lanese, fu poi da lui medesimo traslatato in latino {è*)f e dedicato con na'
elegia in latino airimperadore Massimigliano II. in Venezia per Lodo^
vico Avcmzi iS65. in 4«> ^^ amendne i testi si leggono esempj volgari e
latini. L*operaè in dialogo, ove parlano Triffon Gabriello^ il Trissino^^
Paolo Manuzio y e Francesco Luigini da Udine (e*). Agnolo Segni nella
prima delle seguenti sue lezioni tratta pure dtìì Imitazione poetica.
(a*) CHsrianó Daumio ti ride di Gioifannì Manto Tostane e di Ciano Crutefà
per aver pòiti i versi latini dei Parttnio{Struvii Atte litttraria Tom. h Fame^
Vii, pag, 70.) tri quelK de* Petti italiani • svendo lui votato €re«ltffe pie tossai
che a toro» t Gasptro Bartio, clie lo s?ea già spacciato per potta ttdtscOf ìn-f
dotto a tal credeazs dal soprannome di Spiltmbtrgìo • Menta il Danmio che altri
si rida di lai.
(b*) li testo latino dei Parttnio non è una semplice traduzione dell' ii^liino»
ma nocabilmente è in più luoghi variato e accresciuto» tanto nei ragionamenti ;
quanto negli esemjpj latini e volgari che ▼{ sono ciuti. ^ •'
^ (<^) E snche Girolamo Ptrro e Girolamo di Francesco Quirini , gencilnomi*
ni veneziani. Il Parttnio fu provTÌsionsto dall' accademia o/iarpì^^ di Fictnia: M
che eòa hd s! rallegra Paolo Manuzio in una lettera del dì zz. di Marno isti*
(i) Il Lionardit che fii gentiluomo padorano, dedica questi suoi Dtéltghi a
Ginlio III, che poco prima era stato creato a sommo pontence, e la dedicazione è
accompagnata da un sonetto dello stesso autore, il quale valse assai nella volgar
poasìal, essendofi di lui alle stampe due libri di Mmt (lì L in Vtnt\ia al segno
é^lCrifie XJ47. in S. Il IL presso il Giolito iffo. in S. ) che in questa Biblié>^
itta Italiana non s^no stati rammemorati • Nei due Dialoghi parlano Marcante^
9Ù0 Ctnéwà t io Spshni. ai qpali nel Dialogo L si sggiftgae per terzo il vesecf»
▼o di BlnAni { &tdle Parigieni ) e nel //. monsIgnor^^/Ya^ro Btmbo •
(e) Il ane nel hontispizio si dice da Fahrieno , dei cui' pregi;, come di cittì
nobile» benché priva di vescovo eg^ ragiona ampiamente id «a san Discorse, ove
fi44
Ragionamento della Poesia^ di Bernardo Tasso. In FU
negia presso il Giolito i56f;b. in 4- (a)« L. 6,
Del proprio e ultimato Fine del Poeta, trattato di Fu-
hìioFoateinB,. In Berg. per Cornino Ventura lòiS. in /^ 5.
Dialogo del Furor poetico di Girolamo Frachetta ( da
Rovigo). In Padova per Lorenzo Pasquati i58i. in
4^(1) (b). 4.
Della Poesia rappresentativa, e del modo di rappre-
sentare le Favole sceniche. Discorso di Angelo Inge«
gneri. In Ferrara per Vittorio Baldini iSgS. in 4- 3.
Discorsi poetici di Faustino Summo Padovano, ne*
quali si discorrono le più principali quistioni di Poesia,
e si dichiarano molti luoghi dubhj, e difficili intorno
alParte del poetare, secondo la mente dì Aristotele, di
(i) Con la Città felice di Francesco Patri»/ vi è un tuo ^scorso della
^genita de* furori poetici {pa. 53.), e tra le Orazioni di Lormuso Giaoo^
jmni vi è pure un discorso del furor poetico : e vi è aacont l'ottavo tra
qaéììì Ai Faustino Summo. Giammario Verdizzotti' ifwwsino tcritse al«
tteA an poemetto latino de furore poetico^ intitolato Genius, da lui di-
retto a Claudio Cornelio Frangipane^ e stampato in Venezia nel 157S.
in 4* sensa nome di stampatore.
■
OB non Toigtrc cradiiioiie ts ricercando, cofs sia citii^ urte tsolonia ^ mu*
m^Ìfio,tt. t qn^to^ Discorsfx sta distro a doc suoi Ùiéiloglu ( psg. x&|. ) io di.
VMsa materia tltsnpsti iti Camerino per Antonio Giojoso 1564. in 4. A lui non
è issuto di esaltar Is saa patria col saddette Discorso 9 die sncora in fine della
foa Topicehz Tolato Mogqi^rizxarla col darle tre brave rimatrici , Tirenti a' tem-
J*i dsl Petrarca • cioè Leonora dei conti della Cenga » Ortensia di Guglielmo e
Ma Chiavelli, delle ^aaU vi si leggono z. sonetti » a dir Tcro, beUissimi e che
fembrsno luciti tatti di una baccia e scritti nel secolo del medesimo Gilio •
(a) Fa recluto da loi dae anni prima nell'accademia vemei^iMnat della quale
egli era segretario con onoreyqle annao assegnamento* Ella in pochi anni si spcn-
18» e a lai convenne cercar altronde il sao ritto •
. {h) Quando il Frachetta pubblicò questo Dialogo in Valeva , era in età che
non trapassava , anzi appena arrivava il zzi* anno • Lo indìrixxò al famoso Lsàgi
Zollino che poi fu ? escovo di Belluno . GÌ' interlocutori del Dialogo » in cui egli
ancora entra a ragionare , sono Giambatista Fona e Luigji Prati veronesi e Pro»
spero Bernardo da Montagnana, tutti allora studenti in quella università* Il no-
stro Monsignore nomina qui alenili trattati di diversi intorno a) furore poetico , e
più sotto di altri £é ria>rdanza intorno alle commedie e tragedie in prosa » i quali
fier Is ipagjpor parte son registrati nel liV* ti* édComenta^ del. Crescimhenit di
cui bene .spesso ^liba saputo bsfi b^oà^uso» sena' aver ìm qpat^.di citarlo ; e lo
etssso j^otrei dire aver lui praticato con altri» benché ad essi^, quando gli si
prsseatt V oppor (unite » non si mostri molto fiirorcTole.
Platone, e di altri buoni autori. In Padova per France^
SCO Bolzetta i6oo. in 4* L* ^»
-- Risposta in difesa del Metro nelle Poesie, e ne*
Poemi, e in particolare nelle Tragedie, e Commedie con*
tra il parere di Paolo Beni. In Padova presso il Bolzet^
ta 1601. in 4- (i). 5.
Discorso di Agostino Michele, in cui contro alla opi-
nione di tutti i più illustri scrittori dell'Arte poetica,
chiaramente si dimostra, come si possono scrivere con
molta lode le Commedie eie Tragedie in prosa, e di mol-
ti precetti di tal arte copiosamente si ragiona. In Vene-
ffiaper Giambatista Ciotti iSqi^. in 4* (^)* 5*
Discorsi di GiambatistaGiraldi Gintio intorno al com-
porre de' Romanzi, delle Commedie, e delle Tragedie,
e di altre maniere di Poesie. In Vìnegia presso il Gioii-'
to i554- in 4* (3). 5*
(i) Il Swnmo qui prende a impugnare una iBsputazione latina del Beni,
(a) Dell« commedie e tragedie in prosa tcrisse ancora il Stimma nel
discorso IX. (a*), il Nisiett nel volume III.proginna8mo46«e-d'ai7iia/i->
sta Filippo GhirardelU nella Difesa del suo Costantino^ tragedia in prosa.
(3) In fine di questo libro, dedicato dall'autore al duca Ercole II» so*
gliono ritrovarsi a parte due lettere poco amichevoli, d'altra stampa, ohe
è di Ferrara^ passate tra il Girahùy e il Pigna ib*)t pretendendo quegli ,
che il secondo già suo scolare avesse da lui tolta, senza parlarne, la ma-
teria del seguente suo libro sopra il' medesimo argomento; laonde esso
Giraldi in principio de^suoi Discorsi^ diretti al Pigna vi mise questo e-
pigramma:
Cynthius Jo. Baptista Oyraldus
Jo. Baptistae Pìgnae discipulo optimo atque carissimo.
Quae docui, dum tepuerwn super ardua Cyrrhae
Perduri^ laurique dedi recubare sub umbra;
Et firmare animum, sacrasque efontibus undas
Haurìre Aonidum, et Phoebi penetrare recessus,
Unde tibiflores legeres, et serta parares,
(à*) Il diseorsù ix. del Smmmo i intorno al JFarsr peitÌ€o\ QaeUo't in cai
trstu delle Commtiii e Tregiiis ia pre$€ • è *l discorse ViiL
(h^) Non das , ms srt sono le httert , che sogliono trof arsi a parte dietro q«sr
Discorsi del Giraldi . cioè /s# di lai al PigmM e mnm del PigM al arMi, intorno
al qnale siegae il Femtmeim a dir molte cose non vere^ non meno che intorno d
Piinéi ; flit perchè qaeste cose con molte altre si legnino fortemente e incontra-
stÉbilmente confiitate dal sig. Bermd nella parte II. della issa Diftss dsgU
scriiiori fsrrensi { pagi iif • e segg. ) io mi dispcaseck volentieri dal dirne eltfo.
a46
I Romaiuì di Griambatista Pigna al S. Donno Luigi da
Este Vescovo di Ferrara^ divisi in libri III. ne* quali del-
la Poesia e della vita deirAiiosto con nuovo modo si
tratta. In Vìnegia per Vincenzio Valgrisi i554- in^* L- 7*
- - Gli Eroici ( libri III. ) In Vinegia presso il Giolito
i56i. in 4* 4*
Discorso di Torquato Tasso dell'Arte poetica, e in
particolare del Poema eroico ( libri IIL ) e il primo li<^
Quae cupìunt omnes^ laudìs quos excìtat ardor^
Nunc etiam offerimuSj parvo coUecta libello;
Ipsa tibi tongum ui Cynthi testentur amorem.
Tu grato cape. dona animo. Sit gratia tantum
Ista relata mihi: nìl te ultra ^ Pigna ^ reposco.
Il Pigna all'opposto s'innoltra a dare del plagiario delle cote sue al prò*
pirio maestro, indirizsando a 1>. Luigi da Èste il suo libro, stampato nell'
anno stesso dell'altro {pag. 4-)* ^^ perchè il Pigna^ emulo del GiruitU,
e delle qualità rappresentate dal Tasso in persona à' Alito nel ano Qof^
frodo ^ prevaleva appresso alla morte del duca Ercole II. in corte del du-
ca Alfonso li. di lui figliuolo, il Giraldi risolvette (Difesa I. di Coma^
ciào pag. 43.) col pretesto delle troppe fatiche negl'impieghi di segreta*-
rio ducale e di pubblico professore, di liberarsene, portandosi col favo^
re del duca Emanuel Filiberto di Sai^oja a legger VArte oratoria nella
nuova accademia di ilfo/»£/o(^l (in latino Mons regaUs) dove stampò i
auoi Ecatommiti, Indi passò allo studio di Torino, e di qui il senato di
Milano il condusse iu quel di Pavia. Parla di ciò Lucca Contile nel /Za*
gionamento delle imprese degli accademici affidati di PaQia (p. 126.), do«
▼0 il Giraldi si trovava nell'anno i574* onde non può esser morto in Fer*
rara nel 1573. come altri ha scritto ( Istoria di Ferrara di Agostino Fau^
stini libro II. pag. 6i.). Il Pigna morì nel 1575. . E allora il Giraldi sa-»
rà tornato alla patria, e poi quivi morto ancor egli (a*).
(a*) Quando il C^/fiiV^ start Krircado il suo Ragionameiuo q1^ fa cercameate
cjaalche anno avanti il Xf74. in cui fini, non che di scriferlo* di stamparlo, il
Ciraldi era in vita e però di lui il ConiiU formò l'elogio , come di persona as-
cerà vivente • Quando pei nel Maggio del i f 74. il Contile diede fiiora il suo Libro
il Giraldi che per le sue gravi malattie , delle quali parla anche il ContiU . era
suto costretto a partir di Pavia e t ritirarsi in Ferrara avea già finito di vivere,
la cui morte essendo quivi seguita negli ultimi giorni dell'anno antecedente if7|'
S'.ContiU fkt giunse tardi l'avviso e aoa fa io tempo di riferirne la perdita neli'
ogio ai lui , per esterne tirati i fogli dtUa scampa e però Usciollo correi-e « co*
me stavii di prima.. Anche sa qaeKi particolari leggasi la savia Difesa .del sig
fi^roiti.t qui coii^Iiidarò tfelamcnte col dire,* chu seiio . p ersaaso. iaicramente ,
Ìhe il QftaUi mancato: negli «Itimi giorni del iff|.. premali «1 Pigna , il qaale
ai di vivere ai cv« di Novembre m t|7^f. onda -Sttafisae^^nisMaB^ rasserziooe
del Fausìiei e dagli altri e va a terra quella che di freato i iM|ca mcaas ia caii^
paid^ Monsigoore.
a4r
bro* delle Lettere intorno alla Gerusalemme liberata.
la Fenezia a istanza di Giulio Vassalini 15&7. in^ (*). L.Sy
- - Discorsi del Poema eroico (libri VI.) In Napoli per
lo Stiglio la in 4* senza anno (i).
Il Gonzaga, ovvero del Poema eroico. Dialoga di An-
saldo Geba« In Genopa per Giuseppe Fanoni i6i2.f. io
(i) Essendo questi discorsi dedicati al cardinal Pietro Aldohrandini dal
Tasso^ ritornato a Roma la sesta volta nella primavera del iS^a. secon-
do il marchete GiambiUista Manso nella saa vita al n. io8. dopo aver
dedicato nel iSoS. il suo poema della Gerusalemme conquistata al cardia
aal Cintio AldobrmnJini^ di qui ne viene, che essi discorsi uscirono in lu-
ce nel i594- (^^)« ® ciò risulta dalle sue lettere (pag. 1^9. i5o. ediz. di
Praga)'y essendo poi morto il Tasso nel 1695. Vi è ancora la Ca^^alletta^
Dialogo della poesia toscana y così intitolato da Orsina Cawilletta^ in-
trodotta a parlar nel dialogo y dedicato a Cristoforo Tasso: e queste ope-
re sono tutte insieme nel tomo IV. deìVtdìmìone ài Firenze^ msi^ giusta
Tuso ordinario delie ristampe senza le dedicatorie, e le prefazioni; onde
per questo capo vengono a rendersi necessarie le prime stampe^ che le ri>
tengono. Bernardo Moneta^ o Monnoie in francese, nella sua ristampa
dei GiudicJ del Baillet^ tomo III. pag. i55* dell'edizione di Am$teràam
1725. m 8. , sostiene, però vanamente, non avere il suo Baillet confuso
il trattato del poema eroico del Tasso con la sua Cavalletta^ zoologo del*
ìa poesia toscana) ma poi non avvertisce, che il Tasso qui nel dialogo
non tratta àt\ poema eroico, ma àéìlsipoesia in genere. Dice ancora , chò
il Baillet noti fa altro, che riportare i giwEcj degli altri • E pure è assai
chiaro^ che spesso vi porta i suoi proprj, rigettando quelli degli altri quan^
do gli pare e piace. Il Moneta stesso nella prefazione al tomo Vili. Pat^
te I. pag. 5. dice male della prosopopea del Baillet nel giudicare. Io so
però di certo, che il Moneta si era pentito di avere scritte sì fatte inezie,
avendomelo egli stesso fatto sapere.
(2) Parlano in questo Dialogo Scipion Gonzaga^ Prospero Martiner^
gOy e Torquato Tasso.
{éfi) Gntio e Pietro ÀldohtAitdim , frirei cugini , erano stari ereati e pnbbiicav
ti cardinali i^cl medesimo j^iorno da papa demente Vili, loro lio • Eglino a det-
to del ^tfirio • andavano aga^a in usar ti Tdiso dioMitriaioai di atfcttoe ioproc»
curarsi dì avere ìi pciaio luogo nella benefoleota ^c stima ili iiii • li Tasso dedi»
co al cardinal Cijiti», da cui era state cbianiatoa Roma ^ la laa Gerusaiemmo
conquistata e volendo par dare qualche segno dì sua riconoscenza anche al cardi-
nal Piatto, mandò a stampale in Napoli i suoi Ditconk dei potnà eroico e seb*
bene dice il Masso , seguito dal Footanini , che egli li dedicò a onesto cardinal
i<« il &t«»si è« ckt «emendo di spiacecc eoa quesu dedicaiiMie al cardinal Cì»-
(*) Oiamhoiiitta JLieini of««» •ta«ip«T« ^««fti «r# Disc^rn taaMopuCa a«U'Mator«»cW
molro di tml evia enieetonii « ^«AkuUì «1 ttf.JTefpfQJia GomMmgm ia orni f U avtTa arali»
Rinovazione delPantica Tragedia, e difesa del Grispo
^Tragedia latina del Padre Bernardino Stefonio Oesui-
ta ) Discorsi del Padre Tarquinio 6alluzzij//i Roma neU
la Stamperia Vaticana i633. in 4* L- S*
La Veronica, o del Sonetto, Dialogo di Vincenzio Bei-
prato. InGenopa perGirolamo Bartoli i58^. in^. (i).
Istituzioni di Mario Equicola al comporre in ogni sor-
te di Rima della lingua volgare. In Milano i54i« in 4*
senza Stampatore (a). 4*
La Nuova Poesìa Toscana di Claudio Tolomeì^ di. cui
parla il Varchi nelle Lezioni pag. 649* e il Conte Mat^
tea di San Martino nelle sue osservazioni, stampate in
Roma dai fratelli Oorici i555« in 8. pag. 186. si troverà
nella Glasse VIL Gap. XIIL
L'Eridano in nuovo verso eroico, di Francesco Patri-
zio, co' sostentamenti del detto verso. In Ferrara per
Francesco de^ Rossi da Valenza 1557. in 4« (3). io.
(i)'La stampa, che qaesto Bartoli tenne anche in Paula, è tqnda, e
molto bella.
(2) Marco Sabino col mezzo di Francesco Calvo facendo uscir questo
libro, lo dedica a Uberto Strozzi mantovano, rammemorando l'accade-
mia, che in casa sua, consecrata alle muse, teneasi in Roma dove quasi
ogni giorno faceano il lor concistoro il Bernif il MaurOf il Casa, Lelio
CapilupOf il Firenzuola, Gianfrancesco Bini^ il Giovi o Giova da Lucca^
e molti altri. Questa lettera manca nell'edizione II. di Venezia presso
Sigismondo Bordogna del i55S. in ^.\e ancora vi si vede scambiato il ti*
tolo d'Istituzioni in quello d'Introduzione.
(3) Questo verso eroico, dal Patrizio chiamato nuovo , e patriziana da
Ascanio Persio, come si disse addietro, quasi da lui fosse inventato, non
è già nuovo, ma antico, e usato sino a' tempi del Beato Jacopone, e di
Bajamonte Tìepolo, suo coetaneo in principio del secolo XIV. onde può
dirsi, che il metro venga dal secolo antecedente. Egli si spezza e tronca
tie, non pose né io fronte del libro « né ti di sopra 'della ktteri il nome di aU
cimo di loro , ma solo vi disse , Al cardinal Aldobrandino , e la stese con tale ar-
tificio che ella poteva all' ano ed alKaltro eoa? enir bene ogaalmente (*) •
(^) Il 7a«f • dopo d'aTere amplUtx ed acereteiati fino a tei libri ì tre Diseorti del Poema
•roico indirisa^rli rolea allo ttetio sif. éeipiono Gonxaga» cai g-ià aTOva i tre primi de-
dicati il Ificino, ma perohi ^aegli aUorquando fa il libro ttampato in Napoli» cioè nel
l594'P^^ non TÌTea« Torquato, eoa lettera particolare dediooUi al eardinale Aldobrandi-
nip ed è, come ce neavTerte il Sorassl» una faUa anppotisione onella dello Z^no, cbe^con
^esta dedioatione intendette di laiÌB|^are amendae i cardinali nipoti» mentre l'altro li
•kUmaTa i. Giorgio^ e appunto aotto fuetto nomo (riBdirìsia il Dimlogo dolio Improso.
Il Bottrigaro, ovvero dèi nuovo verso EnneasilUbo,
Dialogo di Ciro Spontone. In Verona per Girolamo Dir
scepolo i58o. in 4- {i)(a). \^ 5.
Discorso delle ragioni del numero del verso Italiano,
di Lodovico Zuccolo. In Yenezia presso Marco Ginam-
mi i6f25. i/i 4- r^/ 3.
nel mezzo^ essendo di xiii. sìllabe; ma percliè non riesca tfoppo duro h
nojoso, bisogna avvertire, che il troncamento vada a cadere quasi tra df-
na parola e l'altra, e non sulla parola stessa. Darò qiii per saggio il pri-
mo Terso di questo stesso poema dell' £nd!ia/io:
O sacro Apollo tu^ che prima in me spirasti.
Il verso in sustanza è alla francese, e se ne compiacque il Martelli bolo-
gnese nelle sue tragedie, però senza saperne l'origine dà me accennata-*
gli poco prima della sua morte. LiUgi Alamanni inventò un'altra sorta
di verso sdrucciolo di sillabe xvi. usandolo nella sua F/ora, Commedia,
la quale inseriremo più avanti. Per saggio serva il primo verso dell'At*
to I. Scena I.
E' mi conviene ogni mese, come or, venire a rendere.
Niuna di queste due maniere di versi ha punto che /are con quella^che
il Tolommei tentò d'introdurre; ma per quanto risulta dalle sue lettere
{Libro VII. pag, 209. ediz. /.), con poco applauso, particolarmente di
Trifon Gabriello. II Patrizj dice, che il Tolommei prese la via del tempo^
ed egli quella dell'armonia. Esso Patrizj nel discorso, che segue, diret*
lo al cardinal d'Este, cita i suoi dialoghi della musica poetica, non istam*
pati, per quanto io ne sappia. • •
(1) Si trovano libri stampati da questo Girolamo Discepolo anche in
Viterbo.
{a) Anche qoì h fallato ranno della edizione, il qaale fa il ift^. in coi fo
Spontone dedicò questo suo Dialogo a Ranuccio Farnese principe e poi daca di
Parma . Il titolo è preso dal cognome di Ercole Bottrigaro caTalier bolognese , il
quale vi è introdotto non già come interlocutore , oa come ritro? atorc. del ouo»
?o Terso EneasilUbo dallo Spontone qui esaminato. Vi si cita pag» if« ttoa.-comr
media di lui , tratta da una di Plauto e intitolata , il Mercatante • scritta in verti
tronchi o da io. sillabe, U quale noa soche sia stampata- Di esso Bottrigaro %t^
fira l'altre mie una medaglia di bronzo, con la testa di lui da una parte e aaa
collana al petto e ?i si legge all'in tórno ;
Hercules Buttrigarius Sacr Lattr*
Au. Mil. Aur.
e dall' altra, una Sfera , un Melone (suo istrumcnto da musica) una iqtutiféi^
un compasso e una tavolo^a , col motto : * - i
hec Has Quàsisse Satis .
Era ^li versato nell'arti da quegl'istrumenti simboleggiate. . v .
(^) Il Ginammi stampò questo libro nel i6t). e ia tal anno è segnata snchcla
dedicazione del ZifCfo/o che fa accademico Fi/o^dutf à\^ Faenza ^ ^Alnmo^em\Ì9
Massimi fcscoYo di Bertinoro e nuncio apostolico al re di Spagna, nella quale,
asserisce di essere stato mosso a discorrer sopra questo- soggetto da Antonia Bm
Tom. i. 34
Di Tre manieredi verso sdrucciolo, Discorso di Pier
della Valle, nelPAccademia degli Umoristi il Fantasti-
co, detto nella stessa Accademia ai xx. di Novembre
del i633. In Roma presso Pìerantonio Facciotti i634«
in 4* (0 (^)^ ^- 4*
(i) Per prova della riuscita di queste maniere di versi, vi è in fine un
sonetto di Gaspero Salviani, e due di Niccolò. Villani, Il presente opu-
scolo da Jacopo Filippo Camola fu dedicato a Domenico Molino gentil-
uomo veneziano, il quale avendone mandata copia al cavaliere Virginio
Forza, giureconsulto e storico udinese, per sentirne il giudinio del cava-
liere Fra Ciro signore di Pers^ quseti lo spiegò con una bella lettera al
Forza. Il Valle, che da*suoi viaggi orientali fu detto il Pellegrino, portò
a Poma il famoso codice del Pentateuco (Exercitatio I. in Pentateu^
chum cap. I. num. \iJ. pag. io.)> unico in Europa, charactere et lingua
samaritanum, secondo Giovanni Morino, a cui fu mandato sino a Parigi
dal Valle con patto di restituzione. Se ne parla nella vita di Niccolò
Claudio Fabrizio Peireskio, composta da Pietro Ga^sendo, e nelle lettere
del Morino^ col titolo di Antiquitates Ecclesiae orientatisi pubblicate
in Londra da Giorgio Wels nel i68a. in 8. {Lib. Vl.pag. zzì. aSp.); e
poi con quello di Monumenta epistolica variorum, e col nome del padre
(Dionigi) Amelote dell' Oratorio diFra/ic/a^di nuovo impresse in Leida
presso Baldovino Vanderaa nel 1699. pure in 8.. Tra queste lettere ne
sono diverse latine del Valle al Morino con le risposte: e altre sue a Ba-
stiano TengnageliOy biliotecario imperiale, furono pubblicate da Pietro
Lambecio^*) {Biblioth. Caesarea tom,J,pag. i85. -^tom. III.p. 33a.).
Le carte poi di Pier della Valle essendo state presentate al ponteiice Cle-
mente XI. dal sig. marchese Rinaldo del Bufalo, erede di casa della Valle,
come nipote di Pietro, morto in Roma d*anni lxvi. e giorni xi. ai 22.
Aprile del j65a. elle insieme col, Pentateuco samaritano passarono alla
libreria vaticana.
néiétti e di Ciuuppt Aromeurì . Nel Discorso che vico Iodato con an epìgrsm-
mu da FiauìHno Moisetso ffialaao , si riprofa CUuiio Tolcmei pet sVcr introw
dotti gii ètameui ti penìkm^tri nel verio italiano, come pars l'alcrt ntioTefor«
io di vtrsi volgari , trovate à^XV AUnunni , dal Pstriij , dal BMi , dallo Sponto^
a# e da iliri •>
(a) Di tre n\xoy e maniere di verso sdrucciolo ec. si legge nel frontispizio stam-
pato e queir aggiunto ci è necessario per far capire l'intenzione dell'autore, il
quale però non fu più felice degli altri rìtrovacori di nuove maniere di verso
itshaoo^
{b*) Tutte queste cose che pa)ono qizi eratte da varj libri, si trovano raccolte,
e narrate, insieme con molte airre non meno importanti di esse, dal padre Ja-
copo le Long parigino» atettfOratorìo di Francia, nella sua Biblioteca santa ( T.
iS isisp, II, tect* IV* pg' soS.)9 stampata in Parigi appresso/*. Montalant 1715'
im..fb^io.'Ls Amù^tateé E'octisisi Oriontalis del Morino furono ristampate Li*
pÒNi& Franco fo^ 'aptid Io otMem Oasparum Meyerum 1I18). in 11. La prima no.
tiaia éd-Pim4s$àii90' ^mari$4M0 9 che era appresso il Vsile, fa data oì Morino^
Raigiotiameiìto delP Accademico Aldeàno ( Niòcòlò
Villani da Pistoja ) sopra la Poesia giocosa de^Greci^de'
Latini^ e de' Toscani con alcnne r cesie piacevoli • In
Venezia per Giampietro Pinelli 1 634* ìn^.{i). L. 5.
Proginnasmi poetici di Udeno Nisieli (Benedetto Fio«
retti) da Vernio. In Firenze per Zanobi Pignoni i6ao.
volumi IL in 4« i^*
* Volume III. In Firenze presso Pier Cecconceltt rp^y,
in 4« edizione IL accresciuta. o.
(i) Il Villani qui tratta non solo delle poesie ridicole e scurrili de* gre»
ci, e de' latini; ma scorre per tutti i dialetti volgari d^Italia con antiope-;
rare moltissimi componimenti, in ciascun di loro dettati. A chi l^gg«
quest'opera^ spiace la breritè del discorso, e la lunghes^ta de' capitoli an-
nessi. Il nome Aideano, proprio nell'accademia degli Umoristi , in cui
dal Villani fu recitato il discorso, in greco vuol dire cresciuto pel caldo
del sole, come i vegetabili. Intorno a questo argomento^ a lui suggerito
dall'Eneide travestita di Giambatista Latti, stampata in Roma da Pier^
antonio Facciotti nel i633. m 8., scrisse pure, benché in maniera total-
mente diversa, Marcantonio Bonciario il suo dialogo latino, intitolatOì
EstaHcus, sive de ludicra Poesi, messo fuora in Perugia da Marco Nae^
carini i6i5. m 8. ; e poi Francesco Vavassore gesuita francese ti .ano li*
bro de Ludicra dictione, uscito in Parigi presso il Cra/itoM nel i6d8. bi
4* 9 il qual parimente si trova con le sue opere della impressione é*An^
sierdam fatta da Piero Umberto 1700. in fogl. Entrambi questi due si
contengono in biasimare i temi ignonili, e poco onesti anche de'nostfi
poeti volgari: é il Villani si mostra pure di tal sentimento Tri im ewtii^
piare delle rime del JBemi presso il sig. marchese Capporni il qual'pa^
rere in sustanza è quello stesso, che si legge nelle rime piacevoli /)e)^,F!/-
lani ipag. 49 )» ^^ve tzìì al Burchiello e al Bemi dà il 'titolò; AV^a0iai
Febei, che è quanto essi medesimi poteano desiderare. Questo elpgin com
la giunta di una sola parola viene ad essere quel medesimo^ il quale, Q^n>
gran risentimento di Udeno Nisieli { Proginn, g^ «^^/..F.)^ scordata idM
suo carattere di Apatista, fu applicato A^ Oughelnvd Modicio sAi'Bemi^
senza nominarlo, e. con dir «olo, che nel dare dell'ignorante'^' a' Virgljl&^i^
f\xtt9iSciuramdledicus (Virgillws d calàmniìsvli^icàtus cà^^ n •:v.> ^
da Cinieme Àléeniro il |;iof sae da cui gli farone comaRiciti i diiegffi di skuM
steli samaritani, aao de*qtflili tra déY^aottro Nitcotò Crasso, diiectaacissiaio da
antichità e di meda^ic . 11 FalU icriite in uaa lettera al Morivo ckta^tbbe
voluto far imprimete iti Roma ilcuae sae-^re, ma le difficoltà che ^V' iacoatra*
va, lo rìmovevsao dttriitiprtsa«I>i óé'^ parla-flelli vftadiet Moriao fHiOktksÈ SU
le fae AniUhità, scritta dal padri KÌ€<Mf4^ Simons { Antìqaìt. Eccl. Oriim. ijpiH»
aom. JtXti. pag. toi.)* che però uoa vi aiisa il sao aoaft# • in ao' altra sav Icsk
tara al M&fìné lo raggasgKa del -tempo della ^soa nascita che* fu il* di «t.di k^
sto nel iffé. Vitia anni lit.'omì ?it« c giorot asti. Mail li aaif. drApnh
nel i^;t.
' * Volume lYl In Fitente per Zàhobi Pignoni i638.
in 4* I^- 6.
* Volume V. In Firenze per Pietro Nesti iòSg- in 4* 6.
* Aggiunzioni ai Proginnasmi ( pubblicate da Agosti-
no Coltellini ). In Firenze per Francesco Onofri i66o.
in 4- (i)« ^*
(iy.Piero Martini ristampò questi volumi t. in Firenze nel lóoS. iti
4* (a*) 9 ina senaà aver presa informazione anticipata della varietà di det-
te edizioni , e del miglioramento, che visi potea fare; imperciocché i¥
Fioretti avendo lasciati correre i due primi volumi in carafetere sibno,
e tardi avvedutosi, che negli altri volumi seguitando a valersene, la mo«.
le sarebbe troppo cresciuta, ne' tre volumi seguenti fece cambiar caratte-
re, servendosi del garamone, ancorché per questo divario l'opera seom-
Earisse. W.Matif^ avrebbe anche potuto porre tutte le aggiunzioni a'ioi
ioghi, ^.fjarvi fare, se non l'indice copioso a tutti i volumi^ almeno una
tiivola generale de' titoli àe^ Proginnasmi di ciascuno per isminuire al let»
tare l'incomodo di andargli nelle occasioni a cercare un per uno in cia-
•cheduntomo, e con premettere a tutta l'opera una prefazione istruttiva
igfieffie. .con VOraz^one delle lodi del Fioretti, detta ai a4- Settem . i65 1 •
dal canpiniop (?io(;aa/ii Guidacci nove anni dopo lui morto ai 3o. Giugno
4tl.i64^. siccome il Dati sei anni dopo morto Cassiano dal Pozzo, vi
ij^ce la sua. Queste ed altre particolarità ci rendono persuasi, che le van-
tate n^oderne ristampe, eome per lo più. proccurate senza consiglio, e da
gente impej^ita, presuntuosa, e vilmente data con pubblico danno all'in-
teresse, non sono preferibili alle prime edizioni; onde siamo costretti ad
avvertire chi sejrba queste, a tenersele care, e a non lasciarsi facilmente
lUbbagli^re da. ingannevoli avvisi e falsi titoli di novelle edizioni, che
T • • I
*\, '.*■'»•*. l'I" ! •
;.(4*)'^Qài si dà' il Fontamni s biasimar fortemeote qaesta ristampa di Pitr
jiCsfirflV s^Qza aTfertìre che il Mdtinl la oti avviso a chi legge, premesso all^ia-
dice del volume I. ci dà notìda, che areado sapplicato ano de' primi letterari
della saa patria , che volesse assistere alta corretione della stampa , questi cortese-
neate si offerse «di compiacerlo e a tal fine seoaa risparmio di fiiticaedi tempo,
SMin solaoseate emendò moltissimi errori di stampa corsi nel|la precedente ini.
prcMione, ma andò sin riscontrando i testi degli aatori nei Proginnasmi citati ,
e ove li trovò, mancanti , gli raddrirzò esattamente: il che è molto più da consi-
derarsi, che quel carattere silvia e garamonc t messo qui in campo dal Fon-
ÉMninin 11 quale avrebbe volato che il Mdtini avesse fra l'altre cose premessa alt
Ofcra VOra^iùne delle Iodi del Fioreiii^ detta ai xxiv. Settembre i6fi. dal cana.
mito Giovanni Guidacci» nove anni dopo lai morto ai zxx. Giagno del 164Z. Ma
se onesta O-axione si doveva premettere ,dove è ella ? Stampata non è. e gii ere^
di del canonico G/iidofci non ThaaM» iBke occorreta dunque farne rimprovero al
Miatini e oì ^/r^r^f^* che ^in questa*. opportuaità lo assistette? Ma perchè era a
netiaia di tatti ^ che .questi non era stato « se non. il celebre Antoimank Salviail,
bastava» ciò ariate che il sap «nioo. dichiarato avversario condannasse e biasimasse
per ogni verso qaesta seconda .ediatane , benché tanto dal medesimo .miglìoraue
cacretta •
a53
fm noi per lo più togliono èssere pe^iori delle vecchie per molte ragio-
ni^ totte provenienti dalla grande avidità del troppo guadagno con po-
chissima spesa ed incomodo, e senza alcuno stimolo di riputazione. PaO'
lo Manuzio, famoso e dòttissimo stampatore» in una lettera a Marcan-
tonio NiMa^ che gli avea mandato un suo libro^ annovera alcuni de' mol-
ti difetti della stampa, ai quali non badano i nostri autori di nuove edi-
2Ìoni (Lib. III. epist. 34* V: quod ad typos attinet, video pauUulum detrir
tos esse vetustaie; itaque specie illa, qiuun recentes habere solente prorsus
careni; et compactum nimis atramentum videtur: ex quofit obscurum quid-
dam^ quod legentium oculos offendat. Menda quaedam deprehendi, nimis
foeda, nec ejusmodiy ut dissimulari possint: cujus incommodi causam pun
tot ibi non latere^Saepe enim dwn imprimiturjvel emendationi nemopraeest
velpraessesolethomomercenariusetparumliterisinstructusetis^cuipecuniaf
quamfama, sit antiquior. Nos tamen et quia de existimatione laboramus,
et. quod te mnUum diUgimus ob tuam probitatem, nimiumque colimus ob e-
ruditionenij enitemur et contendemus, quantum feret acies oculorum nostro^
rum, ut satis in hoc genere fiat tuae voluntati. Fin qui il Manuzio. MsLqne-
sti difetti sono alcuni, e non tutti, perchè adesso molti ne sono, che allo-
ra non v'erano, come la qualità dell'inchiostro, le parole delle righe mal
connesse, e peggio disposte, i sesti delle pagine sproporzionati^ i caratte-
ri senea gran gusto intagliati n^lle madri, e specialmente il corsivo^iì qua-
le a quel tempo era pulitissimo, come surrogato al tondo, e usato ne' libri
interi, laddove in oggi dagl'intendenti essendosi ripigliato il tondo, si è
tralitsciato il corsi^o^ Tuo rene in poche cose. La carta poi generalmente è
mal fabbricata: tutte mancanze nate dall'avarizia. La stamperia del se-
minario di Padova, fondata dal venerabile cardinale Gregorio Barbarìgo,
vi si distingue in ogni cosa dalle altre, ove le presieda chi abbia a cuore,
almeno del pari, il decoro, come il guadagno, il quale certamente non
manca, se l'altro v'interviene. Nelle memorie degli accademici Gelati àu
Bologna si legge (j9a^.a63.), che Giambatista Capponi, persona molto eru-
dita, scrisse annotazioni copiose a' quattro primi tomi di questi Próginna-
smi del Nisieli^ non uscite in istampa. Questo Benedetto Fioretti da Ver-
nìo, contea limitanea nella diocesi di Pistoja tra lo stato bolognese, e il
fiorentino, anticamente della casa Alberti, e poi Ae*Conti Bardi, fu pa-
rente di quel Carlo Fioretti, sotto xl cui nome Lionardo Sahiati fece u-
scire le sue Considerazioni contro al Discorso di Giulio Ottonelli in dife-
sa del poema del Tasso: della qual cosa parleremo piii avanti. Esso Fio^
retti per atto di modestia occultando il suo nome nelle tue opere, volle
chiamarsi Udeno Nisieli^ nome composto di tre voci, una greca, e un»
latina attaccata alla terza ebraica, le quali voglion dire, éU nessuno, ie
non di Dio mio: e oltre al motto della sacra Srittura, omnis sapientia a
'Deo est (Eccli. /. 4.) e all'altro di Orazio {Lib. I. ^ist. I. 14.),
Nullius addictus Jurare inverba ntagistri,
prese per distintivo il nome di accademico Apatista, che significa spas»
sionato: donde poi Agostino Coltellini suo amico pigliò Toóctaione di
dare alla sua adunanza letteraria il nome di accademia d^li Apatisti,
dove il Fioretti fu il quinto priore. Noferi Scaccianoce, anagramma di
a54
I Vergati di Pietro Lasena. Tn Napoli per Qianjacopo
Carlino i6i6. i;i8. Parte l. (solameute). (i)(a). L. 3.
Risposta di Marcantonio Bonciario a Giambatista Sac-
co, ove si dimostra Teccellenza e la difficoltà del poe-
tare in lingua latina. Sta col suo libro intitolato Sancii
Caroli humana felicitas ( pag. aog. ). Perusice per Mar^
cum Naccarinum 1614* in 8.
Francesco ^ionacci,{*) di ciò ne rende istruiti nella vita del NisieR^ pre-
posta alle sue osfervazioni di creanze. L'impresa dell' accademia, che tut-
tavia fiorisce, e alla quale io ho Tenore di essere ascritto, è uno specchio
piano col moto, preso dal Canto LUI. del Purgatorio di Dante:
Che la figura impressa non trasmuta.
(i) Il titolo di Vergati corrisponde al greco stremata, che vuol dir ta^
pezzerie di più colori^ voci dipoi trasferita ai libri di varie mescolanse.
La vita del Lasena, altramente Leseina, che fa napoletano, ma d'origi-
ne francese, composta in latino da Giovanni BuccardOy fu col suo ritrat-
to ristampata in Roma dal Mascardi nel lóS^. i/» 8. , da cui V Eritreo pro-
se quanto ne scrisse nella Pinacoteca I. Presso me si conserva una sua
Tragicommedia pastorale^ non uscita alle stampe, intitolata Orsitta e scrit-
ta nell'anno 161 ì. di sua propria mano. Aggiugne d'averne data nel i6i5.
tina <$opia migliore a Marzio Florio da Lanciano, perchè la facesse stam-
pare in Venezia^ e che ciò non seguì; ma se ne vide un'altra col titolo di
questa e stimo , dice egli, con manifesto furto . Questa è di Giovanni Gap»
poni, che io non ho tempo di riscontrare col testo a penna: e fu stampata
in Venezia 'ptcBSO il Violati nel 161 5. in fot tùBL dodicesima. Si consulti-
no le Memorie degli accademici Gelati {b*). Il Nisieli {po^' 79.) impu-
gna i tergati del Lasena nt* Proginnasmi 89, e 91. del voi. IV.
Ìm) Questi {%%•) Féfféit sono aaa ptcciola pirte d'altri maggior opera , compo-
sta dal Léugns eoi titolo di Arursérf ( lat. Adversaria ) dato aacke dal Turtuhé^
dal Bartiù e da altri ad opere di lomieliaate argomento . Siuort chiamò il parfrc
Sttféno Miaetchi^ gesuita il sao ut>alaoae di cose Tarit • Fa ckt oppose al Lm-
una difetto di oscurità pet <jaei titolo di Vergati; ma eg^ nella prcfiicione se
ne difende toa Paatorita di un luogo del Casulvetro , preso dal libro dei/a JLt.
^one iì aìcuue cose segnate nella Cannone del Caro, l Vergati sono citati dal
Menagi^ alla iroce eriat che è pretta napoletana, nelle sue Origini della lingua
italiana p, ifo* della edizione II. Il Buccardo , che scrisse la Vita del Lasena^
citato anhe da Monsignore , chiamavasi Giovanjacopo ed era parigino , siccome il
JLatena aato e morto in Napoli ^ era figliuolo di padre nativo di Normandia.
(h*) ÀTendo io consultate le Memorie degli accademici Gelati , o? e sta l'elogio
di ùiovannì Capponi i pag. 174* ) insieme col suo ritratto , nulla vi ho osservato
intorno A manifesto /arto ^ di cui Io accusa il Lasena «se non che egli stampò
f) Aac\« Bennmoeio Oirfreuicip •«> vo^liatt avvitar fede àìVHajm, è anagramma h^w
•K^ impfuo di Franoetco Cianaocl, il qtiale 00110 qaeite fiato acme ttampò la „ Vita
Ael t%Jatoh Mirmmmmolino Almansor arabo gentile, tradotta dalla ipagnuola nella te-
•eatim favella da SannutciftCir/raneiétL S, Marino, dedicata al tir. Francese^ Eondi»
malU^iM Firoiuio aU'ÌM#f m Mia sttUa i(63. in 4.
»5^
Bìfesa deirAdone, Poema del Gayaliec M^x^m, di Gi-
rolamo AleaDdrì, per risposta airOcckiale del Gavalia-^
seStiglìaoì. I fi Ven.per Jacopo Scaglia i^st^g. ini sk. h. 4i
* Parte Il^con la prefazione di Agostino Mascardi )«
Jtt Venezia presso lo Scaglia i63o. i/i la. (i) (a/. 4.
L'Uccellatura di Vincenzio Forese (Niccolò Villani )
airOcchiale del Cavalier Fra Tommaso Stigliani, con-
tro all'Adone del Cavalier Giambatista Marim, e alla
Difesa di Girolamo Aleandro. In Venezia per Antonio
Pinelli i63i. in ifi. (b). 4.
(i) 'WAÌeandro essendo morto in tempo, che la Parte L si andava stam-
pando sensa suo nome» questo vi fu messo a suo dispetto, per dar mag*
gior credito all'opera, in riguardo alla fama dell'autore, il quale per la
medesima opera vien citato dal Menagio nelle Orìgini^ e dal Re^ ntir
Je note al Ditirambo.
VOrsilla scis Boschereccid . AI Fontaninè che avera il maoosericto del Lésina era
facile il riscontrarlo con la £af ola stampata del Capponi » e assicurar prima se stes-
«o e poscia il pubblico, te Teramente il Capponi sia nato plagiario o se impostore
il Lasena • Quanto a me noB Mprei decider su questo punto , nò io saprà chi
che 8ia,senia ter per mano quel testo a penna, che il Fontanini si scusa di non
aver avuto tempo di confrontare con lo stampato: quasi che a tal faccenda ti
ricercasse gran tempo e fatica. Osservo bene» che il Capponi nella lettera, con
la quale dedica a torcnip Buonsignori la sua Orsiiia , intitolata da ini , favola
hoschcteceia , la dove il Lasena af ea posto alla sua il tìtolo di Tragicommedia
pastorale , asserisce di averla composta in casa Buonsignori , nella villa di Cala*
musco t quattr'anni fa prima di darla alla luce, cioè nel i6tt.che per l'appunto è
l'anno in cui » a detto di Monsignore, il Ztfir/i^f aveva scritta Usua: eon la qsal
circQStanaa la cosa rimane più dubbia che mai e rimarrà vino a tanto » che per
qualche via più chiaro lume se n'abbia, li Capponi , civiimente nato onoratamcn*
te vissuto, uomo dotto, famoso per altre opere sceniche , non può credersi , che
fosse capace di abbassarsi a commeuere un furto manifesto : azione vile e del suo
nome e dei suo carattere indegna.
(tf) Claudio Achillini fu aucgli che indusse VAleandto a scrivere contra l'Oc*
chiale dello Stlglìani e in difesa àtVi* Adone del Marini ^ con cui avea passata
stretta amicizia. Era V Achillini in quel tempo lettore in Farma, dove qualche
anno prima avea tenuta una cattedra io Stigliani , i cui allievi e paraiali esalta*
Tano r OcchiaU più di quello che meritava; onde 1' AclUllini per fargli rimaner
confusi proccurb che VAleandro, il quale per altro niuna amistà tenuta avea col
Marini , ributasse i sofismi dell'oppositore e le false opinioni di lui odia poetica
professione; in che ì' Aleandro lo serva molto bene. Fu celi un grande ingegno
stiniato e lodato dai più dotti uomini del suo tempo, fra quali basterà nomina,
re i padri Fetavio e Sirmondo , il Morino , il Naudéo e Càksinno del Powo .
(b) Nel firoatispiaio dei mio esemplare sta l'anno i6)o il che s'intenda a rito*
lo di avviso, non. di correaione.il Villani unto in quesU Uccellatura^ quante^
nelle Considerazioni, non solamente censura io Stigliani^ e V Aleandro t ^^ d^
runqite lo trova opportuno , rivede i conti alio stesso Af 4 ri AÌt
a56
- - Considerazioni di M esser Fagiano ( Niccolò VillaF*
ni) sopra la seconda Parte dell'Occhiale del Cavaliere
Stigliano contro all'Adone del Cavalier Marino, e sopra
la seconda Difesa di Girolamo Aleandro. In Venezia per
Giampietro Pinelli i63i. in 12». (i). L %.
(i) In qiiesfp ultime opere non si prendono a difendere altre cose, che
le sole spettanti all'arte pcetìca. Altri libri, divulgati in somiglianti mal-
terie dal Dolce, dal Ruscelli, dallo Stigliarli, e da altri, sono messi trai
grammatici nella classe I. e altri si metteranno ne' capi seguenti.
CAPO II.
t
Spositori volgari della Poetica Greca {a) d^ Aristotele.
JLja Poetica d'Aristotele vulgarizzata e sposta per Lo-
dovico Castel vetro. In Vienna d^ Austria per Gaspero
Stainofer 1570. m 4- ^S,
* Riveduta e ammendata secondo roriginalQ, e la men-
te dell'Autore. Aggiuntovi nella fine un racconto delle
cose più notabili, che nella sposizione si contengono.
In Basilea a istanza di Pietro de Sedabonis 1576 in
4^(i){bj. 45.
(i) In principio di ciascuna di queste impressioni , omendue proibite,
e fatte in luoghi diversi, comparisce la superba insegna del Gi^o sopra
l'urna rovesciata, col motto greco giii basso, KEKPIKA , che vuol dire ,
io ho giudicato^ e data la mia sentenza; impresa già alzata dal Castelvetro
sin da principio delle sue stampe, fatte in Modana dal Gadaldino, e de-
risa neìV Apologia del l'accademia di Banchi.
L'impressione I. di Vienna, do\'e il Castehetro si rifugga, scappato dal
convento di S. Maria in Via, nel quale dopo convinto d'eretica pravità,
era confinato dalla sacra Inquisizione di Roma, fu da lui dedicata alV fz/i*
{a) Quel Greca ri soprabbonda: altriaienti si potrebbe credere , che ci fosse
una Poetica di Aristotele . che non foste greca •
{b) la questa seconda edizione fatta dopo la morte del Castelvetro » molti e non
poco importanti luoghi, che erano nella prima, ne sono suti levaci vìa, e colo,
ro che l'hanno assistita, ebbero l'aTTertenza di porvi in segno di sì fatti tronca-
menci una picciola stella o una picdola rosa . Del resto io non entrerò a Far
parola sopra qoel molto che qai e in altri laoghi ha declamato monsignor Fon*
tanini conra la persona » la dottrina e la credenza dei Castelvetro • Mi sono già di-
chiarato, che, dofc si palesi la sua animosità, pin tosto di quello che vi si spie-
jghi il libero suo parere» mi sono » dissi • già dichiarato di roler sedermene ia-
a57
jperaJore ^xfaisimìgtìano TI, E qui si tralascia fli r^pf^^-^- ir <^ngion5 («♦)*
Nella impressione II. di Basilea il ìihrtLjo Sedaboni soggiunse altra de<)u
catoria a Giarwincenzio PineUi, gentilaomo geii.ovese di gran fama lettre
raria, la cui vita, da lui menata in Padova, fu descritta da Paolo GuaLl>
Ticentino arciprete di essa città. In questa edizione IL che si dice rivedila
Éa e ammendata %xk\V originale^ si vede un grande stuolo d'errata in prin-,
eipio, e Tì è una tarola delle cote notabili in fine, la quale non va senza
errori ne'numeri: e spacciandosi da per tutto l'originale del Castehetro,
di qui si Tede, che l'edizione non usci da altre mani , che da quelle del
fratello di lui Giammaria, padre di Jacopo, tutti e tre ugualmente spor*
chi e molto imbrattati di una medesima pece . Nella prefazione si parla
in plurale^ come in fatica di più di uno, che tuo! dire di Giammaria e di
Jacopo, in mano de* quali si trovava il decantato originale, protestando
amendue di aver „ ridotta l'opera alla verità del medesimo originalei,il cho
s'intende anche del l'^reiie contenutevi, le quali candidamente si ricono-
scono scritte sensa malisia, e con buona fede, da Lodovico: e le parole lo«
TO son queste: ,, quanto alla cose particolari, noi abbiamo preso ardire di
9, levare dall'opera alcune poche cosette, le quali, quantunque scrìtte
,, dall'autore, siccome stimiamo, sensa malizia alcuna, e in altro tempo
,, comportate da ognuno, avrebbono nondimeno in questi nostri tempi
^, potuto peravventura offendere gli orecchi di molte divote persone ,, •
Appresso vien detto , essersi messo un asterisco, dove si è levata cosa al-
cuna. Sopra qu&te poche parole ci è molto da notare.
I. L'essere eretico, appunto consiste in dire eresie con la persuasione
dì non dirle, ma bensì di proferire verità cattoliche.
IL L'eresie non sono mai da' cattolici comportate in verun tempo, sic-
come credono gli autori della prefazione; ma sempre sono tenute per ere-
sie, e sempre hanno offesi gli orecchi di tutte le persone cattoliche , allo
quali persone costoro con maniera ironica danno il titolo di divote, cioè
semplici, come se queste sole per loro semplicità pigliassero l'eresie in
inala parte, senza che le altre persone, non cosi divote e semplici, le a-
vessero in orrore.
IIL Che i signori Castehetrl intendano qui eresie manifeste, e in ogni
tempo avute per tali, come richiede la perpetuità della fede cattolica, si
convince dal riscontro delle due edizioni della 1 oro Poe/ica^ mentre sì nel*
la prima come nella seconda, anche d^po levate alcune cosette, per non of«
differente e tacito spettatore. E uato meno esaminar debbo la causa del Castel*
vetro, quanto più (oreemente 1* ha soscenata e difesa io scrittore modesao della
Vita di lai , il celebre signor Muratori
(tf*) Il Fontanim punge e trafigge, anche quando tace e non osando parlar al-
to lo fa a mczaa bocca • e senza remore , come certa polrere» che anche senza
iuepito £i gran colpo • Il CdsUhitro in qaesta dedicasioae . dichiara le cagioni.
per le quali ha giudicato non aver fatu cosa siiper€iia». folgaiizaaiido e aponen-
do U-J^«#fk4 di AristatéUf dopo tanti valentttoaipi.che aranti di lai l'aietano
hiterpreucaed tUominaca-, e quelle ancora palesa, dalle ifiuÙ, fu indotto a acri*
Ycre l'opera' sua in lingua TOJIgare e ciò per fiir prora , dic'egli, V fosse possibile
che con le f^ voci proprie e naturali di essa» sipotssioao UrOr federe e palesare
7oM, i. 3i
fenilere, come essi dicono, gli orecchi delle di vote persone^ yì riimiDe tof*
tn via quanto basta per discoprirvi l'eresie. Le parole della odiaione L di
ì^enna pag. 336. linea 4^. son queste, dove LodùvicOy da buon eretico
sacraméniano f,mettt per impossibile, ancora a Dio. che un corpo natii»
tale, che ha le sue misure, lunghezza, e profondità, sia in un tempo a^e-
desimo in più luoghi: di che a' tempi nostri si è cosi acerbamente tenso-»
nato per cagione della disputa della presenisa reale del corpo del nostro
Signore nella cena, e simili altre cose,,. Notisi,cfae il buon Casielvetrm
aensa punto interessarvisi a favor nostro, qui parla da vero aderente allo
parte contraria, e come realmente si parlerebbe di una disputa poco im-
portante di filosofia aristotelica e non già come di uno de' più grandi ar-
ticolr della nostra santissima fede. Di più servendosi egli del linguàggio
degli eretici^ usa il vocabolo cena da loro soli usato dopo nate le ultl-
Ifeie eresie, e non da' nostri cattolici, in significato del santissimo sacra-
mento dell'Eucaristia istituito da nostro signor Gesù Cristo nell'ultima
cena, e consistente nel vero sacrificio incruento del suo yero corpo, e del
suo vero sangue. Così pur fece Giovanni Siedano, chiamato il Tito Livio
delTeresia; poiché nel tradurre in latino le Memorie di Filippo Cotmneo
signor di Argentone ^ ove s'incontrano termini, e formolo eucaristiche del-
la Messa, usati da noi cattolici, egli adulterandone il senso, gli scambiò
in quelli di cena, proprj de' soli eretici del suo tempo. Questa cena per
maggior distinaione dovea dirsi luterana, o calviniana, come la disse lo
Sdoppio { Amphotides pag. ia3. ) che negò d'intervenirvi. Ma il Castel'"
metro non volle dirla cosi per non iscoprìr tanto il suo altare, benché lo
acoperse quanto bastava. Non è qui mio pensiero di esporre tutte le cose
ereticali registrate in entrambe queste ediaioni, ma solo alcune poche,
le quali sono più che bastanti a rappresentarci l'autore per quello che
fu veramente in carne ed ossa. Ora questi nella sua edisi one I. di Vien»
fUL al foglio 65. pag. a. e nella II. di Basilea pag. ii8. num. io. par-
lando desìi apostati e desertori della fede cattolica, i quali piuttosto cho
abiurar 1 eresia, da loro in que' tempi infelici della novità di Lutero, Zitin*
gliOj e Calvino abbracciata, vollero ostinatamente so^fgiacere alla mortei
dice, che ,, questo sì é veduto in coloro, a'quali fu rivelata per benigmtà
divina la luce dell'Evangelio „ conciossiacosaché in quelle contrade ( dì
Francia e d'Italia, che però il Castehetro non vuol nominare) doro eì vi<»
dero alcuni con gagliardo, e sicuro f^fiimo sostenere il martirio, molti a'in*
corarono altresì per esempio suo a sostenerlo con fermezsa d'animo. Ma
in qUèlle oontraae ( e qui pure non vuol nominarle ) dove i primi, chìa«>
mati a render testimonianaa della verità, si smarrirono per l'asprezza de'
tormenti, e rinegaro Cristo, furono di grande scandalo agli altii con l'c-
,, altri concetti della oieats aostra cke d'aaioce e di cose itgcicre e popolari : a
M ragioaaree tnrttsr d*trti e di dottriaee di cose aravi e nobili, seosa brottaca
„ e contsoHoaf fa parità soa eoo la immoadida delle voci barbare e scolastiche »
,-, e teaza tartare e akarar la sempUcifà sas eoa la aistara ddle voci ptcbe a
M latine ce. •• Ma lo scile di questa sua Posata è intralciato , oKaco e prolisse^
^^de a pochi I Servito di essaplare e di guida aeilo sccìvere volgstc.
nBg
•empio loro» e furono cagione» che gli altri similmente rinegtsiero
tto per paara de' tormenti. ,»
Queste parole del Castehetro, benché raccozzate in maniera furbesca
ed equivoca, son chiare in amendue l'edizioni della Poetica, nelle qua*
liy secondo il frasario degli eretici, che hanno parimente i loro Martiro^
ìùgj, esso Castelvetro onora col titolo glorioso oi martiri qnegli, i quali,
ostinati nell'eresia^ più tosto che abiurarla, Tollero sofferìrela morte.
Questi Martìfologj degli eretici si trovano da loro stampati: e de'falsi
martiri, de* quali parla il Casteluetro, ne fu al suo tempo buon numero»
S articolarmente in Ferrara stessa^ dove egli in casa loro stette nascosto
opo fuggito da Roma, come lo ha divulgato il suo Panegirista ( Oper^
Critiche del Castelvetropag. 3i. 33. ). L'indegna OUmpia, Morata ereti-
ca ferrarese ( a cui dianzi un incauto diede il titolo onorifico di celebre,
in vece di chiamarla infame, come deono chiamarsi gli apostati) scrisse
«llora^queste parole ( Epist. lìb. II. pag. i43. ) ex literis, quas proxime
ex ItaHa accejn, Ferrariae crudeliterin Christianos ( haereticos ) ardmad^
fverti intellexi, nec summis, nec infiimsparci. Alios vinciri, alios pelli, alios
fii^a sibi consulere, come fece il Casteluetro. Cosi Ortensio Landi nel suo
Comentarìo giocoso d'Italia ( pag. 38. ) tocca pure questa inquisizione»
seguita in Ferrara contro de* luterani, la cancrena de' quali anche in Afa»
dana lavorò alla gagliarda, dove tutta la casa del Gaaaldino, stampatore
del Castelvetro, fu appestata dall' eresia , e lo scrive Antonio Caracciolo
nella vita italiana di Paolo IV. diversa dalla stampata in latino. Di là
poi, e dagli stretti parenti del Castehoetro vennero a Roma le accuse con*
tra la sua miscredenza, e non certo dal Caro, né dalla casa Farnese, co-
me al solito suo calunniosamente ha sparso l'intrepido Panegirista di
quell'eroe ( Opere critiche pag. 3i. 3a. )• Le perquisizioni suddette si fe-
cero in Ferrara negli ultimi anni del duca Èrcole //.per cagione della
duchessa Renata sua moglie pestilentissima eretica, e fautrice de'aettarj
con la direzione del suo impuro Clemente Marot (a*); .onde, riusciti «vani
i tentativi fatti in contrario dal duca sposo, il re di Francia ArrigoII. ni-
pote di Renata pien di gran zelo per la fede cattolica v'impiegò tutti
gli sforzi ad effetto di rimediare al male con aggiunaere alle preghiere
il rigore, e con lo spedire apposta a Ferrara Matteo Oriz dell'ordine de'
predicatori, dott. della Sorbona, e penitenziere del papa, che in Francia
rime dieci anni prìns, cioè od ^44. come si ha dal BéuU0t{tiig€mens dssSeom,
veni tota, it. pag. i.) e da altri» L'espressione del Fomeeim sembra, che in-
porti qualche cootemporaaeità ( dirò cosl^ tra le perqaitizioai saddette e recesia
di ReaMia sotto la direzione del Marot : la qaal diresione non so per altro qoaa-
to sia vera . mentre il direttore di Renata era Calvino ; e lo (a sinché visse , e so»
pravlsse al Marot snni venti; laddove il Marot non istette in Ferrara se noe
per brevissimo tempo e se ne par^ nel if)<« senza pii^ farvi ritorno. Noa si sa
Ì>oì come entrino a proporito del Castilvetro le saddette peroaisiiioni , mentri
a fitga di qaesto da Ferrera sego) dopo molti anni • L*esservasioae é dd sìgoec
Baratti.
0mer<^ifér% V^6eio fìm^mtm'is, nomo illmtm. e mmitawitta ria Cesare
£gamo Bmk^ n^Vmorim délVnni^enitaL dì Pégrigi ( Hatartam. IV. p.
%<fl. e r^>. ). H* il 4tatmy in (rnanto x ReruUa, non potette far altro cke
levarle revkKUmotie <Je*snoi ngiino^li. Li9tni2Ìoo# nsgia, veramente de*
gf^^ di (|tiet iMOfMrrca, in materia dì si grande io^portanoa^ trovasi pobblir-
Cété da CfióiHunni Lóhfifremr eonm^iere del Ri? di Francia, nelle Memorie
éì MUM^éì CéMélnmu {Mem. iam. I-p^tg^ 74? ^'^^ '•)' ^ due osti»
mftì étetìfci, alWa fatti morire in Ferrara, parta Agostino Faautìnk ( /jCì^
/ttf ifi Ferrara libro f-P^- ^4- )- ^ Olimpia it orala di as altro ( Efiu. Sk;.
l.pag. %4') ^' ^'^' dopo ario, furono gittate te ceneri in Po. Questi wm-
no ì martiri di OUmpia^ e del Castehetro, ìì qoale neirsspressioni, ri-
forUts di fó^a, con somma astnaia alladendo a queste materie, ci fit
ìnfer^der^ di parlar de'iuoi giorni, mentre usando ia formola del tempo,
M Ini ptofsimo (ti i fednto)^ si vale ancora de' termini pii& cmpj e sacri-
leghi, osati dagli eretiei deirstà sua, cliiamando replicatamente rinegar
Cristo it rinegar reresia{CoeB Secun4& CurUmis epUt, ùb. I.pag, a3.).Gli
erètici di qoel tempo si ser? ivano dì nn idioma, loro proprio e partico-
lare, dando il falso nome di rivelazione e ro^nifestaxione della Ince dell*
Evangelio e della veritil, allo spargimento dell'eresia di Lutero e Cahn^
nOf ctonie singolarmente fn avvertito dai nostri controvertisti cattolici,
prsfici del loro lingosggìo. Il Muzio in una lettera tra le sue Cattoliche
{Lib. ni.pag. 187.), scrìtta al pontefice Paolo IV. in tempo, che era
decano del sacro collegio de' cardinali, e univermle ioquisìtor della fe-
de^ ne riporta un'altra del Vergerlo ^ pure desertor della fede, il quale
frsrlsndo dall'altro eretico e falso vescovo di Pola suo fratello, dice, che
gli fu mOfUfettato e rivelato Gesù Cristo, cioè la dottrina luterana. Sopra
tali parole il Muzio ivi cosi soggiunge: ,, questa è lor principal bestem-
,y mia di dire, che sd essi è scoperta la luce della f>erità, la quale per mol-
ti ti MColi è state nascosta. E se a colui (a suo fratello, falso vescovo di
f, Pula) età stato rivelato quel Cristo, che era stato rivelato a lui (all'altro
#9 y^fgerio^ falso vescovo di CatnxUstria) essendo la sua dottrina diaboli-
«, oa non è dubbio, che anche oiabolica fu la rivelazione di quell'altro ,, .
Lo Soiopplo inerendo sul medesimo punto, prima adottato dal Castehe-
tro^ e dal Vèrgerlo^ come proprio e comune agli eretici degli ultimi tem-
pli In nna ina risposta dogmatica al Casaubono, lo ribatte con queste e-
•presiioni (Holo/ernis Krigsoederi Responsio ad Casaubonum pag. S8.):
guae enlm Lutherus et Calvinus adversus sanctorum, Hieronymiy Ambro^
ili, Auguttinl, Cypriani, oc similium^ sententiam, docuere, ea Sdoppi^
nunquam prò ventate habuit, neque unquam ita demens fmt, ut (putaret)
Spirltum Sanctum veram sacrarum literarum intelUgentiam, sanctissimis
tot saecutorum doctoribus occultatam (come dicono gli eretici, e voi dire
il Castehétro) hac extrema tandem mundi aetate Luthero aut Calvino rv-
Peloise. La vera luce dell* Evangelio non fu rivelata segretamente agli e-
..Xeiiarohi Lutero e Calvino, né ai loro seguaci; ma, come dinota la voce
f atetsa Evangeliwnf fu promulgata, e pubblicamente annunciata, e predi*
osta a tutto il mondo dagli Apostoli, e da' loro successori, conforme air
avviso di Cristo: j^nafi/ica/e super tecta (Matthei x, 27.); onde poi ne ir-
SLÙi
Ukase terificata la profezia dì Dauid, che dice, in omnemterram exiint sa^*
hus éorum (Psal, xvi 1 1 • 5.). E qui io ho per difficile, che il Casteli>etro
fra noi cattolici possa mai trovare altri avvocati, pari a questo, che ha ulti-
mamente avuta la fortuna di ritrovare il quale per via di scandalosi sofi-
smi, e di figure, quanto puerili, altrettanto perverse e ingiuriose alla
santa romana Chiesa, intrepidamente si é accinto a difendere la rea causa
del Casteheiro. Non si dee passare in silenzio on^altra eresia, registrata
in entrambe Tediaioni di questa sua poetica, nella prima alla pag. a6^..
e nella seconda alla pag. 485. num. ao. Quivi il Castelvetro con quel
medesimo orgoglio grammaticale, con cui censura gli autori profani, o«
sa riprendere la parola di Dio scritta in una locuzione di s. Paolo apo-
stolo, anzi dello Spirito Santo, il quale, come è di fede, la dettò a s» Pao^
lo, ed ella riguarda i novatori, opposti alla dottrina di Gesù Cristo. 11
passo, empiamente ripreso in s. Paolo dal Castelvetro^ si trova nella let^
tera 11. a Timoteo^ ed è questo a capo II. vers. 17. et sermo eorutn, ut car^
cer, serpit. S. Paolo vose dello Spirito Santo, e dottor delle gentil qui parla
delle novità dogmatiche degli eretici, che si attaccano insensibilmente al-
le persone, amanti di novità, e le infettano, come fa la cancrena, la quale
guastando a poco a poco il sangue, va ad infettare la carne sana, late car»
nem sanam depascit^ come dinota il testo greco (Tertul, depraescript. e 7 .) .
L'eresia de^ Gnostici, simile alla cancrena^ fece iuuditi progressi in princi«
J>io della chiesa, traendo nella perdizione più anime, che non ne trasse il
iirore delle persecuzioni. 11 Castelvetro^ infettato da questa cancrena dell*
eresia, passa a biasimar l'espressione, con cui lo Spirito Santo la rappre-
senta al vivo per bocca di s. Paolo: e l'empio Sofista mette del pari
s. Paolo con Euripide^ asserendo, che egli s. Paolo forse non meno ardi-
tamente, che Euripide, osò la voce cancrena. Mi si gela il sangue nelle
vene in leggere, che questo infelice grammatico abbia avuto fronte di
dare dell'ardito a 5. Paolo apostolo, e di paragonarlo neirarditezza ad
Euripide. Gesù Maria dove mai giunge la malvagità degli apostati I E pii-
re costui ha trovata persona così intrepida, che si è messa a darcelo per
cattolico in onta della santa romana Chiesa, che non lo vuole, dopo aver
condannati i suoi libri con questo decreto: Ludovici Castelvetri opera o-
mnia. E costui non fu eretico, al dire del suo Panegirista e gran difenso-
re delle buone cause, simili a questa: il quale {Opere critiche pag. 44*)
ancora se la piglia centra chi fece l'indice alla Storia del cardin. Poi/aW-
cino della edizione I. dove il Castelvetro fu onorato col titolo di Aposta-
ta dalla cattolica religione, perchè forse non si trova il corpo del delitto
nelle sue opere! Di qui si vede con quanta ragione il Muzio nelle bat-
taglie {cap. IO, pag. 55.), dopo riferito il motto del Castelvetro, altrove
accennato, contro alla confessione auricàlarey da lui data per violenta
nel! 'affermare, che sotto il papa altri è costretto a confessarsi, giudic4>
il motto per sommamente empio, essendo simile a un altro dell'apostata
Vergerio {correzione delPErcolano del Varchi pagi 247.) presso il Muzéo
atesso nell'addotta lettera a Paolo IV. {Lettere cattoliche pag. 188) do-
ve quegli pure diede alla confessione il titolo di tirannica {correzione
pag. 36.). ttU ^esto motto del Castelvetro contro alla confessione non
bftitava, te nel libro ttetto» diire lo miie» nom ne metterà nn altro eoo^
tro al primato del p*pa, e al tao fAcanato soprenio iatitnito da GeaA
Cristo. Il motto è questo:,. Paolo HI. Famose Tolera esser tenato aae-
cessore di $. Pietro, che fu giudeo ,,: e ciò sentiremo da lui rèplicam
nelle sue note al Petrarca. E il Castehetro non fu eretico! TamaquUloEa^
bro sopra Longino pag. aSa. della sua edisione di Sabnmno taccia gioatap
mente Ugone Grozio per aver lodato il divino legblatore Moà dall'
ingegno, quasiché arease parlato di ano proprio talento, e non già per i-
qiirazione di Dio, vir minime vulgam iagenii. Queste aono le parole ateai»
•e del Grozio^ alle quali soggiunge il Fabroi non placet^ nefut enim sima
perietdo et suspicione, Moyses ab ìngenio laudan poteste Cosi è. E poi con
assistenza di avvocati e di panegiriati dal Casieìuetro. perchè egli è il
Chstehetro, potrà darsi dell'ardito a s. Paolo apostolo ngnalmente iapi-
rato da Dio? Da quel solo primiero motto del Castehetro il Muoia rac-
colse, lui ,, dolersi a torto, che gli aieno state fatte peraecnaioni, perchè
«uelle non sono peraecnsionì; ma lievi gastigatnre ,,. Aggiunge il Musuo
di aver saputo, che „ nella ana arte poetica non tì mancano di tali» e di
pi& aperti motti; ma che per esserle state tagliate le gambe ella non era
a casa sua ancora arrivata „ ; donde apparisce, che il iU^iizio^ flagello degli
apostati dalla fede cattolica, era disposto a scrivere contro airereaie ae-
minate dal Castehetro nella ana Poetica^ ae non gli era per viiggio arre-
stata. Il Muzio poi conclude con queste parole: ,, a me tanto batta, scrit-
,^ to easendo nella cristiana legge, che chi in una coaa p^coa, di tutte
„ è fatto colpoTole^,. Di altre eresie aparse a larga mano dal Casteho^
tro nelle sue note al Petrarca mi riserbo a parlare un poco più avanti,
perchè si vegga la sua perfidia centra i principali dogmi della fede eatto*
lica: e tutto ciò egli sparse da gran tristo per via di motti, come più ac-
conci a intìnuarsi sensa lungo discorso, i quali poi non essendo molto
difficili a emendarsi, e a cancellarsi da'auoi libri, fu loro d'ordine de'
aommi pontefici apposto il divieto, che non ai possano leggere, nisiprius
rspurgentuTy come ata scritto nell'indice di Pio IV. {p^g* 29. ) accreariu*
to da Sisto V. e promulgato da Clemente Vili, la quale emenda però
non è mai aeguita. I luoghi velenosi, già segnati da Giammaria BrasicheU
iense maestro del sacro palasse, e poi vescovo di Polignano^ ai trovano
aieirindice de'libri proibiti, da espurgarsi [pag. 655.). Ho chiamato J^4s*
negirista l'avvocato del Càstehetro, come lo chiama anche il aig. abate
Bottari nella sua prefazione alla ristampa deirJSrroZano del Varchi {p.
XLV.), essendo veramente grasiosa questa nuova invenaione di difendere
altrui, e specialmente gli apostati dalla fede, per via di panegirici, e aes*
■a mai citare altre persone, che quelle stesse in tal guisa lodate e difese^
e con dir male delle altre a quelle opposte. Ottavio Rossi nelle lettere
stampate in Brescia da Bartolommeo Fontana i6ai. in 8.p. a. da buon
cattolico e letterato scrive a Francesco Scoino da Soia con molto ditpren-
no del Casteluetro, e della sua Poetica^ scusandosi di non poter jtf andar-
gliela, come di acrittore eretico, di cui si è ristretta la lìcensa in Rama.
Da ciò si vede, che questi elogj non ti trovano nel solo ittdìce dell'/ j|#-
fia del cardinal PaUaiicinOj come dianai fu acidtto con molto incooai*
ii63
Aerata irriverenza. Bernardo Partenio interprete di Orazio, e Jtatoma
JRiccohono della poetica di Aristotile, fecero particolare studia di confn*
tare i sofismi del Castelvetro, asserendo il Riccobono nel bel principio
del suo comentOy che cM>lm si era sforzato di oscurare il testo, ei teiubras
0ffiindere, imbrogliandolo, dum expUcare conatus est^ e rendendolo e:^)I>
catione indigentem, itaut propter acutissinuu ejus dUbitationes nulla nun^c
are propemodum esse pertwhatio atque adeo difficiUor et c^nfiwor esse ffir»
deatur. In fine dichiara di non aver preso a confutare omni^ OajUeivetrii
commenta f cosa troppo lunga e inutile ^quadlongiusfortassefì4ssetj quam
utilius. II già detto Ottavio Rossi in altra delle sue. lettere ad. Andken
Chiocco p, 299. nomina le fatiche del Maggi contra il Castehetro.
Ora dopi) aver parlato dell'eresie sparse dal Castehetro nella sua poe-
tica, dirò in quanto al rimanente, che ella è un aiKregato di varie e ins-
tili sottigliezae, cioè di sofismi alla maniera di Pietro Ispano ^ come il
JSorgkini ebbe a dire delle sue Giunte grammaticali alle Prose del Bem^
bo. Trovavasi egli in Lione tra gli ugonotti specialmente italiani suoi
confidenti, allora annidati in quella città, quando accesosi il fuoco nel-
la sua casa, egli si mise a gridare; lapoetica, la poetica^ salvatemi lapoe»
tica (Opere critiche pag. 45 4^ — correzione pag. 5 )• Così racconta £^i-
€Ro Menagio {Menagiana tomo II. pag. S%. ediz. II.). Ma quando el-
la si fosse anche abbruciata, non ne sarebbe venuto gran danno alla re-.
pubblica letteraria, e si sarebbe forse potuto campare anche senza cote*
sta Poetica, Il Menagio lo dà per autore oscurissimo, e che ha questa
Tirtù di non mai portare se non la metà de' passi chepita; anzi che talvel*
ta non ne riporta se non le prime parole, le quali non fiinno per lui,
comprendendo il rimanente con un et caetera. Il suo vizio domii^nte ò
ilsonsma; onde Gianluigi Balzac nelle lettere a Gio. Capellone (Xi&.
XXI. leti, V. Oeuvres tomo I.p. 8i3.), lo taccia come dato soverchia-
mente alle contenziose e vane sottigliezze, e quello che è peggio, come
nemico pubblico^ che non può soffrire U merito e Infama di ohi ohe sia. In
questo il Balzac si accorda col Tasso {Lettere poetiche pag. 640 ^' V^^\
pnre avvertisce, „ che sempre fra le sue opinioni mescola un non so che
,, di ritroso e di fantastico. Lascio di ragionare, segue il Tasso, di quella
y, sua rabbia di morder ciascuno; che questo è vizio dell'appetilp, non
j, deirintelletto.il Balzac aggiunse, che il Caro è più onorato del suo av«
„ versano „ . E certo per conoscerlo, basta aprir le sue lettere, e vedere il
«onte, che di lai fece Onofrio Panvinio nel cemento ai fiuti cnnaoUii
f Fasti Lib.I.p. 4oi^ed.I. Palgrisii ) Hannibal Carus^ fAr ingemo^ Judieia,
varia eruditionOy diligentia, probitate, morumque suavitate praestanfìsA^
mus. E dopo averlo esaltato come perito deirantichità romane, e grati
raccoglitor di n^edaglie* da lui generosamente comunicate ad esso Pan^
viniOy promette di parlarne altrove diffusamente: cant^nm W hHf¥t viri
laudibus^ velati ia vastissimo pelerò, erit aliud tempu^^ fuo vela pandere
Ucebiiy ^ HBs totos prosperrimae aurae committer$, ^^ri^ freme de eo, juuhè
multa, tum maseima. Obiier enim de ejus virtute veÀajacere uefas pe*.
ne esse existlmo. Niun galantuomo ha mai date sì fatte lodi al Castelve^-
tro, il quale al Caro in nulla fu superiore ^ né in pròsa, n^ to v«rfO> né
In «[reco, né in latino, n^ in volg^rf». Il Caro fra'ln??'* rial grf»co ]\ Retto*
Tira A\ Aristotile^ alcune orazioni di s. Gregorio] Nazianzeno^ e le pasto-
j.iii di LongOy non ancora stampate, e dappoi tradotte ancora da Luigi
Alamanni il giovane, per detto di Giovanni Foverìo in una lettera allo
Scaligero pag. aSc. (*). Di latino in volgare tradusse qualche sermone
di 8. Cipriano, e in verso sciolto l'Eneide: il tutto da scrittor nobile, e
non da grammatista: e tali fatiche si riderò dopo lui morto. Il Castehe^
tro {Ragione del Castelvetro fogl. ()é^. 7,. ediz.I,) tentò di scarhbia'r^Ii
anche la patria, facendolo da s. Maringallo, che per diligenze usate non
si sa dove fosse; quando la vera patria del Caro fu Civitanuova, a tutti
nota, e come tale da lui registrata nelle sue lettere. Piergiovanni Nun-^
nesio nelle note alla Creftomatia di Proclo taccia il Castehctro di «vere
centra fidem omnium codicum adulterato un luogo intero di Aristotele: e
questo è un bel segreto per interpretare a suo modo gli autori. Chinn-
que nomina il Castehetro, anche senza averlo mai letto, suol dargli at-
tributi di sottile ed acuto, proprie e uniche doti de* sofisti, i quali con
accumulare sottigliezze a sottigliezze e caviHazioni, a cayillazioni cer-
•
{^^ Ali*età nostra ed alU nostra patria era riiarhato l'onore dì dare alla tace le fmttm»
tali del Longo tradotte dal Caro^ imperocokè nello scorso secolo XVIII. ma ikyioaiiiia
to accademico della Cruica^ cioè il tig". marchese di Brema mtnittro alU'c9tte4l WmpOi^
li per quella di Sa^ofs, scoperse fortanat««ente bb manoscritto benché non ant9g;Taf o,
corretto per altro e rarissimo di questa tradusione elegantemente scritta/ e l'anno 1786*
ne furono non meno elegantemente impresse colla finta data di Cri#oj^o7s alcnne copi»
in 4. qui in Parma (So' celebri Tipi Bodoniani, i quali pe' molti lor ^rogì meritam^at»
riscuotono gli elogi e rammirasione di tutta la repabbiica letteraria. Doj^o queatA pri-
ma edisione, i cui pochi esemplari si mandarono in regalo a diverse biblioteche e let-
tarati d'Europa, nikà. seconda ne esci da torchj medesimi in 8. senaa data di anno, ler-
fiadra essa pare • pregiabile , benché nel tipografieo lotto e nella rarità delle copie deb*
a cedere all'altra: ea una ristampa a questa di grande e gran langa inferiore sen fece
l'anno i8ox. colla falsa data di Lon<fra in 8. In proposito poi di quello che in questa
Biblioteca ti asserìtce^ «vere cioè anche Luigi Alamanni il giovane tradotte questo
MaitormUt diceti ettere uno tbaglio del Vooerio incautamente tegaitato dal iTontoiti-
ni: però vera tiasi o falta l'assersion dei Vooerio ella fu seguita anche dal Quadrio,
• dietro questo dalP^rgelafi. Una tradusione di Gio. Batista Manmini ten pubblicò in
Bologna il 1643. in 4. ma dal Maffoi chiamati molto alterata, e dal Quadrio ti dice oko
nofs merita il pregio di comperarla. Un'altra dell' abateFrance#coBeiia^Zio te n'enun*
ciò nelle Tfoeelle letterarie dijirenze roa.ò ancora inedita. Impresso • pregevole corto ò
il volgari t «amento degli Amori di Dafni e Cioè fatte dal conte Gaspare óozmi, e nella
dedicatoria promotta alla rittampa fattane qnett'anno qui in PiiriMi per qnetti stes-
ti Torchi de* Fratelli Gozzi, leggesi un confronto di esso colla Tortiono del Cara il
quale è a parer mio sì giudisioso e si giusto ohe ptaoemi dì crui riportlarlo ,« ò più rioeo,
,/Ia trodtiah>ne poi primo ( il Caro ) di frasi e di bei modi ohe coti bene t'aeeosioiaao ai
f^ mostro armonioto volubile linguafgio, ma vuoisi un pò libera nella versione, e certtk-
^, mente ancor nel costumai quella del secondo ( del Cosci ) ò del pari nitida ed elegan-
„ te e forse ancor più fedele, se non che rispettando ilpudore ha toppretse con garbo qnel-
4, le impure situasioni, le quali, al dir diDsogoiie^ chiamano al volto delle oneste persone
.» i colori delia virtù che ti cruccia e torce gli ocohi dagli tpottao oli lioonsiosi „. Ora per
soggiugnere qualche cosa anche intorno all'autore di questo romaaso In cui l'amore o la
semplicità pastorale dipinti tono con tanta graaia e tanta maturaleiaa noterò, ohe igno-
rati il tempo in cui egli vitto, ma ohe sembrando agli eruditi di scorgere in alcuni luoghi
dalla tua opera qualche imitastoae dilT/io^foro autor degli Amori di Teagene e Caricrea
credesi che scritto abbia dopo di lutto perciò essendo questi vissuto sotto l'impero di Teo-
dosio e do' suoi £gli, oioò sul finirò dolIV*otuli'iaoominciaro del V. tooolo il Lonfo ver-
rebbe ad estere vìssuto oifoa quest'ultimo. Dirò finalmente che il tosto originale di qucst'
opera usci alla luce solamente il 1598. in cui Raffaello Colomkani il fece stampare dai
Giunti in Firenze.
a65
Disconi poetici in difesa di Aristotele, di Francesco
Buonamicì ( centra Lodovico Gastelvetro ). In Firenze
per Giorgio Mar escotti 1597. in 4- (a). L. 8.
Sposizione della Poetica d'Aristotele di Orazio Marta
col Gastelvetro. «S/a con /e Rime e Prose del M art a ^st^ra^
paté in Napoli da Labaro Scoriggio 1616. in 4* *
.Annotazioni di Alessandro Piccolomini sopra la Poo»
tica di Aristotele, con la traduzione del medesithò libro
in lingua volgare. In Venezia per Giorgio Fariseo j575.
in 4- (0^^/ 9*
cano d'imbrogliare la verità per bod darsi mai vinti. E? qui appunto lo
colse Francesco Buonamicì nel libro seguente, dove il convinse.di mol-
ti paralogismi e sofismi. Né ci voleva altri, che questo famoso peripateti-
co a svaligiarlo de'contrabandi^ che porta addosso. Il NisiéU pure gli ri-
Tede i conti in più luogi ( Progin. a. voi. IV.)^ dandogli del sofista. Di
qui si può riconoscere il gran sogno del Moneta^ il qual nel suo BaUlet,^
t. Vili, partel. p. 1 53. ebboa dire,,, che il Cojfe/pefrò per segno di som»
y, missione al santo uficio, ristampò la Poetica in JSo^/ea, purgandola dai
„ passi, che erano spiacciuti agl'inquisitori „ • Tutto falso, peróhè le mò*'
desime eresie belle e lampanti, si trovano in amendueredis^oni^ per ciò
amendne proibite e condannate del pari dalla santa romana chiesa.
(i) Il Tasso nelle lettere poetiche {pog. 64* ) prepone in maturità di
giudicio, e in dottrina il Piccotùmìni al Òastehetro (b*). ha, Poetica del
Piccolomini si trova ancosa da sé stampata con la sola versione, e sen«^
za note.
m
(tf) Il Buenamìtì in qoeiti yiii. Bitconi recitati da lai oell^sccsdcmia fiorcn^
tins » benché scritti contro le opposizioni del Cditclvetro sUs Poetica di Ariste'
ar/r, non ebbe riguardo di chiamarlo dottissimo e di dargli la lode di aver „ se*
cumalate tante contemplazioni con tanto ingegno e giudizio , ancorché per moU
te altre cose egli sia da essere celebrato questa sola lo rendea illustre „• Cosi si
parla e cosi si giudica delle persobe di merito, benché contrarie alla nostra opi-
nione, il vincer le Quali ne torna a maggior gloria, dappoiché le avremo coni-
mendate : la dove all'opposto avviliremo noi stessi , se mostreremo di esser ve»
nuti alle mani con un avversario di nessun grido e valore.
{k) Non Giorgio , ma Giovanni è il nome dello stampatore Varisco • U Picco^
lomini dedica il libro al catdiaale Ferdinando dt' Modici , che fii poi granduca.
{ò*) Ma lo pospone al Castelvotro nell' entdi\ione e oell' imotn^jioni • daodo pe-
rò a questo le sue eccezioni . Sarà bene aver qui sotto l'occhio tuttto quel luogo del
Tasso, ove dà il suo giudicio sopra qae*due coraenutori volgari delia Potticm
di Aristotele in una lettera a Lucca ScatakrinOf che di dò lo aveva riehiesto;
„ Mi risolvo che i due più moderni comeatatori volgari ( Piccolomini e Castel»
„ vtff/o), siano migliori dei tre latini ( Roòortellii Maggi e Vettori) ma qual fra
„ i vulgari debba precedere» non me ne sono risoluto .Aifaggiore erudizione e ia-
„ venziooe si vede senza alcun dubbio nel Castelvetro, ma sempre fra le sae opi-
M nioni meKola uà non so che di ritroso e di fiuitsstico: lascio di ruponar di
Tom. /. 96
±66
L'Arte poetica d'Aristotele volgarizzata da Bernardo
Segni. Sta di sopra nella Glasse II. Gap. IL insieme eoa
la Retto rica d'Aristotele, tradotta di Greco in lingua
vùlgar Fiorentina dal Segni (i).
(i) Qui sarebbe da collocarli la Poetica ò,* Aristotele^ comentata dal
cavalier Lionardo Suhimtiy se foste io luce {a*)j come egli in più luoghi
della sue operé^ e specialmente nella dedicatoria al duca di Sora della
sua ediaione L del Decameron del Boccaccio^ ed altri ancora sulla pa-
rola iùa ti fecvrò iperar di vederla. Serba ?asi a penna in due tomi in
foglio presso il marchese Pierantonio Guadagni in Firenze; ma dacché
fu prestata al cospicuo letterato Valerio Chimentelli, non se n'ebbe più.
ntlo'tlii O^ì abbiamo dalle notiaie della nostra accademia fioreutiua
„ ^atlU MM rsMi di aoider eiascaiio che qieteo è yìcIo dell'ippetiio , non deiP
99 kittUttto^»; Viftio, aggiteaerò io «ornane ad altri critici di testa calda e di
giatoalAre e fiiroce. Nel Pi€€elùminì ( U Tmo cootinuaa parlare ^«, si conosce
M.aMg^r natocità e fi>rsc cm^ggior dottrinala miaor enidiuoae , ma senu dab-
»• Uo dottrina più, aristotelica e più atta all'esposizioni dei libri aristotelici ,,. If
Piccohmini iielle sae Annot^ìonì non nomina mai il Castdvetro : ma certo è ,
clic intende parlar di Ikii fta quegli Spì^sìtùri in lingua nostra » che sono da esso
iaipagtiàti • Nelh Polita di Paùh Buri non mai li legge nemmeno il nome del
Casiclvetrt f hèatht dà lai beat spesso icnpagnato, ma egli lo ta mostrando adi-
tb con l'aggimnto del Meda/test .
(a*) £ aùl parimeais avrebbe labgo la Petdca volgare di Ugùlino Marulli tc.
KOTO foi di Glsadi-pa, della quale egli parla ia ooa lettera a Btneituo Varchi \
{Prosi Fiorentine part. it. toi. I. pag. 117.) donde anche si ricsra » che egli
nel if)7. era studente in Padova sotto la disciplina di Francesco Frigimelica .
Qael Carlo » cui lasciata aveva in Firenze la sna Poetica , non mai stampata , era
pttÀkUlaiéllH! Cerri» Stro^P • dsposhario aioiilcaeate d'atri sooi scritti « come di
alcottt Stàtici » fci'tieolite QiitNtiièe d^émere e delta «as tradosiooe dcU' oraaioae
toBiana per M. MatcMe •
CAPO HI.
■( ■
Spontori volgari della Poeticu (a) latina d^Orano.
Jja Poetica d'Orazio tradotta da Lodovico Dolce (in
tetso sciolto). In Venezia per Frantesto Sindone i535.
in ^ (h)^ L« 6»
{a) Crttttde òbUlgkdottt aftthe qui tbMaaiO ft chi tie avvertitce che fi Peeticd
dtOftfWo è latina.
{i) Élla è dtditm dal Dàltr t Pittfo Aretino . L*àniio seguetitt st ftt fece o^
fin nltaM^a , setixi kioart di ttaiApatort , ia 8.
a67
* E Go^ Sermoni, • c<m le mortli epistole d^OrMio.
In Vinegia presso il Giolito x549* in 8. (a). \ Lb ta«
La poetica d'Orazio, tradotta in ottava rimai da Sci-
Sione Ponzo, con la sposizione de' luoghi più oscuri. In
Tapoli per Gianjacopo Carlino i6ro. in 4- (h). 7.
L'Arte poetica d'Orazio volgarizzata ( in verso sciol-
to ) da Pandolfo Spannocchi ( il vecchio ) con 19, giunt»
del Rapimento di Proserpina di Glaudiano, tradotta da
M« Antonio Ginuni. In Siena nétta Stampérin 4^1 Pn^
Meo {ìji'l^)in^.Cc). 4*
La Poetica d^Orasio tradotta da Lodovieo Lepo«>eo
( iri Terso sciolto ). In Rfifha per Ffi^ncesco PòrbéltetU
i63o. in 8. (i)(^. .. 5 5u
(1) Il Zie/?oreo. nacque in Brugnara, castello rinnomato del Friuli, det*
to anche Brugnera^ e in latino Bmgnarìai e la sua famiglia si trova in
Udine. Fu ozioso inventore di componimenti fantastici, pieni di rime va-
rie, tutte insulse, i quali egli chiamò L^pareambi^ e fu il primo, e l'ul-
timo a stamparne assaissimi. Il Crescimbeni, che di lui ha ragionato più.
{a) Qaesta trsdaiiooe di Oroffio (atti dal Dólctia verso sciolto, la sttiHptti
dal GiòliH nel ijSf* ^ ^^^ ^^ ^^ ^S49» come mote il FMiémm; e la dm-
cazione del Dolce a Bernardino Ferrari , essendo ia d^ta del dì priioe di Mi^io
iffS. monra. che prima di qaest'anao l'opera aon fesse uscita alta sumpa. H
▼olearizzamento della Poetica in qaesta edizione del Giolito è assai difcrso da
<l«cIlo» cbe Al sumf^^ la pfiq»« volta o4 'I5ì1- U Jh^ r 9m¥^ ^ Wiifì^
inatara, stimò bea«. diÙTcdcre f di:€orH|0»« ciòi dkf ira jpra^ dd'pfU^icMOi
deU*€tà soa giounile • .. .. .^f>i o- ^.^
(kj Ko^' sotsmcot^ promstta il titolo del libr^ la sposiziMa dc!.4ii4g)M ftfl i»
scuri . e più accessarj , «la le regole ancora dtll'ane poetica • U cogiiooie di qiii^
ato tradattoi^e i Paa^^, e cosi egli lo Ktive in f\ik laggki del suo volgarizsameo^
to : ma nell'^/^5iì forsennato , sua iavoU bosciuiaccia stampala io Napoli dal C#fw
lino ttfl K^i* in iz» egM si cbiamii jPa#;io. U fontanim i il solo, cke di jao
capo lo dica i^o/i^ •
(ci i/anoo, io cui fa, impresso questo libro 4*1 Bonetti aella Si4mpHia4A
PuhUico, fu il X714. e noa il 1717- L'iacomro irequenu di al fatti sbi^i dà.A
conoscere la poca attenzione, .con coi. fa compilala qaesta JBiUioteea italiama:* La
prefazipnc, che fi si legge a nome, dello staippatora* & Ia?oro del dottor CUu»
dio Vaselli f già professore di medicina pello stadio di Siena sua patria* Il toI»
§arizxamcnto del ? eccbio Pandolfo Spannocehi , detto il Tenace ociU nostra acc»*
ernia dcgl' /airoa^ii , ben meritSTa cbc il giovane Pandolfo Spannocchi^ datso
V Albagioso intronato, nipote dcU'aitro.t dopo IJCX. e più anai gli facesse godere
la pubblica loce .
{i) Degna assai più d^ questa di 4#deviÌS0' teporeo^ da Bt^gnara, mencorata
dal Fontanini in grazia della comooa patria dei Frinii % sartbbf stata • benché ine-
dita , la Tersione della Poetica di Ora\i$ % laf orsta a modo di paràfrasi da Agno-
lo Firenzuola, il quale nella sua lettera alla ttoUli doM^H praHsi , scitta io Gen-
L'Art© poetiba d'Orazio, voltata in prosa e in verso
sciolto da Serto rio Quattromani. Sta con le sue opere
pag. 245.
Tolte {Istoria toni. I.p. 75. ediz. II. )t porta qualche esempio molto an-
teriore al Leporeo di tali poesie, stranamente rimate. Gairiel Naudeo
nel sao Dialogo^ altrove da me citato, col nome di MAScurat, mette il
Laureo tra i professori di memoria artificiale.
.sajo t f 41* promise di rotei pobbUcarla in ooella prostims stste : tUa qvsle prò*
nesss dipoi egli non msi soaditfiece . Le altre poesie scsnpsce del Ltp^reo^ lo
stesso Pùmténdni le qualifica per tutte imsulst . Se la saa tradiuione delia PoettCM
di Onnpo corrisponda io. nerko ad altri suoi compoaimeati , che lio sotto l'occhio,
non posso fbrnisrtte giadicio , per non STcrla vedau . Si hanno altri tradattori
della steMS Poetica : ma mi astengo dal meotoTarli » per non fielarc cesi soTcnte
hi l^c f slla qaale yolontariaaieQte mi sono astretto .
CAPO IV.
L
Poemi Epici.
Orlaudo innamorato di Matteo Maria Boiardo Con-
te di Scandiano (libri III. ). In Venezia per Pietro Nic^
colini da Sabbio i539 in 4« {a). L. io.
ìnàmorato del Bojafio dairedisioae del in 9* ^ ^^^ pinttosto dalla pre-
ifif. oè perchè Usci di riportare le molte, che prima fiirono prodotte^
rion di tempo a qtielle dell' Oriniti» furioto òiW Arioito . Credo pertanto
I sarà per dispiacere ai leggitori I* aver qai la notiaia \ se non di tntte»
{£) Non so per qaal cacone il Fontdmni cominci qoi a dar contesta dell' Or-
iemio imnàmormo del Bojario dairedisione del in 9. e non piuttosto dalla pre-
cedente if 1
ed anteriori
che non sar_ ^ _. ,^ ^^ ^_ _ , __ _. ,
almeno di alcone delle più vecchie ediaioni di qaesto Poema del BojariOp le quali
per esser rarissime, sono conosciate da pochi •
Libro primo ( secondo e terso ) dell' Orlando innamorato composto per
Mattee Maria Bojardo conte di Scandiano , tratto dall'/jroritf S Tarpino arcire.
SCÒTO Remense e dicato airillnstrissimo signor Efcuie Estente daca di Ferrara.
In Scandiano ( per Pellegrino d^ Pasquali ) non so se io 4 orvero in foglio •
Dell'anno altresì sono incerto» ma probabilmente fa tra il 14^^ e 'l i49f*
Mi son fatto lecito questa Tolta di riferire la saddetta editione, benché da
me non Teduta , appogsiaco anicamente a non dispregeroli conghiettare. La dissi
fii|tta in Scandiano col fondamento degli aitimi dae Tersi del seguente Epigramma
dì Antonio Carafa reggiano, in cui s introduce Or/tf fio , che cosi parla al lettore:
Ante sita & feedo tectus tqualore jaceham ,
Tamquam caucaseus tarmaticusque forem.
A$t uhi M'* cecinit Bey ardi lingua diserti 9
Rholandus toto claras in orbe feror.
JRditut ante fui : veram imperfectus : ad unguem
Bic scriptam historiam , gestaque nostra legis .
5^69
* Seguono altri libri III. aggiunti a quei tre da An-
tonio degli Agostini. In Venezia per Giovanni Antonio
e Pietro Niccolini [544- ^^ A (0 (^)* L* 4*
(i) Antonio Carafa da Reggio òon una lettera latina dedica ì libri III.
del Bojardo a Camillo di lui figliuolo, sotto il di xtiii. di Maggio del
1495. Segue un epigramma in lode dell'autore e dell'opera con sonetti v.
di Antonio Pistgja^ e di Tommaso Mattacoda. Il Crescimieni {I stona
Tenia Boyardus vix lustra Camiilus agehat •
Scamdiani impressa hac monumenta mea.
Qoefci due ultimi versi dell' Epigramma del Carafa mi aprono strada a scoprir
▼crità e a (ormar coaaetturc • 1. Che certamcnie a Scandiano si fece la prima im-
pressione del Poema dei Bojardo: i. Cke allora il conte Cammillo Bojardo ^ fi-
glinolo del conte Matteo Maria , che già nel 1494. era morto, ti trovava appe-
na nel sao terso lustro o sia di zt. anni, essendo nato probabilmente nei 1480.
o l'anno dappoi: f. Che l'anno dell'impressione fu circa il 1496* reggendosi neli'
anno 149;. scritta la lettera latina del Carafa sl\ conte Cammillo , citata dai F^ìT*
tanini e che si trova nella trascurata edizione ifjy. 4* Che lo stampatore dell*
opera altri non potè estere , se non Pellegrino de' Pasquali , il quale era il solo che
tenesse stamperia a Scandiano in tempo del conte Cammillo . Dai torchi di lui
uscirono in quel torno altre opere tutte in bei caratteri impresse e in particolare
Appiano Alessandrino delle guerre civili dei Romani nel i49f* e dipoi la secon*
da volta nel 1499* in cui pure uscirono gli Statuti delle terre e de' luoghi del
conte e cavalicr Giovanni Bojardo^ Tuno e l'altro in lingua latina in foglio. Lo
stesso Pasquali in compagnia di Gaspero Crivello stampò ancora nello stesso n»-
bil castello di Scandiano , ora principato della casa ducale estense 1' anno i f oo.
in 4« il Timone , commedia dello $ttt»o autore dell' Orlando innamorato . Io sin
qui avea formate e distese queste mie congetture , allorché l'amico mio dottor Ba»
rotti con una sua lettera dei ij. Mano 1747. mi avvisa Tenir assicurato da Scan.
diano 9 come Cammillo Bojardo figliuolo di Matteo Maria ^ mori d'anni ztiii,
nel 1499. Era egli dunque nato nel 1481. e come a istanza di lui fu stampato
V Orlando , quando appena era nel zv. anno dell'età sua , ne siegue , che il Poe^
ma andò sotto il torchio Terso il 1496. e in quel torno se ne compiè l'edizione»
assistita e lodata da Antonio Carafa.
* Tutti i libri dtW' Orlando innamorato . In Venezia per Giorgio de* Rusconi
ifo6. in 4.
In (jucsta edizione dopo finito il terzo e ultimo libro del Bojardo, sta impret*
so il libro quarto» cioè il primo di Niccolò degli Agostini, senza che però ti si
sì osservi » né avanti né dopo il nome di lui e dopo tutto tì sono » oltre all' i?-
pigramma del Carafa , tre sonetti in lode del ooeta , due di Antonio Pistoja e
l'altro di Tommaso Mattacoda: e questi probaoilmente saranno anche nella prì*
ma edizione .
* Impressum Mediolani apud Leonardum Vegium iff|. in 4. edizione confor-
me alla precedente , in carattere corsivo » detto volgarmente gotico , laddove la
Veneiiana è in carattere quasi tondo •
{a) Falla qui Monsignore» primieramente in chiamare V Agostini col nome di
Antonio in cambio di chiamarlo con quello di Niccolò i secondariamente» in dire
aggiunti a questa edizione di tre libri dtW Agostini a quei écì Bojardo ^ quasi che
essi non si trovattero» non solo in altre anteriori edizioni» ma ancora in quella
del Niccolini if|^. ricordata da lui in primo luogo.
2.'^0
tom. IJI.pag. 329. ediz. II.) non potè rìpesoara il prenome di quesM
Pistoja {a*). Avanti al libro I. si dice, che il Bojardo trasse l'opera aii«
dairistoria di Tarpino, dedicandola a Ercole /. duca di Ferrara^ e che
questa edizione è presa dall'originale ed accresciuta. L'^^05^ì/ii in fine di*
ce di aver composti i suoi libri III. nel breve spazio di dieci giorni, e ciò
in grazia di Niccolò Zoppino^ che ne fu lo stampatore antecedente al
Niceolini {k*), come dice in questa ottava, che manoa in altre edisdoni:
Non perchè degno sia di pletro d'oro.
Non per acquistar fama, onore e gloria.
Non per voler coronarmi d'alloro.
Non per laeciar di me qualche memoria 1
Non per accrescer di Parnaso il coro.
Composta ho all'improviao questa istoria
In dieci dì; ma per lo mio Zoppino
Niccolò, s^glo, accorto e pellegrino.
(4*) Noo è Tcco , che il Caufn dedichi « Cammilh i tn libi del Bajéféa tue
padie coIU lettera latina roentoyaita dal Fontani/li • Il Csrafa altro quiii noa fii
che lodare la pietosa core del conte CammiUo di dare alla luce l'opera del padre
e far %\ che viva nella mcoiorìa de' posteri. Ntseio quid hoc umpQu ^€uadÌMi
4ftrfi miki pomsset , Cdmilh grndùssimè , quam qu/od unscrim te Rht^UBdi mm^
ré$ 9 qu0f piéniisiimiu pater tmus eo edidii ingemQ » m hac 4t4te vix etiud ^pus
atmuf métgit deciderei ^ exéuù$9ÌmM tum eura^ ium indtistria imprimendo cnure^ ex
fU9 n$M pérum Uudie te meueuiurum ìutud dukie existimo • £ segue a lodar qucLa
impteiadfl principio al fine della lettera, j^iogoendo in testimonio delle obbti*
gaaioni proprie verso il padre e il figliuolo un epigramma io commendaaiocie del
primo che comincia; GraM si lyricis debetur vmtlbus ulUx e trovasi non solo
«alla edizione prima» ma anche in qaella del ifjf. insieme colia lettela latina*
che k dM Migìi XF. Céklenda$ Ju9ii. Ani^ V9mÌMàMXCCCXCV.
A torto poi il FoHtéiùni ^U la uccia al Creeeimbeni di non aver potuto ripesca*
re il presemi .df 1 PisfoU e si fa ballo per averlo qui ripescato in quello di Am^
iMi«#^,« Se per^ egli si Iìmsc degnato di dare un'occhiata alla pag. 3|o« che viea
dietro immediata alla citata da lui« avrebbe veduto che il Crenlmbeni noo solo
erede di potar dare il prenome di Antonio al Pistoja • ma creda ancora di poterle
dire di casa Vinci. £ adir vero, costui altri non era. se non quell* ^/iioni^ Fin*
€i% soprannomato il Pistoja dal nome della sua patria, di cui oltre a varie poesìe
si ha alle stampe una tragedia in terza rima intitolata Filostrato t P enfila t de^
dicaia da lai ai dnca Ercole /. di Ferrara • stampau più volte in Vene%iés . doè
per Manfredi Bono da Monferrato n^l x;o9. eper Giorgio de' Rmscw nel rfxé.
e lo stesso anno per ^^/càioff^ Sessa ^ sempre in 8. L'argomento della tragedia «
inutati i nomi di Guiscardo e Gismonda in quelli di F ilio sir aio t PanjHa, è
preso dalla novella I. dcllaGiornata xv, del Boccaccio.
(b*) Tre libri composti nel breve spazio di dicci giorni ? Di grazia per averlo
a ccedere » andiamo adagio • Ciascuno di questi tre libri è diviso in più Canti. Il
primo ne comprendo XI« il secondo oe abbraccia XV. il terzo ne contiene VII»
In tutto sono Canti XXXIII. £ XXXIII. Qinti nel breva spssio di dieci soU
giorni composti? fate che ce lo attaati lo stesso Agasùm. che li compose; e
perdi» nel UbfO MYEloquen\a senz'altra esamina gli si dà piena fede. Veggia-
ma però» sa il £mo sia veramente cosi. I tre suddetti libri che continuano l'Or^
landt^ irtaamérekko t composti dopo la morte del Bojerdo» non iurono pubblicati
unitamente, ma separatamente 9 TuDO dopo Kaltio e in tempi molto difcrai» llpri-
Il Bojardo cita passim Tu/pino , cht pao dirti YApoìlàthro d«llt potM
TomanBa d'Itali»» e conclude 1 suoi libri III. con qu«sfa étanvtt, ckt ci dà
l'epoca del tempo, in cui terminò l'opera:
Mentre» che io canto (oimè^ Dio Redentore!)
Veggio l'Italia tutta a fiamma e a fuoco
Per questi Galli^ che con gran furore
Yengon per dilettar non so ohe loeo;
Però ti lascio in questo vano amore
Di Fiordispina, ardente a poco a poco:
Un'altra fiata, se mi fia concesso,
RacoonteroTvi il tutto per espresso.
Ma poi non ne fece altro, per esser morto in Regghò^ capitano della fer^^
tezza, ai nn. di Febb. del i494- (Giornale dé^ letterati d'Italia f • Xi 1 1 .p.
mo» chiaiDtto qasrto dedicato dsll'^SjSinai ^Frmnetsiù IL Sforma dacsdi Aff7tf-
<n#» uscì, come gU s'è.Tcdato, alla Tace iasìeme co' tre libri del Sùjardoìn Vg-
n^itf ael 1506. e poscia in Milano nel 151). Il secondo libro ét\ì^ Ag^tini 9
cbiamaco «quinto, ni scritto da esso dieci anni dopo il primo e lo dice egli stes*
so nella prima stanza di q^acsto libro, dedicato da lai a Éartolcmmeo Liviano gene-
ral capitano della signoria di Vintfia^ il quale mori nel inf*^ P^'^ ^ da crede-
re cht poco prima di quest'anno V Agottini lo STCsse messo alle stampe; e for-
se il Zoppino ne fu lo stampatore, poiché questi gli fece istanza di proseguir
i opera e di condurla a finimento. Il, terzo libro chiamato io ordine sesto e ulti-
mo» usci senz* alcuna dedicazione dopo l'anno ifif* dalla stamperìa dello stesso
Zoppino , che antecedentemente avea già stampati i due altri . Corsero pertanto
uadici anni almeno tra la pubblicazione del quarto libro e quella del sesto; laon-
de non può esser vero , che V Agostini avesse composti i suoi tre libri sll'improv-
iriso, e nel breve spazio di dieci giorni in grazia del suo Zoppino; e se ia aueU*
ottava riportata dal Fontanini il poeu afferma di averlo (atto in tempo cojU ri-
stretto, questo si dee sanamente iauodere del scio sesto e ultimo lioto e non
mai aochie dei due pteoedeoti tanti snai prima già scritti e pubblicati da.las.
Il Zoppino^ che era ferrarese , ma non fjà V Agostini » che era Teoeziano» benchi da
altri sia stato asserito diverssmcate, usò stampar ano per volta e in varj tempi i
tre suddetti libri dell'amico poeta: in prova diche dirò aver vedutoli quarto li.
bro impresso da lui nel in'* il quinto nel iyi6. e'I sesto nel i$x9> e questi e-
reno uniti agli altri tre dei Bojario nella impressione seguente.
* Libri tre di Orlando innamorato ec. in Viaggia per Niccolò d'Aristoteli det»
to Zoppino ferrarese if||. io 4.
^ È ivi per Agostino de' Bindoai if^S. in S*
^ £ ancoe per Piero Niceoliai da Sahbio 1^9. in 4.
* B di naovo per Giovanni Antonio e Pietro Niccolini i f 44* in 4'
Altre edizioni potrei rammentare di questo poema romanzo dei Bojardo e dell'
Agostini , fatte dal lappino , dal Viano • dal Bonelli e da altri » ma credo che es-
ser possane soficienti le già riferite • Prima di avvanzarmi ad altro * mi trovo in
debito di moscracc che ì Agostiài creduto sin ora ferrarus, fii ?erameote vene-
\iano . li solo fondamento, per cai eli viea data Ferrara per patria »TÌen stabilito so-
pra l'autorità di Franceseo Parriy • il quale nella dedicazione della su% Poetica ìsto*
riale a Lncr€%ia d*Este duchessa d' Vrhusa , lo dice espressamente ^irarese . Non bado
qai al Crescimheni che cel vuole far credere da Forlì senz'addur ragione che appaghi.
A^ oiuno certamente dona darsi maggior credenza t che allo stesso Agostini « £-
gli in quella saa opera. scritts in ottava rima coi titolo. Li stsceessi beilkci segniti
ncir Italia dal 1505. sino si i;ii. stampita in Tcac\l4 il Niccoli Zoppinn
^7^
^9^.) metìtre Célrlò Vili, re di Francia calato in Italia andò alla con*
quista dì Napoli^ e delle terre di qaà dal Faro^ comprese sotto il nome
di regno di Sicilia^ che è proprio solamente dell' itoia^ anche secondo il
manifesto divulgato ai xxi i. di Novemb. del i494- ^^^ medesimo re do*
pò giunto in Firenze (Godefroy Hist. de Charles VlII.pag. a5a.). Una
impressione, più antica dell'accenuata, ne fu fatta in Milano à^L Lionar^
do Vegio nel i5i3. in4*- Adunque il Bojardo fu alla nostra poesia ro-
manza qual fu Pisandro con la sua JErcoleide alPepica greca (Ger. Jo.
Vossius de poetis graecis cap. Ili, Olimp. xxxiii.); poiché all'^rioi^o
in principal lliogo suggerì il gran pensiero del suo Orlando con relazio-
ne a quello di esso Bojardo^ da cui egli prese i nomi de^suoi personaggi
con l'autorità di TurpinOy alla quale entrambi festevolmente si apog-
giano (a*).
Xfif. in 4* più voice nomina i ferraresi» ne mai dà il minimo indivo dì esser
di qaelle parti; ma più volte con lode ?i parla dei veneitani e nostri li chiana
nei XVIII. Canto e nel V. o?e pare asserisce di esser anch'egli membro del cor-
po loro: ma più chiaramente nel XVII. esaltando il valore di on certo capitano
di filati» detto Baldissera o BaUassare che dir doveva, lo chiama,
Compairiotto veneto gagliardo •
In fendo di aa picciol libro di poesie di Cristoforo Fiorentino detto 1* Altissimo
Poeta t stampato in 8. in Venezia, senz'anno e stampatore, ma certamente ver-
so il ifio. stanno componimenti di diversi in lode di quel poeta e tra essi v*è
un' ottava dei suddetto Agostini , ove egli si intitola , Nicholams de Angnsttnis ve-
nettts .
(41*) Pisandro , primo di questo nome , poiché due altri poeti cosi chiamati fio-
rirono in Grecia , fu il primo che con la sua Ercoleide scrivesse in verso le prò*
dezze di Ercole : ma il Boiardo non si può propriamente chiamare il primo , che
cantasse quelle di Orlando ; poiché , omettendo certi poetastri di poco o niun nome,
che Io presero per soggetto ae'Ioro scipiti componimeni contemporaneo certamente
al Bojardo h Luigi Pulci ^ che di Orlando e degli altri Paladini della corte di Car»
lo Magno trattò , come è noto nel suo Morgante , dove anche dal falso Tarpino
trasportò in esso molte invenzioni . Lo Speroni che in grazia ferse di Bernardo
Tasso • il quale sottopose al giudicio di lui il suo Amadigi avanti di pubblicarlo»
disse poco bene òtW Orlando àtW Ariosto ^ anzi cosi svantaggiosamente ne scris-
se in una lettera al medesimo Tasso , che avendola io letta , scritta di mano di
lui • non oserei qui registrarla : si dichiara fra l'altre cose di esser rimasto scaa-
dalezzato che V Ariosto avendo tolto dal Bojardo l' invenzione e la dJ^KMizione
del suo poema e i nomi dei cavalieri „ si sdegna di nominarlo , o per dir me.
„ glio non osa ,' temendo col nominarle di far accorrere il mondo , che egli tal
,» tosse verso il Bojardo qual fu Martano retto Griffone , E in altro luogo v^P^
„ re Tom. V. pag. f xo ) dice , che il poema dell* Ariosto è bello e piacevole ,
così a dotti , come a indotti , mercé di tale ( del Bojardo) a cui il poeta unto
più fe ingrato, quanto più era tenuto , concludendo altrove , che senza del Bojardo
V Ariosto non sarebbe ito in cent* anni (*)„. Più modestamente parlò di questi
due poemi Torquato Tasso nel suo Discorso del Poema eroico ( Lib. III. pag*
il. ediz. di Nappa), mettendo l'uno al paragone dell'altro: ,. 1' Orlando inna^
„ morato e '1 furioso non sono intieri e sono diftettosi nella cognizione di quel
(*) Lo Speroni non solo ditte poco bene àeìVOrlmndo àeìVAriostò, ma non lodò nem-
meno U ùorusalemme del Tasto, e fh per fino poco favorevole f iadisio à^ìVEntido di
Virgilio* y. Sorasti Vita del Tasso Tom. i. pa^. 217. »i8.
t»
173
* Riformato da Lodovico Domenichi, In Veneziaper
ConUn da Trino i553. e i565. in4* L* i5.
* E in Veneziaper Michel Bonella 1576. in^. {i)(a).io.
(i) Qaeste sono le migliori edizioni de'libri III. del poema del conte
Bojardo, a rifare i quali mise mano Francesco Bemi; ma il suo rifaci-
mento,* più volte stampato, in Venezia du* Giunti nel i54i*e i545ìa
4- , (*) e in Milano da Andrea Cal%H> nel 154^. pure in 4' 9 P^^ 1^ sue
scandalose e buffonesche interpolazioni si rendette meritevole della cen-
sura di chi presiede alla chiesa universale con suprema autorità nelle co-
se della religione, e della morale cristiana {b*)> Quindi è, che quelli, i
» che loro appartiene • Manca al Furioso il principio ; maoca ali' lunéimorato il fi-
„ oe : ma nell'ano non (a difetto d' arte , ma colpa di morte ; nell* altro non
„ ignoranza , ma elezione di finire ciò che dal primo fa cominciato • Che 1' /«•
„ namoruio sia imperfetto non fi fa mestieri proTa alcana ; che non sìa intiero
„ il Furioso è parimente roanifiesto , perocché se noi Torremo che l'azione prin*
n cipale di qael poema sia l'amor di Ruggiero yì manca il principio : se Tor-
,9 remo che sia la gaerra di Curio e di Agramunte parimente il princìpio è de-
„ siderato. . - Ma sì dee , come ho detto , consWerare l'Oriundo Innamorato • e 'i Fu»
M rioso» non come dae libri distinti , ma come an poema solo , cominciato dall'ano e
n con le medesime fila , benché meglio annodate e meglio colorite, dall'altro poeta
„ condotto al fine: ed in onesta maniera riguardandolo , sarà intiero poema, a
w cai nalla manchi per intelligenza delle sae fa?ole „ • Circa i nomi de' cavalieri
introdotti dal Bojurdo , oltre a qaelli , che tolse dal favoloso Turpino , si sa da
quanto ne scrisse il Casulveno nella Poericu ( pag. iti. ediz. di Busiltu)^ che
il Bojario li prese da quelli • che portatano i laToratori di Scandiano e dell'altre
sue renate. Sono soliti i contadini porre a' lor figlinoli i nomi de' più grand'uo*
mini dell' antichità : la qual cosa osserva monsignor Saba da Castiglione ( Ricor-
di nara. CXIV. pag. iS). ediz. di Venei» if^o. in 4) che in Italia e speciaU
mente in Romagna fosse in corso al sao tempo e altamente la biasima e la con*
danna , come corruttela ed abuso .
{a) E con la stessa riforma del Domenichi , in Finegia appresso Girolamo
Scotto IS4S' e ifT)- i(^ 4*
Da una lettera del Domenichi a Giberto Pio signor di Sassuolo , in data di
Venezia ai it. di Marzo if4f. prendo argomento di credere che la riforma del
Bojardo fatta dal Domenichi, seguisse la prima Tolta in detto anno if4(* e che
questa dello Scotto , e l'altra di Comin da Trino ^ non ne sìa la prima edizione.
Dietro la tavoia delle cose notabili . posta nel fine della edizione dello Scotto ,
sta un'altra lettera del Domenichi a monsig. Bemurdino Argentino , la quale man-
ca in quella del Cornino .
{b*) Il poema del Bojardo ^ rifatto dal Bernif e di serio trasformato in ridi-
colo, e di onesto in iscandaloso . e però giustamente dannato dalla Chiesa, me-
rita tuttavìa qualche lode per la punta e ricchezza della lin^raa. con cui è scrit.
to: laonde i signori accademici della Cruscu l'hanno citato in tatte e quattro le
impressioni del loro Vocabolario ^ e più spesso ancora nell'ultima, ove han to.
luto valersi della ristampa fattane col nome di Firenze in Napoli l'anno 171 (•
in 4. grande, la quale a dir vero è la più corretta delle precedenti.
{*) Ainb«da« queste edisioni del Giunta citanti dalla Crusca, ambedue diconti rarìs^
sim9y roa non tono ambedae interamente timili, poiché avvi nella seconda la giunta di
molte stanze.
Tom. J. *7
^74
quali in onta del capo visibile della chieaa, in qui vivono, con fraudi e
per vile interesse non si recano a scrupolo di dar pastura agl'ingegni
profani, moltiplicando con le ristan^pe i componimenti dannati, giusta-
mente ri rendono detestabili alle oneste persone, tanto più, poi, se cou
molta irreverenaa non arrossiscono farsi autori di somiglianti edizioni uo«
inini tali, che ancora in riguardo al loro carattere sono in preciso obbli-
go di doversene vergognare. Il Mambrìano, altro poema romanzo di Pran^
jCMSCO Cieco da Ferrara coetaneo del Bojardo^ benché senza stile avuto in
Joalohe conto dall' Ariosto ^ e del Tasso, non è da paragonarsi con questo
ei conte Bojardo (a'*'),al quale Cintio GiraUi {Discorsi p. 9. 144* ) ^ì^**
de il titolo d'inventore molto vago e gentile in tal materia, e di primo,
che mettesse il piede nella buona strada, chiamandolo ancora simile a
làucrezio in nostra lingua, quanto al seguir la natura; quantunque un po«
co più rozzo, che la bellezza del componimento non richiedeva; in che
però bisogna considerare, ohe l'opera è postuma. Qui si potrebbe parla-
la*) Se colivi» il cui poema non Bi promulgato, so non dopo la lat morte
da EJiste Cognito , o sia C^noiciuii sao erede testanven tarlo e parente , sapesse
riuovato un altro coaciaaatore del suo poema romanzo, come lo ebbe il conte
BqjardOt ma che foMC stato del merito» e della qualità dcìV Ariosto» aoa andreb-
^ di esso mcQo iUostre e famoso. Lo stile di lui noo è punte inferiose a quello
4c) Cmnte; aell'infcazione e nella disposiaioae della favola noa è affitto spregevole;
Cipero ha meritato, che Teofilo FoUago ne parlasse eoo lode nel I. capitolo , o sia
canto del ano Orlanàimo (J>4Ca isiorisU èella Poiiité ntlU dedic. ) e che il Patr^j, e
i due nugiori Epici itali^tni ne facessero stima; ed è parimente sua lode , che« al
diie del cavédier Saiviétti ( Infarindto L pég. 74. ), il Tasso lo prendeste ad imi*
tate i« cerM finzione : che le il Fontanimì si fosse degnato di abbassarsi a dare
ao'occhiau a quel libro, avendo qualche sapor di poesia, noa lo avrebbe sen-
tr.zaiato cosà francamente per poema romanto senza stile. Il Cicco ^ che tal re-
xamente si dice .nella stanaa III. del canto XV III. sccifCTa il suo M^mbriaoo n«i
tempo medesimo, in cui il Bojardo lasciò di scrivere il suo Innamorato ; che fii
Snaodo Carlo VllL re di Francia era sceso in Italia alla conquista del regno
i Napoli t e al dire del Cicco ( nella I. e II. stanta dei canto xzxi.^ Taveva fe-
Ikemeate incamminata , accennando Tistessa gallica tempasid anche nel fine del
ano ultimo canto, uve si fa forte ancor egli con raotorità.del gran padre de'ro-
maoti Turpino»
Scrittor famoso , il qual ooz scriverla
Per tutto l'or dot oioado una menzogna»
E cki'l contrario tien . vaneggia e actgna
L'ediaioni sìunte a mia notizia, del Mamhriano^ stampato dopo la morte dei
CUfPt e dcoicAO al Cardinale Ippotisù L d'£su À^ lui, e dal Conosciuti suo pa-
rcote, soo queste con due epigrammi in £ne« l'ano di Giammaria Tritello, e
l'alti;» di Guid/o Pfijtuma medico pa^Arcse, e buon poeta iati no.
* Libro d'arme e d'amore, cognominato MarnhÌMno^ di Francesco Ci^co da Ferrara
(«ant4 XLV. ) Ftrra/itkptr Jjoanium JUàoclLum Manétjmm %q> Octoiris iso$. in 4.
* In F40€[is par Oìtrgia Mnsconi x.|xx« ìb 4*
* In Milano ptr Goitardù dés P^rtu 1^17. ìa S«
* In Venezia per Giovanni Tacoino da Trino i^to. in 4.
* E iwì par Francesco d'Alessandro Biondoni e Mafeo Pasini compagni lyiC
km %.
* E anche per Banolommeo- detto V Impcradore 1 h^- "> ^*
re del Margarite di Luigi Pulciy alquanto piJi vecchio del Bojardo (oS*),
e all'usanza degli antichi Rapsodi^ già letto alla menga di Lorenzo de*
Medici, stile poi seguito dall' ^ri^^^o in Ferrara ptesso i principi esteiif
si {Lettere di Bernardo Tasso tomo I,pag. iJ^i.^-^tomo II, pag, '6oi.):
il qual poema del Pulci fu parto del Poliziano, al dire di Merlino Coca-
jo sotto nome di Limemo Pitocco (che è Teofilo Folengo) neirOribiuft-
nOf e di Ortensio Landi nella Sferza degli scrittori (fogl. ai. a.): e vi el»-
be mano anche Marsilio fìcino, secondo il Tasso (Lettere poetiche pag.
68. %.); ma non serve lo stenderci a ragionare di esso Morgante^ per es-
ser pieno di cose vili e plebee ed empie altresì; onde anche senza le
condanne della chiesa, non si vede, che tneriti il luogo, assegnatogli dal
Salviati, il quale con soverchia passione, e per solo genio di contradire al*
la verità manifesta con lo star nascosto sotto il nome à* Infarinato (Infar.
II. pag. 33.), non dubitò di preporlo ai due Tassi^ dappoiché adiri era-
no passati a metterlo innanzi al Furioso^ per detto del varchi nelT^rco*
lana pag. 28. 29. . L'edizione più sopportabile del Morgante, anche to*-
pra quella di Lodovico Domenichl^ fatta in Venezia da Gindamo^ ScoWk
nel 1^5. e sópra l'altra di Comui da Trino del i55o. amendue in 4^ » sé
À quella di Firenze presso .Bartolommeo SermartelU del 1574* ^^ 4'* (^)'*
Il Landi (Sferza degli scrittori fogl. ao. a.), sotto il titolo di ,, gran ciur*
(il*) Se il Morfdntt del Pulci hL alquAato più vecchio del Bejétia^ adoam^
il BoJM^io non m alla nostra poesia ramaoxa , qoal ffx Pisandra con la» sva jTfw
eeleidé alla greca. Cosi Monsignore qui ti ritratta o si coatraddìcc. U* HiùrgéMié- Uk
fatti fa stampato qualche aaao prima deìVOrUnd^ inaamoraia ,. poiché dopa b
prima ediaione, che ae fd fatta io Fir/ji^e a?aati Tano» i^S- se oa ha ua« A
Vcnei^éfi pct Banolommeo dt* Zanni da Porusiot o Pnruu in detto anao» UfM^
ai XXV IL di Giugno in 4.; come pure una di. Vcmùa per Af«iv/r*io di B^
nellv Qcì 1495. ia 4.: le quali edizioni son tutte anteriori tuia pinna- del. J9t/4r/a«
{ò*} Questa edizione del SermartelU fa riano^MKa da lui nei 1606» pose iat 4^
eoa l'approvazione de' superiori, noa meno che l'altra» per essem state anbedaa
ripoxgate e corrette, da quanto nelle precedeoti vi ti leggeva di poco rah^ose»
ed oaesco. Tale però non é quella, che si vide uscire ia Napoli sotto noma di
Firenze l'anoo 17 }z. in 4. grande ^ col ritratto dei Pulci in principio, e coanea
tizie copiose della vita di esso , il coi nascimento ^4 si stabilisce in Firan:^' nei
i4),z. ai XV. di Agosto da Jacope ài Francesco Pulci; ma. nulla vi si dice del
tempo e del luogo della sua morte, la quale, senza addnrsene prova si metta avr
venata ia Padova da Alessandro Zilìoli, scrittore non degno sempre di molta
£ede^ intW Istoria manoscritta delle Vite de* Posii Italiani. Quivi «f|li narra' esser
morto il Ptdci cosi infelicemente, che il cadavere di lui come profana. 0 uomm-^
nicato §er le- cose da lui malamente dotte e scrìtte , resta privo di upoltura ,• e pwr
oràime de superiari sen\a alcuna sacra cerimonia fu sotterrato appresso a» po%\m
àirimfstm alla chiesa di S. Tommaso. Della moderna ristampa del Morganu si
valsero principalmente i sig. Accademici della Crusca, come della più corsetta,
td intera,, in laoga dì qjoeUa di Comln dm TrìnOt e della prima del Sermartel'
U „ ([fi che ^ erano stata il testo da loro- allegato. Aioltl e assai varj pareri S9«
{^l HoB dftlU prtsa •disione d^l S9rmmrtoUi^ ma b«iitl d«lU saooada fkttA nel il(i#> ti
Talttre (li aecAo^miei deU* Crusca innanzi cb« aicisie Ia napoletAna del 173*. ooae *•»>
ooglieii dall*iaaioe del BraQotH^ il ^aale dell'altra fatta dal SormmrtelU nel sl74. ttaa
fa neppure un metta.
2,76
(L') Orlando Furioso di Lodovico Ariosto con la giun-
ta de'cinque Canti, In Venezia presso ì figliuoli d^Aldo
1545. m4- (i)^a;. L. 55.
,, ma di parabolani e perdigiornate,» comprende i poeti romanzi vena-
ti dopo il Bojardo^ e V Ariosto; intorno ai quali rimetteremo i lettori al-
la Istoria, e ai Contentar/ del Crescimbeni.
(i) Antonio Manuzio dedica questa impressione al capitano Giambo^
tista Olivo dal Coito, luogo nel territorio mantovano, al quale OliifO^
Paolo Manuzio fratello di Antonio, scrisse due lettere, una latina {Lib.
IX. epist. 16.), e l'altra volgare (A*) {Lettere volgari lib. i.pag. a5. e-
Ao stati dati iotorno a questo Poema romanzo misto di serio e di comico a
norma della passione, con cui ▼ennero pronunziati; ma lasciando gli altri a
parte accennati da Monsignore, e riportati dal Cracimbeni, e molto più dal
raccoglitore delle Notizie della vita di lui, riferirò qui solamente quello di
Milisario Bulgarini {Risposte a GiroL Zoppio pag, iSf.j, che tien molto del
singolare: AyTenne del Morgdnte del Palei, dice il Bulgarini, ciò che raccon-
ta un ralente antico gramatico , allegato dal Zoppio , de' rersi d'Ennio , e degli
mitri Poeti del suo secolo, che » con tutta la scabrosità de' suoi versi, tanto non-
dimeno piacesse lo stil suo, che durasse gran pena l'era seguente in accomodarsi
a più molle, e a più delicato stile . . . atteso che queuo a?TÌene per l'uso che si
cofiTerte in natura, e per lo corrotto giudizio del folgo, siccome avvenne a'tem.
pi de' nostri padri, che per essersi assuefatti a leggere il Morgante del Pulci, dvL'
rarono grandissima fatica ad accomodar le orecchie al Furioso deir^rioiro, e mol-
ti Tolevano pertinacemente contendere che il Morgante fosse di gran lunga su-
periore al Furioso, forse perchè egli era così spergolato gigantonaccio , e quelL'
altro afea perduto il cervello; ma e' doveva pur vedere, che alla fine Morgante
era stato ucciso da un granchio, e Orlando aveva racquistato il senno {*)r».
(tf) 11 nostro Monsignore comincia a darci il catalogo di molte edizioni dell'
Orlando Furioso da questa de' figliuoli d*Aldo, per essere stata la prima, ove si
legga ingiunta dei cinque Canti mancante nelle precedenti: ma giusta il solito,
ì\ titolo non vi è fedelmente riportato: imperciocché in primo luogo nella stam-
pa si legge. Orlando Furioso senza l'articolo; e in secondo luogo sta. Orlando
Furioso di Messer Lodovico Ariosto, e di pia aggiuntovi in fine pia di cinquecen-
to Stanne del medesimo Autore non pia vedute. Le cinquecento e pia stanne sud-
dette costituiscono appunto i cinque Canti ultimo frutto di M- Lodovico, ì quali
come vi si dice nel particolar frontispizio, premesso ai medesimi, seguono la ma»
tetta del Furioso, se bene a giudicio d'altri, non dovevano essere la continua\ione
del Furioso, ma più tosto il cominciamento di un nuovo poema, se pur n'erano
if cominciamento. In principio del tomo I. dell'Opere dell'^^rioiro stampate ia
Ven^\ia da Stefano Orlandini I7)0< tomi II. in foglio grande {tìo\ dirò Atlanti'
co) h posto un catalogo ben ragionato delle impressioni del Furioso, che il Fon-
ianim non ha sicuramente ignorato, avendolo a passo a passo assai fedelmente
seguito.
\b^) La lettera volgare di Paolo àfantt^io al Capitano Olivo posta alfa pag.
zf. non è nella II. ma nella III. edizione, cioè in quella del i/^o. I sig. Olivi
{*) Il Graplna loda atiai questo pooma del Pulci dicendo ( Rag. p09t. lib. 9. para^r.
XIX. ) ch'egli ha molto del raro e del ting'olare perla ^raaia arbanità e piaceTolesBa
dello stile, e cbe ti paò dir l'originale donde il Boriti poi tratfO il tuo : ed il Doni nel-
la libreria I. scritte altreiì obe il Pulci è ttato an autor raro e mirabile.
a77
diz.II.) Antonio dice di avere avuti da Virginio figliuolo di Z/odòuic»'
Ariosto questi Canti V. la stampa de' quali col rimanente è in bel carat-
tere corsivo'y ma per inavvertenza vi si tralasciò di numerare le stanze dtf
potersi citare nelle occorenze: fallo per altro comune quasi in tutti \poe^
mi allora stampati, fuorché in quello , f Amore, e della bellezza divi"
na, di Girolamo Benii^ieni^ ,, pubblicato, in Firenze da Antonio Tubini
nel i5oo. in foglio appiè delle altre sue rime, da lui medesimo cementa-
te: nel qual Poema alle stanze^ e anche alle carte, si posero i numeri,
non arabici, ma romani. Un simil difetto di non essere i numeri, ove do-
veano andarvi, si vede nella Pinacoteca /. dell' JE^n^reo^ in cui mancane
a ciascuno elogio; benché nelle due seguenti Pinacoteche si trovino; on-
de con l'osservar queste due, si poteva emendare il tralasciamento nella
prima di esse (a*). Così pure nell'edizione I. de* Ragionamenti di Lorena
zo Cappelloni jfAttti in Genoi?a da M.Antonio Bellone nel 1576. 'in 4*91^0x1
si tralasciò di apporvi i numeri per comodo di chi avesse mai voluto pren-
dersi il gusto di puntualmente citargli.
Le due prime edizioni dell'Orlando delV Ariosto si fecero in Ferrara
da Lodovico Mazoco negli anni i5i5. e i5i6. in 4*> e la terza parimen-
te in Ferrara da Giambatista della Pigna milanese nel i52i in 4. col di-
ploma di Leon X, in principio per la privativa della stampa altrove da
me rammentato, e scritto ai 27. di Marzo del i5i6. dal cardinale Jaco*
pò Sadoleto allora segretario de' brevi . Ma qui contra la malignità di
qualche eretico bisogna avvertire, che questo diploma non fu dato sopra
tutti i Canti XLVI. quali ora si trovano, e come poi V Ariosto gli ac-
crebbe sino a tal numero dopo ottenuto il diploma, essendo le tre sud-
dette edizioni di soli Canti XL. perocché gli altri sei Canti composti
dappoi con poco scrupolo furono da lui^ come tanti episodj^ destramen-
te qua e là collocati per entro ì medesimi Canti XL, senza variare né
accrescere lo stato del primo e dell'ultimo Canto; onde il corpo del poe-
ma in tal guisa sparsamente accresciuto venne ad essere in tutto di Ùan^
tiXLVI. Altri diplomi simili a questo furono conceduti 2XV Ariosto
dal Re di Francia^ da' Veneziani, da* Fiorentini, da' Genovesi, e da altre
Potenze. Dunque appresso alle tre accennate edizioni ferraresi se ne ven-
àz\ Coito ^ gentilaomini raantottni, sono itati usai cari, perchè astai benefici al-
le persone letterate. Girolamo Mu^io fa loro ospite, e renne cai itaterol mente as-
sistito da loro in «na tua lunga gravisiima infermità, siccome racconta egli stes»
so nella dedicazione delie Malizie Bettine a Cammillo Olivo, canonico di Mrjt*
tovdf e segretario del -cardinale Ercole Gonzaga , primo legato nei concilio di
Trento { Pesaro presso il Cesano if6f. in 8.): al qaal Cammillo ant delle Letu^
re Cattoliche dì esso Mu\io si trova indiritta ( Lih» //• pag. I4f* )
{a*) Due sono redizioni delle tre Pinacoteche dtW Eritreo* L'ana in IIL tosi
fu fatta in Colonia Agrippina presso Gioioco Calcovio nel xÌ4f* in 8. L'altra e»
dizione in un sol Toiume è quella di Lipsia presso Tommaso Fritsch nel ijn*
pure in S. Nella Pinacoteca /. della impressione di Colonia non mancano ccrtt-
mente i numeri ai CLX. elogia che ri si leggono. Mancano ìtÌ bensì nella ri»
stampa di Lipsia; e di questa intese notare il difetto il nostro Monsignote/-'«n
egli era in obbligo di specificarne l'edizione, poiché la censura, che t« a cadete
su quella di Lipsia, su quella di Colonia sicuramente non cade.
ne la quarta, por di Jf(ffir«m presso Frtmcesco Rosso da Valenza del i53a«
in 4*^ ^^® fu- la priiaa intera e compiuta di Cariti XLVl. col ritimtto
deiraut^re nel fine (a^)> il quale medesimamente si vede molto ben fat-
ta» pure in legno, dopo il poema deiredisione III. del Dolce del iS44«
presto il Giolito f laiq-iiale, computandosi tutte le altre antecedenti, tìc-
(«*) Povero Mcistr Lodovico ! Dopo più di dot stcoli » che fiero processe con*
tro di Yoi! che fiera fentenza lì è mai falminata centra! Sinché del Tottro Of'*
twnio non lasciaste uscire, le non i canti XL. nulla per toì , né per esso aveste
e temere. Era il poema muoite del diploma di Leon X. messo nrel pnocipìa àt\^
le tre prime edizioni di Ttnétm e la malignii^ di quéUke entità non wwrà, de*
¥0 attaccarfi. Ma dappoiché éon poco scrupolo avete ipMrsaménté qua € là goUmtMii
certi epuodj per entro i medesimi canti XL. e senza variare, né mccnescen ìm
stato del primo, e deirn/iiaso caato , gii avete fatti salir* al nomerò di cand
XLVI. la cosa mou aspetto, e va male per voi. Quel diploma di Leon X. a nid-
Ta vi giova, né punte vi difende dalla malignila di qualche eretico^ Bisogna per-
tanto credere, che in quegli episodj da voi aggiunti, come in code di serpenti
siui mortai veleno nascosto. Vero é, che nella quarta edizion ferrarese avete per
«liva guardia i privileg; del Re di JFrancìa, et* Veneziani e à* altre Potenze: non
%% è però un diploma papale, che più di tutti gli altri vi Taircbbe a difiesa* Ma»
come? Pfeao da me per mano un beirefemplare, ch'io tengo di questa quarta e«
diaione, il quale fu un tempo di Pietro Aretino, di cui mano stan nel principio
e nel fine vatj componimenti poetici; vi osservo dietro ai frontispizio il diploma
di papa Clemente VII. scritto da Palladio Blossio segretsrio allora di brevi, eoa
data dei XXXI. di Genaajo iffz. anno nono del pontificato di esso Clemente, il
Sisle in esso concede ali* ^riorro la privativa della stampa, e la facoltà di dar
ori il ano Orlando Furioso, acciocché jamdiu editum et impressorum vitià menth^
airas, esso M* Lodovico abbia fiicoltà di nuovamente imprimere , corrìgtre , e cib
che é più, zuppiere, et in. melius re formare* E Monsignor Foiuanirù, tanto qui di*
ligente in mentovare i privilegi conceduti dal Re di Francia e dalle altre Putente
Sua quarta impressione ferrarese, del ifi^* ^^^ ^^de in esso il diploma di papa
CTemeate Fll^dzto appunto in quest'anno, o vedendolo il dissimula e'I tace?
Se poi non gli avvenne di osservarlo nella suddetta quarta edizione, poteva par
rtttmeotargìielo il catalogo suddetto dello stampatore Orlandini , da cui egli non
SI sdegìi^ di traire le altre notizie a qucseo proposito appartenenti , e da lui ri.
lessf in campo; t però anche di questa ben poteva fiir oso: ma il dirlo facev»
perder la ^raaua a. qnsnto avea scritto più sopra intorno al poeta e ai poema • e
gU levava il sapore della mal tessuta censura •
Qoando* si. é. ccmcepìto e formato ìi discgne^ di screditare an antaee, se ne csr»
OHKè a. dilino- « a traverso totes. k. sttsde: e la verità » che potsebbe doMStca
mA biiaa csmiaiiiP e: dileguata? oinboe dsUs mente pteeeeopsMi non soiansenea
QUII si cuaa e. apn ai. asoolc», ma. a tuito corso si raggr e, se le voltan le sptL.
ll^ It FoMt»nm volendo, metter in sospetto* di maUi &de» e farse enche di peggio»
il pnenia del Funo*o moiùto. dd diploma di Leem X* dice, «he quel privileòo
non fu conceduta air^^xra. te. m>a per li sol* odt^t XL» e non per li VI. che
pMeriiBomeata: fàwt»- dà hii eompoiu con poco ecfopalo, e aggiunti ai pcian» co.
«Ck tttotà episodio dMitromcMMA qui e U colio€Mb pei aauo< i medesimi canti XL.
QneUe: psnsUv ^rh po^it sorupolo^ acaooLpagnase! ab cineUi'aitse, contmla maligmoà
ik foabàgTHmcù'. dMoa ib ottiaso^ eho: i om6 WK poMaiornMaisc sf^giunti al
poema», sknii quegli appunto, che* cnntnngomair s pater dt lui, gli episod} più li»,
canaiessf^lar eapressÀani più tibcee e meni gsstigota e dì mal esempio v ohe nnl
parms deseraanni» qnà e là coUoeiite • iocontrnnoé Ma Dio buono! pesche prim
di formar quest'accoai non shaHOÙfluaa aom si aocersa» quar sieaot catca^f^a-
a79
se ad essere la XI. (a'*) . Già molti anni lo vitli VAthìta dipinto da Jì^
miano, presso i signori Vianoli in Venezia a j. Canciano, Dopo le qoat-*
tre già detle edisioni fatte sotto gli ocelli stessi dell'autore» He uscirono
molte altre principalmente in Venezia^ cominciandosi il primo degli
ultimi cinque canti sopra la favola delle FiUe dalla stanaa» che è la se«
tonda neiredisione A Aldo y il quale fu il primo a mettergli in luce: e
questa edizione Aldina essendo mancante di pia stanse.in que* cinque
canti y per altro con poco danno del pubblico» fu poi supplita nelle se*
'gnenti. Qui è da notarsi , che Marcantonio Mureto nel libro xViii» del«
le varie lezioni a capo tiii» ragionando del sommo studio, posto da so-
▼rani ingenii in ripulire i proprj componimenti nella struttura e col^
locazione delle parole» narra per bocca, a mio credere,, d*IffpoUu> H.
cardinal di Ferrara, suo mecenate, che Y Ariosto in fare e disfare i due
primi versi del suo poema, pose grandissima applicazione; audivi a ma^
^imis miriSyfuiquefmeilUme id nossepoterant^ Ludoincum Areasium^ noti*
lissimwn nohilissimae éomus praeconem, in thtoòus primis grandioris illius
poematis sui versikus, plusguam crecU poteste latorasse^ neque siiiprius a^
nhnum esplere potuisse^ quam qnutn illos in omnent partcm diu multumque
S0éft eie essi Terimente aieao ài q«el bretco stpetto» ciie ragliano a rendere il
Poeta coipcfole di cisersi «basato del diploma anteriormente ottenuto, con peri-
colo, cbe qualche erttìco lo maligni? Nel fine di una recchia edizione in 4. di
tatti i canù XLVJ. del Furioso htt^ in Torino per Martino Cravoto e France^
MO Aoki ad ifttnu dì Giovanni (Polito nei if)^. ia 4* non mentovata dal Fox-
tarùnit perchè nva registrata nemmeno nel catalogo dell' Oflandinir ti l^ge in
aomc del Gioiiio aa brev* moiw di trovar tatti i iitoehi aggiunti dàiV Ariosto pgr
4innot4lione di mnmero di tanti e di carte con altre, dittintionì , che facilitano il
coaoaci mento di riH laoghi ageianti o mutati. In altra ediaiooe di Fcn4%Ì4i an-
che Mance Gua^j^e pratica fitmle diJigeasa, oade ai pMesse da chi che sia, e
pocera aachc did Fontanini trar cbìar» e ticvre lume per ravvisar tutto qatilo^
che z\V Ariosto era piacioto dì accreiceve e di variare nella edizione fttr^Mie del
xf)ir< corretta dal medetimo Ariosto, Con tal liacoiitro egnano,c'l Feaiamni mu*^
cova può e poteva rimaner persuaso e convinto, che gH episodi e le cose aggina»
ce e mutate niente cootengono di Iil>ero e d* immodesto, ma «on t»cte cose ùio-
destissifìie e nfobiHesime, come affi^rma e diraoetra il Signor Barotd nella sua mi-
rabil Difesa, ove ancora ce ne dà un esatto e fedele ristretta.
{(t*) E per Xi. appunto la numera il catalc^o dtW O riandini seguito a pelo dal
Fontanini . 41 quale perciò questa volta ka cripto giusto nel seguo , hcach£ si
cutti di un'edizione preceduta da tante r di càe \m simil caso non v' ha (otnc
altro esempio in cotesta sua Biblioteca italiana » Quando poi al suddetto catalo*
go si voglia aggiugnere due altre edizioni , che vi soa4i omesse » cioè quella da
me ricordata ,tatta io Torino a spese di Giovanni Giolito 1556* in 4. e quella
di Vene\ia per Niccolò d'Aristoteie detto Zoppine aeiranno medesimo pure in
4. con le Notazioni dì Marco Gua^ de' luoghi , dove sono le stanne aggiunte al
poema; allora la eéitàeae dei Óoice if44> presso il Giolito aon verrà piò ad esMr
1' XI. ma la XilL i^iiodì si viene a coaoscere » che non a caso accennai dianzi»
che «1 Fentanini era qai servieo dà gaida quel ben ragionato catalogo dell* Orina*
dini^ il qwrie^è hene « che ai sappia essergli acato tnr gran* parte paianUato did
pa^c don Pieroeneeino Zeno» chierioo regolare somasco e joio diieaisfi|Ba^frf•
seUo di fieiiòe nsemoria^ chenelk varia cradiaione e ael oMlto sapere {aia deità
ciò, senza che ci abbia parte interesse od affetto ^^ ebbe al tempo suo pochi pari.
a8o
versasset. Idem accidit et nobilissimo etruscorum pòetarum, Francisco
trarchae , cujus ex aiUographo, quod hahuit vìr praestantissimus Petrus
Bembus, facile cemitur, eum in limando secundo item poemMum suorum
versa saepe sudasse. Il Dolce nel Dialogo de"' colori (pag. 5o. edizion di
Venezia presso il Giolito i56o. i/i 8.) stimò degno di particolare atten-
zione il simbolo di due serpi, a una delle quali è tagliata la lingua, e all'
altra sta per tagliarsi, che V Ariosto pose centra l'invidia nella edizio-
ne li. del suo poema (a*). Ma nella edizione III. mutò simbolo alzando-
done in fine del libro un altro assai chiaro in mezzo alla pagina contra
l'ingratitadìne, ed è un alveario di pecchie fuggitive dal fuoco acceso-
vi sotto per ucciderle, e trarne il mele fabbricatovi dalle medesime, e
con un maglio attorcigliato a una scure da una vipera, simbolo deirioiP
gratitudine, raddoppiato in ciascuno de'quattro lati dell'ultima pagina^
e in principio del libro, col motto, spartito nelle cantonate prò bono
malum (b*)^ che è moneta corrente. Questo simbolo àéiV alveario e del
fumo si vede presso il Giovio nel dialogo delle imprese (Aptdejus in ^-
pologiap. 95* edit.I.Jo. Pricaei), e in una bella medaglia dell'^^rio-
Sto mostratami da padre D. Gianfrancesco Baldini cherico regolare so-
masco, buon conoscitore di tali esquisitezze. Ne'primi anni deìVAriosto
non ti facea molto studio nelle minuzie grammaticali della lingua vol-
gare, essendo stati il Fortunìo, il Bembo^ e i due Gabrieli, Trifone e Ja-
(à*) Io non so e nessuno ha saputo mai , che il Dìdlogù de' Colorì del Dolce
fia stato stampato dal Giolito nt\ iféo. ma btnsi dai fratelli Sessa nel if6f. in
8. ove appunto pag. fo. vicn riportato , ma più esattamente , il simbolo delle due
serpi all'una delle quali è tagliata la lingua, e all' altra che gonfia di veleno la
sta vibrando , una mano, che fi è di sopra, Ka con ona gran forbice in atto di
tagliarla , col motto , dilexisti malitiam syper benitnitdtem ( Psdlm* LI. r ) : e
questo simbolo fu rimesso à^\V Arìosto ^Xkcìkt nel fine della edizione i?. (errare,
se del suo poema „ da lui proprio corretta e di altri canti nuovi ampliata,,: che
così sta impresso nel titolo delia medesima ; e però è da prezzarsi a mio credere,
sopra qnalonqae altra £itu e da farsi ; e di questo parere si è dichiarato Lodovi-
co Dolce nella sua Apologia dell' Ariosto » diretu a Pier Giustiniano celebre
nostro gentiluomo ed istorico posta in ine della edizione dell' (). F. fatta in
Tonno nel if56<
[b*) Di questa impresa si compiacque tanto V Ariosto \ che non solo la fece
imprimere nel suo libro e coniare in una medaglia di bronzo , che ancora la ri.
portò in una stanza dell'ultimo de' cinque canti ^ ov» mette indosso a Rinaldo
una sopravvesta ( canto V- stanila 46») /-
D^ un ricco drappo di color cilestrot
Sparso di pecchie d'or dentro e d* intorno ,
Che cacciate parean dal natio loco
Da Vingrato villan con fumo e foco .
Circa poi alle tante cose , che contra V Ariosto va qui ammassando il Fontanini ,
io non mi tratterò con nuore considerazioni poiché interamente mi riporto a
quanto pienamente non meno che fondatamente ne ha scritto il signor Barotti
nella sua Difesa degli Scrittori Ferraresi; e per quello , che riguarda le varie edizio-
ni del Furioso » registrate nella Bibilioteca italiana buterà farne riscontro con
quelle che assai più esattamenre stan riferite nel soppracceanato aatalogo dell'Or-
famiini .
L^Orlando Furioso di Lodovico Ariosto con esposi**
zioni del Dolce e argomenti in prosa. In Vìnegia presso
il Giolito i549* in 4* L< a^«
^ Ivi i5ò4- in 8. in carattere garamoncino. i8.
* Ivi i555.in4- ao«
* Con le annotazioni, gli avvertimenti, e le dichia-
razioni di Girolamo Ruscelli, e con altre cose in prin-:
copo^ i primi a badarvi (Lettere alVAretino tom. I.pag. Soi.) come di-
cemmo nella classe I. Però trovandosi a que' tempi ih Ferrara Annibal
.Bichi sane»e. di professione soldato, già conosciuto dal Muzio^ come di^
ce nelle Battaglie (Lett. del Franco fogl. xl. 2 ed. 1. Cap.x^M.fogL 66.
1^.)^ questo "Éichi amico dell'arenino e del Franco^ diede una rivinta al
Furioso^ per quanto potea fare un soldato senza lettere col solo ajuto del-
la natura, mentre gli altri incantati dalla novità e moltitudinìe degli àv»
venimenti , senza guardar più che tanto agli ultimi apici della favel*
la, stavano intesi ad ammirare il forte dell'espressiva e della facondia.
Indi vi mise mano il Ruscelli, Ma venne poi Udeno Nisieli ( Vita del
Nisielipag, XV.), il quale mal soddisfatto di Bastiano de* Rossi arbitro
della Crusca, siccome allievo del Salviati e di poco fondo» al dir del
Cionaccij per far dispetto alle reliquie defila setta avversaria del Tasso,
da esso Nisieli con gran lodi innalzato, schierò minutapiente ne' suoi
Proginnasnù innumerabili cose del Furioso in materia di favella^ esaltan-
done però ancora le sue bellezze, e le somme doti, le quali coprono tan«^
ti nei, talché ora passano in quel poema per testi amancati dalla gran,
fama e autorità del poeta. E così avvenne in altri più antichi, perchè le
lingue dipendono dall'uso e dall'arbitrio degli scrittori autorevoli e
grandi. Si osservino in particolare sopra V Ariosto ìproginnasmi ìSk%».
145. e i63. del volume III. e ìproginnasmi 3i. e 35. del volume V. È*
per le invenzioni da lui con gran senno accattate dagli altri, veggasi il
Proginnasmo i5a. dell'addotto Volume III. Vero è, chel'^noj^o, secon-
do sii scrittori della sua vita, nell'anno i5i3. che fu il xxxix. delL'eti
sua, per esser lui nato nel 1474- ^" condotto a Firenze da Niccolò Ve^
spacci a veder le feste solite farsi nel giorno del Batista^ ma ei^endòvi
andato per tutt'altro, che per apparare dal volgo la lingua coniune d%^
letterati d'Italia, e non essendcivi dimorato più dì sei m^^ti, pochissioio-
ne potette apparare, avendone già apparato da'libri e dal commercio coli"
gl'intendenti quanto potea bastargli per ispiegarsi in iscritto con prò-
pria e sana eloquenza, essendo egli finalmente italiano e non tedesco*.
Il medesimo dee dirsi del Bembo, che andatovi nell'anno. i47-8« in «tà di.
soli anni 8. con Bernardo suo padre, spedito con Giovanni Emo amba-
sciadore ai fiorentini, giusta la testimonianza di Scipione Ammirato nell*
istoria di Firenze, vi stette due soli anni (jLìÌ. XXtV. tomo II, Parli.
pag, 1214.); onde ancor egli pochissimo ne potette apparare per iscienza
in età così tenera, e in tempo sì breve. Il perchè bia<^na per tutti i versi
Tom. /• 38
cipio e nel fine, senza i Canti V. In Venezia per Vineen-^
zio Valgrisi i556. inj^.(*){i). L. 70.
* Con la dichiarazione delle storie e favole, toccate
nel Poema, composta da Niccolò Eugenico. In Finegia
prefSQ il Valgrìsi i558. in 4. (a). aa.
* Con gli argomenti di Gio. Andrea deirAnguillara,
e con Tailegoria di Giuseppe Orologj, In Venezia per
Gio. Varisco i563 e i568. m4- (^)* io.
^ Con la Vita dell' Ariosto, scritta da Simon Forna-
lì, con le allegorie di Clemente Valvassori, con gli ar-
gomenti di Giammario Verdizotti, con note di Lodovi-
co Dolce, con Pareri in duello, con dichiarazioni di
Tommaso Porcacchi, e con altre di Gianjacopo Parata.
In Venezia per Gio. Andrea Vahassori i566.i/i4 (**)-4^'
che ci rimettiamo al solo studio^ e alle vigilie d'entrambi, easendo veris-
timo quanto il Muzio^ riferito dal Varchi {Ercolanopag. 175.)» disse in
questo proposito, che
Il Ciel, l'arte, lo stadio e *1 santo amore
Dan Tita e spirto ai nomi ed alle carte.
(1) Qui le stanze dei Canti non son numerate, come poi fnrono in al-
tre edinoni del Valgrisi', ma ci è la somma di esse in fine di ciasohedun
CarttOt e poi di tutte insieme appiè dell'ultimo.
(2) Qui si tralasciano altre legittime edizioni del Vatgrisi tra le quali
non entra una con questo medesimo frontispizio, e con la data del 1608.
per esser falsa, come uscita da Niccolò Moretti^ stampatore d'infima
nota.
(tf) Dilla prima lettera delle Lettere poetiche dì Torquato T^sso si ha che 1'
Anguillard , areado fatti gli argomenti al Furiosa , li rende? a mexto scudo 1* u.
no :m sicché due atanse ai contaraao per un ducato •, . Aache il Tmseo mostra
fl«Ua «adesima lettera» che a?ea ioceaziene di hr gli argomend ^iìo ue$9Q pac-
ala t ma non so che poi gli abbia fatti . L'edizione toddetu del if6|« ha gli ar.
SppueQti AtXYAiutuilldra e le dlUgone dtìì' Orohgi\ ma quella dei if48. in vece
tW'alUgorie ded' Orologi , ha quelle del Dolce , 11 quale Io afferma nella lette.
ra ai lettori, che manca nella edizione del fféj. dove manca altreii il Discorso
proemiale del Dolce intorno al poema , circostaaze minute , ma da non trssan-
darsl , ore si riportano aititamente dvie «dizioni senta aotarTi «Icuna diTersicà ,
c'CDtte se coffseaessaro le cote medesime •
i*^ ▲uobt in Licn4 da Bussiamo Onorati asilo tfeafUnao f 55& fi £eee mii'«dicìo«e «lei
po«ma dfìV Ariosto i« 4* t «d iia^aUnin 8. in earatt«r« tondo» riportate ambedae nel Ca-
tùioffo Saliceti oto log^radra e rafa Ateti la prioia* J^IlìMiiaa U faconda.
i**) Nel suddetto Cntalogo dei SaHoeti trote avuta ««*edÀaio»e raricsim^ ^iV.iLas*
fori colla 4ata del z567. Ì9 4. U f naie ÌDÌ|aii ancKo nella Bibliot, itaì. HelT Haym stam-
pata il f74(.
a83
* Goa argomenti) e nuove allegorie del Porcaochi.
In Venezia per Domenico e Qiambatista Guerra i56ft»
iri ^* * L« &•
* Con nuovi argomenti del Dolce. In Venezia pres^
30 i Guerra i568. inS. (i). ^ « io.
Riveduto sopra le correzTioni del Ruscelli. In Lion9
presso il Rovinio iSóg. in la. aa.
* Con gli argomenti del lH)lce e con le allegorie del
Porcacchi ( che dedica l'edizione a Pietro Martire San-'
drini ). In Vinegia presso i Guerra 1570. in%. 7.
* Con le figure m rame di Cimiamo Porro Padovano
( diverse da quelle in legno ). In Venezia per Francesco
Franceschi Sanese i584« in 4- (^)« ^^^*
* E ( cpn le sudette fatiche ) In Venezia per li VaU
grisi 1 58c. in 4- (*)• a5.
(1) Questa edizione di bel carattere toiu/o nel testo, di corsilo negli ar-
gomenti, con le stanze numerate, con la vita, scritta dal Fomari, t eòa
una tavola de' nomi proprj, è dedicata da Domenico Guerra ad Ercole
Podocataro Ciprioto.
(ii) In molti esemplari della preténte impressione il rame del CarUB
XXXIII. con le piHure delle eose atvenire fattcrvi fare dal ma^ Mef^
lino, e spiegate a Èradatnante^ per isbaglio del tiratore si trota replica*^
to nel Canto XXXtV. ('^^). In questa ediaione oltre alla vita, scritta 4à1
Pignaj^e da Girolamo CUèKófato, e alle tavole de*nomi pxoprj, degli epi»
teti, ci sono le note del AusceUi e le ultre fatiche del Pigna, àtn'Eugt^
nicOf di Alberto LiM^ezmòla t l'allegorìa di Giuseppe Bononame.
(^\ GUccb^ il Tero rtme del eaatd XXXTV. è rtro «••&! « troVAii In pdcliliHini «feM
pUri tto& tara f6rt« difcsro mglì arastcrri àélìé più plagiata editioni «ke qui^i io agf^iua
ga che efto tappretenta Astolfo il 9nal atee dalla ^noa inferaale^ed siano Jppogrifo Ako
sta al di faori le|^ato ad a» albero* V. il Catnl, Salietti,
{**) A tutte le edizioni di aueito Poema ^ai riportateloJ^f no a mio f iuditio doTOTa a^
giisgnerne alttén due delle migliori che dattSAtiga. PoHÌ0hinì loftoil omiiie iatiede ad
altre che meritaTano ette paté d'at«i> Itiego in «««ita •«« MHi0Ì99é pia di aletiiM ok4
-Vi ti T«ggom aotat«« L'ana ei h «ptella fatta pel ùi^UPo nel ii6i. io Bj jraade, la qualt
all'altre di 4[tt«a« iUnitre stampatore TÌea preferita dall'HayS» a di^ Èrao^ttig e nella
^aale «ome aitionra craett'altimo ti ri'correttero i oin^e canti ohe sella ediaioae Mdi-'
na del iÒ\h, erano §ia stati pabblicati, ma di più stame SHanoantL L'altra 4 qnella del
Vatgriti, che porta la data del id<r3. e ohe è tfaells di eni più fre^pMntemente ti tal««ra
i ti^nori VocabolariétL Or qiàìifì aggitigaerS «he dicendo «[affli dft aTate adépeMt# an^
che varie altre delle migliori e pia corrette edizioni di fuetto itìmatmime Poemoj il
Brapetti ha giudicato doverti fra le migliori riporre oltre a quelle del Ka/grt«> e del G/o-
lito già indicate, la Ferrarese del i53a. e la Veneta fatta dal.KaZ^rift il i556. la quale
benché manchi de' cinque caati aggiunti dopo la morte dell'autore, tuttaTolta h ttimabi-
le per la coxretion tua, ed anche per etterti adoperata nella fià mentovata nttampa M
x6oS. fatta dal yalgrisl stette. A qtfette l'autore deirindice de' libri citati dalla Qruieà
unisce anche Taltra che etcì In r eiiesla l'anno iS(6. da'torchj del ^a/9os#orl éextóOua'
dagnino, e quella ch'egli dice jiiÀ hetta di quante mai fatte ne furano, eseguita il 1584.
a84
L'Italia liberata da' Coti, di Ciangiorgio Trissino ( li-
bri XXXVII. ). In Roma per Valerio e Luigi Dorici a pe-
tizione di Ant. Marco Vicentino in i547*8. (i)(a). L. 70.
(i) Appiè del libro 9Ì legge^ in Venezia per Tolomeo Gianicolo da Bre*
scia ìS^S. {b*)' L'autore nella dedicatoria a Cado V. dice di avere oster-
▼ate le regole A' Aristotele y e preso nel suo poema Omero per duce, com-
ponendolo in più di XX. anni continui; e di essere stato nuncio aposto-
lico di Leon X, all'imperador Massimiliano /. avolo di esso Carlo. Qui
in fine, e in altri suoi libri, si vede la pelle^ o vello d'oro del montone
di Frisse da lui sospeso a un elee in Co)<io, e custodito dal dra^o, col
motto greco posto anche in principio : TOsHTOtMENOt AaATÓN, il
quale essendo preso dalla Tragedia dtiìVEdipo tiranno di ^o/oc/e al v.
Tio. ih sustanza esprime il proverbiò volgare, „ chi cerca trova, e chi
non cerca non trova ,, volendo il Trissino con questa sua impresa, alzata
(éi) Qaesto poema del Trissino ^ scritto in rersi sciolti, è dififo come in tre
tomi; e ciatcan tomo cartolato con nuovi nameri e registri abbraccia nove li-
bri: onde tutto il poema viene ad asiere di libri zzvii. i quali non so capire
con qaal arimmetica Monsignore li faccia ascendere al numero di libri zxxvit. Se
il suo fìi errore di stampa, egli doveva emendarlo con gli altri nelle giunte e
neìV errata della sua opera; se fii d'inavvertenza, m' incresce , che tal difetto gli
sia tanto famigliare e rirequente .
{b*) Non solo appiè del libro, cioè degli ultimi nove libri , o sia del terzo
tomo, si legge la stessa data di Veae^ia presso il Giannicolo if4S. ma ancora ap-
piè del secondo; in fine del quale sta impresta in legno la pianta di Roma . Ta-
ti e tre sono stampati nella medesima carta e grandezza e con gli stessi caratteri
e con la stessa ortografia del Trissino , sicché psiooo asciti dalla medesima
Stamperis . I caratteri erano que' medesimi che dal Giemcolo furono praticati in
VscÉn\a inaio dall'anno ifzf* in altre opere del TnsHtto già riferite. Convien
credere che da Vicenza egli trasferiti gli avesse in Veasi^iéi , ove se ne valse in
detto anno if4S. non solo nell'i mpressione dell' /r«/f4f lioeratat ma in quella an-
cora della commedia del Trissino, intitolata i Simillimi . Tali caratteri non era-
no presso altro stampatore e però i fratelli Doriei dovettero impetrar dal Giani"
eolOf che nel primo tomo di quel poema si mettesse con la data di Roma anche
il loro nome; e ciò non senza il consenso dello stesso Trissino, cui troppo im-
poruva che le nuòve sue opere continuassero a uscir fuori con la stessa ortogra-
fia delle prime . Il tomo I. deli* opera fu dedicato e mandato dal Trissino ^^V im-
peratore Cario F. per mezzo di un dottore suo Simigliare , non avendo potato
egli stesso presentsrglielo per essere allora assai molestato dalla podagra , né oer
maao del conte Ciro suo figliuolo , che di quartana era inférmo . Ma i due aitci
comi unitamente glieli fece umiliare per mano dì esso suo figliuolo , ed ebbe
riscontro da quel monarca e dal cardinal Cristoforo Madrucci , che 1' opera tutu
era stata distintamente gradita .
a85
all'usò di que'tempìy alludere alle sue letterarie fatiche, e da sé ancora
intitolandosi, dal vello d'oro {a*). Ma non per questo egli intese di fami
,j cavaliere dell'ordine del tosone (i*) „ sempre così chiamato nelle lin-
gue volgari. Questo principalissimo ordine equestre fu per difesa ^èlla
santa fede istituito nell'anno i43o. in Bruges città di Fiandra da Filippo
il BuonOy duca III. della Borgogna nuova (c*)^ come la chiama Volfan^
go Lazio 9 ossia Franca Contea {Comentarii in genealogiam austriaca^
Ub, I,pag. i46. i47*)' donde ebbe nome il Circolo Burgundico^ eretto
dairimperadore Massinùgliano /. il qual Circolo^ benché posto fuor di
Germania abbracciava le provinole di Fiandra. L'ordine del Tosone fu
confermato dai sommi pontefici Eugenio IV. e Leon X. e Gianjacopo
Chifflezio ha data la serie de' cavai ieri e de' loro supremi capi dalla pri-
ma sua istitusione,in cui fu prefisso il numero di xxiv. sino a Filippo IV.
re di Spagna, erede de'duchi di Borgogna: e ne ha scritto ancora un to-
mo in foglio Giambatista Maurizio^ araldo del re cattolico, e altri' pure
hanno pubblicati gli statuti dell'ordine, e gli elogj de' cavalieri, ma sen-
za fare alcun motto del Trissino^ che non era da trascurarsi, quando ve-
ramente vi fosse stato: e ciò tanto meno, che in questo affare ci entra-
no anche gli araldi, o re d'armi, per assegnare a ciascun cavaliere lo
scudo, e l'insegne, tutte le quali si leggono espresse dal Chifflezio. Il
Trissìno nella edizione del suo Poema inserì sconsigliatamente qual-
che cosa, meritevole di grave censura; ma poi da buon cristiano, ravve»
duto del fallo, ne fece l'ammenda, ristampando le carte, e da sé mutan-
do i versi già scritti. Per la qual cosa reca gran maraviglia, che offen»
(d*) Il motto greco dell'impresi del Trìssino è scorrettamente riportato dal Fon»
tanini, non molto in tal li n^aa esercitato . Il motto Ta scritto coti: ZHTOTME»
NON AaQTON, che sìgninca, Ciii cerca trova e nalla più . Il signor marcbese
Maffei nella prefaaione alla ristampa dell' opere del Trissìno , fatta in Verona ^
gli aperte la strada a sapere che qacl motto era preto dall' Eiippo Re o sia Ti*
ranno t tragedia di Sofocle ^ segnandogliene anche il luogo preciso al v. ito* ma
al Fontanini parte bene di non confessartene copista e d'infingertene interprete •
{b*) Intete solamente dì perpetuare nella sua discendenza la memoria dell'ono-
re fattogli dall' imperadore Massimiliano l. appretto il quale estendo andato am-
batciadore in nome di papa Leon X, gli era ttato da lui concednto il privilegio
di tpicgare nel tuo ttemma gentiliiio l'insegna del Vello d* oro . Tutto quello,
che su questo propotito toggiugne il nottro prelato è tuperfluo . Paolo Seni , che
ha tcritto un Trattato dell origine e fatti illustri della famiglia Trissina^ ttam-
pato in Padova in casa dell' autore 1614. in 4. dice p. éo. estere contenuto nel
detto prifilegio che i ditcendenti di lui ti denominassero i Trissini dal Vello
d'oro, della quale denominazione godono etti anche al presente, a distinzioae
d'altri rami di quella nobilittima famiglia; e come tali ti leggono decorati anche
nelle iscrizioni in Vicenxa e in Roma tcolpite .
(e*) Non mancano gratittimi autori, che avanzano l'isti tu zi one di quett' Ofii«
ne all'anno I4i9. fatta dal duca Filippo il Bueno lo «testo giorno, in cai con*
sumò il matrimonio con J'iofanu Isabella figliuola del re di i ortogalto • Cost
Lodovico Guicciardini scrittole in format itti mo delle cose di Fiandra , nella sua
Deseriì^ione de* Paesi Bassi f pag. f 6. ediz. terza di Anversa ifSS in foglio) »
ove ci dà pure il catalogo dei primi xzv. toggetti creati cavalieri , compresovi se
ttesto: coti dal Ruscelli nelle Imprese ( pag, ^S. ediz* di Ven. 1$%^ in 4.) • e cod
5i86
L'£rcole di Ciambatista Ciraldi Gintio. In Módann
presso il Gadaldino 1557. in 4* (b). L. 8.
dend^i la memoria e riputazione del Trissino nel riatamparsi le aite •-
pere (non però eon Tortografia da lui ftteaao inventata) siaii voluto ia
onta aua, e non sensa contumelia della cbieaa romàna, fargli Toltrag*
gio di preferire alta giusta sua correrione le coie Tolontariamente da
lui medésimo ritrattate^ centra le quali da onorato gentiluomo e da buon
cristiano altamente ai sdegnerebbe se fosse in vita (a*').
pore si aficrais nel libro della Istun^ioM deli' Ordint del T^sók d* ara • pvbblioa-
to dal SaniovÌH9 nell' accade mia Ven€\Und l'anoo iffS« ia 4. of e aocbc it ne
particolariàxa il giorno che fa ai x. di Gennajo : il cbe mi fa arguire che la dif-
ferenza del tempo di qaetta isticaxioae altronde non prov? caga , che dalla ma*
niera di contare di?ertamente il cominciameato dell'anno; e la cosa essendo co-
fi , tutti tono di accordo •
(d*) Nell'esemplare eh' io tengo di questo poema , parecchi Tersi sparai qnè
e là nel Xfr. libro psg. iif. 117. i|o- e i)i. d'inchiostro leggermente ttf^aaci ,
senza esseine cancellati » mi diedero il primo iAdicio , cbe quivi appunto fossero
le cose» cbe il TnssÌM inserì sconsigliatamente nel suo poema,» meritevoli di
M grave censura e che poi da buon distiano» ravveduto del fallo» ne fece l'am-
», menda , ristampando le carte e da sé mutando i versi già scritti ,» . Di cosi fi»-
te mutazioni io sono stato gran tempo in ricerca, guardandone diversi esempla-
ri ; ma in ninno mi avvenne di osservar quelle correzioni e mutazioni , e ne sa-
rei ancora ia dubbio oggi giorno» se il sig. Giuseppe Farsetti 9 gentiluomo ve.
neziano» studiosissimo e di ottimo eusto» non me ne avesse comunicata una co«
pia, ov* erano le carte mutate» e i luoghi corretti, i quali » non senza mìa ma-
raviglia» osservai ridursi a ut soli; 1* uno di tre versi pag* x»7. a. l* sbro pag.
i%9t %» di due sole voci ; e il terzo più degli altri considerabile p« ip. z. col
tosai troncameato del verso f
Amcor vi vaglia dir quél » chi mi dissé «
iasino al voifOp
Dèi mèi guidati popoli di Cristo •
Dissi aoa senza mia msfaviglia ; imperocché io m*^ aspettava » come era giusto,
che il Trissino da buon Crisiis/to ritrattasse quel aaolto , che nello stesso libro
zvftf aveva finto e prodotto intorno aitante pontefice Silverio t calunniandolo di
aimonla # di avarizia e di tradimento » per aver voluto dare ia poter dei Goti
la città di Roma t difesa allora da Belisario e da Vitige assediau . Egli è certis-
•imo, che dai nemici del papa e più dal comando assoluto dell' imperatrice TVo-
dora t Belhsarìo si lasciò sedurre a deporlo dal papato e a mandarlo in esilio» do-
ve anehe mori, sostituendogli Vigilio diacono . Questo era quello che il Trissino ^
appoggiato alla fede di tutti gli séiittori cattolici e più approvati dovea la-
seri re nel suo poema e non porgere orecchio a qualche maligno ed cietica
relatore # avanzandosi persino a fingere , che un Angelo scendesse dall* Empireo e
venisse a scoprire a Belisario^ che il papa (osse stato corrotte dai Goti e sedoe-
to a dar Uro ia potere aaa porta di Koma\ finzione beixsi poetica, ma inf(]ua
ed empia e non più ideata oè praticata» cbe aaospitito angelico abbia a calar dal
Cielo e a calunniate un pontefiee innocente t venerata dalia obicsa sopta gii altari
come martire e saato. Lodo paitaato il Trissino per quello ^ cbe di scandaloso e
da huod Céitolico ha levato dai scm> poema s ma non posso non biasimailo, per
quello che di falso e di malvagio vi ha sconsigliatamente lasc'uto.
(^) Nel priacipio v'ò 11 ritrano del Giralds. Moasignore è stato più volte ac
\ ^87
Il Costante di Francesco Bolognettl. In Bologna per
Gio. Rossi i566. in 4* {i)(a). L. 6.
L'Amadigi di Bernardo Tasso. In Vinegia per Gabriel
Giolito i56)0. in 4* col suo ritratto in principio (e)* 4^.
(1) Mafc»fì$OfUo Tricorno dA Udine $opr« questo pocmn fece nn Di^
$por$0» etmmpato in Bologna per Ah^andro Benacci nel iS^o.in J^.,^
Vincenzio Beroaldo pubblicò It dichiarazione di tutte le voci proprie, pn-
rimente in Bologna presso il Benacci 1570. in 4- {f>*)*
tento ad avvertirne i lettori in tltri slmili cui e pia sotto Io diee anche de!
ritratto di Bernardi Tassò , che sta nei principio deli' Amadigi . Qaetco pce*
ma romanzo del Giraldi non contiene» se non xiti. canti » ai qnali per cóoipì*
mento dell'opera , altri xsit. ne fiirono promessi dall'autore, che mai non sono
comparti alla luce • Varf giudic) sono stati dati intorno a questo poema e nelle
lettere di Bernardo Tasip se ne ragiona in (4b luoghi. Il CcntiU ( pag. 14* ) ne
ha scritto Tantageìosamente nei suo altre voi te citato Ragignantsnto iotorao al!e
ìmpfttt degli Afidati di Pavia ^ alla Quale Tuno e Taltro erano aggregati,- e Bar*
tòUmmeo Cavaicann in una lettera ad esso Giraldi posta in nne de' suoi £•
catommtù , dando giudicio òtW Ercoli di lui, dice di arer? i vedute „ cose più d:i
coturno \ che da socchi . ,,
(tf) Nemmeno questo Pbema di Franctscé Bahgaéiri , senator bolognese , èia il
suo finimento. Nel if6f. egli ne pubblicò, cerne per saggio, i primi Vili. ì\brì
in Vincita per Domenico NiceoUni in 8. Nell'anno seguente ne lasciò asciee eieri
Vili, unitamente co' primi e tutti e XVI. stanno nelu suddetta «diaoae di JPc-
logna , Altri IV. avrebbono terminato il poema, i quali non so, che laai deao
stati stampati.
(è^) Parrà strane il Tedere, che la Dickiara\ton$ del Beroaldo si stenda a tot-
ti 1 XX Ctfnri dei Costanti del BoUgnitti, quando di questo poema non ee ne
hanno a stampa più che XVI. Ma eccone la rafiene. Vincenzio Btto/tido^ figli-
noie di Filippo Beroaldo il gioTsne, e fratello oterinodel Bolognatti, n'ebbe sotto
l'occhio tutti i.XX. canti , ma> scrìtti a penna, e tutti li dichiarò gran eempo
avanti, che il primo saggio ne uscisse fuora in Venezia. La sua Dichiarazione ri-
mase presso Oiamhatlsta Maltachcii suo amico, al quale, essendo vicino a mor-
te, che segui verso il tyfr* l'avea raccomandata. Il Maltacheti la pubblicò di là a
dodici anni» e la dedicò a ovoarignor Giambatista Campeggi vescovo di Afa/ori*
ca, accompagnando la sua lettera con altra del Beroaldi a monsignor Giacomelli
commissario al concilio di Trento . Quante al Discorso del Tritonio non mi ò
sortito di osservare in esso alcnns citazione, che proceda oltre al canto XVI.
J^liJo scrisse aistansa del medesimo Bolognetti; e sopra l' edizione di Bologna*
Anche \\Cieco d* Adria (Lettere pag. Sf. ediz. di Fea. per Mau. VaUntini i4o^«
in 4.) scrìsse al Botognetti di voler comentare questo smo poemi; ma poi non se
ne seppe altro.
{e) il Fotttamini tntt^Tiào a luogo étlV Amadifit romanzo, di cui ncTIa ScaVigt'
rama seconda si legge « che Arrigo lU. re di Francia facea unto caso, che lo
teaeTa «dia sua libmia fra ie eaere -di Ptaione e di Aristotele : e ÀfWAmaiigi
poema di Bemario Tasso ad libro I. della sua Eloquenza {Cap, XXXI. pag. 90.
51 •) asserì, che il Tasso svei Ione ottenuto privilegio da tutti 1 principi ptf la
stampa, non hi caso di aterJo aè sotto Palo IF. ni sotto Pio tF, e ck> per
aon essere ataeo esìbico e rivedate. Che egli noa abbia potuto impetrare il pri.
Tilegio sotta FmU ìF. è teiiisiiao : aia aoa /• cesi netto Pim ìF. del qaale
- - Il Floridante, In Mantos^a per Francesco Osanna
i588 in m. (\)(a). L. 6.
(i) Il figliuolo Torquato fece stampare questo poema, e ne parla pia vol-
te nelle lettere al suo Costantini da Ferrara dell'edizione di Praga (&^).
I primi VI 1 1. di questi cariti^ che sono in tutto xix. si trovano quasi in*
teramente neW Amadigi^ e gli altri xi. sono parto di Bernardo già vec-
chio, al dir di lui stesso in principio del canto IX. Le prime ediaioni
furono fatte l'anno avanti in Bologna dal Benacci in 8. e in 4*
col mezzo di Lelio Capilupo, amico sao da molc'anni, finalmente l'ottenne l'anno
precedente all'edizione àcU'Amadigi; t di questa concessione poteva il Foninnini
rimanere agevolmente certificato , tanto dalia lettera, con la quale il Tmssó rin-
grazia il Capilupo del p ivilegio ottenutogli {Lettere voi. IL pag. 468. edì^. del
Cornino)', quanto dalle seguenti parole, che dietro alla prefazione del Dolce si
leggono, : si divieta per nome della Santità dì N. S. papa Pio IV, e di tutti i
sottonominati principi a ciascuno stampatore o librajo di poter stampare o altro-
ve stampato vendere ne* loro dominj per XV. anni prossimi V Amadigi del sig.
Bernardo Tasso ec ,, dalla cui vita scritta eccelìentemente dal poc'anzi defunto
Seghe\{i si può venire in cognizione di molte pellegrine notizie intotno a questo
poema , e anche di qualche altro sbaglio, preso dal Fontanini in ragionando di
esso. (*)
(a) Nel solo giro di due anni fa quattro volte stampato qaesto Poema, i. Iit
Mantova per Francesco Osanna XfS?. in 4. ('**)• &• In Bologms per Alessandro
Benacci ifS?. in 4. j. In Bologna per Giovanni Rossi 1(87* in 8. grande. 4. In
Mantovapex VOsanna 1588. in xi. edizione scorrettissima. D'allora in poi non se
ne vide ristampa.
{ò*) Altrove si è messo in dubbio, se Antonio Costantini ^ amico di Torquato ^
fosse ferrarese, o marchigiano» Questi fa che assistette l'impressione del Fiori-
dante in Mantova, dove era in grado di segretario presso quel duca Guglielmo
Gonzaga , e oltre ad un suo sonetto allo stesso duca , vi sono del suo gh argo.
menti in ottava rima a ciascuno dei XIX. canti del Floridame , nel quale , la-
scisto imperfetto dal padre, ebbe mano il figliuolo Torquato, acciocché, aiccome
(*) E dalla Vita di Torquato Tasso scritta eecellentementt dal si^. «hata Pier AntO'
nio Sgrassi ed impressa in Bergamo pel Locatelli il 1790. in due tomi in 4- tipuò v«ntr«
parimente in cognizione di molte pellegrine notizie intorno a questo Poema ( dell'^-
madigi) e anche d\ qualche sbaglio preso à^ì Zeno in ragionando di esso. Ivi codeato
acrittore sema n^g^are però al severo censore della Biblioteca italiana il pregio d'iMBio
accurato ed esatto ci avverte ( Tom. i pag. no. ) ohe lo Zeno, mentre qui emendar vao*
le il Pontanini, s'inganna esso pure dicendo che Bernardo Tasso col messo di Lelio Co"
pilupo ottenne il privilegio di Pio IV, per la stampa del sno^macf/gi^ imperocché il pri-
vilegio di Pio IV. a Bernal do Tasso ti ottenne da Tolomeo Gallio famigliare ronfìden-
tistimo di quel pontefice, come il mostra la lettera al medesimo scritta da Bernardo sa
questo proposito, la quale sta a cart. 491* del voi. a. dell* edis Gomin. • dalla quale ap->
prendesi ancora ,, che '1 Poema fu fatto rivedere in Venezia per ordine di sua Santità,
«9 e oh* el moto proprio non fu spedito se non dopo la reiaaione favorevole che ne fece
>» qnel monsig. Nunzio „ . Ora venendo alle lettera con la qnal«* dire il Zeno che il TaK^
so ringrazia il Capilupo del prleilegio ottenutogli, osserva il Seraui medesimo, ch'ella
è degli 8. d'Ottobre del iSSg. e che iioardinal de' ètedici fa assunto alia dignità di som-
mo pontefice solamente la notte de' «4* Dicembre dell'anno stesso, onde,» il privilegio
„ accennato dovette essere di Paolo IV. o più probabilmente del. duca Guglielmo di
,, Mantova, presso del quale il Capilupo ebbe molta autorità siccome antico e beneme*
», rito cortigiano del cardinal Ercole Gonzaga sio di esso duca „ .
(^*) Il Zeno falsamente persuaso ohe, come asserisce nella nota tegnente, Antonio Co"
stmntlni dimoratte in Mesntooo in grado di segroimrio prosso qual auca Guglielmo Goa'^
Il Giron Cortese di Luigi AlaDianni. In Venezia per
Comin da Trino i549. in 4. (o). L, 8.
- - L'Avarchide. In Firenze per Filippo Giunti iSyo*
in 4. [b). ao.
c^ii attcita nella dedicazione a quel Principe „ non rimineste nascosa agli uomi*
Al la fecondità del suo ingegno, la qual dimostrò sino alla morte „•
(a) Girone il Cortese di ILuìg^ Aldtnanni al Cristianissimo e invittissimo re
Arrigo IL In Parigi per Rinaldo Calderio e Claudio suo figlitolo 1548* in 4.
edizione I.
* E \vrVinegia^ti Comin da Trino 1^45* in 4. edizione II. aon riredata ,
né accresciuta dairautore, come si vuol far credere nel ftontispizio.
Ho Tolttto qui riportare il preciso titolo dì questo poema romanzo dtlVAlaman'
ni per vederlo malamente alterato nel libro dell*£/o^tt^/i^ir. Girone il Cortese dee
stare come altri cavalieri di quel romanzo; così Galealto il Bruno t Danaino il
Rosso, Nabone il Nero ec. i quai nomi mal sonerebbono in cavalleria, chiaman-
doli, il Galealto Bruno, il Danaino Rosso, il Nabone Nero ec. e però nemmeno
è ben detto, il Giron Cortese, La edizione di Parigi, assistita dall'autore, che in
quel tempo era in Francia, è per ogni titolo da preferirsi a quella di Venezia \ e
però la prima fìi testo nel Vocabolario delia Crusca» li Varchi metteva il Girone
al di sopra dtìVOrlando Furioso, Per cosi strana opinione fu messo egli in canzo-
na dai Lasca (Rime P» /. pag. ^j.) con quel Sonetto,
„ Il F^rcAì ha fitto il capo nel Girone f
„ E vuol, che sia più bel dell*^rio^/o ;
„ Ma s*ei non si ridice innanzi Agesto,
„ Lo potrebbe guarire il Sol Lione.
Io mi credetti da principio , che il Lasca di sno capo imputasse al Vartki tal
sentimento , per farsene nn soggetto da scherzo ; ma il fatto si è, che il Varchi
cosi veramente credeva, essendosene seriamente, e con ogni solennità dichiarato
nelle sue Legioni pag. ySf. I»4y. e 646. e ciò in oltre vien confermato da moo»
signor Bonari nella prefazione zWErcolano pag. XV. della edizione di Firenze
X730. in 4.
\b) Nel principio ci è il ritratto dell'autore. La dedicazione è di Batista Ala-
manni, vescovo di Macone, e figliuolo di Luigi, a Margherita ài Francia Duchea*'
zaga allorquando gli fa da Torquato comroetsa la impreation* d«l Fleridantej eolloom
in primo luogo IVdizion mantoTana fatta dall'O^a/inA^ la quale è per io meB la •econda .
Ma prima di tutto il Costantini nell'anno 1687. in cui venne alla liiee qaoftto poema di
Bernardo Tasso, e neirantecedente ancora non dimorava sicuramente in Mantova, poi«
cbè di questa città portano la data le lettere tutte ai Costantini in quell'epoca scritte da
Torquato, il quale in più d'una si lagna della lontananaa sua daii'amico, cui doleva ••
gualmente di trovarsi dal sno Tasso disgiunto, e che era allora in Ferrara segretario
dell'ambascialor di Toscana Camillo degli Aìbizxi, il qual impiego egli tennr prima di
passare in Mantnpa al servigio At' Gonzaga, ciò che non avvenne prima del 1688. Rac-
cogliesi questo dall'ar|romente che il Foppa premise al dialogo intitolato il Costantino
opinerò deéla clemenza ( Op. post. voi. ». pag- 4" ) >>*! quale ansi fra i Gonzaga orni
servì il Costantini non si novera il duca Guglielpto, ma dicesi i>ensi ohe «'fu segretari*
ài Fabio Gonzaga cavalier di quella casa assai prìncipale,e maggiordomo del duca di Man"
tova. Rarcogliesi pure dalle lettere medesime del Tasso scritte nel i586. • 1687. in molto
delie quali egli parla al Costantini delsig ambasciatore, e lo prega a baciargli la mano» eia
una dice chiaramente esser quegli in Ferrara in casa del sig. ambasciator di Toseano*
Che poi la prima ediaione del Fiondante non si facesse in Mantova ce lo assioara il sig.
abate Serassi nella Vtta di Tor^uafo Tasso Tom. %. pag. 160. > ovo dice che il CoUssnti»
ni dopo d'avere ornato di argomenti il poema del /*/ori<2anto lo feoo a tao spese stamparo
in Bologna nel 1687. per Alesiandro Benmoei in 4. Ondo ne tiogao ohoa aiocoino dicoa-
TeOi. i. 39
fmfa.f^€f Vitt^rM Balii'ru i^i. in.^ Hj L. 7.
^ifìMMi^ <Aftf; .«1 fedi: aMO(^ujjuta.ittM:t:ì«r« f; Ha i&nxii « tta ibi^^mc 'AdU» ftoe,. fid&ft
-«#if i» 4. (tf •> J*^
4i 4« (#^4 4r 41 #^m« sdSt 491JS Ihuàé» oa Tjasica Otta C
4K O0Uf0 Aydf€kU4 € 3ìWmì Jdso Ta!ft0 ^ Jictt» rteau, ^sua» Pmi* 4dl Ce*»-
4V# A: fr«i<t ^ U^msmu 4dQa Tétv^U mmdMi e ii uà» ad ▼< ' ^
<ìf*) jLifm mnttmM m €0tna h tJmome ài Weme^U
/# iM ti%^j^ ili 4. ia <|0ak 0O« abbraccia m mom XTL cara;
li» H^mm U cimooi £ gacaro potoia» £tf te sci soSo «pnio ék m .
ti $^ny^€f€ atte tfc Mcstovafc 6^ M^rafo^norc <|ac:!Sa di Veme^ pct Grm^fmsm
PéUéui^ !• 4« k i|MÌc eoa fettcfa del di &t. <li Giagao ifti. vics ittdìcMi da
A:/!^ MdUtfùn a Ci^tsMm Démstm acaatar vescziaao . L'^ÌMpicanoac di Arr»'
fil#^ in u$A^m4é$ l«i»f * 4ilfR#fli« «#lU*«ff« fi 4«bbA U «^icUa «ABtvTui* Ck* m « dirfi<
fi #*^r* i» ^«aI |^«f^ t«»tr# M 4«ibMM eli «rC4«MBtà al FioWàdmmÉm affiti 4al Ci
$$tkmUHÌ Ì0 it^tUtr^ %miwi VmUfkm «ba •• f* ti 2^J« ■M4«siAa im mmA •■& Uttcn ail'aa-
f#f l4r^« #*fitta 4i 9lmntovm d C éì K«v«fRLr« 4«1 iSSé. „ 1I# ncerat* il piego di T. S.
^^#lltr«fl eli éfff^métmii 4^1 Fibrillante »picg*tt 4a lei ìd rise e««à Irggi&drajBente» eh*
f0 #«<l«ip#f( « t^r& la pflflUft «i^li *Uii eka Jkaosa fia <|ai fatti argraaati ia rime totcaaa»
^ a f arMl pat«rr «ti^r i<» ««»i #l^<jfiaata na la rattra ladi^eana ^«aata Tasrre coaposiria-
Pf ni a#a btnaa hiiaf aa 4airaa»^n<ta ^ha vai akia4ata ,,.
I*) L* •4U ian 4l Wftfmra ^atta 4 al Baldi ma ia pmaa loagoma» 4 la tersa, na la ^aia»
aa« *f andaJa praaa4ata nao f aU» quella di Casal magf^iorep a qoalla di Parma, ma aaa
yat 41 JLÌ0ni0 a Taf fra 41 Vsn^a fatta dal Ptreaemo. Ib saeanda laago ella aoa è la
ailff(af« aMafi4avl Marti molti «rfri, a troTandaii mamaaata dagli argome&ti 4i Oraria
jènùi$(f^ M* la migììot» li è Talrra ctba lo •tetta Febo Bannà, il qmale già proaaraU avaa
Minati* 4al Baldini, faoe nuoiramaiite imprimere per gli eredi di Fiuncetco de'itotsi ia
Xf ad la fliaaa d'uà m9$a attaade la dadiearoria di lei ia data da'ao. Loglio» a quella
éall'aataoadanta In data da'a4' ^^'^f'*^ dall'anno tta*to. Appoggianti queste mie asicr-
ftlaat tiraatarltl dal ab. aatora della Vita di Torquato Tasso il tig. abate Strassi, il
Mài^ p*f ttaabbaelioaoetdantalmente dalai preio erede cbe la ediaione del Aosii^ e non
raUya dal Ha/dl^ltla qoalla aba migliora ti rapata dal Fentanini nel tao Aminia dife-
•01 la Atta però ritrova amandati doa altri sbagli ohe laggonai in quatta nota madetima
dalla Bikll9Ìt§A ltmliana,9 l'uno il ^,che la editione di Ca#aZ»4»|Egiore non fu fatta dai
CaMaaal fola» ma da Ini, a da Erasmo Viotti t l'altro» eba la adiaiona di Parma che via*
ma Immadlatamaata diatro a quatta di Ctualmaggiore ti è quella in i*. ani attittette il
«alabrt Muuio Manfredi, non ffià quella in 4. cha atei tre meti dopa tutte l'altre ohe si
ataiio babbllnftla aef brava spatio di soli tei mati» a cbe talgono al nomerò di 0. compre**
aa quflU ahetkfaaa ìntlonsAn PistroRoastin in 16. Quindi scorgasi pura essere sfuggita
aaa tbugllu «Ho itatto l?tno, llqnala volendo tmendara il tuo Monsig^nore ba detto, cbe
tunftro • non tr§ iono là edizioni di questo Poema fatte nel solo spazio di sei mesi. In
Vaj^ailto di atta, non iipiaearl, ared'ao^obe qni inserisca la leggiadra risposta che dà il
fravin a a oeloro i «luaU datidarato avrebbero che il Toiio nella tnaGer uhi /««saia avat-
•a dipinto agni affatta o bucma o cattivo, ad ogni genio umano per rappxa&entare il man'-
di^flviUMiFart* Il 9^110/ dicVgii(JRag.Poaf. libali. paragr.XVlII.) cbe delle platoiiicLe
ki dottrina il paiaaa,vadandoeha F/alona teaooiava Ornerà dalla tua rapobblioa per la ra-
ti fflo«i«> madetima por U quale lo tllmava ottimo poeta, cioè per la viva ratsomig>ìanaa
1» i\*wgiti passione a t^oitunia, valla agli laggire ogni riprention dei suo maestro, e ren-
«, «Urti sloufo dairasUto che a lui Platone minacciava „.
(**)|)tl (^«rortf allaaati radiaiohadal 164». come già ditte il JTa/to : d«U'iluarp&ide quel-
1^ aliata fflipariata dal J^aafaniai aba 4 aiaàta xara*
agi
* E (col tìtolo di) GofFredo, con gli argomenti di Ora-
zio Ariosto, un discorso di Filippo Pigatetta, con rarie
lezioni, co' cinque canti di Camillo Gamilli ed altro,
per opera di Celio Malaspina. In Venezia per France-'
SCO Franceschi sanese i583. in 4- L. 9.
La Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso con ìm
figure in rame di Bernardo Castello, con le Annotazio»
ni di Scipio Gentili^ e di Giulio Guastavini, e con ^i
argomenti di Orazio Ariosto. In Genova per Girolamo
Bartoli 1 590. in 4- (^). 76.
* E in Genova per Giuseppe Pavoni 1617* info. (i). 14*
(i) Qui le figure tono diverse dalle altre, e ci sono tutte le coae dell*
edizione antecedente.
ra fa procurata da Fiho Bonnà. per opera del qaale ne «f ci I*aUri pur di Ftprém
per Domenico Mammarelli e Giuliocesare Cagnacìni 15 ti. in 11* con giunta di
argomenti, e di annotationi d'incerto antore. Ci è chi ha creduto, che qaeit»
Feko Bonnà fosse nome finto, e che sotto esso stesse nascosto il caTalìer B^tism
CuarìnU il quale per altro ebbe mano nel correggere e nel ridurre alla buona e ve*
ra lexione il poema del Tasso (**) : na in tale opinione non mi lasciano concor-
rere né il pri? ilegio della impressione conceduto al Bonnà dal Duca jUfynfo il%
tuo Signore » al quale il poema è dedicato da lui , né la lettera scritta ad esso
fnnà da Diomede Borghese, la quale è posta nella Parte I. delle Lettere Dìs^oiu
slve (pag. 4f. %• in Padeva if^v in 4 j. Questo poema del Tasso vivente lai
fu stampato almeno XVI. volte; anzi il Lembardelli nel Discorso intorno a'cott-
trasti sopra la Gerusalemme^ dice che ella era tanto piaciuta» che ia cinque anni
più o meno era auca stampata dieciotto volte*
(*) Nov« à\ qaette ht^\xr% d«l Caife/Zo oltre al frontìipUio intagliate ■•no dal otltbve
Agostino Caraccio e eiusta qael che ne serive il Malvasia nella Felsina pittrice ftoa*
I. pa^. 98. ) tono «[aelle del canto 6. 7. B. lOt la» 16. 17. r^. •## Le altro inoiso iaxono epm
stolta l^raaia e franobesta da Giacomo FraneOf Qaetta ediaione ^ molto progiahilo %xmm
j/L, ed aggionta dal Bravetti a* libri di Cruscaj non è però vero conio «i dico cKo \l 2V|#t
50 vi facesse alcon xni|[liorainento.
(**) Colla teorta di quanto tu «petto pnnto gli aerino il pia Tolto nominato o ^e^
»ai abbaatanaa conniondoto ti^. abate SewasH lo dirà obo non è oomo ot odotto il Aantf^U
fmléi noma ioto, ma bonù vtvc foeUo di Faha BonnA^ il qnale fu «ovaiio assai sttuBai
te «d orodiU) nato in Ferrara, dipendente da f nella oorfp^ efamigMara di Guido Cm»
aamani faltor generale del daoa. Qaetti che stretta ai|iiici«ia ^vova furo gpl Tasto yi i\»
eóite di M proonrare in Ferrara ttesia una ediaione della Gerusalemme, la qaale per e*
,^ gni conto» ma pOTtioolarmente por la integrità e p^rfeiiono del tolto fotto mig>1iore éì
9, «pialanqae altra «, o in qoesta impreea ofedoti, obo gli Ibitoror di molto f iovanonto !•
laiiobo del oavalier Ouarini, il quale pvima cbo ti vodettoro lo odioiom àM'Iytgegmo^i
Tolea per mora compatiipne formarne colia scorta di nn hao» tetto a penna uo eitmplase
intero» e piik cbe si potesse secondo la mente dell'autore, e però aveva co» ogni possib^f
diligensa corretti gli errori della ediaione del Cnvalealupo, empite le lacune, od a|f<*
pianti di sua mano i sei canti cbe vi mancavano. Ma se molta lode si deve al Bonnà por
ottere stato U primo a dare al pnbblico nna parlata odiiioiio della Gerusalammef mN^*
tissimo biasimo gli $ì devo per non avere al povero Tasso mantenuta la parlila eb* i»**
scritto data gli aTova di cbiamarlo a parte del guadagno do' suoi libri, o por etiomo e»*
dato a Parigi a darsi bello e dnon tempo fra damo e fra eavalioii se^ae éSl^omo^ola
sciagurato amia f . { Serassi Vit» M TtLS. tOA* a. pag. ^* H* • 69« )•
* Con gli argomenti di Gianvincenzio Imperiali, fi-
gurata da Bernardo Castello. In Geno\>a presso il Pas^o-^
ni i6o4' ÌTi m. (i). L. io.
* (Col titolo di) Goffredo, ovvero Gerusalemme libe-
rata, con gli argomenti di Orazio Ariosto, e con le figu-
re in rame (di Antonio Tempesta). In Roma per Gio. An^
gelo Rufinelli 1607. in xkiv. ediz. II. dopo un^ altra yfat^
ta pure in quesfanno dal Rufinelli (*). i5.
* Con gli argomenti di Orazio Ariosto, con le Annota-
zioni d'incerto, con un discorso di Filippo Pigafetta, cr
con cinque canti di Camillo Camilli. In Venezia presso
i Franceschi 1604- ii^ 4* ^^*
* Con la vita del Tasso, con gli argomenti di Barto-
lomeo Barbato, con le annotazioni di Scipio Gentile, e
di Giulio GuastaCVini, e con l.e Notizie istoriche di Lo-
renzo Pignoria. In Pados^a presso Pierpaolo Tozzi i6a8«
in 4 (**)• 8-
. * £ (senza note). In Parigi nella stamperia reale 1644-
in foglio (2). 4^.
(i) Le figure di questa edizione alquanto scorretta, sono diverse dalle
altre.
(a) In questa impressione con le figure a ciaschedun canto, disegno e
intaglio del Tempesta^ che è la pia eccellente di tutte, si trascurò di nu-
merare le stanze (a*) .
(a*) Che qoesu magnifict edizione di Parigi sia stata Atta eoa le figure del
Timpesia, è fiilfisficno. Antùnio Tempesta fiorentinOf pittore • intagliatore di Ta-
glia, nato nel ifff* mori d'anni 7$- ai ▼. di Agosto net i6)o. Come poteva egli
Jertanto ornar di figure la Gerusalemme del Tasio^ stampata in Parigi, qaattor-
ici aont dopo la sua morte/ Il Tempesta intégliò patitamente in rame in pic-
ciola forma e anehe in grande, le figure spettanti al poema del Ta$s9. A qual-
ckt esemplare dell'edizione di Parigi , cht de' suddetti lami si trova ornata, esse
furono aggiunte posticceda qualche persona privata siccvime a qualche altro esem-
plare della stessa edizione , da me veduto , ni chi appose le figure di Bernardo
Cétstelli ^ tratte da' rami della edizione di Genova ^ avendole fatte tirare in foglio
grande , per uniformarle alla grandezza della impressione di Parigi , la quale ka
solamente sul frontispizio un bellissimo intaglio in rame di Egidio Kusselet ed è
parimente di delicate vignette abbellita •
(*) Il Ruf fingili B«l 1607. »0Q fece pia d'ana edÌB della 0«rit taf emme ed anzi questa
riportata iti Fontanini è l'anioa ehe etcitte in qnell'anno iSerassi TÌt. del Tasso t. %,
p. xxr.).
(**) La vita del Tasso teritta dal Sarhato ^ ristretta, ma però molto tuccoia e coate-
aoato aotlsto oho invano ai eorehorohJione altro vo. (StrasH ivi pa|^. XXI)*
519*
—La Gerusalemme conquistata di Torquato Tassoli
XXIV. In Rom. per Guglielmo Facciotto iSgS. ìn^ L 7.
* EinParigiperAbeld'j4ngel̀rii6i5.ini!i.{i). Sk5.
Dichiarazioni e avvertimenti poetici, istorici, poli-
tici, cavallereschi e morali di Francesco Birago nella
Gerusalemme conquistata di Torquato Tasso. In Mila-'
neper Benedetto Somasco 1616, in ^ (a). 5.
(i) Questa bella e molto accurata impressione è di carattere corsivo (a^.
{%) Marcantonio Poppa nelle opere postume del Tasso diede in luce i
libri II. del Giudicio del medesimo a faTore di questo rifacimento del
suo poema, di cui però il mondo non rimase talmente appagato di risol*
versi a preferirlo a quell'altro. Il Rinaldo, altro poema del T^isso^ da lui
aegretamente oomposto nello spazio di dieci mesi nell'età sua jd^anni i8»
mentre di volere del padre, come'attesta nella prefazione, se ne stava in
Padova per attendere agli studj legali, fu stampato la prima volta in V^
(a*) Il Fontanini nel riferire qaesta seconda impressione , ha commesso an no-
tabile errore che riguarda anche un fatto di conseguenza. Abtll* Angelieri e non
d'AMgelUri, come egli lo chiama sbagliò nel segnar l'anno di cotesta saa bella e
accurata impressione , mettendo quifi MDLCXV. in luogo di MDXCV. (*)
ma da Monsignore interpretato per MDCXV. il che io verun modo non può sus-
sistere , e ne ha un fatto strepitoso in prova eTÌdente . Egli pertanto è da saper-
si che questa impressione di Parigi , la quale è rarissima , e tratta appua*
tino da quella di Roma del Faccioni , fu sotto gravi pene proibita e suppres-
sa dalla corte del Parlamento di Parigi con decreto del dì primo di Settembre
Tanno if9f. il quale sta cegistrato p* if4 e iff. del tomo I, dell'opera intitola»
ta Preuvcs des Libe te\ de VEglise Gallicane » stampato la seconda volta in Pa^
rigi presso Bastiano^ e Gabriel Cramoisì nel i6fi. in foglio. In figor pertanto di
quel decreto il poema della Gernsalemme conquistata del Tasso fu condannato so-
lennemente e ciò a cagione di ziz. fersi posti nei xx. libro pag. 170. dell' edl*
sione deli' Angfliert , i quali cominciano dal quarte verso della prima stanza con
la parola Sisto e finiscono nel quinto verso della terza stanza con la parola Chia»
ma; „ come versi, dichiara il decreto medesimo contenenti sentimenti contrari
„ airautorità del re e al bene del regno e come favorevoli ai nemici di questa
„ corona e particolarmente ii«faniator| dei defunto re Arrigo Ili. e dell'adora regnan-
„ te Arrig^ iV,^^ Questo re non peranco era stato ammesso al grembo della san-
ta Chiesa cattolica . né aNSoluto dalle censure pontificie . Di questo £itto parla
ancora il pupin nel suo trattato francese. Della Possanza ecclesiastica e tempoféi»
le* Da quanto adunque sinora ho detto, si vede che la stampa àtW Angelieri.
fii fatta, non già ne: i6tf. come il nostro Prelato ha asserito, ma nel if^f. In
cui fu promulgato il dccieto suddetto, nel quale inoltre si esprìme, che,, pò.
,; chi giorni prima nel presente anno era stato stampato in Parigi il poema della
9, Gerusalemme conquistata di Torquato Tasso , sopra una copia capitata di fresco
„ da Roma e inviata dall'autore „ : e più sotto vi si nomina V Angelieri , che lo
avea stampato. Tra ie due suddette edizioni di Roma e di Parigi ci è qaesta A
mezzo , degna cb essere qui ricordata •
(♦) N«I Cataloffo del Strassi Ug^eti, che in fine di «fuetto libro in voce di MDXCV, ,
T'ha per errore MMXGV. , ma non M DLCXV. come é quivi atampato.
a94
ne»ia per Francesco {FrMìtéichi)Smt§% nel iSéa. in J^.eon la dedicataria
al cardinal Luigi da £j^e. Tre anni dopo cniesta edizione del RituM^,
Cintio Giraldi nel capitolo in fine de* suoi Ècatommitit loda Tor^pMUo, e
Bernardo suo padre con questi versi
Bernardo Tasso io dico» che amo e colo ,
Il qual ti viene incontro allegramente,
Compagno avendo il sno gentil figliuolo.
Questi per torsi dalla volgar gente.
Segue di quanti son buoni i vestigi
Con pronto passo e con vivace mente;
E ammirando del padre l'Amadigi,
Cerca di Argii ir presso il suo Ilinaldo,
Sicché non tema i laghi averni e stig}.
DeMs GerusdUmme €0nquUuta libri zxit. con gli argomenti s dsscmn libro
À\ Giù. Béustm Md$sar$ng0 e Is tiToIs de'priacipj di tatte le^ funse (si cardi*
naie Federigo Borromeo ) • In Pavia per Andrea Viani i f f 4* ia 4* i^)
(*) A qu«fU è contemporanea un' Altra fatta in Milano f9t Antonio à9gìi Ant9nf km 4*
CAPO V.
Ej?ici latini volgarizzati.
XJ Eneide di Virgilio, tradotta (io verso sciolto) da An«
nibal Qaro. Jn Venezia per Bernardo Giunti i58i. in
4* (i)(a). L« ao.
(i) Questa versione del Caro è particolarmente stimata, per aver egli
eon la sua perisia neirantichità mirabilmente espressi in volgare i senti*
<(a) A ragione qui si eomineia il catalogo de' tr adnttori della Eneide ài
ii0 da Anmihai Caro, come dal piò accre^tato. Questa ediaione, ctie fii la ori-
ma t ^ stata seguita da molte altre dì Venezia » di Roma , di Maato'^a , ài Tri.
nngi » di Verona e d'altri luoghi » né i torchi ancora ne sono suocbi . Il preseo^
aa volgsìizsamento è stato l'ultimo frutto dell'ingegno di lui , cosi diéendoio Le*'
^do Cara suo nipote nella dedicazione al Cardinal Farnese [*) • Ci fu per altr»
«ci secolo xx¥. chi in prosa Tolgarizzò la Eneide con purità di fiiTella e pere
«iea citato a penna nel Vocabolario della Crusca (^ • Venne poi Tommaso Cam-
(*) Il Caro ridottoai a TÌUe^giare nal tuo WrasatUi ceninoiò a tradurrà VEnoiéofT l«
a47*T«m. II.).Quefta tra dnsion*glattat'aiiersiondal<9e^^«cz{inparan tetto di 5Soo Terti*
(**) II Saloiati ( ATTert. Tom. I. Gap. XII. pag. i»4. ) dioa ofao Taatora di ffno^to ▼•**
garisaaménto ha avuto a tralasciar cosa ohe quasi punto non intendea, e ha seguito molt*
spesso la forma delle ▼oci latine^ onde molte fiate stampa Tocnhell da Jfa tè me lati^ mh
toicsuix.
5195
L'Eneide in toscano (in ottava rima) del cavaliet
(Aldobrando) Cerretani (sanese). In Firenze per Loren^
zo Toréntino i56o. in 4- L. la»
* I primi quattro libri delFEneìde, tradotti da Giro-
lamo Zoppio, con alcune annotazioni in fine di ciasehe^
dun libro. In Bologna, per Alessandro Renacci i658. in
4 (^)* 5.
L'Eneide ridotta in ottava rima da Ercole Udine
Mantovano. In Venezia per Bernardo Giunti ^ e Giambat-
tista Ciotti 1607. in 4 edizione III. con note. 7.
aieati latio? di Virgilia^ sopra che pu6 vedersene un saggia pressa il Pi-
gnorìa nelle origini di Padova a capo xi i.
èidtore da Riggio di Lomkrdia lodato da Li»nardo Aretino per eccelleotc giari-
scoaialto ( EpistolMf. Uh* V. ) » il quale dall' impecador Sig'umondù 4^ coronato
poeta nella città di P^rms ù ti. di Aprile nel 14) i. Costai trailatò la Eneide
in tersa rinaa, secondo la portata di quel secolo, in col la Tolgar lìagaa era de-
caduta d'assai; laonde Ciamp4ala Vasio tenezlano fece» da prima, opera buona
e lodevole a purgarla dalla saa barbarie, e a riformarla qua e là per quanto a
lui fu possibile; e lasciandone la gloria al proprio e legi t ti ino autore , la fé stani.
pare in Veaeiia per B erndr dima àt* Vitati tit\ if)^* ^^ ^- ìion pago poscia di
aver in queiropcra il merito di correttore e di ristoratore , la dieoe a ristampare
al medesimo KììmU pare ia a« nei tn^- Ictandonc sfatto il siome del CdmkUté^
je , e ponendovi anicamcnu il suo i con cbe in luogo di crescere , eome e^ pea«
safs, di rioatstione, venne a farsi da se stesso un bratto sfregio» quantuoqaa:
da Domenica Buonàmito si cerchi di fargli ragione di questo plagio nella, lettera,
con cui egli indiciaaa II libro a Céiart Baccone Ticario del patriarca di Fr*
ne\i4 CiroUmo Quirini » Nello stesso secolo xv. fu fatto un altro voigsrittameato'
dcìV Eneide in ottava (jma , il quale dalla fine del testo a penna, che si conserva,
in Verona nella libreria del fu Giovanni Saibante , non apparisce chiaramente , se
abbia per autor suo, ovvero per copista quel Giovanni da Parma che nel princi.
pio vi è nominato con queste parole : £' Eneìda di Virgilio scntta per mt Ciò*
panni da Parma ; e nel nne ancora : Expliciunt dieta Virgilii die vigfsima quin^
IO /unii 1474/tfr me itékàruieni Parmeruem » Se diversa da quessta traduzione o-
par la stessa sia la esistente in an altro codice in Siena appresso gli eredi del f»
Uberto BenvogUenti , gpntiiaoao ornadssin&od^ogni virtà ed amico mìo , non sa-
prei dirlo accenatsmeote, senta confronur Tana con Taltra* Anche qiKsta ver*
sione è stesa in otuva rima e nel fine vi si legge : Explicii liher Virgilii da E^
neydot ( tic ) quem ego Matthens Dominìei de Cornata compievi mano propris dia^
JlVl. Februarii AnMù Domini M.CCCC.LL atto Excdlentis$imui Romanarum Jm*
perator Feierìcus erat in civitate Senarum^ & etiam uxor ejus Imperatrix • Lavora
del medesimo secolo sembra essere il volgsriaaamento della fivWd^ in otuva rima,,
fiuta da Cornino àt* Morcini da Cnàbiai codice in foj^io delle hibliouce carnai,
dolese di Cléuse in Ravenna r ove ifel fine si legge : Explicit felisiter Mar Virgi*
Hi laiee{sicy lotorìa Eneydoi per me Ctrminumplinm Ambroxi ai quondam Pamm^
leonìs de Morcutif •
(a) Per errore di staifeipa è còrso qui l'anno té^S. in leogo di sffg. La. mdà*
alone è in ottata rima . Ella era già stata stampata dal Seàéui neL ^fy^ in «4^
296
L'Eneide di Virgilio ^ tradotta in verso sciolto da
Teodoro Angelucci. In Napoli per Ettore Cicconio 1649»
in i^. (1) (a). L. la.
I sei primi libri delT Eneide di Virgilio tradotti (I. da
Alessandro Sansedoni. IL da Ippolito cardinal de'Mo-
dici. HI. da Bernardo Borghesi. IV. da Bartolomeo Gar»
li. V. da Aldobrando Cerretani. VI. da Alessandro Picr
colomini) a^più illustri e onorate donne (Sanesi^ e tra
le altre ad Aurelia Tolomei Borghesi, alla quale Vincent
zio signore di PerSy che fu Decano dell'insigne GoUe^
giata di Udine, dedicando tutto il volume^ promette
un suo volgarizzamento del Ratto diProserpina di Glau»
diano). In Venezia per Comin da Trino i54o. in 8. 4*
(i) làAngelucdj ornato, al dire di Giovanni Bonifacio (Ist. Tris^igia'-
na Ub. xii.pag. 7216.) della cittadinanza di Trivigi^ scrisse alla scolasti*
ca in materie Aristoteliche centra Francesco Patrìzj^ che gli risp ose con
una apologia latina^ stampata in Ferrara da Domenico mamarelli nel
i584 i/i 4- » ® diretta a Cesare Cremonino, filosofo aristotelico della schie-
ra di Pietro Pomponazio^ e di Andrea Cesalpino {b*). Andrea Torello
ma qualche dirersità pasta tra la prima e la seconda edizione » poiché più bassa
si registra dal Fontamni la Bucolica di Virgilio craslatata da Vincenzio Menni ^
farò anch'io ricordanza del seguente volgarizzamento del roedesi mo autore .
* 1 sei primi libri àtW Eneide di Virgilio detti in ottava rima da M. Vincen*
\o Jlf if Affi perugino . la Perugia per Andrea Bresciano iféj. in 8.
Del sesto libro ci è una edizione anteriore di Firenze ( per Lorenzo Tot remi"
no) in^- in S
(tf) Di questa elegante, ma non molto conosciuta versione òtW Angelucci , di cui
sta fra' miei codici un buon testo a penna » che servir potrebbe a correggere la
stampata, recò un sano giudicio li padre Bartolommeo Beverini lucchese, della
congregazione della Madre di Dio, nella prefazione delia sua Eneide in' ottava
rima volgarizzata ( In Roma presso il Bernabò 1700. in 4. ) dicendo » che ,» tolti
„ alcuni nei di lingua, se fosse comparsa prima di quella del Caro f avrebbe pre-
n ^o un gran posto „ • Se si vuole dar fede ai compilatori della Biblioteca degli
Scrittori Gesuiti ( Roma 1676. in fol. pag. 59i. ) » l'autore del volgarizzamento di
Teodoro Angelucci è stato il padre Ignaiio Angelucci gesuita , delia stessa patria
e famiglia dell'altro sotto nome dei quale, morto gran temps innanzi in Monta*,
gnana , dove era stato condotto per medico , egli amò di occultarsi ( Lettere di
Qio» Bonifacio pag- itz. )
(**) 11 titolo del libro àtW Angelucci contra Francesco Patrt^j è questo: Quod
Metaphysicd sint eadem , qua Physica , stampato in Venei{ia dtL Francesco Zilet-.
ti nel 1584. in 4. A fìivor del Patri^ contra ri4/i^^/ir<ci scrisse ancora Francesco
Muto cosentino un'opera intitolata, Disceptationum libri V, contra calumnias
Theodori Angelutii in maximum philosophum Franciscum Patri tium , impressa ia.
Ferrara per Vineem^io Caldura nel i;88. in 4. indiritta ad un altro insigne filo*
ipfo , Bernardino Ttlesio •
/
acj7
* Il settìoio dell' Eneide, tradotto in Tersi sciolti da
Giuseppe Betussi. In Venezia per Comin da Trino 1546.
in j\. (b). L. 3.
contra questo secondo mise in luce il libro intitolato, ^^tf^ cae^a^^^c
est Andrae Caesalpini monstrosa dogmata discussa et excussa{a*),C\ so-
no aacora AtWAngelucci due lezioni intorno aliafarnosa Canzone sopra
DiOt composta da Celio Magno, segretario dei consiglio di dieci di Ve^
nezia.
(a*) Il Tonilo , cht scrisse contra il Cesalpiao , chramarasi Niccolò e non An^
drea. Egli era professore di filosofia e medicina nella aniyersità di Alidorf negli
sviizeri , e il sao grosso libro fìi scampato Franccfurti apud Zachariam Palthe^
fiium 1^97. in 8.
(3) Poiché Monsignore si compiace di dar luogo a parte a questo solo settrmo
libro ótìV Eiteidt Toigariiaato dal Betussi ^ benché questo sia ancora inserito p.
114. delle 0//tre di Virgilio, tradotte in Terso sciolto da di? ersi • raccolte e pub-
blicate da Lodovico Domen'uhi^ In Fior* presso i Giunti 1556. in 8. )i stimo
che non sarà giudicata superfiua la notizia , eh* io son per dare di molti » se non
di tutti , i libri dello stesso poema volgarizzati a parte da alerà nobili ingegni di
quel felicissimo secolo • li primo , che loro desse eccitamento a tali fersioni , do-
po Niccolò Liburnio , fu il cardinale Ippolito de' Medici , dal ouale (a trasUtato
in Terso sciolto il libro secondo , comechè non manchi più d uno , che a Frati'
Cesco Maria Mol\a ne attiibuisce l'onore.. Io qui «non seguirò altr'jordine , se
non quello dei libri della Eneide spezzatamente tradotti .
* Delia Eneide di Virgilio detta in ottava rima dal cavalier Alessandro Gnar»
nelo ( romano ) e da Cristoforo Cieco da Forlì posto io luce « libro pritno . la
Moma per Valerio Dorico ify4. in 4. e anche m Vene\ia per Domenico de'
Franceschi lyéf. in t- E ivi 1^71. in 8.
* Il prtmo libro, ridotto in ottava rima da Giovanni Andrea dell' Anguillara
( da Sutri \ al magnanimo cardimi di Trento . In Padova per Gra\ioso Perca^
cino x}^4. m 4. E io Venezia per Domenico Farri if6f. in 8. (*)
'* Il primo libro òtW Enea , tratto dall' Eneida di Virgilio in ottava rima» da
Lodovico Dolce» In Venetia per Giorgio òt' Cavalli i;66. in 8
Ci è ancora V^nea del Dolce in zìi. libri in ottava rima stampato pochi
mesi dopo la morte di lui in Venezia per Giovanni Vari se 0 nel ifé8. in 4. L' £-
néa u«iito con V Achilie ^ poema pure del Dolce, impresso dal Giolito nel I57i.
in 4. è opera quasi affitti diversa dall'altra stampata dal Vartsco.
* lì secando libro del a Aeneide di Virgilio • tradotto in volgare ( e in versi
sciolti )• Roma aptsà Antoniam BNdum M D. XXXVìIL in 4 edizione prima.
Non vi è il nome del traduttore , che però fa il cardinale Ippolito de' Medici ,
al quale a pie di aaa lettera proemiale piacque mascherarsi sotto nome di Cava»
liere errante • Poco dopo ne fa fatta an'altra ediiione • che sta nella libreria Fo-
scarina, in città di Castello per Antonio Ma^ochi e Niccolò de' Guccii if|9#
io 4« e poco dopo j a Vittogio appresso Niccolò Zoppino if)f. ia 8* E ivi per
'(*) V%t9tìt9' ì* Autore fAr^tie a ine •pvte'tttaipAre qa«tto.libr» «lai P«rraeJiio, • il <!•-
BMt«, gi*«ohèin fia« «i l'gf* >« Tutti qu«lii« che rÌB>^raaìeraaao l'autore «tei dono alme-
,« no eoa parole 0 eoa lettere taraaao trovati da J^nea ae* campi eliii, «love taraano
„ da Anehiio lobati Gli altri per avTeatara ti ritroveranao neirinferao non tensa colpa
», loro ,t . Il Coro ia aaa toa lettera ( fom a. lett ai*. ) riagrasiando VAn^uillarm del
doao fattogli d'aaa copia di spetto libro f raaio«ameat« lohersa tn tale protesto.
ToNt. i. 40
GiO' Antonio e Domenico Volpiai 1^40 in it. St4 ancora 'ne' libri tei di diferti
e nel Virgilio del Domenichi .
* Il secondo libro tradotto in ottava rima dal ciTalìer Guarnello . In Vene\Ì4g
per Domenico de* Franceschi 1^73* in 8. £ anche in Urbino a istanza di Cristo*
foro Cieco da Porli ( fenza nome di itaaipatore ) 1 ^77. in S.
* Il medesimo in otUfa rima di GiamMaria Virdi\otti ( sacerdote ? ca»Iaao }
In Venezia per Francesco Rampale ito i f 60. in 8.
* Il quarto libro con verso eroico volgare ( sciolto ) da Niccolò Lihurnio ( vene-
ziano, piovano di S. Fosca). In Vinegta per Gio, Antonio àt* Nic colini if]4-in 4.
* Il medesimo in versi sciolti da Bartolommeo Carli àt' Piecolomiai ($zot9e)
in Vinegia per li fratelli Volpini ^ a istanza di Niccolò Zoppino Xf40« in S- Sta
ancora nella raccolta dei libri vi. dell' Eneide volgarizzati.
* Il medesimo in ottava rima da Giambatista Filippi (genovese) con la ginn*
ta d'altre sue rime. In Genova appresso Antonio Bellone lyéi. io 4.
* Il medesimo in verso sciolto da Lodovico dì LorenT^o Martelli ( Rottatiao )
sta con le altre sue opere stampate in Firenze per Bernardo Giunti 1548* in 8.
e anche nel Virgilio del Domenichi .
* Il medesimo in ottava rima da Niccola degli Angeli ( da Monte Lupone )*
In Roma per gli eredi dì Antonio Biado if68. in 4.
* 11 medesimo in ottava rima da Castore Durante ( da Gualdo di Nocera }. |a
Viterbo per Agostino Colaldi da Civita Ducale tf6^. in 4.
* Il medesimo in ottava rima da Stefano Ambrogio Schiappalaria ( genovese )
eoa annotazioni di un sao familiare e alcune sue rime • In Anversa per Crino-
foro Piantino Xf68. in it,
* U medesimo in ottava rima da Ercole Udine f mantovano) la Mantova per
r Osanna i; 87. in 4.
* Il medesimo in versi sciolti da Sertorio Quattromanl (cosentino) sta con le
altre sue opere impresso in Napoli ver Felice Mosca I7i4« in 8.
Ci è anche una versione manoscrittta dello scesso libro quarto in verso sciol»-
to fatta da Antonio Nursiai da Pesaro e da lui dedicata al 4nca Gmdubalio li.
di Urbino , della quale mi diede notizia e favorevole giudicio il ^«o nobile pot*
aesiore , Annibale degli Abati Olivieri , del cui sapere e discerniménto non UiaGÌa«
no dubitare le eccellenti prodazioni del suo (elice ulento. Del suddetto Nitrsini
si ha una versione del Menemo di Plauto • che prima era nella libreria docile da
Urbino e poi è passata nella Vaticana » facendone fede I' Allacci nella DramiBd»
turgia pag. f8i.
* Il sesto libro in ottava rima da Giovanni Pollio ( LappoU detto il Polla*
/trino aretino}. In Venei^ia per Ciò* Antonio e Domenico Volpiai ad istansa di
J^ccolò d'Aristotele detto Zoppino 1^40. in 8* (^
* Il medesimo in ottava rima da Marcantonio Górra { bttktiu), là ^^tlanoftt
Paolo Gottardo Punito i;76. in 8*
^ Il settimo dal Betussi volgaciuato è già stato registrato dal Fontaaini •
* n settimo e l'ottavo libro in versi sciolti da Berardino Btrariitti ( da Bari \
In Nàpoli per Matteo Cancer ij^f. in 8<
*, "Lottavo libro in versi sciolti da Giovanni Ciastiniano ( ii Cattata t dedicato
al r^ Francesco /«.) In Vinegia per Gi#. Antonio e Piero Nicoolitti da Sabbio a
UtUiìti di' J). Francesco ( Torresani ) d' Asola ir4Z* jii ^.
Questo buon ^reco dice in una sna lettera latina a Paolo Manaito di aver tra-
dotti in tersi sciolti ancJic gli altri oltinii cinqoe libri di Virgilio -''-*— ^-
(*) Di Lappoliàétto il Poli astrino io ho veduto «a libro intitolato, 0/>era della Dì pit,
et Seraphiea Cathàrina da Sléna in rima . la Stramotil, CapituH. Sonetti, Epistole, et
Séxtine, impretfo in Slena per àenne, Antonina de Maestre Knrigh da Cotogna, et An-
dféa Plasentlno i5d5. in 4* AtMÌ raro • non molto noto e.* Bibliògrafi io aiadieo ^eito
libro non tròtadAolf eitat^ ftè ikU^Mày^, aè in altri Càttflogi.
- - Le Opere di Virgilio, da diversi autori tradotte in
Tersi sciolti (la Bacolicada Andrea Lori, e la Georgi*
oa da Bernardino Daniello) e raccolte da. Lodovico Do-
menichi. In Fir. presso i -Giunti i556. in 8. (a). L. la.
* E in Venezia per Onofrio Farri iSS^, in 8. (i). 6i
«. - La Bucolica di Virgilio, tradotta da Vincenzio Men-
ni. In Perugia per Girolamo Bianchina iS^ini3k.(h). 3«
r #■
(i) Ci è pare V Eneide tradotta in verdi sciolti da Lello Ouiàicciord
laccheae canonico della nostra basilica di s. Maria mtiggiore di Roma^
qttifi stampata nel 164^. in 8.
dd secciaia : ma egli di aver compoete alue opere aoft mai coiaptrse era soli-
to darsi Tanto.
* V uniecimo libro ia verso sciolto da Btm^rdiM Dentello ( locckcse ^. I^
F<ii#^Mper Giovanni de* Fnrfì ij4|* in 8. Sia ancóra net Virgilio di di?arsi f a^*
blicato aal Domenichì ptg. 198*
^ II iaoim^o libro fu tradouo da Luca ConuU » attestandolo lui in una lettera
ad EnoU Barinrnsa{ Uttércììb. 1» In P^vxtf per Girolamo Cartoli 1564. io S« p.
jS') che itSTs in Roma e pregandolo di cavarlo di mano alla stampa^ict dcjl
PelUgrino , la quale avea egli sospetto che astutameoce glielo avesse rubato •
(a) Precede una lettera cU Filippo Giunti a Gionmni licci e poi bn' altra del
Domenichi a Qiovan Paolo Cusano ; e a queste due lettere succede la Vita di Vir-^
àitio descritta da Tommaso Porcacchi , inoaizxata S Ippolito Carcarille. Siccome pei
Monsig» specificò più sopra i noiai de' traduttori de vi. prinii libri della JEncidà
stampati in Vincaia da Comin (ia Trino^ nel 1 140. e ivi pure ci ha dati i nomi di
coloro che in questa raccolta del Domenichi h^a volgarizzata la ^ttfe/ic4ela~6*tfojr.
^t^tf; così opera esser dove va della sua. diligenza riferire i nomi dei xii. ^cadatt^ri-v
che hanno qui il merito di aver volgarizzata Is Eneide xtn libro pec cisfcl^ediu
lìo : al quale suo silenzio non sembrerà ÌDopc^ortuao , ch'io qui suppliscs . Ma
prima accennerò , che la Bucolica tradota dal Lori gentìkiomo fiorentino fa pei*
ma stampata a parte in Vinegia dal Giolito nt\\^$^. in iz#e la Georgua tra*
•latata e cementata dal Daniello fii impressa pure in Venezia per Giovanni de^
Farri nel 1545. in 4. (*) . Quanto ai xii. libri» de' quali oui si ragiona, furono
tradotti il I. da Alessandro Saniedoni sanese;il li. dal cardinale /^/10/fia dt' Me*
dici i il ni. da Bernardino Borghesi sanese ; il IV. da Lodovico Martelli fiorencU
no; il V. da Tommaso Porcacchi da Castigliou£ aretino; il VI. i^ Alessandra Pie»
colomìnt sanese t il VII. da Giuseppe Betussi bassa nase ; 1' Vili, da Liouardo Ghif*
ni da Cortona: il IX. da Bernardetto Minerhetti fiorentino vescovo di Are\%oi
il %• dà Lodovico Domenichi piacentino; 1\XI. da Bernardino Daniello liMchcsea
il XII- da Paole Mini fiorentino .
{b) La traduzione, che prima ne fu,£itta in verso Jsl padre Evangelista Fossa
cremonese deirordine de' servi , fìt stampau in Venezia per Cristoforo de Pensis
di Mandello 1494. in 4. e poscia in Milano per Agostino Vieomercato ifzo» io
S. Ci è ancoca la %tt%%t' Bucolica col titolo di Pastorale Can\one , tradotta da Ri'
natdo Corso e stampata in Ancona ott Astolfo àt' Grandi veronese nel i$H* ì%
S. e ia verso sciolto da GiroUmo P4ÌUntien da Casicf Bolognau e io jBohgnm
{*) fl9k aèllà di qaèkta éé\ t94$. adorha ii Arure e eorrettA ^ la elisione della 'Gtotgi^
cm traslàtaia AA IkmnMlo fiitta da Gio. Ùrìfè il il4^ ab 4.Cv. U oataivf e del Salic§fT, «
r^r^ elafi.)
3oo
- - La Ceorgìca, tradotta in versi sciolti da Anton ma
rio Negrisoli. In Venezia per Niccolò Buscaini i55a.
in 8. (a). L. 4*
Osservazioni di Orazio Toscanella sopra le opere di
Virgilio. In Vinegia pel Giolito i568. in 8. (b). 4*
La Tebaide di Stazio, tradotta in ottava rima da
Erasmo signore di Vaivasone. In Venezia per Francese
co Franceschi 1570. in 4. {i)(c). la.
(i)Ne' ComerUarj del Crescimbeni della edizione di Venezia tom»iv,p.
106. si mette in dubbio, se Erasmo de^ signori di Vqhasone fosse conte.
Ancbe questore! toooa leggexe fra tante bellezze aggiunte alla Storia del*
^er Vittorio Btnacci nel 1605. P^'^ ^^ ^* ^ ptrimente in Terso seiolto da Spi*
fdtiiio Ghirérdelli ▼eneiiano» in Ficatia per Jacopo VioUti nel 16 14. ia it
La più aatica però di tutte è quella di Bernardo Pulci fiorentino io terse rime
tessuta e stampata in Fiorsnia da Antonio di Bartolommeo Miscomino 148 1. e
1494. in 4. Ma il metter la Bucolica^ come pure la Georgica di Virgilio nel ca-
po de' Poemi epici non so quanto sia bene e lodefoimence pensato.
(tf) * E prima ìtì per Melchiorre Setta 1543 in 8.
Tanto in questa edizione del Sena , quanto in quella del Boscarini ( non già
JBatCMni) stanno oltre alla Georgica^ che è tradotta in Tersi sciolti» le rime e altre
cose del Netrisoli gentiluomo ferrarese. Ben è vero che la seconda ediaione è da pre*
ferirsi a quella de^ Sessa si perchè h più corretta e più copiosa, si perchè è illustrau da
un prìTilegio di Bona Sforma regina di Polonia* al cui serTigio troTSTasi allora il Negri*
soli in qualità di suo gentiluomo, sì ancora perchè l'opera Tien commendau nel princi«
pio con un sonetto da Ercole Bentivoglio e nel fine con due lettere da Falvio PelU*
•grtno Morato. Bastian Foresi tìot%ìonottnt\iìo amico di Marsilio Ficino scrìsse in
terza rima un poemetto intitolato Ambizione dÌTÌso in i a. capitoli , i quali son
segnicui nel metro medesimo da it. libri» cne altro non sono, se non un yoK
gariuamento della Bucolica di Virgilio : e l'opera tutta Tiene indiritta dall'^auto»
tote al tpagnifico Lorenzo de' Medici. L'impressione è in 4 senz' anno, luogo e
stampatore: ma probabilmente in Fiorenza Terso it i4fO. Il Ficino ne parla con
lode in molti luoghi delle sue Epistole e una gliene scriTC il SahelUco tra le
sue pQ^a nel libro II. animandolo a opera di maggior peso, che STca per ma-
no. Fu Toigarizzata la Georgica anche da /^rd^o Cracx gentiluomo romano secon-
do la testimonianza di Dionigi Atanagì nella taToIa posta in fine al libro I.
delle Rime di diTcrsi da lui raccolte: e fu io oltre Totgarizzata àtX Cieco f Adria^
ì\ quale di ciò ne fa fede nelle sue Lettere. { In Ven. iSo(. in 4. p. io(. ) : ma
né i'una, né l'altra, per Quanto so, uscirono mai alia luce.
(5) Il <?io/iio stampò Téramente queste Osserva\ioni nel tf(i. ma con una del-
le sue solite fraudi mutatone il solo frontispizio Tolle dare a credere di aTcrne
fatta una seconda impressione nel if6t.
(e) La prefazione e le annotazioni , che si leggono in questa traduzione sotto
n nome^ di Pietro Targs ; sono di Cesare Pavesi aquilano , il quale sotto la stessa
maatfaera si è- nascosto io quell* altro suo libro intitolato il Targa doTC si con-
ten||ono cento e cinquanta faTole tratte da diTcrsi autori antichi e ridotte in
Tersi e rime italiane, sumpato la quarta Tolta in Vesuiia per gli eredi dì Fran-
ceuo Ziletn ijt;. in ix.
3oi
la volgar poeèia (a*). In Friuli due case Vahasone hanno titolo di com^
ti amendue aggregate a quel parlamento; ma di orìgine dÌTerse essendo
runa de'signori del caste! di Valvasone e l'altra derivata da quelli di
Maniaco. De* primi fu Erasmo^ ai cui maggiori Timperador Carlo IVé
diede il titolo di conti in Norimberga ai xv. di Gennajo dell'anno i36a.
in un diploma diretto ai due fratelli Ulrico e Schintlla signori del fa-
moso castello di Cucagna^ in latino Cucanea^ la qual famiglia si divise
in quattro rami, Vi^lvasonij Zucchi^ Freschi e Partisiagni. S^ne ivi nel-
le note ai ComerUarj senza cautela a porsi in dubbio , se convenga il tito-
lo di Conte a tutti i feudàtarj del Friuli, perchè forse non basta ai nobi-
li feudatari di quel general parlamento averlo per rescriptum principis.
Altrove osservammo, che Spilimhergo è qualificato per villaggio oscuro;
onde ora l'antica e nobil terra murata di Spilimhergo non solo è divenu-
ta villaggio, ma villaggio oscuro. Cosi non parlò Franco Sacchetti già
quattro secoli nelle sue Nocelle ; non cosi Bernardino Partemo, che si
pregiò di nominare Spilimbergo nelle sue opere non già come villaggio
oscuro, ma come sua chiara patria; in conformità di che VAtanagi nella
vita d'Irene di Spilimhergo gli diede il nome di antico e nobile castello,
o piuttosto di piccola città: e nell'epitafio di Cintio Cenedese amico del
Sabellico si legge Urbs Spiliberga; talché per chiamare quell'illustre luo-
go diversamente bisogna essere indiano e non veneziano. Avvertasi un
altro errore geografico nelle note B*Comentarf tomo V. pag. 270. ove Ca^
dorè assai leggiadramente vien detto luogo principale del paese Cadori-^
no. Questo paese, che è nella parte occidentale dei Carrù, si chiama Co-
dorCf e in latino de' tempi bassi Contrata Cadubrii, donde viene Taddiet-
tivo Cadorino. lì luogo principale poi non si dice Cadorino, né Cadore,
che è il nome proprio ai tutto il paese; ma si chiama Pieve di Cadore^
in latino Plebs Cadubrii (b*).
(tf*) Le nàte o sia penu ^i Cemsnufì del Crtteimhini sono lavoro del defilato
Seghe\x,i ^ contcagono boooe e sicure notizie, delle quali monsigòore si è sapaté
dettramente spprofiture in più laoghi della sua Eloquente seni* aver It boote
di (srne alcan motto • comeckè ali* opposto dofsnqae gli parve di ottervar co-
sa, che secondo lai non reggesse al conio del vero, non abbia mancato mai di
alzar le veci e le strida a screditsrle e a deriderle . Che in esse si metta in dub-
bio se Erasmo de'signori di Valvasont fòsse ^ cenu non dovea egli £irne cosi al-
to schiamazzo, prima perchè il metterlo in dabbio non era an negarlo, ma nn
confessare di non saperlo e poi perchè di qaalcbe motivo di tal dabbio serviva
il vedere , che qael signora non si diede mai il titolo di cente in alcaaa delle
sae opere , titolo però che giustamente se gH compete come antico retaggio di
sua cospicua famiglia • Altrove si mostrerà , che roppcsitore altresì di somigliante ar«
gomento si valse non solo per mettere io dubbio, ma per negare assoiotameate
e per sostenere acremente che il cavalier Baiiste Guarìni non fosse cmvnUers e
ciò per aver notato, che questi Aon già in tutti, ma in alcun de' suoi libri si era
astenuto dal titolo di cavalitrti e sostiene cotesto suo paradosso senza avier ri*
guardo al duca AlfoM di Ftrrere ^ da cui ^el titolo ottenne, a tanti princidi
sovranità tante insigni accademie , a tanti illustri personaggi, che con qnel ritmo
e in privato e in pubblico l'onorarono •
^ (&^) Dica pur Monsigjnore ciò che più gli piace In contrario , Cadere chiami-
•i comunemente e propriamente il luogo principale del peese Céierine ; e *l sue
Soft
iia T^lbaide di Stezi«^ tradotta in rerao sciolto da
GiaeÌDto Niau In Roma i63o. in 8» senza stampato-^
re {a) L. 5»
* E da Selvaggio Porpora. In Roma per Giammaria
Sahiofii i63o. in foglio, (i ). ia«
Le TrasformaMiont (d'Ovidio^ in ottava rima) di Lo»
ddrlòo Dolce. In Vtnegia presso il Giòlito i56i. in 4*
edizione VI. ampliata, (e). i6.
{i) Qtiesto magBifico volgarìaszamento del tig^ cardili. CùrneUo Benti*
%>ogUo è con pah magnificentt stampato in carattere tutto còr$iw> (3*).
aottie beino» %rà o iioft èia dei basti tempi « ebe qaetta oòco tmporu » è C<iir.
MiiM^ 9^ttta Cadofm^x aè d è atcettita nomidarlo PM» Cààfi^ni. bcatbè cat»
afìc«ira tìaii beo 4ctio« AadnaMùeimg^ nella taa «im{« i^ iW/# CDiMr«crali ckìaiaa
Sia folte qiicMdOgo» fioo già *l paete, Caàmhrìum*^ e dal B^mà^ ad libro. vii.
ella saa Suma viiu^idna uao ?iefl detto Cadorae op^iBlum *d fuvium PUvimf
é poco dopo Arx Cadurarum ; e ael suo Tolgariuainenco la recea di Cadore càstiU
letto dì fumé delta Piave e cosi replicacameote od libro zìi. senaa che mai fi
si legga , come Monsignore ▼otrebbe » Plebi Caduhrii , o Caitrarum • Quell* er.
tott geografico {lertantd ie ne Ya in inmo e àoo dà negli occb! » te non all' op-
posicose .
{é) Li Ttkmdi di Sionio tradotta in verao adoko óm GUeiitm Abti tenete
ft tt^i^pau nel i(|o. ma qaettaaotco noaae di Hèlv^aggi^^ Porfom infioglio o.tia
in 4. g^ndc, osci alle ttampa nel 171»^ col ritratto del nobiliaHflto aotoie in
principio intagliato da Francesco Éucchi •
(^*^ La mtgnificenza , che è il gran pregio di qaetca edizione « non lo sareb-
be del no velgarizaamento , te in btta coasiitease il tao beilo e ìnlrabile . Il pa-
dre Renato Rapino centara Stadio di tfer collocata l^eitènta della poetià anzi
nella magaificenza delle patole., che nelle ^ cote 1^ e ^^b^ dice , ^cl i .Terfi 41 lai
fieihpiono l'orecchie, nu non toccatfo.n caòre. Di 141 pcro'l^an radicato pie
fatorcTòlmente il Tivts e *1 Lipsia t qnegjii arendolo cbUmato dincato e toa#-
^e , mollis et suavis ; e qaeiti , tnbtime ed eccelto » int lenza gonfiezza , sMi^
mtit et cetsus ^ non herele tumidus . C tair appunto tono i pregi di qaetto ec-
cellente Tolganzzamenco • H principale ttudio di chi ti metu a tradar poema
o altro etter dorrebbe contervare il genio e '( carattere dell' ancore tradotto *
Pochi de'nottrl Tolgarizzatori h^nno arata questa avvertenza. VI si legge il poe*
ma, ma non vi si riconosce il poeta; cioi quello che ba detro , ma non il co^
ne Io ha det^o . Chi di dolce Io rende aspro ;. chi di sublime lo fa tumido » o
basso'; chi gli aggiugiie, 0 gli leva deT sub; e in un;i parola lo trasforma da qucL
Io che è/ e queTche non è & parerlo «Ket volgarizzamento del carcTin. Sentivo^
glio St^io h tempre Stadio con altro abito ma col medctimo atpetto • aublime
sciita gonfiezza • grande tenza tpropofzione , toare teoz\ rapliczta e tale io soo«
mas che come di $ta;^io U$cìb tcritto Qaspero Martio ^ qaanto più ti legge, tan-
to più ti ammira lo tpirito tao poètico e tanto più il ano giudiclo il ama,
duo ut sàmma^ ita rarissima Vatum argumet{ta, feliciorum •^
^ {e) La prima edizione di quetta 4'ni^ paraf^atii c^ tradaaioOei dif >•> yi XXX.
tanti f e lodata dali'w^^rin^ con an tonettò , cbe pòi fu letato nelle ristampe^
anche in vita dell'ilr^rìffe , (a fatta dal Giolito nel issì^ <" 4" ^^^ qualche e-
aemplare ri è jnauto l'ultiao fógllp a cagione di VI.[ttj|ote, aggiuateri dal Dolce^
3o3
* E tradotte in ottava rima da Fabio Manètti, col
testo latino appresso. In Venezia per Bolognino Zaltie^
ri 1570. m4* ^* 9«
* E da GioTannì Andrea dell' An^nillara con le An-
notazioni di Oiaseppe Orologi, e gli argomenti, e le
postille di Francesco Turchi, In Venezia per Bernardo
Giunti i584* i/»4- {^)(^)' 4^*
{i) Molto prima Niccolò Agostini, continnatore del BofmrJéj aToa tra*
dotte le Metamorfosi in ottava rima, non però, eoni« il Dolce^ il Mar»
dae delle qoati faano rdog;iodi alcoai Ictterau» e l'altre quattro etalcano Carlo V. al
^aale è l'opera dedicata. Aache tktìX* errata ri è qaalcbe ritoiccamento • Ma Taott^
medeiimo qaetta traduzione eitendo stata fieramente ceoaarata dal RasftlU ncir
ultimo de'auoi in discorsi^ il Dolce ù approfittò di quella ceaiarat e na lc?b
quegli errori» che più colpiraa nelP occhio dandola sabito a ristampare alla
stesso Giùliio • da una cui lettera posta nel fine della seconda edizione fatta lo
stesso anno ifn* possono ricavarsi molte curiose notizie. Nalle posMsiori edi-
zioai il Dolce andò sempre rivedendo l'opera sua» siccome praticò ancora neT«
le sue Osservazioni iella lingua volgare onde le «iltime edizioni Tengono ad
esser migliori delle precedenti . Tra i rar) cambiamenti fatti da lui in queste tra*
sformazioui considerabili sox^a quelli verso il principio del canto IV» dora no-
mina moltissimi letterati del cempp ano, tra i quali non entrava di prima il lb«
seelli t ma sì bene il Muino • Ora nella sesta uopressìone il Mu\iù » caa ai era mov>
strato poco fatorevole alle osservaj^ioai di lui » ne (a cancellato e sostituitogli it
Castelvetro; e il Ruscelli » già suo avversario , ma con cUi per V interposizione
di comnni amici erasi tìconciliato , vi ebbe il luogo del Contile » che prima
n' era in possesso : tanto è vero » cbe i giudic) delle persone di lettesc sono va*
rj e miitabili »- ora dal genio» ora dalla passione dettati ;^ e Monsig. medesimo «
ritrattandosi e disdicendosi ne ha laKiato più di un esempio. Il DeUce mólti anni
prima di trasportare il poema di Ovidio in ottava tima ne diede fuora il primo
libro in versi sciolti e ciò fa in Veae\ia per Francesco de' Bindoni e Maffeo
Pasini nei 1^59. in S. . Mutò poscia parere e» se ascoltiamo il Ruscelli^ si deter*
minò a renderlo in ottava rima per tor la mano ^IVAnguillara , da cui correa
già voce » che vanisse in tal guisa volgariaiato .^
(tfV Questa assai ricercata edizione ornata di eleganti figure intagliate in ra-
me da Iacopo Frane f veneziano è per Io meno la sesta di questo volgaritza-
mento ; .poiché quella» che ne & {atta in Veaei^ìaót Francesco dt' Feancetchi
nd %s7$:ia 4. vien aegnata par quinta nel frontispizio.^ Non comparve la pri-
ma sa non dopo il i§ss* In cui VAnguilUra ne pubblicò» come per sagj^io» i
rimi tre libri dedicati, da lui al re aistianissimo Arrigo IL e stampati in PI*
torneo sgrazia-
uillara con al*
^maodclla al re
Carlo IX. figliuolo e successore del re defunto; dietro alle quali due aìtre ne
veduti e^ìi liti «•
3o4
retti, o VAngidttara (a*). Ne parla il Ruscelli nel terzo ie* tuoi Discorsi
e ontra il Dolce pag. ^3 5.
tggìan •€ in lode di Afdiuo Balhdni gentilaomo lacchete • ino tifif^olAr benefit*
tore , ti cecine osseiTò i* ^rolo^i neiraltima tua anitotaxi ine . L* Anguiliara fu la
altissima «timaal suo tempo, t Giovannandrea Gilio ( Didiofo L pag. 7») riferisce
eli aver 1 nteto, qualmente arendo quegli mandato al cardinale di Trente Cristofe^
ro .M.iirMC€i quei òuo capitolo, che ai legge nel libro li dell' O^er^ huriesche
di F rane e SCO Bernt , {pég, lyé* in Fif. per li Giunti if ff< in % ) e di altri , il
cardinale in segno di gradimento ordinò, che gli fossero date tante braccia
di velluto . quanti erano i terzetti di quel capitolo Mori in Roma in una lo*
canda (*l Zilioit dice in una. osteria) povero qual sempre visse, e quasi pczxea«
te : effetto più tosto di sua disso-utezza . che di rea fortuna . Aluove si i det-
to , che al prezzo di mezzo scudo vendeva ognuno d^'suoi argomenti sopra il
poema de VAriosio-, e ciò con la testimonianza di Torquato Tasso ^ il quale nel
luogo citato soggi ugne , che esso Anguiliara a coloro che lo riprendevano del
aùo alloggiare in Roma nelle locande . era solito rispondere essere assai dlfièrea-
ti le stanze delle case da quelle del poema .
(^*) Di questa vecchia traduzione dì Niccoli Agostini ^ malamente altrove da
Monsig. chiamato Antonio , corredata da lui di allegorie , significazioni e di.
chiarazioni in prosa si fecero varie edizioni, due delle quali son queste: In Vent»
\ia per Niccolò Zoppino i%%f, in 4*; e ivi per Bernardina Bandoni 1^48 pare ùa
4. . Fra i suddetti volgarizzatori delle metamorfosi meriu esser ricordato Alei*
Sandro Piccolomini , che diede fuori senza porvi il suo nome il libro XIII. tra-
dotto in versi sciolti: la qual cosa a pochistimi nota ai ricava da Quanto ne
lasciò scritto lo Schietto Intronato, cioè Scipione Barga^i fag, fif. oeirorazio-
ne detta da lai in occasione del riapnmento dell'accademia degl*/nrroitfti . Si
ha pure di Camillo Cau\io il libro IX. dello stesso poema portato in versi sciali-
ti stampato in Venezia in 8 senza nota di stampatore e di anno ; e poscia in
Roma per Antonio Biado 1 f 47. in 4. • ediz. II. migliorata . Tradusse pure lo
stesso il libro X. in versi scio ti dedicato da lui ad Orsaito Giustiniano e im-
presso in Venezia per Comin da^ Trino nel 1548. in 8.. Il detto Camillo Cau^io
ni padovano e arciprete della 'chiesa de* santi Prosdocimo e Donato di Cittadel-
la terra nobile e quasi città in quel territorio, e succedette nel tf6oa Pietro
suo zio in qaella dignità, la quale fu per molti anni contea all'ano ed all'aL
tro da Francesco e Paolantonio fratelli Soierini • onde a Camillo , che fu anche
bravo gìurisconsulto , convenne produrre le sue ragioni in una scrittura intito-
lata • Comentarium furti • quo respondet ad injuitas adversarii sui querimonias ,
Romae in consistono puhlico kabitas • Venetiis typis Francisci Laureniini. iféi»
in 4. Di lui si potriaoo dir altre cose e ri&rire altri scritti , ma ciò mi trarria
lontano dal principale argomento . Oltre ai suddetti voleariazatori del poema di
Ovidio diedesi a trulatano in ottava rima il tanto celebre senator veneziano
Domenico Venterò , e due saggi ne abbiamo da Girolamo Ruscelli ; l'ano delle
•ci prime stanze nel terzo de' suoi Discorsi contra il Dolce pag- xr7. e V altro
di due altre stanze ne' suoi Cementar; pag- é, i quali soo sumcicnti a daroe a
conoscere , che il suo volearizzamento avrebbe sostenuta e accresciuta T alta ri-
putazione, in cui era il reniero d'ano, de* più eccellenti rimatori di quel feft-
cisaimo secolo (*).
{*) TX^Ì Cataloi^Q dol Crooonna trovasi reg^Utrato an vol^^arissamAoto in pro^a dellr*
Metamorfosi d*Ooidio il enì titolo ti it ^, Ocidio Mit^tamort.honeo» valg^are i pcr/oanni
», do BonsignoTO doti* oittà di Castello ) Vonotitt por Zoane Rosso ▼or^'oUoso od in»toa*
„ fio dol Bobilo homo mitor Lucantoaio Zonta fiorontiao 1497 Adi X dol mese do •%pri-
M !• in fogl* ,» II Satviati ( Aooorttm. tom. I lib. %. oop- la pag- i3i ) dìoe che «fnoat*
tradtttioao è scritta in buona lingua, so non ohe èpiones di partieipf secondo Im forerà
5c5
Lucano delle Guerre civili, tradotto iu verso sciollo
da Ciullo Morigi. In Ra\>enna per Francesco Tebaldo
ni 1087. in j\. L. 8.
- - E da Paolo Abrìani. In Venezia per Giambatista
Catani i668, in 8. (a). 5.
(a) * £ cosi pore da fra Alberto Campani fiorentino dell' ordine de' predict-
tori • la Vea€\ia presso il Sarxiaa i44o. in ix.
Fu ancora tradotto Lucano in terto sciolto , ma non pubblicato da Andre a
Val/ri da Bra nel Piemonte sotto la diocesi di Torino e del manuicrhto , che
era presso de'sioi eredi , si citano i dodici primi versi nella Biblioteca Aprosia»
na pag. 599. Anche Ginmmaria Vanti bolognese Tolgarìzzò Lucano in ottava ri-
ma a istanza del senatore Domenico Molino e l'originale passò in mano di RinaK
do Pegolotti tri bigiano nipote di lai per via di sorella . Nota è la traduiione
del padre Gabrielmaria Meloncelti barnabita : ma non così la segaeote , che se
fosse Tera traduzione sarebbe la più antica delle suddette :
Lucano in volgare Incipit liber Lucani Coriubensis poete clarissimi edins in
vttlg.tri sermone: metrico ta/nen: per R, patrem Ó* doninum dominum L, cardina*
lem de Alontichiello Ugnissimum, -•• Impressus Mediolani per magistrnm Cassa*
num de Montega\iis anno salutis nostre M,CCCC*LXXXXII. die VII, Septem-
tris in 4. (*)
* E anche Venetiis per me Manfredum de Monteferrato de Strevo. M. CCCC,
LXXXXV, die quarta mentis Augusti in 4.
L'opera è in ottava rima, divisa in x. libri . Della patria ^ de t nome e della di-
gnità di questo scrittore siam tutti all'oscuro . Montichiello o Montieello o Mon*
te Celio son nomi equivochi'. Circa il nome notato con la sola iniziale si gioo*
ca ad indovinarlo . Molti lo dicono Lorett\o , ma può essere anche Lodovico »
Luca t o altro. Che fosse Cardinale per dignità non Io credo, non trovandosene
memoria ne' registri de* Cardinali : più tosto piegherei a credere, che fosse Grr-
dinaie di casato, non mancandone esempj di varie parti . Quanto poi air opera*
dia è tutt'altro che an volgarizzamento ael poema ai Lucano , il quale però vi è
spesso citato ed è come il Turpino di questo componimento. Contiene la vita
di Cesare dal tempo che andò al governo delle Galli • sino alla morte di lui, fa*
cendoglisi operar cose, che ni mai fece, né altri mai scrisse, né mai si
pensò averle lui operate. I versi poi sono tali che possono disputare il primato
a quei dtWAncroja e del Bovo di Antona •
dei ìatiiio maniemuii dalVAuiore. II Buonsignore risie nel hnon tecoTo, e fa aacLs
famoso poeta. Ser Arrigo Simitendi fece etto pure nn volgarissamento delle Mctamorfo^
Mi à'OwidiOy il qaale al dire del tuddetto 5a/vfafi (ivi pag. 118. ) è moJto profifteooto
mll'uto della nostra lingua par molte antiche voci e modi di favellare. Quatto Simin»
tendi fa fiorentino e piovano di Settimello^ ma eontamò of^ni suo avere, e fa oostret-*
to andar mendicando per una lite mettagli da un incognito detto dal Villani , pastor fio»
Tentino, onde venite dipoi chiamato per toprannome Arrigo il povero dà, alcuni» ^rrigfter*
to da altri, e quetti ^ qneli'^rrigAcffo che tcritie l'opera latina intitolata de Advertitom.
te fortunae, la cai tradaaione citati dalla Crusca e porta il seguente frontitpieio. „ Ar^
'» righetto o tia Volgarizzamento d*un Trattato deiravvertità della fortana à'Arrif^o di
y. Settimello da etto in veni latini compotto, e poicia da incerto volgariiutto. Firenze
p, per I^omenico Maria Mmnni 1780. in 4. „ Il Cinelli ( Storia mt. degli Scrittori fior. )
crede che questo volgariaaamento tia opera dello ttetto antere. (Vedi Argelati Bihli$t,
de' volgariasat. tera. 3. pag. 137. e i55. )
(*) La prima edisione di quetto volgariaaamento è quella che notati nel Catalogo del
Crfpenna e porta la data tegnente: Romae)fev Eucharìum SilheraliaeF ranch i40^* ^U X*
mentis Januarii in 4.QÌB0AeM lOO aiitoxe| che ciie ne dicaÌA appresto iQZenf, crede-
ffom^i. " 41 ■ *
3c6
Il Mbreto di Virgilio, tradotto io versi volgari sciolti
per Alberto Lollio. In Vene già presso il Giolito i548*
in 8. fa). L. 5.
Il Ratto di Proserpina di €lAudiario, in ottava rima
ridotto da Giandomenico Bevilacqua, con gli argomen-*
ti e le allegorie di Antonio Cingale. In Palermo per
Gianfrancesco Carrera i585. in 4 (b). 7.
Il Rapimento di Proserpina di Glaudiano, tradotto in
volgar Toscano Sanese da M. Antonio Ginuzzi. In Vene-^
zia presso i Franceschi 1608. in la. (e). ^.
(a) Il L0UÌO mandò questa sui triduxione a Mdrcantomo Antiméco pi ano
maestro in Ferrara uomo nelle tre lingue dottissimo, acciocché quetti la corrcg^
^**^t come si ricara da una lettera m esso Loilio posta nel libro x. delle sud
Ìpist§U ìàtìae t che manoscritte appresso ii sig. dot. Barotn conser?afisi . U Ma-
rito di Virgilio , se pure è di lui, trovasi \rasiarato in Tersi sciolti da Ciriaco
Basilico • e inserito pag. xo%» dei Successi di Eumolpione tratti dal latino dì Pc^
troaio Arbitro e stampati in Napoli per Antonio Bulifonc 1^78. in la. Fa anche
tradotto da Ltlio Bonsi p ma non lo credo stampato. -
(b) Qui nella relazione del titolo son corte quattro ina?Yertenie. La prima e la
«econda stanno nel nome e nel casato di Antonio Cingale , che fu da Calati pres-
to a Messina , trasformato in Antonio Cingale . La terza ai osserva nel cognome
dello stampatore, che era Carrara e non Carrera. La quarta poi sta nei tra atcia*
mento delia prima e seconda parte delle Rime di esso Bevilacqua espresse nei
frontispizio. Picciole cose son queste; tali però che danno a conoscere la poca
esattezza di un compilatore di Bitilioteca Italiana .
(e) lì nome del Cinui^l gentiluomo sanese fu Marcantonio', e cosi per diateao
tra bene il riportarlo per torne l'equivoco» che facilmente ne nasce. Tali abbre«.
'viazioni di nomi e di voci sono in altri luoghi dell' opera condannate anche da
Monsignore • La traduzione del Cinu\ii fw dipoi ristampata unitamente col voi*
garizzamento deli' Arte Poetica di Ora\io facto da Pandolfo Spannocchi in Sitn^
jneJla stamperia del Pubblico ('presso il Bonetti lyi^^ ) in 8. la prefazione posta
in essa ristampa è del dottor Claudio Vaselli professore di medicina nello stu-
dio di Siena sua patria , e nel fine ci è una lettera di Claudio Tolomei ai Cinu\*
\i in commendazione della sua opera; la qual lettera è tratta dal libro primo deU
le Lettere di esso Claudio pag. 7. della prima edizione ii Bevilacqum a 1 CtMup^i
Sion furono i soli » che prendessero a traslatare in nostra lingua questi tre libra
éi Claudiauo • A loro non meno che agli altri , che qui saranno da me ricordati ^
precedette nel tempo uà gentiluomo yeqeaiaao degno che monsignore ae faces-
te parola.
* AU'illustriss. e reverendiss. cardinal di Trenta (Cristoforo Madrucci) la Rét"
pina di Proserpina di Claudiana libri tre • tradotti in verso sciolto da Xiw# Sm*
Muto, Io Vetu\ia ( senza stampatore ) tj fi. in 9
Poco dopo piacque airaotoe di nmrarne il titolo • noa so se nella stessa • o
io diversa edizione, non aveodola ora alla mano per farne un giusta e sicuco ^oa«
fsontu, che per altro sarebbe facile col rincontro étW errata poeto nei 6ae«
ti c^ siaXuea Manuoll il ^ual« Tenne innalsAto alla ligniti cardinalizia da G^egori^
8g7
Traduzione e considerazioni della Fenice di Glaudia-
no per Ignazio Bracci. In Macerata presso PìerJSahìO'^
ni lóaii. in 8. jL. 4*
* Del Rapimento di Proserpina libri tre ec. la Fmeiia ( leoxa turapacore )
ijf). in 8.
* Dei RdDto di Pr$serpin€ libri tre , tradotti in Terso sciolto da Annilale
Nowolini ^fioreotino^. Sta con le sae rime in Lucca per Vinan^ìo Busdrago
iféo. in 4*
* Il Ratto di Proserpina , in rerso sciolto tradotto da Giambaiista Barbo ( pa-
dovano) • In Padova per Lorenzo Pasquali (senz'anno ) in 4. ^
Ci è il Tolgarissamento di tutte l'opere di Claudiano in tersi Kiolti t ilinstra»
to di annotazioni dal conte Nicola Éeregani ffentiloomo Teneaitoo stampato itt
Vene\ia per Gio. Gabrielle Herti 171 6. tomi IL in t. Vi ai aosticne bra?a«ente
il genio e '1 caranere del poeta latino •
CAPO VI.
L
Epici Greci volgarizzati.
'Iliade d'Omero^ tradotta in lingua Italiana da Paolo
Badessa ( libri V. in verso sciolto ). In Padova per Qra^
zioso Percacìno 1864 i^ 4' ?•
* In ottava rima da Bernardino Leo. In Roma p€r
Bartolomeo Toso i563. in 12,. Dell'Iliade del Franco ve-
di pag. 369. (a). 3.
{a) Anche ^ai si prende errore neiranno della edizione if^i* do?endo stare
If7|« Oltracciò avendoci il F$ntanini aTfcrtiti che la traduzione di Paolo la Ba-
dessa 9 il quale fu messinese p non era te non di t. libri » doTe?a ancora render-
ne aTTisaciy che quella del Leo 9 il quale fu da Pìperno ^ cerminaya nel xii. li*
bro« che è la metà del poema, di cui abbiamo altri^olgarizzatori . Tutto lo tra-
slatò in ottava rima Giambatista Tebaldi t per sopranome 1' Elicona 9 canonico di
S. GioTanni in Laterano • morto in Roma l'anno 1^07* e la sua Tersione, nel
cui frontispizio t edesi .in picciolo busto l'effigie di lui , hi impressa in Ronciglio^
ne per Lodovico Grignani t Lorenzo Lapis nel léto. in 11 Vien lodata da S/rs-
lamo Catena con un epigramma nel libro I. delle aue poesie latine pag. 17. De-
gli TI II. primi libri aM^IIiade è in molto grido il vofeartuamento , che in Ter-
so sciolto ne fece 1* abato Francesco Serafino Regnìer uesmarais , stampati inaie-
me con altre sue poesie toscane in Parigi presso Claudio Cellier 170!. in xt.
Tutta dair originale Tavea tradottalo versi sciolti Francesco Gassano; ma altro non
se ne vide alle stampe , fuorché il libro I. dedicato da lui a Pietro Aretino » im-
J^rcMO in Vene\ia per Comin da Trino nel i ^44. in 8. promettendp quiTi di to-
tr difjilgare gli altri zziti, tosto^hè spurgati gli avesse d'alcuni errori . Il libro
primo fu similmente ridotto in ottava rima da Ziii^i Groto e queato asd dalle
acampe di Venezia presso 5iaioii Rocca nel if7o. in S. Ma ae con tutte le sud-
dette versioni sia posto in paragone il volgarizzamento » che dello stesso libro
primo fa (atto in verso sciolto dal sig. marchese Scipione Maféi% stampato \%
3o8
- • L'Ulissea^ tradotta in volgàr Fiorentino ( in ver«
80 scioko ) da Girolamo Baccelli. In Firenze presso il
Sermartelli i58a. ifi8. {\)(a). L. i%.
(t) II Salvini ancora in verso sciolto divulgò in Firenze nel 1723. i
suoi volgarizzamenti deWJliade e dtWUUssea {b*).
Londra per Giovanni BriniUy nel 17)6. io 8. e poi ritta mpato io Verona per Ja^
Cupo ValUrsi nel t757. in ti. nel fiae del tomo I. delle sue Osservazioni lette»
rarie , ognuno Tedrà ckiarameote quanto più da vicino si accosti alla grandezx^
e tincerità del greco esemplare questo cospicuo letterato , dandone in questo pic-
colo saggio una notella idea del modo di scrivere in verso sciolto e di soatencrlo
con più dignità e di renderlo insieme più dilettevole , ora con la fpesxatara del
ìpcrso, ora col legamento di più voci in una, proprietà familiare alla lingua greca e
particolarmente ad Omero, e ora con a'tri artifizj, che tutti sispossono raccoglie*
re dalla lettera premessa da lui al Principe di Galfes .
(a) Il nostro Monsignore, che, come in più luoghi si è jgià osservato, si com-
piace grandemente di mutare , e alterare a sua fantasia 1 firontispizj de' libri ,
che rìterisce , ha voluto nel cambiamento del «itolo di questa versione , che è
in versi sciolti , aver anch* egli il merito di entrar nel ruolo de' traduttori di
Omero , e con ciò dar prova del suo esser versato nella lingua greca : poiché al
tìtolo di Odissea , datogli dal Baccelli , sostituì quello di Ulisséa , che più dell'
altro intelligibil gli parve , perchè più italiano : onde è maraviglia . che per la
ttessa ragione neir altro gran poema di Omero non gli piacesse ancora ai dir
Tro/ade in vece d'Iliade . Il Baccelli gentiluomo e accademico fiorentino , for«
preso da morte , non ebbe tempo di dar 1' ultima lima a cotesta sua traduaiooc,
rfè compimento all'altra deWJliade avanzata sino al VII. libro, la quale si
conserva nella ricca libreria de' signori marchesi Riccardi in Firenze per atte*
stazione del sig. canonico Salvino Salvini ne* Fasti consolari pag, é68. e dell*
abate Antonmaria suo frattello nella prefazione al suo volgarizzamento delle «S^*
tire di Persio . Anche Vincenzio Giusti ridusse in ottava rima VOdissea e col
titolo di Errori di Ulisse ne vidi il libro cjuìnto presso il sig. Jacopo Marcia
tuo compatriota gentiluomo di molta erudizione fornito . Il nono e '1 decimo
libro deW Odissea rar ridotti in Terso sciolto da Ferrante Carrafa cavalier n«-
|>oletano marchese di i. Lt^do , e dati alte stampe in Napoli per Marino d^Ales^
Sandro I $7%, in 4. • Tutta anche in otuva rima fu ella ridotta per Bernardino
Bugliawinit stampata in Lucca per Domenico Ciuf etti (senz'anno) in duodecimo.
(Jb*) Non solo divulgò i Tolgarizzaroenti della iliade^ e della Odisua , che e«
Sii Dure cosi la chiama : ma Quelli ancora della Batracomiomackia 9 e AtgVImni
i Omero . Io qui trucriverò ì titoli dell' uno e dell* altro maggior poema , e
non già fuor di serie , ni in quel carattere minuto , a cui il Fontanìni è solito
per lo più riservare il registro di quell* opere e di quegli autori , de' quali é-
gli non ha molta stima.
Iliade di Omero ^ tradotta dall' originai greco in Tersi fciolti ( dall'abate
Anton Maria Salvini , e da lui dedicata a Giorgio /. re della gran Bretagna »
ed elettore i'Annover). In Firen\e per Gio. Gaetano Tartini e £fjiif Franchi
tri), in ottato .
Odissea di Omero (con la BatracomiomacUa ^ e gl'Inni) tradotu dairoriginil
greco ii| versi sciolti • In Firenze ^ome sopra (*)•
(^) B«inc1iè le recenti re^iìoni non tianii da monii^. Fontanini ripntatt defne di aver
Inò^o in questa Biblìoteea italiana, ]f%rmì tattaTolta» ohe» •• al dì à'o^fì dato ^li fosso
309 .
- - Ulisse tratto dali^Ulissea d'Omero, e ridotto in ot*
tava rima per Lodovico Dolce ( insieme con la Batta-
glia de' topi e delle rane )• In Venezia presso il Giolito
1573. in 4* L. 8.
•
DoTcaii id qaetto medeiimo capo mentovare la seguente traduzione di Oppiai
no, alia quale Torremrao anche aggi ngn ere quelle , che il medefimo abate Satvinl
latciò tra' suoi fcritti ridotte a compimento, di Esiodo ^ di Apollonio^ dì Non»
no e di altri epici greci . II celebre padre Don Bernardo Monfalcont tornata
a Venezia dal suo viaggio letterario d' Italia V anno 1701. mi disse espressameli*
ce di non aver trovato , né conosciuto chi più profondamente del Salvini fba*
se nella lingua greca versato: di che pubblica testinonilanu queir ingenuo relì«
gioso lasciò in più luoghi del suo Diario italico»
Oppiano della pesca , e della Caccia , tradotto dal greco ( in versi sciolti )
e illustrato con varie annotazioni da Anton Maria Salvini » al serenissimo prto^
cìpe Eugenio di Savoja » tenente general cesareo . In Firenze presso il Tartini »
e i Franchi 1718. i/i 8.
Le traduzioni dell'abate Salvini . vengano dal greco , dal Jatino » iM inglese •
o dal francese , che in tutte queste lingue di sue ne abbiamo , sono , e saranno
stimatissime , poiché elleno fedelmente ad vcrhum e con purità di fatella non
solo i sentimenti ne rendono , ma 1' espressioni ancora degli autori • da cui som
prese : dalla qual sua religiosamente osservata fedeltà e ristrettezza ne vieno
r esser le medesime aspre ulvolta e scurette • « con qualche stento: difetti, chc^
come malamente ai sotfrirebbono in un autore » debbono tuttavia perdonar*
si a chi , siccome egli stesso si esprime » », ama meglio di essere fido interpre-
te , che parafraste leggiadro • ,« Io qui avea terminate le mie annotazioni su que*
sto capo degli epici greci volgarizzati , ma 1* edizione che di ftcKo si è htu dell*
opere tutte di Etìodo tradotte in tcrai sciolti dallo stesso Salvini mi è paru-
ca meritevole, oad* io ne lasciassi in questo luogo opportuna ìnemoria • Ella u-
sci dai torchi del seminario di Padova nel 1747. in un bell'ottavo insieme eoa
la versione degr/iuii» che portano il nome ai Orfeo e di quelli di Proclo Zi»
ciò 9 il tutto accompagnato col^ testo greco e con la veraione latina del dottor
Antonio Zanolini prolessore di lingue orientali nel detto scminjirio • Poco prima
di questo volgarizzamento di Esiodo era comparsa alle stampe la traduzione della
Teogonia in terso sciolto fiitta dal sigt conte Gianrinaldo Carli gentiluomo di
G^podistria e lettor pubblico di nautica nello studio di Padova • Xa stampa ne
fu fatta io Venezia per Giamhatista Rtcnrti nel 1744* "^ 4* col testo greco a
rincoatro •
di ritornare fra nei a oorrey |^re epli ttetto «4 aecrateare ^etta taa opera, ri agrni-
f nerebbe tiearameate le dne tradosioni dell'Iliade d^Oneero oorredate di ernditÌMiaift
\
mote, elle ci diede non Ita molto il eh. ti^. abate Mmtohior Cosarottt, Tana in proia aeem^
tatisHmm, 0 sehimpm della lettera sino alio scrupolo, l'altra ia Terso libera, e dieinvolia
la qaaU beaekà non abbiano potato interamente afogi^ire la crìtica di aloiuii» aalladi-
maaeo *
qaaU benebà non abbiano potato interamente afogi^ire la crìtica di a]
laeo hajiao incontrata l'approfaBione de' dotti imparaialif e findieioai*
t
i
I
3io
C A P O VIL
Poemi dwersL
XJa Coltivazione di Luigi Alamanni, e le Api di Ciovan.
ni Rucellai ( in versi sciolti ) con gli epigrammi delKA-
laManni e le Annotes^ioni (di Roberto Titi) sopra le Api.
In Firenze per Filippo Giunti iSgp. in 8. (i)(a). L. io.
(i) Il Poemetto del RucelUi uon tenca eepreieioni poco saae fa staio-
pato la prima. volta in Firenze dai GiH$iii nel ìSò^. in 8«| tralasciatovi il
siome dello etampatore; e neiranno eteeeo in Venezia per Già. Antenio
Niccotmi da Sabbiti jmre iti d.ib^).
(4) Onefteado le anteriori cdiuooi di qaesci dac foemi 'MYAìémemd e
de! MMceUéd e in ptrticoftre It {rrima delta Cólnve^ietu » Atta socco I* occhio
dell* totore io Parigi in bei cersivo per Robtrté Stefano • regio scaospecore od
Xf4^.'in 4. (*); stimerei di commetter qai un' inginitiaia , te htctassi di meato-
tare la maeoifieal' editiooe cominiand, che entrambi qac' poemi cooriese » la
x^tM per la tua ilngohir nobiki ed eccelleiKia in poco tpario di tempo è cttve.
nata rarissima, e a grande s^ctrn<f nemmeno per alto presto può aversi.
• . La Goltfvatfoite ec' In Paiói^e pressa 'Chrie/^^ Cémin» tfit. lo 4'groaéo.
(t^^ Il padre Zeno mio (hteno scrisse assai eSateamenCt la vita 4ì wo^emm
JLueeÙai e la inserì nel tomo XXXIII. parte 1. p^g. x|0« del Qiomeit do' in-
urati d'halio • Prova egli quivi pag. it4. ad evideota , ebe la prima impressio»
ne dell' Api fu qadla fiitta in Venezia dal NieeolM nel in^* « XXXI. di Mar-
26 in 8. . PàlU Rooillài fratello di Giovanni ne mandb ri manoscritco al
Trissìno , aceìoccfaè lo (vcesie stampare, e poscia con altra letcera dtu ki JPlf-
renxi tfelfshoo è giotnd Sttddetcer gli ractomanda di Spadifglieiie qaalebe e-
•eotptaitr , qeràfrdo ne f^sife terminata la stampa ; ,, «t le sigiioria vostra hrà scam-
M pere le Api di M. Gtóvanni , come mi ba scritto, ce ne potrà mandare qaaU
„ euno • ,• Il Fontànini , o per non aver ciò avverato , o per gcaio di eoatiad.
dite; decide maestrevolmente, e senta iteame aleana orova, cbe qoel potaste-
to fo stamoato ìt prima volta in Firenze dt'Cinnti nel t^t. in t. , t poi l*aa«
'sio steato dal tiìccoUnì in Venata pere in 9. . Torto ^ Mto« l>ecsi pesò avvcc^
tire , cbe quella edizione Fiorentina , posteriore alla Veneziana , In £itcA sM coac*
chia , poiché non vi ai legge il nome dei Giunti t né quello d'altro stampatorei
laddove quella di Ì^€n4\ia , aicuramente la prima , è routita nel firontispiato a
.lettere majaacole di «o privilegio .per anni X. E in ùm il Niccolm^ valendo-
ai di tal privilegio» ne fece una ristampa nel M. D. XKXXL espresso ael froa.
tispitlo e caciatovì nei fine , dove pose il suo nome : in Vinegia per Gtevamir
Antonio di Nìccotini da Sabio • Ad instanaià di Dotando Pastore , detto il Pere-
grino : nato e nutrito aopi a gli Aptnini in Toscana : nella foresta di Corxotsm iti»
{*) lì Bravétti nel tno indie* de* libri di Cru^em riporta l'cdiuon* d«l Giunti notata
da Montignort non meno che ^neita di Parigi. Il Doni libr. i. dico che qountaBqno la
bella lettera tiri a t^ gli occhi, ed inciti altrui a leggere, nulla dimaaeo »,*e cote stam-
pate fi bene a Parigi ed a Lione àtìV Alamanni non hanno bisogno d*omaBienti, perchè
altri sia tratto a leggerle, che la penna tua l'ha coti politamente ornate, ed abbellite eh«
non i meitiero d'aggiagnere loro altra maggior vaghesaa per farle piaooro» • fwrer vaght
nei cospetto degli uomini dotti.
Sii
La CSaccia ( in ottava rima } di Erasmo di Yalvasona
con le AnDotazioni di Olimpio Marcucci/ In Bergamo
pe Comin Ventura iSqS. in ^ edizione corretta e amplia-'
ta dopo la prima del 1591. (a). L. 6»
DellaCaccia (libri IV. in ottava rima) di Tito Giovan-
ni Scgndianede. In Vineg. presso il Giolito i556. in^ 12.
La Fisica del Gavalier Fra Paolo del Rosao (in terza
rima, con le note di Jacopo Gorbinelli, che la indirizza
a Piero Forjget, come fece della Volgare eloquenza di
Dante). Jn Parigi per Piero Voirrier iSyS. in 8. 5*
Stanza di diversi illustri Poeti, raccolte da Lodovica
Dolce. In Vinegia presso il Giolito 1SS6. in ia.(a). fi.
l4r ovis a hoves • in 8. • Ho Toìata riportar ver diirefo le circosunzc di quest»
, terza edixìone , per essere ignorata da quanti han parlato di questo poemeuo-
dcWApi , il quale vkac accasato da monsig. di essere ., noir senza espressioni
„ poco sane : ,, di cbe si farà altrove e a luogo più opportuno V esame .
\a) L'edizione del if^j. h In 8. grande » e T altra del Tffi. é in 4.: l' un».
e r altra ornata delle scesse figure ia legno ad ognuno dei cinque Canti , con
gli argomenti di Gio. Ihmenico degli AUssanin gentiluomo bergamasco . AJle-
due suddette ediaioni aggingnerò la terza, che non cede a quelle in bellezza» ed
ha in oltre il vantaggio di e^ser abbellita di figure in rame, non mancandovi
né gli argomenti àtWAUssandri, né le annotazióni del Marcucci.
* In V<ne\ìa per Francesca Sol:^etui 1601. ia 8« . L'anno sta impreno •
f]h della dedicazione del Bolgetta al conte Massimilianù di Collaltat la cui fa*
miglia era- imparentata con quella del Valvasone . '
Intorno alla Caccia vi h un altro p^ema di XVT, CÀnti w ottava rima di ^ci<r
pione Francuccì Aretino , intitolato Ja Caccia Etrùsca . corredato di annótaztpfli •'
e stampato in Firenze appresso i Ciunii nel (614. In 4. (*^ .' *
ia) * E«la prima volta, ma con molta varietà, ivi ij5)* in ii. (**j
* E anche ivi 1^63. in 11.
* £ di nuovo ivi lo stesso anoa pure ia 12,
Questa quarta edizione ha molte notabili differenze dalle antidettcll Dolce p
che avca dedicata la prima a Silvio di- Gaeta dedica la quarta al p. don Benedet"
to Guidi veneziano monaco e poi abate dell'ordine di san Benedetto cultissimt»
fcrittore e poeta . Le cinquanta stanze impresse per Taddietro col nome di mon*
«ìgnor Bembo t in questa sono intitolate d'incerto autore» è io acesto si é ^tica»
(*) Giacetii lo Zemo non ha avat» difieoltà di far «rivi mi»^«nta MAMihiiotec^ Ita^
ìiana ripcrtando im P^tma della Caccia ometto da Momttgnowa, tpere ehe non mi ti
impalerà a »overoh4o ardire^ to diotro la teoria di lai», mi pi|lier4^ anch'io la libertà di
aggiupneine aa altro ilrcni argomento è a quello do' già vegitiratiattai tomiglianto* e il
quale b^nrhè lia di quetti attai pi'à.ceconto merita nalladimanco di avar«jEr-#'ettianqaaI»
che luogo. ^Eg]i è at VOcerììagione libri tre dà jéntonia Tirmh99€0 QÌtt*dÌAe varoneie Ia.
,, Feroii4t 1776 • a ifete Moratti in 4 •• Àji«i ettendoti qaetta primor imfftt^ono ^ià rfii^
assai rara, nn'otatta, e comoda rittairpa in 8. te n*è fatta quest'anno dall'editore m#dt*
•imo della pvotent^ Bièlioteen.
(**;•-- od ivi iS'iB. Ili IO. odia, mra ti portato m^CntmltfgQ &nii^#N^nolU fnalp vi ha il
Vendtmmìattif H«i TnntiUo tolto poi neUo fositeioti» i tinn^awaiita mtUm MfpM^4e)»
fCV3. cbe la ho MtcBtajaente esamin;kia*
3ia
• - Parte lì. (raccolta da Antonio T^rminio) In Fine-
già presso il Giolito iS^sl. in m. (a). L. 8.
Scelta di stanze, raccolta da Agostino Ferentillo. In
Vinegia presso il Giolito iSya. in la tomo I. {solamene
te.){b). 5.
Poemetti di Gabriello Ghiabrera. In Firenze per Fi^
lippo Giunti 1598. in 4* (^) 10.
to nelle teiuntt fttnxe tlla Siuna di Pietro Aretino . Si è taci a te ancora aclla
quaru edizione il nome del cardinale Egidio preteio autore delle cinquantadae
stanze intitolate Caccia di amore t itampate a parte più voice col nome di lui.,,
ma che di lui probabilmente non tono, ma di Giambatisia Lapini fiorentino » al
quale Tengono restituite nella raccolta del Ferentilli più basso rammemorati •
* £ di nuovo in Vinegié presso i Gioliti ifSi. in iz.
* E finalmente con qualche mutazione W\ if^o in iz.
Mancano in questa ultima ristampa le XIL e le XVI. stanze di Aluigi G^n^a^
ga e le L. di Francesco Bolognetti •
Sic) * E prima ivi if^v in iz.
legistro questa edizione per esserla prima (**)• I Gioliti la ristamptron» nel
ifgo* e nel 1^90. sempre nella stessa forma, ma nell'edizioni del 1^64. e 1/90-
01 sono tralasciate , uè so perchè le XIX. stanze di Giovanni Giolito • e cosi p||.
re nelfultima non meno queste, quanto le XXX. stanze di Antonio Terminio pre«
cedentemente stampate .
(b) Il Giolito mai non diede dalle sue sumpe questa Scelta del Ferentilli . Ec-
co il preciso titolo della prima edizione
* Primo Toinme (solamente) della scelta di stanze di dirersi tutori toscani,
f accolte e noramente poste in luce da M, Agostino Ferentilli ( da Terni) • In Vt-
neiia ad istanza àt' Giunti di Firen\e if7i« in iz.
In qualche esemplare da me veduto leggesi nel frontispizio. In Venezia up-
presso gli eredi di Marchiò Sessa, e ciò per eisersi valuti i Giunti dei caratteri
cfel Sessa nella prima impresiione di questo libro.
* E ivi appresso Filippo e Bernardo ^Giunti 1^79. in ti.
Ci è qualche varietà dalla precedente , mancando nella ristampa le VI. atonie
del Materiale Intronato ^ cioè di Scipione BargagliìmpresBtìz prima volta ( pag.
410.). Oltracciò le XC stanze sopra le No^^e di Cerbero e di Megera che nella
prima edizione eran poste come d'incerto autore ( psg* iji.) i^^Ha seconda por-
tano in fronte il nome di Alberto Ldve^\ola lor vero autore ( pag» i|^. ).
* E di nuovo , ivi per gli eredi di Pietro Deuchino a spese de medesiiiii Gistm^
ii ift4; in it.
{*) Il Bravétti non ha potuto aiiieortrii te i Poemetti del Chiahrera siano citati nel
T^ocaholariò della Cruicc, nalladiraanco 01 avverte» obe fra tutte l'edÌBioni de'inedeti-
ani riputare si donno migliori ^elle di Firenze, • di Genoeo, percki ivi per lo più di-
snorò il Poeta, e ^lindi è da oredertii ohe qualcbe cura e* si prendesse di loro, ^giugnm»
^o, ohe a rinvenire quésti Poemetti non ehe le loro edisioni gioverà massi mameute il
copioso catalogo delle opere del Chiaèreru, il quale sfa nel tomo 38. part. i* del graa
^ornale de' letterati d'Italia a eart. 143. • ohe », oltre alle eomposiaioni in qotl raralogA
registrate X più altre •# ne trovano stampate in fogli volanti» ovvero in opere d'altri i&«
aeri te. „
(**) Io ho il piacere di avvertire con tutta sicuretca i lettori» ohe questa è ansi la so*
conda, poiché méntre 'scrivo mi sta dioaaai#agH ooehi nn esemplare di questo libro il qoa-
1% ti Boi frontStptii#4 il aot^filie della dodicatoria del Terminio porta la data del rS63.
3i5
CAPO Vili.
Poemi giocosi.
xJa Secchia, Poema eroicomico di Androyinci Meliso-
ne ( Alessandro Tassoni ) con gli argomenti del Ganoai-
00 ( di Padova, e poi Vescovo di Geneda ) Albertino Ba-
risoni, e col Ganto L deirOceano. In Parigi per Tussa^
no du Bray lòok^. in ifi. (i) (a). L. 8.
(i) Questo poema dopo essersi aggiunta la voce rapitati nome àiSeCf*
chia^ e fattevi certe mutazioni fu poi ristampato con dichiarasioni di Ga*
spero Salviani in Venezia per J acopo Sarzina i63o. in ia. {h^).
(tf) jiUs Sandro Tasséni traifigarando il sao nome in quello di jàndrùvinti Me*
itssone intese dì grechizzarlo . Anirovinci Melissone in greco è lo stesso che A-
Ussandro Tassoni , dice egli in aoa delle sae lettere manoscritte al canonico Bs^
risoni io data di Roma ai xt. di Maggio i6ii. ore anche il richiede che ftccia
gii argomenti alla Secchia . Era egli disposto a finire il poema ael x. canto » ma
Panno i6i8. deliberò di accrescerlo d'altri due e questo era stato il primo sao
pensamento » dà coi Antonio Queronghi lo area sconsigliato e distolto • I canti ag-
gianti furono il X. e l'XI. che sono i due avanti Tuitimo .
{k*) La voce rapita aggiunta al nome di Secchia ritrovasi nella seconda e ncUa
terza impressione fatte innanzi quella del ié|o.
* La Secchia rapita f poema eroicomico e *1 primo canto dell' O^c^tf no dei 7V#*
sene ristampato con licenza de* superiori e priTUegio, ( il luogo e l'anno dell'e-
dizione si ricarano da un frontispizio in rame a pie del quale si legge a lettere
majuscole : In RoncigUone o più tosto in Roma ) ad istanza di Gio. Baiisid
Brugiotti 1624.10 II edizione li.
In detto rame sirappresenu il ritorno dell'esercito modancse col suo capitano
Manfredi Pio che appesa alla cima di un' asu porta la famosa Secchia di legno»
incontrato dal Fotta di Modana e da altri vesaiti di un robone sopra le mule e di
altri in abito cittadinesco. La dedicatoria è a don Antonio Barberini figliuolo di
don Carlo nipote di Urbano Vili* e dipoi cardinale • A pie della lettera , ove s!
fa l'apologia del poema » sta il nome del Bra fiotti in data di Roma ai xx. di Set-
tembre I6z4. ma si crede che tal lettera sia lavoro di Girolamo Preti, Io questa
edizione s'incontrano alcune varietà tanto riguardo a quella di Parigi » che fu la
priiaa « quanto all'altre che Tennero dopo . Ilo bellissiflio disegno di mano del ce-
lebre onerano da Cento , ove sta figurato il trionfo de' modaoesi con la Secchia
tolta da loro ai bolognesi , è in Modana appresso il sig. Alessandro Bertaccim
veduto quivi da me nel Giugno del I730.
Jacopo Sariina ristampò la Secchia nel lii^. senza le dichiarazioni di Gaspeto
Salviani , autor delle quali ci è chi dubita essere stato il medesimo Tassoni • L'e-
diziene del 1 6 )o. corredata per b prima volta delle suddette dichiarazioni fu £itta
ìm Venezia da Jacopo Scaglia e non da Jacopo Sarxjuia in iz. Nel frontispizio
si dice purgata e corretta , cioè castrata e mutata • Io Scaglia ne diede poi dae
ristampe nel 1657. l'una in tondo e l'altra in corsivo e a queste altra ne fece
succedere senza porvi il suo acme nel i<4i« Un copioso e diligente catalogo di
tutte l'edizioni eli questo poema, lavorato dal sig. Émroni n ìa in quella che
?i4
«tt rliM ijjti %^i%* flii mMstu ci «t^t nmpat^ m Pa;r^ da (^cMs^rJ Cmptl
Ui^ «.utvce ^1 fH^ewa Urnsttutt^ della PìdoèBA i'Chiùomi, d»e il CgtfiafirT
if orini ^mw9 4Ìt\ CapptUvut 'yrem tal gelirsia z^Ua dirmUanoBe di
aum^Ué ^c^eflM 4el TmMoni, cb« ceicò di tcTc-di^aHs ad cp^i pepiere; teiBea-
di», Hm m%0tuf%9m la «oa fiuM in pr^pofita 4i pcriii italiaoa («^.
f jiCM latte Mpef s £ btlUtiM € £ preso fittzs ia Mìmì^mm é^ M^mìammem So^
iiééd ad fraicacc taao 1744' ia 4* reale , accooipafaau dafk Arkiaraaioai del
iéltism € €im ck€ èoiàt da aaa ttmdit% Prr/aftMe e da cariote e dotta Amm^
ia$ÌQtii di fMO ^^ Beffiti e orasu «acora di ekgaad agare ìa ia«e e dei Ci*
Uitl^ 4«1 Tééééfii , fftmtHo alla Fim di imi fcntza c^a Y aiciiaa csattcxia dal
#ig Murstéfi : €/n€ tatù eoe reodoao degoa cacata edizioae di qoeiia lode che
aaifeféalweart baottcaata*
C^) U €àwdm Mtéfini 4$^ aoil aoiico del 7W#i#aì • cke da lai liccTCCte aaa
copia della S€uhU , acctoccJlc U &ccife ftaaipare ia Parigi , doTc alloia ai citro«
rara, il che «i comprova eoa aaa lettera del Tsssoai scritta nel di n. di Agosto
iàhi' /Ifoftau dal sig. Mursi^ri oeila Viu di lai pag. fi. dalla qaal teaumo-
aiaffia arguisce qaesto braro critico parergli! poco Tcrisimite quanto lasciò tcrit.
co il aasiro Moosigoore oel loojgo sopracciuto » addaceadooe per ragiooe ,, che
« il Merini aoa era d poco estimator di se stesso e delle cose sue clie avesse
if #d ioflbersfsl per an poema ài lavoro si diverso da quel delle sue poesie ,, :
fllre di chi il Marini se avesse cercuo di screditare e d'impedire la dirada*
ijpns di «uel aaeaift cofifidsto||li e rtocomaadatoeli dati' amico , avrebbe brutta-
aiente ? iJlace le leggi deirsmicixia e la buona h& tradita . Le dìlEcoltà e le op.
fOibiani che iocoacrb la pabblicaxione della Secchia altronde procedettero, che
isl Merini '. Il Taisoni sfca terminato aueito ì\ìo poema non meno Enicomica
$k9 Séiirico diriso da prima in x. canti l'anno insino i4ii. I>a molte sue lette-
re al cinonico Baritoni che originali si conservano in Padova presso il signor
piircbtH Ugolino Baritoni , da cui mi furono molto cortesemente comunicate, si
fuooiCf U gfsn diligeoaa da lui praticata in ripulirlo e ampliarlo d*attri due can-
ti . Una dsiie rsgiom • per le quali tardò poi tanto a diTulgarlo , venne dalie
Santririf t| dei revisori di Padova ove l'autore lo avea mandato a stampare » in-
Otti ■ ci6 principslmente , c^me ne eorse voce da uffic) gagliardi di persone
IHtanvali I alle quali psres d! ricever torto , perchè le loro nmiglie non vi erano
fitniovilf . Non potendosi quivi pertanto ottenere fa permissione » il poema Bi
iptdito a Modana dove ugnili dimcoltà s'incontrarono , le quali dipoi » e ciò fa
Mi l4'7* • fioilmentf ai auperarono con la condizione però che il poema s( sram-
MM9 con U fflfs dita di Lione e sema esprimervi con hcen\a i^ supariori. Nel
|l«ÌlTi5^lif iV davfi por mano all'impressione, lo stampatore fa meisd io pri-^
ll^Hf pt I, iftf dite fuori alcune rime di Fulvio Testi a favore ddla casa di Sa-
vajl contri gli spagnuoli , Questo accidente fé* mutar pensiero il Tasséni , il
fUlU QQH volli che più si stampasse in sua pitria la Secchia , e allora. fu, cioè
Qil léit. che di nuovo procurò, ma invano, che ai ripigliasse il trattato con lo
llimpacorf dì Padova premendogli che l*opera fosse nella correxione dall' amico
Béfisoi^i isaiiilu. Non riuscendogli aemmeuo quesu volta l'intento, l*aoao do*
Bus diede uni copia id Orazio Cfenrrrt, il Quale andava a Torino^ e si era ob*
a%w di Urlo stamperà la Li^ne col meato m J>. Batbani gentiluomo fnccbese ,
chi coti dimorivi . CM dopo tinti intoppi e rigiri I* aspettacissimi Secchia usci
S0ili]^>cut« in PeWfi atlisiita d^t BMani e da lui dedicata a madama di Bona*
ftì<> ti^Hyola del pcaddente Des^su* k pure il merito della pubblicaxrone aon sìa
^vuia f C\>ine ptovi il al)^ Mlsf<uarf con una lettera dello stesso T^rixani al ca-
manico Sai^ì) i Pieriortnio Bsrocci segrttarto del marchese dì CaltMS»^ fri ralla
3x5
Stanze del Lasca (Antonfrapcegco Grazìiiìi)in di&pre-
gìe delle» sberrettata. In Firenze per Francesco Vini
1679. in 8. L, 7^
- - La Guerra de' Mostri. In Firenze per Domenico
Manzani ii&^. in 4» • a^%*
— - E eoo la Cigantea, e la Naaea di diversi* In Fi-'
renze per Antonio Guìducci 161 1. in la, (a)(^J. la.
flelPibate Scader • Se dtUc nini dei Claretti pm^ »l miwticmt» à ^eìlè M
Mélhétni o ila èt\ Bmf€€Ì e «opr» di tfto a« aegui V ItnpftfmiM , ^écì» dfi
coRama farebbe una norellt prora che eHi aoa fe impeéit* 4at caf anca MaM
poidtè 91 •» che Ota^^ Clgretn era. per coti dm, creacar* di M.^Iiodotr cMI
a conoicere raaoilettamefite lie ptefczmii. d» aUoni libri dei Mdpimk >^ iinWaa •
acatnpate aotto noaae di asto Clarem . . : i >
(<r) Qrresta editroiie tanto^ rtef frontlapixio i|oafico «e( fiaa è marcata- deN^aiiM
MDCXII. I taddetfi' coiiipoiirmeiMR %òno rre grazÌMitaimi a ptacav*ià «|HPeaaatfl «
dal figoor Muratùri ( Wìta- def Tassmti pag. f^.), per noft arecli (brat ■ radWH;»
con grave eorto chìaoiari „ Saritllarie poaaic cotnpoit»- da aviari da doniiM » co*'
9, nosciute da pochi fi forse non più lette da alcaii0„; ladata parò dai CrttiHnkéim
t renate in pregia da molti lertcrarf fiorentini • Sarà bene dirne ^i ^aicfie coaa*
I . La Gigante^ rien dedicaca dalV aatort { ^be h Gifiam^ Ameipfight detto H
Gobbo da Pisd ) sotto il nome di Forabosco al famosissimo Etrusco , cioè- ad AT*^
fonso òt' Pa\ii gentiluomo fioMifino, d^tto r£rnftvoa: netk qnal lettera VAme»
longfU mostrando di esaltarlo lo* sMtw aaa#» piatevolmenée in canzona, come
a nelle se ne prese spasso nel capitolo sopir» io Pét^iw tntitolato Lamento delt £•
trmseo • La lettera è in data éi Ftrtn\i ai v¥* Aprilo del 1547* in cai Teramenco
ne fa filtra la prima ediiéone . Fa pe» riitampoia ìofiame con la Nanes in Fi»
T<n\e per Alessandro CacchareHl n«l ifMr io 4, U Atnelonghi raccolse dopo la
SDorte di Alfonso de' Ar^i le* rime dì- Ini' nel if f7«e con lettera dei xx. Settem-
bre le indirizzò al due^ C'mMio cbe gliafo ato» ^ comandaeo • Consistono esse in
CXXin. componioienti ^ttOo- ffat^ fidici . I più anno contra il* FjrvA» 0 ina di
mecttrlo in boria , beiiebè seiMpve ai co«MrvasaeA> ornici • Nello libperia camald^
lete df san Miahete di ùfurana ne sta «n codico aiqinKito piil copioso di qat Ita ,
che sono impresse . Dell'wl/i»r/#A^' tiOTanai rima nelle raccalte di Cristoforo Zaèéi^
ta e di Pietro Bartoli . Dae suoi capitoli , uno de' quali in lode del Coeckèo Tfeia
citato dal Crescimbeni^ arano presso il MùgHéàétchi , la cai memoria , non meno
cbé la libreria , è stata an tesoro di cose rata . Tra ) eaoet Cé^éi$ciiOÌose^ qtttU
lo deeli Scolari ò di M. A hit scriva ino piacarao^ ittfera Nicioiè Mténelh (Metn
^%g. li. a^eda aktri ancotf ae Ot* parla off* ìm lodr bri In boria : ma gli* T^ime
lapnuto di a?cr rubata questa Gigantéa a Betto o sia Bemoéfvo jirfigmxtMkk
mico* fiorantino , ti qaala cbo aeease acrlvando oa poeitio fiintaattco «opra questo
aoggetao I» abbiano dal 2>#fii net Marmi {Pmrtt /• pag. 140. ediz. (k1 Maftùi
Uni). Veggaosi le notizie intorno all'^/nWoa^^i e all' £rriiico scritte dalaig. dote.
jintomari0 Biscioni canonico a bibllocecario regno della Lanreociana e peate nelU
Vita del Las^a e nelle Annota^iom ai due tomi delle Bime del Lasoa oltimanMHiJi
te atampase hì Wirenxe per Frèmeste Mféiseké 1741. kr S«
l%4 àé Mattea -di M, ^ A^ F* neNe Onali lettere Inimli al ocenlté i( doa|é
dall'^ÉMoro e lo doe «hlna aignlf ean forao Aetaà^unto fartnmo • Il pooaiotto é^iì?»
(*) W Gmwt^ 4e' aoakx^ U GigtmUm. t U J^oftas oitanà 4alU CfMaa^o dalla tliifai»
ai^ Appanta qoj ti »a|jiu» U- J^ràna dalla ^««U h vAriMina.
3i6
Lo Scherno àejdì Dei Poema piacevole di Francesco
Bracciolini. In noma presso il Mascardi i6f^6. in ia.
edizione II. (a). L. 6.
li Malmantile racqaistato Poema di Perlone Zipoli
(Lorenzo Lippi) con le note di Puccio Lamoni ( Paolo
Minacci). In Firenze alla Condotta 1688. in 4. i6.
diritto aU' Umdi$sÌM0 P. Pudn StréiilM9, «he fa Ciovanm Mc^m/i . fondatore
• jpadre dell' acctdemia degli Umidi , cogaomioato lo Stradina , perchè la^ eoa &•
flu^lìa reoÌTa da Strata o Strada laogo lootaoo da Firen\€ tei miglia incicca ad
pÌTiere dell' Jmpruntta • A pie della toddetu lettera ti leege di FireiK\€ Mi zzit.
di Mmr\§ if4t. in coi la Nénéa fa scampau la prioia Toita. Siegae altra lettera
col none di F, Aminm nella qaale » ticcome anche nelle prime stanae , ci ai fa co»
notcere che l'aatore della NsmU entrò io ghiribizzo di acriTcrla per tuA bcSi
dalla Giganiia e del maicherato Forabosco e che l'area composta o rubata ; e aog-
noeche non temcTa di non aver preso a trattare si £itto argomento, poiché
9raho$co ritrovandosi la meaà più di tempo a? aozato negli sani » pare ancora
attenderà alle £in£ilache e ai giganti •
III. La Gatrra dt* Mostri £ Antouframctsco Graziai dettò il Lasca al P. 5kAe-
Umo • Nelle prime dae aunse egli almde alla Gigantea e alla Naaia : e nella ae.
•Unda dice cosi:
Ma ora aa gobbo i>oeta pisano
Da certi gioantacci sgangherati
Ha fiitto agr Iddii torre il ciel di mano ,
Tal che per dnol si sarian disperati
Se non cne dal valor del popoi nano
L' altro di far difieai , e liberati
Con modi non so dir se belli o baoni :
Ma chi lo crede Iddio dielo perdoni .
Qaesu Guerra de' Mostri è come il principio di an poema piaccTole » che do-.
fCTa essere da altri canti segaito, i oaali Tengono promessi dal Lasca poche
Stanze aTanti il fine di qacato • Neil' altima stanza rivolgendosi egli allo Stradi^
ito lo prega di aver cara a pacato Canto e ne lo scongiura fra i' altre cose ia
particolare
Per r accademia , che vi fìi rubata ,
doè per l'accademia degli Umidi istituÌM e fondata dallo Stradino» che dipoi
paasò ad essere con altro nome appellata l'accademia Fiorentina.
{a) Edizione ilL e non IL è quella del iét6. migliore pere delie due prece-
denti , che sono queste : i
* Dello Sherno degli Dei » poema piacevole (Canti XIII) con la FilUda cu
TCttina, e col Bacino dello stesso autore. In Firenze appresso i Giunti -tilt.
in quarto .
Usci pertanto questo poema giocoso qusttr' toni avanti la divalgaùone della
Secchia del Tassoni , il quale non pertanto non dee privarsi della gloria di ea«
aere stato il primo a scriver poems di questa specie , poiché già si è dimostra-
to.,, che egli lo aveva composto nel i6ic. e che nel t^tf. l'avea mandato ia
P^adoya^ acciocché vi fosse sumpato . Ne correvano intorno fin d'allora più co^
pie e in più città era notissimo e in grande espettazione » quando di quello
del Bracciolini non se ne aveva sentore : anzi egli per non vcclersi prevenuto ai
•Cretto a darlo fuori» benché non ancora finito. Nella suddetta edizione viea
«17
* E ivi per Michele Nestenus itSi. in 4* edizione' "^
accresciuta di proverbj e maniere Toscane dal Signor
Dottor Giovanni Biscioni (a) (*J. L. 3o.
L' Eneide, travestita da Giambatista Lalli. In Roma
per Antonio Faccioti i633. in 8. (i) (b). 5.
- - La Franceidc , poema giocoso. In Foligno per
Agostino Alteri 16^9. in ish. 4*
- - La Moscheide. In Bracciamo per Andrea Fei 1640.
in ifk. 4*
(i) Da questo libro Niccolò ViUani prese occasione di scrivere il suo
Ragionamento della poesia giocosa.
prtcedato il poena del Bracciolini dt an ino Dialogo fra Talia ed Urania » col
titolo dì Talia bajona •
* E aaofameate ristampato, e ricorretto, iri i^if. in 4. edia. II.
* £ con la giunta di VI. Canti , e d'altre rime piaceToii • In Roma presso il
Mascardi léié. in xi. ediz. IIL
* £ in Venezia apresso Bernardo Giunti 1617. in ii. edia. IV,
(a) Per ooal cagione sia piaciuto ai Fontanini di cangiare in questo luogo il
nome del sig. dottore Antonmaria Biscioni in quello di Giovanni e per quale
ancora egli abbia voluto panar qui sotto silenzio le note dell' abate Antonmaria
Salvini aggiunte a quelle del sig. Biscioni ; non saprei asserirlo , quando non
si Toglia sttribuire il primo mancamento a quella quasi uniTcrsale sua trascu*
ratesza nel compilare cotesta sua Biblioteca italiana e '1 secondo a certa sua
privata passione terse la persona , e gli scritti dei famoso Salvini • £ di fatto
egli in altro luoso ( pag. z4i. ) della sua Eloquenza scendendo a ragionare di
queste note del Salvini al Malmantile , le chiama „ miniera abbondante di pia*
ce?oli note grammaticali • „ Ma il Salvini era esercitato e rersato ia cose più
ardue e imporunti, che in tali minuzie, dalle quali nientedimeno trupira il
suo Tasto sapere nella conoscenza intima di varie lingue , e in particolare della
greca , della latina e della volgare; e se il Fontanini avesse osservato, o cura-
to tanto ciò , che Paolo Minacci asserì di lui -e di queste sue note nella pre-
fiuione alla prima edizione del Malmantile , quanto ciò , che lascionne scritto il
dottor Biscioni nella lettera proemiale alla seconda edizione, non sarebbe corso
cosi inconsideratamente a lasciarsi trarre da una beffarda prevenzione e a pro-
ferire un così libero e torto giudicio sopra un soggetto per più titoli rispetta-
bile , che quantunque trattato sempre nell' Eloquenza da semplice dottore , era
di nobile e antica famiglia nella sua patria , professore pubblico di lingua greca
e toscana in quella cospicua università, qndificato da tutti col titolo di aMte ,
e riconosciuto dentro e fuori d' lulia per uno de' più segnalati ornamenti del
nostro secolo .
(>) Quanto all' anno dell' impressione non imputerò a fUlo che nel mio e-
semplare sia il 16)4. ma quanto alla forma ella è certamente in duodecimo^
{*) ABib«dua ^««ite «diiioBi del Malmantile adoperate furono dagli aooadonici dolla
Crusca, m ad ••■• agging^noti dal BraQ9tti nel ino indice l'altra, che in Firanxe altretì
e dal Moncl:* ti feoe il 1750. in dne ▼ol. in 4. Di etia è editore Jacopo CarHori, clie la
dedicò al marok. Franoosco Antonio Ferroni, e ehiamoUa molto aeeroseiuta corrotta od
ornata, 0 miglioro doli* antocodonto fatta il lySx.
Si8
Bacco 10 Toscana, Ditirambo di Francesco Redi con
le Annotazioni. In Firenze presso Piero Matini 16^1,»
in 4. edizione HI. (**). L.
non in t. {*) Il Menagio aella taa levoac Mprt il taiiett» "VII. iti ParMfXM
parla con poca ttìma del traTCStimento dtìV Eneide e ^fi altri poemi focaii \
di questo pot u Norciné , dicendo , cke egli tcriase fatte ^eate cote eoa poco
•uccello ; e con tale occaiìone non la perdona acmmeno a Pa^la Se^rront p bea-
che poeta dì quanti nel genere burlesco n* abbia la Francia il più ameno e pia-
cevole , per aver lui la maestosa Eneide altresì traTCìtita : di cbe gli pronosticò
che un giorno li larebbe pentito , e forzato a dir con Ausonio : piget pfd£t§M4
Virgiliani carminis majestatem tam /oculari dchonestaise materia . li Lalli comin-
ciò in Roma e terminò in Foligno, dofc era andato per governatore , nello
apaiio di otto meii queito ano lavoro , esortatone da' dotti amici , e in particois-
re da Antonio Querengo . Molti componimenti vi si leggono in commendnaionc
dell' opera , ma principalmente nel fine una lettera discorsiva del dottor Giovan*
iommaso Giglioli . cbe vi £a come 1' apologia di questo aver posto indosso a Vit'
gilio un abito cotanto a lai sconveniente .
(*> Se voglUm prestar fedte al Giandonati l'edis. del i633. diverta à affatto da ^m«lU
del i63i1- e qaelia è realmente in 6. , come asserisce il Fontanini, questa in im. come aa-
aionra il tao Annotatore: la prima i del Facciotti, la seconda de'saoi Er^K.
<**) L'edisione di «ttiaàTalaerfriai^.Koca^oi«rt#ti^ ^f velia fatta in Firemepor I« at«as«
Jf «l'ini il J^M. ili 4« C*^ BrmQtiti per/& tianfi inni«>lto predio aaoka ^tteatadeitS^t. per-
chè il Redi medesimo dice in orna tua lettera al Dottor Giuseppe Lanxoni { leti. tona. n«
pa^. Ai6i edis. I7a7.)di avere a^rginnte in questa ristampa alcuna nuove umotamioficalla.
C A P O IX.
Poemi sacri.
Jje Ter/e. rime di Daivte. Jn Venezia nelle case d^
Aldo iSoa^mS» (i)(a}, L. 45.
(1) Qiledta edizione della Commetùa di Dante col titolo di Terze rime,
come ottima, fu per lo più seguitata neirultima, cbe giù. baafo runnien-
taieno^Oj uacita a nomo dell'accademia della Cnisca (b*).
{a) X«c- Tcrae fim^ di Dante ^ ata nel froniiapìxio: nia otUa patte ioterievs
dalla sacsaa pagina it poema è intitolato • L^ 'inferno e 7 Pnrgaiono e'I Pmmdè^
eo di Dante Alaghieri • Questa è la prima edizione di Aléo m Le altre, che im
gran auoKro la precedettero » aon tutte in foglio . Aide a cooaodo di tatat pea*
so di darne una in 8. , valendosi del suo bei corsivo , che 1' anno anucedeaee
aiea coioiociato a metur in opera. Va cataloga pieno a bea ragionato deMe edi»
2Ìooi di Dame ù ita nella bella ristampa , cbe ne fa fataa dal Cornine ia Pmém*
va l'anno 1717* tomi III. in 8.. Questo poema e opera singolare ed inimita-
bile, e egli si poò applicar l'elogio dato da Plinio al Ciore Otimpieo opera ta*
eigne di Fidia , e ultimo sforzo dell' arte sua , quem nemo emulatur •
(b*) La stessa cosa è ttata oaservata e détta con più precisione nel cataloga
del Cornino . Di questa edizione Aldina » bcncbè giudicata octiaia »
3i9
- - Dante. In Vinegìa nelle case d/ Aldoy e di Andrea
d^ Asola suo suocero i5i5. i/i 8. (i) (^). L. 18.
- - La Gomedia del Divino Poeta Dante con la sposi--
zione di Cristoforo Landino. Tn Vinegia presso il Gio^
lìto iS36. in 4- grande, (b/. i5^
. (i) Andrea da Asola saocera d'Aldo dedica a Vittoria Colonna marche-
rà di Pescara la presente edizione con la seinpiice soprascritta, Dante^
••nza Tartieol^ (a*). Un esemplare del sig. Marchese Capponi^ già dal
Varcfùy e poi da Baccio Vallorì^ fa ritoccato in più luoghi da buona ma-
no e con bel carattere, ma diverso da quello del Varchi e del Valori.
Monsignore Ottavio Falconieri prelato insigne nel pontificato di Ales-^
Sandro VII. in una lettera a Leopoldo principe e dipoi cardinal di To-
acana, a farore del Tt^sso, cita una edizione del poema di Dante tutta
di postille della sua penna, n^edute, come dice, con ammirazione.
k il VcìlmuUo QcUa lettera premessa alla sua etpoMzione sopra Danti , Asserella
dola sopra ^yaote ne furono fatte iacor rettissima , benché appresso tutti fos-
se suta io tanta estimazione; e ne dà per ragione, che chi diede ad Aldo in-
sienac col Ptuarca ii poema di Dante ad imprimere, io avea „ sotto noma di
corceiìonc tutto guasso • e maicoocio;,, talché Aldo confidandosi nell'autorità-
del datore inpressc l' oa e 1' altro testo tal quale da lui gii fu porto : onde
poi oc veonero que' graTÌssimi iacoafenieiiti , che ii Vtllutcllo va nella sua let«
fera anaoTerando . Per la persona di autorità • da cui Ald4^ ebbe i suddetti due
testi, son di parere, che il Velliuelle noa altri abbia inteso» se non Piètra'
Membe » essendo cosa notissiiha . che Aldo avea stampato il Petrarca nel ifoi.
su i' esemplare datogli dai Btmbo : e ciò verificandosi^ del Petrarca , ne viene
per coBsegaenza anche Dante ^ l'uno e l'altro esemplare^ delle impressioni Aldine
essendo usciti dalia mano medesioia.
(a^) La ragione , per coi vien dedicsfa questa edizione alla Colonna dal suoce-<
IO d'Alda t si è peschà Terso ii princìpio di detto anno Aldo cenerò di Andrea
era ad altra vita passato r lasciando lui alla Mitola de' suoi figliuoli e alla cur»
della saa icamperia • Veggaosi le mie notizie • da me altrove citate , iiitorno agli
stampatori Manali, Quanto poi alla semplice soprascritta, Dante » senza l* acci-
colo, ii che è contra il preteso assioma di Monsig.» ella ci è posta con buona re-
gola , e ci sta benissimo , poiché Dante dinota qui la persona e non il libro
di lui : tutto all'opposto di quello, che si Tcdrà praticato nella ristampa fattane
in Liane da Gioifoemi di Tomrnes • Qnesu seconda impressione Aldina e stata U
favorita di Lodovico Castelvetro . In fine ci à una tavola ia legno , che mette
in vista il sito , e la forma dell' Inferma « tratta dalla stessa descrizione del poe-
ta , accoropagoata da diie alberi , cha giovano a facilitate la intelligenza dell /a.
ferno e del Pmfgétario .
(i) Se chiaaqac leggerà il titolo di questa edizione , poco fedelnenu Srsscrit-
sa da Mona, crederà^ cecne aget olnaate può crederlo « che nel froatispìaie yì sia
ff\ Nom Dmnie sol* Itgfeii i» fioat* di ^netta rara ediaioat mwk^Dnnte col sito • for
ma deU'iiifarso tratta dalla istttt* detcrìtione dtl Poeta „ . lo Iio rolnto riportar tntt»
iatero qnttto {roiitìtpixi# da Monsignor «e nza cotnpaisioa mutilafo, parche trovandoti
dopo la dedicatoria una carta nalla cai prima faccia è la parola Dante colt'aBOOva AidÌM
na, e incomiaciando da qaesta la namcratione delle paghine ti potrebbe credere g^intta «nel
cbe no dice il M*ontanini^ cKe ipetto f#ate il frontitpiiio del liàro, e gittdioaM psvletta
ma «semplare maacaato e del froatitpiato • éoììet Dediaatorie^,
3ao
* Con la Bjioya esposizione di Alessandro Yellatello*
In Vinegia per Francesco Marcolini i544* i^ 4- ^* ^^*
- - Dante con nuove e utili esposizioni ( in fine di
ciaschedun canto^ e con la rita, cavata da quella del
Bruno di Arezzo, dedicato da Guglielmo Rovillio a La-
cantonio Ridolfi ai xxv. Aprile i55i.) Tri Lione presso
il Roi^illio 1575. in 16. (a). 3.
Altri frontìspiz] portano gli anni i55i . i55a.
1571. {b).
V impresa della Fenìci , che cotcaatcaitnte ritenne , e f piegò il Giolito ia fioa.
te , e speuo anche in fine delle tne tumpe , e che a pie vi ai legna il solo no»
me di Gatìiete, che fra gli stampatori Tcnezìani ai segnalò al più alto segno eoa
la bellezza de' suoi caratteri, ma non sempre con la esattezza della cotrezionc;
neir una e nell* altra credenza prenderà sbaglio all' ingrosso . Quivi nel froncispU'
zio sta effigiato il busto di Dante laureato, e sotto esso si legge: im Vìnegiéi mi
istanza di Giovanni (e non di Gabriele) Giolito if)6. e nel fine del libro sta il
nome di Bernardino Stagnino , dei cui caratteri non molto belli ai aerrì il sud-
detto Giovanni nella presente impressione, (atta a sue spese. Da esao Stmgmimo.
che fu , non meno che il Giolito , da Trino di Monferrato , pare , cha i Gioii*
ti abbiano presa l' insegna della Penice sol rogo , nsau già dal suddétto col mot*
to , Cremer utque licei , munquam iefciam : e questa si scorge in fronte all'opera
del frate Savonarola contra 1' astrolMia diTinatrice , stampata da esso Stagnimi
nel i5|6, in 8.. Ma ritornando a Giovanni Giolito p che fu padre di Gabriele ^
egli prima di trasferirsi a Venezia ayea esercitata gran tempo in Trino sua pa-
tria i' arte della stampa , come da più libri da lui quivi sumpati manifesta-
mente apparisce , e in particolare dalla rarissima Storia de' marchesi e principi del
Monferrato scritta latinamente dal conte Benvenuto Sangiorgio , difulgau in
Trino nel ifzi. in 4.. Della famiglia de* Gioliti mi si offrirà occasione di par-
lar più a taelio in qnest' opera . Il nostro Monsig. volendo qui far menzione del
comento del Landino sopra Dante doveva » a mio credere , por sotto 1* occhio
non la suddetta edizione , che con la minutezza de' caratteri corsivi e con la
frequenza delle abbreviature disgusta e stanca la vista e la pazienza di chi leg*
gè ; ma più tosto la prima , che in bel carattere tondo e assai comodo all' oc-
chio ne fu fatta con magnificenza e pulitezia ben grande in Firenze per Nicchie
di Lorenzo della Magna nel 14S1. in fogL reale ^ lasciatovi spazio tra Cartto e
Canto per dar luogo agl'intagli, che da falente maestro a cale oggetto fiirono
incominciati , ma non credo finiti (*) •
(a) Qocll^ t^ che qui si dicono nuove esposizioni poste dal Rovillio nelle aac
impressioni di Dante , delle quali la presente dei iS7S' ^ Tnltima, furono trmfe»
te dalla copiosa esposizione del Vellutello stampata la prima volta nel 1 f 44.
(^) 1 frontispizj che portano gli anni iffi» iffz* pare che dinotino due iGrcr-
te edizioni . Il confronto mi ha fiitto conoscere che elleno sono la stessa e per
conseguenza ma sola: talché ora converrà ridurre a tre e non più a quattro le
impressioni di Dante^ fatte da Rovillio ^ dal quale il libro vien dedicato a £«•
cantonio Ridolfi genriluomo fiorenrino che gli ni di gran giovamento per la dice-
zione della sua sumperia.
(*) Ntirta«mpUr« di fatata c«l«br« «disìon* posseduta dal Cr spenno «ranvi tre toli
ài qtr«iti iata^lj, oha ditrgnati forano da Sandro Bottieeìli,
Sfai
- • Il DdTìte eoa argoiuentì e dichiarazioni. In Lione
per Giovanni de Tournes i547* in i6.{i)(a). L. lo^
- - La Divina Gomedia di Dante, di nuovo alla sua
vera lezione ridotta con Tajuto di molti antichissimi
esemplari, con argomenti, allegorie, postille ( con un
indice de' vocaboli più importanti, col ritratto di Dan-
te, e con figure in legno). In f^inegia per Gabriel Gioii-
to i555. in la. (a) (e). 8.
(i) Altrove si è dimostrato, che qui il Dante con l'articolo dinotando
il libro, e non la persona, è ben detto (i*), nò lo stampatore o librajo;
Tournes^ come francese, qui tiene alcun bisogno di scusa, non avendo er^
iato, e per altro sapendosi, che somiglianti edisioni non sono impresse da
semplici stampatori, ma da valentuomini, de'quali non pochi, special-
mente italiani e fiorentini, se ne trovavano a quel tempo in Lione.
(a) Il Dolce dedica questa impressione, che è di bel carattere corsivo
( benché non senza errori ) a Coriolano Mariirano vescovo di 5. Marco
e segretario del consiglio dell'imperador Carlo V, in Napoli^ dicendo di
essersi valuto di un esemplare scritto di propria mano del figliuolo di
Dante, che fu Pietro cementatore latino della Commedia del padre e
morto in Trivigi (d*). Il Dolce afferma di aver avuto il codice da Giam^
batista Amalteo, a cui dà il titolo di dottissimo giovale, e il loda pari-
(a) Qaetta elegante edixioae Tien dedicata dal Tùurmes a Maurilio Sava • Gii
ai^fncnti sono collocati al di sopra di ciascun canto . Le dichiarauoni sono pre*
te dal comento del Landino e ti stanno nel margine jk luoghi opportuni . In £•
ne del libro si ha un sommario della vita di Dante >
{h*) Tanto copiò Monsignore da quanto ne scrisse il Magoni nella parte L
della Difesa di Dante- {^\\ht. II. cap. if. p. 309.) citando \% CronUhetta iti Mom
naia addotta parimente dai deputati nelle loro Annota\ioni al Boccaccio ; ,1 Do-
»• menica addi tre di Ottobre 1375. incominciò in Firenze a leggere il Dante
„ Af. Giovanni Boccaccio „ : sul qual luogo dice il Ma\\onit egli nomina il Dan*
te colParticolo per dimostrarci che egli non intende la persona, ma il cognome
del libro. Dalla novella CXIV. di Franco Sacchetti ( p. 18S.) si ha un altro e-
sempìo di questo modo di citare il libro di Dante ; ed è questo „ Un fabbro bat«
,, tendo ferro su la'ncndine cantava il Dante, come si canta un cantare „ •
(e) Edizione più tosto bella che buona per essere meglio stampata che corret-
ta , essendovi già stati avvertiti notabili errori •
(i<*) L'esemplare di cui si ralse il Dolce non era scritto di propria roano del
figliuolo di Dante ^ ma era un esemplare fìrascritto ( cioè copiato ) dal proprio
scritto del fieliuolo di Dante , che così afferma il Dolce nella lettera al vescoTO
Martirano (^ . Giaoca poi il Fontanini ad indovinare che il figlinolo di Dante ^
dal cui testo originale antico fti tratta la suddetta copia • fòsse Pietro comentatore
latino della Commedia del padre ; poiché oltre a Pietro ci fu Francesco altro fi-
gliuolo di Dante e comenutore ancV egli della stessa Commedia^ e ci fu Jacopé
{*) Nella Uttera del Dùlee li Uf^^e, che il testo è stato diligeatittimamento oneiida-
to „ con uno oeomplare fVatcritto dal proprio tcritto di mano del Figliuolo di Dania ««m
O'A decida chi vnolo •♦ abkia ragion^ 0 Fontanini o Zeno. .
Tam.l. 43
- - Dante con resposizion^ ài Cristoforo Landino, e
di Alessandro Vellutello, con tavole, argomenti* e al*
legorìe, riformato, riveduto, e ridotto alta sua vera le«
none da Franceseo Sanèoviiio» In Cenèma presso il 8es^
sa 1564- in foglio. L. J^.
• - Con l'esposizione di Bernardino Daniello da Lu^
ca. In Venezia per Pietro da Fino i568- in 4* (i). la*
mente mXim prefazione alle aae Osservazioni metteDdoIo tra eli eccel«
Jenti terittori in volgare, in G^mo, e in Latimoi e il Ruscelli Mila pte£m^
none al Decwnerone del Bocaccim afampato «Ul Vé^lgrM nel »5fi^ in
4* » il chiama miv wàrmeotù della Naium. Ci è a penna nn ano ▼otuia di
Lettere velgari tntte seritle 4a Fadopa. Eeaendo egli molto stimato àm
S. Carlo Sorroeieo fu il prinM) ad «tev U carica di segretario^ d^lla aacr»
congreganone de'cardinali interpreti del eoucilio di Trento, la quale d^l
aommo pontefioe ti conferiseo a un prelato. Fu oavaliere dell*ordin« di
Cesù Cristo^ e aio cK moneignora AttiUo Amalteo aroiTeaeoTO "^Ateme^
eo^ieno per lenaioni apoafoliche e figliuolo di Gin^mo fratèllo del
eavaliere, amendne nati da Franeeseo^, letterato pure distinto, de' quali
tutti 9 che lorono da Uieruo nel ducato del FrìuR, parlerei più a Kingov
se il Inogo lo eomportaaee. Giamkttista asane^ di tita in Bowta ai xi 1 1 •
di Febbre jo 157». e dalT arcÌTesoo¥o gli fu posto Tepìtafio nella ohiesa,
allora titolo , di san Sàhatore in Lauro^ma, con qualche errore. QwBato
edizione della Commedia di Dante fu la prima a Intitolarli dhino (a*).
Però Dante non fìi si ardito di darle egli stesso tal titolo,, contento kl
quello di Poema sacro dà lui datole nel canto xnv. del Paradiso; ondo
oni tra* Poemi ^acri in ptimo luogo la pongo ancor io: e niun libro fuori
di quelli del Canone eocleaiastico tenendosi per dÌTÌno, la Cowaisifia di
Dante non doveva in tal guisa intitolarai wè meno in sentioMnlo iperbo*
lieo e né anobe per lode giusta^ che non ba luogo ne' titoli ée' libri, do--
▼e si ricerca la simplieità maturale, disdiceado in sì ffette materie il lasciar»
si trasporure dolla passione e da sentimenti particolafi. Domenic& Fant
spprg Vsdi^ne presente ne ffcce UQ*aItra in Venezia nel iS$9. in ra.
vO Se t mests edlsMooe^ della ouete parlammo altrove» si- aggiuogoiio
an penna dodici venir^be ptr isbagtio le mancano nel canto vi. del Pur-
Satorio, ella si può dir la migliore^ cbo abbia le spiegaaioni e quesle eoa
I TH/hn GabHiHo (Vf).
*
t^o^ Igltaolp ^ Venti c^e lo ter^ dna ftee aa'epltone la versi ddT opera di
«IQ \fùi^ ; f *l f VU9 tfeHfineU è qiia loagt poesia citsto più voice nel teesbobrlo
dalle CraK4 •
(e*) Qioè ; (a U prifot edidooe , jn coi If Cemmiiie di ùàmie feite iatitoltta
iinna • Intendiamolo per ditcreatone •
{h*) Ntl cstsiogo delle edisipai delta Cemmidie di Demu precaesm s qadla A
9mèe^ presso il Cernirne ( psg. XLIL )» r^scrtadosi la saddetts eoa l'esposiaio^
ae del Denicllo pobblicsca é^ Is sva mone , vi si aota il difetto dei dodici
«. -La Divina Commedia di Dante Alighieri^ nobile Fi#»
rentino, ridotta a miglior lezione dagli Accademici dei*
la Crusca. In Firenze per Domenico Manzani xSoS.
m 8. (!)(*). L- 3o.
L' Umanità del figliuolo di Dio in ottava rima per
Theofilo Folengo Mantovano. In Venezia per Aurelio
Pincio i533. in 1%. [o) (a). IO*
{i) Oltre airessere questa edizione io eamttere corsÌTO fimsto, e aadit
sporco» ha molte naccniel «pecialmente nelle interpunaioni, nelle toci
sincopale # in quantità di virgole soverchi amante caootale a fona dov#
non ddibono andarTÌ. In fine si trorano sette pagine di errata: né per4
queste contengono tutti gli errori seorsl per eolpa del divulgatore Bm»
stiano dé^Rossi^ uomo arbitrario, come si vede in questa ediaione, che
meglio sarebbe riuscita in carattere tondo «ramoncino» o nel testino, di
cui son le postille nel margine. La lettera del Rpssi in principio è molto
debole e la prefazione è poèo istruttiva. Di piii nel secondo verso del
poema si attraversa una virgola superflua dopo le prime parole. Mi rUro^
vaij dovendoci leggere senza virgolas
Mi HtroiHÙ per ima seha oscura^ -
dove la particola per dinota stato con movimento nella seha ^eitra, co*
me Bella petJEfnathios di Liucano. Queste edizioni di Dante sono alcu*
iie delle molte e migliori, che si hanno: ed essendomi io eepressp di vo-
lerne proporre una nno?a» mi riserbo a farlo brevemente un poco più »p
vanti in occasione di annoverare a parte gli espositori della Ó^mmedif^.
(a) Il Foleago n^maco benedettino e fratello dell'altro monaco Giamt
ÌKUista^ che ha stampati oomentarj latini sopra i Salmi e sopra VepisàoU
canoniche, dedica questo poema ai suoi confratelli della Badia di PoU»
rone territorio di Mantova^ asserendo di averlo ooiuposto in ricompensa
versi e TI si legge pirimente che per epinione di Diomeie Borghesi ^ il celebre
TrifBu GabrifU fpiM il vcfe mtore di ^ue^ta eiposiiione: oelltqnal credenispe.
rò cofiyieoc pxocederc eoo qnalche rifcrTSt aon il Borghesi lo niferìtce dubitSit
tìTaocote ( letu Vite. p. IH. peg, i<0 « H BPf<ro Meniigaere ba icaicffjcia
le fCcMe ed altre oiferfazìpoi dì qael cstwgo e crede poi di poter dir male 4^
qae'paedsfitoi» dai qaali defcrameate preade e & aae. qualora gli torqa io se*
concio » cecte particolari nomie » dcUa qosl laa geoiikaiEii si M più di so «seoM
pio io qosau aaa Biblioteca Italiana .
(«) Qaetto poeroa sacro k diviso io %• canti, od priaio de'qaali il Fole^gjg
inirodace Virgilio a ragipaaoieoto eoo Omero e & ( nia ooq molto gjadicipiamco*
te ^ che Omero eli (opooga le lodi di Quattro poeti Cfis^iaolt che tolto aTreÙK>ao
per soggetto de' W poeiai la UmAmii del Figliaolo di Dio; .e tra loro eatra i^
(») P«/yni, 9Ve intttij fU l'aYf ^ìre« ♦te quefta è e4««ìoi>f oi««t^ d^a Crì^fq^; apajial
sarà p«r altro Tag'f ia|^ec«, clie ua'tltra ancora registrata ti troTa ««U'iadioa dal JBre*
vtti ed è qmUa» cha già ti meatoTÒ dallo Zeno „ aooreioimta d^aa doppio tUntegrìo, é
di tre indica oopioeleeiail por opom dol %ìm, Gio, Antonio Volpi, Fmdoom f roMO Gimoppo
Cornino iTST* ^slf 3, àm 9f m
3^4
de' più freschi giorni da lai sì giovanilmente intorno al ridicoloso Sal^
do gìttatiy con che accenna i suoi componimenti maccaronici, e sopra gli
altri il ridicoloso poema da lui scritto in latino grossolano e pieno di
voci in gran parte mantovane e lombarde latinizzate , dove Baldo è l'è-
roe principale. Ippolito DonesmoruU narra ( Storia di Mantova Ub. tu*
pag. 171* ), che il Folengo scrisse questo poema sacro in Sicilia, andato-
vi col vicerò Ferrando Gonzaga (a*). Egli pur fece l'altro poema deirOfw
landino Pitocco di Limemo, cioè di Merlino, mentovato nel suo Caos del
Triperuno e già stampato in Venezia da Agostino Bindoni nel i55o. in
9. y edizione dipoi contraffatta modernamente (£*). Il Caos è diviso in tre
liei ve, che sona veramente un Caos di prose e poesie volgari, latine e
primo luogo il Folgo , cioè esso Folengo e i tre altri sono il Sdnna\dro , il Fi-
de e Scipione Capece . Discende poscit a lodare quattro altri letterati dal mola
de' suoi amici trascelti e sono Paolo Cortesi » allora monaco cassi neae ,• Pierio Va^
Urlano , Girolamo Seripanio frate agostiniano e poi cardinale e Luigi Grifalconi
Teneziano e nelle tre lingue aisai dotto , al quale lo stesso Folengo indirÌKxa al-
quanti esametri che stanno nel suo Varlum Poema o sia fra le sue poesie latine •
poste dietro ai dialoghi intitolati, Pomiliones éì Giamhatista Grisogono Folengo
monaco benedettino suo maggior fratello stampate in Promontorio Minerva , « r-
dente syrio nel ifn* io 8. Questo Promontorium Minerva mentoTato da Ovidio
( Metamorph* Uh, XV.) chiamasi oggidì Capo di Massa e Capo Campanella
( Ferrara Lexic. Geographic.) ed è nella estremità della campagna , lontano quat-
tro mielia da Sorrento e dirimpetto all'isola .di Capri • Il Folengo (alla fonte chia-
mato Girolamo e poi Teofilo nel vestir l'ahito monastico . di patria fu maotora-
no , ma le molte lodi date da lui ne'suoi versi burleschi alla piccola terra di Ci^
peia situata presso alle sponde del lago, dove i suoi Folenghi tenevano un bel pò*
dere e andavano spesso a diporto, e '1 leggere che egli abbia finto che fosse nato
in Cipeia il suo Balio , che è l'eroe del poema suo Maccaronico , potrebbono
fiir sospettare, se non credere, che quivi egli avesse sortito il suo nascimento»
e che a ciò avesse voluto alludere il Tassoni nel canto Vili, stanza XXV. della
sua Secchia rapita » dicendolo ,
Latino onor di raantuani versi ,
Per cui la donna sua Cipeda agguaglia;
Mantova hmo%% per li versi di Virgilio e Cipeda egualmente per quei del Fo'
tengo .'
(4*) Ferrando Gonzaga non fu fatto viceré di Sicilia dall' imperador Cario F.
se non nel ly^y. come si ha dalla Vita di lui tctìttiL d% Giuliano Goselini { pag.
f. S. edizione IL di Milano 1^7^. in 4.) e da Alfonso Ulloa{ ptg. 77. edìz. di
Veneria xf^j* in 4.). Il poema iacro del Folengo fu stampato ììtf tf|f« Non
può aunque sussistere che il Folengo Io scrivesse e lo pubblicasse in Sicilia an<
datori col viceré Gonzaga , due anni avanti che il Gonzaga fosse a quel governo
promosso. In tutto auesto poema il Folengo non fa parola né di Sicilia , né del
Gonzaga a istanza del quale egli compose bensì Panno 1^41. nel monistero di S.
Martino di Palermo un altro poema sacro intitolato la Palermita ovvero la Fin»
M, diviso in II. libri e in XLVIII. canti e tessuto alla maniera di Dante In ter-
sa rima, del quale fa m%azione il canonico Autonino Mongitori.A cui si sa pa-
rimente , che il Folengo , per fiir cosa grata al Gonzaga , scrivesse in versi tre
tragedie sacre , la Cecilia , la Cristina e la Caterina ; ma né queste , né quello
mscirono mai alle stampe .
co
{b*) A dar giustamente il titolo di q sesto poema buffonesco insieme e satiri,
convenia dire non già V Orlandino Pitocco di Limemo , tmVOrlamiimo di
Buccaropiche, dove Merlino tratte in dialogo delle tre età (m^). Il libfo
fa stampato in Venezia da Gio. Antonio Niccolini da Sabbio nel 15^7.
in 8., e chiamossi Tripemno alla mantovana, cioò Tre per uno, portando
in principio tre folaghe, arme di casa Folenga, con queste lettere frappo-
ste M. L. T. F. che voglion dire Merlino, Limemo, Teofilo, Folengo e
Limerno Pitocco , del qasle a^iuato piacque a loi di valersi, perchè conerà i saoi
malevoli ^i dà bastonate da cieco • .
V Orlandino k distinto in Vili, cìnti , detti dall' autore Capìtoli. Non attese il
Folengo che il suo Orlandino fesse pubblicato sei anni dopo la sua motte , co-
me sarebbe seguito , se la prima editioae dì esso fosse quella del iff®* Assai pri-
ma ne corsero almeno cinque e forse ce ne sarà qualche altra .
* Orlandino per Limerno Pitocco da Mantova composto • In Vinegia per Gfs-
vAnni Antonio (Niccolini ) e fratelli da Sabbio 1516. in 8.
* £ iti per Gregorio dt* Gregorj ifi.6. in 8.
* E in Arimino per Jeronimo Soncino ts^l* in 8.
* £ di nuovo io Vinegia per Melchiorre Sessa 1530. in 8.
* £ ivi per Marchiò Sessa 1539* ^^ '*
L'edizione dì Rimino e castrata, poiché vi mancano alcune stanze in fine del
capitolo VII. e quasi tutto il capitolo Vili, cioè tutto il racconto che h il poeta
di quei finto Akate Grifarosto dato più alla crapula che al bre?iario . Dai seguenti
Tersi impressi in fronte alla prima, edizione dcìVOrlandino si ricata, che questo
poema non gli costò più che tre mesi di studio , benché nel Caos a soli due li
ristringa.
Memsìbus istud opus trihus indignatio fecit :
Da medium capiti : notior author érit .
Orlandum cammus parvam : parvum mnde votumen :
Si quid turpe tonat pagina • ^ir^r ptroha est •
Limerno è^ anagramma di Merlino : e quindi si Tiene a capire quel da medium,
capiti f poiché dal nome di Limerno trasportando nel primo luogo la sillaba di
mezzo , se ne forma il nome di Merlino » sotto il quale il buon monaco erasi
già segnalato con la sua Maccaronica . Neil' ultimo dei suddetti tersi egli pre-
tende di scolparsi di certi troppo licenziosi racconti sparsi n di' Orlandino: ma
per eiustificarsi da certi sentimenti, che puzzano di luteranismo, gli contenne
stendere un' apologia , che in fine del libro sta impressa .
(4*) Questo intricatissimo e tenebroso Caos rimane STiluppato e rischiarato
di molto , qualora abbiasi aTtertenza atanti di porTÌ piede , ai tre diversi argo-
menti, che vi sono premessi e al primo in particolare, che isterico e narra-
rito può dirsi . Il Caos adunque , in rrr selve ditiso , la tita del Folengo in tre
ditersi stati dell' età sua allegoricamente contiene . Nella prima selva egli parla
della sua puerizia e della sua adolescenza sino all' anno decimosesto dell' età
sua é Nella seconda espone come di sedici anni atendo ritrotati molti pasto*
ri t per li ouali intende monaci benedettini , con 1' abito cangiò tita . cioè te»
sti l'abito^ loro, e abbracciò il loro istituto: il che seguì in santa Eufemìa di
Brescia ai XXIV. di Giugno ifot* {Marian* Armellinus in Bibliothi lenedicti»
nomcassinensi litera T. pag* x8;. Assisti 173 1. in fogl.) e però la sua nasciu
tenne ad essere nel 1493. Siegue poi a narrare» che lasciatosi trasportare da una
donna in apparenza bellissima, per cai significa la voluttà, che sopra un cavallo
sfrenato gli scappava innanzi , quesu trattar lo fece dal diritto sentiero e per*
dersi in an intric|ttssiroo labirinto , donde trotar non seppe l'uKita» se non se
nel suo trentesimo anno , dopo avergli dato in quel Inngo corso di odo e di
tita comodo ed agio a comporre il Merlino , l' Orlandino e Taltre sue fovoie
e baje . Ma nella terza selva i^x tratta del suo ravvedimento e del suo ritorno
$a6
cbe rtligpiM a •essere IV«j9<r une. In principio elei poeoui éàìVUmuuuià
di Cristo, de Uà coasposto tu emenda dell^ercor giovamle, egli dcpii
buon religioso oo'.e0guenei tovsì il teaspo vanaaMste Impiegato («*)«
Vjtnk è, €he im dohr gmpe &gnor mi ^ice
V^niQ dal petto, e pioggia fu0r degli occki
Di aver seguito invan foibdatrice
Mia voglia, e quettaplàd'aletmi seioocki •
Scrissi già sotto nome, onde Pìdirìce
Fiamtm dal Gel pt^ 40mpr€ m me trahcchi^
N'Qme di kggfresu^t or me ne spoglio,
E fml, càeÉUoma éomardi Dio, rit^gUù.
Le poesie, le quali Teofilm qui eeenplarmeate ritrettay si ehiaia^o smac»
caroniche , o maccheremehe per la pasta ^ roNa della loeusiooe -borio*
sca e barbara, nella quale sono a bello studio compostOi 'dicendosi mac"
caroni in Lombardia, egnoccfu in Roma quel cibo 4i pasi^ lessata^ obe
é condito di cascio e butiro. Queste opere del Folengo fiuoxio stonspate
U prilla voJUa da Alcstémdro Paganino in Tusculaao terra presao il la-
go Bmaeo, altiMseote di Qafdm, territorio e diocesi di Bfoeetm, dona il
^ag^no avea trasferita da Vefiemia la sua stamperìa di caratteri corsiri
oiioi proprj e di struttura e disegno particolare, come dal coofronto ai f^
«onosce In tutti i libri latini e volgari da lui stampati é particolanncn*
te dalle edizioni del Corbaccio del Boccaccio e degli Aiolani del Béntn
lo fatte dal Paganino ìq Vonwia negli anni i5;i5« e i$i6. in forma di
nxiY. prima di passare in Twmilano L^ogo lAsigne ancÀe per le fabbri-
che di bella carta a cagiOM doUa bootà 4eU'iM9qaa» doTC egli nel i5a6.
otampò lo Metamorfosi d'Ovidio ìa 4* » comentate da Rt^meUo Regio, cos
alenai vecai isel frontispio composti da un nostro Friulano JotOf^ Jf «*•
eeo. Il titolo di tutta Topera del Folengo si è questo: Kfpas Merlini Co*
caiipotta^ Mantuani Macaronicorum. Tuscalani ad lacum B^naeer^em
per 4U^^^rum Paganinum iSai- in duodecimo {h*). Nel fina yi è una
lettera volgare di Merlino ( 0 sia Folengo ) ailo staippator Ps^amno, col
aHs siOfiMi ^S deir ovsiigfUo priaMiaMMte a fati diotostrata « facendo • elio Ga-
sa Cf ilio jsicdcpiiae gli appsr«sca e '1 addcisai e gli conceda col iinsifeso di
Mtto il 0»aaio i'arsrs aacas staosa ad Pemdito temstre. con reobllgo paté
da nfi% WiW^ igàfi AbU' albero dsUs amaas dsl bene e del culo, ma Imasì
4i passerai e di màtim dal isgao ritale • cioè di ooa dsparciisi dal acro e-
vaagf iif p h' Ariele ▼ian «tnsuf stP dì aiscr oetsp ia sraoia eeo l' a^er meaao
HO albero ptr ^ sl^o (Cenno XLJtl») t fàteodo^ che ed Adano fosae vi^ta-
I» V slbtrt dsUs ▼ila io laege dì qofUo della scie naa dal bcoe , e del male .
U*) Farslf prtcisr con l' aasoiapagaaaisaio dei farai tratte dal Déntsmemdi
oal loPge (iwo^ Gy% fi SCfeeo^» #ae il psotito F^Unge area deplorato aeJJa
Mwa seUs ds) Cs^f gli sani pinapfosc psfdati •
r^*) l'i P'i^aa f4>ica » tW il Pegeem «(soifè qaafta opera oMccarooiche , ma
noe iute» . sene bsoiifiiae sr r leifl il A^u^ «mì • ia io Vet^e soeto il do^c Li««
eefde ierfiene feUni JseaenM» Q» XFll^in l.: a qasfta adiaieae nuli* a^
no abèra^cis , «I 000 1' «slogba a i prfini XV IL libri id poceu di Belio, lad.
do>»e Te^rsolirrsgliabfìsoaipomaisott MeceareeieiathiL^JP^Y.M^iìPegamino
eoa t€ il aolOf fSs fistsiapaiSf il fieldo essi oiafUaco araati Vàaoa i^at La
m
ta^
fMTc fi 4CVM cK non pofér ÉiaMtMergli' k pcr4U data di mandìfgli il tti*
éoéìfSB ofìgfÌDàle de) libi • da tè t itèttMt^ è attrlbuìMler m n éM$o il no^à
me di $fU9 im •vetgHdlo'fMnMio» tfititftfid#ii di còtar lioit sn« , ite dm?
$m9ÌÈ9ifetioii.SiémÌ9 éi esMrritifo itt«atttoriB luciàm dap^nn »v
•cit TopeM^dalW ouOii « diM, oh» tfttMhder H lilir# f» DnéiAiiijato dol Firn
gèmino e^ «roiraTaai di è(A^ o 4ft «Mio tf^i»<r é^ ^Mno» hr ovi fi» alUrai
c[aando pei tua dÌMnrazift ri compose; onde, sentito questo, non potè nonf
Attrfittajéénc éHé Wtt pic^iitìit di ìàMtàe . Che péxif éfyeàtbf l'ò^éf fr 0k
ttampalaf pei^ pei mrinot male <^ tirormarta, spérahclo', cito it finfò no-*-
me di Merìinof la dfoevessé oocuìtaie^ ma oIm noa^* ricordevole alloca del
detto dello SpiiìM Skmt^g nihU Mcubumy^èfnim&h rn^étahituf^ Vedutosi ih-*
imlmenter scoporfr^ e^ neg» sA Pagofùmp rAdemfMiento delia j^omeoa:'
m^ A ({Mie riipoiido ^ Aott àMtìMk le stltf è«6nè# , pèi^ tiUtf ifM di' céff
litamaCB da gtiStt sftetrtV. €!B)èr eMoF n^értffi n(Nft h« da fediei^ité sihlniò, a^-
Vendo compdltt^ B libro ht tempo', che liJftcrainénfe potéa éÒAf òtto, ^*
pur oift allor» Bon gli converreÉ^^ benché aleiuii' sospettino aterlc tot
iegusnCer ediaieae Ìm mt tedott pftmm il padre D. Pil^0 MmU Jle#fla#
detto e cortese religiose dell' erdi ne de* Servi di MmriM^ mi dà t credere « clié
pia d'ima ne ioHeptoeotm' e in pie Indg&i : M*fiM Cacai ^iu Mamimm Mf^
€€fonÌ€€t Ukri XV IL pBst rnnnes imprrssHméi i Mfae Unorum 9n€éikd9 4 eevtjw
sim9 fécogniù » amnièttifm mwndis etqfài^ti « V'itniiis per Csténm ArrfvMèenum
VéUitam ifao» die éeeimo mentir /aMmani iit t. • ^1 tkdlo delle; sdceeda pia cob'
piena edisiofie riporsato da MisÉiìg. si de?e sggiagiiere Alpe k pareb». M«-
€^fuUùrmm r <|aoio ehe sieg^e « wtam ( òpus ) hi prisiinam f9fmam pit mt Ssagt-
strmm Acqumnmm Lmà^iéum optimr teàmtum . Zénifneìlm . Phdnnai» de ftifts aitf*
gmammi t$ pméénàèsiMi Baldi è M9$tkMta fèctius iièef. Lièellmi w^pNiUanm t et'
épigfétmmatmm • U detto maestro deputHw Ledala diirt non fi» fermi te noa le"
ecesso FéUnamr eke Tsiiipllò, e le rifide. Ì4^ seconda edìtioike dil PsgmfiiMb
asigiiore delie pteccdenti fti Taatio dopo ebto lo ttcttd titolo' rkietstt: Mi^^-
dioiMMi per Magitirmm AtgBSiinMtk de Vivèmetcàta ai iitirtferftfst èómià prè^
shyofé iVim/es «erfea^/e AT CCeCC. XXI L die XXUi. men$is AufmH iintt.
La migli ore però e le j>iè rtre^ laa là ného eoimsciata edtaioae di aceste rmic^'
empùmau fetta pia ansi dtjpo h già descìicte , iii è la sefaente , che efl pretto il
i» dottoi Gianttantómé Vérdmni sacerdote d' ottiSDiD gatto* liti fiore d«H età wi¥
a me e alle beone lettere da tterbe morte rapito: Macéreideùmm pet^mm • J^àl*-
dir. ZakitmèilU^ Mqschm^^ Mpig9ièmmmét\% In fi^e CìpndA apàd màffittMm A^
iquarìum LòdéUm , hi doodedmo WMmAg^ 4 Del tempo 1 e del Ifté^ delie ftam*r
fé dirà g^ àasso. Nel frtneispiaiè som» 4|amli ouattlo tersi:
Tarn sièi éi»simiM$ , mmfwe atef kak^ur «» Uté-
MirUm f mi j^num mteiét MMtér epar •
Cmms»- rvnmMMtt fimti etr a/i mti » st^fftiass
Ifa io ma'atem edineiie fikte in V\mi%ià per tfieeimili fW#fi^rmA tri» in léiv
i ^oettro soddéiti ^eiei stsi|nd dinrennenleà stsenpetl !
IWsi mM dimmiih fàm fèaMè et «fMit* nt Wkd
^ Pffsmnt 4fmi oftitdrìm meslSf rf «tur mMÉv
Cmm HtMHtmiì fi/M €$t ^hiki MkhNM^
Jwàieké & ee/Mf «aipjf r fìHk 4ké .
Mpiglid om l'fiitéitottsdescdeioiie détti sttreipii latta €ipkdh\ Off il disotto t%.
diti u basto Imreato céo pacete paNU s Mlltbi è9Qi t, nnedi ii« leitw%
\
3a8 *^
fatto da Monaco e in qael medetimo stato» in em si era meato (a*). Ckt
ad esso Paganino fa dato segretamente a stampare da ehi !'&▼•& riaecato
in pia cose; e che il Duca Federigo di Mantova gliene aTea somministra^
to un testo non così risecato né cosi pieno, come quello, che il Folengo
ayea bruciato. Che se poi s'era pubblicato, ne incolpasse tutti quelli . i
quali astrinsero il Paganino a darlo fnora. Aggiunge di mandargli la let-
Tolgare col nome di Francesco F$Ungo dalla quale ti tìeos a •a|>ere che 1* aatore
perioaso dal coasiglio di più perione e spinto da sae particolari considerazioai
si mise a riTcdere e a riformare le sue», maccaroaiche e posponendo un'altra più
M lodata saa opera già incominciata tt {t questa era forse il suo poema sacro della
Umanità di Cristo ) si diede a soddisfaiione altroì e con sao cordoglio «« inrorao a
qaesto da sé odiato Tolame n • Rifece egli pertanto la Métcc^romcés in maoicra »
che ella di tenne quasi tutt* altra da quella di prima e certo snciie nigjliorc , per-
chè meno mordace e più depurata da certe cose cht prima andavano a ferire J'aU
trui riputazione e per questo appunto io credo che in progresso, si attenesse it
mondo all'edizione del ifit. replicata dappoi !n tante altre impressioni, talckè
dell'altra,, benché più limata, più gioconda e meno rincresceToIe della prima „
e £itta in oltre come qui si asserisce „ per far mentire coloro che dicono lo au-
tore af^er detratto agli altrui onori „ non si fece gran caso. L'anno, il luogo e
io stampatore di questa rarissima edizione noa tì si trovano espressi : ma dal fi-
nimento della lettera di Francisco FoUngo si raccoglie « che ella fia fatta nel
tf|o. in Venei^ia^ donde essendosi partito l'autore alia volta di Ancomm per dar-
si a studj migliori e più proficui lasciò l'opera in mano di lui acciocché la fiiccs.
se uscire alla luce » quando più comodo a lui pareaae: „ e più comodo, dtcé qui
„ V editore , mi apparve quello che fiisse in nullo o poco danno di ctoioTo, i quali
M già moit' anni stamparono la prima per consiglio e spesa del magnifico maestro
„ Aquario Lodola ,p\ le quali parole ben considerate m'inducono a dire che lo
stampatore di tale edizione fòsse lo stesso Paganino , che diede al pubblico tutte
le prime Maccaroniche di Merlino . L'edizione per altro non essendo assistita
dall'aatote allora lontano non è molto corretu.il che ai manifesta dalla langa
errata posts nel fine. Termina il libro eoa un'altra lettera di Niccolò Costanti f
il quale esagera la grave perdita, che il mondo avrebbe fatta, se fosse andata a
male quest'opera e si avanza persino a dire , che ciò era forse „ maggior danno ,
che se anticamente si fosse perduto Virgilio e ne' nostri tempi Dante e *1 Pè-
irarca,.. Rimaagasi però egli solo in cotesto suo sentimento e basti al Folengo
l'esser giustamente commendato da Papirio Massone ( De Episc0pis Urbis pag.
|8|.) con questo brievc elogio, Festivissimms Poetamm.
„ Dove ( in Tntculano ) egli ( Alessandro Paganino) nel i f i6. stampò le Me-
,• tamorfosi d'Ovidio in 4. comentate da Raffaello Regio ec.
£ nel ift7- stampò anche in Tnsculano i Fasti d'0'¥Ìdio in 4* cementati da
Antonio Costanzo fanese e da Paolo Mar$o piscinate e altri libri in appresso •
(a*) Coloro che sospetteranno , che il Folengo abbia composto il suo Baldo da
Monaco t punto non s'inganneranno ; e chi altrimenti credesse » come pare che 'I
creda e '1 voglia hx credere il nostro zelante Prelato, al di grosso s'ingannerebbe.
jSe ne ha in contrario una prova evidente dal tempo della sua naKita e da qneH
lo del suo ingresso nella Religione. Egli nacque il di vi 11. di Novembre su le
ere dodici della notte , attestandolo egli stesso nel suo Triperuno pag. 4* Quivi
non ne specifica l'anno, ma egli dopo aver fiitti i suoi studi in Bologna sotto la
dÌKÌplina del Pomponaccio in età d'anni sedici vesti l'abito benedettino , e la sua
vestizione essendosi fatta il di xziv. di Giugno nel 1^09. ne siegue che 1* anno
della sua nascita fii il 14^5. Stabilito <|uesto cronologico fondamento , come mai
^à credibile, che egli in età cotanto immatura e avanti di ess^ monaco le soe
3^9
tera scrittagli dal Duca e ciò in discólpa degli errori di stampa scor-
si per entro a cagione di non aver mai potuto nello spazio di un anno a-
Terne ^tra copia emendata e limata. Morì il Folengo tra suoi monaci di
s. Gìumna nel priorato di Campese presso Bassano territorio di Padova
ai IX. di Dicembre dell'anno i544* onoratovi nella chiesa di santa Cixh
ce con epitafj in più lingue registrati da Arnoldo Vìone {a*). ( Lignum
vitae tomo I.pag. ^6\. ). Un altro, composto dopo da Lorenzo Pignorià
pel P. Angelo Grillo y si legge nella sua Misceli. é£ Elogj con questo
distico in fine:
Graecia quid Latio vix unum obtendis Homerum?
Una duos numerai Mantua Moeonidas (b*) .
Un atto memorabile, simile a questo di Merlino^ si è veduto nel padre
Giovanni Arduino {pag, 88. ) , le cui Opere col titolo ài scelte essendosi
stampate in Amsterdam da Giovanni Lodovico de Lorme nel 1709. in un
corpo in foglio, ritoccato e accresciuto di parecchie cose non più stam-
pate, con la prefazione scritta ai xi 11. di Dicembre del 1708. e con sei
pagine a colonnette di giunte e mutazioni nel fine , si vide fuora una ri-
trattazione in data di Parigi ai xxvi i. Dicembre 1708. che le condanna
come perniciose e piene di cose ree (già per altro schernite e confutate
in gran parte da persone intendenti) con la sottoscrizione de* suoi super
liori e di lui stesso inserita poi nelle Memorie Trevolziane e an^he
xiella Biblioteca scelta di Giovanni Clerc tomo xvi 11 . pag • a56 .
Maccaroniche compoaefse? Non si dorrà più tosto a lui medesimo preitar
fede , il qaale nel primo argomento della seconda selvj, del tao Triperuno , più
sopra allegato , confèssa apeitamente che si fece monaco d'anni sedici e che dap.
pcM trariatosi da quel santo istituto, stando per molto tempo in quella tal foggia
di vivere ed essendo,, già fuora del sentiero diritto, compose il, poema di Mer^
•» lino,, con tutte le altre favole e sogni amorosi , i cmali nelja secgnda selva si
„ leggono i,? Sia poi o non sia vero che il poema di Balio non ancora condotto
f fioimeato gli fesse stato contra la sua intenzione e con suo dispetto e dolore
carpito di mano e dato a stampare al Paganino il che non seguì, se non otto
anni dopo il suo monacato , cioè nel ip7. certo è però che egli dopo Quel tempo
non levò la mano dall'opera e che ne andò continuando il lavoro, sinché cedette alle i-
stanze del Paganino^ il quale ristampò l'opera nel i y ti. assai più limata e notabilmente
accresciuta. Oltre di ciò pare a me che il Folengo anche dopo il ijix* non solo
non perdesse affatto l' amore a que' suoi componimenti buffoneschi e fosse penti*
to di aver dati fìiora que'saoi sogni emacile wnt fésvole , che anzi nel ifi?* volle
divalgare il sao Orlandino ^ opera asui peggiore e più scandalosa del Balio sr
poi già ritornato al sao pazzamente abbandonato istituto monastico rinnovò al-
le stampe nel in<>* ^^ ^^^ Maccaroniche con quella riferma e con quelle giunte,
delle quali addietro ho ragionate abbastanza.
('i*) Mori il Folengo nel detto tempo in età d'anni LI. mese I. e giorno L
Il priorato di 5. Croce di Campese » detto anticamente de Campo Syon , dipende
dalla Baita di S. Benedetto di Polirone , al cui abate fe conceduto esso priorato
con totte le sue ragioni e pertinenze da papa Innac€m\ip //. e questa concessxo*
ne fìi confermata daH* imperador Lùuario IIL nel 1113. e poi da altri pontefici
\ Ballar. Cassinense som* IL )
(^*) Più felicemente si sarebbe Moasianore qui espresso , se detto avesse , che
il Pignorià compose il suddetto distico in commeodazioAe del Folengo a istanza
Tom. I. 44
33o
Le Vergini prudenti eli D. Benedetto deirUva (mo*
uaco) Gasìnese, cioè il martirio di S. Agata, di S« Lu-
cia, dì S. Agnesa, di S. Giustina, di S, Caterina, il PeQ«
sìer della morte, e il Doroteo. In Firenze per Barto^
ìommeo Sermartelli 1587. in 4* (d)- L. i^i
Il Montoliveto di Torquato Tasso. In Ferrara pressò
il Baldini i6o5. in 4* (b). 9,
- - Le Lagrime di Maria. In Roma per Gi or gi(y Ferrari
1593. in 4* ^*
• E con quelle di Gesù Cristo. In Ferrara per Sene--
detto Mummarelli iSgS. in 4 (e) (***)• 6*
• - Le sette Giornate del mondo creato (in yerto sci«
olto). In Viterbo per Girolamo Discepolo 1607. in8. (d}. 4*
4el p. Angelo Grillo t il Qaale essendo ilfort, cioè nel i^o^. Abate «fi Poliroof
t arendo osserrato , tbe le memorie Kpotcrali del Folengo erano attni gatate e
Jnaat cancellate dal tempo , ordinò che tosterò riparate e ti fece aggiagaerc dal
^ifnoria un noreUo elogio col aaddctto distico in fine •
(tf) L' edlalone che tengo e quante ne ho omì redate di qt^tti aacri poonaet*
ti in ottava rima sono marcate dell'anno lySi. {^).
{h) A questa poem'^tto che è mancante nei fine {**) , ranno annessi ana can-
tone e an Sonetto del Tasso di argomento sacro e an dialogo àf^ padre Mitfu*
Ungelo Sonaverti fcrrarele monaco olitctano intorno all'origine di qaella coti*
gregazione .
^) * E anche con nn aoneito di Angelo Ingegneri tìti Vene\td appretto Oior^
già Angelieri\^$i» In 4«
* E nella raccoft^i di Làgrime SpiritUdU di più poeti illastri fatta e stampata de
Cornino Téntura^ In Betzàmè 15^5* in S. grande.
(i) I primi die libri di questo poema uscirono separati dagli altri e forooo
pubblicati da fahìo Pdtri\)^ che li dedicò a Gregorio B ari arigo ^titiXvk^mo t^ne-
xiaoo ; e con la edizione di etti fatta in Vene\id per Giamkdrista Ci9tri nel
' (^] ti Battoli di Ttéggio ritUmpò 4lti;es\ in 4. Le ìTerglni Prudenti di qo^ifo «flmatis-
%W0 atitoire ti»l t6l/6. , é^e h» Irtto nel libn» stHto, » non mèi r6dS. , eotire-etw^Wsce ti
i*>} fi^t Aoti oUT«p«tfftilpf|i»»ltlH^ 09ntt»e»ttt f««. •ttaT«.UT«##e>^acki «Mtp^rA-
%» %iUtei 4elU ••lttt«aiocomiii0iò ^ett' Optra ad iitanza d«' monaci di Iffontt OlÌTeto» che
Ì9 aYfiyai»Q raccolto d«po tip'inlfrniità ai ì%. anni, atizi dono mette infermità. Di questo
frammento pieno di grandi, é nobili éoncetti fa editore U pa<1re Bonu^erti, che ehia-«
mollo nuova gemma del Tatfo^ e il préci»o titolo del H>>ro ti ^ „ II MontoUvarto ^1
•i§. Torquato Tasso ntM>Tamentt posto in luco, eoa arginata d'un dialogo che tratta Vi^
•«oria dell'iiteito poema », {SermUi yk%% del Tatto tf m. ». pag. i^) .
C^'^l Alle lagrime di If aria «aaouniSe^uoUa alt reyì àiG^sùCristq *i oelU cdiiioae do^
Ferrari^ che in quella del Màmmarelli e> nell'altì-a rip«M:t£ta dal Zfno^ cài a^slognor
SI piii qnella fatta dal fifisdYago éìLutta t»el t^). in 4.> l*iittf«<ff BofognayvtritfoHm
Benàeci in t%, ^Mte'anifo» éftè p«t4 » foreo lo»tÌN«» dolle aateoede«ifi. AÌU Ugrioiodl Mn^
rtmfér— ooaaaiono aa&stiiptiidt itoma^te dt moftì^ i>0nfia dipinta da Ak^^rH Bnrer^^j^
la cpale parerà, che arosse gli occhi pregni realmente di pianto e di Terela^ime tiffM »i
It guanqt» a la ^aalci pon moUa riverenfa serbavAsi n^la propria camera daicardinal'
Cintio, A questa nt»i dorettero la origin loro le altra diÒesilL Criito. (ferAtrÌ>hh^l jtaf«
fl»t«)to.s. ^. ^, ^
12.1
L'Àngeleida di Erascna di VAlrasi^iie. In, FtBtàa per
Oiambatista Somasco i $90^ in à.{i) (a). (j; ' «^.
- * Lo Lagrime di Maria Maddalena* 3tanao insieme
con quelle di Poeti illustri . In Bergamo per Comin
Ventura i5^i. in 8. grande, (h). 6.
(i) Sezione ài ManzojkOy auto^rr del poemit dfl DandoÌQ di 9ote
illustrato da Niccolò Ciancino , « della Favola itiatiiia ée&* Aci, Ytaxn^ò
tepra VAmgelHda un diico^M in t^enezìa fteèsù Jacépe Aht»Ue tomaèoo
nel 1595. in 4- e il Valicatone stesso nomina due altri Discorsi intorno
alla aua Angeitìde f uno di Giovamai Ralli • e l' altro di Ottavio H enini ,
tutti nostri friulani.
1(00» la ff « paè soppllirc ia più loogbi qatla di Fiwh die fa fateccmia p
at^iftits da Angelo Ingenen (*)« il qatle nella lettera e Gi4mianst0 rìstfirJlM
nipote del papa attesta di a?er nlnatamente descritta la ^its del Tasso e prò*,
mette di roler pubblicarla nella ristampa , che meditara di questo sacro poema .
Marcantonio Sonciario , cieco che ride molte » nella saa Risposta a Giamhatista
Sacco pag. 148. parlando di esso poemf giudicò che ^ al subii aie stile delle dac
f^ prime giornate jual corrispooda Ja basseaaa ed umiltà delle seguenti; e pero ce-
«, nera per fermo» benché alenai dotti gli oantraddiccssero, che quelle oue «ole
M caatò il Tasso col fa? or delle muse e 9qvì degne di lui», e che le fiere « non
„ si avanzano gran &tto sopra T ordinarie che poco prima o poco dopo si
», son Tcdute ., eccettuando però la Divina Settimana di Guglielmo dì Salusto sig.
di Bertas^W quale, secondo esso Bonciario « nel tutto ed à tutti apparisce superiore,,.
Sopra le sette Giornate del Tasso fece alcuni discorsi il Pifnoria ( Leti, d* nomini
illustri. VeHe\. Baglioni 1744. 8. p. 41* ) » i quali però egli non folle perasetter
laai » che fossero diirulgàti •
(a) Di questo poerna fatrd^ «te II desorne ^In «lire eand in ottrra rima la htt»>
taj|lia degli Angeli centra Lucifero e- i suei seguaci » Gefv/#a dì farcela, é^pvt^
francese delia BibHotiMf àt K<mmii\i (tosa* U. pag. i^o. Amneri, 17^4. in 14.),
ha arata opinione ebe 11 medesinra eoneenesse e avesse per argonieiitn H ftroià
romanzesca di Angelica introdotta nei loco <Mtfadi dal BojaHo e ^s\V Afiosto^
perciò registrollo nel catalogo dei romanii di cavalleria appaneneatl ai tempi di
Carlo Magno e de' suoi Paladini. Ecco il pregiudisio che recano i cataloghi a
chi di essi fi fida • sen«a a^er veduti e coofidmti i libri medoNml : di d/tt noti
vi mancherebbe tnàteria per un laago rtglonamenco , non elle per' una tontpffi-
ce annotazione*
{b) * E prima in li^o ^ «è , In Werraia per ^ittotio BiUiini t|t€. in ti.' '
^ £ anche in Fenena appresso Domenici a Giam$àtista Guerra t^ai. fa la;
L'abate NietoU degli Oidi In una lettera a Cammitlo Peilegéno < Opere del
Tasso toro. V. pag* 593. deirediz. di Fiorenza) Krittada Palermo li izit. Mag-
gio I st7» dice , che queste stanze del Valvasone gli parevano nell* tlofiuiiome
miracolose e che giudicata ae avrebbe anche rinveozioae non indegna di hii , qaasu
do non l'avesse in bnona parte cubata alia Crisioida del Vida •
parte
<^ Aiieh* i do* frìmì libri d«l Mondù Ormato inpr«MÌ f«lOiof(<<[a&«t«Bf«« ■• «fai*
p«iit«A «éiiore Fabio Patrimf, ci la p«r altra eW« «««ir^iM 4M« nani àHì^tngegnèH»
Egli tniM* «opi* di ^motto p»#ma trovaadon al «trvigio 4«i •arginai Cif»K# jlMoitf#faSI»
»• presM di cui tramo tvttt gli acritti dal Tmsso • lo avrabòa noi i(oo. pmbblveata t«tto
intero, te il porporato «uddatto, o porcbè foMo goloto €i potfodoro oglt 9ol» «voi proftioso
toioroy o porcile dotidorAMO^ obo man ti dtoio «ila luoof sa utm dopo d'avmo latto boa
^ E aggiùnte da Giulio Gaastarini a quelle del Tan-
8Ìllo.(nou perfezionate) con un Capìtolo del Padre An-
gelo Grillo al Crocifìsso. In Genova per Girolamo Bar-
ioli 1587. inS. L. 6.
.V Le Lagrime di San Pietro di Luigi Tansillo (perfe-
zionate) la sua Canzone a Paolo IV. con gli argomenti^
e ie allegorie di Lucrezia Marinelli, e un discòrso di
Tommaso Costò. In Venezia per Barezzo Barezzi i6o6.
in 4- (i) (*). IO.
Il Quadriregio o Poema de'quattro regni di Federigo
Prezzi, deir Ordine de' Predicatori, e Vescovo di Foli-
gno> con annotazioni (di diversi). In Foligno per Pom^
peo Campana 17^5. tomi II. in ^ (2) (b). 18.
r •
(i) Il Tansillo da buon cristiano condanna e ritratta in qaeate poesie
la liberti de' suoi componimenti giovanili proibiti ixtXY IruUce promul-
gato per ordine del tommo pontefice Paolo IV. al quale il Tansillo
-avendone chiesto in tal guisa pnU>lico perdono , fu poi levato il suo no-
me dàìV Indice (a*) : la qnal cosa dovrebbe servir di confusione a chi
per vi}e interesse dolosamente ristampa gli scritti scandalosi e dannati ,
che disonorarono gli autori , i quali di ciò ravveduti, ne fecero emenda.
(2) Il Corbinelli lo dà per non indegno tPir dietro a Dante; ma Io ^e-
(«*) Tutte qaeite e altre particolarità che rigaàrdanp il Tansilh e questo sao
poema » ti leggono nel tomo XI. del Giornale ót'Letteren £ lulia ( articolo IV.
P*S* i3)« e 14S./. Se oe 6ccia da chi noi. crede il rÌKontro
\¥) Oltre alle annotaxioni di difersi » cioè del padre Angelo Guglitlsho Arti*
pani , di Giustiniano Pagiiarini e di Giamhatista Boccolini « aoggetti totti di me-
rito • sta in fine del tomo IL la Disurtaiiom apologetica del padre don Pietro
Canneti abate camaldolese intorno allo stesso poema e al tuo vero autore « della
^«ale» benché mentoTata nel frontispizio del libro» non so per qual ragione non
siasi curato il Fontanini di hr qui motto. Può eisere che egli quantunque in
essa più volte da quél dignittimo reliutoso » suo amico » per molti titoli e massi,
mamente per la cospicua Biblioteca oa lui raccolu e (ondata a pubblica conia»
dita nell' inaigae monastero di Clawe in Ravenna » tanto benemento delle lette-
re , sia stato altamente lodato , pli abbia fatto rossore il vedere che in quella Dis-
serta^ione si mettesse dì nuovo in visu Io sbaglio in cui dopo Oviilio Montalka-
rivedor» e coTVg^tre, adoperato non li fotte pretto <jutl montì^noriVanzìo<liKeit«sfa,
«fftiichè gli Tietaiie <li protegnirne la ttampa. Gettato poi il potere d^ìV Mlétohrandimm
p«r Ja morte di Clemente VIÌJ. i»io sic materne, rietci tXVIngegmeri colla prot«*i«n« di
«onticnor Gio. Bmttistn Vittorio, nipote ner parte di eorella di Pmolo V. allora regaan-
te, di farlo ttampare a Viterbo; m benchi il cardinal Cintio facette t\ che ne fottero ae-
fuettrate tutte le eopie in mane dello ttampatore, pare fattatene poco dope una rittam-
ja in Venoxia da Bernardo Giunti, e Gio. Batista Ciotti fu foraa permettere» che alla
fine f toiite liberamente alla Ince qaeato poema, il quale quantunque non fotte a lui da->
ta dall'autor tuo l'ultima perfeaione, è nnlladimanoo uno de' più tublimi e leggiadri ,
fibe abbiamo nella noitra lingna. (Sorasti vit. del Tasso tem. a. pag. a58. e XI.V11. >
( ) ^'^ quatta ediaione il poema è aocretciuto quati di 400. ttaaae ( CataL Saiiceti ).
35S
Del Parto della Vergine del [Sannazaro libti III. tm^
dotti in versi Toscani da Giovanni Giolito de' Ferrari-
In Venezia presso i Gioliti 1 588. inj^. \i) (a). L. 8.
* ■ * ■•
roTU ne parla male nell' Orazione in morte del Bembo pag . .146 • (a*) . .
(i) Ci sono altri Poemi taori » come il Rosano di Capoleone Guelfucd^
lodato non solo dal Beni nel comento del Goffredo pag. 610 • ma da A*
ariano Politi neir ultima delle sue Lettere e dal padre Matteo Ferchie
da Veglia nelle Osservazioni al Goffredo. Il Giudicio estremo di Tolda
ni CMo Fonumni replicatamente era incorto, ti nt\Y Aminte difeso t cene nel
catalogo della Biblioteca del cardinale Imperiali t con arere spacciate per vero
autore del Quadriregio il bolognete Niccolò Maìpigi in luogo di attribuirlo al
Tetcof o Fre\\i : il che fu cagione che tratti dalPeteoipio di mi cadettero molti
altri nello ttetto errore • ma non eia i Giornalisti d' Italia , i quali tens' alcuna
etiunza rettitnirono al tckoto if Quadriregjio e il Malpigi ne tpottettarono .
Mootignor Settari che tanto ta e tanto Tede in materia di lingua è di parere
che ti abbia a leggere Quadriregno in luogo di Quadriregio e nelle note alle Let*
eere di Fra Guittone ^ag. 119. adduce la ragione della ttorpiatura del titolo di
quetto antico poema .
{a*) Tatto li male , che ne dice lo Speroni , sì riduce al comun tìzio di quelP
età nella quale ti tcrÌTCTa „ tenta regola di grammatica e tenza legge d' ortograia ; »»
e però gli mette a canto le cinquanta e le tettanta Novelle f il Serafino e il
Dittamundi. Le Speroni non potea dar giudicio del Quadriregio se non sopra
le Tecchie editio>ni» che ne furono fatte Tcrto il fine del tecolo XV. e '1 comia-
ciamento dell' altro • Teramente malconcie e tfigurate : ma te sTette aTuta sotto
l'occhio la presente di Foligno ^ in assai diTcrto- atpetto e «Tetti to rafitzonata
e ripulita» aTrebbe forte flautato tenttmento e ne aTrebbe diTcrtamtate giudi-^
cato e scrìtto.
{h) Giovétnni Giolito de* Fenari « citudino Teaesiano , figliuolo di Gabriele , r
nipote di quel Giovanni , che a cagion delle guerre partito da Trino^ e trasfori^
tosi in f^enei^ia. cQQ.tàcoltk e contaore, tì stabili la Simiglia e tì apdrse una
stamperia; dedicando nel 158^. la Tita di s.* Placido, descritu in' ottSTa rima,
da Don Felice Passero (*) monaco casinete t e a Don Fnlgen\io d^ Ferrari a-
bate di s. Sisto di Piacenza , ci £1 tapere, che dalla nobile e antica cata de* Fer»'
rari di Piacenza trutero co' Ferrari di Milano anche i tuoi maggiori 1' origine ;
e che uno di loro TÌTuto in Francia parecchi anni fu topranomatv /^tì » la qual
Toce fatta potcia iuliana diTcane Giolito: col qual nome ti chiamò in atTeaire
non afendo però giammai tralatciato il prììno e principaltuo de* Ferrari . Lo^Oto^
fico Gaspero Magati» ciato altroTe in quetto proposito da Monsignore (pag i8 4.)»
sog^iugne ^/i/. Universa Uh. VII. pag, loz)*^» che Gabriele per li molti meriti
SUOI è suto M £iTorito e abbracciato da molti prìncipi » i quali fino alla propria
^ cata di lui » come un ricetto di letterati , hanno abitato e couTertato ; e per
„ quetti meriti jaedetimi Carlo FI per ampliati me pririlegio dt^t» ,ìù Angusta
^ torto i dieci di Settembre 1^47* gli confermò di propria Tolontà' V aurica no-'
,» biltà tua; e Massimiliano (II.) pretente Imperatore glisl'ha sotéoscritto, per
,» tacer le grazie» e gKindaki STuri da più soaami pontefici» da moiri' re e ^
. . i • . ■ • ■-.
(*) Qa«tto d«ii Felice Pantero fa membro deU*aeoad«mìa A^Vlnnondnmei di Pmrmmi
fra' faalt cliiamotti il Rinchiuso, e oompoie anche aa poema .in Toni seiolri inritol^to
Kssamerene^ oeeero POpra de* iel giorni eh'egli dedicò a mootignor Alessandro Perete
ti cardinal Meatalte» e fa impretto in Nupofi nella stampa ( cotk Uff etl mèi iihro ) di
Gio. BmtiitaSoètite.ftT Scipione BoninoA%Q$. in $, ■••i '* . ;
334
C0StarUiiU^ •toapalo in Padova dal Fraoiboito uri 1648 . in 4 ^ «bbe pu-
re i suoi lodftUri (#*) •
M tltri foteouti » fcr jMin 4ir <iel gttfinimo ieiitt# >eaèmtt«, ciio t" ka privi.
M iegiato della cUcadimou „. Mancò Gabriele nel ifti. e (d soccerraco oellj^
ckiaaa 4i ìMOi Marea CM «pkaio a lai poico ( Pa^en Mwm^^àbilU Vstuést.
aogUa, 4»./?/#^a/ii , m U Ùi^vémpéMo aaoi figfiaoli . oa' quali crailo^ cke afCBca
cifliaiiaie tccio ii ii^oo.Ja schiatta ic'Gi^Uu, aaaeado pacò Giovétmni pcequxto
4i oialti anni al fratello.
(a^yLz migliore edìziane di qaeito iacro poema del Cùiunnnù ia ottava rifila
•i à ia terta m«a aimilisanu in Padaté da SctdJiiauo Sardi nel i4f t« io 4» U
^aale dal medeaimo amore • di cai ti si scorge il riwatto » fu riveduta e accrc-
aciuu . Angelica Acromo VemimigUa fece aAoouzioai t ikoh mai ataoipau: • allo
éu$i9 ^oema « col titolo di Oy esihì •
r
CAPO X.
Scrittori intorno al Poema deW Ariosto (^).
sJ§L S|>oaiz4one di Simoo Fornari da Reggio sopra l'Or-
liando Furioso di Lodovico Ariosto. InJrir^nxejperLb'-
renzo Torrentino 1 549* 1 55o. toAL vùL i . in^{h). li. 1 8.
(a) \é qaesio c^oe ae'doe segaenti maaaig. Aaiaacai ai è asaatmap anaÌ4U.
ligeate ia siferirt gli scrittori iatarno ai eoe ^'aa paami éill'iÉnaaat dal Faasa
e di Dante • Forse in questa parte egli pose più che ia alerà il 400 atadso, a
vUe dar mggio di Ijuaoto ifaUa huaaa celtica • qualtoliaa man, )fì teae da fvl.
ck% {Mftifolar lOt passàont pragiadicatà e offiiaeaea • jcg& i ideasi chiaro a va»
\9$H • IX Gra^imh^ni • che ^ui ^ii h aernto di fanona guida , amlk , o poco ao.
g^a di flifcìto. ille riSestioni di hii •
(b) Esse^dp la £iaiigHa Fptnari una ddle pauiaie df Gen^fhi , ci4 iia dato a
cfaden al Soprani {Scrittari lÀpm fog* xs7*) ^ zW'Oidouù (AthamoMm Ligmm*
cfm /• 499») e diatro Jaro al C^euimòoMi , che Simaa Fonuiri apoaiaore deU'
Ortanip fikÀQi^ d«U'4mj/a $Mae ganof eae » aenaa aTTcrtirc , che egli naf aito*
la daUa :sa4 apcra fi dice espresaamaate da JUggia • /Ma coaaa dae aooo ia città
di aal .p99ie^ -M^fgi^ ^ CaMHa ,. e iUggip di Lamkaìiim » aeoihrar pné aerano
a più d'oAO». ^k% 41 Tqppi^ a '1 Jfia^éami noa l'ahhiaao legìataatè fra «K #crit*
tori dcfla prima • nk il Guéttco , che però ebbe ragione di oaKiaerio , (ira qacUt
delia seconda . Ma P^egaU , metropoli della Cédahtm akeriore * £u ccitaoiectte ia
patria di i^i » il ^uale dedicando ia parte IL delia sua apostzioae a aMasig. ^Agfo^
^iaf J^/i|i|^4 arCiTtacoto di Picggi^ vi. dà cUiramente a coooaaeta asaer imi dì
qMllt:Jymc|dr e cala, «tolto priaia aver dato cnaìnetamento a qucsu ina «pe.>
>A^|^f:.l'^dW(¥fa iAtmotiapfiKÌa. dalla saa aoMUta it Pisa par adicw Stmofna
Jhr^9 1» ckiém^H ^^aivi -da ltià.ipffìna^.dè*.fikso£ii. a alivi. inn^^ aomioi ^
quella università . Si ha dalla stessa lettera un' altra particolare notizia » che V a-
Mia FornofH fratelia di esso Simone , aveva prima di Ini interpretato tutto il
Firrìnso » e che quelle interpretadbol essendosi per malvada aorte perdute « seii«
aa sperafaa di ruversl giammai • quesu grave perdiu avea iadotto &mcma. ^
fine risarcirla in qualche farte , ^ a correr par le medesioia pedata « a 4 far
Compendio (di CioVanLi Orlandi da Pèscià) delle Sfa->
rie citate da LodoTÌco Ariosto nel Canto XXXIII. dell*
Orlando Furioso (con la prefazione di Alearand. Piccolo*
xiini). In Roma per Valerio Dorico 1 555. in^ (a). L. 6«
Della nuora Poesia, orTero delle difese del Furioso,
Dialogo di Giuseppe Malatestm. I» Verona per Bàstian
dalle Donne 1589. in 8. (h}. * 5*
« «Della Poesia Romanzesca, OTvero delle difese del
Furioso, Ragionamento IL (elIL). In Roma per GugìieU
mo Faccio Uo 1596. i/i4- inon ino. come il primo {i^ 7.
Bellezze del Furioso di Lodovico Ariosto^ scelte da
Orazio Toscanella, con gli azgo menti, e le allegorie de'
Ganti. In Venezia presso Pier de' Franceschi 1^4* ^^
4 (a). 8.
(i) Questo Malatesta rme in Roma e scrisse ancora una I storia ^ thm
non è stampata .
lì Mazzoni nel Discorso d^ Dittonghi cita parimente i saoi f}iàlùghi
in difesa della nuo^a Poesìa delP Ariosto ffùgt. 20. a./ aUora ^qcI tS'^^J
pronti^ come disse , a stamparsi , de'qnafi però non se ne sa altro.
(a) Il Ruscelli trattepne il mondo sino airnltima di stin vtti^ eoh \^
promessa delle sue decantale Bellezze del Furioso, le quali mai non si vl«
Saeito oaoTo parto» dedìcaitdolQ al Gonx,(^HtA^iit simitmente H (rateilo rrt^
eliberato di offerire il tuo J Carlo Giuseppe Morosi {Theétr. Charthus. p.'J^j»)
e Ttìmmaso Aceto ^Attuotét- in GahrieL Barium fagm i|q.) dicono, cb^.^^isiiot
Fomdrì entrasse fra i Certoaìni , e in q«él santo istitorq ^giosamente Inorisie .
{a) Giovanni David Tom agni ^ al quale POr/jAÌi raccomanda fuetto iu(i Com^*
pendio t ha '1 merito di averlo pubblicato dedicandolo a Lodovico Pio de^figoe-
ri di Carpi ; anzi il Piccolomini nella preFauone e Niccolò Dini Ih un sonet-
to gli danna aocbc la lode di ater avuu mano nell' opera insieme con VOrlak»
ài . li Tamagni , autor poco noto , fu da Colle di Valdetsa in Toscana « e <jlot«
tor di leggi . Scrisse tre Dialoghi dell' eccellenza dell* uomo sopra cfuella' dèlta
donna stampati in Venezia per Giovanni Fariseo nel i6tf. in S. • lodati ancb^
essi con «na lettera del suddetto Piccolomini in risposta ali' autore . Questo Com^
pendio finisce nella stanza XXXVII. del Canto XXXI IL ma V Orlandi promette
di continuarlo con ma seconda parte , che ancora si aspetta •
(JfJ Lo Speroni fa in questo Dialogo le parti di principal difensore dell' Ario»
sto e del suo Furioso , di cui per altro si sa , che egli non facea molta stima •
Il Ma/atesta pertanto volendo dar qualche apparenza di ciedibile alle difese »
che mette in bocca dello Speroni , gli fa protestare nel principio del ragioaa-
mente, che, se qualcuno gli sentisse dir qualche cosa diversamente da quello»
ciie o scrifcado, o ragionando avea detto altre volte in altri luoghi > saper do«
Tesse » che in quella giornata egli accettava per buone solamente quelle opinio-
ni , che per obbligo impostogli dalla compagnia , dov' erano radunati , era co*
stretto a produrre a difesa dell' Ariosto , e della dottrina sua»
336
Trattato di Francesco Gaburacci da Imola sopra le
Imprese con un Discorso in difesa deirOrlando Furio-
so di Lodovico Ariosto. In Bologna per Giovanni Hossi
i58o. in 4» L« 6.
Antidoto della Ceiosia, distinto in due libri, estratti
dalPAriosto per Leyanzio Marziano con le sue Novelle.
Jn Brescia per Damiano Tarlino i586 in 4- (^)* 5*
Lettura sopra la Goneione di Marfìsa a Carlo Magno,
contenuta nel Furioso al Canto XXXVIIL fatta da Gre-
gorio Galoprese, nella quale oltre all'artificio adoperato
deirArìosto in detta Concìone, si pone ancora quello,«he
si è usato dal Tasso nelPOrazione di Armida a Goffredo.
In Napoli per Antonio Bulifone 1691. inj\. (j)* 6.
dero . Torquato Tmso ne parla nel suo Mintumo , Dialogo detta JBelleZ'
za^e ancora il già detto Malatesta nel Dialogo i. pag. 37 •
(i) Il Caloprese » che non fa stimatore del solo Ariosto , ma ancora del
Tasso 9 quantunque dapprima dividesse la sua Lettura in iv • parti , non
ae ne yidero poi stampate altre « che questa sola, che è la. prima. E cosi
egli pur fece delle Rime del Casa, delle quali non espose pia di soli so-
netti XXI • della prima parte, facendovi entrar da per tutto i principi del«
la sua filosofia cartesiana. Altre opere sopra il Furioso , uscite in occa-
sione de' contrasti per la Gerusalemme y si vedranno annoverate nel capo
seguente ; non occorrendo parlare de' Romanci del Giraldi e del ~
soj>ra V Ariosto y poiché se ne è parlato di sopra.
■
(^).Qai ti storpia il titolo del libro, il cog^nome dell'autore. Tanno della
scampa e la forma dell' impreiaione . Si raddrizzi ogni cosa eoa T etemplare al-
la mano •
^ Antidoto della gelosia, distinto in due libri, estratto (non estratti) dall*
Ariesf per Lcvm\io da Quidieciolo mantoTano ( non per Levaniio Mariimno )
con le sae noTelle ec. In Brescia per Damiano Tarlino MDLXV. (non tfSi. )
in %• ( non in ^ . ) .
. if< rs
337
CAPO XI.
Scrittori intorno al Poema del Tasso.
11 Garafa, ovvero delPEpìca Poesia, Dialogo di Camil-
lo Pellegrino (Primicerio della Chiesa metropolitana
di Gapoa, messo in luce da Scipione Ammirato). In
Firenze nella Stamperia del Sermartelli i584* in 8.
(i)(a). h. 4.
Degli Accademici della Crusca Difesa delP Orlando
Furioso deir Ariosto contra il Dialogo dell'Epica Poe-
sia di Camillo Pellegrino, Stacciata prima. In Firenze
per Domenico Manzani Stampator della Crusca i584*
in 8. Appiè si esprime lo Stampatore Giorgio Mares^
cotti. {2){c){''). 8*
(i)lu Ammirato dedicò il Dialogo allo stesso Marcantonio Carafa prin-
cipale interlocutore (i"^), avvisando il Pellegrino y che avrebbe trovata con^
tradizione y ma che però sarebbe stato anche difeso in Firtnze da' letterati
fautori del Tasso .
(2) Riesce facile il comporre in un subito libri simili a questo » il
qual non è altro, che una semplice ristampa del Dialogo del Pellegrino ,
con diversi motti offensivi del Pellegrino e del Tasso , qua e là nel
Dialogo seminati senza ragioni e dottrine autorevoli, i quali poi raccoz-
zandosi tutti insieme a gran pena si riducono a un foglio. Da Bastiano
de* Rossi nella dedicatoria a Orazio Rucellai si dicono Chiose (d*), ed
('4) Qatsto dialogo , intitolato il Carrafd , comechè il Fonunini ancbe qai to«
glia porre del tuo , Ta stampato dietro le Rime di Don Benedétto dell' Uva ,
di Gi0vambatisia Attendalo, e di esso Cammillo Pellegrino il vecchio , il quale
fu fratello dell' avolo dell' altro Cammillo » isterico e scrittore di Taglia .
(b*) Il Carrafa^ principale interUcatore del dialogo, è Don Luigi Carrafd
principe IV. di Stigliano; e '1 Carrafa ^ al quale non solo \* Ammirato dedicò il
dialoeo , ma anche Io indirizzò il Pellegrini « è Marcantonio fratello di esso Z«2-
gi : di che Monsig. poteva agevolmente accertarsi leggendo nel comiaciamento
del dialogo , che altri era il Carrafa interlocutore , e altri il Carrafa , al quale il
dialogo era dedicato .
(e) * E insieme con Y Apologia del Tasso^ e altre opere, parte io difesa, par-
te in accusa òtW Ario ito e del Tasso (raccolte da Giambatisia Lieini\ berga..
aaasco) . In Mantova per Francesco Osanna lySj- in ii. (**)»
(/*) E col nome di Chiose dell* accademia della Crusca si chiamano dal Lici^
ni nella prefazione HV Apologia del Tasso ; e se sono Chiose , questo nome ba«
(*) E* •disione citata dalla Crusca.
(*'*) Ed «aiandio nelle dae editioni ferraresi de)l'^/)o/ogiodelTa«JO,ed altre opere ee.'
fatte r«na dal Cngnaoini nel i585. l'altra dal Baldini ad iitanaadel Vastaìini nel i58€.
tempre in 8*
Tom. 2. 46
S38
Replica di Camillo Pellegriao alla Risposta degli Ac-
cademici della Crusca, fatta contra il Dialogo del TE pi-
ca Poesia, in difesa, come dicono, deirOrlaodo Furioso
( con una lettera del Pellegrino all'Ammirato ne) fine).
In Vico Èquense per Giuseppe Cacchi i58S. inS* (i)*£i« 4*
egli chiama se stesso creatura di persona congiunta a Flamminio Man^
nellif che è Lionardo Salviati. E queste Chiose nella grazia , nella fotZH
f^ nel fondo non kanno che fare con quelle» onde il generoso conte di
Carpi Alberto Pio ornò i margini di una risposta di Erasmo a certo suo
imji0rtanti!t8imo scritto •
Il Lombardelli ne'snoi Fonti Toscani pag . 4^ . ne dà per autore il Saà^
viati {à*): e la sola prefazione discredita queste CUose, come piena di
molto di.4prezzo. Questa è la prima stampa^ che porta nel frontispiaio
intagliato il /Vti/foAe insegna oeiraceadeiuia della Crusca, aia senza il
motto preso poi dal Petrarca^ il più bel fior ne coglie (b*)* Benché ai di*
ca Stacciata prima ^ non se ne viglerò Siìtre. Stacciata ^ cioè vagUata da!-
Io staccio o setaccio y come si dice in Roma^ e tamiso a Venezia , che è
il vaglio t col quale si separa il fior di farina dal grosso. L'ioàpieaa, l>en-
ohe umile in apparenza , non fu considerata per tale in sustanza.
(ì) lì Pellegrino à^àìc^^ìxtktaiSìXù, Replica 9i don Luigi Carafa priu-
cipe di Stigliano fratello di Marcantonio, ristampando la lettera e la
prefazione dal Rossi col Dialogo , e tutte le Chiose con le sue RepTiche
sta a giustificare la brevità , di cui Moniig. le accoia • Se poi sia cosa facile il
cooìpor libri simili a questo e se quelle Cnipse sieno prodotte senza ragioni e dot-
trine aatorefoli sieconae eeK pretende , lo ha dato a conoscere il cavatier Sdì»
viali fìtW Infarinato secondo. Questo non è né il primo luogo, né *\ solo , ove
Mon^ig. si palesi poco amorerole e poco grato all^ accademia della Crusca al.
la quale era stato scritta per li bttoni ufiìzj prestatigli dall'abate SaUini nell'ac
to della sa» aggregazione . Io qui non mi tratterrò molto io seguitare a passo a
patto questo capo della Biblioteca italiana, ore poco pii^ tggiugne del suo a quan-
tu ae rtferk il Crescimbeni e 1' annotatore di esso e dote non perde occasione
di accusar di troppa animctità il Rotti ^ il Salvian e gli altri oppositori del TIjì.
i0, da cui ^tr nulla egli conta l'essere stati provocati n^el dialogo del piacere o-
mtw^ tfitU'Apologda e in qualche altra scrittura con forti scritture, e ceasure
Dofi-tsnte contra VAriotto, il Martelli^ V Alamanni e altri , quanto anche cen-
tra tetta li naaiofie fierentioa tanto benemerita delle buone lettere e tanto de*
gaa d» rirertnaa e dt stima »
{a*) Il Cr<5cmbeni nel Volume II. p. 454. della edizione di Venezia avvertì la
•tessa cosa , dicendo : le quali Chiote Orazio Lombardelli Fonti tose, pag* 48. étt-
ifihisce al Salvtaii .
{b*) E la prima stampa , che abbia portato nel firontispitio il nome dell' acca-
étmla della Crusca, n è questa: „ Il Éatea , dialogo: cruscata , 01^ tr paradosso
^'é'Ormanoi^\o Rigogoli*, rivisto, e ampliato da Panico Granacci , cittadini di fi.
», renze , e accademici delia Crusca: nel quale si mostra, che non importa, che
H la storia sia vera, e quistionasi per incidenza alcuna cosa contra la poesia .
Impresso in Firenze ptx Domenico Manfani 1584. in 8. „. Il vero autore di questa
€iutcaja^ che fa il cavalier Salvuiti % occulto ancgra sarebbe; se il diligcatiasinM
339
Lèttera di Bastiano de' Rossi^ cognominato Flnferìgno
Accjàdettiìc^ della Crusca^ a Flamminio Mannelli, della
ffuafle si ragiona di Torquato Tasso, del Dialogo dell'Ex
pica Poesia di Gammillo Pellegrino, della Risposta fat^
tagli dagli Accademici della Crusca, e delle famiglie, e
degli uomini della città di Firenze (pubblicata da FIam«
loitiio Mannelli ) . In Firenze a istanza degU Accademia
ei'detiif€hruscai5è5.intQk.{t). ' L. 4«
^ JSè in Mantooaper Francesco Osanna iSSS. in \^. Z^
* E i/j Ferrara per Giulio Cesare Cagnacinif o Vitto--
riq Baldini )i585. in Z. 4*
ad una ad una , che arriyano al numero di igS. e altamente ai duole, n^l^
la prefazione di essere stato senza alcuna modestia in più. guise oltrag^^
giatota*). ^
{ i) Iq questa lettera , cke nella edizione I. ha pure il Frollane della
Crusca in principio senza il solita motto, come non peranohe trofato,
con gran pasaiene si cercò di poirtare una causa civile al criminale • Cosl^
atl(H-arfu sentimento di valeRtuemini ih R&ma^ siccome traggo da certe
Cart^e:lé b^ta legg,er la lettera atetsa per convincerlo ad' ógni riga. U
Dialoga del piacere onèsto del ÌPàssó , qvA impagnatò , é il Gonzaga /•
che di ragione usci prim» del OoiWM^a lì v^. stampato in Venezia dai Gium^
iinel t58a.itt4.(&*),
aaalhta dei fisci consoliti dèlif accsdcmia fiorenckia pr ifc. aoa ce lo STetie mt-
nitestaco: da citi timifaDemo si ficac s sapere osg. i oi. cke ooo molto prima t cioè
nel tfSi. i'acea(lcaiiaddk.Craii;« era stata àiadata da cinque accadeaiici iorcft«
tini , B€riidrà0 Cmni^Min , Gitfyétmkdtisnr Dnit AttoitfrMnceu^ Gfa\xim , Bertiap*
do Zauchi , e Bmisìmoó ie' Roni , ai <faali poco dopo si aggiunse per sesto il Sai»
rìétt , che le diede forma di alCcademii .
(a*) MU più di catto ti duole, che gli si attribuisce mio di malvagità ift mol-
ti luoghi delle riaposte fstte contra il sao dialogo . Al eoe risponde il Satvìéi'u
che ciò non si exa fatto in Itsogo aleono e cm qvtudo gir si rfmproter^ nel-
la prùna SfaccUsd^^ che fa £irina 4kl -sua, dialogo sfeta al(pfirfKo dell* if/iftf-
rognoh ìì PélU^inm » ers ingaasaciii/i aver prsso V amiifrófnoU per malragfo»
ipaiiido ciò nun iJisro ìngmfica se: dosi ispiacp^ote al gatto. Stapise^ (a òltfce il
PiUtmnHVfr che esseado scafi scritiatè i ijualisvean trafitto sino aft^'anfai^ tf***
te^ cm» ptv era éófeotine (e ^t Irmuide dei Bitiptrtm} gti aecaéc^ici non ne
avessero fàttor taato risemrioieakb aè taato romWe <ol farfte pariieolar trattato^
siccome età at Teoato a eagiom del m» dialogo per vttrwì lui f/ftpmttt il T^na
làX' Ariosto r alia. ^L kloglianna .rispoiidr il SédPtMU , ehe il vedere , che da aku-'
an^i voieise trafigger Bam^pnom «dofsa a adegào, né a rlsentimeato m^ a rrio^
{è^) Benché sembri esser di ragsooe v ette il c^aa^jy^ /. del Tésté naoÀifo
piìdsa^ dei stso Ooonaga IL purcr il finto aoa è casl^ il C^^agé i/. fo stampa-^
tola pio» folaa,'komebeaiaotii^ Meiraig. nakift^i-e*] Cén^égé i. non andò aU
le stampe aranti l'anno ift^ id cu^ fìi- Impresso lUlla parte Ili. delie Bime e
Prose del Tasso in Fcrrarés per Giulio Fasaliai in duodeatmo $ orteto presse
34c
Risposta di Torquato Tasso alP Accademia della Gru-
aca (cioè alla Lettera di Bastiano de' Rossi) in difesa
del suo Dialogo del Piacere onesto. InMantOi^aperFraw»
Cesco Osanna i585. in la, (\)(a). Lì ^
* E i/i Ferrara per Giulio Cesare Cagnacini iS85.
in Q. 4*
- - Apologia in Difesa della Gerusalemme liberata
centra la Difesa delTOrlando Furioso degli Aecademi-
ci della Crusca. In Mani. per l'Osanna 1 585. in i a. (bj. 6.
(i) Non vi fu chi replicasse a questa Risposta del Tasso tutta piena di
gravità e di buon senso, in cui non mai nomina il Rossi; ma la sola ac-
cademia della Crusca, alla quale attribuisce la Lettera, e forse al 5a/-
t^iafi ) che ne era il capo . ^ . ;
il medesime ia Vent\ia nel \\%y lecoado la tcitimonianzt , cke ne fii Béssnm*
n9 de' Rossi in qaetts sai lettera à FUmminio Mannelli {p* ii« dellm edii^iome di
Mantova), Qasi motiro abbia indotto il Tasto a pabblicarc il Qonragd li. a.
tanti il I. non saprei asserirlo. Paò esser» che altri abbia prima diToJ^t» il II.
senza il consentimento di lui» disgrazia solita accadere alle cose sae, che dagjLi
Sfilici gli Tcnivano carpite e date agli stampatori afidi di approfittarsene . Cosi
fii stsmpato in Genova il Canio Ir, della Gerusalemme liberata inaansi che i
primi tenissero in luce ; e così ancora lo stesso poema comparve nel i f So. ia
Vene\ÌA non condotto oltre al Canto XVL di mezzo però mancandori i' XI.
e '1 XIII. Somiglianti esempj nella storia letteraria noa mancano, né mi scor*
derò di recarne alquanti a luogo opportuno .
(a) Il dialogo del piacere- onesto, lo stesso che il Gonzaga, IL fa- il man-
tice che più d altra cosa accese lo sdegno e attizzò la penna degli accademici della
Crusca contra il Tasso: in che a dir rero il torto noa era affatto dal canto
loro. Per ^certarsene basta leggere il ragionamento, in cai per entra il dialo*
go 11 Tasso figliuolo introduce Bernardo suo padre a disputare contra Vincemrio
Martelli in presenza del principe di Salerno. Il Ressi lo rimprovera di sTcr nl-
sificsto il psrere del Martelli f a fine di dir male di lui e di screditare la na-
zion fiorentina. Il Tasso con altra ragione non si difende da questa accasa» se
non col dire di aver rìnnorata la memoria di quella contesa , „ non come isco-
„ rico , ma come scrittore di dialogo , il quale non fa professione di narrar ia
,» tutte ie cose la terità , ma pia tosto a' obbliga al Terisimile che al rero „ •
{h) Il Tasso nella presente apologia , colla quale risponde alla Stacciata prima
di Bastiano de* Rossi , non tanto n la difesa della sua Gerusalemme liberata^ qaaa«
to quella dcH'^sitfii^i di Bernardo suo padre » sentenziato dall'opositore per ia«
feriore, non che al Furioso àtW Ariosto ^iitko al Morgante del Pulci. Tra le al-
tre cose che U muoreTsao a prender la penna a favor di suo padre era il sapere
di certo che questi non Tolefa esser superato da altri , che da Torquato ( p^. ai.);
e che da lui egli era amato a. tal segno che Tsmore^che gli portSTa , aTcalo fat.
to dimenticare di quello che al suo Amadigi portato a? ea : laonde ninna gloria
del mondo , ninna perpetuità di fama potè? a amar tanto , quanto la TÌta del fi.
gliaolo e di ninna cosa più rallegrarsi^ che della riputazione di lai; siccome egli
protestò negli ultimi anni della sua vita essendo nelle stanze dategli dal daca
Guglielmo ài Mantova,
34i
^ E in Ferrara presso ilCagnacirii i585.in8.'(i).L. 6.
Parere di Francesco Patrìz} a Giovanni Barai in dife-
sa di Lodovico Ariosto sopra il Dialogo del Pellegrina.
In Ferrara presso il Cagnacini i585. in 8. [a). 3.
Discorso di Torquato Tasso a Giovanni Bardi Conte,
di Vernio sopra il. Parere di Francesco Patrizj in difesa
di Lodovico Ariosto. In Ferrara ptesso il Baldini i585.
in 8. 3.
Il Trimerone, risposta di Francesco Patrizj al Discor-
so deLTasso ( fatta in tre giorni ). Sta con la ^cotica di-
sputata del Patrizj pag. ai i. {b).
(i) Delle due collezioni di yarj scritti contra e in favore del Tasso pap-
non doveva applicarsi a tutta la collezione . In fatti l'edizione I. di Fer^
rara dell'anno antecedente i58S. presso il Cagnacini ^ si trova, intitolata
(4) * £ anche in Mantova presso Fracesco Osanna i;S^. in la» ,
il Patrizi qui U discorre co'saoi prificipj particolari , ri j>roTando ArisiouUtCOB-
dannando Omero e difendendo T Ariosto per non essersi questi assoggettato agi*
insegnamenti del primo, né all'imiuzione deli' altro.
(^ Alle 43. opposizioni, fatte dal Patrizj al dialogo del Pellegrino , pretende,
il Patrìzi che il Tasso non atesse data riposta. Minaccia di voler mostrare ne*
seeoenti libri, oaanto contra ragjlone il Tasso abbia creduto di. aver seaaiti
nel soo poema gl'insegnamenti di Aristotele e le pedate di Omero : ma fi fiitti libri
mai non uscirono al giorno e la conteia non procedette più oltre.
{€*) Tre e non dae sono le collezioni é\ rarj scritti contra e in fàrore del Tasso e
tutte^sono impresse parte nel 158^. e parte nel lySé. Son queste , quella di Mantova
presso VOsanna in it. quella di Ferrara presto il Cagnacini e quella pure di Ferrara
Ser Vittorio Baldini in 8. Deiringraciendine del Baldini si querela il Tasso in alcuue
elle sue Lettere familiari* Qisctt' ultima collet^ione itmbtìi a Monsignore la più scor-
retta e a me pare tutto l'opposto. Le due Ferraresi sono intitolate dalla Stacciata /.,
degli accademici della Crusca: la sola Mantovana prende il titolo dall' Apologia del
Tasso (*), considerata come prima in merito, se non in tempo di tutte le scritture $1^
quelj^coposito uscite, e per essere ancora il nome del Tasso il più famoso degli altri
e insieme il principal soggetto di quella contesa.
{*) Qai a.d nn errore del Fontanini un alro ne ha a^g^ianto lo Zeno, Cìè per altro nen
deve arrecare meraTÌg^Ua pot«hè ancora Quandoque bonus dormitat Homerus* Qae^li dice
cke la edisioae prima ferrarese del Cagnacini è intitolata divertamente dalla feconda
del Baldini^ fuetti ohe „ ,le dne ed^sioni ferxareti tono intitolate . dalla Stacciata /. •
„ che la sola mantoTana prende il titolo àelV tipologia del Tasso „ e si l'ano cke l'altre
piffliaae on i^ranchio a secco. Il primo perchè tnttadae le coUesioni ferraresi sono inti*
t*l*te nel modo stesso; il fecondo perchè qaeste eg^aalmente che la mantoyana prendono
il titolo à^ii' Apologia del Tasto, non dalla Stacciata i. la quale parola sol legf esi doro
inceminoia lal>i/eja dell'Or/ando jPurioso ohe oosi Tenne chiamata dafli aocademioi
della Crusca, Però il parere del Zeno intorno alla correzione dell'edìaien mantOTana k
giastissimo e conforme a ^uel del Serassi .
34a
Difése- del Parlòdo, fa«fce da OrftKÌo Aricfktor éootra tth
cani Ittoi^bi-'dét! 'Diàlogo detrepkra Poestfl Bi G&miJlo
Pelt«j|{nrto. Tàferrara pressoio Baldini f585;»/f 8' («)t.L, 3.
Le Differeaze poetiche òi Torquato Tas»o ( pubblica-
te dft Ciro d>p<»à««ne ) P^r mposta a Oniziò Ario9t#. In
Verh^iper Girolamo tyistepolo ìb%i,ih%.{f)(h). %.
0éTl*Infannato (Leonardo Salviati) Accadecuif«)^ d«IU
Gi'usca, risposta all'Apologia di Torquato Tasso intorno
diversamente dalla seconda più copiosa, ma scorretta del i5ft6. presse
Vittorìo Baldini, la quale non è ben disposta^ed è ancora confusa , oltre
alle scorrezioni, che non sou poche , disgrazia Arequeifte ttelfa etampt
delle opere del TassQ , che l'attribuiva a mal talento de' suoi fusmici. Si-
te con Xi'. alfere pagine dopo la dedicatoria ad Alfonso II. duca di Fer-
rara è iti aftro migliore (e*)* Il Salviati pag. 3i. e 3a; dà ali* accademia
Fiorentina il dome di pubblica, e quel di privata alla Crusca. Egli n^afa
(a) *E in Min^vàf fttsió VÓsanna tf jf. H t%. ^
•fOfaxio Arìùsiù ttef {yfi orci prò di (jdettse Z>i/!f/«^ fcaópf cTflgfiiitoiMi che crea col
seadpre ctìchtt M. LÙovtco , dicendolo sito gran t^o e fràtdla éfi taa dva^ cfaè
di Gabriele che fu padre di Ghlìo , da cxtt atcqife il mcdetioio- Ora^6 « ì^mtn*
Orapxr è Icf^ stesso che fece gK arrgomeàtì aHa Gcrtsalemme tihénttM € ahre pec-
sre*.. Fa ttatHoéi chi«»a e custode dierf Fa; ' estt^drale dr Perrara'^ dartf orori ad
tsii^ ^iMfà càìU^tone Mantovana^ cKeci^ fAp&TógPs ptg, ift. su stts lettera 4ff
Tkss(/'ké Or^to ArFa'sio » ttcìft qvraltf parla coti mofcarlode di alcanc Sfisn^ , cfae
ouesti gli ayevar iarìaée, atcrorccbj glie de seri tesse il sticr scatrafentcr (*) ^
' ^ì Questo fhstórso ; che ct>sif ri Tassò intitokr cftreste sae Diffinaie poetiikt,
Vieri tmic^c/'cfìffi'sua òìntì^ì^itott'Qiro Sparitone zd _ Èrfff(e iStrifrìganr. eótatinc zmì-
d^ deH^ Sportiónc e del Tasso ^ In nio discórso s'TnstfgiiY fra' le cltrt cote c&e la
,-, Tra^ohtciia non si pu:ò fare cc^a F'arte dr Arrstotete tik eoa l'tarorftt degli
^ ,» antiéhfi g^rèci lié si possono in aàa specie conji^ttTigertf losieme le drAreazeo^
». p^oste*, cornai; rnscgn a Stmpncio Ae'predicamerrfi,, . Quesre cose. Ibrolfo scritte
oàì Tksiè WsrArd la vubblTcatiorte ddTa fragxcoAreita dtt drenisi e Af Ùis^mr-
StfàcìWorrr. '•■■'
(tr*>-W ForrtamàP^che, cdctìtr ir Ittitità, si moffra pòc^ firteretdfc m ^tsaaM
è uscirò dall'accademia della Crai^tf, "cornmersa stitifitace qttffró Infarinare 'éiìt*
osservazione di una luinuzia di pochissimo rilie?o. Dello stesso difetto di casat-
tcre fruste egli oblò ia altro luogp l'edizloac Fiorentina di Danu ridoua a mi*
gjiior lezioae dagli accademici • Ma era cosa di maggieis iaipoctaaaa che mIì slw»
vertito qui avesse il pubblico (jisaliiieasa ncè ine di questo Iirfariitam iU & scio»
(*) Orazio Ari9ffo,ch^ fa priitia ^rait^ ammiratore d«l Tttsso; «Ì0 aon d«l>ttè di antc-
porlo a rotfi i poeti toscani e perfrno lA fuo gran sto riarmortal Lodaai^&j che iir aìciutv
vtanxer a ìaì •«ritte il lo^ò' ti che il Tnsié médenimct entr^|iii mpett^» eftv «i^ esser p9-
tetee una trama ^e^tuoi nemici per derrderlo; fi laroiò* in^ conte gioraiie Jftrcora fnerper-
to tednrre ad entrvr nel partito «fe*moif arTert*rj»oonicYTindepere tempre TVtio had tot^
ta quella stima ck'ci meritaya. ( Strassi tita del 7a##o).
S4»
alPOrlauJo fuiioso, e alla Cerudalemme IiBexata. Ih jFi«
^enze pef Carlo Meccoli e Salvestro Magliani i585. m
».(*), L. 8,
* E in Mantoiraper l'Osanna i585. in la. 4*
Di Giulio Ouastavini Risposta all' InfarÌDat9 Accader
mico della Grasca intorno alla Gerusalemme liberata
{in difesa deirÀpologia di' Torquato Tas^)» /n Bergam-
ino per Comin Ventura i588. in 8. (e}. 4-
mt^deaima distiozioDe in una lettera inserita nella Difesa del Patrizj
44>utia il Mazsu^nì pag« S. (a*). La prts^utt Risposia.bi diaoredka nel beJL
)ftxincipio in dixai dettata eo» doppio sdegno (i*)^
gliineoto dì alcanì degfi 0tto DuHj , stampati dietro iXV Apologia del Ta$i9 con*
la lettera a Curzio Ardijw^ tjiciau aSauo dai Foautnni.t , che poi do^cj^a aTca^
lao^o tra gli altri scritn Bacici intorno al poenaa del Tmc ^ stando aocne la cqc--
detma impressa nella colhi^one Mantovana (**).
(^*) Privata la ckiama il Salvhati m un aenspo, in ei|i per anco ella era in, fa.
scc e co(n« haaU>iua, esseocki aai;a p^cbi anni prima deiraoc/rdcijdia fiorsnitna 'ma
cosi bambina e privara face«i già grande strepito e tenea gran nome : c'i Patri^'
e '1 Mé\iQtti èì riputarono a. gloria ^i essenri aóooYerati s lo stesso sentimento
Hf aveva il c^valier Guarim cbe pur vi era ascritto •
{b*) L'espressione: sta nella prexaaioac delie sta uiparore che spiega quel' doppia
sdegno. con €4J i detaata la KispM^, cioè contro al Pellegrino ^t TofiFesa del
JPfl/si e étfi'Àlamduini e coatro al TéUià per le ojcse del^a nazione Fioientìna ••
i^ppKOvp.por aUro ,e Lodo lA safia mastima di McasìgoorA che una scrittura det-
tata con isdegso si discrediai da per se stessa e pctt^: vorrei che auc^r egli si fos-
>ff nieglio jiusfdato dal cadete in cosi graie difetto , ta«to in altri suoi scritti^
guanto e molto più Biella |>resenu tea opera ^^0;V e , aggrava tante persone di me^
rito conosci ato e degne di rispetto e di stima» si. viventi che trapassatf'.o^ndegli
SI potrebbe dire con prccra i agìone : i^^^ice cura te ipsum,
(e) £ssrndosi dichiarato il Taiso, che non avrebbe data altfa risposta alla re^
plica della Crusca centra la sua Apologia, ma che ne avrebbe lasciata la difesa
s^ti amici» GÌK//a Guasravini gentilsomo genovese fu il primo che prendesse »
scrivere a ^or di lui > attestando il Licini nella sua dedicazione all'abate Cri"
stoforo Tasso che il Guastavini s'indusse a rispondere ^W Infarinato per essere a.
mico di Torquato , ma più. della verità. Nel£ne della ^rispose» il Guastavini consi-
«
(*) Qa«sta è i'edisione oitata dai lign-ori Voeaholarifti.
(* *) Il nostro Zeno torna ^ui anoora asonniferare, poicH^ mentre Taole apporre altrui
mua lempUce oroitiioa« più d'as errore pronuncia o^li ttMto . I. in fine di c[aett« Jn*-
/urinato non havvi lo scioglimento di alcuni degli otto duhhj stampati dietro mlVApo*
logia del Tasso, com'egli afieritet, ma pinttoito imo t^sritto AtiVlmfnrinato itetto ,jOoa<--
9, tro lo fcio^Hnento di aleunD d«*dobbj, che dopo rapoltg^a'd^l 'tasso teguoiio incon-
«» tanente presto alla lettera che scnve il Tasio all'v^rdisio «ì/. Hi di quetta Uttora ali*'
Ardixio non ve n'ha pnre una linea. III. non solanelhi Collezione mantovana» ma anehe
BoUa ferrarese del Baldini, e perfino in c^aella mano copiosa del Cagnacini le^g«ii la»
lettera a Curxio ArUi%ìO, e sempre dopo di essa stanno gli otto dubbj eolio loro risposte .^
Tatto cii sì francamente io asserisco dopo d'ayare oo' proprj occhi fatta nn attenta disa-^
suina e de)l'/n/brin/ifo primo, e dalle dna collesioni ferraresi, le quali io dnhito» ohe on-^
trino in quelU deoina di libri che il )Zen0 non ha veduti, «enaa ch'egli n 'abbia- «»^erl4>S0'
s^i* isg^^c éulfyU^ llfiro ( Y* ^refaa. dei Z«as a «^uoi'oj^tra j.
344
Del primo lafarinato^ cioè della Risposta delF Infa-
rinato Accademico della Crusca all' Apologia di Tor-
quato Tasso, Difesa di Orlando Pescetti coatro a Giu-
lio Guastayini. In Verona presso il Discepolo 1590.
ino. (OY^/ Ij. 4-
(1) Il Pescetti, adulatore e scimia del Sali^iati nelle maniere offensire
(b*) , fu da Marradi in Romagna , luogo nelle montagne della diocesi di
Faenza^ alla qual città prima appartenne, e dopo alla signori» de' Fio-
rentini {e*). Insegnò gramatica in Verona, e parlando con ogni dispreizo
del Tasso y e de' suoi difensori, urtò in Paolo Beni , il qnale nel suo Cs-
valcanti in difesa AftW Anticrusca ( pag. 108. 109. ) lo servì egregiamen-
te, C^*) non avendo mancato di fare il medesimo anche il Guastavim ne'
Discorsi sopra la Gerusalemme (pag. 7.)
dera eael primo degli otto Duhhj mom intorno ^WiGcrusaUmme 9 cke qoaneaaqtc
già sciolto con gli altri sette dal Tasso , era stato dal Salviati con oootc ccnsa-
re ioipognato (*).
(tf) Area destinato il Pesc<tti ài dedicare al Sdlviati la presente Difesa terni-
nata da lai sin nell'Ottobre del if88« e a tal fine gliel'aTea mandata a Fi^r^mis
acciocché « dopo averla rÌTcdata » gli ^Mesee intendere se si contentaTS ciic fòsse
pesta in loce : ma '1 Salviati non ebbe modo di dirgliene il sao parere , troran-
dosi allora oppresso da gravissima febbre , che dopo undici mesi io'colse anche di
vita, il che obbligò il Pescetti a ritardar l'impressione della Difesa ^ che da Ini
fa poscia indiritta a Francesco Salviati parente ed amico del già defunto.
{è*) Quanto m' incresce il sentire Monsignore condannar negli altra! scritti e
praticare ne' suoi le maniere offensive \ Il Salviati era persona di uì merito «onde
creder non si potesse che i lodatori di lai fossero adaiatori .
(e*) La terra di Marradi, patria óÌMtìGaspero Mariscotti^ che nella granssa-
tica fu il più Tslcnte maestro in quella stagione in Italia ed insegnolla a Bene-
detto Varchi , chiamasi propriamente Marrate da frate Leandro e lo nota il Be»
ni nel Cavalcanti pag. 108. Appartenne gran tcmps ai conti Guidi , dai qoali tor«
DÒ in podestà dei Faentini e poscia dei Fiorentini e però il Pescetti la dice C#-
stello suddito del granduca Cosimo IL nella dedicazione che fa a questo principe
della surRispesta all' Anticrusca del Beni . Lo stesso nel prologo delia soa Regia
Pastorella circoscrive il sito di questa sua patria e ?i parla cosi di se stesso :
• • • un giovine , che in riva
Nacque a Lamon , vicino alle radici
Del gran padre Apennino » ond' egli nuce.
(*) Il Cuasta9ini prof««tò medicina^ma fu atsai dotto anche in filotofia,ed in arnh^do*
quatta tcianaa feriste, e pubblicò diverta opera, di cui trovati an atatto catalogo pretto
Michele Giustiniani negli tcrittori Ligari pag. 466 Qaanto ai valatie eziandio nello ma-
terie poaticlke,e il libro qui topra regittrato, e i tuoi ditcorti talla Gerusalemme che più
innanti riportanti ben lo dimottrano. {Serastì vita del Tasso tcm a. ptg. ii5.^
{**) Però Paole Beni nel tao Ca^o/canfl diede attaì negli accetti cbiaroando il Peseet"
ti { ptg. 109. ) un pedagogo un Indimagittro, e dicemlo chVi ti fé lecito di dar fuori par
tua uoa tragedia, benohè,,cont]giiandoti di patto in patio con Calepino ... la traducot-
^, te ( te pure in molti luoglii non la tradì ) dal Cesare del Mureto „ e che tolo „ per al-
quanto ampliarla a riooprir intieme il furto, vi andò inserendo e qua e là frapponendo va-
rie leggieresse a vanità di tua tetta „ . Ma intorno ad un tal plagio appotto ai Pascetti,
T^ggati ciò cho ti dice nella Glatte IV^ capo IX. di qaetu Biblioteca,
345
Il Rossi 9 ovvero del Parere sopra alcune ol>biezìoDÌ^
fatte dairinfarìilato Accademico della Crusca intorno
alla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, Diàlogo
di Malatesta Porta. In Rimino per Giovanni Simbeni
iSSg. i/»8.(i)^a;. L- 4.
Dialogo di Don Niccolò degli Oddi Padovano (Abate
Olivetaho) in difesa di Camillo Pellegrino centra gli
Accademici della Crusca. In Venezia presso i Guerra,
iSSj. in 8. 4*
Lo^Nfarinato secondo, ovvero dello 'Nfarinato (Lio-
nardo Salviati) Accademico della Crusca, Risposta al-
la Replica di Cammillo Pellegrino, nella qual risposta
sono incorporate tutte le scritture passate tra detto
Pellegrino, e detti Accademici intorno all'Ariosto, e al
Tasso, in forma e ordine di Dialogo (con più lettere in
fine). InFir€nzeperjéntonPado\^anii568in8.{sk)(**). 8.
(1) II Porta io età di xxv. anni compose questo libro contra quello del
Sahiatiy che chiamasi V Infarinato //.Nella prefazione sogliono man-
eare alcune carte, dove il Portu centra Matteo Catani ìoccbì la sua ri*
sposta a un cartello de'mantenitorì di certa giostra di Rimino •
' (n) Qbesta incorporazione non piace a chi ha gusto di leggere i libri a
arte Y^"^) . In queir al tro/7njno libro sta scritto V Infarinato e in questo
o * Nf arinato (e*), il quale ha i\ frullone in principio» ma sensa motto: e
non essendo un vero Dialogo 9 che debba prendere il titolo dal principa»
le interlocutore, come quegli di Platone, e come il Rossi ^ e il Beffa del
Portai e molti altri, non potea dì ragione intitolarsi V Infarinato secon^
t
ti Guéistavini tratta il Ptsctm eoa molto disprczso e seaia degnarsi di nomìoarié»
il qualifica come persona „ nata fra' boscbi e contadinesca „ •
(tf) Questo dialogo , il qaale prende il titolo dal csvalier Giangattn^iQ Kesii
bolognese che yì è introdotto a ragionamento col csvalier Putro Belmeiui rinai*
nese , tende a confatare il primo e '1 secondo Inf^futo del Sdlvìdti , e però ri-
chiedeva il bnon ordine eoe il FomanM lo riportasse dopo Vlnférinsto secondo^
stjimpato prima del dialogo del Porta (*)•
{b^) S piace a cki ba gusto di aver tutte ad bo tratto sotto l'occhio le opposiaio-
ai e le risposte •
(€*) In qaell' altro primo libro $u scrìtto Delle Inferiméte e non altrimenti •
Ma questo divario che importa ?
« ■ . , .
(*) 11 Fnrta^ che fu CAvalicr* • ••gretario AclU «oamnaità-di /Uvtiiiì siia patrìm •€»•-
•e an«k« yatì« ••••rTAftioni belle giadisiotc e naoTe Jie'mMfiai d'rna G^ffr^do éellii e^'
aiiiene dèi Ttreateino i68». In 4. poatedot* dal dottiati»« aif . Amnikàlé bfMrri. ( fe-
t^s»l vita d«l 7«#to t«m. *. pag. tao. ).
i*^*) Edi siome eh afa dalla Criuea.
346
do \éf^\ n* per noii dar» in bnlAoWgia wA titolo, e#il dovea concepirsi :
J)tlf JnfariaatQ Aocadmaico dàBa Cmsca Bispa^ta 4dla Replica di Cmm
millo Pelhgrino in iif^a del C^rafa^ suo Ecologo fh^J. L'accademico
Jrrfarinato fu nome di nna sola persona, ma due sono i suoi libri : e cod
appunto r intese il Porta , il quala torìvemio centra V Infarinato <ùtò il
ptjmo e il secondo libro deli Infarinato , in vece éM*InJi$rimaio #. f
delViìi^arinato JI. eemechè nel citare fosse pia comodo il dire V Infan-
nato I. e V Infarinato II. (e*) {Il Rossi pa^. m. 14. 64. 7$. 81 ) . Il Saf-
viati In questa Risposta per via di Ctuose^ un poco più lunghe delle pri-
me , impiega il suo stile in offesa di più valentuomini e anche del padie
Abate Ò. rficcolò degli Oddi padovano con vilipenderlo io qsateria di
lettere per esser monaco id^) • Si gloria il Sabbiati ( pag. 1^4* ) ^i ATer gii
risposto al Dialogo deìVOddiia difesa del Pellegrino, quasi 9 come ei
dice, in su queir andare di Carlo Fioretti^ altra opera di lai pure^ per
(4^*) Anche qui si vaol cisactare e sofisticsre . ^fon so capir 1s csgione • per coi
questo sccoado libro Kricto anch'esso a norois del primo io formi e ordine di
Dialogo^ npa possa incicolarsi Vlnfarwste secondo, e canto più facendovi esse
Infarinato la figara di principale interlocatore , come in an vero Dialego •
(fh^) Senz$ waas oecessicà aggiugnequi Moasigaore» in difesa det Caraffa stm
Dialogo i e però va a cadere nello s cesso viiio di bauologìa , di coi ^taccia il Sai^
riéii . Ma se al Fontanili parve necessario che confenisse specificare od dtolo c6e
k Replica del Pttlegtìrto fesse In difesa dei Carafa^ suo Dialogo^ al Saìviau
perse più ceofsoieou il dichiarare » eoe nella saa Rispcsta alia Ji^Usa, dal PaJlm
légfin0 crMo M incetpoMtt ttu^ U scrittore fissaste as '1 Pellegrino m la Crmsc^k
intorno all'y4fi<Mii4' e al Tmso in forma « ordine di Dialogo », •
(e*) AUUiaÀ^ «ca il nome di nns sola perpons , e pur due spao^ i difloghi di
PlÀtone intitolati V AUìHade primo e V Akihiade secondo; e chi eoo t|T sito*
lo li citasse, oTrero eoa qaeltodi primo e secondo dialogo 4eìV Alciàiade ii pia»
tene Yerrc^be S dire lo stesso , né troverebbe chi gliene moveue qeerela • Fra gif
oposcoli di Zoeiano Icggcsi il Falofidt /. e il F^aride li. e par Falarida era U
acme di ana sola persona. Lo stesso è da dirsi dei due Ferati dei Guarìni iati*
telati primo e secondo e pare sotto entrambi si dinou una sola perdona . Cosi
nei dae libri del Salviaii V Infarinato L e l' Infarinato IL sono il nome di una
sola persona, ma due sono i saoi libri , diversi l'ano dall'altro e asciti io diyerf)
fi^rapi : e d tinsi questi còl titolo di libro prif|i.o p di lH>ro secondo ddV fmfdrhniio^
pwe^o con ^aello 4)' I/tfarinatp f, .0 d' Infarinato II. sfrà semprp e s'isfeiiderà
sem^pYe lo stefyo. msQtii 9^onrìgnore ed io abbiamo \irtato scota /iwerfienec^e
io itna'1tiatUé:^^(^o|/ér. ' ^ ■
X<^^>,pWÌpQf.n ingrossile U i^U^ • Alla o^. 1*^4. d<lP is^srf a«re f/. f^
registrata ana lettera iì^Cìovanihatlista Veti ^reicej^spip dells Cntsfa scritu ai Séd»
viiuLìn data di ,Firffli^e ai zyiii. di Luglio xySy.ntila qaafe cfi|K part.ecipji j^ bo^
tiiià , die in Veke\ìa si Rampava dai (Guerra an Dialogo in attèsa del Peì}emri»
no e cootto alla Crasca ; e j)gi gli ipggiagne, che es^jcndo l'autore t» di qadis >to*
fbsiione cb'e IH comprende per 10 tttdio ftioè per esser ipoiiaco:) eg^'oon et a.
▼ea fede „. In questa lettera il Dtti intende di paHare 4etf* Aèkte' Niccoièàe^ì
Oddi olivetano » il cui Dialogo si stampava allora dai Guerra in Venezia . Il Fomm
unfpf jehe ^aqìdo scrireva su questa materia era tutto riscsldato contro ai 5«/«
Vi^i f mtìW9Ct «al Sfihietl sbe ;in^€^^ ijon poteva ave;r .▼e4iH9 WCJ pigfogo ,
le parole, con le quali il Deti aveaeli comunicato il soo ^estip^tpi ip pnsA
del Dialogo e del monaco che n'era l'autore .
gomito fi dirà afprMso . Mn tftlo HUpostm VaoUta Ail BàlpiaA tlmase
invisibile , pefckÀ ai dÌQ<iB9 moke code , ohe {mì no*.A éané^ (ó^) « Yef o^ è^
che effU qkiama in teatìmonio della ftampa; del %vsi Infarìnaio /Z« tie
principaliaaimi gentiLuomini della aua patria; ma aimili. titoli non erano
privativamenfe di qneati aoH, perchè anche il f^tsso , e i dfne padri aba^
ti, Ocbfi e GfìUo benolié mon»<;i , » mltii difensori det Tu$$é fatCMlo
princtpàlissimi ge«iilttoinini della lor patrie , aa tal liie^itito ateaae dóh-
Tuto Tantàrai in contese puramente letterarie, {b^'j . All' OdA il Tas^ da
Itu ];>èneficato acrive più IeUec|^ tra quelle pnAoUcate jì^l Giugfio S^fnt .
Mer rimali eiit« bisogna riéeftére, che il ^tf/c^A' iqtiaDdò' «resse messo
ia qu^i libti il raro atio nooM , si aareblie astenute» dtal éàt molto 0009,
(a*) n peggio si I che si dicono molte cose pas ysre cbe poi tono falsa; ce»
me sppunto succede io qEetcdesso , otc H Faittanim sncbe fa orsa rióriM fra*
Tede. Taato è lenuoo che il SaMoii sì tsosI di artr gii tispoiio aT tHml^
étRÌVOddi in difésa del PelUgnno , che anzi dopo STcr riportata tutta la lettera
defi' arcicoatok) Diti liafanMai» IL pag. s 9 sO protesta che lascsielb^ d^^» fWW
,» pia oltre al detto Dialogo^ ae a farne certo concetto ne Salta irtitofo lefaaiea-
,» te», : onde non è da stupirai , se la Risposta non vantata dal SaMatì , ma so-
gnate dal Fùntanini, rimanesse inTiiibité, poiché il SalvUti non ebbe mai ptti'
siero di farla . Qaelle parole poi „ Masi in au oaeir andare di Carta Fioretti- „
mesae dal Fontanimi in bocca del Saiviati , son oettatara dell'arcicoasel«> che eoa
esse chiade la saddetta sua lettera • Seasbra incredibile che na critico unto arvo-
dato sia potuto incorrete ia s) gtosso sbag^» di cai pote?a render lo accorao aUa
prima occhiata. la dÌTersità del carattere tondo» in cui sta imoreasa U lettera 4^1
Diti; laddove quanto tì dice il Saiviati in peraona deir//i/4ri/Mr# è atampato
in carattere corsiTO •
(k^) Odssi il motiro per cor il Saiviati chiama iiì testimonio dellsatabp» del
suo Ufànttatp IL (|ae* tre „ prlndpaliisimt eentilaomioi della saa patria „ e poi
vedremo coau quadri <|iii rargomencaaiooe del Foatatiini a fiivore dei dì£eaaarl
del Tasso 9 poiché, contesso la Teffità»aon so scoprirne la necesiitè e Ja coersaaa •
Erui avaasau la atampa dell* /af^fìaiif //• aino alla LXXVI1« pacticella dalla
Riplica del Pilligfitf quandi per ano atraoo accidente a più perioas allor aot<k
del rimanente dell'opera non pure i foeli stampati , ma l' originale medeiiait ai
tenne a perdere : di cbe crucciato il Saiviati moT d* ogni credere stette buona
petta oitinate in non voler più rimettersi a tale impresa . Racconta dipoi , che
aferzato dal comandamento deiraccademia e più dairantorlta di tn sani singéléw
rissimi amici e ,, principalissimi gentiluomini della sua patria „ e accademici dtU
la Crusca . cioè di Giovanmi de' Mandi» di Bauims9 Atsikmkfi e di Vkmc&i^ AU^
marniti 9 9L rimetterai del tatto all'opera si dispose liberameate ec Quello che sie^ue
concerne il Dialogo dell* QuomlU e la lettera del Diti , né ci han più che Hm
i M tffe principalissimi gentilaomial n addotti dal Saiviati in tesaimonianu ^ells
stampa interrotta del suo Infarinata IL Ms il Fontattiitk vuole che ci easrino a hu
za e ce li tira porgli capigli» dicendo che :se eglino erano,» piincipaliasimi gesb
tilttomini della lor pairsa „ simili titoli non erano privativamente di ^esti soli »
perchè anche il Tasso e i due padri abati Oidi e Gtillù « benché monad e aln^
difensori del Tatso furono „ principalissimi gentiluomini „ dells lor patria . Tali
essi furono. Chi io niega? Chi l ha ri vocerò in dubbio? Il Saiviati produsse
que* tn gitttiUomitti in testimoaianta della verità della aaa narratione. I difeo*
aori del Tasso erano gentiluomini anch'essi • Dunque • • • • ne cavi la coaduaie.
ne chi meglio aa , the io per me confesso di non possedere una dialettica cosi
fina , come quella del "^
i*;*- : » • .»
Im» ^>tiuv4MrOjì 4m f^umMt^ Mffn «B«gBa« «liìmae
h ^éi;ftit*éUmm4if 4* T^mfWBi* T«««. La. rvemi
Um^ t^oÀ^mm tyH^. im tx. (if.
1^ mII* #m* rt^4ém U^iUn ptMti€ke f^U. S6. S7.) la
<ii(w^v ^ v^y / m^^fMi/M 4i Amt^ 4m« alle itaaipe , (*";
##^ 0Mm U^Mmm ^^fi^ AmWlnfmrmai0 II. parb astati
^ (VlMTfMMmr 4Ì ^MfTf partlMlarì , perebi allora il Té
M^#|// 4l u*tUtfm nuuMuf^ìH a farti §tmtìr€ .
(1/ Il /Amt^4f40ÌU Mi* Fpnil To3C4UU pag* 4^. aeia antote il
il 9jMu\ ¥0tfàm0ft$U$ pàjL0 tfi* a lUt. di qatàU medeume CoosidenHoon ci*
la il #»i^ Ifi/féfifMiif n» Ì4$po a? aie aapreiio il proprio aao nome pag. ^9.
%H Utm\990f 4,U9i i\i%mUt Infarinato II . da nìaoo era stato peranehe Todato;
^\h\%$t 90ii$f9pif ffiora si#lam#?fit^ nel i$88. che tuo! dire dae anni dopo
tP4Mla Ì9$ tuf^^ #liiasfa C^ontidaraKioni, onde VOttonelU non potea vedere
l' tHfnfinnto II , m itava fnrtavia sotto chiave in mano del Salviaii. Di
^U^ ^^HfLÌnmu lo sliaftllo di chi diede il conte Giovanni de^BanU per
iMiOM lUlln iitastrtU Consldaraacioni, nelle qvali si carica. di tatti gli
(0) * Il sfVflif la M4nt§^é per Frétiatcù Oìmm 1^87. in tu
Uh¥iif4$ 4l Oitilè0 OifntlH li Itogs nsl titolo , e aoa dìtoorii : e di fatto il
dlil^HMil ^ià^ A shf un Uì\n \ • Is diraN dsl Tatto non soao tltro , te non una
IiiHS ili SNii «lUsiiMtt . I«t tfttnpi di Piffera fii Atu t ittansa di Gcs/ia F4141.
Mi s *pi*'^ *'*' '"*'^ **<> " i^«*f^* cibilo icamptcors, ciie (a Fifrtrto Baldini*
L*ÓHsa#fri ili t|Mslclif lui>KO dtl tao ditcorto eiiendott ataasato a ceasnrare
Plémpilf 9$9$h$èé I US vtnnt ptrtsnio aitai malmenato da lai ia ana delle sve
tHhf^ dliM^HHs ( f*i ///. /«ir. à4*) •
(*) lift ^%|Uh»i(»V i»h( ti it,ilt*Uti «r««ica rli*«fU tra, avT«rtàriodÌT«iiat d«ir«fto^ fa
Nu» 4I il(«ttHM| At h«tVftH«U«t m<ihi» ti^Artt d*aT*ri tglì formò di chieder» <|«alcKe oso-
itit |i«iliii «fiaii^vlt di r#»vsNli ptif^k^ ••mbra molto orobabiU, ch« p«r procurarti U
^lavU À\ ^ks%\ «Ihh* |»r•^«UM« ad otaUtr* a dlfandara l*^r»orfo. ok'ara farrar««». a deprì-
i^#«a a i*aH«HHkta || mUat^ filati*, alita ««alla etrta avava dì fraadi namioi,oc«lor« km-
•«^%waiiU««H»|^«^('^UfaHt stirtaéiss atl totraMa {S^rmstiwitM. dalFariotom.a. p. 89.I.
349
scherni immaginabili non pur VOifonelU, per insino beffeggiandosi la-
sua patria Fonano castello rìguarde?ole per altro nel Frignano ^ provi n*
eia dell' apennino tjra Pìstoja e Modana\ ma di più si deridono il snò
casato e '1 suo grado , e nominatamente ancora gli altri difensori del Tas-^
$0j come il padre Abate Grillo e il GuastavinOi e con ludibrj allusivi ai
lor nomi si trattano i medesimi difensori sino da persone vili , da mer^
catantuzzi e dsL pedanti^ e ciò non per altro , che per avere osato di con-
tradire letterariamente agli scritti déìV Infarinato, UOitonelli persona
operata e ugualmente dotta , e che avea lodato il Salviatì nel suo Dis-
corso, appagandosi del biasimo universale di queste Considerazioni,
non 'replicò loro, lasciando tal cura ad altri, e specialmente a Lodovico
Botonio PerupnOf che in poche parole ne diede il giudicio in una Let-
tera a Bellisario Éulgarini ( Difese del Bulgarinipag. iftS. ) . Per sé ris-
pose bensì il Guaiiavini ne' Discorsi sopra la Gerusalemme pag. 98. 99.
reprimendo l'ingiuriose maniere dell'autore con molto risentimento.
In quanto BlYOttonelli bastò per lui, che il gTtLndncti Ferdinando I.
avendolo in alta stima il trattenesse più anni in Firenze^ dove sopra il
Vocabolario della Crusca egli scrisse copiosamente^ perciò esaltatone da
Alessandro Tassoni nel libro X. a capo II. de' pensieri diversi, e da Otta^
vio Magnanini , amendue accademici della Crusca {a*) nella Lezione
II. degli occhi pag. 58.) ; il qual Magnanini ancora in cera sua piace-
vole e non pubblicata Risposta a una lettera di Fulvio Testi in dispregio
dello stile usato dal Magnanini ne'Discorsi intorno alla rappresentazio-
ne dell' ^/ceo i/e/rOni^aro, scrisse queste parole: ,, se avverrà, che alla
yf luce compariscano una volta gli scritti pregiatissimi di Giulio OttoneU*
^fliy nel cui petto è riposta una notizia tanto fina e rara di sì dolce favel-
y, la , ehe forse non ci ni per Io innanzi chi lo pareggiasse , si vi farà chia*
,, ro se a quest'ora abbia quel secolo d'oro indugiato a risuscitare •(*),,
(«*) Oitavio Magnanim non (u mai accademico della Cmsca ; ma lo fu Gievém-
f lippe tao padre. Tanto mi viene stiìcarato dal sig. Barèni ^ il qaale conserva
«na lettera origjlnsle di Bastione de* Rossi al suddetto Giavémfitippé , ove gli dà
parte • che l' accademia T aveva accettato tra' saoi accademici , tra ì quali egli si
cogooroioò V Avvampato* Di lai sì parla con lode nelle considerazioni di Carlo
Fioretti pag, 18. come di persona , che „ per iiciensa e notizia di molte cose ,
per nobiltà di costami e per cortesia è meritevole d' ogni onoranza », • Da ana
lettera del Sansovino scritta al medesimo , stampata nel VII. libro del suo se*
gretario , si ha , che la famìglia de' Magnanini passò da Firenze a Fanano » e che
qoivi trapiantò la sua casa, benché poi vivesse in Ferrara. Quivi anche mori «
e quivi tuttavia continua la sua discendenza» di alcuni sog^tti della quale fii
onorata menzione Marcantonio Guarini in più laoghi del suo Compenoio . Di
Fanano patria dell' Ottonelli • e io tal qaal modo aaclic del Magnanini , dirò do-
po quello . che ne Krisie il Fontanini. esser questo luogo lontane da Modams
XXU. miglia incirca , e trovaisene memorie iosin dati* aailo 749. in coi fu con*
(*) "L^Ottonelli fa d'una dtlle pnaoipali famiglie della tiia patria, dottore di ^^ggi, é
▼enato selle lettere e nelle soieBse, ma tepratutto nella óogniiione della nostra lingua,
e teritte non telo le annotaKioni e gli aringhi lopra il ▼oeab'olério della Crurca,* delle
quali tue opere già parlotti dal Zeno» ma altresì qaattro libri di Ragionamenti intorno
mlVitalianm fmpollm,' i qnaU ti giaooioao ancora inediti. ( Scrosti rita del Tasso toa. ».
pag. ixo.e III.
35o
Sopra il Goffredo òì Torquato Tasso Ciudizio di Ora-
zio Lombardelli. In Firenze per Qiorgio JBUarescotli
iSòti. in 4' ^' 7^
- •* Discorso intorno accentranti, che si fanno sopra
Ja Cerasalemme liberata rfi Torquato Tasso. In Ferra^
ra per Vittorio Baldini i586. i/t 8. 5.
^ E i/i Mantova per r Osanna i586. in isi« (i)« ^
Il Cambi, (pag. a4«) ueH' Orazione in morte d9l Sak/iati aocenna qa^eU
di lui Considerazioni , mettendole nel njamero de' libri , cbe ogH ^ oltre ai
due altri col titolo A Infarinati ^ diede fuora •iccome ei dice, con sopnu^
nome finto e non f uo , quale appunto si fu quello , per altro vero , di
Carlo Fiorétti da VemiOt proto dal Salviati per far credere» che ai litìgae»
se tra due uomini di nK>ntagoa» e per contrapporlo a Giulio Ottonelli da
Fanano. lì Salviati in età di anni So. dopo un anno di febbre trAeferma^*
to e idropico, agli XI. di Luglio del iSSg. fl^ri in Firenze tra i rnoaKci
camaldolesi degli Angioli {a*) ( Opere del Tasso tom. V*pag. 39S . ) f
perciò non si spensero seco le contese da', lui eccitate; peroccbè a)qa
ti degli accennati libri uscirono dopo lui morto 1 e Canùllo Pelteigrìnq il
giovane, non inferiore in dottrina al veeohio, difese il dialogo del »io
centra Orazio Ariosto , henehè l'opera non si tro^i stampata. BenedettQ
Fioretti t parente di Carlo ^ per suoi rispetti particolari tutto ei6 dìaaim»-
landò ^ volle chiamarsi Vdeno Nisieli : nel parlare della qual coaa a^a è
molto esatto il Cionacci nella sua Vita •
(i) Quelli scritti del Lomhaixklli ^ professore di umane lettei% nello
studio pubblico di Siena^ fecero^ che ii Sakdatif già per altro alesai facile
a maltrattare chiunque non aderiva alle sue critiche, passasse nella pre-
cedsto da Aiiiolfù re de' Lortgobsfdi id Ansiimó tuo oognsfo ^ deca già del
f riuli f e pei measco èaiinfie s absit di Momuiiola , il qosle xe detto Itaogs
di JFenene fondò il nobile moesitéfv di «. Sélp^tèts come si hs dsila vks di
lui prodotts dil padre MeèilUtii eel secolo 1V« degli etti de* sétnti ÉeMéésiàiii ,
e ds'esdri Bellsadisai osli* spoeifdlce al cono I. di Msrto.
{a*) lì Lemèerislli ia aas Inms scrìtte di Sieoi il di XV. di LegUo i /Sf .
si PillsgriM gif dà rs^uiglio dslis morte del SéMéù sacoKleii le Firémte
il di XI* di ^asl mete. <Qfaetto fondsmento, al qiuie si sppeagis TsiteraioBe di
Montia. sembra # ebe noa dot febbe patire akaaa difitoUà . Iliig' eaaonico Smt^
mini ^ U tal aatorìtà è ptssso di ms di gran peso , matte la caorte dal SmMasi
Iwl Settembre dell' amie aaedentao i|8f. e 1 tuo scntinsnto mi fleae cooralÙ
date da ^anto àtaaaa W Putmi nèUa Difesa dell' tnferiMte tL ore nella pre.
fiisloAi ai lettori attetts» ^aalmente a?aado ctsf metto il tao libro ad e«e Smi^
ifimi^ aocioesb^ gli desse t&UA^AÌ metesiio fìiorl» noA potè aterna ritpossa per
la grafe malattia, da cai allora i ^ioè nell'Ottobre del ifSS. ti trovava oppres»
so , la Qutle per XL mèli sveadolo fleritAlmsménte tormentato , lo tolic fioaU
mente di vita* Conuado adaoqae dall' Ottobre ifgÉ. fioo al Settembre i5tf.
Jaetto mote viene ad etter TXiL e per conteguertta il precito della oiorte del
Mlvidii . Non iareodo tattavia , che con ciò rimanga affatto rigettata la testi»
monianaa dal Lernhardilii , né il detto del Fentamni ; ma converrà attentfet
35i
»
Risposta di Torquato Tasso al Discorso di Orazio
Lombardelli intorno a^contrasti^ che si fanno, et. Jn
Ferrara a istanga di Giovanni Vasalini 1 586. inS. L. ^.
* £ ip MantOPOtper yOsfbnna i586. in i». come pvra
Belle L^tt^e famigliari del Tasso lib. i^pag. no. (i) 3.
Il Beffa, ovvero della Favola dell'Eneide^ Dialogo di
Malatesta Porta, con una difesa d^lla fnorte di Solìmai»
np QoU» GerusiiUinme liberata recata a vì^io dell'arte
in €[uel Poecna. In Rimino per Gio\^fi^nni Simbémi iSSq.
ine. 5.
Annotazioni sopra la Gerusalemme liberata di Tor-r
quatp TassOo fajtte dal Gavalier Boriifacio Martinelli
(àa-Gesom). fa Boiogn(i per Alessandro Benaeci^ iSd?.
in/^. 6.
Annotazioni di Scipio Gentili sopra Ja Gerusalemme
liberata di Torquato Tas^o» In Leida i5S6. in 8» senza
Stampatore. (2). 6.
im^M del w9 iibjK> s9lto noxan 4ì CeHiQ Fiwmi « qwlÀ6p»%ll p^r fr^tt
Ipity UggMide « fMFeflootufie pecoraggini .di péd^ntì , «dditando «qui i)
LiOff^rdelU^-eéì jpdii -«oiQvoRdo i'altima ^M>e« in Utteva majuaciile, par
far meglio eefnpfendere di etiì egli parlava. E pure il Lombardelli eoa
gran Tirtù di^sqnulapdo simili ingiunei lìo'aupi Ponti toscani lodò il Sai»
i^iatf, CQn cìtfLT^ ancora guestp .librp ftps^Q^ pel igfa^le e^li era Mnsa no-
l^e oltraggiato. JJQd^^ e|i^ 9(^1 j5&9* rcMpipb}!^ iJ Jj^omo^rdeìlf in Sleng^
nel fare strìngere amicizia tra nw> e 'i Pi^UsgriWy di Ipi scrive # ques^p
SMondo, che £on<Mc«rà ffiaiilo appreaao alle lettere egli sia gentile •
oott«ae gontilttomo ( OpeM Jet Tasso t. V.pag. ^97*)
(i) Il Lomèardelti rimale poco soddisfatto di questa risposta del Taeso
per ^ualchp espressione, die l'Oddi confidò al Pellegrino ^ e che non fu
né .pure da ^qesto approvata {Opere d^l Tas$o t. y.pag. 39$. 397 ')
W Quelito Qentili tr^^duasp in verini |)s%inetri du^ primi carati del ppe-
SD# del T^s^o, già p(d ^QÌQ di gplym^ÙiQS fatti ^taivp^ire h prioi# vojta
^^
P. A ^tfjf. )i6.) mette Is morte del Sahian upl F^bbrsÌP del iSf^r lOfiq^to for-
te il ci{> credpce ^a| fpélfit^, ph^ Piérfnii^scQ f^mH i»e rpcìt<i> U Orw^ns f«-
ner^lè f|i X}(11- PeH>rsÌo d^) 1 1 8^, KCQpdo Ip ^sile fipr^n^inp , c)ip s^cpodp ii
rQQ^IJo ^ra i) ;f/?o. f*J-
(fk) Meiia «rniitiMiina vit* 4«l Tmìo •«rittt Ami Mg. a]?*t« tf«r«ifii»elM(fA«t'aUn qogiAl-
«ioni mi \p. i4||uniny t«^|^ «rr d^«^9 ««lia|atÌfnoe)lf»Jia l«t|p (PM'4S®<^^ t«^ 9^) o^f
il Salpiati morì, come at««riioe il Fontanini, agli XI. di Loglio d«l i58^ dopo d «itero
•uto j^r |ii^ i)i^t«^9 l^«9»o tr^T»gliat^ 4a aii« i^ffripità o«tiii»tiwia>s.
35:1
dal gioitane Aldo in Venezia presso AUcheìlo Saticato nel i58S. in 4«
con sua lettera al Gentili (a^), e approvati dal Tasso in altra ad Alberte
Parma tra quelle della edizione di Praga {pag. 58.). Ci sono ancorai
due ultimi canti da lui parimente fatti latini {b*) { Annotazioni tieì Genti-
li al can, VII. st. 58./?. 124* ed. /.) Giovanni Cinelli essendo medico in
5. Cene^io, patria del C(?/zh/i nelPiceno^o Marca di >tfiicana« ingannato da
un parente di lui scrisse nella Scanzia XI. della sua Biblioteca' Telan-
te, e he questo,, «Scipio morì a Spoleti, mentre andava a Rotna, chiamatovi
da Paolo V. per segretario delle lettere latine,,. Ma il famoso 3fagEab^
chi avendo Tunno dopo comunicata al Cinelli una lettera di GioiHsnniFa^
brìziOj venutagli da Altorf^ luogo vicino a Norimberga in Franconia ne*
confini del Palatinato superiore con avviso, che il Gentili in qnell'ao^
cad. luterana A*Altorf ^xk professore di legge in luogo di Pier Fessemi
becio, eia ivi morto eretico ai vii. di Agosto 1616. esso Cinelli yedendo,
che si trattava di cosa grave, bentosto nella Scanzia XIV. se ne disdis-
se pubblicamente, manifestando ancora per nome la persona, cbelo»-
veva ingannato (pag, 9*)* ^1 Gentili^ che fu lodato con Orazione funera-
le da Michele Piccarto, non però senza menzogne, rimase quivi seppel-*
lito presso Ugone Donello con epitafio postogli da' suoi figlinoli (c^), in
cui si esprime la sua apostasia dalla cattolica fede, e quella parimente
(tf*) La prima volta che uscirono i due primi Cdmi del poema del T^tso tra-
dotti in versi esaoietri da Scipione Gentili , non fa, secondo Monsig, il cui sba»
glio è cornane a lai con Giovanni Cinelli ^ in Vene\ia presso il Salicmio nel ifff*
in 4.; ma in Lione presso Giovanni Alhuséo nel ifS4t pure in 4*. Il giovane
Aldo , avendo ricevuta una copia di questa prima edizione da Alessandro Conte»
rini , che era di ritorno da Parigi coi cavaliere Giovanni Moro,^ stato ambasda-
dore per la repubblica a quella carte , diede a ristamparla al Salicétto e vi i{*
giunse nei principio una sua lettera latina allo stesso Gemili » il quale era allora
in età di vent' anni , che sei anni prima, cioè nel sao dccimoqaarto con aaa
elegante egloga de Christi natali erasi segnalato .
f/*) £ stampaci in Venezia nello stesso anno lySf. in 4., col titolo» Sci^
Gentilis Solymeidos libri duo poste riores ('"} • 11 Gentili era in Londra , quando pie*
ae a traslatare in versi esametri il poema del Tasso : il che si raccoglie da alai*
ni suoi versi premessi ai due primi canti, dove afferma di esser hospes plceaMs^
accennando la sua patria di s. Genesio, per la quale gli dà Iodi anche il giovane
Aldo nella lettera sopraddetta. Mandò alle stampe varie opere assai prcazate ésd pro-
fessori della giurisprudenza t che era la sua principale occupazione; ma a noi la-
sciò a desiderare quella, che in aueste sue annotazioni ci acceons ( Canto XII.
stani. %. p. \(>9.edi\. /.), starsi allora da lui lavorando intorno allew^oci antìchis-
,. sime conservate néth lingua degl'italiani , le quali tra romani erano ^là dimea-
„ ticate e sepolte » : recandone un eiempio nella voce comhto^ , derivata dall'
antico volsar latino corrotto , e generata dal greco : il che conferma con f* ao-
torità di Carisio vecchio grammatico .
(c*^ Il anello riporta l'epitafio del Gentili con tutte quelle particolarità , che
Monsignore ne ha qui trascritte: ma poiché vi si parla di Ugone Donello , sog.
giugnerò che il Gentili recitò nella morte di lui , avvenuta nei Maggio del i^fi.
VOra\ione che poi fu stampata in Annovia presso il fFecheli nel 1604. in t. die*
tro gii Opuscoli postumi del Donello f da esso Gentili raccolti e divulgati •
^♦) 11 SerHfri assicura ch^ €(i»-«r« tr;;4ii/i«i»c àv' «lut ulfini libri non ti è mai VMfa.
353
Discorsi, e annotazioni di Giulio Guastavini sopra
laGerusalemme liberata di Torquato Tasso (con un In-
dice ridotto a capi). In Genova presso gli eredi di Gi-
rolamo Bartoli iSga. in ^, (i). L. 6.
della moglie Maddalena Calandrìna lucchese, di Alberigo fratello di 5cf-
pio e di Maiteo, padre d'entrambi, il quale fu protomedico di Lubiana^
capitale del ducato della Carniola, altramente Cragno^ donde esso Mat'^
teo con la famiglia dovette partire per l'editto dell'arciduca, e indi im-
peradore Ferdinando II. il qual volle, che ne' suoi stati ereditaij si pro->
fessasse la sola religione cattolica. Siccome Scipio Gentili^ cosi Lodovico
CastelvetrOj al dire dell'uhimo suo panegirista (Opere critiche pag. 77.)
ebbe la fortuna di trovare ancor egli chi lo esaltasse con un bello epita^
fio, e con orazione funerale in Chiavenna^ luogo neireretica pop«lazio«
ne in tutto simile ad Altorf: il che diede sì gran pena altre volte^ che si
passò a fingere, che fosse morto in patria, e non in Ckiavenna. Dirò qui di
passaggio^ che Giambat, Boccolini nel 1726. avendomi trasmesso il pro-
spetto della sua Istoria degli scrittori dell'Umbria e del Piceno^ comincia-
fa a stamparsi in Foligno^ fu da me avvertito a non far passare per catto-
lici questi Gentili disertori della santa fede, con occultare anfjcor egli chi
fossero, e come finirono. Si nominano Imperadori apostati e re e prin-
cipi grandi, per loro funesta e somma disgrazia caduti in tal precipizio; e
non si avranno da nominare i Gentili da 5. Genesio^ nome per altro comu-
ne in Italia a più famiglie degne e cattoliche qua e là sparse, le quali
non hanno che fare Tuna con l'altra. Nel rimanente il libro delle anno-
tazioni del Gentili^ da lui messe fuora in età di ^3. anni, mentre col fra-
tello Alberigo se ne stava in Londra^ donde venne il libro in Italia, e do*
ve l'impressione era fatta e non in Leida, il che chiaramente si esprime
in principio del la dedicatoria, è stimabileper molte e belle osservazioni; e
come altro non ci fosse, basterebbe questo solo a mostrare il gran pregio
della Gerusalemme: e fu esso libro a quel tempo in Italia assai riputato,
come si scorge da una lettera del padre abate Oddi al primicerio Pelle»
grino {Opere del Tasso tom. V.p. 398.). Quindi è, che dietro al poema
del Tasso sì ristampò due volte in Genova, e poi un'altra in Padova a-
vanti alle prime annotazioni del Guastavini, le quali accresciute furono
poi stampate a parte, come diremo; benché però nelle ristampe italiane
del libro del Gentili, non si mise la sua lettera dedicatoria a Guglielmo
d'Albaspina, ambasciatore di Francia in Inghilterra, e padre di Gabriel»
lo, famoso vescovo d'Orleans. Alle annotazioni del Gentili e del Guasta-
vini poste insieme a parte senza il poema e ristampate in Venezia presso
Niccolò Misserìni nel 1625. in 24- » indi unite al poema in Padova pres*
so Pier Paolo Tozzi 1628. in 4- si aggiunsero le Notizie istoriche di Lo'
renzo Pignorìa con alcuni versi latini di Publio Fontana e di Giusto
RicqiUo.
(i) Il Guastavini oltre al reprimere che fa in questo libro il Pescetti,
e il Salvimti senza nominargli, risponde ancora a Giovarmi Talentoni da
Tom, r. 47
^
354
Dimostrazione di Ciampìer d'Alessandro de^ Luoghi^
tolti e imitati dal Tasso nella Gerusalemme liberata.
In Napoli per Costantino Vitale i6o4- ^^ ^* (^)* ^* ^*
Comparazione di Torquato Tasso con Omero e Virgi-
lio insieme con la difesa deir Ariosto, paragonato ad
Omero, di Paolo Beni. In Padova per Batista Martini
i6if^. in 4* edizione II. (b). iìì.
FivìtizanOy che nella sua Lezione sopra il principio del Canz0nier del
Petrarca area fatte opposisioni alla proposisiose e invocasione del Tas»
$o, il qnal poi scrivendo al Guastavìni (Lettere Ub, I, pag. 6i. edix, di
Bergamo) dice^ che il Talentoni si è attribaite molte cose sue neirim*
pugnarlo. Bisogna avvertire, che questo libro del Guastavìni fu stampato
in Pavia, non essendosi potuto stampare in Genova per cagione^ la qual
si tace. Così a nome dello stampator Barioli si palesa neiravviso, prepo*
sto ai Luoghi osservati dal Guastavìni^ appiè della Gerusalemme^ da lui
stampata in Cenopa nell'anno iSgo. in 4" Ma pai queste poche parole
furono tolte via dalle altre edizioni.
(m) Qaesto sctitcora , dottor di leggi , era da GdUtent o sia Gdlatha e però
ebiamsvssi GaUuo • nel regno di Napoli . In priacipìo dell'opera sta la Vita del
Tdsw in riatietto (*), e in fine delle Dimastraiìont dalla pag. 151. fino alla xyj.
▼i li legge im libro di Epigrammi del medesimo autore , dedicato a don GiroU»
mo de' Monti , marchese di CoriglianOf al quale son similmente indiritte le sud-
dette Dimostrazioni .
(^) Dieci Discorsi comprende questa, che qui si dice edizione seconda filtra
dal Martini in casa e a spese deirantore che così legge&i nel froiitispixìo, siceome
n#l)*aUima pagina vi sta similmente impresso nella BaaianM, cioè nella stampe-
ria del Beni » conforme altrove provammo della Salicata » L' altra edizione che la
precedette, £itta similmente in Padova presso Lorenzo Pasqmati nel 1607 ia 4.
non contiene più che sette Discorsi \ ma non pertanto l'edizione del 1611- non
pa^ chiamarsi propriameare edizione seconda • Se Monsignore avesse anche qui
fatt'uso di quella diligenaa, con la qnale gli riusci di scoprire tante fraudi e im«
posture in materia di stampa , confrontando l'impressione del Martini eoa qodla
ét\ Pasqaati si sarebbe a prima occhiata avveduto, che il Beni fece in primo Juo-
S> tor via le due prime carte da molti esemplari di quella del Pesfmati e pm
ede a listampar al Martini il frontispizio e la prefazione con qaalche cambia-
naeaaa e con la giaott di una lunga dedicazione a Giovanni UL conte di Fìsci.
«4giÀ#. In secondo luoga il Benìmrb dall'edizione del Pasguéti riltimo (bgìio
( registro RR ) ove era il finimento del Discorse seuimo e la tavola delle cose
più notabili» contenute nei sette Discorsi, supplendovi il difetto col comincia*
mento dtW ottavo Discorso e continuando con nuovo aìfibeto e registro ni»
no alla fine del decimo , al qua! luogo trasportò la suddetta tsvots e qnelu vi ag.
giunse dei tre naovi Diseorsi . Non fece egli pertanto aaa seconda cdiahioe dei
{^) Qnetto compendio della TÌta di Torquato oltre all'estere, leoondo il ^indisio del
Sitassi ( tom. I. paf • s* vita del Tasso ) icarfitiimo di notiaie, è anche poco acenrato, a
ibaglia perfino il laogo, e l'anno della natcita d^I paefia. Emo l'ir il pri^o c4*i#Baiia»' «Ha
l«o«» impevocckè ftta»tuiM|no Oio. BaiiHn X^ttsc tcrivoaaA la taa tìI4 dftl Tmsao ael
1600» itam^oiii poi f olamente nel z6ai. pel Deuchin^ di Veneuia in la.
355
•» - Il CofFredo, ovvero la Cerasalemme liberata del
Tasso col cemento (sopra Ganti X.) In Pado\^a per
Francesco Bolgetta 1616. in 4- (*)• li- ^7*
Sètte primi » usciti già nel léoy. mi con la giunti degli ultimi tre ^ non prima
tttmpati » li lasciò uscir fuori tutti e iteci con altro frontispizio e col nome del
Martini 9 direttore della Benidnn nel i6it. dando coti a credere che questa fesse
di tutta Topcra una ediiione seconda • Altra non dissomitliante fraude lasciò cor-
rere , chi '1 crederebbe? anche monsignor Fontaninì nell'impressione d'una sua
opera, ed è quella, de AntiquitAtibus Hortà, che dlYÌfa in II. libri, fa fgttM im-
primer da lui la prima Tolta in Roma per Francesco Gcjti^aga nel X708. in 4.
La seconda Tolta fu inserita nel tome/ Vili, parte III. del Thesaurus antìquita»
rum & Historiarum Italia ^ stampato in' Leida da Pie tre ' Tonde r»Aa nel 171 1«
in foglio ; e poi nell'anno medesimo con la giunta di un terso libro ella noora*
mente comparte in Roma dalla stamperia di Rocco Bernabò in 4. qualificata nel
frontispizio per terza edizione , editio tenia aucta & recognlta e raffermati per
terza anche dall'autore in una bricTC prefazione che al nuoTO frontispizio sta an-
nessa • Ma '1 fatto non è cosL La sumpa dei due primi libri è quella del lyot.
fatta già dal Gonzaga, Il Bernabò ne tolse Tia il frontispizio, lostimendone un
altro col proprio nome e con l'anno 171). senza arer allot l'aTTettenxa di mn-
tarTÌ almeno l'ultima pagina, la quale mette in pien lume la falsità della Tantata teraa
edizione . Nel muuto frontispizio si legge , Roma ex typographia Rocchi Ber/uM
MDCCXXIIL e nel fine del libro II. e dell'indice» dopo V errata sta impresso,
Roma excudebat Franciscus Gon^afa MDCCVIIL succedendovi il libro III, non
più stampato . Ed ecco che ancor Monsignore Tolontariamente è inciampato nel me-
desimo fallo, di cui ha notato molti altri; onde gli si può applicare quel noto
Terso , ( Petrarca ne' Trionfi Cap* L )
Tal biasma altrui , che se stesso condanna •
La somiglianza del fatto mi ha fatto sviare. Tornando ora aila Comparazioni del Beni^
non posso non istupirmi della poca diligenza usata nella edizione dell' opere del Tas*
so fatta in Firenze in VI. tomi in fog. doTe nel tomo VI è stata inserita la detta Co/ti-
paraxione senza i tre ultimi Z^iicorii, aggiunti asli altri sette àt\Beni\t ad esem*
pio delia edizione Fiorentina era incorsa nel diretto medesimo ancke la Tenr^tim
fftf, oTe nel tomo Vili, furono impressi i soli sette Discorsi', ma nel comò XI. ti
ammendo l'errore col porvi i tre ultimi . Questa edizione Veneziana è piò copio.
sa della Fiorentina e contiene non solo l'opere tutte del Tasso di già srampate,
con le scritture a lui appartenenti , ma ne ha molte ancora non pnma usare e
{*) II sì^. abate Serafti ( vita del Tasso tom. r. pa^. ZXIV. ) ci fa aapara essargli £ox»
tanatanente capitato i) prim* volum* di ona rittanipa di questo Commonào 11 qoale è di
pa^. fra?. « n^ arriva più oltre oh« alla fisa dal 6. eanto, • il ma froBtitpisio è il flv|r«eii«
te. •« Il Goffredo ovvero la GérutaUmma LihormSa del Tasso col oemmoaSo dal Boni et*
,3 dove il Veni oltre il migliorar in questa seconda ttanipa varj laoghi oommanta di più i
fidiaci aitimi canti con l'aj^ffitutta di una copiosa tarala ch'era malto detiderata. Alla
„ santità di N.S. Urbano Vili. In Padova per Gmspero Crioollarl MDXTV. in 4., .L'au-
tore nella dedicatoria dice che in c[uetta seconda edisione il suo Commento sarebbe ria-
aoito per ogni parte intiero, e ohe il prima essendo stato a lai isTolata, aa nomo tno fret-
tolosamente stampato, per maturo parto non rioonosceasi da Ini. Il Sorassi aappono oho
per essere sopraggiunta la morto doirautoro rimaneaso sgraaiatamento interrotta la starn^
pa, perisse il manoscritto, di eoi mai no» si è potuto avaro eontosaa, • andassero a malo
tutti gli esemplari del primo volume già impressi, poiché non solo non havvi chi iaooia
mansione d'aloun d'osai, ma ninno te n'è trovato nemmeno nella BMiotoea Barhoriaog
nella quale pure csserTono dovoTa, aTondo l'autore dedicata l'opera ad Urbano Vili.
onde lusingasi che il suo aia nou sol raro ma unico. Il Conunonto del Boni oho abbiamo
tattochi non maturo parto di lui è astai oomeadato dal Bmruffmldi.
356
Osservazioni (LXXXII.) sopra il Goffredo di Torqua-
to Tasso, composte da Matteo Ferchie da Veglia Minor
Conventuale^ Teologo pubblico dell'Università di Pa-
dova. In Padana per Gìambatista Pasquati i64^. in
la. (lì. . ^*
Riffessione di Carlo Fona intorno alla prima Osserva-
zione sopra il Goffredo del Tasso del P. Matteo da Ve-
glia. In Verona per Francesco Rossi 164^. in la. 3.
Confronto critico di Marcantonio Nalitra laprima Os-
servazione del Padre VegliaJ e la Riflessione dei Fona
medici di Verona. In Padova presso il Crwellari (1643.)
in i^. (a). 3.
(i) Riguardano varj luoghi di tutti i Canti XX. né il padre Veglia an-
dò più avanti, perchè, ticcome io intesi da chi lo conobbe, ogni qual Tol-
ta vi mite mano, fu sopraggiunto da malattia mortale. Nella osservazione
XXIV. seguendo egli tutti i buoni teologi dietro al maestro delle Sen-
tenze nel lib. III. dist. xxxviii. senza sofismi e sottigliezze tratta sana-
mente della bugia, mostrando non esser mai senza peccato veniale o
mortale.
(a) Il Nali da Montagnana, terra del padovano, attribuisce ai due Po*
na, Francesco e Carlo^ padre e figliuolo, la riflessione di poche carte,
che nella stampa è attribuita ad un solo {a*)y e qualificata col nome di
studiosa.
tratte da codici originali e sicari • Ella è in XII. tomi in 4. principiata da Carlo
Buonarrigo nel 1711. continuata gli ann- .cgucuti e con la direzione dell'accura-
to Segfuiii da Stefano Monti nel 1741. tennuiau (*) ,
(a*) Carlo Pona , che in età assai giovanile scrisse la sua Riflessione coatra il
padre Matteo Ferchie da Veglia , attesta quivi pag. 9. di non aver posta mano
alla stessa senza il consiglio e senza ia direzione e assistenza del cayalier Francesco suo
Sadre: onde il Nalt attribuendola all'uno ed ali* altro » ood ha scoperto un recoa«
ito e grande arcano; e se il Fontanini Toìea qui fiirne parola, dovea rendere an-
cora affisati i lettori della sincera confessione di Carlo e liberarlo dalla tacita no-
ta, che gl'impone di plagio. La ragione, per cai prese il Nali a difendere il
padre Ferchie , fii principalmente perchè qaesti era stato sao maestro nello studio
di Padova • Di lai ci è qualche altra cosa alle stampe .
{*) Qaal Giuseppe Mauro, che come leg^rcsi n«l fr«nti«pÌEÌo d^l i. voi. della edixìone
▼•n«BÌana, impresto ^ik nel 17*2. r&cooli« le «pere del Tasso fu il padre don Bonifa-zio
Collina, il quale Tolle nascondere ilTero tao none, e fu quegli che diede incomincia-
mento a questa ediiione. Il Sermssi benché atta! la commendi per le giunte, che tì si tro-
TanOf dice però che », volendosi fare una eompiuta raccolta di tutto quello ohe risguar-
„ dava il Tatso, e il tao poema, ti poterano ag'i^iangfere diversi altri opuscoli „ (vita del
Tasso tom. %. pag. LVIIt. ). L'edisione di Firon^e come molto corretta, è quella di cui
per lo più si valsero i sig. Vocabolaristi, e a lei aggingneii dal Bravetti nel suo indice
questa di Venezia, come la più compiuta, e presiota.
357
Il Vaglio 5 risposte apologetiche di Paolo Àbrìanìalle
Osservazioni del Padre Veglia sopra il Goffredo di Tor-
quato Tasso. In Venezia per Francesco Fahasense 1687.
in 4* (a). L. 5.
Bilancia critica di Mario Zito, in cui bilanciati alcu-
ni luoghi, notati come difettosi, nella GerusBlemrae li-
berata del Tasso, trovansi di giusto peso secondo le
pandette della lingua Italiana. In Napoli presso il Ca^
valli i685 . m 8. (i) (b). 4*
(i) Qui iìniscnno gli studj (*), e le controyersie intorno al poema del
(df^ Il Fdglio dtWAtridni fa stampato dal Valvasense nel lééi.tent'anni e nou già
dodici o tredici dopo le Ossuva\ioni del padre Fcrchic da Veglia , come VAhriani
Tolle darci a credere nella tua prefazione, per far parer meno tarda la coniparsa
delle sue Risposte. Circa la edizione del 1687. prodotta dai Fontanini non ho
troTata persona che me ne abbia saputo render conto; e però dubito, che qui pa-
re sia corso uno de' suoi soliti sbagli • Trovandosi fra' miei codici in 8. due tomet.
ti di lettere originali dtWAbriarù » ebbi modo di trarne alcune particolari noti,
zie intorno a lui, del qnale si sa pochissimo. E primieramente ricaTO da una sua
lettera del più Tecchio codice, che Vicenza fu la sua patria: il che chiaramente
apparisce da un suo Epigramma ^ impresso pag. 118. nella Parte I. degli Allori
di Eurota, poesie di diversi in lode del principe Cammillo Panfilio , raccolte da
Girolamo Brusoni e stampate dal Valva sense in Venezia nel 1661. in 4. In età
di tent'aani entrò, nell' ordine carmelitano col nome di Francesco . Terminati i
tuoi stadj di filosofia e teologia , si esercitò nella predicazione in più luoghi e fat-
to poscia maestro dal padre generale fira Teodoro Straccio nel 1658. ebbe la reg-
genza di CremoUno diocesi d Acqui e poi quelle di Genova , di Verona , di PadO"
va e di Vicen\a\ e questo fa nel 1654* dopo il qual temoo nei registri carmeli-
tani , visitati a mia istanza in Roma dal padre maestro fra Mariano Ruele , che
più copiosamente tratterà di lui nella sua Biblioteca carmelitana , più non si leg-
ge il nome dell' Ahriani , il quale poco dopo , per le ragioni addotte da esso in
alcune delle sue lettere, si trovò costretto a uscire dal religioso istituto, che per
trent' anni continui avea professato e a ripigliare in abito da Prete il nome di
Paolo , che era stato probabilmente il suo nome battesimale e con cui le
rendettero a tutti più noto le varie «pere da lui divolgate , non meno in prosa
che in verso , fra le quali oltre alle già ricordate dal Fontanìni non occupa l'ulti-
mo luogo il volgarizzamento delle Ode e della Poetica di Ora\io stampato pure
dal Valvasense nel léSo. in xz. Visse fino all'estrema vecchiaja e vicino a mor-
te ordinò nel suo testamento d'essere sepolto nel Carmine di Venezia , dove pia-
mente morì ai xzvi. di Aprile nel 1699. in età d'anni XCII. come si ha dall*
iscrizione sepolcrale , postagli snl maro del chiostro di quel convento .
(b) * £ in Vene\ia per Zaccaria Contatti ad istanze ai Domenico Antonio Par»
fino X 6p !• in 8.
(*) V'ingaiinate> Mcnii^nore dicendo cotì^ perdio qui non finiiconogli itndi intorno al
poema del Tasso, e 9. anni innan«i alla riitampa romana della TOfttra Biblioteca fatta il
il I7a6. ti pabhlioarono in Ven^mia per Gio, de Paoli in fa. le ,, Riflessioni sopra Ja Ge-
rusalemme Uh. di Torquato Tasso di Pietro Carahà sacerdote ^eneto^, nelle quali sono
«oso hnono assai, particolarmente per ciò che riguarda la storia di quell'impresa, e gli
eroi» ohe v^intervonaero. A questa poi sembrami che Tannotatoie della Bibliot. Jtal. a-
Trebbo potuto aggiagnere Taltr'opera intorno al Teresa esoita Tanno 1747. per lo stampa.
3óa
Tasso (a*), le quali furono accompagnate da non pochi sofismi e cavilla-
Qaesta che sembri essere una seconda edizione della BiUncÌM di Afarié Ziro^
non è altro, se non nat £i!sificazioae della già fiitti sei anni prima dal CénfmUi
in Napoli, alla quale il Parrlno levò in molte copie il primo foglio e moatran»
do dì iferla fatta ristampare a tue spese dal Conidui in Veneiid dedicolia ad al-
tro soggetto , per riportarne o protezione o regalo , quando più tosto di tomignaa-
ti impostare darsi dovrebbe agli artefici condannagione e gastigo • Il peggio ti è
che 1 ambizione e la vanità di chi accetta sì fatte dedicazioni non solo calToJca
non ignora la fraude» ma la promove e la premia .
{a^) Non però finirono le opposizioni fatte allo stesso poema da alcuni Epid
italiani, che mettendolo in paragone co' loro poemi ebbero la prosunziooe di
tentar di abbassarlo e la vanità ai magnificare se stessi e le cose loro ; del quale
inutile sforzo altro frutto non riportarono se non confusione e ditprexao • Il
primo di costoro fu Gabriele Zìnano da Reggio di Lombardia, uomo per altro di
sapere e di grido, il quale nel lèi). avendo stampato in Venezia pretto il JDtM»
chino in 4. il suo poema ócW Eracleide , vi appiccò in fondo XLI. opp0siiiomi òu
Ini dette d'inurto e vi affibbiò altrettante Risposte col finto nome di Vimctmxjio
Antonio Sorella : beffatone perciò assai piacevolmente da Scipione Errico nelle
sue misteriose Guerre ài Parnaso ( pag. ix$» e scgg. In Ven, 1645. in 11.): epe*
ra non affatto favolosa e fantastica: poiché sotto quelle ingegnose fiaxioni eg^
andò eoa dcttretza adombrando le Rivoluzioni e le Guerre di Fiandra e qoe' can«
to strepitosi avvenimenti da celebri penne descritti • Dopo il Zinami atei ìa
campo AicanÌ0 Grandi da Lecce col suo poema del Tancredi impreuo la «ccoo-
da volta in Lecce da Pier Micheli nel léjé. in ii.,colqual credendo e volendo
persuadere il mondo di aver superato ogni altro poema e quello principalmente
del Tasso , si valse dalla penna e più del nome di Giuliocesare Grandi tuo fratel*
lo, lasciando uscire sotto nome di lui presso il medesimo stampatore nel xé37«
in S. un'opera intitolata VEpopeja divisa in cinque libri ^ aggiuntovi il sesto di
critiche considerazioni , che per lo più tendono a deprimete il Gofredo e ad etal*
tare il Tancredi', e perchè Giampiero di Alessandro avea pubblicata molti anai
prima la,, Dimo str azione àt'X^o^x tolti e imitati dal Tasso nella GprusMltmmt
„ liberata „ il Grandi procurò che quetti ttendetse un altro Discorso intorno ali*
„ eccellenze e perfezioni del Tancredi con le dimostrazioni de' luoghi imitati,,:
il qual Discorso, benché si millanti dal Grandi ^Qornt allora dato alia luce, non
però lo afFermano né il Toppi nella Biblioteca Napoletana, tihV Angeli nella Vi-
ta del Grandi. Dietro a costoro nominerò in terzo luogo Niccola Villani da ^r-
«ro/tf, miglior critico, che poeta, il quale sena* alcuna necettità pottosi a rivedere
i conti alla Gerusalemme liberata nel suo Fagiano ( pag. $69. e tegg. ) dopo aver
detto e ridetto esser questa poema „ tciiia dubbio alcuao migliore?! tutti jgrjì tU
„ tri e di quanti ne ha la toscana £ivella „ mette in campo varie considerazioni e
fattosi, al dire dei Crescimbtni ( Voi. IL pag. 457. adii, di Vene\ia), attorce
giudice contra il Tasso, ne dà questa decinva tenteaia» che quel poema „ noa
„ é consumato e perfetto e di ogni numero attoluto come pare che il mondo gè.
„neralmente ti dia ad intendere,,; laonde» dopo arar teatenziato , che il poema
deir^naii9 in alcuna parte lo avanza , toggiognc che quello del,, Tasso può mol.
,, to bene esser avanzato: e chi vive , vede ,, alludendo a mio credere, con qoeate
ultime parole al poema della Fiorenza difesa che egli stava scrivendo , ma che
non ebbe tempo di terminare, poiché toiameote dopo la morte di lui se ne di-
tore Stefano Orlandini in ta. Intitolata «, Nnove Annotazioni di autore moderno» sopra
,, la Gerusmlemmt liberata di Torquato Tarlo, il coi astore si ta estere don Paoìo wm»
>* gonfi, che roorì noa molto dopo nell'età di anni 80. in Kéte tua patria (5er«m rita dol
„ T«ii9 tom. a. pa^. LXVIII. ) „ .
3j9
ctoni, matsimamente per parte della nostra famosa Crusca (à^)^ alla qua-
le non aderirono molti de' principali né meno in Firenze (b*)y benché il
Sahiati s'ingegnasse d'interessarvi tutti, e anche i ferraresi^ co'quali spes*
so trovavasi, come provisionato dal duca di Ferrara y dopo esserlo stato
da quello di Sora. Il Patristj^ nemico d'AristoUley poco diroto ad 0/7ie*-
ro e unicamente seguace delle sue proprie opinioni, vi cadde, come gli
altri, nel suo Parere e più nel Trimerone, do?e palesò molto cruccio di
esserne stato colto dal Tasso nella sna Risposta^ il quale però non volle
più replicargli. Il Mazzoni^ e il Guarirti ^ guadagnati con lusinghe, si
contennero da politici, stando a guardare {*), Così fu allora osservato da
Domenico Chiariti lucchese in una lettera al Pellegrino {Opere del Tas"
vttlgaroDo i primi Vili, canti, ttampati io Roma pesto Aat^e LaMàini nel
ié4i. io 4. RiiuMé pertanto il poema del Tasto e rimarrà sempre 'io c^ucll' ono-
rato po8Co»ia cui lo ba collocato il sao merito e la stessa invìdia lo ha tcabilito.
(a*) Sofisti e cavillatori sono nella mente del Fontanini tutti coloro . che ban.
no la disgraiia dì non entrare ne' suoi sentimenti e di contrariarli , anzi di aterfi
tempo fa contrariati senza aver prevedato di doverlo avere un giorno per avver-
sario. La sua Eloqu€n\a Italiana rin^ccia continuamente sofismi e ca-villi a per-
sone TÌvcAtf o da gran tempo già estinte, ami ad intere bencbc famose acca*
demie , ed ancora sue come eri aaella della Crusca^ coi pure dì qualche gratitu-
dine ed onoraiiza era in debito . JPer quanto di parzialità egli avesse a difesa del
Tasso, contro di cui alcuni di quell'accademia si erano sollevati , non poteva ne-
fra re che il Tasio avesse dato il primo eccitamento alla rissa con aver ingiuriata
a nazione fiorentina nel suo Goni^aga IL pubblicato da lai aTanti il Carafa del
PelUgrino dove la preminenza data al Tasso sovra I' Ariosto non Siria divenuta
causa di lor particolare intereate , come già lo era quella delle offese lor fatte nei
dialoflo del Gonzaga . Di ciò se ne ha ani prova evidente dalla lettera di Bernar*
io Dai^aa\ati t' ^ao degli accademici della Crusca e uno insieme degli avversar)
del 7*tfiia scritta nel 1599.3! t^mxott Boccia Valori e posta in fine del suo volg"*.
rizzamento di Tacito , nella quale scendendo egli a parlare della nazion fiorenti-
na ^ dice, che il Tasso ^ detto da lui per derisione il Tassino ^ crasi sbracciato
per avvilirlo •
{b*) Quando il Tasso si portò i Firenze , chimitovi dal granduca Ferdinando,
il che fa nella primavera dell'anno if 90. riferisce il narcnese Af^aio nella Vita
di lui ( pag. 10 f. della edizione di Roma 16) f. in ti. ) , che tì fu sommamente
careggiato da esso granduca e da tutti i nobili della corte e della città e „ spe.
„ cialmente da' signori della Crusca, i quali onorarono altrettanto la saa persona,
N quanto avevano prima l'opere dì lui biasimate „• Nella pagina seguente il Fon-
tanini ci dà an bel catalogo d'uomini insignì, co'qaalì si tra consigliato il Tasso
nel lavoro dei suo poema . A questi poteva iggiugnere il nostro Celio Magno ; e
le Lettere poetiche del Tasso medesimo ce ne rendono pieni fede •
(*") Non bene qui ipie^ati Moniif^nore se dir voglio che il Manzoni ed il Guarirti gaa-
dagnati fossero con lutingke dal Tasso, o da* suoi aTTersart. Ma che che abbia inteso di
dire il Fontanini quello di mi non v'ha dubbiosi è, che il tlÌa±%Onì fa tempre amico del
Tasso, come Io fa q«evti di Ifti, ed è, dira il Sdraisi „ ( rifa del Tassa Xom» i* p»g aoi. )
,, cosa notabile, che con tatti gli sforzi che fecero gli accademici d«»tta Crusca yer ti-
,, rarlo dal loro partito in tempo delle controvorio sopra la Geriifa/éfAme, eg^li noi> si Ja«
,, sciò smover punto dal tuo proposito, anzi nel più gran bollova di qa«ll0 qniltioni pre-
,, se ad illattrare nella saa opera (della difesa della Commedia di Dante) alenai passi di
,, qnett* Bobilìatimo poema „ E il Ouarini non perche guadagailt» foM4 con lusinghe,
»on p«r emalaatoa letteraria, ma per gelotia di donne, e prima deUa eoatraveriie intor-
Be al Goffredo d'amicÌMimo ch'egli ara avvartario divenna del Tessooi • perehi magna-
3o6
SO toni. V,pag. 4oo.). Ma generalmente poi tutta Tltalia per più riguar-
di, senza pregiudicio àeW Ariosto, si ride favorevole al Tasso. Il Salvia^
ti stesso in una lettera al Pellegrino si ridusse a qualificare le 8ue alter-
cazioni per dispute dialettiche; e in fine della sua Stacciata prima, cosk
detta quasiché le seguenti non dovessero, come questa, esser dì fior difa^
rina, ma di cruschello, ebbe a confessare di aver contrariato al Tasso per
servire alla causa, che in sustanza vuol dire, per contendere all'uso de'
superbi e ostinati sofisti, i quali non voglion mai cedere. Il Pellegrino in
una lettera al Lombardelli diede a queste contese il nome proprio di sot-
tigliezze, come originate dalla falsa e contenziosa dialettica^ la quale per
molte prove si sa essere il vero fonte de' sofismi e di tutti gli errori. Il
medesimo Pellegrino in quel suo Dialogo altro non fece, che modesta-
mente dire, come si pratica ne' dialoghi, che il poema epico del Tasso a
lui parca più conforme alle regole deìV Epopeja insegnate suU' osserva-
zione de' più famosi antichi nella poetica d* Aristotile ^ che non era il poe-
ma romanzo dell'^no^i^o^ da cui non sembra, che né pur si pensasse a
tal libro, il quale a quel tempo, prima del Trissino e dei Robortello^ era
generalmente negletto e appena guardato^ specialmente poi da* nostri
poeti volgari, per non dire tenuto in pochissimo conto in paragone degli
altri libri aristotelici, li quali nelle scuole dove peranco non penetrava
alcun lume di buona letteratura, per via d'interpreti e di litigiosi co-
mentatori s'intrusero dapertutto; laddove in tante scritture di sopra ac-
cennate^ si pretese di sostenere^ che il Goffredo fosse stato del tutto ante-
posto 9\VOrlandOy benché in contrario e il Tasso e il Pellegrino aperta-
mente si dichiarassero^ salvo, che al Tasso uomo onestissimo, parve tal-
volta, che VAriostOy e Dante ancora, da lui per altro al sommo stimato
entrassero nel numero di coloro, i quali, come ebbe a dire, ,, si lasciano
cadere le brache ,, (Lettere poetiche pag. 86.).
Per far conoscere a qual segno arrivasse la modestia e docilità del Tas-
so in prender consiglio in cose letterarie e del suo poema dagli nomini
più distinti^ i quali al suo tempo fiorivano in Italia, soggiungerò quii
nomi non già di tutti^ ma di molti, de'quali si vede fatta rammemorau-
za negli scritti di lui stesso, e in quelli di altri.
1 Alberti Filippo. io Malpigli Lorenzo.
2 Amalteo Giambatista. 1 1 Mei Girolamo.
3 Angeli da Barga Piero. i% Nobili Flamminio.
4 Antoniano AVpìo, dipoi cardinale i3 Pinelli Gianvincenzo .
5 Borghesi Diomede. i4 Ruggero abate Giulio .
6 Capponi Orazio, dipoi vescovo iS Salviati Lionardo ,
dì Carpentrasso.
7 Corbinelli Jacopo. i6 Scalabrino Luca,
9 Gonzaga Scipione patriarca e i^i Speroni Sperone.
poi cardinale.
9 Guarirli Batista. i8 Veniero Domenico.
BÌmo ^d onorato gentilaomo ei fa tempre conitrvò nalladimanoo molta stima e per Tor-
quato e per le cote tue, che mal volentieri vedeva attasiinate dagTignoranti ioipreatori,
• «he anehe tal volta por compattione £è pii\ correttamente riit%mpare ( Sertuii ih . par.
*63. ).
36i
Perciò non è maraviglia trovarsi piii testi originali di quel poema^ oltre
alPaverlo il patriarca Gonzaga trascritto di sua propria mano. Di qui av-
venne, che in tale occasione si stampò e ristampò sempre con gran di-
spiacimento del TassOy dacché uscito il primo testo di mano al marche*
se Cornelio BentivogUo^ antenato del vivente sig. Cardinale del medesi-
mo nome da me qui mentovato per cagione di onoranza, se ne vide la
prima volta stampata una parte con tal sentimento del Tasso (Lettere p.
171. 4^8. ediz, del Segni), che se ne dolse con Ippolito figliuol di Come»
liOy e sino co'Veneziani. Si vede, che il Tasso ebbe a cuore il precetto
ricordato dal Muzio conseguenti versi nel libro III. dell'arte poetica,
- - - non vo', che tu ti appaghi Ne andrò a trovare il mio caro mae-
Del tuo giudicio, che ragion non atro,
vuole. Il reverendo Egnazio: e dirò: pa-
Ch'altri prenda di sé l' ultima cura . dre ,
Se d'alcun scritto mio farò pensiero Deh per Dio vedi i parti del tuo fi-
Ch*egli abbia a faticar dell'altrui glio;
lingue. Non lascerò di gire al picciol Reno
Io farò anche pensier, prima che '1 A trovare il gran Romolo^ oltre all'
vegga alpi
Librajo o stampator, che '1 mio Ac- A cercar manderò Giulio Camillo*
ciajuoli Ricorrerò ai maestri della lingua^
Vi adopri il suo mtfrtello, e la sua Al buon Trifon Gabriello, al sacro
incude. Bembo;
Pregherò il dotto Celio, che tralasci Andrò in Toscana al Varchi, al To-
di alti suoi studj, ed a me porga lomei^
orecchio: E correrò aVinegia al buon Veniero.
Finalmente il Tasso mancò di vita in Roma d'anni li. tra i frati girola-
mini di sant'Onofrio ai ^5. di Aprile 1 SoS. E sopra gli onori a lui fatti ci
é una lettera di Maurizio Cataneo ad Ercole Tasso de'29. di detto mese.
CAPO XII.
Scrittori intorno al Poema di Dante.
X/ialogo di Antonio Manetti (raeconciato da Girola-
mo Beni vieni) circa il sito, la forma, e le misure delPIn-
ferno di Dante (insieme con la Commedia). In Firenze
presso i Giunti i5o6. in 8. (a). 8.
(tf) Benché dal titolo dell'opera apparisca non esser? i cke un solo dialogo, dne
però sono i dialoghi nella medesima contenati; e questi non solamente racconcia»
ti furono dai Btnivieni , ma stesi di pianta in quei modo e secondo quell'ordine,
con cui esso gli area raccolti dalla vira Toce e da alcuni pochi anzi abboui , che
scritti di esso Manetti , cke prcrenuto dalla morte non ebbe tempo di porli in
carta e di dare ad essi la debita forma: onde l'opera yieae ad essere laroro più-
Tom. I. 48
36ià
Il GomeDto di Giovanni Boccaccio sópra XVI. Canti,
e XVIL versi dèi Canto XVII. deirinferno di Dante. Sta
nel tomo V. e nel VI. di alcune delle Opere Volgari in
prosa del Boccaccio, stampate in Napoli nel 17114* ^^^
la falsa data di Firenze in tomi VI. in 8. (a)(*).
Pierfrancesco Giambullari Accademico Fiorentino,
del sito, forma, e misure dell'Inferno di Dante, lit Fi^
renze per Neri Dortelata i544- ^^ ^-(O- L- 3*
(i) In principio e in fine lì è V Area di Noè col motto di Dante nel
Ctmto II. del Paradiso.
L'acqua, ch'io prendo, giammai non si corse*
Il Varchi uéìVErcolano {pag. 3i3.) in vece di Dortelata sctìv e à'Ortohh
ta, e fa poca stima della sua ortografia per la pronunzia fiorentina^ usa-
ta anche nella versione del Cemento del Ficino sopra il Convivio di JP/o-
t0h€y la quale ortografia dal sig. canonico Salvini ( Fasti p. 80. ) ai attri-
buisce a Cosimo Bart oli: e ìììiuzio^ scrivendo al marchese del Vasto,
{Lèttere pag. 85. 86.) accenna tale ortografia con dire di non mettere a
Juesta, o a quella parola méovi accenti, in che ella consiste. Giovanni
lorchiati nel dedicare al C/a/nÌ2i//ari il suo Trattato de' Dittonghi to-
scani loda il Comento di lui sopra Dante ^ del quale non se ne sa altra
nuova (i"^). Però l'originale sul Ca/z^o /• potrebbe esserci tuttavia con
tosto che racconciamento del Benivienì . L'uno e l'altro dialogo sono indirittì da
lui a Benedetto Marietti , fratello del defonto Antonio . Nel orimo entrano a ra-
gionare esso Antonio ed il Benivienii nel secondo Antonio Miglioretti e Framce»
SCO da Meleto gentituomio) fiorentini • L'operi fii poi di grtnd'aso a molti sposi-
tori itW Inferno dì Dante, si nei loro tomenti, si nelle loro ievioni accademi-
che e particolarmente al Giambullari in quell'opera che con lo stesso titolo si ve-
de a stampa .
(a) Si dice qui molto nel titolo» ma non si dice tutto. Vi si passa in tilenùo
non cièche merita che sia taciuto, ma ciò che spiace, che sia rammemorato:
cioè le Annotazioni dall'abate Anton Maria Salvini » poste nel fine del tomo VI.
( P^g* 33^* 3^^' ) Qacste tatt'slcro sono , che,, piacevoli cose grammaticali ,,. Illu.
strano il testo , correggono il comento e fan conoscere quanto il Salvini fosse ver.
fato non solo in varie lingue, ma in tutta la buona «rudizione. lì Comento è stato sr^m.
pato taprk un testo t penna, che era del cavslrere AittoM Francesce Marmi. Nel.
fa mia giovanezza mi sovviene di averne redato an altro vecchio esemplare ìa
fòglio appresso il dottor Jacopo Grandi medico e letterato di vaglia. A Lorenzo Cic*
carelli si ha l'obbligo della pubblicazione d! questo Comento del Boccaccio , come
pdre degli altri IV. tomi stampati in Nùpoli con la Alsa data di Firenze e anche
delle due correttissime edizioni del Decamerone , Tuna in it. e l'altra in 8. eoa
la falsa data di Amsurdam : di che ne rende avvertiti monsignore Bottari nelle
sue fiote alle lettere di fra Guittone A'Are\\o pag. 189.
{h*) Alfonso de*Pa\y, acl XLL de* suoi sonetti centra il Varchi dà gentil mcn.
te la burla mì GiamtaUari per cotesto suo Cemento sopra Dante, da lui comin.
ciato e seguito, ma non mai difolgato:
(*) OaIIa Cntsea iì cita e ^ueit*opéra e questa ««ìitiono.
36S
- - Lezioni sopra alcubi Luoghi di Dante, In Firenze
presso il Torrentino i55i. inS. {a). L. 8.
Lezioni di Accademici Fiorentini sopra Dante (rac«
colte da Antonfrancesco Doni:) e sono di Francesco Ve-
rini, di Giambatista Celli, di Giovanni Strozzi, di Pier-
francesco Giambullari, di Cosimo Bartoli, di Giambati-
sta da Cerreto, e di Mario Tanci ). In Firenze presso il
Doni i547* libro l. (solamente), in 4* io.
Lettura (prima^ divisa in lezioni XIL) di Giambatista
Celli sopra Tlnferno di Dante^ letta nell'Accademia
Fiorentina In Firenze (per Bartolommeo Sermartelli )
i554« in 8. 5.
^ ^ Lettura II* ( lezioni X. ) sopra Tlnfemo di Dante*
In Firenze presso il Torrentino i555. ino. 5.
- - Lettura III. (lezioni IX.) sopra ^Inferno di Dante.
In Firenze ( presso il Torrentino ) i556. in 8. 5.
- - Lettura IV. l lezioni X. ) sopra Tlnferno di Dantc}^^
In Firenze presso il Torrentino i558, in 8, 5^
- - Lettura V. ( lezioni X. ). sopra Plnfemo di Dante.
In Firenze (presso il Torrentino ) i558. in 8^ 5t
• ^ Lettura VI. ( lezioni X. ) sopra Plnferno di Dantet
In Firenze (presso il Torrentino y i56i. Ì7^ 8. 5.
f- « Lettura VII. ( lezioni XL ) sopra Tlnferno di Dan-
te. In Firenze presso il Torrentino iSyi. in 8. (*)• 5.
qnesto principio: ,, 1 538 a dì i5. di Ottobre, Martedì sera a ore 3. di
,, notte suol essere comune usanza », .
Voi comiodsnii mi pAOs'io, ptr burla
Il Comento di VdMte^ e poi da ?ero
Lo sefuitaiti; al fin per. dirne il Tero»
£i fuor non esce» e con voi resta in burla.
(4) Nel principio di queste IV. Zìiìomì del GidmhulUrì^ recitate da lui nell'
accademia fiorentina » ci è il suo ritratto . Dai FéUii conséUrì dei signor canoni»
(*) Nel tempo medeiimo» olie aTTerto ettere qaeite fettt Lettura oliate dalla Crufcm
noterò ancbe di arere osseryate alcnne differenEe fra il Brap^tti^tàìl Fontanili ne| rir
portar lo lezioni, ohe in ciateana d'otto contoagonti. Qao|^H dico, che aon novo tolo ma
dioei ««B lo lezioni della Ireiliir« III. madiei aoa diooi fftoUo doiU VI. , o dieci bob qb-
dioi «[Bollo dolla Vllf Io però avoado potato Todoro qttett'Qltiai»« trorai che aoa il X#a«
tanini ma il Brodetti h% nrcto ahbaf lio iatorno ad ot#a> oad* no» »• f 9*U dei doo er#"
der mi doUa elio errato abbia iBtorao aU'altro. Palla C''tf#ce fi tanti puro Tutt9 leZettio»
ni di Gioeatnkatistm Celli ( cbo eomo nota il CreQ^nna cptl tta appretto ia tooo di Gel"
li ) fatte da lui nelV aceademta fioreniina od improtio aol iSSi. Ftrenaoia 8. dello ^Ba-
li già fayellati dal Fontaninie dal Zobo.
364
- - Il Cello sopra un luogo di Dante nel XVI. Canto
del Purgatorio, della creazione deiranima razionale (le*
zioni in. col ritratto del Cello in principio. ). In Firen-
ze ( presso il Tórrentino ) i54B« in 8. (a). L. 5.
Lezioni ( XII.) fatte neli^ Accademia Fiorentina so-
pra varj luoghi di Dante (del Canto XVI. del Pargato-
rio, e del Canto XXVI. del Paradiso (e del Petrarca.
In Firenze {Presso il Tórrentino) i555. in 8. (i) (bj. 8.
(i) Non veggo da alcuno osservato, come il presente tìtolo, che è il
ro di questo ultimo libro, per inganno fu scambiato in un altro, il quale
di primo aspetto si riconosce per falso, ed è questo: ,, Tutte le lezioni di
^, Giambatista Gelliy fatte da lui nell'accademia fiorentina. In Firenze
„ per Lorenzo Tórrentino i55i. ,,. Questo titolo si convince per falso
dall'altro vero dianzi riferito, e con ragione, perchè queste lezioni, che
per inganno si dicono Tutte, non son Tutte; ma XII. sole, cioè una piccola
parte di tutte^ come apparisce dalle suddette letture del medesimo Gelli^
co Salvini (pag« 68.^ si ha il tempo, in cai l' autore le ha recitate e qaello an-
che della morte di lai, saccedata in Firenze nel 1^64. onorato con esequie in
8. Maria Novella e con oraxioae funerale da Cosimo BaìtoUp in compagnia del
qaale era stato ammesto all'accademia l'anno stesso in cai ella ebbe il suo nasci-
mento . Le due prime di queste IV Legioni erano già state impresse fra le Le\iom
ni degli Accademici fiorentini B9pt^ Dame ( psg. f 5. 2^*) raccolte e pabblicate
dal Doni in Fioren\a nel i y 47. hi 4.
{a) Queste III. Legioni recitate dal Celli nell* accademia fiorentina , le due
prime sotto il consolato di Carlo Len\oni nel 1543. ^ 1^ terza in altr'anno , stan-
no ancora fra le XII. Legioni del Celli stampate nel if fi. e sono la terza e le
due seguenti; particolarità dal Fontanini non arvertita. Nella prima di esse si ri»
feriscono alquanti versi del poema inedito di Matteo Palmieri cittadino e poeta
fiorentino e profondo fiUsofo; il quale a detto del Celli ^t non so io per qaal
„ nostra disarrentura et sia cosi stato tolto e proibito che non si possa leggere ,
» ledendosi tanti degli altri che in qualche parte si sono discostati dalla deter-
„ minazìone della Chiesa cristiana • siccome seno Origene , Lauant^io Firmimnm e
„ molti: imperocché se bene vi è quesu opinione tenuta eretica ( cioè, cke le
„ anime nostre sono angeli, giustissimamente dannata ) e' Te ne sono tante altre
„ buone e tanti altri ammaestramenti e precetti, che secondo me arrecherebbo-
„ no agli uomini molto più utile che non farebbe qaesta danno , mandandola
„ in luce .
(b) E dove si lascia la lezione zìi. sopra un luogo del canto XXVII del Pmr*
gateriù^ Se si accennano le altre sopra Dante ^ non cj è ragione per escluderne
questa* La Lexione sopra alquanti versi del canto XXVI. del Paradiso tiene qui
il primo luogo. Il Doni fu il primo a darla fuori tra quelle degli Accademici fio^
rentini pag %$, ma perchè «gli la pubblicò assai lacera e monca, il Gelli la fé*
ristampare più corretta e con qualche mutazione dedicandola ad Anton Maria.
Landi con questo titolo: La prima Legione fatta da lui V anno if4i' sopra um
luogo di Dante nel XX VL Capitolo iel Paradiso. In Firenze {presso il Torram-
uno ) ifi}^. in 8.
365
ciascuna delle quali contiene più lezioni (a*). Delle adulterazioni de' ti-
toli ho parlato altrove; ma qui per istruzione altrui se ne porranno certe
altre, forse non poco importanti a sapersi. La prima si è questa: y^Dialo*
9 9 go di Jacopo Ossanese, nel quale si scoprono le astuzie, con che i lu-
,, terani si sforzano d*ingannare le persone semplici e tirarle alla loro
,y setta, e si mostra la via, che avrebbono da tenere i principi, e i magi-
,j strati per estirpare dagli stati loro le pesti dell'eresia, cosa in questi
„ tempi^'ad ogni qualità di persone non solo utile, ma grandemente ne-
„ cessaria.da intendere. In 8. senza luogo^che però è Basilea yy. In fine si
trova espresso l'anno i558. Il dialogo è tutto eretico, e per entro si di-
ce il contrario di quanto furbescamente si promette nel titolo per agevo-
lare impunemente al libro pestifero Tinsidioso passaggio in Italia. Il Mu-
zio nella Varchina tra le battaglie, o contese letterarie, come spiega Ce*
sare suo figliuolo, scrive {p. aS.), che s. Pio V. gli ordinò di rispondere
a un libro, intitolato: Apologia Anglicana^ nome in apparenza modesto,
ma che in effetto era una ,^ acerbissima invettiva contro il papa, e centra
„ la chiesa cattolica ,, e soggiunge, che così usano di fare gli eretici {b^) ;
dai libri de' quali perciò bisogna stare attenti in guardarsi. Altro inde-
(a*) Il Fontanini si ringallazza e si felicita per questa sua nuova scoperta let-
teraria » in essa da alcuno non osscr? aca , ma che forse aen gli tornerà a molto
onore . Pensi egli e a suo talento si aggiri , sarà sempre vero che qui in picn lu-
me e' traTede . Il libro delle Xil. Legioni del Celli col titolo di Tutte fu stam*
Dato nel 1551* in 8. e quello, che è intitolato Lt^ioni senza l'aggiunto di Tutte
ha nel frontispizio l'anno 1555. Come dunque il primo titolo munito di una da-
ta ant^iore di quattro anni, potè per inganno esser cambiato nell'altro, che ha
la data del ittt? E come più t«sto non si avrà a credere e a dire, che il po-
steriore frontispizi* sia confinto per falso dall'altro vero che di quattr'anni il pre-
cede? Egli adduce in prova del suo pensamento che a queste Legioni non si può
dare, se non per inganno, il titolo di Tuxte, perchè non son Tutte ^ ma XII. so-
le. Ma, se il Celli insino all'anno ifn* non ne avea &tto più che XII. sole»
perchè ? uole l'oppositore che il Celli allora non le potesse dir Tutte ? Egli sog-
gin^ne , che non son Tutte , perchè ciò apparisce dalle Letture del medesimo
Celli , ciascuna delle quali comprende più Legioni . Rispondo esser verissimo che
ciascuna delle VII. Letture del Celli contiene più Legioni : ma egli è verissimo,
ancora , che le suddette Letture cominciarono ad uscir fuora solamente dopo il
I5n* poiché la prima di esse non comparve in pubblico, se non nel 1554. vale
a dire tre anni dopo le XII. Le\Ì9niy che Tutte allora furono chiamate dal CeU
li , perchè quando le diede fuori , erano veramente Tutte • Quindi vengo a con-
cludere che nel secondo titolo del 1555* si è fiitto bene a tacere l'aggiunto di
Tutte ^ perchè in quel tempo non eran Tutte; laddove nel primo titolo sta sen-
za inganno quell'aggiunto, perchè sino ai i$si* fuori di quelle XII. altre non
ne aveva scritte il Celli , né pubblicate . Ecco dunque caduto a terra il ragiona-
mento del Fontanini •
{h*) Quando san Pio V, ordinò al Mu^io , della cui penna si valse in altre oc-
casioni di rispondere a quella Apologie detta dal Mu^io harhara invettiva ( pag.
153. nella «SWvis odorifera) , non era per anco asceso al pontificato e nomarasi
allora il cardinale Alessandrino . Autore di quell'eretica scrittura fii Giùvanni IveU
10 da Devon^ pseudo vescovo sarisburiense , che la stese latinamente , ma i suoi
partigiani non mancarono di spargerla dappertutto tradotta in più lingue, ingle-
se, francese, italiana, tedcKa ed anche greca.
3Ó6
Quattro Lezioni dì Annibale Rìnuccini (la prima deìV
Onore è sopra il Canto IV. deirinferno di Dante) In
Firenze per Lorenzo Torrentino i565, in 8, (a). L. 5.
Cinque Lezioni di Lelio Bonsi, lette nell' Accademia
Fiorentina (la V. è sopra un luogo del Canto VII. dell'
Inferno di Dante). In Firenze presso i Giunti i56o. in
8. (*). 6.
Ragionamenti di Cosimo Barloli sopra alcuni laoghi
difficili di Dante. In Venezia per Francesco Franceschi
1567. in 4* 6é
Tre Lezioni di Jacopo Manzini Poliziano, nell'Acca-
demia degli Aggirati detto il Confuso, sopra alcuni ver^
si di Dante intorno alle macchie della Luna . In Genom
pa per Girolamo Bartoli 1 690 . in ^. 4*
Discorso della Fortuna ^sopra il Canto VII. dell' In-
ferno di Dante ^ diviso in due Lezioni da Bernardetto
gno componimento 0Ì è l'infame Satira Sotadiea de areanìs amoris et Ve*
neriSf che ti fa tradotta in latino da Gio, Menrsio^e sapposta a Luigia Si*
gea toletana^ dottissima del pari e onestissima donna in tempo del re FU
lippo //.come scrive Niccolò Antonio (Bibl. Hisp. no^aT.tl.p. Sy.), il
quale non mostra avere avuta notizia di si nefanda impostura. Più soppor-
tabile di queste falsificazioni si è la seguente, fatta parò ancor ella con
frauda e per fin di guadagno. Giovanni Arrigo BeeUro nell'anno i685.
pubblicò in Argentina presso Giona Stedelio Tistorìa dell'imperador Pe^
derrgo III, scritta da Enea Sihio^ con aggiungervi diversi scrittori, co-
me il Poeta sassonicOf Teganoeà alcuni altri già prima stampati, e con
far precedere a tutti una prefazione di GiangiorgioRuìpisio^ la quale fu poi
tolta via, e mutato il primo titolo in quello di Scrittori germanici e mes-
sa la data pur di Argentina^ ma del 1702. presso Reinardo DuUseckero,
facendosi autore della collezione non più il BecUro^ ma Giovanni Schiltt"
ro, famoso giureconsulto di detta città, al quale si attribuisce la nuoTa
prefazione, in cui si correggono alcune poche cose di tutto il volume,
accennandosi la mutazione dell'ordine, e eoa far precedere il Poeta sc^s^
sonico. Nel rimanente il libro è lo stesso di prima.
{d) Non avrei che ridire sopra il titolo di qaeito libro , se monsignore ne av
se giuiramente riportato l'aono dell' ediaiMe* fiicea dal Torrentino nel iféf. e
non mai nel if6f. Le dette LeiioMÌ Buono pabUicamente dette dal Rinmecini
nell'accademia fioreacina e dedicata da lai a Bemmrio Machiavelli , tesoriere del
papa in Peragiat donde anche è la data ai z. di Marzo ij4t. che era il ij4k«
secondo lo stUe fiorentino •
(*) In 4. e non in 8. diceii c[aeito libro »•! Oàtalof^o Smlieeti,
367
Baonromei Accademico Fiorentino* In Firenze per
Giorgio Marescotti iSya. in 8. (a). L. 5.
Discorsi di Vincenzio Buonanni sopra la prima Can-
tica del divìnissimo Teologo Dante Alighieri del Bello,
nobilissimo Fiorentino, intitolata Commedia. In Firen^
ze per Bartolommeo Sermartelli i57a. in 4. (b). 6.
Discorso di Giovanni Talentoni in forma di lezione,
sopra la Maraviglia, intorno al Canto IV. del Purgato-
rio di Dante. In Mil. per Frane. Paganesco 1597. in^. 5.
Lettura di Benedetto Varchi sopra il Canto XVIL del
Purgatorio di Dante. Sta nelle Lezioni dei Marchi
pag. 419. ^
- - Dichiarazione sopra il Canto XXV, del Purgatorio
di Dante (Parti IL) Sta nelle Lezioni del Varchi pag.
a8. i35. (1).
Discorso di Alessandro Sardo della Poesia di Dante.
Sta ne' Discorsi del Sardo pag. 73.
Le Tre Fontane di Niccolò Liburnio (Piovano di San-
ta Fosca in Venezia) sopra la Gramatìca e l'Eloquenza
di Dante, del Petrarca e del Boccaccio. In Venezia per
Gregorio Gregorj i5a6. in 4. (a). 8.
(1) La difesa di Dante di Carlo Lenmoni fu da noi collocata tra i gra-
matici nella classe L capo I. pag. 294*
(2) L'autore dedicando il libro al patriarca d'Aquileja, e dipoi cardi-
nale Marino Grimani dice, che Tanno avanti trovandosi in Udine al
(a) II titolo dic^ qaalche cosa dì più • cioè la patria del Buonromcì , che fa
S(tn Miniato di Teieseo , e '1 tempo ia cui egli recitò qaeste dae Le\ìonì l'anno
Zf7t. Tana ai VI. e l'altra sititi, di Luglio. L'aotorc che fii discepolo di Giovami
batista «fr'Fx^ri detto il secondo Verino^ìt dedica a monsignor Bernardttto Miner»
betti vescoìTO di Are^^ •
{b) Tutta I*opera di Dante è iatitalata. Commedia e non la sola prima Canti»
ca . Il Buonanni si è malameate spiegato • Questo gentiluomo e accademico fio-
rentino, vuole, che il suo nome abUasi a scriver Vincent\io e cosi Lorent\ù, li^
centra t fortet\a ^ aspret^a , truccherò e tiranne ^ e in somma che sili lettera \eta.
quando è di sono aspro t gagliardo, sia nel principio o nd metxo della parola*
se te preponga la lettera r , siccome fecero i greci nel cognome di -Giovanni
T\ct\e comentatore assai noto di Licofrone , che dal Magoni nel libro III. della
Dtfesn di Dante e dal Pamx; nella Risposta al Ma^^oni ^iea con qiHllo di £^-
i^e volgarizzato . Cosi dal Menagio nelle Origini della lineua itsliaiMi pag* %9** ^
anche dal sig. marchese Scipione Maffei nel tomo IV. delle Ositrva^ioni ietterà'
rie p. 374. è stato afvertito che il Zanni delia nostra comoitdia » il tempi di Eu-
368
-- LaSpadadi lì^nte. InVenezia per Gio. Antonio Nic^
colini da Sabbio i534- ^/^ 8* (i) ^^ 4*
Discorso di Ridolfo Gastravilla, nel quale si mostra
r imperfezione della Commedia di Dante contro al Dia-
logo delle lingue del Varchi. Sta con le Chiose del Bul-
garini sopra la Parte L della Difesa di Dante del Maz-
zoni pag liLoS. (a).
suo servìzio con Antonio Maria Montemerlo, vide ambascìadori di y%xi%
città ivi comparsi a riconoscere il patriarca.
(i) Giorgio Vicelio mette il Libumio tra gl'illustri italiani del suo tem-
po, che fu il i53i. ( Wiceliiepist. Lipsiae per Nicol. Wolrab 1537. in 4-
lib. I. regist. Ut. M.)
(2) Questo discorso f che fu cagione di gran liti letterarie contra e in fa-
vore del poema di Dante, prima d'ora non si seppe di chi fosse. Il Citta-
dini in certe sue note a penna sopra le considerazioni del Bulgarini so-
spetta, che ne fosse autore il Muzio, fondato sopra qualche parola delle
sue Battaglie in difesa dell'italica lingua a capo 23. pag. 116. linea 3.
OTe dice, ,, parergli Dante ogni altra cosa più tosto che poeta „ . Ma il
Cittadini s'inganna, perchè il Castravilla rigetta in tutto il poema di
Dante, laddove il Muzio {Battaglie fogLZo. 11 5. 188.) stimò la gran-
dezza di Dante per la dignità del susgetto e della dottrina, opponendo-
si al Varchi in quanto lo prepose ad Omero e a Virgilio, benché tutti e
tre non avessero scritto in una medesima lingua; il perchè, secondo il
Muzio, non potea farsi paragone tra loro. Che se poi gli tolse in certo
modo la qualità di poeta, fu del parer di coloro, che fondandola princi-
palmente nella imitazione à^ azione, perciò la tolsero anche ad Empedo^
de, a Menandro, a Sereno, a Lucrezio, a Manilio e ad altri scrittori di
opere insigni, ma che non imitavano azioni: e così pure fu levata anche
a Lucano da chi tenne, che scrivesse istoria: e però Marziale piacevol-
mente fece dire al medesimo nel libro xvi. epigr. cxcu.
Sunt quidam, qui me dlcunt non esse poetam,
Giason de Nores nella sua Apologia contra il Guarìnipag. 3g. promette
un discorso per mostrare, che la Commedia di Dante ,, sia una teologia,
,, ovvero una iilosofìa morale in verso nella maniera, che era la filosofìa
,, naturale iV Empedocle, e la filosofìa epicurea di Lucrezio*, e non Coìim'^
,, media, né Tragedia, né Satira, né Poema eroico, né in somma Poesia
,, aristotelica. (E segue a dire), che col levare a Dante il nome di poeta^
,, attribuendogli il nome di teologo, o di filosofo morale, non pensa di
,, fargli ingiuria, ma di onorarlo, essendo senza dubbio piìi chiari e illu-
„ stri titoli, che non era quell'altro. £ se pur vorremo (dic'egli) couce-
st4\io , chiamaTsii T\€nnì e derivava dal greco barbaro t{«»vo7 e questo dal lati,
no «StfH/iio, che avea lo stesso significato. Cotesto stranissimo pensamento del
Buonanni non incontrò miglior sorte di quella che incontrarono gli altri nova*
lori di ortografia nella lingua italiaaa •
369
,, dcre alla stfa opera, essendo fatta per imitazione^ il nome di poema»
y, diremo inAme con esso lui, che sia poema sacro, cioè teologia latta in
,, verso ,,. Che il Discorso del Castravilla non abbia che fare col Mu»
zìo, si vede ancora dallo stile diverso dal suo nella maniera e scelta del-
le voci: e io credo, che questo Discorso non fosse composto in Italia, ma
in Basilea, perchè l'autore scrive nel bel principio^ che trattandosi di
stampare la Risposta del Castehetro BÌVErcolano del Varchi y egli fu ri-
cerco di leggerla, e dirne il suo giudicio, come fece in questo Discorso,
La Correzione di Lodoi>ico Castehetro eontra il Varchi fu veramente fat-
ta stampare in Basilea nell'anno iSya. da Giammaria Castehetro di lui
fratello, il quale con sua lettera in data di Vienna ai i5. di Gennajo di
detto anno la dedicò ad Alfonso II. duca di Ferrara. Chi del Discorso
àtl Cast ravilla facesse autore Ortensio Landi, che al paridi Gaspero
Sdoppio, fu il proteo degli scrittori, ed errante per varie parti, come ti
dirà nella classe VI. capo II. forse non andrebbe lunge dal vero (a*), A
me basta di non tenerlo per fattura del Muzio. Questo Discorso andò lun-
gamente in giro a penna, prima che il Bulgarini avversario di Dante, lo
facesse stampare in Siena nell'anno i6o3. Ed essendo [^oi stato trasmesso
da Firenze nel 1073. da Tranquillo Venturelli al Mazzoni suo concitta-
dino, perchè vedesse di rispondergli questi nelTetà sua di xxiv. anni, in
meno di un mese vi fece il libro seguente:
{a*) Prima d'ora non si seppe , di chi fosse il Dìsceno , uscito a peana col
nome di Ridolfo Castravilla impugnatore della commedia di Dante e del dialoga
della lìngua del Varchi* Il Fontanini dopo aver bravamente confutata 1* opinione
di chi volle farne autore Girolamo M//^io, in che mi accordo pienamente con Ini ,
stimò col suo acuto ingegno dì averlo ritrovato e scoperto nella persona di Or»
tinsio Landi asserendo che chi al Landi lo attribuisse „ forse n«n anderebbe lun-
ge dal vero,,. Egli più basso ripete che il Castravilla è nome finto, né si può
sapere chi fosse ; ma che quanto a sé inclinava a crederlo Ortensio Landi . I ton-
damenti del suo parere son questi :
1. Ch« il Castravilla scrive nel bel principio che,, trattandosi dì stampare la
,, Risposta dell' Castehetro BÌVErcolano del Varchi egli fu ricerco di leggerla e
„ dirne il il suo giudicio „. La Correzione del Castehetro eontra il Varchi es-
sendo stata fatta stampare in Basilea nel 1571. ciò è segno che il Discorso noa
fu composto in Italia, na in Basilea^ dove è facile che il Landi , giusta il co-
stume suo, errante per varie parti , allora si ritrovasse.
IL Che il Landi , chiamato qui assai graziosamente il proteo degli scrittori ,
solito mascherarsi in tutte quasi l'opere sue sotto varj nomi ed in varie guise ,
anche qui si tenne celato sotto il nome di Ridolfo Castravilla .
HI. Che il Landi in questo su» Discorso voile stendere un nuovo paradosso^
da potersi aggiugnere agli altri suoi xzx. già stampati , essendovene eontra Ari*
stotele , Cicerone e 'I Boccaccio e ano ve ne mancava eontra Dante.
IV' Che i XXX. Paradossi del Landi pajono nell^ssunto e nella dettatura io
tatto simili a questo .
V. Che il Landi nella sua Sferra degli scrittori ( Eloq. pag. n^O *1 diede
a conoscere per autore del nuovo e famoso Paradosso contro a Dante, palesai*
dosane quivi col dir male di Dante •
Avendo considerate queste ragioni o sien congetture , addotte iti tal propoitto
4al nostro Monsignore, pare a me, che elleno a favor della sma opiaioae pochis-
Tuni. r. 49
370
•imo, tnzi nslla concladtno e che Andrebbe isiai loRge dal fero, ehi con la gaida
di quelle faceaae il LéMdi aatore del Discorsa del C^stravilla • Peaiamelc ad aaa
ad ona tu la bilancia di aua -f^ioita critica •
I. Gummarìd Cssulveirù fratello di LcdovM, aveado riaolato dopo la morte di
lai pibblicarne la Corre\i§nc dell' ErcoUno del Varchi e Toleadola dedicare al
duca Alfonso IL di Fgrrdra , la spedi da Vitnna , ot' celi allora troravasi , eoa
altri scritti di Lodovico a Giamhaùsta Pigna segretario del duca ( Lm. al daca
Alfonso pttmtm alla Correzione ) • acciocché al medesimo duca potesse darne
piena informaiione. Benché pertanto la Correzione del Castehetro fosse stampaca
HI Basilea t non era necessario, che in Basilea si trovasse 1' aatore del I^iu^rso,
qoando fa ^ ricerco di leggerla e di dirne il ano giadicio », araotichè la naede-
aima si stampasse . Poteva egli afcrla veduta in Italia, dove era il manoscritto ia
mano del Pi^w^ e forse di qualche altro; il che vie più mi si rende probabile,
poiché dalla lettura di essa gli fu porta „ occasione di leggere ancora il DimlogQ
del Varchi „ due anni prima stampato non in Basilea , ma in Italia • Se mi ai
potesse mostrare , che il finto Castravilla o sia il vero Landi fosse in qaell* anno
1571. in Basilea t l'asserzione di Monsignore avrebbe oualche yéspctto di verifi-
miglianza : ma il punto si è che non solo non mi si adduce albana prova del tao
essere allora in Vienna, ovfero in Basilea ; ma nemmeno mi si reca indiaio » che
il Landi vivesse ancora in quel tempo, poiché dopo l'anno if éo. incirca sino ai i 571.
non so , che egli abbia divulgato , come già spesso era solito , alcun libro aè ia
Italia , né altrove , né mi soao abbattuto in alcuna testimonianza , ove di lai ti
favelli , come di persona vivente •
II. Il Landi, egli é vero, fu solito mascherarsi in quasi tutte Popereeoe torto
varj nomi ed in varie guise , ma é vero ancora che egli in tutte o per entro es-
se parlò in maniera da potervi esser riconosciuto , come di fatto e Monsignore
ed altri vel riconobbero : laddove non lasciò , né diede il menomo indizio di es«
aer lui il Castravilla autore di quel Discorso»
III. Se il Landi avesse voluto aggiagnere un nuovo ParaÀosso agli altri suoi
^^' S^>9 tempo innanzi stampati » Paradosso lo avrebbe intitolato e non Discor»
s<k*'£ di falco in questo Discorso assai diversamente si procede che in ^aelli. la
essi egli si vale anzi di sofismi che di ragioni • ma nei Discorso n esaminano ae-
riamente le imperfezioni del poema di Dante e vi si adducono quegli argpmeoti
e quelle dottrine che all'autore partero le migliori» per dimostrare che l'opera
di Dante neppure é poema-, e dato ancora che poema fi^sse, non sarebbe poema
eroico , ma cattivo poema e in tutte Le sue parti d'imperfezioni ripieno • Se tra
i Paradossi del Landi se ne leggono contro Aristotele , Cicerone e '1 Boccaccio
e uno ve ne manca contro Dante , altro ancora ve ne manca coatro il Petrar-
ca e contro altri celebri autori . Qual necessità che il Landi snppliMe con nuo«
vi Paradossi al difetto di quelli, che trent'anni prima, avea pooolicati ? Il />£.
scoj^sa dei Castravilla é tutt'altro che un Paradosso id Landi. lì Bulgarini «ol
teaac certamente per Paradosso.
IV. Sembrano a Monsignoie i zxXi Paradossi del Landi nell'assunto e nella
dettatuca simili in tutto sa Discorso . Io per^ disaimiliaaiiai li ritrovo e son per^aa-
so^ che tale sarà il giudiclo di quanti si preaderaano ta cura di confrontarli . So*.
miglianti asserzioni vaghe e generali quanti equivochi e sbagli , e quante risse
e contese han cagionate più volte nella aoda letteratura !
V. Siamo all'ultima prova, niente migliore dell'altre. II Landi nella Sfen^a
degli scrittori disse male di Dante. Dìeaasi adanque a conoscere per autore del
naovo e famoso Paradossa conuo a Dame . Cosi la discorre il Fontanini , il
quale dà impropriamente il titolo di Paradosso a quello, che dal suo aatore fu
igtitolaco Discorso . Ma preodiaos per nMUU) la Sferra . Coa essa si propose il Lan*
ds di .die oaale degji scrittori antichi t modesni. Non vanno esenri dalle sue
battiture i più famosi di ogni secolo : aoa Omero , noti Virgilio , non Teren-
3^1
li9 , noa il Petrarca , noii cento altri di prima bassola : e di Déntt poterà egli
lasciare di ht parola ? a lui solo perdonarla ? Ma ^uel poco , che egli ne dice
pag. IO. 8Ì conforma forse alle principali opposizioni , che nel Discorso del Ctf-
stravilU ^li vengan fatte? Nalla di ciò . Tatto il male , che se ne legge nella
Sferra , si riduce t dir «, Dante nomo di soverchio ardito nel rimare , e che si
„ fa con r oscurità e bixzarresco spirito tener molto bestiale „ *• del qual Tizio l'a-
▼eano , ma più modestamente » notato e condannato^ assai prima il Bembo ed
il Cjisa • Il CastraviiU non parla in tal guisa § e d' altro conio marcate , e eoa
eitro stile dettate, sono le difficoltà da lui mosse contra il poema di Dante.
L' autor della Sferica non è pertanto 1* autor del Discorso » e nel finto CastraviiU
il vero Landi per alcun verso non si ravvisa • Ma costui dopo 170. e più anni »
che tien la maschera al viso, chi mai potrà essere? Non so, se a me riuscirà di
smascherarlo • Proporrò qui le mie conghietture • Ne giudichi ognuno a suo pia-
cimento , eh' io non m' impegnerò a sostenerle.
I. Il Discorse del Castravilla è scritto con lingua e dettatura sanese • Le fre-
quenti voci di quel dialetto , delle quali è spano , danno a divedere 1* autor suo
per sanese, più tosto che per fiorentino o lombardo o d'altro luogo d'Italia •
Esso non occupa nella stampa più che undici pagine ; e pure vi ho osservati per
entro i seguenti saoesitmi , e ivi forse ne saranno degli altri , quando più roi-
autamente , e da persona più pratica , o nationale vi si usasse attenzione : « tro-
,, vavo, più assoraa fper assurda) concesso, gattivo , aviamo , donque , prova-
ti rò , nominarò , restarebbe, operaranno, apponto , erumpino , puole, respon-
,, derò , pensassemo , abbino, parlarò , fero (per fecero) indegnità ec.
II. Taluno potrebbe dire in risposta , che Belisario Bulgarini gentiluomo di
Siena , il quale fu quegli , che dopo molti anni diede alle stampe il Discorso del
Castravilla , lo accomodò al dialetto della sua patria , mutandone 1* ortografia ,
e la grammatica : ma nella lettera ai lettori , da lui premessa a quel Discorso ,
protesta onoratamente di presentarla al pubblico quale gli pervenne alle masi
scritto a peone, senza niente alterarlo, pur nell* ortegrana , non che in ver un
de' sentimenti .
III. Allorché nd ff7i. UKÌ fuora , ma scritto a mano» il discorso del Castra^
villa , il Bulgarini nulla ancora avea divulgato del suo e 1* entrare in campa
a faccia scoperta la prima volta contro a Dante, scrittore di tanto credito e pe*
so, non gli parve savio, e lodevol consiglio. Egli era allora nell'anno 33. deli'
età sua, poiché nel 161 6. in cui pubblicò il suo Antidiscorso , si dichiara di es-
«er giunto al 77. onde il suo nascimento seeul nel 1539. o circa. Nel X573« fa
stampato il Discorso dal Magioni in difesa aella Commedia di Dante t dove, sea*
za mai nominare il Castravilla , ne combatte il parere , e le opposizioni • 11 Bui»
garini ricevè appena da Orai(io Capponi il discorso del Magoni» che con grande
animosità si pose non tanto ad impugnare il Magioni , quanto a difendere ia
tutte le parti il discorso del Castravilla. Nel 1^83. pubblicò le sue Considera"
\ioni i ma molto prima, cioè nel iy7f. avea terminato di scriverle, come si rac«
coglie da due lettere del Capponi al Bulgarini , che gliele aveva mandate ( Lette'
ra MS. del Capponi al Bulgarini . Fontaniai pag. 430. ) : e Alessandro Cariero
le ebbe sotto l' occhio comunicategli dal meaesimo Bulgarini , qunndo fu ia
Siena nel 157^. (Bulgarini Considera^, pag. xzi.) Da queste premesse parmi di
poter dedurre assai ragionevolmente quanto grande alterazione e comozion d*a*
i|imo si concepisse, e si destasse nel ^ii/^^rini a riguardo del Discorso del Ca^^
straviila , censurato pubblicamente dal Maialoni ; e oi questa qua! altra esKr po-
teva l'origine , e la cagione, se non il sapere, che quel Discorso era suo concert
to e suo parto ?
IV. In prova di questo mio pensamento , osservo, che al Bulgarini fece non
picciol senso il vedere, che il Magioni nella prima difesa. di Dante, stampata
ael 1373. aveue confutato à pasto a passo il CastraviiU 9 senza averlo mai no-
\
^>.
Discorso di Glacopo Mazzoni in difesa della Gonaedia
del divino Poeta Dante (contra il Discorso di Ridolfo
Gastravilla). la Cesena per Bartolomeo Raveri i573-
i/i 4« li. 8.
Alcune Gonsidera/ioni di Bellisario Bulgarini, gen-
tiluomo Sanese, sopra il Discorso di M. Giacopo Maz-
zoni fatto in difesa della Goraedia di Dante, e stampato
in Gesena l'anno 1573. (con alcune lettere in fìne). In
Siena appresso Luca Bonetti i583. i/i 4* (^) (^)' ^'
(i) Orazio Capponi^ dipoi Vescovo di Carpentrasso avendo ricevute dal
Bulgarini queste Considerazioni ^ rispose con una erudita e lunga lettera
minato, e che anzi si esprinesse di rispondere agli avrersar) di Dante ^ senza
dichiarare qaai fossero ; onde il Castravilla , che era il principale e il solo di
qaesti , pareva , che non avesse gran parte in quella letteraria contesa .
VI. Notabil cosa mi sembra , che il Bulgarini segniti superstiziosamente , dirò
cosi , 1' ordine tenuto dal Castravilla , ne adotti i sentimenti , ne confermi le
ragioni , lo difenda dalle altrui censure » e non mai gli contraddica : il che non
si è solito praticare y se non dove si tratta delle cose proprie; onde parrebbe co.
•a assai singolare , che un comentatore si accordasse sempre col parer dell' auto-
re da lui coraentato , e mai non lo contrariasse . Cotesto suo indÌTÌsibìle attac«
camento al Castravilla fu molto bene avvertito da' suoi avversar), i quali gli op-
poseroj che nei discorso del Castravilla fossero i medesimi concetti, le medesi-
me parole e le medesime disposizioni , che nelle Considera\ioni di esso Bulga»
rini s' incontrano , il quale da cotale accusa si schermi con le seguenti parole
„ ( Difesa in ris* al Cariero pag, 2\. ) : confesso di aver preso dal Castravilla al*
ff cuni concetti , e usate alle volte delle sue proprie parole , • anco d' aver te-
»» nuto in qualche parte il suo ordine , nò perciò Furava a lui , perchè palesaTo
„ d' aver veduto il predetto Discorso^ e di fondare la intenzion mia sopra qaeK
», lo, come veramente feci ,, . Sapeva , a mio credere , il buon Sanese di potersi
valere in coscienza di quel Discorso , come di cosa di sua ragione , e che fmrto
non facea dell' altrui , ove faceva uso dt\ proprio .
VII. L' impresa posta in fronte delle Considerazioni del Bulgarini , e di qual-
che altro suo libro , può essere , che non sia priva di mistero , e servir possa
di novella prova a questa mia congettura . Un' Aquila con l' ali aperte tien coti
I* artiglio destro una di quelle pietre, che son dette aquiline , e sta in atto ài
posarla sopra il suo nido per assicurarlo con essa dai venti impetuosi , che pò.
trebbono scuoterlo e gittarlo giù dall' albero , in cui lo ha edincato per li suoi
aquilotti: il motto» che vi si legge, è questo: munii* Farmi di poterne fare al
caso l'applicazione. Le Considerai^ioni ótì Bulgarini^ che furono il primo
libro, che col suo nome in questo proposito pubblicasse, furono la pietra » con
cui egli munì e assicurò quel suo primo discorso, il quale fu come il nido de-
fli altri suoi parti , da tanti letterarj contruti , come da venti impetuosi com.
attuto e assalito. Noterò qui di passaggio» che Roberto Titi scrisse, ma nom
mai divulgò , un' Apologia di Dante , contra il Discorso di Ridolfo Castravilla ,
da lui per isbaglio chiamato Giorgio; e di questa sua opera egli fa menzione ne*
suoi luoghi controyersi lib. VI. capo X. pag. c;i.
(a) Monsignore si obbliga giù basso di voler seguire nella relazione de' libri
asciti in questa occasione „ l'ordine cronologie* delle loro impressioni,,: impegno
373
da Vignale, %xx2, TiHa In Valdamo aixxT. di Gennajo iSyS. La lettera non
fu stampata, ma serbasi originalmente qui in Roma presso il signor Mar-
chese Alessandro Gregorio Capponi, mentovato più volte in quest'opera.
Ella comincia con queste parole: „ L'avere io indugiato circa un anno a
rispondere. ,, L'autore dice di esser legale, ma si manifesta versato nella
buona letteratura, amico del Tasso, di Maffeo Veniero e del Salviati,
con CUI dice di aver letto il suo Contento sopra la Poetica; aggungendo
ancora, che il Castravilla è nome finto Ifiè si può sapere chi fosse: ed io per
me, come ho detto, inclino a darlo per Ortensio Landi quasiché egli in
questo Discorso abbia voluto stendere un nuovo Paradosso da potersi ag-
giungere agli altri suoi xxx. già stampati, che nell'assunto,' e nella det-
tatura mi pajono in tutto simili a questo, essendovene centra Aristotele^
Cicerone e'I Boccaccio: e uno ve ne mancava contro a Dante,henchè per
altro il preteso Caf^rac7i//a chiami col nome di Paradosso i divisamenti del
Varchi in favore di Dante. Centra lui pure scrisse Roberto Titi, dando*
gli per isbaglio il prenome di Giorgio in vece di Ridolfo ne' suoi Luoghi
controversi lib. VI. cap. x. e lo confutò parimente Antonio Altovitiy ar«
civescovo di Firenze^ mentovato dal signor canonico Salvini {Fasti pag.
a.20.).
Il Bulgarìni senza prendersi soggezione, che i fogli del Capponi fossero
scritti a penna, rispose ai medesimi in istampa, la qual cosa non si sa co-
me piacque al Capponi. Il titolo del libro del Bulgarìni^ in bello e parti-
colar carattere corsivo, come gli altri dello stampator Bonetti^ che fu da
lui dedicato a Carlo Emanuello duca di Savoja, si è questo:
Repliche di Bellisario Bulgarìni alle Risposte del Si-
gnor Orazio Capponi sopra le prime cinque Particelle
delle sue Considerazioni intorno al Discorso di M. Cia-
copo Mazzoni^ composto in difesa della Commedia di
Dante ( con Risposte particolari al Zoppio, e con la Re-
plica alla Risposta di lui alle Opposizioni Sanesi.). In
Siena appresso Luca Bonetti i585. in 4« (^)* L. 7.
giastissimo e lodeTolìssimo, di cui però nella esecazione e sul bel princìpio se ne
dimentica , oTYcro se ne dispensa . La prima scrittura , che comparisse dopo la
la prima Difesa del Méii:^oni stampata in Cesena nei 1573* non fii quella del-
le saddette Censiie ragioni del Bulgarìni , ma il breve e ingenioso Discersò di
Alessandra Cariero , stampato in Padoi^a nel i^Si. un anno avanti alle stesse
Considerazioni^ nei cui proemio W Bulgarìni protesti che non si sarebbe indotto
a pubblicarle « se dal furto , che gliene fece il Cariero non ne fosse stato co-
stretto : e sopra di ciò versano appunto le lettere poste in ine delie sue Con*
siderazioni .
(«) Di due opere con vario frontispizio e in div.erso anno stampate. Monsignore
ne forma una sola , e Tuna nell'altra confonde . Quella parentesi annessa al tito-
lo delle Repliche è di sua testa e non vi quadra per nulla . A comune intelligen.
za ne rioorterò qui i precisi titoli separatamente : il che tanto più necessario giu-
dico a farsi, quanto che si questi, come tutti i libri della presente strepitosa
contesa, sono dìficiii a ritrovarsi e ad unirsi.
374
Della Difesa della Gomedia di Dante^ distinta in ti !•
libri^ nella c/naie si risponde alle opposi sioni, fatte (da
Bellisario Bulgarini ) al Discorso di M. Jacopo Maz%o«
ni, e si tratta pienamente delPÀrte Poetica^ e di mol-
te altre cose pertenenti alla Filosofia^ e alle belle Let-
tere. Parte I. che contiene i primi III. libri, con dne
tavole copiosissime. In Cesena per Bartolo mmeo RuQerj
lJ\^1. in 2^ edizione i.[\). L. la.
(i) Il libro è dedicato da Tucio dal Como al cardinal Ferdinando de
Medici, che fu poi granduca di Toscana , primo di questo nome: e TH^icio
afferma di avere ajntato il Mazzoni a scrivere il libro di sua propria ma*
nò più d'una volta nell'atto, ohe il Mazzoni l'andava componendo (a^)»
il quale era dotato di sì gran memoria ,, che solca citare spesso gli autori
j, a mente scusa veder di nuovo quello, che diceano ,,. Cosi egli medesimo
asserisce nella prefaaione alle sue Ragioni centra il Patrìzj. In quest'al-
tra modesta sua prefasione si narra l'istoria della controversia dantesca,
affermandosi, aver voluto il Mazzoni, che il suo libro per le cose T^eolo*
giehe fosse prima esaminato in Roma da qualche teologo della sacra con-
fregasione dell'indice, al che con gran piacer suo fu deputato Francesco
^egna insigne prelato spagnuolo e auditore della Ruota romana . II
Mazzoni in questa Difesa pag. 727. cita i suoi Comentarf del Fedone dia*
lego di Platone, non mai pubblicati. .
* Repliche di Selisano Bulgarini alle Rispesu del stg. Oraxio Capponi sopra
le prime ciiìqae particelle delle sua Considerazioni intorno al Discorso di M, Cia*
capo Ma^oni composto in difesa della Commcdim di DdnteAa Siena sppresso Zs-
ea B enetti ifSf* in 4.
* Risposte di Belisario Bulgarini ìl* Ragionamenti dtl sig. Jeronìmo Zopplo in-
torno alla Commedia di Dtfffre • Replica alla Risposta del medesimo Zoppio, inti-
tolata alle Opposizioni sanesi ec. Jn Siena appresso Ln^m Bonetti ifS4. in 4*
Qui ben ciascun si avrede , che il buon ordine esigeva cke al titolo delle Re*
pliche del Bulgarini fosser premessi unto quello dei JUgionasiutui , quanto 1' al-
tro della Risposta del Zoppio ^ stampaci nel !$%$• e solaaMSSe assai dopo e fuoc
di luogo riferiti da Monsignore ; ma siccome aa soougUaate dbordine gli è cor-
so di penna altre volte nella relazione di qoesu coaciofsisia» credo che ai leggj.
tori servirà a siificienta Tesserne qui preavveniii •
(a^) Due grossi errori ha commessi il psdfc Gitsim Negri gesuita ( Ist. degli
Scrittori fiorentini pag. fif*) intorno a Tneci^ dal Cfrttoi fnno col metterlo tra
gli Scrittori fiorentini; l'altro con actribuire a Itti qnesta seconda Difesa della Casm^
media di Dante che è opera celebratissima del Magioni » al quale lo stesso 7mc^
ciò ne dà tntta la gloria canto nella prtfiaiioae quanto nella lettera al cardina -
ìt de Medici* Egli fu gentiluomo rmvatiZéU e. cavaliere di Santo Stefano. Nella
Raccolta de' Poeti Ravennati nobilmente illnitrata dal padre don Pietro Paol^
Ginnani tgik priore dell'insigne maisstero di s. Vitale di Ravenna ^ si fa lodevoi
menzione del cavaller Taccio ^ nato nel ir4). ai zzx. dtLmglio e morto nel lixj.
ai z. di Ottobre e quivi di lui si riportano varj componimenti poetici .
175
-- Della Difesa della Gomedia di Dante^ distinta in
libri VII. Parte II. contiene i libri iv. i qnali seguo-
no la Parte I. In Cesena per Severo Verdoni 1688.
in4-(i)« L* f^«
Rìgpostflpdi Francesco Patrizj a due opposiaioni, fat-
tegli dal Signor Giacopo Mazzoni. In Ferrara per ViU
torio Baldini i587« in 4- 5«
(i) Questa Parte li. che fu tratta dall'originale della Biblioteca Barhe^
fina, benché ciò si taccia, nella pulizia ed esattezza non corrisponde alla
Parfe /. della edizione i. nella qualv con maraTiglia degrintendenti il
Maazonitu, in tutto ben servito nella qualità de' caratteri greci e latini,
essendo forse questo libro stato il primo dopo il ritroTamento della stam-
pa a vedersi in bel carattere tondo, e con le distinzioni in corsivo de' pas-
si allegati {a*) .
(a*) Psrmr qassi iacredrbile ebe il Fontanìnl abbia potuto asserire , bencbè lo
aiocKichi eoa la fmrse^ cke questo libro del Ma\\omi stampato nal s 5 8^7. sia tra*
to il primo s Tederai in carattere tiMuio e con le allcgaaioflt in eortivo ; cosa che
per più riscoatri ed eserop) in contrario è maoifeatacnente faUissima. GiroUmo
Cauaa ( Lcmn pag. 131*) raccocaandaadosi ài conte MarcamoM Ferretti per la
impreasione da farsi in VeneiÌM del suo Diuwsp sopra ia traiu\Ì9n€ ielle sciente
ed altre [acuità ^ gli ricorda fra l'altre cose, che le allegagioni latine sieno d'un
altra sorte di carattere » perchè farà più bella vista e ajuterà l'intelligenza del let.
tore.* Il Discórso in fatti fa stampato in Vene\ia àsX Ziletti nel ifSi. in 8. in
bel carattere cofSÌTO con le allegaaioni latine ìa tendo . Lo stesso si ride pratica-
to l'anno i|7f. dal Giolito nella cdiaioae dei IV, tomi delle Predicka del Afiri-
40 1 dove il testo h di tondo e le citaaionì luine aoao di corsivo: anzi le stesso
Oiolito afea stampate le medesime Fresche aia nell'anoo ly^j. con Ja ateasa di-
stinzione di caratteri , se non che il testo era in corsivo , e in tondo le allegazio-
ni . Il libro di Giamhatista Susio intorno al ,» conoscere la pestilenza „ stampato
in Mantova da Jacopo Ruffinello nel 1574. in 4. ci comparisce col testo in tondo
e con le citazioni in corsi to • Tali anche sono le Legioni CaMniane del Panu
garola , ristampate dal Dusinelli in Venei^a 1^84. in S. e per non tirar la cosa
più in lungo , la prima edizione delle Lettere facete dì diTcrsi , raccolte dall' A^
tanagli fatta in Venei^a per Bolognino Zahieri nel tfér. in 8. ne presenta le
Lettere in tondo e i luoghi citati in cotsìto. Lo stabilire l'epoca precisa di tal
costumanza , sarebbe un punto non meno assai difficile che poco importante : ma
ella certamente non può prendersi dall'anno 1^87* in cui parve a Monsignore di
poterla fissare . Prima di passare ad altro dirò, che stanti l'introduzione di xjucst*
uso , quando le citazioni erano impresse nelle stesse carattere , in cui craimpres*
so il testo dell* opera ; taluno ebbe al più V avvertenza di segnarla nel margine
con due virgolette,,: àt che addurrò in prova e in esempio V Arte aratoria ài
Francesco Sansorìno, la quale mi Tien ora per mano, stampata in Veneiia da
Giovanni Grìfio nel tf46. in 8. e la medesima segnatura Tedest praticata nella ri-
stampa della Lettera di Alessandro CìtoUni in difesa della Itngaa volgare , unita
a quella del Ruscelli al Mit^io in difesa delizia delle signorie ^ sizmptt^ pure in
Venexia al segno del Poi\o nel tffi. in 8. L'usanza di questa distinzione con le
virgolette nel margine è di più vecchia data » che quella di nnrcare le citazioni
eoa la diversità dei caratteri.
a
376
Discorso di Jacopo Mazzoni inforno alla Risposta e
Ile opposizioni, fattegli dal Signor Francesco Patricio,
pertinente alla Storia del Poema di Dafni, o Lìtiersa
di Sositeo, Poeta della Plejade. In Cesena per Bartolo^
meo RaverJ 1587. in ^. L- 6.
Difesa di Francesco Patrizj dalle Cento accuse date-
gli dal Big. Jacopo Mazzoni. In Ferrara per Vittorio BaU
dini 1587. in 4- 7-
Ragioni delle cose dette, e di alcune autorità citate
da Jacopo Mazzoni nel Discorso delia Storia del Poema
di Dafni^ o Litiersa di Sositeo. In Cesena per Bartolo^-
meo Raverj ibò^. in ^(i)* 7.
(i) A questi libri, tutti usciti in un anno, diede occasione la Parte I.
della Difesa di Dante, per aver quiri il Mazzoni con onesta semplicità
conlradetto in un luogo solo in due cose ai Patrizj, il qual poi oella Ris-
posta gli oppose XXV. errori per avergliene opposti due soli (a^)« H Ca-
yaìier Salviati^ e Fuhio Teofili vescovo Ai Forlì ^ intromessi per aggiu--
alare la controversia letteraria tra questi due valentuomini non fu caso
phe vi riuscissero, come si trae dal Patrizj nella Difesa^ e dal Mazzoni
ancora nelle prefazioni al Discorso ^ e a queste /2a^iof}/, dove osserva pure
l'impresa nuova, posta dal Patrizj in fronte alla sua Difesa con la Pru^
denza^ che ha lo specchio in mano col motto: Prudentia negotiimiy nonjbr*
tana ducati e si lagna della pertinacia inflessibile e offensiva dell' av ver*,
sario, troppo dato alla sofistica e litigiosa dialettica, che nulla insegna,-
fuorché a non mai cedere al vero, a cui però questa volta fu dal Mazzo*
ni astretto a cedere.
(4*) Monfignore la discorre in questo luogo con qaalcbe parzialità , più tosts.
che con giustìzia a favor del Magoni e in discapito del Patrìy . Il Ma^j^oni nel-
la parte I. della Difesa di Dame pag. 491. accusò il Patriy di aver commessi
due errori nel libro I. della Deca Istoriale della tua Peeiica: della qual espres-
sione di errori corsa nella stampa del libro del Max^CBÌ , ma non eoa onesta
semplicità, parve che diooi egli si fosse pentito e proca'rssse di scolparsene nella
lettera da lui scritta al Patriy e inserita nella Difesa dì questo,, dalle ceato ac-
cuse „ ove così il ASawoni gli scrive : „ M' increscc^ beae che per difetto di clii
„ ha scritta o stampata quella mia Difesa , vi sia stata posta quella voce , errori:
„ ptrchè quanto a me , so che più tosto avrei detto opposizioni ,, . £ da queste
opposi\Ì0iti sì difese appunto il Patrizj eoa la sua prima scrittura , nella quale ad-
dusse in suo prò xzv. r^^io/zi riguardate dal Mr[;(o/ii e spacciate anche dal Fontm^
nini , come se fossero accuse : dalia ^aale imputazione il Patri\j si scolpò chia-
ramente nella sua seconda scrittura:,, Le mie, dice egli pag. 6., non soao oppo-
^ sizioni fatte contro le sue ex professo ma ia difendendomi , elle son vena-
,, te per accidente; o più tosto, le si ha recite egli ad accuse , per avere ad ac-
„ cidermi con folnuni e eoa saette non meno di cento „• Al nostro Prelato fa sen-
la , che per avere il Ma\\oni contradetto in un luogo solo in dae cose al Patri*
377
Ragionamenti del Signor Jeronimo Zoppio ( contra le
Considerazioni di Bellisario Bulgarini) in difesa dì Dan-
te e del Petrarca. In Bologna per Giovanni Rossi i583.
in ^« L* 5*
- - Risposta di M. Jeronimo Zoppio all« Opposizioni Sa-
nesì ^fatte da Diomede Borghesi ) a'suoi Ragionamenti
in difesa di Dante. In Fermo per Sertorio de' Monti i585,
in 4- 5*
- - Particelle poetiche sopra Dan te , disputate da Jero-
nimo Zoppio Bolognese (contra quelle di Bellisario Bul-
garini ). In Bologna per Alessandro Benacci in 4* 5.
- -La Poetica sopra Dante di M. Jeronimo Zoppio(pub-
blicata da Melchiorre suo figliuolo). In Bologna per AU
lessandro Benacci 1589. ^^ 4* (^)* ^*
(i) Questo Girolamo Zoppio patito malamente Zobbio à^XV Eritreo {Pi'
nacotheca II. num. 21.), fu padre di Melchiorre^ altro scrittor bologne-
se, e volle chiamarsi Jeronimo^ come il Muzìo^ il quale ne die le ragio-
ni nelle sue Lettere civili (Libro Ill.pag. 192.). Fu professore deìVEti*
ca nel pubblico studio di Macerata: e ne' suoi Ragionamenti (pag* 72 •
^; » il Péiiriij nella taa Rìspùiu opponeise all'altro xxt. errori i quali però Io stes-
so Md\%pni intitola più modettamente non errori « ma opposizioni. Se Monai-
gnore Taci » che si creda , che egli siasi alzato in giudice giusto tra que' due
valentuomimi e se strano gli sembra che il Patriy abbia contrariato con xxt. ra-
gioni a chi due soli errori gli oppose: perchè poi non si risente del pari contro
il Magioni che per tentici nqic opposizioni fattegli dal Pétriy a luì si contra-
pose con cento! Il motifo per altro di tal contesa non era di cosi grate ioipor-
tanza che que' dne grand'uomini avessero a scatenarsi a tal segno l'an contra l'al-
tro . Il Ma\\oni ben se ne at? ide nell'aitima sua scrittura ( nella lettera ai lettori),
intitolata Ragioni , per ater conosciuto »• con quanta poca utilità del mondo e
con quante risa degli nomini ,, e' fosse per ispendere il tempo in così fatte cias.
ce, paiagonandosi perciò a coloro, ì quali con molta ansietà ricercarono la patria
di Omero , la vera maire di Enea e di Ecuha : ehe cosa fossero solite cantar
le Sirene : se fu prima scritta V Iliade o VOdissea e altre simili baje • Non tono
di maggior peso e importanza certe minute ricerche messe in campo in qaesta
Biblioteca Italiana . ove per altro se ne (anno alti schiamazzi : e dì questo nn-
mero sono il guastarsi lo scrivere sotto la dettatota de' maestri', lo stampar libri
Sro5si in carattere corsivo; il replicare i titoli delle dedicatone nel frontispizio;
far comparire le moderne edizioni non in 4. ma in foglio e taluno di forma
atlantica ; il regnar le date delle lettere familiari in principio non appiè delle
stesse; il nominare la tetra principale del Cadorino t Cadore in cambio di Pieve
di L udore : lo scriver Francese in iuogo di Francese e in abbreviatura il titolo
di conte o quello di cavaliere e così aure cose , le quati basti ora accennare senza
pigliarsi altra briga di farci maggior esame o ragionamento . Sembra a chi le ha
proposte che il levarle dal mondo » come se fossero capitali abasi • sarebbe aoa
gran riforma alla repubblica letteraria ; ma quanto maglio e più otil cosa satcb>
T9m. /. 5o
373
?4* ??• 79- 97*)» ^ome già amico del Varchi^ sparla del MuziOs diansi
mancato di vita, ^ che più di lui e prima di lui, «iccome palesa nella
pQetìcaJw amico e stimatore del FarcAi, arrivando il Zoppio sino a dire,
che y, il Castehetro fu maggiore del Muzio sì di autorità come di lettere,
,, e che esso Zoppio in tante occasioni avute in Venezia^ in Roma e alla
„ corta di Urtino di conoscerlo ,, non se n'era curato. Ma bispgna, che al
ZoppìQ fosfe rimproverata si fatta maniera di scrivere; perocché nell^ già
detta Risposta se ne disdice; benché il faccia con magra e insipida acusa.
Però contra il Zoppio, e a favore del Muzio, può bastare il éentiraentp
di Lodovico Botonio con quello del Bulgarini (Difese pag» Jo8. Ii4-)»
ed èy che il Muzio in tutto ne seppe assai più del Zoppio. In armi e in
Iettare egli fi| singolare, e oltre all'essere stato in pregio alle corti de'
Principi del suo tempo, e maestro e governatore del penultimo di|ca di
TrbinQ Francesco Maria II. della Rovere, egli fu invitto e gran difen-
sore della cattolica religione contra i desertori e ribelli della medesima,
cosa di tale importanaa, che le sue opere in questo particolare furono ap-
provate danna continuata successione di sei romani pontefici, pip^ da
Paolo e da Giulio III. Marcello II. Paolo IV. Pio I f^. e dal presente
Ss. Pio V. come scrive egli stesso in dedicare al cardin. AUssun^rino il
ano coro pontificale; onde almeno per questo gli si doveva un poco di rit
spetto anche dal Zoppio. Ma, se diamo a lui fede^ il Muzio non aepea ni
men di latino, cosa ignota a tanti apostati da esso impugnati; perchè
forse le sue opere volgari poteane farsi da chi non sapea di latino, e il Uv
bro latino de Romana Ecclesia non è forse del Muzio? il quale si gloria
{Lettere cattoliche libro III ,pag. 2>4^.) di essere stato discepolo di Rafi
faello Regio e di Batista Egnazio, gran professori di lettere greche e la-
tine, nejle quali il Muzio fi peritissimo e ancor nell'ebraiche non me-
PQ, elle in tutte le discipline umane e divine. £1 per coppscerlo basta ve*
der I9 sue opere apqoverate da lui smesso e da JV/cpo/ò Man:puoli nelU
Descrìziont dell'Istria {pag. 9 1 • ) > ^^ quale però sbaglia in farlo morto di 94.
anni, quando furono 80. solamente. Taccio de'suoi pulitissimi versi Fa-?
leuci in lode di Biagio Elcelio consigliere delTimperador Massimilim*
no I. stampati in Augusta per Sigismondo Grim e Marco Virsungs sin
già i^el i520. in 4» • Ma il Zoppio è sì pronto 4 calunniare il Muzio ^ che
p^S^ a faflo ^iitQre picche di motfi in ludibfip di Ì)qnt^ [Paeticfi, ^opra
Jf^ut0 pagine |.a,), i qpoli sono del <74^f«w/i», e pop 4^1 JiTuxio
{Dissono dpi Castrauilla pag . 9i4*j» dì cpi verjFà in aeconpio di riparTa^
Fé altrov^. Maniera propria del solo Zoj^iù si fu fnedeaimamente il dare
il npme di Opposizioni Sanesi a una breve lettera di Diomede Borghesi^
come se a farla e sopra cose visibili e pemprese in poco più di due pa-
be, che ne fossero stirpate e spente le maldicenEC , te calunnie , le derisioni e fé
ingiurie, e senz'astip nei cuore e senta sferza alla mano si lasciasse godere ognuno
di quel riposo e di auel buon nome, che gli hanno conciliato le sue fatiche e i
supi scritti , ridpcendo le contese letterarie In ogni tempo insorte e permesse a
ana sans e discreda censura e ad una onesta difesa » lontana da qualunque male-
vqlenza » pascione cdinfifiia, che la società civile e la csritè cristiana disciolga
ed ofFcndf •
379
Brere & ingegnoso Discorso ( opposto a quello dei
Ma2ssoni in confutazione dell'altro del Gastràrilla )oon*
tra l'opera di Daute, di Mons« Alessandro Gariero. Iri
Padova per Pacalo Mejetto ì 58a. in 4* L. 6.
--» Apologia di Mons. Alessandro Gariero Padovabò
contro le imputazioni del Signor Belisario Bolgarini >9a-
nese^ Palinodia del medesimo Gariero, nella quale òi di-
mostra l'eócellenza del Poema df Dante. InPadùmpet
Paolo Mtjetti i584. in^. (i). 5.
gì ne vi ateésé cospirato innièlné tutta la città di Sièàé. Il Buigatini
riteVole di ngaal plauso si sarebfie fdostràto, se avesse tantittò àtioóf egli
di scrivete còntta i Ragionamenti o le Particelle poetiche Bolognési in
vece di esprimere, di Girolamo Zoppiò.
(1) Il Bulgàrini nelle sue Difese contra il Cariefó (in latino Carf'erius,
almeno presso il Vescovo Tofhmasini) non lasciò cascare in terra la vóce
ingeniosó per ingegnoso {Elogia tohi. I.pag, 362.) usati dal CàrièrOy né
il titolo di monsig., proprio dei soli prelati, é non de* semplici preti,
l|uale era il Cdrìero gentiluorno ()adovan6. Vero è, che in quelle parti
f)ér abusò volgare talvolta suol darsi quel titolò a' semplici ecclesiastici^
benché non sienò prelati {à*); fna ciò pet questo non lascia di èssere à-
busOyìk tal ségno, che la plèbe tion snol dare a' prelati il titolo di moA«
eiettóre per tènie di òffèndei^gH cèti tlti vocabolo, che etede pro|>tio de*
eoli preti, vedendolo à questi ieconitifiàtd. Il Cariero, autore di altre o-
pete, ma laKne, dopo aVere in queètò èuo Discórso ijnpugnata là Cam*-
inedia di Dajite, se ile dlsdislè liella Palinodia, imifàhdo Stesiàofò, che
(à^) Per la morte di Ateiìandrù Càriert ségaita ai zi. di Agoécd nel iéi6. i(à
4tk d'ahdi LXXVIIL rimise spenti It sat Srttica é Hobil fiMiglia . Egli ntìh jfa
semplice pttie , poiché oit^e i l'estere stito ieeàtio del coll«*gi6 de' giUHtreòtastihi»
Al anche pàrroco delia chiesa di s. Andrea di Padova ^ oft sta ^pptllito cbn ìa
scrixibffe » III qttdste parti ai «emfilici ^^lesiaitici e preti si dà tol^arihcatt e ia
dialetto venerano ii titolo di bomior ^ { òuo/isignore ) e ai prelati quello di
monsignore t accompagnandolo sempre con quello A* illustrissimo e di reverendis*
simo 9 don accomunato per abuso ai semplici preii. Ma se it Éulgarìni non la»
Sciò cSdère in terra la fóce ingehUsó per ingegnoso , uàata dal Cariero ( fiatino»
dia pàg. )0;) . non la perdonò nehi alt no il Càrierò ài Bulgàrini per avere scrìtto
il proprio nome di Belisario con doppia /: della quale accusa egli s'ingegnò di
scolparsi ( Diféid ili Htp4 èl CàHtfo t>a)ri ^t. ) eoit résempio del CHuHoì del
f^oltetrano , M ChiàBi^ra é d'altri rtioderftl , che coèi lo Sttisserd: Il Véro però si
è, che ne'gteci e He* latini scrittori» Prbtopio , Agamia, Giofwàhie ed àftti if
nome dì Belisario ta scritto con urta / solamente* , liè altriménti l'dsaroad fi ?étr.
ehie Villmii , il Trissiao e cédtt^ hltfi . Il Balgàtini nd riddt^piataento di qitèlfac
Ittféfa tolle (òfst più tostò té^iré là forza della {^dfiafltia , thd h 6iWà
della voce , in quella guisa che i tofcadi calcano itiehe in certi noitii f^fò^rj ti
prima sillaba, raddoppiandone la cOhsdnàhté che viene appresso come Tommaso,
Cammillo , Niccolò . La\\eró , OVrii/p èc.
38o
- - Difese di Beliisario Balgarini in risposta alF Apo-
logia e Palinodia di Moosig. Alessandro Garìero Pado-
Tano, e alcune lettere passate traU Signor Lodovico Bo-
tonio^ nelPAccademia degl'Insensati di Perugia detto
rAgitato, e il medesimo Bellisario per rooeasione della
controversia, nata fra esso Bnlgarino, il Signor Jeroni-
mo Zoppio, il sopradetto Gariero^ e il Signor Jacopo
bazzoni, discorrendosi intorno alla Gommedia di Dan-
te. In Siena appresso Luca Bonetti i588. in^.(a). L. 8.
orò prima in biasimo, e poi in lode di Elena. E perchè il Balgarini in
principio e in fine delle tue Considerazioni {p. 97-) ^ P^^ ancora nelle
jJife$e{p. 5f .)e altrove lo tacciò di plagiario, quasiché si fosse approfitta-
to di esse, a lui mostrate in Siena prima che si stampassero, il Cariero non
solamente se ne difese con VAjH>logia; ma con la Palinodia ritrattò il
suo Discorso {Antidiscorso pag. 39. 78.), buttandosi dalla parte dei di-
fensori di DaniCf e mostrando con fedi autentiche poste in fine 4oir
Apologia e della Palinodia di aver .composto il suo Discorso nel 1577.
due anni prima di andare a Siena con Francesco Piccolomini^ pubblico
professore di filosofia nello studio di Padova, il che fu nel 1579. . In fat-
ti non par verisimile, ohe in tal materia con la semplice vista di un'ope-
ra senza involar le parole si possa rubarne i pensieri, ancorché ordina-
ri e per altro comuni; poiché il Bulgarini intende di questi soli, e non
del material del libro: né al certo le cose del Cariero son tali, che a lui
pure, qualunque egli si fosse, non potessero venire in mente non me-
no, che al BiUgariniy essendo falso quanto suppose VEritreo, che egli
•antasse la Palinodia del plagio fatto al Bulgarini, quando per lo con-
trario con V Apologia si difese da questa accusa; e non fece altro con la
Palinodia, che ritrattarsi di aver biasimato Dante, e non già di essersi
furtivamente appropriate le cose del Bulgarini. Laonde per questo capo
della sola conformità d'opinione, per dirlo con la formola usata dal Bui*
garini nellalettera, con cui dedica le Considerazioni al cardin. Luigi da E*
stCf a cui similmente il Cariero avea dedicate le tre sue fatiche, questi con
tutte le grandi insistenze, più volte inculcate dall'avversario, non do-
vrebbe aver luogo nel libro de Plagio literario di Jacopo Tommasio^ nel-
le due dissertazioni de Furibus librariis di Tommaso Crenio, o nel catalo-
(a) Giacché Monsignore ebbe la bontà di esporci alcune imprese , che si reg-
gono nell'oeere del Bulgarini io pure mi (arò lecito di riportar quella che sta
ad fine delle presenti Difese ; ed è una man0 punta da una vespa , che nella fé.
rita lascia il pungiglione ; e il motto è oaesto, siti magis , alludendo alla proprie-
tà delle Tespe, di lasciar nelle piag^he, che fanno, col pungiglione la yìu. Questa
impresa e la sua spiegaiione le^si nelle Annouiioni fatte da Roberf Tin sopra
)ue' versi delle Api dei Rucellai nam. 747 parlando di tue.
Che le cieche saette entro le piaghe
Lasciano infisse con la yita insieme.
38i
- - Riprove delle Particelle poetiche sopra Dante, di-
sputate dal Signor Jeronimo Zoppio Bolognese, per Bel-
lisario Bulgariiii scrìtte neiridioma Toscano dì Siena.
Jn Siena nella Stamperia di Luca Bonetti 1602,. inj\. L. 5.
- - Annotazioni, ovvero Chiose marginali di Bellisa*
rio Bulgarini PAperto Accademico Intronato, sopra la
prima Parte della Difesa, fatta da M. Jacopa Mazzoni
per la Commedia di Dante Alighieri, compilate nell'i-
dioma Toscano Sanese, airillustrissima ed Eccellentis-
sima Accademia Veneziana dedicate, aggiuntovi il Di-
scorso di M. Ridolfo Castravilla sopra la medesima Com-
media ( con lettere passate fra il Mazzoni, e il Bulgari-
ni, una sua giustificazione contra l'Orazione di Pier Se-
gni in morte del Mazzoni ) ed insieme il racconto delle
materie più notabili di tutta l'opera ( composto darOra-
zio Lombardelli, il quale dopo averlo terminato, se no
mori). In Siena appresso Luca Bonetti i6o8. in^. (i). 8.
go àe^Plagiarf di Teodoro Almeloveenio, accresciuto da Arrigo Seppen^
Stein, Quest'onore può riserbarsi a qualchedun altro, j^/a^iario non meno
delle osservazioni udite ne* discorsi, che lette negli scritti: e di tale può
dirsi, come disse Pietro Scriverlo di Lorenzo Ranùrez^ plagiario dello Sca»
ligero: dissimidat qui ad verbum inde omnia excerpsit (Anìmadv. in Mar^
Hai. lib. III. epigr. SQ.pag. 96.). Seguono altri libri del Bulgarini se-
condo Tordine cronologico delle loro impressioni.
(f) Nel frontispiasio dì questo libro si veggono tre filare, in doppio or-
dine disposte, di più mortaletti, o cannoncini in atto di spararsi, col
motto sopra :Ai/ic attollere mo/tf^(a'^); laddove il Bulgarini negli altri suoi
libri avea posta \xn*aquila sopra il nido con un sasso nell'artiglio destro
incontro al vento contrario, e col motto: munis.
{a*) Quanto a tra?erio ha inteso Monsignore e spigato il corpo di questa im-
presa ! Quelli che a lui pajono tre filare f ma dir éojtit file o filari) di mortaUtti
a cannoncini 1 9ono pali di legno, soliti usarsi principalmente in Ventila in que'
luoghi che sono eccupati daUe acque , e deve s' hanno a gittar fondamenta per
alzar fabbriche, e sopra essi pali fedesi , Aon una macchina ( moles) che Tadain
aria balzata dalla TÌolenza degli sparidi que'sneposti mortaletti o connonclnt ^ mz
uno di que' castelli , che servono a sodare il fondo e a conficcarvi le travi di
quella palificata posta nell'acque: onde la leggenda , hinc attollere moles f assai be-
ne e propriamente ci quadra : laddove applicata alla spiesazione di Monsignore
verrebbe a fare un senso ridicolo e falso , e dovrebbe dire hinc evertere , anziché
attollere moles • Questa è la nota impresa della seconda accademia venexiama , al-
la quale appunto il suddetto libro delle Annotazioni ovvero Chiose del Bulgari^
ni vien da lui dedicato in riconoscenza dell' onore dianzi a lui fatto da quegli
accademici di annoverarlo , com' egli scrive , nella loro onoratisssima schiera •
>f*r^
4i^>(f^ fopra b^nt^^ ^rirvtm ;k p^naa ^a^ti» finto aame
4li M. ftp^^rWf Sr^^roni, Jm Siené^ ^pfr€u^ il Bonetti i6r6.
in ^ U)(m). * L. ó.
M#A, ^ ^t:im#f/>f^ 4f Dfutt^ fM^itroi Diahf^. Il Bul§mmp€tf. 7?. 94.. e
m^fM ^f |/>4«f/»ri ^ Me€èé&iì 4ì Doniti D'u^mede Bo^^futu « r>:io C.^
l'ini /(mi J^ gn^rr^ t^pr^ DanU (i*>. Se mi « chiedesse qua! male glie
A9 r^hufr pmf ^netto^ dai*b4 VBfitrtó ué Éàéeptm la TiltorU al Bulganrù^
(s) KfaM Màigéfi^t tm 9tà i^imnl LXXVIL ptr acdicate apopUtka attnKto
éà l«ngf> l«mp* di i«a p«ri»fia ttM ad a^<r qmàéi iacara«eaca ptfda» roso
défit pirfé ilfifftfji , quando djt un ftVipmo franccscaop gli fa recato da Mil^io
a J///yitf an Dìtiott^ a peiiAa in difeia dì i?aa// gotto ooom di Sfcrmtu Speroni.
tétto cha e' l'eU>e , a««ef1 0 ft Tiita dì 000 crederlo lavoro di quel gna^aomo ,
^h« jr^r. é f^l/i anni prima era di pjaato dì ?tea, e corte col pensilo e con la
f9Hil» t i>4tfe/7irlo ptr ofiri di AUitaniro Cérìiro p€r ancenori scrìttarc suo
flft dffklflrai^ n«rtif€4 * Ciò che il |Nibblic# abbli iopra di ciò giodfcato daopoi»
fare cka tit itato c#>itforma al ieiKtmefito del ButgérMi acHono almeno lo hi
coii(faftti9 ; m4 Taittma ediaiona* alcrove da me citata» itWOptre dello Speroni
afri ^lA folm o^nt Jnbbicixa dagli animi « trof aadoai qtti?i imprcMo il detto Di^
Uyf99 nel torno V. pasr. ^04, e non già col titolo dì primo ma di secondo topra
/^/f^// « del r]ual« jiin dai primi laoi anni tingolare atima egli fece per arerlo
iUfinnàiìUfO prr>ronrlo filoiofo € lonìmo virgiliartó. Lo acrittore moderno della
^rif di lui pafT. XLV. ci acceira che lo Speroni neirultima toa Tecchiczza ab-
}$(HfM i|fivato »et$nd§ Difténó nlinÉio dalla opffééiiAOtA fkìté à DdHte . primièra-
m^tìtt dal Ctiittiivillét e poi foatcnuta dal Éulgérinii onde l'affetto tht al ino fa-
torìto poeta e' port«va , ^li attitxò più del cooaucto il calor della mente , aolita
Mf iliffi iniicmmarèi fiv primi impnl, i iftlali di p*l Mn abhe foma tenipo dì
iiidat fcmparirtdvf « pdithl M Oiuórm %f\n ptr <^lii (Mfta fit^co a rébbi^sità; fi«
firn a traifora il iilH «f Virvirlo di heiH^ • di Hitégufè. lAtètodendO la «uà còlUra
a tvtfi la oHrfnifiiftlmii rtarltin* f/rfr^if i II BilmifltA fHpifinndò lempre il notM
a la rlaiiiatilonv dflld SpèffMi fino acmpra nbll* oplilidH« cha il Discórso foHtf
opera lndff|na di lui a piQ toicrt Alia del C^H^ù, ti rida irt nectusita di riptlU
air ravfimaHo • nel %\\h Antìi\U6r94 aMUiMcflo tì^i Hipatmla le invettive e lo
l«i||l(irla e ioh Vnnu ti dilifiide la putti a i« atflV6. Genvién cred^fé, tba Ia
copU M Ùiihìm% dita al ÉHigàfm, tea* itdf^ttiiélMà , polthè «gli rinfaccia
•Il ititnre di nio nielrlulltil «krWi 1 vka Ailtla MinltHi auddétta del tomo V. in
niMiin mariti l'incontrino •
(A^) 0|«fmttt«li«titentt il liti Alilo Mnlt^« lo Itopfiò di <[}ìt' mtìalèUi t taà-^
né^tini . per (iir liilé • quvin ^ttn Dàntitche t per ibpaflrne le itlvIpeHlfe ftw
liuni.Sv II AwraaM in iilim ^*luat tioti ÉtYéHat)»*dttef(» «ftcòiA altri da^
cerfamlnis ^fctpr ^ìsccssif , si potrebbe rispondere , che Pf^tf umil^¥f
JJante, qu^le «ra prim^. Qui per incarico delle promesse dafe. #i dovre)>
1)0 proporre iì disegi^p di ^na nuova edizione del «uo Pcieaq; pp4^ pier
»9o procedere |n ipfigito, questo si farà l^ievemente al po^^iliUe.
servato arcitc ud c9s) grosso e msl^scplo granciporro 4i prepdert par pnrl uf^r*
t^letti o eannoncini in aUP ^i aparare . il pb^ prxQ non ai Tede > qypgH cHe spi>p
senapiici ^f /< in poaitura di ciser conficcaci nell'acque • npo avrebbe pai cessato
di fargliene gaerra; poiché in cose di minore importania e di più facjle sbaglio
e^li e quattro e cinque To!te non è mai aazio » né stanco dì buttargliele in fac-
cia « di £|rfit risa e achiamaiai r
TEJL fNA NUQVa I^DIZIONC DEL POCSfA
DI PAN TE.
\/ae8t;^ f^liOi^ cdififon^ ({pyrebbe farfi in be^lp e pulito jCAr^tter? t<r^(iù\
gittate iq buoiie jrpiàdri^ e non tii^stp^ pà si^urcp. i>à usixtp, pè H'ir^d, j^paì-
1^; e non già in (:Qrsi^o u aldino^ «i^ttp ancora italicQj il quale per esse'-
^^ (|a qualche secolo^ e ppn sen^sq lagippe, ^ffattp dispae^so ne} rprpo in-
tero e ppntipu^to de' libri, • p»rf:iò ) 'occhio non essìendoTi piti ayve^iio,
pare, phe vengn a patire in leggere qpaliinque operai segi^jepteippptp
St^mp^ta ip ta) carattere pur^nif^nps corsivp: e di questo già piif Uipni^
{addietro. Oi^nque 1:^ ^«<pva €4i^ion9 4i un sicuro e ottimo testo di DQn{e
ÌQ formi fji 4- » /^ 9 son)igIi^n2|a à,ì alcpn^i delle pi^igliori edi?|ppi, uscite
per i|8Q iel delfino di Frai^pia r dorrebbe iVrsi c^p incbiostf.p di bl^onfi
tinta, e in carta di corpo consistente e p^rfettawei^te biapc^, ^ou bel
margine da ogiii )atQ e popi'prnie al)a disposizione e al sesto dei pmnti
delpoef^af pj^LSc^^np de*qirali j con ^verp ippanjii il ^p argom^fitQ, pre-
so d^Ila e4i?ipnje ], del JjQÌfef si dovrebbe cominciare su làjtp, e aefiiprf
rn principio di p>gip% Ppl porvi nel vapo superiore il gitolo di ciascu-
na delle tre c^ntichep pome dire: /fella Con^medif^ ài Dante^ VJnfemo,
i\ Purgatoriq e ì\ Par^^isOf P fuori nel m^t^i^^ il qfknta col suo numes-
ro, prr cngpvolare il ritro«4PPnto di quf^pto a un bi^pgno ;bì jricercasse^
nop essendo necessario it numdrare anche i versi» per non essere i panti
«^rdiparfairiei^te $} Ipngbi, php noy^ si possa a up tratto ripvepire quanto
vi V brap()^ise cerpart^r C^^^e poi sì ?oJe^8^ }n fine di cjaiich^d^^i Cf/l(P
Soggiungi^re V^U^gmf^i prpsa p^r^ d(i quella 4el Dol^e^ qifa^Jtq non Qgr
rpbjju ni^j iinf9, e^pAldp fila brcyi.
Ip (iwkU\ nufiiW' e<fizÌQfi^, \^ quale per jpafijivr P9n(^o4Q %} 49T^®ti^^
h^^ m WP ^^)l ton^o, pppiQ f«at^p^t?7ipbiedcH jPWWr«v> .cìw à PP . *pÌp»
(^m b^M? ^ppi^ ài ciasppo^ fapcifi o pagina, in b^l paraui^re^ e 4l^tinfi^
^!^ H»t<^U^ à^\. tpstp 4al jypwdi w pptrebbwo dJLsporif ì^yn^t^ w'fÀfili^
Uii ìli nap^eri picpolj, fiop ^Ló infarjti p'Ipr l^pgh^ n^l «mt^i IKfHPP^
^prjjc ui;^li f^or* nel w^rgina » 4irUt!ir.», 4iUfen»«wtP 4«^|?i!(ifir pSin-
384
hilone, per non sfere ft penare in eercar dorè radano a riferirsi i nameri
di e^e note brevi, neoettarie e relative ai passi di Dante, ì qoali le ri-
chiedessero per letteraria spiegazione del testo, riguardando la gramma-
tica, la favella, i sensi, l'espressioni, le voci^ i termini e le frasi antiqaa-
te e le più notabili, le cose istoriche, i costumi del tempo e le dottrine
oscure o recondite; ma il tntto in forma testuale, breve e sensa ingom-
brare il margine; poiché i lunghi cementi piuttosto annebbiano di quel-
lo, che illustrino i testi, come sanno i periti: per lo che fare, oltre all'e-
same del testo, servirebbe non poco il consultare con senno e spogliare
j varj interpreti, spositori e difensori di tutto^ o di parte del poema di
Dante, non solo stampati, mation istampati, e sopra gli altri che non
fon pochi, Pietro di lui figliuolo, che fu il primo a illustrarlo in latino
con dirlo, Commentum super tribus Comoe£is DantU AUgherii. Un altro
Dante, tradotto adlìteram in latino e cementato pure in latino da Cio-
vanni da Seravalle frate minore della diocesi di Rimino^ e vescovo e
principe di Fermo^ si trova a penna presso il sig. marchese Capponi^ fa-
tica da quel prelato composta nel 1416. mentre si ritrovava al concilio
di Costanza^ e ciò a richiesta di Amadeo da Saluzzo cardinal diacono di
santa Maria nova^ di Niccolò Bubvit vescovo batoniense e vellense, e di
Roberto Alam vescovo saresberiense, amendue inglesi. In queste note
bisognerebbe vedere di coonestare con qualche buon senso i laoghi, che
possono averne mestiere, con ricordarsi che siamo cattolici, e che dopo
reta di /7an/e sopravvennero le turbolenze funeste dell'eresie^ che tal-
Tolta hanno fatto prendere maligna pastura dall'autoriti di Dafife,con-
tra la sua intenzione, come possiamo ragionevolmente supporre. Sareb-
be stato mio pensieio di dar qui, come per saggio di questa nuova edizio«
ne, il canto /. dell'/n/eiTio, letteralmente e brevemente spiegato dal
Giambullari, ma il timor di non dare in lunghezze me ne disvia, e ciò
pnre mi fa tralasciare altre cose.
Nel fine di tnle edizione si potrebbe senza verboso cicaleccio disporre
un solo indice 1 o tavola generale in forma di glossario, simile a quello
di Federigo Ubaldini ai Documenti del Barberino^ e all'altro di Mcmsig.
Giovanni Vignoli al tomo. I. del suo Anastasio, o Libro pontificale^ di
cui aspettiamo il secondo. In questo indice si dovrebbe incorporare tut-
to quello^ che partitamente si condensa in pib indici^ imitando ancora
aon miglioramento quel famoso Fìfgiliario di Niccolò Eritreo, per non
soggettare il lettore a cercare in pib luoghi quel tanto, che potrebbe tro«
vare in un solo. Meriterebbono ancora di esser considerati, il Borghini
nelle sue Chiose «He Novelle antiche e al Decamerone, VAlunno pure
iie*due Indici al Decamerone e al Petrarca dell'edizione II. un mio a-
mico nellti tavola al volgarizzamento de'GmdS, attribuiti a j. Girolamo,
6 li Ducange nel suo Glossario all'istoria scritta in antica lingua fran-
cese da Goffredo Villarduino. Non si vorrebbe, che in questo indice si
studiale troppo di qualificare e decidere, né di spiegare le cose trite;
ma solamente quelle* che ne hanno bÌ80gno;non entrare a chiamar nobi-
lisaime le città e le famiglie già note per tali ; non usar da per tutto le
Tooi beUis$ime, noti9SimOffamosi4$ime,prud€ndissime, valorosissime, ono^
385
rittissime, empiendo così di vani superlativi le carte. Quando si dice Ipo*
litOj si dovrebbe aggiunger cosi: e ancora Ippolito^ alla parola Dionigi^
basterebbe aggiungere: ,, detto VAreopagita, antico scrittore ecclesi.'isti-
co 1,; bastando qui dare un cenno a ehi intende; mentre ad altri non ba-
sterebbono i libri interi. Alla parola Tagliamento si potrebbe dire ,,: fiu-
,y me^ che divide pel mezzo il paese del Friuli, solito perciò denominar-
,, si con le formole: di là, e di qua del Tagliamento. ,, In somma si vor-
rebbe, che in questo indice non si affettasse di voler troppo fare i dotto-
ri, ma solo spiegare le cose poco intese. Nella ripulitura del testo non
vorrei boschi di accenti^ di virgole e di apostrofi soverchiamente stipa-
ti; ma cose spedite, lisce, andanti e naturali, dachè talvolta molte di que-
ste diligenze sogliono usarsi nel leggere più, che nello scrivere: ed è be-
ne ancora il pensare a facilitarne per gli esteti la comprensione senza
difficultarla con sì fatte minuzie. Giulio Cesare Scaligero in poco accen-
na il tutto (Epist. Lxxxii. pag, 262.), parlando di far stampare certi
suoi versi latini r^er^e castigati edantur; sedita^ ut nequidlimae desidere»
tur in editione ipsa Puncta vero tibi commendo^ quorum rationem adeo ne*
cessariam duco, ut et illustriorem fieri orationem putem, non solum senten^
tias distingui. Così mede.simamente per non replicare tutta la Commedia
di Dante nel rimario di Carlo Noci^ già fatto per tenersi da sé a parto
e non unito al poema, esso rimario si potrebbe con aggiustata distribu-
zione ridurre solamente alle ultime voci di ciaschedun verso per distin-
zione di uno dall'altro, lasciando poi nel loro essere in margine le cita-
zioni dei canti per guida in ogni occorrenza di riscontrargli: e si dovreb-
be avvertire di non mai cominciare in tale ordine di alfabeto dagli arti-
coli, né da' pronomi come da, il, lo. la^ questo, quello, uno, tale, quale,
non potendo simili voci servire d'indizio per trovare la cosa cercata. Per
motivo poi di speditezza maggiore il tutto dovrebbe riferirsi alle pagine
del poema, e non alle cantiche, ne ai vanti, né ai versi del medesimo;
che é rosa troppo esquisita. Il sig. Antonfrancesco Gori nella prima del-
le sue famose opere (Inscriptiones Etruriae tom . I .pag , 3ii.) mentovan-
do un nuovo rimario di Dante, già lavorato da un suo amico, a questo
si potrebbe pensare. Tale in sustanza è il pensiero e la direzione, che po-
trebbe tenersi in questa nuova impressione della Commedia di Dante
con farle precedere una prefazione istruttiva, ma non verbosa, cioè che
fosse men piena di parole, che di cose, e da farsi dopo stampato il com-
plesso d'-ir opera per esprimervi accuratamente tutto il necessario, e ciò
con un titolo e frontispizio semplice e non affollato da lungua e nojosa
non meno, che ricercata rimembranza di troppi particolari ivi poco im-
portanti; con libertà poi di stendersi in fine sopra quelli^ che non potes-
sero aver luogo nelle note. Questo però dovtebbe farsi con assistenza
di persone intendenti e versate non tanto nella corrente favella natia,
quanto in quella comune de' letterati e de' libri: le quali persone non
sogliono mancare nella città di Firenze. Che se poi si pensasse a ornare
ogni canto di figure intagliate in rame, conformi a quella di un odice
vaticano già de' duchi di Urbino, questo sarebbe troppo. Però non sa-
rebbe da tralasciarvisi la medaglia di Dante, non difficile a ritrovarsi.
Tom, I. 5i
NOTE
DI APOSTOLO ZENO
ALLA CLASSE IV.
de' drammatici
N,
die AnnotMx'iùtii , che «odrò ften^iido fopn mtu qsetta Clssst di Poeti
J}rdmm£tuit mi conTcrra aoir •oveoce a qoaoco te ne legge nella preteotc Bi^
kliQtecd Italianét <]iiello parioience » cbe ae tta regiitrato nella DrAmmatmrgi's di
jDOOsignor Leone Allacci, icanpata in Rema dal Mascardi nel 1 666. in ii.coa-
cioMÌacbè il Fontanini ita qoasi tempre di questa seguitando e premendo le ve*
•sigle con tale attaccamento» che non solo ne ricopia i titoli e le impressioni, il
che farebbe degno di scusa , ma di quando in quando ne trascrive gli errori , se
pmr non gli avviene di darcene in maggior copia • Il frequente incontro dell'uno
eoo l'altro £irà fede, s'io dico vero: Sumpsisn multa, si fatenswcl fi f^^gas,
ssskripu'uii ; coȈ Cicerone ad Emmo pUgiario di Nevio . S' io poi non ini appiglio
nUa Oleografia del Fonsaniui , scrivendo con due n Dracma e Drammaiurgta , le
^oali voci a lui piacque di scrivere con una fola » siccome a lui non intendo di
nioover lite per tal cagione» cosi nemmeno a me se ne contrasti la pratica, a
•ode ragioni e ad autorevoli esempli appoggiata •
Ma prima di tutto mi si permetta di entrare in una quistiooc , che da graa
tempo e tuttavìa fossiste fra i letterati intorno alla prima commedio in pi osa ,
cbe a stampa sia comparsa in Italia. Una io son qui per proporne, la quale, ben-
chb non sia cosa nel suo genere in tutto perfetta e da firne gran conto , è però
vera commedia scritta in prosa volgare e anterior certamente ad ogni altra . Sic-
co o Sii:cone Polentone cittadino e caacelliere di Padova (*) , la scrisse in prosa
latinamente verso la metà dei secolo XV. in cbe un secolo innanzi fu prevenuto
dal Petrarca, il oaale in una lettera, cbe scrive a Jacopo Fiorentino ed ò la xvi.
del libro vii. delie sue epistole familiari, gli confessa di aver composta in assai
tenera etade una commedia intitolata Filologia, mostrando di £irne allor poco
caso t Quella del Polentone, da me veduta, sta manoscritta in 4* fra i codici dei se.
aacore Jacopo Soran\o, e non so che essa sia stata mai pubblicata* Di là a molti
•Ani fu traslaiata in prosa e in un volgare, che tien molto dei veneziano e del
padovano , tra i quali idiomi passa molta conformità e quasi dirò parentela . Il
nome del traduttore non è ben certo , comecbè non manchi opinione , che tal
sia stato Modesto Polentone figliuolo di Sicco, che in latino la scrisse e la inrico-
16 Lusus Ebriorum , a detto dello storico Scardeone , ma stando al!a Me del cu.
diee mentovato , ella è intitolata Catinia ai Jaeohom Badttorium patricium vene^
niUtm & paiavinum ; e cosi aticora nel suo rolgtrìaaancnco il suo titolo è Catinia a
Giacomo Badoaro peragino cioè da Peragm luogo mt\ distretto di Padova e fcu.
do dell' antica famiglia Badoara ereditato da esso Giacomo , che perciò è quivi
qualificato per patri\io veneziano e padovano» Il nome di Catinia le vien posto da
quello di Catinio principal personaggio della commedia, venditor di catini, il
quale, perchè era da Como, t in essa chiamato corrottamente ora cnmano ora
comesano , in luogo di con^asco . Pare , che a imitazione di questo titolo il car.
diottl di Bibiena desse alla sua commedia ìf nome di Calandra preso da quel.o di
C^laetdro uomo scimunito introdottovi p«r attor principale . La Catinia è srampa.
(*) Gianncrardo Kupp «tampò in Lipiim nel 17^3. una ditiertacione ^,Z>tf Xicconc /*i-
Icntono ,j.
387
ta in 4' e Tanno senza stampatore y\ si legge nel fine: In Trenti, Post tenehrds
spero lucerti . M,CCCC.LXXXll» Die xxFiir, Marcii standovi di mezzo queste
sigle di significato a me incognito; smfziclszl . Aranti la nota dell' edizione leg-
gonsi i seguenti rozzi e meschini versi:
„ O Tui che questa opera lezete
„ In el vulgar corno tuì vedete
. ,, De litteral sermone qui traduta
M Vedete Catinio e l'opra tuta.
„ Bttio cum Cetto vigilante
„ E Lanio homo simigliante
„ £ sopra al tute Questio cerecano
„ £1 qual con Io suo dir soprano
„ Fa Catinio esser ligato in tuto.
I Tersi saddetti ci danno a conoscere i nomi dei cinque attori , che interrengo-
ne nella Carola; e sono; i. Catinio venditor di catini: t. Bibio oste detto a bu
bendo: 3. Questio ciarlatano detto cerstano , cioè da Cerete neil* Umbria \ 4. Z^-
nio scardassatore di lana: ^. Cetio pescatore da cete^ cioè a dire balena. La sce-
na si rappresenta nella taverna di Bibio e la commedia è composta sul gosco di
quelle , che gli antichi chiamaTano tabemarie . Questa vecchia edizione è statt
ignorata dal Betighem , dal Maittaire e ózW Orlandi . copiosi raccoglitori degli
Annali tipografici o sia de' libri impressi dalla prima origine della stampa inaino
al ifoo. anzi niun libro stampato in Trento dentro a quel tempo vien riportato
da loro . La stampa è in carattere tondo e ci presenta questa favola scenica sen-
za alcuna divisione di atti e di scene ; ma tal divisione agevolmente può ricono-
scersi e farsi , mentre a luoghi opportuni gli attori interrompono i loro contrasti
e ragionamenti con invitarsi a bere e a mangiare : bevemo » man^emo , galdemo ,
accompagnando il tripudio con sentimenti non solo da idioti e da obbriachi , mt
da etnici e da epicurèi. Precede a guisa di prologo la notizia di alcune cose spct*
tanti a questa commedia dichiarata per tale anche dal primo suo autore » il qua-
le in comporta non ebbe altro fine , come egli attesta , se non di mostrare „ Im
,» ttaltizia de li homini , i quali sum dadi solum al bevete» marnare, godere e
„ voluptà corporea „ . Il soggetto della favola è preso da un contrasto , che nasce
tra Bibio e Catinio per chi di loro abbia a pagare lo scotto : e da Questio , che
ne vien eietto per giudice, vien finalnaente pronunziata sentenza eontra C«xr-
nlo » con che ha finimento la &vola, nella quale erano già state messe in camM
varie qaistioni , e si era sostenuto che le applicazioni degli nomini alla guerra*, allo
stadio , al traffico , all'accumular roba ec. erano tutte vanità e stoltezza , conclu-
dendosi che la miglior vita è quella della crapula e del sollazzarsi. Dimando scu-
sa e perdono se di soverchio mi sono allungato in cosa, che per se stessa ap-
pena merita ricordanza , ma la rarità dell* impressione e la natura del componi-
mento che nel suo genere di Commedia in pr9Séi roigare credo essere il pnrao ,
mi ci ha disavvedutamente impegnato •
CLASSE t^UARTA
D R A M A T I G I
CAPO I.
Commedie in prosa.
xJa Calandra Commedia di Bernardo (Divizie) daBibie-
na. In Roma i5fi4- in io,, senza Stampatore (a). L. 7.
{a) Allo Speroni aon piacque molco l'aio iatrodotto in lulia di icrÌTere com-
inedie in prosai e però nei lao dialogo incitolico del Giudicio dì Senofonte (Ope-
re tomo li pag. f 4 ) a lai parve di chiamarle ami dialoghi càe commedie . Ma il
Caro fm di parere ( Lett» voi. II. pag. if6» edi\> di Padova J , che , come il Ters«
coofenira alle tragedie , coti alle commedie cnegiio conveniva la prosa • Sicoae
poi la Cattata ridotta io proia volgare o non fii nota agli eruditi o non ne fk
tcooto gran conto ; contendeii fra* letterati , qaale aia atata la piimicra commedia»
mefsa in prof a italiana . La pubblica voce ne dà la precedenza alla Calaadra del
cardinal Bernardo Divi\io da Bibiena* Il Pigna nel libro II. dei Romanci pag.
II f ci fa iapere che {Ariosto, avendo dinanzi la Calandra del Bibiena , fece ia
proia le tue commedie, le quali dipoi in ^tt%o sdrucciolo furono da Lui riformate.
Ciò non ottante molte lode ragioni e di gran polio addotte dal tig. Barotti ( Di»
fesa degli scrittori ferraresi pag, 141* ) 1' asiegnano ai Soppositi e alla Cassarla
òtW* Ariosto ^ t a queita in particolare. Menno tentò di farvi entrare per prima
quella àt^* Ingannati compoita òz^* Intronati di Siena; ma queita è di più anni
pofteriore alle già mentovate . Senza entrare a decidere la quiitione mi riitringo
a dire che la Calandra icritta in tempo di papa Leon X, e recitata in Roma, ma
non IO accertare in qual anno la prima volta, fìi poi rappreientata in Mantova
la notte, che precedette aHi 11. di Febbrajo del ifio. liccomc atteita Y Equicola
nella lua Storia ài Mantova; e poicia di nuovo in Roma in occasione dcU'aodata»
e dimora , che colà fece Isabella ó'Este Gonzaga, marcheia di Mantova e poicia
10 Urbino ( Jovius in Vita Leonis X ), dove fu ornata di nuovo prologo da BaU
dassar Castiglione : ond' eWtk fa certamente la prima, che ai vedeiie alle itampe.
- ti* Allacci e M Fontanini ( Lettere del CastigL nelle Lea. facete dell' Atanagi pag,
Ì7p. edi\, /. ) lì accordano in dartie per prima edizione la luddetta di Roma nel
Xfi4. ma per quanto ne 10 di veduta, queita edizione della Calandra è per lo
meno la quarta; e le da ta^ epoca 1^14. lì avene a dedurre il primato per le
commedie in proia . queito ne verrebbe contrairato da altre lomi^lianti comme*
die, itampate in Roma nell'anno medesimo , come i Soppesiti Ò€\V Ariosto , ^'Ea^
ttchia di Niccolò Grasso mantovano, V Aristippia d'incerto, il Formicarie di Pu-
Ilio Filippo mantovano ec. Io dunque darò qui fedelmente il titoL) delle tre cài-
xioni antecedenti della alandra da altri , le non m'inganno non più riferite .
* Comedia elegantiiiima in proia nuovamente compoita per messer Bernardo
da Bibiena , intitulata Calandria Con una lettera latina viene dedicata da Gio-
vanni d'Alessandro librajo lanese a Bandino Bandineo santie decano . La data è»
Senis ex officina nostra ( cioè di Giovanni d' Alessandra ) XIIII. Cai. Martims
MDXXI.
389
* E in Firenze presso i Giunti i558. in 8. L. 6.
* E m Venezia presso il Giolito i56a. in la. 5,
I Lucidi di Agnolo Firenzuola. In Firenze presso i
Giunti 1549. i55a. inQ. (a). 6.
* Et in Venezia presso il Giolito 1660. in la. 4»
* Comedi» nobilissima e ridiculosa , intitulata Calandra, composta per ci re?c-
rendissimo cardinale di sancca Maria Importico da Bib'una •• Recitata nella famo-
,, sa e generosa città di K^/i^i^m : per prete Giovanni ^^/i^ie Jerosolymitano nei M.
,, D.XXI. & nel M.XXII. stampata ad ittanzaa de Nicolo e Domenico dal Jesus
„ fratelli in 8.
* £ if i pv Zuane Antonio e fratelli ( Nicolini ) da Sabio ad istanzia de roi-
„ ser Nicolo e Dominico fradelli dal Jesus M D.XXIIl del mese di Maggio in ii.
( Questi due fratelli fecero stampare nello stesso anno anche VAristtppia commc.
dia in prosa ).
La Calandrai la commedia, che con magnifico apparato fu fatta rappresenta-
re dalla nazione fiorentina in Lione ai zx^ii. di Settembre nel 154^* ai re Arri'
go IL di Francia e alla regina Caterina in occasione della solenne entrata delle
maestà loro in quella cicca. La descrizione ne fu scesa in lingua francese e tra-
dotta nell'italiana da jF. Af. emessa in istampa da Guglielmo Rovillio nel 1^49. in
4. ornata di eleganti figure in legno. Alla commedia furono fatti gl'intermezzi ìm.
Tersi , i quali si leggono nella relazione . Que' due monarchi ne partirono sod-
disfattissimi e regalarono di 800. doppie gl'istrioni chiamati colà espressamente
da Firenze e da Italia. La scena fu opera di Nannocio, che da più anni tro?a»
Tasi in quelle parti al servigio del cardinale di Turnone , Si cominciò dunque si-
no d' allora a gustare in Francia la commedia italiana . Margherita ài Valois
regina di Navarra sorella del re cristianissimo Francesco /• inteiidentissima del-
la nostra yolgar favella , come da varie sue Rime stampate apparisce ( Florem*
Ramund. Hist. des hàres, cap. IIL pag. 849. ) avendo composte alcune cose
drammatiche in questa lingua, chiamò da Italia i migliori commedianti, e ne po-
tè avere, acciocché in sua corte le recitassero. Ma il primo pubblico stabilimen-
to della commedia italiana in Parigi fu in tempo del re Arrigo ili* sotto di cai
ì commedianti , per soprannome i G^/oii , diedero principio con indulto regio alle
loro recite ai zix. di Maggio 1^77. neila sala dei palazzo di Borbone Dal Gior-
naie del regno di esso re Arrigo IIL pag. 10. si ha, che non si pagava più di
4. soldi per testa dai francesi, che v' intervenivano , e tale vi era il concorso, dice
lo scrittor giornalista , che „ quattro dei migliori predicatori insieme altro simile
M non ne avevano ai loro sermoni,,. Ai zzvii. di Luj^lio di detto anno fu loro
vietato sotto giavi pene di più comparir sul teatro; ma in quel tempo tal era la
corruzione, che in onta del divieto gl'istrioni cotinuarono le loto recite. NoA
molto dopo i Commedianti italiani si divisero in due truppe, l'una col sopran-
nome di Comici Gelosi , l'altra con qut lo di Confidenti- La Fiammella , favola
pastorale in verso di Bartolommeo de* Rossi veronese, che era ano de Confidenti
stampata in Parigi per Abel V Angelieri nel 1^84. in 4 ci dà nella pre^zione
alcuni indiz) della suddetta separazione. Questa pastorale , sia detto ciò di passag-
gio , è un bizzarro mescolamento di volgar italiano , di veneziano • di bolognese
e di bergamasco \ il che non so, che prima fosse stato praticato nelle pastorali »
come però lo era già stato nelle commedie non meno in verso che in prosi.
{a) ♦ E ifi per Filippo Giunti iS9S «« •• ^^Ha Crusca si cita U edi^: L
390
* La Trinuzia. In Firenze presso i Giunti i--4^'
iSgS. in 8. (a). L. 6.
*^Ein Venezia presso il Giolito f56i in lo^. 4-
Gli Straccioni di Annibal Caro. In Venezia presso Al-
do i58a. 1589. ^^ '^- (')' ^*
(j) Àgosiins ViaUero » che fu TascoTO e cardinal rinomato (Lettere /o-
jna ll.pag» Ò85. eiilix. d Aldo)^ arendo richiesta al Caro per alcuni geu-
tiluomtni veoexiani questa commedia^ %\\ot^ nel i.Sóo.a peona^ non fu
caso^ che potette ottenerla per le ragioni, che il Caro addusse nella sua
risposta, dipoi stampata {b*).
{a) * E ITI per Bernardo Giunti iffi. in t. tdii^. IT' cìuu ntlU Crusca.
Queste dae commedie del Firenzuola (iiroao pabblicate da Lodovico Domeui^
chi . II Fontanini non ha citata aè i' uoa né 1* altra edizione fiorentina di ette ,
perchè non l'ha ritrovata ntW Allacci . La loro omitsione roì ha indotto a ram-
memorarle; e perchè il loro difetto in tai cast tari da me fedelmente tapplico ,
dof onqoe io potis , in tutta qaetta clatse di poeti drammatici , faTcrne dato qai
on cenno do? rè biture per tempre .
(^ Le ttette ragioni, che iraltero al Caro per negare al Valìero la sia eom^
media , acciocché non folte recitata in Vene\ia , lo tentarono anche appresso ^.
polito Peirucci, rettore dello ttudio di Bologna, che allo tcetto fine glie l'are*
TS richieita . II Caro la compose in Roma nel 1^44. e per Roma la fece, e per
un soggetto, che allora era fresco e a gusto del duca di Urtino, allor tuo ti-
gnore . L'anno ttesio la mandò al Varchi, perchè la e or reggette , ed egU ttetfo
tperara di migliorarla . Si perdette i' occasione di esporla al pubblico in Roma ;
e 'I farla comparire in altro tempo ed in altro luogo parcTa all' autore , che
buon contiglio non fosse , poiché fredda ne sarebbe riuscita la rappretentazione •
La lettura di etsa giustifica il sentimento, e la renitenza del Caro (*)•
(*) Prima ■nrora, ohe «l Vafiero e «1 Petrueel ntgò il Caro U tnaCommMfsanel r548.
alla i«i«a«finia dvchttta 4' Urbino lig Ha di queUo, a gatto dei «piai* fa teritta. Ma aTen-
dogliala l'anao di pai rickieffa il duca ò* Uiòino contorta daUa «addotta, pare eko allora
gliala oodatiOf fiaorkè Balia iattara «critta il I5^. a) Petrue^i die«,che por coii<*«t«ioi»
do'fuoi padroni fi trovaTa aY^ria circa cinqae anni prima data al ai^. duca à*Urbimo^
SI qual mottrA d'aver animo di farla recitara. Nella lettore poi nella quale ti «enta daJ dar-
la al Fallerò net t&65 toggiange cbe nondimeno non era itato tanro ardito di negarla
••proMamoale ad aletini nardinali, ohe glieraToano chiotta, o ohe io por l'avettero toI»-
tao da'padroai,perobi fu fatta, gli fotte ttato comandato» nom poteva mancar di darla.
Da tutto quatto rarcoglieii che ad altri ancora oltre al FaJioro^mtX Pétrueci ««£0 ii C«-
ro la tua oommediat che in grande ttima fa ella, perchè tante Tolte, e da tanti fn all'eu.
fora richiettai e cbe 6nalmente non ti puà francamente attoriro che non fosse mai espo»
ita al pubblico (Lett. famil. del Caro tom. r. leH. r83. , e 188 tom. a lett 76 aao. mSif. ^.
Olio poi il Cmro ailoroJiè la tcriste fotte al aervigio del duca A* Urhtn0 ella è cosa falaia-
•ima, prima ^robè,oome abbiamo Tedato,ogli ttetio dico d'averla per conceisioa do'anoà
padroni data al duca à* U'bino, e te al •errigio di quetta corte ti fott'egli trovato allora
ohe la compose niua diritto aveano tu d'atta i padroni al cut tervigio passato era «lappoi.
In teooado luogo non leg^eti, che mai al tervigio de'duobi d* Urbino tia ttato Annioa'^
io, o Analmente ella è opinion del Segko^nl ( Tlta del Caro ) ohe ain nel i543. cioè am
%nno maansi oào acrivotte gli Straoeioni^ mgìà paatatto dala«yvi^odimuiui(jr« de'Ga/Tdi»
morto in quell'anno modeaimo, a quel della oaaa Farnoao. Ora vanendo a parlare di qaeU
lo a guato di cui foritti furono gli Straeeioni diremo, cho 0' fu non il duca d* Urbino, ma
il padre della dnohetta à' Urbino, cioè Piar LnigiFarneso che nel il
547. maritò con G-ui'^
i83. del tom i delle
famil. del Cmro, o la Storia di Parma dtìV Angeli )• Laonde bob aolo ha tbagliato lo Ze-
dubuldo duca d'Urbino la tif. Fif torio tua figlia ( vedi lett. 161. e i83. del tom i delle
La Suocera di Benedetto Varchi. In Firenze per Bar^
tolomeo Sermartelli 1569. in 8. (a) (*)• isl.
L'Aridosìo di Lorenzo (detto Lorenzino) de' Medici.
In Lucca per Vincenzio Busdrago 1548. in 8. 6.
* E in Firenze per Filippo Giunti 1 5g5. i» 8. (i) (b). 8.
La Sporta di Ciambatista Celli (col suo ritratto )% In
Firenze (presso il Torrentino ) 1548. in 8- 5.
* E is^i presso Benardo Giuriti i55o. 1 556. i/i8» 1%.
(i) Il buon Lorenzino^ che la compose, fu il traditore e parricida dell'
infelice duca Alessandro de' Medici^ cui egli cercava di trattenere con
simili spassi per crudelmente ammazzarlo, siccome gli riuscì di fare, 8e«*
cundo il Giovio nel libro xxxvi 1 1 . delle Istorie. II Kuscelli nel Supplì-
mento alle medesime Istorie (Parte II. infine^ pag. Zi ediz. di Venezia
Je/1572.) volgarizzate da Lodovico Domenichi^scnyey che Lorenzino nel
j)arlare di questa commedia, prometteva, che dopo fattane fare la rt'cika-
zione, avrebbe data una tragedia nel più bel suggetto, che si fosse ve-
dutO; alludendo alla uccisione, che macchinava del duca: e nel Prologo
di questa commedia stessa iitW Aridosio\y egli accenna furbescamente
quello, che dovea fare, e che fece. Il mal fu, che i gerghi non bene s^in*
tendono prima de* fatti. Qui tralascio altre cose e dico solo, che il Doni
promise di dar fuora la Vita di Lorenzino con la sua medaglia; ma questa
non fu la prima cosa da lui promessa e poi non fatta (Libreria I, pag,
'òo. ediz. 11^) La medaglia però si ritrova col rovescio del pileo tia due
pugnali^ che è quello appunto delia medaglia di M. Giunio Bruto^ ucci-
sore di Giulio Cesare y col sno motto in poco uiutato, A. 111. ID. lAN.
ohe fu il divi, di Gennajo del i536. all'uso di Firenze.
(tf) Il Varchi nel prologo ckismt qaesca tua cMtmediét ^ ni éUl tutto antica ,
ne moderna afatio , e ciò per avcrU coiaposu a imiuiione dell'Evirai di Tercn*
:^io , della cai arte e gravità egli taceva più caso , che della licenza e piacevo-
lezza di Plauto f siccome nella dedicaziooe al duca Cosimo se ne dichiara . gia-
dicando , che la commedia , imoiagiae e specchio delU vita cittadina » aver aa-
zi dovrebbe per principale suo fine l'istruire a bea vivere» che il suo seconda-
rio, il far ridere. Loda perciò V Ariosto ^ nelle coi commedie per altro egli di-
ce, che in questa parte non si soddisfaceva iateraonence •
(If) * £ ivi n$j' in S.
Ce n* è una vecchia edizione » t fotte la prima , (atta in Viaeria per Mattia
Pagano all' insegna della Fede (senz'anno) in S. • mancante del prologo. Nel
Vocabolario dclTa Crusca ti cita l'edizione del 1^95. Al di fuori s'intitola»
Alidosio ; e Aiidosia al di denteo . Tutto all' opposto la CaUndra del Bibiena
\ieae iatitolata il Calandro natia lettera del Castiglione » e di tatto Calandro le
diede il nome , uomo tempiicc e scimunito . e da non riputacù per uoai^ •
ì.o asserendo, che il duca d'Urbino £oti9 signore del Caro, a))t>rrhè *o.ri§te QÌiStimtcimnim
uia anche dicendo che a gusto di quel daca scritta fosse *'0 festa cs/miuedia.
{*i i^uesu cdixionc delia Suocera del Varchi citati dalla ijruica*
* E ivi presso Giorgio Marescotti loQj. in8. (i) fa) L. 4-
• - L'Errore. In Firenze pressoi Giunti i6o3 inS, (e). 4*
La Gelosìa di Antonfrancesco Crazzini, detto il Las-
ca. In Firenze presso i Giunti iS5i. in 8. io.
* E con grintermedj. In Firenze presso i Giunti i568.
in 8. (il). 5.
- - La Spiritata. In Firenze presso i Giunti. i56o in
8. (^)(e). la.
(1) Questa Sporta è fatta sull'andare della Auluaria di Plauto: e lo ac-
cenna il Gelli stesso nella lettera dedicatoria, li Lasca però ebbe a dire,
che non era sua del Gelli, ma bensì.
Che fece anch' egli una Commedia nuova^
Che P avea prima fatta il Machiavello (i*).
(a) Queste due commedie in prosa non senza qualciie mutazione si tro-
ia) * E i?i preifto i Giunti ijé6, in 8 edizione castrata.
* E anciie if^)» e léoi. in 8. Qaest' ultima • e qaeila del iss^' *ono le al-
legate sella Crusca •
(à*) Se il Geili nella lettera dedicatoria a doa Francesco di ToUdo scrire di
aver imitato Plauto in questa commeda f si dichiara poscia nel prologo di aver
tolto non solo a Plauto ^ ma ancora a Terenzio la maggior parte delle cose» che
son in està . A lui è stato facile di scusarsi di simil furto con 1' esempio di qae'
due comici latini , che così pure rubarono a Menandro , a Cecilio e ad altri ;
saa dei furto appostogli di aver rubata al Machiavelli quasi tutta la Sporta , ma«
lamcnte egli si sapria discolpare, poicliè , oltre al Lasca t\ko accusatore, men-
tovato da montig. , V Allacci ( Drammaturg. pag. jot. ) ne adduce altri due te*
Stimonj , Jacopo Caddi • e Giuliano Ricci , il quale depose» come cosa di fatto ,
che i frammenti della Sporta composta dal Machiavelli, rimasti presso Bernard
dino di Giordano , essendo capiuti nelle mani del Gelli , „ questi aggiontOTÌ
n certe poche cose , la diede ruora per sua •
(e) Il soggetto di questa commedia del Gelli è caso solo , somigliante alla Cli'
\ìa del Machiavelli . Tanto confiessa il medesimo Gelli nel proiogo della stessa ,
dePa quale si trova qualche altra edizione più antica, dicendosi nella dedicazio-
ne di Modesto Giunti a Vincenzio della Fonte suo cugino, che questa del 1603*
n* era una ristampa- G'i storici dell'accademia fiorentina hanno ignorata, e però
taciuta la prima edizione, che è rarissima. Io ne produrrò qui il giusto, e pre-
ciso titolo, dal quale in oltre si Tiene in cognizione della occasione, per cui fa
composta , e del tempo in cui fu recitata
* Lo Errore, Cemmedia del Gello , recitata alla cena, che fece Ruberto di Fr-
lippo Pandolfini alla compagnia de' fantastichi l'anno iffr ^^ Firenze* Di Fs«
rtm^e (presso il Torre ntino t che la dedica al Pandolfini) iff6. in 8. ediz. I. ra-
rissima.
(d) Anche la prima edizione ha in Terso i suoi particolari intermedj, i quali
sono diversi da quelli de la seconda, che è la .citata nella Crusca (*) , ore pur
serve di testo la prima edizione della seguente Commedia del Lasca .
(e) L'anno 1^60. è quello» io cui fu recitata» e 'i lyéi. è quello, in cui (ii
stampata.
(^) L'ttdisioBe della Gelosia del iSSi.^non la «eeonda del 1S68 è la citate della CruJCA.
393
La Spina del Cavai ier Lionardo Salviati. In Ferrara
per Benedetto Mammarelli iSc^o.. iSgS. inÒ. L. 5.
* E in Firenze per Cosimo Giunti 1606 in 8, 6.
* E insieme col Granchio (in versi). In Firenze pres-
so il Torrentino i556. i/z 8. io.
* E amendue. Ivi per Cosimo Giunti 1606. m8 (b). 11.
La Balia di Girolamo Razzi. In Firenze presso i Giun*
ti i56o. e 1564. in 8. edizione ìì\(c). 4*
vano con le altre iv. del Lasca in versi, e sono, la Strega^ la Sibilla, la
Pinzochera e i Parentadi. In Venezia presso i Giunti 1882. in 8. {a*).
(d*) la prota , e non in versi , non meno che le due precedenti , sono le lY.
commedie del Lasca , citate anch' esse nd Vocabolario . Quésto sbaglio di Mon-
signore non s'incontra nella Drammaturgia dell' Allacci . Oltre alle VI. saddet*
te commedie il Lasca ne compose un* altra intitolata V Arzigogolo , la qua-
le medita si conscr?a nella Magliabechiana , secondo la testimonidinza del sig. dot»
tore Amonmaria Biscioni nella vita del Lasca , preposta alla Parte I. delle Rime
di lui, staoipace in Firenze per Francesco Moucke 1741. in 8.: dalla qual vita
si ha. che lì Lasca mori in Firtn\e sua patria ai iS. di Febbriijo nel 158)1 in
età d'anni LXXiX mesi X. e giorni XXVII. e che fu seppellito in 'lan Pier
maggiore nel.a sepoltura de' suoi antenati .
(b) Benché qui le impressioni della spina appaiano cinque , non sono però se
non due . Quella di Ferrara , marcata di due anni diversi nel frontispizio » è s*
na sola. L'altra del i6ci. messa in terzo luogo non è diversa dall'ultima
mentovata nel quinto, unita all'altra del Granchio. V Allacci l'ha riferita se-
paratamente da questa » serbando il suo consueto costume di riportare in più
luoghi , secondo l'ordine dell' alùbeto , le commedie , che sogliono star impres-
se nello stesso volume ; e Monsig. a ciò non avendo badato , ha creduto , che
la Spina fosse stampata due volte nello stesso anno • 1' una senza il Granchio
e r altra unitamente col Granchio . Più notabile è 1' error suo nell' assegnare
nel luogo quarto a queste due commedie un'edizione del Torrentino nel iffé*
la quale non può in verun modo sus«istere ne a riguardo dell* una , né a riguar-
do dell'altra. Il Granchio fu recitato la prima volta in Firenze nella sala del
papa l'anno 1564. in cui l'autore teneva il consolato dell'accademia fiorentina»
e in que»t' anno fu stampato dal Torrentino t ma senza la Spina, 'Hoti potè duo»
que esser andato alla stampa dieci anni prima che fosse composto e rappreaeo*
tato . La Spir»a non usci alla luce, se non tre anni dopo la morte del Salviati,
e fii pubblicata in Ferrara co' caratteri del Mammarelli nel 1551 da Giammaria
Olgiaii , che la dedicò a Giambatista Laderchi Imola « segretario e consigliere
dei duca Aljomo JL Egli è pertanto un mero sogno del Fontanini , nulla comu-
ne ^iV Allacci» Io stabilire nel iff6. un' edixionc di queste due commedie, al-
legate anch'esse nel Vocabolario (*) • Sicché di cinque impressioni della Spina
non sussiste, se non la prima del tfpi. e la quinta del lioé. alla quale va u-
nito il Dialogo deW Amicizia del medesimo autore •
(e) Questa commedia , e le due seguenti di Girolamo Ra:^ii fiorentino furono
composte da lui nella prima tua giovanezza , e avanti di entrare nella religione
•
C^) Del Granchio ciuti 4alU Cruiom l'edision* fatta il x6é6. >• dtlU SpinaVéìtrti fat-
ta anch'essa in Fi'ense il 1606.
Tom. /• 5a
394
- - La Costanza. In Firenze p fesso ì Giunti i565. i6o4-
in 8. (a). L. 4*
- - La Cecca. In Firenze presso il Torrentìno i563. in
8. edizione II. 4*
Il Furto di Francesco d'Ambra. In Firenze presso i
Giunti i564. in 8. /^^^ (*). 9-
La Gapraria dì Cigio Artemio Ciancarli Rodigino^ In
Vinegia presso il Mar colini i554. in 8. 3.
* E ivi per Francesco Bartolomeo Cesano i55a. in
8. (e). 3.
--La Cìngana. In Vinegia per Camillo Franceschini
i564. m8. (i). 3-
(i) L'antorty che nel prologo si dice pittore, la dedica al cardinale Br»
cole Gonzaga f e vi nomina la sua Capraria, come fatta recitare da esso
cardinale, e da quello da Este Ippolito II. La scena di questa Cingana
si rappresenta in Trìvigi, ed è in pi& dialetti di quelle parti. Cingana,
alla Tene«iana, per Zingana, che si dice anche Zingara; sopra €^e può
cimaldolese ore in santa Maria degli angeli prese con I' abito moMtcice fi no*
me di Silvano , per li molti tuoi scritti assai noto . Di Girolamo e di Silvana
^ai\i si fanno, in luogo d*un solo, due personaggi diversi nella tavola della
Eloquenza italiana . Tanto anche vi è corso in Alessio , e in Felice Figliuccì .
(tf) Fq pabblicata da Lionardo Salviati e dedicata da loi a donna Isabella ACr-
iici dachessa di Bracciano * e nella lettera asserisce di aver indirtcto il comincia»
mento della sua Poetica al principe suo signore , promettendo che in essa avrebbe
pienamente trattato dell'arte comica.
{t) Questa commedia , che fu la prima a uscir dalla penna e dalle mani del
Jttf^fi fu da lui donata a Lodovico Domenichi , il quale dappoi la diede a Giorgi»
Marescotti , acciocché la stampasse , e questi a sue spese la fece stampare dai
figlinoli di Lorenzo Torrentino la prima volta in 8. V Allacci ( pag. i^») ne
matte un' edizione del iy4)* pressoi medesimi Torrentini ^ ma prende sbaglio e
c#o ciò ne fa prendere un altro al nostro Prelato , il quale vedendo riferita nella.
Drammaturgia l'impressione del 1^43* suppose esser qaesta la prima; onde ne
stabilì per seconda quella del 156;. che però a dir Terese la pnma. In altro cr*
rore incappò pure Y Allacci col chiamar Daniele Bismvio in luogo é\ Bitmccio^ lo
stampatore veneziano che nel t6ot. ristampando la Cecca t ne storpiò il titOiO,
intitolandola Zecca.
{e) L'edizione del MarcoUni viene assegnata dall' Aliaci ( pag. ^7.) alt' anno
1544. e cosi dee stare, leggendosi cosi nel principio e nel fine di essa . Oltre al
Atto, se ne vedrà la ragione giù basso, ove si parlerà della Zingana , altra com*
media de) Giancarli , il qnale dedicandola nello atesso snno al cardinale Ippolito
(^ D«l Furto di Frmnowsoo d'^«iSr«»rli0 alU|MÌii«i^oC4^o/«rif^i» dite tdisioDÌ si fé-
taro dai Giunti n«Uo •<«ftt*«niio i6S4«* ma ■•! ifoatitpisio di gaella.cha seconda il Bra^^
X9tti deve aver loogo fra i libri citati, leggeii ,, nuovamente corretta, e con somma dili-
aenia ristampata ,, ed in fiue „ . In Fiorenza appresso Bartolommeo Sermarlelli xS64-
A istanca delli heredi di Bernardo de^Gianfi,, Citata è pur la rarisiima edizione di <{ue«
tia commedia fatta per gli eredi del Stssa il i567. ^^ '*•
395
Il Furbo di Cristoforo Castelletti. In Venezia per A-
lessandro Griffio i584. in isk. (i)(b). 3..
Tedersi il Menagio nelle Orìgini pag. *^4* l^' Allacci non arendo avuta
notizia di questa edizione !• ne nomina un'altra del 1610. (a^)*
(i) Ci sono due altre sue commedie, stampate pure in Venezia dal Sessa
II. in Esti » TÌ h meoxiooe di dae altre sue commedie « il Furh^ e T Esorcism§^
non però mai Tenate ia iace . li nome di Frénasco , da Moniigoore qui aggiaa*
te a qnello di Sdrtolommeo Ctsano » TÌeo da poca aTTertenca • £^K lo tolse al
Mnrcóiini noroiaato dianzi e lo trasportò al Cesano t che mai non J'ejbbe.
(a*) Per tre motiri si fa merito e plauso il nostro Monsisnore nel darci come
della presente commedia: il primo si è per aver supplito al difetto dtWAlldCcì^
il quale non ebbe notizia della prima edizione di essa : il secondo per aver emea*
dato il titolo della medesima, oyc si legge, Cingana^ alla veneziana , in Ipogo
di Zìngana o Zingara : il terzo per ayerci notificato , che la dedicazione della ZiU'
gana era stata fatta dall'autore al cardinale Ercole Gonzaga , il quale insieme col
cardinale da Este Ippolito IL avea fatta recitare ( in Mantova ) la Caprarin
altra sua commedia . Venendo era all'esamina di questi tre punti messi in campo
non senza qualche apparato di ostentazione, io troTO primieramente che quella,
che da lui si qualifica per prima edizione» fatta dal Franceschini nel 1564. non
è assolutamente la prima , ma almeno la terza. La prima fu fatta in Mantova ( seo*
za nome di stampatore , che forse fu il Rufinelli ) del mese di Ottobre nel if4f.
•ebbene in fine tì si legge iy4i- in 8. La seconda usci in Vinegia dalle stampe
di Agostino Binioni isso* pure in S. alle quali succedette la terza del 1^64. spt^.
ciata dal Fontanini per prima . Tutte queste edizioni sono taciute ò^)}^ Allacci
(pag. 74. 7f.J da cui non si registra, se non quella di V€ne\ia appresso Giormi0
Biliardi nel 1610. in 8. Ma se egli in questa parte non ha esattamente supplito
alla mancanza óeW Allacci non ha nemmeno corretto a ragione il Oiancarll » a«*
tore della commedia , per averle dato il titolo di Cingana alla veneziana, in Inogi»
di dirla più toscanamente Zìngana o Zingara : conciossiachè hella prima edizioatt
che è quella di Mantova vi si legge cosuntèmente , Zìngana e non altrimenti. Il
primd a farne il cambiamento fa il Binioni nella seconda impressione » intitolan*
dola Cingana : in che fu dipoi seguitato nelle ristampe di essa • Non poslo poi
immaginarmi , come al Fontanini potesse cader in mente che una commedia de-
dicata al cardinale Ercole Gonzaga come a persona allora vivente fosse im.
pressa fa prima volta nel i^^A* mentre esso cardinale non e>a quell'anno piò ia
vita, essendo morto in Trento, ov'era presidente al concilio» ai IL di Marzo nel
tyéj. in età d'anni 58. A pie della dedicazione della commedia sta impresso Tan-
no if4f. e in quella lettera parla ancora il Gìancarlì della $a% Cafraria , come dà
fresco già uscita (l'anno avanti if44*) e recitata alla presenza dei due cardinali
Gonzaga ed Estense : la quaì dichiarazione vie più conferma la falsa data della
Capraria nel i y f 4. assegnatale da Monsignore , ma nen dall' Allacci • Di que»
sto autore si parla con lode nel prologo della commedia di Niccolò Negri , {■•
titolata la Pace , dove anche vien nominata an*altra commedia del Giancarli io-
titolata la Pellegrina • la quale non se che sia comparsa alla luce.
{t) Lodevolissima costumanza ò quella dei due monsignori Allacci e Fonnanim
manifestarci di quando in quando la patria degli scrittori da loro mentovati. Qecl-
fa del Castelletti tanto dall uno, quanto dalPaltro è posta in silenzio e pure eglino
avean modo di venirne in chiaro » con osservare que' versi del prologo della aoa
Amarillif ov'egli per bocca di Apollo si circoscrive»
Un che del Tekro in su la riva nacque»
E di sua etate è fa l'Aprile e 'I Ma^o ,
Di virtù sempre e del mio canto amico.
396
Amore scolastico di Raffaello Martini. In Firen%e per
ilìppo Giunti 1 568. in 8. (b). L. 4-
Il Pellegrino, e il Ladro (Commedie IL) di Loren^
zo GomparinL In Venegia presso il Giolito i554« i^
la. (e). ?•
La VedoTa di Niccolò Baonaparte. In Firenze per Fi^
lìppo Giunti i59a. in 8. 4*
L'amor costante di Alessandro Piccolomini ( lo Stor-
dito Intronato). In Vinegia per Gabriello Giolito iSdg.
in la. (*). 5.
-- L^Aiessandro. In Vinegia presso il Giolito i553.
in la. S-
nel 1587. e JS96. (a^).
MUma danqic fii b ptf ria del Cdsutiétti , il q«a!e nel firootitpitio delle me Mime
igpIfifKtf/i fttoipate in Fiiu\ia preffo gli eredi di Marchiò Sessa nel ffta. in f •
•niogne arioo nome la lettera ioizide A, cioè Romano, lì cav. Prospero Man»
éStioìo ha omeiao anch'egli ne'dac tomi della saa Biblioteca Romaas»
(d^) Tacendo Moniignore i titoli di due altre commedie del CssielUtii* se ne
rimette tacitamente ziì'AUacii . dal qmale non fa , fuorché difficilmente , staccar ai.
La itampsta nei 1x87. si è, le Stravagante i Amore (^ Allacci pag. 304 j« fatta re-
citare in Roma con nobile apparato da quel magnanimo protettore de' letterati Ja»
topo Buoncompagno daca di àora • al qnale perciò dall'autore fm oSerta , e l'altra
del iffó* è quella dei Torti amorosi ( pag. 119) di cai sta presso di me altra
precedente impressione non mcntOTsta àzuì Allacci ^ fatta parimente dal Sesso.
nel iftì in II con la dedicazione del Castelletti a Cella Farnese de Ce s orini 9
alla quale era stata dedicata parimente da lui 1' Amarilli soa pastorale nei ijSo.
per la prima Tolta stampata.
{h) L'esemplare ch'io tengo di questa commedia di Raffaello Martini fiorenti-
■O9 stampata in Firenze appresso il Giunti in t. ha nel firontispiaio l'anno ifro.
t fi si dice nuovamente dati in luce . Nel fine poi tì si legge la licenaa di qael
rlcafio generale in data del di ti 11. di Settembre tfiy il che mi rende sospetta
li precedente del i|6t. allegata dai due Monsignori . F/Zi^/^^ (riviiri dedicandola «
Msrtolommeo Concino segretario del granduca, la cbiama primo parto del Mar^
tini, di cui non so che altro in questo genere siasi teduto alle stampe; e ciò
forse pet essersi lui applicato alle leggi , sua principale ed unica professione da
Ini chiamata nella lettera con cui dedica la commedia ad Alhtto Pie de' signo*
ri di Carpii che fu fratello del cardinale Ridolfo ^ e di Teodoro tcscoto di
Fmnia.
(0 Andrea Zori fiorentino pabblicò queste duecommedie postume del Comparimi
sno compstriora e dedicolle a Pandolfo della Stnfd. onorarissimo gentiluomo e p«i
if natore della sua patria.
(*) • td Ui per Oio, d« Farri • FrotoUi di RÌ9òU%lla 1S41. in 8.
^« di nuero i?i per P. Pietrasanta i554. la 8 „ dal quale •tampatore • nel qoal an-
o nt riMprtiie pare VAUssmnd'ro da lU ataiio FieQolowUni ( redt U Cropenno ).
397
- *- L'Ortensio ( già recitato in presenza di Carlo
T. imperadore ). In Siena per Luca Bonetti iSyi. in
la, (a). ^ Li 4*
Cringannati degli accademici Intronati (di Adriano
Politi). In Siena per Matteo Fiorimi 1611. i/i xa. (b) 3.
(tf) V Amor Costante t ^tra commedia dello Stordito Intronato t fa It recitata
per l'andata a Siena, e in presenza dell' imperadore Carlo V. Tanno in^- l^' Or»
untio del medesimo autore fa rappresentato pure in ^ena alla presenza del gran-
duca Cosimo L il di zzti. di Gennajo nel 1560. in occasione, che zsso Cosimo
TÌsitò quella città per la prima volta. Dalla lettera del Bonetti ai lettori si ha,
che questo bravo ed eccellente stampatore avea piantata in Siena la sua stam-
peria l'anno avanti ifyo. e che il primo libro, da lui quivi dato fuori, è stata
la auddetta commedia dell' Or/^/iiio , nel cui frontispizio non si legge il nome
dell'autor suo Alessandro Piccolomini, ma quello degli accademici Intronati, ósl
quali fu recitata.
(3) La commedia dtgV Ingannati è la prima delle sei commedie degli ac^dfiiL.
mici Intronati di Siena , raccolte e scampate quivi per Matteo Fiorimi ad isfanza
di Bartolommeo Franceschi nel idi. in 11. L'Allacci {pag iSi.) la registra
con la suddetta edizione sotto il solo titolo, GT Ingannati degli Accademici In»
tronati. Ella è così antica, che Scipione Barg.igli, lo Schietto Intronato, non ha
riguardo di asserire, che essa fu la „ prima per avventura, o delle poche prime,
che con buona arte e bela grazia d' scile e di rappresentazione al popolo vedu-
te fossero in Italia a que' tehapi . Tanto si legge m quella Orazione da lui reci*
tata (p. ^9S') in lode dell'accademia dcgj^* Intronati, la quale sta inserita nella.
Descrizione del nuovo rìaprimento di essa accademia , stampata con le suddette
sci commedie in fine del tomo IL La suddetta commedia àt^* Ingannati , sen-
za nome d' autore , che non fu noto nemmeno al Bargagli , $\ioìe andare imprea-
sa dietro il Sacrificio di Amore, celebrato già in verso àzgV Intronati ne'giuochi
del carnovale Tanno MDX^XI. (*) dal che ne venne, che in varie edizioni ci-
la porca il titolo di Sacrificio , in luogo del proprio dcgV Ingannati ; e col falso,
titolo di Sacrifici» la riferisce l'Allacci {pag* &Sc ), e come diversa da quella
àt^' Ingannati, à^ lui più sopra (pag. x8i. ) mentovata. Non saprei accertare
Tanno precijio della sua prima edizione , ae pur non è quella di Venezia per Cuf"
\io Navo nel M37> e nel fine if)8. in S. ove Io stampatore nella prefazione ai
lettori ce la dà per prima edizione . Il pubblico la ricevette con tanto applauso»
che C^rlo Stefano il vecchio {da Verdier Bihliothec^ pag. Xft.^ ne fece una tra-
duzione in lini^ua francese, che col titolo. Us Ahuse\, comedie des professeurs
de V Accademie Su noi se % fu stampata in Li§ne per Francesco Giusto iS4}* e
di nuovo in Parigi presso Stefano Gronleaa ifs^ ì^ i^* Questa commedia
pertanto ét^y Ingannati, impressa dal Fiorimi nel léii. dopo esser corsa graa
tempo senza nome di autore è paruta al nostro Prelato di poterla attribuire ad
Adriano Politi gentiluomo sanese e accademico Intronato : nella qual credenza
egli ha preso un maschio e solenne sbaglio* S« è già veduto che la detta comme-
dia fii stampata insino nel *ann 15)7- Posto ciò per indubitato, questa vecchia
edizione del 1537 precede dì cinque anni almen > la nucita del Politi, il quale
nacque nel i f 41. ed in età di anni LXXXIU. morì nel léif. nel pontificato di
Urbano Vili, e non di Paolo V. come il Fontanitti c»n errore asserisce nel fil
bro 1. eap. IV. pag. 8. (7.^ là qual notizia mi fu oppoitanaménte comunicata Ìdal
{*) Il Oofiì ( nella Libr t ) dice, che il hel Sacrificio éegVIntronati dimoiira qQaat»
fott« felice ed «aoraia Ucoaipa^Bia di ^ne^ U acoademici aokilìMiaù • dotti.
39»
Gli Scimbj dell^ Aperto Intronato (Bellisario Baigari-
ni). In Siena per Matteo Fiorimi 161 1. i/i isi. (a). L. 4*
* E ii>i presso il Bonetti ló^S. in i-^. 6.
La Pellejzrìna del Materiale Intronato (Girolamo Bar
gagli). Jn Siena per Matteo Fiorimi 161 1 in \%. (b). 6.
Commedie^ VI) degli accademici Intronati di Siena,
raccolte nuovamente^ e rivedute. In Siena per Barto^
loneo Franceschi 161 1. domili, in ra. (1). ia.
(i) Le prime IV. già aDooverate, fanno il tomo primo, e le due altre il
aecondo (e*).
•ig. abate Girolamo Tartarotti letterata di molto ingeno e sapere . Ciò che qai
Jba potato trarre il Fomaniai ia errore » ti è l'aver lai ouervato nel suo &TOrìto
Giano Nido Erìtrio {Pinacoth^es //. num lfit.), che il Politi Krisse ana com-
media col titolo. Gì' Ingannati , nella saa adolescenza , lum adoUscentalas cornac
iiam , gui Diceptofum inscrihitur eompotuit ; il che pare Tien coofermato dal
paJre fra Isidoro Ugurgi^ri oelle Pompe Sanai ( Tom. /. pag* f S4.) con qoeate
parole : In gioventù compose la commedia degt Ingannati . Io qaeste dae uniformi
actestaziooi ravviso uoa cosa vera e ana £ilsa : la vera sì è, che il Poiiis compo-
ntue una commedia dell'Ingannati : la falsa che la componesse nella sua gioven»
tà o adolescenza . Tra le sue Lettere oe osservo una ad Ulpimno Volpi arcÌTesco-
TO di Chieti ( pag. 535. edi2. di Venezia j , scritta dalla sua villa di 5. Qnirica^
dove nacque e mori, con la quale dice d'inviargli- una sua* commedia che qmivi avea
composta» essendo vecchio di setiantaquattro anni, scusandosi poscia se io txì si avanza-
ta si era dato a un componimento di trastullo e di spasso Con l'esempio di Sofocle^ il
appunto deslVAi^tf/iff/fii, fu stanipata in Siena dal Bonetti nel 1615.
morata dall Allacci p* 181. col nome di lui dopo quella àtg Intronati . Certa
cosa è pertanto e da non porsi in quistione , che la vecchia commedia deel'/o»
gannati non è , né può esser opera del Politi , coroechè Monsignore ce l'abbia to-
loto far credere.
(tf) Dal suo frontispizio si ha che questa commedia (u rappreseatatia in Siena
dalla università degli scolari l'anno 1^74* ( ^//<tcci pag. 184.). VVf!nrgÌ€ri {^Tom.
•^* P^i' f'^' ) l't intitola le Trasformazioni* ^ / ■
' ih) Di questa commedia rappresentata Lo Firenze nelle none del granduca F'er^
dina n do L coti Cristina di Lprena Yedesl tin,'anteriore e. più hobile edizione, fat-
tà ia Si^ha aopresso Luca Bonetti nel ifS^- in 4. omessa da Monsignore , per*
cbè altresì dm* Allacci» Del sontuoso apparato, con cui ella fu rappresentata, ae
ne ha una Descrittone stesa da Sastiano de' Rossi e stampata in Firenze per jìm*
Matteo Fiorimi queste Vh commedie già riportate sepsr^ta^eoto alla maniera dell'
Allacci da Monsignore: laonde non occorreta replicarla qui nnite, ae pare egli
399
L^Amor disperato del taralìer ( Cirolamo ) Ubaldino
Malavoltì accademico Fiiomato. In Siena per Matteo
Fiorimi lóiiì. i/i 8. L. 4*
- • La Menzogna. In Siena presso il Fiorimi i6i4-
ìn,b. 4-
—J Servi nohiM Ih Siena per Sahestro Marchetti i6o5.
in 8. 4*
La Floria deirArsiccio Intronato ( Antonio Vignali ).//i
Firenze presso i Giunti i56o 1S67. in 8. {i)(a). 5.
(i) La mÌ8e fuora Lodovico Domenicfd. Quest'Arsiccio Sanese, che fa
Tautore della lettera in Proverbj roisteriosii già posta nella classe I. cap.
III. è diverso d^ìV Arsiccio ferrarese ^ Ottavio Magnanini^micoT egli autore
di più opere. Il Sanese, fuoruscita della patria, fu segretario del cardina-
le Cristoforo Madrucci governator di Milano, dove morì nel iSSp. Nic^
colò Franco scrive una lettera a questo Arsiccio ( fol. clii. a. ediz. i. in
fol. ), il quale a lui si conforma in qualche nefando, e più che f escenni»
no componimento, uscito con le indignità àeW Aretino; onde qual fosse
questo Arsiccio si ravvisa da tali suoi amici, fatti in su l'andare de 1 fran-
cese contemporaneo e tutto siinile a loro, Francesco Rabelais, in latino
Rabelaesus {Jo, Brani Epistolae clarorum virorwn num. xon ^png. d8 J .)•
e RcAletus presso l'insigne vescovo Claudio Saintesio ( Praefatio ad Li*
turgias Patrum pag. 6. a edit. Il-), Atheus Rabletus impiis suis saìihus
kaereticos et epicureos oblectat. Del Pignoli parla Scipion Bargagli nel
Turamino (pag. 76.), e il poco esatto Ugurgeri nelle Pompe Sanesi ( Tom.
I . pag. 575. ), bisognose ai esser da capo rifatte con titolo più. modesto^
e da miglior mano^ che non fu quella di fra Isidoro, almeno in ciò , che
non hs srimaco , eome par credibile , che due difFerenti edrzioai ne fossero asci*
te, Tuna del Franceschi e l'altra del Fiorimi.
{a) Antonio Vignali saaese , aatore di qaesta commedia anzi che no , licen-
ziosa è degno della censura del nostro Monsignore per ater composta , benché
non pubblicata , un'opert fetcennina , il cui solo titolo e bastante a scandalczzacc
anche le persone più libertine e più scapestrate . Ella non cede , se pure non istà
di sopra a qualunque nefando componi me il io à%\VAritinù* Con questa occasione
si h stradt il nostro Prelato a dir Riale e meritamente di Francesco Rabelais »
chiamato dall'insigne vescovo Claudio Sainteiio nella prefaxione alle Liturgie de*
padri ( pag ^. t. ediz. 11.^ Atheus Rabletus. Contra qiesto detestabile ed empio
scrittor Mancese inveisce acremente anche il Puterhio nel suo Teotimo ( pag. 6o.
& seq. ): ma costui pertanto non dee chiamarsi ateista. Il %ìxq Pantagruel è cecw
tamente opera da non potersi difendere, essendo satirica e oscena, ma l'autore
era tait*altro che miscredente • Egli lo scrìsse piuttosto secondo gli abusi di quel
secolo ehe secondo quei del séo credere • Leggasi la sua vita ( Nieer. Memoir. tora.
XXXII. j, nella quale il veggiamo e frate e monaco e prete secolare , indi flu-
dico e apostata, ma assoluto dal papa , ritornar monaco, divenir poscia canoaico
e morir curato, dopo aver date al pubMico varie opera di pietà , sicure preve dei
suo sincero rafTedimcate » che non atee\ mi cattolice cel dimostrano*
4co
L'Erofilomachìa, ovvero il Daello d'amore e d'ami-
cizia di Sforza d^Oddi. In Venezia presso i Sessa 1 586.
in lih. (a). L. 3.
- - La Prigione d'Amore. In Firenze per Filippo Giunti
1S9Ì2. in 4 (b). 4*
• • I Morti vivi. In Venezia per Li Sessa 1597 in 1% 3.
* ¥à in Firenze per li Giunti ibo8 in 8. (e). 4.
Il Padre afflitto^ di Alessandro Genzio. In Venezia per
Alessandro de'^ ecchi 1606. in la (d). 3.
riguarda VI storia letteraria^ a cui Siena può dare ampia materia. M. An^
ionio Borghesi fa i^u^^^t Arsiccio inventore della nostra accademia IntrcH^
nata ( Rimedi Luca Contile fogl. qS. ).
{a) V Allacci ha igoorau la prìma edisiooe di questa cominedia / e peto mon è
da stupire che anche il Fontanini l'abbia igoorata .
* Ad istaniia di Luciano Patiti* . la Perugia per Valente Pani^^a stampatore
pubblico if7i.« in 8.
Da Olia lunga lettera di Ciulio Baldeschì a don Pietro Orsino si lia cbe que-
sta commedia composta dati' Oddi nella sua prìma giovanezza a prìeghi di alcuni
gentiluomini di Perugia sua patria, fu con superbissimo apparato e con singolar
piacere di chi la udì recitata . Se ne fecero dipoi più ristampe e fra le altre in
Firenze da Filippo Giunti if9f* in %,
(b) L'edizione è in 8. e non in 4. In 4. l'ha riportata tk^cìitV Allacci pag. £26i.
e però il fallo medesimo e passato dalla Drammaturgia nella Eloquenza . Questo
si può dire esser non già un plagiario ^ ma un copista troppo fedele Lo stesso
Giunti ne avea già fatta una prima edizione taciuta ancor dall' Allacci nel i f 90.
in 8. Dal pro'ogo si ha che l'Oddi la compose dopo le due altre 1' Ertfilomachia,
e i Morti vivi .
{e) Della prima edizione sono stati al bujo i due monsignori • Io la riporterò
qui per la sua rarità .
* In Perugia per Baldo Salviani za instanzia di Af. Luciano Pasini ijyé.
in 8.
Gli accademici Insensati di Perugia, tra* auali V Oddi chiamatasi il Forsen*
nato, si presero il carico di metterla fiiora dedicando. a ad Isabella e a Lavi»
nia della Rovere* Vien nel principio lodata con Yarj componimenti poetici degli
accademici. L'impresa di questo stampatore ci presenta alquante gru roianti ,
con un sassolino a ciascuna nella zampa» e col motto, Vel Cum Fondere. L* Od*
di trovandosi a piedi di papa Clemente VIII. a motivo di sfl^sri importanti deU
la città di Perugia saa patria , interrogato da sua santità , se più componesse
commedie» arrossi di maniera , che parendogli necessario lo scasarsene, come di
cosa malEicca • rispose: Beatissime Pater, delicta juventutis mea ne memineris\ co*
si Adriano Politi (p. \}l') nella testé allegata lettera all'arcivescovo di Chietip
ove loda le commedie dell' Ariosto, del Pino ,t dell' Aretino, e quelle più recen»
ti, del Contile, del Piccolomini, àtW Oddi e del Malavolti» L'Oddi mori ia
Parma nel t6io. essendovi al servigio del duca {CrispoUi Perugia Augusta
pag. 348.;
{d) Il Cencio fu gentiluomo di Macerata^ e accademico Catenato • La prima
edizione di questa sua commedia vien omessa aucoe dall' Allacci , ed è questa :
^ In Macerau appresso Sebastiano Martellini nel 1^78* in 8.
4^1
- - L'Amico infedele. In M ecerata presso Pier Salolo-
ni 1617. in la. (a). L. 3.
La Fabrizia di Lodovico Dolce. In Finegia presso AU
do 1549. in 8. 6»
* E ivi presso il Giolito i56o. in la. (b). 5.
- - Il CapitaDO. In Finegia presso il Giolito i545. i547»
i55o. in 8- (e). 5.
--Il Marito. In Finegia presso il Giolito i56o. in
la. (i)(d). 5.
L'Alchimista di Bernardino Lombardi. In Ferrara per
Fittorio Baldini i583. in 8 (f) 4*
La Mestola di Cornelio Lanci. In Firenze per Giorgio
Marescotti i583. in m. 4-
- - La Niccolosa. In Firenze per Bartolomeo Sermar-
telli i5qi. m la. 4*
-- L'Oli vetta. In Firenze psesso il Sermartelli 1687.
in la. 4-
(1) Nf* sono due altre stampate pur dal Giolito nel medesimo anno
3S(>o.(e*).
(tf) L' autore la compose in saa gio?entù , e la fece comparir sa le scene di
MactréitA l'anno ifti. in occasione dell'andata coU del Cardinal Colonna le-
gato della Marca . In capo a )6. anni Carlo Cencio , figlinolo di AUssandrot la
diede alle stampe dedicandola ad Appio Conti principe di san Gregorio.
(b) Le cinque commedie del Dolce furono stampate in un solo tomo dal Cia-
ìito coi seguente titolo:
Coinedie di M , Lodovico Dolce t cio^ il Radazzo il Marito, il Capìrano , la
Fabrizia» il Ruf&ano. In y'tnegid appresso il Giolito iféo. in it.
(e) Questa commedia del Dolce è in verso e non in profa , e per^ dovea ri-
servarsi ai capo JI di questa Classe . L'edizione del 1^60. non e in 8. ma in iz.
e sca in terzo luogo con le altre IV. già mentovate. A quella del 1^47. prece-
duta da un' altra pur del Giolito if4f. nella stessa forma, va annessa la Favola
di Adone poemetto in versi sciolti.
{d) Ancke questa commedia è in versi, e fii assai prima stampata dal Giolito
nel if4r- e 1^4.7* in g E'ìi è un^ imitazione òcìV Anfitrione d'\ Plauto.
(«'*) £ sono il Raga;^:^o , e '1 Ruffiano . I due Monsignori ignorarono la prima
edizione del Raga\\o fatta in Venezia per Curzio di Navb nel 1141* in 8. de-
dicata dai Dolce al conte Fortunato Martinengo. {*) L* altra dei Ruffiano e trat-
ta dai Rudente dì Plauto, Non so, quando fosse impressa la prima volta.
{f) Costui ebbe Ferrara per patria, e fu comico di professione, nella quale
ebbe grido in Italia, ed in Fjancia . Nel Capo della Tragedia in versi mi occor-
fcrà far meozione di lui sopra un fatto non so se ignorantemente, o artificiosa-
mente commesso.
(*) Il Ragazzo del Dolce fu impresto nel iS4(.pare in Tentttìa rlA FravctMCo «li Alt *-
smndfQ Jiindouìj e Muff^o Paàìni del Mese di Settembre ia tt. ( v. Crtvennn ).
Tom. r. 53
4oa
- - La Pimpinella. In Urbino per Bartolomeo Ragusi
i588. in 8* L. 3.
- • La Rachetta. Jn Firenze presso il SermarteUi i584*
in la. 4-
-•Scrocca. In Firenze presso il SermarteUi i585»
in ifk. 4*
--Il Vespa. In Firenze presso il SermarteUi i586.
in ifh. 4*
I Dissimili (TAssinolo, la Moglie e grincantesimì.
Commedie IV. ) di Giammaria Gecchi. In Vinegia pres-
so il Giolito i55o. in la. {i)(a). i8.
II Beffa di Niccolò Secchi. In Parma per Set Viotto
j584- in 8. 4
- - La Gameriera. In Venezia per Cornelio Arrivabene
i583. in 8. 4.
• * LMnteresse. In Vinegia per Francesco Ziletti i58i.
in 8. 3,
-•> GÌ' Inganni. In Firenze presso i Giunti iSò:^. in
8. (a). 5.
(1) Qui nel titolo def^V Incantesimi^ la qual commedia non meno, che
la Moglie, 81 trova ancora in versi, e sono stampate amendne étJ Giunti,
il legge Cerchi, e nelFaltra Cechi per Cecche; tanto è facile il non vedere
talvolta gli errori di stampa, anche più visibili.
(d) Questa ultima fu recitata in Milano in presenza del re cattolico Fi*
lippo li. (h*). Sappiamo, che il Magliabechi per istruzione del Mena*-
gio scrisse ad Emerìgo Bigot ( Antibaillet tomo Il.pag. 129. ) di serbare
presso di sé a penna, come parto del Secchi, V Epigramma della Formica,
già per calunnia attribuito al suo contemporaneo monsignor GioiHinni
della Casa {e*). Qui si avvertisca non esser nostro pensiero di qnali&ca-v
{a) In 9r$sd ci sono dae altre commedie del Ceechi (in tutto numero VI. )
stampate dal Giolito in detto anno in^^* ^ ^^^^ '* Dote, t la Stiavé', e qu^^ste
era neceisario, che con le altre IV. fotiero qai ricordate. Nella Crusca fan tcs«
to di lingua tanto queste» che sono in prosa , quanto quelle, che sono in verso ^
stsmpate in Vinegia dai Giunti nel 158^. in 8.
(^*) E ciò fu Tanno 1147. in cui Filippo d' Austria era principe, e non an-
cora re di Spagna. Le commedie del Secchi son riputate fra le migliori Italiane .
Di una di esse parla il Contile con lode nel libro I. delle sue Lettere .
{e*) Del Conte Niccolò Secchi, gentiluomo Bresciano de' più cospicui, adope-
rato da Carlo V. in gra?i ambasciate e maneggi, uomo di spada e di toga, oU
tre alle commedie sono alle stampe bellissime poesie latine , che gli hanno me-
ritata maggiore e migliore riputazione, che quel sozzo epigramma della Formica
e ci è in particolare di suo il nobil poemetto in Tersi eroici intitolato, De erigi.
4c3
La Prigione di Borse Argenti nobile Ferrarese. In Ve^
nema per li Sessa i587- in i^» edizione IL in bel carata'
tere tondo (a). L« 3 •
I Contenti di Girolamo Parabosco. In Vinegia presso
il Giolito i56o. in la. 4,
- - L'Ermafrodito. In Vinegia presso il Giolito 1549;
1660. in 1%. 4*
- - La Fantesca. In Veneziaper li Sessa 1597. in la. 3.
- - Il Ladro. In Vinegiapresso il Giolito i555. in 8. 4-
-- Il Marina] o. In Vinegia presso il Giolito i56o. in
IX 4*
- - La Notte. In Vinegiapresso il Giolito 1 1 60. inifk. 4*
- - IL Pellegrino. In Vinegia presso il Giolito i56o. in
la^. {b). 4.
- - Il Viluppo. In Vinegia presso il Giolito i56o. i568.
in ìn. 4*
re, o approvare tutte le Commedie^ benché stampate con le dovute licen*
se, in questo e nel seguente capo comprese; ma solo intendiamo, all'o-
so dC'lle biblioteche» di riferirle^ come uscite in luce^ cosa a bello studio
già praticata, benché in altro modo, da Monsig. Allacci nella sua famo-
sa Ùramaturgia •
M€ pile md/orli, & cìnguli miliiarìSf quo /lumina iUpitantUTy più volte difmlgtt#
alia itampa.
{a) E prima in Ferrara presso Vittorio Baldini i;to* in 8. cdiz/ooe I. tacili-
ta anche dall' Allacci.
{b) Moniisoore lasciò icritto più sopra in altro propoiito , che è ,, filcìle il oda
,, vedere caTvolta gli errori di stampa, anche più Tisibili; ,» ed io foggiando»
che a lui è facile il non vedere talvolta gli errori di fatto ^ anche più visibili :
il che tira a peggior conseguenza, che certi piccioli errori iì stampa. Basta dare
«na semplice occhiata a questa commedia del Pellegrino per assicurarsi , che a
differenza delle altre VII. dei Parabosco» scritte in prosa ^ ella h in verso, e che
però non ha in questo capo il proprio suo luogo. Il Giolito ristampò VI. di
queste commedie unitamente nel suo bel carattere corsivo in un tomo in ii. •
?uali esse sieuo le ha riferite separatamente l' Aliaci , ricopiato al solito daf
Montanini, Credo che non sari ingrato a chi legge 1* aver contezza distintamcti*
te delle lor prime edizioni , secondo 1' ordine de tempi qui esposte.
. - La Notte» In Venezia appresso Tomaso Botietta if4tf» in t.
. - Il Viluppo. In Vinegia appresso il Giolito iS47» i<^ 9-
• - I Contenti . In Vinegia appresso il Giolito i $49. in S.
• • L' Ermafrodito* Ivi 1^49. in 8.
- • Il Marina; 0. In Venezia appresso Giovanni G ri fio iffo* in 8.
- • Il Plellegrìno (in vcrsi^. Ivi per Giovanni Grifio ifji. in 8.
- - Il Ladro. In Venezia per Francesco e Pietro Rocca fratelli ISSS* '^^ *•
• - La Fantesca. In Vinegia apprcfso Stefano di Messi is$^» i^ '•
4^4
La Virginia di Bernardo Accolti. In Vinegia per Bar-
tolomeo Cesano i555. in 8. (a). L. 3.
(«) Se reticre rctfvca una commedia da capo a foado q«atì tutta i a ottave c«m
lAtrecciaoienco di terxe rime, può farla entrare nel namero delle acrittc ia^/o-
Sé 9 la pretcate comoiedii dell* Accolti in qaeito capo vico dal noatro Monatgao-
re a piena ragioa collocata . Egli Qoa V ha certamente tolta per mano , e sì è
lafciato trarre in errore dalla fallace guida del ano Allacci pag. ))^- ^^^ J>^
i^e della citata ediaioae non avendo posto il aegno della lettera V. con cui è
aolito distiogaere 1* opere aceniclie acritte io vtrso^ dalle acritcc in prois,^ alle
^oali aoa appone alcun segno, con ciò ha fatto a lui credere, che la Vìrfimi^
aia in prosa. La suddetta edizione del iff). è stata preceduta da altre, tacce
laoiformi nella tessitura, delle quali basterà produrre le tre seguenti;
Commedia ( Virginia ) del preclarissimo messer Bernmrdo Acchiti Aretimé ,
scrittore apostolico flc abbreviatore, recitata nelle solenni noue del magnifica
Alcionio Spénnocchi nella inclita città di 5fe«« --In Firenze % auoza ex JUrf'
Sandro di Franctuo Rosselli adi vi. di Agosto ifi)* in t.
* £ in Fcn4\ié adì xii. Marzo 1^15. a istanxia del Zoppile^ t Fisc€m;^0 coai«
pégni in 8.
* E in Fijy/r^/ faenza nome di stampatore) ipS. in t.
In queste edizioni dietro la commedia si leggono varj componimenti poetici
dell' Accolti , e nel frontispizio della seconda ci e la figura di lui sedente in acro
di meditare, con queste lettere majnscole di sotto, 1' UNICO AKETiito che sosi
era cognominato per li suoi componimenti, io quel tempo assai rinomati. E' oa.
aeivazione del Sig Domenico Maria Manni (Illustraz. del Boccaccio pag. Z)7.
138.), ehe il soggetto di questa commedia sia preso dalia Novella Vii. delia
Giornata III. del Boccaccio, e che dàW Accolti fosse intitolata Virginia dal nome
di una sua figliuola naturale, maritata con dote di diecimila ducaci al Conce
Giambaùsta di Carlo Malatesti , signore di Sogliano e Ponti, e d' altre castella
nePa Romagna. 11 Doni ne* Marmi ^ parlando di Bernardo Accolti, lo dice,
araldo delia Signoria di Firenze ; (*) e Pietro Aretino nella parte I. del dialogo
delle corti lo chiama „ non solo nervo e fiato delle muse de' suoi, e degli altrui
„ tempi, ma signore di due città, „ cioè di Nepi, e d'altri luoghi oello itato
ecclesiastico. Egli viene introdotto dal Castiglione nel suo Cortigiano, e lodato
dai Calmeta nella vita di Serafino Apuilan§ , e da Cosimo della Rena, che lo met-
te del pari con Lionardo , e Carlo Aretini. Fu figliuolo di Benedetto, che scrisse
in IV. libri la Storia della guerra sacra pel riacquisto di terra santa, e fratello
di Pietro, e zio di Benedetto //. amendue cardinali, e arcivescovi di Ravenna ,
come pur di Francesco vescovo di Ancona. Mori in Roma nel 1^54* Di Bene^
detto II. si vede una medaglia di bronzo di mezzana grandezza, con la e/figie
di lui, e con la leggenda, BEnedi(^tu$ ACOLTUS QKkdinalis RAVENNjE: e
nel rovescio, Nettuno sedente, col tridente nella sinistra, rivolto verso una \or*
reo sia un faro illuminato nell'alto da due fiaccole, col motto, optimis arti--
hus\ simbolo del famoso porto di Ravenna, ove i romani tenevano la loro ar-
mata navale avendovi innalzato un faro di coi parla Plinio nel libro XXXVJ.
dove oggi si crede essere la torre di santa Maria di Porto nel porto Ravennate •
Il motto *del rovescio allude alle arri e scienze più nobili , che allora aveano por-
co e rifugio in quella città, prmòsse e protette dal cardinal Benedetto di cui si
trovano magnifici elogi nelle lettere del Bembo suo grahde amico e. in altri
fcrjttori di quell'età .
(*) E nella Libr. T. lo stesso Doni dice che „ V Acòolll fa raro A'taot tempi, onde \ p*-
,, pvii l'aiitmirarono e i principi della tua poesia stupivano, e che compose mólto cote
,^ Uia tkiié. ttampa le ne truova uaa miseria. ,,
4o5
La Pescara, (la Cesarea Gonzaga^ e la Trìnozia, Gom«
medie III), (di Luca Contile.) In Milano er Francesca
Marchesino i55o. in 4* (i) ^^/ L. 121.
L^Àmante furioso di Raffaello Borghiiii. In Firenze
per Giorgio M ar esc otti i&QS. in la. 4*
(1) Nelle Lettere libro I. pag. 3i . ne mentova un'altra forse non istam-
pata, col titolo di Amicizia, dìyexsa da quella del Nardi^ che addurre-
mo fra poco (i*).
(d) AI CoHuU p^cqae chiamar TriHù\\id e non Trinoùa una ^ellt tuc^ com-
medie, perchè tratUfa in etsa di tre viz) principali e notivi, ruina dilVuomé e
sehifiiia di Dio : onde nel corso di quella essi traggono an vecchia Jgssurìùt^ à
diventar becco infame , an ricco évaro ad esser marcia dello spedale; e un pove-
ro superbo a farsi boja di se medesimo .
(à*) li Cantile avea primieramente dato il titolo di Amiciiia alla sna P Marmi
il che non essendo stato osservato dèi Fomanini » giiel' ha fatta credere per River-
sa e per non istampata . li soggetto di essa è tratto da un caso intervenato IQ
Roma nella famiglia. di Agostino Chigi t l'aatore pensava di poterla dire TragicO'^
media a imitazione deli' Anfitrione di Plauto . Ad essa, che in ordine alle altre
due viene ad esser la prima, avendo lui finito di scriverla nel 1^41, precede una
non breve lettera dei cavalier. Giovanni Vendramino ad Annibale Visconti gentil-
uomo milanese, dalla quale si tiene, a sapere che egli ebbe queste tre commedie
dall'autor loro e che quantunque da molti anni fossegli di,, vero e perfetto amo*
re congiunta „ a gran fatica ottenne da lui „ troppo severo giudice de* suoi scrit-
ti e molto lontano da questa pressoché universale ambizione di pubblicare le cose
sue,, la permifsione di farle stampare in Milano sotto la tua cura e assistenza:
in che lo fé' servire assai palitameate , se non affatto correttamente dallo stampa-
t«r Marchesino . Questo cavalier Vendramino , per dir di lui qualche cosa , fu
cittadino , ma non patrizio véne\iattO , iiencbè per nobile veneziano aia qualifi-
cato da Giuliano Goselini nella Dichiarazione di alcuni suoi componimenti ( pagi
171 1. J, sponeodovi nn sonetto indirizzatoci medesimo e c^uantuoque (ò stesso
Contile { Lettere Iti. /. pag. et.) lo riconosca parente di Zaccheria Vtndratotno •
lì detto Cavalier Giovanni visse gran tempo in Milano e quivi si segnalò oell'
accademia de' /V/riV; . Militò negli eserciti cesarei sotto Ferrante Gonzaga, che
l'avea in molta stima. Nofì attese unFcamente al mestier dell* armi ; ma si eserci-
tò ancor negli studj e in quello principalmente della poesia volgare , ésseadovi
del suo alle stampe alquante rime, sparse nelle Vaccotte e anche un libro a parte coi
titolo Stanne e Capitolo con aftri componimenti nel Bnc. Tu Mìhao ptr Ciò. An*
tonio Borgia il giorno zx. di Luglio IJH' '^ '* ^'ù lettere gli scrisse il-C^iftl^V,
di cui comentò brevemente la hice impressa in Milano per Giovanni e frdjelli
da Meda iffi. in 4. Già si è detto, che il Goselini gl'indirizza uno de' suoi so-
netti nella cui dichiara\ione lo dice per li suoi versi „ e pec le còse che tutta-
via scrive nella materia del Duello io ogni parte notissimo,, . Il trattato del
Duello diviso in III. libri, che il Vendratfiino stava lavorando nel 1^74- non* fis
mai dato alla luce: ma un elegante esemplare in 4. ne fu da me osser'vatto^frtf'i
codici di Giambatisfa ^Recajia^i , gentiluomo veneziano di chiaro nome , i ..quali
passarono per testameiità doparla sua, da me amarirnente oompiahni morte', neL
la ducal libreria di 5. Marco dal- cui catalogo de'^manV>sCTÌti compilato esattamene
te , non meno che dottamente dal s|g. Antonio dì AUssandìro Zanetti custode be.
■emerito della medesima» se ne (a memoria nel toted H.* pag. t^fu - '
i
4cb
• • La Donua costante. In Firenze presso il Marescot^
ti i58a. in la. L. 4*
li Fortunìo di Vincenzo Giusti da Udine. In Venezia
per Niccolò Meretti i593. in ifà. 3.
• E ivi per Marcantonio Bonibelli 1597. in lù^ 3.
I due Fratelli rivali di Giambatista della Porta. In
Venezia per Francesco Ciotti i6o6. in i%* 3.
- - I due Fratelli simili. In Napoli per Gianjacopo
Carlino i()i^. in ifÀ. 3.
- - La Tabernaria. In Ronciglione per Domenico Do^
menici i6j6. ir^ la. 3.
- • La Trappolaria. In Bergamo per Comin Ventura
1596* in 8. 3«
». La Chiappinaria. In Roma presso il Zanetti i6o9.
in la. 3;
• - La Garbonaria. In Venezia per Gianjacopo Soma^
SCO 1606. in la. 3«.
- - La Ciutia. In Venezia per Gianjacopo Somasco
1606. in 12. 3.
- - li Moro In Viterbo per Girolamo Discepolo 161 7.
in lA. 3.
- - L'Olimpia In Venezia per il Sessa 1S97. in 1%. 3.
• - La Sorella. In Napoli per Lucrezio Nucci 1604*
in la. 3.
--La Turca. In Venezia per Pietro Ciotto i6o6. in
12. 3.
- - La Fantesca. In Venezia per Giq^mbatista Bonfa^
dino 1610. in la. 3«
; - • L^Astrologo. In Venezia per Piero Ciera 1606.
in 1%. Z.
- - La Furiosa. In Napoli per Giambatista Gargano
i6i8. in isb. (i). 3.
^ (i) di queste commedie XIV. del Porta ^ e di altre non poche ci tono
molte edizioni (a*)*
(tf*) Qtaatanqae delle' xit. commedie di GUmtatista ielU Porta, napoletano
ci tiene Yarie edizioni» non senza molto stento e dispendio si potevano nonpea.
unto mettere insieme. Al desiderio e bisogno di molti ha facilitata la maniera di
averle la bella ristaoipat che a* è %xmX!1 &tta in it. tomi altimtmente in Nafti
4o7
Il Gommodo di Antonio Landi ct>'sttQÌ Interm^dj. In
Firenze presso i Giunti i566. in 8. (a). L. 6.
La Ninnetta di Cesare Caporali é In Venezia per Giam^
batista Collesini 1604* in m. (b). 3,
- - Lo Sciocco. In Venezia presso il Combi i6a8. in
ifk. (1) (e). ^ 3.
(i) Queste due commedie dopo morto Taatore^ si dicono pubblicate da
Francesco Buonafede {d^). Il Sommerso accademico Insensato, ntWIn^^et»
tiva centra lo stampare composizioni accademiche, uscita in Perugia pres-
so FincenMO Colombara nel 1607. in 4*9 scrive, che tlCaporah furono
tolte le sue rime, e stampiUe con suo dolorej e per questo a noi basterà di
averle qui ricordate.
da Ctnnare Mii%ìo nel 171^. in i&. col ritratto dei P^rr^ nel principio del tomo
primo . Si Mrebbe dato compimento a qaesta edizione con is aiunta di aa tomo
quinto » o?e ti fossero riprodotte le due tragedie » il Giorgio e ì' Ulisse , come pur
la Penelope tragicommedia del medeiimo autore che tutte sono rarissime.
(é) Le due commedie di Raf dillo Borghini fiorentino, cioè V Amante furioso
e la Donna costante rammemorate dianzi da Monsignore , hanno i loro Intermeik
de* ^uali do?eT« egli far ricordanza • come qui V ka fatta di quei del Commodo i\
Antonio Landi gentitaomo altresì fiorentino i quali però non sono del Landi, ma
d'altri. L'anno if)^. asci in Firenze dallt stampe di Benedetto Giunta un Tola-
metto in 8. eoa questo titolo : Apparato e feste nelle no\ie dello illustrissimo sig.
duca di Firenze ( Cosimo !•) e della duchessa ( Eleonora di Toledo ) sua consorte^
con le sue stanne, madrialit commedia ed intermedi in quella recitati. La De^
derilione dell'apparato è di Pierfrancesco Giàmkullari stesa in una lettera a Gio*
vanni B andini oratore del duca all' imperator Carlo V. I rersi dell' Apparato so-
na di Giamkatista Gelli i gì' Intermedj della commedia di Giamhatista Strofi il
vecchio; e la commedia i questa del Commodo di Antonio Landi % il quale del
perchè l'abbia così intitolata , non vool render nel prologo altra ragione , Se non
questa , che gli uditori si contentino di sapere che così si chiami , lasciaudo a lo>
ro elezione di chiamarla o Commodo o Commodità {*) .
{b) Emendisi tanto nel Fontanini , quanto nell' Allaui il cognome di questa
stampatore scrivendosi , Collosini in cambio di Collesini •
(e) Edizione IL Questa seconda commedia col nome del Caporali fa stampata
dal Collosini nello stesso anno che l'altra .
(i*) £ da lui dedicate con la medesims lettera a Leone di Lorenzo Stro^j^i. Mi
questo Francesco Buonafede o Malafede che TOgliam dirlo , ha Toluto esser la
ecimia di qael Jacopo Doroneti^che sotto il nome di Luigi Tansillo fece stampa*
re tre commedie dì Pietro Aretino. Il Crescimbeni brafamente ne scopri f impo-
stura . Io sarò il primo s scoprire questa del Buonafede^ che sotto il nome di
Cesare Caporali morto nel 1 60 1. riprodusse, castrate però e nalconce » come
esse non meno che il loro primiero autore lo meritavano , due altre commedia
dell' Aretino , cioè la Cortigiana col titolo dello Sciocco e la Talmnfa eoo quelle^
della Ninetta. ♦ : . j
(*) Antonio Lmndi attei* di «ontinno «Ile faccende oà alle niero«iisi«, • anlUaiaano«
oltre A qaetta bea intata eommedia dhe pabblicotii^letft aolte dottt lesioni toeU'«o«a<^
demia lìorentina ( t. il Doni nella Libr. 1. ).
4^3
La Berenice di Ciao Francesco Lore jano (il vecchio).
In Venezia alla Speranza i6oi. in 8. (a). L. 4*
-- Il Bigoozio. In Venezia per Bartolomeo degli AU
berti ]6c8. in 8. 4-
- - L'Incendio. In Venezia alla Speranza iSg^^. inS. 4*
* -La Malandrina. In Venezia alla Speranza iSQj.
in S. 3.
- - La Matrigna. In Venezia alla Speranza i6oi.£/t8. 3.
- - La Turca. In Venezia alla Speranza iSqj. in 8. 3.
-- I Vani amori. InVeneziaallaSperanzaiSQ'i.inS. 4
L'Idropica del Gavalier Batista Guarino. In Venezia
per Giambatista Ciotti i6i3. in 8. (i). 3.
L'Alvida di Ottavio d'Isa da Gapoa. In Napoli per
Jacopo Carlerio in 1616. in la. 3,
* E in Viterbo per Girolamo Discepolo 1621 in la. 3.
--La Flaminia. In Viterbo presso il Discepolo 162.1.
in la. 3.
* E in Napoli per Ottavio Beltramo i6a8. in la 3.
--La Fortunia. In Napoli Per Tarquinio Longo
i6ia. in 12. 3.
* E ivi per Domenico Maccarano lófii. in i a. 3.
--La Ginevra. In Viterbo presso il Discepolo i63o.
in la. 3.
* E in Napoli per Camillo Cavalli 1645. in 1%. 3.
(i) Fu stampata dopo lui morto, il quale ne portò 1* argomento in una
delle sue lettere (pag. 2o8. ediz. del Ciotti in Venezia 1696. in 4*)- ^ ^a*
pi del consiglio di x. ne concedono l'impressione per fede, allora fatta
con giuramento dal pad. inquisitore e dal segretario del senato, cbe nei Ji-
bro nulla si trovasse contra le leggi, e che sia degno di stampa: cosa me-
ritevole di lunga durata, e d' imitazione.
(«) Delle VII. commedie di questo gentiloomo Teneziano figliuolo di Lorenzo
dve sole Tirente lai uscirono alla stampa , i Veni amori e la Malandrina . Le al.
tre cinque furono divulgate da Sebastiano suo figliuolo dopo la morte di lui sue.
cedaci neirOtcobre dell'anno if90« Di xix» Prologhi di essj Gianfrancesco , non
mai scampati , ma che erano vicini a stamparsi, si fa menzione nella licenza con-
ceduta dai capi deireccclso consiglio di dieci per l'impressione della sua comnie*
dia intitolata il Bigoncio, Una sua elegia latiaa sta nel Mausoleo di diversi ia
notte di Giuliano Gosélini ( psg* ii9-)* Anche Sibasnano suo figliuolo fu coid-
positore di cose drammatiche ; non però stampate, e in particolare di due trage.
dit in verso , il Faraone e '1 Mitridate da me vedute .
4^9
- - II Mal ma ri tato. In Napoli per Ottavio Beltramo
i633. i()39. in 112 (i). L. 3.
L'Amerigo di Ariifjo Altani (il vecchio) Conte di
Salvarolo. In f" enezia per Gherardo Jmberti i6ai.
in i2b. n.
• - Le Mascherate. In Trivigi per Nicolò Rìghettinì
i633. in 12. 7».
- -r li Mecam Bassa*» ovvero il Garbuglio. In Trivigi
per Angelo liighettini lòaS in la. a.
--La Prigioniera. In Venezia per Gherardo Imberti
160.^. in iJb. (a.). a.
1 falsi sospt*tti di Bernardino Pino da Cagli. In Vene-
zia presso i Sessa i588. in m. 3.
-- Gl'ingiusti sdegni. In Roma per Valerio Dorico
i553. i/i8. (*). 3.
-- Lo Sbratta, In Roma.per Vincenzo Laurino i55i.
in 8. (b). 3i
(1) Di queste commedie v. vien fatto autore Francesco <t Isa^ e non
Ottavio di lui fratello, ciie le diede in luce (a*). Così pure le Addizioru
alla Biblioteca Napoletana del Toppi sono di Francesco Nicodemi, q
nou di Lionardo il fiatello, che sìmiluiente le diede in luce.
(2) La voce conte qui è distesa, e non abbreviata come la fanno ta-
luni, 1 quali senza saperne il perchè la scrivono accorciata, co\ in singo-
lare, e cooi in plurale con due puntini appresso, quasi non dovesse sten-
dersi^ come se fosse parola disonesta, la quale scrivendosi e stampandosi
inteia, vituperasse quelli, ai quali si crede, che faccia onore. Valerio,
Probo, e il conte Sertorio Orsato, che scrissero delle antiche abbreviatu-
re non pensarono a tal novità, oiiginata a' dì nostri dal risparmio di fa-
tica e scrittura pel vii guadagno di tre lettere sole, co: per conte . Meno
peiò ne riporta chi invece di cavaliere col e, a dispetto del cavalier «Sa/»
viati^ vuole scrivere per maggior vezzo, cavaliere col A:, ali* usanza vec-
chia aDumicata de' testi a penna della vita di Cola di Rienzo^ e delle
prime edizioni delle Novelle antike,
{a*) Questa verità viene attestata neirepitafio di Francesco di Isa gentiluo-
mo e canonico di Canova , morto di anni fo- nel i^ii. e sepolto in Rome
in 5. Maria del popolo presso alla porta Flaminia. L'epitafio vien riportato dal
P. F, Ambrogio Landucct^ ago»tinÌ9no, nel sao libro ótV*Origine di dette chiese
( In Roma per Francesco Moneta 1646 in 4. pai; 186. ) dove però il detto
Francesco ci »dà con errore il cognome de Ira in cambio de Isa.
(b) Due falli ha commessi V Allacci pag. 184. nel darci il titolo di qaesta com»
C^j £ in Ve nexii. eredi di Bartol Rubin i58''. in la. ( v. il Crevenna.)
Tom. I. 64
4»o
.• L^ Evagria: In Venezia presso il Sessa i584-
in i!^' ^ 3*
Il Sofista, Gomedia bellissima del Signor Luigi Tati-
siilo, nuovamente posta in luce. In f^icenza per Gior^
giù Greco fóci. ình. (a). 4*
- - Il Gavalleri/zo, Commedia ingegnosa. In Vicenza
presso il Greco 1601 in la. 4*
--Il Finto, Commedia leggiadra. In Vicenza presso
il Greco 160 1. in uà 4*
- - E tutte e tre. Ji^i per Giampier Giovannini 16 io.
in 12». (i). 9.
--11 Filosofo. In Vinegia presso il Giolito i549*
in i2i. I 8.
- - Il Marescalco. In Vinegia per Francesco Marcali^
ni i536. in 8. 7.
(i) Il Tanslllo, già pubblicato penitente per aver composte rime lieen«
ziose, non sognò mai di comporre queste tre commedie, con insipida af-
fettazione commendate, quale per b•dii^sima, qoiile per ingegnosa e quale
per leggiadra. Allo Stigliarli {Lettere pag. 1 19.) dal vederne due sole, vi
volle poco per farlo accorgere, clie erano taricia^i un ignorante Vicenti"
no, tal supponendo egli il divulgatore Jacopo Doroneti, da cui furono
dedicate a Piero Capponi^ gentiluomo fiorentino. Il verr» si è, che il
Crescimbeni tastò più da vicino la frjiude, scoprendo, che Pietro Aretino^
uomo di pessima fama, era stato l'autore di esse commedie, le quali già
con tutto il fascio delle sue ribalderie furono per zelo del Muzio dalla
suprema autoi Ita ecclesiastira dannato tali quali andavano in giro col
suo vero nome, e co'titoh seauenii:
midiiif e due pure il copista di lai fede'issìmo Fontanini: Tuno è nel co;vQome
dello f cacnpacore : Tacerò noiranno dcU'cdizione, che è questa:
Lo Sbratta^ Comeitd di B^rn.trJtino Pino , recitata lu Roma ai xxii. di No-
vembre iffi. e iiuofameiice uscita in luce. In Roma appresso FiMcefi{0 Lucrimm
( non Laurino ) if^i. ^non iffi. ) in 8.
La dedicatione del Pino al Cav^litr Dandin è in data di Roma li xxii. di
Agosto iffi il che m 'Scra. che a edizione non fu fatta mai l'anno avanti.
(a) Le due altre Commedie il Cay.ilUri^^o , e il Finto ^ uscite sotto neme del
Tannilo, taroHO impresse dal Greco nclio stesso anno 1601. in 11., e in 1 1. é
sifliilmcnte questa del Stfiud ^ non in 8.: errore non comune z\V AlLtcci . lo non
saprei scusare Jacopo D roneii che mise fuora queste tre Commedie col nome
del T'instilo, quando tanto tempo prima, e più di una volta erano state impres-
se col nome dei vero jucor loro Pietro Aretino. Il Doroneti, falso divulgatore di
esse, il cui esempio :u tre anni dopo imitato, come vedemmo, da Francesco Bu0*
uajede, n n era per altro «omo idiota, e nudo afatto di lettere, poiché di lui
si Ic0.iono X Midrigfili, e un Di dogo pastorale nelle Rime di diversi, raccolte
Aà Gherardo Borgogni^ e stampate ia Vene^im presso la Compagnia Minima nel
4"
- - L' Ipocrite, In Vinegia presso il Marcolini i54a.
in 8. L« ^.
^ E ivi presso il Giolito )553. irk lat. (i). 8.
fi) Ma il Doroneti si pensò di gabbare il mondo senza urtare in censu-
re, facendone bugiardamente autore il Tansillo di celebre memoria, qua-
si, come dice, fossero state da lui composte poco prima del suo morire,
avvenuto xxx. anni prima. Ci3%\'\\ Doroneti impunemente rimise fuora le
tre sconosciute commedie dopo avervi scambiati i titoli e i nomi de' per-
sonaggi co'principj de^prologhi e cassati alcuni passi licenziosi, cioè de-
gni delV Aretino » Perciò questo Doroneti^ chiunque sia stato, senza al-
trui pregiudicio merita luogo particolare nella Dissertazione di Bur^
cardo Goltelffio Struvio, capace di multi accrescimenti, intitolata, de i/n-
postoribus literariis, il quale aggiunto ci sta meglio di quello de doctis,
perchè non a tutti gl'impostori in cose letterarie può darsi il nome di dot^
ti . Il medesimo giuoco fu fatto di altre opere d^AV Aretino ^ rimesse fuo-
ra sotto il nome di Partenio Etiro, anagramma di Pietro Aretino. h'Al^
lacci { Dramaturgia pa^. 624), fidato sulla parola del padre /ra Ange*
lieo Aprosio da f^entimiglia, si credette, che non pure il filosofo del-
V A retino y ma VOrazia, similmente sua, non si trovassero, se non a pen-
na; laddove questa ancora, che è in versi sciolti, si trova, come il Filo^
sojOy stampata in Vinegia presso il Giolito 1646. in 8. (a*), e dall'autor
IS99- in II. La lua fraude è stata manifestati al pubblico dal Crfsctmbeni, e a
me prima ancora dal Magliatech , eoo cui per lo spazio di quasi jo a/ini teoai
amicbevoi corrispondenza di lettere . Da Queste tre commedie finte del Tansilh
passa dipoi il Fonttnim alle cinque vere dcìVArctimo, intorno alle quali non mi
fermerò di v«nc<ig^io, aTendone pienamente ed esattamente parlato, riportandone
le vane edizioni il sig conte Giammaria Ma\\uchtlli nella Vita dtW* Aretine
altrove già nterica
(a'**) Dianzi Monsfgrfre la dice stampata in 11., qui l'afferma io 8., e qui sba-
glia h'Ora{ia^ «.he e propriamente Tragedia^ ha per soggetto il fatto degli Ora-
^ contra i CM^iay. VOraiia e'I Filosofo erano già 1 f o- e più anni di tal rarità,
ebe colui» il quale ristampò nei i f 88. in 8-, senzachà ti apparisca il suo n#me,
né qiu io dello stampatore, ne '1 luogo dell'edizione, le quattro altre cùmmedie
dell' Aretino contessa nella prefazione che assai volentieri avrebbe aggiunto alle
stesft; il Filo -oto, e l'Ortensia ( così egli chiama VOra'^ia ) se gli fosse stato pos-
sibile dopo molte ricerche di ritruvarne una copia. Aonio Paleario , in tempo
che era pubblico profei^sore di umane lette. e in Siena l'anno i ^46. avendo in-
contrate fiere contese con un altro professore, di cui egli ci occulta il nome sot-
to quelio di M/ico Blaterone, rappresentatoci da lui per uomo ignorante, asscri*
sce fra l'uirre cose , che in derisione e biasimo dei suo avvcisario Pietro Aretì^
no avea composta una commedia, e i'avea fatta recitare in Venezia, con la quale
avealo renduto cosi ridicolo, che colui non ebbe più ardire di lasciarsi vedere in
f pubblico. Qual possa essere questa Commedia deli' Aretino , non saprei ìndovinar-
o. La detta narrazione del Paleario sta nel libro ut. delle sue Epistole pag.
4P 9. fra le sue Opere dell'edizione di Amsterdam presso Arrigo Ve t stento nel
1696. in 8. Piacemi poi, che finalmente uaa volta il nostro Monsignore contrad-
dica ai suo tanto creduto e copiato Allaai , e con tutta ragione il corregga •
4 1^
dedicata a Paolo ITT. gr^n vicario di Cristo; ma non già col titolo di
commedia, benbì in sembianza di tragedia^ quantunque egli noi dica;
mentre l'ardir sue giunse a tanto di pi«^iiarsi la confirlenza di dedicare a
cardinali, e di più a sommi pontefici le indegne 9ue baje; poiché al car-
dinal di Trento Cristoforo Madrucci dedicò la Cortigiana , la quale non
meno, che la sua Talanta, fu stampata in Vinegia dal Giolito nel i55ò. e
i553. in XI f. {*) e quivi lodando quel cardinale di opporsi aTl* eresiarca
Lutero^ egli diede a costui dell'arguto, siccome in fine del sno Ipocrita
chiamò Daniello Barbaro, che fu un gran prelato, col nome di grazioso» ri-
tenendo poi dolcemente per sé il titolo di divino.
senta laiciarti trasportare dall'aatorìtà di lai in massiccio e palpabile errore. Ciò
mi da coraggio e moti? o di prender per mano la Dramméturgia dello sresso , e
di emendarla in alcani luoghi importanti dell'indice sesto , ore si registrano i
drammi dàìV Allacci credati inediti .
1- Edera di Alessandro Piccolo/nini , nell'Indice del Giunti ( pag. f77* ). h'E^
aera e un poemetto in ottava rima di Bart^Ummeo Carli de* Piccolomini geo-
tiiaamo sanese, e onUa ha che fare con Alessandro Piccolomzni . Fa stampata la
prima volta in Venezia per Niccolò Zoppino nel 154;- e 1^44- in 8.: e sta an-
cora inserito nelle Stanne di diversi, raccolte da Agostino Ferentìlli»
II La Daria f Tragedia di Angelo Leontco ( pag $jt. ).
III. // Soldato, Tragedia delio stesso {pag. S79- )• ^o(\ sono due tragedie diverse ,
ma una, e non già inedita, ma stampata in Venezia fper Co min da Trino) f ffo.
in 8. con qnesto tittfl9. H Soliato, Tragedia (I.1 veisi sciolti j di Angelo Leonico Fé-
ne\iano . V altro titolo di Daria dato alla stessa tragedia , è preso dal nome di
Daria , personaggio principale di essa , la quale è fondita sopra un caso atroce
e funesto, non molto prima avvenuto in Padova. Questa tragedia è rarissima.
IV. Pa\ien\a pastorale del Biondo Medica ( pag, 586. // Doni nella sua Li»
hreria registra questa tra l'opere del Biondo Medico» Se questa fosse veramcote
una Favola pastorale drammatica , torrebbt la preminenza dell'invenzione ad ogni
altro : né più si contenderebbe , chi sia stato il primo a produr su la scena ita-
liana questo genere di componimento. Ma la Pa\ien\a pastorale de! Biondo Me»
dico non è altro , se non un ragionamento morale in prosa , in lode della Pa*
\ien\a , e intorno ai vantaggi , che per essa ne derivano agli «omini : e qui le
TÌen dato l'aggiunto di pastorale, perchè vi si fa ragionare un i.-ifelice pastore,
sotto la cui persona maschera l'autore se stesso, che fu Michelangelo Biondo,
medico veneziano . Questo libricciuolo fa stampato in Venezia alla insegna di
Apolline 1 547* in 8.
V Gismwtda , Tragedia del conte di Camerano (pag f88 j. II conte di cTW-
merano scrisse una Tragedia , che fu poi pubblicata col titolo di T^ancredi , del.
la quale altrove si parlerà in queste mie aniotazioni . Gìsmonda ha gran parte
nella medesima : laonde sotto i due titoli di Tancredi . e di Gìsmonda si com-
prende una sola Tragedia , e mal si distingue )' una dall'altra.
VI. Rosmonda di Girolamo Ruscelli ( p» 60% ) Dì questa se fa menzione GiO'
Batista Girardi (\- Giralii) Cintio nella difesa della sua Dtdone , Tanto nel
Giraldit quanto nell' Allacci va scritto, non Ruscelli , ma Rucellai , la cui tra-
gedia Rosmunda è nota lippis , atque tontoribus .
VII. Noi\e della Lesina, di Giulio "esare Croce {pag 609.), A qua! fine
riportasi qui dall' Allacci per inedita questa cimmedia del Croce , che già era
stata riferita da lai pag. i5<a. fra le stampate (**) ?
(•) La Cortigiana (\eì\' Aretino fu prima impressa nel i^^S. in 8 ( r. il Crevcnna )
(*^j Io riporterò il vero titolo di questo libricf*iuola traicrivenfiolo da un esempla.ro,
ohe mi trovo AVtre «pproMO di mt. „ ht Nozze di M. Trìpello Foranti e di Madonna
i
4^3
Il Saltuzza di Andrea Calmo. In Vìnegia presso Ste-
fano (V Alessì i55i. in 8 (a). L. 3.
- - La Pozione. In Vìnegia presso Stefano d' Alessi
i555ì. in 8. 3.
vili. Gli Straicionip Commedia d* incerto , nelli biblioteca à* Urbino^ ora nel.
la Vaticana ( pag, 6i).J. Questa è la famosa commedia , con lo stesso titolo
impressa di Annibal Caro, che la mandò manoscritta al duca di Urbino, da
CUI sii ?enne richiesta .
iX. La Libertà^ Tragedia di Luigi Alamanni {pag. óió,). Ad un Luigi Ala-
manni eretico , diverso dall' insigne poeta di questo nome , fu attribuita qucil'
empia e diabolica tragedia, intitolata del Libero Arbitrio, la quale è cerca-
mente lavoro di Fmncesco Negri bassancse , apostata dalla nostra cattolica fede:
t quindi è nato 1* equivoco , la cai molti sono caduti , di crederne autore il
tempre cattolico e religioso Luigi Alamanni .
X. Carcere di Amore, di eluvio Manfredi {pag» 619.). Il Career d* amore è
opera di Lelio fnon di Mu\io ) iVlanfredi ferrarese, o secondo altri mantovano;
ed è tutt' altro , che favola scenica . £^.a è bensì un romanzo in prosa , tradot-
to dalla lingua spagnuola e stampato in Vinegia per Giorgio de* Rusconi miia*
«ese nel 1^4* in 8. e cosi altre volte. Lo stesso Lelio traslatò anche in vol-
gare il romanso, intitolato. Tirante , a istanza del marchese di Mantova Fede»
rigo Gonzaga , da cui perciò fu premiato di un pingue benefizio , siccome si ha
da Cassio da N.trni , il q«a'e ne fa menzione nel Canto /F. del lib. il. del suo
per altro siocco Poema, altrove rammemorato .
XI. Consiglio di Caifas , rappresentazione di Maurilio Moro {pag* 61^.).
h* Allacci {pag. 8).) ci aveva già data l'edizione di questa sacra rappresenta-
zione, fatta in Vene\*a da Lucio (non Giulio) Spineda nel 1629» in 8. iNoa
occorreva pertanto registrarla qui , come scritta a mano.
XI!. L' Aurora di Niccolò da torreggio ( pag. óio. ). Il Doni nella sua libreria
registrando 1* opere di Niccolò da Correggio , dice cosi : „ Questa non saprei di-
., scernerc, se è quel/ istessa , che nell'indice 4^' Giunti si nota ì' Aurora F.
•, pastorale,, - A correzione deiV Allacci , e dei Doni, dirò, che la Favola
dell' Aurora insieme con quella della Psiche dello stesso signor da Correggio fa
stampata , e ristampata più tolte , e in queste annotazioni altrove se ne dirà
quanta basta .
XIII. Del Mitterio dclVumana redeni^ione di Valerio da Bologna (pag.éiS)
Questa rappresentazione del padre V^tUrìo da Bologna Agostiniano , tro? asi
stampata in Venezia presso Agostino Zoppino nel 1531. in 8. e però non dee
collocarsi ncll* indice delle manoscritte .
La Drammaturgia è opera degna di lode ; ma vorrebbe esser riformata dall'
alto al basso .
{a) In altre più recenti edizioni leggesi malamente» la Saltui\a , ricevendo
questa commedia il sao titolo da un villano per nome Saltala .
Lesina éegli Appuntati Cumraediai di Gittìio Celare Croce. To Bologna appresso Pere-
do fVI Cur.fht f •«>nz*;iDQO / \% H ,, E poiché emmi accaduto di far parola di qaesto le-
pidissimo Poeta a^ein^^nerò, rh^ ho ^««dutapure la ,, Drsrrittione delli* Vita del Croce,
„ ( scritta da lui »teiso in terza rima ; con una es^urtatione fatta ad et.^o da vari) animali
,, ii<*i toro l<ngnag^f i a dover lasriare da parte Ja Poesia, e due indici, l'uno delTopf^re fat-
. 11*.... .... .. ., . . . ' 're opere
sti due
,, te Stampare da Ini (ìn'ad hora, Taltro di quell«*, che vi tono da stampare, ed altre
^, riiiio«e e belle. In Bologna prr BartolomeoCochi al Fosco rosso 1611. in 8.,, Quei
indiri dell'opere del Croce son copiosissimi, ed in qael dell' inedite si tr;Bva regi
g'istrato
il primo canto del Furioso in burlesco, e lo stesso alla bolognese . Il Qfoce nacque nel
i55o, fa figlio d'nn labbro, ed innanzi di dedicarsi allaprofestion di poeta gli convenne
per più di cinque anni esercitar esso pure quella de'tnoì aat«Ofii«ri.
4»4
- - La Spagnolas (sotto nome) di Scarpella Bergama-
sco. In Vinegia presso Stefano e Batista cognati / 549*
in 8. L. 3.
- - II Travaglia In Trhigi per Fabrizio Zanetti i6oi.
in 8. (ij (a). 3.
(i) 11 Ca//yio qui nella dedicatoria al conte Ottaviano Vtmereato ai
duole che la Rodiana, altia »ua commedia recitata in Venezia, nel i540.
e altrove^ 81 stampasse in Vicenza^ come le seguenti, sotto nome del Run
zante (b*), forse per essere le commedie di amendue più ne' popolari, e
rustici dialetti di qiK^lle parti, rhe ni-l solo comune, benché il Calmo
scrisse per Io più nel Venexiano, nel qual pure stampò ilue libri di let-
tele piacevoli in Vinegia per Bartolomeo Cesano i55o. in 8. (e*).
(a) E >a prima vcUa io Vinegia presso Stefano di AUssi iff6. in 8.
{l'*) Som fi duole il Calmo » cbe la Rodiana gli fosse stampata in Vicen\a
sotco Aofue del Rubante o Run-inte \ ma (cneralaiente si duole, cbe per opera
di aUani maligni, i qaaii g icla rubarono, fosse fatta stampire senza dichiara-
ff nà i dove . aè *t qua do , col oomc dell' altro E a dir vero , co«ne potcfs
egli mai dolersi del ' cd'Liaae di Vicenza , che è la citata da Monsignore , se
quanta fu lacca nei if^S. ne< qusl tempo erano morti assai prima il Rui^^ante 9
ed il t'ilmol Eraio uscite altre edizioni della Roiiana , ma sempre col nome
del Ru\\ante 9 multi «nni acanti la v'uemina , posteriori però tutte al^a seguen-
te . cbe a parer mio è quella , per cui il Calmo si dolse , cbe sotto altro no-
me g'.i to&se stampata .
* - • Rodiétna, comcdia stupenda ( sotto nome ) di Rubante t non mai più
stampata In Vinegia presso Stefano di Alesst iffj in 8. edizione I.
Niente gi«}varoa^) a C^lmo ne le ragioni, né le doglianze. Gli stampatori Tin-
ti dal ciedito del R'i\^ante, continuarono a scampar la Rodiana sotto il nome
di lui, il quale però in questa briga non ebbe parte né colpa, essendo morto
assai prima ai xvi .di Marzo nel 1^41 Qualunque sia presentemente ropinione
degli uomini a favor del Rubante o del Cai/no^ dirò fraacamente , cbe dubbio
non mi si afFaccia per cui al Calmo contrastar si debba la gloria di esser
lai l'autor legittimo deila Rodiana, Per assicurarsene basta pigliar per mano quel-
la commedia , e onfroncarla con quel. a dell'uno e dell' altro . Il Rullante riem-
pie le sue dei dialetto rustico padovano , in cai molto Tsise , come io suo
naturale. 11 Calmo introdusse a favellar i suoi personaggi» qual nel dia>etto -vene*
\iano suo proprio, quat nel greco corrotto, qaal nello tckiavone italianizzato, e
quale nel bergamasco. Tutti questi dialetti entrano nella Rodiana, e del pado-va-
no nnlla vi è frammischiato : argomento chiarissimo ed evidente bastévole a
scior la quistione a favore del Calmo.
(f*) Il Cdlmo fece stampare due anni prima un libro solo delle sue lettere, F>.
ne\ia per Comin da Trino 1548. in 8. e quattro sono i su >i libri di Lntere piace-
voli nell'edizione di Venezia presso Fabio f e Agosti^ Zoppini 1^84. in 8. 'n
quella di Domenico Farri iff9 pure in 8. in tre libri divisa, queste Lettere so-
no intitolate Cherebi\\i (*J. Oltre alle Lettere scrisse il Calmo in lingua venC'
\iana, Rime pescatone ed E^loge pastorali ristampate p'ù vo'te.c principalmcn-
te per Giamhatìsta Bertacagno iffj» e per Domenico Farri if6i. in 8 Nacque
(*) Cherehizzi pure tono inlitoltff» 1« Lettor*» drl Ciìmo u^lla eiiz. fatta in l^enezia
àa Gi9. Ori/fio il 157G. in 8 (▼. il catal. Cr<i.^e/in« ) .
4i5
La Fiorlna (li Piovana, la Vaccaria^ e P Anconitana)
Commedie IV. di Ruzante (Antonio Beolco Padovano).
la Ficenza presso Periti Libraro i5()Q.in8.{i)fa). L. la.
(i) Di questo (dinoso' Ridante y o Beolco, che in dialetto friulano
Tu<il dir bifolco, «lopo lo Speroni e io Scardeone scrìtse il vescovo Tom^
/nasini negli ElogJ (Tomo I . pag. 3i.), dove porta ancora il suo ritratto:
e di Ini, e del Calmo similmente paila Niccolò Villani {Ragionamento
pag. 67. 73. 76. 84.) Il Varchi [Ù Ercolano pag 34^, ediz, IH,) poi si
fattamente onora il primo, che prepone le sue commedie alle antiche
Atellane,
egli in Vene\ia verso il ipo. SI esercitò nell'arte comica , onde non solo fu au-
tore , ma recitatore dì sue cornntiedie: e lo fece con tal maestria e perfezione,
che il Paratesto felicitandolo del pubblico applauso , che ne conseguiva , dice
( Lettere pag. j^. ), che egli „ col suo recitare dava quel giocondissimo e mi-
,, rabiiissimo piacere a tucca Finegia , che ella magt^iormence desidera,,; e poi nel-
la lettera, che i^li scrive nel carnevale 1^48. cosi gli soggiugne : „ mi par veder-
,. vi sopra la scena farvi schiavi quanti vi veggono & odono,, ; onde parevagli dì
sentire sino a l^tdcen\t il rumore dell'applauso, che gli davano le genti, le quali mon-
,, tando le mura del loco, dove sere, ro.npendo porte, e passando canali, e d'alto smon-
,, tando si pongono a periglio di miPe morti, per poter solamente godere una ^oi* ora
„ la dolcezza delle vostre parole,. Gli antichi Romani del loro famoso Rodete non t-
vrebbodo più di cosi millantato . Più modestamente ne parla il Doni nella par.
te 1. de' suoi Minni pag 98. „ Io ho aticW Andrea Calmo , die egli, per un bra-
„ vo intelletto, che almanco egli ha scritto mirabilmente nella sua lingua, & ha
„ fatto onore a se , & alla patria,,; e di poi anche con l'esempio dei Rui^^ante,
ne cava questa conclusione, che,, chi non vuole, o non sa scriver bene nella
^ ( lingua ) fioreotiaa, fa bene a scriver bene nella sua, più tosto che male in
„ queila d'altri,,. Mori il Calmo in patria nella parrochia ai S. Ermacora ( volgar-
mente Marcuola ) il di xziii- di Febbrajo nel xyyi.
{a) Due falli com «nette qui il Fontdnini : il primo, cambiando al Ru\\ante il
nome di Angelo Beolco in quello dì Antonio , e Angelo sta nella sua iscrizione
funerale prodotta dal Tommasini ( Elog* tona 1. pag. )!')• ^^ secondo, levan-
dogli una quinta commedia, che è la Moschetta compresa anch'essa nella detta
edizione di Vicenza, aLa quale va innanzi di tempo e di pulitezza quella altreiì
di Vicenza per Giorgio Greco 1^84 in iz \*). Le prime edizioni delle cinqae
commedie del Ru\\ante egli e conveniente, che ad esempio di quelle del CalmOt
sieno qui riferite.
* Piovana, ovvero Noella ( cioè Novella ) del Tasco . In Vin*gia presso il
Giolito 1^48 in 8
jinconitan.i In Vinegta appresso Stefana di Alessi ifp.in 8.
Moschetta Ivi 1^54- in 8.
Vaccaria. Ivi iffé. in 8,
Fioriaa* Ivi ly f4 in 8.
(*) E l'etUs del Greco è stata essa pare preceduta dalla segnente, clie riportati nel ca»
tal ra^ «li*l Crevenna t 4 P '^^- >* QuAttro Comedìf» Ai R'izzante, cioè !a Pit-wana, la
Vacca' 'm,\* A iconttann e la Moschetta con tre Orazioni in luigaa mitica, an ragiona*
mento, lino Sproliro, un ( Lettera scritta allo Af%farottOn tre Dialoghi ed un'altra Gt«
inedia intitolata Fiorina» y^nezia «ppreas» Giovanni Bonudio i665. in $•
4i6
CAPO IL
Comedìe in versi.
JLi Amicizia, di Jacopo Nardi Fiorentino. Tn Firenze
in 4. iti bel carattere tondoy senza Luogo , annoj e Stanis
patore (ì) (a). L. 9.
(f) Quf^sta Commedia tM famoso volgarizzatore di Tito Livio y della
qaale Y Allacci (Dramaturg, pag. 17 ), i|;noraii<lo l'edizione presente,
ne portò altra di Firenze presso Bernardo Zucchetta in 8 denz*atiiìo, fu
la prima di tutt»* (i*), che gi vi^d'»-»-© scritta m ver«o italiano, e diede
tanto cruccio airistorico della volgar Poesia (Crescimbeni Istor. tom. /.
(d) Se 1 edizione è senza laogo , perchè asserirla in Firenze . come se la stam-
pa il dicetie? Ma registriamo.ie il preciso titolo che dal Fontantni è alterato.
Comedia di Amiczia ( e avanti il Prélogo ) comcdia di Jacopo Nardi floren-
tìno. In 4. in caractcìc tond > , senza lao'40, anno e ««tampacore
* E anche, impresso in Ptrei\e per Bernardo Zucchetta» senz'anno, in %. edi-
dizione II in bel carattere tondo . ma più minuto.
Avendo attentamente esaminata l'una e l'altra edizione • sono entrato in pa-
rere, che ameudue sieno uscite dai t.ìichi fioientini di Bernardo Zucchetta. la
esse i fogli sono egualmente marcati di sotto con le lettere dell'alfabeto ; roa in
Terun luogo non vi è numerazione di pagine . In amtndue si usano virgole di
forma partico are collocate nel mezzo, e non al di sotto delle n^ke . I carattere
più tondo della prima edizione corrisponde affatto a quello adoperato dal Ziu*
cheita in altri su ù libri Qaesta avvertenza mi farà stradi fra poco a indagare il
tempo, in cai il Zucchetta stampò, e in cui il Nardi scr^stt: . e pubblicò la pre-
sente commedia , intorno alla quale si diffonde a lungo i Fìntamni per tirarne
certe conseguenze al suo pensamento opp Ttune- Mo te di esse con gran diligen-
za e pienezza le ha prese per mano, e dottamente sventate il signor Baratti
nella parte li. de'ia sua Difesa ( pag 1)4. e segg. ) : con cne mi ha risparuiiato
assai di fat'ca, e di viaggio. R:portand xiii pertanto in quella parte, che egli si
tolse a trattare . a qjesto giudizioso apologista de* suoi beneincfitì ferraresi ; io
solamente andrò qui toccando, e notando alcune cose, che via facendo mi oc-
corsero.
(b*) Le probabili conghietture da me prodotte , che Bermrdo Zucchetta sia
stato l'unico stampitore delle due edizioni della commedia del NarJi , mi bau.
no indott3 a ricercare, in qual tempo eg'i esercitasse la sui protessio.ic 11 nome
di lui non è certamente in reg>stro fra gli stampatori del seco'o XV ne alcuna
Stim^n vien riferita dai compilatori degli Annali tipygnfci di quel rcmpo : anzi
nemmeno mi avvenne di osservare alcuna impressioae di !•)• , fatta avanti il
1 n i" f^a bensì alcune non molto doiìo , cioè sotto il pontificato di Leone X,
Tre presentemente ne traggo da' miei privati ricordi qui fedelmente t-ascntte.
La prima si è la seguente . Homeri Poeta e Batrachomjomachia per Chtrolum A»
retinum traducta feliciter incipit . - • Florentiae per Bern^^rdun Z'uchettam . Die
prima Sente nhris M.DXII. in 8. La seconda è questa: Summa iottut artis gram»
matica, & artis metricA Cantalicii riri doctitsimi. Impreaum FlortnuA per Ber»
4^7
/rag". a68.-- 7\)/». II. pag. 3^>^. edizione //.)^ che tribolò molto per
cercare di torie la precedenza del tempo sopra quelle dell' ^no5^o, arri-
vando sino a negale, che in essa ci fossero versi sciolti; che pur ci sono:
e ce ne sono anche di sdruccioli: e dico io, che ci sono, perchè la ho sot-
to gli occhi, tenendola in mano. Ma egli con tanti suoi sforzi, se ne ri-
mase non poco smarrito^ come vedrassi, perchè questa è certamente la
più antica di tutte^ e ciò chiaro si manifesta per la qualità della stampa,
e dell'ortografia antica, non meno, ohe per altri particolari da dirsi ap-
presso. In principio ci si leggono queste sole parole: commedia di Ami"
cizìa, e dietro nell'altra faccia è un epigramma di Alesio Lappaccini
{a*)', che dice con grazia poetica, aver Pitagora ammirato per cagione di
questa commedia vt*iitìcarsi n«?l Nardi il suo dogma della trasmigrazio-
ne ili lui deiraninia di Plauto. Non sarà male il portar qui 1' epijjram-
ma intero, dachè non è lungo.
Legerat hunc Samius. nescio qua sorte, libellum
PythagoraSy veteris grande decus Sophiae;
Miratusque saleSy vitae et documenta severae
Ut lepida urbanis scommata carminiòus;
Plautinas, inquit veneres agnosco.jocosque^
Et latium Tiisco vatis in ore decus;
Scilicet haud quaquam nostra est sententia mendax;
Quis namque huic Plauti spiritum inesse neget?
nardum Zucehettam ifiy in 4. e la terza: Formulario di lettere volgari , compo-
sto pt M* Cristophoro Landini ciptadino fiorentino la Firenze per Bernardo Zuc-
chetta ifié. in 8 ( Cinellt BibL Voi, Se. IL pag. 54 5f- ) , nel qaal torno ap-
paoto credo stampata la suddetta Amicizia del Nardi : il che meglio apparrà
«ialle ragioni, che or ora sarò per addurne.
„ Questa commedia fu la prima di tutte, che si vedesse scritta in verso ita-
„ liane „.
Qui si corre con troppa fretta, e si decide con poco esame Se questa eomme^
dia del Nardi tu la prima, che si vedesse scritta in verso italiano quelle tante
commedie , che Furono scritte, e rappresentate in Ferrara in tempo del duca
Ercole I di questo nome avanti l'anno 14^4. che è la qui pretesa e tanto
vantata ep vca di quella del Nardi, in qual verso mai furono scritte, se non erano
scritte in verso italiano? La vecchie croniche ferraresi ci fanno fede, che l'anno
i486 ai XXV. di Gcanajo quel principe fé* recitare nella scena del cortile dei da-
cal palazxo 1 Me/iecmr, commedia di Plauto volgarizzata, e nel 1487. ai zzi. di
Gennafo la favola di Cefalo, scritta in verso volgare da Niccolò di Correggio e
li XXV t. dello stest^o mese l'Anfitrione di Plauto t volgarizzato ài Pandolfo Cole-
nuccio . Non t dunque vero che \* Amicizia del N^irdi . quando anche sussistesse,
che egli l'avesse composta nel 1494. fosse la prima di tutte le commedie scrit-
te in verso ita iano.
(a*) Stando auirasserzione di Monsignore, che la detta commedia sia stata fat-
ta e stampata nel 1494. sarà bene, eh' io qui rìcercni , e consideri il tempo
della nascita del Nardi, e del Ltpaccini .per vedere , te in detto anno l'uno fos-
se in età di produrre primo di tutti in idioma tosco una commedia palliata, e
l'altro di scriver con grazia poetica an epigramma , di cui con ragione anche
Monsignore fa stima.
Il signor Carlo Nardi , scrittore della Vita di Jacopo Nétdif la quale si legge
Tom. /. 55
4io
Se^ue uDa bella e graziosa lettera del Nardi a Lorenzo Strozzi \a dedi-
cazione della Conunedia, la quale, per quanto si disse, è impressa all'an-
tica senza espressione di luogo, di stampatore, di tempo e di pagine.
Ella è divisa in atti v. ma come la Sofonisba del Trissino, la Canace del«
lo Speroni e il Torrismondo del Tasso, non porta numerate le scene, fa-
cili però a contarsi dalle comparse degl' interlocutori, che sono xi i. di-
stribuiti in mezzo al sesto in lettere majuscole.
Essa Commedia, la quale col titolo di Amicizia sì nota essere di Ja*
copo Nardi fiorentino iii fronte al Prologo^ che è in versi di sette sillabe
Tuno, vieu detta Favola ruiova, e primo frutto di nuovo autore in idioma
Tosco (a*)* E per esser forse misteriuso il suggetio, vi si soggiunge, ac-
Bcl tomo ziv. della raccolta degli Opuscoli , che si fttmpa in Ventata con lidi-
reziooe del benemerito padre don Angela Calogeri monaco camaldolese , ripoira
il passo di una lettera di Jacopo N irdi a Benedetto Varchi in data di F^ne^ia
il di ziii. Luglio del iSSS- ( I<i Vene%ia per Criuof Zane 17)7. in 12. pà.^
»I7* ) • ove cosi di «e io ragguaglia ; „ Io sono ancora sano, bencaè debole, afea-
„ do a continciare col mio bastoncello a di zxi. del presente mese a svilire la ù*
M ticosa etra deli' ottogtsimo annodi questa mia male spesa vita „. Nato egli
pertanto ai xzi. di Luglio del 1476. contava svi 11. anni dell'età sua nel 1454.
et^ ancora di adolescenza, in cui non avea terminati i suoi ktud), e in cai non
avrebbe certamente avuto l'ardire di porsi al lavoro di una commedia palliata,
€ di produila al cospetto della Signoria, e siccome si vanta per nuovo autoredi
commedia palliata in idioma tosco e che questa era il primo frutto • che di iai
si vedesse; cosi o nel ptoiogo, o nella lettera latina a Lorenzo di F lippa Stragli
avrebbe dato cenno di aver'a scritta in una età cotanto verde e imm^itura» e \La^
paccini anche per questo rifl::'sso ne lo avrebbe singoiarmcute iodato
Dopo mes a all'esame l'età del Nardi ^ vengasi a pure sutla brancia quella
aacora dei Lapaccini Dai Sepoltuario del Rosselli, citato dai S^nor M.mni nel
tomo VI delle Osservazioni istèriche soptà \ Sigilli aniuht ( In Fir» per Antonia
Ristori 1741 in 4. pa^. 1)7). si ha , che Alessio Lipaitini gentiluomo fioren-
tino, che i\i cancelliere, o sia segretario dei'a SigHui^a. iìiii d anni LI. i suoi
gìota'ìf e dèli* Istorie fiorentine dell* Ammirata { iibto ixx pag. ^Sf ) e da quella
del Nardi ( lib. V. p. 3ft) si ricava che nei if)o. il Lipaicini tece una elcgan-
tistima orazione in lode di Malaicsta B iglioni , eletto dliora capitano generale
de' fiorentini. Egli pertanto non dee esser nato, se non dopo il 1480. <> al più
in detto anno, e però nel '4^4 o non toccava per anco, o toccava appena
l'anno suo Quarto decimo, nella qual età non par credibile, che arto hasrie a com-
por versi latini con quella grazia poetica , che Mo isignore oeM' Fpigram'Oa di
lai riconosce. Taa\o la commedia adunque de Nardi , quanta 1' epigrèitinna del
Lapaccini son frutti d'ingegni più maturi, e da questa parte considetati ai
dovra-^no trasferire a più anni dopo il 1494.
(/t*) La vista linc(*a ed acuta di Monsig. s* immagina di scoprite gran mi*
tterj nelle suddette parole , tratte dal Prologo delia commedia . lo , che 1* no
grossolana ed ottusa, altro non ci veggo, se non che questa è una favela
tiuoira , cioè nuovamente scritta in lingua toscana , e di un nuovo amore , cioè
di uno , che altro non avea peranco pubblicato del suo . Se dì tutte le favola
sceniche, le quali sino nel frontispizo, non che nell'argomento, o nel proiog»,
diconsi Commedia nuova. Tragedia nuova, avesse ad interpretrarsi quell' aggiuQ-
to di nuovo nel sentimento di Monsig-, ci sarebbe sempre ragion di credere»
che per 1' addietro non si Fossero mai vedute né commedie né tragedie ta
pibblico; il die sarebbe piicevvl toi^ « ridiala. Coi cesco della eooiaMdia ai-
à
4i9
costarsi ella al genere delle faifùlepattìaie. Udiamo per grassa alcuni di
detti versi, confacevoli eziandio ad altri tempi, e forse ai nostri.
Una fabnla nuova, Il qual conforti e sproni
Se di ascoltar vi giova, P^^g^ snssidj, e doni
Vien nel vostro cospetto. Agli animi gentili.
Chi ne prende diletto, I quai diventan vili,
Tener contento sia. Vedendosi negletti,
Silentio in cortesia. Conculcati ed abbietti.
Chi nò, passi di fuori, E senza alcuno onore.
Benigni spettatori, Chi a virtù porti amore
E ceda agli altri loco; Non trovo di mille uno.
Ma se la piace poco Benché benigno alcuno,
TDi che più temo) a tutti; E grato esser conosco.
Scusate i primi frutti Nell'Idioma Tosco
Di questo nuovo autore, Tal fabula è composta.
E incolpate Terrore A qual gener si accosta? *
Del cieco seco! nostro, Palliata si chiami.
Il qual non v'ha dimostro Chi altra specie brami.
In questi nostri tempi Togata quella dica.
Di quegli antichi esempi Benché meglio si esplica,
De' poetici ingegni; Chiamarla Lacerata,
Ma sìa chi a me insegni Nuova specie, usitata
In questa nostra etate In questi tempi nostri.
Augusto, o Mecenate^
Appresso al prologo segue V argumento in i^ersi iciolti, donde ne nacque,
che il Varchi (Lezioni pag, 647.)» ** quale per la rarità di questa com-*
media fino a' suoi giorni, non avendo potuto vederla da sé, e dietro alla
relazione di Francesco Guidetti^ già mentovato dall' ^rio5^o (Canto
XXXVIII. la.), avendo scritto, che il y^Nardiìn una sua commedia
aveva usato il verso sciolto,, e in ciò per astrazione di mente, o troppa
fretta male inteso dal Crescimbeni (Istoria tom. II, pag. ^11»), parve a
questi, avere il Varchi asserito, che la commedia fosse tutta composta in
versi sciolti, laddove quegli altro non asserì, se non che il Nardi in una
sua co/nmeé/ia, cioè neir argumento, che è dixxiii. versile dopo il
prologOj usò già molto prima (dell' ^/a/it/»/i^i^ e del Trissino) ,, cotal
maniera di versi ,, (sciolti), il che é verissimo, perchè in versi sciolti ci
è rargumeuto,e nulTaltro (a*). Al rimanente il corpo della commedia
la mano, tratto dalle quattro ottare stampate in fine della medeiima, e can-
tate , come ìli si dice , su la lira damanti alla sigaoria , tiegue Monsig. a pro-
Tare , che ia.coinmedisi fa composra , e rappicseotata nel 1494*
(a*) Un argomento in soli XXIII. veni sciolti , i due ultimi de' quali sono
anzi rimati , non è bastante a levar la gloria della laro mvenzione al famoso
Trissino t che nei primi due anni di L€on X prese a scrÌTcre la sua tragedia,
tutta in versi sciolti, e l'anno ifif. la fece recitare in Roma alia presenza dtl
papa e di tutta la corte : epoca aicura , e da non potersi contrastare da quc' pò*
chi versi , paati per argomento , e come fuori della commedia del Nardi , che
Aon si può sapere, se aen per coogbicttBia qsando composu, oè stampata « a
4^o
tutta è in tersa, e talvolta in ottava rimanile ci manca talora il verso sdruc'
ciolOf il qual solo piacque poi tanto sopra tutti aAl* Arìosto: che Io pre*
scelse nelle sue commedie. Per altro, che Targumento solo di questa del
Nardi^ e non il prologo né altro, fosse scritto in versi sciolti, già era
stato avvertito da Carlo Lenzoni nella Giornata I. della sua Difesa del-
la lingua fiorentina e di Dante (pag. il, inprincipio), ove parla in ge-
nere de' versi sciolti volgari dal Nardi innanzi a tutti, come dice, ado-
perati negli argumenti delle commetUe. Quindi è^ che a nulla serve il
volere ostinatamente sottilizzare intorno alla qualità de' versi della com^
media del Nardi senza averla ben considerata, né forse veduta. Sarà pa-
rimente cosa inutile affatto il più tapinarsi nell'avvenire per contrastar-
le la precedenza dell'antichità, come or ora si finirà di provare.
Dopo la Commedia ci sono quattro ottasfe cantate, come ivi si dice,
jy sulla lira davanti alla signoria, quando si recitò la predetta Comme^
dia. ,, Questo ci fa comprendere esser ella uscita in tempo della repudi
Hica di Firenze^ e non dopo: e ciò molto più si dinota ne' seguenti versi,
Salute, o santo Seggio eccelso, e degno ,
Da quel, da cui ogni salute prende;
Letizia e pace a cui sotto il tuo segno
Si posa, e lieto ogni tuo bene attende:
E cessi il marzial furore e sdegno.
Che fa tremare il mondo, Italia incende;
Che'l clangor delle tube, e il suon dell'armi
Non lascia modulare i dolci carmi •
Un poco più oltre il Nardi torna a parlare della sua Commedia, come
di cosa /u^pa, chiedendo scusa di averla scritta prima d'ogni altro in
idioma volgare:
Ma quello Dio, che agli alti ingegni aspira.
Ed ogni opra disprezza abbietta e vile.
Tanto favor benigno oggi ne spira,
Che pur la fronte estolle il socco umile;
Ma se l'odore antico non respira.
Scusate l'idioma, e il basso stile,
E scusi il tempo l'uom saggio e discreto;
Che molto importa il tempo tristo, o lieto.
Quando sarà, che in porto al secco lido
Salva, Fiorenza mia, tua barca vegna
Secura in tutto omai dal mare infido;
Tosto, «e il sacro Apollo il ver m'insegna,
Segua pure il nocchiero accorto e fido,
E viva e regni pur chi vive e regna;
Allor, se alcun desir dal ciel s'impetra,
Dirò le laudi tue con altra cetra.
che più probabil Olente che no , asci dalia penna dell' antere in tenapo dell*
Steno pantcffice • e quando anche il Trissino stava larorando non ao senplice
argomento di commedia, ma un'intera e bea rarfiluppata tragedia, e prima
della cemmedia del Ndrii forse altresì recitata.
4^1
Allor, mutato il cielo in lieto aspetto,
Rinovejrà nel mondo il secol d'auro;
Allor sarai d* ogni virtù ricetto.
Città felice, e di mirto e di lauro
Coronerai chi onore ha per obbietto,
£ nota ti farai dall'Indo al Mauro;
Ma or, che il ferro, e'I foco il mondo ha in preda,
Convien^ che a Marte ancor Minerva ceda.
Di qui veggìamo, che la presente Commedia fu composta e rappresenta-
ta in tempo della Repubblica fiorentina, e di guerre accese in Toscana^
e per tutta l'Italia, il che pienamente corrisponde all'anno i494' '" ^^'^"
giuntura della venuta del re Carlo Vili , in Italiane della cacciata de'
Medici da Firenze a' tempi di fra Girolamo Savonarola {Apologia del Sa^
vonarolapag. 146. 180.), di che parla anche fra Tommaso Neri (a*)
(Lib. II,pag. 60, 'Lib, lll.pag. 6^,'Lib, VlII.pag. it^i^ediz. II. di
Firenze). Il Nardi stesso nelle sue Storie fiorentine sotto l'anno i495'
dice di essere stato presente alle cose del Savonarola^ e lo dice con ques-
te parole: ,, Io riferisco puntualmente queste parole, ^econdochè allora
,,le udii pubblicamente dire. „ Più avanti scrive così: ,, le quali cose
^, ho io voluto minutamentenarrare come allora minutamente e veramente
,, se ne ragionava ,, Altrove poi di sé afferma di essere stato gonfaloniere
nel i525. Di più, come cose di sua memoria, egli tocca eziandio queste
nella Vita di Antonio Giacomini (pag. 68. 72.), da lui nobilmente scrit-
ta nel 1548. in Venezia^ dove se ne vivea confinato, essendo egli, al suo
dire, ,, oggimai molto vicino al fine di sua vita. „ A ciò si aggiutige, che
il Varchi (Istoria lib XI V, pag. 546.), il quale, essendo nato nell'an-
no loca, scrisse di tenere il Nardi per suo padre, e sé per di lui figliuo-
lo, intendendo per l'affezione, e ancora per l'età, nel parlare di certa
orazione recitata da esso iVar^/i in Napoli sl Carlo V, nell'anno i535.
dire, che ne fu poco inteso; perchè come vecchio e timoroso avea parici
io piano. Il talento del Nardi in materie letterarie, e di spettacoli e
commedie^ vien testificato replicatamente da Giorgio Vasari sotto que'
tempi stessi, che furono quelli di Lorenzo de* Medici^ narrando egli
( Vite de' pittori tom. I. Parte III .pag. 276. ediz. de* Giunti .^Tomo . II.
Parte III .pag, 477 •)> ^^^ *^ Nardi per ordine de'magistrati di Firenze
(a*) Fra Girolamo Savonarola qui non entra per niente , e a veran patt«
non ha che fare con la commedia, né quanto à* prologo , né quanto alle qaat-
tro ottave, cantate sa U iira . Le altre ragioni, che, secondo 1' opinione di
Monsig. militan per Tanno 14^4. son troppo ?aghe e comuni a molti altri anni
dipoi. 1 Fiorentini continuarono a governarsi a repubblica sino al ifit. e nei
15 17. cacciati la seconda rolta i Medici da Ftren\e , ripigliarono e sostennero
l'antica libertà insino al in^* costretti dall'armi pontificie e cesaree a sotto-
mettersi a un capo , che poi fu duca . Le guerre in Toscana non finirono , se
non l'anno 1^09 con l'acquisto di Pisa ratto dai Fiorentini Quell« per tutta
1' Italia pur troppo infierirono avanti e dopo la lega contra i Veneziani I Me.
dici non lasciarono in pace la Toscana, insinché nel ifit* furono rimessi in
Fircn\€ : sicché le circostanze addotte da Moosig. per l'anno 1494. non gli dan-
fece alcune mascherate da rappresentarti per la città {a*). Qaesto è
quanto di sicuro sopra la precedenza del tempo della Commedia del Nat*
di a quelle AeW Ariosto si trae dal riscontro de' testi originali preferibi-
li ai sofismi della falsa dialettica, suppelletile ordinaria di chi, essendo
sfornito del fondo di buona lettura, aUa sopra chimeriche sottigliezze
gran montagne di errori. Duuque l'epoca della Commedia del Nardi ^ es*
sendo quella stessa del Bojardo nella conclusione del sno Poema d^Or^
landò, di qui si può vedere, se ella sia pia antica di quelle deli' Ariosto ,
lasciando intanto, che pensi chi Tuole al Timone ^ altra commedia dal
no alcan Tsatsf^io sopra gli tltri , cbe dipai segaitaroao • Tutte picAiattaia*
niente le ha esamioate , e confutate il signor Barottt •
(4*) Il Vatari aoa parla punto di commedie fatte d^l Nardi» osa solo nel
primo luogo di rnsscherate , e nei secondo di tei carri di trionfi , che par aer?i-
Tano per mascherata in quel carnoTale , che fu dei tfi3* in tempo di papa
Leon X. e di Lorenzo de* Medici . non del magnifico , che più di tcoc' anni
prima era morto , ma dell' altro Loren\o , che poi fu duca di Urbin9 • Il nostro
Monsig. riporta queste cose con la solita sua maestria , Tolendole pure iosinua-
re in prora dei suo paradosso , come operate ne' tempi anche anteriori al 1494*
Suaado Tcramentc seguirono nei ifij. in cui il Nardi era aoa più o«l suo
iciotteiimo anno , nla si bene anche ai trentcsimosertimo deli' età sua già saii*
to • Qaeste mascherate , e feste carnascialesche ideate e composte d<àl Nardi
nel ifij* mi fanno entrare in opini;>n«, in quel torno parimcnre egli scrives-
se la sua commedia dell' Amicizia , e la facesse rappresentare davanti alla si^no-
rfa : essendo in quell'anno destinato ai pubblici dirertimenti per U eìeuoac
dianzi seguita di Leon X. a sommo pontefice . Seri re Filippo de' Nerli nc'suoi Com*>
mentarj de' fatti civili occorsi in Firen\e ( Uh, VI. pag. lai ). che in detto
anno Giuliano , e Lorenzo de' Medici fecero due compagnie , 1' una detta il
Diamante , e V altra detta il Broncone , chiamate cosi da due insegne » o sia
imprese della casa de' Medici ^ alla prima delle quali concorsero tutti i gio-
vani simili di età a Giuliano, e all'altra qaelli di pari età a quella di Lo^
ren\o. „ Furono ordinate, dice i'istorico, queste due compagnie per due efFet.
• ti principali, prima per tenere il popolo in allegrezza con trijafi. icstc e
: pubblici spettacoli, e per mantenere in esse ben disposta la gioventù nobile
, verse di Giuliano, e di Loren\o , „ Fra que' pubblici spettacoli poteva molto
bene aver luogo la rappresentazione della commedia d«l Nardi, il quale a richie-
sta di Lorenzo avea inventati, e composti que' sei carri di trioui descritti dal
Vasari', e come a Loreni^o il pontefice suo zio aveva assegnata U principal cura
delia città, della quale si fece anche dappoi eleggere general CM^ìtono , così cre-
do, che a lui alludano, o forse al papa, que' due versi della terza ottava del
Nardi •
Segga pure il nocchiero accorto e fido,
£ viva, e regni pur chi vive e regna.
Per un nocchiero, che segga, e cbe regni • è molto propriamente simboleggia-
ta la persona papale . Monsignore legge nella prima parola dei primo verro sa»
guai ma aeiia ristampa delia commedia in t.» fatta sens* aaao da Bernardi
Zucchetta , si legge » segga : la qua! lezione é piaciuta anche al Baratti . Così
non avrebbe parlato il poeta di un gonfaloniere della repubblica » il cai magi-
strato era a' due soli mesi ristretto , quando non si fosse voluto parlare di Pier
Soderini già gonfaloniere a vita ereato, e dopo dieci anni deposto, il cai go-
▼erna priacipaimcflte negli aitimi anni Ai poco accatto • applaudito •
tf
t»
4^3
La Gassarla (la Lena, il Negromante^ la Scolastica,
e i Supposìti^ GomiTiedie V.) di Lodovico Ariosto. In
Vinegia per Gabriello Oiolita i562. in iìl. (i)(b)' L. io.
Bojardo in terza rima presso V Allacci {Dramaturgia pag. 3i5.), e'I Crt^
scimbeni (a*) ( Istorie Ub . // . pag 36 . ) .
(i) Queste corumedie V. in ver6o sdrucciolo prima d'ogni altro composte
à^XV Ariosto^ seguito poi dal Cieco à' Adria ivel Tesoro^ e ntW Emilia y o
ù^Giowinni Giustiniano ne*{ volgarizeamento di Terenzio, erano già sfa-
te ila lui scritte, e messe alle stampe in prosa^ tranne la Scolastica {ó*) la
{a*] Lasciando a parte le commedie dell' Arióst§» l'antichità delle quali lopra
qaelU delia coinmedu del Nitrdt è stata dal ditensor ferrarese cosi valorosa-
mente provata, pasno 41 Timone, coinin;:dia in terza rima del Bojardo , e senta
consultar né V Allacci » ne '1 Cresctmbeni . la stabi isco più antica di quella dai.
Nardi , quand«> a«icbe con Monsii^aore si voi^iia accordate t questa per epoca
l'anno 4494. che in verun conto per altro non può sussistere , e Tenficarsi. Cer»
to è, che li Boj.trdé morì i'aiin > '494 e cnc la sua commedia col titolo di
Timone fu da lui composta qualche anno avanti per tar cosa grata al duca Er*
cole L £lh e divisa in V. atti, tessuta in terze rime, e a formarne il pnlogo ti
t'introduce Luciano t da un cui dialogo in greco è preso il soggetto della tavola •
Stampata la prima vota in un' antica edizione senza nota d'anno, laogo e stam-
patore in S. ma la seconda espressamente con questo titolo e con questa data;
Timone co tioedia del magni^co conte Mtiheo Miria. Boy ardo ( ma nella
feconda pagina sotto la parola Prologo ) Timone comocdia del magnifico conte
Maihe Mina Bojardo C» ( entrerebbe qoì in collera Monsignore, non vedendo
scritta per disteso la parola conte) de Scaniiano traducta de uno dialogo de £«•
ciant> a complacentta de lo illustrissimo principe signore He^cule Estense duca
de Ferrara . • . . „ Qui finisce una comocdia dicts Timone traducta de uno
dialogo de Luciano per el magnifico condam Mi 1 the Maria Boy ardo stampa*
ta in Scandiano per Peregrino di Pasquale e Gasparo Crivello da Scandiano
regnaate ci magnifico conte e cavaliere misiere Zoanne Boyardo conte de Scan*
p diano , de Casatgrande t de Arceto 6r cétera- M. foo. adi ti Feverare in 4.
* E in Venei'.a per Zk«/z/ T retano de Cereip da Trino del M D. XIII. adi z
del Zugno, e anche M D XVII in S
Cue quand.) Fu stampata la seconda Tolta il conte Bojardo fesse defonto , si
conosce dai condim, che netla stampagli viene aggiunto , e che fosse da lui com-
posta avanti il 1494 e rappresentata in Ferrara, non è da porsi in contesa, e que«
ste non sono coighictture ideali e sognate, come quelle, sopra le quali va fan-
tasticando il sortile ingegno di Monsignore per carpire un pririlegio di anzianità
a favore della commedia del Nardi , fondato sopra supposti inTcrisìmili e ia-
sussistenti.
(h) Questa edizione fu ricorretta da Tommaso Porcacchi . La commedia dei
Suppositi ha il primo luogo nel tito'o e nel libro II Fontanini le assegna il
quinto, che è 1' ultimo. Gli accademici dcla Crusca citano le quattro prime nel
loro Vocabolario, e omettono la Scolastica, perchè questa fu lasciata parte scrit-
ta e parte solamente abbozzata ò^W Ariosto, dopo la cai morte fu terminata da
Gahbriele suo fratello. L'edizione, di cui gU accademici fi valsero ultimamente
nella citatione di queste commedie , è quella di Napoli ( con falsa data di Fi-
renze, senza nome di stampatore ) nel 1714* in lé.
{e*) Può essere, che l' Anosto abbia scritte in prosa le sue commedie , ttanne
la Scolastica ; osa messe alia stampa «oa fìiroao , se non la Céssaria 9 e i Sup»
¥4
I Tre Tiranni di Agostino Ricco da Lucca, Jr^ Venezia
per Agostino de^ Vitali i533. in 4' (0 (^)^ L. 4-
quale dopo lui morto, secondo il Pigna {Romanzi lib. II. p. ^o4*)' ^^
compita da Gabriel suo fratello.
(i) Il buon Pietro Aretino nel suo Dialogo delle Cor^i beffeggia questo
Ricco o Ricchi^ e nell'atto t. scena iii. del Marescalco aiferma, che
questa commedia fu da lui composta nella sua ,» prima adolescensa eoa
l'imitazione de* buoni Greci e latini (b*)^ ;, la quale fu recitata in B(^
lagna alla presenza di tanti principi, concorsi ai l'incoronazione di Càr^
lo V. e poi divulgata ^a Alessandro VellutellOy che T esalta nella prefa-
zione, donde V Aretino prese le suddette parole.
positi, Qaella dei Suppositi fu stampata in R^ma, senza nome di stampatore ai
xzTif. di Settembre nel 1^14* in 11. ma questa non ne tu «a primiera edizione;
poiciiè Io stampatore romano mette a caratteri maiuscoli ne!i*aitima pagina qae-
SCO breve avt iso : „ Finisce la commedia di Lodovico Ariosto Fcirarcse rcsiitui.
9f ta alla sua vara lezione dopo la scorrettissima stampa di Sìent,.. Questa, e ia C<fi-
Sérié in prosa furono stampate unitamente in Vinegia per Nicolò di Aristotele detto
Zoppino nel 1^2,5. in 8. (*) Ci è parimente an*a.tia edizione dei Suppositi ia
prosa, fatta in Arimino per Jeronimo Soncino tfi6- in it. e tirsc ci sarà anco-
ra quella della Cissjria {**) . Monsignore è il so'o . cai sia riuscito di ve-
dere la Lena, e '1 Negromante stampate in prosa E^'i doveva far registro alme*
Ao delle due prime nel capo precedente . Avendole egli quivi tralasciate , io ho
voluto renderne qui avvertici i leggitori Ma che dirò del quando furono impres-
se la prima volta le V. commedie dcìV Ariosto in verso sdrucciolo ? Esse in var}
tempi separatamente fecero la prima loro comparsa. La prima a vedersi, fa a mio
sentimento, quella del Negromante, la qui'e scritta a mano essendo capitata io.
sieme con la Lena in balia di Lodovico Dolce , fu subito da lui divu gata col ri-
tratto de. l'autore nel frontispizio, e indiritta a Pietro Aretino, lagiiandosi in es-
sa di chi essendo divenuto possessore di somiglianti tesori „ dei mondo e di se
p, stesso nemico, con le chiavi dell'avarizia rinchiusi, e seppelliti li tiene, né
„ per se medesimo gli. adopera „. La stampa ne fu (atta in Vtnegia appresso
Francesco Bindone e Mipheo Pasini il mese di Marzo inf* in 4. Promette il
Dolce di porre in pubb ico anche la Lena , e lo stesso anno ,fgli osservò la pro-
messa, avendo prodotto ia Lena nel Ma^^gio de l'anno medesimo ifjf presso gli
stessi stampatori in 8 col ntratc > deli* i4r/<»{/o nei froatispizio, dedicata similmente
dal Dolce a M. Pietro Aretino; ma qualche altra edizione assai guasta e man-
cante se n'era fatta per l'addietro da altri, talchi il verso non vi avea più,, per
„ la maggior parte . forma di ver«o , né di prosa , strcondo 1' espressione dei
„ Dolce , perchè alcuno ve n' è di più di quattordici sillabe, e altro di meno
,, di nove,,.
(4) Il nome dello stampatore di questa commedia del Ricchi fu Bernardino ,
non Agostino. Parlo con la stampa alla mano, non con V Allacci , che lo chiama
altresì Bernardino .
(h*) Qaeito secondo luogo dell' Aretino viene prodotto anche dall' Allacci
( Drammaturgia pag. )i)> Il Ricchi neda sua prima adolescenza fu in Venei^in,
{*) Gli Acca>i<*mioi d«*lia Crusca allegarono <|aeste dae rommedie anche in prosa sen-
si però indicare «li quale ediz. itìansi va!»ly ed il Braoetti giudica la edÌ7.. raig^iiore de*
Supposta (|aella fatta in Roma il iSa4in fa, della Casiarim quella che si fé' il i5a5. dal
Zoppino, che eguiii nenie bene Io «tess'anno stampò anche i Suppositi
(**) Fr anemico Btndoni e Maffeo Pasini di Venozia riftanparono in 8. nel 1637. la
Cassariis e i Suppositi in prosa.
I Similìmì di Ciangiorgio Trissino (ne* caratteri , da
luì usati). In Venezia per Tolomeo Qianicolo 1548.
in 8. (a). L. la.
I Fantasmi di Ercole Bentivoglio. In Vinegìa per Ga-^
brieL Giolito ib^ò. 1547. in 8 (b). 5.
-•Il Gelo8<) (dedicato dal Doinenichi ad Alberto Lol-
lio). In linegia presso il Giolito i545. 1548. i/18. 5.
* E cou altre sue Rime. In Parigi per Francesco
Furnier 1719 in 8. (1). 1 1.
II Medico di Jacopo Castellini. In Firenze per Loren--
zo Torrentino iSOa. ìai 8. 3.
L' Alteri i di Luigi Groto, Cieco d'Adria. In Venezia
per Fabio Zoppini 1587. in la. 4*
(j) L'autore per T eleganza di queste sue commedie fu molto lodato
dai Dolce (Osservazioni pag. 16. ediz. iv.), dai y archi (Ercolano pag.
34:^.), e dal Doni (Libreria I , pag. a6. - Marmi Ragion v.p. 6.- Ca/i-
• ' ' -^ ' " )
Jlo-
matéZi ab. II . pag. loS )
ospite de V Aretino, che poi sempre lo amò qual figliuolo , e in tutti e sei i li.
bii del'c sue Lettere con molto affetto gli scrisse. FrAncen,% Coccio in uiia let-
tera ducttd a Lionardo P trpagltonì, ed al Ric^hi^ 1* uno e l'altro /accA^it, li chia*
ma,, figliuoli ia amore del divino uomo, ; b«:ati loro, per essere tanto amati da
cu ui , che era in possesso dell'aretina divinità. Il Ricchi in progresso di tempo
studò, e protessò medicina, e con lo studio che fece nel latino» e nel greco,
trasiatò alcune opere di Cileno e di Onh.isio» e sai a tanta nputaiione , che il
pontefice Giulio ili lo elesse in suo medico. DcWOrtàasio da lui tradjtco scri-
Tc coti lode i. Toiomei nehe lettere.
(/) Questa rariiìsima comincdia . scritta in vecchiaia dal Tri ai no ^ dopo la
SjfoniiOa , e 1' Italia literata , tien dcdicara da lui al cardin. Alessandro Far-
ne%e , e quivi dice , che , come nelle altre die opere ccicò di osservare le regole
prescritte da Aristotele , e mostrate da Omero » e da Sofocle , cosi in questa vol-
le servare li ai >do di Ariuufane , cioè quello della commedia antica: laonde tol-
se in eska u la lestiva invenzione di f laitip , che è qucLa dei Menfcmii e mu-
tatovi 1 fiv>mi , a^i^ia (Itovi persone, levatone il prolog) , e in qualche parte cam-
b «ito l'ordine, v'introdusse di suo il coro, e me* cosa usata ncIT antica com-
media . bcttchc dappoi tialasciata nella nuova ìmìh senza indignazione di Ord»
fi# , r quale nvlia sua poetica lasciò scrirto , Lhtru.que turpiier obtcuit .
fkj B 'issiiHa ed z: >ne in ii , non in 8 d'.dic^ta a monsignore Cornelio
BentixOfilio , al ora a<cives. di Cart.ig'ne^ e nunzio ap'^srolico in Francia, e poi
caidin . gli anni addietro alta chiesi, alle lettera?, alla fa nig^a ala propria
gloria intemprstivancate 'nanctto Pregio accrescono a questa i dìz'ont 'a pre-
fazione di Giuseppe di Capoa . e le memorie appartenenti alla vita di Ercole
Bemivoglio. tratte dalia biblioteca degli sciittori ferraresi, che ita compilando
Tom. I. 50
4^0
-- L'Emilia, In Venezia per gli Zoppini iSqó in
jsi. (a). L. 4*
--Il Tesoro. In Venezia per gli Zoppini i583.
in 8. (i). 4*
La Gofanaria di Francesco d' Ambra, In Firenze pres^
so i Giunti iSgi. in. 4 ^ ancora in 8. ^A/ 7.
- - I Bernardi* In Firenze presso i Giunti i564
in 8. (e). 7.
(1) Tre famosi Ciechi fiorirono quasi a un tempo stesso^ qae%tod* A tlria,
Giambatista Strazi in Firenze ^ e Marcantonio Bonciario iixPenÀgia,
l' irci prete di Ceneo Giflamò BarufétUi , da col » dal Sénsù9Ìn§ e da altri TÌca
pofta U morte di qacfto insigne letterato in Vini\ia dentro i' anno i f7&. ma
1 libri pabblici dì questo magistrato della sanità ce 1* accertano ai 6 di No-
vembre nel if7)* in età d'anni incirca LXVI. e qui fu sepolto in smhmq Su*
fano de' padri Agostinidni . Alle testimonianae di quegli, che 1* kanno lodato
per qaestc snc belle commedie, si può aggiugnere quella di GiéumkéinstM Girsi*
di tratta dal capitolo posto in fine de' suoi Kcaiomin :
Vedi Er«,0l BintivogUo in signorile
Abito accorti , al Qual deve la scena
Il riso arguto , e il motteggiar civile .
(a) *E prima In Venezia per Francisco ZtUtti 1575. in 8. ediuone I. omeifa
anche dall' Allacci .
Questa commedia fu recitata in Adria il primo giorno di Marao dell'anno
suddetto. Ne' princìpio ci à il ritratto del Grotto in età d'anni 31. Le commedie
del Ci<C(0 d' Adria ioao ingegnose, e ben ravviluppate; ma qu&nto al costarne, si
vorrebbe . che fossero più gastigate . Questa deil* Emilia dedicata al caTaliere
e procuratore Giovanni da Legge , ^icn lodata con un sonetto da Antomio Bef-
fa Ne g ''ini»
(h) 1 due Monsignori vanno d' accordo in darci una ediaione della Cofanaris
in 4 : ma altri fuor di loro non l' ha mai veduta • La prima edizione delia me-
desima è questa:
* In Firenze preuo i figliuoli di Lorenzo Torre nttno ^ e Carlo Petilaarì i|4^
in %.
L'una e l'altra edizione ha gì intermedi in verso di Giovambatista Cini, mom
mentovati da Monsig. ; dei quali però usci 1' anno medesimo in Firenze ia #•
an' altra descrizione fatta dal Lasca , e indiritta da lui a don Francesce da*
Medici, e alla regina donna Giovanna d* Austria, principi di Fiorenza e di
Siena . Quivi nella dedicazione asserisce il Lasca , che essendo stati da altri
fcioè dal Oni) fatti in fretta, e perciò con poca cura srati mandati in loce
gì* intermedi, che con la commedia si fecero nelle realissime nozze loro, cava.
ti da una semplice descrizione fatta dall' autore , mosso egli di lui • e di loro
a compassione , si diede ad allargargli alquanto e ridurli nella forma ec. DiTal-
gatore di questa commedia fu Alessandro Cecchèrelli , che ia dedicò a Filippo
Calandri . Ella è tessuta , non meno che le seguenti , in versi sdruccioli sciol-
ti e la edizione del i^^j* vien citata nella Crusca, dove servono parimente
per testo di lingua le altre due commedie dell' AmBra,
(e) Fu data in luce da Prosino Lapini , e dedicata da lui a Claudio Sarmini*
gentiluomo sanese , nella qual famiglia visse un per nome Gentile , acrittore di
4^7
Il Velettajo di Niccolò Massncci da Recanati. In Fu
renze per li Giunti i585. in 8. L. 5.
Il Sarvigiale di Giammaria Gecchi Fiorentino. In
Firenze presso i Giunti i56i. in&. (*). ^.
- - Il Òouzello (la Dote, gl'Incantesimi, la Moglie, il
Corredo, lo Spirito, la Stiava, Commedie VII.) In Ve-
nezia per Bernardo Giunti i585. in 8. (i). i8.
La Vedova di Giambatista Cini. In Firenze presso i
Giunti i56q. inQ. (a). ^ Si
Il Capitano (eM Marito^ Commedie TI.) di Lodovico
Dolce. In l inegia presso il Giolito i56o. in la. 8.
Il Granchio del Cavalier Lionardo Salviati. In Fi^-
renze presso i Torrentini i556. in&. (b). 9«
(i) In dialetto municipale di Firenze Donzello^ e Servìgiale sono certi
servidori paiticolari^ sciava, cioè schiava.
XLV. novelle incirca , che in no codice in foglio scritto due secoli sono pres-
so di me si conserfa . Le novelle per lo più sono assai lìbeie. secondo il co-
stume de' novellisti, e secondo la corruttela di que* miseri tempi, in cui pare ^
che 1' autore le abbia dettate. Se crediamo al manoscritto, egli visse in
tempo del B ìccaccio , al quale 1' autore le indirizza con una lettera proemiale :
ma non è da fidarsene » per esserne stato raschiato il nome di quello , cui eraa
prima dirette, e sostituitovi l'altro di nuno più recente; e la stessa raschiata.
ra si osserva net principio di una di queste novelle , che si è voluto far crede»
re stesa nel 1549. Son però di opinione, che Gentile Strmini , non mento-
vato dall' Ugurgieri, né da altri, ch'io sappia, vivesse verso la metà del seco-
lo XV. il che SI potrebbe accertare col liscontro di alcuni soggetti qualificati ,
massimamente di Siena , e di quelle parti , che a una gran parte delle novelle
ban somministrato il motivo di tstt , scritte per altro In buona liagua , e se*
condo il dialetto saoese. Se ne potrebbe fare buon uso , quando le troppe
laidezze e disonestà, che visi contengono, non le facessero giudicar meritevoli
di quclia obblivione, in cui stanno sepolte.
(a) ìli questa commedia ci è un miscuglio di yarj dialetti popolari d' Italia.
Fu rappresentata nel . 1 569. in onore di Cdrlo arciduca d'Austria, che si era tra-
sferito in Firen\e. Jacopo Baro\:^i da Vignala descrive nella sua Prospettiva pra-
tica ^p> 9i. cdiz di Roma presso il f^tscarii 1644. ><^ ^^^ ) g^i apparati e le
mutazioni di scena, introdotte in questa commedia , alla quale egli afferma di
essere stato presente. Parlando egli di tali mutazioni di scene , che sin d'allora
si praticavano, dice, che „ come sono ben fatte, apportano alla vista molta dilet-
taziiine a qae'li, che non sanno, come esse si siano bbbricate,,.
(b) Torna qai Monsignore a cader nello stesso fallo, in cui inciampò nel ca-
po precedente, mettendo questa edizione nel in^* ^^ qoale fu fatta dieci anni
{*) Il Servigiaìe del Ceecht delta edis qni riportata eitasi da'Sìg. Vocabolari iti, da'
qaali allegasi anche ,, l'Esaltazione H^llaCrore .'dello ttesfo Anfore) eon i tuoi inter-*
med)- Fnenzo appresfO Miehelangtfln di Bartolomeo Sermartelli iSg2. in 8. Le Com"
medie del Ceechi tono itimate aitai dal Gravina, come le sono ancora quelle del Cro-
io Citeo d*Adria^
4^s
* E (con la Spina, altra sua Commedia in prosa). In
Firenze per Cosimo Giunti lóob. in 8. L. la.
La Teodora di Flaminio Maleguzzi. In Venezia per
Domenico Farri iSya. in 8. (a). 3.
La Flora di Luigi Alamanni con gl'Intermadj di
Andrea Lori. In Firenze [presso il Torrentino) i556.
inS. (i)(hj. 6.
Il Diogene accusato del Caliginoso Accademico Ge-
lato (Melchiorre Zoppio). In Venezia per Gaspero Bin^
doni 1598. in la. (%) 3.
Il Trimpella trasformato. Commedia rusticale di
Ridolfo Martellini. In Siena presso il Fiorimi 1618.
in 8. 3.
(1) I Tersi di questa commedia sono di sillabe xvi. 1' nno (C^).
(a) I Tersi ne*quali è compostii, sono di v. vi i. e ix. sillabe l'uno.
Jopo nel iféé estendo il S^hiéti consolo dell' Accademia fiorentina , che pàb-
Uicamente fece recitala in Firen\e eoa gV IntcrmtÀj in fersi di Etmario NcrlU
accademico anch'eg«i .
(4) SaTiamente si è qui staccato Monsignore dal suo Allacci , che con errore
mecre redizione di questa commedia nel 1578. Guido Dicani la ebbe maaoscrit-
ta da Orazio Maleguii^i traceiiu dcli*aatore, in giovanile età qualche anno pfima
già morto, e la diede fuori col parere di molti dedicandola al detto On^f , da
coi l'area ricevuta.
{h) *£ senza giMntermedj, in Fir<«^^ per MìchtUngito Strmartelli 1601 in S.
edizione II.
(e*) I Tersi però de! prologo sono di sillabe \iit l'uno, e tanto quelli che
fli altri delia commedia sono sdruccioli La scrisse I' Alamanni • quando era in
'rancia, e dai primi versi dei proUgo si vede . che ella fìi rappresentata al re
Arrigo ni alla regina Caterina ie' Medici e alla regina Margherita di Savarrs*
Quivi più sotto Tantore si sforza di render ragione di aver qui usati simili Tersi:
Voleva ancor par ar de' versi, e de' numeri
Nuovi t né più in questa lingua posti in opera»
Simili a qUvUi già di Plauto , e di Terenzio,
AfFermando , che mal conviensi in Comedian
Ch'è pur poema , la pro$a in uso mettere
I versi scritti in Sonetti, e nrg'i eroici.
Od in soggetto grave son disdicevoli;
Però il poeta , come in altre materie
Ha arrichita la sua lingua, cosi ora
Cerca in questa di far , s' ei potesse il simile.
La speranza gli andò fallita , e la sua invenzioiìc . che nondimeno era già stata
praticata da Alessandro Pa^i^i nella Didone ( Giornale d'Italia, tom. XXXll. p.
)44. ) non ebbe imitatori e seguaci.
4^9
Lo Strascino, Commedia rustìcale di Niccolò Gara-
pani Sanese. Jn Firenze nel Garbo iS'jS. in 8* (a). L, 3.
--Il Coltellino, Commedia rustìcale. In Siena alla
Loggia del Papa ibo8. in 8. (b). 3.
(tf) * £ prima in Vime\ia per Marthiò Stssa Xfif. e Xf 31* in S.
* £ anche in Siena presso a Saa Viglio a Istanza di Giovanni d* Alisaniro li-
braio i;4^- in 8.
Niccolò Campani prese in aUre soe commedie rusticali il soprannome di Stra*
scino f con cai egli qai intitola la presente sua Farta^ alla qaale va annesso
il Trionfo di Pane Dio de' pastori,' Mtn opera tnttic9Ìt é&, Lio nardo detto Me-
scolino. In nessuna delle commedie rufùcali sanesi stampate afanti il in^' *^
legge, che gli autori di esse assumessero il titolo di Ro^^i^ poiché solo in tal an»
no nella loro Congrega fu stabilito, che tal fosse » come più gì uso farò federe
la sua denominazione.
{è) * £ molti anni prima , ivi per Francesco di Simeone Bmdi ad instanza di
Gioranni di Alixandro Landi librajo 1(4)- in f.
* £ ancora, ivi (senza stampatore^ 1 177. in 8.
Dello stesso Campani , fra i Ro\\i detto Strascino^ si ba un' altra commedia
rustìcale, iotitolara Magrino, in terze rime di stile contadinesco, stampata prima
in Siena in 8. senz' anno e stampatore» e riprodotta in Firen\* nt\ Garbo if7Z«
in 8 Delle commedie rusticali dei Roi\i potrei stendere un catalogo assai più
copioso ed esatto di quello , che se ne può ricavare nella Drammaturgia. Fra es.
se ve n ha parecchie di vaghe e di spiritose ; ma molte ancora di scipite t di
poco oneste In qncsta Biblioteca Italiana tre sole , e non già le migliori , ne
Tengono registrate. Ma hon riuscirà forse discaro, ch'io qui stenda un succinto
ffagg«a^'io di questa Congrega de' Rom di Siena , della quale, oltre a quanto ne
lasciò scritto Girolamo Gigli nella parte II. del suo Diario Sanese dalla pagina
168. sino ^ 176. ( In Lucca presso il Ventanni 1719. in 4.^ se ne ha piena
notizia da France\co FaUri sanese , in essa Congrega detto 1' Abho\\ato^\\ quale
fioriva nd 1666 Di lai mi è avvenuto di leggere una Orazione in terzine ru-
sticali tessuta, la qual^ con altri suoi componimenti poetici sta in un codice in
quarto, intiroUto il Fu^gi l'Osto ( così, secondo la pronunzia sanese) presso il
signor Guglielmo Cjmpo S^n Piero , del cui finissimo intendimento , o sia nel
discern^rc l'ottimo nt^li altiu: scritti, o sia nel praticarlo ne' suoi, non si può
dir abbastanij. h'Ora^ione «addetta del Faleri versa intorno all'origine e all' antì»
chità deila Congreifa de' Ro^t^i, la quile, se si riguarda la sua prima istituzione»
viene ad essere anteriore, fuorché alla vecchia fiorentina, che da Lorenzo il Ma-
gnifico ebbe il suo cunnnciamcnto, a quante letterarie adunanze vanta presente*
mente !*ltalia; poicnè verso il Enc del secolo XV. molti giovani sanesi di umo-
re allegro e ptacevoie, tutti arti;>ti di professione, convenuti insieme, dichiararo-
no all'ozio un' aperta guerra:
O ìde ristretti in uno, e pensier vari Tloè, quando il magnajo ha dato festa,
Fcroiorno per f^iggir s) iniqua pesta, R :gunarsi al discorso in una stanza
Far congresso all'usanza de* sommari. Di qualche cosa totalmente onesta.
Di principio Id recita di qualche sonetto, o di qualche madrigale, o '1 dover
discorrere sopra qaa^che quistione , furono le primiere loro occupazioni ;
Ma dopo alquanti dì stesero l'ale,
e si segnalarono con recitare e comporre commedie rusticali , e con far masche.
rate contadinesche , e con altre ingegnose piacevolezze , e tanto qua e là in
Siena , e fuori se ne sparse il grido, che l'anno 1517. vent' anni circa dopo il
primo loro istituto».
43o
La Fiera^ Commedia (nrbaiia) e la Tancia Coanmedia
rustica Itt di MicUelagnolo Buonarroti il giovaue^ eoo
le anuotazioiii di Antoumaria Salvini. In Pire mze per li
Tartinì e Francia 17^6. in foglio. (1) (a). L. 34.
(i) La prima non più sUmpaUè colata di tarmioi da impinguare il
Vocabolario della Crusca^ ed è compotta di atti xxv. e quasiché in sé
contenesse romme^lie v. fu recitata in Firenze nello spazio di giorai v.
Dell'anno j6i8. La Tancia vi fu recitata ancor ella sei i6fi. Le
^Cfeitnrttadga^toné n déeliiio .£^jfr^^ *^ .:. f.t",*:vV
Dal ▼attcsao t Rc^x' mmcre vffte ,
Per icfim tue coiti (ticdre , e sue ctntoae.
dtlte c^aali commedie ne andareno alcuae alla stampa • ma seiica 4arTtsi gli aa*
tori il soprannnrae di Rowi , perchè ancora non se 1' a?eaao appropriato. L'aa*
ao ifff. » imitati >ie dell* accademia à^zW Intronati sanesi , che sci aaai priou
cioè nel Xfij. arcano eretta, e fondata la loro insigae accadcoiia , vollero
anch' essi
• • STcr d* an' aeeademis il nome
Cofl 1^ impresa , conforme ^t' Intronan •
in cbe tuttaiFoNa aon furono sabiio tatti d* accordo , poiché altri Tole«« , che
li duaoMsscro ^ Smarriti; altri i Rsccolti; ma Stefano d'jimselme iacagiiacore «
Eletto come pie di mente sana
Reggente , con il ritol di stgooie »
fi oppose a tali daaominaiiont , come poco coarenienti alle lor basse e plebee
professioof V oikÀe si correa pericolo di rimanerae befFati : e finalnaence concia-
•e, che si abbracciasse il parere di Angelo Cènni maniscalco, il qoale avca pro-
posto, ebe lor si desse il nome di Ro^i^i , e che i' adansfixa aoa aeeademis*
OM congrega si denominasse. Per impresa tì si dctermiaò di spiegare aoa Ss*
fAsAS antica , col motto , „ cbi qui som orna acquista quel che perde „ ( dgU
h e pdg. xi$ ). D->dici faroao i saoì fondatori, i nomi de*qaali stanno aoi-
fermemeate espressi nell' orasioae del FaUrì e nei Diario dei Gigti . Quindi
Scipione che era trombetto del daca , e uno di loro , propose » cnc ciaschcdaao
de' il#rT' '' dtsiiagaesse ■^U* ^^«g'^g* ^^^ ^^ nome fiato » e cke il loco capo
si chiamssse Areiro^\o , da eleggersi ogni anno in giorno deterrainsto . Le eoo»-
oiedie , le farse, i di^ogbi e le altre cose roi ticaK , che «scrrooo da 9aesca spi*
stecca adanania , sono in grandissimo numero , si leggono con piacere e si cer-
csao con aridità; ms a parer mio per essersi la congrega TohoEa rtacivilire col
prendere a' nostri giorni il nome di accsdemia. e con ammetcesa dottori e pro-
fessori di rettorics e d ogni pie colta letteratura, degenerando dal Tccchio isti-
tuto, anziché arrantaggiarsi , ha scapitato di molto; e dorè io prima IT antica
semplicità la distinguerà dall'altre, ora la coltura e lo stadio b confonde eoo
tutte.
(a) La Tancia era sfata stampata altre rolte in Firenifa • isa pri miefameate
dal Ginnti nel i4ia in 4. poi dal Landini nel i4|8 in t. (*J. La Pierm prima
(*) Il i9r«4>«tti arr erte che 1 Aedi» cUlUTa/ic/afAtta.U l61A^ è U. t»vftji «saandotene £at»
ta an» il i6i5 pure in J*i'ff'fze • d^llo fte»so Giunti in 8. » la anale b#neh^ per essere
rariicima lia sfuggita «Ilo Zeno, e b^n'k^ mettasi in dabbio ntlia Prefasioa^ della cdia.
della Fierm e d(>lta Tancia fatta l'aniio I7a6. |mre esiste per eerte» ed il J^ravef-
ti stesse ne serbava uas copia fraNaoi libri. La edii del f7»S. ha il ritcetto dell* Autore,
ed è cirsta dagli ^cco^ieiBicf delU Qrusom^ da'c[ttaU slittasi faro la f riaka della Tais>
€ia fattali 161 a.
43 1
note ton piene di osserTazioni gramaticali sopra le cose notabili^ sparse
per entro le «lue Commedief e schierate a parte in un copioso indice; ma
talvolta sono arbitrane, e poco fondate, ove si tratta massimamente dell'
orìgini italiane o toscane , per illustrar le quali, senza dare ne' sogni, si
ricercherebbe qualche pratica negli scritti de' tempi barbari, senza i qua-
li è molto facile scappar fuora in mere piacevolezze con tutto lo studio
de'latini e de'greci, nella favella de'quali, per conto deMibri il Salvini
di chiara memoria, fu a maraviglia versato (a*). Per esempio (pag. 384.
col. a.), egli dà per evidente la sua etimologia della voce popolare di Fi*
rtnze^ stravizzo, per banchetto a modo di couTersazione, traendola da
extra ebibitio ^ quasi, al suo dire, extraordinaria bibìtio, volendoci tutto
Juesto a compire l'indovinello per accostarsi al Menagio, il quale me-
esimamente palesò gran genio a quella recondita parola, bibitio, unita
poi a extra^ come se ne' conviti e banchetti non si facesse altro^ che bere
senza mangiare. L'etimologia non solo non sembra evidente, ma è infeli-
ce, inverisiniile e fredda; vedendosi chiaro, che stravizzo vien da altra
sorgente, ed è diminutivo toscano di strava, parola gotica , e allignata in
Italia sino dal secolo vi. la quale presso gli scrittori settentrìonali vuol
convito, banchetto. Giornande primo cancelliere, e poi vescovo de' Go^i di
Ravenna in tempo deìV I mperador Giustiniano , usa tal voce per convito
a capi xLix. delie cos» gotiche, o getiche, il che vuol dire il medesimo:
e similmente Olao Vormio con altri appresso il Ducange nel Glossario^
da lui chiamato Latino^barbaro . Anzi il Leibnizio nel tomo I. delle Me-
scolanze dell'accademia di jBer/i/tp pag. 8. nota, che tuttavia presso i
Sarmati con la voce strava, chiamasi un lauto banchetto. Quindi è che in
tali materie assai meglio a parer mio la discorrono i letterati settentrionali
Giorgio Ikesio nella gramatica franco- tcotisca ( Thesaurus Linguar. Sep"
tentr, tom. I . Parte li . p. 91.)» •^ dopo Francesco Giunio anche Giorgio
Stiemielmio in latino Stiemhielmius ^ [Glossar. Ulphilagoth, pag. 47*)
di detto anno 171^. non era comparsa alla luce; ma con uno di quegli errori,
che àà se stessi sono fiiibili e dove non è bisogno che si accenda torchio per
tSTtisarh, un letterato vivente, coi si dee rencrazione e rispetto, disavveduta-
mente dopo aver ricordate !e due edizioni anteriori della Tancia, le applica an-
che alia Fiera \ e T afterma impres»'a per la terza volta nel detto anno 1716.
rimettendo però il lettore alla prefazione della presente edizione , dove chiara-
Aiente si legge . che la Fura allora usciva per la prima volta .
{a^) Le etimologie delle voci in ciascuna lingua sono di/Iìcili e scare , come
le origini delle città , e delle famiglie in ogni paese san dispurabili e incerte .
Come nel ricercamento di queste per lo più ne ha colpa l'adulazione , cosi nel-
la inchiesta di qnelle si prende sbaglio per opinione, onde non sempre si gre-
gne a co'pir nel segno. Meritan però coloro, che ne vanno in traccia, com
patimento, non derisione, e massimamente quando talvolta e dr rado prendo-
no sbaglio e s'ingannano . In questa parte dell'etimologie del nostro vofgar
idiona niuno è stato più felice, né si è renduto più benemerito dell'abate Sai-
vini , che le ha per lo più ripescate nelle favelle de' latini o de' greci , madri e
balie della nostra, nelle qaali egli era, per confessione del sito perpetuo censo.
re a maraviglia versato 11 Fóntamni qui appunto si burh di lui per la etirafo*
logia. delia parola siravi^io , che questi trasse da extra tìBirio e la cfai^Ma uh in*
sopra la vertionc gotica degli cvanjjelj, fatta dal rinomato tcscoto Uljih
a' tempi del concilio L niceno. Ottone SperUngio (in Testante jibsal,pa^.
109. num. 57.) nelle note al testamento di Assolane arciveacovo di Lun-
da città di Danimarca oggi di Svezia^ e Giovanni Perìngs Kiotdo nelle
sue alla vita di Teoderìco re degli Ostrogoti ( Vita Theod. p. 4oo.) che
erano i nostri Goti^ cosi detti, cioè orientali^ in riguardo agli accidentaà
ài Spagnài che pure in lor lingna si dissero Visigoti: la qaal vita fìi
scritta già 200. anni dal famoso antagonista di Lutero^ Giovanni Coeleo,
Gli addotti Talentuomiriiy benché pieni di srim.i de' nostri, talvolta non
hanno avuto il torto di prenderai qualche giuoco de* noti etimologisti,
come del Cia//^iJ/an\ di Ascanio Persio^ dA Ferrari, e del 3Ienagio/i
quali, com^ se in Italia non ci t'ossero mai state po^iolasioni fuori delle
•ole anniane^ greche e latine ^ avendo poco da fare, si pf**^ero 1' incorno»
do di andare a cercar le più s»*grete origini italiane per 1' Oriente-^ annu
corse fino tra gli Ara/nei, per tacere d«-gli Armeni^ e dej»li antichi Pelas*
ghi^ confidenti di qualche nuovo e foimidabile (e non già ridìcolo) aUi^
^o e maestro della sua bene<l"tta Scuola anniana , il qual di nascosto ba
saputo approfittarsi della bella orazione di Petra Proja alia sub, Tetror
palij niun di costoro volendo far grazia di pea>are al Settentrione^ dondi
con le irruzioni di qn^' popoli nf^lT Italiana noi vennen* le alterazioni,
come usa dire Celso Cittadiniy negli accidenti sì dello srri\ei«*, ionie dfl
parlare la lirf^ua latina, rou farci poi nascere anrhe i tanti dialetti dell'
idioma volgare italiano. Ma lancia mio le schifo<»e reliquie della già fraci-
da, e spenta setta aramea con la sua pellegrina erudizione anniana. pas-
siamo avanti.
Contra Tabuso delle commedie ci è una predica d^l padre Jacopo AU
berta . gesuita spagnuolo^ volgarizzata da Alessandro Adimari^ e stampa-
ta in Firenze da Luca Franceschini nel 1648. in 4 « perchè T autore la
disse nel giorno della Circoncision «lei Signore, v «Ile intitolali 1. Circonr
ciiio/te della commedia, Anrhe .4rm^ndo Ai Borbone Principe di Conti
scrisse in francese un insi«>ne Trattato delle Commedia ,, e degli spetta-
doYÌnello : ma è forse meno ìnd.ivìneno la derì? azione , cbt il Fonrjnim sì at-
venturò di dare ala parola epitafio , anticamente patttfio ( pag. 13^), stirando-
la dalla voce friulana : pataf, che in quella linv>aa significa schiaffo : quando più
tosco e pi t a fio ^ che e qajnto iscrizrxie sepolcrae, «iene da a'^^^ '*'*'' cioè, sa-
pra e T«^ , cioè sepolcro? Ovunque gli occorse di parlare drl e note del Sai-'
vitti o Ir pas<ò in silC'tZ'O per m >iicrarne disprczz s ovvero se ne rise, cKtamaa-
dole ora bàS'àctzc granimaticali. ora p accv^tlezze ^'a-nmaticaii , as«ercndo chc^di que-
ste il Stl ini era ana miniera aHb mdante : ami a fine di spa Ic^^'ìaie la soa
disistima nelle giunte a' suo ibto C pdg ^9\-) allega !e nere, che furono esa-
miaate dj E; .href lo ^pinefiio in fi<ie de' tomo I drlla grand' •>pera delle me-
dagie ^ p^f^ 719- Ito 7t\. edti LttnJm. i-»o6. in fogl- ) , qaasichè , come insus-
sistK*nti , quel va'e'tc scriitire ripr^^vaic le avc<ise • Ma lo Sptne^io ne teneva
a*>sai diverso concetto da qncUo del Foi'tftni e quelle note dei Stl k ini poste
da esso all'esame, ma che non erano m.re piicevo ezze gra>nmarìcaii . sono an-
ziché riprovate, accettate per 1> più e lodate dallo Sparir mio , da cui vico enco-
niato li Salviftì . e ime tir vana et insigni doctrina . Ogaaao paò da se stesso
acctrtarscac» senzachè io qui lo riptta.
^, coli, giusta la tradizione della Chiesa ,, e fu stampato ia Parigi da Lui^
gi Billaine nel 1667. "* ^' (^*)* ^^^ Tommaso A' Aquino, gran maestro
della buona morale (2. 2. Qi^j^. clxviii. artic. iii. in fine) y mettendo
le com/ne^ie sotto r ufìcio degl* Istrioni, le concede, come ordinate ad
solatium, hominibus exhibendumy però sotto certe condizioni, e son ques-
te: /. dummodo moderate utantur: II . non lUendo aliqiùbus ilUcitìs s>erbis
velfactis, adludum. III . non adhibendo ludum negociis et temporibus in^
debitis. Giambatista Ottonelli gesuita da Panano scrisse in questa mate-
ria librilo tomi t.. doi titolo di ,« Cristiana moderazione del Teatro, ^,
•tampati in Firenze dai Franceschini nel ié48. e 1649* ® ^^ ^^^' -^^0^
nio Bonardi nel i65a. in 4- (**) (*)•
(a*) Niuno più di questo prìncipe di Conti fa amante della commedia, e niu-
Ao più amico e protettore del famoso Molière ( Niceron Memoir- Tom XXIX,
e altrore^ con cai ti era allevato nel collegio di Chiaramonte ; ma dopo essersi
dato agli esercizj di una soda pietà cristiana, niaao si dichiarò con più zelo di
lui contra la commedia, e se ne ha prova il saddetto suo libro stampato dal
Bdlaine in Pnrigi nel I666. nel qual anno Francesco £ del ino zbzt e d'i Aubignac
impugnò lo scritto dtl principe con una DisseriaxÌ0ne intorno alla condanna dei
teatri, stampata in Parigi in 11. A difese del Principe coatra l'Abate prese la
penna Giusefpe Voisi/to, il cai scritto fu impresso pure in Parigi presso Giam*
batista Coignard nel 1671. in 4. Questa contesa a ìàvore e contro dei teatri pre-
se piede di nuovo nel 1694» ^^ cai Edmondo Bursò ( Edme Boursault ) nùst al-
la testa del suo Teatro la lettera di un teologo illustre, che poco dopo si seppe
essere stato il padre Francesco Laffaro cherico regolare : la cui lettera commosse
subico l'animo de*più zelanti in maniera, che l'arcivescovo di Parigi informatosi
dello scandalo già fatto pubblico, e venato in conoscenza del teologo anonimo,
obbligò il padre Caffaro a ritrattarsi e a condannare il suo scritto: il che queicì
fece non meno prontamente, che sinceramente in una seconda lettera a quei
Prelato iiidiritta il di xz di Maggio 1694. ^^^ anche contessa, che una parta
della prima sciittura e«-a sua, ma data fuori senza sua approvazione e saputa, e
parte da altri gli si era fatto dire ciò, che mai non avea detto, né scritto. la
questa occasione , e sa lo' stesso proposito scrissero pure in francese il celebre
snonsignore Bossuet le Massime e Riflessioni sopra le commedie , e '1 dotto Pie»
tro le Brun prete dell'oratorio il suo Discorso ^o^^tr 9,^ Trattato istorico e dommd"
9, tico sopra i giuochi del teatro, e gli altri divertimenti comici, soffertile con-
„ dannati dopo il primo secolo della Chiesa sino al presente,, impresso la secon-
da volu in Parigi dalla vedova Delaulne 17)1 in 11.
{b*) Il gesuita Ottonelli, autore della suddetta opera non avea nome Giambati'
sta , ma Giandomenico^ con^c si legge nel lib I. dell'edizione di Luca Franceschi"
ni : ma ne' libri seguenti volle intarsi occaho sotto il nome anagrammatico di 0«
domenigico Lelonotti da Fanano*
{*) Il fre^aentare continuAmrnte ||^li apettacoli teatrali viene disapprovato esiandio
da Oei/ert relebr«* letterato ledesc-o nalla a6 delle tue lettere, iif^lla quale prr altro egli
• o<tiene, che in una città molto vaiita|rgrio(o riesca an tal pa:(sat«*mpo, purché dalla sa*
na morale e dal buon gotto sia diretta la scelta delle rappresentazioni^ e dello stesso
parere si è anche il Gon^iigl Gian Lodovico Bianconi nelle sue Lettere Bavar^, il
^oale crede*, ohe Atene fosso debitiice al Teatro di quella urbanità e di queir Attici*
•mo, che all'altre repubbliche della Grecia i'avea resa cotanto laperitre.
Tom, r.
434
CAPO III
Commedie Greche e Latine volgarizzate •
XJe Commedie di Aristofane, tradotte dal Greco nel-
la liogua comune d'Italia (in proaa) da Bartolomeo e
Pietro Rositini da Pratalboino. In Vinepa per f^incen-
zo Valgrìsi i545. in 8. (a). L. id 1
(tf) Bart^ioméé t Pitin Resiniti fratelli e acetici di profcftioae» ituiciac
Lodovico altro loro fratello, tradaMcro p«r ìa volgare ì III. libri di Giovétm
M€iU€ dei sempiici purgativi e delle medicine iomposiet§t^mpztì io V^n^i^im pt»
•o gli eredi di Buldassar Cosuntini oel M f9* io S* Oi loro ti £i alcroTc vca-
sione : ma qui non io conceoeroii dal ritcrire , beocbè aia cosa ti&or di propofi>
to, ana parcicolarità Iccccraria, che concerne Praulàeiao ior patria. La nobil tet-
ra di Cenióf dove fa aumpato il VocaboUrto dcìVAccarisio , fa detta da Moa>
signore luogo degno di particoìar nieoioria, per l'onor di aver data noa ataoi*
peria. Anche la terra di Pratalboino meriu un pari elogio per la tteasa ragione,
poiché, ae beo tatti sanno essere una dipendenza del Bresciano, e «na delie già-
risdiaioni della casa Gambara^ non però tatti aanno esservi stata una cospicoa
stamperia erettavi a spese del conte Cianfrancesco Gambar^, gran meceoase de-
gli nomini letterati , ano de' c|aali è stato il celebre Mario NÌ110U0 , cìk per
tredici e più anni fii da quel generoso cavaliere trattenuto in sua casa , e intie-
me provveduto di tutto il bisognevole, tanto per vivere onestamente, qmauto per
continuare i suoi studi e '1 lavoro delle sue opere. La prima volta pertanto • che
osci in II. tomi alle sumpe il suo co«à decantato. Tesoro CiceroniaMO » fii questo
impresso ad Pratum Alboiaum in adibus illnstris viri Ioamnis Francis€Ì G-amba^
M comitis pontificii anno ab ortu Càristi M.D.XXXF. mense Januario ist fohOm
S perchè in que' felici tempi le persone più illustri e più fiicoltoie pregiavaosi
di dar mano alla pubblicazione dell' opere de' più eccellenti scrittori Matteo %
Cammillo Avogadri padre e figliuolo, in editionem hujus operis ommam ptcnsttam
mihi libéralissime suppeditarnnt , dice lo stesso Ni;^^olio nella sua dedicasi ooe al
medesimo conte Gambara ; esempio, che anche a' nosui giorni» e ìa ogni tem-
po dovrebbe imitarsi da chi nelle gran città per chiarezza di ostali, e per como-
dità di fortune sovra tanti altri distingucai • Di là a qualcbc aooo aoltf «sem-
piari della prima edizione del Niixoho pervennero in potere dei Ginrnn di Va^
Mi\ia, i quali ne becero ciò che per l'appunto fece il Valgrid di quelli del Fo.
caboUrìo àtWAccarisio stampati in Cento : cioè ne stracciarono i primi fogli, e
lasciatavi la dedicazione del Ni^olio al conte Gambara^ diedero all'opera un quo-
to titolo, che k questo: Observationes in M» Tnilinm Céeeronem ec Vanetiis
xn^* con la giunta di un copioso indice, ove riducono i riscontri de* luoghi dì
Cicerone citati dal Ni\iolio ali edizione Aldina^ e insieme alla ,loro dell* «pere di
Cicerone •
435
L'Anfitrione di Plauto, tradotto di latino (in terza
rima) da Paudolfo GoHenuccio* In Feneziaper Nicco^
là Zoppino làSo. in 8. fa) {*). L* 5.
- - La Casina, e la Mustellaria (Commedie II. ) tradot-
te (in terza rima ) da Girolamo Berardo nobile Ferra-
rese. In Venezia presso il Zoppino i53o. in 8. (b). 9.
- - L'Asinaria (in terza rima). In Fenezia per Bendo
da Lecco i5a8. in 8. senza traduttore (e) 5.
-- I Menecmi (in terza rima). Jn Fenezia presso il
Zoppino i53o. in 8. senza traduttore, (d). 5.
[ti) Il daca Erc§U d'Esté /. di qutsco nome » principe Teramcnte nagnifico »
t?ca fitto edificare nel X4S4. l'anno appunto, in cai ebbe fine la toa lunga guer-
fa CO' Veneziani, uno tpazioao teatro nel cortil nuoTo del tuo palaizo ducale ; e
questo era di tale ampieAxa , che per eccellenta cbiamaTui la gran sala. Per no-
tula comunicatami dal signor Baroni, dirò qui , che lo ttcMO teatro rimise con-
fumato dal fuoco , che tì si accese l'ultimo giorno del Xf}^* ^^ ^^^ » scrive /V»
lippa Rodi negli Annali di Ferrara , MS. della libreria estense , che V Ariosto ,
perchè ne fìi l'architetto, ed era appunto a proposito per le sue commedie , tan-
to se ne attristò ehe ,, ne morì, ( ma un anno e più dopo ) più per il dispia*
cere di quell'incendio, che per altro,,* Quivi nel 1487. ai XXV. di Gennajo, se-
condo la testimonianza di frate Paolo dei Cherigi da Legnago dell' ordine car-
melitano, ne' suoi Ricordi manoscritti, eaiattntì nella suddetta libreria, ovvero ai
xzvi. dello stesso mese, al dire del Cronista ferrarese^ pubblicato dal sig. Mura-
tori nel tomo XXVI. della sua icKomparabil raccolta ( Rer. ItaL Scriptor. Tomo
XXIV. col. t7p. ) , il duca Ercole fece recitare di notte-tempo I' Anfitrione di
Plauto , tradotto dal Collenuccio, che allora suva al aervieio di Ini , in occasio-
ne degli sponsali di Lucrezia sua figliuola con Annibale Bentivoglio figliuolo di
Giovanni li. signor di Bologna^ dalqual matrimonio nacque fra gli altri Ercole
Bentivoglio famoso scrittore e poeta. Nello stesso teatro si replicò T Anfitrione
ai zìi. di Febbraio nel i4f ). allorché Anna Sforma figliuola di Galea\\o già du-
ca di Milano^ andò io Ferrara a marito, che ftt il principe Alfonso d* Este . fi-
gliuolo, e poi successore del duca Ercole
(b) Egli è probabile, che il Berardo fiorisse e volgarizzasse queste due conme-
die di Plauto in tempo e per comando del duca Ercole , ovvero del duca Al-
fonso suo successore, vedendosi scritte sul gusto di quel tempo , e capitate in
potere dello stamparor|! Zoppino, che era ferrarese, con la stessa occasione , con
cui gii pervennero l'altre , e nel medesimo tempo egli le diede alla stampa.
(cj*£ ivi presso Niccolò Zoppino in^* ^^ '•
Ma come più vecchia e più bella edizione delle sopradette merita la seguente
di esser qui registrata, essendo ignorata anche dall' Allacci»'
Comedla Asinaria de Plauto traducta de latino in vulgar , representata adi
ZI. Febraro del 1514. io Veneijia nel monasterio de Sancto Stefano, in 4. senz'
anno luogo e stampatore, ma probabilmente in detto anno in Venexia.
(i) Questa fu la prima favola rappresentata nel nuovo teatro 'de! duca Ercole
/• Il Cronista Ferrarese » più sopra allegato ( col lyt. ) , ce la asserisce recluta
(*) Il Collenuccio traviasse «nohe dal ^rer« nn Apologo intitolato Spacchio d*Esopm
ch^ staoiDotti in Venezia ^tr Comln dm Trino di Mon/orrmto il i^. ia 8. {CinolU
Bibliot, Voi. eaaa, xvii* )
- - Il Fenolo, celia comune lingua (in prosa^. In Ve-
nezia presso il Zoppino i53a. in 8. senza tradutto-
re. {i)((ij' L- ^•
Le Commedie di Terenzio ( fatte tradarre in prosa
volgare da Ciambatista da Borgofranco^ e da lui dedi-
cate a Benedetto Curzio^ Gentiluomo pavese^ Amba«
(i ) Il Miles gloriosus, che vuol dire il Millantatore, di Plauto fu tol-
gariszato in prosa da C^/io Co/ca^/imi, allo scrivere di Cintio Giraldl
nella difesa della sua Didone tragedia, alla quale ra unita.
il di ZT. di Gcnaajo nel i486, soggiugaendo che aelU spesa di detta festa ci
andarono più di mi.ie dacaci. Nel 1495. il dì xxii. di Maggio se ne fece aaa
terza rappresentazione (coi 183.) alla presenza dei duca di Milano Lodovico il
Moro, genero del daca Ercole. Dissi tèrza , perchè dalla CroniCA manoscritu di
Bernardino Zamtotti, autore coetaneo, ricavò il signor Sarotii^ coi indico debbo
io questo luogo, ed in altri qualmente il primo di Gennajo di detto anno 1486.
fu recitata la commedia dei Menichini , che (u bellissima e piaceroic , parole
precise del cronista », in Io cortile nofo della corte ducale ,. suso un tribunale
y, oofo in forma di una cittade d'asse con case dipinte, dofe Tenne slue d*uaa
„ simiiitudme vestiti , ma uno venne ìa una galèa con vela da longinqae parti,
,, e disputarono assai , qual de lore fosse il vere Menechimo .... e io duca
9, e lo marchese con la duchessa e con gli altri zentilemeni stavano a vedere $ato
„ uno tribunale de suso la capelia della corte, perchè dall'altro lato erano i rap-
„ presentanti: e durò infino zìVAve Maria, cioè 4. ore,*eiii fine fa fatto (uo-
„ co in uno arboro , e zirandula , che in un medemo tempo buttò più razi di
„ fuoco in aere alti con gran strido , e vampa stupendissima ; e cosi con la le-
9, tizia, applauso e cemendazione fini la cemedia, dove intervenne delle persone
„ disse mila a vedere eoa gran taciturnità ., . Il vecchio Batista Guariti , che
dovette esser presente a tale spettacolo, celebra ne' suoi versi latini stampati in
Modena per Domenico Rocociolo nel 1496. in 4- la prima rappresentazione di
questa favola di Plauto con un epigramma del libro IV. che comincia con que-
sto titolo: Ludi scenici Dueis Herculis, in quibus Plauti fabula Menechmi aita
fuii :
Plautini mames, numeri gnudete salesque,
Cum simili exulta fratre Meneihme tuo.
Qua fuerat Latiis oltm celebrata theatris ,
Herculea vobis. Scena revixit ope»
Del genio del duca Ercole a teatrali spettacoli fece menzione Qaspero Sardi in
fine del libro z. delle sue Storie di Ferrara: genio, che continuò nel duca AU
fonso L suo figliuolo, poiché per suo comando Celio Calcaguiao , e lo avverti
anche il nostro Monsignore, tradusse il Soldato millantatore dì Plauto-, e l*^-
riosto traslatò l'Eunuco, e VAndria di Teren\io, oltre alle cinque di sua propria
invenzione, come notò il Giraldi poco dopo il principio della Difesa della sua
Didone^ che sta impressa in fine della Didone medesima.
{a) * E prima ivi lyio. in 8.
* E dipoi ivi nelle case nuove glustiniane per Francesco di Alessandra
Bindéni e Mafeo Pasini Ifi6. in 8.
^ £ di nuovo presso il Zoppino in^* in 8.
Queste tre edizioni non sono rammemorate nemmeno dall'^/Z^cci •
437
sciatore di Francesco IL Sforza Duca di Milano presso
ì. Veneziani). In Venezia per Bernardino Vitale a ìstan^
za di Giacob da Borgof ranco i533. in 8* (i)((ij* L. 7.
(j) Questa forinola, a istanza, cioè a spese, frequente a incontrarsi in
principio e in fine de' libri dinota il librajo o venditore, a conto di cui
fu stampato il libro. Benché quel primo Borgo/ranco dica essersi „ sfor- .
„ zato di far tradurre Terenzio di latino in volgare, ,^ per pia cagioni pa-
re, che ne sia stato egli stesso il traduttore {b*).
I. Dedicandolo al Curti egli dice di seguir gli esempj antichi e moder-
ni di chi dedicò le „ opere sue a uomini chiari e illustri. ,, Dunque
l'opera è sua propria, e non d'altri (e*).
II. Che il nome del Curti recherà ,^ maggior laude e fama al libro: „ il
che non potea dire di un libro non suo (d*).
III. Che il Curti gli darà ,, prontezza a più orrevole impresa. „ Questa
impresa, che fu la prima, dunque è sua del Borgo/ranco, siccome tale
pur l'altra sarebbe stJita (e*).
(a) * E di naoTo i?i per M, Jacob da Borgofranco parese ifjS- in t.
11 monogramma impresso nei frontispizio di questa seconda editione» che he
in mano, mi dà a conoscere, che Giacob^ e Giambaiista da Borgof ranco pavesi,
erano fratelli , i quali , se nella prima si Talscro dei caratteri di Bernardino Ki-
tale , in questa si servirono dei loro propr j .
(b*) E per più capi , anzi per tutti i capi , ehe ne allega il Fontanini , a mt
pare , che non ne sia stato egli stesso il tradottore .
(e*) Il Borgo/ranco , pochi versi innanzi , avea detto chiaramente di essersi
forzato ne' tempi passati di far tradurre il Comico Terenzio di latino in
lìngua volgare, soggiugnendo in oltre, e novellamente con convenevole correzio«
ne mandarla in luce. La traduzione adunque non era opera sua, ma d'altri. Al
più opera e fatica sua poteva essere stata la convenevole correzione dell'opera
non saa. Non ci vaol qai gran discorso, né gran penetrazione di mente a capir la
cosa, come ella è. Più basso dipoi egli si spiega chiaramente cel dire, che es-
sendo stato , sempre costume si degli antichi, come de' moderni scrittori dedicare
„ l'opera loro a uomini clari ed illustri , desideroso ancora io somigliantemente tal
„ ordine e lodcvol consuetudine apprendere; il grande amere, la singular benevo-
„ lenza, e l'antica servitù mia con V* S. mi hanno sospinto e mosso a dedicargli
„ al presente l'opra volgare del dotto TVr^/i^io . Se l'opera fosse stata sua, avrebbe
detto la mia opera, o traduzione volgare. OTvero cosa somigliante. Che se dalli
prima e generale espressione egli avesse volato, che si venisse ad intendere quel-
le che il Fontani/ti vorrebbe, che giatecìdtssctW Borgo franco avrebbe nella stes-
sa lettera, e parlando allo stesso Curti ^ contraddetto a sé stesso negandosi , e
facendosi autore di quel volgarizzamento .
{d*) Anzi d« un l.bro suo non potea dirlo senza ostentazione e gìattanza. Non
ci è miserabile stampatore, non che altra persona, che dedicando qualche libro
non suo a qnalunque soggetto di vaglia e di stima, non si esprima a piena boc-
ca, che il nome di txl soggetto sia per recare maggior laude e fama a quel li-
bro, benché non suo. L'espressione del Borgofranco è comune a tutti
(«*) Con questa, o con simil frase si esprimono gli stampatori, dedicando
un'opera uscita a lor proprie spese, o dalla loro stamperia, chiedendo gradimen-
to aMa persona, cui l'indirizzano, a fine di dar più ptontczza e coraggio ad altra
più orrevole impresa. Se questa %\X stata la prima, o la sola del Borgof ranco^ io
.-'
433
- «» Le Gomedie di Terenzio volguri (ìa prQsa) di nuo«
vo ricorrete, e a miglior traduzioae ridotte. In Vene"
ziaìn casa de' figliuoli d'Aldo ih^^in^ {i)( a). L. 9.
(i) Questo ▼olgarisstmento è quello «tesso del Borgofraneo(b*)fm9i Ben-
sa la dedicatoria, e ritoccato da Paolo Manuzio^ per esercitare il §io?a*^
ne Aldo suo figliuolo nella lingua latina, a cui similmente fece yolgarìji-
zatie le Lettere famigliari di Cicerone, prima stampandole sensa nome, •
poi col nome di detto Aldo, e dando fuora nel 1587* in duodecimo le Lo*
cuzionl, indi scelte {e*). Si vede, che fece il simile ancor qui nelle Com^
medi& di Terenzio; donde poi Aldo col suo proprio nome stampò in V&*
neisia nel i585. le Locuzioni di Terenzio in 8. dicendo nella lettera al-
la Gioventà della Segreteria della Repubblica vencBiana, della qual gio«
floa mi caro di fiirne qui l'indorioo . E^li poi chSide la iettcrs col pr^aic il
Curtì di a^cttare eoa aoimo listo il dedicato libro; e quivi neppure lo dicesaow
perchè sao Tcramente aon era. Lo avea £itto tradjirre, ed egli unicameote lo
avea fatto stampare a sua istanza da Bernardino Vitale ^ siccome di la a cinqas
anni fa ristampato il medeiimo da Jacob di Sorgéf ranco fratello d^ Giamhaiista
{a) * E ivi pretto i medesimi 1^46. in 8.
(h*) cioè fatto stampare dal Borgo/ranco,
\c*) Gran confusione di tempi e di fatti in un solo periodo di pochi versi;
e ciò, per non aver cercato il nostro Monsig. né considerato in che tempo
nascesse Aldo il giovane e in che tempo morisse Paolo Manuiio suo padre •
Per cotesta sua poca accurateua in somiglianti errori egli cadde , da me in aU
tro luogo avvertiti , in proposito dei due suddetti Manuzi • Mi conviene qui
nondimeno replicare quasi le medesime cose , avendone da lui replicato il motivo •
•«Questo volgarizzamento ( di Terenzio) è stato ritoccato da Ptf o/o Aftfaa^itf, per
•f esercitare il giovane Aldo suo figliuolo nella lingua latina. «, Il ritoccsmento è
stato fatto da Paolo nel i^i4* Il giovane Aldo non nacque prima del i{47*
Non potea dunque Paolo suo padre ritoccare quel volgarizzamento per eserci-
tare il figliuolo» che non era ancor nato^ e che allora non poteva esser nato,
qualora non fosse nato avanti l'accasamento del padre, il quale non si ammo-
gliò avanti Tanno 1^46. cioè due anni dopo la ristampa di quel volgarizzamen»
to da lui ritoccato .
M a cui (ad Aldo) similmente fece volgarizaare le lettere familiari di Cicerone* „
Anche questo volgarizzamento fu stampMe la priou ,velta da Pmolo nel ij4f*
come altrove si è detto , che fu due anni prima che Aldo nascesse . Oltre di
ciò in nessun tempo fece Paolo volgarizzare ai figliuolo le lettere fiimigliari di
Cicerone » che già da altri erano state volgarizzate.
«•prima stampandole senza nome e poi col nome di detto Aldo» ,%ì\ nome di
Aldo • come traduttore di quelle lettere » non compariste in alcuna delle tao te
edizioni . fatte nella stamperia Aldina » ma bensì vi sta in fronte , come di co^
rettore deli* altrui traduzione .
4, dando fuora (esso Paolo) nel 1/87 in duodecimo le locuzioni indi scelte. ,» Due
gran prodigj attribuisce Monsignore alla paternità di Paolo Manu\io* L*uno,
che questi eserciti il figliuolo nella lingua latina tre anni avanti che esso fi-
gliuolo ^li nasca: T altro » che gli faccia dar fuora le locuzioni scelte dclU let-
tere famigliari di Cicerone ^ tredici anni dappoiché esso PaoIo era morto; che
tredici anni per l'appunto ne corrono dal 1^74 ultimo della vita di Paolo» si-
ao al 1187. io cui sì dice da Monsig* arer luì date fuora ia duodecimo le locu^
4^9
- - Le Gomedie di Terenzio, tradòtte nuovamente in
lingua toscana (in prosa da Cristoforo Rosario da Spo-
leti). In Homa per Bartolomeo Zannetti 16 ra. m
la. (i). L. 4.
- - Gli Adelfi, commedia tradotta (in versi sciolti)
da Alberto Lollio. In Finegia presso il Giolito i554*
in ra. 5.
- - L^Andria e TEunuco (Commedie IL tradotte in ver-
so sdrucciolo^ da Giovanni Giustiniano da Candia. Jn
Finegia per Francesco da Asola i534- ìti 8. {p») h.
Tentù egli era pubblico istitutore e maestro, di averle ridotte »» in capi
59 già da sé per esercizio de'suoi Giovanili studj. ,, U Allacci ^ acui sfuggi-
rono le dette due prim^t edizioni, del Borgo/ranco^ e di Aldó^ ne accennò
altre, nell' esprimer le quali, e quelle di Aristofane, egli nomina ciasche-
duna di esse a parte, e non tutte insieme, come sono stampate, senza es-
ser disgiunta i'una dalTaltra.
(i) L'Allacci a noi scoperse questo volgarizzatore nascosto (Dramatur^
g{a pag. 5o.). Il libro è impresso in bel carattere tondo garamoncino, e
af^provato per la stampa da Matteo Torti, noto per sue opere particolari
in difesa del Cardinal Bellarmino, di cui era familiare, e non persona
snppofita, come parve agli avveisarj di quel degnissimo cardinale.
{%) Queste commedie volgarizzate dai Giustiniano in verso sdrucciolo
dietro all'esempio dell' ^rioi/o si veggono lodate da Niccolò Franco
(a*) (Pistole fol. xxxix. lxxxvi. a. e xo. ediz infogl). L'interprete dedi-
cando al Cardinal Giorgio à' Armagnac, inviato di Francesco /. re di
Francia ai Veneziani P altro suo volgarizzamento della Filippica II. di
Cicerone^ stampato in Venezia da Venturino RufineUi nel iS38. in 8. af-
sioni indi scelte . Paò essere , cbe nel perìodo in qaest* aleimt parte alU manie-
ra di Monsig. assai iotralciato e imbrogliaco, egli abbia voluto parUr di Aldo
e non di Pdolo: ma la tesiitura del periodo paò fiir pensare e intender diver-
samcnte.
(a*) Sone snche lodate da Pittre Arentfentl dialogo del Giuoce pag. y^ ove
parlando del Giusiimane, io dice» mirabile traduttore delle commedie di Teren*
lio 9 de' libri di VirgilU , e delle orasioni di Cicerone', e però in ana lettera
{Uh, li, pag* 178.) scritta da esso Argiine a Luigi Alamanni stupisce» come
il GiMstinÌMne , nato in Candia e allct ato in Ispdgna , né mai stato ( sino ad
allora di ferma abitaaìone ) ne' nostri paesi, parlasse e scrifesse come on di noi.
Giastifics le parole AtW Anuno il sapersi» clic il Giustiniano in et à di dieci
anni fu mandato da' suoi genitori a V€nt{ia e di là ben costo in Ispa gna , don-
de passato in Francia , tra l'uno e l'altro soggiorno consumò veat'anni incirca
della sua vita non essendo ritornato in Italia se non Terso l'anno if |0. come si
raccoglie in gran parte da una lettera declamatoria del cavai ier Lorenzo Conta^
rini, stampata fra quelle del Ciuttiniano in Basilea {pag i4f * ) da Gipvanni
Opofino nel tff4. in dedaiosesco e non in daodeciaio , coose più basso Moa«
signore issetisce «
t
440
ferma di aver similmente volgarizzate le altre commedie di Terenzo {a*)j
le quali il cardinale, dopo lette, e fatte scrivere in bellissima lettera,
mandò al re Francesco suo signore(&*), gran fautor delle lettere^ che non
gli furono ingrate, perchè gl'impartirono T immortalità della fama: e se
ei la meritasse, bisogna sentirlo da Giovanni Ganejo nella lettera prepo-
sta ai Comentarj dìPrimasio vescovo d*Utica (o d* Adrumeto) sctpra Tepi*
dtole di san Paolo, stampati in Lione dal Grifio nel 1537. in 8. (e*), Il
(a^) Quando il Giustiniano dedicò nel i f 5S. la saa traduzione a Giorgio ^Ar*
magnac t questi non era ancor cardin. ma bensì tcscovo di Rode\ e.amhascia-
dort del re Francesco /. alla Repubblica ▼enczUna . Solamente nel 1544. ai 19.
Dicembre fa promosso al cardinalato da Paolo IIL laonde il Fontanini a par*
larne esattamente , non dovea dire , che l' interprete dedicò il tuo libro al car-
dinal Giorgio i* Armagnac , ma a monsig. Giorgio d' Armagnac , che fu poi
cardin. allora vescoYo e inviato o più tosto oratore ossia ambasciadore di Fran»
ctsco I. ai Veneziani .
{J>*) Il Giustiniano le avea allo stesso re dedicate , e a lui pure dedicato avca
l'ottavo libro, che si legge a scampa, della Eneide di Virgilio ^ con intenzio.
ne di offerirgli altresì il. volgarizzamento del settimo e degli altri quattro ultimi
libri di quel poema, t quello dei Cesari di Sveionio ^ avendo anche destinato,
che la sua versione della verità della fede cristiana di Gimlodovico Vtves , suo
ià amico in Ispagna , portasse in fronte il real nome di Margherita Vjtlesia .
a morte intempestiva di quel gran re troncò nel 1147. sol ?^^ 1><^1 &ott le
sue migliori speranze , che lo lusingavano di averlo a trarre da quella povertà
e miseria in cui a grande stento menò dipoi il rimanente della sua vita : onde
in una delle sue quattro lettere all' Aretino . (Lettere di diversi all' Aretino lib, /•
fag. 178 ) non si sottoscrive , se non con raggiunto di Giuitifiiawì il iiovero ;
e celesta indigenza lo ridusse alla necessità di tare il maestra di scuola ora in
yene\ia ora in Padova ora in Capodistria , ma in ogni laogo con molta sua
riputazione, talché nel issi» essendo qui nqua gena rio major ^ gli lurnao offerte
ad onesti patti le pubbliche scuole di Cipro dalla comuaita d* Nico.<{a , pciché
alia gioventù le umane lettere v'insegnasse Per qual cagione ne rifiutasse l' of>
ferra • non saprei dirlo : ma fra le sue Declamatorie , stampate dai ' OponnQ
dietro alle sue famigliari e morali , due se ne leggono , l' una di Marcantomm
Tortora da Pesaro , che lo dissuade dall' accettarla , V altra del cavalier Lorenzo
Contarmi , che vel conforta . Oltre alle suddette opere de* Giustiniano • parte a
stampa, parte a penna, altre fra le prime ce n« sono limaste; e sono, un pa-
negirico al duca Cosimo L de\ Medici . lodato da Mirto Minto va e la risposta
di Carmide ateniese a Tito Quinzio F/lvia Romano , soggetto tolto da una no»
▼ella del Boccaccio ( Giornata X. NovrUa Vili, ): òpere stampate ambedue in
Padova presso Gtamòattsta Amico nei ijf). in 8. Fra le sue manoscritte v'ha
una traduzione di Orlato : un Cv^mcnto sopra le canzoni del Petrarca in lingua
spagnuoia : alcune commedie itaìiane consistenti in dodici m«la versi sdraccio*
li, le quali desiderava, che gli fossero stampate in 4. dal Marcolini\ e una de-
clamazione di Nettare ad AchUU sdegnato . Il Doni nel libro II. detle sue let-
tere pag,. 61. fa menzione di una Poliantéa tradotta in versi sdruccioli dal
Giustiniano; ma credo, che cotal opera non fosse, se noti in quel- fantastico
cervello dei Doni .
(e*) I detti Cementa ri del Gagnejo fur ristampati I' anno seguente in Colonia
pure in 8. dedxati da es-^o Gagnejo al re Francesco^ dal quale ebbe l'onore di
spiegarglieli tnter pr.miendum: della qual lodevole costumanza . praticata da
quel gran re^ di farsi leggere all'ora del pranzo qualche opera dtgna delia sua at«
tenzioae » si ha un altro riscocuro dai panegirico fatto a lui da Roberto Ceoég*
Giustiniano^ il quale fu amico del Oiovlo, di Luigi Ala/nanni^ di Lazero
Buonanico.Ay Gio. Mon1uc,A\ Marco AlantOi^i, f*^ di Anr/rea Matteo
Acqua^iva)\'^\\iXohì Ai^i Duci d Atri^ -jciive pm It^tten* a] Carili nal d*
Annagnac tra le sue latine staiupui»* ni JÌisUea via Giovanni Operino nel
l554* iu 12. , e parla in una «li ess.* [pag, 6. ) «li questo suo Terenzio
▼olgarf , pronietteiido an^^ora il voU iriz/.iiatMirj degli nltiur. libri VI. del-
r Eneide^ e altresì di S\^etonio, M .n%;gui»r Niccolò Forteguerri, ch;^ io
nomino qui per onoianza, e deli.i cui a;iticd amieizia distint'inenro mi
pregio. Ila di nuovo con molto e f^^iice studio vol^^arizzato Terenzio al
mollo prescritto d il Muzio nel li Poetica^ cioè in versi sriolti,c;»me sono
ì Sirnillitni d«*i Tnsslno. il Pellf^gri io AA Parabosco, e tante a- re' coni"
nt'^die del secolo xvi. 1 Prologhi pf^rù da lui soii fatti in Ter^o sdrucciolo
e il libro si va ora impri.nenao i.i fo;^lio nella m.i£;niHci stamperia Al"
hana in Urbino f^ol testo latino accanto, e di più con le figure e ma-cbe-
re degli artori nob'lmente in agliate in rame, quali elle stanno nel famo-
so Codice ^a/icaao di Tere/tzio (a'^).M^ prim ideila divulgazione' dei pre-
le^ teoUgo parigino e vesc. di Abrinca^ preposto al sud trattato, de vera men-
surarnrn ponieru>nque ratione, impresso per U terza volta in P.irigi per Giovan'
mi Roig'iy nel 1 f 47 in 8. ove ntcrisce, che essj re ad esempio dell' imperado-
re Severo Alessandro era soi'.o tenersi di continuo a fianco persone di cono-
sciuta bontà e djccrina, e cnc dum convivaretur , eruditoru-n fruetaiur colloquio,
ut haberet fabulds Lterat.ts^ quibus se recrean dicekat ^ CT pasci, concinnando
cobi verso lui : Nulla enim d es eltibitur, in qua non er\dita aliqua lecito , etiam
et arrcctis auribus , astani.bus omnibus auiicis , inter epulas cum magno silenti»
attente ac diltgenier a tu,t mtjestate audiatur . esempio degno di esser seguitato
da tutti i maggiori monarchi , i quaii per tal via possono gìugner senza fatica,
con d. letto e pri)tiito a erudir non solo se stessi , ma ancora i loro cortigiani ,
che in qat-1 tempo sogliono ordiaariamente occuparsi, presente il principe e
sovente anchc^con ccd o di lui , in ragionamenti vani ed inutili . ove sé o dì
poco senno o di crassa ignoranza palesano . Non mi partirò da questo insigne
monarca senza riportare ciò che di lui lasciò scritto il card, di Perrona ; ed è
che quegli non era molto dotto ( Perroniana pag, 1^9 edi\. d' Amsterd. 1740 ),
ma cne amava le lettere e l'amor di lui eccitava gl'ingegni alo studio: onde
i tranccsi , che prima erano gente barbara, sì sarcbbono renduti letterati e pu-
liti li Castiglione nel libro 1. del suo Corng'tno , parlando di loro tu bravo in-
dovino , là dove scrisse, che i francesi sarebbono un giorno un popolo dotto,
quando avessero un re, che amasse le lettere, poiché eglino presentemente noa
le apprezza IO , ma in breve tra loro sì sarebbjno coltivate , perchè monsignor
d Ans^olemme t che tu poscia Francesco L il prossimo erede alla corona, era a»
mante delle lettere e le estimava, e perciò ne dannava i francesi: pronostico,
che in avvenire sempre più si è andato verificando.
(«*) Il Teren\io v\)lgarizzato da monsìg Forteguerri , coi prologhi non solo, mt
con gM ar^ )nienri ancora in verso sdrucciolo , uscito dalla magnifica stamperia
Altana di Urbino a spese di Girolamo Mtinardi nel 1736. in fogl. merita gli
elog) , de' quali anticipatamente l* ha on>>rato il nostro monsìg. Fontanini , si
per la felicità della traduzione, s) p;r la ele^aaza della impressione e delle figu-
re e niascdere degli attori, iniagliite in rame e copiate fedelmente da quelle del
codice Vaticano (*) - Il pubblico n' e rimasto soddisfatto: ma esso Fontanini
.*) Aucl.f* Giooa tii Ftébrin, ila Fig'itne fen»» au volf;arizzam nto delle Guintne<llft «H
Terenzio, di cui abbiam vane edizioni , ma (£uella fatta dagli Eredi àé\ Sts.sa il i58o.
Tom- I. 58
44»
sente libro essendo passato il medesimo awtore ali* altra vita ai xtii.
Febbrajo 1735. io non posso entrar mallevadore di quanto ho scritto di
sopra in proposito della stampa (a'*') «
solito andare anzi avaro , che parco » in formar giudicio faTorcvole delle cose
Ritrai e maffioiameate delle moderne » qaaii pentito delle iodi lasciatesi scap*
par di bocca prima del tempo intorno a quest* opera non finita ancora ,
quando 8cri?eva , di i tamparsi , e dubitando di essersi impegnato più dei dove,
re, ritratta al meglio che può, in quella parte, che concerne il merito dell'
impressione , il sao troppo affrettato giudicio, e ne pronuncia un dÌTerso io a-
aa delle giunte al suo terzo libro, che è questa .
(a*) Da Questa giunta artificiosa viene oscurata o almeno messa in sospetto
Li oellezza aella suddetta impressione, benché uscita dalla magnifica stamperia
Albana di Urbin§ . Al merito di monsig. Forteguerri non dà eccezione , perchè
Io a?ea pfomiaato dianai per onoranza e perchè della sua antica amicizia distia-
tamentc^ pregiavasi . Ma se in vita dell' arcives. di Andra fosse stato pubblicato
il poema romanzo di Ricciardetto ^ opera postuma del Fmrteguerri sotto nome di
Niccolò Cartcromace f stampato due volte in Vcnei^ia per Francesco Pitteri nei
17 3 8» in due tomi in 4. e in ii. non so, se alla memoria di questo preliro
sarebbe stata sufficiente difesa dalia censura dell'altro la fresca nominanza onore-
vole o la considerazione dell' antica amicizia •
^ la più ricercata da'Bibliografi, boBchi omesia àa\V Haym , oka migliore di tatt* cbia*
na l'altra del S9$ia medetimo cb« parta la data del 167 5.
I
CAPO IV.
Favole pastorali in verso.
1 Sacrificio, favola Pastorale di Agostino Becca ri da
Ferrara (dedicata alle due Principesse Lucrezia, e Leo-
nora da Este, e rappresentata due volte in Ferra-
ra nel 1554. Jti Ferrara i555.) in 8. senza Stampa^
tore. (*). L. IO.
E ( con un Prologo nuovo, dedicata a Marco Pio).
Ivi presso Giulio Cesare Cagnacini a istanza di Alfonso
Carafa 1587. in la. [\)(a). Z.
(i) Questo Carafa, a istanza del quale s<*gui la ristampa, era lihrajo in
Ferrara^ dove a istanza^ cioè a spese sue, pariment** un altro stampai ora
impresse il Verato I . del Quarini^ come si dirà nel Seguente Capo V.
(a) Sopra le rarie cose, ragionate qui da Monsignore intorno a qcesta prima
fàfola pastorale, il signor Baratti ci na dato un pienissinio esame nella saa DU
fesa ( pag. 14^. e seeg. ). Io non aggiagnerò, che pochissime osserTazioai . NcK
là seconda edizione della Pastorale del Beccari . aisai meno rara della prima
(*) Lo Zeno oKe si bramoio è par sempr« 4i notare og^ni picciolo abbaglio del F*>nt a-
nini^ ano glien'ka ^ui perdaaato 4« Imì commeste sei riferire l'edifioae prima del 8 a*
445
A questo Beccarì Lilio Giraldi intitola il suo Dialogo IX. e di lui par«
la il Guarirli nel Verato II. pag. s.o6. 207. Al Menagio {Mescolanze pag»
i65. tfi/iz.i.) bramoso di yeder questa Favola, fu ella mandata con suo
gran piacere dal Magliabechi (a*). Per altro già si mostrò, che la primA
Favola pastorale j messa in iscena con la durata di tre ore, fu il Tirsi di
Luigi TansillOy per quanto osservammo dall' Istoria siciliana dì Fran»
Cesco MavroUco {Istor. tom. I .p. a85.): né si dee badare al Crescimbe^
ni, ove con debolezze e sofismi della sua falsa dialettica oppone^ che so
questa del Tansillo si dice Commedia^ si aggiunse però, quasi pastoralis
£cloga, come se ciò potesse alterare l'essere di commedia (h*), quando
ina dali'satore riveduta e ampliata, sta dietro al Tccckio il novello Prologo , fat*
to da lui in occasione delle noize di Girolamo Sanscverino Sanvitale , nsrchese
di Coioroo, e cante di Sala, con Benedetta Pia, sorella di quel Marco Pio di
Savojéf signor di Sassuolo , al quale ii Carafa dedica la ristampa di questa pa«
storaie, ove anche fa motto di un'altra pastorale del Beccari intitolau Dafne ^
non mai, eh* io sappia, stampata. Lo stesso anno ifS?* quella del Sacrificio fu
recitau in Ferrara ai II. di JDicerobre negli sponsali del medesimo Marco Pio
con Clelia Farnese; e la narrazione delle feste, e degli apparati, fatti in quel*
la «cessione, con alcune rime, e con grintermedi, che vi furono rappresenuti ,
sta impressa in Ferrara presso Vittorio Baldini nel ifS?. in 4. Uno dei reci-
tanti fu il famoso Verrato^ chiamato <jaivi , onor dells scene di questi tempi. Il
Prologo, che in persona d'Imeneo vi si leg^e, è diverso dai due già stampati con
la pastorale, ed è componimento del cavaiier Batista Guarini ^ di cui non so,
ae sieno ancor ^'Intermedi •
(a*) £ da me pure fu mandata al Fontanini ^ tilt n'era bramoso, e che ne la*
sciò ricordanza nei suo Aminta difeso ( pag. 140. ediz. I. )•
(b*) £' stato detto «olto, e quistionato molto sioora intorno al componimeo-
to drammatico di Luigi Tansillo ^ ricercandosi, ma a tentone, se questo fosse
una commedia pastorale , ovvero un'egloga pastorale , per cui si avesse a stabilire
ai Tansillo la gloria di esserne stato il primo ritrovatore, e a toglierla ad Ago*
stino Beccaria che molti anni dopo asci fiiora col suo Sacrificio» Tutto quello
che n'è stato pensato e scritto, non si appoggia ad altro fondamento , se non a
quanta se ne. legge in quella parte della Storia siciliana^ che fu pubblicata da
Stefaao Baluiio nel tomo II delle sue Mescolante pag. 5^7. Ma siccome tutti i
pensamenti sinora addotti eran fondati sovra semplici conghietture , che il Fon^
lanini spaccia negli altri con la sua solita frase per debolezze , e sofismi di falsa
dialettica, laddove tiene le sue per incontrastabi-i dimostrizioni ; cosi io credo,
e mi fido di aver in mano con che scioglier si fatto nodo , e metter in pieno
lame la verità, cosicché ad ogni dubitazione e litigio debbasi in avvenire por fi*
crifioio del i3ecc«rì , qatntamque aressa tatto I'acìo di oiierTtre attentamente qaetto
libro, giacché il possedeva ed ansi rompiicqueti di preitarle a Moniignore . Ora qaest*
ultima dice, che l'edicione del iS55 h tenta nome di itampatore ed io, che tenta arert
arreoAto ad alonno 1' inetmi»do di prettarmelo»tenge tal mio tavolo «[ueato rarittimo li*
briccìno, atticarar potao che il nome dello ttampatore ri è h^nitsimo, e ch'ei chiamaaì
J*rattce5Co de'^iloisi da Ka/«/iza anzi non saprei tpiegtre come il f*o/if anin* abbia potato
leggere il laogo e Tanno dell'edizione tenza vedere anche il nome dello ttampatore che
fra l*axi e Taltro sta impresto nell'altima pagina del libro. La prima volta, che ti rap-
ritetentò qnetta pastorale fa il dì it. Febbrajo dell'anno 1SS4. ia cai fa recitata nelPa*
agio di Don Franctseo da Eite alla pretensa di Sroolt II. da EstM Daoa IIII. di
Ftrrura o del figliuolo di lui Don Luigi Fa la seconda il di 4. Marto dell'anno ap-
presso ed assisterono alla rappresentaiione di essa Don Frmnceteo e Don Alfonso eoa
Madama d'Etto e le sue figlinole. Certo M. Alfunso d^Ua Viuola fa il compotitor del*
la mnsioa^ o 3f« Andrea tao fra tallo fo* il personaggio del saoerdota.
444
pf»r 1') nonfnrio C' ino Nicìo Eritreo a tutte le pii\ insigni commèdie^
tragicommedie e fwoìe pastorali , e pescatorie ancora da il nume di
ts^h^he, es'ien io Ve'^ìo*;^a u u piccola pastorale^ e Va. pastorale uiiag^ra/i-
de egloga al dire d»*i Guarirli (Iterato II »pag, 24^. 249)- ® benone noi
con«enra Luigi d* E redi a {Apolog.pag. 6, e^/iz. e), V Eritreo perù (Pi-
nacotkeca I, pag. gS, ibtj.-'Pinacotheca III. nwn, xxxvi 1 1 .) cusì chia-
ne . Prima pere di ogni cosa è forza , ch'io mi liberi da an grare i stoppo , che
iul primo passo sarebbe sufEcicnte a dar tiauollo ad Oji^ai mio quantunque so-
do ragionamento. Il Maurolico , che solo ci ha ia|CÌ4ti ccsttmoniauza di questa
poesia del Taasillo , non le assegna alcun titolo particolare , ma s^iameute U
dice commedia , o quasi egloga pastorale . Il Fontnntni ntW A'nmta difeso pag.
1)8. e'i Crcscimbeni nel tomo I. deiristoria pag. ^8f> non la spccilicano con al-
tro titolo, se non con quello datole dal Maurglico , Il Creuimbeni dipoi » noa
so perchè , ma forse per pretta inavvertenza , le die nell'indice di quei mede-
simo tomo il titolo di Tirsi, e questo titolo passò poi dall'indice del Crcsambi-
ni nel testo del Fontnnini , come qui si vede, adattato ciecamente , e senza di>
samina alcuna da lui, che per altro in tutto il rimanente al parere del Crescim-
beni fa testa , e gli si palesa sdei^nosamente avversario per vedersi su qtie^u
punto da lui contraddetto. Sappiasi dunque , che questo titolo di Fint » aédo^sa-
to alla favoia del Tansilié , è falso falsissimo , postovi a caso e a capriccio: il
che , da quanto sarò per dire » apparirà chiaramente , bastandomi qui di averne
per tempo sgombrato l'equivoco, che in altri da tal supposto nascer porrebbe, t
la opposizione , che a me ne potrebbe esser mossa . Passo ora alia descrizione
^ del Mituroluo, presa in quella sola parte, che concerne la detta poesia dei /W/i-
siilo f e che ta al nostro proposito. Recitata ad horam usque iertiam eo/netétÌM ,
quam Tansillas poeta neapoUtanut exkibuerat . Fuit hàc quasi pastoralis eclo*
, ga , Amantium continens querimonias ^ qu9S a destinato intenta nympha eujusàam
pulcherimA auctoritas in spem conceptam restituerat. Qui dunque abbiamo l'argo-
mento , il viluppo e lo scioglimento di tutta la favola . Ella contiene le quere*
le di alcuni amanti , i quali dalla risoluzione di darsi la morte, vengono rimossi
dall'autorità di una bellissima ninfa, e a pii!^ lieta speranza riconfortaci . Col lume
portomi da questa narrazione del Maurolico mi sovvenne di pigliar per mano i
due Pellegrini del Tansiilo, opera rarissima, fortunatamente da me possieda ta .
Avendola letta attentamente da capo a tondo, rimasi persuaso questa c»»ere
per Tappanto quella quasi egloga pastorale , di cui il MauroUco fa ricordanza » e
di cui sarà bene , ch'io qui esponga il preciso titolo:
I due Pellegrini di Luigi Ttnsillo. In Napoli per Labaro Scoriggio t6|l* in 4.
II divulgatore del libro stampato molti anni dopo la morte dell'autore, #i è
Toluto nascondere sotto il nome accademico del Capriccioso fra gli £rratsu «li
Napolif il quale dedicandolo a Francesco Benvenuti bergamasco, ce ne da poi l'ar-
gomento in un picciolo avviso. L'opera è rappresentativa in versi, e in varie sor.
te di metro; scritta, come le altre del Tinsillo , con molta felicità «d eleganza.
In essa non s'incontra il nome di Tirsi , falsamente da chi non la vide appic-
catole; ma vi tono introdotti due innamorati: l'uno col nome di Filauto , e i'al-
tro con quello di Alcinio, i quali per disperazione essendosi partiti dalle proprie
case , Filjuto per essergli morta la ninfa amata , e Atcinio per essere stato dalla
sua ad altro amante posposto, mettonsi Pellegrini in cammino da varie parti, e
l'uno e l'altro essendosi casualmente riscontrati in un bosco, si raccontano dopo
lunghe nenie e doglianze {querimonia!) i loro infortuaj , e tra se contendono,
qual sia . cggior male, e disgrazia Taver perduta o per morte o per infedeltà la
persona amata. Mcssan di loro vuol cedere alle ragioni dell altro, e in fine risoU
44^
ma V A minta del Tasso, così il Pastnrfido lei Guariil, oogi V Amaranta
di Giovanni Villijranchi, e così VAlcco deirO/z^Vcro, non usando con'
questo altro distintivo, che quello di Amynta madidus. Questa dei i^^c-
carij e la seguente non sono senzii qualclie cosa offensiva df^lT onestà. 11
Caro in una lettera al Varchi de' S. Dicembre 1639. tra le Prose Fioren-
fine y Parte IV. voi. II. pag. 4^. rammenti! una pastorale da sé scritta
direndo: la mia pastorale dorme. Questa, so fosse stampala, verrebbe ad
esser ì^l prima di tuttr {a*)»
vono di uccidersi da le stessi ; ma nel punto che Filauto con un laccio appeso
ai rami di un albero di quei bosco sta per impiccarsi • la voce «eiia sua Amja
defunta ( Symphà cujusdam paichtrnmi, ductorttas) nello stesso aibcco chiusa ,
fli si fa seatirc , e da quel funesto peasìero con la sua autorità lo distoglie
a Ì€snt»aio intenta ) talché finalmente racconsolando ambedue con la speran*
za di più telici avvenimenti {in spem conceptam) alla citta di Jsiola giioTia; e
poi l'anima delia Ninfa, guidata dagli -Angeli, ritorna al cielo; con clic termina
fittamente la favola Ora pare a me. che non sia per trovarsi alcuno , che con-
frontando l'argomento di essa , da me esposto diffusamente , con quella, che più
in ristretto nel Mdurolico se ne legge , non fcgga manitestamtate essere 1 due
Pellegrini la tavola fatta rappresentare in Messina la notte dei xzvi. di Dicem-
bre nei ifiy. dal vicerèdi Cicilia don Cardia di Toledo, per comandamento
del quale tu dal 7tf/iii//(> composta. Posto ciò, mi si dica, se questa poesia diain-
matica si possa ragionevolmente chiamare una giukta e ben regolata Javola pa-
siormle, che vaglia a contendere il primato in ordine di tempo al Sacrificio dei
Beecari . L Maurolico la chiama cemmedia , n»me solito allora applicarsi gene-
ralmente alle rappresentazioni sceniche di ftn lieto; ma poi , come ritrattando.
si, la dice, quasi egloga pastorale , per essere ia medesima appena un abbozzo
deli' egloghe recitative, che in quel tempo si usavai^o , o in un atto solo, tome
ancata, ristrette, o in più atti divise , quai sono quelle del Calmo t dei Cai^:^af ^^
dell' C/goni, del Carmignano e di tanti a. tri : il quai pregio n«n na questa dei .•
Tansillo f che altro non ò fuorché una prolissa confabulazione tra due soie per- Ì
sone col sopravveniroento in fint di ana terza, che ben si sente, ma non si i
vede. Se a me toccasse nominarla con giusto titolo, la direi , un dialogo pasto.-- i
rale drammatico , siccome appunto col semplice nome di dialogo di tre Ciechi ^
veggo intitolata la Ceccaria di Antonio Epicuro in una vecchia edizione , che
pure non è la prima, fatta in Venezia per do. Antonio e Fratelli da Sabbio
nel Ifi8. in 8, che nelle posteriori edizioni fu \fìx\io\dii9i tragicommedia. QWi vo-
lesse preadersi il fastidio di leggere questa Ceccaria , e i due Pellegrini , e di
confrontar l'una con l'altra , Terrebbe facilmente ad accorgersi, che il dialogo
del Tansillo è una patente imitazione di quello dell' Epicuro , in cui sono in-
trodotti tra Ciechi con la loro guida, i quali disperati per varie cagioni si risol-
vono a privarsi da per se stessi di vita; ma da un sacerdote di Amore, allora
Soprarrivato , a più sani consigli S'>n confortati , e finalmente spinti da lui a
ricorrere a ouella deità, da cui viene loro restituita la vista , onde ne partono
consolati. 1 due Pellgrini sono stati ristampati sul mio esemplare , in fint delle
Lagrime di San Pietro e delle Rime del Tansillo , in Venezia per France.siO
Piacentini nel 17)8. in 4.
(a*) Se questa Pastorale del Caro fosse stampata • non verrebbe ad essere la
prima di tutte, ma sarebbe una sua traduzione delle cose pastorali • cioè dei
Dafni e della Cloe 9 scritto in greco da Longo autore antico e assai neto , la
quale il Céro avca preso a volgarizzare, e che tra le cose sue inedite ancora dor-
446
L^Aretusa,Gomedia Pastorale di Alberto Lollio (rap-
presentata in Ferrara nel i563. edai Lollio e dallo
Stampatore Panizza insieme dedicata a Laura Eusto^
e hia con lettera imbrattata di crandi adulazioni), i/i
Ferrara per Valente Panizza MantOQano Stampator
Ducale i564* in 8. (a). L. 4*
L'Egle, Satira di Giambatista Giraldi Gintio (col
suo ritratto in principio, e in fine con un Sonetto di
Ercole Bentivoglio^ rappresentata due volte in Fer- i
rara nel i545.) In Ferrara i545. senza Stampatore
in a. {i)(b). 7.
(i) L'autore negli esametri , co' quali dedica al duca Ercole II. qnei-
to su.o componimento» il chiama inviswn pridem Latio^ e appresso a od
sonetto a damone quivi segue una sua lettera in prosa volgare a JBartih
lomnuoCavmlcanii fin cui replicatamente dando il nome di nuovaaquesU
Satinai cioè alla greca, e non alla latina: e dicendo di essere egli stato il
primo a farla dopo mille anni (e*), loda il Cavalcantiy come ,, tra dotti
^^giudiciosissimo e tra'giudiciosi dottissimo, ,. Qui si vede^che co*titoli Hi
ne (*). Il Stgheiii ha conosciuto anch' egli l'errore del Fòntdninì , e lo hi cor-
retto nella Vita «lei Caro pag. LXVIII. della edizione II.
{a) 1 titoli d'Illustrissima e di Virtuosissima dati dal LOIIÌ0 e dal Panìj^a a
Laura Eustochia da Ests sono le grandi adulaci onit delle quali ▼eogono impu-
tati di aver imbrattar,! la lettera» con cai le dedicano questa commedia pastore"
U: ma comunque ne giudichi la passione, que'titoli erano conTcnientitsimi a
chi era già divenuta moglie di un duca di Ferrara^ che prima della sua oorte
l'avea sposata, e dichiarata tutrice de' figliuoli, che gli eran nati di lai'.
(b) Monsignore, prodigo de' suoi articoli, ne fa parte, e come una carità an-
che al Giraldi ed al Lollio, premettendogli MEgle dell'uno e all' ^rer jr/is dell*
«Itro .
{e*) Dopo mille e più anni , dice il Giraldi di arcr po^o in questo camp*
il piede. Io nondimeno son di parere, che egli abbia voluto dire, dopo due mil-
le e più anni, poiché il Satiro, specie di poesia greca drammatica» essendo
stato sconosciuto ai latini , e l'unico esemplare , che dei Satiri greci ne sfa rf.
masto, essendo il Ctcfope dì Euripidi; dai tempi di Euripide , che rì$se foo. e
più anni avanti l'era volgare, insino a quei del Giraldi corsero appunto d«e
mille e più anni. Che poi il Giraldi sia stato il primo a introdnr fa Satira al*
la greca appresso gl'itaKani , gli si potrebbe conti astare da alcuno col produrre
quella di Marco Gua\\o, intitolata miracolo Ì' Amore, e da lui (letta Satira ^ in
cinque atti distinta, e stampata in Venezia per Niccolò Zoppino nel is'jo. in 9.
ma questa favola del Gaa^io nulla ha che hire con la Sattra alla greca, foicbè
egli in tanto diede alia sua il nome di Satira , in quanto ▼[ si tramotaTa il
pianto in allegretza, fondando la sua opinione sopra quelle parole del Volterra»
no, citate da lui nella sua dedìcaaione a Marco Grimani patriarca di Aqailleja:
Satyra vero, at existimant quidam, ex luctu in gaudium finiehati ma ciò le era
(*) Veggaii più ÌAdietr* la GUis« iii c*p« a. di ^ueita Biblioteca.
447
Lo Sfortunato 9 Favola pastorale di Agostino Ar-
genti Ferrarese. In Vine già presso il Giolito i5b8.
in 4* (e). ^ L. 4*
queste e di tante altre dedicatorie di que' tempi non s'ingombravano i
frontispizjy confondendogli co' titoli stessi de' libri; ma si stendeano i
fnedesimi titoli onorarj a parte nella carta seguente, non essendosi allo^
ra peranche inventato questo nuovo rito di esteriore, più visibile, e trop»
pò affettata adulazione fuora ne' titoli stessi de' libri, quasiché non ba-
stasse lo stendere i titoli dentro nelle prime pagine dopo il frontispizio,
•e di fuora non si metteano in vista {a*)- Il Giraldi per avervi introdotti
Satiri eNinfe, chiama il suo componimento Satira^ che all'antica si dis-
se eziandio Satura, sopra che Isacco Casaubono scrisse un libro parti-
colare (b*).
commune con la commedia e con la tragedia di lieto fine , essendo ellt in iiaaU
che conto partecipe della natura dell' una e dcìTaltra (*).
(a*) Il rito d'ingombrare i frontispix) de' libri co' titoli delle dedicatorie non
è cosi nuovo • quanto Monsignore lo giudica . Non bastava lo stendere i titoli
dentro nelle prime pagine dopo il frontispizio; ma si mcitcano in vista non
meno dentro, che Inora. La prima edizione delie Istorie faentine di Niccolò
Machiavelli^ fatta in Firtìu^e per Bernardo Giumti nel If5t. in 4-, dedicata dal-
lo stampatore al Duca Alessandro de* Medici , vicn dedicata anche dal Machia-
velli risanassimo € Beatissimo «S- N, Clemente VII il cui nome con tutti i suoi
titoli tanto nel frontispizio si legge di fuora » quanto di dentre nei*a soprascritta
della lettera dedicatoria. Antenore pertanto all'anno 1545- in cui fu stampata
VEgU dal Giraldi t e una tal costumanza chiamata da Monsignore, nuovo rito
di .esteriore , pia visibile , t troppo afettata adulazione .
{b*) Le ninfe non entrano di necessità in modo alcuno nel costitutivo della
£ivoia satirica * Nel Ciclope di Euripide , l'unica di questa specie, che a noi sia
rimasta, non è introdotta alcuna Ninfa, ma i Satiri ne costituiscono il coro. Il
Giraldi pertanto non intitolò satira la sua Egle ^ per avervi introdotti Satiri t e
Ninfe» ma beasi i Satiri con Sileno a imitazione di Euripide* Il Casaubono, che
qui vien citato, definisce pag. 55 U satirica greca, poeseos speciem a Satyris
( non soggiugne & Nymphis ) ita nominatam, quod Satyros in scenam inJuceret,
Questa satira del Giraldi partecipa alcjuanto de U natura dei Satiri, riuscendo
in qualche luogo più del dovere scostumata e licmz'.osa Ella può d rsi come la
foriera, e la Tanguardia delle tante pastorali , che d)po la ^uj Egle m videro : e
sembra che in ciè i'autere sia stato un bravo indovino con quei sonetto» che vi
si legge nel fine.
Che s'avverrà, che con piCi dotta mano
Corone akun gli tessa , o che dimostri
A qualche miglior via la virtù loro;
Spero . 8c il mio sperar non sarà vano»
Che 'I Nome pastorale a* tempi ni)8tri
Tal fia , qual fu già nell'età de l'oro.
(e) Qaanti esemplari mi son capitati di questa favola pastorale di Agostino
Argenti nobile ferrarese , titolo non so perchè taciutogli dal Fontanini , benché
(*) Il Padr» Ireneo Affò f osiervax. all'Or/tfo Hel Poìiz »tamp. dal Vitto nel 1776) av-
verte che qaantunq'ie il Giraldi dette alla sua Egie il titnio 4i latira pe' Satiri in essa
iatrodetti^ tattavolta ella è vera fav»U pajtorale in esseaiUj oade aiieudo eteita alla
L'Aminta, Favola boschereccia di Torquato Tasso,
tratta da fedelissima copia, di mano dell'autore corret-
ta e accresciuta. 7/1 Parma per Erasmo T iofto ) che la
dedica al Conte Pomponio Torelli i58i. in i^. L. 4.
* E (con la Parte £. d» Ile Rime del Tasso). In fé-
nezia presso Aldo Manucci i5Ri. m la. [a). A,
* E ivi presso Aldo j58a, i58^. in i:i. o.
* E ivi ( col ritratto del Tasso, e con figure in rame)
presso Aldo iSgo. in 4- {*)• 9.
iipresio nel frontispizio, gli ho osserviti, non in 4. ma in 11. staaipati , e in
questa forma ne sta presso V Aitata { p«g. 195 ) la citazione L'autore la scris.
se nella sua adolescenza; e però quando di là a moici anni si determinò a porli
in luce, dedicandola al cardinale don Luigi dn Esie, la dice „ fatica di età mol-
to tenera „ e nel ProUgo vanta che nella poesia pastorale
il piede
Unqua non pose agricoltor felice
Da poi che vago questo idioma appare:
•ade, quantunque prima della sua si fosse veduta l'Egle del GirMÌdi^ il Sacnfici§
del Beccaria e 1' Aretusa dei Lollio , pare , che egli pretenda di essere stato il
primo a dar fuori una fivola pastorale, o almeno di averla migliorata , e in oc-
casione della prima recita che se ne fece a spese della università degli scolari
la qualifica per uno speitacoi nuovo d*un opera non pia udita. £!la tu rapprcnen-
tata in Ferrara nel Maggio del 1 567. alla presenza del duca Alfonso IJ~ e del
suddetto cardinal Lutgt e del principe don Francesco , e ne fu attor piìocipaie
il Verrato ,t onor delle scene e specchio degl'istrioni,,
{aj E'stat opinione sinora , che la prima edizione àeìì' Amiata del Tasso
fosse quella, che si vide uscire nnit«imcnte con U parte I. de'ic Rime di lui , in
Venezia pesso Alio Manuzio nel 15S1. in S. non in 11 come qui tuo Mcnsignu-
re, il quale scostandosi qui dal suo, e dali'altrui sentimento , pare , che ne sta-
bilisca per prima quella di Parma . Egli però e turti gli altii si sono ingannati,
poiché veramente la prima edizione se ne fece bensì da Aldo nel ifSi. in S.
ma separata dalla parte I. delle Rime del Tasso ^ che esso Aldo "ti premise ncia
seconda edizione. In questa prima, ch'io len^o , ed e bellissima , ella è intitolata
f senza accomp.goamento di articolo) Aminta, favol' àoscnreccia dì AI. To-qu.ito
Tasso, con la solita insegna d' Aldo. U'-bilitata ÓAÌVAtfU!^T imperiale, concedu-
tagli per privi'egio da Massimiliano IL Alio la dedica a don ÌFerramdo G( nx-^géi
principe di Molfetta e signor di Cuastalla in data di Vinegia ai ir.Deccmbre
ifSo. e nella lettera egli asserisce, cne ,, questo rar«) pa^ro del maraviglioso ia-
„ gegno del Tasso , essendo da tutti colora, che prendono diletto della vaghez.
», za delle poeaie, bramato senza fine, non meno dt quel che facciano tattc l*aU
,» tre sue cose, anzi forse via più . siccome quello . cne delle sue mani ne' suoi
„ tempi migliori uscì più maturato ,«; sarebbe stato poco convenevole e giusto ,
luce nel 164'». cioè dieci anni intiaazi al Sacrificio fi«l Beccar!, viene ad essere la Tiri-
ma di tutte le |«asrorali.
(*) Qa»»ta iin|»i«-!.sioiie A^ìi* Aminta prorarata da Nccolò Mnnafsti, # da lui 4<>dicAia
al Si;j. Giro/afflo /f ./Ao è lina d»»llo fiiù b«'lle il*^/</o il giu\ atie Tlritr.ittn rfelPAutore
è deloatAinente inlaijliato in legno ( f n.»n in rame ■ e^rualmcnte rh«* l«» fiffiir>>, le quali
«oao (ju*»lle steisn ohi* trovansi uelli .» li /.ione ddl 1 «9^: iti* pei rftndnrle preporsionatt
alla ferma del libro vi si aggiunsero alcane vagbe e bea diaej^nate cornici.
449
* E in Cesena per Francesco Raverj i6ooinii;t. L. 3.
^ E in Ferrara per Vittorio Baldini 1703. i/t la. 3.
* E con l'elogio \stox\coàeiTdiS%o. In Parigi per Clau^
dio Cramoisì all'insegna del sacrificio d^ Ab eie (col mot-
to del iatiioso verso retrogrado, sacrum pingue dabo,
nec macrum sacrificabo) 1654. in 4» 10.
* E con le annotazioni di Egidio Menagio. In Pari^
gi per Agostino Courbè ib55. in 4(0 (*)• ^^'
(i) Qui dovrebbe riporsi l'edizione II. delVAminta difeso e illustrato^
già promessa, ma non fatta peranche da chi credette aver tempo di poter
farla: il non averla fatta mostra, aver lui in minor considerazione quel
giovanile componimento, che altri non Pebbe. Ma se pure ciò avvenisse
mai, senza mettere io conto errori di stampa avventurosamente emenda-
ti da chi di ciò non pago stimò dover farne pubblica pompa con anno-
verargli un per uno, allora si porrebbe non poco migliorare l'edizione
I, (a*), e scoprire ancora, come taluno facendosi bello delle cose non
che esso Aldo celato Io aresse presso di sé „ con grare ingiuria della gloria del
,» suo autorete con non lieve ofFesa di coloro, che mtcavia l'aspettavano,,: dalle
quali espressioni si viene in chiaro, che al nostro AUo si dee la gloria di avtr
pubblicata, prima d'ogni altro, questa incomparabile opera del gran Torquato»
(à^) Il Fontaaim pubblicò il suo Aminid difeso e illustrato io Roma nel
1700- che era il XXXIIl. dell'età -sua. Nel 1706- ne promise una seconda cdi«
zione corretta e accresciuta , la quale mai non si vide : il che mostra , co-
me qui egli si esprime, di aver Ini in miner considerazione quel giovanile
('non però tanto giovanile) componimento che altri non l'ebbe: ma di co»
testa sua disistima è stato un contrario indizio il caldo risentimento , con cui
▼ide , che nelia pulita impressione dell' Aminta fatta dai Cornino io Padova
nel ft7ii. in ottavo , gli veniva modestamente rinfaccciato fra 1* altre cose •
che l'edizione, di cui egli si era servito, non era aè la prima né la più cor«
retta e che un per uno gli venivano annoverati gii errori , che nella sua pal-
pabilmente erano corsi , non solo in diversi luoghi senza alcuna rap^ione alte-
rati , ma ancora mancanti di versi intiri , da chi assistette a quella ristampa di
Padova avventurosamente emendati . Tanto bastò ad attizzare la facile animo-
sità dell' autore dell' Aminta difeso , tuttoché in poca considerazione lo avesse ,
contro la stamperia Cominiana : e di si tatta maniera 1* accese , che né tempo ,
né ragion valse a rimetterlo in calma ; ovunque perciò gli venne a caglio , ne
disse ogni male: onde bisognava, che così facendo, desse una mentita ai prò»
pr) occhi e al pubblico t&vorevol giudicio , che diversamente da lui ha sempre
riguardate e approtate quelle eleganti impressioni • Minor disgusto non gli avrà
paiimente recato la ristampa dei suo Aminta difeso fatta in Vtn€\ia da Seha*
tttano CoUti nel K7)o in 8. per essere stata accompagnata da alcune osservazio-
ni di un accademico fiorentino, cioè di Vhtrto Binvo^lienti ^ gentiluomo sa-
{^) Il Menag'Q fu il pvimo ad illastrare quatta pastorale non aot«, e di esse assai van-
tag[giosam*»iite «critiie il Cre$cimherii ( Ittor carr. ^74 ediz. .. ) ma \» Crucca per altr*
▼i fece u«*iimir)ievol r^ntnra^ «» Wal Fnntnnini ancora è qnalrhe volt' ripresf» il Mena^
gio nt^ìV Aminta difeso. Questa f dizione è la più bell^ di lotte per U vaghezza della
•tampa, e pe' fregi e lettere iniziali ecoellentemente intagliate in rame.
Tom. I, $9
45o
Il Pastorfido, Tragicomedia pastorale di Batista Cua-
rinì, dedicata al Serenissimo D. Carlo Emanuel Duca
di Sayoja nelle nozze di Sua Altezza con la Serenissi-
ma infanta Donna Caterina d^Austria (di Spagna) con
privilegio. Ifi Venezia per Oiambatista Bonfadino 1590.
in 4* edizione I. (i) (a). L. 6.
sue, si lusingò di non essere osservato dal padrone legittimo ne' farti a
lui fatti: male per altro con facilità rimediabile^ benché altrove ancora
celatamente arrecatogli da altra arpia plagiaria^ intrusa sin dentro nel
Comentario del disco vo/ic^o, la quale può essere, che però non ne rida
sempre*
Un'altra edizione dell' ^min^a fu fatta in Tours del 1591. in la, una
in Leida nel i656. parimente in la. e altre in Amsterdam presso VEl-
zevìrio i64o* in 24* e 1678. in 12. Qui non si è inteso di annoverare tut-
te le edizioni di questa ^opo/a , ma solo di porne alcune delle più nobi-
li, com^ già si è fatto, e si farà di quelle di non poche altre opere.
(i) In bel carattere corsivo, dove prima d%l prologo vi ò posto l'errata
del libro.
•esc , che tìssc con oiolta ripatacionc di bontà e di stpcrc : le ^ aali in certi
luoghi censursao, parte la favela del Tasso e parte il sao difenfore • Quindi a.
vrà preso aovello impulso l*ira coneeputa dal Pàntémmi coatra gli sumpatori
veaeaiani , molti de' quali in questa sua BitlUteim Iséiiéns si veggone assai
maltrattati •
(«) Confesso il vero, che ael nuoto impngnatore del Pasiosfido del cavalier
Batista Guarìni io riconosco sì poco il vecchio difendicore deli' Aminta del
Tasso ^ che quasi sono per ht ragione al sìg. Baratti il quale nella dilesa, che
cosi bravamente ha intrapresa e fatta del primo, ne parla in maniera, che mo«
atra di credere, che l'opera deli' Eloquenza non sìa parto di monsìg. Pontaaini.
Questi neir Aminta difeso parla del Pastorpdo e deli' autore dì esto con senti»
menti afhtto contrari a quegli , co' quali se ne ragiona neli' EUquiiK{a , ove par
molto difficile , che egli si ritratti e si penta di essere stato altre volte più ra-
gionevole e piò giusto : di che però non è da stupirsi . Neil' Aminta scriveva
il Pontanini con testa fredda, con animo posato e con giadicio libero d'ogni
passione. Da quale spirito fesse poi agitato nel comporre la sua Eioqnsn^a,
lo sa e lo vede ciascuno, sencachè a dirne di più mi affatichi. Moltissime sono
le accuK, addossate da lui con lunghissime dicerie e sottiglieaxe alla perseaa dai
«avalier Gnarini , delle quali tutte lo ha pienamente non meno , che fondata-
mente purgato il suo valente concittadino : con che mi ha sollevato cjai ancora
dal grave peso di farne altro particolare esame in queste mie annotauoni : ma
per non lasciare affatto in silenzio nn tale argomento, accennerò solamente in ri*
stretto i capi principali di quelle accuse, e con la scorta di chi mi ha preceduto
rimetterò in vista la loro insussistenza •
„ I. Nella prima edizione erigiaale del Pastorfido^fag. 461.), e in cucile prò*
„ venienti da essa non si vede , che il Gnarini porti il titolo di cavaliere , per
^ non essere mai stato aggregato averun ordine equestre , benché il meritasse.,,
,t Benché il meritasse,,: doratura so la pillola amara. Gli si accorda il merito e
gli li nega il premio. Il Gnarini non fa aggregato a ?eraa ordine equestre;
45i
* E m Ferrara per Domenico Mammarelli iSgo. in
1%. edizione IL senza V errata dell' ediz. 1. L. 4*
Mia non pertant* fa cavaliere » onorato di qaeito titolo dal duca Alfonso II.
di Ferrara 9 suo priocipe e tao signore, quando nal ly^T* lo spedi arobasciado-
re in V€nt\ia al doge Pier Loreiéino , per congratularsene a nome suo ; e qae.
sto titolo di cavaliere gli viem da lui confermato nella lettera di passaporto ,
con la quale esso duca ne accompagna la prima sptdiaione in Polonia con lo
•tesso carattere di viù oratore nel Xf74* al re Arrigo VaUsio ^ die non molto
dopo fu re di Francia il HI. di questo nome : nella qual lettera il duca lo dice
triplicatamente magnificum iquitem . Sì sa darsi in ogni corte cavalieri titolati ,
benché non ascritti a verun ordine equestre. Tutti i principi sovrani ha a fa.
colti di crearne e ne creano, per cosi dir giornalmente; e questi per cavalieri
vengono da chi che sia riconosciuti e onorati . Se Monsig. pretende » che per
uie non sia considerato il Guarini, convien dire o falsa la lettera originale del
duca Aljoaso, prodotta dai sig. Barotti^ o nulla la dichiarazione del duca; qua-
siché ad esso non competesse la facoltà di crear cavalieri i gentiluomini della
tua cotte , e che i creati da lui veri cavalieri non fossero .
»> 1. Il Guarini da se medesimo • in persona non s'intitolò mai cavaliertt «è
t» in latino né in volgare (ivi)^t. Intorno al sigillo, con cui il G««ri/ii segnava
le sue lettere, leggevasi a chiare note, Baptisu Ganrini equiiis . Io più di una
Tolta ne vidi e ne osservai il legittimo impronto fra le carte di lui , esistenti ap-
presso il sig. Alessandro Guarini, suo dignÌMÌmo pronipote. A pie della lettera e
del sonetto, che di lui stanno •impressi in principio del libro di Ottavio Fakri,
intitolato , „ l'uso della squadra mobile „ egli si sottoscrive , il cavalier Guarini •
Da se medesino adunque e in persona egli intitolavasi cavaliere sopra il suo si-
gillo e nelle sue lettere in latino fosse o in volgare . Se in alcnna delle ane o^
pere per modestia o in certo tempo per altro suo particolare riguardo dopo esser-
•i Itcensiatò dal servigio del duca Alfonso . di cui in più laogni delle sue lettere
fa amare doglianae e' si astenne -dall' accompagnare il proprio nome col titolo di
cavaliere in altre però non 1' omise ; non nel suo Parere sopra la canta papafava,
stampato in Verona nel lySé- ia 4 ; non in tutte l'ediaioni delle sue Lettere-,
non nelle tante posteriori ristampe del Pastorfido , lui ancora vivente e in quella
principalmente fatta dal Ciotri nel itea. in 4. , arricchita di annotaxionì e del
Compendio dei due Ferrati ; non nelle sue tre scritture contra Giovanni Bonifacio
-tenzacbé il suo avversario attento per altro a screditarlo e ad abbassarlo , quanto
gli fotte possibile , lite gli movesse sa questo titolo , che anzi da lui gli vien m
più luoghi della sua mordace rrspofta accordato • Pietro Bembo nel 1514. prete
la croce di Malta , ed tbbe la commenda delia Magione di Bologna . Sperone
Speroni fu creato cavaliere da papa Pio IV. Né Tuno né l'altro si diedero mai
questi titoli ne' loro Kritti : non Rirono dunque perciò cavalieri ?
», |. In niuna delle sue orazioni latine, separatamente da lui stampate in rarie
n occorrenze . mai non si lette altro, che Baptisté Gnarini junioris {Ivi). L' ag-
giunto di giuniore, datosi dal Gnarini nelle sue orazioni latine, e anche nella 1-
«crizione da lui composta e coMocata nella sua casa della Gnarina , piacque più
a ini certamente e parsegli più onorifico, che quello di Eqnes ^ poiché col
primo qualificavasi per pronipote e discendente dall' altro Batista Guarini , det-
to il Seniore, uno de' più dotti' e rinomati nomini dell'età sua. Intitolarsi a-
siitamente eques e junior , non era ben fatto, perché il vecchio Batista Gua»
fini non era stato mai cavaliere, e al giuniore , che si fosse intitolato cavaliere ,
oarebbe stato notato a vizio e a aoperHuità l'altro distintivo di giuniore. Do-
Tcndo egli pertanto omettere l' uno di que' due aggiunti , elesse il nien noto
agli alui e 'i più decoroso e caro a se stesso •
455^
* E (insieme con rAmìnta del Tasso) in Londra per
Giovanni Volfeo a spese di Giacopo Castelvetri 1591.
in ìfi, (i). L. 8.
(i) Questo Cai/e/re^ro con sua lettera àtiLondra de'vi. di Giugno ibgi •
dedica il tutto a Carlo Brunty areudo la bontà di chiamare »,gloriosÌ8si-
y^ mo quel reame per ispecial grazia di Dio, », poiché la reina Elisabetta
Ti regna ,, col suo sommo savere. „ Esso Castelvetro fece lungo soggi^r*
no in Basilea, pubblicandovi nel i562. col suo proprio nome un libro
in 8. senza luogo e anno» e con fìngere nel titolo del libro, secondo Par-
te de' pari suoi, da me altrove accennata, che vi si trattasse, non centra,
ma del Concilio di Trento: e tal libro ebbe anche l'onore di entrare in
tal guisa nella Biblioteca Viziana, uscita in luce con la direzione del
„ 4. Neir cpitafio erettogli dopo morte dall* accademia degli Uméristi , fa scrii*
„ loi Bdptistd Guarino^ senz'altro titolo (Jvt)- tt E ntììn relazione del funerale,
celebratogli dalla stessa accademia degli Umoristi , stampata in Roma nel 1615*
gli Si accorda pubblicamente quel titolo di caTaliere , che gli si tace nell'epitafio.
,, f. £ Giano Aido Eritrèo nella già mentovata orazione latina delle sue lodi ,
„ recitata ivi ia sua morte , non mai lo chiamò cavaliere (Ivi) . „ Ma cavaliere lo
chiamo Scipione Buonanai nella orazione volgare in morte di lui ivi eziandio
recitata e stampata d'ordine di quella accademia. V Eritrèo , benché dia graa
lodi al Clarini-, tanto nella sua orazione, quanto nella sua Pina€ot€Cd » ebbe
dispetto, che il Buonanni tosse stato destinato a far l'oraziane volgare in quel*
la occasione a competenza di sé, che ia tece latina ; e però lasciò correre certi
tratti di penna contra il Buonanni nelle, sue Epistole e certi altri , come vedre*
mo , nella sua Pinacoteca coarra \\ Guarini^ il quale in essa vien da lui cfaia-
loato Guarinus , ma nell' erazione , eoa una incostanza degna d' essere avverti*
ta , Guerrinus •
6* li 74ii0« in .occasione di lodarlo, non gli diede altro titolo, che quello
di $ìg. Batista Gu^fiAo (/vi) . „ TitoU però di cavaliere gli diedero infiniti no-
bili e letterati e dentro e fuori della sua patria; e le intere e più rinomate ac-
cademie e i registri pubblici di Ferrara e principi e cardinali e iasioo il poa-
tefice Clemente VII!» nella bolla dal sig. Barotti allegata . Pare a me , che tut.
te queste testiraooianae sicno più che sufficienti a contrappcsare quella confi-
dente omissione e non assoluta negazione del Tasso , su cui si fa forte 1' op-
positore.
7* Che se poi altri per ornamento e decoro il vollero favorire di questo ti-
tolo egli il lasciò correre , come segno verso lui di onoranza (/vi). ,» Chiunque
accetta un titolo di onoranza , che a se non conveng^a , si mostra vano e si
rende ridicolo; e se non e più che sciocco, non sa accordare la sfacciataggine
dell' altrui adulazione e menzogna con la propria coscienza . Poteva il Guanni
a suo piacimento lasciar talvolu di attribuirsi un titolo di cui era in possesso;
ma non doveva, nò poteva impedire l'esserne pubblicamente onorato; e però
il lasciava correre, non come segno ver«o lui di onoranza, ma come legittimo
acquisto e frutto del proprio merito .
„ 8. Titolo unicameate fondato in averlo il duca Alfonso II, à\ Ferrara crea*
„ to, come dice il ^«oa«/i/iì nell' orazione , o piuttosto dichiatato cavaliere, cioè
M gentiluomo . come suol dirsi della sua corte, allo scrivere di uno stretto suo pa-
•• rente. che è Marcantonio Guartnì {Delie chiese di Ferrara Uh II L pag. ijsO'»*
Confessa qui Monsig. che 1' unica ragione del titolo di cavaliere, dato al Gue*
9»
453
Grevio {Parte II. pag, 33.) Vi pubblicò pure in Basilea i libri dì suo
zio Lodovico 9 pieni di eresie, e perciò condannati dalla suprema autori-
tà della santa romana Chiesa . Dopo ciò Jacopo se n« passò finalmente
in Inghilterra. Di questi libri di Lodovico si riparlerà nella seguente
classe V. poiché l'intrepido Panegirista di si degni signori comanda che
sene riparli. Il medesimo Jacopo Castelvetro se ne venne alla fine da
Londra a Venezia: e che egli quivi se ne vivesse nell'anno 1607. si rac-
coglie da una lettera di Tommaso Segeto scozese, diretta a quell'altra
buon'anima di Melchiorre Goldasto, e scritta da Anau^ in latino Hano^
via, castello nelle vicinanze dì Fancforty noto per libri ivi stampati.
Il Ségeto^ che era stato discepolo di Giusto Lipsio, e che dimorando in
Padova ebbe l'amicizia del Pinelli e del Pignoria, e scrisse un opusculo
de Princìpibus ItaliaCy in quella sua lettera al Goldasto {Epist. clxxii.
ad Goldastum pag, noQ.) parlando di Jacopo Castehetro^ qui Venetiis
agit, il chiama comune amico, suo e del Goldasto, e parimente vi nomi-
na per comune amico, Arrigo Vottone, a quel tempo ambasciadore in
Venezia del re Jacopo d^ Inghilterra. In oltre al Goldasto egli ricorda ,
ma non dice a qual fine, in usum Jacobi Castelvetiiij certe erbe , quae in
mortuorum craniis nascuntur. Il nuncio apostolico di Venezia BerUnge^
ro Gessi y vescoYo di Rimini , ai 3. di Gennajo 16^9. scrisse a Roma^ che
questo ,^ Castelvetro era di mente pessima, e poco cattolico; non però di
^y alcuna dottrina, uè atto con ragionamenti a sovvertire altri, benché
,, pericoloso, come distributore di libri cattivi, che tenea per eredità d«l
,, zio {Lodovico) y o per occasione di essere stato librajo, o perchè in al-
,y tro modo gli avesse procurati; ,, e dice, che allora e^li attèndeva a
insegnar la lingua italiana a certi forestieri. In conformità di ciò essen-
do stato rinchiuso nelle carceri del sant'uficio di Venezia, ebbe la fortu-
na, che l'ambasciadore Vottone seppe farvelo scappare in principio di
Settembre dell'anno i6i i. Stimasi colpa uguale il dare senza'alcun fon-
damento per eretici i buoni cattolici, e lo spacciare per cattòlici quelli,
che noi sono, ma «he vogliono essere eretici.
Tini , era fondata neir essere stato lui creato o piuttosto dichiarato csfaliere del
duca Alfonso IL di Ferrara . E questo anico fòndatneato basta appunto al Guarirti
per dirsi e per essere cavaliere. Ma „ cavaliere» soggiugne l'oppositore, cioè gentil-
uomo della sua corte. „ Da quaodo in qua gentiluomo e cavaliere sono ana cosa
medesima ? Tra i moki significati , che ha la voce di cavaliere ci è quello è ve-
ro di gentiluomo e di nubile ; ma ci è quello ancora di chi è ornato di un
grado cavalleresco o per aggregazione a qualche ordine eq estre o per concai-
sione di qualche sovrano, e questi in latino si chiama eques : non cosi l'altro,
^n semplice gentiluomo di corte non oserà mai aggiugnere al suo nome il ti-
tolo di cavaliere. Questo è un distintivo, che di suo capo niano ha facoltà di
arrogarsi . Il duca Alfonso chiamò il Guarini , magnifcum equitem e anche no-
hiUm ferranensem • li Guarim non avea bisogno di un diploma , né di una let-
tera di passaporto ducale , per esser creato e dichiarato gentiluomo : lo era per
nascimento e per lunga serie d'illustri antenati . Egii però non era ancor cava-
liere: e questo è 1* eflFctto del'a lettera e della dichiarazione del duca Alfonso:
senza la quale egli sarebbe sempre stato semplicemente quel nobile Batista GuM'
rini , qual lo vuol Monsig. ; ma io virtù di essa egli è di? eaato quel catalier Bd'
4H
--Il Pastorfido, Tragicomedia pastorale di Batista
Gnarìni col suo elogio ìstorico. In Parigi per Claudio
Cramoisì i6So. in 4^{i) (a). Li. 9.
(1) la queste edisioni^ provenienti da quella prima originale del Qaa*
rini non 8i vede^ che l'autore porti il titolo di cavaliere^ per non esser
mai stato aggregato a verun ordine equestre, benché il meritasse. Qnindi
è, che egli da se medesimo e in persona propria non s'intitolò mai cara-
liere, né in latino^ né in volgare; poiché in niuna delle sue orazioni la-
tine, separatamente da lui stampate in varie occorrenze, mai non ai lesse
altro, che Baptìstae Guarìnijumoris. Neirepitafio, erettogli dopo morte
dall' accademia degli Umoristi^ fu scritto Èaptistae Guarino^ sensa al-
V tro titolo: e Giano Nido Eritreo nella già mentovata Orazione latina
delle sue lodi^ recitata ivi in sua morte, non mai lo chiamò cavaliere. Di
più. il Guarìni stesso nell'iscrizione da sé composta, e collocata nella sua
propria casa o villa della Guarina^ contrada della parrocchia di S. Bel-
Kno, diocesi à* Adria nel Polesine di Rovigo^ vi mise queste parole: £ap-
Usta Guarinus junior a fundamentis erexitanno sol. MDLXXXI, senza
pervi alcun titolo di ordine cavalleresco , siccome per altro in tali me-
morie non si tralascia di fare. Il Tasso un anno dopo nel suo dialogo del
Jnìessagero pag. 28. che fu stampato in Venezia da Bernardo Giunti nel
^58a, in 4» 9 in occasione di lodarlo insieme con altri, come esperto in
lettere, e in maneggi di affari di principi, non gli diede altro titolo, che
quello di signor Batista Guarino. Che se poi altri per ornamento e deco«
To il vollero favoriredi questo titoloegli il lasciò correre come segno verso
lui di onoranza, quantunque unicamente fondato in averlo il duca ^^/i^
so II. di Ferrara creato , come disse ììBuonanm nell'orazione in sua lo-
de,o piuttosto dichiarato cavaliere cioè ^e/iti/uo/;u>^ come suol dirsi, della
sua corte, allo scrivere di uno stretto suo parente, che é Marcantonio
Guarini ( Delle Chiese di Ferrara Ub. Ill.pag. 179. ) e tutte queste date
sono posteriori all'epoca di tal dichiarazione. 11 rimanente, che dianzi si
vede scritto, esce da vane supposizioni, unicamente originate dalla ba-
lordaggine di chi alla edizione IH. delle Lettere del Guarini, tanto esal-
tate da Agostino Michele, avvoeato in Venezia di cause criminali, cJie se
ne fece il divulgatore presso il Ciotti, nella quale edizione, quivi £kt^
ta dal Ciotti m^l 1596. in 4* » vi agggiange la parte IL senza arersi la bovi-
ùstd Gnarìni . qaal Monsig. aoi verrebbe. A sostegne poi del «ao paradosso , e sia-
mi lecito il dirlo , de'Mioi •ofifini , chiama esso Moncig. in soccsrso U testìoie.
niaaza di Marcant0MÌ0 CuMrìni » parente di Baùtta , la <faale però miììta apefk
taroenae cooftra di luì ; poiché nel luogo citato leggesi a chiare note che »• Ba^
„ ùua secondo dopo di essere stato oooiato 4ella dignità di csfaiiere ( non di-
«, ce «entilaamo di oorte^ dal duca Alfem*^ IL io mandò oratore alla repubbli.
I, ca di Vinegia . „
(tf) * e di nuovo con io stesso elogio istorico , iW <4f6- ia >4»
Nell'elogio gli si dà il titolo di cavaliere, ma con errore, dicendoviai cava-
liere creato dal granduca dell'ordine di santo Stefano^ in iaogp di <iirlo cavj.
creato dal daca AJ/wnto //. di F^rrard •
455
- - Il Pastorfido^ Tragioomedia pastorale del molto
illustre Signor Cavaliere BatìstaGuarini, ora ia questa
xxvii. impressione dì curiose e dotte annotazioni, e
di bellissime figure m rame ornato, con un Compendio
di Poesia, tratto dai duo Yerati, con la giunta di altre
CQse notabili, per opera del medesimo CRraìiere.InVe'-
nezia presso Giambat. Ciotti i6od» in^.{i) (a) (*). L. 4^*
tà di avTertire^ che queste ultime Lettere^ benché dettate dal Guarìni ia
Padova senza specincasione di anni, per lo più non erano propriamente
sue del Guarìni^ ma semplici minute da luì composte per altri, e princi-
palmente per Roberto Papafava, gentiluomo padovano^ il quale avendo
impetrato dalla religione di s. Stiano in tempo del granduca Francesco
l'abito equestre, con obbligo di fondare del suo in toscana un priorato;
e appresso in vece di questo, un baliaggio; per non aver poi soddisfatto
all'obbligo di tal fondazione, gli convenn/^ depor l'abito, in vece del qua-
le ottenne dal re di Francia quello di sì Michele: e sopra ciò in fine del
libro adotto vi è anche un parere del Guarini^ espressamc^nte a favore del
Papafava^ in tutto conforme alle suddette lettere^ ma con la data di Fis-
Tona presso Girolamo Discepolo a istanza del Ciotti sanese librajo in Ve-
nezia i586. 11 Guarini però nel consegnar per le stampe il fascio di que-
ste Éue carte, non andò senza colpa; imperciocché dovea badare a farvi
preporre un poco d'avviso istruttivo sopra il contenuto di esse lettere, se
non per altro, almeno per levare ad altrui nell'avvenire ogni occasione
di sbaglio: e in que' xvi. anni, che egli vi sopravvisse, potea comoda-
mente rimediarvi, e noi fece né anche nella impressione vi. del Ciotti
del i6o3. né vi si vide rimediato in altra del i6j5, dopo morto il Guarii
ni di cui si dirà qualche altra cosa nel capo seguente, che dovrà abbrac»
eiare gli scritti intorno alla sua pastorale.
(i) Questa edizione, promessa dal Guarini l'anno avanti, nella prefa-
zione al suo Compendio de' due Veratì stampato dal Ciotti nel j6oi. non
(a) Nel titolo di qaesta bella ristampa del Pasterfiio si legge , esserne ella la
IX. impressione. Il Fóntanini la fa con atto di generosità tatto suo ascendere al-
le XXVII. 'S<tte impressioni di più, fatte nell'anno medesimo, sarebbono state di
grand'atile al Ci^iU, e di maggior riputatione al Cudrini i ma né l'ano né Taltro
vogliono rimaner con quest'obbligo alla cortesia del prelato , al quale dà pur trop*
pò neirocchio, che il Èu^nanni abbia asserito essersi stampato il Pastorpdo sola-
mente in Italia quaranta Tolte, e che l'Eritreo le abbia ampliate fino a quarantot*
to, in fita dell'autore , il quale però non le ha procurate con arti occulte, come
qui gli si oppone, poiché l'opera da se stessa si facea strada al pubblico applaa-
(*) Oli Aeead«niSci della Crusem kanao allegato il Fast»rfid0 ••nB*altr# dir* in pro«
polita 4all« «difioni di etto le a«m d*«ft«MÌ valsi d'aloaa* deli* mifliari . Quindi p«i^
ehh il Cr0icimheni (itor; dalU ▼•1^. P«ti. Voi. a. ^§^.479 tdis. di Verfiim) tal* giv^
dio» fm«ita del 160». la qnaU è aiiclit rarissima, t l'altra fatta mir« dal Ciotti atl iSoS^
ambedae ••»••! dal Sra9Btti collocata fra i libri òìCrusea, 4 ad ette e^li ba poi ai^glna-
ta l'altra eteita da'torchj medesimi 16. anni dipoi percbè coatitne oltre al Fastorfi^
d9 f liandio le ilfmo, od Ì otta paro oms! baeaa*
456
La Filli di Sciro, Favola pastorale del Conte Gui-
dubaldo BuDoarelli, detto V Àggiuato Accademico In-
trepido (con figare )• In Ferrara per Vittorio Baldini
1607 in 4* ^* 'o-
* E in Venezia presso il Ciotti 1607 in i%.(a). 4*
è senza errori e negligense: e qui al pr«^noiiie , o sia nome battesimale di
esso Guarìni si prepose il titolo di eavaliere, che non aTea, e che però
non TI ai vede intorno al suo ritratto col distico giù sotto del nostro Fa^
Ho Paolinij da cai vien detto, Miisarum^ non Martis Eques- ]^li ▼> cqm-
parÌM;e con due collane in petto, non però cavalleresche, ma l'ona d<H
natagli dal Duca di Savoja, e Taltra da qaalchedan altro di que^ princi-
pi, appresso i quali fu ambasciadore, o inviato del Duca di Ferrara, co-
me dire da Arrigo il Valesio re di Polonia. Se il Guarìni fosse stato uno
di quegli, i quali son vaghi di gonfiarsi per le molte edizioni de' loro
scritti , per altro di pof*hisdima spesa, e procurate con arti occulte, ma poi
scojicite, avrebbe potuto anche senza tanti» arti accrescere di molto le sac
x.wi I. edizioni qui annoverate; poiché VErìtreo nt-Wìi Orazione latina
in 'oorfe di lui dine, che egli ebbe la gloria di vedere stampato il suo
Pmtorfido 4'i. volt#», octìes et quadragies; e Scipìon Buonanni nella sua
Tolgure asserisce, che solamente in Italia fu ristampato 40. volte: fortu-
na per altro comune talvolta per corruttela di gindicio a' libri men buo-
ni, come air Adone ^ al Calloandro, e a non pochi di questa fatta, e forse
anche pi'g^iori, se la disgrazia porta, che ve ne sieno, come pur troppi
in o^ni tempo se ne veggono.
so; ma di limile esprcstisne sì Talse io altro lao^o l'oppositore per iscredicare aU
tra opera Kcnica di chi era poco io sua grazia. Ólcre di ciò egli palesa ed eser-
cita il suo ^cnio contrario alle tanto moltiplicate edizioni del P«f^forj^io: ,, forra-
I, na, son sue parole , per altro comune talvolta per corruttela di giadicio a' libri
,, non buoni, come M Adone^dX C/illoaadro, e a non pochi di qaesta fatta, e for-
„ se anche peggiori.,, L'i4i<f/7^, il Calloandro, e altri non pochi libri di questa fat-
ta, che per corruttela di giudicio, e per abaso del secolo ebbero un tempo grafi
corso, giacciono ora in dimenticanza, e in disprezzo: ma '1 PdsterfiJa contìnua
tuttavia a stamparsi , ed a leggervi ; e '1 mondo letterato non peranco si avvide di
sverlo, per corruttela di giudicio, ben accolto e applaudito: anzi da pochi anni
in nua se ne son fatte in Italia, in Francia , in Inghilterra, e io altre pati, ma-
gninche e srnate ristampe. I libri hanno anch'essi, al pari delle amane cose , il
laro destino, e le toro vicende II tempo, cote sicura del meiito, ne fa distin-
guere i buoni , e i cattivi .
(tf) * E di nuovo in Ferrara per Vittorio Baldini 1607. io !»• edizione IL
* E anche in Ronciglione 16^7 in 11 edizione iv
Di queste quattro edizioni , uscite tutte nel medesimo anno, qaella di Vene\id
oc fu la terza, se pur non fu preceduta da quel'a di Ronci^lione - Dalla dedica-
sione, che ne fece nella prima edizione l'accademia degl'intrepidi di Ferrarsi
della quale era segretario Ottavio Magnanini, a Francesco Maria lì della Ré-
vere, duca VI. di Urbino, apparisce, che il Bonnarelli era stato a*ìo de' fonda-
toti di essa accademia, e che questa tolse sopra di sé il carico non solo di met-
terla sii cestro » ma quello aacora di pubblicarla , poishè l' autore i* aveva per
4^7
- -Discorsi in difesa del doppio amore della sua Celia.
In Ancona per Marco Sahioni iòisl. in J^. L. 5.
- - Opere ) la Filli dì Sciro, e i discorsi col ritratto
in principio, e con la Vita scrìtta da Francesco Ronco-
ni). In Roma per Lodovico Grignani 1640. ì/i i5]^.(i). 6.
- - La Filli di Sciro con Telogio isterico dell'autore.
In Parigi presso il Cramoisì ibSi. in 4- (^J- 8*
Il Ptiutiinetito amoroso. Favola pastorelle di Luigi
Groto^ Cieco d'Adria. In Venezia per gli Zoppini i5b4»
in la (b). 3.
(i) Questa edizione è fatta in bel carattere garamoncino tondo.
sua mala ventura poco meno cbe abbandonata, e però non aiai condotta ali
ultimo suo compimento. Ctovanni Bleau nel fol.IL de'suoi magnifici ^r/tf/ii/ 1. tu*
deirEuropa fp- 49. edi lééi. )• ove si paria dell'isola di Scir^ iaferi l'elogio se*
guciitc dciraatore di questa favola pastorale : Verum ut élim hétt Insula ab Achill^
suo, & Lycamede ceUbnutcm aiepta tsti ita néstns temporibus Guidobaldi Ba
narellii vtrtutitus notissima est. Di essa non meno, che dei discorsi di esso Bo'
narelli in difesa del doppio amore della sua Celia ^ famosi ai pari delia sua Filli*
se ne ha una cradazione francese, stampata in Brussellc nel 1707* in 11.; f
Carlo Vìon t gentiluomo parigino, aignore di Delibray, parafrasò in sua lingua ^
suddetti discorsi, e ne asci l'opera in Parigi nei 16)5^ in 4. Traslatò pure O*
doardo Scerburne in versi iaglesi la medesima favola, la ^nal traduzione non so»
che sia stata poi divulgata ; e ne fa menzione Giosuè Barnesio nelle aue anno;
tazioni sopra Amacreofite ( Caniabng. 170^. in 8. pag. 118. ). I suddetti discorsa
furono però messi al vaglie dal segretario Magnanima e la sua censura serbavas^
a penna appresso il fu dottor Giuseppe Lan\oni in Ferrara» Il nostro Monsigno*
re, dopo aver riferite cinque sole cdizioai di questa pastorale , che tra le più
stimate occupa il terzo luogo , se la passa corto ed asciutto , e tutto quello , che
di più ce ne dice, si ristringe a questa importante notizia» che l'edizione roma-
na del 1640. è fatta in bel carattere garamoncino tondo.
{a) * E ivi presso il medesimo 1654, e x6 fé i^ 4
* E in Roma per Gregorio Giovanni Aadreolli 1670 io |z«
* £ in Amsterdam presso gli Eli^evirj 1678 in Z4. ("*)•
''^ E in Londra presso Guglielmo Roberts 1718. in 8. grande*
Queste posteriori edizioni, fatte in varj paesi, tralasciandone altre d'Italia,
comprovano l'alta stima, a cui- questa pastorale uDÌvetsalmeote è salita-
(bj Questa, e la seguente pastorale ael famoso Cieco d* Adria sono tessute in
versi sdruccioli a imitazione delle commedie dell' .^ri#ire e di altri. Ciò fu av-
Tcrtito da) Fontanini in altro luogo, ma questo n' era il più proprio. Il Pentii
mento amoroso , che nel prologo vien chiamato egloga , fu recitato la prima
volta in Adr a nel if7f. a istanza di Michele Marini^ rettore allora di quella
città. La dedicazione vi è ìndiritta dal Groto al colonello Vincenzio Naldi , da
Brisighella , governatore di Peschiera e a Marina Dolco sua coasorte » mscica»
come egli dice, in Venezia di casa magnifica-
ta) E con la difesa fjpl doppio amore di Celia • la vita d*irAat«r* soxitta dal Ronoo'*
ni Mantova i7«3. per Alberto Fazmoni ia la.
Tom. j. éo
^
4^3
- • La Calisto' Favola pastorale. /» Venezia per gVt
Zoppini i58ò. in isk.{i)(a). L, Z.
La Fiori, Favola boschereccia di Maddalena Campi-
glia. /» licenza /i€r7^om/na50Ì?ri^/ie//o i588 inS 3.
L'Aaiarauta, Favola boschereccia di Cesare Simonet-
ti) eoo un epigramma di Valentino Pascalio in sua lo-
de). In Padova per Giovanni Cantoni. 1 588. in 8. (e). 3.
(i) Il Grotò qui non è meno grazioso, che nel Tesoro^ Comwieéia in
versi, già riportata, la quale 8Ì accosta all*^ii/ii/ari'a di Plauto,^ alla
Sporta del Gelli: e or mi sovviene cosa notabile, ed è, che ivi neX Prologo
piacevolmente alludendo ad Andrea NicoliOj che avea scritto l'istoria di
Rovigo, traendone l'origine dall'arca di Noè con la solita fida scorta
deirerudizione Anniana, come se non si potesse scrivere istoria di città
senza cominciar da Noè, dice, che similmente i temi delle commedie al*
lora ai solcano prendere dal Sacco di Roma, di Napoli, di Messina e
d* Algeri, e che ogli di ci^ naufleato volle prendere quel suo da altro luo*
go per far vedere, non ^esservi bisogno di andare in paeai cosi lontani per
far di belle «ommedie (ft*).
{a) * £ {M-ims, ITI presto i neies»i if 8|. ìa tu
AToaio il Gre€9 «ooif osu questa pastortle io Al^rtaie^ f tilt del ferrarese, ne
fece «a dooo al 4uea Alfonso da Esit II. ai qaale dà il titolo 4i granduca di
F^rrMfd • Egli la scrìsse in età assai giovaaile « e la produsse sopra U scena in
taa patria i'arnio if^i. e però ella verrebbe ad esser la seconda dopo il Sscri-
fxio del BeKéfi , e avaati l* AretasM dei LoHio; ou egli oooratamente assereo-
do di 2verla dopo quel fei»po ciformata e fatta rappresentare di nuovo io ^.
ifim a' 14. di Febbrajo nei ifSi. sotto il reggimeato di Antonio Marcello e la
«oa prima itopressioiic oon essendo segdu prima del t$t$. basta all'autore di
essa l'onore di «sserc in questo geoexe di poesia couiparso in pubblico dopo 1'^-
ffrìntd del Tnss^ e avaatì i4 Pastorfdo dei OuorittL
{h*) Anche Andrea Calmo nel prologo del suo Saliona » dice ^ cbe se nella
sua commedia non sono figliuoli petduti, uè figliuole ritrovale, «gU ha voluto u-
scir dell'ordine antito, perdw si governava alla aioderaa. Soni^iiante protesta-
zione fa il Celli nel prologo deUa sua Sporta ^ ove ai dichiara, che in «ssa non
si vedranno „ ricooosctmentiì di giovani, o di Àaciulle , che o^ndì non oe oc*
H corre , ma «ccideoci di una vita civile e privata , sotto ana immagtoasione
„ di verità, e di cose, c4ic tutto 'I giorno accaggiono al viver nostro,,. Cosi pa*
«ifflOttte Ippolito Saiviani siel psologo della Ru^ana commedia degna anch'. ella
di esser vsmmemorats, «bt Ai risaampau in Vanesia dai Sesia nel ifit. in it.
«dice di -essersi volvto provare, se tesser ai possa oaa commedia differente dalle
«kre anticbe o moderne , volgari a latine* ove non si trstta altro , cbe „ riero*
„ vameati di figliuoli, per var^ accidenti perdati , e che tutte finiscono in spon-
,, salisf e nocae: cok tutte , ie qnadi ormai capevano per la loro vecchieaia aU
H qaanto di vieto „. Se a quests r^ols attentiti si fossero gli Kritcori comici , o
tragici di questi ultimi secoli, le cose loro aviebboao pia grazia di novità, e non
parrebbono ne' loro viluppi e scioglimenti uscite, pressoché tutte, di una mede-
sima buccia» con nausea e sszictà di cbi già le ascoltava • e di chi ancora le legge.
(e) Oltre air epigramsSf cbe non vai gran cosa, di VaUntino Pascalio f^tt-
45*
li Satiro, Farcia pasfe^rale di Ciaomiarìa Araiizt ia
Ri^vìgo. In Vinegiaper li Sessa^ i5&7. ìrt i%.fi)^ L. 3;»
L^AmarilH,Fayalapastorale.di Cristoforo Ga^atellett].
In Vinegia per li Sessa 1587. im la. (a) f'é^/ 3.
(1) L'Avanzi nella lettera a don Michele Peretti nomina le sue lagri-
me di Giacob, e dice di scrivere i successi di santa chiesa, e ancora dello
leggi e de^ costumi più famosi delie genti {a*).
(a) Preeedovo ia raa^lode sonttti di BaUo CtUtanà, di Pcufirio Fé*
tilaomo udinese » ci sono poesie di Giamhathta Lìvleré Ticentino e d) altrw
ma costoro, ptr non STcre il privilegio di esser della patria del Friuli^ non han-
na neaimtno il merito di esser qui* mentovati. 11 Simùnmi era da Féne^óì an-
tica e nobii famiglia, che un tempo signoreggiò in ?ar) luoghi deUa Marca d'An-
corta* Sì hanno di Ini due libri di rime srampati in Padova l'ano nel 1579. e
l'altro nel i^Sé. in 8. iodate da Domenico Veniero^ da Bernardino Tomitano, da
Girolamo Vida e da Antonio Qutrengo; e sopra ufi madrigale di Itti Ippolito Pt'
ra\{ini da Fossomtrone fece una Icteara in ^ell* accadetaìa de* C#»/msì , stampa-
ta in Bologna per Pellegrino Bonardo nel f f7f. in 4. ove tra gli altri soggettili
nomina Annibal Caro pag 19 dicendolo,, non piccìol ornamento di tutta la
Marca,,. Della famigiia Si/nonetti scrivono con molta lode Pier Nigoianti nel
compendio istorico ai Fano e Orazio Avicenna nelle memorie di Cingoli,
(a*) Quest'ultima opera dovea ÒM Avan\i ^ che fu dottor di leggi » esser in
più voUimi distinrai;, ma né questa , oè l'altre mentovate nella lèttera al Peret-
ti (*), come neppuse il sao poema de Primi amori di Orlando^ né l'altra sua 5i«u
ria eccUtia^tica^ déiie apostasie dt Latterò « il primo Ubr» della (^ualer egli avea
posto sotto l'osatile del cardinal BeUarminùt, secondocbè si asserisce nelb prcfa.
zione del suo poemetto della Lucciola stampato in Padova da Giamhatista Mar*
tini nel i6z9(. in ix. e pubblicato da Carla suo figliuolo» uscirono mai alla luce;
e ciò per 1» morte di lui accaduta in Padova. La sua pastorale fu recitata in i^#.
vigo l'anno medesimo, in cui fu stampata, alla presenza dì Ermolao ( Almorò ^
dicono i Veneziani ) Zane » podestà e capitano di Raviga » r provveditore di tue-
co il Polesine.
{b) V Allacci pag. 16. riporta un'altra ediaione dei Sessa nel iS97» e ometto
1» riferita dal Fontjnini a^el z f 87- alla cui buona fede questa volta vo' cieca-
mente rimettermi. Il Casielletii parla di se stesso nel prologo di questa sua pa-
storale ne' seguenti Versi ,. messi in bocca di Apollo^
Un » che del Tetro in su la riva nacque,
£ di sua etade e Fra l'Aprile t'ì Maggio ^
Di virtù sempre e del mio canto amico ec«
JLoma ìm fatti fu la patria di lui » e 1' Anutrilli fa da esso composta ael primo
fiore della sua giovanezza. La prima volta gli asci ella di mano assai diversa da
quella con cui poscia la riformò in altre edizioni. La prima fu forse quella che
pur ne fecero i Sessa nel 1581 in 8. se però questa non fu preceduta da una
di R^ma^ siccome può far sospettare la dita della dedicazione , indiritta da la*
€cmo Tomieri ai nobilissimo Lottario Conti. Nello stesso anno fa ristampata ia
rene;^ia da Jacopo Beriehio in 8. Ancbe questo scrittore i uno de' tanti , che
Tengono tralasciati dal Mandosio nelle Biblioteca Romita.
(*) laAoanxi nella Lettera al PerHti, che era nipote del pontefice Sisto V. parla a»-
cKe di alquanti taoi sonetti •piritoali, che speravano di lasciarti vedere al mandoi mv
ok% intono , ered'M , dtl«»i aalia Uro tponmaa.
46c
La Gìntia, Favola Pastorale dì Carlo Noci. la Napò^
li per Giunfacopo Carlino i5q4* ^^ 4* (^)' ^* 4*
^ ' E in Venezia per la Compagnia minima 1596.
in lA. 3.
Le Pompe funebri, ovvero Aminta e Glori, Favola
silvestre di Cesare Cremonino. In Ferrara per Vittorio
Baldino iSgi in /^. e iSgg. in i^.fc)^ 4.
* E in Venezia per Francesco Bolzetta i6io. in
ia.(i)(tìO- 3.
UcianOj di Antonio OngarOj e di Anton Deeio {a*) : e la stampa è in bel
carattere corsivo, come qurlla déìV Avanzi.
(1) Costui, che male audiit alKiiso del Pompanazìo in filosofia aristo-
telica, compose imitando Aristofane, le Nubi, commedia satirica in ver-
si e a penna contra Giorgio Raguseo da Ragusi suo antagonista nello sto-
dio di Padova.
(a*) In cambio di essi neireditione del ifti. dte altri se ne leggono. 1' ano
dei cavaliere Alessandro GuarnelU e l'altro di Niccolm degli Angelu
{b) Qaesta favola bguhencciat che cosi piacque al suo autore di nominarla »
in vece di pasiorsle , fu pubblicata a spese di Gian/acopo Carlino e dì Antonio
Pace » coi caratteri delio stampatore Ora\io SalvianL A lode di essa precede una
lettera di Giamhaùsia Vitale da Poggia^ detto il Poetino , a Vincenzio Pilingìe'
ri» introdotto nella favola sotto il nome di Dameta dallo stesso Noci , il qua-
le fu capuano di patria.
(e) Nel mio esemplare di questa edisione in 4- sta segnato l'anno iffo. L'AI'
lacci pag. tfy, U riporta con l'anno 1^91* in 11. e però quella di Monsignore
non SI accorda mi con quella àcìV Allacci, quanto alla ferma » nA con la mia »
quanto all'anno In fine di questa favola, mentovata con lode da Lodovico Zac*
colo nel sue dialogo delle nastorali , e dedicata dal Cremonino al duca Alfonso
II. di Ferrara , leggonsi griiitermedj con essa rappresentati . Tre altre pastorali
del Cremonino vanno alle stampe registrate anche óM Allacci , cioè il Ritorno ài
Damone ovvero la Sampogna di Mirtillo : Clorindo e Vallerio ; e il Nascimento
di Vene\ia\ ma delle quattro Pastorali del €remonino, che più volte fiirono ristam-
pate, al Fontanini non piacque riportarne , se non una sola , e questa non già
per essere la migliore dell'altre, ma unicamente per aver campo di replicare la
solita cantilena contra il Cremonino, dicendo ancae qui , che costui male audiit
all'uso del Pomponai^ìo in Filosofia Aristotelica ^ senaa badar punto alla pia e
cattolici protesta fatta dal Cremonino^ e messa in fine della sua favola , Clorindo
e Valliero , ove apertamente professa di dire „ conforme alla dottrina della san.
M ta chiesa cattolica apostolica romana , e de' santi Dottori , e di voler vive-
„ re e morire rero figliuolo della medesima „ protesta , a mio credere , sufficien-
te a purgarlo da qualunque macchia e sospicione, della quale i suoi malevoli a-
ressero cercato di annerire la sua riputazione per qualche opinione sostenuta da
lai nelle scuole, più come soggetto di disputuzione , che come articolo di fede.
Ma su questo proposito abbiasi attenzione alla Difesa del signor B arotti , che
valorosamente giustifica il Cremonino.
{d) In Vicenza ^ e non in Venezia, ristampoUa il Bolgetta» Cosi nella Dram-
46i
Il Filarmìndo, Favola pastorale del Conte Ridolfo
Gannpeggì • Jn Bologna per Giovanni Rossi i6o5 •
in 4* L* 4*
* E in Venezia per Giorgio Valentini 16^4* in la^ 3.
* E ivi pel Ciotti iboò. i6aS. in m. 4*
L' Amoroso sdegno, Favola pastorale di Francesco
Bracciolini. In Venezia pel Ciotti (che la dedica a Ba^
tista Guarini) 1597. in in. 3.
> Il sogno 9 Favola boschereccia dì Giammaria Guic-
ciardi da Bagn'acavallo. In Ferrara per Vittorio BaldU
ni i6oi. in 8. (i). 3.
- • La pastorella TegìsalnFerrarapelBaldinineliòot^.
in 8. 3.
Diana pietosa, Commedia pastorale di Raffaello Bor-
ghini. Inrirenze per Giorgio Marescotti 1587. i/18. 3.
La Caride, Favola pastorale di Gabriel Zinano da
Reggio. In Parma per gli eredi di Set Viotto i58x
in 8. (a). 3.
(i) Nell'atto y . scf^na i • col nome di Tirsi ai celebra il Tasso, e'I fune-
rale fattogli da CintiOy prenome del cardinale Aldobrandini, detto anco-
ra Sangiorgìo, a cui la tavola ò dedicata. Del Gmcciardi ci è anche la fa-
Tola seguente.
maturgìa pag. lyr* e così legge nella mia copia. Il B^li^etu per altro imprimer
fece più libri ora in Padove . ora m Vicenza e ora parimente in Vene\im»
{a) * E in Reggio per Ercoliano Bartoli i^po. in t. edizione II. riTcdata
dair aatore.
Questa II edizione, migliore della prima, non Tiene riportata nemmeno dall'^/.
Imccì, il quale ne riferisce solamente la pi ima, ma col titolo. Il tènde. Il no.
atro Fon t,t nini pag fS. assai leggiadramente lo trasforma e lo chiama La Cari^
de* D* Ifi iian favelcggiato eli antichi , che di femmina si fosse mutato in ma-
schio; e qui Caride di maschio è cambiato ia femmina. Ma a chi si dovrà pre-
star fede/ al Fontanini o ^W Allacci 1 Non ad altri, che alla pastorale medesima,
la quale ci dà questo personaggio di Cartde per nome di Pastore e non per no-
me di Ninfa {*)• Gabriele Zinani fu da Reggio di Lombardia e di astai nobii fa-
miglia • proTveniente però da quella de* centi Ztaani o Ginanni di Ravenna, sic-
come egli stesso trstinca in altri suoi scritti citati a ta! proposito dal padre
don Pietro Paolo Ginanni , priora del monastero di san Vitale di Ravenna nel-
la sta prefazione alle rime scelte, e pubblicate da lui de* poeti rafcnnati defun-
ti ( Iti Ravenna per Antonmaria Landi 1739- in 8.). Il nome di questa famiglia
è Tcramcnte Ginnani^ e così trovasi scritto negli antichi monumenti La pronun-
zia lombarda fa, che in alcune voci la lettera G prenda il suono di Z, e che al-
(*) GabrÌ0Ì Zinano diede pure alle stampe VAlmerigm tragedia, ìb Bsggié iSoo. im
t. (t. ileatal.5«/ie.)
4Sa
Il liìgurìna. Favola pa^toraJ^ di Niccoli dft^i Ang^e-
li dak MaDftelupane . io. Feii€zi« j^r Fedarlgà AbirMì
Guerriglia i574* i^ 8« (^a/ L* a«
L^QsiUo amoiom^Favala koMherecelé dt Alewaiidro
Calderoni da Faenza. In Ferrmra. per Vittono Baldini
1607. ìi% III. 5^.
n Rapimento diGorìlU^FavoIa boaGhececcia di Fran-
cesco Vinta. In Venezia pel Ciattv b6o& à/14» (bt^)^ 4*
I Sospetti^ Farolà boachefedciadi ^ìmf% hwfk Pitanio*
Im Fireitse^ per BoftoL^ntt^ Strmaàtettp. \5&^'in ft. 3w
La Fida Ninfa, Favola pastorale di FrancesciO Goi»
tanni. In Vicenza a istanza di Francesco Bolzttt a iSì)5.
in. 12. edizione III. (e). 3i,
* •
trtsl la fcritturt iL coafocoii alla, pronaszia* Tanca ancora laccede ad dialecaa
Tcneziaoo, ove la nia famiglia nei marmi • nelle moneta e nelle carte antiche
cdacaaumeate àppcikca Céna • nel parlar cooiaine » • nella» acrtvct mmàe^mm ai
chiama , e ai accisa ZtJia* Coti ZQr(i » 2a<m » ZumnisMa ce* invece di Giorgi »
Giulio, GiusitniaMù ec.
{a) Ècco on novello cf empio della fiiciiità , con la quale ai cada ki/ errom
qiando alla cieca si seguita la guida degli altrui cataloghi , senza prender per
nnuio gli- ateasK libri, e aaoxa £inie II «eteatano aaame e coofroot*. Aaehe qui
Mofisig», dietta 1* Allacci pag« 1^7. confonde in uno Aaa nomi diversi , e di
due persone ne fa una sola, Federigo Abinìli Gucrriglio% poiché Ftdengo Ahi»
rtlli da Gukh'f è il divulgatore di questa favola , ed è quegli che la dedica ad
Ur'teU Rosati da Fermo . Giovanni Gutrigli veneziano è lo stampatore della me*
dcaiuui. U'aoJia ìjioltte d«lla stampa non è il 1574^ ma il if^4* e la ferma è
in 11. ooa la t. Se a'eratndi pertanto il titolo e come aia veraoRiuc» qui si
UJUcriva
Ligurino » favola boschereccia di Nleofa degli Angeli dt Menu Lapùua
(pnbbiicau da FeÀarigfk AHr<lli}. Io FiMiia appressa Gi^wanmi GnerigU
ij[P4- in lu ^
^ {k) lì Finta (il gentiluomo volterrana , e buon poeta latino , coma i auai Ter*
ai il dimostrano, uì lui ai ha alle stampe anche una tragedia intitolata» la
regina Ilidia. stampata in Venezia dal Ciaui nel 1606. in 4.
(e) Quesu è una novità non più intesa* che siasi fatta T edizione terza dt
questa favola avanti la prima Ma lo dice V Allacci pag. ut. e gliele creda
il suo fedele copista • Io però credo più sicuramente alla copia ». che tengo ia
siano, si dell'una che dell'altra edizione , da me fedelmente qui registrata.
La Fida Ninfa » favola paatorafe di Francesco Comarini, principe dell'acca-
demia serafica ( a doa Ferdinando de' Medici gran duca di Toscana ) • la P^
dava appressa FrAnctsem Bolgetta i|98. in S. ediz. I Quella dei ijsf* i un
sogno (*) . ^
* E in Vicen\0 ad istanza di Francesco Bolletta tsff» <«' i&* cdiz. Ili»
rinovata e ampliau.
(*) L« Moendk e ai». 4elU JT ììÌa Ninfa, taeiaU fai dallo Zono «ava farta fualla aka
ho Tadata io ttauo fatta in Kcnezim apprètto Giacomo Vinconti i6^« ia 9«
463
La Rosa, Favola boschereccia di Giulio Cesare Cor-
tese (in dialetto Napoletano). In Napoli per Novello
de Bonis lóòò. in ix con le altre sue opere delV edizio--
ne.XF.{i)(aJ. L. 4.
(1) n Cortese nel canto v. staasa xv. del sno Viaggio di Parnaso^ de-
scrivendo un banchetto imbandito da Apollo alle muse e ai poeti , ci as-
sicura, che essendo portate in tavola per antipasti le più cele bri pastora-
li, i convitati si leccarono le dita del Pastorfido^ della Filli di Sciro^ del
ftlarmiudo^t poi dice, che VAmintm sopra tutte fc stimato pasto da si-
gnori. Alla Filli di Sciro prepone il Filarmindo in grazia del Campeggi
suo amico, soggiungendo^ che le altre pastorali rimastevi, si lasciarono
«ì servidori:
Vesnero Tantepaste, buone assaje^
£ d*Ecroglie, e de Farze, e Pastorale,
De li quale a bezeffa se magnaje,
Perchè erano bazzoffia prencepale:
De Mertillo, le deta se leccaje.
De Fille, e Filarminno, che chiù baie,
E d'Aminta^ che è cosa da Segnure;
L autre lassaro pe li serveture.
lé Ingegneri »el tao discorao della poesia rappresentativa { pag. 3. ) fa
-BioiizioBe di altre favole somiglianti alle adotte. Ora oenolndasì questo
eapo con VEjgtoghe pastorali, che tra le prime, se pur non son le prime,
Ifi questa terza edieìone , oltre alla lettera del Cwitarim al granduca Ptriinan •
W#, ahra ne épreoKSia al medesimo di Giamkdtista Caralier't, Setto à^ì Cantarini^
segretario del podestà di Vicenia. Podestà di Vicenza in detto anno i ^99. era Tad'
ito ContAriai, e di lai fìi figlinolo il poeta Fréitctsc^, il <|uale però non era
dell' ordine patrìzio , come lo era tuo padre . Di Francescù sono più cote alle
stampe non meno in Terso , che in prosa ; ma qai baita ricordare , per non «•
scire di strada , sn* altra saa pastorale » egoalnenre pregetole , che la già mea*
tOTata .
- . La finta Fiammetta ^ favola pastorale (al cardininale Scipione Borghtii) •
la Venezia appresso Ambrogio Dei ( lève») in 4. edic. I.
* £ con gì' intermedi aggiaati , ivi i^ii. in it. ediz. IL
{a) Questa edizione XV. viene assegnata dal Fomunini in questa medesima
epera {Uh. //. cap. XXXVIi» pag, ijS -(iii.^, ma con errore, all'anno i^é4.
Quivi poco sopra pdg* 156. (ut) volendo egli spiegare en verso volto dal-
la lingua de* Ptigliesi , i quali , secondo Dante {de fttlg, eloqm Uh I» pug» ii)
mrpiter harbari^ant , ne storpia il vero signiicato . Il verso è questo:
Voizcra , che chiagnesse lo qsatrero .
Il Fontdnifii, conformandosi al Corbintllt (Net, ad h. l* pag, 41. ) lo spiega cosi:
Vorrei , cke piangesse il fanciullo .
Voliera non Tuoi dir 'vorrei ^ ma volsero (vollero) e quatrero non signil^ca
fanciullo t ma giovane robuste, che in bnona lingua, eoa peca div'ersità . noi
diremmo quadrato, ciee ^en compresso .-Vedi il Voca^lario : onde v Fofi.intni
meglio avrebbe spiegato quel tvogo Questa spiegazione mi fii soggeiita da «ft
bravo letterato pugliese , il sig. Vinccaiio Candid da M^fi.
*
*
l
464
a incontrarsi in verso sdruccieloypajono quelle di Serafino Aquilano {a*)ì
cavaliere della religion militare di S, Giovanni chiamata da 200. ann»
in qua di Malta dopo il suo passaggio da Rodi in quest'isola: il qua!
Serafino fu in molto favore dei duca Valentino sino alla morte , seguita
in Roma ai x. Agosto nel i5oo. Le sue Egloghe si veggono fra le sue o-
pere, stampate di tondo in Venezia da Giovanni Andrea Vavassori ( e an«
che Valvasori ) detto Guadagnino nel i535, in 8,: e subito appresso al-'
la vita di Serafino^ la quale è diversa da quella, che ne scrisse il Cai"
meta: ed è pure in altra edizione corsiva, che sembra del Zoppinoj
Ìét*) ( e più sotto :) „ lì SanH^iara però non ebbe a schifo di ipproffitcani
elle sae Egloghe , preadendone tino i versi intieri dì pianta . ,,
Sinché il Fontantai si lascia uscir dai la penna , che 1' Egloghe di Ser^iHn^ Pa*
fono ^ se par nen sono le prime a iucontiarsi in rerso sdrucciolo, ha una ra-
gione apparente, onde porre in dubbio la cosa, poiché m fritti le Egloghe di Serafi'
no aadarono alla stampa molti anni innanzi a quelle dri Sanné^Mro. Ma
quel sao asserire dipoi con tanta francbezaa • contraddicendo in certo modo a
uanta dianzi dubitativamente avea detto, che il Sannazaro non ebbe a schifo
i approifictarsi àcV* Egloghe di Serafino, prendendone sino i versi interi di pian-
ta , aoa ammette difesa» né merita scasa» essendo qaesta una falsità manifesta
e tutto all'opposto della prima asserzione del Fomamai* In prova di che egli
è da sapersi che Serafino non prima dell'anno 1493. che era il XXVIL dell'
età sua, diede foora la prima delle sue Egloghe in verso tdiucciolo, la quale
incomincia „ Dimmi Menandro mio ec „ in essa imitando /<tC0f# Sanna^arOt il qua.
le del Bucolico verso in que' tempi otteneva la palma . cosi per V appunto afr.
testa Vincenzio Calmeta^ cac fu amico e famigli ansai mo di Serafino ^ e ae scria-
se fedelmente la vita ; anzi le stesso si conferma da Angelo C<^locci ncU* ApoU'
gta, che premise all'opere di questo poeta , sua confidente anch' egli ed amico.
Gi'tmkaiiiia Crispo, accreditato scrittore della vita del Sannazaro * ne fa fede,
che la sua Arcadia fu da lui composta ne' suoi priiai anni, avendo meritata eoa
essa non poca lode dal verso sdrucciolo* il quale benché da molti poeti nei se-
colo del Petrarca fosse usato , fu nondimeno dal Sannazaro con più giudi-
zio dispensato . Sua madre » che fu Masella o sia Tammasella Samomango »
mori verso il 1490 e la morte di essa vien compianta da suo figliuolo nel-
la prosa XI. de*V Arcadia p come disgrazia l'anno precedente avvenutagli: il
che dà a conoscere , quanto in tal anno fosse già avanzato quel suo componi-
mento f che tnttavia non fu da lui terminato , se non di là a molto tempo .
Rimane adunque la gloria del ritrovamento dell Egloghe in verso sdrucciolo,
chiarissimamente stabilita ai Sannazaro , dal quale Serafino fu quegli , », che non
ebbe a schifo di prenderne sino i versi interi di pianta „ L' Egloga in rcr»o
sdrucciolo divulgata dal Corbinelli sotto nome di un altro Sannazaro più an-
tico , natio di Pisiùja, nan é a mio credere, se non del suddetto Sannazaro natio
di Pavia, poiché da questa città prov veniva la sua famiglia, che poscia nel re-
gno di Napoli prese radice e grandezza* La sola lettera iniziale P, colla quale
a* era indicata nel codice del Corbinelli la patria d<edc probabil cagione all'equi-
voco . L' Egloga per altro in verso comune volgare é di più vecchia data ; ma
questo non é luogo proprio a trattarne . Venti terzine tessute di seguito in ver-
so sdrucciolo deUa ori ma Egloga di Francesco Arrocchi sanese , possono aver
dato il modello al Sannazaro di scriver le sue io questo metro • L' Egloghe
dcW Artocchi furono stampate Od quelle di var) autori in Fiorenza da Antonio
Mi SCO mi no nel 1481. in 4.: nel qual anno il Sannazaro ancor troppo giovane,
aoa i credibile, che avesse posto mano alle sae. Ma se XX. terzine sdraccio-
4Ó5
ma non è già nella prima di Roma presso Glossarmi Resicken del i3o3.
in 8., essendo quivi lui sonetto di monsignore Angelo Colocci da Jesì^
che fu vescovo di JVocera nt'WUfnbriay surrogatovi all'altro prelato, u-
gualmente celebre, Varino Faiforino^ tal vita potrebbe essere del ColoC"
ci (a*)* Quivi Serafino si dice nato nella città delV Aquila di non ignobi^
le òtW Eglogd àtW Arsocchì non sono bastanti a levare , né a scemare il pre-
gio al Siinna\nro di essere stato l'inventore dell' Egloghe in verso sdrucciolo ,
come poi ti pretenderà . che XXI. versi sciolti , nascosi nell* argomento di una
commedia privino il Trissino dell'onore, che la tessitura d'interi poemi in ver-
si sciolti gii ha meritato ?
{a*J Qui ci i un tale avvilupamento di cose l* una sopra l* a^tra a fascio tra-
montate , taluua non vera e taluna ancora stirata fuor di prooosito , che a
grande stento il periodo e 'I soggetto se ne capiscono . La testa ael nostro pre-
lato era gravida d' infinite cose, e vo'endo egli o di tutte o di molte almeno
sgravarsene ad un tratto • sovente ne usciano sconciature , ed aborti . Stimo be-
ne pertanto dar qui un catalogo delle varie edizioni , se non di tutte , dell'o-
pere di Serafino Aqudéino cronologicamente disposto , dal quale si verrà in chia-
ro priniicraroente , che quella di Roma presso il Besicken nel 150). la quale
non è in S. ma in 4. non è la prima, come Monsig. ha creduto; e di più
che la vita , che vi si legge, non fu scritta dal Colocci ^ ma dal Calmela.
Opere del facandissimo Seraphino Aquilano collette per Francesco Flavio*
In Venezia per me Maestro Manfrina àt' Monferà M. CCCCC. f/.a di xziiii- de
Decembrio» in S.edi^* /• ( son dedicate dal Flavio a Pietro Santacroce patrizio
romano).
* £ di nuova ivi 1^03 in 4. ediz. II.
Opere dello elegante poeta Seraphino Aquilano finite ed emendate , con
la loro Apologia ( di Angelo Colocci a Silvio Piccolomini ), e la vita di esso
poeta ( di Fincen^io Calme ta ). In Roma per maestro Jotnni dì Besiken nei
1^05. adì j. di Ottobre in 4. edi^. III
* Le medesime raccolte dal Flavio t con qualche giunta in 4. senz* anno
luogo e stampatore •
* Le medesime , intitolate , Poema di Seraphino . Pisauri impressum est hoc
•pus Seraphini per Hieronymum Soncinum sub III, Principe Joanne Sfortia de
Ara goni a XXII. Junii MDJIII in %
* Le medesime, da Orazio Riccardi da Fano defecate, e dedicate a Calcalo
Sforila da Pesaro conte di Cotignola. In Pesaro per Hieronimo Soncina lyoy.
adi f, di Marzo in 8.
* E con un compendio della Vita ài Serafino* la Firenze pct Filippo dì Giun-
la t né. in 8
* E con lo stesso compendio. In Venezia per Marchiò Sessa e Piero de Ra^
vani I fif in 4.
"** E ivi presso il S^^sa ifi6. in 8.
* E ivi presso il Zoppino if)o in %. in corsivo conia vita del poeta in com-
pendio e con una tavola alfabetica delle rime di lai: edizione corretta da Mar-
co Gua\;^o,
* E stampata di tondo , ivi per Gio. Andrea Valvasore i$^^.\ti 8.
* E di nuovo, ivi 1^9- ^^ ^
** E ivi nelle case di Pietro àc Nie colini da Sabbio i f 40. in t.
* E ivi per Bartolomeo detto l* Imperatore if44. in t.
* E anche per Niccolò dc'B tscarini if84. in 8. bella edizione in corsivo.
* £ finalmente pire in corsivo , in Fenegia presso Agostino Bindoni xf/o.
in t.
Tom,, I éi
466
L'Egloge di Girolamo Muzio (Libri Y. ) Ih Vinegia
presso il Uiolito i55o. in 8. (i). L. 6.
lestijpe^con riferiryiii il segaente epitafio» postogli da Pietro Aretino in
Roma alia Madonna del Popolo^ dove però con tanti altri» per colpa Ta-
nica della harbafie, non più «i ritr#vA« e né meno j^nel tonto famoso di
Ermolao Barbaro:
Qai giace Secafin. Partirti or puoi:
Sol d'aver vitto il aaMo, fAte lo teiva,
Assai sei debitore agli occhi tuoi {b^)*
Lo Speroni nella Orazione in morte del Bembo ( pag. 146. ) fa poea gra-
zia a Serafino, e altresì al Quadriregio^ e al Dìttamondo, chiamandogli
tutti insieme usciti fuora di alcune caverne disabitate. Ma bisogna con-
siderare, cbe gran parte de' loro difetti sono del tempo, della roiKzezza
delle prime impressioni Tolgari a del nostro idisma alloxa non peran-
che dal BenAo levato fuor del Tolnre uso tetro, come disse V Ariosto, Il
Sannazaro però non ebbe a schifo di approiktarsi delle sue Egloghe,
prendendone alno i versi interi di pianta. Fn Sera£no molto stimato da-
gli autori delle Collettanee in sua morte, data in luce da Gio. Filoteo A^
chillini in Bologna per Caligola Bazaliero nel i5o4* in 8*
(i) Ci sono ancora le Egloghe di Lmgi Alamanni tra le sae opere to-
scane, stampate in Lione da Bastiano Grìfio nel i533. in 8. : e prima di
tutte, in quanto all'eccellenza, le Egloghe del Sannazaro, venute fuora
dopo quelle di Serafino, ani^i dopo lui morto^ le quali si porranno più.
avanti nel capo vii.
Taate edizioni » e forse ce oe saranno delKaltre, mostrano con quale avidità
fossero atlora le rime di Ssrafno aairersaliBeute gustate. „ Non mancano dì
»» jquelJi , dice il Varchi ncìì' Eresiano pag. i^. i quali pigliano mag^or piacere
•» di legger ApuUjo o altri simili autori • che C'Ksrsm^ e teogono pia bcHo sci*
M le quttlo del Ceo o dei Strafine ^ che quello del Petrarta o di Dante tr ^oa
può tottafia negarli, che i v^rsi dtW Aquilano cel dimostrine di tadko ingegno
e di vivace ftntasia poetica ben fornito; e alcuni rimatori anche del bnon seco-
lo e ancor più recenti, mettendo indosso ai componimenti di lui nna miglior ve-
ata X (uù atiiUtt alla motta , purgandone la barbarie e la rocactsa della iaveik,
lian latta una vaga .comparsa, e ne son rinsetti con lede.
^«^) Nel principio deirop^rs di Strofino, giusta 1' edizione romana del StiU
cktn. leggesi: Sonetti di Serafino Cimino Aqndaito;t lo stesse aggiunto sta quivi
impresso nel principio de' suoi cspitoli. Il casato di Serafino è stato coaoicinco
da pochi* Ma V^ité^Of postogli in i^sr^ in «snta Maria del Popolo, fo com-
poatP di Bernardo Acepiti» dette Tt/nico a.retino, e non da Pietro Aretino , che
in qud tempo non era se non fanciullo di pocbi anni. Il Fontaniià d^e ka a^
vnte per ipano le Collettanee dtìi* AebiUini m morte di Serafino, poteva pure
leggervi a chiare note al foglio flTf, come ^ore néHa Vita Èctktent éé CAmeta^
il netto spiiaio ecj nome e cognome di chi Ip fece, Mernerio jiccoito Aretino,
ir quale in oltre ne onore h naenaorta eoQ un sap spiritoso Sonetto , c^e in
qaella raceolta occupa il prime ^nogo.
4^7
CAPO V.
Scrittori intorno al Poema del Guarìni (a)^
Uiscoiso di GìasoQ de T^'ores intorno a que'principj,
canse e accrerscimenti, che la Come4ia, la Tragedia e
il Poema eroico ricevono dalla Filosofia morafe e civi-
le^ e da' Goveraatori delle Repubbliche. In Padova
pressa Paolo Mejetto 1 587. in 4- L. 6.
: Q4%^to \\ht^, che dee precedere Uw Poetica del Norts, e da lai dedica-
to 9XV Abate Galeazzo Riario, qai ti ripone di nuovo » come primaria o-
rigitie di gran liti, ditnda, quantunque in genere» per tanti moatti te Trum,
^hsommedie, e le Pastorali {ff*^)\ sensa tpecifioame però alcuna per no*
me, particolarmente poi quella del Pastorfido, allora non ancora stam-
pata, benché per altro notissima, come rappre^^entata^ lasciata leggere e
copiare^ e anche letta dal Guarìni stesso piil volte a grande auditorio in
Venezia, e in Padova (e*)» Di qui poi ne vennero i libri. seguenti.
{d) Queste capo empie ondici pagine» a sia facce e qaasi tutte inpresse in
minato carattere. Altro non ▼! ai fa» ae non l'esame di qaanto è atato scritto in
accoaa e in difeaa iti Quarìnì e dW ano Pastarfio • Monaignorc ai è ingegnato
di pceoccapare il grudìsio dtk pakbUco con eaaeraene dichiarato poco fiiToret ole,
saai appasaionato a.? tenaria. 1 cjenapri dal Guarìfu peasono ornai contarlo del
loa pertico e meatcflo alla lor testa, banche altimo osdto in campo • Qaanto a
me» farò qai le parti di quasi ì natile apettatose. Il aigaor Boatti na coperto il
ano illastre compatriota per ogni lato » e lo ha da ogni colpo difeao. Che» se poi
mi ai chiede il mia sanaimento intorno all'taita di qoeata pugna * altro non sa-
prei dire » se nea qaeL tanto • che dei. primi impognatori dei PmsiotfiéU lasciò.
acriata Lodivic^ Zuetolt nei sao Dislogì^ della Pasmréde : »» Gli scritti » che la
»» iace dati ai aono contra il P^storfio t a chi hanno recato danne? forse
»• a qacHo poema? NocertOi ansi aono ataci cagione» che molti.» i qoalt forse
»» non l'avrebbono mai letao » il aiana giti cercando, e conoaciatolo libro di si
»• sraa conto» n' abbiano ( par coai diae ) £itta mille tolte anatomia . Hanno
n oensl recaio danno e t^rgogna a aaci uli che eli hanno meaaì in carta »• per*
>i che ne hanno riporaaco nome a <u molto in?i£oai » e di poco intendenti del-
u le cose della poesia »»•
^ ^*) U S^rts anche nella Poetica Uscio cader qualche colpo centrale pastora*»
li* Il aao: Discórsa non dà aolaeaence in gtntrc per tanti oaoatrà le Trmgicémme*
iÌ€ p, e le Piut^raii » eonsìderando quelle e queste separatamente » ma. dà a cre^
dere per isooacio e mostruose parto la Tragic^mmidia pauordU^ cioè quel-
b terza apccie dì poesia drammatica.» che fcxse cosi intitolata • come tal rerar
mance e senza esempio era il Pasi^do* Se ììNorei solamente delle PasterslLìa,
genere parlato atesse » ninno più di Monsignore aaria atato in debito di prender-
ne la diieas » poiché unti anni prima celi ai era dichiarato e fatto eampioae
deU' Aminu dd 7«iie.
(e*) li Fontétii/ii qui agazia e porge armi concia ae stesso II Pdstérfdù non
era allora paranco atampato : i verissimo: ma era per altro netlsaimo , come già
V
"V
468
Il Verrato, ovvero difesa di quanto ha scritto M. Gia-
son de Nores centra le Tragicomedie, e le Pastorali in
un suo discorso di Poesia. In Ferrara (per Vincenzo
Caldura ) a istanza di Alfonso Carafa i588 in 4* con
V errata in fine, (i), L. 5.
(i) Questo titolo per troppa fretta fu mal conceputo» oltre al contene-
re due errori manifesti, che non sono di lingua, né di stampa (a*). Pri«
mo^ il Venato, nome del porco maschio intero, in latino Verres, e in
francese Venata diverso da Veratol nome proprio di famiglia ferrarese.
Secondo, non dovea dirsi, di quanto, ma da quanto (&*), Il Guarìrù do-
po gli avvisi del Nores, accennati da Faustino Sommo nel suo discorso
XI. dove chiama, buono e santo vecchio il Nores, destramente corresse
rappresentato , lasciato legfi^re e copiare e anche letto dal Guarini stesso più Tol-
te a graade auditorio in Venezia e in Padova ; e ciò ciie i più „ in tutta l'ar«
te poetica ,, per Talermi dell'espressione enfatica del Guarini medesimo ( Ver-
rato I- pag- ff. x. ) „ dappoiché 'i mondo è mondo , non trovandosi più d' una
Tragicommedia pastorale „ che è quella del Pasiorfido : come può dunque ora as*
serir Monsignore, che il Nores non ne avesse specificata alcuna, particolarmen-
te poi quella del Pasiorfidol Come asserire, che il ì^oref solo in genere, aves-
se date per mostri le Tragicommedie pastorali , se altra con questo titolo non se
n'era veduta, se non questa del Guarìnil Oh non l'ha specificata per nome : ma
che? l'ha mostrata a dito e disegnata in maniera da farla senza equivoco ravvi-
sare anche ai ciechi: onde concinna a dire il Guarini al suo avversario „ parlan-
„ do voi di così fatto poema, per necessità vi convien intendere di quella sola ,,.
Il Nores pertanto ha provocato il Guarini , e Monsignore ha chiamato con gran
ragione questo Discorso del Nores „ primaria origine delle grrn liti „ comechè
in processo egli si sforzi di far cader sui Guarini tutta la colpa di averle susci-
tate e inasprite.
(tf*) Faustino Sommo corresse questo titolo, notato dal Fontanini, nel primo
de' suoi due Discorsi pstg. x. e così ancora notò il preteso errore corso nel no-
me del Ferrato in luogo dì Verato; sicché qui si ripete inutilmetite il già det«
to da altri.
{b*) Il nostro severo Aristarco dei titoli degli altrui scritti , ma poco buon
giudice di quello delia sua Eloquenza , nota due errori nel titolo di questa pri-
ma Difesi del Guarini dalle accuse del Nores: il primo, che il Guarini doveva
scriver Verato , e non Verrato: il secondo, che dovea dire da quanto e non di
quanto. Nel secondo voglio esser col Fomtanini , il quale però sta fermo in non
volerlo passare oer errore di stampa: e pure questa indulgenza non gli spiace-
rebbé, che gli fosse usata in moltissimi errori, che nella sua Eloquenza son cor-
si. Oltre di che lo stesso errore essendo stato rinfacciato dal Nores al titolo del
Verrato t replicò l'Attillato pag. joo. „ Mutate il di in da^ e voi avrete il Tcro
e legittimo senso. E così fu scritto dal medesimo autore,, cioè da) Guarlni,ffon
occorreva pertanto riprodurre in campo cottsta così rancia censura . Quanto poi
al primo errore, il Fontanini s'inganna al di grosso. Verrato ^ e non altrimente,
▼a scritto il cognome di quel Batista Verrato^ che fu il Roseto de' tempi suoi.
Il sig. Barottì ne reca incontrastabili prove. Quell'insigne teologo dell'ordine
carmelitano , Giammaria Verrato ferrarese , noi lasciò correr diversamente neUfc
sue opere a stampa, ed esli . che sapea tanto, poteva altresì ben sapere , come
andasse scritto il nome ai sua famiglia.
469
l'uno, e l'altro errore nel suo Verato II, assai peggiore del pTimò. Perchè
a far bene i titoli dei libri bisogna pensarci un poco , questo del Verato
I, dovea stendersi in quest'altra maniera: // Verato, ovvero Difesa delle
Tragicomedie e delle Pastorali, da quanto ha scritto M . Giason de Nores
in un suo Discorso di Poesia, Qui nasce altra difficoltà» ed è , se l'autore
del libro possa convertire se medesimo in tìtolo del libro con dire il Ve*
rato del Verato, mentre qui si fa, che il Verato (a*) famoso istrione sce-
nico di que' tempi, senza prenome, senza appicco, e senza introduzione
di parole, dedichi il suo libro, detto pure il Verato ^ a Jacopo Contarini^
e a Francesco Vendramino, dipoi patriarca di Venezia e cardinale^ i qua-
li nelle lor case aveano udito leggere il Pastorfido dalla viva voce del
proprio autore. Che il libro della commedia di Dante si trovi chiamato
il Dante, va bene; ma non mai si disse il Dante di Dante: né Dante per
questo chiamò il Dante la sua Commedia. Il Nores fece accorgere il Gua*
rini di questa sua battologia, che perciò prontamente attese a emendarla
nel Verrato II. con attribuire questo nuovo libro, non pia al Verato,
ma ad altri, come vedremo: e fece bene a ogni modo^ perchè quei due li-
bri non essendo dialoghi, i quali, come quei di Platone, debbano pren-
dere il nome dal principale interlocutore, non possono còsi intitolarsi.
Il Guarini però di nuovo ricadde nel medesimo fallo in altro suo libro,
ugualmente ingiurioso, e maledico al sommo centra i due onorati scrit-
tori, Giovanni e Baldassar Bonifacj da Rovigo, avendolo intitolato il
Barbiere { pag. 25. 26. 44* ) ^^ Serafino CollcUo Barbiere, e suo servido-
re, per atto di maggior disprezzo, e con improprio costume da lui fìnto
autore del libro, di cui troppo lungo qui sarebbe il ragionare. Paolo Be^
ni alla sua difesa àeW Anticrusca centra Orlando Pescetti, prepose an-
cor egli il nome di Cavalcanti senza dire di chi intendesse chi fosse, e
come v'entrasse quel suo Ciwalcanti a parlare. Si vede, che il Guarini in
que' nomi di Verato /. e //. volle imitare l'amico suo Lionardo Salvia^
ti, il qual pure mise fuora con tra il Tasso i due noti libri, i quali ei vol-
le chiamar dal soprannome suo, i due Infarinati.
Il Nores nel mentovato suo discorso pag, 4^. giura coram Deo, che
quanto egli ha scritto delle poesie „ tragicomiche e pastorali^ non è sta-
{a*) Qui si parla da oracolo: intendami chi paò. Batista Verraf nen è l'aa-
core del libro; ma lo è Batista Gunrini , il qaale occulta a desi sotto qael Dome»
si serre di esso nel titolo del libro e nella ma dedicazione, e ptr entro il mede-
simo; in che non veggo esser né difficoltà per capirlo . né sconTencTolezza per
praticarlo. Se il titolo dicesse, Il Ferrato, oYTcro Difesa del Ferrato da quan»
io ha scrìtto AI. Gia'on de Nores ec. allora l'astore del libro avrebbe converti-
to se medesimo in titolo del libro con dire, Il Ferrato del Ferrato \ ma non
avendolo detto, egli non è nemnifno incorso in quella battologìa, di cui l'oppo-
sitore lo accusa. Il Diseerso poi è tessuto a foggia di dialogo tra '1 Ferrato e
.'1 Nores \ e faceadovì il primo !a fìi^ura principale «era convenieate, che da esse
il discorto veniste denominato; ta!i sono i Dialoghi di Piatone^ quei di Lucìane
e di altri ; ma 1' esempio di Lionardo Salvìatì nei primo e secondo Infarinato^
comechè neppure questi due draioghi abbiano favorevole il voto Fontaninis»
no . basta a giustificare presso di lui il Guarini autore del primo o del seconde
Ferrato»
rw^Fw*^ gi»aiai " .1 " * ^JJ^O
W«4Hi^HV
Mi^f«i«aESfiHauH
470
Apologia contra Pantor del V'erato, di GiaaQn d» No-
res, di quanto egli ha detto in un sno dtseorso delle
TrafficomedieedeUePastorali* In Padova presso PaO'
lo Mejettì iSgo. in 4. (i). L. 5.
>, t# né per offender altioi» mk per iatadia d,i q<ui tradite, oè pei alcuna
y, iorlQ di ambizione y ma tolaiiiente per iscQprire hk fua opinione since*
,, lamento o knona o cattiva, che ella sì ma» diaposto per^ a rimetterla a
»,piil matnro giadiero, e a lasciarla anco totalmente, quando con più
,» salde ragioni si dimostrasse il contrario », • Queste parale stesse^ ben-
ché non tutte, si riportano qui nel VeratQ /• pag. 56. A un gentiluomo»
o letterato cristiano, professor pubblico di filosofia morale, e per le sue
qualità personali universalmente rispetUto e stimato, il quale avea scrit-
to col suo proprio nome, pare, che dal Gumrini potea darsi fedele nw la-
<$enirIo vllmeajfce eoo libri sotto nome di buffoni , senridouri o comnìer
dianti por metterlo in maggior beffa. Cath Segamo ad JniMio Bendinel"
li lucchese, venuto con seco in rotture letteracie, scrisse queste parole:
(MrmtaSigonii inter Opuscàla BmdineUi pag. i&iO » \<> reputo, che
,f ogni ingiuria, per grande che sia, riceva conveniente satisCiaione qua-
»f lunque volta colui, ohe e imputato, nega di aver ciò fatto con animo
»f di fare ingiuria, o dico, che gii spiace, che sia accettata per tale. „ Ma.
il Gtianni, senza far conto delle asseniioni e de'^gjiu/^amentì fatU dal iVo»
res in pubblica forma, volle spargere in questo suo FeratQ /• ogni con--
tumelia nella più rabbiosa manieia conti:a di lui, il quale peieiò due
anni appresso, e non subito allora, eod§m, «msQ, giusta Antonia Ricpa-
iona(De Gymnasio Patavino Uh. IV. eap. vx !.)»«* *f«^ ^^\ •«J^®'*^?
libro, dedicandolo a qne'medeeimi due gentiluomini veataiani, ai quali
il Guarini pur dianai avea dedicato il Verato I. Che sì debba reprimere
senaa rispetti umani, e con ogni maggior forse la perfidia, « T impostura
di chiunque dolosamente, e per detestobile malevolenaa P«f altraggiaro
con privato e pubblico inganno la ragione dello notorie^ ve^it^» UQn oi è
da battete; ma il caso del Notm non entra in auesto di^oo^fP*
(i) Meglio sarebbe stato stendere questo titolo, come segue: „ Apolo-
gia contra l'autor del VetaSo, di quanto Giasoni de t^or$s ha *5tfa in
,, un
suo discorso delle tragicomedjle, e delle pastorali. „ Qw H Nom$
altamente ai duole de'ludibrj contro di lui stampati sotto nome <Fiia
istrione, quale era il Veratox e con fonia e gr^vit^ ^ puors^o Wp«>fo
sostiene la sua causa, non mai nominando IVlvei^sario., liò.il aofi libro,
ma insistendo neir impugnare in ragion poetica per tauti nuOiStciU Tra^
giconrniediej e le Pastorali con rammentarno alcune da nati e famosi i-
strioni, i quali eaiandio chiama per nome, rappresentate in- jPswtoi»» stes-
sa, dove soleva stare il Qtiarìni. Tra queste ne fu una deìht Panzia^éTOi^
landOjf anteriore, come le altre, al Pastorfida^^ preteso unico dal Verato,
come se prim.i( npn vi fosse mai stata PasforaU^ o Xragìcommedia veru-
na, onde perciò il Nores avesse intesQ di colpir quelU sola» Farla della
sua schiatta signorilmente^ e sol quanto richiede la moderata, difesa
47^
{ Apol . fol. 1 1 . 2 . 43. )> come di princlpalie in Cipri innansi alle funeste
disgrazie occorse nella perdita di qnel regno. Dice, che non doveva ìn«
trodnrsi con tanti schemi anmimo e istrione a fare strazio di Ini» già sta-
to onorevolmente distinto dalle prime teste in dottrina, come da Trison
Gabrìello^ da Paolo Manuzio, da Sperone Speroni , e ancora da que'dne
medesimi gentiiaomini, a' qtiali era diretto il Verato. Intanto il povero
NoreSy autore di molte opere latine e volgari, e al certo fnr nobilissimns
tt literatissimus, maximeque iruBgnns aéhersa fortuna, quam propter Cj-
prwn insulam occupatam perpessus tit, allo scrivere del Riccobono ( De
Gymnasio Patavino lib. Ili. cap. xlviii.), essendo gravato dal peso
degli anni, e più dai travagli^ nel iSpo. se ne passò di questo secolo, e
il Guarini tre anni dappoi die fuora questuai tro suo libro.
Il Verato II. ovvero replica dell'Attizzato Accade-
mico Ferrarese in difesa del Pastorfìdo centra la secon-
da scrittura di MesserGiason de Nores, intitolata Apo-
logia. In Firenze per Filippo Giunti iSqS. in 4* conVer^
rata infine. {1). L. 6.
(i) Il nome di Attizzato, cioè irritato e btigato^discredita subito il li-
bro^ rappresentandolo quale è egli veramente dal principio alla fine pie-
no di tutto il fìel d'Ipponatte. Chi fosse q\\c%to Attizzato, che il Guarini
qui surrogò, anu congiunse al VerratOy lo spiega il Beni nel Cavalcanti
non queste parole pag. no. Egli ( il Pescete ) si è lasciato indurre per
•ostitato del Femio, e dtìVAuizzato, mimi assai noti al lor tempo. Si
vede, che il Guarini era inclinato a simil gente. Egli dedica il suo libro
a Vincenzio Gonzaga duca di Mantova, al cui servigio era passato: e si
studia d'interessa rvelo sul motivo di avervi fatto rappresentare il Pastora'
fide: e le punture dategli , come scrive, non tanto dal Nores, quanto da'
aooi istigatori piuttosto, che consiglieri, vengono da lui qualificate per
villane e disoneste, benché il Nores non avesse mai censurata nomina«-
tamente la sua tragicommedia, ma solo dietro ai principj della filosofia
e delParte poetica, con ogni maggior civiltà disapprovatala, e solamen-
te in genere coti altre di simil fatta. Il Guarini mandò a stampare a Fi^
renze questo suo Verato II. fidato nell'assistenza delle reliquie rimaste*^
vi de' suoi amici avversarj del Tasso, quali, dopo morto ilSalviati, erano
Bastiano de' Rossi, Giovanni Bardi, e GiambatistaDeti; non i^etò Bernar-
do Canigianij né Giamiaiista Strozzi, giusti stimatori del Tasso, e al-
tresì amici del Guarini. Segue nel Verato II. la prefassione, medesima*
mente dell' Attizzato, che afferma di aver finita la replica dae anni pri-*
ma^ benché la dia fuora due anni dopo: e dalla taccia, che prevede con-
tro di sé per aver scritto contra un morto, cerca anticipatamente di ripa-
xart i con dire di aver così fatto anche il Nores contra il Verato^ gii mora-
to, e ohe esso Gusirini sorive ai lettori, i quali son vivi, e contra la dot-
trina del Notes; e non al Nores, né contra il Nores: tutti sofismi, e va-
ae battologie di contemnoaa e falsa dialèttica per piJi raf^oni.
mstmmmmm^m^^mmm^^am
k
I. Il Nores fiu Del titolo stesso del suo libro espressamente dichiarò ^i
scrivere la sua apologia centra l'autor del Verato e non contra il Fero-
to, dal Guariniy e non da sé ingiuriosamente introdotto senza proposito
alcuno a parlare contra il Nores ^* non importando a questo di sapere , se
€{xi^V Istrione allora fosse poi vivo o morto. Che il Nores scrivesse con«
tra l'autor del Verato^ il Guarirti il confessa nelle prime righe di questa
B\xa. Replicalo piuttosto declamazione da strepitoso e loquace sofista.
II II Guarirli direttamente scrisse contro la persona stessa del Nores^
caricandolo in ogni faccia di oltraggi.
III. Il Nores non accusò, né oltraggiò, ma si difese contra l'autor del
Verato» Somiglianti sofismi, anche puerili , si trovano passim per entro
il libro, come per esempio, ove si dice, che il Verato fu cittadìn ferrare-
se. Ma non per questo fu comparabile al Nores j e professò il mestiere
dell'istrione, cioè per prezzo e pagamento ne' più magnifici, e sontuosi
teatri di Europa, come scrisse Marcantonio, Guarini ( delle chiese di
Ferrara lib. v. pag. 355. ) ; onde vanamente l'ardito Pescetti sì affaticò
di coonestarlo ( Difesa pag. 5^. ). Pari leggerezza ancora si è il dire, che
il Tasso feo6 un sonetto in sua morte; perchè noi fece altramente, che
come* a un bravo istrione. Il medesime conto si dee fare dell'affermarsi,
che V Attizzato non sapesse, rhe il Nores era di casa de Nores per esser-
si scritto Denòres^ e non de Nores y mnie, se chi è di casa Doria^ e Del"
bene, non potesse dirsi d'Oria, e del Bene, Davalo e Detvila d'Avalo, e
d^AMa; non come V Adriani, ch« nelle Istorie lib. xvi i. pag. 669. edi-
zion I. in vece del Cardinal di Loreno, scrisse delVOréno. Questi Verati
mossero tanta nausea, che tra gli avvocati stessi della causa del Guarini^
non vi fu chi ardisse lodargli fuor del Pescetti, uomo sfornito di dottri-
na, ma non di petulanza, dote propria de' vili adulatori e sofisti, assai fa-
cili a ravvisarsi col solo guardaigU in viso; onde perciò il Beni lo frustò
malamente, e talora non seqza applauso dM Apatista Nisieli (Prog. 27.
voi. IH.). Ma i Verati mai non potettero nemmen giugnere a conseguir
l'onore, per altio ordinario, dalla tuiba de' critici di esser citati in ma-
terie poetiche.
IV. Tutte le scuse del Guarini per la sua maniera di scrìvere contra un
morto, riescono magre, perchè se egli volea far credere di pigliarse^
la contro alla dottrina, e non alla persona, non dovea stampare quelle
tante e sì ingiuriose maladicenze da lui con larga mano seminate in o-
gni pagina; ma dovea contenersi nel l'impugnare le sole opinioni: la qual
cosa certamente egli non fece. Il libro, che è grosso di pag. 3o2. non ha
alcun ordine o divisione» ed è qualità propria anche delle altre opere del
Guarini, come son quelle contra i due Bonifacj, contra il collegio de'
dottori di Cremona, il Segretario^ le Lettere^ il Parere in favore del Par
pafava^ e una critica a penna, altresì molto verbosa da lui composta in
Urbino a precipizio contra la vita del duca Francesco Maria /. descritta
da Giàmbatista Leoni veneziano, e per altro lodata dal Beni nel Cavai'
canti { pag. 67. ) li Riccobono ( lib. ly. «ap. vii.), amico del Guarini,
mentovando questo Verato //.come proprio di lui parto, e non d'altri,
onora l'eloquenza 'dtll'autoie, chiamandola sane admirabilem,' della, qua-
4:3
le però sarebbe potuto dirsi , che non erat lue locus» il RiccobBno dipoi
joggiurige avere il Guarini trattato tamaspere et acerbe il JVores, quan«
to Arc/ùloco trattò Licambe; talché se non era morto, sarebbe stato in pe«
jìcolo di finirla appunto come Xica/n^e. Questa non è gran lode al Guari-
ni^ almeno come a scrittore onesto, per non dir cristiano, né così certa»
minute trattato dal iVorej^ come dicemmo: e dianzi si è già espressala
graude stima, che il Riccobono fece del Nores, e così chiunque di lui no
•Olisce, tranne il Pescetii.h* Ingegneri nel suo discorso pag. 8. lodando
il Nores per uomo di dottissima memoria, quasi per far dispetto airav-
Tersario Guarini protesta di ,, onorarlo sempre con ogni suo spirito, sic-
,y come ebbe, mentre egli visse, in somma osservanza la vera nobiltà
i^del suo sangue, e la soavità incomparabile de'auoi lodatissimi costa*
,, mi . y. Più non si potea dire in poche parole. 11 Verato II. in sustao-*
sa ci rappieseuta al vivo il vero carattere del Guarini, qual fu non solo
co* privati, ma co'principi stessi da lui per suo dit'etto in poco tempo
serviti e con nota di altiero, pien di amor proprio, puntiglioso e queru-
lo al maggior segno de' suoi naufragi, delle ingiurie della dura e mala
fortuna^ e delle sue persecuzioni, come solava dire, tutto ciò risultando
dalle proprie sue lettere ( pag. ^o. 82. 108. i33. I90. 194* 196* ), e dalla
scena 1 . delTatto v. dei Pastorfido 111 persona di Carino. Coéi egli si por-
tò principalmente coi duca Alfonso li, di Ferrara suo uatuial signore
( lett. pag. Y7- '^9* '3a. )y ai qudie, dopo essere stato da lui con grandi
0 onorevoli impieghi eupedizioiii distinto^ egli voltò le spalle nel i588*
per andare a servire di segretario il duca di SavojUy dove era stato amba*
tciadore ii Alfonso prima del 1571. Ma poi vi durò poco in Torino, leva-
tosene col fieddo pretesto delTessctre occupato quel duca nell'iiupresa
ài Saluzzo nel i588. Indi se ne passò ai servigj <ii Vincenzio duca di
Mantova (a*)^ poi a quegli di Ferdinando arciduca tVInspruc (b*), e ap*
presso entrò in corte di Ferdinando I . granduca di Toscana, a cui servi-
va attualmente di segretario neli anno 1601. come si ha dalla lettera»
preposta da GiOPa/i/xi«S^at^ic al la sua a poi ogia del Pajro/y!</o. Ma di lì u poco
il Guarini sazio ancor del granduca se ne passò al clu -a d'Urbino Fran^
Cesco Maria II. e poi lasciato ancor questo^ e trasf^i itosi a Venezia si
ridusse quivi per sua disgrazia, si può dir volontaria, a hnii** i suoi gior-
ni all'osteria il dì vii. di Ottobre del lOia. nella parrorln.i di 5. Maun
riziOy dove fu seppellito, per attestato di suo nipote Marcantonio Gua»
fini (Chiese dì Ferrara pag. 180. ), spiegandt>lo ti coott*iii|>oKiiiei> Eritreo
con queste parole ( Piuacoth. 1. pag. 97. ): quam ad cauponem divertisi
(tf*) ciò ftt nel ifft. in qualità di segretario e di consigliere del duca .
(b^) Fsiflitsimu . Alia co«ce del ' Arciduca Fcriinanin eg 1 non a «dò , se noa
come inviato del duca di Mantova suo ^ii^norc , e d' oidinc suo a lioc di maneg.
giaie in Insptuc la pace , eoe tra esso duca e '1 marchese de F.ttto per una
patte e '1 daca di Punita per l'altra, dav^iiti all' aiciduC4 tiattatj<ii . Tarit> si
raccoglie da più Ictccre del Guannt ( Lettert pag. 106 edi\ //. 1 f 4 "* ^ ) %
e da quel a tn partico are scritta a Beli ano Bcigatmi in data da Imrruc ai
1 . di Novetiibie nei 159&* Lo sbaglio di Moasig. (a bcaissimo anche del sig.
Baroni awcitico •
Tom. I. 6a
474
setj senio cunsaue conftctus^ estcésslt e vita (a*); non però di poaip» fu--
nerali onorato da quella sereniMima reppubbllca, come per mancaoM di
pratica disse il Buonanni, perohè ciò ella non usa, se non co* soli attui^
li minej del Papa, e con gli ambasoiatori de* re, i quali non nsuojono
airosCeriaf e il Ouarini da tatti i aoddetti principi se ne partì presto, •
anno jato. Peraltro die saggio di cristiano e cattolico, particolarmente
quando incorso nelle censure promulgate dal sommo pontefice Chmen^
te Vili, per roccupaaione alia chiesa romana del ducato di Ferrara, e
di ciò ravveduto, ricorse al nuncio apostolico di Venezia nsonsignore
Antonmaria Graziarti per impetrarne l'assoluzione.
(a*) Sogliono i poeti eroicomici dar soTsnce dì mano a qualche narrazione •
ragioaaaitaco eoa versi sabiimi e magoiici , e ditcandcr poscia improvvisaai«a«
ta a qaalche piacavola e ìmsss applicaaioot » afinc di trarne eoa la sorpresa una
più sotcQne fisua* Pi cotale artificio si è qui servito assai saporitamente il Fon^
lanini; poi^h^ dopo aver dianai ristrette» e poste come in un fascio le varie ri-
^uardevoli commiMioni e ambasciate apponiate al Guarlni dal duca Alfonso IL e
1 diversi impieghi e servigi da lui prestati a quasi tutti i principi d' Italia, Hnal-
mente a solo oggetto di metterlo in derisione e in dispregio va a terminarne
artifici osa mente il racconto con dire , che un tal uomo si era ridotto per sua
votoataria disgraaia a morire in Venezia in ooa osteria posta nella parrochià di
SMM Maurij(ia . Queata disgrazia è atata canone a più letterati di grido e anco*
sa a pcrioaaggi di più alta afiira di quella del Guarini . A^ir^é Marons brc-
^ciaoQ di cm lo stasfo Monsig. ebbe grandiisima stinia, mori /o Homa me.
fcbinameotf in trioboUri tabcrnM , a detto di Pìctìq VéUrianp nel libro II. de
infclicitéU lUteratorum pag* éS. re nulli amicoram cognita, fai nulli hominum »
ium vivebai 9 ignorahatur , Il famoso Giovanandrea étW AnguilUra mancò si*
milmante in Roma dentro nn* osteria presso Torre di Nona • siccome riferisce
Alessandro Ziliofi nell'istoria de' poeti italiani , sinora inediti ; a in altro si-
mil laogo fuor di Verena fu sciauratsmeate ammaztato Arrige Caterino Peviie,
1^ insigne scrittore delle gaerrc civili di Francia» discendente dai grancontc»
stabili del regno di Cipro ( Moscardo Istor. di Verena }. Nel \k\y ai xx» di
Ottobre Maturine Rtgnicr prete e canonico di Pianti» • il primo , ma non il
migliore poeta satirico della Francia, morì d'anni XL. in Roan peli' csteria
dello scuoo d* Orleans , dove aveanlo ridotto a prender sMoggìo i suo! passati
disordini ( Biblioth. Raisonnée Tom. IV. P, //. pag-. 408. ) . Kel 1475. ai 4. di
Aprile chiase i saoi giorni in Ferrara neiroastrk daits Fossa Alessandra S/er*
ra signor di Pesare , frstello di Francesce I. Sferra duca di Milane , come si
M dal Diario ferrarese di scriciort aaoairao pubblicata oeila incomparabiic
saccoles daali scrittori delle cose d'Iulia ordinata e illustrata dal sig^ Murate-
ri ( Toas, XXIV. col x^J-)» Che più? Maria de^ Medici regina 01 Fraacìa ,
moglie , suocera e madre dfei maggiori re dell' Europa , fini di vivere ai 3 . di
Luglio nel 1^41. in un ospiaio povero e marcenario , cioè a dire , in una oste- '
ria di Colonia ( Nani Ist. di Venciia vef. /. pag. 840. edlr. /. ) . Di tali uma-
ne vicende non dee fiirsi gabbo da cki che sia , saccedendo elleno non volon-
tarie , ma a beneplacito delle divine supreme disposizioni . *
Ma perchè qui non si regge il forte delia mia difesa dall' tnstilto mosso dal
tVio avversario alle ceneri del Gnarìni , passerò a mostrare , che • sieeome è ve-
fisslmo , che egli morisse e fosse sepolto in Venezia nells parrechia . tiaci già
di san Mattrl\lo , ma di san Mesi , come bo dipoi ad evideat a trovate , cesi
è fiilslssìmo, che la morte in aoa osteria lo cogliesse* Unico msllevsdore dell*
asserzione contraria si è V Eritreo ^ autore ani rersalm ente per BMltc falsità sere.
475
Intanto •rmai ritomaBdo al Nores, non mancarono a questo i suoi
non dispregiabili difensori contra i Verati, cosi richiedendo le sue virtù ,
generalmente esaltate, per quanto si trae dalle seguenti opere: e biso-
gna, che i romori centra essi Verati fossero grandi, poiohè il Oaarìni eoi
{ pretesto di ridarre que' due soli libri in compendio^ risolvette di tor via
e tante, e sì verbose maladicenie, senza mai più nominar il Nores per
entro il compendio da lui fatto, come dice, sin nel 1599. In un testo di
esso pas, 35. si leggono le seguenti paxole, scritte in margine di propria
mano di Fabrizio Beltrami^ concittadino di Luca Contile da Oecona nel-
lo stato di Siena^ il qual Beltrami da indi in latino prese il dome di Scy^
thoniensis, e scrìsse un discorso delle imprese accademiche, in cui citfe
ditata, e che ad esenipio del Giovi», e di qualche altro ti compiacque d'inferir
nei ritratti della sua Pinacoteca ceree macchie e bratturs , le quali ora a torto #
era a diritto gli STÌsaao e li difermano . 11 F^ntanini ha cercato , con la saa
consueta sagacità » far qai entrar per secondo Marcantonio Guarini nipote del
esTaliere ; ma questo sctitrore nel luogo citato altro non dice al nostro propo-
sito , se non che „ passò un tant' uomo a più felice Tita a' 7. d' Ottobre del
„ léift. il LXXV. anno della sua età, essendo in Vinegia , dorè par tuttavia
„ il corpo di lui si giace in deposito ; „ e non fa parola né della parrochia di
jtfit Maurilio , né deir osteria , in coi morto lo Toglioao T Eritrèo s '1 ttoppo
a lui credalo Fontaaimi • L' Eritrio igoora e tace la contrada e Moasis. la spc-
ci&ca in quella di san Maurilio. Io stesso sono stato già tempo di tal parere.
I registri autentici de' morti nella chiesa di san Mosi mi hanno disingannato.
„ i4ia. 7. Ottobre. L'Illustre signor Zamtatista Guarini cavalier di Ferrare
,f d'anni 74. di febbre gii giorni 17. Tisitato dafl^cccèllentissitiio Giarca , f,
QaiTÌ dunque morì certamente il Gttarim , il quale ora costretto dal^e soe Iki ^
ora mosso da altri riguardi e interessi, venia frsifiienttnicase a Vine\ia e più
e più mtfi , come si raccoglfe dalle svr Wtstre aiasMseritie e stampate , ci &•
cea lungo soggiorno, e omi già in isoa vile osteria , che aè le eooveifieiue dal
suo stato lo permettevano • né la economia del suo domestico a cagione del suo
esser gran tempo vivuto in corte di tanti princìpi quasi in abbandono da lui
lasciato , lo comportava . Ci prese pertanto un onesto alloggio ed appartamento,
e son di parere , che a motivo appunto delle Continue sue liti , della suddetta
parrochia. solita sempre abitarsi dai priirctpali arrocvri di questo foro, se ii*e^
kggesse Pabitatione. GUmhatista^ Cioiri , librajo e statAfstor vetieiiano , il qua-
le eoa le replicate edieieai di quasi tane l' opere dei Gaartni avea notabilmen-
te avaoaata la sua stamperia e 't suo nagoaio , raccolse coa^ 1' aluto di Gregorio
de' Monti f dopo la morte dell'amico Gtiarini , un buon numero di componi»
meati poetici » volgari e latiai, e ne pubblitb ki racoois» con questo titdUi ,» : Ta*
n He poesie dì arati eccellcntt aatori im morte del molto illastre sig. cavalìei
H Battista Gaarini . In Vetusta psesso Giamkaùsts Ciotti 1 61 éw i« x a* • »« b»
raccolta concieae iatorao a censo *<€ompanimcoti, e qaaai settanta ne sono gì*
autori , in aìsno de" quali si de il iHiniitio ceond e si fa la mi«ima allo6Ìoa#
alia vii sognata osteria: circoataata , che cortamenee avrebbe suggerito ad alea«
no un forte motivo di coro piagner lue l'aocidciKei II Cioiù in oltre d^ica hi
raccolta a Gregorio de Monti , il quale nel corso di lunghissimi anni sapevasi
•ssere stato il più domestico e *I più iatriaseco amico del cavaliere : il ehor
continua a dire nella sua lettera il Ciarli , ,r egli ha voluto autenticar nel fino
,» della sua vira , poiché trovaodosi nella sua ipstrio coavdeseente , volle venir
„ a V€ne\téi^ quasi presago della sua morte, per cinuder gli osohi nelle sue
,» braccia , „ cioè di eMO Maim • E si forra poi dire e si potrà osedeie , cbe
476
Due discorsi di Faustino Sutnmo Padovano, l^uno
contra le rra^icomedie e le moderne Pastorali, l'altro
contra il Pastorfido, con una Replica alla Difesa di Or-
lando Pescetti. In Vicenza per Ùior gì o Greco a istan-
za di Francesco Bolzetta librajo padovano i6ofì. in
4. (i)(tf). L. 5.
Considerazioni di Gio. Pietro Malacreta, Dottor vi-
centino, detto nell'Accademia degli Orditi di Padova
l'Innaspato, sopra il Pastorfido, Tra^icomedia pastorale
del molto illustre Signor Gavatier Batista Guarini. In
Vicenza per Giorgio Greco a istanza di Francesco BoU
zett a librajo padovano 1600. in ^ 4«
* E i/i t" e ne zia per Marcantonio Zaltieri 1600. i6oi,
in la. (2). i2..
un suo esame del Pastorfido. Le sue parole son tali: questo dine ( il Cuo-
lini ) ,, p<*r isfogare la collera, rhe avea con Alfonso duca di Ferrara^ che
„ si servì ne* maneggi e più importanti nego^j delT/mo/a ( Giambatista
,, Laderchi ) in luogo del quale saria voluto entrare questo autore; ma
,^ più acerbamente t^f'iga questo sdegno ne! libro, ohe fece A^ì Segretario ^
99 Soggetto apposta preso da lui per questo fine ,, . Il Beìtrami in altra sua
nota al Verato II. pag. 269. sopra la ri^a 4- corrispondeiife al tenore ac»
Gennaro, dice così: vedi in questo proposito il Segretario del Guarino ^ e ve»
drai r Attizzato essere il Guarino . Questi alludendo ali Y;no/a^ si vede,
che lusinga assai poco i nudi e puri legisti anche altrove, e forse non
senza ragione ( Lett. pag. 8. 184. ).
(i) Questi «lue discorsi tratti dai poetici del 5£«m/iu> stampati in Pa^
dova^idiX Bolzetta nei 1600. in 4* « vengono quivi ad essere l'xi. e *l xii.
(n) Precede la licenza del consiglio di x. per la scampa in virtù delta
relazione del padre inquisitore, del Segretario del senato Lorenzo Mas--
sa^ e di Fabio Paolini, lettor pubblico di buone lettere, i quali, a ciò de-
ll Cudìimìt trovandosi convalescente in Fert^ra sai patri t , ove tenea casa e
fiiniiglia , se ne sia ▼olontariamente patcito per venire a finir la vita in ana
osteria, e non più tosta in comodo e onesto alloggio , e forse anche in ^aelio o
S resto a qadlo del sao intrìnseco amico Monti • nelle cui bracci j appunto di
oir saa viu gli avvenne? I uomo al snddecto Afoari soggiui^nckb . aver lai
composta ana grazioza comnedia . intitolata l'Ippolita, stampata la prima voi*
ta in Venezia a» EvdngeiittA Dtuchiné nel i4ii. i« it. e dedicata al (^tt.fiai
da Giovanni de' Mc/tti , cugino dell'aurore, la quale p >i usci fuori, riformita di
molto, ptr la terra volta dalle stampe di Pietro È.iha nel t4LO pamncate
in la. c<in ana dcdicaxiane delio stesso Gregorio ad Alessandro e Guarino G:i£^
rini ^ fig'iitoli di Bttisté, otto aani prima gii morto.
(d) 1601. sta impresso nel mio esemplare. A titolo del libro ag^iugae a quaa.
ta A* é riportata di sopra ; naa Risposu di esso Summo ia difesa del metro
477
Apologia di Giovanni Savio veneziano, Dottore^ in
difesa del Pastoriido Tragicomedia pastorale del molto
illustre Signor Cavalier Batista Cuarini, dalle opposi-
Tiìoni fattegli dagli eccellentissioìì Signori Faustino
Summo, Gio. Pietro Malacreti, e Angelo Ingegneri, di-
visa in tre Parti, (i) (b).
Nella I. si ragiona della Tragicomedia in universale.
Nella II. della Favola del Pastoriìdo.
Nella III. del Pastorfido disteso.
In Venezia per Orazio Landucci lòoi. in i^. L. 3«
pu tati, attestano» come nel libro non vi è cosa contra le leggi, e che è de-
gno di stampa.
Il Guarirli nella prefazione al compendio de* suoi Verati sparla al so-
lito dei Siunmo e del Malacreta^ cioè con disprezzo; ma non pare, rhe
fossero da spregiarsi; né con loro al ceito fu paragonabile il campione
Pescetti {a*)y schernitore ancor egli e del Tassale del Guastavino per vi-
le adulazione, come persona delle qualità espresse dal Beni nel Cavai»
canti.
(i) W Savio pag. I^i. parlando della Prigion éP amore ^ Commedia di
Sforza Oddo, che fu legista, dà a questo il nome di suo maestro (e*).
1j Ingegneri non iscrisse a parte centra il Pastorfido, ma bensì nel suo
discorso ( pag 3. 14* ) ^ senza nominarlo, dopo averlo per nome lodato.
nelle Poesie e ne' Poemi • cootra il parere dì Paolo Beni • Siccome questa RU
sposta vcrka sopra an argomento non appartenente a questo capo, cosi Monsigno-
re ha stimato bene di ometterla. I titoli peto de' libri debbono riferirsi intiera-
mente in an esatto catalogo.
(4*) Il Pticeui non fu da meno del Summo e del Mdlacretd : ma se questi si
dichiarano avversar) del Guanni , e se quegli se ne fece campione , non i da
maravigliarsi, che il Guanni parli con disprezzo di chi io biasima e con istima
di chi io difende.
{h) Neil* anno appunto itfoi in cui il Savio diede alla luce la sua Apologia 9
mori egli in Padova in età d'anni %%.. Se fosse vivuto più lunga età, sareb-
be stato un prodigio di sapere , poiché nei suo 10 anno scrivea latino cosi a
perfezione, ai latino* scriptores egregie intetligeret , Cueroftem precipue referret ;
son parOiC di Vincenzio Contarmi pubblco professore di nmane lettere in quel-
la università, nell'orazione funera'e quivi reciriita a lui pubblicamente nell'ac-
cademia degli Stabili ai 7. di Giugno. Dopo *a ingua atina studiò e apprese
la greca e 1' ebraica nel seminano patriaicair di Murino . S.>ggini;(ne il Contarmi
aver lui composti più di otto mila versi . L' Apologia fìi da qualche invidioso
ascritta ad altri, che al SWioi ma il suo panegirista dice di costoro: sei hi ^
vel hominem non norant » rei alieno eum , quoi ajunt , peie metiebantnr , nom
suo,
(e*) Sfonda Oddo teneva appunto in quel tempo la cattedra del diritto cesa-
reo ia quella unifcrsità.
47»
Risposta alle Coosiderazioni # dnbbj del Dottar Ma-
lacreta sopra il Pastoriido ccm altre yane dmbifiaaioni^
tanto centra detti d^bbj e Gposideraaotii^ quanto c^m-
tra Pistesso Pasterfido con un Discorso nel fine per
compimento di tntta Topera ài Paolo BenL Im Pmdomt^
per Francesco Bolzetta i6oo. in 4* (i)« Ii« 5*
Difesa del Pastoritdo. Tragicomedia pastorale del
molto illustre Signor Gavalier Batista Guarioi da guan-
to gli è stato scrìtto contro dagli eceelleodsaimi Agno-
ri Faustin Sanmo, e Gìo. Pietro Matacreta con nnife
breve risoluzione de'dubbj del molto reverendo Signor
D. Pagolo Beni, d'Orlando Pescetti. Iw VeroMiper Am^
gelo Tamo i6qi. in ^. {p). é..
Apologia di Luigi d'Erediti, nella quale si difendono
Teocrito e i Doriesi Poeti Giciliaui, <ulle accose di Ba«
tista Gnarìni, e per incidenza si metto in diaptita il suo
Pastorftdo . In Palermo per Giù. Antonio Franceschi
i6o3 in 4- (3)- 5.
* E in Vicenza per Lorenzo Lori i6o8. in 8* 3.
( i) II nome di PaoIò Beni anda^s memo^ìm prtucif io dopo- la voce ilU
sposta. Il discorso as^ontovi a parte ha ladata di Venezia presso Paolo
UgaRno à istanza dell aiitore lifoo. fn Jjp^, coT priril^ia del seimto pet
la lìctDza e pri?ativa delta stampa, benché iT linro sia ai sole pagine 19.
onde bisogna, che in Padova, dorè fu stampata la detta Risposta, il di-
scorso aggiuBitovi, comeckè noa caateoga particolaiità fiutidioso^ pei le
fazioni allor* ealde, mcontrassa tali dìfficokà» cka toowtifsro il ÈeMi a
rioorrero dirittafaente a Venetfi» ptv lo liceMn di ptil^blicai lo«
{2) Qui pure il nome del Pescetti dovea porsi in prinolpiocon dire:
Tf^esa di Orhsndti Pascetti per la Tragicommedia pastoraìe del Fast^"
doec.
(3) Questo ^edk'a con cristiana umiltà aggiongie in una j^rotesta alla fi-
ne del Libio> cha ^ se per disi|^aBÌo o per igooraoma sua si feaoYassein que-
^ sta o in altra ano seiitturo » okofi* ooao lipngOABte %i decreti della
9, cittoliem , orteifoesoy Tomnna. chiesa, et la/rieratto e rifiata » afferendo-*
,9 ai prontitstmo a disdifhi, secondMhè gM revrìi oomefidato do' ai^e«'
9» riorl ,^. St chìiinc[Ue stampa linitassv VEfe^a^^wnino dfacvrbi' airrebbie
la suprema autorità della chiesa. Egli dice di aver àVata pratica deHette-
rati di Roma e di altre città d'Italia, e in poche pagine oppone assai co-
se all'eleiùona e alla struttura della jPai^o^, non apnoggiata a £ama , né
ad autorità alcuna, ma di pianta inventata , e tutta nata, dal Guarini : e
le opposizioni , quantunque essenziali , e inxi* anni prima della mor-
479
Ae del Guerini Jue volte itampate ^ non si videro sciolte (a*). L' Eredia
nel bel principio rag^iuiglia il pubblico, avere il Ouarini per lo ^, spa-
y, sio di tanti anni eletto di wicax 1' intelletto intorno a questo suo
^y oomponimento pastoimleyy. Qoeetoepazio di tonfi anni si ridusse iu
tutto sila semaia di Kxj. siccome Gioiumni Villifrancfd da Volterra^
ciie dianzi ineortedi T4>soana dovette av«r conosciuto il Guarini , ne
rendette informato il NimeU^ dàt lo riferisce in fine deirultimo Progin^
mnsmo del Volume II« Laoude è f raa le^gereMn dopo tali asserzioni vc«-
ler dubitarne sul £rivioi« iandam^sito ^ clìeTantore nacque nel 1537.
Anzi egli iiuoque nel i539. poiché nel i58a. egli afferma ( Lettere pag.
io3. ed. Ili. ) di ritrovarsi al Jecvi appunto nel quarantesitno quarto annr>
di soaetà;e^ prima dell'anno i$7i. egli fu , cerne dice (Leti, p. 48)
inviato per Alfonso II. duca di Ferrara a Carlo Emanuel duca di Sa^
w/a e per due soli mesi, per quanto si raccoglie da nna eualetteffa( pag.
1 15. ) al barone «S/mdraro aosbaaciatore del re cattolico a quella cor»*
te (&*). Se in tal congiuntura egli presentò al duca il suo Pastorfido a
penna come in efietto nel iS85. eerivendo al raedeeiaso ( pag. 100. ) ,
diee di avefgiìelo presentato ne' tempi addietro , onde poi vi fu anche
rappresentato con regal magnificenia nelle nozse del duca con l'infanta
Caterina figlinola del re Filippo il. di Spagna , di qui si vede chiaro Io
spazio di XXI. anno dal nascimento del libro alla sua pubblicaaione per
via delle stampe. Nell'anno i58a. egli scrisse al marchese Cornelio Ben-
tii¥)glio (Lett. pag. 117.) di aver servito il duca di i^eminn in onorevoli
impieghi lo spazio di xvx. anni continui: ed avendo egli stesso, come
poi Mi dirà, fatto «tampare il suo poema nel iSgo. di qui retrocedendo, si
arriva all'anno 1569. £ vi corrisponde benissimo il tempo di averlo trat-
tenuto e limato, secondo V Eredia, per lo spazio di tanti anni, che arriva-
no iu tntto a XXI. mettendosi in conto ancor quelli, che si frapposero,
de' suoi molti viaggi ed impieghi; non essendo mai stata a lui tolta la fa-
coltà di ripulirlo, migliorarlo e mutarlo, a cagione di averlo dapprima
(àf) Qui I' aritmetica aea ceata giasto . Dall' aaao iéo|. ia cai fa impreisa
VÀpologid, dell* EredÌ€ , siao ai léii. in cui passò di vita il Guarini » non cor-
sero II. anni giasta il computo del F^M/aoifti , aia $. e se ia questo tempo
non lì fiderò sciolte le poche opposìtioni dell' Eredia , fu o perchè non parve-
ro cisenziali o perchè si giudica » che già fossero state sciolte dai difensori del
Guarini, essendo state dagli altri oppositori gii messe in campo: o perchè final-
mente nel 1601. eran già finiti i litigi contra il Pastorfido ^ tiè altro di più se
«e intese .
{h*) Prima del 1571* il Gaariiti snd^ iatisto per Alfenso tL daca di Ferra*
ra tà Emaamel Filibeno daca di Saveja ^ padre di Cario Emanuele t il quale
aoA sottentrò pai ducato, st aoa nel i fSo. dopo la morte del padre. Che ia
Savo/a £9M^ ÌAFÌato dal duca 4lfon$o per due soli - mesi è falsissimo , poiché
b lettera di lui al Bareue Sfonirato ^ scritta nel If86 parla del tempo • in cui
Tolontariamente e non infiato si portò il cafaliere a Torino per presentare al
duca Carh Emanuele il sao PastùHidQ • Qaesti punti ha molto esattamente di-
sastiinat! i| sig. Baratti . Chi si fidasse di tesser ordiaatsmente la fita del Gua-
rini sopra le memorie del JPsvrfaaiai , sccoiaerebbe ao mostro col capo e eoa
1' altre soe parti foori di laogo .
\
f ;n '\J\ suo naicimerdo uedicAto e presenteio Jil éoca 4i Saioo}^ c^^ofoi
egli fie fcriM^! a lui fte««o o^l i S3S. ( L^tt. y^^- ^ ) ■'^ ^i*' '^ «e«uì la i«-
Dio«a rappreteocaziooe ia TWùio. Si mi I avo t^ «i Tmsso eoo si coUe la li-
ìh-ttmAt fare il fn«'*i^Ì0oal poema della Genumlemmte dopo aTerlo ne'
fu >i primi aooì dedicato e pretentato al da«^ di Urbino, qaale tnttaTÌa si
C4>n4erYa n^l tao codice originale della Lùtrtrut f^miicMma, dm ne piima
additato. Ma per n^lio ehiarire la veriià delU cose, e la g'an debol*-2xa
ili voler dubitarne sul fondamento di tcffistiebe foiti^liesae, uun potrà es-
§^r malfatto esporre no poco Tintoria, non po'tto divfnoreYole al Guarim
ni, di tali ripuliture, da lai fatte alla soa Tragicommedia dietro agli aT-
TTftimenti e cooftigli, non certo di tfii solo, ma di piò Talentaomim, ap-
punto nel corso di xxi. sono, cominciando dal iSóy. io coi egli dovette
averla dato principio.
Qua fi t'j egli ostentasse Tatrai stima verso le cose sne , la quale vera-
nì^ìììf fu glande, y^-f non dire eccessi va « «la Ini medesimo si palesa al>-
bondaiitemeute ne due Verati . Quindi è che nelT altro libro da lai
scritto, come dicemmo , a nome di Serafino CoUaio , boibàere da San
Bellino e suo servidore, cootra i Sorùfacj^ i quali , vedato , com* egli
gagl iarda meute si opponeva alla traslazione da loro proposta del corpo
di San Bellino a Rox^igo dal villaggio , doTe si trova e cbe porta il no-
me del 5a/i/o e offesi da alca oe sne stampe, avendogli ricordato con
maniera , nel vero poco obbligante , I Vsser soo di poeta piii cbe volga^
re, il buon Guarini per eccesso di verecondia prontamente negò di avex
egli da se pubblicato il suo Pastoffido, Le proprie sue parole sono que-
ste ( pag. 34* ) f» né furon le cose sue poetiche, e '1 Pastorfido massima^
mente pubblicate da lui ,,. Ma il Guarini non dovea così scrivere , per-
ché qui egli negò la verità manifesta dianzi da Ini medesimo esposta al
conte Giovanni ie* Bardi quando gli scrisse il di xix. di Agosto 1589.
desiderar di stampare il Pastorfido , né poter differirlo ; onde perciò lo
pregava a impetrargli dal granduca il privilegio della privativa della
stampa. Appresso ( Lettere p. S%. 189. 160. ) ringrazia il cavaiier Fìis-
ta «egretario del granduca il dì i. del Tanno 1590. di avergli mandato
il privilegio. Alcuni anni avanti avendone pure scritto a Torino al ba-
rone Sfondrato e al marchese da Este , per m^^zzo loro ebb»* licenza dal
duca di dare alle stampe il poema a lui già dedicato a penna, onde ra-
gion volea che senza suo positivo consenso non ne facesse la divulga-
zione. Nel 1589. il Guarini richiese altro privilegio al duca di Parmai
e tutti questi atti stanno registrati nelle sue Lettere già stampate prima^
che, egli nel suo Barbiere composto nel 1609. negasse di avere avu-
ta pnrte nella pubblicazione del Pastorfido . Io per me non credo ,
che facesse bene a negarlo , perchè negò il vero y che non dee mai
Desarsi dall' uomo onesto per via di menzogne , e molto meno in
pubbliche stampe • Invanito degli applausi del suo poema , ne fa
gelosissimo , volendo per forza ^ che ognun l'ammirasse^ e guai a chi
avesse ardito pensare , non che aprir bocca in contrario: e lo sa il
Jffores. Così in tal proposito passim succede in chi oltre al farsi bel«
lo di oose furtivamente espilate ne' libri altrui , anzi di persone aa-
43 1
cor vive , eome privativamente e largamente prevenuto in favor pro-
prio, nauseando lodi ordinarie con intrepidezza risolve di farsele da
se solo, e sino di comporre a se stesso in altrui nome le dedicatorie , o
le iscrizioni , che senza pericolo di tralasciar nulla contengono tutto
il dicibile: e di potenza si fanno anche entrare di contrabando sin den-
tro nelle altrui approvazioni de' libri , dove elle prima senza superlati-
tì» sembravano sparse: onde poi non si bada, che in tal guisa interpola-
te, compariscano prive di senso. Il Guarirli fingeva di avere a schifo
il titolo dì poeta volgare per prof essione : e ninno mai lo ambì pia di
lui^ come risulta da' Verati^ dal corpo delle %\Jie Lettere (j^^g*A^» 98.
100. — Parte II. p. 63.) e dal Barbiere { p. i34.)
Bisogna però confessare che il Guarirli non contento della ,, privata
yy lode riportata, come dice, alcuna volta per la sua pastorale in molte
„ parti d'Italia, dove era stata udita ,, egli volle prima di stamparla u-
dirne ancora in voce e a penna il parere di parecchi grandi uomini, sot-
toponendola alla loro censura ( Lettere p. 54. Sy. 4^* ^^4* '^8. ) Cosi
fece al cavalier Lionardo Sahiati nel i586. il quale con gradimento lo
rendette servito di una sua scrittura sopra il poema , a tal fine manda-
togli a penna : e questa scrittura si serba attualmente in Ferrara dal sig.
marchese Guido Benfwoglio^ che nomino per cagion di onoranza. Né il
Salviati , qual valentuomo di squisite lettere ornato, fu già unico e so-
lo a esser pregato àdXGuarini di consiglio letterario, conforme vanamen-
te credette l'adulatore Pescetti nella Risposta all' Anticrusca del Beni
( pag. ló. 112. ii3. ); imperciocché oltre alni , non pochi altri ebbero
questo medesimo onore. Tali furono Ferrando II, e Curzio Gonzaga^ e
i due chiari scrittori , Muzio Manfredi e Bernardino Baldi abate di
Guastalla ( Lett. p. 198. — Parte II, pag. 69. 71. ). Il Manfredi però
dopo ricevuto il poema in istampa, non mancò di avvisar 1' autore che
vi avea ,, molte cose contrarie o diverse dall' arte drammatica ,, : e il
Guarini scrisse al Baldi { Lettere p&g, 2,62,) , „ che il Pastorfido dal
,, suo nascimento ebbe allevatrice la cortesia e la lingua sua, mercè del-
,, le quali sua creatura uscì e crebbe felice parto in grazia del mondo,,.
Tali grazie non si fanno sempre con la sola penna , ma talvolta con la
viva voce : e di questa intese il Buonanni ( Graz, pag. xi.), ove mise il
Guarini tra i consiglieri del Tasso in cose appartenenti alla sua Gerusa^
lemme; onde è mal sicuro il rifuggire all' emenda di errori di stampa in
alcuna delle prime edizioni , ninna delle quali venne dal Tasso ^ per
quanto altrove si è occularmente mostrato. Ma sopra tutti il patriarca,
e poi cardinale Scipion Gonzaga esserne stato distinto dal Guarini in
chiedere ì suoi consigli a penna ^ lo manifesta una lettera al Guarini in
nome del cardinale scritta da Jacopo Pergamini suo segretario , la qua-
le sta ancora tra quelle del Guarini ( pag. 167 ). In questa lettera dice
il Gonzaga di mandargli ^, nota di alcune cosette da se considerate nel
yj poema e di più una scrittura di gentiluomo di bellissimo ingegno e di
„ molta dottrina, e ciò non con altra intenzione^ come dice il Patriarca,
,, che di far quel, che si sa in servigio e onor del Guarini ,^. Se poi que-
sti in tutto si mostrasse arrendevole alle cose avvisate^ a noi non è noto;
Tom. /• 63
482
jna per altro sappiamo la gran fempesta di opposizioni ^ che dopo stam-
pato il poema, gli Tennero addosso. Bensì per lettera de' xir. ài NoTem^
bre 1712. già scrittane da Rovigo , eon senno Teramente sopra qaaloxi*
ijne altro di prespicaee e perito osservatore, dal rinomato nkonsigoor jR-
lippa del Torre rescoTO à* Adria , possiamo affermare , che questi, «Teo*
do congiuntamente avuti pia testi originali a mano di quel poema in
nno di essi ritrovò scritto , ma poi cassato , il titolo di Favola pastorale
e surrogatovi quello di Tragicommedia pastorale ; onde^ oltre al suono
per raggiunto pastorale dopo il nome di Pastorfido , ne nacquero ap-
presso alla divulgazione que' tanti romorì , che sono già noti . Il Prelato
contenendosi in riguardare il vario rifacimento dell'opera nelle carte,
che avta in mano , osservò di vantaggio , che in un testo non vi erano i
cori tra atto ed atto » perchè T autore da (n-incipio dovette seguire ehi
non gli vuole ; ma poi consigliatone altramente ^^si vede che gli com-
pese . Che l'ultimo testo , benché ripulito , non corrispondeva alla
stampa, essendo una maraviglia il vedere nelle folte cassature e rimesse
di ceotinaja di versi , come il principio della scena i. si trovava in tre
guise tutte diverse dalla stampa ^ e di piìi in stile bassissimo e propria-
mente da vergognarsene, osservandosi, che tutti i luoghi rifiutati e cor-
retti nel margine erano infelici , o cattivi ; onde forza è persuadersi,
che qualche amico giudizioso, e di gran senno fornito gli avesse mi-
gliorati 0 fatti abbandonar dall'autore. Che da alcuni de* primi fo^W^
per le moltissime cassature , con parole sopra e sotto rifatte, replicate
e corrette , si veniva a scoprire la sua gran fatica in comporre; onde ap-
pariva avervi alcuno avuta mano per consiglio e ancor per ajuto ijnr mi-
gliorare ogni cosa , non essendo credibile , che certi luoghi debolissimi
fossero stati in nobil forma ridotti da chi gli aveva composti dapprima.
Finqui monsignor vescovo del Torre.
Concludiamo, che tutti convengono , l'eloquenza poetica del poema
riuscire a maraviglia dolce e melata , per non dir troppo lirica e lussn-
re "[giante, e come si direbbe in latino , calamistrata . Niccolò Fìffani
( Considerazioni p. 570. 574- 575. 576.) oltre a più cose bisognevoli di
di forte difesa ^ vi avverte dopo Muzio Manfredi gran numero di ma-
diigali ; ma quel che è peggio^ notano entrambi ( Liettere pag. 7$. ) , es-
servi nel costume talvolta qualche lascivia , che pare a bella posta in-
ventata per solleticare i lettori e gli spettatori. E in vero le massime li-
cenziose sparsevi non sono atte a fare alcun bene. Infatti il padre Daniel"
lo Battoli, gesuita ferrarese ( Uuomo di lettere Farteli, p. i83. 184. e -
diz. 1 .) deplora in particolare i mali cagionati da questa tragicommedia:
e se l'autore ne fu candidamente e senza rispetti umani ripreso dal car-
dinal Bellarmino in occasione di esser questi fra gli altri del sacro col-
legio visitato da lui . come da ambasciadore della città di Ferrara slUh
santa sede nel pontificato di Paolo V. la riprensione non fu al certo da
dispregiarci , come fece dianzi con poca circospezione chi ebbe a scrive-
te ^ che il ,, Guarino rintuzzasse il rimprovero del cardinale con arguta
risposta ^^ ; perocché un porporato della qualità del Bellarmino non fu
persona da rintuaaarsi con argute risposte : e Y Eritreo ( Pinacot. I. pag.
433
L^AIessaudro, ovvero dalla Pastorale, dialogo di Lo-
dovico Zuccolo. Sta co'suoi dialoghi pag. 191. {a).
96. ) dopo esser prima stato il panegirista del Quarìnij si ridusse a scrive-
re ; che la sua tragicommedia credeasi morum furiasse integritati non u-
tilis. Etenìm in ejus dulcedine suavitateque^ tamquam in infesto sirenibus
marif in quo etiam Ulysses erraM, virgines, nuf tacque complures pudici^
tìae natqragiwfafecisse dìcuntur. Ora pare, che il tempo ci abbia rimedia-
\0y faceado molto raffreddare a' di nostri il gran fervore di que' primi ap-
plausi» talché sembra, che non si abbia a rappresentare mai più. Al ri-
manente il Guarini fu ornato da Dio di gran doni, ed essendosi abbattu-
to in tempo, che la sana istituzione letteraria e giovanile andava tutta-
via felicemente nelle scuole sotto veterani e periti maestri, a lui fu mol-
to agevole impossessarsi delle lettere greche e latine: e ne possono fare
qualche testimonianza le sue orazioni, sparsamente stampate in diverse
occorrenze; leggendosi ancora, esser lui in età di xviii. anni arrivato a
conseguire il grado di pubblico professore di filosofia morale nella cele-
bre università della sua patria.
(et) pag. tfi. della prima ediuone fattane in Perugia appresso Annibale Alìgi
Tdf. in a.; e pag. ij. dell' edizione assai più copioM e corretta, fattane in Ve*
ne\Ì£ appresso Marco Ginammi léif. in 4. nella qaalc il suddetto dialogo sta
in secondo luogo, ma col titolo, il Guardino ^ che è il cogm>ine di Alessandro
Guardino, uno dcgl* interlocutori . Lo stesso dialogo col primo titolo di Ales»
Sandro separatamente dagli altri e accompagnato da tre egloghe di esso Zmc»
colo , era stato la prima Tolta stampato in Venaxia per Andrea Babà nel f4i|«
in ti. con una lettera di Giambansta Zuftola nipote dell'autore a Clemente
Sartoli , gemtilaomo di Urbino e iusigae letterato. La edizione di Perugia ^
non contiene se non sei dialoglii , il terso de' quali è intorno all' amore dei PUm
tonici e del Petrarca , cui stretta Mente rivede i conti . Fa poi questo ' dialogo
tolto via nella edizione del Ginammi f o?e per akro i dialogai sono aocrescion
al namcro di quindici •
CAPO VI.
Favole pescatone in verso.
JLi Alceo, Favola pescatoria di Antonio Ongaro^ reci-
tata in Nettuno, castello (allora) de' Signori Colonne-
si. In Venezia per Francesco Ziletti i58a. in 8. L. 4«
* E wi per Qiambatìsta Bonfadino iSqi^. 1899. i6o5.
in la. 3.
* E i/i Ferrara a istanza di Alfonso Carafa i588.
in lOk. 3«
* E i/i Venezia per Niccolò Tebaldini i6o3. i/iia. 3,
484
* E con grìntramezzì (già invenzione) di Batista Cua-
rìni, spiegati con dichiarazioni e discorsi dall' Arsiccio,
Accademico Ricreduto (Ottavio Magnanini). InFerra^
raper Vittorio Baldini 1614. in ^. (0 (^) (*)•
(i) Questa edizione àtiVAlceo, troppo anticipatamente fatta uscire pri-
ma del tempo, che Enzo Benti(^glìo si era prefisso per farlo magnifica-
mente rappresentare in Ferrara nel sapposto arrivo del cvitAìndl Domenico
Rivarola, e del principe D. Michele Peretti^ rimase fondata in aria, per-
chè non vi giunsero; onde il BentivogUo per suoi affari andato a Boma,
e poi tornato a Ferrara^ in vece deìV Alceo vi fece rappresentare Vldalba
tragedia di Maffeo Veniero, arcivescovo di Corfu^ allora quivi pubblica-
ta in la. senza espressione di tempo, forse per tema di non errare di nuo-
vo, come si era fatto neWAlceo^ e con nuovi intramezzi descritti pur
ialV Arsiccio (b*)^ il qual parimente per le stampe del Baldini nel i6ia.
in 4* pubblicò la iJe/azio/ie dell'apparato di un ^or/zeo^ fattovi fare da
Enzo. Il Magnanini sopra V Alceo vi motteggia V Anticrusca del Beni^
allora uscita; ma nello stile egli pure fu motteggiato da Fulvio Testij al
quale però il Magnanirù rispose non senza grazia nel medesimo stile. In
quanto ^XVOngaro, egli non fu da Padova^ né da Nettuno^ dove fu rap-
(tf ) Pisccìa al F^mtanini o non piaccia • il Guarirti ha qai il tao titolo di ca-
valiere nel frontispizio del libro omesso ad arte da chi Tanamente glielo contra-
sta. 11 Crescìmbgni ( Cémentarj VoL IL P. /. pug, 4éf. cdi\* di Venezia) par-
lando dei suddetti intramezzi sostiene , che questi sìeno iATcnzìoac e lavaro
di Ottavio Méignanini , allegandone in prara , ohre all' asserzione di frate ^4^0-
stino Superbi nell' apparato oegli «omini illustri di Ferrara , quella dello stesso
Magnanini , il quale II dichiara per suoi nella lettera posta franti alle sue le-
sioni accademiche sopra gli occhi ; ma io per accertarmene avendo talte per
nano quelle lezioni, osservai al luogo citato the il Magnanini sì dichiara ben-
sì che per servire alle magnanime e regali rappresentazioni dei marchese Enio
Bentif aglio fu costretto a dare in luce e comportare , che sotto la maschera
dell' Arsiccio accademico ricreduto ricevessero la vita della stampa varie sue de-
scrizioni e discorsi , ma non dica parola d* intermezzi » lasciandone la gloria al
loro legittimo autore , che f« veramente il Guarini : il che pure confermasi
dal Magnanini nella descrizione dei medesimi intramezzi , co' quali il detto
marchese fé' rappresentare la Mraiamante ^ tragedia à* Atei Sandro Guarini, fi-
gliuolo del cavaliere . La suddetta descrizione Fu stampata in Ferrara dal Bai-
dini nei i<t6. in xt. ; e la credo distesa dal Magnanini, benché non vi si leg-
ga il suo nome .
{t*) Chiama nuovi gì' iatermezzi dell' Idalba • come se fossero diversi da
Suelli già fatti dal Guarini per V Alceo: ma quegli sono gli sttssissimi trattone
cune mutazioni necessariamente fattevi, e forse a parere del sig. Barotti da Gi-
rolamo Preti, Furono pti replicati, come già dissi , l'anno i4t6. nella rappre-
sentazione della Bradamante gelosa di Alessandro Guarini , e ristampati in Fer-
rara unitamente con la descrizione dell' Arsiccio .
(*) K tinito ^W Aninta «lei Tasto. Pad9v% per Giuseppe Cornino lya». in 8. etiisioac
co41ocatJi tUi Bravetti Tra (fuelU di Crusca «li Antonio OngarOy che fra ^ii Accademici
lUumia&ti ti clnaniò V Affidato escirono |>are alle stampo lo Rime . In Farneta per iV<-
ooìò Mariani il léoe. in S.
485
L' Amaranta , Favola pescatorla di Giovanni Vii-
lifranchi • In Venezia per Bernardo Giunti 1610. in
la. (i)(*). L. a*
L'Agì, Favola Marina di Scipione di Manzano , in cui
ti loda -la Repubblica di Venezia. In Venezia pel Ciotti
i6oo. in 4* (p)* 3.
presentato il suo Alceo; ma nacque nella città di Venezia, ed egli stesso
in persona di Canoro, anagramma di Ongaro, nella sua egloga, intito-
lata Fillide, lo dice con questi versi ( Rime Parte Ill.pag, i3o, cdiz. del
Ciotti del 1620. in 12. ):
Adria è la patria mia. Canoro il nome;
Nel grembo ^P Adria io nacqui, onde fortuna
Pargoletto mi tolse, allorché appena
Sapeva aprir le labbra alle parole:
E mi condusse ai colli d'Amarili (a*) .
Per questi colli potrebbono intendersi i famosi Euganei del padovano.
(i) In altre posteriori edizioni non mancano errori sino nel fronti-
spizio.
(2) 11 divulgatore Ciovani de Attimis dice di averla estratta dalForigi-
nale dell'autore, già morto prima di aver potuto ripulirla secondo i pre-
cetti dell*àrte, da lui esposta ne* suoi discorsi poetici, che V Attimis pro-
mette di pubblicare, ma che poi non si videro (&'*'). Questi due gentiluo-
mini furono di famiglie distinti nel Friuli.
(a*) Il merito di ayer dato a Vene\id, e tolto « Paiovd e a Nettuno questo
non ignobil poeta , sarebbe di monsig. Fontdnini , se prima di lai non a^esfe
fatta scoperta l'autore del tomo XXXIV. del giornale de* letterati d'Italia cioè
il padre don Piercaterino Zino , chcrico regolare somasco , mio fratello , di
sempre onorevole ricordanza. Qui?i egli cosi lasciò scritto {pdg* 47f* 47^0»
dopo aver confutato , chi nettunese e chi padovano il sostenne : „ ma noi lo sti-
,, miamo di nascita fenczìano; si perchè nel sonetto dì Girolamo Ruis allo stes*
y, so (Ongaro) al verso dodicesimo egli è chiamato figlio à* Adria ; si ancora per-
„chè nelle sue rime, parte terza, stampate in Vicenza per Ciorgio Greco i6of«
„ in 11. a carte 5. in un'egloga, intitolata Fi //ii^, interlocutori Canoro e Titir0
col primo nome che e anagrammacico , segnando il poeta se stesso e di se
dando notizia, cosi dice nel sesto verso.,,
Adria è la patria mia , Ganoro il nome :
Ntl grembo d' Adria nacqui , onde fortuna
Pargoletto mi toise, allor ch'appena
Sapeva aprir le labbia alle parole •
E mi condusse a' colli d* Amarilli •
Il plagio è manifesto e patente ; e ninno ha da dolersi » che a tatti si renda
il sao .
{k*) Non so se i discorsi poetici del Mancano , promessi dopo la di lui morte
dall' ^m'mìf fossero quegli da me osservati in un codice originale in foglio,
{*) Giovanni Vilìifranchì Volterrano tcrisse anche r^>rrèa Favola FAttorale im-
presta ìm. Venezia per Gio, Battista Ciotti ib()\. iu 8. ( v. il Crevenna, )
T>ù
La Dori, Favola pescatoria d^Fsabetta Gereglia, Luc-
chese. In Napoli per Giandomenico Montanaro i634-
in i^. L. a.
Eglo^l^be peacatorie ^XlV.^difiemardino Rota /^pub-
blicate da Scipione Ammirato ). In Napoli per Già:
Maria Scotto i56o in S. 6.
* E m Vinegia presso il Giolito ì566. in 8. 7,
* E m Napoli per Giuseppe Cacchi i57a. 1574. in 4-
con le altre opere del Rota. (i). 9.
(i) Il Rota fa il primo, che di proposito facesse cm corpo di egloghe
pelatone in dialetto coniane de* letterati d*ltalia dopo il Sannazaro,
€tne ne fece in latino; onde qui non serve allegare Andrea Calmo, che
scrisse le sue Rime pescatone nel rene9Ìano»le anali si trovano stampa-
te con altre sue cose in Venezia per Domenico Èarri nel 1559. !>> 8* Se
poi se ne trovano di Bernardo Tasso, e di qaatchednn ahro in dialetto
comune, queste sono di sì poca ìmportanssa, che appena se ne sa il no-
afsai gaatto e mahrattato dal teropo, comaaicasoioi dal padre don StèmsUe
Seetimelii^ dalia emì aroiciaia ipìea profitto a' aiiei siadj» cone dal suo sapere
alla ooomgaeieiM seoiaKa rìsaUa onore e omancnco • Cndo beat » die ooa
aia per dispiacere ai dilettaoti delle cose nostre poetiche la notizia di alcune
principali materie in <]uc* discorsi poetici esaminate e trattate •
I, Lettera dì Vìneeniìo Ciusti al MÀiu^ano , nella quale g!i dà il sao parere
sopra r AtUtd , tragedia di lai , con la ritpesta dì qneaso alfe opposizioni del
Giusti •
1. Lettera del Mantatf a 'Mafcdaranié FViucÌ0 ^ neRa qasle impagira Topi-
nione di Giason de Nons circa il fiae della tragedia » eoa ana risposta assai
lunga f nella quale il Fiducie difende il Nóus .
f. Lettera a Vincenzio Giusti , erre gf\ comunica il suo disegno di hTOrare a-
iaa tragedia iofira la morte di AUssépiIw Mageo, alta quale risponde il Gimsrip
esponeo dogli il suo papere in ub discorso , che liegue .
4. Lettera , con la quale il Giusti manda al 'Mentano h sua tragedia di AU^
meóne a cefreggece , con le opposizioni di questo e la replica del ^Mr^rr , nel*
la quale in parte s'acqueta al giudici o dell'amico e iti parte l'impugna.
5. Da un dfsCOrao di Giambétisu Girétldi intorno alla Canect delb Sper$ni
ricava il Mancano molte cose , e mólte ne aggtagoe per formare un dialogo so-
pra la tragedia.
é. Discorso della elocuzione poetica •
7* Lettera intorno alla precedeoaa del poema eroico sopra la tragedia.
S. Raccomanda il Mancane a Gi^mbatista suo figlinolo la lettura di alcune
cose, da lui notzte ntì Pdstorfido ^ e altfe tolte da Dante ^ aggiantori una esor«
razione di leggere e rileggere que* due eccellenci scrittori..
9. Discorso breve sopra 1* Angeteide di Erasmo di Valgasene •
IO' I paragoni usati da Dante e altre forme di dire dantesche , mandate al
figliuolo con una lettera, nella quale mostra di aver coacepica Tidea per uà
poema eroico sopra V espugnazione di Granata .
IX. Argomenti di VIL orazioni latine di Giulio Camillo e insieme la traduzione
della terza di esse orazioni •
4^7
Dialoghi marittimi di Cianjacopo Bottazzo, e alcuue
Rime marittime di Niccolò Franco, e di altri diversi
spiriti deir Accademia degli Argonauti. In Mantova
per Jacopo Rufinelli i547. in 8* [b). L. 3.
me: e bisogna aver la ]»ontà di avvertire» che VAmnùratQ scrive, avere il
Rota messo niaoo alle sue nel i533. che vuol di-re assai prima di ogni
altro (a*).
(a*) Alla pubblicazione it\T egloghe pestatorie iA Ròta « fatfìi dall* Ammirato
nel if(o. precedcutro nn'cglogpi petcstoria di Bernardo Taaso stampata nel
libro li. de' suoi amori ia rtm^ia presso il Niccolini nel fn4* ^^ '*• ^ ^^
foolte pcscatorie del conte di san Martino impresse dal Giolito terso il i f 40.
in 8.; e quelle di Andrea Calmo in dialetto Teneziano uscire pure in Venezia
non già la prima volta , come pensa il Fontanini . presso Domenico Farri nei
ifjf. «u sci a»ai pina cioè ael \s$y presso Giamàatisim SerMcagti» pure
ia t.: le ^oaii sncvre notizie riportate da cU iìrcc le anaouùoni all' opera del
Cr^itmttm «ella sistaaifa di Vaneifia ( i$ì0f. dMa volpar pot$ia ^ag, f 6. )» va*
namente son qui impagnate dal Fotttanini , a fine di sosteaere la saa asserzio-
ne, c4e il Rota fesse il prioK) a far di proposito un corpo di egloghe pescato-
rie in dialetto cornane d'Italia, e ch'egli d mettesse nano nel ifn* ^"^ ^^^
dire assai prisiu d'ogni altro: ma come assai prima, se nel ITH* "e compar*
ve oas di Riefmmràó Tasoo alle ssaoipe, qnaacio aulla ancora si sapeva del preteso
ritrovaoieato del Rota , che solo nel a)4o. lasciò uscire le sue XIV. egloghe
pescatori e ? Crede egli poi di ribattere il colpo eoi chiamare cose di si poca
importaosa, che appena se ne sa il nome le pcscatorie di un Bernardo Tasso ,
di un conte di san Martino e di un Andrea Calmo , che pur sono stati nel
loro genere scrittori al loro tempo e anche al nostro lo sodo , di riputazione e
di grido •
(h) Coinè mai sver debbano laogo tra le favole pcKatorie in verso ^ che co-
stituiscono qaesto capo VL dcWEloquen^a italiana , tanto 1' EglogtK^seatoria
del Roea qaaato i Dialoghi mafktimi del Bota\%o in prosa e le Riifie inaritti-
me di NUcoU Ffwttco e degli accademici argoaaati » aoa so concepirlo • Assai
più a proposito sarebbe stato ramoiemorare in qaesto medesimo capo 1' Elpidio
consolato , favola marittima di Pmòlio Licinio • cioè Ntccolè Crasso , nomo noit
già delta feccia, ma del fiore de' letterati Tenexiani, stampata ia Veae^ta per
Angelo Salvadori nel 1613. in 11. : o volendo rimontare più addietro, riporta-
re la A/ave , commedia marittima di Pietro Martire Cardava canonico di Reg*
gio di Lombardia , stampata insieme con una sua commedia pastorale , intitola-
ta ii Coeaacchione uscita ia Bologna dalle stampe di Anselmo Giaccarelli nel
1^4* in a. Qticste due commedie sono in prosa, trattone la prima scena di qael-
la della iVavr, die i in verso sciolto , e vi parla la Sirtna Clutetia . Qaalonque
ella sia , questa favola marittima scritta non meno che il Cornacehione , come st
dice nei trontispino , fisora del Taso comune , è certamente la prima Favola pe-
scatori a , comechè ne sia attribuita comanemeote l'invenzione all'autor àtWAl*
cèo. Anche la favola del Comacchione è una pastorale anteriore a quella del Sé'
crifi^io del Beccaria L' Allacci non ne fece menzione nella Drammaturgia . Altre
commedie compose lo Scardova, nominate da lui nell'altro suo libro , con questo
stravagante titolo dato fuora, L' S. troppo in Parma per Set Viotto ISS^» <a 4.
le qnaii però non mi è noto, che sleno a stampa.
4
S3
CAPO VII.
Fai>ole narrative e prose con poesie per entro*
Ameto, Comedìa delle jNinfe Fiorentine ( o Ninfale)
di M Giovanni Boccaccio. Jn Firenze presso i Giunti
i5:ìi in 8. (a). L. 9.
E in Pinegiapresso il Giolito i545 in 8. 4*
E con la dichiarazione deMuoghi difficili, di Fran-
cesco Saiisovino (che lo dedica a Gaspara Stampa) ivi
i5^8. in 8. (bj. 5.
{a) All' Ameto del Boccaccio ti dà maUmente il secondo titolo di Ninfale»
Il Ninfale di Fiesole o Fieiolaao è uà' aUra opera del Boccaccio » diversa afic*
to dall' y<//2^/0 e scritta da capo a piede io oetats ri.na» senza mescolamento di
proia. Q lesta edizione deli* Ameto è la citata nella Crusca.
(à) A.ìctie l'eduione del iS4S' contiene la dicburazione del Sansovimo e Is
sua dedicazione a Gaspara Stampa allora ▼i?ente : il che egli non arrebbe po-
tato fare nel iffS poiché qualche anno prima la Stampa a^ea già finito di tì-
Tere. A qaest'a'tiina edizione il Sansovino aggiunse in margine alcune postille,
che nella precedente oiancaf ano* Alle tre suddette edizioni deh' ^^n/zs precedette»
ro molte altre, e altre ne Tennero dopo ; la prima però di tutte , come si racco
glie da un sonetto di Girolamo Bononio o Éologni triyigiano, posto nel fine» si
è la segnente:
Ameto , ofTero Comedia de Nymphe Fiorentine» — », Impressa nella amenis*
„ sima cita di Treviso per maistro Michele Man\olo parmcse ne l' anno de
,» gratis ^ilesimo quadriogcncesimo septagesirao nono al decimo de Kalende Ds-
cembre. Ik'4.
* Com&die del ezcellentissimo poeta mìser Johani Boccatio da Certaldo ( con
la lettera cenfortaioria a Pino de' Rossi ) Venetiis per Giorgium de Rusconikus
Àlediolanensem. Anno salutis Domini MCCCCCIli. die XIX. Decembris fol.
* Ameto» con le osservazioni in rolgare grammatica sopra esso di Jeroaimo
eia rido ( immolese ). In Milano nella officina Miau\iana a spese di Andrea Cai*
va adi io. di Giugno ifio in 4
Girolamo Ciancio vicn onorato dal Bandello nella P* III. delle sae Novelle
pag. III. per „ uomo nelle lettere greche e latine dotto. „
* E in Venezia per Niccolò Zoppino e Vincenzio compagno 1^14* in t.
** E in Firenze per gli eredi di Filippo di Giunta 1^19. in t.
* E con le dichiarazioni dei Sansovino, in Vene\ia per Giamhatista Bonfadio
i;84. in II. (*)
Quest'opera pastorale, che prende il nome dal pastore Ameto, ha data Torigt-
ne ali Egloga italiana, non senza lode del Boccaccio, cui pure la nostra lingaa
dee il ritroTamtnto dell* ottava rima e del poema eroico
(•) Co* Tipi Amoretti, ed in <]uettA StAmperia ti h fatt* dell' ^mef« ana nitida e<li-
»ione, in 8 i^rande. i8o3. In egraal teste carta, e carattere ( filosofia) mwi in diverte
epoche si soao pure stampate le seguenti opere di Jf, Giocmnmi Boce«ccio. La J^tammet-
<a, ed il Corbaceto 1800 Lettere a M. Pino de Rossi,, e VUrbm/f 1801. Origina, Vita,
studii,9 costumi del ehiarissimo Danto Alighieri , ed ii Testamento del suddetto M.
Mooeaoeia in un sol Voi. i8aa.
/.f^
409
L'Arcadia di Jacopo Sannazaro (^dedicata da Pietro
Summonzio al Cardinal Luigi d'Aragona^. In Napoli
per Sigismondo Mair i5o4. in 4 (\)(a). L. 5*
* E» in Firenze presso i Giunti i5i4* ^^^Q' i53a.
in 8. i^.
* E i/i Finegia nelle case d'Aldo (il quale con let^»
ter a latina indirizza il libro all' autore ) lòij^ e ivi (cork
le Rime) 1534. in 8. 8.
* E ivi per Alessandro Paganino (che dedica il libro
con lettera latina a Gios>anni Aurelio Augurello da Ri-*
mini) i5i5. in hj^. 3.
* K in Vinegia presso Niccolò d' Aristotile, detto
Zoppino i53o. in 8. con le Rime ^ accresciute della terza
parte ( spuria) per Francesco Sindoni i536. in 8. sen^
za luogo. 4*
* E ritornata alla sua vera lezione da Lodovico Dol-
ce, /n l^enegia presso il Giolito i55a. i556. in la. 5.
^ £ (con le Kime in libri li. soli, che sono i veri). ìpì
presso il Giolito i5òo. i5bi2. in m. S«
(i) Si scrive Sannazaro^ e non Sannazzaro^ cognome preso da san
Nazario castello nel Pavese, donde venne la schiatta dell'autore.
(a) Dietro a questa edizione di Népéli ne Tengono riportate dal Fonuaini al*
tre xzi. accompagnate da qnalche piccola osservazione, ove l'ha giudicata oppor*
tuna : soggiugnendo dappoi : „ Queste edizioni sono le migliori e le men cari*
y, che di cose inutili, non per arricchire ^ ma per ingrossar: il tomo,.: parole
che sembrano dette in generale e come gitate a caso, ma che vanno direttamea*
te a ferire la bella edizione ócW Opere volgari del Sannazaro Fatta in Padova pres»
so Giuseppe Cornino nel 1715. in 4. nei cui troticìspizio dichiarasi esser elleno
», arricchite di moiti componimenti , tratti d^ codici manoscritti ed impressi „•
Se poi le cose aggiuntevi servono anzi ad ingrossare , che ad arricchire il tomo 9
non si può giustamente mettere in dubbio.se non da colui, al quale la passio-
ne abbia otiusciita ed ingrossata la vista. Elleno sono di tal merito e peso, che
ognuno non dee non ;»vcre a grado di veder qui raccolte le fatiche di tanti va-
lentuomini , che si craiivi adoperati per illustrare i' Arcadia, e le Rime del San^
ma\aro , sparse nelle precedenti impressioni, e sono in particolare la Vita del
poeta, descritta da Giamkatista Crispo, corredata di copiose note da fra Tomma*
so Maria Alfani domenicano : un pieno Catalogo delie principali edizioni di
dette opere disposto con oidine cronologico, e acctinpagn^to da curiose osser-
vazioni, da* quale non isdegnò Monsignore di scegliere, e di ricopiar tutte q.'el-
le , che a lui piacque di registrare nela sua Biblioteca ; le varie Le\iom del te-
sto collazionato cjn la edizione del Summoniio { le sentente, e i provertj usaci
titW Arcadia i la dichiarazione delle tocì latine del Sansovino\\z nuova sceltéi
di esse nell' Arcadia osservate ; le énuot^tiotti del Porcaccht , dei Sansoviné e
Tom, /. 64
490
* E con la Vita, annotazioni, e dichiarazioni di Tom-
maso Porcacchi. In Vinepa presso il Oiolito iSSS.
in 12. (i). Li. 5«
* E per opera di Francesco Sansovino. Jn Venezia
per Francesco Rampazetto i559> in iià. 3.
^ E con {le Rime), e le annotazioni del Sansovino.
In Venezia per Altobello Salicato i585. in i5x. 4-
* E ('con le rime/ In Venezia per Cristoforo Zannet-
ti i574- in i^* 4-
* E con annotazioni del Porcacchi, del Sansovino e
di Giambatista Massarengo. In Pavia per jindrea Via-
ni iSqS. 1896 in ix 6.
* E con la Vita, annotazioni e dichiarazioni del Por-
cacchi ^in bel carattere tondo e corsivo). //i Venezia per
li Sessa 15^8. in iiz. 5.
* E (con le rime ) e le annotazioni di Borgaruccio
Borgarucci. In Venezia per Pietro Marinelli 1589. in
12. 4.
* E ^con figure) e annotazioni de! Sansovino. In Ve*
nezia per Giovanni Varisco in la. senza anno. (sk). 3.
(i) Dove, e quando morisse il Porcacchia si dirà poi.
(a) Queste edizioni sono le migliori, e le men cariche di cose inutili,
non per arricchire, ma per ingrossare il tomo. Se delle opere latine del
■Sannazaro qui fosse luogo di ragionare, si potrebbono dire assai cose dei
torto enorme in farlo comparire con la rea macchia di e«ipio -ed ingrato,
e in figura di autore di pasquinate centra i sooirai Poiit^.fi^i,'dai «pnlì fn
ornato di brevi onorifici già stampati col suo infiggior poetna in Nifp^
Ti in casa di Andrea Matteo Acquavìoa^ duca d^Atri ptr Antonit) tre»'
za da Corlnaldo iSaó. in fo^. Per dar credito col suo nome illustre a si
dei Massarengo, con alcaae importanti cerrtzioni delle medesime; la Tarata
delle desinenze $\ dcW Arcadia^ che delle Rime, in qucvta impressione atcreicia-
te , chiudeodosì il tomo con alcoae lettere del Saana^aro tratte da Tane an*
tkhe f^iccolté. Sarll sempre pertanto in gtwa pregio «{oeita edizione , la qtnde i
signori accademici della Crusca hanno rolentieri abl>tacciata nelle citazioni delta
^aarta edizione dtl loro Vocabolario {^), t il pubblico ne arra perpetua òbblì-
F azione ai signori fraitelli Volpi, che con la maggior diligenza e pulitezza g(Ke
hanno al loro solito proccurata e airicehita.
(^) CH Anrad«iti'iti4enaCrfr»Ml4i»Mio4i aviir «U«ta aa^OAiavAÌBiJiNia ^mM^umèi
Ài Fi rt*r««, matto» indìpaiao qmle «Ite «movile t«« f »ì rife«t«te 4« M««m|rn4i««^ l'uU»-
4eiie qaali però -è «oenoiiciatA tii J$rm»&UL
li Doni mf^ìi mitri, jptt^i Ò9I Sannuzmro àg^iugnt tineor gaell« ài ^rmtm co& a«mMiA
«miltà i^tegaato à coloro eht Itetla laa^ottrEaa et Ailèttataiio*
4^J
Gli AsolaHl di M. Pietro Bernina (à^ lui dedicati a
Lucrezia Borgia Ihichessa di Ferrara^» In Venezia neU
le case di Aldo Romano i5o5. i5i5. in 4* o ^i^ &•
grande. (i)(b)^ L. i5.
fatti libelli; i quali, come è noto, per timor deirinfamia escono sempre
sen^a nome di chi gli ha composti, essi furono spinti fuora d^ eretici e
apostati della qualità di Celio Secondo Curìone, e uniti da Arrigo Stefa^
no ai degni parti del fido allievo e successor di Calvino^ Teodoro Beza,
e ad altri simili di Giorgio Bucanano. Ma con la notizia della nuova ri-
stampa di esse j^aj^z^ma^^ fatta con sommo abuso e disprezzo delle au«
torità supreme, si è ultimamente voluto abbellire Tistoria del buon ga-
lantuomo Crcscimbeni ( Istoria tomo II. pag. 341 • giù basso ), già costi-
tuito in sacra dignità in una delle insigni diaconie di Roma^ essendosi
quivi scritto, senza però farne avvertiti dell'impostura, che in fine di al-
cuni esemplari delle poesie latine del Sannazaro, stampatein PadovaneX
1*^x9. in ^.^\ìè annesso un foglio delle medesime pasquinate, non già
con tal vero titolo, ma con quesl^altro calunnioso e falso: Actìi Sinceri
Sannazarii quaedam epìgrammatajf e con la data bugiarda, ma degna del
foglio, quasiché non fosse impresso in Padova, ma bensì Amstelodami
ili^* in 4* '3^ vede, che gli autori di sì belle edizioni sono molto zelan*
ti. Aggiungerò, che Jacopo Palmerio, nelle sue Esercitazioni ( In aucto^
res Graecos pag. 797. 809, ), onora il Sannazaro con l'elogio di felice e
leggiadrissimo imitator di Teocrito in alcuni luoghi dell'^rca^fia (a*).
(i) Essendosi già scritto, che Aldo si chiamò bassanas , il qual nomQ
latino dinota anche Bassano, terra nella Marca Trivigiana, qui si av-
verte, in proposito A.' Aldo, ciò doversi intendere di Bassiano, castella
de* Gaetani già Conti di Fondi, e poi duchi di Sermoneta e principi di
Caserta, posto nel territoriadi Roma. Aldo il giovane in una lettera al
cardinal Niccolò Ga^toAo da Sermoneta lopra il modo di atare a tavola,
deacGwnhendl et comedendi r€Uione^Qhw9m^nX% lo SK^cenoa, rammen-
tando al cardinale, avum {Aldo il vecchio) ex eo loco, cui/àmiUm tuAJus
dicit, a\?itoque imperio- prae&sty arigjfnem ducere {[D9' ^laesitie IH. I*
Hpist.IV, pag. 59. edit. i. ). Il luogo preciso^, dal vecchio Aldo altro-
ve, come si disse, nominatamente specificato, si chiama tuttavia Ba^,sia^
no. E perciò essendo egli passato a Venezia, volle da principio non solo
dirsi Aldus Manutius Plus da Alberto Pio suo allievo e protettore; ma»
come natio di queste contrade, anche talvolta Basùanas, e più sovente
(tf*) I luoghi dell' egloghe di Teocrito feliccmeote ijnitati nell'arcadia tea-
nero io gtaa parte allegati nelle aonotazioni dei tre comeiuatori suddetti del
Sdnnéi\aro •
{b) CoaTÌen qui distingaere le forme di queste due impressioai di Alio*
Quella del 1505* è in 8. grande, o più tosto in 4. piccolo « 1' altra del lyi;»
è solamente in 8. di grandezza ordinaria , chiamata aa Paolo Manuzio nell' in-
dice dei libri stampati nell' Aldina dal cominciamento di esia sino al If4^
forma enckiridii ; iaddo? e V altra ia 4. vien da lui dctu > forma quadrali •
49»
* E in Vin^aa per Aius^mdro Pa^cmno jSiS. in
* E in Bologna per Frajnce$c9 da R»loffiA iSi6. is
Mi fomMmtu, ^mfoé^ri per#, allo Karrcsv del pirrmne jÈld» ìm altro
Uà^j^o (Vii» di Cosimo Cra/tdiàcm I. paig. S. J^lAnucanda loc. a^xd pr>-
(ly f^u^Ma 4b4j24'yfi€, In ^ual »uljflM-i«te pa kaa»e porta an^i^ratr le
€Ìo i#cta |Mjf«^ dui Pià^oiuw» UKÌ iSià. i^ ila sMrkia&A fvA^n, le p#rta
io l«/X'i» tu alto u^ii^ ^'MuUfUMUr, e di rauiti^-ir c^uìto, aIaa ^^aoiera {«tck
pfi« «l'-IU ^^Iji •t«Mii>«'f la drl Paganino, e da lai d<*d»cata o^^n 1<-C7eia Is-
tilla ai Btmko j poiUi^^to pfimaruf tegretahQ, a «ui dicr fra J Aiffe
A$ul(HiO$ lisoB, Vèr df»cU$$im€, quot jampadem tdtd m^ fmi\qu€ oaa
deo placent, ut poU Petrarchae numtros, nJul aefue m€téu n^asSra,
tufp€xcud€nd0$ hoc etiam forma cunuimus. Luitxro jusUua, qat^wm partmti
§uOpfiléi cotnmenderUuf? Aut quis aequior 'undustnae tmeae arstimnìtm' esse
poterti, quam ille, qui etfovU et aiuUt Segae puì la leucca aei Bembo al-
la Ducb«r%#a di Ferrara,
(a/ Gli Aifjlani »ufio coti detti da Asolo, anticamente citta Teseo Tala
d«rl TriifìgianOf iii lai ino Asylum (c^), luogo diverso da Asola del Bre^
sciano, nt latino Asula, {Mina di più iUciifMifori famofti. Da qacdie edi-
zioni^ «oiil'ofriii n«ri teaio alle due prime Aldine, variano an poco le ae-
gii#;riti«
{a) Ker/iono medcfinio ,io cai AIÌ0 itampò per la prima Tolta questi Ass^
lèni , il Ciuntt oc tccc una bciU riftacopa « la bqc deb qoa e ti legge :
ImpfCMO in Pirenei adi XIV. di Luglio M O. V. operm et stimptm di
FiUppo dì Giunta . fiorentino . Regnante lo illaitiifti. gonìiionicre perpetno Pu"
irò Ssderim i/i t«
C^) Sua in IX. ma ia 14. fa fatta qaeata ediaionc, come l'antecedente del
P,if/$nin0 riportata da Monaignore.
(c^J Per ()ual occaai'ine, e in qaal tempo e luogo acrivetae il Btmbe ì aooi'
AìoUmi noti tara for^e inatile cbc ti sappia. Tornato ei^li di Siciiia nel 1494.
•1 portò nel Settembre dell'anno seguente , te pur non hi del 1496 in A^olo
del trivif^iano , arnese allora ( c«jme egli lo cniama nella prima cd'ZiOtic, benché
poi nella seconda srimasse meglio di dover cancellarne tal voce, come non pro«
pria ) della regina di Cipro Caterina Corniro c^n la cui famiglia ., molto nctla
f, nostra città onorata 5c illustre, era la sua non S'>Umentc d amistà e dimisti.
^, chcua coiif^iunta, ma ancora di parentado f Anton Coibentilo nella Vitd
,» mt. di C-mr Cornaro ) ,t .Tacca (\ii\^\ la Kc^na apparecchio bello e grande
di nozic , per aver mjrituta una delle sue damigelle a tei a^sai cara co;) Florid'
no de' Fiorimi da Afjnt t^nana: laonde con moti gentilctomnii dcl'a sua patria
ìr'inttrvenne anche il Bemko, il quale fini>e che fosuer cola tenuti quc' festevoli
am irosi rigloiiamenti nell'opera sua riferiti , al'a qujie tuccivia non pose mano
aè allora, aé in Asolo, ma folaoiente ael 14^^. ia Ferrara dorè si trasferì eoa
498
* In Vinegia per Già. Antonio e fratelli da Sabbio
i53o. i/14. (\)(a). L, 14*
* In Vinegia per Comin da Trino i54o. i544 i^ 8. 4
* E ivi per Bartolomeo^ detto V Imperadore i546.
in 8. 4*
* E ivi per Gualtero Scotto i553. in 8. (a). 7*
* E ivi per Comin da Trino i554. in 8 (3) f'c/ 4*
([) Questa, che si conta per l'edizione II. appresso alle accennate due
prime Aldine, fonti delie altre, e prese tufte, in riguardo di ciò, per una
sola, fu dal Bembo di nuovo emendata, ed espressa nelle seguenti: il che
pure si accenna da Galeazzo Capella innanzi alla sua Antropologia del-
la ristampa \^Mi/}a del i533. in 8. (i*).
(2) Lo Scotto, che dedica il libro al cardinal Luigi Comaro, ha per in-
segna Mercurio e Pallade armati, che tengono insieme due lor piedi so-
pra un libro, e gli altri due sopra un dado, e possono dire, virtute duce,
€omit e fortuna .
(3) Senza la lettera dello Scotto, ma bensì con la prefazione, dove l'au-
tore si sottoscrive N. S. e dice, esser fatta questa edizione, come Taltra
dello Scotto, sopra un testo corretto di propria mano del Bembo innanzi
Torà del suo trapasso. Nel frontispizio del libro, a cui sono annesse con
altro simile frontispizio anche le Rime, vi è l'albero palma con tre/a/i-
ciulli ignudi, uno de' qua li pende in aria stringendone un ramo, col mot-
to intorno: dignaferet praemia constans animus. 11 Palmerio porta una
Bernardi suo padre , mandatevi dalla Repubblica in qualità di Visiomin: Al
suo ritorno in patria nel i ^ oo* attese a ripulirla e perfezionarla, e l'avrebbe al
fine divulgata nel i f 04- fé non fosse sopravvenuta in aucl tempo la morte di
suo fratello Carlo . amaramente da lui compianta si nella lertera alla Duchessa
di Ferrara , sì ancora nelle sue Rime e priacipal mente con quella eccellente
cannone, che può stare a petto, se non al di sopra, alle migliori, che abbiamo,
(tf) Edizione allegata per testo di iingna nel Vocabolario della Crusca (*/
(b*) Che il Bembo emendata avesse questa seconda edizione , lo mette ia
chiaro assai più che la testimonianza del Captila quella del medesimo Bembo^
il quale in una sua lettera ( Lett, voi. Ili. p. 170. ediz. ifft. in t) a Pietre
Panfilio da Gubbio scritta di Padova ai v . di Luglio 1(31. gii dice di mandar-
gli le sue Rime e i suoi Asolarti ristampati e in qualche parte differenti da*
primieri.
{e) Questa è l'unica ristampa degli Asolarli dal Fontan^i aggiunta a tutte
l'altre da lai qui registrate, scelte però e ricopiate ad una ad una dal catalogo
delle ipcdcsKTie, che sta in fine degli Asolante impressi nel tomo II. dell'opere
del Bembo dell' rdizione di Veneti i in foglio, da lui per altro tanto riprovata
e ripresa: e pure gli era noto e doveva essergli a petto quell'aureo detto; Est
enim beni^num & plenum ingenui pudoris f aieri, per quos profeceris ( Plin. in pré»
fat ad Htst. natur.)
{*) Dicco i Vocaholaristì d'averi» p*-r lo pi& adoperata questa del i53n. fatta sott*
g\'\ occki dell'autore, peri riman luo^o a credere, che «i serTister* amcke di 4£uella del
iS53 fatta daUo Scoito okt è la Migliore dopo la prima ( Mro0oUi, )
4s4
* E ìi^ presso il Gìolìiù iSS8. in i%. edizione del I^oU
ce con. indice infine. L- 5.
* £ ivipresso il Giolito iSyx tu' la. edizione del Por^
cacchi. 4*
* E i^i presso il Grifio i593.~ìa &. 5.
simil figuraceli jM^/n^ e di peciona ignoda» la qaale col cinto ai lombi
raccomandato b1\2l palma, si sforza di salirvi, ajatando il cinto atesso con
Is maiu. per potar giungere a troncare i rami e ad empier del viuo-o sugo
di essi, dopo troncati^le veggie o vasi a cìj6 preparati. Così la discorre
il Palmario {ExercUat. in auctores graecos pag. 573. ), per illustrare un
passo di Plinio. Il suddetto stampatore Ceminda Tmno di Monferrato in
altri libri ha per insegna un fascio di frecce col motto sopra, uniiaSy e in*
torno: concordia parvae res crescunt (a*). Così pure i Guerra alsarono
du^ insegoe divarse (b*\.
Di q^ si vede, come regga, che ilBemio approvasse poco i suoi Asola-
niy dove si trova la parola discosto per lontano, censurata dal Guarini
xiella vita del JDuca d'Urbino composta dad Leoni: laqual parola s'in-
contra per^.in autori più antichi del Bernina, e io altri pure del tempo
suo, quali sobo il Firenzuola, e il Celli addotti dalla Crusca.
{a*) Non fi troverà eseaipio di altro stampatore , chci più spesso dì CemÌM de
Trina matasie iniegaa oqI frontispizio delle sae stampe. Mi sarebbe stato facile
produrre più dì sei altri esemp) di cotesti saoi cambiamenti, se 4i mana in ma-
no , che mi capitaTano sotto ròcchio , ne avessi fatto registco. Egli nei fronti-
S|fizio del libro II. delle Satire alla carlona del mascherato Andrea da Bergamo ,
impreiso nel 1^47* in 8. spiegò on orinolo a pendoFo cot motto: M&sso dal /#>
iQ altrui dispenso l'hore; la qual impresa sta pare m altri suoi libri. In fronte ai
Contentar; di Gabriel Simeoni sopra la Tetrarchia óì Vinepa , dì Mileeo , di
Kfaniova e di Ferrara^ stampati d» Itif neh rf46« rn 8. Tedosi un teezso basco,
rappreseatante V effigie , non so pt del Stmeom o fa propria « eoo- sotto la
parola greca. £YdC>R.IA2 , cioè huona opinione \ è tll*' intorni» : Nen ferma ^
led sydère fallbr . Direrso basto con tèsta laoreata e con- ttmhe le nani
teoenti an libro ckjaso, si è qaeRo, che ci st presenta nette Rime dì Aa-
ton/a^opo Corso pubblicate da hti senz' altro motto , m» con ifntste perole si
di sotto , A san Luca al segno delta Cognizione: ma nella Progne , tragedia del
Para/fesco, scampate nel i ^48. intorno alla stessa insegoe si legge: Invidiam- pie^
care paras virtute relieta ; e finalmente un terze basto, differente daf sopradetti ,
nudo la testa e con paludamento alle spalle , col motto airintorno, ailosiiK^ for-
se alle tante vsciazioni, delle quali il Comina ù compiaceva; P'er simil -warkar na-
tura l bella: sta nel frontispizio òx\V Orlando innamorate del Ro/ardb riformato
dal Domenichi f nell' edizione del ifn* ^^ 4*
(^ E così ancora i NiccoUni , il Valgrisi,^ ti Pietratam^^ H Ciotti , e più al-
trh e però io una pratica contane a molti, non occorreva- sppliicarla ad uno, a
s dtee sohmeatc.
b
495
Le Selv«tte {VII. ) di Messer Nìoolao Liburnio . In
Vinegìa ptr Iacopo de Penci da Lecco i5i3. in
4. {i){a). L. 6,
(i) Il Libumio, che non fu frate domenicana, ma prete secolare, come
bì disse, e Piowino di Simta Fosca in Veneziet (6*), teda il Tebaldeo^
ììSannazarOj^W Bembò^ dandoli notne di suo Precettare al famoso
M earco MusurOy e quello di Amico a Jacopo Antiquario (c"^). Dianzi ta**
Inno fece grasia di chiammrfo scrittor goffo; ma non fa in tal commette al
suo tempo: e ristampandosi ì suoi libri con qualche piccola <;areeza, noi
sarebbe né pure al nostro. Il vecchio Sahini ( Parere sopra la voce Oc^
correnza_pag. 6. ) si mostrò più cortese in favorir di chiamarlo tuono a-
mante, e fautore della lingua toscana l^)*
(d) Scrìsse il nostro Liburnio qatst' opera poco dopo l* csaltaxione di JLe9n X*
al poQtificaco e la intitolò S^lveue daOa diversità dei soggetti, che vi sono
tiatutì •
(^*) Graxie di auovo al Tontanìni , che per ia terza e ouarta volta ne repli-
ca cot«sca sua rara e singolare notizia per tema, che vacia male e in dimen«
ticanza Ma c^lt finalmente aoo doTreboe tanto gloriarsene e cantarne trionfi»
essendo caduto in non minor fallo , vestendo di un abito feligioso persone
che mai non 1' eht>e , e assetandola ad un ordine , che mai non lo professò •
Non intendo qui di rammemorargli qnel Ft4inceieo Colonna domenicano da
lui creduto caaonico regolare, poichd di questo mi converrà in altro luogo dir
molto . Parlo di quel Guglielmo Nangio ^ o più costo di Nangis • isterico fran-
cese , che nel conjinciamcnto di questa sua per tanto tempo studiata e faticata
Eloquen\a italiana ( lib, /. cap* III, pag. 5. ) vien chiamato da lui frate dell'
ordine de' predicatori » quando veramente e incontrastabilmente si sa essere sta-
to monaco benedettino de la Badia di San Dionisio di Francia . Lasciando la
testimoniatiza del Vossio e di quanti ne fan menzione» mi basti addurre le pre-
cise parole dello stesso GugUilmo ^ il quale nella prefazione alla vita del re
san Lut^i da lui scritta io latino si dichiara monaco benedettino , Frater
GuilUlmus d€ Natfgis , eccUsìi. sancti Dionysii in Francia indlgnus monachus ;
e quivi altresì mentovando Gilloae di Retns . che era deflo stesso ordine, lo
dice, commonachus noster , Non crede, che il nostro Monsig. sostener vorreb-
be, che i monaci sandionisiani fossero frati dell* ordine de' predicatori • A me
basterà 1* aver qui una sola volta indicato cotesto suo sbaglio, senza rinfacciar-
glielo ad esempio suo m« e quattro volte: anzi ora scusanaolo, onde pari scusa
senz* altro pcnmusque damusquc vicissim,
{e*) Vi loda parimente Angelo Poliziano» kW Antiquario egli non dà il no-
me di amico, ma quel dì paore per la sua canutezza e in tal oaal modo quel-
lo altresì dì maestro 4 asserendo di averne udite tempo fa dotte lezioni in mila"
no « per esser lui n^Ii sttidj di ciascuna intera disciplina a niuoo altro dd
tempo suo giudicato secondo .
{d*) li liburnio si m^trò aoai dotto , che elegante nel suo scrivere . Amò
d' imitare il Boccaccio Dell' Amtto e nel Filocapo , più tosto che nel Dtcamtr^»
ne intrafciando il suo stile di voci latine e poco usitate. Per quante carene
gli si facessero egli non troverebbe oggidì stampatore delle cose sue, rare ben-
sì divenute, poco peiò conosciute e meno ricercate. Il parere del vecchio Sai-
vitti intorno al <alore della voce occorrenza fu stampato in Fir^n^e da Pier
Matini nel 1708. in 4. e inserito poi nella parte terza dt*suoi disconì accade*
4^6
L'Aura soave (libri III.) di M. Ascanio Cento rio , Ca-
i yalier di San Cìacopo. In Vinegia presso il Giolito
^ i556. ino. (i) (a). L. 4*
(1) Il Centorlo qui nel lib. III. pag. 181. mentova i Fn^ti Cappuccini^
come abitanti fuori di Nemo^ cioè Nemi castello da xvi« miglia lungo
da Roma, in quel tempo Ae Colonnesi^ e ora de'nostrì signori Frangipa^
ni: e gli chiama Scapuccini aiTuso tuttavia del volgo in qualche parto
d'Italia e di Pietro Aretino nel Ragionamento delle Corti {b*) (fol. a.
ediz. del 1589. ).
mici , iri per Giuseppi Mènni ocl 17)3- ''> 4-* ^P's lo stesso argomento fit
dato (iiori ao altro parere da Pitrjrancesco Tocci canonico della insigne
coties^aca di san Lorenzo, e questo pure appresso i) Maùni mt\ 1707 in 4. I ti.
toli de' libri in quei tempo per lo più in nna o due sole parole erano concepì*
ci ed espressi. Cosà an tal aso di presente ^ut ossertato » che meno verbosi
e tediosi ne riascirebbono . Il Doni se ne conipisceva nelle sue opere e nella al-
tra i , e però nella sua 1 libreria, dando giadicio sa facile del Lihurnin, ebbe a
lodarlo per li brevi ior tito 1 (*) .
(«) Il CentQrtj in più d* aii4 delle sue opere non si qualifica col tìtolo di ca*
valiere . Stando sul siucma del Fontnnini ^ potrebbesi rivocare in dubbio e con-
trastargli il cavalierato Quegli scrittori , che hanno asaegnata ai Cernono la
città di Milano per patria (i\ Ghiltni il PiccintlU ec ) , sì sono ingannati.
Roma fa la vera patria di lui . Nel frontispizio delle sue Rimt amorose , staaa«
paté in Fene^ta per Matteo Paganù nel iff|. in 8., eg<i s'intito'a pairi^im
ro'nano e nelle seconde sue Rime amorose , diverse affatto dalle prime» im->
presse in Milano per Antonio degli Antenj nel iff^. pure im S. » principia con
questi versi il XL. suo sonetto ;
Nobil io nacqui » e in su la riva al Tcbro
Nobil io fui , e nobil alma tenni •
£ questa verità può vie più confermarsi , se pure ce ne sia bisogno , eon altri
luoghi delle suddette sue rime e singolarmente con quella lettera di Jacopo Leo^
dio , cavalier gerosolimitano , la quale sta innanzi alle rime del Centorio della
edizione di Venezia, potendo da essa rimaner ciascuno informato sì della sua
«obiltà antica romana, sì delle azfoni generose operate da lui, che però in
quel tempo, cioè nel \s$y si trovava m Trìvigi t non so per qual sua colpa
e sciagura , esigliato di Roma .
{b*) Comunemente detti Scapuccini trovansi presso gli scrittori di quel tem-
po . Cosi li chiama il Folengo nel capo YIII. del suo Orlandino *. così Gianfran-
Cesco Bini in un suo Capitolo pag. zie. della prima edizione del libro I. delle
lettere facete raccolte dall' Atanagi : cosi Ferrante Caracciolo io più luoghi de*
suoi Comentar; . Scapnccino vien pur chiamato dal Lasca in una Madrigalessa
(Rim. di div. Uh. liL pag. 424.) un frate di queir ordine, che allora pre-
dicava ia Firenze e costui era forse quel!' allora frate e poi aposuta Oekino •
{*) Nella libreria dal Doni ttampata dal Gimlif il i5S8. U^gesi che „ il Liburna al-
la tue oampotisiani ka fatta hrmvi { bob brevi ) titali, onde le ti onorano ^raBdementa
da ior medetime „ ■ £ ^ra#i realmente dee starvi, griacehè le stesso igniti dice pia sopra
che a lai piaeciono molto i titoli secondo l'opere , ossia rhe ccnTen^ono alle opere, o
4|aestu è ciò ch'egli ha volnto significare coiretpretsione dì hrmt$i. In oltre il titolo del-
lo Tré Fontana è ben Inngi dall'essere concepito od espresso in nna o dne sole parole^
come doveva pure risov veninoae il Zeno medesimo che lo ha rìportnt* naila Classa i.
Cap. I. di f natta Bibliot.
► V.
497
L' Amore innamorato (e Panegirico in lauda di Amo-
re) di Antonio Minturno. In Venezia^ per Francesco
Rampazetto iS5g. in d. (a). L. 3-
La Vita nuova di Dante. In Firenze pel Sermartelli
1576. in 8. (b) (*). la.
- • Il Convivio. In Firenze per Francesco Buonaccorsi
i4qo. in 8. grande o 4* (e) (**) . i4-
* E amendue con le Prose di Dante e del Boccaccio.
In Firenze presso il Tartini lyaS, i/i 4* (0 (^)* 9*
(i)NunCo/iw^o^iiia Convivio è detto nelle prime edizioni» e non una,
ina cinque volte dal Varchi ( ErcoL pag. 433. 434-)* ^^^^ scrisse il BoC"
{a) Ai «lae suddetti opuscoli del Minturno precedono le rime di lui nella
stessa edizione : in principio della quale Icggcsi 1' approYazione datane per la
scampa dal solo fra Felice P cibiti da Monulio , reggente allora e inquisitore
in Venezia e poi sommo poatefice col nome di Sisto V. Va oggidì più ristret-
ta e più cauta i' autorità della revisione ecclesiastica . poiché non s6 le accor*
derebbc la facoltà di dire , come nella suddetta approvazione : et nihil rcliqui'
tur , quod Cdtholicum fidem , honos mores , dut princlpum status offcndat . ideo
pcrmiitimus et approbamus • Le tre sopradette opere del Minturno furono pub-
blicate da Girolamo Ruscelli , il quale nella lettera a don Girolamo Pignatelll
slice » che erano dieci anni , che abitava in Venezia » ot e ad altro non atten-
deva , se non a migliorare se stesso con la continua coavcrtaiione , che in ca-
sa sua degnavansi di fare, se non tutte, la maggior parte delle persone per let-
tere illustri o per titoli e gradi: soggiugnendo , che essendo desideroso di leggere
l'opere volgari del Minturno ^ questi, richiestone da lui, non solo gliele mand^
a vedere , ma di tutte gliene fece liberissimo dono : con che presone il parere
di dotti e giudiciosissimì amici , stimò che se non le avesse divulgate , fatto a«
vrebbe gran torto alla bellissima lingua nostra , per la quale da già tanti anni
con tanta cura si affaticava. Non avrei in questo luogo abbracciata l'occasione
di mentovare le rime del Minturno , se il Fontanini , che pure nomina nella sua
opera altre cose volgari di lui , avesse avuta la bontà di registrarle nel capo de*
canzonieri moderni .
(3) Anton Maria Amadì nelle sue Annotazioni sopra una cannone morale pag. 94»
i d'opinione che la canzone di Dante posta nella Vita nuova , la quale princi-
pia. Amor tu vedi bene ec. fosse scritta da lui in tempo, che amava Madonna
Pietra della nobil famiglia padovana degli Scrovigni.
(e) Non e da mettersi ia dubbio la torma di questa edizione , che manifesta,
mente è in un bel 4. e non mica in 8. grande. Difficilmente si troverà esempio
di libro stampato in 8. dal Buonaccorsi.
{d) Questa pregevolissima edizione col titolo di Prose di Dante Alighieri €
dì messe r Giovanni Boccaccio , citata nell'ultimo vocobolario della Crusca ^ co»
me miglior delle prime, pare che sia poco approvata da Monsignore , si perchè
vi si dica Convito e non Convi^Ì0t sì perchè non vi sien posti 1 numeri alla ro^
mana , ogni qualvolta il discorso torna da capo . Può escere che in ciò gli vtn-
{*) Qae»ta eHixione ^ citata dalla Crusca, e alla Vira nnova di Dantm lono umite XV*
Canzoni del medesini», p la vita di esso Dant9 scritta da Giovanni Boccaccio,
(^*) "D^* Vocabolaristi allegasi l'edìzioBA di Venezia per ìS^ssa i53i. in 8.
Tom. T. C5
498
Le Imagini del Tempio di Donna Cioyanna d^Arago*
na. Dialogo di Giuseppe Betussì. In Firenze pel Tor^
rentino iSSò. in 8; (i) (a). L. 4-
Le Rime di M. Luca Contile, divise in tre parti, con
Discorsi e argomenti di M. Francesco Patrizio ( alla
Parte L) e con argomenti dì M. Antonio Borghesi (alle
altre due) e con le VI. Canzoni, dette le sei Sorelle di
Marte, In Venezia per Francesco SansoQino e compagni
i56o. in 8. (e). 5.
Mescolanze di Egidio Menagio, In Parigi per Luigi
Bilaine 1678. inb. edizione L {d). 6.
caccio nella Vita di Dante ( Prose pag. a6o« ), e coti il Tasso ( Opere
tom. V. pag. 33« coL a. ) raggnaglìando il padre abate Grille d'averlo il-
lustrato di note: così pnre sostiene il vecchio Sahini (Note sopra la Fìe^
ra commedia pag. 4^9. col. a. )• La Crusca tralascia Conwvio, e mette
Convito, ma poi sta Convivio nella tavola delle citazioni. Dante lo cita
a capi^ e il Varchi ancora ( ErcoL pag. 433. ): e così sta nella edizione i •
di Firenze ( Convivio pag. 194. 197* ). Bastava porre i numeri alla roma-
na in fuora ogni qual volta il discorso torna a principiare da capo.
(i) Il Tempio, in cui vanno queste Immagini di donne illustrile quel-
lo, che fu pubblicato dal Ruscelli in Venezia per Plinio Pietrasanta nel
i554« in 8. ^ che è la sua vera data (&*}•
ga fstta ragione ; ma almeno egli ancora V aresse rendala con una mesza pa-
rola al rimanente dell'edizione corredata in principio di una dotta prefazione»
e nel fine di erudite e copiose annotazioni del sig. dottore Antonmaria Biscioni^
il qaale con molta diligenza riscontrò i tetti a stampa » e a penna di queste
Prose .
(«) * E in Fett€\U per Giovanni de* Rossi lyfr* in t.
{t^) Alcuni eaemplari di qi
questa edizione sono marcati con la data del r f ^ 4.
in cui pure è segnata la lettera del Ruscelli al cardinale di Trento Cristoforo
Medruccio: ma alcuni altri portano nel frontispizio il 155 f* e questi nel rima*
aente sono affatto simili agli altri.
(e) Il suddetto Borghesi fa padre del pontefice Paolo V. Questo capo VIL
AtW Eloquenza è destinato al registro di Favole narrative e prose con poesie per
entro. 1 libri sinora riportati corrispondono alla promessa » e all'impegno. Ma ora
come ci entrano le Rime del Contile? forse perchè illustrate con discorsi e con
argomenti da altri? Se al Fontanini dee menarsi per buona questa ragione» pò-
trannp qui ancora aver luogo i tanti libri di Rime . sopra i quali si son fatti ar-
gomenti t lezioni e cementi . Assai più conTenerolmentc doTcansi meoteTare
in questo Capo la Pescatoria del conte di Sammartino , le Miserie degli amanti
del Socio f la Rurale del Bona, la Leucadia del Draghi ^ V Arcadia della Mcn-
nella ^ e altre simili Favole narrative^ mt%QQ\^tt di prose e di poesie,
{d) * £ in Rotterdamo appresso Reinerio Leers 1^91. in 8. edizione II.
Ho Totnto far menzione di questa ristampa per cner più copiosa delKaltra.
499
Boezio Severino della Consolazione della Filosofia^
tradotto di lìngua latina in volgar Fiorentino da Bene-
detto Varchi. In Firenze per Lorenzo Torrentino i55i*
in 4. (i)(*). L. 1%.
(i) Cosimo I. granduca a richiesta deirimperador Car/o V. il fece vol-
garizzare dal Varchi (a*) .
(a*) Non solo dal V'archi , ma da Lodovico Donunuhi e da Cosimo JBartplì •
Le loro traduzioni uscirono fuori quasi nel medesimo tempo , e meritano d'essier
raiumecnorace dietro a quella del Varchi . li Domenichi hi il primo ad entrare
in questa lizza letteraria, avendo sin nella state dell'anno 1^49* inviata all'impe-
radere Carlo V. la sua versione scritta a mano, la quale essendogli stata dipoi
richiesta dal granduca Cosimo t nosk avendone egli serbata copia, si vide in ob-
bligo di stenderne subito una seconda; e questa indiritta da lui con due lettere
Tana al cardinale Ippolito d' Esu e l'altra allo stesso granduca, passò alle stam-
pe eoa questo titolo:
Severino Boezio de' conforti filosefici , tttdotto dz Lodovico Domenichi * la
Fiorenza appresso Lorenzo Torrentino iffo. in 8.
Cosimo Bartoli per comandamento altresì del suo principe , pose mano aello
stesso tempo al volgarizzamento di Boezio e io diede a stampare al Torrentino ,
accompagnandolo anch' egli con due lettere , l'una al Granduca e l'altra al San*
Severino principe di Salerno»
Manlio Severino Boezio senatore, e già consolo romano, della Consola\ion€
della filosofia, tradotto da Cosimo Bartoli ^ gentiluomo fiorentino. In Fiorenza
appresso Lorenzo Torrentino iffi in 8.
Non credo che in nostra lingua sia stato fatto ad alcuno degli antichi seri»-
tori in prosa cotanto onore can tante traduzioni, quanto a quest'opera, reramea.
te d'oro , del senatore Boezio ; poiché , oltre alle tre già mentovate, altra ne ab-
biamo fatta antecedentemente da Anselmo Tan\o milanese canonico regolare
( In Vene\. per li Niccolini ift?. in 8.), e altra posteriormente dal padre
Tommaso Tamhorini gesuita siciliano ( In Palermo per Giuseppe Bisagni 1657.
in xz. ). Ma tutti questi rolgarizzamenti di età, se non di merito sopraTanza
quello di maestro Alberto fiorentino, £itto da luì Tanno 135Z. stando prigione
in Venezia, come si ricava da un codice antico della Stro\iana . imitando ia
ciò il traduttore l'esempio dello stesso Boezio, che stando prigione in Pavia ^
scrisse latinamente l'opera della Consolazione, 11 Tolgarizzamento di maestro Al*
herto , intorno al quale è da Tederai la prefazione posta nella pulita edizione
fattane ultimamente in Firenze , era citato sopra alcuni testi a penna nel Vo»
eabolario de' signori accademici, ma nell' ultima ristampa se ne allega la seguen-
te esatta impressione:
Boezio della Consolazione . volgarizzato da maestro Alberto fiorentino • la
jpir^n^^ appresso Domenico Maria Manni 17) y. in 4. (**J«
{*) Questo libro citato dalla Crusca è testa nome dello Stampatore.
(**) Alla tradoiione di JM. Alberto uniti tono i motti do'FilosolK od nna Oraùdne di
Tullio v«lgahzaameuto di Brunetto Latini,
\
* E eoa le note di Roberto Tìti. In Firenze per Qior-
glo Marescotti i584- in la. (i) (a). L. 6.
(i) Somiglianti libri, chiamati 5a/irae e 5atorae dagli antichi presse
il Casaubono ( De Satyra lib. II. cap. II. pag. aSy. a6a. 267. a68. 269»
A70. edit. I. - cap. iv« pag. 3i8. 320. Sai. )» si accostano con Boezio a
Marziano CapeUa, e sopra tutti a qoalchcdan altro, ma perduto, di
Varrone.
(d) Nel mio etempisre tts Tanno ift). Ms le oocct le qaali sono impresse
nel margine» loa lavoro di Benedetto lìti • non di Rebene lìti. Tanto si ap-
prende dal segaeote aTTÌto, premetsoTÌ dallo stampatore. „ E' stata tale la corte-
M sia del genciliifimo amico nostro M. Seneietto Tin della città di san Sepol*
n ere p che avendo per ano proprio spasso fatto alenai sommari, annotazioni , e
09 tavola nel libre della CottSàla\Ì9Ue di Soe\ìe, tradotu dal Farthi , si è con-
M tentato di darcele „ ; e ciò fa nel i fri- nel qnal anno il Marescetti avea
stampato il medesimo libro con le stesse note di Benedette » il qnale (n padre di
quel Roberto • cai il Fontenini con patente errore le attrìbaisce , prendendo Ta-
no per V altro*
CAPO Vili.
Tragedie in prosa.
Xja Tamarre, Azione tragiea di Ciambatista de Velo.
InFicenzaper^gostindellaNoceiòSò.in i2(a). 4*
Il Gianippo, Tragedia di Agostino Michele. In Ber--
gamo per Comin Ventura 1596. in 4* (i)- ^*
(i) Questa tragedia, alla quale \\ Michele nel i594- avea fatto precor-
rere il Bìxo Discorso per lo scrivere commedie e tragedie in prosa (&*)» re«
{a) Tamar e non la Tamarre è stata intitolata qaest' a:^ione tragica sacra . Il
genio dominante del Fontanini era quello di esser riformatore de' titoli degli al-
erai libri. £lla è stata la prima tragedia scritta in prosa volgare (*); e ciò per
due cagioni : Tana per averla tessuta in poche ore : e V altra per comodità de*
recitanti. L'anno medesimo, in cui fu stampata , fu anche rappresentata dalla
compagnia nuova in Viceni^a, che era la patria del nobilissimo autore , il quale
al dire di Agostino Michele nei suo Discorso a favore delle commedie e trage-
die in prosa pag. j.„non volle nomarla Tragedie fet fuggir tal contesa, se bene
agli perciò non fugge il nodo,,. Il prologo di questo componimento k in ver-
so, e ia verso altresì ci sono i cori per entro.
(è*) Due anni prima di quelle dice il Fontanini , si era fatta la edizione del
suddetto Discorso, il quale fu impresso dal Ciotti nel if^t. e in tal anno aa«
Cora fu dedicato dal Michele al famoso poeta Orsatto Giustiniano . Il Ciotti so-
lito esporre nelle sue stampe il segno della Minerva o deir Aurora spiega in
(*J II Zeno stesso sulla fine d«I Capo tegnentt dice cbe „ non è stata la Tamar asione
li agiea sacra sii Giamhaiista do Velo ia prima cke si vedesse in prosa.
»»
5oi
La Conversione del peccatore a Dio, Tragicomedia
spirituale di Ciambatista Leoni . In Venezia per Fran^
Cesco Franceschi i Sga. in 8. L. ^.
La Falsa riputazione della fortuna. Favola morale^
recitata dagli Accademici Generosi del Seminario Pa-
triarcale di Venezia. In Venezia per Giambatista Ciotti
iSqó. in 8. A.
* E ii>i per Francesco Ciotti i6o6, in la. 3*
Il Costantino, Tragedia di Ciambatista Filippo Ghi-i
rardelli con la Difesa della medesima. Fn Roma per
Jlntonmarìa Già Jesi i655 in la- edizione I. con inta^
glio in rame nel frontispizio. (ì)(a). 6.
gistratosi già nel principio , diede occasione a Lucio Scarano profesfoc
pubblico in libreria di s. Marco di fare in contrario il suo Dialogo lati-^
no, intitolato Scenophylax stampato in Venezia dal Ciotti nel i6oi . in 4.
(i) La Difesa fu stampata presso gli Eredi del Manelfi per deludere lo
stampatore Giojosi, che nell'imprimere la tragedia a spese dell' autoro
vi avea tirati esemplari per sé. Esso autore perciò nell'errata rifiuta gli
«esemplari del Giojosi privi del rame, della lettera a chi legge e della
Difesa, e senza la correzione degli errori appiè di questa edizione i • G
nientedimeno con gran bontà questi medesimi particolari già posti in £U
ne di essa edizione i. intera, si leggono appiè di un' altra detta seconda
con dedicatoria diversa dalla prima, benché con la Difesa, ma senza il
rame: ed è fatta in Roma da Bernabò dal Verme a spese degli Andreoli
nel 1660. in la. L'oppositore Agostino Favoriti, che poi fu prelato insi-
gne in IJo/iia, sene mori in età di anni lviii. il dì xi 11. di Novembre
del 1682. ornato nella nostra Basilica patriarcale di s. Maria Maggiora
di epitafio, e di nobil deposito dall'amico suo Ferdinando di Fursternberg^
vescovo e principe di Paderhorna e di Munster. Del Favoriti si ha, che
non potesse resistere all'odor delle rose , e che sì poco cibo pigliasse, che
fosse una maraviglia il vederlo campare. Fu solito dire, che due fieri a-
nimali, il Leone e il Lupo,2ivezz\ a divorare la greggia, allora al suo tem-
po la difendeano, accennando Leone Allacci, e Cristiano Lupo, suoi a-
mici, difensori delle dottrine cattoliche. Il Qhirardelli, che avea compo-
sta la tragedia in xxxi i . giorni, per la calda applicazione in fare la sua
Difesa in soli xii. giorni, caduto infermo, se ne morì di anni xxx. ai
XXVI . di Ottobre i653. e fu seppellito con epitafio nel titolo di s. Ma^
ria in Via,
fronte al suddetto Discorso per insegna ana poru con la figari di san Piètre
con le chiavi in mano , ed ha questo motto : /usti intrahunt per eam,
(a) Dal Frontispizio si ha , che questa tragedia fu rappresentata in Roma nel
palazzo Pichini l'anno i^jj. in cai fa ancora sumpata ; ma l'anno iantnzi fé-
5 Od
xe il Ghirarieìli rappresentare ìa Roma nel palazzo del prrocipt Camillo Pan*
fitto altra sua tragedia in prosa intitolata Ottone^ la quale era manotcrìtta ap»
p»e«8o 1' Allacci , da cui ?ieae rammeiaoxata oell' iadiec «c|KO dtlU «a» Dram^
maturala pag. y^é*
CAPO IX.
Tragedie in i>erso. (*).
jLàfL Sofonisba, Tragedia diGiangiorgioTrissino (da lui
dedicata a Leon X.). In Roma per Lodovico degli Arri-
ghi Vicentino scrittore 15^4* ^^^4- ^' 9'
*KinFicenzaperTo7omeoGìanicoloi5sLg.in4' (^) 9-
(a) Chiunque Tolease prendersi il goato di confrontare V una con 1* altra queste
due varie edizioni» fiitte coi caratteri greci introdotti dal Trissiao nel nostro
(*) Il primo loogo di oodett* capo aoc'ordar ai éoroTA M'Orfoo del PoUxiano, al ^aa*
le è da credere cbe il titolo di tra^adia dato fotta «ncho dall'Aatof tao « il ^aale qoaii-
tiinque non putta dirti una tragedia del tutto perfetta non può negarti però» clie il tog-
fette non tia tragico e di fanesto fine » e il quale finalmente è il primo regolar cenpo*
xiiroento clrammatico tcritto in nottra lingua» afTegnachi f a é^li compoeto nel i47*»
innanai alla qnal epoca t# anche qualche peiao ritrOTati, che ahhia temhiania di pootia
teatrale ella è piuttotto» che un dramma» una farta incondita» un dialogo irregolare» un
gaaseabuglio» che non ha ne capo né coda; onde fa duopo tegnar 1* epoca della prima.
«riffine della Tragedia Italiana all'Or/eo ( jiffò Osserv, i. all' Or/to alla tua pexfaa. ri-
dotto ) Angiolo Ambrogini da Monte Pulciaao comunemente detto il Folixlano il
compete in Mantooa Tanno diciottesimo dell'età tua, fra continui tumulti» e nel breve
tpaaio di due giorni. La prima ediaione di quetta farcia è in 4* *d ntoì in Boìmgna per
Platone de*Bonedetti ai 9. di Agotto dal 1494. e non prima» oome totpettati nel Gatalo»
go premetto alle ediatoni Gominiane delle ttanse del P^lixiuno. La teoonda rara nea
men della prima fu fatta atta pure in Bologna da Caligola Ba%ali9ri il i5o3. in 8. Ma
yOrfeo pubblicato in quatte edixioni e nell'altre molte che le teguirono è mutilate» ed
imperfetto . La gloria di darcelo quale utcì dalle mani dell'Autore riterbata era al pa*
dre Ireneo Affò già bibliotecario di Parma, al quale tant'altre obbligaaionl profetta-
no le Lettere e più ancora ne profetterebbero te nelT anno 1797* che era il 55. dell* età
aua non cel'aTette una immatura e crndel morte rapito. Ora il 1776. fu impretto in Ke*
nezia appretto Gio. Vito in 4.»» 1» Orfeo Tragedia di Messer Angelo Poli%iana tratta
per la prima Tolta da due Tctutti codici, ed alla tua integrità , e perfeiione ridotta ( e
corredata in fine di XXV. otterTasioni) dal reverendo Padre Ireneo Affò di B asseta
Min. Ottervante» ec. e dato in luce dal P. Luigi Antonio di Haoenna M. O.
Quatto dramma è citato dalla Cruica» come lo tono anche le ttanse, dallo stette incomin-
ciate per la Diottra del magnifico Giuliano ài Pietro de' Medici, di quello giacchò i Ko--
cabolaristi dicono d'averlo citato topra le migliori edisioni» te ne riporta dalBraoetri
una in 4* tenia nota di luogo, anno e ttampatore» uva che forse è quella del i494* citata
aopra un etemplare mancante nel fine»comelo era quello, di cui ti Talsero pel loro cata.-
logo i Sig. Volpi. Dopo questa ne nota nn'altra fatta dal Zoppino in Venemia nel i5a4*
Ma migliori di tutte ei chiama le ristampe fattene dal Cornino in Padooa nel 1749* '"^
8. col Ciclope d'Euripide tradotto dal chiar. Sig. Girolamo Zanetti, e nel 1766. eolie
stanae del Poliziano stesto. Di queite poi indicano i Vocabolaristi d'aver utato nota
aolo la edision fatta del Cornino il 17*8. in 8 gr. ma anche alcune altre delle migliori »
e perciò nell'indice de libri di Crusca ti registra oltre alla Cominiana del iS65, clie
« l'ottima fra le moderne, quella di Venezia i5i3. in 8. per Zorzi di Rusconi milaneae
colla testa d'Orfeo^ V Aldina fatta il i54i. in 8. che ha le tele ttanae; an' antica ri*
jrtampa tenza data Ternna: ed un altra finalmente di Firenze i5ie. in 4* 1* quale per4
io dubito che non etttta» perchè il Bravetti dice ohe a' adoperò dal5erasi«per ia ristam-
pa Cominiana del 1761 ma non lik trovo aemmon regittrata nel catalogo premetto a
quella 1765.
5o3
* E (senza i caratteri del Trissino). In Vinegìa per
Francesco Lorenzini i56o. in 8, {a). L. Sk.
* E dipresso il Giolito i56a. i585. in la. '3.
Discorso di Niccolò Rossi Vicentino intorno alla Tra-
gedia. In Vicenza per Giorgio Greco iSgo. in 8.(1). 4*
(i) In questi Discorsi trovandosi rammentata la Sofonisha, che fu la
prima Tragedia^ volgarmente composta secondo le regole, si è voluto qui
collocargli. Essendosi già mostrato non sussistere , che il Trissino^ co^
mechè talvolta si dicesse dal Fello éPoro,^ meritasse per altro ogni onore,
fosse perciò cavai, del Tosone^ perchè meritare non vuol dir conseguire,
alfabeto , ti accorgerebbe a prima occhiata della incostanza notabile , con la
quale a lui parre di iiofersi valere neil' uso di ^ue' caratteri , massimafnente
nell'O, e ntli w, roetteado il primo, ove la prima volta avea messo e più
ragionevolmente il secondo , e vice versa il secondo nel laoao del primo : la
qua! incostanza, quantunque a tutta sua possa difesa e giustincata da lui nella
sua Epistola a Clemente VII. i stata forse, come altrove acceaaai , una delie
principili cagioni , onde il suo ritrovamento non avesse partigiani e seguaci .
A maggior chiarezza di ciò riporterò qui sotto tanto i titoli dell* una e dell'al-
tra edizione , quanto anche i due primi versi delia tragedia , con la stessa stes-
sissima ortografia, con cui stanno sì dall' Arrighi^ che dal Gianicolo impressi.
Edizione L 1^14. Edizione IL IJZ9.
LA SOPHONISBA dei TRISSINO. LA SuPHtiNlSBÀ dfl TRISSIN* .
Lassa, dove poss' io voltar la lingua, Lassa, duve poss' in vwltar la lingua,
Se non là ve la spinge il mio pensiero? Se n«n là re la spinge il min pensitret?
Questa tragedia fu rivolta in versi latini dal padre don Gaspero Trissino , pre^
te somasco, insieme con le due lettere del primo autore, i' una a Leon X, sot-
to il cui pontificato la scrisse , e la fece rappresentare , e 1' altra a Clemente VII.
nel cui tempo la divulgò . Il padre Gaspero dedicò anch' egli la sua versione
ad Urbano VIIL sotto il qusle fioriva . Due codici originali se ne conservano
in Vicenza appresso i padri delta congregazione sonasca • Nella dedicatoria di
essa, parlando ad Urbano VIIL dicesi, cineres (di Giangiorgio )' Roma, contu^
mulatos insigni honore afecistì , cum primum ad summi pontificatns fastigtum es
promotas i particolarità non so se da ahri notata. Lo asserisce poi seppellito in
s» Agntha in Suburra , titolo allora del cardin. Francesco Barberini nipote del
papa . La versione comincia :
Me miseram 1 mmsta quid tandem loquar ?
ma d' altra mano il verso ci sta mutato così ;
Quo , misera , linguam inflectere possum meam?
La Sofonisba , tragedia di Mellino da san Gervasio poeta francese , è quasi u*
na traduzione di quella del Trissino, Il Verdier (Niceron Tom, X, P.ILpag.
SSS Mtf ) la dice composta, ma il la Croix la dà per tradotta dal greco, e
dovea dire dall'italiano. Non deggio lasciar di dire, che avanti l'anno ijlf*
il Trissino avea già composta la sua tragedia , poiché in quell' anno fii , o do-
vea esser rappresentata a Leon X, e se ne parla in una lettera di Giovanni Ru»
celiai allo stesso Trissino in data degli 8. di Novembre, ove si accenna, che
forse se ne farebbe la recita in occasione dell' andata del papa a Firenze nel
gierno di s. Andrea .
(tf) * E prima che dal Lorenzini , senza i caratteri , in Vinegia appresso il
Giolito ijf5' in II edizione omessa anche A^W Allacci*
«
5o4
La Rosmnnda, Tragedia di Gioyanni Rucellai^ Patri-
zio Fiorentino, della Rocca d'Adriano difensor fedelis-
simo. !n Siena per Michelangelo di Bario. F. (cioè di
Bartolomeo Figliuolo ) a isianza di Alessandro librajo
iSfkS: inS.(b). L. 8.
* E in Venezia per Niccolò Zoppino i5a8. i53o*
in 8. 4*
* E ii^i per Bartolomeo Cesano i55o. i/»8. . 3.
* E ivi per Francesco Bindoni i55i tn 8. a.
* E i/i Firenze per Filippo Giunti i568. i593. in
8.(i). 4.
^ì ti può aggiungere, che questo supremo ordine, detto in latino vellerìs
oifrei^ nelle lingue volgari si chiamò del Tosone: e che fosse chiamato
così nell'imperio di Carlo V. si può vederlo nel Comentario delle sue
Guerra scritto da Luigi Dovila gran commendatore A* Alcantara, che è
trasportato in tutte le lingue ( fol. 7$. a. ediz. di Venezia del i549- ^^
8. ): e ancora nella disputazione de Equitìbus et equestribus ordinibus di
Filippo Reinardo Vìtriario, che tra altri cita Luigi Guicciardino ( cap. i v.
pag. 73. ). Né può essere inutile il ridursi a memoria, come ne' tempi
del Trissino fiori V Accademia degli Argonauti conquistatori del Vello
d^oro, poco sopra accennata. Se poi egli si disse Comes et eques, ciò nul*
la importa, perchè non fu solo a chiamarsi in tal guisa (a*),
(i) Del Trissino e del Rucellai veggasi Scipione Ammirato negli opu-
scoli (Tom. II. pag. 258. ).
Se questa tragedia j la quale, secondo Lilio Giraldi ( De Poetis Dia^^
logo II, pag. 98. edit. i. )j è composta a imitazione delT^CK^a A^Euri^
pide, nella lezione iv. dello Sperorù in difesa della Canace, si suppone
(4^) Qaeste oltime parole noa son giuste aU'arìs. Vanno egaaloientc a ferire non
meno il GuAfimi , che il Tn$iin% . Non &a però colpo e ricadono senza offesa
di chi n'era lo scopo. Nessnoa persona notule e onesa ha la pecalanza e la s&c-
ciatageine di qualificarsi ne in pubblico né in privato, per quello che non è
comecnè conosca di aver merito per esserlo» Ma accommiatamocì ana volta ò^l
questa altre volte ricantata canzone. Il Trìssimo in qualche tua lettera si sotto-
scriver semplicemente , Comes & Eques^ e in qualche altra , il Trissi9ù dal Vcl^
la i'a/o. In veran luoge non si troverà , che s' intitoli Eqmcs VeiUris amrei •
ovvero CavaUer del Vello ossia Tosoit d' oro. Questo cavalierato noo gli fa con-
ferito da C^rio F. ma solo (u decorato da lui del titolo di Conte e di CovéÈlie-
r€\ e del privilegio di fregiare il suo steania col Vello d'oro , presa da ciò la
denominazione e non dall' AccademiM degli Argotumii^ come sembra* che il no-
atro Monsignore pretenda d'insinoarc e nr crederà.
{b) Le VII. edizioni della Rosmmnd^ registrate dal Fomtéwini , trovansì tutte ,
ninna eccettnau, riporute nella parte I. del tomo XXXIII. del Giornale de* Ice
terati d'Italia pag. Z77. ove il padre Zeno mio fratello ha esattamente stesa la
Vite, del RmceUei accompagnata dalla notizia delle sue opere a stampa ed a
penna •
So 5
di Cosimo^ e non di Giovanni Rucellai, com** non sia sbaglio da un fra-
tello all'altro, potiebbe essere stato di chi non bea lesse Toriginale con
abbreviature, siccome avvenne anche altrove*
Ci è pure V Oreste dei Rucellai , tragedia presa àhWIfigenia Taimcs
d* Euripide j e famosa anche prima di essere stampata^ come il fu in Roma
nel i'jj,(y.(a*)fiìopo uscita dalle spoglie letterarie del celebratissimo it/o^
gliabechi per la mercé del suo erede sig. cavaliere Antonfrancesco Mar^
mi. Per altro il MagUabecld sin nel 1666. ne avea distintamente infor-
mato V Allacci ( Dramat, pag. 6o5. 606. ). Ella si recitò nel collegio
dementino con mutazioni, le quali, come arbitrarie, si potea far di me-
ne di mettere nella stampa: e nel primo verso in vece di se ben Piladc
sai, j)Otea dirsi, Pilade, se ben sai. Ne parla Igino nella Favola cxx. cht
è piesa, come altre ancora, da Euripide, per osservazione fattane prima
di tutti da Tommaso Reinesio ( Cariar, lect. lib. Ili . cap. Ili pag. 873.
3^4 )'i onde non serviva, che il banditore delle proprie lodi in hac luce
literarum s'incomodasse dopo il primo avviso avutone dal solo Tomma^
so Mancherò ( Mythographi latini tom, I. in Judiciis ante Hyginum pag.
2. ), a (arsene bello, come di cosa sua, senza tema di entrare nei libri de
Plagio, perchè poi ha da entrarvi più volte, e per molti titoli.
Ma sentiamo un'altra facezia, simile a questa. Il degno sig. canonico
Alessio Simmaco Mazochio nel suo bel libro deìV Anfiteatro di Capoa
propose modestamente un suo pensiero di mutare una parola negli Atti
delle sante Perpetua e Felicita, ove col nome di Sanavivaria ( pag. 171 •
col. 1. ) si rammenta una delie due porte fra s^ opposte deìV Anfiteatro
di Cartagine, entrambe comuni agli altri Anfiteatri ancora, pensando e-
gli, non però con alcuno ajuto di codici^ ma con la scorta del solo inge-
gno, ex ingenio, che quella voce Sanavivaria, come poco elegante, si po-
tesse mutare in Sandapilaria, quasiché la porta fosse così detta dal por-
tarsi luoia per essa i iimasri morti. Ma poi cosa ne avvenne? L'unico e
primario autore di tutte le cose belle saltò fuora subitamente a farsi in-
tendere, che il pellegrino pensiero era stato prima suo, che del sig. Ca-
nonico; ma che tanto godeva in veder seco nella felicità d'ingegno in-
contrarsi il sig. Mazochio. Veramente il giuoco sarebbe più gustoso»
{a*) Roberto Titi nel fine delle sue Annotazioni alle Api del RuctlUì , il quale
vi nomina questa sua tragedia, la credè e la disse scampata, ma prese errore.
11 Fontanini ad arte dissimulando, che prima d' ogni aitro l'avesse pubblicata il
signor m^rcnese Scipione Miaffei^ il quale le diede il secondo luogo nel tomo I«
del Teatro italiano, stampato in Verona per Jacopo Vallarsi nel 171)- in 8. vol-
le far credere, che primi a divulgarla alle stampe fossero stati i padri Somaschi^
i quali la fecero recitare in Roma nell' collegio dementino Tanno 17^6* in cui
pure fu quivi impressa dal Cracas in t. Non é però da stupirsene. Ricusa egli, e
contrasta la lode, che merita questo famoso letterate» per cose assai più rilc?aa«
ti di questa, e di ciò non contento cerca di ti>rgli o di annebiargh il merito
di ater primo dato fuori l'Oreste tratto dall'esemplare del MagHtbechit e co*
municatugli dal cavalier Marmi. Quanto al plagio , di cui più basso il suo av-
versariu lo incolpa ( Esame pag. 77. edix. dì Venei ) , egli stesso se n* i difo.
so si bravamente « come pure dagli altri . de' quali vi si riconosce notato , cht
i natii cosa sarebbe fermarci sopra di vantaggio la riflessione e la peana.
Tomo. l. 66
5o6
L'Antigone, Tragedia di Luigi Alamanni. Sta con le
sue opere pag. 67. deiredizione àìVenezìa presso ìlNic-
colini da Sabio a istanza del Sessa dei i53a. in 8.
* E in quella più ampia del Grifio in Lione i553, in
8. p. i35. {})(^)-
quando per disgrazia non si trovasse consistere con buona licenza in una
solenne freddura, della quale si sarà poi riso anche il sig. Canoaico; pe-
Tocche se una porta A^W Anfiteatro, siccome il padre Piero Passino rica-
va da Giusto Lipsie, chìamavasi Lihitinensis, e anche mortualiSj a che ser-
ve chiamar Taltra Sandapilaria, se tal parola verrebbe a dire la mede-
sima cosa, che Lihitinensis , e mortualis? Questa porta si chiamava
Sanavivaria, perchè gli usciti sani e vivi dalla pugna , o dalle fiere,
per quella si portavano fuora; laddove per l'altra si portavano i morti af-
fatto (*): e la parola non si trova già ella in un sol luogo» né in un sol
oodice di quegli Atti; onde con questo bel segreto, dapprima venuto in
mente a quell'unico e primario autore^ si debba mutare in peggio; ma si
legge in pia di un luogo, e in più codici, oltre al casinese: e questi sch
no, un salisburgese, un compendiese, e qualchedun altro ancora: né quel-
la voce diede alcun fastidio ai valentuomini, illustratori di quegli Atti,
i quali parimente non sono né uno, né due, ma se ne contano almeno
Suattro 0 cinque, senza mettervi il Rmnari, il Tillemont, il Pagi, e il
^upero, tutti dottissimi e peritissimi conoscitori di queste matetie, non
essendo, al parer mio, da disprezzarsi Arrigo Valesio, Gioi^anni Broeo, e
Gioi^anni Priceo, dopo monsignor Luc€t Olstenio, e il padre Passino; tan*
to più, che il Grevio, scrittore non barbaro, espressamente approva la det-
ta voce ni^i Atti di quelle sante ( Thesauri tom. IX. infinepraefat. ).
Bisogna aggiungere ancora, che il Passino avea benissimo avvertito, che
ella non é Ciceroniana, ma bensì provinciale Africana, come ne sono
tante altre negli scrittori antichi di^quel paese, le quali per questo non
pare, che debbano toccarsi né pur leggermente per farle a forza diventar
Ciceroniane,
(i) 11 Varchi ( Lezioni peg. 6Sa. ) l'attribuisce ad Eurìphde {b*).
(4) Z' edizione dell'opere foscsne itW Alamanni divise in due tornì, htm*
che oel frontispiaio tal dÌTÌsìonc non apparisca , non fii «ai fatta dal Crifio ia
JLi^ne nel in^ na* <>*l ifl^« tomo I. e nei is^ì* teaio li. e qaeita edizione ,
h qaale non è più ampia dell' altra» precedette a qaaate ne (ìarono (atte in Vt*
n^xia t in FireH\e^-t però aache a quella dei ì^icc^iiai a iscansa del Sessa ^ aup.
posta per prima dal F^taninì e da lai registfau avanti quella del Grijie • Oltre
di ciò il Niccolini non diede alle stampe il tomo IL ove la tragedia è inserirà, se
non nel ifif. e però malamente di aa anno esso Fonunimi ne anticipa l* e-
diiìone .
{h*) V Antigone d* Eurìpid^ t Mtìt delle eoe tant' altre perdute. Quella, che
a' è rimasta , i di Sofocle. A Sofoclt il Varchi attribuisce quesu dell' AUmanaU
(*) Il Maffti ka sbandito dà circhi la porta Sanatfivarim tnoitrando (degli Asifit. I. s.
e. 70 oht ^uost* era una Toco ìbarl>tra àall* asta falsa Isxioae di SandapUmtia nome il
5o7
(La Tullia) Tragedia di Lodovico Martelli. Sta con
le sue opere pag. ii8. della ristampa di Firenze presso
Bernardo di Giunta 1548. in ^^a).
La Ganace, Tragedia di M. Sperone Speroni. In Vi^
negiaper Vincenzo Valgrisi 1546, ino. L. 7.
* E in Fiorenza presso il Doni 1546. in 8. 7.
* E (senza il nome di Canace^ ma col solo titolo di )
Tragedia di M. Sperone Speroni^ corretta secondo l'e-
semplare approrato dall'autore. //i Vinegia presso il
Giolito i56s.. in \%. {^)(b). 4*
(i) IJ Ciarlo la dedica al Tescovo Martirane^ segretario di Carlo V. in
Napoli: e se dice male del censore della Tragedia j che fu Bartolommeo
Cavalcanti, non ne dice bene il Riccobono ntWOrazione latina in mor-
te dello Speroni, ove scrive ( Orat. tom. IT. pag. So. ), essere stata ripre-
sa editis famosis lihellis, i quali consistettero in un Dialogo narrativo,
che dallo Speroni è chiamato Invettiva, e che si finge seguito parte in
Bologna^ e parte in Venezia. II difendersi e il difendere onestamente
dalle ingiurie, è ben fatto; ma non mai Toffendere con calunie, • con to-
iìsmi insidiosi di accuse, che in apparenza pajon modeste e ver^» naa ohe
in realtà son falsa e maligne. Il Dialogo del Cavalcanti ha il acuente
titolo:
e noa sd Euripide • Il Feniémni hs grosHmeate sbagliato • 1*' Aidmémni pef>
tanto compose la sua sai modello di quella di Sofoch, e Antonio Bruni amico
suo le prepose un brere argomento •
(a) E sta ancora eoa le sue opere ^ma non tutte) pag. ut. della prima
poca conosciuta edizione di Romn per Antonio Biado di Asola ij)!» ia t. 11
Martelli t lo Speroni non vollero dare altra titolo alle loro tragedie, se noa
quello di tragedia.
(k) Qaando non si prendono per mano i libri e non s* Incontrano V uàìzìom
ni , ielle quali si vurt ragionare , s* incorre aget olaiente In grossìstiraì sbagli •
Se ne ha più d' una prova nella relatione delle tre suddetta edisioai , la prima
delle qusH non è stata qaeUa del Valgrisi» ma qucHa dal Doni eoa questo
titolo :
* Canace , tragedia di M. Sperone Speroni nobile padovano . In Fiorenza per
Framesco Doni 1^46. in fl.
Ella non è preceduta da alcuna dedicazione , ma solo da una lettera dell«
stampatore ai lettori . Lo Speroni disapprovò acerbamente cotale ediuone , co«
rae fatta senza la sua saputa e contra la sua volontà e come ancora lacerata e
corrotta • Per mezzo di Paolo Criirello se ns lamentò altamente con Antonfwan^
tosco Doni » creduto da lui » che stato ne fosse lo stampatore • 11 Doni sorpre^
qaale derivaTa da SandmpUa ohe «ra la bara» sa eui traiportavanii i cadaveri delle per*
tene plebee, e col qoal pure chiamavaii la perta Libitinenfis o Libitimarìa. £ c[ai per
far OMerrare an altro errore del F^ntanini loggingnereoio ancera ohe non due sole, ma
cinque almeno erano le porte degli antichi Anfiteatri, e che la libitanaria non era op*
posta ad alcuna di esie. ( t, Op. del Goaiigl. Lodow, Bianconi T. 4. pag. 948. • ^f.
•dia. di Milane i8os.)
^^
^^^"
5o8
Giudizio ( di Bartolommeo Cavalcanti ) sopra la Tra-
gedia di Ganace e Macareo, con molte utili considera-
zioni circa l'arte tragica e altri poemi, con la Trage-
dia appresso. In Lucca per Vincenzio Busdrago i55o.
in 8. {\)(di). L. 5.
* ¥à in Venezia i566, in 8. senza stampatore. 4*
(i) Il Busgrado dedicando il libro a Giambatista Girala Cintio segre-
tario del duca di Ferrara^ di concerto, come si vede» con l'amico di lui
Cavalcanti, qai detto ad arte^ occulto autore^ chiama quest'opera, pnma
fatica della sua stamperia. La data in fine del Dialogo, è del primo di
Luglio i543. innanzichè la tragedia ^ì stampasse: nel qual tempo fulet-
ta in Roma in casa del vescovo di Brescia, che era Andrea Comaro, di-
poi cardinale, essendovi presente Claudio Tolomei^ il quale allora ap-
punto lo scrisse a Gianfrancesco Bini ( Lettere lib. IL fol. 46» a.ediz.
I . in 4- ) > ^^' Cavalcanti, e dello Speroni essendosi già parlato, qui non
serve più riparlarne, da ciò restando emendato qualche picciolo erroro
del Crescimbeni.
00 dtlle querele dello Speroni , se ne gìostificò con ana lettera scrìeu di Fim
rim\e ai ij. di Sctccmbre 1146- stampata nel libro II. delle soc lettere pag- 47.
»• deli' ediaioae di Fiortn\a appresto il Dqhì I)47- in ..: la qaal lettera man-
ca nelle posteriori ciizioai . Egli ia essa niega apertamente , che dalla sua stam«
peria Fosie aicita quella icnpreMÌone della Canate e di più la ricoooscc per (at-
ta in Vene^i'm eoa la falsa data di Fiortn^d, tog^iagiicodo • ,» clie era ^•'rf^ogaa
„ non par dell' arte, ma del sapientissimo fenato , che non si provvcde»te a si
M disonesti ìncoQTeaieati », Finisce la ietterà col dire allo Speroni , che s* in-
formasse bene e che trovando verissimo qaello > che gli afiè^mava , punisse chi
aveva errato . £ per dir vero , avendo- io ripresa per mano e considerata atten-
tamente la saddetta edizione, rimasi persuaso esser ella fatta in Vene\in e non
aver qua* caratteri somiglianza alcuna con quei di Fimren\a particolari de. Doni^
na più tosto con quelli di Ca'^io Navò , che vi menti il nome ed il luogo.
Tolcndo intanto lo Speroni rimediare al disordine , permise che il Clarto suo
Copfideote. de%ae fìiora la tragedia » più conferme all' originale , siccome segui
nella sefl^aente impressione » erroneamente addotta per prima dal Fontnnini col
titolo di Cannce .
Tragedia di M- Sperone Soeronì • Se nel fine di qaesu sana » intera » e
sorretta si guarderà, si troverà annotato, quanto lacera, tronca e corrotta sia
qaelia , che da altri , che da noi e coatra il voler dell' autore e senz4 licenza
verona , occoltamente à atau stampata e iatttolau Cmnnce . In Finegia appres-
so Vineen^io Vaigrisi if46. in t.
Sai modello di questa edizione del Vnlgrisi il Giolito fece la sua nel i f 4z*
ut !&• non dando nemineoo egli il titolo di Cnnsee alla tragedia : il che cre-
dette Monsìg., che il Gtolito fosse il primo ad usare nel frontispizio, quando
si i già veduto • che ciò dal Valgrisi era stato già praticato .
(tf) Qtando usci il Gindicio sopra la Cnnace , corse voce , che ne fosse 1* as-
tore GidMàatisu Girnldi e non il Cavnlcnnù , che di fatto lo era : ma Giam»
hMiisio Pignn ia ona lettera scritta dì Ferrarn ai y. di Novembre rff4* silo
stesse Speroni • che ae dabiuva , lo assicarò » che non era veto : tt qasoto slla
5c9
--La Canace, Tragedia del Signor Sperone Speroni,
alla quale sono aggiunte alcune altre composizioni, e
una Apologia con alcune lezioni in difesa della Trage-
dia, i/i Fen. per Gioi^anni Alberti 1597.1/14. (i) (a). L. 8.
(i) Lo Speroni in altre opere e nel suo epitafio è onorato del titolo di
Messere; ma qui è detto Signore. Neiravviso innanzi alle parti vi. del-
le Rime di Diomede Borghesi gentiluomo Sanese stampate in Padova
da Lorenzo Pasquati j 566. in 8. , si dà contezza, che a quel tempo in Ve^
n Canacg , io la àccio sicura , che il Giudicio scrittole contra non fa mai del
„ Giraldi : perciocché lo stile e la materia il dimostrano , ed io so le fantasie di
», quest' uomo intorno alla poetica, e conosco di che valuta egli sia: e dall'altro
„ lato mi rivolgo a chi le scrisse cootra ce. „ Col nome di Giraldi va bensì scritta
a penna per le mani di molti una breve censura della Canace : ma nemmeno di
essa si ha fondamento per crederla dei Giraldi* Sospettò lo Speroni , che il GiudicÌ0
fosse lavoro di Bernardino Tomuano ^ attestandolo il Liviera. nella sua Apologia
contra il Summo , per averlo inteso da molte persone degne di fede : ma tal vo-
ce sventò ben pretto e l'opinione comune sta ben ferma pel Cavalcami (*) , al
2uale non bastò poi l'aver censurata a piena bocca in tutte le sue parti la trage«
ia dello Speroni , da lui però non mai nominato , mostrando anzi di non sa-
perne r autore ; che facendo anche ristampar la tragedia appresso il Giudicio , si
ter?ì della edizione rigettata , cioè di quella uscita sotto nome del Doni , quan-
do più tosto e' doveva servirsi di quella del Falgrisi sola approvata dallo Spg»
foni : il che ad arte esli fece , acciocché gli errori della stampa concorressero
anch'essi a screditare il componimento e'I poeta. Ciò tuttavolta non fu sufi*
ciente ad oscurarne , o a diminuirne la riputazione , poiché la Canace fu sem-
pre considerata per una delle migliori tragedie italiane ; e però il Dolce nel
prologo della sua Ifigeni\i la nomii»a con lode insieme con la Sofonisba del
Jriiiino, con I Antgone dell'Alamanni, con V Orbecche del Giraldi^ con la
Rosmunda del RucelLù e con 1' Oraria dell' Aretino • Fra le altre opposizioni
mosse dai Cavalcane alla Can^ice , si condanna l'uso de' veisi rotti con sover-
chÌ9 prorusione quivi introdotti in luogo degl' interi assai più convenienti
alla maestà della tragedia: tal uso nonpertanto non dispiacque in tutto» poiché
lo vcggiamo seguitato in qualche tragedia del Dolce ^ nella Medea del Galladei 9
nella Ro.tiilda del Cesari , nella P fogne del Harabosco e sino a' nostri giorni
ntW Ulisse il giovane de* fu ab. Domenico L t^arini , ch'io qui rammemoro
per onoranza (**) L'abate Niccolò dtg i Oddi ( Opere del Tasso pag. 59^. Tom, V.
edi\> di Fior.) partecipando a Camillo Pellegrini la morte dello speroni, seguita
in Padova, lo chiami,, residuo della vecchia accademia.»
fa) iti questa edizione la tragedia ha un nuovo prologo in persona di Venere^
che nelle precedenti mancava. Siccome lo Speroni avea inteso, che il Giudicio
scritto contro di lui era passato in mano del duca Alfonso IL di Ferrara per
(*) Così 9i credette ancbe dal Cracimbéni (Ist. lib. a. "diz. Vene». T. i. p 3q^ ). Tut-
tavia lo «ti le e la dicitura del Giudicio non parve al JStsieii di icrittor Fiorentino^ •
non mostrano ohe sia op'^ra del Capalcanti (Y. Op. dello Sper. ediz del 1740. T. 4*
p. 7>.)
{*^l TlGh. Sig. Co Algarotti in nua sua lettera diretta al S'ifr. AgOit. Paradisi scrive,
ohe „ il nostro rofurnn non ha che U/itse il giovane di cai potersi dar vanto innanzi a'
forestieri, come il sorco non ha che la Mandragola >» > e iiggingne, che queste tono
composisioni tali, che nian'altra nazione ne mostrerà nel genere loro di sì perfette. La
Mandragola^ di oai h autore il Macchim^elli, fa teitt 4i ilag ua^ e lem cita la rariiiima
aditiene di Fir^nxe fatta il iS53. in 8.
Sia
nezia, Firenze, Slena, % in tutta Toscana non si sarebbe chiamato Signe-
re, alcun gentiluomo principale, laddove in diversi altri luoghi era i»-
E'uria chiamarlo Messere. Si vede, che tal costume era mutato nel 1S97.
o Speroni sotto altrui nome indirizsa la sua Apologia al duca Alfonso
II» di Ferrara per opporla alle prevenaioni sparsevi, a suo erodere, dal
segretario Giraldi. Bisogna però confessare, che il Giraldi nel capitolo in
fine degli EealommUi, ove loda i valentuomini italiani del suo tempo,
xende giuatiaia allo Speroni, dicendo ( pag. 801. ) ch'egli onora Padova
Con stil canuto, e con giudicio saldo.
In detta Apologia, la quale sin nel i558. insieme con un Dialogo del
medesimo Speroni sopra il modo di compor la tragedia, dovea stampar-
si dair Accademia Veneziana, chiamata cosi per eecellenaa, eome Taa-»
tica Fiorentina, lo Sperone si duole ( Soma dette opere, che ha da mandata
re in luce P Accademia Veneziana, registro P. ), ohe un Sanese gVin volas-
se due suoi Dialoghi uno à* Amore, e Taltro della Cura della famidia^
atampaodogli francamente per suoi; onda il senatore, e poi gran prelato»
Daniello Barbaro 1^ venaioare Tamice da tale incuria, fece subito im-
primere, centra voglia di lui, in casa de'figlinoli à^Aldo nel i54A.comci già
ai disse, epoi nel 1 544*^ i>^l i5Sa. in 8^., i due i7i#/ò^Ai^ involati insieme
con otto altri e ne fu lodata la vendetta, allo scrivere del medesimo Spe^
ronij perchè poi non piace il vedere di mezao giorno rubare, e con bel ri-
so attribuire a sé le cose rubate. Il Barbaro ( pag. i4o. )» e lo Speroni per
atto di cortesia tacquero il nome di qwiplagiarko, ed io fo i\ simile di
^ualchedun altro^ che però è notissimo. Di qui ai vede» che Vintiepida»
joaa non eerto onesta setta plagiaria vaga dì ajrrogarsi privaitivamante l^
cose non sue, non è nuova d'adesso, quando tanti anni sono toooò alU^
Speroni di vedersi con gli occhi proprj rubare, e dal ladro stampare per
suoi due Dialoghi interi. Ciò, che si dice dei* Dialoghi, può similmento
dirsi di ogni cosa letteraria^ in qualunque materia consista, o sia ella
scritta^ o sia pure scolpitat e intagliata; e massimamente poi trattandosi
di solenni e liturgiohe formolo antiche, sempre nel medesimo senso prò»
se da' nostri maggiori, e diana! , e non prima, copiosamente illustrate ia
Commentario particolare^ fatto apposta per {spiegarle, qual si sa ossero
quello del Disco votivo cristiano del Museo Albano {Diseus argenteusi
vQtivus veterum Christianonun Commentario illustratus pag« 19. ao. a6.
mezzo del legretsrio Giraldi , eoa egli fé' preseneatgUenc V Apeiogid pei mta*
del segretsrio Pigna ^ amico suo e eemico del Ciraldi* Noa fiaisene però con
r Apategia , che sUors rimase s penne , né con Is mecss dello Speroni ì con*
trsiti fopes Is Canate • Fau$nm9 Sammo pebblicò dae discerii , il prime da' qua*
li è intorno al contralto tra lo Speroni e 'I Cavalcanti , sttmpato in Padova
per Paolo Mejetti nel l;90. in 4. Diede Giamòatista tiviera una non sspetta-
ta riìfKista al diicorio del Sammo , stampata in Padova per lonai^o Pasquati
nell'anno medesimo in 4., col titolo di Apologia incorno alle tragedie di lieta
fine , scesa da lai a osgetto principalmente di difendere il seo Crtsfonu , cai
lieto fine a? es dato • La risposta del Sammo all' Apologia del Livitra e la re-
plica di Questo alla risposu dell'altro, stampate alcreil net i/jio« io 4. dal
Pasquali , formano U contiaauione di cai coatesa •
l
Sii
^7. 3o. Si . 3a. S3. 4^. 47* )> i^^s'o in luce lensa vanti, non ora di fresco,
ma nel 1727. e poi lUtimamefite nel 173^. sei anni appresso, con molta
grazia, ma di nascosto, saccheggiato da chi si lusingò di occultare il fur-
to col solo imbrogliare alquanto alla sua propria maniera di citare, e a-
stntamente variare tutti i numeri delle citazioni per fargli così parere suo
ritrovamento, accompagnando ancora il tutto di qualche grossa piacevo-
lezza, come si dirà poi con citar fedelmente i luoghi, « con mostrar la
bellezsa di certa giunta nuova e molto curiosa. E pur questo sarebbe
poco, se di più non si vedessero con gran silenzio usurpate anche le in-
tere Provincie, come V Austria e la Neastrìu d'ItaWa, già prima ginstìfr-
catamente osservate, e messe in luce nel i'2ti^,{Vita Phìllppi aT^sktre E!p^
scopi Adriensis ante ejus Monumenta pag. 3. e 4* ^dit. III. ). £ questo
sia detto qui di passaggio. Dopo V Apologia non intera tiello Speroni se-
guono le VI . Lezioni in difesa dalla Canace, da Ini recitate a mente in
lei giorni nell'accademia degli Elevati di Pa^fopa senza averle scritte;
però meritevoli di nuovo riscontro con gli originali scrìtti da chi le udì,
e di ristamparsi con le dovute carezze, insieme con le altre opere sue^
mentovate dai vescovo Tom/nasini {Eloffia tom. /. pa^. gì. ^4*) ma trop-
po sfigurate dall'imperizia di chi li die mora (a^). Dai libro adotto si ve«
(a*) Sci Tcracnente sono le Legioni dello Speroni, e non cinque come per inav^
vertenza cadde dalla penna al nostro Monsignore nd libro II. capo XLlI. pag.
iff. ove pur lascio detto» che egli le recitasse neU' accadcnnia drgii Elevati Si
Padova , doreado dire ntW accademia degl* Infiammati dì Padova . Quella de
gli Elevati era in Ferrara, e spiegava per impresa Ercole, die tiene alto di tcN
ra e sotfbca Anteo . Ben è vero che ^ai il Fontanini merita scusa , poiché nella
stampa Ingolfo de' Conti » nipote dello Sprtoni, o siasi lo stampatore Alkerti, la-
sciò correre Elevati e noa Infiammati (*) . Non la merita però egli egealmente ,
per aver credato e atserito che V Apologia al duca Alfonso fosse posteriore allt
•ti Legioni saddette, quando eg'i è certissimo , che queste furono a quella da
lungo tempo anteriori. Egli è notabile, che il conte Ingolfo atendo aggianto alla
Canace il nuore prologo di Venere , non abbia ossertati i tanti altri cangiamen-
ti deiio Speroni fatti alla sua tragedia . Grazie di naoro ai tnòderni diligenti
divulgatori dell' opere dello Speroni , che M le altre cose ce 1' han fatta goderts
tmtta riformau e in migliore aspetto corretta. „ L* autore , dice t* abate ForceU
n lifti ( Vita dello Speroni pagina xztz. ) distinse 1' opera ÌA atti, e set»
„ ne e dell' atto terao fece il secondo , e da questo , che passò al luogo
., terto • cavò intere quattro scene, e qua e là parecchi Tersi levò ed aggiunse,
ft ed altre minute correzioni per entro i versi introdusse , tutte degne di osset-
„ vazione ,, : sicché altra ella viene ad essere in parte da quel che era. QuaiK
do altro di singolare non si riscontrasse nella moderna edizione , questo sarebbe
sufficiente al suo pregio; ma in ogni parte rendesi ella distinta e lodevole , pcf
esserle state usate iatoroo le dovute cartzze» che il nostro Monsignore ti ha tao*
co desiderate.
{*) Btnehi esiandio atlU Lihreria ni. del Doni ti leggpt th% l'Aecailtmia àt^ìx Eie-'
mmti fu in Ferrmra, qu«Ua de^li Infiammati in Padopa, auUaéimeno anche nella edì*.
di tutte rOpere dello Speroni fatta il 174* (T. 4. p. t6S) ieggeti iti fronte di ^eiré
Lesioni che recitate furono neirAccadainia degli JC/cpof i e non dogi' Ifi/lamninf » di
Padooa e nella Prefazione della «dia. tuddetta (T. i. p. xx.) li dice cha lo Spofoni I»
recitò neir Accademia di Padova darta allora degli EltQmti.
5 12
L'Orbecche, Tragedia di Cìambatista Giraldi Cin-
tio da Ferrara* In Viikegia presso il Giolito i55i. in
ifÀ.(a). ^ L. 4*
* Edi nuovo corretta secondo l'originale deirautore.
Jn Vinegia presso ilQiolito i57a in la (i). 5.
* E insieme con le altre VII. di lui Tragedie, l'Aitile,
Didone, Antivalomeni, Cleopatra, Arrenopia, Eafimia,
Selene. In Venezia per Giulio Cesare Cagnacini i583.
in 8. (a) (b). i4-
de, che lo Speroni fu amico di Pietro Ronzardo, al suo teoipo famoso let-
terato e poeta Francese.
(i) Fu fratta dalla Novella II. Deca II. degli Ecatommìti dell'autore.
(2.) Bartàlommeo Cavalcanti dice di essere stato spettatore in parte di
Zuesie Tragedie, lodandole, ma sopra tutte VOrbecche, in una lettera ai
lira/di stf^Bso, come Erasmo lodò Roberto Gaguino, ma in lettera a lui
^medesimo scritta, per osservazione di Gerardo GiosHinm Vossio.(De Hist.
Latinis Uh, III. cap. xi.pag. òo3. ).
{a) * E prima io Finegia in casa de' fig;liao!i à* Alio If4|* ia 8.
Questa i stata la prima edizione deli' Orbecche , taciaca dal Fonidnimi e ìgoo-
fsta dall' Aiiacci. Dietio al frontispizio sta il ritratto del Giraldip eoo questo di-
stico a basso a lettere majaicolc:
Miraris hospes haui l§quenuin Cinthimm
Quem cernis ipsumì Cogitai, mox audiesm
La tragedia tìcii da lui dedicata al duca Ercole II di Ferrara in dita dei zx di Mag-
gio I f4t. nel qual anno fu la prima volta rappresentata in Ferrara e non in Ftren\€
e jme scrive l'Allacci (Drammat, p in*) • ^^ ^^^^ dell'autore alla presenza del Da-
ca e poi la seconda volta dei cardinali di Ravenna e Salviati- Ella viea giudicata
la migliore di quante ne uscirono dalla penna del Giraldi . il quale io fine di
essa » parlar la Tragedia con Tersi endecasillabi» lodandovi il Bembo^ il Trissi-
MOf il Molla » il Tiilomeì • e V Alamanni.
(b) Se Monsignore tra le sette nominate Tragedie del Giraldi aTcsse conuta
anche 1' Epitia , che in ordine è la peomltima, avrebbe detto • che elleno , oltre
air Orbecche , non sono sette , ma otto raccolte e dedicate al duca Alfonso //•
dopo la morte di Cintio Giraldi da CeUo, unico superstite di cinque tigliuoii di
]ai(*). I suggetti di queste tragedie sono tratti in gran parte da' saoi Fcm-
iommiti .
«
(*) H« sbagliato Io Z*no «liceodo che le tragf'die del Giraldi impri^sse da\ Ca^na-
mini ti dedicaifero dal fìllio di lui al duca Aìfonso lì. Non nt'C^heiò già io «^h^ a \xx\ sia
dedicata forte la Selene, che io aon ho veduta, ma VOrbecthe sicuramente non porta in
fronte alrra dedicatoria che quella fatta dall'Autore stetto ad Ercole da Este 11. ducA
IV di Ferrara in data de* ao di Maggio del 1641 il qaale in essa scrive di avere com-
posta questa tra|redia,« in meno di due mesi ,,e che fu allo ttetso duca i?rc«i/« rappresen-
tata da M. Seb^itiano Clarignano da Montefulco, che ejrli chiamai! Roseto e VEsopm
àm' suoi tempi. L'altre sette dedicaronti tutte da C&tso Ùiraldi in data dei t . Ottobre
i583. a diversi personaggi, cioè V Aitile a Cornelio Bentieogli, la Bidone a don Ale%^
Sandro di Effe, gli Anti^alomeni al cardinale di Ette, la Cleopatra a don Gio. Andrea
d'Oria^ 1' Arrenopia a Laura Bof^trda Tiene contesta di Scandiano, VEufintia a don
Cesare di E*te, e alia duchessa di Ferrara finalmente V Epitia, In tatto a tergr^ del froa-
tispiiio T'iia il ritratta dell'Autore.
5i3
La Cleopatra ( e la Scilla, Tragedie II.) di Cesare de^
CessLri.Inyeneziaper.Gio.Grifio i55f2^. in8.(i) L. Sé
La Cleopatra. Tragedia di Alessandro Spinello* In
Vinegìa per Pietro Niccolìnì da Sabio i55o*. in (a) 3.
La Rodopeja, Tragedia di Leonoro Verlato. In Vene*
zia per Fraricesco Ziletti i58a, in 8. 3.
La Romilda, Tragedia di Cesare de' Cesari. In Vene^
zia per Francesco Bìndoni i55i. i/i 8. (3) . 3.
La Progne., Tragedia di Girolamo Parabosco. In Ve^
neziaper Comin da Trino 1548. ino. 3.
La Progne, Tragedia di Lodovico Domenichi. In Fìr
renze presso i Giunti i56i. in 8. (b). 4*
(1) Il Ruscelli nella prefazione alla seconda, chiama l'autore di cogno-
me Cesarina.
(2) Col nome di Cleopatra essendoci più Tragedie^ e quella tra l'altre
di Cintio Giraldij la comune trivialità dell'unico argomento fa sminuire
il pregio, che potessero avere, come accade altresì nelle tante Medee,
Meropi^ Progni y Ippoliti, Didoni^ e Tancredi (a*) .
(3) Dice di darla fuora a persuasione del Ruscelli^ mentovando anche
VArgìa^ Nell'Atto I. Scena I la duchessa Romilda è detta, secondo Pao^
lo Diacono ( De Gestis Langob, lib^ IV. cap. xxxviii. )
Già di tutto il Friul donna e reina,
E Cacano a bello studio è mutato in Calcano.
{a*) Condanna qui il Fontanini il larorare Tragedie sopra argomento da al-
tri già maneggiato. Questa massima e falsa. Moltissimi esempi, non mai da chi
che sia biasimati, se ne hanno in contrario, non solo fra' moderni, ma fira gli
antichi. Gli Edìpi , le Medie , le Ecuhe e altre somiglianti favole sono state
produtte sopra le scene greche e latine a gara e a vicenda e sempre con atten»
zione e cen lode dai tragici più famosi. Ma Tenendo alle due Cleopatre, «na
di esse almeno andar dovrebbe esente dalla censura del troppo rigido critico»
Molte furono le Cleopatre regine di £gitto. Non basta l'uniformità del titolo a
costituire l'identità del soggetto. La Cleopatra di Afareantonio, figliuola di Toh'
meo Aulete XL re dell'Egitto e che fii vinta da Augusto^ forma il soggetto
delia' tragedia del Cesari ed è comune a quella del Giraldi e di altri. Ma la Cito*
paira dello Spinello é la figlinola di Tolomeo Epifane V* re dell' Egitto e la
moglie di Tolomeo Filometore e di Tolomeo Evergete , l'uno e V altro suoi fra-
telli, dal secondo de' quali le fa barbaramente ucciso sao figliuolo, cuna figliuo-
la iniquamente stuprata . Nulla pertanto ha che fare con 1' altra Cleopatra. Lo
Spinello scrisse un* altra tragedia col titolo di Progne , ma non mai stampata,
mentovata da lui nella dedicatone della sua Cleopatra ad Ottaviano Raverta ve-
scovo di Terracina e recitata in Venezia l'anno 1(49.
(b) Che il Domenichi , uomo per tante optre da lai date fuora , tradotte e
scritte, famoso e niente bisognoso di arrogarsi le altrui , sìa da riporsi nel nu-
mero de' plagiar)^ duro sembrerà a credersi e strano ; e pure il fatto con la pre-
sente Tragedia lo manifesta , e *1 condanna. Dalle belle stampe dell' Accademia
Tom, /. é7
5i4
La Medea 9 Tragedia di Matteo Galladei Jn Vìnegìa
presso il Grifio i558. in 8. {a). L. 3.
La Medea esule. Tragedia di Melchit>re Zoppio. In
Bologna per Giovanni Rossi i6oa. mff. {b). 3.
La Medea, Tragedia di Lodovico Dolce. In Vìnegia
presso il Giolito i557. i558. in9. (i) {e). 4.
* La Didone, Tragedia. In Vinegia pressa i figliuoli
d^Aldo 1 547 • irh 8. 5.
* E ioi presso il Giolito i56c, in la. 3.
^i) Come si è detto, non è graa lode lo acrivece in un ugonitiiiOi già
piii volte trattato» e non male^da vacj scrittori, (ff^)*
^ene\ianéif detta della Fama ^ dirette da Pà^U Manuzio ^ ùl ditufgata nel \$^t
ia 4. aoa tragedia latina in rerai , col titolo di PngMt scasa nome di ancore.
Giovanni Ricci , giariacoo salto e accademico Teoeziano » che da più anni la te-
nea manoKiitta in suo potere, e che perla stima che ne faceta» la rendette pab-
lica» dedicandola a FranctscQ Vérga consigliere e ambasciadore del re cattolico
alla nostra repabblica era incerto, s'ella fosse laroro di scrittore antico » ma con
iérmesza l'attestò antiquis , qua maxime raudantur, eerre parem • In processo di
tempo si giunse a sapere che rero anrore di essa era t\^to nonsignor Creggrio
Cerraro nipote dì papa Qregprìo XIL gii^ pmtonotsrìo apostolico e poi patriarci*
di V4m\im ssa patria. Ora i da sapersi , che quesu Frigni latina dd C^tram k
stata tradotta appuntino dal Dn/unichit che tre anni dopo, dedicandob a Gioito*
te Castiglione , lasciolla correre alla suimpa per affatto sua • senza far menzione
della legittima fonte, dalla quale ne avea preso il soggetto , il viluppo , i pensie-
ri e lo sciogli mento. Fattone il riscontro, la cosa non è da porsi in contesa.
(a) Se Matun e Maffeo non sono lo stesso nome , sbagliò il Fontanèni^ dan-
do quello di Matteo a (jueste poeia^ e g;«rf sconsulto, che veramente porta il no-
me di Maffeù in fconte di quesu aua tragedia , dedicata da lui » coma primizie
de' sani mxdji al re cattolico FilÌMpo IL Del Galladei ho rcdata un' altra trage-
dia col titola di jinna ( Sallena j regina d* Inghilterra presso il signor abate A-
Cupo FaccioUfi f dame sempre tenuto ia amore , e inistlma per nostra non mai
tubata amicizia e per la sua siauolai» eloquenza , erudizione e dottrina.
^) EuikUicata da GimÌìo Segni m dedicata al cardinal di San Ciorgfo Ctmio
Mdaàrandino * li soggetto di essa non ha alcun rapporto alfe attce tragedie » che
af presso si riferiscono col titolo di Media, \
^) Il Dolce nella lettera ad Qdoatdo Gomeip nobile lusitano, dichiara di aver.
lai presa, da- Eur'ipida, e quivi £icendo menzione di Alfonso Ulloa^ dice che
riducendo mcite opete di lingua spagnola in itaHana». giovava parimaote all' una
ed aii^altuu'
(d^ E in giudico esser di sonvaa lode Io scrivere in un argomento g^à pi Ci
volte trattato e non male, putcbè h favola sia per diversa strada al suo ffne giu-
didoaameme condotta • Ifigenia, somministrò lo stesso argpmento ad Euripide,
a Sofocle e a Stratte. Edipo io diede ai due psimi, ad Eschilo e a Lieofrone e a
tre di loro', come pure a Frinico^ prestollo Andromeda. Ennio , Lucilie e Seneca
non ebbero scrupolo di lavorare sopraffai stessi soggetti», trattati daf Greci. A no-
atri italiani noA fu mai chiusa ia atra» di far Io stesso » e Io fecero con molta
lode imieatr in ci^dai Francesi Ma perché pi^lsersene il Fontanini tanto fasti-
dio e corsacelo | e alzarne tanto remore? Il mistero i facile s penetrarli.
5i5
• -La Marianna, Tragedia* la Vinegia presso il Gioli^
to i565. in 8> (a). L. ^
-* Tragedie {VI.) Ciocasta, Didone^ Tieste« Medea ^
Ifigenia, Ecuba). In Vinegia per Domenico funi
i566. in & edizione II. (i) (b). 9;
(i) Il Dolcecon lettexa delli xi.di Geanajo liSg. le dedica a Manata
ionio da Mula senator veneaiauo ( dipoi cardinale, detto YAmuUo) (0*)%
lodandolo di aver ,» data opera da* primi anni agli stud} delle buone di*
,y scipline, e di aver pienissima cognisione della lingua greea, della la»
9) tina,« di 4{iie8ta nostra volgare, e per aver sempre tenuta familiarità
,j d'uomixà dotti; e aostenute Andbasoerie appreaso i primi principi di Eu-
^ jropa M • Il Muzio in tutto la sente col Dolce nella dedicatoria degli
Avi^ertìmerUi Morali, ristampati in Venezia dal Valif assori nel 1572. in 4*
{a) Fa recitata la prima volta in tasi di Sekasiiane Erii^io e poi nel palme
del Duca dì Feriara» Dietro alla tragedia stanno alcane poesie volgari e latine
del Dolce , dal qoile è indiritta «d Antonio Molino . detto per soprannome il
SurcbielU. Costai era aomo d'ingegno, come le tae cose siaiupatc il palesano.
liacqoe di padre e madre legittimamente flebili, ma Jiea era aetHle» anzi
era cornice di professiene e cape di recitanti , ciie tn casa Etì\{o rsppre-
senurono questa tragedia , benché senza apparato dì scene e accompagnaoiea-
to di masica e pare conseguì applausi da più di trecento gentiluomini spettatori.
La prima Tolta che si ebbe ad esporla nel palazzo , del Duca • ne rimase impe-
sta Ja recica per gran noltittidiae, cke vi concorse ad udirla • L'esito poi corri-
spose sii' aspettazione.
(Jb) £ prima in Vinegia appresso ii Cimlito ij4o in iz. edizione 1.
Ho Toittco qui riferire la suddetta edi^ooe , per essere anteriore e più bella
dì f nella del Farri, Bendiè in quella del Giolito si dica nel frootispizio di qne«
ste VI. tragedie,, di nuovo ricorrette e ristampate,, non pertanto si dee argui-
re, che a qoesu edizione altra ne aia preceduta « Elleno furono prima del if6o«
srampate, ma separatamente . Unite insieme non si erano peranco tedute. Oltre
alle mentovate tragedie, due altre ne scrisse il Dolcct la Marìanna» già ricorda-
ta dal jFottunini,.^ le Trojane recitata in Tentila nel 1566. e lo scesso anno
atampata dal Giolito in S« Il soggetto di essa i pxe$o da quella di Seneca : ma
il Dolce non volle assoggettarsi a segui rls, fuorcnè nell'in? enzìooe e in ciò che
a i«i ae parre migliore: iaoade ella pad dirsi più tosto imitazione che tradu-
aione. £gU ne impresse il lavoro per consiglio di Giorgio Gradenico gentiluomo
detto meritamente da lui «, adorno di belle lettere e dottato di finissimo giudi-
9, eie , come si rede ne* suoi leggiadrissiai componimenti non meno in verso»
che io prosa. »» Aotomo Molino^ più sopra mentovato , si prese V assunto di fiirla
recitare e di ornare di musica gl'intermezzi ed i cori« ì quali si leggono in fi-
ne detta trs^piia che fii altresì ristampata in Vaacf^ da Pietro Ugolino nel
l/^j. in 8.
(e*) Lodalo cen molti altri anche il Trinino nell' Itaiid Uberata lib« XXIV.
iPIg. X19. a.
Ma ne li Amtdj un Marcantonio £a«
Che di gloria, bontà • senno e valore
Trapasserà ciucua di quella eude •
5i6
L' Edipo, Tragedia di Ciò. Andrea dall' Angaillara.
In Padoi^a per Lorenzio Pasquati i565. in 4* (^)* L* 4*
La Fedra, Tragedia di Francesco Bozza. Jn Vìnegìa
pel Giolito 1578. i/i 8. {f}). 4*
L'Ippolito, Tragedia di Vincenzio Giacobelli. In
Roma per Guglielmo Facciotto i6oi. in 8. (e). 3.
L' Atamante, Tragedia degli Accademici Gatenati
( di Girolamo Zoppio, autore dell'Accademia). In Ma^
cerata per Bastian Martellini 1579. in^ 5.
L'Irene, Tragedia di Vincenzo Giusti da Udine. In
Venezia per Francesco Rampazetto 1579. in 3. {o) (d) 4«
--L'Almeone, Tragedia. In Venezia per Giambatist a
Somasco i588; in 8. 3.
(i) Il Nores nella Poetica ( Parte i. pag. 9. ) non approva le Giunte ^
attaccatevi àdAV Anguillara {a*)*
(2) L'azione è composta di avvenimenti, parte veri, parte finti, e diaDF-
bì seguiti nel 1 571. in occasione della perdita del reame di Cipri. L'au-
tore divide il Coro in due parti, che parlano a vicenda^ cosa non prima
nsata.
(«*) li titolo deUs tragedia è Edippo e non L'Edipo e nella prima maniera lo
icrive anche il Nores la cai citazione marginale si dee correggere presso il Foa*
lanini » ponendovi pag. i8. in laogo di pag. 9- Il Nores non è stato il solo» che
poco approvasse quesu tragedia dell' Anguillara. Assai STsntageiosa opinione eb-
be di laiy e della saa tragedia il canonico Girolamo Negri ^ che in una delle
sue epistole a Pàolo Ramusio pag. 40. stampate insieme con altri snoi com-
ponimenti ( Patavn ap, Simon. Galignan 1 S79 in 4> ) 1 cosi ne parla : jinguilU"
rius nescio quis poeta plete/us, exeunte Februario mense proximo » fabmlam daW'
rus est populo patavino : tota ( ut audio ) etrusca est . Apparatus fit maximms in
adìbus Aloysii Cornelii. Si libuerit quaternas horas perdere , knc accedilo. Qad
Luigi Cormaro , di cai fa menzione il Negri , è '1 nmoso scrittore del trsttato
della Vita sobria^
(b) A questo scrittore si tace la patria che fo Candia, e '1 srado di caTsiiere
che a Monsignor nostro non è molto in grazia . Fa rettore della università di
Padova, a detto del Riccoboni nel 1^71. XCymnas. Patav. pae. 51.)
(e) Nella stampa leggo Jacobilli: neìl' Allacci e nel ano copista , Cri«co^ef /e:
a chi dovrò prestar fede? La tragedia è dedicata dall' antere al cardinak Pietro
Aldobrandino in lode del qaale premette diversi sonetti e ami canzone.
(i) L'esemplare che tengo, di questa tragedia pabblicau e dedicau da Framcc'
SCO Sansovino ad Alberto Lave\pla gentiluomo veronese e eultissimo poeta la«
tino e volgare , è nobilitato nel principio da una lettera originale del Séinsonno
al medesimo Giusti • con la quale si scusa di aver data alle stampe la tragedia
di lui senza sua saputa ; e ci è anche una risposta del Lave^ola al Samsovino
iti ringraziamento dciravergliela dedicata, lodandola fra l'altre cose , per esserne
•• fondato il soggetto su persone ed azioni vere; cosa che apporta credenza e ri«
„ putazioae al componimento, siccome il finto gliela toglie e perciò pare che
5i7
* L'Ermete, Tragedia. In Venezia per Giopanni Al-
berti 1608. in ifi.(a). L. 3.
* L'Arianna, Tragedia nuova. In Udine per Pietro
Lorio 1610. in ^. (i). 3.
L'Ulisse, Tragedia di Giambatista della Porta. In
Napoli per Lazaro Scoriggio 1614* i^ 8. 3.
* Il Giorgio, Tragedia. In Napoli per Giambatista
Gargano lòii. in m. 3.
L'Arsinoe, Tragedia di Niccola degli Angeli da Mon-
telupone. In Venezia per Federigo Gabrielli 1694 in
la. (b). 3.
L'£delfa, Tragedia di Agostino Luzzago, Accademi-
co Sventato. In Verona per Bartolomeo Merlo 16^7.
in ^. 4.
La Dalida, Tragedia nuova panche nel nome^ di Lui-
gi Groto, Cieco d'Adria. In Venezia per gli Zoppini i5SÌ.
in i2b. 3.
* E ivi presso il Sessa 161 o. in la. fc){*). - 3.
(i) Di lui v'è ancora YElpina, favola pastorale. In Udine per Giamba^
tista Natolini 1595. in 8.
ft fosse ripreso Agatone da Aristoule nella poetica „. Oltre dì questo ci stanno
componimenti poetici di diversi in commendazione della tragedia : e tutto ciò
è scritto a mano assai pulitamente.
^ (tf) Dì questa tragedia mr fu comunicato dal sig. Jacopo Marchi^ spiritosis-
simo gentiluomo udinese , un esemplare a peana » assai diverso dallo stampato -
{b) Ecco un altro indizio, ed esempio della fedeltà, con cui il Fomanini ila
ricopiati sino gli errori della Drammaturgia dell' Allacci . V uno e l' altro cbia-
niano questo stampatore , Federigo Gabrielli ; ma la stampa nel frontispizio lo
dice a chiare note Federigo Aòirelli , il quale credo , cbe nemmeno fosse
stampatore , poiché in alcuni esemplari si legge a istanza di Federigo Abirelli
appresso Giovanni GuerigU , noto stampator Teneziano • La tragedia rien dedì.
cata dall' Abirelli al marchese Ippolito della Rovere , di cui si dichiara esser
nato suddito e della città di Gubbio . Venendo ora a Niccola degli Angeli ,
mori egli assai decrepito in Monte Lupone sua patria nella Marca e fu quifi
sepptlito in i. Francesco , o?e sta anche dipinto ginocchione in atto di orare
con r abito di terziario indosso , arendo lasciati eredi que' padri francescani di
grossi poderi , che fanno il loro più comodo sostentamento .
(e) * E la prima volta « ivi ^presso i Guerra) iSJi-' in t
Dietro al frontispizio di questa prima edizione , più bella dell' altra e non
registrata né anche di \ Allacci , vedesi il ritratto di questo fìimoso Cieco ^ in
età di anni )i. Nel prologo della tragedia egli espone diverse circostanze della
tua non molto invidiabil vita.
("') Il Groto compose anche un'altra. tragedia intitolata VHadriana impresta in Vino-'
già ^9T Domonico Farri 1678. in 11. (Crnpenna,)
5i8
L'Àcripaoiia, Tragedia di Àaton Decio da Orte. la
Fìr ente pel Ser martelli iS(^fk.ìn/^. Li» 5.
* %if^ Veneùaper Paolo Ugolino iSgo. in 4* 4*
^ E i\>ì per Giambatista Bonfadìni iSqS* in 8» 3.
L^Altea, Tragediia di BuoD^ovanni Crattarolo . In
Venezia per Francesco MarcoUni i556. io 8. 3.
L'£lMt, Tragedia di Fabio Glorio. In Messina per
Pietro Brea iSgS. in 4* 4"
* E io Tringi per Fabrizio Zannetti i6o i « im 8. 3.
La Semiraniide, Tragedia di M «izio Manfredi^ In
Bergamo per Comin Ventura iSgS, in /\.(i)(a). 4
(i) Ililfanfreii«cri88e col medesimo titolo di 5e»inii9Uéfe, oSemìrands,
con« egli iiee, nm FBOOÌa ho9ekereccia. Di «strambe ragiena «gli steeM
in più luoghi delle tue Lettere ( pag. 225. ), anzi in una sola ai reggone
amendae nominate, come tra sé divexje (6*) . Affenaa in un'ulÉra (pag.
li^ )y che Rimiao è sua patria, e non altra città: e dovea ben egli saper-
lo (e"*"). A gloria dì questa Tragedia si osserva, che lì PatrìzJ nel dedicsn
(tf) * £ /la lai fneid«simo ri? edau e torretta , ìm PdW per g|ì ere£ di
Girolamo Bartoli i$9t. in ii. edizione II*
(b*) Il Fontanìni parla qui in maniera della Semiramide ^o SemirAmis^ fàfola
boschereccia dì My\io Manfredi , cbe bea si coaosce aoa averla lai aui avuta
aceto r occhio , anzi non a?er)a credata mai pabblicata alle stampe i éì tibe sa»
to più rimango persuaso, poiché non la croTO da lai mentovata nei capo IV.
ove ragianm dette pastorali • lo fercanu porrò €^ il tìaole deUa seooada eéisis*
«e, giacché mi aiancala prtau, fatta come peaso , nei t/fj. i*).
La Semiramìs ( così pure intitolò la tragedia « ni saaì dissala « Seadrs»
miÌ4 ) boscarecoia di Mtu^o Manfredi « iJ fermo accademica « da iai medesimo
fivedata e corretta, fa F^nma per ^li ecedà dì Orolam^ MaruUi IJ9S. ia ti*
^di\ione fi.
'^ B in Bologna per Viuorio Bmocù i6e^. ie S.
(d^) Bgit è dìAciie, che ia apere, coaM ^Besu»di imàto fistt> e di maserie
cesi diverae, non ai pigli errore « né l'atteaiéoac si acancbii o^tft in towgn
fai est oéfMptfo 4omnum • fiiseeaa pene easf darsi , càw il doraDiochiaic aoa à^
geawì per frceacaza , o per altro mio m morbo « o in ktar|^« Qai crasegaè
il FontanifÀ • Percbè appunto ben sapeva il Manfredi qsttl foasc la paflrìa «la ,
4ìoa ti laicib cader arai dalla penna» che Rimino fosse sua patria; am scrisse
benii che Cesena lo era per aascimeneo, e Rewanma per nrigsae e par edacana-
Ae . Le «e« Icotcre eoa poca atteaaioae osservate e càute àm Mena^. b» mSct^
«sano fapittcatameatc . Qaivi paHando di Iacopo MM\f{oni (pmg, 7S«)« di cai
{*) le, che ho T«duta U prìsM edisiaaa 4i qiiaitA Bostimr^cùioL Auipaxar pass» ttter«
TerJsiìiBA» ck'elia f« fatta nel i593. ed in Bergamo è.»,ComlnJr9ntura, Nella dedieixie-
ae del libro indiritta dall'Autore al duca di Pnrmo Banuceìo Farnese ai leg^a* ^he la
Semiramii boicareceia fa dai Manfredi oompeata io 34- ^i^M-ni mmXì e «•«ti«ui» « «k'alla
•sei alla luce S^e^o 4a tragedia, la qnale fu 4*dicata Jid Ofta#ie Farmmsa £mtel dai
suddetto. Il Manfredi itrvi in O0VX9 ài Ottaoio Farnoio «▼« 4«*4ae ^ÌA nominata* e
nel 1693. trovavati al seryi^io della lereniia. Derofea di Lorena^ della^ualo ka eia fa*
veUta« lo 2tas asUa CUitt a. Gap« la. di fiicat'opera.
5i9
la sua Poetica dlspiUaia al principe D. Ferrando Contaga^ la diede per
esempio di tragedie. Ma qui non è laogo di ricercare, se ce»ì egli scrives-
*9 P^ gindicio fondato o pei affetto particolare Terso ramico (a*).
i^iano porrà in concesa , che Cesenaie non fosse , sr dichiars ,. dt rìograiiare con.
)» tinuamente il cielo, che non pure a' nostri tempi {$on sue pnrole) ma ai!a
»» città dr Cesciu mia patria ha dato aii nomo à* intelletto ditino e dr saper
»» qaasi iiKomparahf>c : „ e altro^ , sciifcndo all# tccsso Ma\\eni ( pag» Sf ^ )>
così*. ,y ora chic sono U facaaae degli smd), credo, cbt V. S. si ritrovi i« Ce*
M senu patria oostra, a noa ia Fìsa^ dove ella legga ; ,, a di nuovo ancora»
scriveodo al conte Giuseppe Gottifreii gentiluomo di Cesena {pag» iS3*)* ^
lodandovi c^uesta città per ave? dati al mondo il Md\ioni chiaro per lettere e
il Gotti/redi illustre per armi , soggiagoe : „ e io perciò vado altiero e quasi
», superbo d' esservi solamente nato . „ Che poi fa famìglia del Manfredi fosse
nobile e antica in Ravenna e che quivi egl» vcame educato» ricavasi da laotri
luoghi delie sue opere e da aoiolte tescimoaiaaze di approvasi scrittori piodot-
se e abboadaateacote dal padre ab. don Pietro Paelo Giaanni nella pre£izione al*
le rime scelte de' poeti ravennati da lui raccolte e pubblicate ( lo Ravenna
presso il Landi 1739. in S. gr,) Ma veniamo al punto. Come può stare, che
ii Manfredi si comraddica ? Si è già r»osu»fa , che egti< in più luoghi delle
sae lettere afFernaa , che Ceteaa è soa patria ; t Moihì^ ne allega ao aitro ( pag»
%%% ) preso dalle medcsinne lettere ove il Manfttàk alFerma , che Riminn k pa«
tria sua. Per levare il dubbio e cniatire il fatto, aodiamo al libro e al Ino^
citato . La lettera è qaivi scritta di Nansi in Lprena a Cl/iudio Paci cavalier
rimioese . In essa Io ragguaglia 9 che oa giorno essendosi incontrato in un gio.
"vinetto italiano» di gentile aspetto e in abito di viaggio., ael grao cortile dei
palazzo, e questi avendolo sentito a caso nominare da uno de'^suoi compagni*
gli si accostò riverente e disscgli queste precise parole:»» Oh quanto ho caro di
„ veder V» S. et io: perchè? £t egli: percioccbè in Rimino ^ chi; è patria mia «
9» senti' dire dal sig. cavalier Claudio Paci cose ona volta di voi » da far venir
M desiderio della conoKca2a vostra ad ogni gentil persona ec. », In questo bre-
ve dialogo, ehe aon è tkk cosà sublime » né cosi difficile» come quei di Platone^
chi non si accorge del grosso equivoco manifestamente preso da Monsig. ?„ Quel
Rimine è patria mia,» vien messo io bocca dal Manfredi al giovinetto italiano e
rìminese » con cui parlava ; e Monsig. lo mette in bocca al Manfredi e lo ap-
lica a lui. Il Manfredi però» che ben sapeva qnal fosse la patria soa, il che
non sapea Monsig. » non a sé » ras a quel giovinetto assegna Rimino per patria;
a QÌò ooa raeao chiaramente di quello « che in tanti luoghi e' confessa esser
Cesena scu patria. Qui ci sarebbe a correggere anche 1' Allacci ( Drammat» pag.
461.)» che chiamò il Manfredi da Fermo, città della Marca» non con altro
fondamento » se non perchè ad frontispizio di alcune sue opere questi si deno.
minò » il Fermo accademico : sbaglio non meno ridicolo di quello , per cui fa*
▼ellandosi di Lattanzio Firmiano , fu creduto da alcuni , che egli fosse da Fermo ^
onde Firmanus lo dissero in cambio di Firmianus : cosa tenta lontana dal re-
ro, quanto lo i l'Africa dall* Italia.
{a*) Beate le arti » se di esse i soli artefici giudicassero. Il Pairiy era gran roae«
atro nell' aite poetica e '1 soo gindicio a favore della Semiramis » è conforme a
quello che ne proounciò Girolamo Catena nelle sue lettere pag. foy. ove anche
promette di ragionarne particolarmente nella poetica, che stava allora scrivendo :
con che die cenno di volerla proporre per esempio di tragedie • Né diversamen-
te ne giudicò Bernardina Bnldi oel suo libro di versi e prose pag. ^$1* )6o. e
favorevolmente ne scrissero il Bnlgarini e 'I Lombardelli , all' esame de' quali
V aatore la sottopose , correggendohi in alcuni luoghi » secondo il loro sstìo
520
Il Telefonte, Tragedia di Antonio Cavalierino. In
Modonaper Paolo Gadaldìno i58sà. in 4- (a)* L. 4*
Il Gresfonte, Tragedia di Giambatista Lìyiera. In
Padova per Paolo Mejettì 1 588. inS. (ij (*). 3.
(i) Ebbe qualche impugnazione da Faustino Swnmo. Queste due Tra^
gedie insieme con la seguente hanno un medesimo fondo» e tutte e tee
Tengono da Igino, che ne stese ^argomento nella Favola clxxxiv. aven^
dolo tratto dal Crerfonte composto da Euripide, e portato in latino da
Ennio ( £/»/sii operapag. 258.a6i. edit. a. ). Alcuni stracci del testo
Greco già conserTati da Giovanni Stobeo ( Excerpta ex Tragoediis Grae^
cis pag. 390. ) furono raccolti da Girolamo Colonna, e si trovano pur di-
Vulgati da Ugone Grozio. La Tragedia è citata da tutti i Comentatori del*
la Poetica d'Aristotile, onde è assai poca lode il trattare di nuovo in qua<^
lunque modo questo triviale argomento, già più volte prima trattata da
tanti, e non male, come dissi, e da tutti in una medesima lingua.
parere . E di fiitto , in qaeiti aitimi sa ai ells fece pie d' ons volta pabUicS
comparsa sopra le sceae di V€fie\id , e non per affetto particolare , ma per gia«
dicio fondato » aaiversali applaosi ne ottenne . Ben é vero , che Angelo Inge*
gneri alzando tribanalc sopra quante favole sceniche nscirano al tempo sao«
censurò fieramente anche la tragedia del Manfredi ( Manfr. Uiten psg^ i^o.
19)* ^99' l'io, ^n*)» il qaale con risentita scrittura non fu tardo a rispon»
dergli : ma ne della sua risposta » né della censura dell' Ingegmìi altro dappoi
se ne intese •
(a) Con lo stesso titolo e sopra lo stesso argomento si ha nna tragedia (rau*
cese del sig. de U Chépelle . Tre altre buone tragedie dello stesso Cavalierini
sono alla stampa rammemorate anche dall' Allacci » cioè Rosimonda , Ino » e 'i
Conte di Modena . Sino al numero di renti e^li ne avea composte ( Manfr* lei*
sere pag. ci6. ), una delle quali a?ea per fondamento il caso di Meleagro e
questa dis«e egli stesso a Mudilo Manfredi^ che sarebbe stata 1* idea della tra*
gedia toscana ; ma oltre alle quattro già mentovate , non so • che altra se ne
sia divulgata . Il Fontanini non fa qui menzione , ma con mistero » se non di
quella di Telefonte » alla quale fa succedere il Cresfome • tragedia di Giamòaii"
sta Liviera, soggi ugnen do :„ queste due tragedie insieme con la seguente^ e he è
9, la Merope del conte Pomponio Torelli) hanno un medesimo fondo e tutte e
Mtre vengono da Igino , cioè dz\ Cresfonte di Euripide , portato in latino da £*«-
9, nio ,t : e poco dopo conclude e si leva quasi affatto la maschera : »» onde è assai
», poca lode il trattare di nuovo in qualunque modo questo triviale argomento,
>» B^ pi^ ▼olte prima trattato da tanti e non male» come dissi e dà tutti in
(*) Il LiQiera , che nacque in Vicenza l'anao i665. da Bartolommeo dottore di non
mediocre fama, compose nell'età di ioli i8. anni questa tua tragedia di lieto fine 1a
^uale ,, benché non sia molto felice nella locuaione, e nella tentenza» pure è meriteToIe
di molta lodo tpesialmente se vorremo riflettere ali'aceennata sua otà e alla difficoltà
di ben condurre un tragico lavoro „ • Del Liviera oltre a questa un'altra tragedia pn»
ze si riferisce dall'^^Z/aoci, intitolata Lu Giustina vergine a martire, la quale però dal
Crescimbeni fu omessa. Inoltre egli scrisse molte poesie in lìngua, padovana nasoon*
deadosi sotto nome finto» come narra l'acoademico Aideano (cioà JSftecola Villani Ra-
gion, della poesia gioc )\ e finalmente seguendo il gusto del suo secolo composo alcuni
Tersi fidenziani sotto nomo di Lattanaio Callimpea. Questo aotisio e molto altre ancora
intorno a questo Scrittore si sono raccolte dall' eruditits» Sig. oav. Michelangelo Zor-
%i l'ibUoteo* pub. della città di Vicenza sua patria.
&2r
La Merope e il Tancredi, Tragedie ( II. ) del Conte
Pomponio Torelli, insieme con gli Scherzi del medesi-
mo autore. In Parma per Erasmo Viotto 1598. in & edi-
zione II. ampliata e corretta. L. io*
La Calatea, la Merope, la Vittoria, il Polidoro, e'I
Tancredi, Tragedie (V.) In Parma pel Viotto i6o5.
in 4. 1%.
II Tancredi, Tragedia di Ottaviano Asinari, Conte
di Camerano. In Bergamo per Comin Ventura i58d.
in 4* (a)* 4*
,, ana medesima lingaa • ,• Qai tcorgre ogaano anche di corta Titta» che T in-
tenzione dì Itti è stata di screditare la Merope del sig. marchese Maffci , con
imputarle a difetto , ed a tìzio la trÌTÌaiità dell' argomento trattato e non ma-
le » nella medesima lingua In altro luogo più sopra ho sciotto questa chimerica
opposizione; né qui altro toggiugnerò a non piccola commendazione della nuo-
ra Merope , se non se che elU tn come un lieto snono ed inTÌto , per cui si
svegliarono poscia tanti pellegrini ingegni d' Italia a esercitarsi in questo gene-
re di poesia , che da gran tempo parcTa in alto e profondo sonno quasi dimea*
ticato e giacente •
(a) Gherardo Borgogni pubblicò questa tragedia dopo la morte dell' autore ,
nobilissimo gentiluomo d' Asti in Piemonte . Nel frontispizio ci tacque il no-
me di lui » mettendoci solo » tragedia del conte di Camerano ; ma nella dedi-
cazione lo chiama espressamente» Ottaifiano Asiaari , togliendola, non so co-
me , né perchè , al suo legittimo autore , che fu » non Ottét^iano • ma Federigo
Asinari conte di Camerano : con che tire in errore dopo di sé V Allacci , il
Crescimheni e per ultimo il Fontanini ■ Il detto Federigo fu uno degli eccellenti
rimatori del secolo XVI. e non poche sue rime stanno sparse in Tarie raccolte
di quel tempo e in due particolaraaente dÌTulgate dallo stesso Bbrgogni • il qua
le non errò già qaÌTi in darcelo per componimento di Federigo , di cui Tcra-
mente era parto . Che poi di esso sia ancora la suddetta tragedia , me ne assi-
curò un codice di quel secolo quasi originale , tutto di carta pecorina • conte-
sente Tarj componimenti di lui , da me più volte Teduto e attentamente con-
siderato nella libreria del fu Giamiaiista Recanati ^ dopo la cui morte, da me
sempre compianta » passò il codice con altri suoi in buon numero e di mol-
to pregio • secondo la sua ultima disposizione , a questa pubblica libreria di
san Marco, della quale i ora dignissirao bibliotecario il sig. csTaliere e proccu-
ratore Marco Foscarinit e benemerito illustratore e custode il sig- Antonio di
Alessandro Zanetti , per la cui opera e diligenza il pubblico gode il Tantaggio
di Tedere alle stampe in due be' Tolumi in togl. il catalogo de' manoscritti gre-
ci, latini e d'altre lingue della medesima ducal biblioteca. Le poesie del con-
te di Camerano, contenute in detto codice sono, rime in libri due, il Tancre-
di tragedia. Delle trasformazioni in ottaTa rima, i tre primi libri e le prime
stanze del quarto. In principio ci sta TaTviso seguente: lecter ^ multa hic co-
gnosces abrasa , atque rescripta ; nam auctor cum stmmam manam libellù htUc
mdhiberet , id fecit : multa enim seriptoris incuria passim fuderat , qua resùtuenda
erant • Caterum scias , totum hoc qualecumque sit in singuHs suis vel miuimis par»
tibus , sive id natura , sive id arte evenerit , non temere , aut casa , sed consulta
txaratum fuisse . Due belle medaglie in gran bronzo , laToro del celebre cayalicf
Tomo. /. 68
/
5aa
Il Tancredi^ Tragedia del Conte Ridolfo Campeggi.
In Bologna per Bartolomeo Cochi i6i4« in 4* ^* 4*
La Cìsmonda, Tragedia diCirolamo Razzi* In Firer^
ze pel Sermartelli iSÓQ. in 8. (i). 3.
Il Re Torrismondo, Tragedia di Torquato Tasso. In
Mantova per Francesco Osanna 1887. in la. (a). 5.
(i)E* presa con le altre tre an tecedenti dalla Novella i. Giornata iT.'de
Boccaccio .\\ Razzi, che nel farsi camaldolese, lasciò il prenome di
Girolamo pigliando quello di 27. Silvano, fu fratello di Serafino, deiror-
dine de' predicatori, ancor egli noto per soe opere.
Lione Aretino f a onor del quale leggeti tra queste rime oa leggiadro sonetto »
(areno coniate a tede e memoria delconte Federigo • L' nna si trora impressa
e spiegata alia pag. ai 8. dell'opera di Ginnjncopo Luchio ^ intitolata » Sylloge
numismaium eUgnntiorum {Argentina typis Reppinnis 1610. in fogL); e l'altra
sta nel museo ccsareo-reale dì Vienna cen questa leggenda intorno alla testa :
Federicus Asinarlus co. Camerani ; e con questa net rorescio « che ne prcseots
un csTallo a briglia sciolta in gran corso : frenat virtns •
L' aver qui restituita la tragedia del Tancredi al suo legittimo avtore mi por-
fé occasioae di scoprire un grarissimo sbaglio commesso intorno alla medesima
bernardino Lombardi comico di professione, cSKndo in Parigi 9 diede fuori aoa*
tragedia con questo titolo:
La Gismonda tragedia del signor Torquato Tesso nuo?amente composta e
posta in luce » AirilTustrisrimo sig. Carlo Barone di Zaretino . A Paris cke\
Pierre Cheviltot imprimeur O* lìhraire rue S. Victor an chapean rouge isty in S.
Non cessò in me lo stupore, che di primo tratto occupommi in leggere il ti-
tolo di questa tragedia da me ignorata , e da quanti ci bao dato il catalogo dell'
opere stampate e manoscritte de^ Tasso^ insino a tanto che non l'ebbi sotte
l'occhio. Allora non cosi tosto cominciai a leggerla, che Tenni in cognizione, el«
la non esser altro che la suddetta tragedia dei conte di Canterano trasformata
di Tancredi in Gismonda . L'edizione Parigina, mz» ma Korrettissima» della qua-
le però li può far qualche uso da chi la collazionasse con quella di Bergamo ,
sta registrata nelllndice della Biblioteca Hohendorfana ( Parte ItL pac. i^y. }»
•ra Cesarea in Vienna , dove passò gli anni addietro con tutto cjaet Tettcrarìo
tesoro (*).
(41) Difficilmente troverassi esempio d'altra opera » della quale nel medesimo
anno, in cui (ìi stampata la prima Tolta, se ne sien fatte sei o sette edizioni ,
siccome è seguito di questa tragedia del Tasso ^ la quale in un testo a peana
del fu monsignor Marsili arcifcscoTO di Siena era intitolata Aluìda: di che mi
accertò con sua lettera il padre Sebastiano Pauli lucchese , da me altroTC già
meatoTato. Il Fonsanini asseena per prima edizione del Torrismondo la suddetta
di Mantova f la quale però é Tcramentt la terza t essendo bensì la prima quella
che sieguf.
(*) n Co. ài Cameronù b«noliè atteadeiM i petitlment* all'arme tmttaT^It a aadè taat*
•Itre nella prefeitioaa di eomper Terti, eht il Caro ditte di non aapeve» elie fotteTÌ a*
•nei ài cki quanto allo tpirite poetice gli penette il piede innanei, e ok'egli nelle nmm
di lui ooneiceTa facilità di natara, novità di concetti» e attai baona pratiea di Uag»a$
ma dnbitaya però» ohe il numero non ne fette alle TOlte atprO| alle Ttlta laagnide*
( Caro Famiì. tem* a. Lett. ia4. )•
5^5
* E i/i Bergamo per Comin Ventura 1S87. in 4* L. 6.
^ E in Verona per Girolamo Discepolo a istanza dì
Marcantonio Palazzolo 1587. in 8. 4*
* E accomodata di nuovp in molti luoghi secondo
rintenzion dell'autore 9 con una giunta del medesimo.
In Venezia per Fabio e Jgostino Zoppini i588. in
151. (i). 6.
(i) Giovanni Loccenio nel libro i. della Stona Sveeana parla di Gef^
mondoj qui introdotto. Il JR^ Tomsmondo, socceduto nel regno de' Go^
ti al padre tuo Ttodmgo^ vien mentovato da Alberto Kran»io nel lib. Ili»
déll^ Cronaca di Svezia, a, capi t. Questi Goti settentrionali furono il
ceppo degli occidentali di Spagna, detti in lor favella, visigoti^ e do' no*
II re Torrisméniù, trtgedia di Torquato Tasso» la Bergamo jftt Cornino Viu^
tura e compagni X5S7. ia 4. edizione I. dedicata dail* autore al daca Vincenzio
Gon\agd di Mantova in data di Bergamo W primo di Settembre ifS7*
* £ in Ferrara per CMio Cesare Cagnaciaio fratelli Xfl7. ia la. edis. IL
* E in qaetta tersa impreacione dall' ìftetso astore ricorretta e ampliata , in
Mantova appreiso Francesco Osanna ifSj. In et. ( Non so con qua! ragione il
Foutanini fa coati per prima « se l'O^^iiAt la dice ter^a ).
* £ in Verona appresso Girolamo Discepolo a istanza di Marcantonio Pala^-
Xfilo ifSr* in 8. edia. IV.
* £ in Vinegla per Girolamo Polo tfVy. in S. ediz. V.
* E in Genova upptuio Girolamo Bartoli 1^87. in 8. edizione VI.
* E reyista di naoro in quest'ultima impressione da lai medesimo, in Bologna
per Giovanni Rossi 1(87* in 8. edizione YIL
* E per fine, in Vene\ìa per Fabio e Agostino Zoppini i;88. in ii* edisio-
ne VIII.
L' Allacci pag. 170. ne mette nn' altra edizione di Mantova anteriore a tatto
di dieci anni , cioè nel 1577. ma qaeato assolatamente é ano degl' infiniti errori
che nella saa Drammaturgia ad ogni passo s'incontrano. Carlo Vion parigino, si-
gnor di Deliberai, traslatò in versi francesi il Torrismondo del Tassot e la saa trada»
zione fìt stampata in P«fi^i nel iéi4« e ristampata nel 1^40* e nel 1644. in4. (*).
{*) Ald^ il ^ioTÌn« nella ••€Mid« part« ddlt Bimm • pr«t« 4«1 Vci^o impreit» sei z68».
pubblicò p«r U prioià Tolta uà framaianto 4«1 Torrcj«iaf»i<a, oha dalTAfio fu sovitto «ai
1674* 9 ad ia aMO laggonsi alooni passi alquanto migliari, cha nella Tragedia dall'autora
terminata nel i58(. tempo in cui egli era mal ridetto dalle infermiti, e dalle sofferta
disgrazie ( V. Serasfi rita del Tassm tom. a. psg. i5«. ). Perciò il Maffei nella prefa*
sione posta innanzi al Torrismondo nel suo Teatro Ttaliamo impresso dal Vallarsi nal
S7a3. registrò », i più bei Tersi, ad i Inogki più notabili della Tragedia nan linitA,olia il
9, Ta$90 o non «immise punto o Tariò dal tutto nella condotta a fine „ della quale il Jf o/k
fti medesimo scrisse (ìtì) ,, cke sebbene non uguaglia la prefaaione del tuo Poema, nan
M pmò negarsi però» che nan abbia bellissima parti, e non faccia riconoscere nel suo no«
», bilissimo stile i tratti maestri dell'anter ino »» Ora alle edicioni del Torritmondo già
jiportate dal Zono ne aggiogneremo alcuna daini omesse, cke troTansi riportate dal Àa«
rossi: Perciò aTTartiramo» cke dopo la prima del Camiis Ventura in 4* un'altra pure na
usci l'anno stesso, e dagli stessi torokj in 8. piccola cke i Cagnacini oltre airedisiona
in la. un'altra ne fecero pure nel 1587. in 4* in<li innanzi a quella de* Zoppini, cke qui
dicesi Vili, nn'zltra na ooUockeremo assai rara „ rimasta ignota, come dica il medati-
„ mo Sorassi, all' Apostolo Zono maestro solenissimo ancke in questa parta di lettera-
„ tara, cke alla bibliograiia appartiana «». Questa adiaiona fa fatta ia Torino apprtsi*
S%4
L'Idalba^ Tragedia di Maffeo Yeniero . In Venena
per Andrea Muschio i Sgó. in ^ L. 4*
La Tomi ri. Tragedia di Angelo Ingegneri. In Napoli
per Gianjacopo Carlino 1607. in 4* 4*
Il Cesare, Tragedia di Orlando PescettL In Verona
per Girolamo Discepolo 1604 inJ^ (i) (a). 4*
L'Almida, Tragedia di Agostino Dolce. In Udine per
Giambatìsta Natolini i6o5. in 4- (cj* 4*
•tri orientali d'Italia chiamati pure in lor lingua ostrogoti. Il Tasso in
una lettera al Costantini fra quelle dell'edizione di Praga (pag. 5i . a.),
cita di questa sua tragedia una copia migliore, e pia corretta e piena di
quella, che allora appunto nel 1587. si stampava in Bergamo: e sarà que-
sta ultima, pnlitamenta ristampata in Venezia: e ci è ancora eoa l'argo-
mento del Òua$tavini, e con la numerazione delle scene.
(i) Nel Cai/alcanti del Beni si fa nuovo strazio di Cesare per colpa di
Juesto autore, come di plagiario del Mureto nella tragedia latina del
tesare ( pag. 109. ) (b*). Si vede, che i ladri letterari colti in flagranti,
come succede, si rendono poi scherniti e ridicoli; e che poco giova l'an-
darsi rampicando per forza, quasi erba parietaria, sulle industrie degli
altri, come se fossero loro proprie, con cercar poi di occultarlo, quando
per conoscerlo di primo aspetto, ci vuole assai poco, mentre le cose o pre-
sto o tardi si scoprono.
(d) Il Fontantni non ka volato esser ds meno delP AlUcci . Questi anticipò
di anai dieci la vera data della tragedia del Torrìsmonioi e quegli in compa-
gnia però àtW Allacci ha poicicipato di anai dieci la tera data della tragedia del
Cisare àtì P^ic^/zi: imperciocché Questa fivaramence aoo fu staio pata ael 1604.
ma dieci anni prima nel 1^94. 11 ndarsì troppo tira sovente in errore.
{b*) Il Citare del Munto e '1 Cetare 'del Pisani poco più di comune haa
fra bro , che l'argomento , la storia ed il titolo; e però l'accusa di plagiario da-
ta dal Beni al Pescetti contro del quale scriue il suo Cavalcanti per diTcsa della
sua Anticrusca , è anzi dettata dalla passione che dalla Tcrità. A tal fine ho Tela-
to far dell'una e dell'altra il confronto , e mi sono acceruto della falsità dell'ac-
cusa (^). Le accuse , che escono dalla bocca degli aTTcrsar) , per lo più son so-
spette t spesso si troTano false. Il libro del Fontanint ce ne porge molti esemp;,
massimamente in materia di plagio , di cui egli carica unte Tolte certi letterati,
a' quali poco ben affetto si fa conoscere.
(a) Agostino Dolce , figliuolo di Daniele e discendente da un altro Daniele,
che fu uno dei cinque fratelli del notissimo per li tanti suoi scritti Lodovico DoU
Già, MìcHbIé, e Gio. Vincenzo frAtelJi de' Cmoallerii i58S. , in la. onde non sei • tette
edif ioni toltAnto di «[aesta Tragedia fi fecero nel medesimo aitno, come dice l'Annota-
tora del Fontanini, ma come dimostra TAntore deììmVita del Tasso ,. nello tpasio di
,t cinc{ue foli moti non compiuti fu questa Tragedia impressa ben die«i Tolte ,, . Final-
mentit è da notarti, che la edizione àe'Zoppini é forse la migliore e la pia compìnta di tut«
te» perohè ({uesti stampatori ebber mesEO di ottenere dal Tasse medesimo alcune piante
e correzioni di «[uesta Tragedia.
(*) Anche il Serassi ( vita del Tasso tom. a. pag^. t%%. ) dice di aver fatto »> am accura-
„ to confronto della Tragedia Italiana del Peseefti col Cesare del Hureio ,» e rbe tro-
te »>tSBe»e tutt'altra cosa „ .
5a5
L'Evandro ( e TArpalice, Tragedie II. ) di Francesco
Bracciolini. In Firenze per li Giunti i6i3. m 8. L. 5.
- - La Pentesilea^ Tragedia. In Firenze presso i Giun^
ti i6i5. in 8. {a).
lì Solimano, Tragedia del Conte Prospero Bonarelli.
( con figure in rame di Jacopo Galot). In Firenze presso
Pier Cecconcelli i6ao. ìn^(b). ia«
* E (con dette figure e due lettere ad Antonio Bru-
ni). In Roma per Francesco Corbelletti i63a. in^.(i) ^ io.
L' Erminia 9 Tragedia di Gabriello Ghiabrera. In Ge^
noi^a presso il Paloni i6aa. m la. 5.
(]) Carlo Perrauh neìVElogio del Carlot {Eloges tom. i. pag.oS.
edit. I. ), dai nostri italiani chiamato Callotti^ che fu da Nansì in £o*
rena^ per errore lo fa discepolo di Pietro Parigino, e non Perugino, Pa^
ritàen in vece di Perusien.
€€9 eri cittadino Tcnesiano e segretario del senato. La sua Simiglia è suta antica
e tenne più secoli onorato posto nella patria, dove ora è ascritta fra le patrizie*
La suddetta tragedia mi capitò manoscritta, ma con altro titolo, e col nome
d'altro antere, piena d* infinite correzioni e giunte; il the mi fé' conoscere, che
il codice era originale. Il sao titolo era non Almidd, ma TimeU, e i' antere tì ai
manifestaTa nel principio col nome di Jacépo Antonio Dolce^ e non con quello
di Agostino . Il curioso si è che annessa in foglio Tolante ci era una lettera di
mano di Tro'ilo Savorgnumo^ dottore e gentiluomo udinese, con la quale egli de*
dicala il componimento a Pnam0 da Legge^ patrizio ▼eneziano, e quiii anerma-
Ta , che la detta tragedia era stata composta da Jacopo Antonio Dolce protome-
dico allora in Udine nei più verd'anni della sua giovanezza; e che gli anni ad-
dietro la medesima era stata recitata in Veneiia sotto la protezione di esso
Priamo da Legge e dei clarissimi signori Pietro Badoaro^ Marco Barbaro , Gior-
gio Giustiniano e Filippo Contarini: laonde crasi determinato dì porla in luce*
La lettera è in data di Udine , ma senz'anno. Pare dunque non esservi ragione
alcuna da dubitare, che il legittimo autore della tragedia sia Jacopo Antonio ^ e
non Agostino; ma il vederla stampata dipoi col nome di Agostino e in oltre con
la medesima lettera del Savorgnano, il quale ivi l'afFerma opera di questo e non
più dell'altro, che era fratello di Agostino , mi persuade a credere fermamen-
te , che la tragedia d' Almida sia lavoro e parto del segretario di Veneiia »
e non del protomedico d' Udine . Anzi in qualche esemplare sta impressa
un' altra lettera indiritta al cavalier Francesco Frumentino capitano di Gradisca
dallo stesso Jacopo Antonio Dolce in data dei \$. Aprile, nella quale dichiara»
che questa tragedia era stata scritta da Agostino suo fratello di cara memoria.
(a) Nel mio esemplare sta 1Ì14. e cosi in altri da me osservati.
\b) Il medesimo i^oittfrW/i fece gVintermed; a questa sua più volte ristampata
tragedia, che vennero con essa rappresentati in Ancona in occasione dell' arrivo
in quella città del cardinale Sacrati l'anno 1615. e il Racconto della pompa, con
cui se ne fece la recita, fu descritto da Curzio Brancaleoni anconitano , e stam*
pato ivi per Marco Salvioni nel itfz). in 4. Lo stile dt\ Solimano è nobile, cor-
sente, tiene asMÌ dei lirico ed è meno studiato e £iticato di quello dclVArìsioie"
5^7
L^rmenegildo, Tragedia (del Padre Sforza Pallavi-
cino, dipoi Cardinale) recitata nel Seminario Romano
con un Discorso in fine ( ad Agostino Favoriti). In Ro-^
maper Corbellettì i655. m8. edizione IL {i} (a). L. 3.
La Gangenia, Tragicomedia di Beltramo Poggi. In
Firenze presso i Giunti i56i* m 8. 4*
(i) Sopra questa Tragedia ci è pure una lettera a penna del cavaliero
fra CirOj signore di Pers^ al patriarca e poi cardinale Giovanni Delfino^
che glieFavea comunicata. ì^eWIstoria della Volgar Poesia (tomo iv.
pag. 167. ), non mostrasdosi alcuno scrupolo in profondere a larga ma*
no decisive lodi, le quali sempre doyrebbono esser vere^ non si bada più.
che tanto a scostarsi da quelli, che sono ivi onorati del titolo di profes-
sori, e da altri ancora, i quali non curano questo onore, accadendo pur
troppo, che ti odano giudicj imperiosi, e ammirabili, ansi ancora tra tè
opposti, quale appunto una volta si fu il sentirsi decidere, che il Fabri^
zio nella sua Biblioteca Greca non valesse nulla; e poi da altro poco lon--
tano il qualificarsi deciiivamente il medesimo autore per un miracola
d'erudisioBe do' tempi nostri. Si bramerebbe, che in somiglianti miraco^
li, i quali forse a tutti non pajon ta;li, si andasse un poco adagio, perchè
vi potrebbe entrar di mezzo Tavviso, attribuito per la sua importanza a*
più gran Savj della Grecia: neqmdnimis. In questa schiera di giudicj am*-.
mirabili entrano pure non pochi di quelli, che si veggono affissi al Cata-
logo degli storici deirì^ia^e di San Reale ristampato in Parigi nel 17 13.
in 8. In quanto alle Tragedie sacre Girolamo Bartolommei ne stampò
TI 1 1 . mentovate dal sig. canonico Sahini ( / Fasti pag. 53i . ). Ma il pa-
dre Ortensio Scammacca gesuita siciliano passò più avanti, componen-
done di sacre, morali, e non sacre, sino al numero di xxxvt. e può esse-
re, che ne sieno assai più, messe in- luce in gran parte da Martino laFa^
Tina in Palermo in tomi xiv. nel i634* i635. i638. in 8. Ma tante, per
dire la verità, ma pajono troppe.
no venexiano. Scrisse egli qnesu trsgedis ae*s«oi anai piàgiovcnili, per qnin*^
to si ka da CìbUo Citare tétlìfnàìà , il quale la dedica a Giulie Pallavicine .
(tf) Lo stetso Discorse posto in fine della prima edizione fatta in Rome dal
CerhelUm nei 1^44* in t, non fa diretto dall'autore ad AgBsnne Favoriti , ma
generalmente ai lettori: I giovani del Semiunrio romano, oye allora il padre Pal^
iavicino leggera e scrifefa sopra la fiosofia morale, dedicarono la tragedia al car«
dinale Franasce BarherÌMi il vecchio^ alla cui presenza la recitarono.
tiiiimi di «fluito giiito«raT«tB« ••atnoimdioibileoiitetito trìbntfttftdi cofWerdedieri.'
e fiorirti applausi, ek« tali boa laroa« f#rt« f edvli in ^«i prìaii t«mpi dai Pindmri^ #
aa(iiX>r««f„«
\
5a8
L'Antlloco, Tragicomedìa di Giambatìsta Leoni, Ac-
cademico Veneziano, In Ferrara per Benedetto Mam^
merellì ( con F insegna del Ciotti^ che è Minerva armata
col Gufo $ulVa%ta, e col motto volgare: e arme e lette-
re ) a istanza di Giambatista Ciotti Stam^patore délV
Accademia Veneziana 1694- in /S^. (i). L. 4*
La Sofronia, Tragicomedìa di Gìo. Antonio Gessano.
In Napoli per Lazero Scoriggio i6ia. in la. 3.
La Penelope, Tragicomedia di Giambatista della Por-
ta. In Napoli per Matteo Cancer iSgi. in ia. (2). 4*
(i) Iq principiò yi sono rem latini di Fabio PaoUni all'autore, e nel
£ne due Orazioni^ una volgare del Leoni, e Paltra latina di Lucio Sca^
ranoj recitate nell'Accademia Veneziana in lode della medesima. La diH
ta loro è di Venezia presao il Ciotti t5g4* con Minerva, senza il 61^0^ e
col motto Oreco nO^EMEI . KAI . ^ixA^i^El, pugna, e insegna,
(a) Se fosse venuto in luce il Giudicio, che Giambatista figliuolo di
Giovanni Capponi bolognese avea composto sopra cento tragedie to-
scane col nuovo titolo di Trafila, che vuol dire lo strumento, per cui si
fa passare l'argento per assottigliarlo, qui si potrebbe veder di parlarne
( Memorie degli Accademici Gelati pag. a63. ). Ma intanto per tornare
addietro alla prima origine delle Tragedie e Co«sme<Ce^ rinnovate in Ita-
lia, bisogna ridursi a mente le Rappresentazioni volgari (a*), delle qua-
li ne serba copioso numero in 4« il «ig. Marchese Capponi, per Io più sa-
cre e morali, e stampate in Toscana, dove molto fiorì il costume di reci-
^rle pubblicamente, come faceasi eaiandio in Roma di quelle della Pas»
sione di nostro Signor Gesù Cristo, a gran concorso di popolo n^lV Anfi^
teatro, per testimonianza di Andrea Fulvio nel libro iv. delle Antichità
di Roma dedicate al pontefice Clemente VII:» ( p^g* ^56. ediz.' 11.) Ma
tal materia, già da Francesco Cionacci, uno de* principali sostenitori dell'
accademia degli Apatisti, la quale fu istituita da Agostino Coltellini, ed
-ebbe il nome da Udeno Nisieli, essendo stata con -motta diligenza esa-
minata nelle Osservazioni alle Rime sacre di Lorenzo de' Medici il vec-
chio ( padre di Leon ^. ) e di Lucrezia (Tornabuoni, madre di Lorenzo)
dal medesimo Cionacci pubblicate in Firenze dalla stamperia della torre
(é*) Di molte, mi non di tatte , li fecere ddfe ^dizioni ia Firenze .1541. e
Xf7S. in 4. ( fcnss nome di stampatore) di vite ìii tre tomi /ad ognaao de' qaa*
li si premette 1» Tavola delle rappressnta^ipni in euo coateoate,- e perchè il
terzo ne riascÌTa alquanto scarto e non corrisponde?» alla misurs degli altri , il
raccoglitore pento di aggiunger ri parecchie Istorie e Commedie sacre 1 e in ulti-
mo luogo le Laudi spirituali stampate in detto anno 1 f 7S. dal Giunti ^ che ha
forse il merito di questa rara e pregerol raccolta. AvTertasi però , che tali ope-
rette non sono tutte impresse ia quell'anno, ma in Tarj tempi, secondocchè
lo stampatore ebbe modo di arerne in qualche numero gli esemplari anterior-
mente sumpati.
.t.
'r'
5^9
4e* Donati nel 1680. in 4o iarà bene rimetterci a queste (a*), bastando
a noi di riflettere, die A fatte poesie, come ancor elle dramaticbe all'uso
popolare, quantunque distese alla buona» e con semplicità naturale, non
Tanno scompagnate dalla lor grazia, e pia ancora dalla pietà edeviden-
(tf*) Il teatro italiano t '1 teatro francese ebbero il medesimo coroinciameoto,
na non nel medesimo tempo • All' ano e all' altro Io diedero le rappreseotazio-
jii spiritaali, e quelle massimamente della Vita e passione del nostro Signor Ce*
sa Cristo • L' aator francese , che ultimamente ha pubblicata in due tomi la Sto*
ria di qnesto reatro ( Hists da Teatre Francfoìs Amst. 173 f. in 8.), comincian-
do dalla sua origine e promettendo di continuarla sino al presente, ci fa sape-
re » che i confratelli, detti delia .Ptfiiipii^, i quali erano certe persone dì rote ,
ritornate dai loro pellegrinaggi di Terrasanta e d'altri 'luoghi pii,^si unirono a
rappreseoure in pubblico l'anno in circa 13S0. nel borgo di 1. Mauro ^ distan.
te due piccole leghe da Parigi^ i Mistm della Vita e Passione ^ di Cristo.
Queste rappresentazioni furono ad essi loro sotto grave pena ficcate dal propo-
sto di Parigi , sino a tanto che il re Carlo Vi, Y ebbe approvate e munite con
•ne lettere patenti, date nel Dicembre dell'anno i40i« che è l'epoca ferma
del loro stabilimento. Pie antica di molto è l'introduzione di tali rappresenta-
zioni » dette anche feste e mister; ^ nel teatro italiano. Il Cionacci , che ne ha.
prodotto un luogo , m^ non intiero catalogo , fa varie osservazioni e curiose
sopra di esse, ma non ha badato di molto a stabilirne la vera origine. Stando
al suo detto, pare, che queste non principiassero, se non dopo il 1300. e con
lui si accorda anche il Crescimbeni • Io però credo di aver qualche ragione per
Sion convenire con loro e per doverle fissare innanzi a quei* tempo. Ne seuo-
pro le prime tracce fnor di Toscana . Solevano in Padova ne' giorni più solen-
ni dell'anno, come di pasqua e di pentecoste, radunarsi uomini e rtmmine »
di qualunque età e condizione, nel prato detto àcìU Valle e quivi con nuovi
abiti indosso , della stessa foggia e colore , fraternamente uniti , celebrar cannan-
do e danzando , quella festività avanti e dopo molti giorni . 'Tanto riferisce Io
storico Rolandino ( Chrònic. Uh, I cap. X. et liò» IV» cap. IX.) essersi pratica-
to negli anni 1108. e ii39> Ma siccome nella sua Cronica non si fa espressa
dichiarazione, che in tali adunanze, benché festeggiate con canti e balli, fossero
fatte quelle rappresentazioni, delle quali qui si a ricercando la primiera istituzione »
cosi senz' altro passeremo a quella da non potersi mettere in dubbio , la quale
TÌeo riferita e confermata da più cronisti delle cose di Padova^ ove si ha, che ia
tempo della podesteria dì Galvano £an\a pugliese , vicario . imperiale e fratello
delia moglie del tiranno Ei^elino , da cui fu poco dopo fa medesima ripudiata »
si fece nello stesso prato della Valle l'anno 1143. ^ <^44* una rappresentazio-
ne spirituale in giorno di pasqua • In nn antico manoscritto delle cose di Pa^
dova 9 ora esistente presso i padri somaschi della salute in Venezia, leggtsi la
seguen^ notizia „ : anno MCCXLIIL Galvano Lan\a predetto podestà di Pa^
», dova e vicario. Nel qual tempo fu fatta la rappresentazione di Nostro Signor
„ Gesù Cristo sui pra della Valle ntWà festa di pasqua. „ In una piccola Cro-
nica dei reggimenti di Padova, tratta da un vecchio codice di casa Zabarella
e impressa dietro a quella di Rolandino pag, ii^. sta scritto: MCCXLIIl. Idem
dominus Galvaneus Lnncea^ Hoc anno in fesso Pasca facta fuit rappresentatio pas*
sionis et resurrectionis Chnsti solemniter^ et ordinate in prato Vallis» Quasi con le
stesse pa^le raccontasi la stessa cosa in altra simile Cronica esistente nel medesimo
lib. p. III. Altri due esempi di si fiitte rappresentazioni mi vengono som mifiisi ra-
ti dal padre fra Bernardo ,MMria de Ruhcis domenicano della osservanza, che
a titolo di stima e di afiietto nofpino qui con piacere e riconoscenza, tratti dalla
Cronica forojuUese di Giulinno Canonico di piyidale 1 eh' è presso di lui e poi
Tom./. •^ ' ^9
53o
sa; onde ne natee impressione e movioìenfo Ai puri afifetti in chi le alcol*
ta: e non potrebbe disdire, che se ne linnovasseio le rappresentazioni,
massimamente fra le comunanze innocenti e religiose, invece di quelle
delle opere, o drammi in musica, ricolmi per lo più di pernicioao eosta-
me, e di mal esempio, nonché di altri spropositi. Ma non è pericolo, che
dal medesimo seampsu oeir appendice ai monumetiia Ecclesie aquiUjcnsis T sa-
no 1740. più correcu di qaella, che e a stampa nel tomo XXVI degli storici
delle cote d'Italia» scritta da GiuUaho Canonico di Cividale; Nel primo si legge:
anno Domini MCCLXXXXVIIL die VIL exeunte Maja, viielicei in ii€ pemeco-
stes^ et in aliis duobus $equentibus iiehus fncta fuit repréLsentatio ludi Chrìsti,
vide licei passiottis , resurreciiouis , ascensioniSf adventut Spiri tue Sancii » adrentMs
Chritti ad jadicium » in Curia domini pamarcha ( Raimundi ) Aastria civiuiis
( di Cividaie del Frieli ) honoiifice, et laudabiliter per clermm civitatensem . Nel k*
con do poi si riferisce che anno MCCCtlI» faeta fttit per clerum , sivt per ca-
pitulam civitatense repraìentatio , sive facta faeruat reprasentaiiouas infraicri*
pie . lmprimi$ de creatione primorum parentum t deinde de annuneiationt B, Vìr*
ginis , de partu , et aliis multis , et de passione , et resurrectione , ascemsione , et
adventtt Spiritus S. et de Antìchristo , et aliis , et demum de adventu Cifristi ai
Judtciam , Et predicta facta fuerunt solemniter in caria D. patriarcka (Ostokoai)
in festo pentecostei cum aliis duobus diebns sequentibus , prasente il. X>. Ottobo-
no patriarcha aquilejensi , D. Jacobo q, D Ottoneli de civitate episcopo loneor*
diensi , et aliis multis nobilibus de àvitatibus et castris Fùrojali , die X V. exe*
unte Maja •
Ma passando io Toscana, ritroro nella rita del b» Ambrogio Sansedani sane-
te deir ordine de* predicatori , scritta da frate Recupero o Recuperato di Pie»
tramala Aretino, dello stesso ordine {acta SS» Man* ad som, XX, png, i47<)»
e in quella ancora composta assai più copiossmente da Giulio Sansedomi vesco-
To di Crossato (lib- /. cap. XIV. /^« 65* Roma pel Mascardi 1611. in 4. ) , qaal«
mente il detto b. Ambrogio avendo impetrata l'anno MCCLXXIII. da papa
Gregorio X» T assolnaione dalla scomunica, in cui erano incorsi i danesi per a*
Ter seguite le parti di Corredino contra la chiesa , eglino in memoria di questa
assoluzione e ad onore di esso beato fecero innalzare nella pubblica piazza no
gran palco nobilmente addobbato e a foggia di scena teatrale Tagaroente dipin-
to, sopra il quale ne Tcniva rappresentata con macchine, versi e canti la storia;
e di questa magnifica festa -e rappresentazione , la quale continnò a celebrarsi
per molti anni anche dopo la morte del b. Ambrogio t V apparato , V ordine e '1
modo presso i suddetti autori veggoasi diliecncenientc descritti . Non nolto so-
dò por , che V uso di queste rappresentazioni si sparse per la Toscana e prese pie-
de singolarmente in Fioren\a\ e*l gran numero, che ne ra alle stampe e se ne
conserva a penna, ce ne fa fede; ma quali di esse fossero a far comparsa ie
prime e in qual tempo lo uce la loro impressione, e gli scrittori non cel dicluara»
no. Certo é che in Firenze erand in uso nel cominciamento del Kcole- XIV,
facendo ricordanza Giovanni Villani {Ist. lib, VllL eap, LXX,) delia festa
rappresentata in Arno Tanno MCCCIV. con la direzione, secondo il Vasari
( Vit. de* pittori P. /. pag^ ijp, edi^, IL), di Buooamico Buffalmacco pittor
fiorentino assai noto per le sue pitture e più ancora per le sue piacerolezze :
la qual festa crede il Cionacci essere stata quella di Teofilo o quefla dei dae
Zax\eri, il povero e '1 ricco. D'altre se ne parla dallo stesso Vasari ( Ivi P. IL
pag, 440. e 511*^ nella vita del Cecca ingegnere e in quella di Filippo Bru»
nelleschi architetto e scultore T uno e l'altro porentioi ^ Trvenri nel secolo XV.
Il Machiavelli nel libro VII. delle sue Istorie Fiorentine riferisce sotto 1' anno
MCCCCLXVI. che. per rallegrar la città, riniasu ia lutto per la morte di C#-
53 1
8Ì rinnovino lo cose buone per disgrazia ite in disuso (a*) E qui potrebbe
aver qualche luogo la Satira di Niccolò Villani, intitolata : nos canimus
surdis. A que'tempi ArUonioda Pistoja compose xsx terza rima una Tra^
gedia^ che può intitolarsi il Demetrio Re di Tebe, dedicata ad Ercole /•
Simo il Tccchio òt* Medici an anno prima seG;uica, furono ordinate dne feste, la
feconda citile quali ,, rappresentava ♦ quando i tre Magi tennero d' Oriente die-
,, tro alla stella, che dimostrava la Satività di Crino ^ la quale era di tutta
,, punipa e sì magnifica, che in ordinarla e farla teneva piò mesi occupata la cit*
„ tà . „ Sul modello di queste rappresencaiioni si venne in processo alla tessi-
tura delle tragedie sacre in cinque atti divise ; e una delle prime , se non la pri-
ma , fu quella del patriarca Giosiffo col titolo di commedia ^ composta in terza
rima da Pandoljo Colenuccio da Pesaro a istanca di Ercole /. d' Este duca di
Ferrara t ciò fu qualche anno avanti il i f oo. Fu dipoi, chi ne lavorò qualche
altra in prosa , e due di queste posso qui mentovarne di Cesare Sacchetti bolo-
gnese , che nel 1564. col titolo di rappresentationi distinte in cinque atti,
diede fuori h Giuditta e '1 i. Cristoforo martire; e qualche anno prima del Sac*
chctti, cioè nel i^^- l^iccolò Pensoso cremasco sceneggiò anch' egli in prosa
la commedia non mai stampata , che così • lui piacque di nominarla , di samo
Clemente, divisa in due parti, ognuna delk quali comprtndeva cinque atti e
si recitava ia due sere, come in due gioniate recidivasi la tiosana^ assai più an-
tica rappresentazione 4 seazacké però fesse in più atri distinta . Non è stata
dunque la Tamar ^ azione tragica sacra di Giamhatista de Velo la prima, che si
vedesse in prosa , benché il Fontanini , come si è veduto ( Classe IV» e» Vili.)
tra le sacre , che sono in prosa il primo luogo le assegni . Alle suddette rap-
presentazioni furono dipoi sostituiti i moderni oratorj , che in certo modo so-
no picciole tragedie o diciamole Antoni saere, col quii nome a me parve di
doverli chiamare nel tomo , che ne ho dato alle stampe in Venezia ( presso il
Zane I75f* in 4.) dopo essere stati cantati neil' imperiai cappella di Vienna.
{a*) Senza ricorrere alle antiche rappresentazioni andate in disuso, le quali, tratto*
ne alquante che hanno qualche suco di bavn sapore, mescolato però di agro e di spia*
cevole , son rancidumi ed inezie , cavate anche da leggende apocrife e da impure
fonti, con basso e pedestre stik, e d'arte prive e dì grazia poetica, e dove di
quando in quando appena il verso e la rima aggiustatamente sostengonsi; le co-
munanze innocenti e religiose de' nostri tempi osano tante opere sacre che non
son Drammi in musica ( al loro stato e istituto non convenevoli ) delle quali far
possono e fanno all'occorrenze lodevolissimo usa Ne hanno in verso , ne hanno
in prosa e con musica e senza miiica , e principalmente que' sacri Oratorj*, de*
quali pii!k sopra si è favellato. Io poi qui nou intendo di entrare, comechè in tal
causa potessi esser mosso da qualche privato interesse nella difesa dei Drammi
musicali tanto condannati da Monsignore, il quale son certo she dopo la sua
andata a Roma immeNo tutto e occupato in que* gravi stud^, che tanto nome gli
han dato, non avrà degnati pur di un' occhiata i Drammi di questi ultimi annip
ove il pernicioso costume e di mal esempio non sarebbe stato a lui facile di rav-
visare per li buoni provvedimenti, che in questa parte si sono posti e prstica-
ti nei Drammi. Quando da questa città, ove della sua gioventù non poca parte
egli visse , si accommiatò, portò seco a quella gran corte Tidea di quello, che e-
rano allora si fatti componimenti, ne' quali su lo stesse molello aveva anch'egli
avuta un tempo vaghezza di esercitarsi. Sta in «lio potere un suo Dramma per
musica, scritto tutto di mano sua, intitolato il BMerofBUH^ argomento già da
altri prodotto sopra le scene, dal quale si può trarre indizio e far prova qual fos-
se il suo gusto nel verso, quale l' intelligenca nell'arte, qual l'esperienza nella
materia poetica. Le due priore tcenc di C9icftf tao Dramma, ch« eoa egual pas-
53a
to dall'alto al baiio cammiaa* mene qai sotto l'occkio del pabblico, ipprirat-
no libero campo ad ogaano per giadiearae foadatamcate.
DSL BELLEROFONTE
ATTO I.
Scena I.
SdU magnifica del palagio naU ec Lidia finta Ormindo , scudiero di BclUro*
fonti , che ancora non ha potuto veder Florimonte , da lei amato*
Spuntò l'alba in oriente »
Ma non vidi il mio bel sol •
£' la terra . e '1 ciel ridente »
Ed io proTO afinno , e duol •
Spanto ec.
E qnando , o erodo Fato ,
Poickè un secol mi sembra ogni momento ,
Mi fia dato goder qualche contento ,
Mirando il Tolto amato»
Pi florimonte mio f Ma in che proruppi ?
Ah che non è più mio» se il re mio padre
Già mi ne^ò del suo connubio i nodi»
Per darmi in sposa al principe di RodL
Dubbia speme il cor mi flagella »
Cruda pena mi lacera il sen;
Perchè temo mia sorte rubelia»
Perchè bramo mirare il mio ben.
Dubbia ec.
Scena IL
Bellerofonte e Ormindo •
V
-^
BelL E perché qui solingo » Ormindo mio ?
Forse mediti a parte
Di quest' eccelse mura
Gli ammirandi edìfizj» ore dall'arte
Superato é li la? or ?
Orm. n p. Contemplo altr' opra.
( E pstria , e sesso pur conrien » eh' io copra. )
a BelL ria dai giorno» che in Licia il pie fermai»
Sceso dal caro pi^o» e teco entrai
Nel pataréo confin» to' rimembrando ,
Come d' Abido mi portò qui il Fato.
BelL Se tu conserTi ardimentoso il core »
Sempre Bellerofonte é in tuo farore.
O/m. Ed io » si mostri il ciel propizio » o crudo »
Sarò qual più Torrai scudiero e scudo .
BelL Ma le guardie reali
Già sonaron le trombe . E ognun concorre
Doto il re tì s'asside. Io debbo esporre
1} maneggio di Preto. Aadianne » Ormindo :
533
daca di Ferrara^ dÌTiia in Atti y. e simile nella Bastanza alle 8opraccen«
nate di Tancredi e Gismonda, intròducendovisi Tombra di Seneca a far
l'argomento. Fa stampata in Venezia per Manfredo Buono da Monfer*
rato nel iSo8. in 8. (a*).
Orm. a p. Forse Tedr& il mio bea •
a BelL Signor , ti seguo •
Bell, La fortezza sa TÌncere il fiito •
£ l'ardir lo reode più nite.
Non son sempre le stelle crinite ,
Non è sempre il cielo turbato •
La ec.
£ pur questi è '1 giudice inappellabile, cbe siede a scranna e come pr0 irikunalip
per decidere da dittatore sul merito di tatti i maestri della poetica , e di tutti i
poemi, e di tutti i poeti riformando a suo talento il Pamme e cacciandone sen-
za distinzione » e riserva tutti i moderni •
{a*) Non era necessario, né con?eniente che il Fenunini desse il nuoTO ti-
tolo di Demetrio re di Tebe alla Tragedia, di Automio Vìnci cognominato da
Pistùja sua patria, il Pisteja t poicbè aelia stampa ella è intitolata ^^Filostruto
e Pénfild , e con questo suo titolo la riferiscono V AlUeeì ed il Creseimheni*
Oltre all'edizione riportata dal Fontanìni si ha qnella di Vene\ta per Melckierre
Sessa nel iyi6. e altra per Giorgio de' Rusconi nel 1518. in S. e col solo tito-
lo di tragedia di Antonio da Pistojs , istampata ad instantia di M. F. Benvenu^
IO , come si legge nel fine , senza nota di luogo, aè di anno t né di stampato-
re, in S.
L
CAPO X.
Tragedie greche volgarizzate.
Ecuba, Tragedia di Euripide tradotta (in versi scioU
ti) da Lodovico Dolce. In Vinegia presso il Giolito i543.
in 8. L. 5.
* E da Giambatista Celli. (In Firenze ) in 8. senza
luogo ^ anno e stampatore, (i) (a). g.
(i) h* Allacci ( Dramat. pag. 589. 626. ) la dice parimente Tolgariausa-
ta con V Antigone^ con V Edipo Tiranno, e con V Elettra, tutte sinora «
(a) £ da Giovanni Balcianelli ricentino ("ignota anche all'i^Z/tf cci ) in Verona
^tt Girolamo Discepolo lyfi* iu S. (*).
{*) '^ E da Zaccaria Vallaresso ( lenza laogo anno e stampatore ). in 8.
* E dell'ab . Mario Guarnacci gentiìxkomo Volt erano e accademieo fiorentino con
alcane annotizieni. In Fireuxe per Demonico Ambrogio Vordi lyaS in 4>
* t.\ U O, Antonio Slratieò cretense cittadino originario veneto Rettore e Mae-
•!tro<lcl 'J. '!r jìo Ciiturnio in Pado0a: rapprefentata nei medesimo GoUegio dagli Aliuiai
S. FebivXZQ in fAito^fa per il Pitnad» 1733, ia 4«
/
534
•penna, da Alberto Parma, che fa amioo ^tYTaséo{a*): e il sìg. canonico
'Salvini { Fasti pag. 345. ) mentova il voIgariaBamento ii^VEcuba, falto
•da Michelangelo Buonarotti il giovane. Tra le opere da stamparsi dall'
Accademia Veneziana { Somma, reg. P.)» doveano entrare le Tragedie
d'Euripide volga rizzate(ì*) . Il già^entovato Giamhatista Capponi (ilf e-
mor. de* Gelati pag. aóa») av«a~ftud il aimìlé di quelin d'Ifigenia in Au^
lide, e v'è pure Y Ifigenia del Dotee, prosa o in tatto o in parte da JSun-
pide (c'^)«La cagione , perchè allora da molti separatamente si volga-
rizsassero i medesimi testi, non fu casaale, né originatada/^/ogio^nè dall'
ignorarsi, che tali fatiche letterarie fossero £ià state fatte; e molto meno
da ostentazione, degna solo di chi ambisce di vaneggiare da gramatista, e
non di sapere da letterato; ma ella venne unicamente dalla costumanza
lodevole e fruttuosa di esercitare l'ingegno a bene impossessarsi delle tre
lingae'con volgarimare 1« opere pia famose degli antichi scrittori, anche
già prima volgarhs2ate,ildfspre«BO o tralaseiamento del quale utilissimo
studio, allora comune efamisliaré ai nostri maggiori, ha poi spalancato
il varco airintrodwzìone delPiignoran^^, speqialmente neiVItatiana £-
ìoquenza, che aqaè* temj>r felici per laiioóna xnecci di tanti onorati e
grandi nomi mi , con ben pubblico e gran deoeco della coligiono, daper-
tntto si vedea sanamente fiorire.
{d*)t, anche del Cavalier Huarini^ che lo raccomanda nelle aae Ltttere pagi
70. ( eiii. il. dei Ciotti 1^94- ia 4.) al conte Ferrante £Esie Tassoni gover-
natore di Modaaa » per impetrargli il notariato ài qaella città» qualificandolo per
soggetto di buone e belle lettere ornato. Le trapazioni delle tre suddette ultime
tragedie latte dal Parma sono in prosa; e con ciò biiognava specificare che ye-
nirano dal greco di Sofocle e non da qaello di Euripide ^ di cui qui si parla, e
si continua a parlare.
{ò*) Si va ora proseguendo nell* insigne stamperia del Seminario di Padova iit
8. la traduzione in reni sciolti di cntte le zis. trigedie di Euripide, fatta pu-
litamente (talché non ci lascia desiderare quella dell'Accademia veneziana ) ar-
ricchita di note latine e volgari, coi testo originale a fianco del padre fra Mi-
tkelangeló Carmeli da Cittaiella minore osservante e professore di lingue orien-
tali e della greca in quella universicà ; e a quest' ora sei di esse aia se ne sono
vedute, cìótV Ecuba , VOrestif le Fenisse o Fenicie , la Media A^ppolito corona^
a s » e I' Aiceste.
^ (e*) Tra le manoscritte ^ nera ancara 1' Ippolito di Euripide Tolgarizfeato in ver-
si sciolti da Giovanni da Falgano fiorentino, che era presso il Magliahechi (No-
ii\. dell* Accad fior, pag. &; j. ); e tra le stampate il Ciclope, trasportato io versi
sciolti dal vecchio Salvini, in Firenze per Giuseppe Manni nel tyiS. in 4. e pari-
mente V AÌceste volgarizzato pure in versi sciohi dal signor abate Giamhatista
Parisoni da Castelfranco nel trivigiano, che «sta impresso nel tomo xit- degli
Opuscoli scientifici e filosofici che si continua a stampare in Venezia per Simone
Otthi sotto la savia direzione del padre don Angelo Calogeri monaco camai-
dolsse,
*Edal ng. Stefano PallupicimL 8u ii«l toni. 3.d«lU Opare àal$ìg. Stiano Bonodot^
to Pallaoieini. In Venezia p«r Giamhattistn Pasquali 1744.
*E<U<rto. Giorgio Trissino. In Vinegia^^r Frjineooeo Loxenttini tSSo.ìa S. Qneiti.
p«rò yigoretftineate non può dirti tradasione ma piattotto aaa Tragedia oenpvsta adi*
nittiione dtìVEeuha di Euripide ( ArgoUii Bi^Uoi. 4a'K«%ariss. ^
L^Iettra, Tragedia di Sofocle, fatta volgare da Era*
smo di Valyasone. In Venezia presso i Guerra i588,
in 8. fa). h. 4'
• - L* Ajace flagellifero, Tragedia tradotta in volgare
da Girolamo Ciustiniano Gentiluomo Genovese, In
Venezia per Lucio Spineda i6o3, in 8. 3.
- - L'Edipo ColoneOj Tragedia tradotta dal medesimo
Giustiniano. In Venezia per Antonio Pinelli i6ii. in
la. 3.
- - L'Edipo Re, tradotto dal medesimo Giustiniano*
In Venezia per Bastian Combi i6io.i/i la. 3.
* E ( col titolo di ) Edipo Tiranno, tradotto da Orsa-
to Giustiniano, Gentiluomo Veneziano, In Veneziaper
Francesco Ziletti i585. in 4. (b). 4-
(a) Nel medesimo cecnpo I« cratlatòin nostra lingttfa Gìutlo Qaasuvinì essen-
ilo kì Romm , con i'ajuto e consiglio di Federigo Meijio^ che (]uivi era professo-
re di lingua greca ; e stando in procinto di mandarla alla stampa, vedendosi prc-
Tenato dal Toigarizzamento del Valvasone, se ne astenne : la qual notizia ho ri*
carata dalle Annotazioni di esso Guastavini alle Rims morali del padre òon.An»
gilo Grillo, da cui fa in esse rlnse lodata la ssddetta traduzione con un elegan-
-te sonetto pag. f. ( In Bcrgdmo ft\ Ventura léti. in 4. ) Non era poi da pas-
sare in silenzio da Monsignore VEletra medesima eotì nobilmente yolgarizzata
dall'abate Domenico Ldiarini suo vecchio amico ed anche apologista
(h) Qaesta stimatissima traduzione fa fatta dal Giustiniano in pochi giorni, stan-
do lui ne' suoi deliziosi poderi della villa dei Praia\{i sol musone , situata nel
territorio di Asolo della Marca trifigiana» e l'anno 1^84. fu recitata in Vicenia,
con sontuoso apparato dagli accademici O/i/zr^'ici nel loro famoso teatro: di che ci
fa concepire un'alta idea la descrizione lasciatane da Angelo Ingegneri nella par-
te li. del suo Discorso della Poesia rappresentatila pag. 71. e se ne ha qoaiche
traccia nella Vita di GiaMvincenxio Pinelli descritta da Paolo Gualdo pag. S8. la
questa occasione fu invitato il CÌ€C0 à* Adria a tostenere il personaggio di Edi^
fo cieco; al qual invito diede egli pronto e facile orecchio per l'onore e profitto,
che gliene veniva , tanto lui afiermando in una delle sue Lettere, scritta a Catn*
millo Cammini pzg. i^z. i. (In Ven. pei 'Marco Valeniini 1606. in 4.), Se ne
parla ancora da Vincenzio Bianchi veneziano nella Vita di Benedetto Giorgio (In
Vene\. presso il Ciotti lioi. in 4.), il quale in detto anno essendo podestà di
Vicenza diede eccitamento agli Olimpici per la rapprese stazione dell' Edipo so-
praddetto. Era intendimento del Giustiniano di non divulgare qiesto sio parto ;
na per consiglio di Celio Magna^ di Luigi Vernerò t ài Giorgio Gradenico, mutò
parere, e ne permise la stampa* Fa egli figliuolo di MìckeU Giustiniano e di EU"
na Ma^a dama di ornatissimi costumi e da Celio Magno con una canzone, che
*' '^ggc ^f* le sue rime pag. 33. lodata in morte ^ accaduta di peste l'anno 1576.
nella qual trista contingenza il figliuolo Orsato diede un raro esempio di amor
filiale, avendo voluto ecli stesso medicarle la piaga, ond'ella era appestata nel.
le mammelle, senzachè il timore di rimanere offeso avesse forza di ritrarlo dal
tietoso caritatevole ufficio. Egli le sopravvisse xzvii. anni e morì nel Settem.
i€ ^1 160}. in età di anni LXY. essendo nato ti «iTSx* di Sett. nel s;|9.
635 /
/
536
^ E da Piero Angeli Bargeo. In Firenze pel Sermar-
telli 1589. in 8. Quella deir Anguillara %i mise di so-
pra (i). L. 3.
(i) Il Prometeo, Tragedia di Bachilo, volgaxizsata da Marcantonio Ci-
nuzzi sanese, che fece il simile del Ratto di Proierpina di Claudiano, ti
trova a penna tra i codici Urbinati della Librerìa Vaticana, Allora £»
schih era'stato emendato e pubblicato in greco dal Robortello sottro,
che lo dedicò a Mariano Savelli in Venezia preuo Guahifiro Scotto
i552. in 8. .
CAPO XI.
Tragedie latine volgarizzate.
JL(e Tragedie di Seneca, tradotte da Lodovico Dolce.
In Vinegia pei Giolito i56o. i/i i£&. (a). 8.
^ £ da Ettore Nini. In Vinegia per Marco Ginami
i6aa. in 8. {i)(b) (*)• 6.
L'Iefte, Tragedia di Giorgio Bucanano, recata à^ La-
tino in volgare da Scipione Bargagli, In Venezia per
Matteo V (dentini i6oo. in i8. (a). 3.
(j) Il Dolce non contento di fare vi. Tragedie del ano, che sono Io
Trojane, la Didone, la Giocasta^ V Ifigenia j la Medea, e la M arianna j
irolle ancora volgarizzare oltre aìV Ecuba di Euripide, queste x. di Seneca»
(2) Fra Isidoro Ugurgeri ( Pompe Sanesi tom. i. pag. S8a. ) con doj|l-
pio ridicolo errore scrive E$te per lefte, e Bavaroni per Bucanano
(tf) Dalle stampe del Cìolito non ascirono mai le x. tragedie di Seneca » tra.
dotte dal Dolce. Quelle, che ne impreiie WGiolite nel iféo. sono le VI. com»
poste dal medesimo Dolce, il qaalc bensì nel saddetto anno» ma di stampatore
diverso dal Qiolitp, si valse nel suo volgarizsamento delle trasedie di Seneca* Lo
diede pertanto ad imprimere a Giamtaiista e Melchiorre frateUi Sesia net ijSf'
e iféo. in 11.
(^ II Nitri , gentilaemo sanese, essendo in età di zzii. anni • pubblicò la sua-
tradutione, da lui condotta a fine nello spazio di tre estati , stando come ad-
ch^io soglio (are, nell' inverno lontano da si fatti studj, attestandolo lui nella
soa prefazione. L'opera i lodara con versi latini da Fahio Chigi , che poi fa.pa-
pa col nome di Alessandro Vii, e 'i Nini in segno di riconoscenza gì' indirizza
r Ercole Eleo, che qui i l'ultima delle x. tragedie di Seneca*
{*) N«l fiii« di qaett« libro si U|^{^« „ D, Marc* Antonio Pinardo eorretlior« approba-
to *, sovra di ohe dica VArgolmti ,, «e coiì fotte Tato ne'nottri tempi, che i correttori Te*
s» nittero approvati da alcun magitttatoj e che dovettero porre il loro atme appiè delle
3, ttampe 1& coi» andrebbe aitai Belilo m«
Flae del Tomo Primo.
AVVERTIMENTO
jCj proprio di quegli soltanto, che s^acclnse alla correzione di qualche
stampa il rimaner persuaso quanto sìa laborioso il ben correggere^ e che
è cosa degna d' ammirazione se ciò a^^xiene in qualche libro.
In prova di che^ oltre V ingenua confessione di chi con tanta premura e
diligenza mi fu compagno nella correzione di quest'opera^ siami permesso a
disinganno di chi troppo arditamente asserisce non esser gran cosa lo stam^
par correttamente y e si meraviglia, senza valutare le difficoltà, che sunopar'
ticolari ad alcune opere y di quelli errori y che in esse ritrovansiyil qui rìpor»
tare ciò y che ne dice Kiìììco Giblet nell'ai^viso a' lettori da lui jf remesso
alla sua Istoria de^Re Lusignani impressa in B<>loj>ua/?erGiafniiio Mun-
ti 1647. ''^ 4'^^ Ho usato ogni possibile diligenza per far riuscire la stam--
P^pa senza errori y ma mi sono avi^eduto ch'era semplicità il crederlo, e pre^
^y sunzione il pretenderlo . L'errare è così proprio nelle stampCy come è na^»
py turale il peccato nelV umanità, y.
Dopo ciò spero y che niuno, che ragionevole sia e d'screto non saprà non,
perdonarmi quelli errori di minor conto, che sarà per /;/, entrare in questo si
difficile tipografico lavoro lusingandomi che non 7v» re siano di tali che
interessinoli sentimento. Un solo che non merita scusa, apertamente il
confesso y si è l'aver dimenticato d'avvertire nel da me premesso avviso y che
ilprezzo segnato a ciascun libro è in lire correnti di ì^enezia.
Pria di dar fine a questo I . Tomo sarà bene azgiugnere alle molCal-*
tre frodi degli antichi Tipografi avvertite in quesV opera una recentemente
commessa dal cittadino Jacopo Marsigli ili Boloona.
In questa stessa Tipografia furono sul principio del cadente i8cj.
stampati Gli Amori pastorali di Dafni e Cloe tradotti dal Conte Gaspa-
re Gozzi, e I Racconti amorosi di Cherea e Callirroe descritti da Carite-
ne AfFrodisieo in ^.piccolo*
Fattosi compra in parte di questa edizione dal suddetto Tipografo Ic-^
vonne il Frontispizio y dedlcoUi ad altri personaggiy fece alcuni cangiamai'
ti di poco rilievo nelle premesse dediche y e sostituì alla legittima data.rùi'
ma per li Fratelli Gozzi i8o3. la seguentCy Bologna presso Jacopo Mar-
SJgll lU(;0.
Chi vorrà darsi briga di farne il confronto riconoscerà la verità di quo^
sto plagio.
L* Ejpttokeì